Saturday, May 19, 2012

Fiere e Angeli

Posted by massimo On febbraio - 22 - 2012 1 COMMENT

    26 febbraio 2012 – Fiere e angeli

ANNO B
I DOMENICA DI QUARESIMAPrima lettura: Gen 9,8-15
Salmo Responsoriale Dal salmo 24
Seconda lettura: 1Pt 3,18-22
Vangelo: Mc 1,12-15

 

Via le maschere, adesso.
Quelle di Carnevale, certo, ma soprattutto quelle che indossiamo sempre.
Inizia la Quaresima, il tempo che ogni anno ci viene donato per tornare all’essenziale, per tornare a noi stessi, per fare in modo che l’anima ci raggiunga, per incontrare Dio.
Lo desideriamo, certo, ma sappiamo bene quanto sia difficile conservare la fede, fare del vangelo il metro di giudizio della nostra vita, restare in intimità con noi stessi.
Questo tempo di essenzialità ci prepara alla grande festa della Pasqua e dobbiamo vegliare finché le tante iniziative proposte dalle parrocchie in queste settimane non ci giungano abitudinarie e fiacche. Non lasciamo la maschera che indossiamo per indossare la maschera del penitente pensando, così, di far piacere a Dio. Il problema non è mangiare il prosciutto di venerdì, o mettere da parte dei soldi per le missioni, né fare le facce da mortificati, ma vivificare la nostra fede.
Come Gesù è entrato nel deserto per decidere come affrontare la sua missione, così anche noi entriamo del deserto per mettere a fuoco le scelte che vogliamo fare.
Certo: leggendo il vangelo di Marco si resta piuttosto delusi: l’evangelista sintetizza le tentazioni di Gesù in due soli versetti, senza entrare nel dettaglio.
Ma stiamo imparando a diffidare dell’apparente semplificazione di Marco. Le sfumature che contraddistinguono il suo racconto sono un universo da scoprire.

Lo Spirito
È lo Spirito che spinge Gesù nel deserto per soddisfare il suo desiderio di verità, di preghiera, di silenzio. Lo abbiamo già incontrato, di notte, da solo, a pregare il Padre, il Maestro.
Ora lo ritroviamo per un lungo periodo a concentrarsi solo sul suo rapporto con Dio.
Avessimo il coraggio anche noi di imparare il silenzio! Di scoprire una preghiera fatta di ascolto! Di osare, sospinti dallo Spirito, qualche giorno all’anno da dedicare allo spirito! Avessimo anche noi il coraggio di ridire al nostro cristianesimo tiepido che lo Spirito ci spinge! Che ci obbliga all’interiorità!
Per quaranta giorni Gesù resta nel deserto, tentato da satana.
Non è una parentesi nella sua vita: i quaranta giorni, nel cammino dell’Esodo, indicando una generazione, cioè una vita.
Per tutta la vita Gesù ha voluto stare in contatto intimo con Dio, nel deserto del suo cuore.
Per tutta la vita Gesù ha combattuto contro colui che divide, contro l’avversario, il satana.
Il termine usato da Marco, uno dei tanti a sua disposizione, non indica, in questo caso, la personificazione del male, ma lo spirito maligno, l’avversario, il divisore. La parte oscura della realtà che ci mette a dura prova, continuamente.
Esiste il male e ci porta alla paralisi, come dicevamo domenica scorsa. Esiste ed agisce continuamente nelle nostre vite.
Siamo liberi ed è impegnativo scegliere la parte luminosa della realtà, quella che proviene da Dio. Anche noi a volte abbiamo l’impressione di essere sempre in battaglia.
È consolante sapere che anche Gesù ha vissuto così. E ha vinto.

Fiere e angeli
Fiere e angeli lo servono. Che significa?
Gli esegeti danno due spiegazioni, scegliete voi quella che vi convince di più.
Forse Marco sostiene che Gesù sta creando una nuova realtà. L’uomo che vive in armonia con il creato, con le bestie feroci, richiama lo stato iniziale di Adamo. Come a dire: Gesù è il nuovo Adamo.
Ma, aggiungo io da birichino, come a dire che nel deserto il Maestro ritrova l’armonia primigenia, e anche noi. Cosa altro dobbiamo sentirci dire per riappropriarci del silenzio e d lla preghiera?
Forse Marco si riferisce alle fiere della profezia di Daniele: lì indicavano le grandi potenze straniere dell’epoca, qui indica i poteri contro cui Gesù deve fare i conti (Roma, il sinedrio, i farisei…) ma, anche, i poteri che riconoscono la supremazia del Signore.
La nostra vita è come un tessuto: la trama siamo noi a disegnarla, ma deve essere necessariamente intrecciata con l’ordito. La sensazione che la nostra vita non vada da nessuna parte ci deriva, forse, dal fatto che ci illudiamo di intessere una stoffa senza un ordito a cui appoggiare le nostre trame.
Gli angeli, in questo caso, indicano le tante presenze che Gesù, e noi, incontriamo nel nostro percorso di fede e che ci riportano verso Dio.
Un amico, un prete, un evento, un libro possono diventare angeli che ci aiutano a superare le tentazioni.

Galilea
Marco è l’unico che lega la fine del deserto con l’inizio della predicazione in Galilea. Non entriamo nel deserto per restarci, non costruiamo un mondo a parte, ma il superamento della tentazione e il ritorno all’armonia iniziale, conseguiti grazie all’aiuto dei tanti inviati con cui Dio accompagna il nostro cammino ci spingono a diventare testimoni.
Credibili.

Buona Quaresima, cercatori di Dio, lasciamo che lo Spirito ci spinga nel deserto. 

Don Paolo Curtaz

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Lebbra e cuore

Posted by marilena marino On febbraio - 9 - 2012 ADD COMMENTS

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La pagina del Vangelo che la Liturgia di questa domenica ci fa leggere (Mc.1,40-45), ci chiede una notevole attenzione: siamo di fronte ad una tipica pagina di Marco, essenziale nello stile narrativo, ricchissima di contenuti solo accennati e lasciati alla intelligenza del lettore da comprendere e da approfondire. Siamo di fronte ad una pagina tutta concentrata sulla figura di Gesù, non facile da capire, persino sconcertante, ma proprio per questo importante per il cammino di fede che Marco ci guida a compiere.
“Un lebbroso viene verso di Lui, supplicandolo e dicendogli: “Se vuoi, puoi rendermi puro”. Il racconto di Marco comincia con il presentarci la figura di questo lebbroso che prende l’iniziativa, agisce, parla e si muoverà sino alla fine di testa propria non ascoltando ciò che Gesù gli dice. Non è di facile interpretazione questa figura che Marco propone: un esempio da imitare, o una condotta da condannare? Questa complessità si riflette nella diversità con cui le antiche tradizione del testo descrivono la reazione di Gesù di fronte alla domanda del lebbroso. Il testo che noi leggiamo dice: “e mosso a compassione.” ma altri antichi manoscritti dicono: “essendo andato in collera.” Gesù, dunque, di fronte al lebbroso si è commosso oppure si è adirato? Gli esperti di “critica del testo” affrontano la questione e, secondo le regole di questa scienza, tendono a privilegiare la lettura che noi scartiamo: “essendo andato in collera”. Questa lettura troverebbe conferma dalla reazione di Gesù dopo l’azione di purificazione: “fremendo contro di lui, lo cacciò via subito”. Perché, dunque, questo atteggiamento di Gesù? Certo, Marco ce lo presenta in modo non facilmente ed immediatamente riconducibile ad interpretazioni pie e devozionali. Presentandoci poi la realtà dei fatti, non ce ne dà l’interpretazione, lasciandola aperta alla sensibilità e all’intelligenza di ogni lettore: in questo modo Marco ci educa alla fede. Probabilmente, la reazione di Gesù dipende dall’atteggiamento del lebbroso che pretende che Lui lo liberi della situazione di separazione dagli altri. Nel lebbroso, che la Legge condanna alla separazione, possiamo vedere la situazione dell’uomo incapace di relazioni vere con gli altri, dell’uomo che non accetta il proprio limite e che pretende da Dio il superamento.
La chiave di interpretazione sta, dunque nella “preghiera” formulata dal lebbroso: “Se vuoi, puoi rendermi puro”. Preghiera o pretesa? Affidamento a Dio o tentazione? L’invocazione del lebbroso è così simile a quella di Gesù nel Gethsemani: “Padre, ogni cosa ti è possibile. Allontana questo calice da me! Ma non quello che io voglio, ma quello che vuoi tu!” Sono così simili le due invocazioni eppure tra di loro c’è un abisso! Quella di Gesù è una invocazione filiale, drammatica, rivolta al “Padre”; è un riconoscimento dell’onnipotenza di Dio, che rimane misteriosamente “altra” in rapporto all’invocazione così umana del “Figlio”, che pure sa di poter dire tutto, con estrema libertà, al Padre; è un affidamento totale di sé alla volontà del Padre che il Figlio sa essere volontà di amore. Quella del lebbroso è invece una secca richiesta, nella perfetta logica umana: ha visto Gesù parlare e agire “con autorità” e quindi sa che “egli può”, se può deve solo volerlo e perché non dovrebbe volerlo, Lui che sta sempre dalla parte dei deboli? Quello che il lebbroso vuole è solo un atto “potente”, che rompa gli schemi, che faccia in modo che lui, persona emarginata per i suoi limiti, possa andare “a predicare molte cose e a divulgare la parola”. Il lebbroso non ha capito che la “autorità” di Gesù è solo l’amore con cui Egli si abbassa per condividere la fragilità e renderla piena di vita, non per cancellarla ed esibire una umanità autosufficiente; non ha aperto a Gesù il suo cuore per poter lasciarsi amare da Lui e quindi la sua vita non è cambiata neppure quando Gesù lo ha purificato. Questo può spiegare la reazione adirata di Gesù (e quanto pedagogica anche per noi, oggi!) il quale tuttavia non rimane condizionato dalla incomprensione del lebbroso: Gesù, pure in collera, non viene meno al suo amore per lui, alla compassione per un uomo che vuole uscire dalla sua sofferenza.
Marco descrive la guarigione del lebbroso da parte di Gesù, con i suoi gesti e le sue parole: “stese la sua mano e lo toccò e disse: Lo voglio, sii purificato”. L’eccezionalità del fatto è sottolineata dai due verbi: “stese la mano e lo toccò”, che esprimono la partecipazione umana e la libertà di Gesù che non teme il contatto che avrebbe prodotto impurità: Gesù è libero; egli sa che l’impurità del lebbroso non può contaminare, mentre il suo amore è contagioso e può guarire.
Le parole che accompagnano i gesti sono estremamente sintetiche e di grande peso: “Lo voglio, sii purificato”; lette, non solo in relazione con il fatto narrato, esprimono la visione programmatica di Gesù. Egli vuole (è un imperativo) una umanità libera, non schiava di contaminazioni, di limitazioni, di emarginazioni, ben al di là di quanto gli uomini vogliano, ben oltre ciò che questo lebbroso vuole.
Così questa pagina evangelica mette sempre più in evidenza il contrasto tra la radicalità di Gesù e la fragile e impaurita limitatezza umana: Gesù vuole una umanità libera e realizzata e per questo ama l’umanità chiamata a credere per sperimentare l’amore.
Marco ci mostra Gesù che vuole la guarigione e la purificazione del lebbroso ma pure che, “fremendo contro di lui, lo scacciò via subito e gli disse: “Fa’ attenzione! Non dire niente a nessuno, ma va’ tu stesso a mostrarti al sacerdote.”: in questo modo diventa evidente la preoccupazione pedagogica di Gesù. Pedagogico è anzitutto lo sdegno con cui Gesù reagisce, perché il lebbroso guardi dentro di sé e chiarisca a se stesso i motivi per cui sta agendo. Gesù ha provato compassione per lui, lo ha toccato, lo ha liberato dalla emarginazione: ormai non è più un ammalato che ha bisogno di cure ma una persona, soggetto delle proprie azioni. Gesù lo spinge a reimmergersi nel cerchio delle relazioni sociali (“vai, mostrati tu al sacerdote, offri.come testimonianza per loro”), lo vuole libero perché liberi gli altri. Deve mostrare che il suo corpo non è più segnato negativamente, e per questo ha bisogno di un riconoscimento istituzionale. Ma poi, deve tacere: Gesù non vuole pubblicità, non vuole che si confonda l’annuncio del “Vangelo” con l’entusiasmo, con la meraviglia suscitata dalla diffusione dei miracoli, non vuole che si confonda la fede in Lui con l’illusione di aver trovato la soluzione miracolistica dei propri problemi.
L’ambiguità che continua dall’inizio del racconto, qui raggiunge il culmine. “Ma quello, uscito, cominciò ad annunciare molte cose e a divulgare la parola”. La pedagogia di Marco riguarda adesso l’ “evangelizzatore”: “comincia”, con questo lebbroso sanato, il rischio di un grande equivoco, quello di scambiare l’evangelizzazione con il dire molte cose che, con la loro abbondanza, saturano lo spazio dell’ascolto e non lasciano a Gesù la possibilità di farsi sentire, o con il rumore dei mezzi di comunicazione che toglie lo spazio alla proclamazione del Vangelo.
In modo acuto, Marco avverte che l’iniziativa di quest’uomo, il suo affannarsi nell’annunciare molte cose, è di impedimento alla possibilità di Gesù di entrare e di manifestarsi nella città.
Il Vangelo parla a noi, oggi, assicurandoci che Gesù ci scuote, ci sveglia e nonostante le nostre ambiguità, continua a correggerci, perché ci ama e vuole che nella relazione vera con Lui troviamo la fonte della nostra autentica libertà.( Da Qumran.net)


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Prima lettura
Lv 13,1-2.45-46
Il lebbroso se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento.
Dal libro del LevìticoIl Signore parlò a Mosè e ad Aronne e disse:
«Se qualcuno ha sulla pelle del corpo un tumore o una pustola o macchia bianca che faccia sospettare una piaga di lebbra, quel tale sarà condotto dal sacerdote Aronne o da qualcuno dei sacerdoti, suoi figli.
Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: “Impuro! Impuro!”.
Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento».Parola di Dio

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Salmo responsoriale
Sal 31
Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia.Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.
Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!
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Seconda lettura
1Cor 10,31-11,1
Diventate miei imitatori come io lo sono di Cristo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai CorìnziFratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.
Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.
Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo.Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Lc 7,16)
Alleluia, alleluia.
Un grande profeta è sorto tra noi,
e Dio ha visitato il suo popolo.
Alleluia.
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Vangelo
Mc 1,40-45
La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
Dal Vangelo secondo MarcoIn quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.Parola del Signore

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Passa la scena di questo mondo

Posted by marilena marino On gennaio - 15 - 2012 ADD COMMENTS


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Prima lettura
Gn 3,1-5.10
I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia.
Dal libro del profeta GionaFu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.Parola di Dio
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Salmo responsoriale
Sal 24
Fammi conoscere, Signore, le tue vie.Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.
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Seconda lettura
1Cor 7,29-31
Passa la figura di questo mondo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai CorìnziQuesto vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Mc 1, 15)
Alleluia, alleluia.
Il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete nel Vangelo.
Alleluia.
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Vangelo
Mc 1,14-20
Convertitevi e credete al Vangelo.
Dal Vangelo secondo MarcoDopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.Parola del Signore

 

 

 

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La Chiamata

Posted by marilena marino On gennaio - 6 - 2012 ADD COMMENTS

 


Prima lettura
1Sam 3,3-10.19
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.
Dal primo libro di SamuèleIn quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!». Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore.
Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”». Samuèle andò a dormire al suo posto.
Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuéle, Samuéle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.Parola di Dio
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Salmo responsoriale
Sal 39
Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.
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Seconda lettura
1Cor 6,13-15.17-20
I vostri corpi sono membra di Cristo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai CorìnziFratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza.
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo.
Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Gv 1,41.17b)
Alleluia, alleluia.
«Abbiamo trovato il Messia»:
la grazia e la verità vennero per mezzo di lui.
Alleluia.
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Vangelo
Gv 1,35-42
Videro dove dimorava e rimasero con lui.
Dal Vangelo secondo GiovanniIn quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.Parola del Signore

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Epifania ἐπιφάνεια

Posted by marilena marino On gennaio - 1 - 2012 ADD COMMENTS
di Marilena Marino

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La festa dell’Epifania fra storia e costume

 

L’Epifania è una festa cristiana che cade il 6 gennaio, cioè dodici giorni dopo il Natale. Il suo significato, dalla parola greca epifaneia, è “manifestazione”, “apparizione”, “venuta”, “presenza divina” e nella tradizione cristiana assume il significato del primo manifestarsi, ai Re Magi e al mondo intero, dell’umanità e divinità di Gesù Cristo. Nella tradizione cristiana i Magi sono astrologi e sacerdoti zoroastriani (una religione dell’Iran antico) i quali, secondo il Vangelo di Matteo (2,1-12), seguendo “il suo astro” giunsero da Oriente a Gerusalemme  per adorare il bambino Gesù, il “re dei Giudei” che era nato. Alcuni vangeli sinottici ne riportano i nomi: Melchiorre, Baldassarre  e Gaspare. La stella cometa che guida i Re Magi ha un significato simbolico: rappresenta il Messia atteso dagli ebrei nel Vecchio testamento. Sono state tentate anche divere interpretazioni astronomiche.

Le tradizioni popolari hanno trasformato l’origine religiosa della ricorrenza in fenomeno di costume, combinando simboli e tradizioni di origini diverse: scambio di doni, feste popolari, ecc., tra cui la tradizione dei regali ai bambini (nella calza), soprattutto nei paesi di tradizione cattolica. In Italia, i doni sono portati dalla Befana (impersonificata da una vecchia brutta ma buona, legata secondo la tradizione all’adorazione dei Magi). In Spagna, invece, i regali sono portati dai Re Magi.

celebriamo con l’Epifania la prima manifestazione pubblica di Gesù, con la visita solenne dei tre Saggi orientali e l’offerta dei loro doni. Epifania significa in greco “manifestazione”. E la Chiesa ha mantenuto intatto l’antico nome di questa festa. Si tratta di una manifestazione con molteplici significati, che si richiamano a vicenda. Manifestazione di Gesù come Figlio di Dio: quel bambino è in realtà l’atteso delle genti, il Salvatore del mondo, il Figlio di Dio. Manifestazione della salvezza a tutti i popoli della terra, rappresentati dai Magi stranieri. Per questo, la tradizione ha raffigurato i magi come re, e di diverso colore della pelle, nelle tre razze allora conosciute: semiti (ebrei e arabi), camiti (neri) e giapeti (bianchi indoeuropei). Per gli ebrei l’unico popolo eletto era quello ebraico. Ora invece «non c’è né giudeo né greco, né schiavo né libero né uomo né donna, ma tutti siamo uno in Cristo Gesù» (Gal.3,28). Epifania: la Festa dei Doni. Madre Teresa di Calcutta, a questo proposito, diceva: «Quello che importa non è la quantità del dono, bensì l’intensità dell’amore con cui lo diamo…Dona ciò che ti costa di più: proprio questo ha valore di fronte a Dio e dimostra il tuo amore per Lui». Questa Festa non è da identificare con l’aspettata “befana”, la vecchietta che va di notte su una scopa, con un sacco di regali e carbone. Non è che un altro appuntamento consumistico. La festa religiosa viene così stravolta e diventa una festa pagana. “Stupida questa festa” osservava Pasolini, perché non ha più niente di cristiano, ma è carica dei vizi del consumismo”. I nostri bambini tra computers e play stations fanno fatica a riconoscere Gesù Bambino… La presenza di una stella alla nascita di Gesù è un simbolo messianico. Il riferimento biblico è la profezia di Balaam su una stella, che sarebbe spuntata da Giacobbe (Nm.24,17). Benché la stella sia stata spesso identificata col re Davide, già prima della nascita di Cristo, alcuni ebrei l’avevano identificata col Messia. Nel secondo secolo Origene ed Ireneo di Lione richiamarono questa profezia in relazione alla Stella di Betlemme. Origene cita il perduto trattato “Sulle comete”, scritto dal precettore di Nerone, Cheremone, secondo il quale era prassi accettata che l’apparizione di comete o nuovi astri segnalasse la nascita di importanti personaggi ed era quindi plausibile che i Magi si fossero messi in viaggio al suo apparire. Ma questi Magi, non ci ricordano i pastori di Natale? Di tutti quelli che sanno della notizia, solo i pastori e i Magi riconoscono nel Bambino la presenza del Figlio di Dio. I Magi, quindi, sono l’immagine dell’uomo che cerca, che indaga, che si muove e segue la stella. Non come Erode e i sacerdoti del tempio che, pur “sapendo”, restano ai loro posti. Per riconoscere Gesù occorre smuoversi, mettersi in cammino, lasciare, indagare, seguire, lasciarsi provocare, cercare. Cristo si lascia trovare, solo da chi lo desidera, non da chi lo ignora. «Prostràti in adorazione, offrono incenso, oro e mirra».  Oro, dono destinato ai re, incenso, resina destinata a Dio e mirra, unguento usato per imbalsamare i cadaveri, simbolo dell’Uomo Sofferente. Nel bambino riconoscono il Signore, il Dio, il Crocifisso. E noi, alla fine di questo tempo di Natale, come e con che cosa arriviamo alla grotta? È nell’Eucaristia, nella Santa Messa che offriamo questi doni. Essa è mirra, perché ci ri-presenta il sacrificio di Cristo; è oro, cioè l’offerta al del Re-Gesù al Padre di tutto ciò che siamo; è incenso, adorazione, preghiera, che, ripieni di Spirito Santo, eleviamo in continuo rendimento di grazie. Dalla visita dei Magi a Gesù Bambino, possiamo imparare a imitarli nella loro ricerca del Cristo Salvatore. Nessuno di noi può pensare di avere del Cristo una conoscenza sufficiente. Che cosa sappiamo del suo mistero, della sua persona, dei suoi insegnamenti, del suo amore? Nulla o molto poco. Nel cammino di ricerca dei Magi viene quasi tracciato l’itinerario della nostra fede. Uscire da noi stessi per andare a Lui; abbandonare le nostre abitudini o almeno rimetterle sotto esame; diffidare di una religione e di un culto, fatti solo di cerimonie o di pratiche più o meno abitudinarie. Questo cammino, come quello dei Magi, sarà talvolta luminoso, piacevole, altre volte oscuro, incerto e faticoso, ma sicuramente, nella costanza, ci porterà ad un incontro personale con Lui, fondamento della fede vera. «Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia» (Sal.97, 2). Tutto questo, lo sappiamo, si è realizzato quando i tre Magi, chiamati dai loro lontani paesi, furono condotti da una stella a conoscere e adorare il Re del cielo e della terra. Questa stella ci esorta particolarmente a imitare il servizio che essa prestò, nel senso che dobbiamo seguire, con tutte le nostre forze, la grazia che invita tutti al Cristo. «In questo impegno dovete tutti aiutarvi l’un l’altro. Risplendete così come figli della luce nel regno di Dio, dove conducono la retta fede e le buone opere» (S. Leone Magno). Perché mai, poi, si confonde l’Epifania con…la “befana”? Esiste una leggenda a questo proposito. Si racconta che i Re Magi stavano andando a Betlemme, per rendere omaggio al Bambino Gesù. Giunti in prossimità di una casetta, decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere. Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme, perché là era nato il Salvatore. La donna che non capì dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione. I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro, ma lei rifiutò perché aveva molto lavoro da sbrigare. Dopo che i tre Re se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù. Ma nonostante li cercasse per ore ed ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino. E così ogni anno, la sera dell’ Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece ha fatto il cattivo.

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Gran Madre di Dio

Posted by marilena marino On dicembre - 31 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

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L’Ave Maria (si chiama così sia in latino che in italiano), detta anche, in latino, salutatio angelica, è sia una antifona sia una delle più diffuse preghiere mariane della Chiesa cattolica occidentale.Il Titolo di Madre di Dio, fra tutti quelli che vengono attribuiti alla Madonna, è il più Glorioso. Essere la Madre di Dio è per Maria la sua Ragion d’Essere, il motivo di tutti i Suoi Privilegi e delle Sue Grazie. Per noi il Titolo racchiude tutto il Mistero dell’Incarnazione e non ne vediamo altro che più di questo sia Sorgente per Maria di Lodi e per noi di Gioia. Sant’Efrem pensava giustamente che credere e affermare che la Santissima Vergine Maria è Madre di Dio è dare una Prova Sicura della nostra Fede. La Chiesa quindi non Celebra alcuna Festa della Vergine Maria senza Lodarla per questo Privilegio. E così Saluta la Beata Madre di Dio, nell’Immacolato Concepimento, nella Natività, nell’Assunzione e noi nella Recita Frequentissima dell’Ave Maria facciamo altrettanto.

L’Eresia Nestoriana.

“Theotókos”, Madre di Dio, è il Nome con cui nei Secoli è stata Designata Maria Santissima. Fare la Storia del Dogma della Maternità Divina sarebbe fare la Storia di tutto il Cristianesimo, perché il Nome era entrato così profondamente nel cuore dei Fedeli che quando, davanti al Vescovo di Costantinopoli, Nestorio, un prete che era suo portavoce, osò affermare che Maria era soltanto Madre di un uomo, perché era impossibile che Dio nascesse da una donna, il popolo protestò scandalizzato. Era allora Vescovo di Alessandria San Cirillo, l’Uomo Suscitato da Dio per Difendere l’Onore della Madre del Suo Figlio. Egli tosto manifestava il suo stupore: “Mi meraviglia che vi siano persone, che pensano che la Santa Vergine non debba essere chiamata Madre di Dio. Se Nostro Signore è Dio, Maria, che lo mise al mondo, non è la Madre di Dio? Ma questa è la Fede che ci hanno Trasmesso gli Apostoli, anche se non si sono serviti di questo termine, ed è la Dottrina che abbiamo appresa dai Santi Padri”.

Il Concilio di Efeso.

Nestorio non cambiò pensiero e l’Imperatore convocò un Concilio, che si aprì ad Efeso il 24 Giugno 431 sotto la Presidenza di San Cirillo, Legato del Papa Celestino. Erano presenti 200 Vescovi i quali Proclamarono che “la Persona di Cristo è Una e Divina e che la Santissima Vergine deve essere Riconosciuta e Venerata da tutti quale Vera Madre di Dio”. I Cristiani di Efeso Intonarono Canti di Trionfo, Illuminarono la Città e ricondussero alle loro dimore con fiaccole accese i Vescovi “venuti – gridavano essi – per Restituirci la Madre di Dio e Ratificare con la loro Santa Autorità ciò che era Scritto in tutti i cuori”. Gli sforzi di Satana avevano raggiunto, come sempre, un risultato solo, cioè quello di preparare un Magnifico Trionfo alla Madonna e, se vogliamo Credere alla Tradizione, i Padri del Concilio, per Perpetuare il Ricordo dell’Avvenimento, aggiunsero all’Ave Maria le Parole: “Santa Maria, Madre di Dio, Pregate per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte”. Milioni di persone recitano ogni giorno questa Preghiera e Riconoscono a Maria la Gloria di Madre di Dio, che un Eretico aveva preteso negare.

Maria Vera Madre di Dio.

Riconoscere che Maria è Vera Madre di Dio è cosa facile. “Se il Figlio della Santa Vergine è Dio, scrive Papa Pio XI nell’Enciclica Lux Veritatis, Colei che l’ha Generato merita di essere chiamata Madre di Dio; se la Persona di Gesù Cristo è Una e Divina, tutti, senza dubbio, devono chiamare Maria Madre di Dio e non solamente di Cristo Uomo. Come le altre donne sono chiamate e sono realmente madri, perché hanno formato nel loro seno la nostra sostanza mortale, e non perché abbiano creata l’Anima umana, così Maria ha acquistato la Maternità Divina per aver Generato l’Unica Persona del Figlio Suo”.

Maria e Gesù.

La Maternità Divina Unisce Maria con il Figlio con un Legame più forte di quello delle altre madri con i loro figli. Queste non operano da sole la generazione e la Santa Vergine invece ha Generato il Figlio, l’Uomo-Dio, con la Sua Stessa Sostanza e Gesù è Premio della Sua Verginità ed Appartiene a Maria per la Generazione e per la Nascita nel Tempo, per l’Allattamento con il quale lo nutrì, per l’Educazione che gli diede, per l’Autorità Materna Esercitata su di Lui.

Maria e il Padre.

La Maternità Divina Unisce in Modo Ineffabile Maria al Padre. Maria infatti ha per Figlio il Figlio Stesso di Dio, Imita e Riproduce nel Tempo la Generazione Misteriosa con la quale il Padre Generò il Figlio nell’Eternità, Restando così Associata al Padre nella Sua Paternità. “Se il Padre ci Manifestò un’Affezione così Sincera, dandoci Suo Figlio come Maestro e Redentore, diceva Bossuet, l’Amore che aveva per Te, o Maria, gli fece Concepire ben altri Disegni a Tuo riguardo e ha Stabilito che Gesù fosse Tuo come è Suo e, per realizzare con Te una Società Eterna, volle che Tu fossi la Madre del Suo Unico Figlio e volle essere il Padre del Tuo Figlio” (Discorso sopra la Devozione alla Santa Vergine).

Maria e lo Spirito Santo.

La Maternità Divina Unisce Maria allo Spirito Santo, perché per Opera dello Spirito Santo ha Concepito il Verbo nel Suo Seno. In questo Senso Papa Leone XIII chiama Maria Sposa dello Spirito Santo (Enc. Divinum Munus, 9 Maggio 1897) e Maria è dello Spirito Santo il Santuario Privilegiato, per le Inaudite Meraviglie che ha Operate in Lei.
“Se Dio è con tutti i Santi, afferma San Bernardo, è con Maria in Modo tutto Speciale, perché tra Dio e Maria l’Accordo è così Totale che Dio non solo si è Unita la Sua Volontà, ma la Sua Carne e con la Sua Sostanza e quella della Vergine ha fatto un Solo Cristo, e Cristo se non deriva come Egli è, né Tutto Intero da Dio, né Tutto Intero da Maria, è tuttavia Tutto Intero Dio e Tutto Intero di Maria, perché non ci sono due Figli, ma c’è un Solo Figlio, che è Figlio di Dio e della Vergine. L’Angelo dice: “Ti Saluto, o Piena di Grazia, il Signore è con Te. È con Te non solo il Signore Figlio, che Rivestisti della Tua Carne, ma il Signore Spirito Santo dal quale Concepisti e il Signore Padre, che ha Generato Colui che Tu Concepisti. È con Te il Padre che fa sì che Suo Figlio sia Tuo Figlio; è con Te il Figlio, che, per Realizzare l’Adorabile Mistero, apre il Tuo Seno Miracolosamente e Rispetta il Sigillo della Tua Verginità; è con Te lo Spirito Santo, che, con il Padre e con il Figlio Santifica il Tuo Seno. Sì, il Signore è con Te” (3a Omelia Super Missus Est).

Maria Nostra Madre.

Salutandoti Oggi con il Bel Titolo di Madre di Dio, non dimentichiamo che “avendo dato la Vita al Redentore del Genere Umano, Sei per questo Fatto Stesso Divenuta Madre Nostra Tenerissima e che Cristo ci ha voluti per fratelli. Scegliendoti per Madre del Figlio Suo, Dio ti ha Inculcato Sentimenti del tutto Materni, che respirano solo Amore e Perdono” (Pio XI Enc. Lux Veritatis).
Dalla Gloria del Cielo ove Sei, ricordati di noi, che ti Preghiamo con tanta Gioia e Confidenza. “L’Onnipotente è con Te e Tu Sei Onnipotente con Lui, Onnipotente per Lui, Onnipotente dopo di Lui”, come dice San Bonaventura. Tu puoi Presentarti a Dio non tanto per Pregare quanto per Comandare, Tu sai che Dio Esaudisce Infallibilmente i Tuoi Desideri. Noi siamo, senza dubbio, peccatori, ma Tu Sei Divenuta Madre di Dio per Causa Nostra e “non si è mai inteso dire che alcuno di quelli che sono ricorsi a Te sia stato abbandonato. Animati da questa Confidenza, o Vergine delle Vergini, o Nostra Madre, veniamo a Te gemendo sotto il peso dei nostri falli e ci Prostriamo ai Tuoi Piedi. Madre del Verbo Incarnato, non disprezzare le nostre Preghiere, Degnati di esaudirle” (San Bernardo).

L’Annunciazione di Simone Martini. Dalla bocca dell’angelo fuoriesce la scritta in caratteri dorati con la salutazione angelica.

Giotto, la visitazione: Incontro di Elisabetta e Maria. Cappella degli Scrovegni, Padova.

Il testo originale latino è il seguente:

Ave Maria, gratia plena,
Dominus tecum,
benedicta tu in mulieribus,
et benedictus fructus ventris tui, Iesus.
Sancta Maria, mater Dei,
ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostrae.

Amen

 

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2012 fatti Capanna!

Posted by marilena marino On dicembre - 29 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Cristo è nato di nuovo e gli Angeli nuovamente cantano:
“Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra, e agli uomini benevolenza”
(Lc 2,14-15)

Gli Angeli cantano queste maestose enunciazioni e la grande maggioranza degli uomini, se poi festeggia il Natale, non può comprendere il senso di questo inno angelico e si domanda se veramente oggi Dio viene glorificato dagli uomini e perché si debba glorificarlo e se si possa trovare sulla terra la Pace annunciata e per quale ragione la umanità odierna debba vivere con benevolenza.
Per questo infatti la maggioranza degli uomini non glorifica Dio né con le proprie opere, né con le proprie labbra e alcuni di loro mettono anche in dubbio la stessa esistenza di Dio e la sua presenza nella loro vita. Sono certamente molti quelli che danno a Dio la responsabilità per quanto di spiacevole accade nella loro vita. Tuttavia però, coloro che si adirano in tal modo contro Dio, sbagliano assai, in quanto il male non deriva da Lui. Al contrario, la incarnazione per amore verso l’uomo del Figlio e Verbo di Dio e ciò che ne è seguito alla sua Crocifissione e Resurrezione, rinnovano il fedele alla antica bellezza e gli donano la vita eterna e la Pace che sempre ha in mente e lo costituiscono co-ereditiero del Regno eterno di Dio. L’atto stesso della Discesa di Dio, anche se incline alla estrema umiliazione, è da sé capace di lodarlo grandemente. Così, anche se i cuori di molti uomini non glorificano Dio, viene data gloria a Colui che abita negli eccelsi da tutto il creato e dagli uomini che comprendono questi fatti. Perciò anche noi esclamiamo riconoscenti con gli Angeli: “Gloria a Dio negli eccelsi”, per la grandezza delle sue opere e l’incomparabile amore per noi.
Il dubbio tuttavia riguarda anche il secondo annuncio degli Angeli: “e pace sulla terra”. In quale stato si trova la pace sulla terra, quando quasi la metà del mondo è da una parte in attività e dall’altra in preparazione di guerre. L’annuncio degli Angeli dalle dolci voci “pace sulla terra” è naturalmente innanzitutto una promessa di Dio, che se gli uomini seguiranno la strada indicata loro dal Bimbo che nasce, giungeranno alla pace interiore e alla convivenza pacifica. Ma ahimè, una grande parte di uomini si commuove ed è attratta dai tamburi di guerra e si cruccia all’udire della promessa di una vita di pace.
Non parliamo solo per gli zeloti di scontri bellici con armi, ma principalmente per tutti coloro che trasformano la nobile competizione in conflitto e assalto al prossimo e mirano all’annientamento del rivale. Da questa idea, la guerra appare come una realtà tra i membri di gruppi sociali e schieramenti contrapposti, di ogni tipo, etnici, religiosi, sportivi e quant’altro e l’animo dei loro membri si foggia come amante della guerra , anziché come amante della pace, come dovrebbe. Questo tuttavia non annulla la verità dell’annuncio degli Angeli, perché attraverso la Nascita di Cristo e l’accoglimento dei Suoi insegnamenti, prevarrà veramente la Pace sulla terra. Cristo è venuto portando la pace e se questa non signoreggia nel mondo, responsabili sono gli uomini che non l’hanno accettata e vissuta, e non Dio che l’ha offerta.
Data questa situazione dell’uomo contemporaneo contro Dio e la pace da Lui offerta, non è inverosimile il fatto che sia rara tra gli uomini la benevolenza. La buona disposizione di Dio verso l’uomo è un dato di fatto ed i benefici che ne conseguono, operano anzitutto da un verso per tutti gli uomini e dall’altro sono particolarmente percepibili per coloro che hanno accettato realmente i messaggi angelici che vengono dall’alto. D’altra parte per quelli che li rifiutano e si dedicano allo sfruttamento dell’altro ed alle lotte intestine, le conseguenze sono vissute come crisi di angoscia e tormento, come crisi economica, come crisi sul motivo della nostra esistenza e incertezza esistenziale.

Dunque tutte le cose buone dell’annuncio degli Angeli durante la Nascita del Signore esistono anche oggi e sono vissute in pienezza da coloro che vivono in Gesù Cristo quale Dio-Uomo e Salvatore del mondo. Iniziamo allora da quest’anno a vivere il Natale come piace a Dio, datore di beni, per vivere sulla terra e dentro i nostri cuori, l’incomparabile Pace e la benevolenza piena d’amore di Dio per noi. Facciamoci persone in comunione d’amore con Dio e con il prossimo, trasformandoci da individuo a persona. Togliamo la maschera dell’individuo egoista, separato e tagliato fuori da Dio e dalla Sua Immagine, l’essere umano, il prossimo e adempiamo al nostro destino, che è la somiglianza a Dio, attraverso la nostra reale fede in Lui. Diveniamo anche noi compartecipi dell’annuncio angelico verso la umanità, che terribilmente soffre e non può trovare con i mezzi che di solito usa, la pace e la benevolenza. La sola via di salvezza dalle crisi belliche, economiche, e di ogni natura, è il nostro Signore Gesù Cristo, il quale ci assicura che lui stesso è la Via, la Verità e la Vita. Glorifichiamo dunque con tutto il cuore, colui che è nei cieli e colui che discende tra noi, il Condiscendente Cristo Gesù e dichiariamo assieme agli Angeli che esiste realmente sulla terra e nei nostri cuori la Pace, per riconciliarci con Dio, poiché lo Stesso si è degnato di incarnarsi attraverso la sua Nascita in una mangiatoia.

Viviamo dunque in questo 2012 la gioia della Nascita di Gesù Cristo e l’assaggio di tutte quante le cose buone per l’uomo che proclama il triplice annuncio angelico.
E ciò avvenga.

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Strage degli Innocenti

Posted by marilena marino On dicembre - 27 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

La sofferenza degli innocenti è anche la sofferenza della Vergine Maria.

Uomini buttati per strada, morti di freddo. Bambini abbandonati e raccolti in orfanotrofi dell’orrore, dove sono violentati e abusati. Quella donna di  quel quartiere, con il Parkinson, abbandonata dal marito, che il figlio malato di mente picchiava con un bastone e che chiedeva l’elemosina o tante storie della nostra umanita’ ferita:  di fronte a Gesù morto sulla croce presente in lei e in tanti altri..

Quale mistero la sofferenza di tanti innocenti che si caricano dei peccati di altri: incesto, violenze inaudite, quella fila di donne e bambini verso le camere a gas e il dolore profondo di uno dei guardiani che dentro il proprio cuore sentiva una voce: ‘Entra nella fila e vai con loro alla morte’ e non sapeva da dove gli venisse”, ha aggiunto.

Dicono che dopo l’orrore di Auschwitz non si può più credere in Dio, ma non è vero, perché Dio si è fatto uomo per caricarsi della sofferenza di tanti innocenti. Egli è l’innocente totale, l’Agnello condotto al macello senza aprire la bocca, che si carica dei peccati di tutti.

Dolente, anche se rassegnata, tutta pena e proteste, la condanna di Dostojevski contro la prepotenza dei potenti che infierisce sui poveri e soprattutto sui bambini innocenti: l’ultimo Dostojevski è tutta una passione di trasfigurazione nella partecipazione a tanto innocente dolore che sembra sprofondare l’uomo nell’orrore dell’insignificante e dell’inutile. Il martirio dei Santi Innocenti diventa invece per il cattolico Péguy un poema e prodigio di amore. Il martirio per Péguy, come per S. Caterina da Siena, è festa d’amore ed il martirio dei bimbi tenerelli, in braccio alle madri straziate, è tale ma in una cornice ben precisa: la celebrazione della purezza che domina la parte precedente del mirabile poema cristiano. Il tutto nel contesto di una robusta ecclesiologia che poggia sulla divinità del Figlio di Dio e sulla Comunione dei Santi nell’assemblea celestiale dell’Uomo-Dio, preceduto dai Profeti e seguito dai Santi.

Gesù predilige i bambini - è il Padre che parla: «È mio figlio che ha detto una volta: sinite parvulos venire ad me, - lasciate che i bambini vengano a me». E il Figlio di Dio l’aveva detto di alcuni bambini che stavano giocando i quali, presa appena la benedizione, lo lasciarono per tornare a giocare. Ma io dico, ma lo si fa dire ad ogni bambino che non ritornerà più a giocare.: «Se non nel mio Paradiso». E qui Péguy, con mirabile fantasia poetica descrive il funerale di un bambino preceduto dalla Croce, le donne piangono ma il celebrante canta il vecchio Salmo di David: Beati immacolati in via - Felici coloro che non si sono macchiati nella via.

 

L’applicazione ai Santi Innocenti. – Tali sono, passa a dire Péguy, i soli senza macchia, questi disgraziati bambini che i soldati di Erode massacrarono nelle braccia delle madri – O Santi Innocenti voi sarete dunque i soli – Santi Innocenti voi sarete dunque i puri – Santi Innocenti voi sarete dunque i bianchi e senza macchia. - Beati immaculati in viaBeati gli innocentiquelli senza macchia nella via.

Ed ora il cerchio lirico teologico si allarga ed entra Cristo stesso a partecipare alla festa. Leggiamo, infatti: «Ego sum via, veritas et vita. - Io sono la via, la verità e la vita. - O Santi Innocenti non sarà detto che voi sarete e che voi siete i soli innocenti». Ma allora, si chiede Péguy con una luminosa digressione, che è di tutti gli altri Santi, di S. Francesco, di S. Luigi re dei Francesi, di tanti altri grandi Martiri e grandi Santi che hanno condotto tutta una vita di santità, che hanno riavuto – se fossero caduti – la bianchezza originaria di tutta la loro prima innocente infanzia: anche un foglio di carta imbrattato può tornare bianco, anche un pezzo di stoffa sporcato può tornare bianco. Ma un foglio smacchiato ed un tessuto ripulito non è né un foglio bianco né un tessuto bianco.

Ed è qui che si annunzia il trionfo e la gloria dei Santi Innocenti: «I più vicini a me saranno questi lattanti bianchi, che non hanno fatto nulla nella vita e nulla hanno fatto dell’esistenza se non di ricevere un buon colpo di sciabola. Intendo assestato nel momento buono», – segue la traduzione del terrificante racconto della venuta dei Magi, della fuga in Egitto e della Strage degli Innocenti – che la liturgia romana legge al Vangelo del 28 dicembre, Festa dei Santi Innocenti.

Dai «Discorsi» di san Quodvultdeus, vescovo
(Disc. 2 sul Simbolo; PL 40, 655)

Non parlano ancora e già confessano Cristo
Il grande Re nasce piccolo bambino. I magi vengono da lontano, guidati dalla stella e giungono a Betlemme, per adorare colui che giace ancora nel presepio, ma regna in cielo e sulla terra. Quando i magi annunziano ad Erode che è nato il Re, egli si turba e, per non perdere il regno, cerca di ucciderlo, mentre, credendo in lui, sarebbe stato sicuro in questa vita e avrebbe regnato eternamente nell’altra.
Che cosa temi, o Erode, ora che hai sentito che è nato il Re? Cristo non è venuto per detronizzarti, ma per vincere il demonio. Tu, questo non lo comprendi, perciò ti turbi e infierisci; anzi, per togliere di mezzo quel solo che cerchi, diventi crudele facendo morire tanti bambini.
Le madri che piangono non ti fanno tornare sui tuoi passi, non ti commuove il lamento dei padri per l’uccisione dei loro figli, non ti arresta il gemito straziante dei bambini. La paura che ti serra il cuore ti spinge ad uccidere i bambini e, mentre cerchi di uccidere la Vita stessa, pensi di poter vivere a lungo, se riuscirai a condurre a termine ciò che brami. Ma egli, fonte della grazia, piccolo e grande nello stesso tempo, pur giacendo nel presepio, fa tremare il tuo trono; si serve di te che non conosci i suoi disegni e libera le anime dalla schiavitù del demonio. Ha accolto i figli dei nemici e li ha fatti suoi figli adottivi.
I bambini, senza saperlo, muoiono per Cristo, mentre i genitori piangono i martiri che muoiono. Cristo rende suoi testimoni quelli che non parlano ancora. Colui che era venuto per regnare, regna in questo modo. Il liberatore incomincia già a liberare e il salvatore concede già la sua salvezza.
Ma tu, o Erode, che tutto questo non sai, ti turbi e incrudelisci e mentre macchini ai danni di questo bambino, senza saperlo, già gli rendi omaggio.
O meraviglioso dono della grazia! Quali meriti hanno avuto questi bambini per vincere in questo modo? Non parlano ancora e già confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta, perché non muovono ancora le membra e tuttavia già portano trionfanti la palma della vittoria.

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Comprati un Natale

Posted by marilena marino On dicembre - 18 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino                        scrivi:   marilena@merilin.it

Inviami il tuo commento ne discuteremo insieme….

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Natale è alle porte. E ci toccherà sorbirci le solite lagnose recriminazioni moralistiche contro il “Natale consumistico”?

E’ un uggioso “refrain” in cui rieccheggia il presunto paganesimo della “corsa ai regali”.

Oltretutto i “consumi natalizi” sono pure un beneficio per la nostra economia che soffre di un Pil stentato, per cui è da una parte si scagliano anatemi sul consumismo, e poi – il mese dopo – si strilla per le aziende che chiudono, per l’economia che ristagna e il deficit che cresce (come pure il debito essendo rapportati al pil).E allora, da che parte stare?
Perché non c’è cosa più contraddittoria– proprio mentre nasce Gesù, il nostro salvatore, la gioia della vita – invece di parlare di lui, invece di rallegrarci, invece di consolare le  sofferenze, ci mettiamo a strapazzare tutti coloro che si sono scambiati dei doni.A volte si ha quasi la sgradevole sensazione che a Natale  si tuoni contro il consumismo perché non si ha nulla da dire su Gesù, perché non ci si stupisce più del suo venire al mondo, perché non se ne coglie la meraviglia.“Expertus potest credere quid sit Jesum diligere”.Come si può – quando si è sperimentata l’amicizia del Salvatore e se n’è scorta la bellezza ineffabile – mettersi a tuonare contro le luminarie, i pranzi e i regali, invece di parlare di lui?Non somigliamo a quei farisei che – davanti a ll’uomo misterioso che con un solo gesto guariva un paralitico – si mettevano a polemizzare perché lo aveva fatto di sabato?

Quasi che fosse ovvio e normale che uno potesse stendere la mano e guarire un uomo paralizzato. Si facevano a tal punto violenza da non restare stupiti neanche da un fatto del genere.

Oggi c’è da dare la notizia più grande di tutti i tempi, la più commovente, inimmaginabile, consolante, cioè che Dio si fa uomo e viene ad abitare fra noi, che viene a guarirci, a salvarci, abbiamo la notizia che nulla sarà più triste e disperato come prima, e invece di  di scoppiare  in lacrime di letizia e di commozione (perché davvero se non fossimo così tragicamente distratti dovremmo piangerne di gioia), invece di gridarla dai tetti, qualcuno si  mette a rompere le scatole sui regali? Quasi indispettiti dalla gioia della gente?

Questa sì che è un’empietà! Oltretutto, se proprio vogliamo essere evangelici, dobbiamo riconoscere che il primo Natale dei regali è stato precisamente quello di duemila anni fa: sono stati i pastori e i Magi a viverlo così.

E il Vangelo li esalta per questa spontanea gratuità. Del resto era un’umile risposta a un immenso dono.

Perché in realtà è Dio stesso che inaugura il “Natale dei regali”. Il “Grande Consumista” è Colui che ci ha regalato il cielo e la terra, l’universo intero, con tutto quello che contiene.

Nessuno ha dissipato e regalato così tanto i suoi beni come quel Dio che ha voluto letteralmente svenarsi per noi.

Natale non è altro che questo: la follia di Dio e la speranza che tutto a volte puo’ succedere.

E’ la sua irraggiungibile umiltà, avendo voluto spogliarsi della sua maestà e della sua gloria per abbassarsi fino a farsi un piccolo bambino povero e potersi donare a noi senza umiliarci, ma anzi mendicando il nostro amore.

Si può immaginare una follia d’amore pari a questa?

Riflettiamoci. C’è un Re così grande, ricco e potente che possiede tutto. E dunque ti regala non solo pietre preziose e perle, ma il mondo intero con  tutte le sue meraviglie. Però non gli basta, perché noi siamo insoddisfatti e infelici, e allora vuole donarti di più.

Potrebbe regalarti la felicità , finalmente…(per cos’altro tutti ci agitiamo se non per la felicità?) oppure potrebbe regalarti la bellezza, o la pace del cuore o l’amore o il calore dell’amicizia e potrebbe perfino regalarti tutto questo per l’eternità, senza più la tristezza della fine e della morte perchè l’orgoglio viene abbattuto.

Ma ha deciso di farti un dono ancora più grande dove tutto questo è contenuto: se stesso, il suo unico e meraviglioso Figlio che letteralmente “è” tutto questo. Infatti Gesù è la vera felicità, la pace, l’amore, la gioia, la vita e lo è per sempre.

E allora come si fa – davanti a un tale Re che ti dona se stesso e tutto il suo regno, senza che tu lo meriti neanche lontanamente – come si fa a non essere strafelici e a non essere mossi spontaneamente, anche noi, a donare?

Ci sono passi bellissimi di Benedetto XVI sul “dono” nell’enciclica “Caritas in veritate”. Egli vede nella cultura del dono addirittura una immensa risorsa sociale.

Ma allora  consumismo o no?! Ci si dovrebbe  anzi esortare a donare ancora di più, a donare non solo ad amici, figli o parenti, ma a riempire di doni e di amore anche tutti coloro che sono stati più sfortunati, coloro che vivono in povertà, coloro che soffrono, perché anche loro possano rallegrarsi nel giorno della gioia.

Il papa san Leone Magno, nella sua celebre omelia natalizia, secoli fa, annunciava e quasi gridava: “Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne”.

Vorremmo sentire parole che ci ripetono queste frasi che incitano a non fermarsi a pochi regali, a Natale, ma a donare più possibile. A donare perfino se stessi.

E soprattutto a fare a se stessi il regalo più bello: l’amicizia di Cristo.

Mi sembra di sentire qualche amico che obietta: “va bene, dici belle cose, ma come si può tacere davanti a chi pensa solo ai regali, alla settimana bianca o alla vacanza alle Maldive o sul Mar Rosso e neanche va alla messa di Natale?”.

Amico , perché tu,  pensi che la settimana bianca o le Maldive o il Mar Rosso siano in competizione con il Figlio di Dio che si fa uomo?

Chi ha fatto le maestose montagne e il loro cielo di azzurro purissimo? E chi dà consistenza ai miliardi di cristalli di neve che accecano di luce? E i fondali o i coralli del Mar Rosso? E la luna e le stelle? I caldi paesi esotici o le innevate distese polari?

“Tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui e tutto in Lui consiste”. E allora come privarsi di lui? Dovresti dire a coloro che si contentano di così poco (una settimana alle Maldive), a coloro che si rassegnano alla settimana bianca, che possono avere molto di più.

Perché a Natale ci si dona colui in cui c’è la bellezza degli oceani e delle montagne innevate, il refrigerio della brezza d’estate, i colori dei boschi d’autunno, la dolcezza dell’amicizia, lo struggimento dell’amore dei figli, l’ardore dell’amore delle madri e perfino il gusto dei frutti succulenti della terra, la purezza dell’acqua e il sapore del vino. In lui c’è il gusto stesso della vita, il senso dell’esistenza.

Così in Dio ci sono tutte le montagne innevate e i mari più azzurri, tutte le bellezze dell’universo. Non a caso la liturgia coinvolge tutti i cinque sensi nell’adorazione, perché Dio si è fatto carne ed è venuto a salvare tutto l’uomo, è venuto a portargli una felicità che passa anche attraverso i sensi umani, i sentimenti umani. E’ venuto a divinizzare tutto l’uomo.

“Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio” afferma sant’Atanasio di Alessandria (De Incarnatione, 54, 3: PG 25, 192).

E chi – ditemi – chi, sapendo tuttociò, può essere così masochista da rifiutare questo stupefacente regalo: essere trasformati in dèi, essere divinizzati, partecipare alla signoria di Dio sull’universo, partecipare alla gioia di Dio?”

Vi lascio con questa riflessione: il consumismo, allora, è un bene o un male?

 

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Mistero Rivelato

Posted by marilena marino On dicembre - 11 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino                                                                              Scrivi a:  marilena@merilin.it

IV domenica di Avvento anno B

L’invito che il Natale rivolge è quello della ricerca di Dio non in cieli lontani ma nella realtà della nostra storia attraversata dalla presenza divina del Cristo.

> Prima lettura
2Sam 7,1-5.8-12.14.16
Il regno di Davide sarà saldo per sempre davanti al Signore.
Dal secondo libro di Samuèle

Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te».
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».

Parola di Dio

> Salmo responsoriale
Sal 88
Canterò per sempre l’amore del Signore.

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione edificherò il tuo trono».

«Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”.
Gli conserverò sempre il mio amore,
la mia alleanza gli sarà fedele».

> Seconda lettura
Rm 16,25-27
Il mistero avvolto nel silenzio per secoli, ora è manifestato.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli,
a colui che ha il potere di confermarvi
nel mio vangelo, che annuncia Gesù Cristo,
secondo la rivelazione del mistero,
avvolto nel silenzio per secoli eterni,
ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti,
per ordine dell’eterno Dio,
annunciato a tutte le genti
perché giungano all’obbedienza della fede,
a Dio, che solo è sapiente,
per mezzo di Gesù Cristo,
la gloria nei secoli. Amen.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Lc 1,38)
Alleluia, alleluia.
Ecco la serva del Signore:
avvenga per me secondo la tua parola.
Alleluia.
> Vangelo
Lc 1,26-38
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore

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Bella Immacolata

Posted by marilena marino On dicembre - 3 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

E l’angelo porta l’annuncio a Maria/e Bella decide di sposare e diventare  vampiro

Maria concepisce e resta incinta per opera dello Spirito Santo con un figlio fuori del comune/ Bella attende un figlio nella prima notte di nozze in esilio dalla sua patria

Maria deve fare in fretta, decidere e rischiare perchè in gioco c’è la salvezza dell’umanita’

Bella ha deciso imperterrita che terra’ il bambino nonostante rischi la vita e il feto fuori dal comune le sta succhiando tutte le energie

Il frutto che Maria attende è di un seme che non arreca morte/la figlia che Bella dara’ alla luce con grandi dolori è la conseguenza di una fede che sconfigge la morte stessa

Bella con il suo si’ e la donazione della propria vita accetta di entrare a far parte di un mondo a lei totalmente estraneo contribuendo a cambiare le sorti in meglio del clan dei licantropi e dei vampiri che spereranno in un mondo migliore per “l’imprinting” che è stato loro trasmesso/ Maria con il suo “Eccomi” beve il veleno del maligno e schiaccia sotto il suo piede la menzogna primordiale del peccato, instaurando l’avvento del Germoglio che spuntera’ dal tronco di Jesse: Cristo Signore, destinato a salvare il mondo dal male e  a portare la Pace e la Giustizia alla nuova umanita’che ormai dispera della salvezza.
Sono pochi i confini che separano Bella da Maria, se guardiamo bene. Due donne che rischiano la propria vita per creare attraverso una creatura il regno dell’amore. Due situazioni difficili ed estreme che potrebbero accadere a tutti coloro che sanno dire un semplice ma difficile si’. Ambientazioni diverse, epoche diverse, certo, ma il punto nevralgico di queste storie è soltanto uno: la fede e il grande amore che vince tutti gli ostacoli. Forse a volte ci si immagina un Dio comodo e a portata di mano, ma a volte lui ama agire non secondo schemi facili e percorrere vie davvero  misteriose. Guardatevi intorno: forse anche tra  noi c’è la stessa sete di vita del vampiro Edward che attende di essere saziata. Ma dove sara’ la nuova Bella che dira’ si’ alla fame d’amore da soddisfare? E soprattutto, il suo gesto di dare la vita, sara’ tale da rendere immacolato il mondo che ci circonda? Tutto quel che riguarda l’universo intorno a noi è materiale da  redimere: ” la natura geme e soffre nelle doglie del parto aspettando la redenzione”. Se Cristo avesse avuto schifo delle bruttezze umane non avrebbe preso carne dal grembo puro di Maria per rigenerare a nuova vita le cose e gli uomini. Apriamo gli occhi dunque: anche attraverso situazioni o avvenimenti insoliti la salvezza puo’ arrivare inaspettatamente e compiersi un miracolo. Edward ha una missione importantissima! Traghettare Bella nel suo mondo affinchè lei salvi lui e l’intero clan. Poco importa se lei dovra’ cambiar vita.  Buona festa della Immacolata Concezione di Maria Santissima!

Trama di  di Breaking Dawn: Il matrimonio tra Edward e Bella va secondo i piani e i due partono presto per la loro luna di miele. Sull’isola di Esme al largo della costa brasiliana, Edward e Bella fanno l’amore per la prima volta. Anche se l’amore troppo appassionato di Edward lascia lividi in tutto il corpo di Bella, lei non se ne cura e gli dice che quella è stata la notte più bella della sua vita, lo stesso per Edward. Trascorrono felicemente la loro luna di miele sull’isola, fino a quando Bella si sente male: è rimasta incinta. Edward, sapendo che la nascita del bambino causerà la morte della madre, accompagna Bella a casa per farla abortire. Ma quando arrivano, Bella si oppone ad interrompere la gravidanza, con l’appoggio di Rosalie. Nel frattempo Jacob ritorna dal suo isolamento e pensa che Bella sia stata trasformata, così va dai Cullen per attaccarli. Quando arriva realizza che le cose non sono come lui pensava e, tornato a LaPush,informa i suoi compagni dello stato di Bella. Sam, alpha del gruppo, comanda di uccidere Bella e suo figlio. Jacob è contrario e in rivolta rivendica il suo diritto di comandare e lascia il gruppo di Sam insieme a Leah e Seth Clearwater. Il gruppo di Jacob si reca dai Cullen e Esme li tratta come figli. Le condizioni di Bella sono preoccupanti: il suo stomaco è schiacciato in più parti a causa del movimento del bambino, due costole le si sono incrinate, il suo bacino è quasi rotto e il suo corpo respinge il cibo umano. Jacob sarcasticamente pensa che il feto aspetti sangue,Edward ascolta il pensiero e i Cullen permettono a Bella di bere sangue umano portato da Carlisle dall’ospedale. A sorpresa di Bella, l’odore e il sapore del sangue l’attraggono e riprende un pò di vita. Il bambino nasce circa un mese dopo il concepimento: la dura placenta che circonda il neonato si stacca e Bella inizia a vomitare sangue. Edward, Alice, Rosalie e Jacob praticano un parto cesareo e riescono a fare nascere il bambino, che si rivela una bambina. Il corpo di Bella è quasi totalmente distrutto-ha due costole incrinate, il midollo spinale schiacciato, il bacino quasi rotto e ha perso moltissimo sangue- e, per orrore di Edward, poco dopo il parto il suo cuore smette di battere. Edward dà la bambina e incomincia a trasformare Bella: le inietta il suo veleno direttamente al suo cuore e la morde in diverse parti del corpo. Jacob e Edward le praticano il massaggio cardiaco per mantenere il battito. Bella sembra morta. Jacob va a cercare la bimba, Reneesme, ma quando la trova subisce l’impriting. Dopo tre giorni Bella si sveglia e vorrebbe vedere sua figlia, ma i Cullen sono cauti con lei poiché come vampira neonata è ancora volubile e la piccola è in parte umana. Alice fa vedere il suo riflesso a Bella e Bella nota come ora è sorprendentemente splendida e ha gli occhi rossi. Edward, Bella Alice vanno a caccia. Mentre caccia, Bella si imbatte in un profumo umano ma resiste all’urgenza di uccidere, sotto stupore di Edward. Tornati a casa a Bella viene consentito di vedere la figlia. La piccola somiglia moltissimo a Edward, tranne per il colore degli occhi, ereditato dalla madre da umana. Bella scopre il dono di Reneesme- la capacità di inviare immagini nelle mente delle persone toccandole. Bella prende malissimo l’impriting che Jacob ha avuto con sua figlia e minaccia di ucciderlo. Sfortunatamente, i Volturi hanno deciso di andare da loro per distruggere Reneesme, supponendo che si tratti di una bambina immortale, sotto denuncia di Irina. La famiglia chiama allora altri vampiri per combattere contro i Volturi. Bella scopre anche il suo dono-la capacità di creare uno scudo che può estendere agli alti. Insieme riescono a battere i Volturi che ritornano a Volterra. Il libro si conclude con un lieto fine per Edward e Bella che possono finalmente vivere la loro eternità felicemente.

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Voce che grida

Posted by marilena marino On novembre - 27 - 2011 ADD COMMENTS
di Marilena Marino                                           Scrivi a:  marilena@merilin.it
II domenica di Avvento anno B
Isaia annuncia il ritorno a Gerusalemme con grande consolazione: nasceranno così dalle ceneri della storia precedente dell’esilio nuovi cieli e nuova terra. La voce di Giovanni Battista preannuncia Cristo.

Prima lettura

Is 40,1-5.9-11
Preparate la via al Signore.

Dal libro del profeta Isaìa

«Consolate, consolate il mio popolo
– dice il vostro Dio –.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta,
la sua colpa è scontata,
perché ha ricevuto dalla mano del Signore
il doppio per tutti i suoi peccati».
Una voce grida:
«Nel deserto preparate la via al Signore,
spianate nella steppa la strada per il nostro Dio.
Ogni valle sia innalzata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
il terreno accidentato si trasformi in piano
e quello scosceso in vallata.
Allora si rivelerà la gloria del Signore
e tutti gli uomini insieme la vedranno,
perché la bocca del Signore ha parlato».
Sali su un alto monte,
tu che annunci liete notizie a Sion!
Alza la tua voce con forza,
tu che annunci liete notizie a Gerusalemme.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri».

Parola di Dio

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Salmo responsoriale

Sal 84

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

>

Seconda lettura

2Pt 3,8-14
Aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova.

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo

Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi.
Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi, consumati dal calore, si dissolveranno e la terra, con tutte le sue opere, sarà distrutta.
Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia.
Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Lc 3,4.6)
Alleluia, alleluia.
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia.

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Vangelo

Mc 1,1-8
Raddrizzate le vie del Signore.

+ Dal Vangelo secondo Marco

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Parola del Signore

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