Saturday, May 19, 2012

Donna e Missione

Posted by michelangelo On aprile - 23 - 2012 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

LA DONNA, LA MISSIONE E LA CHIESA
Le donne sono al seguito della predicazione di Gesù e diventano assolutamente fondamentali nei giorni della sua Passione e Resurrezione
 

(21 Aprile 2012) - ‘Riflessioni sulla dignità e la missione della donna’ (Umberto Polizzi Editore) è il titolo del libro di Michelangelo Nasca, docente di Teologia Dogmatica presso la Scuola Teologica di Base S. Luca Evangelista di Palermo. In qualità anche di redattore di Medeu, i lettori avranno avuto certamente l’occasione di conoscerne ed apprezzarne la sensibilità e l’attenzione su alcuni temi di etica sociale. I tanti contributi editorialistici di Michelangelo Nasca si sono concentrati su argomenti chiave come l’Ru 486, la bi-genitorialità, la tutela delle minoranza religiose, il dialogo interculturale, l’emarginazione in generale.Il contributo dell’autore, in questa prima pubblicazione si concentra invece su una riflessione impegnativa e di grande attualità. Sappiamo quanto il processo di emancipazione della donna sia lontano dall’essere compiuto e ne conosciamo le variabili numerose; sappiamo anche quanto interferiscono con la realtà dura delle opinioni e degli umori che si manifestano nella dimensione pubblica.

I ruoli sociali della donna si sono moltiplicati, la sua mission è cambiata, sono cambiati i tempi, sono mutate le modalità di cura dei bambini, il modo di collaborare tra i due generi. Ci sono poi le politiche di promozione della famiglia e della donna inefficaci in Italia; per l’affermazione della dignità della donna sono state troppo promettenti, astratte e avulse dal territorio e dai suoi bisogni. Senza dimenticare le culture religiose in cui la donna è ancora sottomessa, mortificata dalle leggi degli uomini; c’è poi, ancora, l’influenza dei media, forte e persuasiva che riesce ad orientare l’opinione pubblica a favore di certi modelli facili, impoverendo il confronto e la riflessione.

Il libro si orienta nel dibattito pubblico sul ruolo della donna nella ricerca di soluzioni nelle radici fondamentali dell’esperienza cristiana e nelle parole dei padri della chiesa. Colpisce la facilità con cui l’autore affronta concetti spinosi, di  alto valore esegetico, avvicinandoli a noi e rendendoli semplici, alla portata di tutti; un lavoro di analisi ma anche di divulgazione, condotto con il rigore documentario che si richiede ad un’opera come questa ma non perdendo mai di vista l’attualità sociale della condizione femminile.

La Riflessione si inserisce efficacemente nel panorama dell’esegesi e teologia femminile che sta ripensando la collocazione della donna nella Bibbia e soprattutto il suo posto nella comunità cristiana. Naturalmente si tratta di questioni spinose poste nello specifico di una ricerca ermeneutica ancora aperta, che pone anche grandi interrogativi sul modo ‘nuovo’ di accostarci ai testi sacri e alla vita di Cristo. Indirettamente richiamano in maniera costruttiva, cambiamenti che hanno modificato la struttura della società e la famiglia, i pregiudizi e le categorie femminili che hanno visto la  contrapposizione ideologica nelal cultura europea tra laicismo e confessione.

Nel racconto evangelico, ci ricorda Nasca,  la presenza della donna è significativa, spesso rivelatrice. Non solo le donne sono al seguito della predicazione di Gesù, come si legge, ad esempio, nel Vangelo di Luca, ma diventano assolutamente fondamentali nei giorni della sua Passione e Resurrezione. ‘Sono le prime presso la tomba, sono le prime a dare notizia della resurrezione di cristo. E sono le prime - come scrive l’autore - a risultare inattendibili e prive di ogni diritto, come è nella cultura giudaica.’ Riteniamo sufficiente questo solo spunto testuale per proporre questa lettura.

 

Il libro è stato presentato il 22 Aprile alle ore 17,00 presso l’ Istituto San Giuseppe (C.so Tukory, 204 – Palermo). Sono intervenuti ,oltre all’autore, don Salvatore Priola(Direttore della Scuola Teologica di Base S. Luca Evangelista di Palermo), Suor Maria Inzinna (Madre generale delle Figlie della Croce), Carlo Baiamonte (Direttore di Medeu.it e docente di Filosofia).

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Madonna Poverta’

Posted by marilena marino On dicembre - 5 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

E poi ti accorgi che la vita è difficile: letti da rifare, biancheria da stendere, panni da stirare, spesa da fare. E quelle bollette da pagare con le fatture dal commercialista, le telefonate ai parenti lontani che non senti da tempo, quel dottore dove fare la fila col numeretto per delle ricette per tuo marito che ultimamente non è stato tanto bene in salute, quell’azienda che se ti crollasse il mondo addosso non sapresti gestire, il cane da portere a spasso che non sai se sei tu che lo porti o è lui il piu’ delle volte che trascina te per distrarti dai pensieri, i parenti stretti pronti sempre a farsi gli affari tuoi ma comunque generosi ad ogni tua richiesta, il camion della spazzatura che arriva ogni martedi’ e che ti ricorda che il cancello di casa deve restare aperto, quella cena di beneficienza a cui partecipare con il vestito adatto da indossare pensato una settimana prima, i pantaloni di tuo figlio da ritirare in lavanderia assieme ai colloqui con gli insegnanti della scuola di cui faresti volentieri a meno per non sentirti dire che poi, in fondo, non è  che abbia molta voglia di studiare, il funerale a cui non puoi mancare perchè è la tua comunita’ che soffre, il gruppo di fratelli spirituali da non trascurare perchè senti che ti consolano nel momento della prova, quei capelli da sistemare perchè pensi che cosi’ sei una strega ed è giunta l’ora di dare morte violenta a qualche filino bianco che inizia a spuntare con lo shampoo color dell’ultima marca,l’auto da lavare che è piu’ di un mese che non profuma piu’ spray per il volante.

Il telefono squilla e pensi sia qualcuno di speciale che finalmente chiama ma è un falso allarme, come del resto pensavi, ricordati che c’è da pagare il mutuo e il dentista ha chiesto di nuovo un acconto che devi dividere a meta’ con la rata universitaria di tuo figlio, e poi non scordare l’edicola a cui hai promesso di estinguere quel piccolo debito con i testi di tua figlia per non parlare dell’acqua, della luce e del gas e del telefono, insieme all’abbonamento dell’autobus, le libere uscite dei ragazzi assieme ai loro problemi di cuore, alle delusioni, le gioie, le attese, i batticuori, gli sconforti, la nota presa a scuola; dove mettere ancora la tua, di dolcezza, la passione ormai spenta che vorresti ritrovare invece dietro un nuovo traguardo, magari con un piccolo troller sempre pronto ad essere chiuso e tanto piccolo quanto basta a contenere pochi stracci ma molti sogni. Quel biglietto che pensi sara’ fatto in fretta con l’aereo da prendere per un futuro che non sai se mai arrivera’. un nome che vorresti gridare, un miracolo probabilmente accennato non sai se condiviso, un’amica da raggiungere e che non vedi ormai da troppo tempo e che pensi che se continui a non vederla forse scorderai, la realta’ che ti tiene ancorata dura alla storia, una porta chiusa dietro quella camera buia, un profumo che non spruzzi piu’ da tanto sognando dinanzi ad uno specchio che da molto non ti dice di stare tranquilla, che sei sempre tu la piu’ bella del reame, un volto che invece vorresti guardare all’infinito con quell’unico tuo battito di ciglia intriso di lacrime di gioia, una mano che vorresti stringere in un violento guizzo d’eternita’, una sottoveste che languisce ormai da tanto nel fondo del cassetto di un armadio, quel dolor di pancia che non dimentichi, quella felicita’ di una frase inattesa, quei confetti invece che non hai mai  mangiato, quegli insulti che non hanno mai dormito dentro di te, quei perchè che non hai mai capito, quel tabernacolo che hai sempre adorato, quelle veglie insonni che non hanno mai vinto il desiderio di svegliare l’amato, quel fuoco acceso che ti hanno fatto scendere di peso con tanti chili buttati giu’ in un solo mese con una fame arroventa in pieno deserto dove non c’era cibo, quell’abbraccio che hai tanto desiderato, quel paese che la tua mente disegnato, quell’amicizia che ha sempre bussato e invano risposta ha ricevuto, quel si’ che non hai mai consumato, quel timore e quel dubbio che ti han sempre divorato, quella cieca gelosia dal volto disperato. Tante volte come adesso le streghe son tornate e le fate di quei monti nel buio invece accarezzate, le ombre sospirate…e lo spirito che ti ha visitato, quel romanzo che ti ha ispirato, l’angelo che ti rincuorato, la visione che hai ricevuto, il bacio che ti ha incollato, la saliva che ti ha catturato, quel nuovo traguardo per cui hai sempre pregato, l’orologio del tuo diletto che non ti mai dimenticato, di contro quel sogno mai realizzato, il demonio che ti ha scoraggiato  e pazza ti ha dichiarata, di un sogno impossibile, diceva, ti sei innamorata! Ma dov’è la fede che ti ha sempre incoraggiata, la grata da cui sei stata liberata, il castello da dove  fuggita, la treccia che ti ha gia’ salvata, il cerbiatto che ti ha riscattata, la passione che ti ha Resuscitata,lo Sposo che ti ha serrata, nell’amplesso a lui abbarbicata, l’ Amor fedele  che non ti ha mai tradita e dall’incubo di morte finalmente destata?

Salve, sono Maria. Faccio la casalinga, vivo in un piccolo paese insignificante. Questa è la mia vita. Io vivo cosi’ tutti i giorni, ma tutti i giorni spero che Qualcuno mi dica: Io Ti Amo, rallegrati Maria, non temere, perchè hai trovato grazia presso Dio e grandi cose Lui fara’ in te! spera  e abbi fede!

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Donne e uomini al potere

Posted by marilena marino On novembre - 25 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

Dopo la stucchevole serie di Elisa di Rivombrosa che siamo state costrette a beccarci  di recente dalle reti mediaset, volenti o nolenti, abbiamo raggiunto il massimo della considerazione riguardo al target maschile di indice di gradimento: ci siamo accorte che il massimo che gli uomini possano scegliere sono quel genere di donne non molto ingombranti fisicamente, abbastanza non belle di volto, quel tanto che basta perchè dalle loro sottili labbra e nasi un po’ aristocratici, per non dire deformati, escano languide parole a volte prive di contenuto, ammantate di innocenti accenni di sapienza, sufficiente per aumentare di molto la coda del pavone maschio che, indisturbato, puo’ quindi guadagnare la sua comoda clientela femminile e garantirsi senza fatica un nutrito stuolo di finte-candide pulzelle al suo seguito.

Davvero interessante la fresca esposizione mediatica di un illustre filosofo italiano che, parafrasando in un recente convegno l’atteggiamento dell’uomo di fronte ad una donna con ” attributi”, ha denunciato anche con fresca ironia l’essere maschile come ” un codardo e problematico individuo”, allorquando, volendo uscire a cena con una donna ,che prima pensava poter essere solo una bella presenza da “adescare”, subito viene preso da terrore e trasforma l’allettante rendez vous gestito alla meglio con rose e acquolina in bocca, in un incubo devastante e un pericolo da disinnescare immediatamente. Cosa è accaduto a quest’uomo che gia’ pregustava la tanto desiderata intimita’ con la fanciulla? E’ accaduto semplicemente che questa donna, oltre ad avere una presenza, ha un cervello, e che cervello!

Adesso incominciano i guai…l’uomo si ritira piano piano e inizia a sentirsi leggermente disturbato, perchè quell’irruzione di bomba e cervello guastano i suoi piani di potere, viene a disturbare il suo io narcisistico e pieno di concetti sbagliati che ha riguardo all’idea di donna. In realta’ questi soggetti si dimostrano essere dei veri maschilisti, ma non solo….viene messo in luce che, forse, soggetti del genere non amano le donne ma, per delle loro profonde problematiche, le odiano, non hanno di loro stima, anzi, si attorniano  del genere femminile proprio perchè in fondo non amano nessuna di esse, ma le sfruttano e vengono prese in giro a loro insaputa: anzi, costituiscono per questi uomini solo un oggetto di profondo dispezzo interiore. Ben vengano allora le fanciulle apparentemente fragili e innocue che, in verita’, come Elisa di Rivombrosa, sembrano innocue, ma celano dietro quella loro parvenza di eterea femminilita’, una trappola di adescamento peggiore delle procaci rappresentanti del genere femminile. Quantunque fossero lo stesso belle , il problema rimane sempre il cervello, perchè per l’uomo che si senta superiore, è difficile scendere alla pari e considerare queste donne alla pari di lui, ameno che, specie rarissima, l’umilta’ di quest’ultimo non sorpassi in stile e intelligenza l’imbarazzante sit commedy che si è venuta a creare. Cosa molto difficile!

Donne e potere, insomma, o uomini e potere. Mi viene in mente il libro di Bruno Vespa, ” L’amore e il potere”.

Questo libro di Bruno Vespa è assai diverso da tutti gli altri: non racconta i retroscena della politica (che pure non mancano), ma i retroscena dell’anima. Con una serie di vicende finora mai rivelate, o dissepolte da un lungo oblio. Quanti sanno che Mussolini era forse bigamo? Che Umberto di Savoia amò la cantante Milly? Che Francesco Cossiga ha ottenuto, dopo sette anni di istruttoria, l’annullamento del suo matrimonio? Veronica Berlusconi per la prima volta parla dopo la famosa lettera alla «Repubblica» in cui chiedeva «pubbliche scuse» al marito. Daniela Fini per la prima volta svela il suo stato d’animo dopo la recentissima separazione. Azzurra Caltagirone per la prima volta traccia un ritratto di Pier Ferdinando Casini, appena sposato.

E ancora di Vespa ” Donne di cuori”

Dall’antica Grecia ai giorni nostri un nuovo appassionante libro sul rapporto amore-potere. La storia (e i retroscena) dei rapporti tra amore e potere dalla mitologia greca e da Roma antica alle cronache del Terzo millennio, da Elena di Troia a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Silvio Berlusconi : il libro spazia nei secoli passati e in ogni paese del mondo, e ci mostra che quasi tutti i potenti hanno avuto un enorme interesse per le donne, e che le donne hanno saputo approfittarne in modo talvolta intelligente, spesso spregiudicato (Cleopatra rappresenta, in questo senso, un modello forse insuperabile). Così, pagina dopo pagina, si aprono al lettore scenari inediti: papi rinascimentali che accrescono il loro potere sistemando figli e nipoti, le favorite dei re di Francia più colte e brillanti (oltre che più belle) delle stesse regine, Napoleone vittima delle sue amanti e della sua incredibile ingenuità, Garibaldi scrittore di appassionate lettere d’amore, Cavour che rinuncia al matrimonio per il potere… Ma anche la bulimia sessuale di John F. Kennedy e di Bill Clinton, gli amanti segreti di lady Diana e la sua guerra con Camilla (tradita a sua volta da Carlo), la furia erotica di François Mitterrand e di Carla Bruni, l’andirivieni sentimentale di Cécilia e Nicolas Sarkozy.

Insomma, se ci fosse piu’ sincerita’ e riconoscimento autentico delle capacita’ peculiari di ognuno, piu’ limpidezza e confronto nei rapporti uomo donna, finirebbe questa sanguinosa lotta dei sessi. La parita’ si gioca innanzitutto sull’aprirsi al dialogo vero e sull’autoaccusarsi delle proprie attitudini deficitarie in una discesa umilissima dei propri errori , sulle denunce dei propri sbagli e delle  ipocrisie mascherate efficientemente, per un  rispetto reciproco delle differenze accettate e stimate e per un giusto e reale riconoscimento della donna di qualsiasi ambiente a cui essa appartiente, senza discriminazioni aberranti di classe elitarie, perchè sono queste malsane condizioni che determinano le ingiustizie, sono cioe’ le condizioni” a prescindere da “con cui si realizzano delle scelte, o a favore o contro.” La verita’ vi fara’ liberi!” Il potere è una forma accecante da combattere e da deninciare, sia che le donne lo cerchino sotto mentite spoglie, sia che gli uomini lo esibiscano per trattare queste ultime da “fontane per il loro narcisismo individuale”. Che il potere, come ha detto ultimamente il Papa, diventi servizio e disposizione autentica a decifrare tra i mille volti di donna, quelle che maggiormanete hanno meno voce nella storia e che potrebbero per il loro valore, decidere veramente  e segnare le sorti dell’umanita’. Come la donna per eccellenza, Maria di Nazareth, che , infischiandose del potere, ebbe il coraggio di crescere suo figlio Gesu’ nella vera liberta’ che doveva essere quella , unica, di relaizzare il progetto di Dio sulle terra per tutti gli uomini e non solo per alcuni. L’unico potere che anche Pilato esercitava, assieme a Cesare ed Erode e per il quale Cristo dice” Tu non avresti nessun potere se non ti fosse stato dato dal cielo”, è quello del figlio di Dio il quale ” non considero’ un privilegio, un tesoro geloso, la sua natura divina, ma anzi si anniento’ si spoglio’ e umilio’ se’ stesso,assumendo la condizione di Servo”.

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di Michelangelo Nasca

Con la schiettezza e la fermezza di sempre, Papa Benedetto XVI rivolge, in questi giorni, un importante discorso ai rappresentanti della Pontificia Accademia per la Vita. L’argomento trattato riguarda il disagio psichico (definito sindrome post-abortiva) sperimentato spesso dalle donne che hanno fatto ricorso all’aborto volontario; un’esperienza questa – chiarisce il Pontefice – che ‘rivela la voce insopprimibile della coscienza morale, e la ferita gravissima che essa subisce ogniqualvolta l’azione umana tradisce l’innata vocazione al bene dell’essere umano, che essa testimonia’. Analoga riflessione va fatta per i padri dei bambini che spesso abbandonano le donne incinte.
Ed è a tal proposito che Papa Ratzinger ribadisce il valore della coscienza morale dell’uomo: ‘A quanti vorrebbero negare l’esistenza della coscienza morale nell’uomo, riducendo la sua voce al risultato di condizionamenti esterni o ad un fenomeno puramente emotivo, è importante ribadire che la qualità morale dell’agire umano non è un valore estrinseco oppure opzionale e non è neppure una prerogativa dei cristiani o dei credenti, ma accomuna ogni essere umano’.

Il Pontefice rivolge poi un appello ai medici e agli operatori sanitari impegnati in prima linea per garantire il benessere della persona: ‘I medici, in particolare, non possono venire meno al grave compito di difendere dall’inganno la coscienza di molte donne che pensano di trovare nell’aborto la soluzione a difficoltà familiari, economiche, sociali, o a problemi di salute del loro bambino. Specialmente in quest’ultima situazione, la donna viene spesso convinta, a volte dagli stessi medici, che l’aborto rappresenta non solo una scelta moralmente lecita, ma persino un doveroso atto “terapeutico” per evitare sofferenze al bambino e alla sua famiglia, e un “ingiusto” peso alla società’. Al medico, agli operatori sanitari e a tutta la società viene richiesta quella stabilità interiore e verità che permetta di affermare ‘che l’aborto non risolve nulla, ma uccide il bambino, distrugge la donna e acceca la coscienza del padre del bambino, rovinando, spesso, la vita famigliare’. Il Papa ricorda anche l’importanza di ‘non far mancare gli aiuti necessari alle donne che, avendo purtroppo già fatto ricorso all’aborto, ne stanno ora sperimentando tutto il dramma morale ed esistenziale’.

Al termine dell’incontro il Pontefice fa suo l’invito di Giovanni Paolo II rivolto alle donne che hanno fatto ricorso all’aborto: ‘La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s’è trattato d’una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s’è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino. Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita’ (Enc. Evangelium vitae, 99).

Marco Politi, nel suo articolo “Il papa tuona contro l’aborto ma tace sulle rovine dell’Italia” (ne Il Fatto Quotidiano), sposta il baricentro della notizia (quella che vede Papa Ratzinger rifiutare le posizioni abortiste, richiamando medici, operatori sanitari e la società intera al valore della propria coscienza)  verso altre “deboli” considerazioni, per altro già note… o meglio: “trite e ritrite”!
E così, nel goffo tentativo di voler cambiare canale, – denunciando ‘Il silenzio del Papa dinanzi alle rovine d’Italia’ a proposito delle vicende relative alle trasgressioni morali del capo del Governo italiano e canticchiando in sottofondo il famoso motivetto “Wojtyla superiore a Ratzinger” – si cerca di dirottare l’argomento principale (meritevole della riflessione di tutti) mettendo sul fuoco fragilissimi atti di accusa contro il Papa. Ma un lettore attento e non fazioso è capace di riconoscere una debole considerazione da prima pagina con la Verità.

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Le sorelle della Luce: a scuola di bellezza

Posted by Sergio Scacchia On marzo - 4 - 2010 1 COMMENT

di Sergio Scacchia
Nel giorno dell’8 di marzo, non dobbiamo dimenticare quella parte dell’universo femminile che dedica l’intera vita al servizio generoso e discreto di Dio e del prossimo.

Se vi capitasse di incontrare le clarisse capireste subito che la clausura non è, affatto, la bara dove macerano donne recluse vive. Al contrario è un piccolo mondo dove si vive un’esistenza di gioia e di profondi significati. Un mondo lontano da rumori assordanti, armonioso tra note e silenzi, respiri e preghiera.
Nella città d’arte di Atri, in provincia di Teramo, sorge un piccolo monastero di suore clarisse di Santa Chiara, dalle modeste pretese architettoniche ma che, con i suoi otto secoli di vita contemplativa e nello stesso tempo attiva, rappresenta uno dei monumenti più insigni e cari alla cittadina ducale.
In questo luogo secolare, le suore di clausura ogni giorno preparano, nel raccoglimento, l’avvento del Regno di Dio.
Dietro la grata che separa queste donne da tutti noi, è facile scoprire la semplicità, la purezza d’animo e, soprattutto, la serenità che traspare dai loro volti. E’ come se l’eredità spirituale di tante sorelle succedutesi nei secoli, abbia dato il più grande patrimonio di fede alle suore di oggi, che vivono con estrema felicità la loro esistenza, povera di cose materiali ma ricca della grazia di Dio.
Ho sempre creduto che un monastero sia come un potente telescopio con cui le contemplative scrutano il mistero di un Dio vicino eppure lontano. Una prodigiosa antenna sintonizzata sull’armonia del Cielo.
Una storia singolare narra che, intorno al 1809, al tempo delle soppressioni delle case dei religiosi per via di una legge promulgata dallo Stato Italiano, una di loro, Giuditta Antonioli, ebbe una visione, mentre pregava dinanzi ad un quadro della Vergine Maria.
La Madonna assicurò che il monastero fondato da una compagna di Santa Chiara, non sarebbe mai stato chiuso protraendo la sua esistenza fino alla fine del mondo. Annuncio poi dato anche a un’altra suora, Maria Veronica De Petris.
Eravamo nel 1862 e la religiosa pregava davanti alla statua della Vergine con bimbo collocata oggi nel Coro superiore della chiesa, quando la voce dolcissima le rese questo vaticinio.
La fondazione di questo luogo è da ascriversi a San Francesco che visitò l’Abruzzo nel 1215, gettando le basi per la costruzione di alcuni conventi per i suoi Frati Minori, fra cui quello dedicato a San Gabriele dell’Addolorata.
Anche le mani hanno trovato lavoro in tanti anni. Fin oltre la seconda metà del 1800, le suore di Atri sono state famose ovunque per la produzione del “saponetto atriano”, delicato e profumato detergente ammorbidente e schiumoso, il cui segreto di fabbricazione è rimasto circoscritto per moltissimi anni solo presso le clarisse.
Sembra che il Duca Giosia di Acquaviva, intorno al 1600, fosse solito mandarlo in dono ai molti amici sparsi per l’Italia.
La tecnica di preparazione la svela, in un libretto degli anni ’70, Suor Maria Chiara quando scriveva che occorreva un impasto di oli, erbe odorose, essenze di bulbi di giglio del giardino del monastero e tanto lavoro.
Le suore eccellevano anche nella preparazione del “marzapane”, dal quale è derivato l’odierno pane ducale, dolce tipico con un impasto a base di mandorle tritate e miele.
Oggi le sorelle preparano biscotti assolutamente deliziosi e producono ostie e ricami. Le donne lavorano l’orto e il giardino, coltivando fiori, verdure. Il ricavato dei lavori serve ad aiutare famiglie bisognose. Le sorelle clarisse si fanno canale della benevolenza di Dio verso gli uomini, pregando assiduamente anche per chi non rivolge mai lo sguardo al Creatore. La loro preghiera abbraccia il “gemito” di tutta l’umanità assetata di Dio, nonostante le apparenze. Lasciando questo alveare di api laboriose e i loro lieti sorrisi, ci si trova, come scriveva frà Massimo Tedoldi, più belli dentro. Approfittate dell’apostolato di conforto, luce e fede offerto dalle dolcissime sorelle, accostandovi alla grata e pregando con loro. Il vostro spirito ne trarrà giovamento.

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Festa della Donna: mettiamo i puntini sulle “i”

Posted by Elisa Rossi On marzo - 3 - 2010 1 COMMENT

Chissà quante donne che la sera dell’8 marzo celebreranno la loro Festa con cene, banchetti e spogliarelli tutti al femminile, sono al corrente di quello che accadde nel lontano 1908, quando a New York, 129 operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare.
Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni finché, l’8 marzo (o il 25 secondo alcuni), il proprietario Mr. Johnson bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire dallo stabilimento.
Ci fu un incendio doloso e le 129 operaie prigioniere all’interno dello stabilimento morirono arse dalle fiamme. La commemorazione, tutta americana, delle vittime è stata poi accolta in tutto il mondo come la giornata simbolo del riscatto femminile. Nel 1977 l’UNESCO proclamò l’8 marzo Giornata Internazionale della Donna. Da allora, l’8 marzo è stata proposta come giornata di difesa internazionale dei diritti delle donne, non certo come una festa commerciale, e in alcuni casi anche un pochino immorale.

Si pensi che la scelta della mimosa, non fu certo per un suo carattere simbolico, ma solo perché in questo periodo dell’anno era il fiore più comune ed economico (provate andare dal fiorista oggi!).

L’ Italia è un paese relativamente giovane in materia di Diritti della donna, se pensiamo che il voto alle donne fu dato solo nel 1946.

È del 1960 invece la parità salariale tra uomo e donna. Solo nel 1975 si ha parità anche in tema di DIRITTO DI FAMIGLIA. Del 1991 è la LEGGE PARI OPPORTUNITÀ: una legge in grado di intervenire e rimuovere le discriminazioni e far avanzare l’idea di uguali opportunità uomo-donna nel lavoro, che purtroppo però resta ancora sostanzialmente inapplicata.

Il 1996 poi è una data importante, poiché viene approvata una legge dove si stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona.

Diritti, uguaglianza, parità….tutte parole troppo spesso fraintese da un orecchio superficiale, o usate in modo errato da chi, sull’onda femminista forse, vorrebbe la donna uguale all’uomo.

Ma la donna è davvero uguale all’uomo?

Io credo proprio di no, credo nella diversità e nel completamento dei due esseri, che Dio ha creato assieme per essere Sua immagine e somiglianza. “Dio creò l’uomo a Sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Genesi 1, 27). L’uno e l’altra per poter essere simili a Lui.

Ribattezzerei l’8 Marzo quindi come la “Festa della Diversità della donna”.

Si usi questa “Festa” per ricordare la difficoltà delle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, e per dar voce alle discriminazioni e violenze cui tuttora essa è soggetta in molte parti del mondo, per esaltare le differenze nei confronti dell’uomo, di modo da diventare un punto di forza, perché la donna si può riscattare con il rispetto dell’altro, di qualsiasi sesso egli sia, come nel Comandamento Nuovo.

Si creano per fortuna sempre più spesso occasioni di riflessione e incontro su questi temi, dove la donna deve avere una voce nuova piuttosto che frequentare locali che propongono gli spogliarelli maschili.

Non capisco a volte qual è l’uguaglianza che chiediamo oggi, ma….vogliamo davvero essere uguali all’uomo?

Abbiamo un’altra sensibilità, un altro tipo di processo mentale nel formulare soluzioni e idee, un altro ruolo sociale e familiare…..dobbiamo essere diversi, perché avendo ognuno un suo proprio ruolo possiamo davvero costruire. Il mio augurio per questa Festa della Donna è di non usare più la parola “diverso” con l’accezione negativa di sempre, ma di cominciare a considerarla una ricchezza, perchè sia espressione vera di come ci ha voluti Lui: diversi, quindi unici!

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8 marzo..ed il corpo delle Donne

Posted by Feodor La Pira On marzo - 3 - 2010 2 COMMENTS

Difficile è sempre iniziare qualcosa che non ha a che fare strettamente con la cronaca, soprattutto quando si è persa un po’ la mano nello scrivere.

Inizio parlando di ciò che è storicamente la ricorrenza dell’8 marzo.

Non mi fermo ora a ricordare nozionisticamente l’episodio scatenante, che ha indotto la seconda internazionale ad indire una giornata in cui ricordare che le donne hanno bisogno di essere riconosciute con pari diritti.

Parto invece dagli ultimi scandali, in cui pare che la corruzione abbia come forma di pagamento, la prestazione di alcune ragazze, o così lo si è voluto intendere.

Già il fatto che così lo si è potuto intendere ci dovrebbe fare riflettere.

In uno stato in cui un ministro parla del lavoro come di una merce, sappiamo riconoscere una vera dignità alle Donne, o anche esse sono ancora pura merce?

Il nostro mondo occidentale si sente evoluto, perchè non costringe le donne a coprirsi dalla testa ai piedi, ma altrettanto spersonifica e mercifica un corpo che nel suo “obbligo” a mostrarsi, quasi consuma una imposizione altrettanto svilente.

Ultimamente sembra che si riesca a dare una risposta di parità, ampliando la sfera della mercificazione…

Ma il nostro corpo non è e non deve essere mero strumento, ma altresì manifestazione di un essere che va aldilà dei puri istinti di “pancia”.

C’è un immaginario che oggi vede come must, come fine,  solo il consumo immediato, sensazioni per le sensazioni: non si è più in grado di avere prospettive, anche di come la società possa crescere.

In questo quadro la figura femminile perde tutto il suo senso alto di portatrice di vita e viene assorbita in una visione nichilista, in cui alla fine siamo già tutti morti….

Domandiamoci tutti:  so dare dignità alla mia compagna, a mia moglie, a mia madre, a mia sorella?…

Alla madre terra? Anche essa è una grande generatrice!

Dovrei citare forse anche una dimensione spirituale, ma volere per forza inserire alcune parole a volte può risultare limitante.

Egli ci ha creati liberi ed ha voluto un mondo in cui in piena libertà uomo e donna siano tra loro cooperanti, complici e complementari…

Già la nostra “coscienza” di “essere” umani deriva da una complicità tra Uomo e Donna, nonostante ciò sia stato il risultato di un disubbidire.

Io mi domando cosa realmente abbia dato all’essere umano il mangiare il frutto della conoscenza.

Feodor La Pira

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La forza delle donne

Posted by Sergio Scacchia On marzo - 2 - 2010 ADD COMMENTS

di Sergio Scacchia

Scriveva, qualche mese fa, Umberto Veronesi in un blog: ”la mia professione di medico mi ha insegnato l’arte di leggere nell’agire delle donne. Le ho viste affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un’occasione di rinascita. Io ho visto donne fare rivoluzioni e ricomporre armonie. Ne ho viste altre, quando si è scatenato il caos, riportare ordine nei pensieri, nei rapporti umani, nell’ambiente e nella società.”. E il grande oncologo aggiungeva: “…il potenziale intellettuale delle donne è enorme e sottoutilizzato; siamo sei miliardi sulla Terra, ma le menti impegnate a sfruttarne le ricchezze, mantenendone gli equilibri, sono meno della metà. natura e cultura ci indicano con coerenza che la donna è la protagonista della prossima era e che non sarà certo fermata dalle difficoltà a procedere, come quelle attuali; non c’è da temere: le donne non si fermano”.
Che cosa aggiungere? E’ proprio vero, la forza delle donne non è riportata nei manuali di storia o di filosofia, perché il pensiero femminile vive dentro gli avvenimenti. Per secoli le donne hanno silenziosamente influenzato il progresso civile e hanno determinato l’evoluzione culturale con l’azione più che con la teoria.
Ecco perché non servono gli auguri per la “festa delle donne”, l’8 marzo.
Questa ricorrenza, intrecciata con le conquiste sociali e politiche, negli anni, aveva perso sempre più d’importanza, stritolata dal conformismo e consumismo di una società ormai alla deriva.
Oggi sono molti i segnali sociali che indicano un trend più consono al messaggio che la festa vuole diffondere. Stanno scomparendo, pian piano, le desolanti cene a base di strip, fatte di atteggiamenti stereotipati che secoli di lotte e conquiste sociali combattevano strenuamente. Anche il tradizionale scambio delle mimose, fiore giallo bello ma effimero perché dalla vita breve, segna il passo. E’ stato per anni un fenomeno dilagante in ogni genere di ambiente.
Le donne hanno bisogno di altro. Hanno fame di momenti di confronto e soprattutto sono alla ricerca di una giustizia fatta di diritti umani in ogni parte del mondo. L’8 marzo deve ricordarci che realtà come stupri, abusi, violenze, sopraffazioni sono ancora tanto diffuse nel mondo, anche in quell’Italia che crede di essere il paese più civile del globo. L’8 marzo deve ricordarci delle pari opportunità. Nel 2003 il Parlamento approvò una modifica alla Costituzione con la quale si favoriva un maggior equilibrio fra donne e uomini sia negli uffici pubblici, che nelle assemblee elettive. Ebbene, le alte istituzioni del Paese ancora non riescono ad approvare le “quote rosa” o altri meccanismi di garanzia per un’adeguata rappresentanza delle donne in spazi di partecipazione politica, né trovare strumenti validi contro le discriminazioni all’ingresso nel mondo del lavoro e nelle progressioni di carriera.
Bisogna avere fiducia, comunque. Dal 1848, quando in una giornata memorabile il grande re di Prussia, spaventato da una massa inferocita di manifestanti, promise il voto alle donne, ne è stata fatta di strada.
Il sovrano non mantenne la promessa, allora, disattendendo un passo fondamentale per l’acquisizione di diritti umani e inalienabili.
Speriamo che oggi alle parole seguano i fatti.

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Il carattere femminile della Chiesa

Posted by michelangelo On marzo - 2 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Quando parliamo della Chiesa, utilizziamo delle espressioni che appartengono ad un vocabolario specificatamente femminile? Siamo soliti dire, infatti, che la Chiesa è vergine, sposa, madre.
Anche l’uomo, in passato, osservando la realtà circostante l’ha descritta attraverso delle immagini femminili: la Creazione per esempio, la Terra, la Natura (alle quali, talvolta, attribuiamo il nome di madre; madre terra, madre natura), l’Umanità ecc. sono una prova concreta di questa sensibilità femminile che ha influenzato persino il nostro linguaggio. Inoltre, tutta la creazione è immaginata come il grembo di una donna che genera, custodisce, alimenta e accoglie tutte le creature.

Nel disegno salvifico di Dio la funzione della donna è indispensabile. La storia sacra, infatti, è contornata da immagini e simboli femminili. In essa si narrano le interminabili serie di alleanze, di matrimoni, di fecondità, di tradimenti che mettono alla prova la fedeltà dell’uomo esigita da Dio. Fin dalla creazione il Padreterno tenta di instaurare con l’uomo un’alleanza, vista come un’unione sponsale tra Dio e il suo popolo. E in tal senso Israele – in quanto popolo eletto da Dio – è presentato come donna, come vergine, come sposa, come madre.

La figura che più di ogni altra realizza e incarna il prototipo di Chiesa pensato da Dio è la Vergine Maria. In Lei tutti i doni (quello di essere Vergine, Madre, Sposa di Cristo) diventano punti di riferimento indispensabili per comprendere ed esperimentare più da vicino la vita della Chiesa. La carmelitana scalza compatrona d’Europa, Edith Stein, a tal proposito affermava: “Egli [Dio] ha voluto legarsi ad una donna tanto strettamente, quanto a nessun altro essere umano prima o poi, e le dato un posto per l’eternità nella Chiesa cui nessun altro può aspirare: così Egli in tutti i tempi ha chiamato delle donne alla più stretta unione con Lui affinché annunciasse il suo amore, proclamassero la Sua volontà a re e a papi […] Non vi è vocazione più eccelsa della sposa Christi, e colei cui Egli apre questa via non deve certo desiderarne altre”.

I Vangeli riferiscono che Gesù nel momento culminante della sua crocifissione affida a Maria l’intera umanità: «Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19,26-27). Ma attraverso quale misterioso passaggio accade il miracolo di questa maternità?

Possiamo ricondurre l’elemento fondante al momento dell’Annunciazione. In quella occasione Maria, verginalmente concepita, risponde alla chiamata di Dio incondizionatamente, senza opporre nessuna obiezione. Le parole che Ella rivolge all’Angelo offrono a Dio l’opportunità di realizzare il piano della salvezza: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38).

La condizione verginale di Maria, dunque, e il suo totale abbandono alla volontà di Dio sono gli elementi principali che determinano il mistero di questa fecondità.
Maria diventa madre nel momento in cui si lascia sottrarre tutto ciò che possiede, attraverso un’obbedienza totale che coinvolge perfino il suo corpo, attraverso la fiduciosa e certamente dolorosa offerta del proprio Figlio per la salvezza del mondo. “E solo perché la Madre si presta a questo estremo atto di violenza della Passione, diventa madre di tutta la cristianità. Il mistero della sua verginità ed esclusività deve andare sino all’ultimo svuotamento di tutto, attuabile solo da Dio, per pervenire alla nuova fecondità, ancora una volta possibile solo a partire da Dio, al di là di ogni fecondità mondana” (von Balthasar).

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Donna Sfilate Primavera 2010

Posted by marilena marino On febbraio - 28 - 2010 1 COMMENT

di Marilena Marino

Rosso, giallo, arancio: la prossima primavera vince il colore, purchè intenso e torna alla ribalta un make-metallico.

Riflessi incandescenti, ombretto glitter e dalla nuance cangiante.Da Milano fashion un ritrovato inno al jeans: strappato, bruciacchiato, passato nella varechina o alla fiamma ossidrica, mini abiti bustier. Turchese  e verde smeraldo sono i colori dell’estate, mentre la collezione donna di Giorgio Armani è ispirato al mondo della Body Art, inteso come linguaggio del corpo e incontro tra performances e gesto. Tra i materiali spiccano raso, taffeta’ e seta.

E’ questa calcolatissima miscela con un abito decodificato e ricomposto senza languori e svolazzi, a ricordare una specie di eccentrica purezza.

“La sapienza è splendida e non sfiorisce, facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da da quelli che la cercano.Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.

chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la trovera’ seduta alla sua porta.

Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta, chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni.”(Sap.6,12-15)

Questo passo tratto dal Libro della Sapienza,sembra parlare proprio anche di questa donna, una nuova icona di intelligenza e sapienza, appunto, che si affaccia con leggiadria ed eleganza alla nuova stagione primaverile, ormai alle porte;l’ eccentrica purezza delle ultime tendenze delle sfilate, invitano a ritrovare morbide ed armoniche forme di femminilita’ nel vestire, accompagnate da quell’intelligenza e da quell’ accoglienza tipicamente dell’universo donna,  un augurio che ben si coniuga ai colori pastello e cangianti della prossima stagione.

La Body Art, inteso come linguaggio del corpo, sara’ allora un felice connubio tra la bellezza dello stile e …perchè no…l’intelligenza di scrutare le Scritture e ..rubare.. qualche segreto!

Buona Primavera a tutte, allora!

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L’amore è una cosa meravigliosa….

Posted by marilena marino On febbraio - 15 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

E’ la voglia di sognare… cantava Ornella Vanoni….

E l’Italia davvero non vuole smettere di sognare e si ammanta di chimere e sentimenti, osannando S Valentino al posto dei martiri Cirillo e Metodio che sul nostro calendario imporporano ogni anno la ricorrenza del 14 Febbraio; va bene il campione d’incassi  “Avatar”, ancora meglio la tecnologia scolpita a 3D, senza parlare del mitico Carnevale che quest’anno è trascorso troppo veloce senza dar tempo ai gestori di locali di incassare piu’ cospicue somme di denaro, ma il top dei sogni degli italiani è rappresentato sempre e comunque da quell’insostenibile  e irrefrenabile desiderio di aprire il bauletto del cuore, da dove far volare tanti e bellissimi palloncini rossi con su scritto: ti amo!

Dal film come La Prima cosa Bella di Paolo Virzi’, a Baciami ancora di Muccino, dal recentissimo Scusa, ma ti voglio sposare di Federico Moccia, alla burrosa Capri, fiction televisiva: quest’ultima ha raggiunto lo share del 20.27% con 5 milioni e 187mila spettatori in prima serata, vincendo la sfida degli ascolti TV e superando persino Amici!

Mare azzurrissimo, aneddoti di vita e  variegati personaggi, colorati da simpatiche gag partenopee, fanno emergere un’epidermica sensazione di voluttoso sentimentalismo che, accarezzato dalla scenografica isola dell’amore, Capri, per l’appunto, sembra emergere, come una seconda pelle ,dal cuore degli italiani.

Bè, che male c’è?!  La vita è fatta anche di sentimenti, no?!  Solo che a volte, sognare e risvegliarsi in una realta’ non proprio idilliaca, puo’ far naufragare anche se sei sull’isola dei famosi!

Ben venga,allora, il periodo quaresimale e questo tempo tutto dedito alla contemlazione interiore, non certo per scardinare i sentimenti, ma per lottare con piu’ forza contro gli “anestetismi” della finzione che illude.

“Ama e fai cio’ che vuoi”.. un Santo lo disse, ma forse per fare dell’amore un sentimento eroico di “donazione” e amore che va al di la’ anche di una love story paradisiaca  ed idilliaca che oggi lascia troppo poco spazio”all’amore al nemico”. E quando il nemico sembra proprio essere, magari,  quell’amore che ti sembra dare prima emozioni cosi’ forti da strapparti l’anima e che poi lascia strascichi di straziante dolore?

Bè, la risposta è sempre questa: l’amore è una cosa meravigliosa! E tra un digiuno, una stazione quaresimale e un frugale pasto a base di pane e acqua il venerdi’, una frase  sussurra:  ..Signore, abbi pieta’ di me, che sono un peccatore!!!…

Marino Marilena

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STRISCIA LA NOTIZIA…

Posted by marilena marino On febbraio - 13 - 2010 ADD COMMENTS

Colgo l’occasione dei festeggiamenti che si terranno in Assisi il 14 Febbraio nella Basilica di S Chiara, in occasione del premio televisivo, per parlare di Parola, Comunicazione e Notizia.Oltre ad essere Patrona della televisione, Santa Chiara è una moderna santa dei nostri tempi che senz’altro adotterebbe tra i suoi protetti anche il mondo dei media e questo nuovo giornale NOBELL.IT !

Perchè nuovo?! Quale potrebbe essere la caratteristica di NOBELL?

1) Il non giudizio: lì dove lo stile del Cristiano si caratterizza dal non esprimere frettolosamente un pre-giudizio nei confronti dell’altro, COMUNICARE una notizia deve poter diventare innanzitutto un “incontro speciale”, una stanza, dove gli altri che leggono,possano sentirsi accolti e quasi “fasciati” da essa.

2) Non il Sabato è fatto per l’uomo, ma l’uomo è fatto per il Sabato!

Un giornale dovrebbe assolvere a questa delicata funzione:essere un servizio per “l’incontro di Dio con l’uomo”, un libero “luogo virtuale” che apre le porte davvero all’appuntamento reale con il Cristo fatto Carne, che, ancora una volta,ripete la sua Kenosis, e si “abbassa” con piacere fino allo stato di “creaturalità”, proprio per studiare e capire l’umana e terrena condizione dell’uomo e le sue innumerevoli e intricate relazioni.

3) spesso s. Chiara citava l’immagine dello specchio: anche NOBELL.IT è come un grande specchio sfaccettato, una colorata fotografia dell’essere umano che soffre, vive e gode nel suo attuale momento storico, forse aspettando che questo decisivo momento dell’incontro col Salvatore, lo possa in qualche modo “giustificare” proprio attraverso “la notizia”.

E’ importante partire,quindi,anche, nella stesura di un articolo, dalla vera realtà umana, anche se bisogna fare i conti a volte con il suo aspetto piu’ crudo, duro e accidentato, affinchè, con un intelligente percorso “indotto” giornalistico, quella stessa appannata realtà, possa essere riportata alla “luce”, avvalorata con giusti contenuti evangelici, fino a godere, alla fine, di una gratificante “elevazione” spirituale e umana che andrà a tutto vantaggio del lettore.

4) La notizia diventa “BUONA NOTIZIA”!

Essa lo diventa, quando assume la stessa dimensione “Redentiva” di Cristo, usando la “formula Pasquale” nello stile comunicativo:partire dal degrado e dal disagio della notizia, fino a portare nel lettore,la stessa speranza e certezza della Resurrezione della Pasqua che si tinge di cangianti colori: dal viola della morte, al bianco fulgore della vita!

Quello che spesso il mondo giornalistico e dei media trascura, è proprio la mancanza di una via d’uscita della notizia, facendole mancare l’aspetto Pasquale, che ne è il segreto, almeno dovrebbe esserlo per un giornale come NOBELL.IT!

5) Puo’ instaurare, chi scrive, una sorta di “Pastorale Sacramentale Virtuale” con il lettore?

Se chi scrive l’articolo, ci entra davvero dentro, la vive in prima persona e ,non solo in modo descrittivo, potrebbe davvero far “veder la luce” al lettore e innestare in lui un processo quasi “liturgico”. L’incontro tra il Buon Pastore e la pecora smarrita, puo’ ” materializzarsi” anche tra le righe di un articolo, perchè un’ Azione Liturgica, se fatta con fede, che altro è, in fondo, se non: Incontro con la Parola, commozione e processo anche di conversione e revisione di vita, azione di grazie per aver “sentito” che tra quelle righe passa Dio con il suo amore?

6) in un mondo dove la gente si affaccia alla finestra mediatica, NOBELL.IT, puo’ diventare un piccolo ” Paradiso virtuale”: Il vecchio Adamo, distrutto dal peccato che sta ancora nascosto e vagando in cerca della verità, puo’ riascoltare, ancora piu’ intensa e amorevole, la voce di Dio che lo chiama e lo invita a dialogare con lui! Questa volta proprio sotto forma di una comunicazione digitale!

Su NOBELL.IT, si puo’!!!!

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