Kostroma fu fondata nel 1152 d.C., dove si congiungono il Volga e il fiume Kostroma. Il suo fondatore fu il lungimirante Principe Dolgoruky, una figura molto importante durante la transazione politica del potere da Kiev al Principato di Vladimir-Suzdal. Va ricordato che la dominazione mongola sulle popolazioni russe durò per ben due secoli. Kostroma nacque con il compito di rendere più sicura la parte nord-est del Principato.
Dalla foresta circostante vennero a vivere a Kostroma molte famiglie in cerca di una qualità di vita migliore. Quasi sicuramente il nome della città trae le sue origini dalla denominazione di una festa pagana che si celebrava nell’antichità: ‘Kostroma’ per l’appunto.
I primi abitanti iniziarono a lavorare il legno, pescare, conciare le pelli. La nuova città è menzionata nelle cronache nel 1213, a causa dei gravi conflitti tra i figli del Principe Vsevolod. Kostroma subirà parecchi danneggiamenti, ma i Tartari la distrussero completamente. Dopo il 1239 il Principe Yaroslav la fece ricostruire. Yaroslav fece edificare nella città la Chiesa dedicata a San Fyodor.
Dal 1246 al 1276, con il buon governo del Principe Vasily, la città divenne florida e potente. In quegli anni furono costruite Chiese e Monasteri, nel 1272 il Principe Vasily vinse una battaglia importante contro i Tartari. Dopo la morte di Vasily, Kostroma ritornò ad essere una città di provincia, poiché non era in una posizione molto favorevole per i commerci, ma aveva il grande ed arduo compito di essere una città difensiva per Mosca, anch’essa fondata da Dolgoruky.
Un Tartaro, convertitosi alla religione cristiana, fece edificare, nella città di Kostroma, il Monastero Ipatiev. Si iniziò a costruirlo nel 1330. E’ un Monastero che ha una grande rilevanza per la storia della Russia, anche tanti altri Monasteri sono storicamente importanti, perché la vita quotidiana, l’amministrazione della cosa pubblica hanno sempre tratto motivazioni e idee dalla vita religiosa.
Nel Monastero Ipatiev il Principe Vasily II si riconciliò con il cugino Vasily Cosoy. In questo luogo di culto, diventato anche un punto di riferimento per la cultura e per l’insegnamento, furono scoperte delle importanti Cronache relative al XIV secolo, e anche Cronache più antiche.
Tali Cronache vengono denominate Codice Ipatiano e sono una sorgente molto importante di informazioni storiche.
Più volte, nel corso dei secoli, il Codice Ipatiano fu smarrito.
Nel 1617 venne riscoperto in Ucraina e fu ricopiato dai monaci di Kiev nel 1621. Probabilmente il Codice fu compilato alla fine del XIII secolo e comprende notizie preziose risalenti sino al XII secolo. Il Codice scomparve di nuovo e fortunatamente fu ritrovato nel XVIII secolo proprio nel Monastero Ipatiev, a Kostroma, dallo storico russo Nikolay Karamzin. Dal 1810 si decise di custodire tali documenti di inestimabile valore nella Biblioteca Nazionale Russa di San Pietroburgo. La Biblioteca fu fondata da Caterina II e comprendeva molti libri che la zarina aveva donato, ha un particolare valore la Biblioteca personale di Voltaire. Durante il periodo della dominazione sovietica in Russia, la Biblioteca fu preservata da qualsiasi tentativo di manomissione e distruzione. Nel 1992 la Biblioteca è ritornata ad essere una proprietà della Nazione Russa. Queste utili informazioni si intrecciano alla vita del Monastero, poiché il Monastero Ipatiev, è profondamente legato alla Storia della Santa Russia. Come abbiamo più volte detto in questa rubrica, la Russia è stato uno dei pochissimi Paesi al mondo, in cui, fin dalle sue origini, la società, la vita politica, la religione hanno coesisistito in armonia, per una necessità profonda di autentica spiritualità, più che per convenienza. Durante il periodo dei torbidi, che comprende gli anni che decorrono dalla morte dell’ultimo zar della dinastia Rurik, Feodor Ivanovich, 1598, fino alla nomina del primo zar della dinastia Romanov, 1613, il Monastero fu occupato dai sostenitori di uno dei tanti impostori dell’epoca, conosciuto come il Falso Dimitri II. In tale periodo la Russia fu invasa dalle armate Polacco-Lituane e tanti altri impostori, non solo il Falso Dimitri, tentarono di arrivare al potere. In quei torbidi anni va a collocarsi anche la figura di Boris Gudonov.
Boris era il cognato di Feodor Ivanovich. La reggenza, a causa dei problemi di salute di Feodor, e il regno di Boris Gudonov, dopo la morte di Feodor, non furono mai pienamente accettati dall’Assemblea dei boiari, dei mercanti, dei religiosi. Tale Assemblea, denominata Zemsky Sobor, era una grande Assemblea Nazionale. Nel marzo 1613, per la precisione il 14 marzo, l’Assemblea annunciò la proclamazione del nuovo zar: Michail Romanov. Nel momento in cui l’Assemblea lo aveva scelto per il governo della Russia, Michail si trovava con la madre Marta nel Monastero Ipatiev. Essendo Michail giovanissimo, la madre rifiutò la nomina, poiché riteneva il figlio diciassettenne troppo inesperto per un tale incarico. I Boiari confermarono la loro scelta, opponendo al rifiuto la loro convinzione: il perpetrarsi delle ricusazioni avrebbe portato la Russia alla distruzione e l’intera famiglia di Michail sarebbe stata responsabile dinanzi a Dio per il rifiuto dell’incarico.
Va ricordato che durante il periodo dei torbidi, a causa di improvvise mutazioni climatiche, dovute all’eruzione di un vulcano in Perù, la popolazione della Russia fu decimata.
Michail e la madre acconsentirono. A causa dell’estrema povertà in cui si trovava il Paese, Michail attese per parecchie settimane, presso il Monastero Troitsa, affinché fosse trovato a Mosca un ambiente che potesse accogliere lui e la sua famiglia. Proclamato zar dall ‘Assemblea popolare il 24 marzo 1613, Michail fu incoronato il 22 luglio dello stesso anno nella Cattedrale della Santa Dormizione a Mosca. E’ molto importante dire che nella Cattedrale, il giorno dell’incoronazione, c’era il popolo russo. Michail indossava un abito rosso porpora. La corona, simbolo di servizio nei confronti del popolo, fu messa sul suo capo dal Metropolita Ephraim. Nelle sue mani lo scettro e il globo. Michail si raccolse in preghiera all’altare e parlò con la gente dei gravi problemi che affliggevano il Paese. Fu unto dal Metropolita e accettò il Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo. Ephraim gli ricordò i suoi doveri: proteggere il Paese e la Chiesa Ortodossa. Michail lesse una preghiera per il popolo russo e una per lui e la sua famiglia. Bisogna riflettere su queste parole che spesso vengono adoperate dagli storici:”Finì la cerimonia ed iniziò il suo regno.”
Questa frase ci comunica tutta la semplicità e l’autenticità della cerimonia di incoronazione, ed è il programma della famiglia Romanov: pochi eventi di palazzo e molto lavoro, a servizio del Paese. I palazzi e i fasti che parzialmente in seguito circondarono i Romanov sono in gran parte diplomatici, un adeguamento alle corti europee che li definivano ‘selvaggi e boscaioli’. Pietro I, che fece costruire tanti magnifici palazzi e fondò la città di San Pietroburgo, andò in Olanda ad apprendere il mestiere di carpentiere e spesso lavorò come tale, assieme a tutti gli altri operai. Tanti Santi troviamo nella famiglia Romanov, alcuni di essi sono stati riconosciuti anche dalla Chiesa cattolica. Alessandro I, a cui va il merito di aver fermato la furia napoleonica, trascorse gli ultimi anni della sua vita come pellegrino errante.
Il primo zar Romanov fu benedetto dalla madre Marta con l’Icona della ’Nostra Signora di San Teodoro’. Il vero nome di Marta era Ksenija Ivanovna Sestova. Venne costretta a cambiare il suo nome durante il periodo dei torbidi. Boris Gudonov voleva reprimere tutti i Romanov, Marta fu anche costretta a prendere il velo. Il padre di Michail era figlio del boiaro Nikita Romanovic Zacharyn-Juriev, a sua volta figlio di Roman Jurievic, capostipite dei Romanov. Feodor Nikitic, come la moglie Ksenija, fu costretto da Boris Gudonov a ritirarsi in Convento. Feodor prese il nome di Filarete ed entrò nel Monastero Antoniev. Filarete fu oltraggiato ed insultato. Nel 1605, il Falso Dimitri I rovesciò i Gudonov e nominò Filarete Metropolita di Rostov. Il Falso Dimitri II lo proclamò Patriarca di tutta la Russia. Dal 1610 al 1618 fu prigioniero del Re polacco Sigismondo Vasa. Venne liberato il 13 febbraio 1619, in seguito alla pace di Deulino. Il 2 giugno 1619 divenne Patriarca canonicamente intronizzato. Dal 1619 al 1633, anno della sua morte, fu il migliore consigliere del figlio, diventato zar. Tutte queste notizie ci fanno capire come l’inizio del governo Romanov fosse caratterizzato dall’unità di popolo, Chiesa, governanti.
Il Monastero Ipatiev rappresenta questa unità.
Finora abbiamo preso in considerazione il Monastero dal punto di vista storico e politico, in questo contesto il termine ‘politico’ ha il suo significato più alto: grande spirito di servizio dei governanti nei confronti della gente.
Ora analizziamo il Monastero dal punto di vista architettonico e artistico. Il luogo sacro ha una magnifica entrata principale sulla riva del fiume. Gli ambienti privati dove erano vissuti i primi Romanov, furono fatti restaurare da Alessandro II. Il Monastero Ipatiev fu preservato dagli usurpatori bolscevichi e, negli anni novanta, le autorità russe, come fecero con gli altri Monasteri, lo riconsegnarono alle autorità della Chiesa Ortodossa.
Le cinque cupole dorate della Cattedrale della Santissima Trinità impreziosiscono il Complesso monastico. La Cattedrale era stata originariamente costruita in pietra, con il contributo di Gudonov. Verso la metà del XVII secolo la Cattedrale fu distrutta da un’esplosione dovuta alla polvere da sparo. La Chiesa fu ricostruita nel 1652. All’esterno si possono osservare alcuni particolari architettonici e decorativi notevoli: il maestoso porticato principale, le decorazioni in cotto delle finestre, le arcate cieche lungo le pareti.
Una piccola Chiesa fu distrutta durante la dominazione sovietica, ci sono dei progetti per ricostruirla e consacrarla ai Santi Martiri della famiglia Romanov.
Già nel 1958, all’interno del Monastero Ipatiev, fu creato un Museo a cielo aperto davvero unico, riguardante la tipica architettura russa in legno. Il Museo esiste tuttora in un’area adiacente al Monastero. E’ stato ulteriormente arricchito di preziosi reperti, è un museo-simbolo dell’identità russa.
All’interno la Cattedrale è un gioiello della pittura. Ogni colonna, ogni muro, i soffitti, tutto è coperto di bellissimi affreschi, opera di Guri Nikita e Sila Sarin. Gli affreschi sono eseguiti nella più alta tradizione dell’antica arte russa. Uniscono lo spirito epico con una profonda interpretazione dei racconti biblici.
Sui muri troviamo un’iscrizione dei maestri che decorarono gli interni:
“ Abbiamo eseguito questi affreschi per il godimento spirituale di tutti i popoli e di tutti i tempi.”
Daniela Asaro Romanoff
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