Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

San Giuseppe e …la festa del papà

Posted by FLORIANO CARTANI' On marzo - 19 - 2010

Da tempo la solennità di San Giuseppe che si celebra oggi, è legata alla festa del papà. Ma il 19 marzo di ogni anno, a ben guardare, questa tradizione sottende la celebrazione di una vicenda ancora più intrinseca alla stessa figura sacra che ci è stata tramandata. Una fatto che finisce per superare l’uomo stesso attraverso una storia d’amore che, da sempre, è la più grande di tutti i tempi: quella tra Giuseppe e Maria. In un mondo odierno dove non esiste più certezza del domani, nemmeno negli ambiti affettivi più ristretti, vale la pena soffermarsi per un attimo a riflettere su questa scelta operata da Giuseppe e, col cuore in mano, domandarsi: “Ma se Giuseppe fosse vissuto ai nostri giorni, avrebbe creduto alle parole di Maria?”. Era ed è questa una provocazione che, vi confesso, a fronte di catechisti ed omelie che hanno sempre cercato di spiegarmela, ha sempre attanagliato la mia mente razionale. In una età com’è quella odierna poi, fatta cioè di stereotipi ed incertezze (entrambi in continuo stravolgimento),è veramente difficile se non impossibile immaginarsi una storia come quella tramandataci su Giuseppe e Maria. Una vicenda che profuma di un amore “superiore” sin dall’inizio e che, se non fossero uomo e donna veri, si rischierebbe di non credere, se non attraverso l’utilizzo delle lenti della fede. Adesso proviamo, invece, a liberarci per un attimo da tali logiche e a calarci in quell’uomo, Giuseppe, il quale non poteva altri essere che già un santo in pectore, sia per come siamo naturalmente configurati noi maschi (i quali di solito annaspiamo nell’incertezza emotiva e nella lacunosa incapacità di stringere rapporti saldamente duraturi), sia a causa del nostro super-io imperante. A quella famosa sicuramente non ci sarebbe passato nemmeno per l’anticamera della mente di identificarci nella scelta che oltre duemila anni fa fece Giuseppe. Quella cioè di “credere” oltre che a Dio ed al suo progetto divino, anche ad una donna umana e corporea, sua futura sposa, con in grembo un bambino diverso dagli altri e per giunta non suo. Parimenti a fronte di un comportamento che apparirebbe cozzare contro ogni naturale etica e logica della specie e che contribuisce ad elevare oltremodo il gesto a valenza addirittura immortale, il Vangelo sembra invece affidare a questo uomo così importante nell’economia del futuro cristianesimo, un ruolo defilato e quasi marginale. Se non fosse per qui pochi versetti che ce lo ripropongono all’attenzione nei cosiddetti Vangeli della Fanciullezza di Gesù. Veramente troppo poco, se si valuta la vicenda di Giuseppe col metro effimero dei calcoli umani. Auguri a tutti i papà.

MONTEPARANO (TA)

Da tempo immemorabile il 18 e 19 marzo hanno costituito per Monteparano, in provincia di Taranto, un appuntamento da non mancare, per godersi i tradizionali festeggiamenti che si svolgono in onore di San Giuseppe e che culminano nei tradizionali “fucarazzi”. Ma a Monteparano c’è molto di più. La ricorrenza, infatti, nei contenuti essenziali, è riuscita a mantenere ancora intatta sino ai nostri giorni le passate tradizioni di questo antico casale albanese le quali, a loro volta, rappresentano con molta probabilità un vero e proprio crogiolo delle culture paleo-cristiane (il cenacolo) e di vecchi riti pagani (festeggiare col fuoco l’arrivo della primavera).Nel peculiare banchetto devozionale riprodotto a Monteparano, che si tiene usualmente la mattina del 19 marzo, l’intero paese si stringe attorno alla tavolata ed attende l’arrivo dei commensali impersonati da cinque monteparanesi (i cosiddetti Santi), cioè Gesù, Giuseppe, Maria, Anna e Gioacchino. A capotavola siede il figurante di San Giuseppe il quale, col semplice gesto del battere la forchetta sul piatto, comanda la fine della breve degustazione della pietanza ed il cambio del cibo che si deve mangiare. Nella cittadina jonica, inoltre, resiste ancora la tradizione secondo la quale, alcune famiglie locali profondamente devote al Santo, allestiscono nella propria casa il cosiddetto “Altarino”, una sorta di scalinata rigorosamente rivestita di fini lenzuola bianche, luci, fiori sulle quali vengono esposte le portate preparate per l’occasione. Si va dalla “massa” con le cozze alla minestra di ceci o fagioli con il pepe, dal baccalà col sugo o fritto al purè di fave ed acciughe, ai lamponi, alle fette di arancia con il pepe ed alle gigantesche carteddate. Alcuni si cimentano anche con i maccheroni al miele e con le diverse forme di pane, molte delle quali con la tipica lettera G di Giuseppe. All’apice della scalinata devozionale, infine, è posta per la venerazione la statua o l’effigie di San Giuseppe, a volte rappresentato con la Madonna ed il Bambino. Caratteristica in questi luoghi è soprattutto la serata della vigilia, nella quale si può assistere alla scodellatura della cosiddetta “massa”, la tipica tagliatella fatta rigorosamente in casa, condita di olio, pepe e cozze, con rigorosa gestualità dalla più anziana della famiglia. In occasione della festa, inoltre, quest’anno  l’Associazione “Jazzebbanna” guidata dal presidente Pietro Balsamo, con il patrocinio del Comune di Monteparano,  presenta la mostra d’arte statuaria in cartapesta policroma “San Giuseppe custode del Divino”, unita alla collezione privata di immagini e strumenti antichi del maestro ebanista Giuseppe Solazzo di Francavilla Fontana(BR). La visita può essere effettuata nei locali della ludoteca “La Girandola” in via Trento n. 26, nei giorni 18-19 marzo a partire dalle 19.00.

Floriano CARTANI’

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