Saturday, May 19, 2012

Barbone Natale

Posted by marilena marino On dicembre - 9 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Siediti accanto a un fuoco, passeggia da solo per strada e raccogliti in una campagna con foglie secche e colorate…poi leggi…

IN UNA NOTTE STELLATA
Mio Signore! In cielo brillano le stelle, gli occhi degli innamorati si chiudono. Ogni donna innamorata è sola col suo amato. E io sono sola qui con te! Ricordo ancora con emozione una notte stellata a Bassora, molti anni fa. In questa città dell’Iraq meridionale, sul delta del Tigri e dell’Eufrate, tristemente nota per le ultime due guerre che l’hanno devastata, attorno al 713-14, era nata Rabi’a, una musulmana venduta poi come schiava. Riscattata, visse in verginità nel deserto, divenendo un segno di luce a cui molti si rivolgevano chiedendo consigli, preghiere, conforto. I suoi “detti” furono raccolti dai discepoli dopo la morte avvenuta a Bassora nell’801. In una notte simile forse a quella che io vissi allora o a quelle gelide e ventose del nostro inverno, quando le stelle scintillano in cielo, questa donna si rivolgeva a Dio col linguaggio degli innamorati, tipico di ogni autentica esperienza mistica. È una preghiera pura, in cui — per usare una frase di sant’Agostino — si chiede a Dio solo Dio (Nolite quaerere a Deo nisi Deum). È un invito anche per noi cristiani a riscoprire la contemplazione, il silenzio, l’invocazione di lode, come Rabi’a che continuava a confessare in quell’oscurità notturna trapuntata di stelle: «O Amato del mio cuore, non ho che te! O mia speranza, mio riposo, mia gioia, il mio cuore non vuole amare altri che te!». È, questa, una via per conoscere un islam più genuino e spirituale rispetto a certe sue manifestazioni esasperate e ai nostri giudizi sommari. Un giorno a Rabi’a si presentò un uomo che le chiese: «Se mi pento, Dio perdonerà il mio delitto?». «No, rispose la donna, se Dio ti perdonerà, tu ti pentirai». È il primato della grazia divina. E concludeva: «Quando nel giorno della risurrezione saremo chiamati, la prima a guidare la fila delle creature sarà Maria, la madre di Gesù!»

NINNA NANNA AMORE MIO
Or vediamo il Bambino sgambettare nel fieno / con le braccia scoperte non cura del gelo; / la Madre lo ricopria con gran desiderio, / cullava il Bambino la Mamma sua: /Nanna, amor mio, con la grazia tua. / Chi vedesse quel Bambino quant’egli è dolce… Egli è il miglior re, che giammai sia nato, / il mielato Bambino di santa Maria! In questa giornata mariana abbiamo lasciato la voce – appena un po’ ripulita dall’italiano arcaico – a uno dei frati giullari del Medio Evo che giravano per i villaggi come cantastorie religiosi. Uno di loro confessava che Dio gli aveva in visione suggerito: «Monaco, non approvo se te ne stai chiuso nel chiostro, preferisco il canto e il riso, perché il mondo ne ha più vantaggio». Chi ha raccolto queste voci, Franco Suitner, le ha assegnate, nel titolo del suo libro, ai Poeti col saio (Carocci 2010). Ed è uno di loro a dipingere con ingenua freschezza il quadretto della natività di Gesù che spicca davanti ai nostri occhi. È una vera e propria scenetta colorata con un Bambino sgambettante, ricoperto di tenerezze da sua madre. Secoli dopo, un ateo come Sartre ci lascerà un analogo delizioso ritratto nel suo dramma Bariona, modulandolo sulle sensazioni di Maria che guarda il visino del suo neonato e in esso scopre la straordinaria sorpresa: «È Dio, eppure mi assomiglia!». La semplicità di sentimenti che quell’antico poeta col saio ci propone è un invito a ritrovare un frammento di innocenza, una sorta di squarcio di cielo nella nuvolaglia di una vita adulta, smaliziata e maliziosa. Si potrà, allora, con un altro giullare intonare questa “litania” a Maria: «Fiore di bellezza raffinata, castello la cui porta non fu mai schiusa, salute nella debolezza, pace nella battaglia, fine smeraldo di provata virtù…».

UNA ROSA E UNA FRAGOLA
C’è un’ape che se posa / su un bottone de rosa: / lo succhia e se ne va…/ Tutto sommato, la felicità / è una piccola cosa. Trilussa, il ben noto poeta romanesco morto nel 1950, aveva intitolato una sua raccolta di versi Acqua e vino, evocando le realtà più semplici, quotidiane eppure fondamentali della vita. «Interroga la vecchia terra: ti risponderà sempre col pane e col vino», diceva invece un suo collega più paludato e solenne, il francese Paul Claudel, ribadendo però la stessa verità. Ecco, da quelle pagine ho tratto cinque versi soltanto, piccola cosa come lo è l’immagine usata del bocciolo di rosa sul quale l’ape si posa e come lo è una felicità genuina, che ti viene incontro nella realtà di ogni giorno e non nella magniloquenza dell’epifania del successo. Eppure, è proprio di queste piccole gioie, simili all’acqua, al vino o al pane, che noi siamo – spesso inconsciamente – in ricerca.

PARABOLA BUDDISTA

«Un uomo s’imbatté in una tigre. Si mise a correre sempre tallonato dalla belva. Giunto davanti a un precipizio, si lasciò penzolare aggrappandosi a una vite selvatica posta sull’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando, l’uomo vide che due topi avevano cominciato a rosicchiare piano piano la vite. In quel momento, però, egli scorse davanti a sé una stupenda fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola: com’era dolce!». Anche nel pericolo più atroce e nel dolore più disperato, c’è sempre un frammento di gioia pura; anche nell’incubo più nero, si può accendere una scintilla di luce. È importante afferrarla: la paura e la sofferenza muteranno, senza per questo scomparire.

CRONACA DEI NOSTRI TEMPI:

Nella notte di Natale rubano le scarpe al barbone ex ballerino

L’ uomo che si e’ esibito in spettacoli con Mina e Modugno dormiva in un prato al parco Sempione .Nella notte di Natale rubano le scarpe al barbone ex ballerino  Mauro Vetri. Non si aspettava un regalo da Gesu’ Bambino. Ma nemmeno di svegliarsi, la mattina di Natale, senza piu’ le scarpe ai piedi. Il suo unico paio di scarpe. Lui che era stato un ballerino professionista, di fila d’ accordo, ma comunque un componente del corpo di ballo della Rai, lui che aveva danzato sulla stessa scena di Mina e di Modugno, a fianco di Macario e sul palcoscenico del Piccolo Teatro, si e’ ritrovato sotto un albero del parco, la mattina del 25 dicembre, con i piedi gelati. Qualcuno, indubbiamente piu’ povero di lui, aveva adocchiato quei vecchi mocassini e li aveva sfilati al legittimo proprietario addormentato. Mauro Vetri, 57 anni, un gran colbacco di pelo che quasi gli copre anche gli occhiali, sulle prime si e’ comprensibilmente disperato: restare scalzo proprio a Natale, quando il destino si e’ gia’ accanito tutto l’ anno, gli sembrava una profonda ingiustizia. Non pretendeva il miracolo, un tetto o un focolare come nei bei tempi felici, ma almeno di poter festeggiare in pace, su una panchina del parco, con due amici e una bistecca alla brace, la nascita di nostro Signore. Sono ormai cinque anni che Mauro Vetri non ha piu’ una casa. Una serie di rovesci economici e familiari lo hanno ridotto sul lastrico nel 1987. A quell’ epoca non ballava piu’ , ma aveva un curriculum di 2600 spettacoli. Tanti? “Non abbastanza . dice lui . da essermi guadagnato la pensione. Me ne mancano un centinaio per averne diritto. Oppure aspettare i 60 anni”. Aspettera’ : “Dopo aver chiuso con la Rai ho cercato di fare l’ insegnante di danza . racconta ., ma non ha funzionato. Ho trovato posto come cameriere in un ristorante. Ma il locale e’ fallito”. Adesso abita sull’ erba sotto il terzo albero a destra della vecchia Fontana dell’ acqua marcia. La “cucina” e’ un “dolmen” costruito con le pietre dove sfrigola il pranzo natalizio: tre fettine di carne per lui e per i suoi “invitati”, poveri e dignitosi con il piatto di carta in mano, un bicchiere di vino, il cappotto fuori taglia. E le scarpe? Una signora gliene ha portato un altro paio.

“AUTOSUFFICIENZA NON DA’ FELICITA’, ABBIAMO BISOGNO DI DIO”

“Dobbiamo avere il cuore dei piccoli, dei poveri in spirito, per riconoscere che non siamo autosufficienti, che non possiamo costruire la nostra vita da soli, ma abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di incontrarlo, di ascoltarlo, di parlargli”. Lo ha detto il Papa nel discorso all’Udienza Generale di oggi, commentando il modo di pregare di Gesù, grazie al quale “anche noi, con il dono del suo Spirito, possiamo rivolgerci a Dio, nella preghiera, con confidenza di figli, invocandolo con il nome di Padre”.

“Cosa significa essere piccoli, semplici? Qual è la piccolezza che apre l’uomo all’intimità filiale con Dio e ad
accogliere la sua volontà? Quale deve essere l’atteggiamento di fondo della nostra preghiera?”, si è chiesto Benedetto XVI, che come risposta ha ricordato il “discorso della montagna”, nel quale Gesù assicura che “i puri di cuore vedranno Dio”. “È la purezza del cuore – ha spiegato – quella che permette di riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo; è avere il cuore semplice come quello dei bambini, senza la presunzione di chi si chiude in se stesso, pensando di non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio”.

Ed ora a noi, caro lettore…Cantava Gabrielli Ferri che ognuno è un cantastorie, ha tanto da raccontare..e allora scrivimi la tua storia, la tua poverta’, la tua vita, quella che piu’ ti fa barbone e mendicante d’amore, ti rende semplice e svela un volto diverso da quello che mostri, che poi è forse quello piu’ vero e celato e  che non vorresti mai raccontare a nessuno: mostra la tua verita’, arrenditi e  forse scioglierai ancora una volta il cuore a quei ghiaccioli che adesso stanno formandosi in queste gelide notti d’inverno!

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Bella Immacolata

Posted by marilena marino On dicembre - 3 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

E l’angelo porta l’annuncio a Maria/e Bella decide di sposare e diventare  vampiro

Maria concepisce e resta incinta per opera dello Spirito Santo con un figlio fuori del comune/ Bella attende un figlio nella prima notte di nozze in esilio dalla sua patria

Maria deve fare in fretta, decidere e rischiare perchè in gioco c’è la salvezza dell’umanita’

Bella ha deciso imperterrita che terra’ il bambino nonostante rischi la vita e il feto fuori dal comune le sta succhiando tutte le energie

Il frutto che Maria attende è di un seme che non arreca morte/la figlia che Bella dara’ alla luce con grandi dolori è la conseguenza di una fede che sconfigge la morte stessa

Bella con il suo si’ e la donazione della propria vita accetta di entrare a far parte di un mondo a lei totalmente estraneo contribuendo a cambiare le sorti in meglio del clan dei licantropi e dei vampiri che spereranno in un mondo migliore per “l’imprinting” che è stato loro trasmesso/ Maria con il suo “Eccomi” beve il veleno del maligno e schiaccia sotto il suo piede la menzogna primordiale del peccato, instaurando l’avvento del Germoglio che spuntera’ dal tronco di Jesse: Cristo Signore, destinato a salvare il mondo dal male e  a portare la Pace e la Giustizia alla nuova umanita’che ormai dispera della salvezza.
Sono pochi i confini che separano Bella da Maria, se guardiamo bene. Due donne che rischiano la propria vita per creare attraverso una creatura il regno dell’amore. Due situazioni difficili ed estreme che potrebbero accadere a tutti coloro che sanno dire un semplice ma difficile si’. Ambientazioni diverse, epoche diverse, certo, ma il punto nevralgico di queste storie è soltanto uno: la fede e il grande amore che vince tutti gli ostacoli. Forse a volte ci si immagina un Dio comodo e a portata di mano, ma a volte lui ama agire non secondo schemi facili e percorrere vie davvero  misteriose. Guardatevi intorno: forse anche tra  noi c’è la stessa sete di vita del vampiro Edward che attende di essere saziata. Ma dove sara’ la nuova Bella che dira’ si’ alla fame d’amore da soddisfare? E soprattutto, il suo gesto di dare la vita, sara’ tale da rendere immacolato il mondo che ci circonda? Tutto quel che riguarda l’universo intorno a noi è materiale da  redimere: ” la natura geme e soffre nelle doglie del parto aspettando la redenzione”. Se Cristo avesse avuto schifo delle bruttezze umane non avrebbe preso carne dal grembo puro di Maria per rigenerare a nuova vita le cose e gli uomini. Apriamo gli occhi dunque: anche attraverso situazioni o avvenimenti insoliti la salvezza puo’ arrivare inaspettatamente e compiersi un miracolo. Edward ha una missione importantissima! Traghettare Bella nel suo mondo affinchè lei salvi lui e l’intero clan. Poco importa se lei dovra’ cambiar vita.  Buona festa della Immacolata Concezione di Maria Santissima!

Trama di  di Breaking Dawn: Il matrimonio tra Edward e Bella va secondo i piani e i due partono presto per la loro luna di miele. Sull’isola di Esme al largo della costa brasiliana, Edward e Bella fanno l’amore per la prima volta. Anche se l’amore troppo appassionato di Edward lascia lividi in tutto il corpo di Bella, lei non se ne cura e gli dice che quella è stata la notte più bella della sua vita, lo stesso per Edward. Trascorrono felicemente la loro luna di miele sull’isola, fino a quando Bella si sente male: è rimasta incinta. Edward, sapendo che la nascita del bambino causerà la morte della madre, accompagna Bella a casa per farla abortire. Ma quando arrivano, Bella si oppone ad interrompere la gravidanza, con l’appoggio di Rosalie. Nel frattempo Jacob ritorna dal suo isolamento e pensa che Bella sia stata trasformata, così va dai Cullen per attaccarli. Quando arriva realizza che le cose non sono come lui pensava e, tornato a LaPush,informa i suoi compagni dello stato di Bella. Sam, alpha del gruppo, comanda di uccidere Bella e suo figlio. Jacob è contrario e in rivolta rivendica il suo diritto di comandare e lascia il gruppo di Sam insieme a Leah e Seth Clearwater. Il gruppo di Jacob si reca dai Cullen e Esme li tratta come figli. Le condizioni di Bella sono preoccupanti: il suo stomaco è schiacciato in più parti a causa del movimento del bambino, due costole le si sono incrinate, il suo bacino è quasi rotto e il suo corpo respinge il cibo umano. Jacob sarcasticamente pensa che il feto aspetti sangue,Edward ascolta il pensiero e i Cullen permettono a Bella di bere sangue umano portato da Carlisle dall’ospedale. A sorpresa di Bella, l’odore e il sapore del sangue l’attraggono e riprende un pò di vita. Il bambino nasce circa un mese dopo il concepimento: la dura placenta che circonda il neonato si stacca e Bella inizia a vomitare sangue. Edward, Alice, Rosalie e Jacob praticano un parto cesareo e riescono a fare nascere il bambino, che si rivela una bambina. Il corpo di Bella è quasi totalmente distrutto-ha due costole incrinate, il midollo spinale schiacciato, il bacino quasi rotto e ha perso moltissimo sangue- e, per orrore di Edward, poco dopo il parto il suo cuore smette di battere. Edward dà la bambina e incomincia a trasformare Bella: le inietta il suo veleno direttamente al suo cuore e la morde in diverse parti del corpo. Jacob e Edward le praticano il massaggio cardiaco per mantenere il battito. Bella sembra morta. Jacob va a cercare la bimba, Reneesme, ma quando la trova subisce l’impriting. Dopo tre giorni Bella si sveglia e vorrebbe vedere sua figlia, ma i Cullen sono cauti con lei poiché come vampira neonata è ancora volubile e la piccola è in parte umana. Alice fa vedere il suo riflesso a Bella e Bella nota come ora è sorprendentemente splendida e ha gli occhi rossi. Edward, Bella Alice vanno a caccia. Mentre caccia, Bella si imbatte in un profumo umano ma resiste all’urgenza di uccidere, sotto stupore di Edward. Tornati a casa a Bella viene consentito di vedere la figlia. La piccola somiglia moltissimo a Edward, tranne per il colore degli occhi, ereditato dalla madre da umana. Bella scopre il dono di Reneesme- la capacità di inviare immagini nelle mente delle persone toccandole. Bella prende malissimo l’impriting che Jacob ha avuto con sua figlia e minaccia di ucciderlo. Sfortunatamente, i Volturi hanno deciso di andare da loro per distruggere Reneesme, supponendo che si tratti di una bambina immortale, sotto denuncia di Irina. La famiglia chiama allora altri vampiri per combattere contro i Volturi. Bella scopre anche il suo dono-la capacità di creare uno scudo che può estendere agli alti. Insieme riescono a battere i Volturi che ritornano a Volterra. Il libro si conclude con un lieto fine per Edward e Bella che possono finalmente vivere la loro eternità felicemente.

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Tutti i Video Del Direttorio

Posted by Terzilio Mancinelli On marzo - 6 - 2011 ADD COMMENTS

Tutti i video contenuti nel Direttorio delle comunicazioni sociali: COMUNICAZIONE E MISSIONE.

Questo sussidio video era contenuto nel Documento del Direttorio nella prima versione  dell Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali.

Ogni singolo video descrive visivamente il contenuto di ogni capitolo del Direttorio.

Una sintesi ben fatta che aiuta a capire il contesto dove la nuova figura dell Animatore della Cultura e della Comunicazione  dovrebbe interagire.

Video realizzati per essere diffusi e discussi nelle Diocesi e nelle Parrocchie.

Un materiale molto valido che spesso finisce poco considerato negli archivi dei Parroci.

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Effetto boomerang per “Vieni via con me”

Posted by michelangelo On novembre - 30 - 2010 6 COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei! La saggezza popolare impone un severo monito a chi – troppo facile agli entusiasmi di massa – si lascia attraversare dai tornado televisivi, sempre più spesso affidati alle intuizioni personali dell’istrionico conduttore di turno, sicuro solo di se stesso e del proprio incontrovertibile giudizio. L’ultima trasmissione televisiva “Vieni via con me”, condotta dal simpatico Fabio Fazio e dal coraggioso scrittore Roberto Saviano è l’esempio più eclatante di una tipologia di informazione personalistica e non sempre obiettiva circa i temi che riguardano la vita.

L’aver voluto imporre un veto alle associazioni “pro life” rispetto a quanto è stato sostenuto in trasmissione sui casi Englaro e Welby non ci sembra corretto, visto che la televisione è uno strumento pubblico e per tanto chiamato a rispettare il pensiero di tutti.

Davvero bella la lettera che il giornalista Antonio Socci (che vive accanto alla figlia Caterina in coma per un improvviso arresto cardiaco) rivolge a Roberto Saviano: ‘Caro Roberto, vieni via con me e lascia i tristi a friggere nel loro odio. Questo è un invito pieno di stima: vieni a trovare mia figlia Caterina. […] Vieni senza telecamere, ma con il cuore e con la testa con cui hai scritto “Gomorra”, lasciandoti alle spalle i fetori dell’odiologia comunista (a cui tu non appartieni) che si respira in certi programmi tv. […] Vieni a guardare negli occhi mia figlia venticinquenne che sta coraggiosamente lottando contro un Nemico forse più tremendo di quei quattro squallidi buzzurri che sono i camorristi. Lei non si arrende all’orrore, come non ci si arrende alla camorra. Vieni a vedere il suo eroismo e quello di tanti altri come lei, che – come dice Mario Melazzini, rappresentante di molti malati di Sla – sono silenziati dal regime mediatico del “politically correct” nel quale tu, purtroppo, hai accettato di diventare una stella. Vieni. Vedrai gli occhi di Caterina, ben diversi da quelli arroganti e pieni di disprezzo delle mezzecalzette o dei tromboni che civettano nei salotti intellettuali e giornalistici’.

Vista la risolutezza del conduttore Fabio Fazio e degli altri autori di “Vieni via con me”, tante altre trasmissioni televisive hanno deciso di dare voce alle Associazioni “pro live” messe al bando da Rai Tre, scatenando un inaspettato effetto “boomerang” per la trasmissione di Fazio e compagni.

Il non voler concedere, con superbia ostinazione, lo spazio richiesto dalle associazioni per la vita (giusto quei cinque minuti televisivi di replica) ha inaspettatamente aperto altre strade ai malati e alle loro famiglie che lottano quotidianamente per la vita e per cure più adeguate, rifiutando l’eutanasia come antidoto alla sofferenza.

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Il piccolo schermo e la televisione nell’ultimo numero di Link

Posted by Moreno Migliorati On agosto - 30 - 2010 ADD COMMENTS

Link, interessante rivista scientifica edita da Mediaset/RTI e dedicata al mondo della televisione, dedica la cover story del suo ultimo numero (di cui è  scaricabile gratuitamente un’anteprima di 90 pagine da Issuu, previa registrazione) ad un tema quanto mai stimolante: “Vedere la luce. Dio e la televisione”. “La tensione verso il trascendente, verso Dio o verso un dio – si legge nella presentazione del numero-  è tipica dell’uomo e di ogni sua attività, compresa la tv. Che ha provato ad avvicinarsi al totalmente Altro in molti modi: diffondendo il Verbo, mettendo in scena la Parola che si fa racconto, fornendo strumenti per affrontare i casi della vita (e della morte). O, addirittura, mimandone i rituali e creando proprie divinità”.

Sul tema si confrontano tra gli altri Mons. Gianfranco Ravasi, Aldo Grasso, Ugo Volli, Alessandro Zaccuri, Peppino Ortoleva, Giuseppe Feyles, Stefano Pistolini, Federico Sarica, Carlo Antonelli, Matteo Bordone e Carlo Freccero. Particolarmente stimolante (e scritto nel solito stile immaginifico) il breve saggio di quest’ultimo, intitolato “Vite sintetiche. True blood e la religiosità del male”. “Non è casuale che sia stata una scrittrice di fede mormone come Stephanie Meyer ad aver creato lo stereotipo dei vampiri buoni di Twilight  -scrive Freccero- Il Dio della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni è misericordioso e concede alle sue creature infinite possibilità di salvezza. Persino quanti sono morti senza conoscere il Dio cristiano e senza essersi convertiti possono essere battezzati e salvati per procura dai discendenti che hanno abbracciato la vera fede. Per questo i mormoni hanno costruito una colossale banca dati che ricostruisce la genealogia di ogni famiglia a ritroso nel tempo. Un Dio d’amore, un padre, non può creare una creatura malvagia. Il vampiro si nutre di sangue perché tale è la sua natura. Non possiamo incolparlo di alimentarsi, così come non possiamo accusare i predatori carnivori di nutrirsi di carne”.

Anche gli altri contributi sono comunque interessanti è meritano un’attenta lettura.

(via SpiritualSeeds)

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Testimoni Digitali: Vino nuovo in otri nuovi

Posted by marilena marino On aprile - 20 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

“E’ quanto mai strategico abitare il nuovo mondo digitale per portare avanti la missione dell’Evangelizzazione, contribuendo a creare una nuova mentalita’ plasmata dal Vangelo.”Ne è convinto il Mons.Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che ha ampiamente discusso del tema nella conferenza stampa di presentazione del Convegno “Testimoni Digitali” di Roma del 22 Aprile prossimo.” E’ una nuova condizione mediatica, in un mondo inter-connesso, dove i media non sono piu’ uno strumento, ma “fattori  di un ambiente”.

Difronte all’avanzare delle nuove tecnologie e all’affermarsi di una cultura digitale, i vescovi italiani, spiega Mons. Crociata, hanno avvertito l’esigenza di riflettere, capire meglio e prendere iniziative, perchè la missione della Chiesa possa essere svolta in modo efficace, attuale  e in condizione nuove.

Per Mons. Pompili, sottosegretario e portavoce Cei, il Convegno “Testimoni Digitali. Volti e linguaggi nell’era cross-mediale”, non è un fatto isolato, ma si inserisce nell’attenzione che la Chiesa italiana riserva alla dimensione della Comunicazione.

Questo è un appuntamento che non vuole inseguire mode tecnofile, ma si interroga sulla maniera in cui la rete cambia il nostro modo di vivere e pensare. Rispetto a i nuovi linguaggi la Chiesa non ha pregiudizi, nonostante gli aspetti problematici della rete: c’è infatti una grande apertura al fenomeno.

“I media sono l’ambiente in cui ci muoviamo e costruiamo relazioni”, lo ha ricordato Chiara Giaccardi, docente di sociologia e antropologia dei media all’Universita’ Cattolica di Milano, curatrice della ricerca “Relazioni comunicative e affettive dei giovani nello scenario digitale” che verra’ presentata al Convegno.

Si tratta, ha spiegato, di uno studio”qualitativo”: non si è voluti partire-ha aggiunto- da caratteristiche tecnologiche, ma dalle pratiche dei giovani.

Il continente digitale che ne è emerso, è “diversificato”, in quanto i giovani utilizzano piattaforme diverse per usi diversi. Tra gli aspetti che la  ricerca ha messo in luce, ha anticipato la prof. Giaccardi, c’è la curiosa continuita’ tra la dimensione on-line e quella off-line .

A Testimoni Digitali, allora!

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Non capita spesso (per usare un eufemismo) di segnalare volentieri un programma televisivo, ma questa volta pare sia proprio il caso di fare un’eccezione. Stasera, infatti, in seconda serata su Canale 5, verrà trasmessa la prima di una serie di tre puntate di “Speciale TG5” dedicate ad argomenti a carattere religioso con una particolare sottolineatura sul tema ddel viaggio. La bontà dell’iniziativa (salvo, ovviamente, smentite dovute dai fatti) è garantita da due fattori: il primo è che la serie è prodotta dall’emittente televisiva in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi; il secondo fattore che fa ben sperare è che gli speciali sono firmati dalla vaticanista del Tg5 Marina Ricci, professionista di prim’ordine.

Il via dunque stasera con lo speciale, dal titolo “L’arca Perduta”, che racconta la storia della più leggendaria e controversa reliquia biblica, l’Arca dell’Alleanza, scomparsa più di tremila anni fa e forse custodita nella Chiesa di Santa Maria di Sion, ad Axum, in Etiopia. Nel programma spicca la testimonianza di Claudio Giuseppe Infranca, l’architetto e restauratore italiano che nel 1991 è riuscito ad entrare nel sancta sanctorum della chiesa, dove ha scattato una foto ad un misterioso oggetto lì contenuto, che si ritiene possa essere proprio l’Arca perduta.

Durante il 2010 seguiranno altri due appuntamenti, il primo dei quali, “Santiago de Compostela”, sarà dedicato alla figura dell’Apostolo Giacomo e al lungo percorso che i pellegrini fin dal Medioevo intraprendono, attraverso la Francia e la Spagna, per giungere al santuario di Santiago, presso cui il discepolo è sepolto. Concluderà il ciclo, “Le Case di Maria”, una puntata riservata alla figura di Maria che partirà dal ritrovamento della sua casa terrena ad Efeso e si snoderà attraverso la scoperta delle dimore della madre di Gesù.

A queste prime tre puntate ne seguiranno altre tre, ancora allo studio. I soggetti in via di valutazione sono la storia di don Andrea Santoro, il missionario italiano ucciso in Turchia, un viaggio attraverso i luoghi di San Giovanni Apostolo e il culto del volto di Cristo.

(via SpiritualSeeds)

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In preparazione a “Testimoni Digitali”

Posted by marilena marino On aprile - 19 - 2010 ADD COMMENTS

A cura di  Marilena Marino

Fra i profeti iper-ottimisti del nuovo mercato “dal basso” , in materia di partecipazione al mondo del web, e gli apocalittici che stigmatizzano il “nuovo”, il mercato delle industrie creative sembra trovare autonomamente meccanismi e nuove forme organizzative: quale futuro, allora, per la nuova produzione culturale?

Grazie ai new-digital media, essa sembra aver accentuato due caratteri che erano gia’ evidenti all’analisi di Stuart Hall, da una parte il carattere partecipativo della cultura, la sua capacita’ di essere fondata da logiche di condivisione, essere shared meanings, dall’altra parte la sua dimensione dinamica: proprio quest’ultimo aspetto caratterizza la mproduzione culturale al tempo del web 2.O. Soprattuttto la Chiesa entra in campo in questo ruolo, ricordando l’indicazione evangelica “ESSERE SALE E LUCE DEL MONDO”. Nella fattispecie questo significa avere il coraggio e la forza di attivare forma di partecipazione, formare i credenti a essere pubblico attivo(active and participant audience), dove l’accento è posto nella partecipazione come lasciarsi ibridare, sporcarsi le mani, entrare con umilta’ nei processi dinamici e di disseminazione della cultura.insomma, un po’ meno censori e un po’ piu’ bloggers, un po’ meno moralisti e un po’ piu’ curiosi, un po’ meno difensivi e un po’ piu’ disponibili alle logiche del social-networking. Attendiamo il passaggio epocale, che non è ancora sviluppato, dalla logica del controllo a quella dell’ accesso!

Come non ricordare che la dimensione orizzontale e “cooperativa” della comunita’ nasce e si sviluppa proprio nella primitiva Chiesa cristiana?Grazie alla loro natura, i media digitali costituiscono uno strumento fondamentale e a basso costo, per la diffusione della cultura!

La rivoluzione digitale si avvalora di un dato nuovo e importante: i comuni cittadini oggi hanno piu’ potere che mai di pridurre e distribuire informazioni.Sembrerebbe che oggi la gente non “abbia piu’ bisogno” della stampa come una volta, perchè dispone di altri canali per condividere l’informazione.Molti quotidiani hanno cominciato ad accogliere i lettori come “collaboratori” (è il caso di NOBELL.IT), spingendoli a partecipare alla realizzazione del giornale, un “giornalismo civico”, insomma.

Facebook, per esempio, permette di essere presenti e di diventare centro di relazioni: l’approccio teorico è stato criticato, affermando che la relazione face to face, faccia a faccia, non puo’ essere ritenuta la comunicazione per eccellenza, in quanto anch’essa è soggetta a disturbi e vedere una persona non è garanzia di comunicazione calda, personale e sociale..l’Hyper-personal Communication Approach considerano la CMC come una comunicazione dinamica, che non genera comportamenti devianti, anzi il cyberspace adesso è interamente costruito su micro-narrazioni dal formato blog, ning, mail, chat, instant messaging e si percepisce il desiderio di raccontare e di raccontarsi: siamo difronte ad una tranma sottile e pervasiva, contratta e frantumata della coralita’ dell’esistenza.

L a Chiesa Cattolica ha offerto degli orientamenti nel campo delle Comunicazioni Sociali e tuttavia per il credente rimane sempre grande la sfida della costruzione di una coerenza esistenziale capace di conciliare scelte tecnologiche e valori cristiani: l’esperienza ci insegna che spesso i cristiani oggi vivono in modo schizofrenico: da una parte dichiarano i valori della fede e dall’altra conducono una vita quotidiana all’insegna del materialismo e della mercificazione dei rapporti.difronte a questa contraddizione, è importante smantellare certi atteggiamenti, grazie a nche alla liberta’ di espressionen che passa anche attraverso i mezzi digitali:perchè no? Usiamo il termine MEDIAMORFOSI, la’ dove il passaggio dall’homo sapiens all’homo technologicus puo’ attuare un civile  cambio di status culturale  ed evangelico, insomma…VINO NUOVO IN OTRI NUOVI!!

( Dall’ Involucro della Contemporaneita’. Un discorso sui media ) di Massimiliano Padula Ed.

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Un’altra bestemmia al Gf: la rivolta

Posted by marilena marino On gennaio - 29 - 2010 ADD COMMENTS
L’ennesima bestemmia in tv. Dopo quella all’Isola dei Famosi, al Music Farm, a Campioni-Il sogno, al Gf5 e alla Fattoria (tutte seguite dall’espulsione dei concorrenti), di nuovo il partecipante di un reality show si è esibito nell’insopportabile gesto. Si tratta di Massimo Scattarella, il “palestrat o” pugliese del Grande Fratello 10.

Il Codacons sta ricevendo moltissime segnalazioni di telespettatori che denunciano l’accaduto: Massimo si è lasciato sfuggire una frase blasfema, tappandosi subito dopo la bocca con le mani. Il tutto durante un dialogo molto sereno e leggero con un’altra concorrente, e non in un momento di rabbia o sfogo. L e segnalazioni dei telespettatori sono confermate da alcuni video presenti in queste ore su YouTube e che non lasciano molto spazio all’immaginazione. «Come per i precedenti casi registrati nelle altre edizioni del Gf, chiediamo a Canale 5 di prendere provvedimenti nei confronti del concorrente – afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – considerato che la frase pronunciata (che più che una classica bestemmia sembra una generic a blasfemia) ha potuto urtare la sensibilità di molti telespettatori che in massa si stanno rivolgendo alla nostra associazione».

«Resta il fatto – conclude Rienzi – che da questi reality show emerge sempre più un linguaggio scurrile e volgare, che oramai viene ampiamente tollerato dagli autori dei vari programmi, ma che rappresenta un imbarbarimento della nostra tv e un modello altamente diseducativo per i giovani». All’appell o del Codacons si unisce anche il Moige (Moige Movimento italiano Genitori)

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