Saturday, May 19, 2012

“Il volto di Gesù nel cinema e nella letteratura”

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 14 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

“Gesù nostro contemporaneo”: è stato questo il tema dell’evento internazionale promosso dal Comitato per il progetto culturale della Cei e che anche quest’anno è stato ripreso dall’Acec per promuovere nelle sale di comunità manifestazioni dedicate al tema “Il volto di Gesù nel cinema e nella cultura”. L’iniziativa è rivolta alle sale di tutta Italia; fra queste ne saranno selezionate una cinquantina impegnate a realizzare un ciclo di incontri (con film, dibattiti, spettacoli teatrali) nel periodo dal 1° aprile al 15 giugno 2012.

Per l’occasione è stato realizzato un supplemento alla rivista SdC, dedicato al tema: “Il volto di Gesù. Riflessi e presenze”. Vi si trovano articoli sulla figura di Cristo nel cinema e nel teatro, nell’arte e nella letteratura. “Dopo duemila anni – scrive Francesco Giraldo nell’introduzione – non è per nulla semplice rendere visibile un Volto che si è perso spesso nelle nebbie delle vicende umane e nella complessità della storia del pensiero. Non si ha a che fare con un santino, una statua, un dipinto, una storia, un affabulazione”. Rendere contemporaneo il volto di Gesù – prosegue – “è essere dei rabdomanti alla ricerca di quelle sembianze sparse nel cinema, nell’arte, nel teatro e nella letteratura. Per esperire la contemporaneità del Volto di Gesù è necessario esperire quello scarto che consente di scorgere l’ineffabile”.

(via SpiritualSeeds.info)

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Tolentino Film Fest

Posted by marilena marino On gennaio - 18 - 2012 ADD COMMENTS

Giugno, nasce il Tolentino International Film Festival

La città marchigiana di Tolentino farà da palcoscenico alla prima edizione del Tolentino International Film Festival, un concorso cinematografico internazionale organizzato dalla produzione e distribuzione cinematografica Whiterose Pictures in collaborazione con il circuito Giometti Cinema.

Il Festival si propone come luogo per l’incontro e il confronto di nuove tendenze cinematografiche, la diffusione di un linguaggio nuovo ed innovativo, e la valorizzazione in particolar modo di autori emergentidel panorama italiano ed internazionale.

“Con questo Festival vogliamo creare una vetrina cinematografica volta a valorizzare e mettere in luce le migliori opere cinematografiche del panorama italiano ed internazionale”, dichiara il direttore artistico Lorenzo Lombardi. “Rendere visibili il talento e la qualità di giovani autori, e non solo”.

La prima edizione del Tolentino International Film Festival si svolgerà venerdì 8 e sabato 9 giugno 2012, serata clou, durante la quale avrà luogo la cerimonia di premiazione e verranno proiettate le opere vincitrici del Concorso. Teatro dell’evento sarà il Multiplex Giometti Cinema di Tolentino, la prima multisala “Sony Digital Cinema 4K” di tutta Italia.

Il Festival si articolerà in due sezioni competitive principali: Tolentino Feature Films (competizione lungometraggi e documentari di ogni nazionalità), e Tolentino Short Films (competizione cortometraggi di ogni nazionalità). Tra i premi, una menzione speciale “Mario Mattoli”, in onore del grande regista italiano, originario proprio della città di Tolentino.

Per ulteriori info: www.tolentinointernationalfilmfestival.it

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Amore e politica No party

Posted by marilena marino On dicembre - 20 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

 Cantico dei cantici TERZO POEMA 3,6- 5,1Il poeta

La semplice e solenne bellezza di questo canto esprime una fisionomia regale nella lettiga che avanza a ritmo cadenzato. La circondano 60 guerrieri, la scelta della guardia personale del re e l’ esercito divino, cioe’ gli angeli: la spada brandita taglia la cattiva sorte e allontana i demoni e gli spiriti maligni che vogliono guastare le nozze, come nel libro di Tobia dove viene consigliata l’assidua preghiera nel terrore della notte per salvare il progetto degli sposi.( 3,7 ss; 6,15ss). L’incoronazione del re è auspicio di gloria e l’eroina del Ct, sposando il suo amato, lo creerebbe re, diventandogli quasi madre, come nel mito di Istar che  pone sul capo dello sposo Tammuz la corona regale, rappresenta l’uomo e la donna che diventano sposo e sposa, fratello e sorella, madre e figlio ( dal commento di Divo Barsotti).

[6]Che cos’è che sale dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e d’incenso
e d’ogni polvere aromatica?
[7]Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prodi le stanno intorno,
tra i più valorosi d’Israele.
[8]Tutti sanno maneggiare la spada,
sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
[9]Un baldacchino s’è fatto il re Salomone,
con legno del Libano.
[10]Le sue colonne le ha fatte d’argento,
d’oro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d’amore
delle fanciulle di Gerusalemme.
[11]Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.

Commento

Il terzo poema nella sua apertura richiama i costumi di certe tribu’: lo sposo sembra voler rapire la sua fanciulla. Si forma un corteo che va dalla casa dello sposo alla casa della sposa per rapirla: ognuno porta al fianco una spada. Affinchè la sposa gli appartenga, lo sposo deve impossessarsene, deve rapirla. E’ un rapimento simulato, di fatto è una festa di nozze. per unirci a se’ Dio deve strapparci dalle nostre radici, la vita spirituale non è solo un idillio d’amore, non è soltanto dolcezza, esige anche forza: s’impone la forza di Dio perchè la sposa possa appartenere allo sposo! Qualche volta è atto inaudito di violenza nellìanima, ed è lo sposo che lo compie. Lo esige l’amore. Se lo sposo è virile nella sua forza e deciso, deve avere una sua agressivita’ nell’amore. La sposa ha bisogno di un uomo che la difenda e la sostenga, ha bisogno di un amore che sia deciso: la sposa vuol constatare l’agressivita’ di un amore che vinca ogni ostacolo! L violenza divina opera nella vita precisamente per un fine: farti tua proprieta’ per sempre.

(  Gianfranco Ravasi)  Come nella Roma antica ci fu il ratto delle sabine,

così in Israele i beniaminiti ebbero il potere di ra-

pire le donne a Siro che sarebbero andate ad una

festa. Naturalmente avveniva qualche uccisione,

perchè i fratelli difendevano le sorelle. Anche

quando Dio rapisce rapisce la sua sposa, nella vio-

lenza che egli esercita non è esclusa la morte.

Il possesso di Dio include sempre la violenza di

Dio.

L’esperienza mistica, pur non ignorando l’oscurita’ divina legata al suo mistero, ne esalta la dimensione amorosa perchè ” chi non ama non ha conosciuto Dio, perchè Dio è amore” (1Gv 4,8).

 

 

 

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Un film da pensare

Posted by marilena marino On dicembre - 17 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Nella più squallida periferia di Torino, la giovane clandestina romena Luminita vive alla giornata borseggiando i paganti per pagare gli aguzzini che le hanno rubato i documenti. Luminita sta però organizzando un piano per scappare e ottenere una nuova identità, ma per farlo ha bisogno disoldi. Per compiere il suo progetto ha bisogno di una vittima, una persona sola e possibilmente debole. Sceglierà Antonio, un uomo anziano e malato che vive in una situazione di grande miseria e che necessita continue cure mediche. In ospedale avverrà il primo incontro tra i due, ma questo strano rapporto sarà destinato a evolversi in qualcosa di diverso e di inaspettato.

Si parte da lontano, dall’alto. Le sette opere di misericordia, almeno quelle corporali, sono state elencate dallo scrittore ecclesiastico Lattanzio (secondo secolo dopo Cristo) e sono enumerate così: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. La storia di Luminita e di Antonio raccontata dai fratelli De Serio segue questa singolare scansione a capitoli, rifacendo a una tradizione che fin dalla pittura caravaggesca è stata fonte di ispirazione artistica.

Il punto di partenza è decisamente impegnativo, si potrebbe avvertire una punta di presunzione da primi della classe, se non fosse che i fratelli De Serio sono già noti per i loro cortometraggi e documentari dai temi maturi e non decisamente semplici. Rileggere in chiave attuale le opere di misericordia non è un processo semplice e, in questo caso, non ha nulla di mistico o religioso.

Sette Opere di Misericordia

Un percorso umano, più che spirituale, all’interno di due vite apparentemente vuote ma che hanno molto da darsi a vicenda. La sopravvivenza per i due protagonisti significa arrivare a fine giornata, ma con significati estremamente differenti. La lotta per la vita diventa per i De Serio un motivo narrativo che sottolinea come l’incontro (o lo scontro) tra i due personaggi sia fonte di un motivo per esistere, per vivere. Come in una via crucis dell’anima, i sette capitoli in cui è scandita la storia pongono lo spettatore di fronte a questioni che toccano le corde dell’anima, anche se la sensazione di lontananza da quella realtà rischia di indebolirne l’intensità.

Poche parole, tanti gesti e sguardi fanno di Sette opere di misericordia un film molto rigoroso, che riesce a superare alcune lacune di sceneggiatura grazie alla bravura diRoberto Herlitkza, che non ha certo bisogno di conferme, ma anche alla sorpresa di Olimpia Melinte, splendida nella sua trasformazione da clandestina ferina ad amorevole badante di un povero anziano. Il paragone con il cinema dei Dardenne è suggerito da parecchi elementi, ma la sensazione è che manchi ancora qualcosa. Resta un’opera prima di livello per due autori di cui sentiremo parlare.I personaggi mettono a nudo la crisi di una società. Rappresentano l’Italia dell’immigrazione interna degli anni cinquanta e quella contemporanea che ha visto sorgere una nuova schiavitù e nuovi poveri, in una storia che li vede, loro malgrado, uniti.

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Barbone Natale

Posted by marilena marino On dicembre - 9 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Siediti accanto a un fuoco, passeggia da solo per strada e raccogliti in una campagna con foglie secche e colorate…poi leggi…

IN UNA NOTTE STELLATA
Mio Signore! In cielo brillano le stelle, gli occhi degli innamorati si chiudono. Ogni donna innamorata è sola col suo amato. E io sono sola qui con te! Ricordo ancora con emozione una notte stellata a Bassora, molti anni fa. In questa città dell’Iraq meridionale, sul delta del Tigri e dell’Eufrate, tristemente nota per le ultime due guerre che l’hanno devastata, attorno al 713-14, era nata Rabi’a, una musulmana venduta poi come schiava. Riscattata, visse in verginità nel deserto, divenendo un segno di luce a cui molti si rivolgevano chiedendo consigli, preghiere, conforto. I suoi “detti” furono raccolti dai discepoli dopo la morte avvenuta a Bassora nell’801. In una notte simile forse a quella che io vissi allora o a quelle gelide e ventose del nostro inverno, quando le stelle scintillano in cielo, questa donna si rivolgeva a Dio col linguaggio degli innamorati, tipico di ogni autentica esperienza mistica. È una preghiera pura, in cui — per usare una frase di sant’Agostino — si chiede a Dio solo Dio (Nolite quaerere a Deo nisi Deum). È un invito anche per noi cristiani a riscoprire la contemplazione, il silenzio, l’invocazione di lode, come Rabi’a che continuava a confessare in quell’oscurità notturna trapuntata di stelle: «O Amato del mio cuore, non ho che te! O mia speranza, mio riposo, mia gioia, il mio cuore non vuole amare altri che te!». È, questa, una via per conoscere un islam più genuino e spirituale rispetto a certe sue manifestazioni esasperate e ai nostri giudizi sommari. Un giorno a Rabi’a si presentò un uomo che le chiese: «Se mi pento, Dio perdonerà il mio delitto?». «No, rispose la donna, se Dio ti perdonerà, tu ti pentirai». È il primato della grazia divina. E concludeva: «Quando nel giorno della risurrezione saremo chiamati, la prima a guidare la fila delle creature sarà Maria, la madre di Gesù!»

NINNA NANNA AMORE MIO
Or vediamo il Bambino sgambettare nel fieno / con le braccia scoperte non cura del gelo; / la Madre lo ricopria con gran desiderio, / cullava il Bambino la Mamma sua: /Nanna, amor mio, con la grazia tua. / Chi vedesse quel Bambino quant’egli è dolce… Egli è il miglior re, che giammai sia nato, / il mielato Bambino di santa Maria! In questa giornata mariana abbiamo lasciato la voce – appena un po’ ripulita dall’italiano arcaico – a uno dei frati giullari del Medio Evo che giravano per i villaggi come cantastorie religiosi. Uno di loro confessava che Dio gli aveva in visione suggerito: «Monaco, non approvo se te ne stai chiuso nel chiostro, preferisco il canto e il riso, perché il mondo ne ha più vantaggio». Chi ha raccolto queste voci, Franco Suitner, le ha assegnate, nel titolo del suo libro, ai Poeti col saio (Carocci 2010). Ed è uno di loro a dipingere con ingenua freschezza il quadretto della natività di Gesù che spicca davanti ai nostri occhi. È una vera e propria scenetta colorata con un Bambino sgambettante, ricoperto di tenerezze da sua madre. Secoli dopo, un ateo come Sartre ci lascerà un analogo delizioso ritratto nel suo dramma Bariona, modulandolo sulle sensazioni di Maria che guarda il visino del suo neonato e in esso scopre la straordinaria sorpresa: «È Dio, eppure mi assomiglia!». La semplicità di sentimenti che quell’antico poeta col saio ci propone è un invito a ritrovare un frammento di innocenza, una sorta di squarcio di cielo nella nuvolaglia di una vita adulta, smaliziata e maliziosa. Si potrà, allora, con un altro giullare intonare questa “litania” a Maria: «Fiore di bellezza raffinata, castello la cui porta non fu mai schiusa, salute nella debolezza, pace nella battaglia, fine smeraldo di provata virtù…».

UNA ROSA E UNA FRAGOLA
C’è un’ape che se posa / su un bottone de rosa: / lo succhia e se ne va…/ Tutto sommato, la felicità / è una piccola cosa. Trilussa, il ben noto poeta romanesco morto nel 1950, aveva intitolato una sua raccolta di versi Acqua e vino, evocando le realtà più semplici, quotidiane eppure fondamentali della vita. «Interroga la vecchia terra: ti risponderà sempre col pane e col vino», diceva invece un suo collega più paludato e solenne, il francese Paul Claudel, ribadendo però la stessa verità. Ecco, da quelle pagine ho tratto cinque versi soltanto, piccola cosa come lo è l’immagine usata del bocciolo di rosa sul quale l’ape si posa e come lo è una felicità genuina, che ti viene incontro nella realtà di ogni giorno e non nella magniloquenza dell’epifania del successo. Eppure, è proprio di queste piccole gioie, simili all’acqua, al vino o al pane, che noi siamo – spesso inconsciamente – in ricerca.

PARABOLA BUDDISTA

«Un uomo s’imbatté in una tigre. Si mise a correre sempre tallonato dalla belva. Giunto davanti a un precipizio, si lasciò penzolare aggrappandosi a una vite selvatica posta sull’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando, l’uomo vide che due topi avevano cominciato a rosicchiare piano piano la vite. In quel momento, però, egli scorse davanti a sé una stupenda fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola: com’era dolce!». Anche nel pericolo più atroce e nel dolore più disperato, c’è sempre un frammento di gioia pura; anche nell’incubo più nero, si può accendere una scintilla di luce. È importante afferrarla: la paura e la sofferenza muteranno, senza per questo scomparire.

CRONACA DEI NOSTRI TEMPI:

Nella notte di Natale rubano le scarpe al barbone ex ballerino

L’ uomo che si e’ esibito in spettacoli con Mina e Modugno dormiva in un prato al parco Sempione .Nella notte di Natale rubano le scarpe al barbone ex ballerino  Mauro Vetri. Non si aspettava un regalo da Gesu’ Bambino. Ma nemmeno di svegliarsi, la mattina di Natale, senza piu’ le scarpe ai piedi. Il suo unico paio di scarpe. Lui che era stato un ballerino professionista, di fila d’ accordo, ma comunque un componente del corpo di ballo della Rai, lui che aveva danzato sulla stessa scena di Mina e di Modugno, a fianco di Macario e sul palcoscenico del Piccolo Teatro, si e’ ritrovato sotto un albero del parco, la mattina del 25 dicembre, con i piedi gelati. Qualcuno, indubbiamente piu’ povero di lui, aveva adocchiato quei vecchi mocassini e li aveva sfilati al legittimo proprietario addormentato. Mauro Vetri, 57 anni, un gran colbacco di pelo che quasi gli copre anche gli occhiali, sulle prime si e’ comprensibilmente disperato: restare scalzo proprio a Natale, quando il destino si e’ gia’ accanito tutto l’ anno, gli sembrava una profonda ingiustizia. Non pretendeva il miracolo, un tetto o un focolare come nei bei tempi felici, ma almeno di poter festeggiare in pace, su una panchina del parco, con due amici e una bistecca alla brace, la nascita di nostro Signore. Sono ormai cinque anni che Mauro Vetri non ha piu’ una casa. Una serie di rovesci economici e familiari lo hanno ridotto sul lastrico nel 1987. A quell’ epoca non ballava piu’ , ma aveva un curriculum di 2600 spettacoli. Tanti? “Non abbastanza . dice lui . da essermi guadagnato la pensione. Me ne mancano un centinaio per averne diritto. Oppure aspettare i 60 anni”. Aspettera’ : “Dopo aver chiuso con la Rai ho cercato di fare l’ insegnante di danza . racconta ., ma non ha funzionato. Ho trovato posto come cameriere in un ristorante. Ma il locale e’ fallito”. Adesso abita sull’ erba sotto il terzo albero a destra della vecchia Fontana dell’ acqua marcia. La “cucina” e’ un “dolmen” costruito con le pietre dove sfrigola il pranzo natalizio: tre fettine di carne per lui e per i suoi “invitati”, poveri e dignitosi con il piatto di carta in mano, un bicchiere di vino, il cappotto fuori taglia. E le scarpe? Una signora gliene ha portato un altro paio.

“AUTOSUFFICIENZA NON DA’ FELICITA’, ABBIAMO BISOGNO DI DIO”

“Dobbiamo avere il cuore dei piccoli, dei poveri in spirito, per riconoscere che non siamo autosufficienti, che non possiamo costruire la nostra vita da soli, ma abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di incontrarlo, di ascoltarlo, di parlargli”. Lo ha detto il Papa nel discorso all’Udienza Generale di oggi, commentando il modo di pregare di Gesù, grazie al quale “anche noi, con il dono del suo Spirito, possiamo rivolgerci a Dio, nella preghiera, con confidenza di figli, invocandolo con il nome di Padre”.

“Cosa significa essere piccoli, semplici? Qual è la piccolezza che apre l’uomo all’intimità filiale con Dio e ad
accogliere la sua volontà? Quale deve essere l’atteggiamento di fondo della nostra preghiera?”, si è chiesto Benedetto XVI, che come risposta ha ricordato il “discorso della montagna”, nel quale Gesù assicura che “i puri di cuore vedranno Dio”. “È la purezza del cuore – ha spiegato – quella che permette di riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo; è avere il cuore semplice come quello dei bambini, senza la presunzione di chi si chiude in se stesso, pensando di non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio”.

Ed ora a noi, caro lettore…Cantava Gabrielli Ferri che ognuno è un cantastorie, ha tanto da raccontare..e allora scrivimi la tua storia, la tua poverta’, la tua vita, quella che piu’ ti fa barbone e mendicante d’amore, ti rende semplice e svela un volto diverso da quello che mostri, che poi è forse quello piu’ vero e celato e  che non vorresti mai raccontare a nessuno: mostra la tua verita’, arrenditi e  forse scioglierai ancora una volta il cuore a quei ghiaccioli che adesso stanno formandosi in queste gelide notti d’inverno!

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Madonna Poverta’

Posted by marilena marino On dicembre - 5 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

E poi ti accorgi che la vita è difficile: letti da rifare, biancheria da stendere, panni da stirare, spesa da fare. E quelle bollette da pagare con le fatture dal commercialista, le telefonate ai parenti lontani che non senti da tempo, quel dottore dove fare la fila col numeretto per delle ricette per tuo marito che ultimamente non è stato tanto bene in salute, quell’azienda che se ti crollasse il mondo addosso non sapresti gestire, il cane da portere a spasso che non sai se sei tu che lo porti o è lui il piu’ delle volte che trascina te per distrarti dai pensieri, i parenti stretti pronti sempre a farsi gli affari tuoi ma comunque generosi ad ogni tua richiesta, il camion della spazzatura che arriva ogni martedi’ e che ti ricorda che il cancello di casa deve restare aperto, quella cena di beneficienza a cui partecipare con il vestito adatto da indossare pensato una settimana prima, i pantaloni di tuo figlio da ritirare in lavanderia assieme ai colloqui con gli insegnanti della scuola di cui faresti volentieri a meno per non sentirti dire che poi, in fondo, non è  che abbia molta voglia di studiare, il funerale a cui non puoi mancare perchè è la tua comunita’ che soffre, il gruppo di fratelli spirituali da non trascurare perchè senti che ti consolano nel momento della prova, quei capelli da sistemare perchè pensi che cosi’ sei una strega ed è giunta l’ora di dare morte violenta a qualche filino bianco che inizia a spuntare con lo shampoo color dell’ultima marca,l’auto da lavare che è piu’ di un mese che non profuma piu’ spray per il volante.

Il telefono squilla e pensi sia qualcuno di speciale che finalmente chiama ma è un falso allarme, come del resto pensavi, ricordati che c’è da pagare il mutuo e il dentista ha chiesto di nuovo un acconto che devi dividere a meta’ con la rata universitaria di tuo figlio, e poi non scordare l’edicola a cui hai promesso di estinguere quel piccolo debito con i testi di tua figlia per non parlare dell’acqua, della luce e del gas e del telefono, insieme all’abbonamento dell’autobus, le libere uscite dei ragazzi assieme ai loro problemi di cuore, alle delusioni, le gioie, le attese, i batticuori, gli sconforti, la nota presa a scuola; dove mettere ancora la tua, di dolcezza, la passione ormai spenta che vorresti ritrovare invece dietro un nuovo traguardo, magari con un piccolo troller sempre pronto ad essere chiuso e tanto piccolo quanto basta a contenere pochi stracci ma molti sogni. Quel biglietto che pensi sara’ fatto in fretta con l’aereo da prendere per un futuro che non sai se mai arrivera’. un nome che vorresti gridare, un miracolo probabilmente accennato non sai se condiviso, un’amica da raggiungere e che non vedi ormai da troppo tempo e che pensi che se continui a non vederla forse scorderai, la realta’ che ti tiene ancorata dura alla storia, una porta chiusa dietro quella camera buia, un profumo che non spruzzi piu’ da tanto sognando dinanzi ad uno specchio che da molto non ti dice di stare tranquilla, che sei sempre tu la piu’ bella del reame, un volto che invece vorresti guardare all’infinito con quell’unico tuo battito di ciglia intriso di lacrime di gioia, una mano che vorresti stringere in un violento guizzo d’eternita’, una sottoveste che languisce ormai da tanto nel fondo del cassetto di un armadio, quel dolor di pancia che non dimentichi, quella felicita’ di una frase inattesa, quei confetti invece che non hai mai  mangiato, quegli insulti che non hanno mai dormito dentro di te, quei perchè che non hai mai capito, quel tabernacolo che hai sempre adorato, quelle veglie insonni che non hanno mai vinto il desiderio di svegliare l’amato, quel fuoco acceso che ti hanno fatto scendere di peso con tanti chili buttati giu’ in un solo mese con una fame arroventa in pieno deserto dove non c’era cibo, quell’abbraccio che hai tanto desiderato, quel paese che la tua mente disegnato, quell’amicizia che ha sempre bussato e invano risposta ha ricevuto, quel si’ che non hai mai consumato, quel timore e quel dubbio che ti han sempre divorato, quella cieca gelosia dal volto disperato. Tante volte come adesso le streghe son tornate e le fate di quei monti nel buio invece accarezzate, le ombre sospirate…e lo spirito che ti ha visitato, quel romanzo che ti ha ispirato, l’angelo che ti rincuorato, la visione che hai ricevuto, il bacio che ti ha incollato, la saliva che ti ha catturato, quel nuovo traguardo per cui hai sempre pregato, l’orologio del tuo diletto che non ti mai dimenticato, di contro quel sogno mai realizzato, il demonio che ti ha scoraggiato  e pazza ti ha dichiarata, di un sogno impossibile, diceva, ti sei innamorata! Ma dov’è la fede che ti ha sempre incoraggiata, la grata da cui sei stata liberata, il castello da dove  fuggita, la treccia che ti ha gia’ salvata, il cerbiatto che ti ha riscattata, la passione che ti ha Resuscitata,lo Sposo che ti ha serrata, nell’amplesso a lui abbarbicata, l’ Amor fedele  che non ti ha mai tradita e dall’incubo di morte finalmente destata?

Salve, sono Maria. Faccio la casalinga, vivo in un piccolo paese insignificante. Questa è la mia vita. Io vivo cosi’ tutti i giorni, ma tutti i giorni spero che Qualcuno mi dica: Io Ti Amo, rallegrati Maria, non temere, perchè hai trovato grazia presso Dio e grandi cose Lui fara’ in te! spera  e abbi fede!

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Bella Immacolata

Posted by marilena marino On dicembre - 3 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

E l’angelo porta l’annuncio a Maria/e Bella decide di sposare e diventare  vampiro

Maria concepisce e resta incinta per opera dello Spirito Santo con un figlio fuori del comune/ Bella attende un figlio nella prima notte di nozze in esilio dalla sua patria

Maria deve fare in fretta, decidere e rischiare perchè in gioco c’è la salvezza dell’umanita’

Bella ha deciso imperterrita che terra’ il bambino nonostante rischi la vita e il feto fuori dal comune le sta succhiando tutte le energie

Il frutto che Maria attende è di un seme che non arreca morte/la figlia che Bella dara’ alla luce con grandi dolori è la conseguenza di una fede che sconfigge la morte stessa

Bella con il suo si’ e la donazione della propria vita accetta di entrare a far parte di un mondo a lei totalmente estraneo contribuendo a cambiare le sorti in meglio del clan dei licantropi e dei vampiri che spereranno in un mondo migliore per “l’imprinting” che è stato loro trasmesso/ Maria con il suo “Eccomi” beve il veleno del maligno e schiaccia sotto il suo piede la menzogna primordiale del peccato, instaurando l’avvento del Germoglio che spuntera’ dal tronco di Jesse: Cristo Signore, destinato a salvare il mondo dal male e  a portare la Pace e la Giustizia alla nuova umanita’che ormai dispera della salvezza.
Sono pochi i confini che separano Bella da Maria, se guardiamo bene. Due donne che rischiano la propria vita per creare attraverso una creatura il regno dell’amore. Due situazioni difficili ed estreme che potrebbero accadere a tutti coloro che sanno dire un semplice ma difficile si’. Ambientazioni diverse, epoche diverse, certo, ma il punto nevralgico di queste storie è soltanto uno: la fede e il grande amore che vince tutti gli ostacoli. Forse a volte ci si immagina un Dio comodo e a portata di mano, ma a volte lui ama agire non secondo schemi facili e percorrere vie davvero  misteriose. Guardatevi intorno: forse anche tra  noi c’è la stessa sete di vita del vampiro Edward che attende di essere saziata. Ma dove sara’ la nuova Bella che dira’ si’ alla fame d’amore da soddisfare? E soprattutto, il suo gesto di dare la vita, sara’ tale da rendere immacolato il mondo che ci circonda? Tutto quel che riguarda l’universo intorno a noi è materiale da  redimere: ” la natura geme e soffre nelle doglie del parto aspettando la redenzione”. Se Cristo avesse avuto schifo delle bruttezze umane non avrebbe preso carne dal grembo puro di Maria per rigenerare a nuova vita le cose e gli uomini. Apriamo gli occhi dunque: anche attraverso situazioni o avvenimenti insoliti la salvezza puo’ arrivare inaspettatamente e compiersi un miracolo. Edward ha una missione importantissima! Traghettare Bella nel suo mondo affinchè lei salvi lui e l’intero clan. Poco importa se lei dovra’ cambiar vita.  Buona festa della Immacolata Concezione di Maria Santissima!

Trama di  di Breaking Dawn: Il matrimonio tra Edward e Bella va secondo i piani e i due partono presto per la loro luna di miele. Sull’isola di Esme al largo della costa brasiliana, Edward e Bella fanno l’amore per la prima volta. Anche se l’amore troppo appassionato di Edward lascia lividi in tutto il corpo di Bella, lei non se ne cura e gli dice che quella è stata la notte più bella della sua vita, lo stesso per Edward. Trascorrono felicemente la loro luna di miele sull’isola, fino a quando Bella si sente male: è rimasta incinta. Edward, sapendo che la nascita del bambino causerà la morte della madre, accompagna Bella a casa per farla abortire. Ma quando arrivano, Bella si oppone ad interrompere la gravidanza, con l’appoggio di Rosalie. Nel frattempo Jacob ritorna dal suo isolamento e pensa che Bella sia stata trasformata, così va dai Cullen per attaccarli. Quando arriva realizza che le cose non sono come lui pensava e, tornato a LaPush,informa i suoi compagni dello stato di Bella. Sam, alpha del gruppo, comanda di uccidere Bella e suo figlio. Jacob è contrario e in rivolta rivendica il suo diritto di comandare e lascia il gruppo di Sam insieme a Leah e Seth Clearwater. Il gruppo di Jacob si reca dai Cullen e Esme li tratta come figli. Le condizioni di Bella sono preoccupanti: il suo stomaco è schiacciato in più parti a causa del movimento del bambino, due costole le si sono incrinate, il suo bacino è quasi rotto e il suo corpo respinge il cibo umano. Jacob sarcasticamente pensa che il feto aspetti sangue,Edward ascolta il pensiero e i Cullen permettono a Bella di bere sangue umano portato da Carlisle dall’ospedale. A sorpresa di Bella, l’odore e il sapore del sangue l’attraggono e riprende un pò di vita. Il bambino nasce circa un mese dopo il concepimento: la dura placenta che circonda il neonato si stacca e Bella inizia a vomitare sangue. Edward, Alice, Rosalie e Jacob praticano un parto cesareo e riescono a fare nascere il bambino, che si rivela una bambina. Il corpo di Bella è quasi totalmente distrutto-ha due costole incrinate, il midollo spinale schiacciato, il bacino quasi rotto e ha perso moltissimo sangue- e, per orrore di Edward, poco dopo il parto il suo cuore smette di battere. Edward dà la bambina e incomincia a trasformare Bella: le inietta il suo veleno direttamente al suo cuore e la morde in diverse parti del corpo. Jacob e Edward le praticano il massaggio cardiaco per mantenere il battito. Bella sembra morta. Jacob va a cercare la bimba, Reneesme, ma quando la trova subisce l’impriting. Dopo tre giorni Bella si sveglia e vorrebbe vedere sua figlia, ma i Cullen sono cauti con lei poiché come vampira neonata è ancora volubile e la piccola è in parte umana. Alice fa vedere il suo riflesso a Bella e Bella nota come ora è sorprendentemente splendida e ha gli occhi rossi. Edward, Bella Alice vanno a caccia. Mentre caccia, Bella si imbatte in un profumo umano ma resiste all’urgenza di uccidere, sotto stupore di Edward. Tornati a casa a Bella viene consentito di vedere la figlia. La piccola somiglia moltissimo a Edward, tranne per il colore degli occhi, ereditato dalla madre da umana. Bella scopre il dono di Reneesme- la capacità di inviare immagini nelle mente delle persone toccandole. Bella prende malissimo l’impriting che Jacob ha avuto con sua figlia e minaccia di ucciderlo. Sfortunatamente, i Volturi hanno deciso di andare da loro per distruggere Reneesme, supponendo che si tratti di una bambina immortale, sotto denuncia di Irina. La famiglia chiama allora altri vampiri per combattere contro i Volturi. Bella scopre anche il suo dono-la capacità di creare uno scudo che può estendere agli alti. Insieme riescono a battere i Volturi che ritornano a Volterra. Il libro si conclude con un lieto fine per Edward e Bella che possono finalmente vivere la loro eternità felicemente.

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Star(e) con la cultura

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

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Sarebbe interessante effettuare un sondaggio per sapere quale significato le persone di diverse età ed estrazione associano immediatamente al temine “animatore”. Con ogni probabilità, nell’odierna società dei consumi, gran parte delle risposte indicherebbe l’animatore del villaggio turistico, che intrattiene i vacanzieri proponendo attività antinoia, prevalentemente fisiche (giochi, balli, gare di abilità etc.), da eseguire in gruppo.

In realtà “animare” viene da “anima”, e suggerisce l’idea di infondere lo spirito, vivificare, e successivamente incoraggiare. E’ a questa accezione originaria che esplicitamente si richiama il Direttorio sulle Comunicazioni Sociali nella missione della Chiesa della CEI, “Comunicazione e missione”, del 2004, quando identificando l’urgenza di una figura come questa a proposito dell’ambito della comunicazione e della cultura, afferma che

«In questo campo servono operai che, con il genio della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli»

Operai innanzitutto: l’animatore non e’ un specialista, un esperto; non ha una conoscenza settoriale e tecnica, ne’ tantomeno astratta. Il suo compito ha piuttosto a che fare con le opere, la concretezza, l’azione, l’impegno nella realta’, il servizio alla comunità.

L’azione non e’ pero’ cieca, ne’ regolata dalle urgenze o semplicemente dalla volontà personale, e nemmeno puramente orientata alla dimensione materiale, ma scaturisce dal “genio”: da una scintilla vivificatrice, da una capacità di sguardo originale che non si genera dall’interno, ma dalla fede che ci apre una prospettiva nuova e che ci “anima”.

Come scrive Antonio Spadaro, “il genio è mosso da un’idea luminosa e ribollente che muove e illumina tutta la sua attività” (Svolta di respiro, p. 31). “E’ come un uomo che attinge acqua alla sorgente e non al rubinetto: l’acqua sgorga senza canali ma con la forza e la purezza dell’inizio” (www.generativita.it).

Il genio della fede tiene viva questa sorgente e questo sguardo attento e libero su un presente difficile da comprendere, senza lasciarsene sedurre o scoraggiare.

L’animatore della comunicazione e della cultura non è quindi un idraulico che, disponendo di una sapere, predispone un impianto di erogazione con comodi rubinetti per consentire il prelievo delle quantità desiderate, ma è una sentinella (ruolo che indica colui che ascolta – da sentire – e che è mandato a vigilare proprio vicino al pericolo) che continuamente richiama l’attenzione sulla fonte alla quale attingere la vita, e sul fatto che tutte le “meravigliose opere dell’ingegno umano” ci mettono prima di tutto in contatto, per usare un’immagine potente e condivisa, “con il dito creatore di Dio” (ivi, 35).

Da qui discendono i compiti: l’animatore della comunicazione collabora in spirito di servizio alla triplice azione di

1) interpretazione e discernimento rispetto al tempo presente

2) incorporazione dei media nell’azione pastorale, cercando forme nuove per abitare questo ambiente, nella comune ricerca della verità

3) valorizzazione delle risorse umane, soprattutto dei giovani, e ridefinizione dell’autorevolezza come capacita’ di ascolto e amore per l’umano nella sua integrità.

Sono passati alcuni anni dalla pubblicazione di questo documento, anche se pochi anni possono significare vere rivoluzioni nel nostro mondo accelerato: nel 2004, per esempio, nasceva Facebook negli USA, ma solo dal 2006 si è diffuso in tutto il mondo, e il boom in Italia è del 2008, con le profonde trasformazioni nei modi della relazione che si sono accompagnati al trionfo dei Social Network.

Tuttavia il testo del Direttorio rimane molto attuale e si rivela retrospettivamente quasi profetico nel riconoscere la necessità di figure di riferimento, motivate e competenti, capaci di articolare, nella concretezza della relazione faccia a faccia, una comunicazione a più livelli, tra chiesa, territorio e media: “opinion leader” che siano espressioni della comunità ma esprimano anche sensibilità ecclesiali più sviluppate e una “familiarità riflessiva” rispetto ai media; capaci di produrre aggregazione, attivare risorse, mobilitare consapevolezza.

Come si legge infatti nel messaggio del Papa per la 45ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “nel mondo digitale trasmettere informazioni vuol dire sempre più immetterle in una rete sociale, dove la conoscenza viene condivisa nell’ambito di scambi personali”.

Come si declina dunque questa figura nell’era del web? Che cosa ci chiede e ci insegna l’età digitale rispetto ai compiti cui l’animatore per mandato, ma tutti noi in quanto cittadini del villaggio globale siamo chiamati?

1 – Ascoltare e vigilare

“L’impegno sui fronti della comunicazione e della cultura può favorire la maturazione di una Chiesa più attenta ai cambiamenti, capace di reale discernimento. Gli animatori offriranno a tutta la comunità spunti e occasioni per interpretare i fenomeni del nostro tempo offrendo chiavi di lettura ed educando al senso critico. Nel processo di globalizzazione e di massificazione, che caratterizza l’inizio del terzo millennio, la Chiesa può diventare un fondamentale punto di riferimento, essendo per sua natura realtà universale e nello stesso tempo comunità particolare. La sua universalità, cattolicità, nulla sottrae al vincolo con la dimensione particolare, anzi lo rafforza. Gli animatori coniugheranno, senza contrapposizioni, gli aspetti dell’universalità con il radicamento nel territorio e nella realtà locale” (Direttorio, VI, 135)

Sono tre i punti sollevati in particolare da questo denso passaggio: il ruolo dei laici nel contribuire alla comprensione dei processi in atto; la capacità della Chiesa di farsi punto di riferimento irrinunciabile in un mondo che rischia la perdita del senso; il carattere “cattolico”, cioè “totale”, oltre che universale e singolare-locale, della Chiesa.

- Paolo VI nella Evangeli Nuntiandi, descriveva il nostro tempo come segnato da una “rottura tra vangelo e cultura” (n. 20).

E’ questa frattura che oggi va sanata, perché impoverisce la cultura, separando e contrapponendo ciò che invece è unito: materia e spirito, finito e infinito, libertà e legame….Lo scriveva anche McLuhan: “esistono due aspetti in ogni cosa, l’uno concreto e l’altro mistico, entrambi utili e fecondi” (La luce e il mezzo, p. 31).

Escludere lo spirito, negare l’infinito (o almeno l’infinito “verticale”), sottoporre ogni aspetto della realtà a uno sguardo oggettificante è, per usare le parole di Florenskij, “tentare di strappare il velo da ciò che è misterioso per illuminare tutto con una luce artificiale” (La concezione cristiana del mondo, p. 55).

E’ l’atteggiamento opposto a quello filosofico dello stupore, e a quello della vita spirituale grazie alla quale tutto continuamente si rinnova: qui invece “ogni processo complesso si frantuma in parti tali da non poter stupire: è la concezione del mondo più noiosa” (ivi). Mentre nella concezione religiosa del mondo l’intero precede le parti (basti ricordare gli esempi evangelici della vite e dei tralci, o quelli paolini del corpo e delle membra), la cultura razionalistica ha proceduto alla frantumazione dell’intero in parti, per dimostrare che scomponendo i processi in fasi infinitamente piccole è possibile ottenere l’essere: “L’intera scienza vuole dimostrare come dal nulla si ottenga qualcosa, e come da qualcosa si ottenga la pienezza dell’essere” (ivi, 61). E’ la teoria della continuità, delle piccole variazioni che porterebbero dal nulla al mondo. A questa si oppone “la cultura della conoscenza viva, secondo la quale tutto è legato al tutto” (ivi, 63). Che è anche la cultura della discontinuità, quella dell’atto creativo, dell’atto gratuito di amore, della scelta di libertà, dell’atto di fede: “giacchè l’intero può darsi soltanto tramite un atto creativo, in modo improvviso e non graduale” (ivi).

Da una parte, dunque, continuità, frammentazione, accumulo, piccole variazioni quantitative, equivalenza; ma anche banalizzazione del desiderio, rifiuto del legame…; dall’altra discontinuità, integrità, unicità, insostuibilità, responsabilità e libertà.

E’ alla scelta tra queste due cornici, e tra le opzioni antropologiche che ciascuna di esse porta con sè, che il nostro tempo ci sollecita, mentre tenta di far passare la prima come un dato di fatto. Così il “pensiero meditante” viene cancellato da quello “calcolante”, che perde il senso della gratuità e della bellezza e resta schiacciato sull’utile immediato (Pompili, Il nuovo nell’antico, 49).

La buona notizia del vangelo non riguarda solo un aspetto della nostra esistenza, ma l’intero. “Cattolico” significa per tutti, ma anche “relativo al tutto”. La cultura contemporanea è settoriale, frammentata e promuove la segmentazione dell’esperienza e persino del corpo, che non è più considerato come un tutto ma come una somma di parti (smontabili, sostituibili, ritoccabili). Ascoltare questo tempo significa anche cogliere la deriva disumanizzante di una concezione materialistica e meccanicistica della vita e del corpo, e proporre invece il messaggio dell’integrità della persona e della sacralità della vita.

- In questo senso la Chiesa può offrire oggi un punto di vista profondamente alternativo a quello di una cultura sempre più arida e disumanizzante. Una prospettiva liberante e anche profondamente rasserenante, oltre che vigile e critica.

Il prezzo di questa lacerazione infatti, oltre al materialismo che ci rende un’”epoca delle passioni tristi”, è l’incapacità critica, la banalizzazione, il senso di rassegnazione che si respirano in tanti ambienti.

McLuhan scriveva che “Il banale è rappresentato invariabilmente dal falso mostrarsi delle cose alle intelligenze stanche e agli spiriti esangui” (La luce e il mezzo, 31), e pessimisticamente affermava anche: “c’è una ripugnanza radicale nel cuore dell’uomo verso la comprensione dei processi in cui siamo coinvolti. Tale comprensione implica troppa responsabilità per le proprie azioni” (89). E ancora: “Quando un nuovo problema diventa troppo grande per essere affrontato su scala umana, la mente si ritira istintivamente e si addormenta” (107).

Il progresso della tecnica può produrre meraviglia e farci interrogare sulla fonte di questa nostra capacità creatrice, oppure può produrre una sorta di rassegnazione al dato di fatto e alla legge della fattibilità, rinunciando alla domanda sul senso.

Come sosteneva McLuhan, “Uno degli effetti dell’innovazione è il sonnambulismo. Quando le persone sono in preda a una forte pressione psicologica, tendono a diventare ‘zombie’. Lo ‘zombismo’ e’ attualmente un modo normale per resistere all’innovazione tecnologica” (La luce e il mezzo, 81).

Il contesto culturale in cui siamo immersi ci invita costantemente a sognare a occhi aperti, piuttosto che fare appello alla nostra capacità di ascoltare e riconoscere la realtà circostante.

Qualità della vigilanza sono invece l’attenzione, la sensibilità, la capacità di perforare il velo delle apparenze. Vigilare significa “guardare con attenzione”, un guardare che non è solo degli occhi.

Vigilare significa anche prendersi cura, custodire, ciò che abbiamo conosciuto come importante, prezioso e bello. Solo ciò che viene custodito può durare, perchè l’oblio della nostra cultura basata sull’istantaneità tende a cancellare ogni cosa.

Il cristiano oggi sa vigilare e sa anche essere originale: non nel senso che è ossessionato dalla distizione e dalla novità fine a se stessa, bensì perché non si dimentica dell’origine, di quella fonte dalla quale ha avuto e costantemente riceve la vita, e questo rende il suo sguardo più acuto e la sua prospettiva “eccentrica” rispetto alla dittatura del dato di fatto che domina nei discorsi di oggi.

Nell’opera di discernimento dei tempi i laici, se stanno dentro al mondo con atteggiamento vigile, possono svolgere un ruolo cruciale, e la cultura digitale pone oggi nuove sfide e nuove opportunità in questa direzione.

Essa rappresenta certamente una sfida per la Chiesa, dato che la rete, come scrive la Turkle (Alone together, 2011), si presenta come una “bottomless abundance”, una abbondanza senza fine che tutto può contenere, dove tutto si puo trovare.

Una sfida che deve essere colta con attenzione, con responsabilità ma anche con umiltà, perché solo “ascoltando” il nuovo contesto che va prendendo forma si può esprimere una parola capace di intercettare i bisogni, destare l’attenzione, accendere la speranza. E i laici possono contribuire molto non solo condividendo esperienze, significati e competenze, ma persino offendo spunti per vedere la rete non come un sostituto, ma come un luogo che consenta una nuova intelligenza (intus-legere) della fede, a fronte di una generalizzata “negligenza”, indifferenza (nec-legere); per esplorare a fondo “la pensabilità della fede alla luce della logica della rete” (Spadaro “Verso una ‘cyberteologia’? L’intelligenza della fede al tempo della rete”, La Civiltà Cattolica, I, 2011: 25).

Se il medium è il messaggio e la techne è anche epistéme, e se niente è veramente profano per l’uomo che si sa a immagine del suo creatore, allora oggi, anche grazie al digitale, si aprono inedite possibilità di penetrare ancora più profondamente il mistero dell’umano nella sua relazione con Dio.

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Benedetta Mina

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

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Cosa c’entra Benedetta e Mina? Semplice, la figlia di Mina si chiama Benedetta e siccome Marilena che canta questa lode a Maria la chiama benedetta, Mina , che è stata nel passato insieme al produttore il manager di Marilena, in questo caso è la madre di Benedetta…chiaro? Se no, ascoltate questo cantico a Maria, la benedetta per eccellenza!

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Sentinelle Mass Media

Posted by marilena marino On novembre - 26 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Roma.Una guida alternativa per i nuovi quartieri intermediali, ospitale ed accogliente, capace di orientare e aprire alla trascendenza. E l’animatore della cultura e della comunicazione, colui che “introduce spazi di dialogo tra reale e virtuale” e sa far guardare oltre. Piu’ che uno specialista, ” è un esperto di umanita’ e un cittadino a pieno titolo del pianeta digitale, dato che fa della logica del dono, della condivisione, dello scambio, il proprio stile relazionale”, ha spiegato mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei.

Intervenendo alla sessione “in presenza” del corso Anicec che si è svolto a Roma nei giorni scorsi, Pompili ha tracciato l’identikit di quella che sempre piu’ deve diventare una figura di riferimento nell’ambito sociale e culturale. Soprattutto oggi che la rete rappresenta “l’elemento sintetico dell’attuale stagione post-mediale”. L’animatore” non trasmette, ma prima di tutto incontra chi si sente smarrito o vuole conoscere meglio per poter abitare”. si tratta di una persona che sa uscire “dalle mappe uffficiali e dalle mode del momento, con le loro parole chiave che durano meno di una stagione, e dagli entusiasmi tecnologici cosi’ poco inclini alla questione del senso , per esplorarne le potenzialita’ alla luce di una passione e di un interesse per l’umano e di un desiderio di pienezza”. In quest’ottica, ha tenuto a precisare Pompili, il servizio che offre non risponde a un ” dover essere”, ma a un ” non poter fare a meno”, mosso da un desiderio autentico di condividere con altri cio’ che si è conosciuto e compreso”. Del resto, ha ricordato, “l’animatore è tale perchè ha un fuoco dentro, ha qualcosa d’importante da dire e sente il bisogno di testimoniare che è “la verticalita’ che buca la rete e restituisce all’orizzontalita’ il suo significato pieno e umanizzante”.

Secondo il sottosegretario della Cei, ” la vera sfida oggi è quella della trascendenza: essere pienamente dentro, ma affacciati su un altrove; essere nel web ma non del Web”. ” Nella cultura contemporanea, ha rilevato, si pensa che escludere la dimensione del sacro renda l’uomo piu’ libero: in realta’ escludere, negare o relegare nella sfera esclusivamente privata lo spazio del sacro impoverisce l’esperienza umana e la qualita’ della vita di tutti”.

Quella dell’animatore è dunque una vera missione: a lui è richiesto di essere “sentinella” che vigila e aiuta a restare svegli,  e al contempo 2 lievito che tiene in movimento e sa riconoscere e sviluppare le sinergie e i possibili contributi, specie dei giovani”. Questo significa saper cogliere, della logica digitale, la “non separabilita’ dell’imparare e dell’insegnare, entrambe attitudini qualificanti dell’essere umano di ogni eta’, favorendo lo scambio dei ruoli e le alleanze educative tra le generazioni e tra persone con capacita’ diverse”. e inoltre ” promuovere convivialita’, anche intergenerazionale, condivisione e una quotidianita’ che consolida il tessuto relazionale e da’ spessore alla comunicazione”. Occorre ” valorizzare i media tradizionali alla luce dei nuovi” per trasformarli “da qualcosa di dato per scontato, e quindi potente, in un’ occasione per una rigenerata capacita’ relazionale e una nuova intelligenza del mondo e persino della fede”.L’animatore, ha concluso Pompili, è , alla fine, ” il facilitatore di una nuova sintesi umanistica e promotore di un oltre rispetto a cio’ che la tecnica rende immediatamente disponibile: la partecipazione  oltre l’interattivita’, l’incontro oltre la connessione, la riconnessione della complessita’ esistenziale oltre la moltiplicazione degli spazi relazionali, il desiderio di un oltre che la tecnica suggerisce ma che non puo’ dare”.

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Donne e uomini al potere

Posted by marilena marino On novembre - 25 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

Dopo la stucchevole serie di Elisa di Rivombrosa che siamo state costrette a beccarci  di recente dalle reti mediaset, volenti o nolenti, abbiamo raggiunto il massimo della considerazione riguardo al target maschile di indice di gradimento: ci siamo accorte che il massimo che gli uomini possano scegliere sono quel genere di donne non molto ingombranti fisicamente, abbastanza non belle di volto, quel tanto che basta perchè dalle loro sottili labbra e nasi un po’ aristocratici, per non dire deformati, escano languide parole a volte prive di contenuto, ammantate di innocenti accenni di sapienza, sufficiente per aumentare di molto la coda del pavone maschio che, indisturbato, puo’ quindi guadagnare la sua comoda clientela femminile e garantirsi senza fatica un nutrito stuolo di finte-candide pulzelle al suo seguito.

Davvero interessante la fresca esposizione mediatica di un illustre filosofo italiano che, parafrasando in un recente convegno l’atteggiamento dell’uomo di fronte ad una donna con ” attributi”, ha denunciato anche con fresca ironia l’essere maschile come ” un codardo e problematico individuo”, allorquando, volendo uscire a cena con una donna ,che prima pensava poter essere solo una bella presenza da “adescare”, subito viene preso da terrore e trasforma l’allettante rendez vous gestito alla meglio con rose e acquolina in bocca, in un incubo devastante e un pericolo da disinnescare immediatamente. Cosa è accaduto a quest’uomo che gia’ pregustava la tanto desiderata intimita’ con la fanciulla? E’ accaduto semplicemente che questa donna, oltre ad avere una presenza, ha un cervello, e che cervello!

Adesso incominciano i guai…l’uomo si ritira piano piano e inizia a sentirsi leggermente disturbato, perchè quell’irruzione di bomba e cervello guastano i suoi piani di potere, viene a disturbare il suo io narcisistico e pieno di concetti sbagliati che ha riguardo all’idea di donna. In realta’ questi soggetti si dimostrano essere dei veri maschilisti, ma non solo….viene messo in luce che, forse, soggetti del genere non amano le donne ma, per delle loro profonde problematiche, le odiano, non hanno di loro stima, anzi, si attorniano  del genere femminile proprio perchè in fondo non amano nessuna di esse, ma le sfruttano e vengono prese in giro a loro insaputa: anzi, costituiscono per questi uomini solo un oggetto di profondo dispezzo interiore. Ben vengano allora le fanciulle apparentemente fragili e innocue che, in verita’, come Elisa di Rivombrosa, sembrano innocue, ma celano dietro quella loro parvenza di eterea femminilita’, una trappola di adescamento peggiore delle procaci rappresentanti del genere femminile. Quantunque fossero lo stesso belle , il problema rimane sempre il cervello, perchè per l’uomo che si senta superiore, è difficile scendere alla pari e considerare queste donne alla pari di lui, ameno che, specie rarissima, l’umilta’ di quest’ultimo non sorpassi in stile e intelligenza l’imbarazzante sit commedy che si è venuta a creare. Cosa molto difficile!

Donne e potere, insomma, o uomini e potere. Mi viene in mente il libro di Bruno Vespa, ” L’amore e il potere”.

Questo libro di Bruno Vespa è assai diverso da tutti gli altri: non racconta i retroscena della politica (che pure non mancano), ma i retroscena dell’anima. Con una serie di vicende finora mai rivelate, o dissepolte da un lungo oblio. Quanti sanno che Mussolini era forse bigamo? Che Umberto di Savoia amò la cantante Milly? Che Francesco Cossiga ha ottenuto, dopo sette anni di istruttoria, l’annullamento del suo matrimonio? Veronica Berlusconi per la prima volta parla dopo la famosa lettera alla «Repubblica» in cui chiedeva «pubbliche scuse» al marito. Daniela Fini per la prima volta svela il suo stato d’animo dopo la recentissima separazione. Azzurra Caltagirone per la prima volta traccia un ritratto di Pier Ferdinando Casini, appena sposato.

E ancora di Vespa ” Donne di cuori”

Dall’antica Grecia ai giorni nostri un nuovo appassionante libro sul rapporto amore-potere. La storia (e i retroscena) dei rapporti tra amore e potere dalla mitologia greca e da Roma antica alle cronache del Terzo millennio, da Elena di Troia a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Silvio Berlusconi : il libro spazia nei secoli passati e in ogni paese del mondo, e ci mostra che quasi tutti i potenti hanno avuto un enorme interesse per le donne, e che le donne hanno saputo approfittarne in modo talvolta intelligente, spesso spregiudicato (Cleopatra rappresenta, in questo senso, un modello forse insuperabile). Così, pagina dopo pagina, si aprono al lettore scenari inediti: papi rinascimentali che accrescono il loro potere sistemando figli e nipoti, le favorite dei re di Francia più colte e brillanti (oltre che più belle) delle stesse regine, Napoleone vittima delle sue amanti e della sua incredibile ingenuità, Garibaldi scrittore di appassionate lettere d’amore, Cavour che rinuncia al matrimonio per il potere… Ma anche la bulimia sessuale di John F. Kennedy e di Bill Clinton, gli amanti segreti di lady Diana e la sua guerra con Camilla (tradita a sua volta da Carlo), la furia erotica di François Mitterrand e di Carla Bruni, l’andirivieni sentimentale di Cécilia e Nicolas Sarkozy.

Insomma, se ci fosse piu’ sincerita’ e riconoscimento autentico delle capacita’ peculiari di ognuno, piu’ limpidezza e confronto nei rapporti uomo donna, finirebbe questa sanguinosa lotta dei sessi. La parita’ si gioca innanzitutto sull’aprirsi al dialogo vero e sull’autoaccusarsi delle proprie attitudini deficitarie in una discesa umilissima dei propri errori , sulle denunce dei propri sbagli e delle  ipocrisie mascherate efficientemente, per un  rispetto reciproco delle differenze accettate e stimate e per un giusto e reale riconoscimento della donna di qualsiasi ambiente a cui essa appartiente, senza discriminazioni aberranti di classe elitarie, perchè sono queste malsane condizioni che determinano le ingiustizie, sono cioe’ le condizioni” a prescindere da “con cui si realizzano delle scelte, o a favore o contro.” La verita’ vi fara’ liberi!” Il potere è una forma accecante da combattere e da deninciare, sia che le donne lo cerchino sotto mentite spoglie, sia che gli uomini lo esibiscano per trattare queste ultime da “fontane per il loro narcisismo individuale”. Che il potere, come ha detto ultimamente il Papa, diventi servizio e disposizione autentica a decifrare tra i mille volti di donna, quelle che maggiormanete hanno meno voce nella storia e che potrebbero per il loro valore, decidere veramente  e segnare le sorti dell’umanita’. Come la donna per eccellenza, Maria di Nazareth, che , infischiandose del potere, ebbe il coraggio di crescere suo figlio Gesu’ nella vera liberta’ che doveva essere quella , unica, di relaizzare il progetto di Dio sulle terra per tutti gli uomini e non solo per alcuni. L’unico potere che anche Pilato esercitava, assieme a Cesare ed Erode e per il quale Cristo dice” Tu non avresti nessun potere se non ti fosse stato dato dal cielo”, è quello del figlio di Dio il quale ” non considero’ un privilegio, un tesoro geloso, la sua natura divina, ma anzi si anniento’ si spoglio’ e umilio’ se’ stesso,assumendo la condizione di Servo”.

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Amore, morte e miracoli al Tertio Millennio Film Fest

Posted by Moreno Migliorati On novembre - 23 - 2011 ADD COMMENTS

È stata presentata a Roma la quindicesima edizione del Tertio Millennio Film Fest, organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, presieduta da monsignor Dario E. Viganò, che propone ancora una volta il cinema quale momento di riflessione sui problemi e gli avvenimenti del mondo contemporaneo e motore per delle domande che nessuno può più permettersi di eludere.
Come ogni anno, tutte le opere del palinsesto ruotano intorno al tema centrale scelto che, per l’edizione 2011, è “Amore, morte, miracoli. Per una fenomenologia della società contemporanea”, perché il miracolo, la morte e l’amore sono cifre fondamentali del cinema. A volte nascoste tra le pieghe del visibile, apparenti, inesprimibili, ma proprio per ciò vicine alla natura magica del cinema.
Dario E. Viganò, Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo nonché presidente e direttore artistico del Tertio Millennio Film Fest, dichiara: «Il Tertio Millennio Film Fest è per tradizione momento di riflessione sulla condizione dell’uomo nel mondo moderno, usando l’orizzonte cinematografico quale mezzo per ragionare e sviscerare i problemi e i disagi contemporanei, ma anche occasione per riflettere sull’ineffabile. Il titolo dell’edizione di quest’anno è “Amore, morte, miracoli. Per una fenomenologia della società contemporanea”, a sottolineare come l’uomo sia da sempre in bilico tra la vita, il razionalismo e misticismo. In questo mondo, in cui sembra esserci poco spazio per il miracolo, il cinema si trova ad assumere su di sé il compito di restituirne la potenza, lo stupore, il bagliore sacrale, senza ridurlo a un effetto scenico, una superfetazione visiva, un trucco tra i tanti».
I film saranno proiettati presso il Cinema Sala Trevi (vicolo del Puttarello, 25), sala della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dal 6 all’11 dicembre. Come di consueto, il Festival sara’ anticipato da un Convegno Internazionale (1-2 dicembre presso la Pontificia Universita’ Lateranense): “Film and Faith”, diviso in cinque sessioni,  che sara’ occasione per analizzare le implicazioni della fede e le sue narrazioni nel mondo contemporaneo, per sviscerare l’essenza del sacro nelle immagini cinematografiche. Un altro convegno, invece, collaterale al Festival, avra’ luogo dal 14 al 16 dicembre nella cornice dell’Abbazia Greca a Grottaferrata: “L’Anima nell’Arte. Prospettive ed approdi dell’era digitale”, organizzato dall’associazione Art Promotion con il Patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura, del Ministero della Pubblica Istruzione, della Fondazione Ente dello Spettacolo, si rivolge a quanti, soprattutto nelle nuove generazioni, sentono profondamente l’urgenza della spiritualita’.

(via SpiritualSeeds.info)

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“Donne d’Oriente e d’Occidente” a Terni

Posted by Moreno Migliorati On novembre - 14 - 2011 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

Viene presentata oggi a Roma la settima edizione di Popoli e Religioni-Umbria International Film Fest, in programma a Terni dal 19 al 27 novembre prossimi e unico festival cinematografico in Italia esclusivamente dedicato al dialogo interreligioso e inter-etnico.
Testimonial d’eccezione del tema portante che quest’anno permeerà tutte le iniziative della kermesse, tra incontri, film in concorso, lezioni di cinema ed eventi speciali, la blogger e attivista tunisina Lina Ben Mhenni, candidata al Nobel della Pace per aver dato impulso alla recente Primavera Araba.
Attesi al festival, tra le altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo: Pupi Avati (ospite d’onore), Krzistof Zanussi (presidente onorario), Francesco Patierno, Liliana Cavani (presidente della giuria internazionale dei film in concorso), Guido Chiesa, Daniela Poggi, Alice Rohrwacher, Lech Majewski, Valentina Lodovini, Maria Grazia Cucinotta (madrina della manifestazione), Claudia Koll, Francesco Salvi, Giobbe Covatta, Valeria Solarino, Isabella Ragonese; il critico Morando Morandini, le autrici Mariolina Venezia, Francesca Melandri, Rosella Postorino; il maestro Luis Enriquez Bacalov; il celebre esorcista Padre Amorth.
La manifestazione ideata dal Vescovo di Terni, Mons. Vincenzo Paglia, rilancia il suo messaggio di civiltà e di dialogo attraverso il cinema con un nuovo assetto e una ricca proposta coerente alle passate edizioni. “Nella declinazione del titolo del festival c’è tutto il significato e la mission dell’iniziativa: la vocazione di un evento – spiega il nuovo direttore artistico Pierluigi Frassineti, giornalista, scrittore e autore di fiction- che fonda la sua ragion d’essere sulla specificità del cinema come contenitore di storie e di emozioni, in un territorio in cui lo scambio culturale che non è utopia ma realtà documentata dalla partecipazione di un pubblico entusiasta appartenente ad ogni etnia, anzi, ancora meglio, ad ogni popolo”.
Il concorso internazionale è articolato attraverso la presentazione di film e documentari, alcuni dei quali inediti per l’Italia, con un ventaglio di proiezioni legate ai temi di riferimento del festival, e ulteriormente discussi in confronti col pubblico. Tra gli eventi speciali, il premio alla carriera attribuito quest’anno a Liliana Cavani; l’anteprima europea del film “Young Europe” di Matteo Vicino, girato con la partecipazione di 14 paesi europei; e “Oltre il Confine”, giornata in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche in Italia che prevede la proiezione di pellicole scelte insieme agli uffici culturali delle ambasciate.

(via SpiritualSeeds.info)

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Religion Today Film Festival: sono 65 le opere ammesse

Posted by Moreno Migliorati On settembre - 7 - 2011 ADD COMMENTS

A poco più di un mese dall’apertura della XIV edizione del Religion Today Film Festival, è possibile farsi un’idea delle opere ammesse in concorso. “I film ammessi  -affermano gli organizzatori- sono 65 fra documentari, cortometraggi e lungometraggi a soggetto sui temi delle religioni e della convivenza. L’elenco dei titoli con brevi sinossi è disponibile sul sito di Religion Today Filmfestival. Particolarmente vasto il panorama delle religioni rappresentate: Animismo, Buddismo, Cristianesimo cattolico, Cristianesimo ortodosso, Cristianesimo protestante, Ebraismo, Induismo e Islam, spesso in diretta relazione tra loro attraverso diverse opere che affrontano il tema del dialogo interreligioso. Le opere in concorso provengono da 26 Paesi di tutti i continenti, con apporti particolarmente numerosi da Italia, Iran, Francia, Israele, Germania e Stati Uniti. Si tratta di titoli che in molti casi verranno presentati al pubblico proprio in occasione di Religion Today Filmfestival con la partecipazione degli autori”.
Il Festival si svolgerà dal 14 al 26 ottobre a Trento e provincia, Roma, Milano, Bolzano, Bassano, Nomadelfia, con una anteprima di  Teggiano dell’8 ottobre. Titolo scelto per l’edizione di quest’anno è: “Povertà. Problema o occasione?”. Dalla varietà di atteggiamenti verso le cose materiali elaborati nel solco delle diverse tradizioni religiose ai temi dell’impegno etico contro le ingiustizie e la sperequazione sociale sullo sfondo delle incertezze generate dalla crisi economica in un mondo che predica l’individualismo e il successo ad ogni costo. In quanti modi si può descrivere la povertà? E come risponde il cinema a questa domanda?
Religion Today è il primo festival itinerante del cinema delle religioni, nato nel 1997 per contribuire alla diffusione del film religioso, promuovere una cultura del dialogo e della pace, creare un luogo di incontro per operatori di diverse culture e religioni, favorire una informazione corretta sulle grandi religioni.

(via SpiritualSeeds.info)

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Edith Stein: un nuovo film ne racconterà la vita

Posted by Moreno Migliorati On febbraio - 21 - 2011 ADD COMMENTS

Dopo “La settima stanza”, il film che le fu dedicato nel 1995 e che vinse diversi premi cinematografici, l’affascinante figura di Edith Stein sarà al centro di un’altra pellicola che uscirà nel prossimo anno. La notizia (che farà felici i molto estimatori di colei che è anche conosciuta come Santa Teresa Benedetta della Croce) è data dal quotidiano Avvenire, che intervista il regista, l’americano di origini italiane Joshua Sinclair, un personaggio particolare che è agli antipodi dello star system hollywoodiano. Sinclair non si dedica infatti solo alla settima arte, ma è anche un medico specializzato in medicina tropicale (attività alla quale si dedica gratuitamente) ed ha compiuto studi teologici.

Il regista americano sa ovviamente che la figura di Edit Stein (a motivo della sua vicenda umana e spirituale)  è una di quelle che possono prestarsi ad equivoci o strumentalizzazioni, ma sembra avere le idee chiare al riguardo: “L’ho scoperta due anni fa –afferma-  per curiosità. Dopo averne sentito tanto parlare ho cominciato a leggere i suoi scritti, a partire da quelli di fenomenologia. E mi sono interrogato sull’esperienza di una donna che ha riconosciuto la grandezza di Gesù senza ripudiare le proprie origini. Un donna che è passata dall’ebraismo all’ateismo alla riscoperta di Dio attraverso l’ebreo Gesù. La sua, più che una conversione, si può definire una progressione fino a un compimento finale. Ed è stata tutto tranne che una fuga dai mali del suo tempo. Quando un ebreo diventava cattolico era ancora più odiato dai nazisti, che erano profondamente pagani. Fu Hitler a proibire l’insegnamento della religione nelle scuole e l’esibizione del crocifisso. E nella vita di Edith Stein c’è stato spazio anche per l’amore umano, quello con Hans Lipps. La vita di una donna a tutto tondo, insomma, e di una mistica, morta ad Auschwitz come martire sia del mondo ebraico che della Chiesa cattolica”.

Sinclair ha le idee chiare anche riguardo alla funzione del cinema: “Dobbiamo usare il cinema per portare più speranza e spiritualità al mondo”, afferma infatti. E nessuno più di chi vive nella terra che ha inventato i cinepanettoni può essere più d’accordo con questa affermazione.

(via SpiritualSeeds.info)

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Bella, film pro-life

Posted by michelangelo On febbraio - 2 - 2011 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

‘Bella’, il titolo del nuovo film pro-life, diretto dal regista messicano Alejandro Gomez Monteverde – che ha già raccolto negli Stati Uniti numerosi consensi da parte del pubblico e della critica – viene distribuito in questi giorni anche nelle sale cinematografiche italiane. Interpretato da Eduardo Verástegui – anch’egli messicano e co-produttore del film – ‘Bella’ racconta la storia d’amore tra una famosa star del calcio e una giovane cameriera.

José (interpretato da Eduardo Verástegui), con una brillante carriera da calciatore alle spalle, in seguito ad un drammatico evento abbandona i campi di gioco e inizia a lavorare come cuoco a Manhattan nel ristorante del fratello dove conoscerà Nina (interpretata da Tammy Blanchard), la giovane cameriera che lavora nello stesso ristorante. Nina, rimane incinta, e a causa dei ripetuti ritardi a lavoro viene licenziata dal ristorante. José, mosso a compassione, offre alla giovane mamma il suo aiuto, per aiutarla anche a dare senso alla sua vita invitandola a non abortire cercando di farla sentire amata. José rivela a Nina il dramma che lo ha portato ad abbandonare la prestigiosa carriera di calciatore e a scontare due anni di reclusione. Anche i genitori di José cercano di convincere Nina a tenere il bambino, offrendole accoglienza nella propria casa. Nina sembra però decisa ad abortire; José non demorde e prima che l’aborto venga praticato rivela a Nina di voler adottare la bambina che sta per nascere. La bimba si salverà e ‘Bella’ diventerà il suo nome.

Diversi gli encomi e i premi attribuiti al film. L’Ufficio film e trasmissioni della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, riconoscendo nei contenuti del film ‘un messaggio positivo a favore della vita’ lo ha definito il secondo miglior lungometraggio del 2007.
Alejandro Gomez Monteverde, il regista, è stato insignito del Premio “Statunitense per scelta” conferitogli con una cerimonia alla Casa Bianca dagli U.S. Citizenship and Immigration Services. Al Toronto Film Festival, ‘Bella’ – campione d’incassi – vince il ‘Premio del Pubblico’; In Italia, il Movimento per la Vita, il 2 marzo 2010 ha assegnato alla pellicola il Premio europeo per la vita “Madre Teresa di Calcutta”.

‘Bella’ è considerata una perla nel panorama cinematografico mondiale. Un film che racconta da un lato la storia (quella dei due protagonisti) talvolta aggredita dallo sconforto e dalla disperazione, e dall’altro l’importanza della vita umana attraverso il dramma dell’aborto. Un film che dimostra anche la capacità di saper raccontare, con successo, tutto ciò che di buono esiste nel mondo e del bisogno che l’uomo ha di conoscere storie belle.
Grazie al sostegno e alle pressioni operate dal Movimento per la Vita, ‘Bella’ raggiunge anche gli schermi italiani. Decine le lettere di alcune donne che dopo la visione del film hanno scelto di non abortire. ‘Un film – dichiara Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita – che vale molte e molte nostre conferenze’.

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Maria di Nazareth:Donna ribelle e splendida Madre

Posted by marilena marino On novembre - 11 - 2010 ADD COMMENTS

Guido Chiesa, Regista del film Io Sono Con Te:

Galilea, duemila anni fa. In una terra sottoposta al giogo coloniale dei romani e alle angherie di re Erode, in cui le ribellioni sono all’ordine del giorno, e il richiamo alla violenza e alla vendetta, è come un’epidemia, una giovane ragazza, Maria, viene promessa in sposa a Giuseppe, un vedovo con due figli, abitante nel villaggio di Nazareth. La ragazza è cresciuta secondo l’amore e il rispetto verso i più piccoli, è sensibile alle ingiustizie del mondo patriarcale che la circonda e insofferente alle rigide regole imposte dal capo della famiglia del marito. Ma soprattutto, quando darà alla luce suo figlio Gesù, Maria si troverà di fronte a una serie di scelte che la trasformeranno, a volte e suo malgrado, in pietra dello scandalo. In quel momento avrà inizio un nuovo corso nella storia dell’uomo.

Galilea, duemila anni fa. In una terra sottoposta al giogo coloniale dei romani e alle angherie di re Erode, in cui le ribellioni sono all’ordine del giorno, e il richiamo alla violenza e alla vendetta, è come un’epidemia, una giovane ragazza, Maria, viene promessa in sposa a Giuseppe, un vedovo con due figli, abitante nel villaggio di Nazareth. La ragazza è cresciuta secondo l’amore e il rispetto verso i più piccoli, è sensibile alle ingiustizie del mondo patriarcale che la circonda e insofferente alle rigide regole imposte dal capo della famiglia del marito. Ma soprattutto, quando darà alla luce suo figlio Gesù, Maria si troverà di fronte a una serie di scelte che la trasformeranno, a volte e suo malgrado, in pietra dello scandalo. In quel momento avrà inizio un nuovo corso nella storia dell’uomo.

Dopo il documentario Le pere di Adamo, Guido Chiesa non sceglie Eva, ma sempre una “prima donna”:  Maria di Nazareth. Tuttavia, in tutti i 102’ del film in concorso al quinto festival di Roma, non ne esalta la grazie ultraterrena, bensì racconta la sua terragna quotidianità, piena di grazia, amore e fiducia. Interpretata dalla teneramente assertiva Nadia Khlifi, con un sorriso che può tutto (adulta è Rabeb Srairi), questa Maria trae ispirazione dalle idee di Maeve Corbo (non sappiamo chi sia: 3 risultati in Google, tutti del film) e combina la lettera dei Vangeli canonici, in particolare quello di Luca, alle tradizione apocrifa (Giuseppe è vedovo con figli) e all’invenzione e ricerca degli sceneggiatori Chiesa, Nicoletta Micheli e Filippo Kalomenidis. Dal concepimento di Gesù alla visita di Maria alla cugina Elisabetta e Zaccaria, dalla nascita del bambino – che Maria allatta nonostante fosse considerato impuro – all’incontro con i Magi, fino alla scomparsa del 12enne Gesù, Io sono con te tallona sensibile ed empatico questa donna straordinariamente ordinaria, di cui ripercorre le orme umane prima che storiche e religiose nelle campagne tunisine (le montagne desertiche di Mattata e le verdi colline di El Kef) e nel loro dialetto, discendente del semitico di duemilaedieci anni fa. Riuscito perchè capace di essere insolito su una materia solita, il film non fa di Maria un simbolo della contemporaneità femminista e/o delle pari opportunità, con l’occhietto strizzato: piuttosto, la donna ripercorre la “pratica di vita” del Cristo di Nietzsche, reagendo al mondo circostante nei fatti, appunto, nella vita di ogni giorno. Ai suoi occhi, la circoncisione è la prima goccia del sangue versato dalla violenza del mondo, il sessismo “fondamentalizzato” dall’Ebraismo un capestro perfino belluino, la tradizione spesso annichilimento della spontaneità, della libertà di essere donna (e anche uomo, vedi la conversione suscitata in Zaccaria). Insomma, Maria, questa Maria, è una rivoluzionaria di professione, ma la professione – sperabilmente – di ogni essere umano: essere tale. E’ questo il punto di partenza, lo sviluppo e l’approdo di Io sono con te, con io e te riferibili anche alla stessa persona: la congruenza è quella di chi, come lei, sa essere in contatto con la propria autentica essenza, le proprie emozioni, le proprie convinzioni. Da questa piattaforma, si può ergere un “inaudito” sovvertimento. Solo apparentemente, Maria impugna la legge umana contro quella divina, perché in realtà è il contrario: la sua legge umana sa incontrare il divino – se non farsi divina – mentre la Legge dimostra articoli, codici e codicilli crudelmente e ottusamente immanenti, ovvero sessisti, fondamentalisti, retrogradi, pervertiti dal potere o, semplicemente, idioti.Costruito intenzionalmente e, crediamo, verosimilmente su colori e toni peculiari a un film sudamericano piuttosto che al corpus filmografico della natività e della vita di Gesù, Io sono con te sta attaccato ai personaggi, per cui utilizza in larga parte attori locali tunisini, professionisti e non, tra cui, dicevamo, spicca l’ottima Nadia Khifli, mentre Giuseppe è Mustapha Benstiti (bravo nel tenersi sempre uno o due passi indietro) e il fratello “pater familias” di questi, Mardocheo, una consolidata conoscenza del nostro cinema, Ahmed Hafiene. Purtroppo, non è l’unico: nel cast, anche Carlo Cecchi nei panni di Erode e, tra i Sapienti, Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni e pure Jerzy Sthur. La loro presenza porta con sé l’unico macroscopico problema del film: se quella di Erode è una pappardella greca che ci saremmo volentieri risparmiati, poiché nulla aggiunge alla comune enciclopedia, l’intervento dei Magi, anche questo in lingua greca (asincrona al labiale…), è cinematograficamente contrario alla sapienza di cui dovrebbero essere depositari. Una presenza non grata, forzosa ed estranea alla drammaturgia e al senso stesso del film, di cui finisce per stigmatizzare l’appartenenza: il cinema italiano ha bisogno sempre e comunque di attori italiani – e quel che vi sta dietro… – per essere tale e, quindi, farsi del male? Maria prega per noi peccatori…

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Al via a Terni la sesta edizione del Festival Popoli e Religioni

Posted by Moreno Migliorati On novembre - 8 - 2010 ADD COMMENTS

Ha preso il via a Terni la sesta edizione dell’ Umbria International Film Fest Popoli e Religioni, che si concluderà il prossimo14 novembre.
L’iniziativa intende fornire opportunità di dialogo interreligioso attraverso il cinema e creare un’ulteriore occasione di approfondimento dello specifico linguaggio della settima arte. Anche attraverso l’arte cinematografica, infatti, si può capire che i credenti di religioni diverse possono convivere, non solo tollerandosi, ma stimandosi a vicenda.
Tanti gli appuntamenti da ricordare e che chiameranno a raccolta gli appassionati di cinema e non solo. Anteprime, incontri con registi, attori e scrittori, performance e dibattiti accompagneranno il festival che si svolgerà tra il Caos, il Cenacolo San Marco, il teatro Don Bosco e i Musei Diocesani.
Particolare attenzione verrà posta quest’anno al tema dell’ambiente e, in particolare, dell’acqua. E infatti uno degli appuntamenti più attesi è la presentazione in anteprima mondiale del documentario The earth our home, diretto da Vittorio Giacci e Pierpaolo Saporito, scritto da Vincenzo Cerami, che sarà presente alla proiezione.

“È stata un’iniziativa nata quasi per caso e in maniera artigianale – ricorda mons. Vincenzo Paglia, vescovo della diocesi umbra, che ne è stato l’ideatore -, ma ora siamo di fronte a un festival che ha un suo spazio e che è dimostrazione che anche l’arte deve essere chiamata all’appello in merito al confronto tra popoli. Guardare e vedere le diversità è l’unico modo per stabilire dialogo e comprensione; l’arte contribuisce all’anelito religioso e tira fuori dalle banalizzazioni, ha la capacità di scendere nella dimensione profonda della vita e delle culture del mondo, favorendo il dialogo e aiutando a superare i conflitti che nascono sempre dall’ignoranza dell’altro”.

(via SpiritualSeeds)

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