Saturday, 31 July, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

L’omaggio di Giovanni Paolo II a San Giuseppe

Posted by michelangelo On marzo - 15 - 2010

di Michelangelo Nasca

Alcuni anni fa Benedetto XVI per descrivere l’esperienza della preghiera cristiana utilizzò l’immagine del “silenzio interiore” riferendosi alla figura di San Giuseppe, che la Chiesa ama invocare come “Custode del Redentore”. «Il suo è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità ai voleri divini. In altre parole, il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione. Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all’unisono con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con gli avvenimenti della vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza» (Benedetto XVI).

Sarebbe sbagliato considerare lo sposo di Maria una presenza marginale nella vita e nella crescita educativa di Cristo. Giuseppe è chiamato – insieme alla Madre di Dio – a custodire e a crescere il Figlio di Dio attraverso un personalissimo atto di obbedienza. E’ proprio con Giuseppe che noi possiamo essere aiutati a comprendere fino a che punto può spingersi Dio nel chiedere alle sue creature di diventare completamente disponibili alla Sua volontà.

Per i componenti della Sacra Famiglia la parola obbedienza e la parola orazione sono diventate palesemente il motivo della loro unità. Cristo, obbediente fino alla morte, si fa carne e va ad abitare in una famiglia umana dove il buon Dio volle che la parola obbedienza fosse da subito riconosciuta come esplicita volontà divina. Giuseppe e Maria potremmo definirli, dunque, contemplativi per vocazione. Diceva Teresa d’Avila: «Chi non avesse maestro da cui imparare a far orazione, prenda per guida questo Santo glorioso, e non sbaglierà»; e ancora: «Non mi ricordo finora di averlo mai pregato di una grazia senza averla subito ottenuta».

Si racconta anche della grande devozione che Madre Teresa di Calcutta nutriva nei confronti di San Giuseppe; essa lo considerava il compatrono della congregazione delle Suore Missionarie della Carità da lei stessa fondata. Tutte le volte che Madre Teresa ne invocava l’aiuto il Santo Patrono non mancava di risponderle, e quando l’aiuto tardava a venire Teresa di Calcutta – talmente grande era la confidenza che la legava al Santo – poneva la statuetta di San Giuseppe “in castigo”, con il volto rivolto verso il muro.

A tutti è nota la particolare devozione che Giovanni Paolo II nutriva nei confronti del carisma carmelitano. Spesso Papa Wojtyla ricordava nei suoi scritti i benefici spirituali che il carisma del Carmelo gli aveva offerto durante la sua crescita vocazionale. Sappiamo anche che Papa Wojtyla portava sempre con sé lo Scapolare del Carmine a cui era consacrato, ma c’è un altro particolare, forse meno conosciuto, che conferma l’attenzione spirituale che legava Giovanni Paolo II alla storia carmelitana. Karol Wojtyla, infatti, il 16 ottobre 2003, con un atto ufficiale regala al convento del suo paese natale Wadowice fondato dal santo carmelitano Raffaele Kalinowski (dove da giovane, il Papa, si recava spesso a pregare) il suo anello papale perché possa decorare il quadro di San Giuseppe presente in quel convento. Giovanni Paolo II era molto devoto alla figura del S. Patriarca di cui portava il secondo nome (Karol Józef Wojtyła era il nome di battesimo del Pontefice) e che Wojtyla riconosceva come secondo Patrono del suo Battesimo, pregandolo devotamente “ogni giorno”.

Nel testo della Bolla Pontificia di Giovanni Paolo II si legge, infatti: “[…] Nella mia città natale san Giuseppe, il secondo Patrono del mio Battesimo, elargisce la sua protezione sul Popolo di Dio dalla chiesa dei Carmelitani Scalzi “sulla Collina”, nella quale è venerato nel quadro dell’altare principale. Grato al solerte difensore di Cristo per la sua protezione, […] offro nell’anno del venticinquesimo del mio Pontificato l’anello papale per la decorazione del quadro di Colui che nutriva il Figlio di Dio, venerato nella chiesa carmelitana wadowicese. […] Che questo anello, simbolo dell’amore sponsale, che verrà imposto sulla mano di san Giuseppe nel quadro di Wadowice, ricordi ai suoi cultori, che il Capo dell’Alma Famiglia è “l’uomo «giusto» di Nazaret che possiede soprattutto le chiare caratteristiche dello sposo, il quale rimase fedele sino alla fine alla chiamata di Dio (…) e fu depositario dello stesso amore, per la cui potenza l’eterno Padre «ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo»” (Redemptoris Custos, 1, 17-18). E Carmelitani Scalzi, custodi fedeli della chiesa di Wadowice, accettando la mia gratitudine per tutto quello che dalla mia stessa infanzia ricevetti dalla scuola carmelitana di spiritualità, vogliano sull’esempio della loro santa Madre Teresa di Gesù contemplare in san Giuseppe il modello perfetto dell’intimità con Gesù e con Maria, Patrono della preghiera interiore e dell’infaticabile servizio ai fratelli (cfr. Vita, 6,6-8; 32,12)”.

3 Commenti a “L’omaggio di Giovanni Paolo II a San Giuseppe”

  1. [...] L’omaggio di Giovanni Paolo II a San Giuseppe di Michelangelo Nasca Alcuni anni fa Benedetto XVI per descrivere l’esperienza della preghiera cristiana utilizzò l’immagine del “silenzio interiore” riferendosi alla figura di San Giuseppe, che la Chiesa ama invocare come “Custode del Redentore”. blog: Animatori Cristiani della Comunicazione | leggi l'articolo [...]

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