Saturday, May 19, 2012

“Ebr@ismo 2.0: dal Talmud a Internet”: questo il tema della Giornata europea della cultura ebraica in programma domenica 4 settembre e che vedrà Siena come città capofila.

Come spiegano gli organizzatori, il titolo della giornata è “una declinazione inedita per la manifestazione che ogni anno, la prima domenica di settembre, apre le porte di sinagoghe, musei e quartieri ebraici, presentando concerti, mostre e spettacoli teatrali, proponendo percorsi enogastronomici, visite guidate e appuntamenti culturali, allo scopo di rispondere, in un’atmosfera lieve e festosa, a tante domande su ebrei ed ebraismo”.

Per l’intera giornata in programma spettacoli teatrali con nomi del calibro di Haim Baharier, Eugenio De’ Giorgi, il giornalista David Parenzo che animerà il theater talk con ospiti quali Moni Ovadia e Klaus Davi. E poi ancora, mostre, conferenze, percorsi enogastronomici e isole digitali interattive allestite in piazza del Mercato, subito dietro la celebre piazza del Campo.
Porte aperte anche nella Sinagoga, con la possibilità di una visita con l’ausilio di guide esperte. La piazza del Mercato si trasformerà in un mare di isole digitali dove il visitatore potrà fare un’esperienza virtuale alla scoperta della cultura ebraica. Curato da Giuseppe Burschtein, l’allestimento prevede sette postazioni con video sui diversi temi: “Subject: ebraismo” per monitorare in diretta il “sentiment” della rete attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale; “Jewish genealogy”, come ritrovare le proprie origini attraverso gli strumenti più avanzati di internet; “Una profonda tradizione ebraica”, visita video HD/3D ai luoghi dell’ebraismo toscano; “Note universali”, la musica ebraica dalla Sinagoga al Jewish rap; “L’accesso a un mondo”, i grandi portali della cultura e della tradizione ebraica; “Shtetl 2.0”, la nuova vita dello Yiddish. Un mondo riscoperto che la rete aiuta a crescere; “Fotogrammi Kasher”, l’ebraismo narrato dagli obiettivi di Flickr e Youtube.

Manifestazioni nell’ambito della Giornata si svolgeranno anche in altre 62 località italiane.

(via SpiritualSeeds.info)

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Tutti i Video Del Direttorio

Posted by Terzilio Mancinelli On marzo - 6 - 2011 ADD COMMENTS

Tutti i video contenuti nel Direttorio delle comunicazioni sociali: COMUNICAZIONE E MISSIONE.

Questo sussidio video era contenuto nel Documento del Direttorio nella prima versione  dell Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali.

Ogni singolo video descrive visivamente il contenuto di ogni capitolo del Direttorio.

Una sintesi ben fatta che aiuta a capire il contesto dove la nuova figura dell Animatore della Cultura e della Comunicazione  dovrebbe interagire.

Video realizzati per essere diffusi e discussi nelle Diocesi e nelle Parrocchie.

Un materiale molto valido che spesso finisce poco considerato negli archivi dei Parroci.

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Il tempo breve

Posted by michelangelo On settembre - 19 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Ho terminato da qualche ora – colmo di entusiasmo – la lettura de Il tempo breve (Garzanti 2010) un libro di Marco Niada, giornalista e firma storica del quotidiano “Il Sole 24 Ore”. Titolo e sottotitolo – Il tempo breve. Nell’era della frenesia: la fine della memoria e la morte dell’attenzione. – rivelano subito i contenuti essenziali che l’Autore è riuscito a descrivere tra le pagine del suo libro.

L’analisi operata da Niada prende le mosse dall’eccessiva attenzione che l’uomo moderno rivolge agli strumenti della tecnologia moderna: ‘La gente non è più in grado di staccare e pare in preda a un incantesimo: continua a parlare al telefono o a scrivere email mentre consuma questo simil-pasto per guadagnare tempo su altro tempo. A tutti noi capita d’altronde sempre più spesso di stare al telefono mentre camminiamo, di parlare al cellulare con qualcuno e contemporaneamente anche con chi abbiamo davanti se non dietro di noi, e ciò mentre svolgiamo altre funzioni. Interrompere una conversazione per rispondere al telefonino, parlare in videoconferenza con varie persone contemporaneamente per accelerare le decisioni, camminare con lo sguardo immerso nel Blackberry, rispondendo in un frenetico pingpong alle email che si accumulano inesorabili (con il rischio di finire sotto una macchina quando attraversiamo gli incroci) stanno purtroppo diventando abitudini’ (p. 19).

La velocità, per l’uomo del terzo millennio, è ormai diventata un elemento importantissimo il motore principale di ogni sua attività. Nell’ambito lavorativo, per esempio, il tempo deve scorrere a ritmi rigorosamente veloci; bisogna fare in fretta e utilizzare ogni frazione di tempo nel modo migliore ed economicamente più efficace! Si raggiungono così gli incredibili paradossi che Niada descrive bene nel suo libro: ‘Gli impiegati per non essere distratti o interrotti dalla propria attività – che si svolge in silenzio davanti allo schermo di un computer o bisbigliando a un telefono –, ormai non si alzano nemmeno più dal posto per parlare con un collega: comunicano per email anche con chi è seduto alla scrivania di fianco, magari per fissare una riunione per l’ora successiva nello stesso ufficio’ (p. 23).

Anche il mestiere del giornalista – osserva Niada – è diventato oggi faticoso ed usurante, proprio per quel particolare modo di rincorrere il tempo. ‘I giornalisti somigliano sempre più alle oche del Campidoglio che starnazzano a destra e a manca a ogni stormir di fronda. Il giornalista opera peraltro in spazi aperti e affollati per comunicare più rapidamente possibile con i colleghi in redazione e per seguire, con un occhio alla tv e uno al computer, il dipanarsi delle notizie. […] I giornalisti e i collaboratore di quotidiani hanno l’ordine tassativo di scrivere storie sempre più brevi, annegate in un mare di foto a colori e piccoli box riassuntivi, lunghi come una didascalia, tanto da fare esclamare a un mio arguto ex collega del «Sole 24 Ore» che «produciamo ormai giornali sushi», dove i pezzetti colorati di pesce (le notizie) galleggiano come tante isole in un mare di pubblicità e fotografie’ (pp. 113.122).

Il libro – lo dichiara in apertura Niada stesso – è stato concepito nel monastero benedettino di Ampleforth, nello Yorkshire, (la più grande abbazia benedettina della Gran Bretagna) dove l’Autore si era recato per trascorrere un periodo di riflessione. E’ attraverso questa esperienza di tranquillità interiore che Niada si rende conto della grande potenzialità del tempo e scopre (tra le pareti di un monastero, là dove il tempo per qualcuno sembra perduto!) dei ritmi diversi rispetto alla frenesia del mondo. ‘Gran parte del senso che diamo alla vita dipende dal rapporto che abbiamo con il tempo’, scrive nell’Introduzione Niada. Poi conclude: ‘Non solo l’eccesso di impegni non ci permette più di mantenere un reale controllo del tempo, come facevano i monaci con lo scopo di avvicinarsi a Dio, ma sempre più la catena infernale di impegni e scadenze inizia a farci perdere il controllo di noi stessi, la nostra capacità di osservare e di creare, confondendo continuamente ciò che è urgente con ciò che è importante’ (pp. 10.11).

Il rischio dell’uomo moderno è quello di lasciar sincronizzare cuore ed intelligenza ai dettami esasperanti del mondo. ‘La società delle opportunità ha creato più una società «do it yourself» (fai da te, ndr) di egoisti, ha prodotto una nuova specie umana, imbozzolata in uno stile di vita dettato da celebrità e case di moda, in un gioco di specchi propinato da un’informazione ciarliera e onnipresente. Sta educando una gioventù sorda e autistica, il cui modo di essere è esemplificato dall’inseparabile auricolare del lettore mp3 o dell’iPod, un diaframma foderato di piombo per estraniarsi dal resto del mondo e vivere in un tunnel di vita «on demand» (su richiesta, ndr), in cui l’individuo ancora adolescente decide che cosa è buono per la propria edificazione, mentre le famiglie lasciano fare e interagiscono sempre meno con i figli che si alienano in mille universi paralleli’ (p. 157).

Il tempo breve, è un libro che merita di essere letto e nelle cui pagine il lettore rintraccerà tanti motivi per iniziare a riflettere seriamente sull’importanza del proprio tempo a disposizione. Gustave Flaubert affermava: ‘L’avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene… il presente ci sfugge’.

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Ma che Chiesa siamo?

Posted by Matteo Maria Giordano On settembre - 6 - 2010 6 COMMENTS

“Credo in Dio ma non nella Chiesa”. A quanti di noi non è capitato almeno una volta di sentire questa frase? E devo ammettere che ogni volta mi indispettisce non poco questo distinguo. É un po’ come dire (perdonate l’ardito paragone): “credo nella Patria ma non nello Stato!”. In pratica si crede nell’elemento generatore, ma non nella traduzione che l’uomo ne ha fatto.

Infondo lo Stato (da un lato) e la Chiesa (dall’altro) siamo noi: noi che ogni giorno popoliamo questo mondo e cerchiamo di darci delle regole di convivenza e proviamo a sentirci più vicini e più fratelli nonostante le mille differenze che ci dividono.

Perchè dunque la gente crede sempre di meno nelle istituzioni? Perchè questa disaffezione continua? Forse perchè le istituzioni (anche quelle ecclesiali, purtroppo!) seguono sempre più delle “logiche” lontane dai veri bisogni e dalle vere esigenze della gente? Forse. Vi racconto la mia storia.

Circa un anno fa, dopo mesi di “corteggiamento” da parte mia, convinco la “classe dirigente” della mia Diocesi ad impegnarsi più decisamente nel mettere in pratica il Direttorio per le Comunicazioni Sociali COMUNICAZIONE E MISSIONE. A novembre vengo assunto con un contratto a tempo determinato di un anno. Mio compito principale: lanciare il nuovo sito diocesano e creare le condizioni per una massiccia presenza in Rete di tutte le istanze diocesane; sensibilizzare le parrocchie, le associazioni e i movimenti locali all’utilizzo dei nuovi media; organizzare incontri formativi in questo ambito…in pratica dovevo essere uno di quei professionisti della Comunicazione (lo sono ormai da 10 anni) di cui il Direttorio parla ripetutamente, la cui esperienza e il cui lavoro potessero e dovessero essere messi a servizio di questo nuovo corso della Chiesa moderna.

Ebbene, questo anno di lavoro ha dato davvero molti frutti, solo che non se n’è accorto praticamente nessuno: chi gestisce le Comunicazioni Sociali mi ha sempre vissuto come una minaccia incombente e non ha mai collaborato con me (anzi, se ha potuto, mi ha messo i bastoni fra le ruote): dunque non ho mai avuto un ufficio di riferimento, un direttore di riferimento, non mi è mai stata data autonomia decisionale, nè collaboratori validi. Ciò nonostante ho centrato tutti i miei obiettivi con successo. Il risultato? Non mi verrà rinnovato il contratto perché…non ci sono i fondi necessari…perchè “le Comunicazioni Sociali qui sono un feudo intoccabile”….perchè “ci sono dinamiche che tu non puoi sapere”…perchè infondo una volta fatto il sito diocesano non serve fare altro…eccetera, eccetera.

Da Animatore della Comunicazione e della Cultura ho dovuto ahimè constatare lo scollamento totale che esiste (almeno nel mio territorio, non voglio certo fare di tutta l’erba un fascio) tra ciò che viene indicato dalla CEI (con il Direttorio, con Testimoni Digitali,…) e una realtà (passatemi il termine) “di palazzo”, nella quale esistono solo preti-manager e logiche di potere per le quali il bene di una comunità, di una Chiesa passano in secondo piano. Si predilige una comunicazione vecchia e stantìa perchè ci sono “feudi” (come mi è stato detto) che sono intoccabili. Non si ascoltano i bisogni delle parrocchie, dei giovani, della gente che sta fuori dal palazzo per proteggere una classe dirigente ultrasettantenne che ci sta lasciando (come dice un mio giovane amico prete) una Chiesa agonizzante, una Chiesa destinata a spegnersi.

Si fa un gran parlare dell’aiuto dei laici, del loro contributo nei vari aspetti della Pastorale, ma poi si vive il loro servizio come una minaccia e non li si lascia liberi di agire e di consigliare.

In questo anno ho avuto modo di conoscere realtà diocesane davvero molto progressiste in varie parti d’Italia. Preti giovani che investono moltissimo sulla Comunicazione, coinvolgendo le loro comunità in modo deciso e facendo sì che le direttive del Vaticano non restino lettera morta ma diventino linfa vitale per la loro Chiesa.

La mia esperienza è ahimè molto più deludente e oggi mi domando come può fare una persona con capacità umane e professionali, con cultura e competenza, una persona che crede fortemente nel progetto che vede noi tutti Animatori della Comunicazione e della Cultura coinvolti, spezzare queste dinamiche vetuste che indeboliscono le nostre comunità, allontanando i giovani dagli oratori e dalle Chiese, gli sposi dal matrimonio cristiano, le famiglie dalla Catechesi.

Non conosco la riposta ma voglio credere che uno dei modi possibili sia la denuncia di queste dinamiche, nella speranza che qualcuno più in alto di noi faccia qualcosa.

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L’Impronta Digitale di Dio

Posted by marilena marino On maggio - 1 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Nel web possiamo avere la possibilita’ di monitorare la vita dei nostri amici assumendo quasi una corporeita’, con la speranza che queste relazioni non finiscono ma si aprono al futuro con un grado di complicita’ e comunione che è anche terapeutico: nelle relazioni ipersociali puo’ essere aumentata la sicurezza e la gratificazione in un tipo di rapporto scambievole che crea fiducia, intimita’ e dove si arriva persino ad avere ” cura dell’altro”. L’ambiente dove si naviga e dove si “sta” puo’ essere continuamente riconfigurato e adeguato in un processo dinamico e in movimento: é possibile ritrovare nel modo in cui si aggiornano i profili su facebook come un “recupero ” del tempo, una forma di nostalgia che viene recuperata insieme ai documenti, foto, dati e altre notizie personali.

Diceva qualcuno: “Io non ho fede, ma posso ritrovarla negli altri perchè posso vedervi l’ impronta digitale di Dio!” .E’ vero, oggi c’è il pluralismo che puo’ senz’altro minare la fede e occorre una vera adesione personale: L’ambiente sociale corrisponde all’ambiente mediale. La piazza, l’Agora’ libera, aperta, senza nessun senso di privato, ci ricorda l’ Areopago di Atene di S Paolo: occorre in questo senso “sintonizzarsi sugli interessi degli altri”.  In questa ” mediapolis” si soffre anche di una certa “kakofonia”, cioè di uno spazio dell’ invasivita’ con 1000 voci dissonanti, dove aleggia un forte pericolo di relativismo e percio’ occorre  nel web un bisogno di rieducazione e promozione umana, di dignita’ e di ” carità intellettuale”, come dice il Papa.

Internet è un campo di battaglia  off line e on line pieno anche di interessi aggressivi, per questo la Chiesa deve proporre con mezzi propri l’ Evangelizzazione. Secondo l’ Enciclica Caritas in Veritate, urge una giustizia distributiva  e una critica sociale: la coscienza di vivere in un mondo globalizzato ci fa stare in un teatro globale dove tutti sono coinvolti nelle umane vicende. C’è sotto questo aspetto un carattere universale della Chiesa. ” Tutto mi riguarda”..occorre quindi il volto della Chiesa che sia testimonianza. La Chiesa è per tutti e c’è un lavoro per ognuno da protagonisti!

Qual’è la sfida, allora? Vivere bene nel tempo della rete, connessi in modo fluido, etico e naturale: internet è ormai un ambiente di vita che chiede di essere abitato e organizzato.Fede e rete: la sua comprensione nella logica del web. Che punti di contatto? Come la rete e l’ evoluzione cambia la Teologia? Prima l’uomo si orientava come una bussola verso Dio ed era piu’ facile. Oggi la bussola si è trasformato in un decoder e non serve reperire il messaggio, occorre discernere e rendere ragione della speranza, credere e incarnare la fede! La Teologia spirituale ha la chiave, non quella morale! La Fede come atto intelligente che da’ a Dio il proprio consenso.

La rete è un modello di Chiesa? Se pensiamo alla famosa parabola della vite e i tralci, forse si’: l ‘importante è che la Chiesa accompagni l’uomo nella relazioni nel web, dal momento che  la Testimonianza in rete è un contenuto generato dall’ utente ( user-generacted- concact). La stessa puo’ essere un dono per il cattolico, quando essa è ” bucata”. Non solo l’amicizia, ma il luogo, lo scambio o anche mercato (free-way, social network) nel peer to peer ( io ricevo qualcosa che fa piu’ ricco e lo condivido in una sorta di economia ).

La rete è anche una grazia che favorisce la formazione di una nuova “mentalita’” (gratuita’-freebie) ( prendere liberamente). La grazie si diffonde peer to peer, percio’ la rete deve diventare ” luogo di comunione”. infine una immagine bellissima degna dell’ Apocalisse di s. Giovanni: un nuovo sistema nervoso planetario, la noosfera, intesa come attivita’ intellettuale e spirituale, una splendida attrazione magnetica di Cristo e le menti umane, sociali e di rete. Si’, proprio l’ impronta Digitale di Dio!

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San Giuseppe, questo sconosciuto (nel web)

Posted by Barbara Fiorentini On marzo - 16 - 2010 ADD COMMENTS

di Barbara Fiorentini

Almeno per quanto riguarda il web, il padre putativo di Gesù, lo sposo di Maria viene abbastanza trascurato.
Passando in rassegna i siti web italiani scopriamo infatti che sono davvero poche le fonti dedicate al santo. Certo la scheda a lui dedicata su Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/San_Giuseppe)  è ricca e ben scritta. Contiene numerosi particolari anche iconografici e illustra anche le interpretazioni apocrife relative la figura di Giuseppe in rapporto a Gesù e a Maria. Infatti sono numerose le interpretazioni date dai primi cristiani alla presenza del santo nelle vicende evangeliche. Wikipedia evidenza tutte le posizioni e ne sottolinea il culto ufficiale, le pratiche devozionali, l’iconografia.
Nel portale Wikiquote (http://it.wikiquote.org/wiki/Giuseppe_(padre_putativo_di_Ges%C3%B9)) sono riportate le principali citazioni su San Giuseppe: quelle bibliche e quelle nei modi di dire popolari.
‘San Giuseppe, l’artigiano di Dio’: è un percorso alla scoperta del santo partendo dagli scritti di Santa Tersa d’Avila. Le preghiere, che cosa dicono i vangeli e come i documenti ufficiali della Chiesa citano Giuseppe. La main page è all’indirizzo www.sgius.altervista.org.
Interessanti sono anche le pagine che fanno capo all’indirizzo http://digilander.libero.it/monast/giuseppe/index.htm. Qui è possibile scorrere, pagina dopo pagina, tutta la vita e le opere di San Giuseppe, con precise indicazioni sul ruolo a lui affidato ufficialmente dalla Chiesa nei secoli.
Vi sono poi alcune pagine web brevi ma comunque interessanti per la sintesi che tracciano. Ad esempio possiamo citare la scheda riportata nel portale Santi e Beati (www.santiebeati.it): qui (www.santiebeati.it/dettaglio/20200) è possibile trovare anche un’utile traccia bibliografica per ulteriori approfondimenti.
Il portale Marie de Nazareth (www.mariedenazareth.com) dedica ampio spazio alla Sacra Famiglia e alcune pagine sono tutte per san Giuseppe e a quanto sappiamo con certezza di lui (www.mariedenazareth.com/12752.0.html?L=4). Soprattutto viene fatto riferimento ai fondamenti biblici delle informazioni.

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Internet candidato al Nobel per la pace

Posted by Matteo Maria Giordano On febbraio - 26 - 2010 5 COMMENTS

Abbiamo finalmente capito che Internet non è una rete di computer, ma un intreccio infinito di persone.

Uomini e donne, a tutte le latitudini, si connettono tra loro, attraverso la più grande piattaforma di relazione che l’umanità abbia mai avuto.

La cultura digitale ha creato le fondamenta per una nuova civiltà. E questa civltà sta costruendo la dialettica, il confronto e la solidarietà attraverso la comunicazione.

Perchè da sempre la democrazia germoglia dove c’è accoglienza, ascolto, scambio e condivisione. E da sempre l’incontro con l’altro è l’antidoto più efficace all’odio e al conflitto.

Ecco perchè Internet è strumento di pace.

Ecco perchè ciascuno di noi in rete può essere un seme di non violenza.

Ecco perchè la Rete merita il prossimo Nobel per la pace.

E sarà un Nobel dato anche a ciascuno di noi.

Così recita il manifesto di Internet for Peace, la campagna promossa dalla rivista Wired che mira all’attribuzione del premio Nobel per la pace alla grande Rete digitale. Difficile aggiungere qualcosa a quanto già enunciato nel manifesto di questa campagna: che se ne parli bene o male, Internet ha sicuramente cambiato il nostro modo di pensare, di agire, di lavorare, di relazionarci; porta in sè il seme di una rivoluzione culturale senza precedenti, dischiude orizzonti fino a pochi decenni fa impensabili. Certo la possibilità di controllarlo e governarlo completamente è ancora lontana e questo può dare vita purtroppo anche a risultati estremamente negativi. Infondo Internet è espressione di libertà d’opinione per antonomasia. Ma, come per tutti gli strumenti, anche dietro Internet c’è l’uomo e la sua capacità di fare il bene o il male, di utilizzare questi strumenti per scopi alti oppure bassi…è il vantaggio ed il peso del libero arbitrio. Quando però l’uomo è mosso da valori positivi può fare la differenza, può cambiare il corso della storia. Perciò se saremo sempre di più ad utilizzare questo straordinario strumento come mezzo di sviluppo sociale e culturale e come vera rete che supera i confini territoriali stringendoci in un unico abbraccio con popolazioni anche lontanissime da noi, avremo fatto molto di più che digitare un indirizzo o inserire un ipertesto. Avremo contribuito a rendere migliore questo mondo per noi e per le generazioni a venire e forse, come recita il manifesto di Internet for Peace, ci saremo guadagnati anche un pezzettino di quel premio Nobel che ci auguriamo tutti la Rete possa presto ottenere.

www.internetforpeace.org

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I motori di ricerca inquinano? Sì!

Posted by Matteo Maria Giordano On febbraio - 11 - 2010 ADD COMMENTS

É possibile che i motori di ricerca che utilizziamo quotidianamente per le nostre attività su Internet inquinino il Pianeta? La risposta purtroppo è affermativa. Alcuni esperti sostengono che una ricerca su Internet causi la medesima emissione di CO2 di una lampadina accesa per un’ora, contribuendo negativamente all’impatto ambientale.

I motori di ricerca infatti si poggiano su enormi reti server che non utilizzano energia “verde”.

A seguito di questa scoperta, un gruppo di esperti e professionisti del settore ha voluto dar vita al più grande motore di ricerca ecologico del mondo, Ecosia (www.ecosia.org), presentato lo scorso dicembre a Copenaghen durante il grande vertice mondiale sull’ambiente.

I grandi motori di ricerca come Google, Yahoo e Bing guadagnano miliardi di dollari ogni anno offrendo servizi di ricerca agli utenti di Internet. La maggior parte dei loro guadagni deriva dai cosiddetti “link sponsorizzati”: le Società pagano per ciascun click al link sponsorizzato, generando un guadagno di alcuni centesimi per il motore di ricerca. Gli esperti stimano che Google guadagni un centesimo di dollaro per ogni ricerca negli USA. Se pensiamo che un utente medio compie circa mille ricerche all’anno e moltiplichiamo questo numero per i miliardi di utenti in tutto il mondo, ci rendiamo facilmente conto di che enorme profitto venga generato.

Ecosia, pur funzionando tecnicamente come gli altri motori di ricerca, garantisce che l’80% dei ricavi generati dai link sponsorizzati finisca a sostenere progetti di salvaguardia della foresta pluviale amazzonica, che rappresenta il più grande polmone del pianeta e la sua più grande risorsa idrica. In essa vivono 40 milioni di specie e il 25% degli ingredienti dei farmaci con cui abitualmente ci curiamo proviene da lì. Questa straordinaria risorsa naturale rischia l’estinzione: negli utlimi cinquant’anni si è ridotta della metà; ogni anno sparisce un’area grande come l’Inghilterra.

É stato stimato che se solo l’1% degli utenti di Internet usasse Ecosia, ogni anno si salverebbe un’area di foresta pluviale grande quanto la Svizzera.

Ecosia utilizza server esclusivamente alimentati ad energia “verde” ed è supportato dal lato tecnico da Yohoo e Bing e per quello ambientale da WWF, che beneficia dei ricavati delle ricerche per i suoi progetti nella foresta pluviale.

Ogni ricerca con Ecosia salva 2mq di foresta e questo dato è facilmente monitorabile dall’utente che, una volta installato Ecosia, ha la possibilità di visualizzare sulla barra delle prorietà del proprio browser la progressione di quanto le sue ricerche stanno contribuendo al progetto e del totale generato da tutti gli utenti. Attualmente sono già stati salvati più di 25 milioni di mq e il popolo di Ecosia cresce ogni giorno. Anche su Facebook c’è un gruppo che conta oltre 75 mila iscritti.

Devolvendo praticamente tutto ai progetti di salvaguardia ambientale, Ecosia non può fare grossi investimenti in pubblicità, perciò il suo veicolo più efficace di diffusione è la rete stessa, il passaparola e il marketing virale.

Visitando il sito www.ecosia.org potrete farvi un’idea chiara di come funzioni e installarlo facilmente sul vostro PC. I risultati sono eccellenti. Parola di chi lo usa!

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