Saturday, May 19, 2012

Progetto Quaresima

Posted by marilena marino On marzo - 22 - 2012 ADD COMMENTS

 

Silenzio: condizione per fare esperienza del Vangelo

Posted on 

Questo è il testo della mia presentazione della Lettera del cardinal Giuseppe Betori alla diocesi di Firenze tenutasi nell’Abbazia di San Miniato al Monte il 3 marzo 2012. Ecco la quarta e ultima delle 4 parti nel quale si è suddiviso il mio intervento. Ho postato la prima il 9 marzo, la seconda l’11 marzo e la terza il 13 marzo.


Se l’uomo non è familiare alla parola cavata dal silenzio così densa, peculiare, allora come fa ad avere le condizioni per ascoltare la «parola onnipotente» di cui il cardinal Betori parla nell’ultimo capitolo della sua lettera? Ecco il quarto elemento chiave di questa lettera: il silenzio è esperienza della Parola. Come fare esperienza (e non esperimento) del Vangelo? Come ascoltare la Parola che è il Figlio, la parola dell’Origine, radicalmente primigenia, quella che è all’origine di tutte le cose e al fondamento della loro rigenerazione? Come ascoltare il Vangelo?

Scrive ancora il cardinal Betori: «Nel racconto del profeta Elia troviamo enunciata la sostanza di una delle problematiche più vive per l’uomo d’oggi e di sempre: come cogliere il messaggio della parola, traendola dal caos del rumore? […] Non è difficile cogliere quanto importante sia trovare una soluzione a questo interrogativo, se non vogliamo che il Vangelo sia percepito come una voce tra le altre, parte del chiasso diffuso, non diversa da una delle tante voci che chiedono la nostra attenzione e pretendono il nostro consenso».

Digitando quindi in un motore di ricerca la parola God oppure anche religion, spirituality, otteniamo liste di centinaia di milioni di pagine. Nella Rete si avverte una crescita di bisogno religioso che la «tradizione» sembra faccia fatica a soddisfare. L’uomo alla ricerca di Dio oggi avvia una navigazione. Quali sono le conseguenze? Si può cadere nell’illusione che il sacro o il religioso siano a portata di mouse. La Rete, proprio grazie al fatto che è in grado di contenere tutto, può essere facilmente paragonata a una sorta di grande supermarket del religioso. Ci si illude dunque che il sacro resti «a disposizione» di un «consumatore» nel momento del bisogno. Il vangelo appare solo come una notizia fra molte altre.

 

Il Vangelo, però, «non è un’informazione fra le altre — affermava nel 2002 l’allora card. Ratzinger —, una riga sulla tavola accanto ad altre», ma è «un messaggio di natura totalmente diversa dalle molte informazioni che ci sommergono giorno dopo giorno».

Continuava l’attuale Pontefice: «Se il Vangelo appare soltanto come una notizia fra molte, può forse essere scartato in favore di altri messaggi più importanti. Ma come fa la comunicazione, che noi chiamiamo Vangelo, a far capire che essa è appunto una forma totalmente altra di informazione – nel nostro uso linguistico, piuttosto una “performazione”, un processo vitale, per mezzo del quale soltanto lo strumento dell’esistenza può trovare il suo giusto tono?» .

La sfida che abbiamo davanti allora è seria, perché segna la demarcazione tra la fede come «merce» da vendere in maniera seduttiva e la fede come atto dell’intelligenza dell’uomo che, mosso da Dio, dà a Lui liberamente il proprio assenso. È dunque necessario oggi considerare che ci sono realtà capaci di sfuggire sempre e comunque alla logica del «motore di ricerca» e che la «googlizzazione» della fede è impossibile.

Fare esperienza (e non esperimento) del Vangelo dunque significa essere in grado di sapere ascoltare. Quando Dio si comunica nella parola della rivelazione cristiana comunica se stesso e la sua parola è in cerca di tutto l’uomo. Occorre dunque esercitare prontezza e capacità di percezione perché le parole non scivolino sulla superficie e non soffochino nell’indifferenza e si perdano fra le chiacchiere. Solamente così il Vangelo non finisce per diventare «una voce tra le altre, parte del chiasso diffuso», come scrive il Cardinale. Occorre dunque «nutrire questa parola del dovuto silenzio».

La figura che compendia l’equilibrio tra silenzio e parola come «ambiente» ed «ecosistema», luogo di esperienza, è l’immagine della Santissima Annunziata. Ciò che colpisce nel quadro infatti è l’incrociarsi dell’atteggiamento riverente dell’Angelo e delle parole di Maria, queste invece proiettate sullo sfondo della parete.

Avviavo questa mia riflessione con l’immagine delle orme bianche di un capriolo sulla neve: «lingua senza parole». Concludo con l’immagine dell’Annunziata: «lingua con parole». Le parole sono scomposte nelle loro lettere alfabetiche. Qui l’angelo tace e Maria parla. In quelle parole verso il silenzio dell’angelo forse ci siamo tutti noi, ci sono tutte le nostre parole.

Popularity: unranked [?]

Nell’abbraccio del digiuno

Posted by Giuseppe Maiese On marzo - 19 - 2012 ADD COMMENTS

Il camaldolese Giannoni: «Digiuno, abbraccio alla vita»
Nel prefazio del Mercoledì delle Ceneri il digiuno è descritto come la via che aiuta a «vincere le passioni, elevare lo spirito e infondere la forza». Benedetto XVI lo ha definito «un’arma spirituale» e lo ha indicato come «terapia» che «contribuisce a conferire unità fra corpo e anima». Insieme con la preghiera e la carità, l’astinenza dal cibo è una delle pratiche penitenziali che la Quaresima propone per «sconfiggere il male», come verrà annunciato nella Veglia pasquale. «Certo, l’osservanza del digiuno non è un atto masochistico. Non è mortificazione, ma “vivificazione” perché è opera positiva personale e comunitaria», spiega l’eremita camaldolese don Paolo Giannoni.

Nella sua «oasi» di preghiera e incontro, a Mosciano, sopra Firenze, il religioso ha fra le mani la Bibbia. E già nelle prime pagine della Scrittura il Signore comanda all’uomo di non consumare il frutto proibito. «La prima forma del digiuno – afferma don Giannoni – è quella dal peccato. In quest’ottica il tempo favorevole che porta alla Pasqua ci permette di comprendere che il medico non ci ferisce ma ci guarisce».

Nei Vangeli il digiuno torna più volte. Dopo i quaranta giorni che Gesù trascorre nel deserto, risponde a Satana che «non di solo pane vivrà l’uomo». «Il digiuno – sottolinea il camaldolese – consente di accogliere la ricchezza di un “oltre” della grazia. Facendo un ulteriore paragone medico, aggiungerei che non basta vincere la malattia, ma occorre avere forza. Ecco l’”oltre” penitenziale che sprona al cambiamento. Ma il Signore ci dona anche un “oltre” di gloria con la trasfigurazione: a tutti noi è dato di essere conformati a Dio». Un invito alla conversione che «esclude ogni esibizione e ostentazione. Ce lo dice in particolare la Quaresima che esorta ad avere l’atteggiamento silenzioso e nascosto di Gesù». È quanto si legge nel Vangelo di Matteo quando Cristo raccomanda di profumarsi il capo e lavarsi la faccia per non essere ipocriti.

La scelta di privarsi del cibo ha un ulteriore significato: sollecita a prendersi cura delle situazioni di difficoltà e a coltivare lo stile del Samaritano. «Il digiuno – precisa don Giannoni – è impegno di compassione, prima di tutto unendoci alla passione del Signore. La comunione nella preghiera ci lega a Cristo, specie nell’Eucaristia. Da qui viene la seconda comunione, quella con i fratelli sofferenti».

L’eremita suggerisce un percorso da seguire, rifacendosi alla spiritualità del suo Ordine. «Accettiamo la proposta educativa di san Benedetto il quale ricorda che almeno in Quaresima possiamo abbracciare la vita secondo austerità. Perciò anche l’astinenza non sia soltanto da cibi e bevande. Ci può essere quella dal sonno, anche se forse è bene l’opposto nel senso di allungare il tempo del riposo invece di passare troppe ore davanti alla tv. Oppure può essere consigliata la rinuncia alla loquacità, vale a dire alle chiacchiere e al rumore, all’uso compulsivo del computer, all’invio di messaggini superflui. E c’è anche un’astinenza dallo svago che può avere il volto dello schermo, della discoteca o delle feste. Di fatto il Signore presenta il paradosso di un diminuire aggiungendo qualcosa al consueto impegno del nostro servizio. Così il digiuno porterà a un “di più” superando il nostro “troppo”».

Una strada che può essere declinata anche a livello parrocchiale. «Alla liturgia di queste settimane possiamo dare un tono austero con alcuni “santi segni” come l’assenza di fiori o il silenzio musicale. Inoltre, di fronte a raccolte talora sbrigative, può essere favorita una forma di Quaresima familiare con piccoli gesti in casa: come al venerdì una preghiera durante la cena o al martedì un pasto frugale in comunione con i poveri».
Un’indicazione arriva persino dall’attuale situazione economica. «Il Censis – spiega don Giannoni – ci fa cogliere la sorpresa di una mentalità che torna ai valori autentici e abbandona il consumismo. La crisi diventa, quindi, benedizione per conformarci alla volontà di Dio». Tutto ciò genera tristezza? «No – conclude il camaldolese –. Dall’energia dello Spirito di Dio il cuore ha una creativa ricchezza e sperimenta che “si è più beati nel dare che nel ricevere”, come annotano gli Atti degli Apostoli».

Popularity: unranked [?]

Angeli & Demoni

Posted by guido.vergari@tin.it On febbraio - 25 - 2012 1 COMMENT

Siamo all’inizio del vangelo di Mc, dopo la discesa dello Spirito su Gesù (1,10) avvenuta nel Battesimo. Gesù aveva appena fatto l’esperienza della vicinanza di Dio, della sua presenza, dell’essere amato, accolto e voluto incondizionatamente.
Adesso, però, Gesù fa una nuova esperienza: quaranta giorni di deserto.
Quaranta, da cui viene la parola quaresima (40 giorni, appunto), è un numero simbolico. 40 sono i giorni che Mosé sta sul monte Sinai; 40 sono i giorni di cammino di Elia; 40 sono gli anni del popolo ebreo nel deserto; a 40 anni Maometto incominciò la sua missione; a 40 anni Buddha divenne un illuminato; a 40 anni Mosé incomincia la sua fuga nel deserto scappando dalla reggia del faraone.
Verso i 40 anni spesso avviene il grande cambiamento della nostra vita: la prima parte della vita se ne è andata, è alle spalle. Si è sposati, i figli crescono, il lavoro è stabile, la bellezza inizia a sfiorire, ci si accorge che molti ideali erano illusioni. La vita ci chiama a puntare e costruire su altre cose. Dall’esterno (casa, figli, lavoro) si passa all’interno: che senso ha vivere? Perché vivo? Come vivere? La vita ci chiama ad approfondire la nostra esistenza.
4, 40, è il numero dell’umano (4 i punti cardinali, 4 gli elementi del mondo nell’antichità), è il numero della transizione, del passaggio, della crescita, delle scelte.
La Quaresima, allora, è il tempo dove sono chiamato a crescere, a fare un passo, a compiere un passaggio (Pasqua vuol dire appunto passaggio) a fermarmi e farmi domande profonde: “In cosa devo crescere? In cosa devo maturare? Cosa devo lasciare e cosa di nuovo devo prendere?”. La quaresima è il tempo in cui si lascia una terra (l’Egitto), terra di schiavitù per andare verso una terra di libertà (terra promessa). E il passaggio è un deserto.

Tutti i vangeli concordano che subito dopo il battesimo Gesù fu mandato, potremmo dire spedito, nel deserto a confrontarsi con Satana e i demoni. Dai vangeli appare chiaro che l’esperienza del deserto e del confronto con i propri demoni è imprescindibile.
All’inizio della storia anche Adamo (l’uomo maschio o femmina che sia) viene condotto davanti al suo deserto. Il serpente (nahasc n-h-sc) è colui che conduce (n) verso il nucleo (sc) ma che sulla strada incontra una barriera (h). Il serpente viene definito “astuto” (‘arom) ma quella stessa parola qualche versetto prima, riferita ad Adamo ed Eva, è stata tradotta con “nudi”.
Il serpente, la tentazione, è nient’altro che essere nudi di fronte a se stessi, che vedersi per quello che si è. E’ nient’altro che affrontare le barriere, gli ostacoli, le montagne per diventare dei camminatori della vita; ostacoli che ci fanno evolvere e crescere nella strada verso di noi. Cioè: è inevitabile dover incontrare il deserto; è inevitabile nella nostra vita dover incontrare qualcosa che non vorremmo incontrare; è inevitabile scendere dentro di noi e incontrare tutti i nostri fantasmi.
Allora: mentre noi con tutte le forze tentiamo di evitarci le crisi, Dio vuole con tutte le forze che incontriamo le nostre crisi, i nostri lati oscuri e d’ombra, perché dalla tentazione ne usciamo più veri e più forti. Perché dietro ad ogni crisi c’è Lui che ci interpella.

Il deserto, allora, è un’esperienza che non possiamo evitare. L’esodo degli ebrei dall’Egitto è la grande esperienza che tutti noi a più riprese nella vita dobbiamo compiere. Vivo delle cose (gli ebrei erano andati in Egitto perché lì vi trovavano cibo e lavoro), sto bene, tutto funziona, ma poi le cose cambiano, poi il meccanismo si rompe, poi il rapporto rinsecchisce. Mi viene chiesto un qualcosa di più; inizio a sentirmi soffocato, insoddisfatto; ciò che prima mi andava bene adesso non mi va più. Nuove esigenze emergono; nuovi lati del carattere bussano alla porta; nuove situazioni e sfide mi si fanno avanti.
Allora è come andare nel deserto: 1. c’è da cambiare, 2. non si sa cosa ci aspetterà, 3. c’è da lasciare qualcosa, 4. non si può che contare su di sé e su Dio.
Ogni uomo deve andare verso la sua terra promessa, verso di sé, verso il suo profondo e verso Dio. Ma lungo la strada incontra il suo deserto: delle barriere, degli ostacoli, degli stop: è la crisi.
Si va in crisi perché la vita ci chiama ad evolverci e a cambiare. E’ normale andare in crisi! L’aspetto negativo della crisi è che è sempre un momento di dolore, difficile, di cambiamento e si scontra con la nostra resistenza a non voler cambiare, modificarci, progredire, andare avanti. Anche noi come gli Ebrei tante volte diciamo: “Basta, io mi fermo! Ma chi me l’ha fatto fare!”.
L’aspetto positivo della crisi è che si evolve, che si diventa (se la si affronta!) più profondi, più veri, più trasparenti, più inseriti nel mistero della vita, più capaci di amare, più uomini, più liberi. Ogni crisi ci costringe a tirare fuori energia, grinta, voglia di vivere, nuove risorse.
Di fronte ad una crisi, ad un deserto, possiamo fare come i bambini, quando nasce un fratellino, che pestano i piedi, che sono gelosi e che si arrabbiano. Oppure possiamo dirci: “Vediamo a cosa ci chiama la vita! Chissà cosa devo imparare adesso!”.
Nasce un figlio. Prima si era marito e moglie e tutta l’attenzione era rivolta al partner. Ma adesso c’è un’altra persona che assorbe molte delle nostre attenzioni. Allora si può diventare gelosi del figlio che ci sottrae la compagna oppure ci si può dimenticare del marito completamente assorbiti dal figlio. E’ una crisi: bisogna ridefinirsi, bisogna ritrovare le ragioni dello stare insieme. Ma una crisi ci permette di fondare più in profondità il nostro rapporto e il nostro amore. Una crisi non affrontata, invece, lacera, mina, la relazione.
Un uomo perde il suo lavoro. Aveva lavorato lì per vent’anni, “aveva dato il sangue” per quell’impresa. Adesso viene facilmente licenziato: crisi. Si sente un fallito, si chiede che senso abbia vivere. Aveva puntato tutto sul lavoro, gli sembrava di valere perché guadagnava molto e perché poteva permettere ai suoi figli un’alta condizione economica; adesso deve recuperare che amare i suoi figli non è solo guadagnare; che un uomo non vale tanto per quanto ha e per quanto porta a casa ma per quello che è.
Una donna perde sua madre. Sua madre era la sua amica e la sua confidente: crisi. Ma scopre che il rapporto con sua madre aveva coperto anche quello con il marito; scopre che non è molto autonoma e che si era sempre appoggiata a lei; scopre che deve diventare grande.
Una coppia va in crisi: hanno il lavoro, hanno una bella famiglia e dei bei figli. Ma sono insoddisfatti, nervosi l’uno con l’altro. Attraversando il loro deserto scoprono che con il tempo si sono allontanati intimamente l’uno dall’altro, che si sono un po’ persi e che hanno bisogno di recuperarsi e di farsi aiutare.
Un uomo è stanco di andare in chiesa. Sente un Dio formale, che non gli dà niente: crisi. Così si mette in ricerca, così lascia il Dio del catechismo per ritrovare una relazione personale con Dio, per sentirlo vicino, presente nella sia vita.
Un uomo ha quarant’anni, i figli sono grandi, il lavoro c’è, il rapporto con la moglie funziona. Eppure è in crisi. E si chiede: ma io che ci sto a fare in questa vita? Perché vivo? Che senso ha vivere? E’ una crisi di motivazioni, per cercare un senso o dei sensi per vivere.
Una donna ha quarantatre anni e si accorge di non essere più attraente come prima: le rughe, i primi segni del tempo che passa, ecc: crisi. Bisogna trovare allora ragioni più forti, più profonde per vivere.
Un uomo si accorge di aver vissuto dietro ad una maschera: chi lo vede fuori direbbe che è contento e felice. Ma dentro ha di tutto: sofferenza, ferite, pianto. Sente che il palco non è più sostenibile: crisi.
Una donna si porta dietro il trauma di una violenza: non ne ha mai parlato con nessuno ma è terrorizzata dagli uomini. Sa che dovrebbe aprirsi ma ha paura.
Dio dice al popolo ebreo: “Ti ho portato nel deserto per vedere quello che avevi nel cuore”. Il deserto mi mostra cos’ho dentro, mi toglie tutte le illusioni su di me e mi spoglia.
Tentazione vuol dire: “Guarda, questo hai nel cuore!”. E’ essere messi alla prova, non per vedere se siamo bravi o cattivi, ma perché sia reso trasparente, chiaro, cos’abbiamo dentro.
Il deserto è così, è spietato perché ti mostra per quello che sei. E’ come essere allo specchio: “Questo sei tu! Guardati! Non ti fuggire! Non nasconderti!”. Per questo lo eviteremo ben volentieri. Per questo è pericoloso. Per questo cerchiamo in tutti i modi di non andarci.
Il deserto sarà sempre il luogo dei demoni e di tutte le voci demoniache che abbiamo dentro. C’è una donna che ogni notte, in sogno, urla: quali voci, urla, avrà dentro? Un’altra donna ogni volta che si ferma piange la morte di suo figlio quindicenne. Un uomo ogni volta che si ascolta sente la colpa di aver tradito la moglie che ama. Voci demoniache sono ad esempio: “Bastardo, tu non sei mio figlio (voce di un padre); te lo meriti, potevi ascoltarmi; non vali niente; sei un fallito; chi ti potrà perdonare; se gli altri sapessero; guarda cos’hai fatto?; non sei capace d’amare; sei sempre il solito; sei un’incapace; non realizzerai mai niente; ma chi vuoi che ti ami?; per forza che nessuno ti vuole!; non ti aspettavamo; sei nato per sbaglio; sarebbe stato meglio che tu non ci fossi; sei come tuo padre!; avrei preferito che tu fossi handicappato piuttosto che prete!”. E chi vorrebbe ascoltare queste voci? E chi vorrebbe sentirle? Non è meglio stordirle con il fracasso, con fiumi di parole, di rumore o di cose da fare?
Anche Gesù ha dovuto confrontarsi con l’animalesco, il terribile, il demoniaco e il male.
Non si può compiere nessun serio viaggio cristiano (le tentazioni, in tutti i vangeli, precedono la vita pubblica di Gesù) evangelico, umano, senza questo terribile, confronto.
Nessuno di noi ha problemi sessuali. Ovvio! E’ chiaro! Nessuno ha bisogno di confrontarsi con questa sfera, di conoscerla, di comprenderla, d’integrarla.
Ma non si capisce come mai la pornografia sia così diffusa; non si capisce come mai la tv sia così vista di notte; non si capisce tutto questo “chiacchiericcio” e queste battutine tra colleghi sul sesso. Alcune persone non sanno parlare d’altro che di sesso! Cosa pensiamo quando vediamo certe donne così seducenti e attraenti? Non ci sono in noi istinti animali?
Nessuno di noi ha sentimenti di odio. Ovvio! E’ chiaro! Ma non si capisce la rabbia e la brutalità nello scagliarsi contro qualcuno che sbaglia. Non si capisce ciò che succede negli stadi (sono i nostri giovani, i nostri figli: li abbiamo educati noi, sono venuti nelle nostre scuole, hanno frequentato le nostre chiese!). Non si capisce gli amanti che si uccidono; non si capisce che appena posso “te la faccio pagare”, “non ti lascio passare niente”. Guardate come siamo al lavoro, per strada. Guardate come ci scagliamo con le persone, senza pietà: non siamo delle “bestie”?
Nessuno di noi ha difficoltà ad esprimere le emozioni. Ovvio! E’ chiaro! Tutti ci conosciamo benissimo e siamo padroni di noi stessi. Non abbiamo bisogno di nessun aiuto! Non si capisce, però, come mai 1/4 della gente soffre di problemi di de-pressione (il contrario è l’es-pressione) e come 1/5 abbia disturbi somatici; non si capisce l’insoddisfazione della gente: “Tutto va male, tutto fa schifo, che vita!”.
Nessuno di noi è ipocrita. Ovvio! E’ chiaro! Ma non si capisce poi il perché sorridiamo, a volte del male altrui; siamo contenti che si dica male del nostro nemico, che venga infangato da altri; che l’altro prenda meno di me; che l’altro sbagli; “ben gli sta; sono proprio contento; così impara!”. Non addentiamo nessuno, ma gioiamo se qualcun altro lo fa.
Noi mercoledì scorso ci siamo messi la cenere in testa: non è stato un gioco ma un bagno di umiltà. Devo avere l’umiltà di riconoscere che io sono anche questo. Devo riconoscere che il male abita in me e non solo negli altri.
C’è una poesia meravigliosa: “Guardo la Luna e ne vedo la parte illuminata. Ma so che nasconde la Luna buia. Allora chiedo al Sole di illuminare anche l’altra parte. Guardo la Luna e ne vedo ora la parte buia. Ma so che è in ombra la parte illuminata. Allora chiedo a me di tener presente che ogni Luna di luce ha una Luna di buio”.

Dopo quest’incontro intenso, terribile, con i fantasmi e i demoni interiori, Gesù ha acquisito tutta la forza per andare. Da qui in poi, nessuno potrà più fermarlo.
Nel deserto, infatti, Gesù non incontrò solo i demoni ma anche gli angeli (che lo servivano). Cioè: quegli stessi demoni, mostruosi e terribili, una volta capiti, compresi, conosciuti, addomesticati, sono diventati degli angeli, delle forze costruttive, a favore dell’uomo, amiche; da distruttive, contrarie all’uomo, nemiche, sono diventate le nostre risorse.
La potenza di un uomo è dentro di sé, gli viene data dall’essersi confrontato con tutto il potenziale distruttivo che c’è dentro e nell’averlo convertito in forza, energia, passione.
Il mio valore non è dato dall’esterno, né da ciò che gli altri pensano di me (potrebbero cambiare idea), né da ciò che conquisto (potrei perderlo) ma dall’interno, dalla mia capacità di confrontarmi con ciò che ho dentro e di imparare a conoscerlo, a gestirlo, a non prenderne paura. Il mio valore è dato dal non sottrarmi a ciò che ho dentro e dallo scoprire che i miei demoni sono i miei angeli. Che ciò da cui fuggo è ciò di cui ho bisogno.
Anni fa trovammo un gattino che qualcuno aveva lasciato per strada. All’inizio si avvicinava solo per mangiare e poi scappava via lontano da tutti. Prenderlo era impossibile. Ma un po’ alla volta si è fatto toccare, prendere, accarezzare, fino a diventare un ospite normale in casa nostra. Quel felino non era più pericoloso, anzi era un buon compagno della famiglia.
Niente di ciò che è dentro di noi è pericoloso se lo possiamo conoscere e addomesticare. Anche ciò che sembra distruttivo, pericoloso o malvagio può trasformarsi e diventare un angelo, una forza, una luce, una sensibilità, uno spazio d’amore. Rielke: “Ho paura che se i miei demoni mi lasceranno se ne andranno anche i miei angeli”. Pascal: “L’uomo non è né angelo né bruto, ma disgrazia vuole che chi vuol fare l’angelo faccia il bruto”.

E’ proprio dopo l’esperienza tremenda del deserto che Gesù diventa consapevole della propria forza. Perché? Perché è il confronto e lo stare con la sofferenza che ti matura, che ti fa più forte, che ti fa potente.
Le esperienze piacevoli rendono splendida la vita ma sono quelle dolorose che ci fanno crescere, che mettono il dito su di una parte di noi che deve ancora crescere, trasformarsi e mutare. Incontrare i nostri demoni ci farà sempre diventare più forti e ci farà incontrare i nostri angeli.
La gente crede di avere solo demoni dentro, solo schifezze, solo casini, difficoltà, problemi, confusioni? Poche persone credono in sé: e lo si vede dal fatto che pochi credono di avere una grande missione, che pochi credono che la loro vita sia significativa per il mondo, pochi credono di avere un compito particolare da svolgere in questo mondo. La gente, in genere, “tira avanti”.
Ma tu dentro hai Dio, non dimenticartelo. Lui è in te. Scopri il tuo valore! Riprenditi il tuo valore!

Tu hai delle mani e con le tue mani puoi accarezzare, abbracciare, costruire, lavorare, creare, dipingere, suonare, dare la mano, giocare a pallavolo o a ping-pong, cullare, scalare, scrivere, unire la tua mano alla mano di chi ami. Ma ti rendi conto di cosa puoi fare? Ti rendi conto del valore delle tue mani.
Tu hai degli occhi e puoi vedere il sole, la luna e le stelle, il mare, il cielo, il volo degli uccelli, la neve che cade a fiocchi, la smorfia di tuo figlio, il suo primo sorriso, il pianto di tua moglie quando le hai chiesto di sposarti, la luce negli occhi della gente.
Tu hai delle orecchie e puoi sentire la voce di chi ti ama e ti sussurra: “Tesoro; amore mio”, il pianto di tuo figlio che ti chiama e ti vuole, la voce tremante di chi ha paura, il canto degli uccelli o il suono delle onde del mare, il mormorio del vento, il respiro della tua donna che dorme accanto a te la notte, il grido di chi soffre, le voci gioiose dei bambini, la passione di chi parla. Ma ti rendi conto di cosa puoi sentire? Ti rendi conto di cosa puoi vivere?
Tu hai un corpo che può sentire l’acqua, il vento e la pioggia; puoi sentire la pace e l’unione dopo l’amore, puoi sentire un figlio che si sviluppa in te, puoi sentire l’amore pulsare, il cuore battere e il respiro entrare ed uscire in te.
Tu hai un cuore e con il tuo cuore puoi dire: “Ti voglio bene. Lo sai che sei importante per me. Lo sai che ti amo! Ci sarò nei tuoi momenti bui e difficile. Non ti preoccupare io non me ne andrò. Qui sei a casa”. Tu puoi accarezzare, abbracciare, baciare ed esprimere l’amore che hai dentro. Tu puoi farlo.
Tu hai un’anima che può decidere di vivere, di spendersi per qualcosa di grande, di appassionarsi per la vita e per tutto ciò che vive, che può non accontentarsi ma entrare nel mistero dell’esistenza; tu hai un’anima che può entrare in contatto con Dio, che può cogliere che tutto ha un senso, che può cogliere il senso della propria vita, che può lottare per grandi valori e ideali, che può cambiare certi destini, che può essere felice e vivere da liberata e illuminata.
Ma ti rendi conto di cosa puoi vivere?
E’ difficile tutto questo? Sì, lo è. Gesù ha vissuto tutto questo solo dopo aver passato il deserto e i demoni.
Ma guarda cos’ha vissuto! Non ne valeva la pena? Non vale la pena di essere purificati dal deserto per poter vivere tutto questo. Perché vivere come galline quando si è fatti per il cielo? Perché prendere paura per quaranta giorni di deserto quando si può vivere una vita così?
Non dimenticarti mai che tu sei Suo Figlio: tu hai un valore enorme, tu hai gli angeli che ti abitano dentro.
Gli angeli sono in te; tu sei ricco, tu puoi vivere cose intense, grandi, enormi. Non dimenticarti di chi sei. Non fare come gli ebrei che si erano abituati alla schiavitù. Non dimenticare la tua origine; non perdere mai memoria della tua dignità.

Il vangelo si chiude con Gesù che, appena uscito dal deserto, agisce. Si reca in Galilea; predica il regno di Dio e dice a tutti di convertirsi, di cambiare vita e di credere al vangelo. Gesù è consapevole dell’enorme potere che ha. Lo agisce e lo utilizza per il bene, per il regno di Dio.
Quando un uomo conosce i propri abissi conosce il potere del bene e del male che ha in sé. Finché noi non ci conosciamo profondamente riteniamo, ingenuamente, di non avere poi un così grande potere. Ma non è così: è fondamentale per l’uomo conoscere, mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male (Gen 2,16). Perché l’uomo deve sapere il potere enorme che ha in sé; potere di vita e potere di morte; potere di bene e di male; di guarire e di ferire. Tu hai un potere enorme, abbine consapevolezza; renditi conto di ciò che puoi fare per te e per il bene dell’umanità; sii responsabile di fronte a ciò che fai o non fai per te e per l’umanità.
Un collega “si fa bello” davanti al capo: scegli se perdonare o se rimanere risentito.
Hai comprato il vestito nuovo, scendi dall’auto e s’incastra nella portiera: strappo e vestito da buttare. Scegli se ridere o se piangere di fronte a ciò.
Ti viene chiesto un aiuto al camposcuola con i ragazzi: scegli se creare unità o se distruggere (te ne freghi!).
E’ un po’ che ci provi a fare silenzio e a mettere a tacere la testa: ma non funziona. Scegli se perseverare o se lasciar perdere.
Tuo figlio ha preso un brutto voto a scuola nonostante lo studio: scegli se incoraggiarlo lo stesso o se rimproverarlo.
Devi decidere un cambiamento importante (di atteggiamento o di vita) ma ti costa fatica e non sai a cosa porterà. Scegli se agire o procrastinare.
Tua moglie ti ha trattato male e, secondo te, ti ha offeso. Scegli se fare il primo passo o se continuare la guerra.
Senti di avere delle intuizioni in te, una profondità, delle ricchezze. Scegli se credere in te stesso o se rinunciare a te.
Sei capace di parlare: scegli se sottolineare il positivo o il negativo di una cosa; scegli se mettere in luce il bene delle persone o il loro male; scegli se parlare per costruire o per distruggere.
Tu puoi decidere se spegnere la tv o no; se protestare rispetto ad una ingiustizia o no; se schierarti o no; se impegnarti nel sociale o no. Scegli se agire il tuo potere o se delegarlo.
Amare è un potere. Odiare è un potere. Intervenire è un potere, starsene zitti, anche. Conoscersi è un potere, tanto quanto decidere di non conoscersi. Cambiare è un potere (puoi, cioè, farlo) come anche non cambiare. Farsi aiutare è un potere come anche non farsi aiutare.
Non ti puoi sottrarre al potere che hai, sappilo!
Puoi solo decidere se usarlo per il bene o per il male, per la vita o per la morte.
Non puoi sottrarti al tuo potere: puoi solo decidere come usarlo.

Pensiero della settimana

Chi vuol conoscere la destra deve conoscere la sinistra;
chi vuol sapere cos’è l’alto deve sapere cos’è il basso;
chi vuole sapere cos’è il maschile deve conoscere il femminile;
chi vuol sapere cos’è il bene deve sapere cos’è il male;   ( Don Marco Pedron)

Popularity: unranked [?]

Metanoia

Posted by Maria mollicone On febbraio - 22 - 2012 ADD COMMENTS

 

Mercoledì 22 Febbraio 2012

Nel tempo del deserto
La Chiesa è chiamata a vivere e comunicare un’esperienza forte di Dio


“Anche per la Chiesa di oggi il tempo del deserto può trasformarsi in tempo di grazia, poiché abbiamo la certezza che anche dalla roccia più dura Dio può far scaturire l’acqua viva che disseta e ristora”. Ad assicurarlo è stato il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata al tempo di Quaresima, si è soffermato sulla “situazione di ambivalenza” che caratterizza i quarant’anni di cammino del popolo di Israele dall’Egitto alla terra promessa, e che “descrive anche la condizione della Chiesa in cammino nel deserto del mondo e della storia”. “In questo deserto – ha spiegato Benedetto XVI – noi credenti abbiamo certamente l’opportunità di fare una profonda esperienza di Dio che rende forte lo spirito, conferma la fede, nutre la speranza, anima la carità”. Ma il deserto “è anche l’aspetto negativo della realtà che ci circonda: l’aridità, la povertà di parole di vita e di valori, il secolarismo e la cultura materialista, che rinchiudono la persona nell’orizzonte mondano dell’esistere sottraendolo ad ogni riferimento al trascendente”. È questo, per il Papa, “anche l’ambiente in cui il cielo sopra di noi è oscuro, perché coperto dalle nubi dell’egoismo, dell’incomprensione e dell’inganno”. “In questi quaranta giorni che ci condurranno alla Pasqua di Risurrezione – l’auspicio del Papa, che alla fine della catechesi ha augurato ai fedeli ‘buon cammino di Quaresima’ – possiamo ritrovare nuovo coraggio per accettare con pazienza e con fede ogni situazione di difficoltà, di afflizione e di prova, nella consapevolezza che dalle tenebre il Signore farà sorgere il giorno nuovo”.Le tentazioni e i pericoli. Con il “ricorrente numero quaranta” – ha ricordato il Papa – che nell’Antico e nel Nuovo Testamento “è il tempo delle decisioni mature”, è descritto “un contesto spirituale che resta attuale e valido, e la Chiesa, proprio mediante i giorni del periodo quaresimale, intende mantenerne il perdurante valore e renderne a noi presente l’efficacia”. La liturgia cristiana della Quaresima ha lo scopo, infatti, di “favorire un cammino di rinnovamento spirituale, alla luce di questa lunga esperienza biblica e soprattutto per imparare ad imitare Gesù, che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto insegnò a vincere la tentazione con la Parola di Dio”. I quarant’anni della peregrinazione di Israele nel deserto, per il Papa, da una parte sono “la stagione del primo amore tra Dio e il suo popolo”, dall’altra “il tempo delle tentazioni e dei pericoli più grandi, quando Israele mormora contro il suo Dio e vorrebbe tornare al paganesimo e si costruisce i propri idoli”. Questa “ambivalenza”, che caratterizza Israele nel deserto, la ritroviamo “in modo sorprendente nel cammino terreno di Gesù, naturalmente senza alcun compromesso col peccato”. Nella sua vita terrena, “Gesù si reca nel deserto per stare in profonda unione con il Padre”. Una “dinamica”, questa, che “è una costante nella vita terrena di Gesù, che ricerca sempre momenti di solitudine per pregare il Padre suo e rimanere in intima ed esclusiva comunione con Lui, e poi ritornare in mezzo alla gente”. Ma in questo tempo di “deserto” e d’incontro speciale col Padre – ha fatto notare il Papa – Gesù “si trova esposto al pericolo ed è assalito dalla tentazione e dalla seduzione del maligno, il quale gli propone una via messianica lontana dal progetto di Dio, perché passa attraverso il potere, il successo, il dominio e non attraverso il dono totale sulla Croce”.Non di alcuni, ma di tutti. Nella parte iniziale della catechesi, Benedetto XVI ha ricordato che nei primi secoli il tempo della Quaresima era “il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede e di conversione per giungere a ricevere il sacramento del Battesimo”. Si trattava di “un avvicinamento al Dio vivo e di una iniziazione alla fede da compiersi gradualmente, mediante un cambiamento interiore da parte dei catecumeni, cioè di quanti desideravano diventare cristiani ed essere così incorporati a Cristo e alla Chiesa”. Successivamente, “anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a quella di Cristo”. “La partecipazione dell’intera comunità ai diversi passaggi del percorso quaresimale – ha affermato il Santo Padre – sottolinea una dimensione importante della spiritualità cristiana: è la redenzione non di alcuni, ma di tutti, ad essere disponibile grazie alla morte e risurrezione di Cristo”. In questa prospettiva, “sia coloro che percorrevano un cammino di fede come catecumeni per ricevere il Battesimo, sia coloro che si erano allontanati da Dio e dalla comunità di fede e cercavano la riconciliazione, sia coloro che vivevano la fede in piena comunione con la Chiesa, tutti insieme sapevano che il tempo che precede la Pasqua è un tempo di metanoia, il tempo del cambiamento, del pentimento; il tempo che identifica la nostra vita umana e tutta la nostra storia come un processo di conversione che si mette in movimento ora per incontrare il Signore alla fine dei secoli”.( da Agenzia Sir)

Popularity: unranked [?]

Mi guarirai

Posted by michelangelo On aprile - 1 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

“Mi guarirai da ogni malinconia attraverso di lui che siede alla tua destra e intercede per noi. Perché altrimenti sarei disperato. Son molte e grandi, infatti, le mie malinconie, son molte e grandi. Ma più abbondante è la tua medicina” (S. Agostino).

Si può piangere per diversi motivi: per esprimere una gioia, per un dolore, per l’emozione, per amore, per compassione… In ognuna di queste circostanze, talvolta, le lacrime sono incontenibili e scorrono in abbondanza sul volto dell’uomo; e il nostro cuore, seppur tacitamente, spera e desidera di incontrare qualcuno capace di compassione.
Parlare oggi di compassione risulta, forse, un po’ difficile vista la spietata attenzione che in molti riservano solo a se stessi!

Il termine compassione è un felice dono della cultura latina. Lo possiamo considerare un felice dono poiché tale termine esprime il generoso legame e la partecipazione al dolore altrui. “Cum-passus” (compatire), partecipare all’altrui patimento… condivisione, dunque, di una sofferenza o di una gioia! Niente di più bello e di più sacro, che ci permette di portare conforto a chi è rimasto schiacciato dalla solitudine!

La Bibbia ci ricorda, con quattro splendide citazioni, l’importanza di imparare a condividere la vita degli altri che il Signore ci ha offerto in dono:
«Non ho pianto io forse con chi aveva i giorni duri» (Gb 30, 25).
«Non evitare coloro che piangono e con gli afflitti mostrati afflitto» (Sir 7, 34).
«Beati voi che ora piangete, perché riderete» (Lc 6, 21).
«Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto» (Rm 12, 15).

Chi meglio di Maria ha sperimentato tale compassione?
“Maria… condivide la compassione del Figlio per i peccatori. Come affermava san Bernardo, la Madre di Cristo è entrata nella Passione del Figlio mediante la sua compassione (cfr Omelia per la Domenica nell’Ottava dell’Assunzione). Ai piedi della Croce si realizza la profezia di Simeone: il suo cuore di Madre è trafitto (cfr Lc 2,35) dal supplizio inflitto all’Innocente, nato dalla sua carne. Come Gesù ha pianto (cfr Gv 11,35), così anche Maria ha certamente pianto davanti al corpo torturato del Figlio. La sua riservatezza, tuttavia, ci impedisce di misurare l’abisso del suo dolore; la profondità di questa afflizione è soltanto suggerita dal simbolo tradizionale delle sette spade. […] Maria è oggi nella gioia e nella gloria della Risurrezione. Le lacrime versate ai piedi della Croce si sono trasformate in un sorriso che nulla ormai spegnerà, pur rimanendo intatta la sua compassione materna verso di noi” (Benedetto XVI).

Dobbiamo necessariamente ricreare i presupposti dell’amore vicendevole, non si può continuare a far finta di non vedere! L’alternativa a certi modelli – prodotti dalla cultura mondana del nostro tempo, attraverso gossip e televisione – sei TU!
Un “Tu” capace di accogliere e contenere un altro; un “Tu” generato dall’amore di Cristo sofferente in Croce e risorto, capace di diventare, come Lui, medicina e sollievo!!!

“Non sono uno dei risorti; sono la risurrezione. Chi vive in me, chi è in me compreso, è preso da me nel risorgere. Io sono la metamorfosi. Come cambiano pane e vino così cambia il mondo in me” (H.U. von Balthasar).

Dio ha scelto la concretezza della carne per rivelarsi all’uomo e questo fa del cristianesimo il più grande paradosso religioso di tutti i tempi.

Una delle conclusioni alle quali giunge Jacob Neusner – il grande erudito ebreo citato da Papa Ratzinger nel suo libro Gesù di Nazaret – riguarda l’assurdo accostamento tra la Parola di Dio contenuta nelle sacre scritture e la persona di Cristo.

«Così – disse il maestro – è questo che il saggio Gesù aveva da dire?».
Risposi: «Non precisamente, ma quasi».
Allora mi domandò: «Che cosa ha tralasciato?».
E io: «Nulla».
Ribatté il maestro: «Che cosa ha aggiunto allora?».
E io: «Se stesso».
Lui: «Oh…!».
(Jacob Neusner, Un rabbino parla con Gesù)

Talvolta cerchiamo di spiegare alcuni aspetti marginali dell’esistenza di Cristo, piuttosto che contemplare  l’avvenimento principale della fede, “il fatto” cioè che un Dio per farsi carne abbia scelto la misera condizione umana e sia venuto ad abitare in mezzo a noi e che, nel presente, nell’oggi della nostra vita quotidiana ritorni a mendicare la debole e vacillante attenzione dell’uomo.

Popularity: 44% [?]

Le tre colonne della vita.

Posted by Sergio Scacchia On marzo - 10 - 2010 1 COMMENT

di Sergio Scacchia
L’altro giorno, mentre in parrocchia le donne del gruppo volontariato vincenziane erano impegnate nella distribuzione dei pacchi alimentari agli indigenti che affollavano la chiesa, riflettevo sull’importanza spirituale della Quaresima.
Questo tempo propizio di conversione all’amore di Dio e dei fratelli, a volte sembra scivolarci addosso, senza operare nulla di concreto.
Sono quaranta giorni di purificazione, di liberazione da ogni tipo di condizionamento temporale, per ritrovare la propria radice cristiana, per riunirsi nel Signore e servirlo degnamente in azioni buone ormai rarefatte nel tempo.
La sapienza della tradizione cattolica consiglia di servirsi d’indispensabili strumenti che possano aiutare in questa che è un’autentica battaglia contro la tentazione, nel rinnegare l’orgoglio dell’auto sufficienza.
È questo il senso delle tre colonne della vita per l’uomo giusto già presente nella più antica tradizione ebraica: la preghiera, il digiuno, la condivisione.
La preghiera come luogo di silenzio da rumori e presenze per sentire, nel deserto dell’anima, la voce dello Spirito di Dio e la Parola che salva; il digiuno come estrema riduzione di quell’io preponderante che esige e comanda la nostra anima, nella certezza di esprimere così ai fratelli una solidarietà credibile, concreta e efficace; la condivisione, come esprime mirabilmente il priore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, nel privarsi di quanto si possiede personalmente per farne parte ai bisognosi.
Le tre colonne dell’uomo giusto che sa riconoscere la meschinità del tentare la potenza e l’amore di Dio a vantaggio dei propri capricci, conducono alla porta della salvezza solo se riusciremo a dare il giusto significato alle parole.
La preghiera deve diventare privazione del proprio tempo di cui non si deve più essere padrone. E’ la gioia del donare minuti che non riavremo più al nostro Signore, meditando accanto a Lui e facendogli posto primario nella nostra vita.
Così il digiuno deve farci riflettere che il cibo e la nostra esistenza sono doni del Signore che ci chiede di dominare le pulsioni e i finti bisogni.
La condivisione, vista come elemosina o come opere di misericordia, non deve essere solo mera traslazione di un nostro superfluo che non fa patire una vera privazione, ma solo pura carità che parte dal cuore. Un gesto di reale impoverimento a favore dell’altro.
Raniero Cantalamessa parla, appunto, di una misericordia del cuore e una delle mani, significando in questo che dopo aver sperimentato la misericordia di Dio, dobbiamo a nostra volta attuarla con i fratelli nel bisogno e nella sofferenza; misericordia per avere misericordia, come insegna mirabilmente la parabola dei due servitori.
Il tutto, come espresso nella lettera quaresimale del vescovo della Diocesi di Teramo Atri, Monsignor Michele Seccia, di uno stile di vita sobrio che non confonda la ricchezza economica con quella della vita, generando un dissennato consumismo a scapito dei bisogni di milioni di individui.
Difficile, quasi utopistico, in un mondo in cui ci si serve di sms o assegni, per inviare aiuti di qualche euro per sentirsi a posto con la coscienza.
Nella nostra Caritas parrocchiale, durante la distribuzione delle derrate alimentari alle famiglie povere, si vive il senso del sentire questi fratelli meno fortunati, come parte della vita che stiamo passando e non realtà virtuale per una donazione a poveri che non vogliamo attraversino la nostra strada.

Popularity: 44% [?]

“SHEMA’, ISRAEL”

Posted by marilena marino On marzo - 9 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Quaresima e Monte Sinai: la Chiesa ci ricorda il tempo dell’Esodo, il tempo del deserto. Un popolo schiavo, pieno di zoppi, ciechi, sordi, si appresta a ricevere la Torah perfetta ai piedi del Monte per l’Alleanza  tra Dio e il suo eletto. I rabbini vedono l’Esodo come come una nuova creazione, in contratto sponsale tra Dio e la Sposa, il suo popolo Israele; quando si presenta nel Monte Sinai, dice: “Shema’ Israel! Ascolta Israele! Io sono l’unico Signore. Amerai il Signote tuo Dio con tutto il tuo cuore, tutta la tua anima e con tutte le tue forze”.

Ecco la Quaresima! Cosa significa amare dio con tutto il cuore? Amarlo con tutto il corpo, senza mormorare perchè fa caldo, perchè si mangia male, perchè si hanno i reumatismi, perchè fa caldo, perchè fà freddo, perchè sei sola, perchè sei solo! Anche Israele mormorava e non voleva la manna, si ricordava della carne, delle cipolle e dei pesci d’Egitto!

Amerai Dio con tutta la tua anima e tutta la tua mente, ma mal si sopporta la precarietà, non sapere dove sta la verità, dove sta Dio… il popolo sta nel deserto molti anni e si domanda: che ci sto a fare qui? Questo Mosè ci fara’ morire tutti nel deserto!

Allora la Chiesa ci ricorda che amare Dio con tutta l’intelligenza, anche, significa accettare che porti Lui la storia come vuole, come la Vergine Maria che non ha mormorato sotto la croce, quando la sua maternità è stata esposta a dura prova e la sua anima trapassata da una spada.

Il combattimento delle tentazioni si affronta con il digiuno anche “personale”:  dall’astenersi da provocazioni volute, da frasi volute, da esibizioni volute, dal non fare cose che solitamente sollecitano facilmente i nostri sensi…

I soldi e quel  passo del Vangelo di Luca (18, 22) “Và, vendi i tuoi beni e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”.  Liberarsi da sè stessi, essere liberi.. e la preghiera, soprattutto quella del cuore, come il russo Teofane il Recluso che,  con il suo libro “Pratica della preghiera del cuore”, cita l’orazione incessante che accende la fiamma continua del cuore, come una respirazione: questo calore costante della preghiera,(della presenza di Cristo nel tuo cuore), è la vera respirazione di questa vita, in modo che il progresso del nostro pellegrinaggio spirituale, si arresta quando si estingue questo calore interiore, cosi’ come la vita del corpo si estingue quando cessa la respirazione naturale.

Popularity: 44% [?]

Non si governa la Chiesa come si fa con le cose umane

Posted by brunomastro On febbraio - 24 - 2010 ADD COMMENTS

di Bruno Mastroianni, Tempi, 18.2.2010

Non c’è da preoccuparsi per il disco rotto che è tornato a suonare: “il Papa è isolato e non si preoccupa di governare”. Si è detto lo stesso per tutte le altre vicende mediatiche del pontificato. Cambiano le circostanze ma il tasto che alcuni battono è sempre quello.

E il problema non è nemmeno Ratzinger: si dicevano cose simili anche per Wojtyla, il quale secondo i soliti critici, troppo proteso all’esterno, trascurava la curia. Probabilmente, se ci cimentassimo in una disamina dei pontificati degli ultimi duemila anni, per ogni Papa troveremmo un coro di voci critiche pronte a spiegare come governare meglio la Chiesa.

Perché, alla fine, la questione è un’altra: tutto nasce dall’errore di trattare la Chiesa con gli stessi guanti con cui si maneggiano le cose umane. Non a caso in tante analisi – dotte e informate agli occhi dell’opinione pubblica – c’è sempre una medesima lacuna. Tra misurazioni degli equilibri di potere, rilievi su sbavature di governo, raccolta di indiscrezioni e proiezioni su scenari futuri, raramente c’è traccia di quell’unica domanda che varrebbe la pena porsi: cos’è che da duemila anni fa funzionare la Chiesa? Seguendo questa pista, di sicuro, si potrebbe iniziare a capire perché Benedetto – come tanti altri predecessori – più che alle manovre curiali si dedica ai contenuti della fede.

Nel recente messaggio per la Quaresima il Papa cita Gesù che definisce «ingenuo e miope» chi crede che il male dipenda solo da cause esteriori: per realizzare il bene occorre anzitutto che cambino i cuori. Un testo da rileggere, visto il periodo.

Popularity: 41% [?]

365 giorni con Giovanni Paolo II

Posted by michelangelo On febbraio - 17 - 2010 ADD COMMENTS

Recensione di Michelangelo NASCA

ALDINO CAZZAGO

365 giorni con Giovanni Paolo II, San Paolo Edizioni

Tra gli scaffali di moltissime librerie italiane, persino quelle degli autogrill autostradali e dei grandi centri commerciali, è possibile acquistare il testo curato da Padre Aldino Cazzago 365 giorni con Giovanni Paolo II . Il volume andando esposto in luoghi non usuali come sono le librerie cattoliche e religiose, aveva l’ambizione di cadere sotto gli occhi di chi normalmente non frequenta le citate librerie. Nel quinto anniversario dalla morte del grande Papa polacco e ad un passo dalla canonizzazione, il testo di P. Aldino Cazzago offre a tutti l’opportunità di ripercorrere il sentiero spirituale tracciato da Karol Wojtyła, raccontando quotidianamente, per 365 giorni, i momenti più significativi del suo pontificato. Il libro è, infatti, una sorta di breviario contenente un testo di Giovanni Paolo II per ogni giorno dell’anno.

La preoccupazione dell’Autore è stata quella di scegliere testi adatti al periodo in questione. Così, per esempio, nel mese di marzo (tempo di quaresima) sono state scelte le riflessioni sul peccato, la conversione e il silenzio; a dicembre (tempo di avvento-natale) i brani relativi all’attesa e all’incarnazione del Messia; nel mese di giugno i temi riguardanti pentecoste, Spirito Santo, Eucaristia, Corpus Domini. Il mese di maggio è dedicato in gran parte alle riflessioni sulla Vergine Maria e alle catechesi sui doni dello Spirito Santo.

Testi adatti sono stati scelti anche per molte delle feste fisse del calendario liturgico. I mesi di gennaio, aprile, maggio e giugno propongono una serie di riflessioni relative ai sacramenti dell’iniziazione cristiana e al sacerdozio. Non mancano spunti di riflessione circa i temi della famiglia, l’amore, la maternità, la donna, i giovani, gli anziani. I giorni di novembre offrono poi al lettore una ricca argomentazione tematica su inferno, purgatorio, paradiso e sull’esperienza del dolore.
Le riflessioni di Giovanni Paolo II sui principali santi carmelitani (Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Teresa del B.G., Edith Stein) sono ricordati nelle rispettive memorie liturgiche. Anche la festa della Madonna del Carmine.Nei restanti giorni dell’anno l’Autore propone le riflessioni che riguardano i movimenti, il dialogo interreligioso, l’oriente cristiano, l’arte.

Alcune delle riflessioni scelte dall’Autore sono tratte da testi, omelie e libri del periodo precedenti il pontificato di Giovanni Paolo II. Presenti anche brani della produzione poetica e letteraria del Pontefice.

E’ possibile, infine, rintracciare la chiave di lettura di questo testo nelle parole che P. Aldino Cazzago scrive nella prefazione del libro: “Più ci si addentra nel pensiero dell’intellettuale, del vescovo e papa Karol Wojtyła e più si ha la netta sensazione di trovarsi davanti a un uomo e a un cristiano che nello scorrere della sua esistenza è diventato totalmente trasparente al mistero di Dio e alla missione di testimoniarlo in mezzo al mondo. Capire fino in fondo l’animo e il cuore di un uomo è certamente impresa ardua e forse impossibile. Quando l’animo e il cuore dell’uomo sono abitati dal mistero di Dio, risultano poi ancor più insondabili. Nel caso di Giovanni Paolo II le cose non stanno diversamente”.

Aldino Cazzago (1958) appartiene all’Ordine dei Carmelitani Scalzi ed sacerdote dal 1983. Ha studiato al Pontifcio Istituto Orientale di Roma.  Insegna Teologia dell’Oriente cristiano e Agiografa presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Università Cattolica (sede di Brescia). Tiene corsi anche presso lo Studio Teologico Sant’Antonio di Padova della Facoltà Teologica del Triveneto. Ha pubblicato Cristianesimo d’Oriente e d’Occidente in Giovanni Paolo II (Jaca Book, 1996); Paolo VI. Invito alla lettura (San Paolo, 1999); santi danno fastidio (Jaca Book, 2004); Il cristianesimo orientale e noi. La cultura ortodossa in Italia dopo il 1945 (Jaca Book, 2008). Dal 2007 è direttore dell’ edizione italiana della rivista «Communio» che annovera tra i suoi fondatori Hans Urs von Balthasar e Joseph Ratzinger.

Popularity: 33% [?]

La Quaresima vista dai fratelli musulmani

Posted by Sergio Scacchia On febbraio - 15 - 2010 ADD COMMENTS

di Sergio Scacchia

Mentre la Chiesa si appresta a vivere il momento più importante dell’anno liturgico, la Quaresima, tempo di raccoglimento e di riavvicinamento al Signore, penso sia indispensabile rivedere il rapporto con il Signore, l’unica persona capace di dare un senso alla nostra vita, anche attraverso l’esempio di una famiglia che professa un’altra religione.
Sono parecchi i fratelli musulmani presenti nella Diocesi di Teramo Atri, tutti ben integrati in una comunità che non ha mai registrato scontri di civiltà o di ideologia religiosa, dimostrando sempre una profonda cultura dell’accoglienza.
Mi ha sempre colpito dei musulmani, l’assoluta dedizione ai momenti di preghiera. Anche noi cristiani abbiamo diversi spazi durante la giornata per dedicare attimi al Signore, ma, forse, bisogna riconoscere che spesso manchiamo all’appuntamento con Dio.
“Guarda che la preghiera è uno dei cinque pilastri dell’Islam!” Chi parla, in perfetto italiano è una bella e giovane signora. Si chiama El Battal Saida.
“Il primo pilastro- mi spiega la donna- è l’accettazione dell’unicità di Dio, il secondo è dato dalle cinque preghiere giornaliere, il terzo è la carità, il quarto è il Ramadan e il quinto è il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita. Bisogna rispettare tutti e cinque i pilastri, altrimenti non c’è equilibrio per seguire la retta via”.
Lei vive, insieme al marito El Jahar Salah e i suoi tre figli, in un paese della provincia di Teramo, in Abruzzo. Vorrebbe anche altri bambini perché “i figli sono benedizione di Allah e noi di sera guardiamo poca televisione.”
Ride divertita della battuta la signora che ha un sorriso di disarmante bellezza.
Il suo uomo, proveniente dal Marocco, giunse da noi quasi venti anni fa, lei lo raggiunse tre anni dopo. Da quel momento la nostra terra è diventata una nuova patria per la coppia che subito si è integrata alla perfezione.
“La gente ci vuol bene- dice l’uomo – lo stipendio è dignitoso.”
Lavora nel settore dei prefabbricati ma non dimentica di pregare per cinque volte nel giorno. “Anche durante il Ramadan, a settembre, ho letto i versetti del Corano alle ore dovute”.
Salah mi spiega insieme alla sua amata Saida, che, il Ramadan, mese sacro dei musulmani, consta di trenta giorni all’insegna del digiuno, della meditazione e della preghiera con forti momenti di intensa comunione con Dio e con i fratelli. Questo mese è ritenuto sacro perché, secondo la tradizione, durante la “Notte del Destino”, fu rivelato il sacro Corano al profeta Mohammed, tramite l’arcangelo Gabriele.
Durante questo periodo ci si trova in moschea per cenare; segue la preghiera al tramonto, poi si sta insieme prima dell’ultima preghiera e poi è il momento della preghiera lunga che si fa solo per il Ramadan: il “tarawih”.
Dove vanno a pregare i musulmani da queste parti? Scopro dalle loro informazioni che esistono moschee in piccoli paesi del teramano da Campli, a Controguerra fino alle porte del capoluogo.
Hanno la bella abitudine di leggere di sera i versetti del Corano insieme ai figli più grandi. Quello che dovremmo fare noi, nelle nostre famiglie, nei riguardi della Bibbia.
“Ma voi cristiani, credete veramente che durante questi trenta giorni noi musulmani dimagriamo? Non è così! Per tutto il giorno non si tocca cibo. Di sera, davanti ad una tavola piena da far spavento si mangia tanto. Abbiamo colazione, pranzo e cena, tutto in uno! C’è ogni bene sulla tavola, meno che il maiale! Subito dopo, si va a dormire e il cibo non si smaltisce. I bambini hanno messo su due chili a settembre per il Ramadan!”
C’è da ripensare alla nostra Quaresima, all’indifferenza di molti cristiani ad un periodo che è paragonabile all’importanza del Ramadan degli altri. Mustapha Ratza, il capo spirituale di una comunità musulmana della costa adriatica, mi parlò un giorno di Gesù e disse: “Mai nessuno di noi musulmani si sognerebbe di offendere Gesù, il grande profeta. La croce non offende, ma unisce i fratelli di tutte le religioni”.

Prima di andar via, l’occhio mi cade su di un’iscrizione di legno vicino la porta d’ingresso: “Chi digiuna ha due motivi di rallegrarsi: si rallegra quando lo rompe e si rallegrerà del digiuno fatto quando incontrerà il suo Signore…”

Popularity: 28% [?]

L’amore è una cosa meravigliosa….

Posted by marilena marino On febbraio - 15 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

E’ la voglia di sognare… cantava Ornella Vanoni….

E l’Italia davvero non vuole smettere di sognare e si ammanta di chimere e sentimenti, osannando S Valentino al posto dei martiri Cirillo e Metodio che sul nostro calendario imporporano ogni anno la ricorrenza del 14 Febbraio; va bene il campione d’incassi  “Avatar”, ancora meglio la tecnologia scolpita a 3D, senza parlare del mitico Carnevale che quest’anno è trascorso troppo veloce senza dar tempo ai gestori di locali di incassare piu’ cospicue somme di denaro, ma il top dei sogni degli italiani è rappresentato sempre e comunque da quell’insostenibile  e irrefrenabile desiderio di aprire il bauletto del cuore, da dove far volare tanti e bellissimi palloncini rossi con su scritto: ti amo!

Dal film come La Prima cosa Bella di Paolo Virzi’, a Baciami ancora di Muccino, dal recentissimo Scusa, ma ti voglio sposare di Federico Moccia, alla burrosa Capri, fiction televisiva: quest’ultima ha raggiunto lo share del 20.27% con 5 milioni e 187mila spettatori in prima serata, vincendo la sfida degli ascolti TV e superando persino Amici!

Mare azzurrissimo, aneddoti di vita e  variegati personaggi, colorati da simpatiche gag partenopee, fanno emergere un’epidermica sensazione di voluttoso sentimentalismo che, accarezzato dalla scenografica isola dell’amore, Capri, per l’appunto, sembra emergere, come una seconda pelle ,dal cuore degli italiani.

Bè, che male c’è?!  La vita è fatta anche di sentimenti, no?!  Solo che a volte, sognare e risvegliarsi in una realta’ non proprio idilliaca, puo’ far naufragare anche se sei sull’isola dei famosi!

Ben venga,allora, il periodo quaresimale e questo tempo tutto dedito alla contemlazione interiore, non certo per scardinare i sentimenti, ma per lottare con piu’ forza contro gli “anestetismi” della finzione che illude.

“Ama e fai cio’ che vuoi”.. un Santo lo disse, ma forse per fare dell’amore un sentimento eroico di “donazione” e amore che va al di la’ anche di una love story paradisiaca  ed idilliaca che oggi lascia troppo poco spazio”all’amore al nemico”. E quando il nemico sembra proprio essere, magari,  quell’amore che ti sembra dare prima emozioni cosi’ forti da strapparti l’anima e che poi lascia strascichi di straziante dolore?

Bè, la risposta è sempre questa: l’amore è una cosa meravigliosa! E tra un digiuno, una stazione quaresimale e un frugale pasto a base di pane e acqua il venerdi’, una frase  sussurra:  ..Signore, abbi pieta’ di me, che sono un peccatore!!!…

Marino Marilena

Popularity: 23% [?]

Quaresima,Pasqua, Sussidio liturgico-pastorale della CEI

Posted by marilena marino On febbraio - 5 - 2010 ADD COMMENTS

E’ disponibile in tutte le librerie cattoliche d’Italia e nel sito dell’Ufficio liturgico nazionale www.chiesacattolica.it/liturgia il Sussidio liturgico-pastorale della CEI per il tempo di Quaresima- Pasqua 2010 dal titolo “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gioele 2,12) è edito dalla San Paolo. «Il presente sussidio - scrive nell’introduzione S. E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI – a partire dalla Parola di Dio annunciata e ascoltata nella liturgia offre indicazioni e stimoli per articolare in precisi itinerari le dimensioni fondamentali che la Parola ci indica, favorendo il recupero di una interiorità rinnovata, un annuncio sincero e convinto. La Quaresima è tempo della conversione del cuore, occasione favorevole per ritrovare identità. La Pasqua è il tempo della gioia della risurrezione, che non può essere tenuta nascosta nel chiuso del cenacolo, ma si apre alla proclamazione gioiosa: “Cristo è risorto!”. Per tutto il mondo c’è possibilità di salvezza, di perdono, di vita nuova».

Popularity: 20% [?]

Papa: eutanasia e’ colpo al cuore

Posted by marilena marino On febbraio - 5 - 2010 ADD COMMENTS

(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 5 FEB – ‘Il sostegno all’eutanasia colpisce al cuore il principio cristiano della dignita’ della vita umana’: lo ha detto il Papa. Ricevendo alcuni vescovi scozzesi, Ratzinger ha parlato dell ‘montante secolarismo’ in quel Paese sottolineando che ‘i recenti sviluppi nell’etica medica e alcune pratiche nell’embriologia sono causa di preoccupazione’. Ha pero’ sostenuto che la Chiesa non e’ ‘una serie di proibizioni e di posizioni retrograde’, ma ‘e’ creativa e generatrice di vita’.

Popularity: 16% [?]

Assisi. La Tenda del Risorto.

di Marilena Marino La Chiesa di Dio che è in Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, memore del comando del suo [...]

Cinema e religioni a Trento e Cannes (passando per Buddha)

“Viaggi della fede. Viaggi della speranza”: è questo il tema dell’edizione 2010 (la tredicesima) di Religion Today Film Festival, che [...]

Essere straordinari nell’ordinario: la semplice eredità di don Luigi Monza.

1.200 persone hanno assistito alle 3 repliche di “…scrivi: «Amore»” , lo spettacolo ispirato al messaggio del Beato Luigi Monza. [...]

MAGGIO, MESE DELLA MAMMA

da Mariangela Musolino FEDERAZIONE UMBRA MOVIMENTO PER LA VITA comunicato stampa – 6 maggio 2010 MAGGIO, MESE DELLA MAMMA: IL [...]