Nobell.it – Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione

Muri e filo spinato

migranti“Odio il filo spinato e odio chiunque voglia farne uso, Dove arriva il filo spinato arrivano morti e lutti”: è una delle battute più celebri de “L’uomo senza paura”, un film western diretto da King Vidor del 1955 in cui un ancor giovane Kirk Douglas interpreta la parte di Dempsey Rae, che ha dovuto abbandonare il Texas proprio a motivo del filo spinato. Non è ora importante ripercorrere la trama del film, quanto riflettere sul fatto che proprio questo manufatto (il filo spinato, appunto) è sempre stato motivo di scontri e lotte durissime tra gli agricoltori (che avevano tutto l’interesse a recintare le loro proprietà) e gli allevatori (per i quali era invece importante che il bestiame potesse circolare liberamente alla ricerca di cibo).

Scontri rappresentati in moltissimi film che ci hanno raccontato l’epopea della colonizzazione dell’Ovest americano, ma che hanno molto da dire anche al nostro presente e alla nostra attualità.

Non solo le mandrie, infatti, hanno bisogno di spostarsi alla ricerca di cibo e di migliori condizioni di vita, ma questo è anche ciò che ha fatto sempre la specie umana da quando, circa 50.000 anni fa, i primi esemplari dell’uomo moderno lasciarono l’Africa per spingersi verso l’Europa e l’Asia.

Eppure, da quando nel 1989, un muro sormontato da filo spinato (anzi, il Muro per antonomasia, quello di Berlino) fu abbattuto, non solo la loro costruzione è cessata, ma anzi, ne sono sorti di nuovi e altri ne sorgeranno. Inutilmente, come affermano concordemente gli studiosi di flussi migratori, ma altri ne sorgeranno ad aumentare solo dolori e lutti. “Odio il filo spinato e odio chiunque voglia farne uso, Dove arriva il filo spinato arrivano morti e lutti”. Il buon Kirk Douglas aveva ragione, però bisognerà attendere chissà ancora quanto per poter cantare con Ivano Fossati: Ti daranno amore, amore, amore, amore. E non filo spinato.

Leave A Comment

You must be logged in to post a comment.