Saturday, May 19, 2012

Dialogo interreligioso e sviluppo umano

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 23 - 2012 ADD COMMENTS

In collaborazione con lASUS(Accademia di Scienze Umane e Sociali) e con il patrocinio del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, la Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Salesiana organizza per l’estate 2012 la sua prima Summer School (con lezioni interamente in lingua inglese) dal titolo Inter-religious Dialogue and Human Development. La Scuola estiva avrà luogo a Roma dal 2 al 14 luglio.

Come risposta alle sollecitazioni provenienti dall0enciclica Caritas in veritate circa il tema dello sviluppo umano integrale e in continuità con le attività già svolte grazie alle tre School of Formation towards Peace, civic and democratic Living (“Scuola di pace”: 2005 – 2007 – 2009) e alla prima edizione del Master in Mediazione culturale e religiosa (2011-2012), questa nuova proposta di Corso breve sul Dialogo interreligioso, aperta a tutti gli interessati, intende evidenziare il contributo fondamentale che le religioni possono fornire per l’educazione alla pacifica convivenza tra i popoli, per il dialogo interculturale e interreligioso, e per lo sviluppo umano integrale.

Le informazioni riguardanti la Summer School sono disponibili presso la pagina web www.summerschoolrome.it.

(via SpiritualSeeds.info)

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Viaggio nei luoghi dello spirito

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 10 - 2012 2 COMMENTS

di Moreno Migliorati

Sarà inaugurata dopodomani, giovedì 12 aprile, la mostra “Architetture di Luce”, dell’artista argentina  Karina Chechik. Si tratta di un  viaggio attraverso quelli che sono i luoghi della spiritualità, ma soprattutto un percorso di mostre itineranti   che toccano importanti luoghi di cultura.
La mostra giunge a Roma, ospitata presso l’Istituto Nazionale di Studi Romani, prima di fare ritorno dall’altra parte dell’oceano dove sono previste altre due “tappe”: una presso il Frost Museum di Miami ed una presso il Museo Judio  di Buenos Aires, dopo aver toccato la città di Torino con un’esposizione al Museo del Design GH ed essere partita nel maggio del 2011 dal Museo della Cattedrale di La Plata (Argentina). Il progetto artistico (che comprende circa una quarantina di opere)  infatti è un vero proprio percorso attraverso quelli che sono i luoghi della spiritualità, che non necessariamente sono individuabili in luoghi di culto, ma possono anche essere rappresentati da ambienti naturali.
Di fatto però l’attenzione dell’artista si focalizza su i luoghi dello spirito, chiese, sinagoghe, moschee, e su città  come Torino, Roma, Barcellona, New York, Gerusalemme, Miami e Buenos Aires.
Per questa tappa romana sono state realizzate ed inserite opere rappresentanti scorci storici e mistici della città di Roma, riuscendo a valorizzarne ed amplificarne  la spiritualità, grazie ad un abilissimo uso della  luce, tentando di unire la leggerezza dell’essere alla forza  della natura e della storia.
Un’ architettura fatta di luce,  un’idea legata al mondo della spiritualità, dove ogni singolo ritrova parte della sua dimensione ed ogni scorcio, in fondo, appartiene a chiunque.
“L’Italia”, dice l’artista, “è come una mia seconda casa e sono contenta che il mio progetto abbia trovato immediato consenso in quelle che sono storicamente le due capitali della Vostra Nazione, città riconosciute internazionalmente come  le capitali spirituali  d’Italia”.

(via SpiritualSeeds.info)

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La passione di Artemisia

Posted by marilena marino On gennaio - 13 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Artemisia Lomi Gentileschi (Roma8 luglio 1593 – Napoli1653) è stata una pittrice italiana di scuola caravaggesca.

Vissuta durante la prima metà del XVII secolo, riprese dal padre Orazio il limpido rigore disegnativo, innestandovi una forte accentuazione drammatica ripresa dalle opere del Caravaggio, caricata di effetti teatrali; stilemache contribuì alla diffusione del caravaggismo a Napoli, città in cui si era trasferita dal 1630.


Nacque a Roma l’8 luglio 1593, primogenita del pittore toscano Orazio Gentileschi, esponente di primo piano del caravaggismo romano, e di Prudenzia Montone, che morì prematuramente[1]. Presso la bottega paterna, assieme ai fratelli, ma dimostrando rispetto ad essi maggiore talento, Artemisia ebbe il suo apprendistato artistico, imparando il disegno, il modo di impastare i colori e di dar lucentezza ai dipinti, (come sappiamo dalla testimonianza di un apprendista di Orazio, Niccolò Bedino, che al processo per lo stupro di Artemisia testimoniò che la ragazza aveva dimostrato queste abilità già nel 1609, pur non dipingendo ancora, ma limitandosi a disegnare bozze per la Sala del Concistoro nel Palazzo del Quirinale). Dal processo emerse anche che i primi esercizi di pittura della giovane ebbero per soggetto l’amica Tuzia e il figlio[1]. Tuzia, vicina di casa dei Gentileschi, aveva cominciato la loro frequentazione agli inizi del 1611; il pittore un giorno l’aveva trovata in casa propria a intrattenere la figlia e, compiaciuto di questa compagnia femminile, l’aveva invitata con la sua famiglia ad abitare insieme, al secondo piano della sua casa in via della Croce[2]. Da quel momento Tuzia divenne inquilina di Gentileschi e compagna di Artemisia.[3].

Artemisia mostrò quindi ben presto un talento precoce, che venne nutrito dallo stimolante ambiente romano[1] e dal fermento artistico che gravitava intorno alla sua casa, frequentata assiduamente da altri pittori, amici e colleghi del padre[4] (Artemisia fu battezzata da un altro pittore, Pietro Rinaldi, e così i suoi fratelli da altre personalità artistiche di spicco del tempo). A Roma vi era una concentrazione di relazioni tra artisti: Artemisia crebbe in un quartiere popolato da pittori e artigiani e il suo ambiente naturale era legato all’arte: tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento Caravaggio lavorava nella Basilica di Santa Maria del Popolo e nella Chiesa di San Luigi dei FrancesiGuido Reni e Domenichino gestivano il cantiere a S.Gregorio Magno, i Carracci terminavano gli affreschi della Galleria Farnese[5]. Poiché lo stile del padre, in quegli anni, si riferiva esplicitamente all’arte del Caravaggio (con cui Orazio ebbe rapporti di familiarità), anche gli esordi artistici di Artemisia si collocano, per molti versi, sulla scia del pittore lombardo[6]. Probabilmente Artemisia conobbe personalmente Caravaggio, che usava prendere in prestito strumenti dalla bottega di Orazio (tanto che Orazio fu coinvolto nelle accuse di diffamazione fatte a Caravaggio dal pittore Giovanni Baglione)[7].
L’influenza del Merisi venne mitigata dall’altrettanto forte influenza del padre: l’apprendistato presso Orazio rappresentò per Artemisia, pittrice donna, l’unico modo per esercitare l’arte, essendole precluse le scuole di formazione[7]: alle donne veniva negato l’accesso alla sfera del lavoro e la possibilità di crearsi un proprio ruolo sociale. Una donna non poteva realizzarsi puramente come lavoratrice, ma doveva perlomeno sostenersi col proprio status familiare; il lavoro femminile non era riconosciuto alla luce del sole, ma si realizzava perlopiù “clandestinamente”, come dimostrano i registri delle tasse e i censimenti[8].

La prima opera attribuita alla diciassettenne Artemisia (sia pur sospettando aiuti da parte del padre, determinato a far conoscere le sue precoci doti artistiche) è la Susanna e i vecchioni (1610), oggi nella collezione Schönborn a Pommersfelden. La tela lascia intravedere come, sotto la guida paterna, Artemisia, oltre ad assimilare il realismo del Caravaggio, non sia indifferente al linguaggio della scuola bolognese, che aveva preso le mosse da Annibale Carracci.

La lettera indirizzata alla granduchessa di Toscana Cristina di Lorena da Orazio il 6 luglio 1612 è una prova dell’impegno che il pittore impiegò per promuovere l’attività della figlia[9]; nella lettera Artemisia è descritta con parole di elogio: Orazio afferma che in tre anni ella aveva raggiunto una competenza equiparabile a quella di artisti maturi[10][11]:

« questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nelle professione della pittura in tre anni si è talmente appraticata che posso adir de dire che hoggi non ci sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere che forse i prencipali maestri di questa professione non arrivano al suo sapere. »
Artemisia Gentileschi. La pittura della passione, (a cura di) Tiziana Agnati e Francesca Torres, Edizioni Selene, Milano, 2008)

Per la critica è stato impossibile non associare la pressione esercitata dai due vecchioni su Susanna al complesso rapporto di Artemisia con il padre e con Agostino Tassi, il pittore che nel maggio 1611 la stuprò: tra l’altro, uno dei due Vecchioni è particolarmente giovane e presenta una barba nera come quella che, secondo alcune fonti, sembra avesse Tassi (ma la sorellastra di lui, Donna Olimpia, a un altro processo intentatogli contro lo descrisse “piccolotto, grassotto et di poca barba”); l’altro Vecchione ha fattezze simili a quelle ritratte da Antoon van Dyck in un’incisione raffigurante Orazio Gentileschi. In molti hanno pensato che Artemisia avesse volutamente retrodatato il quadro al 1610 per alludere, attraverso esso, all’inizio dell’oppressione subita da figure troppe ingombranti per la sua esistenza di donna e di pittrice. Durante il processo, Tassi affermò che Artemisia si era spesso lamentata con lui della morbosità del padre, svelandogli che egli la trattava come fosse sua moglie[12]. La datazione dell’opera in passato è risultata controversa anche a causa di fonti discordanti sulla data di nascita di Artemisia: si è scoperto recentemente che Orazio, per impietosire il giudice al processo, mentì sull’età di Artemisia al momento della violenza, attribuendole appena quindici anni (e collocandone la nascita, quindi, nel 1597)[13].

Particolare del Concerto musicale con Apollo e le Muse
Affresco del Casino delle Muse di palazzo Pallavicini-Rospigliosi a Roma, 1611-1612

Al tempo dello stupro, Agostino Tassi, maestro di prospettiva, era impegnato, assieme a Orazio Gentileschi, nella decorazione a fresco delle volte del Casino delle Muse nel Palazzo Pallavicini Rospigliosi aRoma[14].Tra le muse e i musicanti raffigurati nella loggetta sembra esserci un personaggio contemporaneo, da molti critici identificato proprio con la giovane Artemisia, quasi a volerne suggellare il debutto artistico[15].

Era frequente che Agostino si trattenesse nella dimora dei Gentileschi dopo il lavoro; secondo alcune fonti, fu lo stesso Orazio a introdurlo ad Artemisia, chiedendo ad Agostino di iniziarla allo studio della prospettiva[1]

Il padre denunciò il Tassi che dopo la violenza, non aveva potuto “rimediare” con un matrimonio riparatore. Il problema è che il pittore era già sposato (e nel frattempo manteneva anche una relazione incestuosa con la sorella della moglie). Del processo che ne seguì è rimasta esauriente testimonianza documentale, che colpisce per la crudezza del resoconto di Artemisia e per i metodi inquisitori del tribunale. Gli atti del processo (conclusosi con una lieve condanna del Tassi) hanno avuto grande influenza sulla lettura in chiave femminista, data nella seconda metà del XX secolo, alla figura di Artemisia Gentileschi[16]. È da sottolineare il fatto che Artemisia accettò di deporre le accuse sotto tortura, che consistette nello schiacciamento dei pollici attraverso uno strumento usato ampiamente all’epoca. Una lettura del processo basata sul concetto di stuprum inteso come nella normativa del Seicento si intendeva, e dunque come deflorazione di donna vergine o come rapporto sessuale dietro promessa di matrimonio non mantenuta, è il risultato degli studi più recenti[17].

Questa la testimonianza di Artemisia al processo, secondo le cronache dell’epoca:

« Serrò la camera a chiave e dopo serrata mi buttò su la sponda del letto dandomi con una mano sul petto, mi mise un ginocchio fra le cosce ch’io non potessi serrarle et alzatomi li panni, che ci fece grandissima fatiga per alzarmeli, mi mise una mano con un fazzoletto alla gola et alla bocca acciò non gridassi e le mani quali prima mi teneva con l’altra mano mi le lasciò, havendo esso prima messo tutti doi li ginocchi tra le mie gambe et appuntendomi il membro alla natura cominciò a spingere e lo mise dentro. E li sgraffignai il viso e li strappai li capelli et avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo di carne »
(Eva Menzio (a cura di), Artemisia Gentileschi, Lettere precedute da Atti di un processo di stupro, Milano, 2004>)

La tela, che raffigura Giuditta che decapita Oloferne (1612-13), conservata al Museo Capodimonte di Napoli, impressionante per la violenza della scena che raffigura, è stata interpretata in chiave psicologica e psicoanalitica, come desiderio di rivalsa rispetto alla violenza subita.
Dopo la conclusione del processo, Orazio combinò per Artemisia un matrimonio con Pierantonio Stiattesi, modesto artista fiorentino, che servì a restituire ad Artemisia, violentata, ingannata e denigrata dal Tassi, uno status di sufficiente “onorabilità”. La cerimonia si tenne il 29 novembre 1612.

Poco dopo la coppia si trasferì a Firenze, dove ebbe quattro figli, di cui la sola figlia Prudenzia visse sufficientemente a lungo da seguire la madre nel ritorno a Roma poi a Napoli. L’abbandono di Roma fu quasi obbligato: la pittrice aveva ormai perso il favore acquisito e i riconoscimenti ottenuti da altri artisti, messa in ombra dallo scandalo suscitato, che fece fatica a far dimenticare (come dimostrano anche gli epitaffi crudelmente ironici alla sua morte).

È riferibile agli esordi romani anche la Madonna col Bambino della Galleria Spada.

Il periodo fiorentino (1614-1620)

A Firenze Artemisia conobbe un lusinghiero successo. Nel 1616 venne accettata nell’Accademia delle Arti del Disegno, prima donna a godere di tale privilegio[18]; dimostrò di saper tenere buoni rapporti con i più reputati artisti del tempo, come Cristofano Allori, e di saper conquistare i favori e la protezione di persone influenti, a cominciare dal Granduca Cosimo II de’ Medici e, in special modo, della granduchessa-madreCristina, più per i propri meriti che per le preghiere di Orazio: addirittura l’ambasciatore fiorentino a Roma dissuade Cosimo II dall’invitare Orazio, descrivendolo poco capace e bizzarro.

Questi primi anni successivi allo stupro e al processo sembrano cercare un distacco dalla vita romana: inizialmente la pittrice assunse il cognome Lomi (che poi era quello originale di Orazio, che però aveva voluto distinguersi dal fratello Aurelio – anch’egli pittore – assumendo il cognome materno) e non tenne contatti con il padre[19].

Artemisia fu in buoni rapporti con Galileo Galilei (giunto a Firenze nel settembre 1610 su invito di Cosimo II[20]), con il quale rimase in contatto epistolare anche in seguito al suo periodo fiorentino[21].

Tra i suoi estimatori ebbe un posto di speciale rilievo Michelangelo Buonarroti il giovane (nipote di Michelangelo): impegnato a costruire una magione che celebrasse la memoria dell’illustre antenato, affidò ad Artemisia l’esecuzione di una tela destinata a decorare il soffitto della galleria dei dipinti. L’amicizia con quest’ultimo è testimoniata da numerose lettere della pittrice, che a Firenze doveva aver imparato a scrivere (se ne era dichiarata incapace in una testimonianza al processo).[22]

La tela in questione rappresenta una Allegoria dell’Inclinazione (ossia del talento naturale), raffigurata in forma di giovane donna ignuda che tiene in mano una bussola. Si ritiene che l’avvenente figura femminile abbia le fattezze della stessa Artemisia[23], che – come ci dicono le informazioni mondane dell’epoca – fu donna di straordinaria avvenenza.

In effetti capita spesso, nelle tele di Artemisia, che le sembianze delle formose ed energiche eroine che vi compaiono abbiano fattezze del volto che ritroviamo nei suoi ritratti o autoritratti: spesso chi commissionava le sue tele doveva desiderare di avere una immagine che ricordasse visivamente l’autrice, la cui fama andava crescendo[24]. Il successo, unito al fascino che emanava dalla sua figura, alimentarono, per tutta la sua vita, motteggi e illazioni sulla sua vita privata[25].

Appartengono al periodo fiorentino la Conversione della Maddalena e la Giuditta con la sua ancella di Palazzo Pitti e una seconda (dopo quella di Napoli dipinta 8 anni prima) versione della Giuditta che decapita Oloferne agli Uffizi.

Nonostante il successo, a causa di spese eccessive, sue e di suo marito, il periodo fiorentino fu tormentato da problemi con i creditori. Si può ragionevolmente collegare al desiderio di sfuggire all’assillo dei debiti e alla non facile convivenza con lo Stiattesi, il suo ritorno a Roma che si realizzò in maniera definitiva nel 1621.

Di nuovo a Roma e poi a Venezia (1621-1630) [modifica]

L’anno di arrivo di Artemisia a Roma coincide con quello della partenza del padre Orazio per Genova. Si è ipotizzato, su basi congetturali[26], che Artemisia abbia seguito il padre nella capitale ligure (anche per spiegare il perdurare di una affinità di stile che, ancor oggi, rende problematica l’attribuzione di taluni quadri all’uno o all’altra); ma non si hanno sufficienti prove al riguardo.
Artemisia si stabilì a Roma come donna ormai indipendente, in grado di prender casa e di crescere le figlie. Oltre a Prudenzia (nata dal matrimonio con Pierantonio Stiattesi), ebbe una figlia naturale, nata probabilmente nel 1627. Artemisia cercò, con scarso successo, di avviare entrambe le figlie alla pittura.

La Roma di quegli anni vedeva ancora una nutrita presenza di pittori caravaggeschi (evidenti assonanze esistono, ad esempio, tra lo stile della Gentileschi e quello di Simon Vouet), ma vedeva anche, durante il pontificato di Urbano VIII, il crescente successo del classicismo della scuola bolognese o delle avventure barocche di Pietro da Cortona[27].

Artemisia dimostrò di avere la giusta sensibilità per cogliere le novità artistiche e la giusta determinazione per vivere da protagonista questa straordinaria stagione artistica di Roma, meta obbligata di artisti di tutta Europa. Artemisia entrò a far parte dell’Accademia dei Desiosi. Fu, in tale circostanza celebrata, con un ritratto inciso che, nella dedica, la qualifica come “Pincturae miraculum invidendum facilius quam imitandum“. Di questo periodo è anche l’amicizia con Cassiano dal Pozzo, umanista, collezionista e grande mentore delle belle arti.

Tuttavia, nonostante la reputazione artistica, la forte personalità e la rete di buone relazioni, il soggiorno di Artemisia a Roma non fu così ricco di commesse come avrebbe desiderato. L’apprezzamento della sua pittura era forse circoscritto alla sua capacità di ritrattista e alla sua abilità di mettere in scena le eroine bibliche: erano a lei precluse le ricche commesse dei cicli affrescati e delle grandi pale di altare. Difficile, per l’assenza di fonti documentali, è seguire tutti gli spostamenti di Artemisia in questo periodo. È certo che tra il 1627 e il 1630 si stabilì, forse alla ricerca di migliori commesse, a Venezia: lo documentano gli omaggi che ricevette da letterati della città lagunare che ne celebrarono le qualità di pittrice.

Con l’avvertenza che la datazione delle opere di Artemisia è spesso terreno di contrasto tra i critici d’arte, sono verosimilmente da assegnare a questo periodo, il Ritratto di gonfaloniere, oggi a Bologna (unico esempio sinora noto di quella abilità di ritrattista per la quale Artemisia pure andava celebre); la Giuditta con la sua ancella oggi al Detroit Institute of Arts (che riflette la capacità della pittrice di padroneggiare gli effetti chiaroscurali del lume di candela, per i quali andavano famosi a Roma artisti come Gerrit van HonthorstTrophime Bigot, e altri); la Venere dormiente oggi a Princeton; la Ester e Assuero del Metropolitan Museum of Art di New York (che testimonia la capacità di Artemisia di assimilare le lezioni luministiche veneziane).

Napoli e la parentesi inglese (1630-1653). Nel 1630 Artemisia si recò a Napoli, valutando che vi potessero essere, in quella città fiorente di cantieri e di appassionati di belle arti, nuove e più ricche possibilità di lavoro.

Va ricordato che, tra gli altri, erano già passati da Napoli Caravaggio, Annibale CarracciSimon Vouet; vi lavoravano in quegli anni José de RiberaMassimo Stanzione, e, di lì a poco, vi sarebbero approdati il DomenichinoGiovanni Lanfranco e altri ancora[28].

San Gennaro nell’anfiteatro di PozzuoliMuseo di CapodimonteNapoli

L’esordio artistico di Artemisia a Napoli è rappresentato forse dalla Annunciazione del Museo di Capodimonte.
Poco più tardi il trasferimento nella metropoli partenopea fu definitivo e lì l’artista sarebbe rimasta – salvo la parentesi inglese e trasferimenti temporanei – per il resto della sua vita. Napoli (pur con qualche costante rimpianto per Roma) fu dunque per Artemisia una sorta di seconda patria nella quale curò la propria famiglia (a Napoli maritò infatti, con appropriata dote, le sue due figlie), ricevette attestati di grande stima, fu in buoni rapporti con il viceré Duca d’Alcalá, ebbe rapporti di scambio alla pari con i maggiori artisti che vi erano presenti (a cominciare da Massimo Stanzione, per il quale si deve parlare di una intensa collaborazione artistica, fondata su una viva amicizia e su evidenti consonanze stilistiche).

A Napoli, per la prima volta, Artemisia si trovò a dipingere tele per una cattedrale, quelle dedicate alla Vita di San Gennaro a Pozzuoli. Sono del primo periodo napoletano opere quali la Nascita di San Giovanni Battista al PradoCorisca e il satiro in collezione privata. In queste opere Artemisia dimostra, ancora una volta, di sapersi aggiornare sui gusti artistici del tempo e di sapersi cimentare con altri soggetti rispetto alle varie GiuditteSusanneBetsabeeMaddalene penitenti.

Nel 1638 Artemisia raggiunse il padre a Londra, presso la corte di Carlo I, dove Orazio era diventato pittore di corte e aveva ricevuto l’incarico della decorazione di un soffitto (allegoria del Trionfo della Pace e delle Arti) nella Casa delle Delizie della regina Enrichetta Maria a Greenwich.

Dopo tanto tempo padre e figlia si ritrovarono legati da un rapporto di collaborazione artistica, ma nulla lascia pensare che il motivo del viaggio londinese fosse solo quello di venire in soccorso all’anziano genitore. Certo è che Carlo I la reclamava alla sua corte e un rifiuto non era possibile. Orazio inaspettatamente morì, assistito dalla figlia, nel 1639.

Carlo I era un collezionista fanatico, disposto a compromettere le finanze pubbliche pur di soddisfare i suoi desideri artistici. La fama di Artemisia doveva averlo incuriosito, e non è un caso che nella sua collezione fosse presente una tela di Artemisia di grande suggestione, l’Autoritratto in veste di Pittura.

Artemisia ebbe dunque a Londra una sua attività autonoma, che continuò per un po’ di tempo anche dopo la morte del padre, anche se non sono note opere attribuibili con certezza a questo periodo.

Sappiamo che nel 1642, alle prime avvisaglie della guerra civile, Artemisia aveva già lasciato l’Inghilterra. Poco o nulla si sa degli spostamenti successivi. È un fatto che nel 1649 fosse nuovamente a Napoli, in corrispondenza con il collezionista don Antonio Ruffo di Sicilia che fu suo mentore e buon committente in questo secondo periodo napoletano. L’ultima lettera al suo mentore che noi conosciamo è del 1650 e testimonia come l’artista fosse ancora in piena attività. Artemisia morì nel 1653.

Esempi di opere ascrivibili a questo secondo periodo napoletano sono una Susanna e i vecchioni oggi a Brno e una Madonna e Bambino con rosario conservata all’El Escorial.

Profilo artistico [modifica]

Un saggio del 1916 di Roberto Longhi, storico e critico d’arte, intitolato Gentileschi padre e figlia ha riportato all’attenzione della critica la statura artistica di Artemisia Gentileschi nell’ambito dei caravaggeschi nella prima metà del XVII secolo. Longhi esprimeva nei confronti di Artemisia, in tono forse involontariamente misogino, il seguente giudizio: «l’unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialità…».

Nella lettura effettuata del dipinto più celebre di Artemisia, la Giuditta che decapita Oloferne degli Uffizi, Longhi scriveva:

« Chi penserebbe infatti che sopra un lenzuolo studiato di candori e ombre diacce degne d’un Vermeer a grandezza naturale, dovesse avvenire un macello così brutale ed efferato […] Ma – vien voglia di dire – ma questa è la donna terribile! Una donna ha dipinto tutto questo? »

e aggiungeva:

« … che qui non v’è nulla di sadico, che anzi ciò che sorprende è l’impassibilità ferina di chi ha dipinto tutto questo ed è persino riescita a riscontrare che il sangue sprizzando con violenza può ornare di due bordi di gocciole a volo lo zampillo centrale! Incredibile vi dico! Eppoi date per carità alla Signora Schiattesi – questo è il nome coniugale di Artemisia – il tempo di scegliere l’elsa dello spadone che deve servire alla bisogna! Infine non vi pare che l’unico moto di Giuditta sia quello di scostarsi al possibile perché il sangue non le brutti il completo novissimo di seta gialla? Pensiamo ad ogni modo che si tratta di un abito di casa Gentileschi, il più fine guardaroba di sete del ’600 europeo, dopo Van Dyck »
(Roberto Longhi, Gentileschi padre e figlia, in “L’Arte”, 1916)

La lettura del dipinto sottolinea cosa significhi saperne “di pittura, e di colore e di impasto”: sono evocati i colori squillanti della tavolozza di Artemisia, le luminescenze seriche delle vesti (con quel suo giallo inconfondibile), l’attenzione perfezionistica per la realtà dei gioielli e delle armi.

L’interesse per la figura artistica di Artemisia, rimasto debole nonostante la lettura datane dal Longhi, ebbe un forte impulso per merito di studi in chiave femminista, che efficacemente sottolinearono, a partire dallo stupro subito e dalla sua successiva biografia, la forza espressiva che il suo linguaggio pittorico assume quando i soggetti rappresentati erano le famose eroine bibliche, che pare vogliano manifestare la ribellione alla condizione in cui le condanna il loro sesso.

In un saggio contenuto nel catalogo della mostra “Orazio e Artemisia Gentileschi” svoltasi a Roma nel 2001 (e poi a New York), Judith W. Mann prende le distanze; mostrandone i limiti, da una lettura in chiave strettamente femminista:

« [Una lettura di questo tipo] avanza l’ipotesi che la piena potenza creativa di Artemisia si sia manifestata soltanto nel raffigurare donne forti e capaci di farsi valere, al punto che non si riesce a immaginarla impegnata nella realizzazione di immagini religiose convenzionali, come una Madonna con Bambino o una Vergine che accoglie sottomessa l’Annunciazione; e inoltre, si sostiene che l’artista abbia rifiutato di modificare la propria interpretazione personale di tali soggetti per adeguarsi ai gusti di una clientela che si presume maschile. Lo stereotipo ha avuto un doppio effetto restrittivo: inducendo gli studiosi sia a mettere in dubbio l’attribuzione dei dipinti che non corrispondono al modello descritto, sia ad attribuire un valore inferiore a quelli che non rientrano nel cliché »

La critica più recente, a partire dalla ricostruzione dell’intero catalogo della Gentileschi, ha inteso dare una lettura meno riduttiva della carriera di Artemisia, collocandola nel contesto dei diversi ambienti artistici che la pittrice frequentò, restituendo la figura di un’artista che lottò con determinazione, utilizzando le armi della sua personalità e delle sue qualità artistiche contro i pregiudizi che si esprimevano nei confronti delle donne pittrici; riuscendo a inserirsi produttivamente nella cerchia dei pittori più reputati del suo tempo, affrontando una gamma di generi pittorici che dovette esser assai più ampia e variegata di quanto ci dicano oggi le tele a lei attribuite[29].

La figura di donna e pittrice

Per una donna all’inizio del XVII secolo dedicarsi alla pittura, come fece Artemisia, rappresentava una scelta non comune e difficile, ma non eccezionale. Prima di Artemisia, tra la fine del 500 e l’inizio del 600, altre donne pittrici esercitarono, anche con buon successo, la loro attività. Possono essere menzionate Sofonisba Anguissola (Cremona ca. 1530 - Palermo ca. 1625) che fu chiamata in Spagna da Filippo IILavinia Fontana (Bologna,1552- Roma, 1614) che si recò a Roma su invito di papa Clemente VIIIFede Galizia (Milano o Trento1578 – Milano 1630) che dipinse, tra l’altro, magnifiche nature morte e una bella Giuditta con la testa di Oloferne;Lucrina Fetti (Roma, 1600 ca. – Mantova, 1651) che seguì il fratello Domenico nella città dei Gonzaga. Altre pittrici, più o meno note, intrapresero la loro carriera quando Artemisia era in vita.

Se si valutano i loro meriti artistici, il giudizio liquidatorio di Longhi a favore di Artemisia come «l’unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura…» appare alquanto ingeneroso[30]. Tuttavia c’è, sia nell’arte sia nella biografia di Artemisia Gentileschi, qualcosa che la rende specialmente affascinante e che spiega l’interesse di alcuni scrittori (anzi, e non a caso, di alcune scrittrici) nei suoi confronti.

La prima scrittrice che decise di costruire un romanzo attorno alla figura di Artemisia, fu Anna Banti, la moglie di Roberto Longhi. La sua prima stesura del testo, in forma manoscritta era avvenuta nel 1944, ma fu perduta nel corso delle vicende belliche. La decisione di ritornare sul libro, intitolato Artemisia, scrivendolo in forma assai diversa, avvenne tre anni dopo. Anna Banti si pone nel suo nuovo romanzo in dialogo con la pittrice, in forma di “diario aperto”, in cui cerca – in parallelo al racconto dell’adolescenza e della maturità di Artemisia – di spiegare a se stessa il fascino che ne subisce, e il bisogno che avverte di andare al di là – in un dialogo da donna a donna – delle limpide (seppur appassionate) valutazioni artistiche di cui avrà tante volte discusso con Roberto Longhi[31].

Più di cinquant’anni dopo, nel 1999, la scrittrice francese Alexandra Lapierre affronta, ancora con un romanzo, il fascino enigmatico della vita di Artemisia, e lo fa a partire da uno studio scrupoloso della biografia e del contesto storico che le fa da sfondo. L’indagine psicologica che passa tra le righe del romanzo, per comprendere il rapporto tra Artemisia donna e Artemisia pittrice, finisce per chiamare in causa, come leitmotiv, quello della relazione – fatta di un affetto che stenta a esprimersi e da una latente rivalità professionale – tra padre e figlia.

Ancora un altro romanzo, pubblicato più di recente anche in Italia, quello di Susan Vreeland (The Passion of Artemisa), si pone nella scia della popolarità assunta da Artemisia Gentileschi nell’ambito della lettura data, in chiave femminista, alla sua figura, e sembra voler sfruttare il recente successo dei romanzi storici che prendono le mossa da un’opera d’arte e dal suo autore. Incerti, per analoghe ragioni, sono i risultati ai quali, secondo la critica[32], giunge la regista francese Agnes Merlet, con il film Artemisia. Passione estrema.

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Il Papa incendia Gubbio

Posted by marilena marino On dicembre - 19 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

 Gubbio: il Papa accenderà l’albero con un sistema hi-tech
Sarà un sistema ad alta tecnologia telematica quello che consentirà a papa Benedetto XVI di accendere l’Albero di Natale più grande del mondo – che si trova a Gubbio – direttamente dal suo appartamento in Vaticano. Al Santo Padre basterà sfiorare lo schermo di un tablet per attivare il contatto con il quadro generale elettrico che illuminerà il grande abete colorato disegnato sul versante del monte Ingino che domina la medievale città dell’Umbria.

Il sistema tecnologico è stato presentato il 3 dicembre proprio a Gubbio, nel corso di una conferenza stampa organizzata – insieme con la Diocesi e il Comune – dal Comitato “Albero di Natale più grande del mondo”, il gruppo dei volontari eugubini che da trent’anni si occupa di questo singolare allestimento.
Papa Ratzinger avrà in mano un apparecchio Sony, modello Tablet-S con sistema operativo Android, che attraverso la rete Internet può interfacciarsi con un web server BTicino, modello F453, collegato poi al quadro che fornisce corrente elettrica all’impianto dell’albero, frutto di una idea concretizzata per la prima volta nel 1981.
Dal 1991 l’Albero di Gubbio è entrato persino nel Guinness dei Primati e i numeri rendono davvero l’idea della grande impresa: la sagoma luminosa dell’abete natalizio è disegnata da 300 punti luce e colorata all’interno da altre 400 lampade di grandi dimensioni, in totale i cavi utilizzati hanno una lunghezza di 7500 metri, le prese e le spine per le connessioni sono circa 1350 che veicolano 35 chilowatt di corrente elettrica, la stella cometa è disegnata da 250 luci e si sviluppa su una superficie di mille metri quadrati, il tutto per un’altezza complessiva della creazione luminosa di 750 metri e una larghezza di 450.
Il Santo Padre sarà visibile a Gubbio grazie a un collegamento video dall’appartamento pontificio allestito dal Centro Televisivo Vaticano (Ctv) e la cerimonia di accensione sarà rilanciata da vari media nazionali e internazionali e trasmessa in diretta da Rai Uno, all’interno del programma “La vita in diretta”. L’inizio dell’evento – che si terrà nel piazzale del seminario “Beniamino Ubaldi” in via Perugia a Gubbio – è previsto per le ore 17,30, mentre l’intervento in video-collegamento di papa Ratzinger è fissato intorno alle ore 18,30.

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Al via la decima edizione del Festival di musica e arte sacra

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 24 - 2011 ADD COMMENTS

Il Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra festeggia quest’anno il suo primo decennale: un traguardo importante che segna dal 2002 ad oggi dieci anni di grande musica nelle basiliche patriarcali romane, affidata a complessi prestigiosi, a partire dai Wiener Philharmoniker orchestra in residence del Festival, solisti e direttori di fama internazionale, fra cui sono da ricordare Riccardo Muti, Seiji Ozawa, Christoph Eschenbach, Daniele Gatti, Ton Koopman, Leopold Hager, Nikolaus Harnoncourt, Leo Krämer, e quest’anno Georges Prêtre.
“Siamo orgogliosi di aver raggiunto questo importante traguardo e per il decennale del Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra abbiamo pensato a un programma di grande prestigio che sarà eseguito da artisti di livello internazionale – sottolinea Hans-Albert Courtial, fondatore e presidente generale della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra –. In questi dieci anni la Fondazione ha sempre portato avanti il suo scopo promuovendo la musica sacra ad altissimo livello e il restauro di tesori di arte sacra”.
Dal 26 ottobre al 6 novembre saranno dunque otto i concerti in programma nelle quattro basiliche patriarcali romane – San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore – e in quella di Sant’Ignazio in Campo Marzio. Viene confermata la presenza dell’orchestra in residence che ha reso prestigioso il Festival, ossia i Wiener Philharmoniker, che tornano a Roma, a San Paolo fuori le mura giovedì 27 ottobre, diretti quest’anno da Georges Prêtre; a loro si affiancano per questa ricca edizione l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, per la prima volta ospite del Festival, la nuova Orchestra del Festival di Musica e Arte Sacra e i Tölzer Knabenchor, uno dei cori di voci bianche più famoso al mondo.
Inizia, inoltre, da quest’anno la collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma, i cui complessi artistici saranno presenti con un concerto.

(via SpiritualSeeds.info)

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Nobell.it scelto tra 750 bloggers per Vatican Meeting a Roma

Posted by marilena marino On aprile - 26 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

“L’impatto degli strumenti della comunicazione sulla vita dell’uomo contemporaneo pone questioni non eludibili…  la ricerca e la presentazione della verità sull’uomo costituiscono la vocazione più alta della comunicazione” (Benedetto XVI)


Cari amici

Ecco la lista dei 150 bloggers invitati a partecipare di persona all’incontro che avrà luogo a via della conciliazione 5, lunedì 2 maggio.

Sono state ricevute più di 750 richieste e abbiamo dovuto mettere in atto un difficile processo di selezione per offrire, nella misura del possibile, un ampio quadro rappresentativo della blogosfera. Ci sono alcuni bloggers famosi accanto a delle matricole. Alcuni sono istituzionali, altri personali; vi sono quelli che raccontano storie vocazionali e quelli che commentano fatti o questioni, sia internazionali sia locali. Alcuni godono di un forte sostegno economico, la maggior parte sono quasi appesi a un filo. E’ stato veramente toccante sentirci coinvolti nelle vostre storie: le gioie della paternità, le speranze dei giovani, il dolore della morte, la paura del cambiamento, per non parlare delle tante cause e campagne che promuovete, specialmente la nuova evangelizzazione.

Alcune scelte erano dovute per assicurare una presenza diversificata; per la selezione finale, invece, abbiamo semplicemente assegnato un numero a ogni blogger e ne abbiamo estratto a sorte alcuni.

Speriamo che coloro che non si trovano nella lista non si sentano esclusi. I bloggers presenti nell’Aula li terranno sicuramente informati e aggiornati e potranno anche organizzare un collegamento diretto. Speriamo anche che questo sia l’inizio di un dialogo promettente.

I 150 ammessi riceveranno istruzioni più concrete dopo Pasqua. E’ importante, però, ricordare che non è previsto alcun rimborso per le spese. L’invito era e rimane indirizzato ai bloggers che si troveranno già a Roma in occasione della Beatificazione di Giovanni Paolo II.

Essere stati selezionati non implica alcuna approvazione dei contenuti dei blogs da parte del Vaticano. Viceversa, il non essere stati selezionati, non significa una disapprovazione.

Vi ringraziamo per la vostra comprensione e per la vostra pazienza. Per noi, questa è stata già un’ottima occasione per imparare.

Richard Rouse – Ariel Beramendi


1. Agnieszka Woszczyńska  www.teologia.blox.pl

2. Alberto Piccini: http://www.maestroalberto.it/

3. Aldo Padovan www.katholisches.info

4. Alessandro Gilioli: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/

5. Alessio Jacona: http://www.thewebobserver.it/

6. Alfonsus Widhiwiryawan : http://alfoesercizi2010.blogspot.com/

7. Allison Girone www.TotusTuusFamily.blogspot.com

8. Andrea Gagliarducci: http://www.mondayvatican.com/

9. Andres Beltramo  http://www.e-consulta.com/blogs/sacroyprofano

10. Angela Ambrogetti: http://www.ilportonedibronzo.it/

11. Anna Arco http://www.catholicherald.co.uk/author/anna/

12. Anna Spatola  http://ordovirginumsicilia.splinder.com/

13. Antonio González http://catinfor.com/blog/

14. Antonio Spadaro http://www.cyberteologia.it/

15. Artur Stopka  http://arturstopka.blog.onet.pl/

16. Bohdan Pankevych http://risu.org.ua/ua/index/blog/~Bohdan+Pankevych

17. Brandon Vogt http://www.thinveil.net/

18. Carol Glatz http://cnsblog.wordpress.com/

19. Carole Brown http://www.light2nations.org/

20. Christoph Gstaltmeyr http://www.religion.schule.at/

21. CM Paul http://cmpaul.wordpress.com/

22. Costanza Miriano: http://costanzamiriano.wordpress.com/

23. D. Catherine Wybourne http://www.ibenedictines.org/

24. Daniel Luecking http://www.medienkonsument.de/

25. Daniel Pajuelo sm http://smdani.marianistas.org/

26. Danielle van Lith http://www.vngmagazine.nl/

27. David Ratnarajah http://www.olirumiraivan.com/

28. Dominique Rimaz http://lesuisseromain.hautetfort.com/

29. Dorothy Wolanin  http://wolanka-cojestzazakretem.blogspot.com/

30. Dylan Parry http://areluctantsinner.blogspot.com/

31. Eberhard Wagner http://blog.eberhardwagner.com/

32. Edmar Araújo  www.medidasdefe.com

33. Elizabeth Scalia http://www.patheos.com/community/theanchoress/

34. Eloi Aran Sala  www.elblocdeleloi.blogspot.com www.focnou.cat

35. Eric Le Meur http://henri.mondion.free.fr/index.php/2011/03/

36. Eva Janosikova http://www.madrid11.com/en

37. Felio Vilarrubias http://www.siempresacerdotes.blogspot.com/

38. Fr Gerard Dunne OP www.irishdominicanvocations.blogspot.com

39. Francesco Diani: http://www.blogcattolici.it/http://www.siticattolici.it/

40. Francesco Spagnolo: http://www.esseciblog.it/

41. Gabriel Burke http://www.frgabrielburke.blogspot.com/

42. Gabriele Niola: http://sonovivoenonhopiupaura.blogspot.com/

43. Georg Feßlmeier  http://www.triff-den-papst.de/

44. Georg Schimmerl http://gfsch.blogspot.com/

45. Giorgio Maria Faré http://www.santuariodivinamaternita.com/

46. Giovanna Maria http://geniofemminile.blogspot.com/

47. Guillaume Luyt http://blog.paixliturgique.fr/

48. Hendrick Jolie http://pfarrer-jolie.blogspot.com/

49. Hilary White http://anglocath.blogspot.com/

50. http://santagostinopavia.wordpress.com/

51. Imrich Gazda http://www.ff.ku.sk/index.php?option=com_comprofiler&task=userProfile&user=1750

52. Isidorus http://www.isidorusweb.nl/

53. J.Francisco Jiménez  http://www.forumlibertas.com/frontend/forumlibertas/seccion.php?id_seccion=27

54. James Bradley http://www.ordinariateportal.wordpress.com/

55. James Tucker http://fireofthylove.com/

56. Jane Mossendew http://thoughtsfromoasisinfrenchcatholicism.blogspot.com/

57. Javier Alba http://familiavidaylibertad.blogspot.com/

58. Jens Albers http://frischfischen.de/

59. Joan Lewis http://www.ewtn.com/news/blog.asp?blog_ID=1

60. Johannes Paul Jacob Chavanne http://www.facebook.com/pages/Stift-Heiligenkreuz/151746389020?ref=nf

61. Johannes Roger Hanses http://vita-in-deum.de/blogs/johannes

62. Jorge Enrique Mújica  http://actualidadyanalisis.blogspot.com/

63. Jorge H. Luna www.mexico.mg.org.mx

64. José Manuel Vidal López www.religiondigital.com

65. Jose María Barrera Murillo  http://custodiosdesanpedro.blogspot.com/

66. Joshua Evangelista: http://reporters.blogosfere.it/

67. jovens Sem Fronteiras http://jsfronteiras.blogspot.com/

68. Juan Alejandro  www.padrenuestro.net

69. Juan José Garcia-Noblejas scriptor.org

70. Julio Gomez Sotero www.parroquiadebecerril.wordpress.com

71. Kathy Schiffer http://kathyschiffer.com/

72. Katrina Ebersole http://thecrescat.blogspot.com/

73. Kelvin Frometa http://www.tucristo.com/

74. Klaus Peper  http://kathspace.com/community/Volmar/blog/

75. Leonardo: http://www.qualcosadelgenere.com/

76. Lisa Hendey http://catholicmom.com/

77. Ljudmila Hribar http://pensamientosjuanpablo2do.blogspot.com/

78. Loub Gerhard http://www.loub.at/

79. Luca Fabbri: http://www.religionereligioni.blogspot.com/

80. Luca Paolini: http://www.religione20.net/

81. Luca Sofri: http://www.wittgenstein.it/www.ilpost.it

82. Luciano Giustini: http://www.lucianogiustini.org/

83. Luigi Coronel http://prieststuff.blogspot.com/

84. Luis Badilla Morales: http://ilsismografo.blogspot.com/

85. Luis Fernando Pérez Bustamante  http://www.infocatolica.com/

86. Mader Isma Kasia Aga  www.franciszkanska3.pl

87. Manuela und Stefan Ehrhardt http://zeitzubeten.org/

88. Marco Fioretti: http://informaticaetica.com/

89. Marco Freccero: http://marcofreccero.blogspot.com/

90. Marco Sanavio: http://www.famigliacristiana.it/famiglia/un-prete-in-rete/blog/un-prete-in-rete_180211084434.aspx

91. Maria Elisabetta Marinoni  http://genitoriliceoparini.forumattivo.com/

92. Marilena Ruah: http://nobell.it/

93. Mario Aversano http://www.iltesoro.org/

94. Marjeta Pija Cevc http://hranazazivljenje.blogspot.com/

95. Mark Aurel Erszegi http://vatikanifigyelo.freeblog.hu/

96. Marta Nin http://www.catalunyareligio.cat/?q=blog%2F358

97. Mary O’Regan http://thepathlesstaken7.blogspot.com/

98. Marypaz de Mencos  http://loquevale.wordpress.com/

99. Massimiliano Badolati: http://tech.fanpage.it/

100. Massimo Granieri: http://www.maxgranieri.it/http://www.latprov.it/

101. Massimo Melica: http://www.massimomelica.net/

102. Matthias Suess http://www.matthiassuess.de/blog/

103. Mattia Marasco: http://www.mattiamarasco.it/i-miei-blog/

104. Mauricio Viquez  http://ars-parroquiavirtual.blogia.com/

105. Mayra Novelo de Bardo  www.es.catholic.net

106. Michael Blume http://www.chronologs.de/chrono/blog/natur-des-glaubens

107. Miguel de la Lastra Montalbán, o.s.a  http://www.buscadoresdedios.blogspot.com/

108. Moreno Migliorati: http://www.spiritualseeds.info/

109. Mussie Zerai http://habeshia.blogspot.com/

110. Narda Centeno http://fromthepews.wordpress.com/

111. Néstor Mora http://www.religionenlibertad.com/blog.asp?idautor=145

112. P. Fortea  http://blogdelpadrefortea.blogspot.com/

113. Padre Stéphane Jourdain http://lemessin.wordpress.com/

114. Paolo Benanti: http://sinderesi.wordpress.com/

115. Paolo Benvenuto: http://www.sguardocattolico.it/

116. Paolo Padrini http://passineldeserto.blogosfere.it/

117. Paolo Rodari: www.palazzoapostolico.it

118. Pavel Levushkan http://catholic.baznica.info/

119. Pe. Djalma Lúcio Magalhães Tuniz, scj  http://djalmascj.blogspot.com/http://boccadiroma.blogspot.com/

120. Pedro José González Rodenas  www.llenadlastinajas.blogspot.com

121. Peter Wurm http://www.peterwurm.com/

122. Philomena Ewing http://blueeyedennis-siempre.blogspot.com/

123. Pierre-Baptiste Cordier http://peube.wordpress.com/

124. Ralph Anderl http://www.ic-berlin.de/

125. Rocco Palmo http://www.whispersintheloggia.blogspot.com/

126. Roderick Vonhögen http://sqpn.com/

127. Rodrigo Gurgel http://rodrigogurgel.blogspot.com/

128. Ronald Glaeser Freelance journalist

129. Rosangela Mancusi      http://mv.vatican.va/

130. Rosario Carello: http://www.rosariocarello.it/

131. Sandro Magister: http://www.chiesa.espressoedit.it/

132. Santiago Casanova  http://caballerotrueno.wordpress.com/

133. Sara Carlson http://foryourmarriage.org/marriage-resources/news-blogs/learning-to-say-i-do-blog/

134. Silvio Ottanelli:  http://www.cercoiltuovolto.it/

135. Simone Chiappetta http://www.laporzione.it/

136. Simone Sereni: http://www.vinonuovo.it/

137. Sjargej Surynovic http://bartnicki.livejournal.com/

138. Stefano Epifani: http://blog.stefanoepifani.it/

139. Steph Abbé http://lemessin.wordpress.com/

140. Susan Vigilante http://www.desperateirishhousewife.blogspot.com/

141. Susan Windley-Daoust http://www.ironiccatholic.com/

142. Taylor Marshall http://www.cantuar.blogspot.com/

143. Thomas Peters http://www.americanpapist.com/

144. Tim Kelleher http://www.firstthings.com/

145. Vicente Javier Navas www.vecinosdefuenlabrada.blogspot.com

146. Virginia Bonard www.ciudadnueva.org.ar

147. Vito Martinez http://vocationstory.blogspot.com/

148. Vittorio Saraceno  http://isgabrasil.blogspot.com/

149. Wagner Moura  http://diasimdiatambem.wordpress.com/

150. Xavier Arnaud http://www.leforumcatholique.org/

Antonio Spadaro
Molti si sono chiesti quale sia il significato e lo scopo per Vatican Meeting for Bloggers. Perché, ci si chiede, il “Vaticano” organizza un incontro del genere? Poi, quando la lista dei bloggers che parteciperanno all’incontro, è apparsa, le reazioni sono state di vario tipo: dall’esultanza per la possibilità di essere presenti al rammarico per non essere stati scelti o perché certi tipi di blogs sono più presenti e altri meno… e così via. Tutto perché, ovviamente, si esprime un giudizio anche sulla base delle attese rispetto a questo incontro. Che dire, dunque? Mi piace cominciare a dire qualcosa circa il mio modo di vedere questo evento…
1) Il fatto che l’evento abbia suscitato molte reazioni è fatto in sé positivo.Anche le reazioni negative dicono che molti erano carichi di aspettative. Alcune sono state gratificate, altre frustrate. Ma ce ne sono e dunque c’è spazio per il futuro, per tenere aperto il dibattito. Non sarà un incontro fine a se stesso: lo si capisce di già.
2) Il titolo è chiaro: “Vatican Meeting for Bloggers”. Dunque non è il “Meeting for Catholic Bloggers”. Non è l’incontro riservato ai bloggers cattolici. E’ invece una iniziativa che intende promuovere in Vaticano un dialogo tra bloggers (cattolici e non) e persone impegnate nelle strategie comunicative della Chiesa. Dunque si pone in un territorio rischioso perché non facilmente etichettabile e molto facilmente criticabile (e dunque a rischio di fraintendimenti). E’ una scelta coraggiosa, a mio avviso. Oggi è difficile organizzare eventi di genere così “blurred”.
3) I 150 non sono dunque in alcun modo etichettati come cattolici doc. Non sono affatto i bloggers con il tag “cattolico” ufficiale. Anzi, in alcuni casi troviamo blogs che esplicitamente non lo sono. C’è stato anche un sorteggio di mezzo proprio per confondere le acque e rendere l’iniziativa più ampia possibile. Quindi questi 150 blogs non sono affatto i migliori blogs cattolici! Anzi, ripeto, c’è anche qualche blog non “tenero” con la Chiesa. Ha chiesto di partecipare e dunque è rientrato nella lista dei possibili.

4) Il Vatican Meeting for Bloggers dunque è certamente il tentativo di fornire una piazza di incontro. Se questa valorizza la presenza cattolica in Rete, intende anche essere aperta a contributi differenti. Si tratta di un incontro (in fondo di poche ore…) che è già stato in grado di smuovere le acque e dunque capace di generare altri incontri (e perché no? anche tutto di soli bloggers cattolici o di altro segno,…). Si spera dunque che le posizioni differenti possano trovare una accoglienza e un ascolto reciproco. Si tratta più di un primo momento, a mio avviso, più che di un evento chiuso in se stesso.

Per questi motivi l’incontro sarà strutturato in due sessioni, durante le quali diversi relatori presenteranno alcuni spunti per avviare una discussione aperta a tutti i partecipanti.

- Nella prima sessione, cinque bloggers, rappresentanti le diverse aree linguistiche, affronteranno temi specifici d’importanza generale.
- Nella seconda sessione, ci sarà la testimonianza di persone impegnate nelle strategie comunicative della Chiesa.

La riflessione continua…

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Prende il via stasera “In Signo Domini. Musica sacra nelle basiliche romane”. Nato dalla partnership tra l’Accademia Musicale Europea – che da anni organizza il Concorso Internazionale Musica Sacra – e l’Agenzia Artistica A Voce Sola il progetto ha avuto un momento fondamentale di sviluppo nella concessione dell’Arcibasilica Papale S. Giovanni in Laterano – luogo simbolo della cristianità “romana” per eccellenza – da parte del Capitolo Lateranense, nella persona del Commissario Straordinario Mons. Liberio Andreatta. Il concerto inaugurale si terrà appunto stasera nell’Arcibasilica Papale S. Giovanni in Laterano con una grandiosa esecuzione della Johannes Passion (Passione San Giovanni) ad opera del Bach Collegium Stuttgart e dai Gächinger Kantorei e dai solisti dell’Agenzia “a Voce Sola”diretti dal M° Felix Krieger.

Mercoledì Santo, 20 aprile, sempre alle 20.30 presso la Basilica SS. XII Apostoli (p.zza SS. Apostoli) si avrà la prima esecuzione completa in tempi moderni dell’”Oratorio a Maria Addolorata” di Leonardo Vinci. Il testo vive i momenti tragici della Passione di N.S. Gesù vista dalla Vergine e dalle figure a Lei vicine (S. Giovanni, Maddalena Giuseppe d’Arimatea). Il manoscritto originale dell’opera si trova nel Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli e l’Accademia stessa, dopo averne curato la trascrizione, lo  eseguirà con il suo ensemble barocco Celeste Armonia diretto da Daniela de Marco che ha tra i suoi solisti i vincitori del Concorso Internazionale Musica Sacra.

In signo Domini si concluderà il 27 aprile con la premiere italiana (e seconda esecuzione mondiale) dell’Oratorio La Resurrezione di G. F. Händel nella nuova edizione critica Barenreiter Halle – rappresentante per l’Italia Sonzogno – fatta dall’Ensemble Celeste Armonia diretta dal M° Vincent Barthe. Il concerto sarà ripreso e trasmesso il 28 aprile grazie a TV2000.

(via SpiritualSeeds.info)

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Cominciamo con la domanda più difficile. Mi faccio portavoce di quanto la maggioranza degli Italiani pensa in merito al Gran Premio che si vorrebbe organizzare a Roma, viene considerato come l’ennesimo capriccio della dirigenzza della F.1.

Facciamo chiarezza su chi ha cercato e chi ha risposto ad una precisa richiesta. Sono stati degli imprenditori romani a contattare Ecclestone, ovviamente una domanda così allettante è stata accolta molto favorevolmente dalla F.1.

Eccclestone è sempre assai attento al business.

Io ci tengo a precisare che Ecclestone spesso viene descritto a tinte fosche, io apprezzo i lati positivi di quest’uomo, è una persona di parola, non pugnala mai alle spalle, se opera delle scelte lui le comunica al suo interlocutore, per quanto possano essere dolorose, non usa mai i giri di parole, parla chiaramente.

Ora la F.1 non appartiene più a Ecclestone, ma alla C.V.C., una multinazionale che comprende più di 150 aziende, che hanno la loro sede in vari Paesi del mondo.

Se c’è questa esigenza economica, non certamente sportiva, di avere un Gran Premio a Roma, perché non si è tenuto conto dell’Autodromo di Vallelunga?

L’autodromo di Vallelunga ha un circuito interessante, viene gestito molto bene, ma non è facilmente raggiungibile. Gli imprenditori hanno pensato ad un pacchetto motoristico e turistico da offrire alla gente. Loro vorrebbero che il Gran Premio si svolgesse a Roma una settimana prima del Gran Premio di Monza, in modo da proporre alle persone, soprattutto a chi viene dall’estero, un soggiorno in Italia che duri una settimana. Questo soggiorno comprenderebbe il G.P. di Roma, una sosta di due o tre giorni in una città di grande interesse artistico-culturale, che potrebbe essere Firenze, ad esempio, e il G.P. di Monza. Con la crisi che attanaglia molti cittadini europei ed extraeuropei non credo che moltissima gente, come credono questi imprenditori, potrebbe aderire a tale iniziativa.

La zona dove verrebbe creato questo circuito è già stata individuata. Mi può dare una conferma in merito?

Certamente, è già stato effettuato un sopralluogo dall’architetto di Ecclestone, il tedesco Tilke. E’ stata scelta la zona delle tre Fontane.

Mi permetta un commento, la preziosa zona delle tre Fontane, dove per tre volte rimbalzò la testa di San Paolo decapitato, diverrebbe una zona di mercato, proprio quel tipo di mercato che ha visto la reazione decisa, energica, determinata di un certo Gesù, un filosofo per i non credenti, la via, la verità e la vita per i cattolici. A proposito di religione cattolica ci sono stati articoli di giornalisti attendibili, artcoli scritti seriamente, che indicavano nello Stato del Vaticano, un luogo ideale al quale abbinare il G.P., dal momento che in Italia c’è il G.P. di Monza, cosa può dirmi a proposito di queste idee?

Mi meraviglio che siano stati scritti degli articoli seri in merito, nessuno ha mai pensato di abbinare un G.P. allo Stato del Vaticano. Anche questo dimostra il degrado del giornalismo. Ciò che conta è far notizia, anche offendendo il comune buon senso.

Mi faccio di nuovo portavoce di ciò che pensa la maggior parte degli Italiani. In questo nostro Paese c’è ben altro da costruire e di cui prendersi cura, quindi, il G.P. romano non viene visto in modo molto positivo. Il fatto che una gran quantità di denaro venga ’sperperata’ per costruire un autodromo non fa di sicuro piacere alla gente. Lei cosa pensa?

Sono perfettamente d’accordo con l’opinione pubblica, anche perché non sarebbe un autodromo permanente, che può anche servire per i test automobilistici allo scopo di apportare dei miglioramenti applicabili alle vetture di tutti noi. L’autodromo di Roma verrebbe allestito in occasione del Gran Premio e poi rimosso. Si tratterebbe di un circuito cittadino del tutto temporaneo.

Tantissimi Italiani amavano in modo particolare il circuito di Imola. Se non erro il Gran Premio di San Marino veniva apprezzato molto dai piloti e anche dallo stesso Ecclestone. Come mai è svanito un G.P. così importante?

A onor del vero, non posso non evidenziare che la dirigenza della F.1, Ecclestone in particolare, ha atteso che nell’autodromo di Imola venissero eseguiti quei lavori necessari alla F.1 attuale, Imola non ha onorato gli impegni, per cui ha perso il Gran Premio.

Mi permetto di esprimere un’altra opinione personale. In nessun autodromo come ad Imola io ho visto Ecclestone così rilassato, molto gentile, estremamente educato. I suoi bimbi erano piccoli e ricordo come fosse un padre molto attento ed affettuoso, ad Imola ho anche visto Ecclestone andare di box in box ad aiutare pure i meccanici, qualora fosse necessario.

Posso confermare che l’autodromo di Imola era nel cuore di Ecclestone. Anche lui ha un cuore. Ovviamente, con tutte le richieste che giungono alla F.1 da parte degli imprenditori di tutto il mondo, non poteva attendere che Imola si decidesse ad eseguire i lavori per anni.

Come mai certe nazioni possono permettersi di avere due Gran Premi?

Le faccio l’esempio della Spagna, lì gli autodromi hanno prevalentemente dei finanziamenti statali e comunali. L’autodromo di Monza è un’ente senza scopo di lucro, noi non abbiamo i finanziamenti statali e neppure li vogliamo. Avere un Gran Premio per un autodromo è costosissimo, possiamo subire delle perdite, e nel caso che ci siano dei riscontri a noi favorevoli, i soldi vengono reinvestiti per l’organizzazione di manifestazioni automobilistiche o culturali, utili per tutti i cittadini.

Perché due Gran Premi in Italia non potrebbero più coesistere?

In Italia gli autodromi, non avendo supporti economici statali, devono poter contare su altre fonti di finanziamento. La situazione economica attuale non consente la coesistenza di due G.P..

E il pacchettto turistico, tenendo presente anche questo problema, non è una buona iniziativa.

Assolutamente No.

Gli appassionati di motori hanno l’impressione che la storia degli autodromi conti ben poco. E’ così?

Gli imprenditori non considerano solo il business, la storia ha il suo peso. L’autodromo di Monza è il primo costruito in Europa e funziona benissimo dal 1922.

Negli ultimi anni molti costruttori hanno abbandonato la F.1. Si sente la mancanza della loro genialità. Ricordiamo gli anni gloriosi in cui la F.1 ha dato spazio alla creatività dei fratelli Maserati, della famiglia Cooper, etc..

Noi, appassionati di motori, consideriamo positivo il fatto che il primo arricchito, che si occupa di tutt’altro, spesso per nulla interessato di motori, non abbia più la macchina ’di rappresenranza’ in F.1, però vedere le vetture dei colossi automobilistici non è poi così appassionante, ci manca molto la sfida tra costruttori di talento.

Non ’ è più possibile un ritorno ai geniali costruttori?

Nella F.1 attuale direi proprio di no.

Ritornando ai circuiti, noi donne appassionate di motori siamo abbastanza perplesse quando vediamo gli autodromi del ‘deserto’, va ricordato che in quegli autodromi assai spesso le donne non possono entrare, eventualmente ci possono essere dei posti a loro riservati.

I Gran Premi di quei circuiti danno un notevolissimo riscontro alla F.1.

Se posso fare un confronto tra F.Indy e F.1, devo esprimere tutta la mia ammirazione per la F.Indy, che ha saputo conservare la sua identità. La F.1, per inseguire le opportunità di buoni affari in tutto ilo mondo, ha smarrito completamente la sua fisionomia. La F.Indy, molto apprezzata in tutto il mondo, non ha mai preteso di ’possedere il pianeta Terra’ . Penso che sarebbe auspicabile per la F.1 un’identità europea, con alcune performance in altri Paesi al di fuori del campionato.

Non è sicuramente questo che vogliono gli imprenditorei della F.1.

Si parla di un ritorno della F1 in Sud Africa , sono attendibili queste notizie?

Sì, perché la F.1 desidera essere presente in ogni Continente, quindi alla F.1 manca il Sud Africa.

Cosa può dirmi in merito al Gran Premio in Russia? Si dice che la F.1 potrebbe entrare in Russia a decorrere dal 2014.

Agli imprenditori della F.1 interessa moltissimo un Gran Premio in Russia. Si sono già avvicinati a tale nazione, ma non hanno finora avuto dei buoni riscontri. Ora c’è stato un altro concreto approccio alla Russia e ovviamente i dirigenti della F.1 sperano che vada a buon fine.

Seguo la F.1 sin da quando ero piccolissima, ma una F.1 senza i geniali costruttori, senza una precisa identità, una F.1 del tutto imprenditoriale … beh, non vorrei proprio che ’sbarcasse’ in Russia per portare un business che di solito va a beneficio di pochi.

Daniela Asaro Romanoff


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Prenderà il via il prossimo 23 ottobre la nona edizione del Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra, che si terrà come di consueto nelle più importanti basiliche romane: San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura, Santa Maria Maggiore e Sant’Ignazio di Loyola. La manifestazione è promossa e organizzata dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra, che prosegue così la sua attività istituzionale finalizzata al recupero e valorizzazione dell’arte sacra e del grande repertorio musicale legato ai luoghi che ospitano i concerti del Festival. Dopo i tredici progetti già portati a termine nelle Basiliche papali, tendenti alla conservazione di luoghi e opere d’arte di incommensurabile valore, da segnalare quest’anno, in collaborazione con la Fabbrica di San Pietro, i lavori di restauro del prospetto meridionale della Basilica Vaticana – nel terzo lotto, relativamente al manufatto centrale a croce greca della Basilica, progettato nel Cinquecento da Michelangelo, mentre il primo lotto, già concluso, e il secondo lotto, in corso d’opera, riguardano l’impianto secentesco aggiunto dal Maderno – e quelli relativi al recupero del Mausoleo “dei Marci” nella Necropoli Vaticana.
Per quanto riguarda l’aspetto più propriamente musicale, punta di diamante di questo festival è la presenza dei Wiener Philarmoniker, una delle orchestra più celebrate del mondo, che si esibirà il 25 ottobre sotto la direzione di Andris Nelsons per un programma che vede oltre Mozart e Haydn lo straordinario misticismo del Preludio del I atto del Parsifal di Wagner.
Ci sarà poi il Coro della Cattedrale di Saint Patrick di New York diretto da Jennifer Pascual che interverrà alla tradizionale S.Messa Solenne celebrata dal Cardinal Comastri (23 ottobre) ed eseguirà a Sant’Ignazio, il 24 ottobre alle 17, un concerto di Polifonia Sacra. Altro complesso importante sono i Fiati del Duomo di Magonza che parteciperà anch’esso alla Messa Solenne per poi eseguire, il 24 ottobre alle ore 21 a San Giovanni, un programma dedicato a musiche per fiati ed organo.
Chiusura del Festival presso la Basilica di Santa Maria Maggiore il 26 ottobre affidata a complessi tedeschi, tradizionalmente molto sensibili alla musica soprattutto. Sono il Bach-Chor, Siegen Philharmonie Südwestfalen – Landesorchester Nordrhein-Westfalen con un programma nel quale spicca la Messa di Santa Cecilia di Charles Gounod.

(via SpiritualSeeds)

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A Roma il Caravaggio torna nelle sue chiese

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 15 - 2010 ADD COMMENTS

“Dialoghi con Caravaggio nelle sue chiese”. È l’iniziativa che l’Ufficio catechistico della diocesi di Roma promuove, da stasera 15 ottobre, in quattro chiese del centro storico per commemorare i 400 anni dalla morte di Michelangelo Merisi. Un evento pensato per i catechisti e gli educatori ma che si rivolge anche al grande pubblico.
L’obiettivo – spiega il direttore dell’Ufficio diocesano, mons. Andrea Lonardo – è “mostrare la vera novità espressiva di Caravaggio: in uno dei suoi quadri più famosi, ‘La Madonna dei Pellegrini’, il mondo divino della Vergine e del Bambino si offre ad un’umanità che ha i piedi sporchi, non ad una umanità idealizzata e irreale”. Il primo appuntamento è a San Luigi dei Francesi con “Le storie di San Matteo” (con Rossella Vodret, soprintendente per il Patrimonio storico e artistico e per il Polo museale della capitale). Il 22 ottobre, a Santa Maria del Popolo, con “La crocifissione di San Pietro e la conversione di San Paolo” (con Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, e Timothy Verdon, docente di storia dell’arte alla Stanford University e alla Facoltà teologica dell’Italia centrale). Il 29  a Sant’Agostino in Campo Marzio, con “La Madonna dei Pellegrini”. Ultimo appuntamento il 4 novembre, a Santa Maria in Vallicella, con “La deposizione”.
Un’altra interessante iniziativa dedicata a Caravaggio, prenderà il via il prossimo 30 ottobre a  Napoli: il videoartista Bill Viola installerà alcune sue opere mettendole in ideale confronto e dialogo con quelle del grande maestro lombardo.

(via SpiritualSeeds)

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A Roma il Festival internazionale di letteratura ebraica

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 6 - 2010 ADD COMMENTS

La Casa dell’Architettura di Roma ospiterà dal 9 al 13 ottobre prossimi, la terza edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica, curato da Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Shulim Vogelmann.  La kermesse letteraria ospiterà intellettuali e scrittori da tutto il mondo, confermando la sua natura di appuntamento culturale dinamico e creativo che non si limita alla letteratura in senso stretto ma spazia dalla parola scritta alla relazione di questa con l’arte, il cinema, il teatro e la musica.

Nelle sue precedenti edizioni il Festival ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini ed ha avuto una straordinaria visibilità mediatica, ospitando autori come Benny Morris, Nathan Englander, Etgar Keret, Corrado Augias, Erri De Luca, Claudio Magris, Lizzie Doron , Maurizio Molinari, Meir Shalev.

La terza edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica nasce dal desiderio di raccontare, attraverso la voce degli scrittori e dei libri, come l’ebraismo affronta e risponde ai quesiti più attuali che coinvolgono la nostra società all’alba del XXI secolo. Tra gli ospiti di questa edizione, Paolo Giordano intervisterà Ron Leshem, autore del provocatorio “Tredici soldati”, sullo scrivere, sull’essere giovani scrittori e su Israele; la divulgatrice cabbalistica di origine eritrea Yarona Pinhas sarà la guida di un affascinante viaggio nella mistica ebraica; il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e il maggiore esperto italiano di Cabbalà, Giulio Busi, risponderanno alle domande e alle curiosità sull’argomento; Manuel De Sica e Alain Elkann introdurranno la proiezione del film “Il giardino dei Finzi Contini”, di cui sarà presentato anche il progetto di digitalizzazione; Edoardo Albinati intervisterà Ronny Someck, considerato tra i più originali e sensibili poeti israeliani; Meir Shalev, intervistato da Simonetta Della Seta, racconterà in esclusiva il suo ultimo romanzo “È andata così”; Sergio Campailla e Benedetto Carucci ricorderanno la figura di Carlo Michelstaedter a 100 anni dalla morte; Daniel Vogelmann presenterà il suo libro di barzellette, mentre Enrico Vanzina racconterà dell’influenza dell’umorismo ebraico sul Cinema, e a moderare sarà Bruno Gambarotta; Alessandra Farkas incontrerà l’autrice americana Erica Jong sulla letteratura ebraica americana al femminile; lo scrittore e umorista inglese rivelazione letteraria degli ultimi anni, Howard Jacobson, sarà intervistato da Alessandro Piperno, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo “Che cos’è l’amor”.

(via SpiritualSeeds)

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A poche ore dalla partenza…

Posted by Matteo Maria Giordano On aprile - 21 - 2010 ADD COMMENTS

Manca poco, davvero poco…e si parte per Roma.

Finalmente è giunto il momento tanto atteso di partecipare al grande evento “Testimoni digitali”.
Da quando Mons. Pompili ci ha invitato, durante l’incontro di Assisi dello scorso ottobre, è stato tutto un lungo conto alla rovescia ed ora finalmente…ci siamo!

Si preparano le valige con la consapevolezza che questo convegno sarà qualcosa di più di un semplice ritrovarsi per parlare di argomenti che a tutti noi – animatori della comunicazione e della cultura – stanno a cuore. C’è la consapevolezza che questo incontro sarà una pietra angolare nella storia della Chiesa Italiana; sarà un nuovo inizio, un nuovo slancio. Penso a quando ognuno di noi tornerà nella sua quotidianità e porterà con sè i semi raccolti a Roma per poterli diffondere nelle proprie realtà locali, per far crescere i frutti di questa nuova evangelizzazione che attraversa la cultura digitale.

Mons. Pompili si raccomandava: è importante preparare l’evento, importantissimo prendervi parte, ma ancor più importante sarà il dopo. Dobbiamo tutti fare in modo che l’ondata di entusiasmo che investe ora “Testimoni Digitali” non si spenga dopo il 24 aprile, ma continui, si propaghi e si estenda il più possibile. Dobbiamo contagiare tutti coloro che abbiamo accanto, dobbiamo parlare ai ragazzi nelle scuole, dobbiamo infondere fiducia ai catechisti, dobbiamo riattivare le sale della comunità, dobbiamo organizzare eventi e incontri che sensibilizzino l’opinione pubblica sui temi che ascolteremo in questi giorni. Dobbiamo motivare diocesi, parroci e parrocchie, entrare nei seminari e nelle istituzioni ecclesiastiche, creare interesse intorno alle nostre iniziative, trovare un dialogo equilibrato con i media locali, far conoscere ciò che conosciamo. Questo vuol dire essere testimoni…digitali.

A presto, amici!

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“Chiunque abbia iniziato un percorso di conoscenza sa che l’unica vera mutazione, per una definitiva conversione dell’umanità a una possibile armonia e alla pace, comincia da se stessi: l’unico possibile punto di partenza per una risurrezione collettiva, forse il più difficile”. Così Pamela Villoresi, che lo ha ideato e ne ha la direzione artistica, presenta l’edizione 2010 di “Divinamente Roma. Festival internazionale della spiritualità”, in programma nella capitale dal 27 marzo al 5 aprile prossimi.

Filo conduttore di questa terza edizione del festival sarà il Timor di Dio: “Il canto, la preghiera, il mito, il teatro, raccontano spesso dello smarrimento dell’uomo nei confronti di una forza inconoscibile e terrifica, di una volontà forte, immensa, che nel dispiegare il suo volere, non tiene in nessun conto l’essere umano – dichiara ancora Pamela Villoresi –. Questo timore, questa dichiarata fragilità dell’uomo riempiono infinite pagine del rapporto tra l’uomo e Dio”. L’appuntamento inaugurale della manifestazione avrà luogo nei Musei Capitolini, dove risuoneranno le note de ‘Il cammino dell’anima’, viaggio mistico-musicale in cui due musicisti di origine russa, il clarinettista Anton Dressler ed il pianista Uri Brener, guideranno il pubblico in un percorso che si snoda attraverso la Rapsodia di Debussy, la Meditazione di Massenet e il Kaddish di Ravel, ma che lascia spazio anche a composizioni originali e ad altri stili quali la musica contemporanea e popolare, l’improvvisazione e il jazz, la musica dei trovatori, ebraica e klezmer.

Il successo delle passate edizioni della manifestazione romana è dimostrato anche dal fatto che per il secondo anno consecutivo il festival trasferisce il suo format oltreoceano, dando vita a Divinamente New York – International Art Festival on Spirituality (dal 22 al 26 aprile) che, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di New York, ospiterà una selezione degli spettacoli e degli artisti presentati a Roma.

(via SpiritualSeeds)

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Benedetto XVI incontra il clero di Roma

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 18 - 2010 ADD COMMENTS

Papa Benedetto XVI, parlando a braccio davanti al clero di Roma, ha detto che rubare o mentire non può essere giustificato come una debolezza umana.  «Non si dica più – ha affermato il Papa – ha mentito, è umano; ha rubato, è umano». «Questo – ha continuato -  non è il vero essere umani. Essere umani vuol dire esseri generosi, volere la giustizia, la prudenza, la saggezza essere a immagine di Dio». Il sacerdote, ha spiegato ancora il papa, «deve essere uomo, deve vivere la vera umanità, il vero umanesimo, avere formazione delle virtù umane, sviluppare la sue intelligenza, i suoi affetti. Sappiamo che l’essere umano è ferito dal peccato, ma con l’aiuto di Cristo esce da questo oscuramento della propria natura». Proseguendo ha parlato dell’obbedienza, «parola che non piace nel nostro tempo», perchè al giorno d’oggi diventa «alienazione», «atteggiamento servile», sottomissione alla «volontà di un altro», mentre «l’autodeterminazione sarebbe la vera esistenza umana».
Ha aggiunto inoltre, che la «libertà» e «obbedienza» sono «due cose che vanno insieme», perchè «l’obbedienza a Dio, cioè la conformità alla verità del nostro essere, è la vera libertà, è la divinizzazione».

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Segretario Generale del Vicariato di Roma

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 16 - 2010 ADD COMMENTS

Nominato il Segretario Generale del Vicariato di Roma

Don Paolo Mancini, parroco del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo a Collina Fleming, è il nuovo Prelato Segretario del Vicariato di Roma. La nomina del Papa è stata annunciata venerdì 12 febbraio alle 12, dal Cardinale Vicario Agostino Vallini ai parroci prefetti della diocesi, ai direttori degli Uffici e ai dipendenti del Vicariato, nel Palazzo Lateranense.

Nato a Roma il 7 maggio 1962, don Mancini ha frequentato il liceo classico San Leone Magno ed è stato alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove è entrato nel 1984 dopo tre anni di studi alla Facoltà di Medicina della Sapienza. Alunno della Pontificia Università Gregoriana, ha conseguito la licenza in teologia con la specializzazione in Teologia morale. Ordinato presbitero per la diocesi di Roma, è stato vicario parrocchiale al Preziosissimo Sangue per un anno. Dal 1991 al 1997 è stato assistente-educatore nel Seminario Maggiore. Per quattro anni ha diretto poi l’Ufficio catechistico diocesano, per poi guidare per sette anni la comunità di San Giuseppe da Copertino, nel quartiere della Cecchignola. Dal 2002 al 2008 è stato padre spirituale del Seminario degli Oblati del Divino Amore. Sempre nel 2008 era stato nominato alla guida della parrocchia del Preziosissimo Sangue.  Il cardinale Vallini, soddisfatto per la scelta di un parroco per l’incarico di Prelato Segretario, ha detto: «è un po’ il governatore del Vicariato, è il moderatore della Curia, una Curia “speciale” perché ha rapporti con tante istituzioni, anche nazionali». A don Mancini ha chiesto inoltre «impegno e capacità di accoglienza». Ringraziando per la fiducia riposta nei suoi confronti, il nuovo Prelato Segretario del Vicariato ha citato una lettera di Madre Teresa di Calcutta scritta a un sacerdote: «Hai detto di sì a Gesù e Lui ti ha preso in parola».

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Mostre: Caracciolo a Roma

Posted by marilena marino On gennaio - 29 - 2010 ADD COMMENTS

ANSA) – ROMA, 22 GEN – Traccia le tappe salienti della produzione artistica di Beatrice Caracciolo la mostra intitolata Tumulti, che si apre il 24 gennaio a Roma.All’Accademia di Francia saranno esposte opere provenienti da numerose collezioni private, disegni al tratto, collage, zinchi, Water Marks (mari), la serie Kosova e i Riots. Infine i lavori degli ultimi anni, che occuperanno le Gallerie e l’Atelier del Bosco di Villa Medici. La rassegna e’ stata curata da Olivier Berggruen.

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