Saturday, May 19, 2012

IL MONASTERO IPATIEV

Posted by Daniela Asaro Romanoff On febbraio - 1 - 2012 ADD COMMENTS

di Daniela Asaro Romanoff

Kostroma fu fondata nel 1152 d.C., dove si congiungono il Volga e il fiume Kostroma. Il suo fondatore fu il lungimirante Principe Dolgoruky, una figura molto importante durante la transazione politica del potere da Kiev al Principato di Vladimir-Suzdal. Va ricordato che la dominazione mongola sulle popolazioni russe durò per ben due secoli. Kostroma nacque con il compito di rendere più sicura la parte nord-est del Principato.

Dalla foresta circostante vennero a vivere a Kostroma molte famiglie in cerca di una qualità di vita migliore. Quasi sicuramente il nome della città trae le sue origini dalla denominazione di una festa pagana che si celebrava nell’antichità: ‘Kostroma’ per l’appunto.

I primi abitanti iniziarono a lavorare il legno, pescare, conciare le pelli. La nuova città è menzionata nelle cronache nel 1213, a causa dei gravi conflitti tra i figli del Principe Vsevolod. Kostroma subirà parecchi danneggiamenti, ma i Tartari la distrussero completamente. Dopo il 1239 il Principe Yaroslav la fece ricostruire. Yaroslav fece edificare nella città la Chiesa dedicata a San Fyodor.

Dal 1246 al 1276, con il buon governo del Principe Vasily, la città divenne florida e potente. In quegli anni furono costruite Chiese e Monasteri, nel 1272 il Principe Vasily vinse una battaglia importante contro i Tartari. Dopo la morte di Vasily, Kostroma ritornò ad essere una città di provincia, poiché non era in una posizione molto favorevole per i commerci, ma aveva il grande ed arduo compito di essere una città difensiva per Mosca, anch’essa fondata da Dolgoruky.

Un Tartaro, convertitosi alla religione cristiana, fece edificare, nella città di Kostroma, il Monastero Ipatiev. Si iniziò a costruirlo nel 1330. E’ un Monastero che ha una grande rilevanza per la storia della Russia, anche tanti altri Monasteri sono storicamente importanti, perché la vita quotidiana, l’amministrazione della cosa pubblica hanno sempre tratto motivazioni e idee dalla vita religiosa.

 Nel Monastero Ipatiev il Principe Vasily II si riconciliò con il cugino Vasily Cosoy. In questo luogo di culto, diventato anche un punto di riferimento per la cultura e per l’insegnamento, furono scoperte delle importanti Cronache relative al XIV secolo, e anche Cronache più antiche.

Tali Cronache vengono denominate Codice Ipatiano e sono una sorgente molto importante di informazioni storiche.

Più volte, nel corso dei secoli, il Codice Ipatiano fu smarrito.

Nel 1617 venne riscoperto in Ucraina e fu ricopiato dai monaci di Kiev nel 1621. Probabilmente il Codice fu compilato alla fine del XIII secolo e comprende notizie preziose risalenti sino al XII secolo. Il Codice scomparve di nuovo e fortunatamente fu ritrovato nel XVIII secolo proprio nel Monastero Ipatiev, a Kostroma, dallo storico russo Nikolay Karamzin. Dal 1810 si decise di custodire tali documenti di inestimabile valore nella Biblioteca Nazionale Russa di San Pietroburgo. La Biblioteca fu fondata da Caterina II e comprendeva molti libri che la zarina aveva donato, ha un particolare valore la Biblioteca personale di Voltaire. Durante il periodo della dominazione sovietica in Russia, la Biblioteca fu preservata da qualsiasi tentativo di manomissione e distruzione. Nel 1992 la Biblioteca è ritornata ad essere una proprietà della Nazione Russa. Queste utili informazioni si intrecciano alla vita del Monastero, poiché il Monastero Ipatiev, è profondamente legato alla Storia della Santa Russia. Come abbiamo più volte detto in questa rubrica, la Russia è stato uno dei pochissimi Paesi al mondo, in cui, fin dalle sue origini, la società, la vita politica, la religione hanno coesisistito in armonia, per una necessità profonda di autentica spiritualità, più che per convenienza. Durante il periodo dei torbidi, che comprende gli anni che decorrono dalla morte dell’ultimo zar della dinastia Rurik, Feodor Ivanovich, 1598, fino alla nomina del primo zar della dinastia Romanov, 1613, il Monastero fu occupato dai sostenitori di uno dei tanti impostori dell’epoca, conosciuto come il Falso Dimitri II. In tale periodo la Russia fu invasa dalle armate Polacco-Lituane e tanti altri impostori, non solo il Falso Dimitri, tentarono di arrivare al potere. In quei torbidi anni va a collocarsi anche la figura di Boris Gudonov.

Boris era il cognato di Feodor Ivanovich. La reggenza, a causa dei problemi di salute di Feodor, e il regno di Boris Gudonov, dopo la morte di Feodor, non furono mai pienamente accettati dall’Assemblea dei boiari, dei mercanti, dei religiosi. Tale Assemblea, denominata Zemsky Sobor, era una grande Assemblea Nazionale. Nel marzo 1613, per la precisione il 14 marzo, l’Assemblea annunciò la proclamazione del nuovo zar: Michail Romanov. Nel momento in cui l’Assemblea lo aveva scelto per il governo della Russia, Michail si trovava con la madre Marta nel Monastero Ipatiev. Essendo Michail giovanissimo, la madre rifiutò la nomina, poiché riteneva il figlio diciassettenne troppo inesperto per un tale incarico. I Boiari confermarono la loro scelta, opponendo al rifiuto la loro convinzione: il perpetrarsi delle ricusazioni avrebbe portato la Russia alla distruzione e l’intera famiglia di Michail sarebbe stata responsabile dinanzi a Dio per il rifiuto dell’incarico.

Va ricordato che durante il periodo dei torbidi, a causa di improvvise mutazioni climatiche, dovute all’eruzione di un vulcano in Perù, la popolazione della Russia fu decimata.

Michail e la madre acconsentirono. A causa dell’estrema povertà in cui si trovava il Paese, Michail attese per parecchie settimane, presso il Monastero Troitsa, affinché fosse trovato a Mosca un ambiente che potesse accogliere lui e la sua famiglia. Proclamato zar dall ‘Assemblea popolare il 24 marzo 1613, Michail fu incoronato il 22 luglio dello stesso anno nella Cattedrale della Santa Dormizione a Mosca. E’ molto importante dire che nella Cattedrale, il giorno dell’incoronazione, c’era il popolo russo. Michail indossava un abito rosso porpora. La corona, simbolo di servizio nei confronti del popolo, fu messa sul suo capo dal Metropolita Ephraim. Nelle sue mani lo scettro e il globo. Michail si raccolse in preghiera all’altare e parlò con la gente dei gravi problemi che affliggevano il Paese. Fu unto dal Metropolita e accettò il Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo. Ephraim gli ricordò i suoi doveri: proteggere il Paese e la Chiesa Ortodossa. Michail lesse una preghiera per il popolo russo e una per lui e la sua famiglia. Bisogna riflettere su queste parole che spesso vengono adoperate dagli storici:”Finì la cerimonia ed iniziò il suo regno.”

Questa frase ci comunica tutta la semplicità e l’autenticità della cerimonia di incoronazione, ed è il programma della famiglia Romanov: pochi eventi di palazzo e molto lavoro, a servizio del Paese. I palazzi e i fasti che parzialmente in seguito circondarono i Romanov sono in gran parte diplomatici, un adeguamento alle corti europee che li definivano ‘selvaggi e boscaioli’. Pietro I, che fece costruire tanti magnifici palazzi e fondò la città di San Pietroburgo, andò in Olanda ad apprendere il mestiere di carpentiere e spesso lavorò come tale, assieme a tutti gli altri operai. Tanti Santi troviamo nella famiglia Romanov, alcuni di essi sono stati riconosciuti anche dalla Chiesa cattolica. Alessandro I, a cui va il merito di aver fermato la furia napoleonica, trascorse gli ultimi anni della sua vita come pellegrino errante.

Il primo zar Romanov fu benedetto dalla madre Marta con l’Icona della ’Nostra Signora di San Teodoro’. Il vero nome di Marta era Ksenija Ivanovna Sestova. Venne costretta a cambiare il suo nome durante il periodo dei torbidi. Boris Gudonov voleva reprimere tutti i Romanov, Marta fu anche costretta a prendere il velo. Il padre di Michail era figlio del boiaro Nikita Romanovic Zacharyn-Juriev, a sua volta figlio di Roman Jurievic, capostipite dei Romanov. Feodor Nikitic, come la moglie Ksenija, fu costretto da Boris Gudonov a ritirarsi in Convento. Feodor prese il nome di Filarete ed entrò nel Monastero Antoniev. Filarete fu oltraggiato ed insultato. Nel 1605, il Falso Dimitri I rovesciò i Gudonov e nominò Filarete Metropolita di Rostov. Il Falso Dimitri II lo proclamò Patriarca di tutta la Russia. Dal 1610 al 1618 fu prigioniero del Re polacco Sigismondo Vasa. Venne liberato il 13 febbraio 1619, in seguito alla pace di Deulino. Il 2 giugno 1619 divenne Patriarca canonicamente intronizzato. Dal 1619 al 1633, anno della sua morte, fu il migliore consigliere del figlio, diventato zar. Tutte queste notizie ci fanno capire come l’inizio del governo Romanov fosse caratterizzato dall’unità di popolo, Chiesa, governanti.

Il Monastero Ipatiev rappresenta questa unità.

Finora abbiamo preso in considerazione il Monastero dal punto di vista storico e politico, in questo contesto il termine ‘politico’ ha il suo significato più alto: grande spirito di servizio dei governanti nei confronti della gente.

Ora analizziamo il Monastero dal punto di vista architettonico e artistico. Il luogo sacro ha una magnifica entrata principale sulla riva del fiume. Gli ambienti privati dove erano vissuti i primi Romanov, furono fatti restaurare da Alessandro II. Il Monastero Ipatiev fu preservato dagli usurpatori bolscevichi e, negli anni novanta, le autorità russe, come fecero con gli altri Monasteri, lo riconsegnarono alle autorità della Chiesa Ortodossa.

Le cinque cupole dorate della Cattedrale della Santissima Trinità impreziosiscono il Complesso monastico. La Cattedrale era stata originariamente costruita in pietra, con il contributo di Gudonov. Verso la metà del XVII secolo la Cattedrale fu distrutta da un’esplosione dovuta alla polvere da sparo. La Chiesa fu ricostruita nel 1652. All’esterno si possono osservare alcuni particolari architettonici e decorativi notevoli: il maestoso porticato principale, le decorazioni in cotto delle finestre, le arcate cieche lungo le pareti.

Una piccola Chiesa fu distrutta durante la dominazione sovietica, ci sono dei progetti per ricostruirla e consacrarla ai Santi Martiri della famiglia Romanov.

Già nel 1958, all’interno del Monastero Ipatiev, fu creato un Museo  a cielo aperto davvero unico, riguardante la tipica architettura russa in legno. Il Museo esiste tuttora in un’area adiacente al Monastero. E’ stato ulteriormente arricchito di preziosi reperti, è un museo-simbolo dell’identità russa.

All’interno la Cattedrale è un gioiello della pittura. Ogni colonna, ogni muro, i soffitti, tutto è coperto di bellissimi affreschi, opera di Guri Nikita e Sila Sarin. Gli affreschi sono eseguiti nella più alta tradizione dell’antica arte russa. Uniscono lo spirito epico con una profonda interpretazione dei racconti biblici.

Sui muri troviamo un’iscrizione dei maestri che decorarono gli interni:

Abbiamo eseguito questi affreschi per il godimento spirituale di tutti i popoli e di tutti i tempi.”

  Daniela Asaro Romanoff

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Icone Russe a Firenze

Posted by Moreno Migliorati On dicembre - 19 - 2011 ADD COMMENTS

di Moreno migliorati

Dal 21 dicembre  al 19 marzo 2012 saranno ospitate per la devozione, all’interno del Battistero di Firenze, tre preziose icone di arte antico russa della Galleria Statale Tretyakov di Mosca, mai tornate in una chiesa dopo la loro musealizzazione avvenuta dopo la Rivoluzione del 1917. La maestosa icona della Madre di Dio Odighitria, realizzata alla fine del XIII secolo a Pskov, uno dei centri artistici della Russia antica; l’icona della Ascensione del 1408, facente parte dell’iconostasi della cattedrale della Dormizione della città di Vladimir, e legata alla produzione artistica del maggiore pittore di icone della tradizione russa, il santo monaco Andrej Rublev; infine, l’icona della Crocifissione, splendida per la bellezza della resa artistica del contenuto teologico dell’opera, eseguita da Dionisij nel 1500.
In contemporanea a Mosca, e precisamente dal 19 dicembre 2011 al 19 marzo 2012, proprio alla Galleria Statale Tretyakov, saranno esposte per la prima volta due grandi opere di Giotto da Bondone e della sua bottega, al cui nome si lega un’intera epoca della cultura italiana. Sono dei dipinti provenienti dall’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze: la Madonna col Bambino del 1280-1290, noto capolavoro del primo periodo artistico del genio fiorentino, nonché il Polittico di Santa Reparata, un doppio pentittico per altare, dipinto da entrambi i lati, realizzato verso il 1305 e in tempi relativamente recenti ricondotto all’attività artistica del Parente di Giotto o dello stesso maestro.
In Christo / Bo Xructe è la titolazione di una straordinaria ostensione, uno scambio di capolavori che nel nome della fede e dell’arte raccoglie queste cinque grandi opere. L’idea si è sviluppata con successo nell’ambito dell’Anno della cultura italiana in Russia e russa in Italia e costituisce la prova di una amicizia e di una condivisione profonda tra i due paesi, già testimoniata da solide relazioni politiche ed economiche.
La specificità del progetto espositivo sta nell’essere stato elaborato come espressione della spiritualità, della cultura, dell’arte, che rappresentano la cifra più profonda e alta dei legami d’amicizia tra Oriente e Occidente.
Lo scambio di queste grandi opere costituisce per gli organizzatori un inedito gesto di comunione e la possibilità di dimostrare la grande affinità tra due culture che si sono sviluppate a partire dalla comune condivisa eredità bizantina, percorrendo poi nel corso dei secoli, strade diverse.
Per questa ragione è stato necessario trovare, oltre a immagini di grande significato teologico capaci di rappresentare simbolicamente le due visioni della carne di Cristo, luoghi idonei alla loro esposizione, che sono stati resi accessibili grazie al prezioso intervento del Ministero della Cultura della Federazione Russa e dell’Arcidiocesi di Firenze.

(via SpiritualSeeds.info)

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IL MONASTERO SIMONOV

Posted by Daniela Asaro Romanoff On novembre - 4 - 2011 ADD COMMENTS


di Daniela Asaro Romanoff  IL MONASTERO SIMONOV

Il Principe Dimitri chiese a Sergio di Radonezh se fosse possibile mandare il monaco Teodoro a Mosca perché fosse edificato un nuovo Monastero a maggior gloria di nostro Signore. Sergio acconsentì. L’antico Monastero Simonov fu fondato nel 1370. La nascita di questo luogo sacro fu benedetta da Sergio e dal suo discepolo Teodoro, che era nato nella cittadina di Radonezh e aveva preso i voti al Monastero dell’Intercessione di Khotkovo, città che si trova a 60 Km a nord est di Mosca. Teodoro, conosciuto anche con il nome di Fyodor, essendo figlio del fratello Stefano, era nipote di Sergio.

Ci sono varie interpretazioni relative alla denominazione del Monastero. Due sono le più accreditate. Probabilmente il termine ‘Simonov’ si riferisce al nome del Principe Simeon, poiché il Monastero fu fondato sulla terra che gli apparteneva. C’è anche un’altra versione. La denominazione ‘Simonov’ potrebbe essere ricondotta al boyaro Simeon Khovrin, che lasciò tutti i suoi averi ai monaci.

L’antico Monastero Simonov era collocato accanto al fiume Moscova, vicino alla strada che conduceva a Mosca. Il luogo non era molto silenzioso e tranquillo, pertanto Teodoro cercò un posto più solitario, non lontano dal precedente. Nel 1379 Teodoro e i suoi discepoli si trasferirono nella zona dove il Monastero si trova attualmente, nell’antico luogo di preghiera rimase la Chiesa della Natività. Sergio di Radonezh aveva una grande considerazione per il Monastero Simonov. L’Igumeno vedeva in questo luogo sacro una parte del Monastero della Santa Trinità e vi sostava spesso quando era in viaggio per Mosca. I pellegrini vi si recavano, anche perché la splendida figura di Sergio, i cui miracoli cominciavano ad esser noti, li affascinava.

Si dice che nei pressi del Monastero Simonov, Sergio avesse scavato il terreno fino a quando apparve un lago, che non aveva fondo, il lago si trasformò in uno stagno, denominato Lissia all’epoca, poi fu ribattezzato Liza’s dai Moscoviti alla fine del XVIII secolo.

Molte importanti figure ascetiche si formarono al Monastero Simonov:

San Cirillo di Beloozero (1337-1427), San Iona, Metropolita di Mosca, che morì nel 1461, il Patriarca Joseph, il Metropolita Geronty, Arcivescovo di Rostov, il monaco Vassian e tanti altri.

Molti Principi, governanti e le loro famiglie desideravano che l’ultima dimora fosse vicina al Monastero Simonov. I monaci costruirono un cimitero, che andò ingrandendosi sempre di più.

Con il passare del tempo la posizione in cui era situato il Monastero divenne abbastanza pericolosa, a causa delle terribili invasioni.. Le sue mura vennero fortificate esattamente come quelle di una fortezza militare. Nel 1591, durante l’invasione delle armate del Khan Kaza-Girai, il Monastero Simonov e il Monastero Danilov furono attaccati, ma riuscirono a resistere. Nel 1606, lo zar Vassily Shuisky mandò nel Monastero Simonov il suo reggimento di streltsy, esercito fondato nel 1545 da Ivan IV. L’esercito, con l’aiuto dei monaci, respinse il durissimo attacco dei ribelli guidati da Ivan Bolotnikov. Nel 1611, durante un grave incendio, che colpì Mosca, moltissimi cittadini trovarono rifugio tra le mura monastiche. Nel XVI secolo le mura furono ulteriormente fortificate e vennero costruite delle torri. Nel 1630, con le nuove fortificazioni, l’area monastica aveva una circonferenza di 825 metri, l’altezza delle mura raggiungeva i sette metri.

Dal XVII sino al XIX secolo vennero costruite Chiese di grande pregio architettonico. Lo zar Fyodor Alexeevich, a cui piaceva molto il Monastero ed abitava in una dimora vicina al luogo sacro, nel 1667 fece edificare la Chiesa dedicata all’Icona della Beata Madre di Dio di Tikhvin.

L’Icona di Tikhvin è una delle otto Icone taumaturgiche della Madre di Dio più venerate in Russia. L’Icona di Tikhvin è considerata la Madonnina dei neonati, che protegge dalle malattie.

Nel 1834 fu edificata una Chiesa dedicata a San Nicola. Sei erano le Chiese principali del Monastero, accanto alle Chiese c’erano delle Cappelle.

Nel 1832 si decise di costruire un nuovo campanile, fu utilizzata una donazione del mercante Ivan Ignatiev. La costruzione fu completata nel 1839. Nel 1840 all’interno del Monastero Simonov fu collocata una copia della venerabile Icona della Madre di Dio di Kazan. Fu un meraviglioso dono per i pellegrini, che accorrevano al Monastero per pregare dinanzi alla preziosa Icona.

Durante il periodo sovietico il Monastero Simonov subì la stessa sorte di altri Monasteri. Gran parte degli edifici sacri furono distrutti. Ai bolscevichi dava molto fastidio che la gente fosse attratta dalle Chiese, che si potevano ammirare anche da lontano. Prima di distruggere buona parte del complesso monastico, un giornale bolscevico lo definì: il centro dell’oscurantismo.

L’area monastica fu trasformata in un parco e in un centro culturale, che comprendeva anche un cinema. In seguito divenne una fabbrica.

Alla fine del XX secolo una nuova storia iniziò per il Monastero Simonov.

Nel 1990 l’area sacra, con tutti gli edifici rimasti, passò sotto la giurisdizione del Ministero della Cultura. Subito dopo la giurisdizione fu data alla Comunità Ortodossa che tutela le persone sorde. I servizi liturgici iniziarono ad essere tenuti sulle rovine del Monastero.

Il primo servizio liturgico fu celebrato il 9 luglio 1992. Tutti i riti sono sempre stati accompagnati dal linguaggio dei segni. Nel 1994 la giurisdizione del Monastero Simonov fu assunta dal Patriarca di Mosca.

L’11 dicembre 1995 una Cappella fu riconsacrata e da allora i servizi liturgici vengono tenuti regolarmente.

Grazie al Signore, che non dimentica mai il suo popolo, i lavori per la ricostruzione della Cattedrale, e di altri edifici che appartenevano al Monastero, stanno procedendo molto bene.

Daniela Asaro Romanoff

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IL MONASTERO SRETENSKY

Posted by Daniela Asaro Romanoff On settembre - 7 - 2011 ADD COMMENTS

Il Monastero Sretensky è uno dei più antichi monasteri russi, essendo stato fondato nel 1397. Fu edificato per commemorare il miracoloso evento dell’incontro dei cittadini di Mosca con l’Icona di Vladimir, raffigurante la Madre del Signore. Il Monastero si trova al centro di Mosca.

La storia della Russia, intessuta di ferventi preghiere, spiritualità e rivoluzioni nefaste, che hanno portato alla negazione di Dio, si riflette nella storia del Monastero.

Nel 1395 le sentinelle delle steppe russe diedero un tristissimo annuncio: un terribile conquistatore stava preparandosi ad occupare la Russia. Khan Timur, meglio conosciuto con il nome di Tamerlano, suscitava moltissima paura. Tamerlano veniva considerato invincibile, avendo intrapreso campagne militari contro l’India, la Persia e la Trans-Caucasia.

Tamerlano, con il suo potente esercito, arrivò vicino a Mosca e il Gran Duca Vasily si preparò ad affrontarlo, domandando che si pregasse senza intermissione in tutto il Paese, affinché la Russia fosse liberata dal nemico. Vasily aveva la consapevolezza che l’esercito russo era inferiore numericamente rispetto a quello di Tamerlano. Il Gran Duca si affidò all’orazione e si rivolse all’Altissimo, pregò assieme al suo esercito ferventemente, implorando aiuto. Tutto il Popolo pregò intensamente i Santi russi e Vasily diede l’ordine di portare a Mosca da Vladimir l’Icona che rappresenta la Madre del Signore, affinché intercedesse per la Terra russa. Il Clero della Cattedrale della Dormizione di Mosca fu inviato nella città di Vladimir. Dopo la liturgia, i sacerdoti staccarono l’Icona dalla parete e iniziò la processione verso Mosca. La gente pregava:”Santa Madre di Dio salva la nostra Terra.”

L’8 settembre avvenne l’incontro del popolo di Mosca con l’Icona. Il Metropolita Cipriano portò con solennità la Sacra Icona nella Cattedrale della Dormizione del Cremlino.

Proprio quando i cittadini di Mosca incontrarono la Sacra Icona, Tamerlano fece un sogno che lo turbò assai. Nel sogno vide una maestosa montagna, dalla sommità di questa montagna scendevano i Santi russi sostenendo una Croce dorata, dinanzi a loro stava una Signora, il cui abito era luminoso. La Signora ordinò a Tamerlano di lasciare la Terra che stava occupando. Svegliandosi terrorizzato, Tamerlano si informò in merito a quel suo strano sogno, e gli fu detto che la Signora era la Protettrice dei Cristiani.

Tamerlano lasciò il giorno dopo i confini della Russia.

Gli storici stanno ancora discutendo su questo ritiro, ma chi ha il dono della Fede sa che le preghiere ferventi dei popoli possono fermare le guerre. Sin dalla nascita al Cristianesimo, il Popolo russo e la Madre Protettrice hanno avuto un intenso dialogo, davvero particolare, autentico e prezioso, questo dialogo ha subito prove durissime, ma non potrà venir mai interrotto.

In memoria della liberazione, proprio nel luogo dell’incontro dell’immagine miracolosa con i cittadini di Mosca, fu fondato il Monastero Sretensky. Ogni anno, l’8 settembre, l’Icona della Madonna di Vladimir, veniva portata lì in processione. Era la principale festa storica e religiosa di Mosca. Durante la guerra patriottica del 1812, l’Icona venne tenuta costantemente nel Monastero. Quasi tutti i pellegrinaggi del popolo russo, degli zar e dei patriarchi cominciavano con delle preghiere al Monastero Sretensky.

Il Patriarca Nikon (1605-1681) dimostrò grande attenzione per il Monastero e accadde che un artista, mentre decorava con degli affreschi la nuova Cattedrale in pietra, dipinse anche il Patriarca Nikon tra i Santi russi, era l’anno 1707.

Dopo la rivoluzione del 1917, il Monastero Sretensky divenne il centro delle battaglie tra le autorità della Chiesa Ortodossa e le ‘autorità’ che volevano sconfiggere con inaudita violenza la fede cristiana. In epoca sovietica, Sergey Izvekov, il futuro Patriarca Pimen, prese i voti proprio al Monastero Sretensky. Sua Santità, il Patriarca Tichon, eletto dal Consiglio della Chiesa russa nel 1917-18, sorvegliatissimo dai bolscevichi, rimase nel Monastero per confortare la gente con i sacri servizi.

Il suo amico Hilarion incontrò la morte in un campo di concentramento di Stalin. Hilarion fu l’ultimo Abate del Monastero prima della chiusura. Straordinario predicatore, eccezionale teologo, fece tutto quanto era in suo potere per fermare la feroce persecuzione contro la Chiesa Russa Ortodossa, una persecuzione senza precedenti. Fu grazie all’eroismo di questo straordinario Abate che il Monastero rimase consacrato fino al 1925. Alla fine di quell’anno il Monastero venne chiuso. Furono distrutti parecchi edifici e Chiese del Monastero: la Chiesa di Maria d’Egitto, la Chiesa di San Nicola, le porte sante con il campanile e il chiostro dell’abate. Ben presto il Monastero divenne la residenza del Commissariato del popolo degli affari interni. Trovarono posto anche gli edifici della Ceka, che precedettero il KGB. In quel luogo sacro ci furono molte cruente sparatorie. Quando il complesso monastico fu restituito alla Chiesa Ortodossa, in memoria di tutte le vittime del potere senza Dio, fu eretta una Croce all’entrata del Monastero, la Croce fu consacrata da sua Santità il Patriarca Alessio.

Prima della rivoluzione, all’interno del Monastero, c’era un cimitero, dove erano state sepolte le vittime della guerra patriottica del 1812. Durante il regime sovietico, proprio sul terreno del cimitero, atto sacrilego, fu costruita una scuola di avanzati studi di lingua francese. Non è necessario alcun commento … di nessun tipo … . L’unico edificio ben preservato, la Cattedrale dell’Icona di Vladimir, fu restituito alla Chiesa Russa Ortodossa nel 1991. Seguirono alcuni anni difficili in cui la Cattedrale fu contesa da un gruppo di ‘rinnovatori della Chiesa’, figure pseudo religiose, che in collusione con i bolscevichi avevano avuto il Monastero per un anno, dal 1922 al 1923. Malgrado la campagna diffamatoria di tali personaggi, la vita monastica rifiorì. Nel 1995 Sua Santità il Patriarca di Mosca emanò un editto, dichiarando che il Monastero Sretensky è sotto diretta autorità del Patriarca.

Attualmente il Monastero Sretensky viene considerato uno dei centri religiosi più importanti di tutta la Russia. Ogni giorno si celebra il servizio divino nella Cattedrale.

Si è costituita nel Monastero la Casa Editrice Sretensky, che pubblica vari libri teologici, liturgici, storici.

Il complesso monastico è un’oasi di pace al centro della città. Le sacre reliquie del martire Hilarion furono portate qui da San Pietroburgo nel 1999.

Nel 1997 sono stati celebrati i 600 anni della fondazione del Monastero, più di 30.000 fedeli presero parte alla processione, malgrado la pioggia scrosciante.

Nel 1999 fu aperta la Scuola Superiore di Teologia Sretensky. Gli studenti partecipano attivamente alla vita della Comunità Monastica.

Fanno parte del Monastero due eremitaggi, uno per gli uomini e uno per le donne. Un eremitaggio è stato dedicato a San Serafino di Sarov e si trova nella regione di Ryazan, l’altro Monastero è dedicato al profeta Elia e non è lontano da Mosca.

Daniela Asaro Romanoff

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IL MONASTERO ANDRONIKOV

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 20 - 2011 ADD COMMENTS

IL MONASTERO ANDRONIKOV E L’ARTE DI ANDREJ RUBLEV

Il Monastero Andronikov si trova sulla riva sinistra del fiume Yauza. Il monaco più conosciuto, che visse in questo Monastero, è il pittore di sacre icone, Andrej Rublev. Il Metropolita di Mosca, Alessio, aveva promesso che avrebbe fatto costruire un Monastero e una Cattedrale, se fosse sopravvissuto ad una terribile tempesta marina, che tormentò il suo viaggio di ritorno a Mosca da Costantinopoli, nel 1358. Promise anche che avrebbe denominato il Monastero con il nome del Santo, commemorato nel giorno in cui fosse sbarcato sano e salvo. Il giorno, in cui Alessio giunse a Mosca, era dedicato a nostro Signore (in russo: Spas). Sulla riva del fiume Yauza fu edificato il luogo sacro. Quando il Metropolita Alessio si assentò temporaneamente dal Monastero per recarsi a Sarai dal Kahn del Kypchak, il monaco Androniko lo sostituì alla guida del Monastero. Androniko divenne il primo Abate, e, in seguito, il luogo sacro fu denominato con il suo nome. Tra il 1425 e il 1427 fu costruita la Cattedrale del Salvatore, è il più antico edificio di Mosca. La nuova Cattedrale edificata in pietra sostituì la prima Cattedrale costruita in legno. L’interno della nuova Cattedrale fu decorato con affreschi dipinti da Andrej Rublev. Questi affreschi sono un capolavoro del maestro. Durante il XVII secolo furono costruite attorno al Monastero mura e torri. Il Monastero divenne anche una fortezza. Sempre nel XVII secolo fu costruita in stile barocco la Chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. Nel XVIII secolo l’architetto Rodion Kazakov progettò la torre campanaria del Monastero. Il progetto prevedeva una torre altissima, molto più alta di ogni edificio di Mosca. Lo zar Paolo I ordinò di ridurre l’altezza, poiché nessun edificio doveva superare la torre campanaria del Cremlino.

La torre del Monastero Andronikov fu distrutta dai Bolscevichi nel 1930. Il Monastero era già stato gravemente danneggiato dai soldati dell’esercito napoleonico nel 1812. Il Monastero venne chiuso dai Bolscevichi nel 1919. Gli edifici furono utilizzati come alloggi per gli operai del distretto Rogozhsko-Simoovsky. Il cimitero divenne un campo di calcio. Dopo la Seconda Guerra mondiale rinacque una certa sensibilità storica e artistica nei confronti del Monastero Andronikov. Nel 1947 il cimitero divenne un monumento nazionale. Nei sotterranei si iniziò a costruire il Museo dell’antica arte russa. Il Museo Centrale dell’Antica Arte e Cultura russa ‘Andrej Rublev’ fu ufficialmente aperto in onore dei 600 anni della nascita del grande pittore. Il Museo non contiene opere di Rublev, ma ci sono delle meravigliose opere della Scuola di Rublev. Nel 1989 il Monastero fu restituito alla Chiesa Russa Ortodossa. Il 17 luglio 1989 fu celebrata una liturgia divina nel primo anniversario della santità di Andrej Rublev. Attualmente la Cattedrale del Monastero è una Chiesa parrocchiale. La tomba di Andrej Rublev non è più rintracciabile. Si pensa che i suoi resti mortali fossero sepolti sotto la torre campanaria, che fu distrutta dai Bolscevichi, ma il maestro continua a vivere nelle sue opere ed in quelle dei pittori formatisi alla sua Scuola.

Andrej Rublev nacque nel 1360. E’ considerato il più grande pittore medievale russo di icone ed affreschi. Non ci sono molte informazioni relative alla sua vita. Di sicuro visse per tanti anni nel Monastero della Santa Trinità vicino a Mosca. Rublev viene menzionato per la prima volta nel 1405, quando dipinse le icone e gli affreschi per la Cattedrale della Annunciazione nel Cremlino moscovita. Rublev fu coadiuvato dai pittori Teofanes e Procor. Teofanes era un importante maestro, che lasciò le terre bizantine per andare a vivere in Russia. Da molti è considerato il maestro  di Rublev. Le Cronache ci informano che nel 1408 Rublev, assieme a Danil Cerni, eseguì i dipinti per la Cattedrale dell’Assunzione a Vladimir. Eseguì molte opere anche per la Cattedrale della Santa Trinità. Dopo la morte di Danil, Andrej andò a vivere nel Monastero Andronikov di Mosca, dove eseguì i suoi ultimi capolavori: icone e affreschi per la Cattedrale del Salvatore.

L’Icona, che sicuramente ed interamente è stata dipinta dal maestro, è la conosciutissima Icona della Trinità (1410). Attualmente la preziosa Icona si trova presso la Galleria Tretyacov di Mosca. Rublev ha tratto ispirazione da una precedente Icona, denominata ‘L’ospitalità di Abramo’. L’alto ascetismo e l’armonia dell’arte bizantina si uniscono nelle opere di Rublev. La pace e la calma caratterizzano la sua pittura. Le sue icone furono subito apprezzate e considerate il modello da seguire nell’ortodossia iconografica. Andrej Rublev fu proclamato Santo dalla Chiesa Russa Ortodossa nel 1988. Viene ricordato il 29 gennaio e il 4 luglio di ogni anno. La Chiesa Episcopale degli Stati Uniti d’America lo ricorda il 29 gennaio. Andrej Rublev è considerato il simbolo dell’identità storica e artistica russa. Nella sua ricerca della fraternità, della calma, dell’amore divino, Andrej Rublev fu di certo influenzato da Sergio di Radonezh. Nelle icone di Rublev prevale la semplicità, l’artista si discosta dal severo prevalere della forma, del colore, dell’espressione. Gentilezza e grande armonia troviamo nelle sue icone. Molti studiosi considerano la Trinità di Rublev il perfetto dipinto iconografico, il migliore che sia mai stato realizzato. Questo lavoro fu richiesto a Rublev dall’Abate del Monastero della Trinità, Nikon, un discepolo di Sergio di Radonezh. Nikon desiderava commemorare Sergio con tale dipinto. Sin dagli inizi del Cristianesimo, per la gente era difficile capire la Trinità. Non solo la gente, ma anche i teologi avevano difficoltà a comprendere un Dio uno e trino.

Tentando di rappresentare la Trinità, rimanendo fedeli alla proibizione di raffigurare Dio, i pittori di icone si ispiravano all’ospitalità di Abramo, che riceve la visita di tre nomadi. Rublev eliminò gli elementi della narrativa biblica e prese in considerazione i tre angeli. Per la prima volta nell’Icona di Rublev tutti e tre gli angeli hanno uguale importanza. Anziché forzare i fedeli a credere nella Santa Trinità, Rublev, gentilmente e delicatamente, accompagna il credente al Dogma. Nell’Icona viene raffigurata una Trinità dialogante. Il Padre spiega al Figlio come sia necessario il suo sacrificio, il figlio risponde, accettando la volontà del Padre. L’Angelo, che rappresenta la Santa Trinità, conforta il Padre e il Figlio. In Russia la Fede cristiana è sempre stata profondamente presente nella vita di tutti i giorni, e quindi la troviamo protagonista anche nella politica. Nella Trinità i russi videro la critica della divisione feudale e del giogo mongolo. La Trinità ispirò i russi nel loro desiderio di unire le Terre divise ed essere liberi. La Trinità di Rublev è la rappresentazione dell’unità e dell’amore divino.

Il messaggio più importante dell’Icona: in questo mondo i nostri pensieri e le nostre azioni portano molto frutto se permangono nell’ambito dell’amore trinitario. Con la sua Icona Rublev ci mostra la Casa del perfetto Amore

Daniela Asaro Romanoff


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SAN SERGIO DI RADONEZH E IL MONASTERO DELLA SANTA TRINITA’

Posted by Daniela Asaro Romanoff On aprile - 18 - 2011 ADD COMMENTS

San Sergio di Radonezh fondò, nel XIV secolo, il Monastero della Santa Trinità nelle foreste a nord di Mosca. Sergio Radonezhky nacque in una famiglia di Boiari (propietari di vasti terreni) vicino a Rostov. La data della nascita non è conosciuta con precisione, tre sono gli anni presunti: 1314, 1319 e 1322. Vengono ritenuti attendibili il mese e il giorno, si ricorda la sua nascita il 3 maggio. Venne battezzato con il nome di Bartolomeo. Era il secondogenito di Kyril e Maria, che ebbero altri due figli. Quando il padre dovette fronteggiare dei notevoli problemi finanziari, perché gli furono tolti quasi tutti i terreni, la famiglia fu costretta a lasciare Rostov e si stabilì in un’altra citttadina, era il 1328.
Crescendo, Batolomeo dimostrava una capacità di studiare e di apprendere assai superiore rispetto a quella dei suoi fratelli Stefan e Pietro. Il giovanissimo Bartolomeo iniziò ben presto ad avere anche dubbi, problemi e sofferenze. Fu determinante l’incontro con un Monaco, al quale Bartolomeo spiegò i suoi problemi. Il Monaco gli diede  un piccolo pezzo di pane eucaristico, dicendogli:” Tieni e mangia, questo pane ti viene dato come segno della Grazia del Signore, affinché tu comprenda le Sacre Scritture.” Dopo aver ricevuto quel prezioso messaggio, tutte le difficoltà apparvero a Bartolomeo come un lieve peso.
Nel 1334, rimasto orfano di entrambi i genitori, Bartolomeo si recò a Khotkovo, una cittadina vicina a Mosca, e si ricongiunse con il fratello Stefano, che era rimasto vedovo. Nel 1337 la sua vocazione religiosa fu una magnifica realtà,  divenne Monaco. Il fratello Stefano lo seguì. Entrambi cercarono un posto che fosse più possibile lontano da ogni mondanità. Si fermarono nella fitta foresta vicina alle colline Marovets, costruirono una piccola cella ed una semplice Cappella, dedicata alla Santa Trinità.
Era l’anno 1340. Ben presto Stefano si stancò di una vita così ascetica e lasciò Sergio, per andare a vivere la sua vocazione nel Monastero dell’Epifania a Mosca. Dopo la partenza del fratello Sergio visse per molti anni da solo nella foresta. Animali selvaggi come volpi e orsi sembravano riconoscerlo, e si avvicinavano a lui senza fargli alcun  male. Un orso si era talmente affezionato a Sergio, che condivideva con lui i pasti molto frugali.
La gente venne a conoscenza della profonda  Fede di questo Monaco che viveva da eremita nella foresta e molti iniziarono a recarsi  da lui per avere dei consigli e soprattutto una guida spirituale. Vennero costruite altre celle e Sergio iniziò a condividere la sua vita monastica con altri undici confratelli. Il luogo dove si trovavano iniziò a diventare assai conosciuto, venne denominato l’Eremiaggio della Santa Trinità. In questo centro spirituale vennero a vivere altri Monaci. Ad un certo punto sorsero delle divergenze di opinione: proseguire con la vita eremitica oppure introdurre un comune stile di vita monastico, Segio cercò di favorire la coesistenza monastica. Affinché non sussistessero più tutte le discussioni che nuocevano alla convivenza nel Monastero, Sergio decise di fondare un altro Monastero vicino a Makrish, A causa della lontananza di Sergio, l’Eremitaggio della Santa Trinità conobbe un progressivo declino e, trascorsi quattro anni, i Monaci rimasti supplicarono Sergio di ritornare alla Santa Trinità. Sergio ritornò e il Monastero della Santa Trinità vide l’arrivo di molti altri Monaci, alcuni di loro furono mandati a  diffondere la Buona Novella nei centri abitati della Russia del Nord. A quei tempi governava Dimitri Ivanovich, chiamato Donskoy. Quasi quattrocento Monasteri furono fondati dai discepoli, furono costruiti anche nei posti più impervi. Ricordiamo i Monasteri di Borisoglebsky, vicino a Rostov, Ferapontov, Kyrillo Belozersky, Golutvin e Pokrovsky. Attorno a molti di questi Monasteri vennero costruiti dei villaggi. Tutto questo dimostra la grande considerazione che la gente aveva per tali luoghi di culto, molte famiglie costruirono le loro case attorno al Monastero della Santa Trinità e sorse una cittadina denominata  Sergiyev Posad. La fama di uomo devoto e monaco straordinario si estendeva sempre di più. Filoteo, il Patriarca di Costantinopoli gli inviò un documento che confermava le nuove regole, stabilite da Sergio per la comunità monastica della Santa Trinità. A Sergio vennero anche affidati compiti di estrema delicatezza per quanto concerne  la riconciliazione dei Principi di Mosca. Avrebbero voluto dargli anche l’incarico di metropolita di Mosca, ma Sergio rifiutò tali onori, perché non si conciliavano con la sua vita ascetica.
Quando il Principe Dimitri Ivanovich partì, nel 1380, per combattere i Tartari, Sergio lo benedisse, pronunciando le seguenti parole:” Va Principe coraggioso e confida nell’aiuto del Signore.” La vittoria che Dimitri riportò a Kulikovo fu decisiva per la Storia della Russia. Il Monastero della Santa Trinità divenne conosciutissimo in tutta la Russia, sempre di più assumeva le caratteristiche di punto di riferimento importantissimo per la vita spirituale.
Sergio morì il 25 settembre 1392. Fu proclamato Santo nel 1452. E’ commemorato dalla Chiesa Ortodossa il 25 settembre, giorno della sua morte, e il 5 luglio, poiché in tale data furono ritrovate le sue reliquie non corrotte dal tempo. San Sergio di Radonezh ha un posto speciale nella Storia del monachesimo russo. La sua vita ascetica  fu ed è tuttora un grande esempio per molti ed il Monastero della Santa Trinità è sempre stato uno splendido modello di vita claustrale. Sergio viene ricordato anche per aver fondato delle scuole monastiche e per aver insegnato agli agricoltori metodi nuovi e migliori per coltivare la terra. La Chiesa Cattolica riconosce la  santità di Sergio di Radonezh ed ha introdotto il suo nome nel Martirologio Romano.

Daniela Asaro Romanoff

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SAN DANIELE E IL SUO MONASTERO

Posted by Daniela Asaro Romanoff On gennaio - 10 - 2011 ADD COMMENTS

Di Daniela Asaro Romanoff

Il Monastero di San Daniele fu il primo costruito a Mosca. Venne fondato dal Principe Daniele, che era il figlio più giovane di Alexander Nevsky, grande condottiero, devoto, persona di profondissima fede, canonizzato dalla Chiesa Ortodossa Russa, valoroso rappresentante del suo Paese.


Daniele nacque a Vladimir nel 1261. Come abbiamo già appreso, Vladimir era la città più importante del Gran Principato omonimo. Il padre Alexander morì quando il piccolo aveva soltanto due anni, ma ci fu tra il figlio e quel meraviglioso padre una bellissima comunione spirituale. Il condottiero, il devotissimo Alexander trasmise a Daniele tutta la sua saggezza ed il suo coraggio.

Nel 1272, appena undicenne, ereditò il Principato di Mosca, che era il più povero se confrontato con gli altri Principati, che i suoi fratelli stavano governando. Daniele accolse l’incarico affidatogli e per trent’anni governò senza causare mai spargimenti di sangue, anteponendo la pace alla guerra.

Durante il suo trentennale governo, fu il condottiero di una sola battaglia. Quando Costantino, il Principe di Ryazan, decise di appropriarsi delle Terre moscovite, con l’aiuto dei Mongoli, Daniele, assieme al suo esercito, uscì vincitore da quella battaglia. Costantino fu sconfitto, ma Daniele non lo catturò con brutalità. Lo portò a Mosca e gli offrì una confortevole ospitalità, finché fu firmato un armistizio.

Questo Principe saggio era molto rispettato dai suoi compatrioti, e anche dai suoi nemici. Il suo carattere umile, mite, pacifico sorprendeva molti, rendendolo gradito ed amabile.

Durante il suo governo il Principato di Mosca divenne sempre più importante. Daniele iniziò quell’opera di progressivo avvicinamento, e di unione di tutti i territori russi a Mosca, l’opera venne portata a compimento con grande determinazione, e fu lui a diventare il primo Principe governatore di tutta la Russia.



Le Cronache dell’epoca ci fanno sapere che Daniele tenne sempre in considerazione la qualità della vita del popolo russo, essendo molto religioso, fece edificare sulla riva destra della Moscova, a cinque miglia dal Cremlino, il primo Monastero di Mosca. La Chiesa venne completamente costruita in legno.

Il 17 marzo 1303, a 42 anni, il Principe Daniele morì. Prima di lasciare questa terra, riuscì a trascorrere alcuni anni conducendo vita monastica nel luogo di culto che aveva fatto costruire. In accordo alle sue volontà, fu sepolto nel cimitero del Monastero.

Nei 700 anni in cui il complesso monastico di San Daniele fu un punto di riferimento per tutti i fedeli, la Storia della Russia si intrecciò con quella del Monastero, come spesso accadde nella Terra, che non a caso venne definita Santa Russia.

Nel 1330 i Monaci furono portati all’interno del Cremlino, dove fu fondato un nuovo Monastero, dedicato a nostro Signore.

Nel 1490 il Monastero cambiò nuovamente ubicazione. Trovò una sua sede sulla collina Krutitskiy, sulla riva della Moscova. Ricevette anche un’altra denominazione: ‘Nuovo Monastero di nostro Signore’.

Per 250 anni il Monastero di San Daniele fu pressoché abbandonato. Al posto del Monastero sussistette una piccola Chiesa parrocchiale.

Nel XVII secolo il Principe Daniele fu canonizzato dalla Chiesa Russa Ortodossa ed il Monastero ritornò ad essere un prezioso luogo di culto, con grande affluenza di fedeli. San Daniele viene ricordato il 17 marzo e il 12 settembre.


Anche durante i secoli di apparente inattività il Monastero fu uno strumento del Salvatore.

Gli uomini si agitano, ma è il Signore che li conduce”.

Nel 1591, le temibili truppe mongole furono sconfitte proprio vicino alle mura del Monastero.

Nel 1606, accanto al Monastero di San Daniele, l’esercito dello zar Basil Shyiskiy sconfisse i ribelli di Bolotnikov.

Nel 1610 il Monastero fu bruciato dal falso Dimitri II.

L’edificio venne ricostruito e circondato da mura e sette torri.

Nel 1812 le armate napoleoniche rubarono il tabernacolo argentato, dissacrando la Chiesa e il Monastero.

Dopo il passaggio di questi ulteriori dissacratori, il Monastero venne ristrutturato e riconsacrato. Molte volte fu abbattuto, ma altrettante volte rinacque, grazie alla protezione di San Daniele.

Vari artisti e letterati espressero il desiderio di essere sepolti nel cimitero del Monastero, tra essi ricordiamo Gogol, il musicista Rubinstein, il poeta Yazikov, il pittore Perov.

Dopo la sanguinosa rivoluzione bolscevica, la Chiesa e il Monastero furono chiusi, va ricordato che il Monastero di San Daniele fu l’ultimo ad essere chiuso , e quasi tutti i monaci furono fucilati nel 1937.

Il Monastero cadde nell’oblio, ma la Chiesa fu ristrutturata, e i resti di coloro che avevano trovato sepoltura nel cimitero di San Daniele furono portati in altri cimiteri. Nella zona del complesso monastico furono aperti negozi e fu istituita una colonia estiva per bambini.

Nel 1983, il primo Monastero che venne restituito alla Chiesa Ortodossa Russa, fu proprio quello di San Daniele.

Nel 1988, l’anno in cui venne ricordato il battesimo delle popolazioni russe, avvenuto mille anni addietro, il Monastero di San Daniele fu completamente riedificato, divenendo nuovamente uno dei centri di spiritualità più importanti della Russia.

In questo storico Monastero c’è la residenza del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia.

Il 4 settembre 1997, in occasione della commemorazione degli 850 anni della città di Mosca, sulla Piazza Tylskaya fu benedetto il monumento dedicato a San Daniele, riportato sullo stesso luogo dove era rimasto per trecento anni, fino alla rivoluzione bolscevica. Con il prezioso aiuto di antichi disegni, il monumento fu rifatto esattamente come il precedente, distrutto durante la cruenta rivoluzione.

Il Monastero è diretto dal Patriarca di Mosca e di tutta la Russia.

I monaci prestano il loro servizio nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri. Con grande umanità e devozione religiosa sono vicini a tutti i problemi della società russa. La loro presenza, portatrice di speranza, fiducia, fortezza, è insostituibile.

Daniela Asaro Romanoff




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LE ORIGINI DELLA PREGHIERA NEI MONASTERI DELLA RUSSIA

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 31 - 2010 ADD COMMENTS

di Daniela Asaro Romanoff

Possiamo davvero affermare che la Russia, dopo la conversione al Cristianesimo della sua popolazione, fu una Terra benedetta dal Signore. Il principato russo di Vladimir, che adottò il Cristianesimo di rito bizantino, divenne un Paese unico al mondo.

La Russia trovò la sua identità nei Monasteri e nelle preghiere senza intermissione dei mistici, dei pellegrini, dei Santi. E per parecchi secoli l’albero rigoglioso della Fede ebbe le sue possenti radici in questa Terra.

Finora abbiamo parlato dei Monasteri e continueremo a farlo, ma adesso è opportuno soffermarsi sulle preghiere, sui credenti, sui religiosi dell’antica Russia, per cercare di capire meglio la spiritualità di questo Paese, ricordando che la preghiera è azione.

Nei Monasteri russi la preghiera ha prediletto sempre il silenzio, solo nel silenzio possiamo sentire il sussurrare di Chi ci guida.


Per pregare veniva e viene tuttora usata una corda molto simile al Rosario cattolico. E’ costituita da nodi di lana oppure di cuoio, proprio per non provocare il benché minimo rumore. La corda da preghiera dei primi monaci cristiani, che vivevano nell’Egitto del IV secolo, poteva avere anche 300 nodi. Il Rosario russo ha 103 nodi, il numero dei nodi trae le sue origini da un’ antica ‘scala di preghiera’. I nodi sono suddivisi in quattro gruppi da alcuni grani. Abbiamo 17 nodi, 33, 40, 12. I numeri si riferiscono agli Evangelisti, agli Apostoli, ai Profeti, e alla vita di Cristo. La preghiera che univa i monaci russi al Soprannaturale era la ‘Preghiera di Gesù’, tuttora questa preghiera viene considerata fondamentale nel Cristianesimo ortodosso. La ‘Preghiera di Gesù’ viene definita ‘azione spirituale’. Questa azione trae le sue origini da una corrente spirituale risalente ai Padri del deserto. Attraverso la preghiera, l’orante passa dalla mente al suo cuore, pronunciando costantemente queste parole:”Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio,

abbi pietà di noi peccatori.” Nominare Gesù, senza intermissione, purifica il pensiero, l’anima viene illuminata dalla Grazia divina e l’orante acquisisce la consapevolezza che il suo corpo è il tempio dello Spirito Santo.

La Fede cristiana fu accolta in Russia con grande intensità, i credenti non si accontentarono di una Fede superficiale, Cristo doveva far parte di tutti i momenti della loro vita. I credenti russi si immersero nella preghiera e nella meditazione. Un popolo di così grande spiritualità offrì alla sua amatissima Fede tantissimi monaci, che si avvicinarono in modo spontaneo all’ ascetismo orientale. Il più antico Monastero della Russia è il Monastero delle Grotte di Kiev, diede notevoli frutti spirituali, tanto da venir definito: il vivaio del monachesimo.


Abbiamo parlato del Monastero delle Grotte nella prima parte di questa rubrica.

Noi occidentali, a malapena, possiamo comprendere quanto essenziale fosse la vita monastica per tutti i russi, non solo per i monaci, i russi si sono sempre ispirati a tale modello di vita. Anche coloro che governarono il Paese, i Rurik prima e, dal XVII secolo, i Romanoff, amarono profondamente i Monasteri della loro Terra, parecchi abbandonarono incarichi prestigiosi, comprendendo che nulla può essere più prestigioso della preghiera, molti principi divennero mistici, pellegrini e alcuni furono canonizzati dalla Chiesa ortodossa, anche la Chiesa cattolica venera certi santi ortodossi: San Vladimir, ad esempio, il principe che accolse il Cristianesimo, e per tutti gli altri i cattolici hanno il massimo rispetto e grande devozione. Nessun Paese al mondo è stato governato da persone di così grande spiritualità.

Nella Rus’ i Monasteri erano i luoghi dove la Grazia di Dio si manifestava in tutta la sua potenza, costituivano un punto di riferimento per il mondo circostante.

La ‘Preghiera di Gesù’ ha sempre dato forza e serenità a tutti i credenti che ad essa si sono accostati. Tale preghiera è radicata nel Nuovo Testamento.


Sicuramente, nella Rus’ la preghiera giunse dall’oriente. Va ricordato San Simeone, detto il Nuovo Teologo (949 – 1022), uno dei pochi mistici ortodossi che comunicò attraverso i suoi scritti l’esperienza della sua vita.

Proprio a Simeone viene attribuito dalle cronache antiche un opuscolo:”Metodo della santa preghiera e attenzione”. Al monaco veniva consigliato di sedere nella sua cella in un posto tranquillo, per poter elevare la mente al di sopra di tutto ciò che è materia. Il monaco poi, chinando il suo capo fino ad appoggiare il mento sul petto, rivolgeva l’occhio corporeo al centro del ventre.

L’inspirazione doveva venir compressa per un breve periodo, non respirando pienamente si può vedere meglio all’interno di se stessi con la mente, per scoprire quel posto del cuore dove ha dimora la forza dell’anima. In un primo tempo ci sarà oscurità, difficoltà a concentrarsi, ma, insistendo, si verrà pervasi da una felicità infinita, durante la ripetizione della preghiera:”Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me”. Il monaco sempre di più rivolgerà l’attenzione al suo cuore.

Questo metodo, che ha lo scopo di aiutare l’orante ad esprimere in modo proficuo la sua preghiera, viene definito esicasmo (voc. greco: hesychia = calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione).

Un’altra importantissima forma di preghiera si espresse nell’antica Russia attraverso la creazione delle icone. Dipingere un’icona è una preghiera. Le prime scuole iconografiche risalgono all’XI secolo e avevano sede a Kiev. Le icone sono frutto di una tecnica e di una simbologia ben precisa.

In Russia, fin dall’antichità, si prediligeva il legno di tiglio o di pino. Gli antichi metodi vengono tuttora utilizzati. Sulla tavoletta in legno viene steso del gesso colloso mescolato a finissima polvere di alabastro, questo lavoro viene eseguito a caldo sulla tavola e su una tela in lino, che viene poi incollata sulla superficie della tavola. Tramite il carboncino oppure con una lieve incisione, il disegnatore delinea le figure secondo le prescrizioni canoniche.

Qualora si renda necessaria la doratura, un esperto prepara un fondo rosso per le zone dove verranno inserite le foglie d’oro, la stesura dell’oro viene rifinita con l’agata o con il dente di lupo per ottenere più lucentezza. I primi pittori di icone usavano solo quattro o cinque colori fondamentali, verso la metà dell’Ottocento se ne utilizzavano venti. I pigmenti colorati, ottenuti dai vegetali, vengono sciolti nell’acqua e mescolati con il rosso dell’uovo e qualche goccia di aceto o Kvas (distillato di pane, ribes e uva passita).

Nella prossima parte, dedicheremo ampio spazio alla preghiera che accompagna la creazione di un’icona e alla simbologia del materiale adoperato.

Daniela Asaro Romanoff

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IL MONASTERO DI VALAAM

Posted by Daniela Asaro Romanoff On aprile - 21 - 2010 ADD COMMENTS

Le origini del Monastero di Valaam risalgono al periodo in cui il Cristianesimo iniziò a diffondersi tra le popolazioni che vivevano nelle terre russe. Il Monastero è conosciuto con il nome dell’omonimo arcipelago di cinquanta isolette che occupano complessivamente trentasei chilometri quadrati del lago Ladoga. Il luogo di culto è dedicato alla Santa Trasfigurazione del nostro Salvatore, ma dalla gente è sempre stato denominato Monastero di Valaam. Nelle altre isole ci sono vari luoghi di preghiera e di meditazione claustrali, che vengono definiti skete, il più noto di questi luoghi di preghiera è lo Skete di Sant’Avraam, è nell’isola di Yemeljanov. Sant’ Avraam nacque quando la fede cristiana in Russia cominciava ad entrare nei cuori della gente. In giovanissima età fu colpito da una grave malattia, ed avendo sentito un mercante parlare con grande entusiasmo del Santo Monastero della Trasfigurazione, vi si recò in pellegrinaggio. Guarì prodigiosamente, poiché in quel periodo al Monastero di Valaam c’erano parecchi monaci, Avraam preferì l’eremitaggio in un’altra isoletta dell’arcipelago. Nel XIX secolo, a gloria di Dio, l’abate Damaskin ampliò l’umile piccolo monastero in legno, che aveva ospitato Sant’Avraam, il luogo di preghiera fu consacrato nel 1873. Prima di recarsi in un’altra isola, Sant’Avraam sostò nel Monastero dove avvenne la sua guarigione, questa sua permanena a Valaam è riportata nelle cronache dell’epoca, ed è proprio questa la fonte più attendibile, quella che ci consente di affermare che il Monastero di Valaam risale all’XI secolo. Parecchie fonti storiche indicano il XIV secolo per quanto concerne il periodo di fondazione del luogo di preghiera e di meditazione. Possiamo affermare che tutte le fonti hanno un buon margine di verità. Probabilmente la vita claustrale delle origini (XI secolo) sarà stata interrotta e riprese nel XIV secolo. Secondo alcune tradizioni e detti popolari relativi a Valaam, sarebbe stato proprio l’apostolo Andrea a predire l’esistenza di un Monastero in quella terra. In tale luogo Sant’Andrea eresse una Croce in pietra.

Sempre secondo alcune fonti che risalgono alle storie antiche, che tradizionalmente venivano portate alla conoscenza della gente e tramandate, il Monastero fu fondato da due monaci greci: i santi Sergio ed Ermanno, che giunsero nelle terre di Novgorod nel X secolo, assieme ai primi missionari ortodossi. Purtroppo molte informazioni importanti sul Monastero furono distrutte dalle invasioni che si succedettero. Per fortuna le cronache popolari tramandano con grande zelo fatti e accadimenti riguardanti Valaam. I Santi Sergio ed Ermanno riuscirono a portare alla fede cristiana le tibù di Karel, con fervore rafforzarono la fede cristiana ortodossa soprattutto nelle terre russe del nord. Le antiche cronache ci tramandano delle preziose informazioni sulle reliquie dei due Santi, che durante l’invasione svedese furono trasferite a Novgorod, a quell’epoca era Joannes l’arcivescovo di Novgorod. Nel 1182, dopo quasi vent’anni, passato ogni pericolo, le reliquie dei santi padri ritornarono a Valaam. Temendo che le reliquie venissero danneggiate, i monaci le portarono in un posto sicuro, furono sepolte in profondità, tra le rocce, dove si trovano tuttora. In ricordo del ritorno delle reliquie dei Santi Sergio ed Ermanno a Valaam, la chiesa russa organizza annualmente, dall’11 al 24 settembre, delle cerimonie religiose. Le cronache ci fanno conoscere anche numerose storie di miracoli riconducibili ai due Santi.

Durante i lunghi e tenebrosi settant’anni di dominio sovietico il Monastero di Valaam, come tutti i luoghi di culto e di preghiera in Russia, fu espropriato della sua dignità e identità, pur rimanendo sempre un faro per la popolazione russa, un punto di riferimento importante. La misericordia di Dio è infinita: il 14 dicembre 1989 sei monaci ripresero a vivere nell’antichissimo Monastero e da allora è iniziato nuovamente un felice percorso religioso per il Monastero di Valaam.

Osservando le immagini attuali del Monastero, non possiamo non pensare che certi posti, per la bellezza del paesaggio, per lo straordinario abbraccio tra terra e mare, sembrano predestinati ad essere zone di silenzio, di preghiera, di contemplazione, ed è ben noto che la preghiera è azione.

E’ sempre stato molto sentito e compreso il significato della vita monastica in Russia. Ad alcuni questa vita può sembrare oscura, certo è che i Monasteri sono i veri parafulmini che proteggono la nostra società tendenzialmente materialista ed egoista.

Alessio II fu il patriarca, che dopo settant’anni di rifiuto violento nei confronti della spiritualità, per grazia di Dio ebbe l’incarico di riportare la

Russia alla devozione cristiana.

E’ molto intenso il ricordo che il Patriarca aveva di Valaam. Vi si recò assieme ai suoi genitori quando aveva solo nove anni, il bambino, che sarebbe divenuto un uomo di Dio, fu molto colpito da quel luogo.

Il Patriarca Alessio soleva dire che la vocazione al monachesinmo deve essere profonda. Il monaco, pregando, non pensa solo alla sua salvezza, ma deve aiutare le anime di tutti a salvare il mondo. Quindi la grande preghiera – azione per la salvezza del mondo, in questi luoghi di culto, è un evento quotidiano che trasmette speranza a tutti noi.

Ricordiamo che il Patriarca Alessio è ritornato alla Casa del Padre il 5 dicembre 2008, vigilia del giorno dedicato a San Nicola, Santo patrono della Russia. Dal 27 gennaio 2009, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, è questa la definizione risalente ad antica data, è Kirill, a lui il compito di rafforzare la fede cristiana in Russia, a lui e a tutti gli uomini di buona volontà. Kirill è stato intronizzato nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Significativa la presenza alla cerimonia del presidente russo Dmitri Medvedev e del premier Vladimir Putin.

La cerimonia viene denominata ‘Intronisazia’, vocabolo russo, durante la cerimonia i 4.000 dignitari ortodossi hanno esclamato:’Axios, axios, axios’. ‘Axios’, che in greco significa ‘è degno’. Kirill è molto noto in Russia, prima di essere eletto Patriarca era il ministro degli esteri della chiesa ortodossa russa.

Daniela Asaro Romanoff

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