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	<title>Nobell.it - Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione</title>
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	<description>Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione - Allievi del Corso di alta formazione ANICEC</description>
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		<title>Al via la Sagra musicale umbra con a tema il pellegrinaggio</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 07:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avrà per tema “Pellegrinaggi dell’anima. Da Pergolesi a Schumann” la 65a edizione della Sagra musicale umbra,  che si svolgerà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3189" href="http://nobell.it/al-via-la-sagra-musicale-umbra-con-a-tema-il-pellegrinaggio.html/images-77"><img class="alignleft size-medium wp-image-3189" style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/images1-255x300.png" alt="" width="255" height="300" /></a>Avrà per tema <strong>“Pellegrinaggi dell’anima. Da Pergolesi a Schumann”</strong> la 65a edizione della <a href="http://www.perugiamusicaclassica.com/festival.cfm" target="_blank"><strong>Sagra musicale umbra</strong></a>,  che si svolgerà dall’11 al 19 settembre. Dopo Dante e santa Cecilia –  argomenti portanti delle ultime due edizioni -, la rassegna dedicata  alla <strong>spiritualità in musica</strong> approfondisce quest’anno un aspetto che gode di una grande ricoperta in tutta l’Umbria: quello del <strong>pellegrinaggio</strong>.  Così, accanto al moltiplicarsi dei percorsi (in primis quello  francescano) e degli itinerari (specialmente Compostela), grazie alla  Sagra sarà possibile compiere viaggi nel Sacro attraverso le note, gli  strumenti, le atmosfere dei grandi compositori.<br />
“La Sagra musicale umbra – sottolinea il direttore artistico della  manifestazione, Alberto Batisti – ha una fisionomia che la distingue da  ogni altro festival musicale italiano: è davvero un itinerario musicale  nei luoghi della spiritualità umbra, fra bellezze paesaggistiche,  monumentali e artistiche che hanno pochi termini di paragone”. Quanto al  tema del 2010, specifica: “I Pellegrinaggi dell’anima prenderanno avvio  dall’incontro di culture e di religioni che Jordi Savall presenterà in  quel luogo dal fascino straordinario che è la chiesa di San Bevignate a  Perugia, con la sua purezza romanica, fra memorie di Templari e di  crociati. Racchiuso in nove giorni di concerti distribuiti fra nove  Comuni, il pellegrinaggio si apre e si chiude con due incompiute, la  Nona sinfonia di Bruckner e la celeberrima Sinfonia in Si minore di  Schubert. Entrambe muovono da interrogativi profondi dell’uomo di fronte  al suo destino, trovando in Bruckner una risposta nelle certezze di una  salda fede religiosa; e in Schubert invece l’impossibilità di  completare una partitura che, piuttosto che una sinfonia, suona come un  lacerante Requiem senza parole”.<br />
“Proprio per questo motivo – aggiunge -, accanto alla Incompiuta di  Schubert, nel concerto conclusivo della Sagra troveremo quella toccante  elegia laica che è il Requiem für Mignon di Schumann, tratto dal Wilhelm  Meister di Goethe. Nel celebrare i 200 anni dalla nascita di questo  apostolo del Romanticismo germanico, il festival offre l’opportunità  rara di ascoltare tutti i canti che Schumann trasse dal grande romanzo  goethiano. Oltre a Schumann, la Sagra non poteva trascurare di rendere  omaggio a due sommi protagonisti della musica sacra italiana, nati a  cinquant’anni di distanza l’uno dall’altro: Giovanni Battista Pergolesi e  Luigi Cherubini. Il contributo dato dal festival umbro nelle sue  edizioni passate alla riscoperta del musicista fiorentino – aggiunge con  soddisfazione – è stato determinante per riscrivere importanti pagine  di storia della musica, grazie alla cultura e alle intuizioni di  Francesco Siciliani”.<br />
E non è finita. “Il connubio spirituale fra arte e musica – conclude  Batisti – ha quest’anno un simbolo eloquente nel programma della Gustav  Mahler Jugendorchester al teatro Morlacchi. Questo meraviglioso  complesso, che riunisce i più straordinari giovani talenti d’Europa,  dall’Irlanda agli Urali, oltre alla Nona sinfonia di Bruckner eseguirà  la sinfonia Mathis der Maler di Paul Hindemith, ispirata ai quadri sacri  del pittore rinascimentale tedesco Matthias Grünewald: quasi un viatico  per i Pellegrinaggi dell’anima che ci aspettano”.</p>
<p>(via <a href="http://spiritualseeds.wordpress.com/2010/09/09/al-via-la-sagra-musicale-umbra-con-a-tema-il-pellegrinaggio/" target="_blank">SpiritualSeeds</a>)</p>
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		<title>Cristianesimo e Islam in Europa tra imperi e popoli</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 07:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prende oggi il via la XXXII Settimana europea promossa dalla  Fondazione ambrosiana Paolo VI, in collaborazione con l’Università  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3185" href="http://nobell.it/cristianesimo-e-islam-in-europa-tra-imperi-e-popoli.html/images-75"><img class="alignleft size-full wp-image-3185" style="margin: 10px" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/images2.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Prende oggi il via la XXXII Settimana europea promossa dalla  Fondazione ambrosiana Paolo VI, in collaborazione con l’Università  Cattolica del Sacro Cuore. L’iniziativa, che si tiene fino all’11  settembre a <a href="http://www.villacagnola.it/" target="_blank">Villa Cagnola</a> di Gazzada (Va), ha per tema <strong>“Da Costantinopoli al Caucaso. Imperi e popoli tra cristianesimo e islam”</strong>.  In una prospettiva di incontro culturale e di dialogo religioso tra  Europa e Mediterraneo, la Settimana europea, chiariscono i promotori,  “propone un approfondimento dell’irradiazione del cristianesimo  orientale da Costantinopoli verso il Caucaso, evidenziando le  conseguenze del dialettico rapporto all’interno del mondo cristiano tra  greci e latini, gli sviluppi seguiti alla conquista islamica e le forme  attualmente assunte dalla presenza cristiana in Turchia, in Georgia e,  più in generale, nell’area caucasica”.</p>
<p>A concludere i lavori era stato chiaamato <strong>mons. Luigi Padovese</strong>,  vicario apostolico dell’Anatolia, ucciso nei mesi scorsi. Al suo posto  sono stati chiamati Otmar Oehring (Aachen), direttore del Servizio  “Diritti dell’uomo” di Missio e già portavoce della Conferenza  episcopale turca, e mons. Giuseppe Pasotto (Tblisi), amministratore  apostolico per i cattolici nel Caucaso, i quali chiuderanno i lavori  illustrando la situazione attuale dei cristiani e dei cattolici in  Turchia e nel Caucaso. I cinque giorni di lavori permetteranno di  mettere a fuoco il problema del rapporto sempre più ineludibile tra <strong>Cristianesimo</strong> e religioni storicamente limitrofe, come l’<strong>Islam</strong> e l’<strong>Ebraismo</strong>, ma anche la questione, per molti aspetti drammatica, dei <strong>processi migratori di massa</strong>, che caratterizzano il mutamento epocale in atto.</p>
<p>(via <a href="http://spiritualseeds.wordpress.com/2010/09/07/cristianesimo-e-islam-in-europa-tra-imperi-e-popoli/" target="_blank">SpiritualSeeds</a>)</p>
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		<title>I tagli alla scuola – oltre la protesta</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 22:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carmen</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è solo una questione di posti di lavoro. L’allargarsi a macchia d’olio in tutta Italia dello sciopero della fame [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/gelminijpg.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-3177" style="margin: 10px;" title="gelminijpg" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/gelminijpg-1024x790.jpg" alt="" width="368" height="284" /></a>Non è solo una questione di posti di lavoro. L’allargarsi a macchia d’olio in tutta Italia dello sciopero della fame dei precari della scuola che quest’anno rischiano di non vedersi rinnovato il contratto per la supplenza annuale riporta alla luce dell’opinione pubblica il problema drammatico dei tagli alla scuola. Un problema che, spesso, si traduce solo nel balletto delle cifre fornite dal ministero e dalle organizzazioni sindacali riguardo il numero di lavoratori che rimarranno a casa.<br />
Ma la scuola non è la FIAT; la sua “efficienza” non si misura con il numero di auto prodotte o con le statistiche degli alunni bocciati o “rinviati” a settembre. Il valore della scuola non è in ciò che “produce” ma in ciò che “plasma”: le menti e le personalità degli individui: capitale umano unico e non riproducibile, e risorsa inestimabile.<br />
E invece, quando si parla di riforme, sono sempre i numeri negativi a farla da padroni: meno insegnanti, meno materie, meno ore, meno indirizzi, meno scuole, meno spese. E anche meno libri e meno costi. Infatti mentre i precari protestano per i tagli all’istruzione, le associazioni dei genitori e dei consumatori parlano di caro – libri. Forse per tante famiglie le spese per l’istruzione saranno gravose, ma come si può pretendere di limitare i tagli se non si riesce a capire che l’istruzione è un investimento e non un costo?<br />
Perché le stesse associazioni non scendono in campo per denunciare che i figli sono in classi sovraffollate e senza garanzie di sicurezza? Perché non protestano per il continuo cambio di insegnanti, per le ore in meno di italiano e matematica, per la quasi scomparsa della geografia?<br />
Purtroppo il collasso del sistema dell’istruzione ha tanti complici silenti: genitori preoccupati solo dei voti dei figli e non della qualità degli insegnamenti impartiti loro, impiegati del ministero che si trasformano in sarti abili a tagliare e cucire una coperta che diventa sempre più corta, dirigenti che diventano notai che ratificano senza batter di ciglio situazioni al limite del paradosso (classi di 40 alunni, insegnamenti divisi tra 2 o 3 insegnanti, pratiche per le nomine degli insegnanti di sostegno dimenticate nei cassetti di qualche ufficio, richieste ai genitori di contributi per la carta igienica …)<br />
Forse si dovrebbe solo capire che le proteste non riguardano solo chi resterà senza lavoro, e che il problema non cesserà quando le scuole riapriranno. Perché quel giorno ci ritroveremo in classi superaffollate in cui dovremo sforzarci di dare spazio all’individualità di ogni ragazzo, ascoltare gli alunni uno ad uno, recuperare i più deboli e valorizzare i più meritevoli. Dovremo costruire rapporti sapendo che a settembre dovremo ricominciare daccapo con nuove classi e in un nuova scuola. Dovremo insegnare, con quattro ore settimanali, ciò che prima insegnavamo in cinque.<br />
E soprattutto dovremo dimenticare le lotte, gli scioperi, le promesse e le polemiche e entrare in classe con il sorriso sulle labbra e una passione più forte di ogni ostacolo, pronti a trasmettere amore per la conoscenza, passione civile, speranza per un futuro migliore. E dovremo essere credibili.</p>
<p>Carmen De Fontes</p>
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		<title>L&#8217;intelligenza del cuore e la sacralità del corpo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 22:10:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michelangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Michelangelo Nasca
‘Quale grazia sarà mai se in un corpo così bello non c’è neppure un granello di sale?’ (Catullo). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/corpi_da_gioco10.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3175" style="margin: 10px;" title="corpi_da_gioco10" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/corpi_da_gioco10.jpg" alt="" width="417" height="597" /></a>di Michelangelo Nasca</p>
<p><em>‘Quale grazia sarà mai se in un corpo così bello non c’è neppure un granello di sale?’</em> (Catullo). E’ un’intelligente provocazione che si adatta bene ai modi di essere e di pensare del nostro tempo sempre più drammaticamente trasgressivi. Questa iniziale osservazione entra immediatamente in conflitto con il saggio-inchiesta di Carmelo Abbate – “Babilonia”, <em>Viaggio nell’Italia del sesso</em>, edito dalla Piemme – che racconta le abitudini sessuali, devianti e trasgressive, di “alcuni” italiani. Un itinerario narrativo raccolto in trecentoventi pagine che, dai club privé alle vacanze erotiche, attraversa tutta l’Italia per svelare i retroscena di un vertiginoso e ricco giro d’affari. Ne viene fuori, purtroppo, l’immagine degradante dell’italiano medio, patologicamente depresso e sessualmente insoddisfatto; una dinamica relazionale di coppia (tra marito e moglie) dimessa e irresponsabile; una corporeità femminile e maschile priva di vitalità interiore.</p>
<p>Siamo tutti davvero così? Sesso-dipendenti, esclusivamente inclini agli istinti sessuali?</p>
<p>Le relazioni tra l’uomo e la donna (anche quelle sessuali) non hanno invece bisogno di un respiro molto più ampio e di un luogo migliore per incontrarsi?</p>
<p>C’è in ogni uomo un’intelligenza del cuore (che non esiterei a definire “tenerezza”) che non bisognerebbe mai mortificare e verso cui imparare a scommettere con maggior intensità e responsabilità. Il nostro corpo non è un oggetto che possiamo stropicciare e offendere a seconda delle circostanze della vita o dei propri istinti sessuali. Usare il corpo di un altro vuol dire, quasi sempre, entrare nel suo stesso “io”. Ciascuno di noi, infatti, può esprimere se stesso anche attraverso la propria fisicità. Perfino il più piccolo stato d’animo, come per esempio la gioia o la tristezza, viene registrato nel nostro corpo e mostrato attraverso il corpo stesso con un sorriso o uno sguardo mesto.</p>
<p>L’unione sessuale di due corpi può esprimere addirittura due realtà assolutamente e drammaticamente opposte. Ci si può donare all’altro (amandosi) col desiderio di diventare con lui una cosa sola e di appartenergli sempre, nell’anima e nel corpo; oppure (tecnicamente in modo analogo) si può pretendere di possedere il corpo dell’altro per esprimere attraverso la violenza e la sopraffazione la conquista di uno squallido potere o di un mero piacere personale. Si annullano così nella persona offesa i valori principali della dignità umana, della libertà e dell’integrità del proprio corpo, trasformandola in un oggetto del proprio godimento.</p>
<p>I nostri giovani hanno bisogno di imparare questa “tenerezza del cuore”. Bisogna aiutarli a comprendere che la vera sessualità è dono di sé all’altro e fecondità che nulla ha da spartire con le mode trasgressive del nostro tempo.</p>
<p>Una volta non era così, ma oggi molti giovani hanno paura di stringere legami duraturi con la persona della quale si sono innamorati. Non sembrano molto disposti a pronunciare seriamente quella particolare ed intramontabile espressione che fa dire l’uno all’altra: “Ti amerò per sempre”. I problemi della nostra società, la difficoltà di trovare un lavoro dignitoso e duraturo, la drammatica esperienza del divorzio vissuta da alcuni dei loro genitori, hanno in qualche modo scoraggiato i nostri giovani a compiere scelte decisive e definitive come quella del matrimonio. Si preferisce allora fare esperienze d’amore a breve termine e libere da ulteriori responsabilità.</p>
<p>L’altro non è il terreno delle nostre personali passioni, ma un luogo che possiamo definire sacro. ‘<em>Per questo</em> – scriveva Papa Ratzinger nella sua prima Enciclica –  <em>l&#8217;eros ebbro ed indisciplinato non è ascesa, «estasi» verso il Divino, ma caduta, degradazione dell&#8217;uomo. Così diventa evidente che l&#8217;eros ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all&#8217;uomo non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell&#8217;esistenza, di quella beatitudine a cui tutto il nostro essere tende</em>’.</p>
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		<title>Presentata la dodicesima edizione del Religion Today FilmFestival</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 08:16:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È stata presentata ufficialmente la dodicesima edizione del Religion Today FilmFestival, che si qualifica come la prima rassegna cinematografica al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3169" href="http://nobell.it/presentata-la-dodicesima-edizione-del-religion-today-filmfestival.html/images-74"><img class="alignleft size-full wp-image-3169" style="margin: 10px" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/images1.jpg" alt="" width="120" height="112" /></a>È stata presentata ufficialmente la dodicesima edizione del <a href="http://www.religionfilm.com/index.htm" target="_blank"><strong>Religion Today FilmFestival</strong></a>, che si qualifica come la prima rassegna cinematografica al mondo dedicata a promuovere una cultura del <strong>dialogo tra le religioni</strong>.  La rassegna si svolgerà tra l’8 e il 21 ottobre fra Trento, Roma,  Bolzano, Bassano e Nomadelfia, con un’anteprima in programma a Teggiano  Policastro il 2 ottobre. Tra i film in concorso, documentari,  cortometraggi e lungometraggi che affrontano il tema delle religioni e  del dialogo e qualche pellicola proveniente dai grandi circuiti, come  “Lourdes” di Jessica Hausner, premiato a Venezia nel 2009. Quest’anno,  come criterio di selezione, la commissione ha usato quello dell’impegno  nell’approfondimento del tema religioso in relazione alla sfera sociale,  ma tra i titoli anche pellicole che si occupano di disabilità in  relazione alle diverse religioni, disagio e testimonianze di dialogo  interreligioso e richiami al tema della pace. Filo conduttore  dell’edizione 2010 del Festival è <strong>“Viaggi della fede. Viaggi della speranza”</strong>, sia in relazione al tema del pellegrinaggio, sia in relazione al fenomeno della migrazione.</p>
<p>Vasto, anche quest’anno, il panorama delle <strong>religioni rappresentate</strong>:  buddismo, cristianesimo cattolico, ortodosso e protestante, ebraismo,  induismo, islam, sciamanesimo e taoismo. Altrettanto varia la  provenienza delle opere ammesse al Filmfestival, con pellicole da tutti i  continenti e in particolare da Australia, Francia, Israele, Canada,  Stati Uniti, Bangladesh, Belgio, Bielorussia, Germania, India, Iran,  Italia, Messico, Olanda, Perù, Filippine, Zambia, Polonia, Turchia,  Regno Unito, Ucraina e Spagna.</p>
<p>(via <a href="http://spiritualseeds.wordpress.com/2010/09/06/presentata-la-dodicesima-edizione-del-religion-today-filmfestival/" target="_blank">SpiritualSeeds</a>)</p>
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		<title>Ma che Chiesa siamo?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 07:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Maria Giordano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Credo in Dio ma non nella Chiesa&#8221;. A quanti di noi non è capitato almeno una volta di sentire questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3163 alignleft" style="margin: 5px" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/direttorio_cover.jpg" alt="" width="200" height="301" />&#8220;Credo in Dio ma non nella Chiesa&#8221;. A quanti di noi non è capitato almeno una volta di sentire questa frase? E devo ammettere che ogni volta mi indispettisce non poco questo distinguo. É un po&#8217; come dire (perdonate l&#8217;ardito paragone): &#8220;credo nella Patria ma non nello Stato!&#8221;. In pratica si crede nell&#8217;elemento generatore, ma non nella traduzione che l&#8217;uomo ne ha fatto.</p>
<p>Infondo lo Stato (da un lato) e la Chiesa (dall&#8217;altro) siamo noi: noi che ogni giorno popoliamo questo mondo e cerchiamo di darci delle regole di convivenza e proviamo a sentirci più vicini e più fratelli nonostante le mille differenze che ci dividono.</p>
<p>Perchè dunque la gente crede sempre di meno nelle istituzioni? Perchè questa disaffezione continua? Forse perchè le istituzioni (anche quelle ecclesiali, purtroppo!) seguono sempre più delle &#8220;logiche&#8221; lontane dai veri bisogni e dalle vere esigenze della gente? Forse. Vi racconto la mia storia.</p>
<p>Circa un anno fa, dopo mesi di &#8220;corteggiamento&#8221; da parte mia, convinco la &#8220;classe dirigente&#8221; della mia Diocesi ad impegnarsi più decisamente nel mettere in pratica il Direttorio per le Comunicazioni Sociali COMUNICAZIONE E MISSIONE. A novembre vengo assunto con un contratto a tempo determinato di un anno. Mio compito principale: lanciare il nuovo sito diocesano e creare le condizioni per una massiccia presenza in Rete di tutte le istanze diocesane; sensibilizzare le parrocchie, le associazioni e i movimenti locali all&#8217;utilizzo dei nuovi media; organizzare incontri formativi in questo ambito&#8230;in pratica dovevo essere uno di quei professionisti della Comunicazione (lo sono ormai da 10 anni) di cui il Direttorio parla ripetutamente, la cui esperienza e il cui lavoro potessero e dovessero essere messi a servizio di questo nuovo corso della Chiesa moderna.</p>
<p>Ebbene, questo anno di lavoro ha dato davvero molti frutti, solo che non se n&#8217;è accorto praticamente nessuno: chi gestisce le Comunicazioni Sociali mi ha sempre vissuto come una minaccia incombente e non ha mai collaborato con me (anzi, se ha potuto, mi ha messo i bastoni fra le ruote): dunque non ho mai avuto un ufficio di riferimento, un direttore di riferimento, non mi è mai stata data autonomia decisionale, nè collaboratori validi. Ciò nonostante ho centrato tutti i miei obiettivi con successo. Il risultato? Non mi verrà rinnovato il contratto perché&#8230;non ci sono i fondi necessari&#8230;perchè &#8220;le Comunicazioni Sociali qui sono un feudo intoccabile&#8221;&#8230;.perchè &#8220;ci sono dinamiche che tu non puoi sapere&#8221;&#8230;perchè infondo una volta fatto il sito diocesano non serve fare altro&#8230;eccetera, eccetera.</p>
<p>Da Animatore della Comunicazione e della Cultura ho dovuto ahimè constatare lo scollamento totale che esiste (almeno nel mio territorio, non voglio certo fare di tutta l&#8217;erba un fascio) tra ciò che viene indicato dalla CEI (con il Direttorio, con Testimoni Digitali,&#8230;) e una realtà (passatemi il termine) &#8220;di palazzo&#8221;, nella quale esistono solo preti-manager e logiche di potere per le quali il bene di una comunità, di una Chiesa passano in secondo piano. Si predilige una comunicazione vecchia e stantìa perchè ci sono &#8220;feudi&#8221; (come mi è stato detto) che sono intoccabili. Non si ascoltano i bisogni delle parrocchie, dei giovani, della gente che sta fuori dal palazzo per proteggere una classe dirigente ultrasettantenne che ci sta lasciando (come dice un mio giovane amico prete) una Chiesa agonizzante, una Chiesa destinata a spegnersi.</p>
<p>Si fa un gran parlare dell&#8217;aiuto dei laici, del loro contributo nei vari aspetti della Pastorale, ma poi si vive il loro servizio come una minaccia e non li si lascia liberi di agire e di consigliare.</p>
<p>In questo anno ho avuto modo di conoscere realtà diocesane davvero molto progressiste in varie parti d&#8217;Italia. Preti giovani che investono moltissimo sulla Comunicazione, coinvolgendo le loro comunità in modo deciso e facendo sì che le direttive del Vaticano non restino lettera morta ma diventino linfa vitale per la loro Chiesa.</p>
<p>La mia esperienza è ahimè molto più deludente e oggi mi domando come può fare una persona con capacità umane e professionali, con cultura e competenza, una persona che crede fortemente nel progetto che vede noi tutti Animatori della Comunicazione e della Cultura coinvolti, spezzare queste dinamiche vetuste che indeboliscono le nostre comunità, allontanando i giovani dagli oratori e dalle Chiese, gli sposi dal matrimonio cristiano, le famiglie dalla Catechesi.</p>
<p>Non conosco la riposta ma voglio credere che uno dei modi possibili sia la denuncia di queste dinamiche, nella speranza che qualcuno più in alto di noi faccia qualcosa.</p>
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		<title>Mea Culpa</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 22:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marcello Lauritano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animatori della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[In Risposta all&#8217;articolo di Matteo M. Giordano &#8220;MA NOI CHE CHIESA SIAMO?&#8221;
Cara Marilena,
preferisco scriverti personalmente, poi tu potrai pubblicare,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: x-small;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/mea-culpa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3181" style="margin: 10px;" title="mea culpa" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/mea-culpa.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>In Risposta all&#8217;articolo di Matteo M. Giordano &#8220;MA NOI CHE CHIESA SIAMO?&#8221;</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">Cara Marilena,</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">preferisco scriverti personalmente, poi tu potrai pubblicare,  se lo ritieni opportuno, quanto ti dico circa il discorso di  Matteo.</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">Tutto quello che ho letto è cosa già sentita e vissuta da  altri, forse anche da te stessa, perché spesso noi preti vogliamo che i laici  nella chiesa siano sempre ragazzi, per non dire bambini, a servizio e in  funzione di qualche prete che dovrà fare bella figura.</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">I difetti della grande società mondiale e nazionale ci sono  anche nella chiesa, perché noi preti siamo uomini con tutti i limiti che il  termine indica.</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">I documenti della Chiesa parlano bene sulla funzione  dell&#8217;animatore della comunicazione e della cultura, ma poi nelle grandi diocesi  come nelle piccole ci sono i vari potentati di persone ultrasettantenni, che  solo il Signore potrà rimuovere dal loro posto di nullafacenti (nel campo  comunicativo moderno del Vangelo), perchè più che obsoleti di anni e di mente,  oltre che di cuore.</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">I laici di fatto sono visti come manovali o portatori d&#8217;acqua,  non come collaboratori effettivi nella gestione della Chiesa (alla maniera di  san Paolo) della quale fanno parte di diritto e non per gentile concessione dei  preti! </span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">E&#8217; il battesimo la porta per tutti, il sacerdozio è un compito  di servizio e non di potere! Ma questo è difficile da capire e ancor più da  mettere in pratica e da vivere nel concreto: &#8220;Non si muove foglia che il parroco  (o il vescovo) non voglia!&#8221;</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">Tu ricordi bene il discorso fatto lo scorso anno a don  Domenico Pompili, che già faceva difficoltà ad accettare nei raduni della Chiesa  italiana a pieno titolo i religiosi e le religiose, tanto più sarà difficile  accettare i laici (e le donne) con uguali diritti e doveri dei sacerdoti a  parità di ufficio svolto.</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">Credo non saremo noi a vedere una Chiesa di comunione vera ed  effettiva, ma camperà ancora a lungo la chiesa <strong>gerachica</strong>, cioè  con il potere dei preti!</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">Anche a Camposampiero, ci troveremo con queste difficoltà: si  istruiscono animatori che poi non troveranno spazio e possibilità nelle diocesi  e nelle parrocchie.</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">Non illudiamoci che a breve possa cambiare qualcosa a meno che  si trovino vescovi e preti capaci e intelligenti, convinti che la Chiesa non è  fatta dallo 0,12% delle persone, cioè i consacrati, ma dal 100% delle persone  dei quali il 99,88% sono laici. E i laici non sono solo quelli che girano  intorno alla chiesa fisica, cioè il 5-10% dei battezzati, ma tutti i battezzati  e anche i lontani, che magari sono disposti a dare una mano proprio nel campo  della comunicazione e della cultura.</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">Ciao, Marilena, un abbraccio grande come te e tante  benedizioni a te e familiari.</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></div>
<div><span style="font-size: x-small;">Marcello Lauritano<br />
</span></div>
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		<title>Domenica la Giornata europea della cultura ebraica con a tema l&#8217;arte</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>

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		<description><![CDATA[Si svolgerà domenica 5 settembre (26 Elul 5770 del calendario ebraico) l’XI edizione della Giornata europea della cultura ebraica. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3140" href="http://nobell.it/domenica-la-giornata-europea-della-cultura-ebraica-con-a-tema-larte.html/images-73"><img class="alignleft size-full wp-image-3140" style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/09/images.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a>Si svolgerà domenica 5 settembre (26 Elul 5770 del calendario ebraico) l’XI edizione della <a href="http://www.ucei.it/giornatadellacultura/" target="_blank"><strong>Giornata europea della cultura ebraica</strong></a>. La Giornata si tiene contemporaneamente in <strong>28 Paesi europei</strong> e in italia coinvolgerà sessantadue località avendo <strong>Livorno</strong> come città capofila. Tema conduttore di quest’anno sarà <strong>“Arte e ebraismo”</strong> che sarà sviluppato attraverso mostre, concerti, conferenze, percorsi  enogastronomici, visite guidate ed incontri. Il tutto consentirà  all’ebraismo italiano “di farsi conoscere, di aprire le porte, perché  solo grazie alla conoscenza è possibile abbattere i pregiudizi e gli  stereotipi” ha sottolineato Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle  Comunità Ebraiche Italiane. Che ha aggiunto: “L’ebraismo non è solo  religione. Comprende aspetti più ampi. Può essere definito oggi come un  insieme di antico e moderno, una vera e propria civiltà che è alla  radice della civiltà occidentale, con comunità presenti in tutto il  mondo, anche in Cina e in Giappone”.</p>
<p>A Livorno la Giornata si aprirà con la fanfara dell’Accademia Navale,  il saluto delle autorità e l’avvio ufficiale delle iniziative in tutta  Italia. Patria di rabbini, scrittori e artisti ebrei, Livorno è anche la  città natale di Amedeo Modigliani (tra i massimi esponenti dell’arte  del ‘900, nato proprio in una famiglia ebraica livornese) al quale sarà  dedicata insieme a Marc Chagall una esposizione d’arte. Sempre per gli  appassionati d’arte, a <strong>Firenze</strong> è stato organizzato un  itinerario ebraico nei luoghi d’arte della città, tra gli Uffizi, il  Gabinetto Viesseux, la Galleria d’Arte Moderna Pitti, antichi palazzi e  musei. A <strong>Torino</strong>, è invece previsto un percorso ebraico  con passeggiata storica dal Ghetto vecchio alla Mole Antonelliana, la  “sinagoga mancata” di Torino. Anche a <strong>Venezia</strong> ci sarà la possibilità di visitare il ghetto e gli altri luoghi ebraici.</p>
<p>(via <a href="http://spiritualseeds.wordpress.com/2010/09/02/domenica-prossima-la-giornata-europea-della-cultura-ebraica-con-a-tema-larte/" target="_blank">SpiritualSeeds</a>)</p>
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		<title>Il piccolo schermo e la televisione nell&#8217;ultimo numero di Link</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 13:15:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animatori della Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Education]]></category>
		<category><![CDATA[Radio TV]]></category>
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		<description><![CDATA[Link,  interessante rivista scientifica edita da Mediaset/RTI e dedicata al  mondo della televisione, dedica la cover story del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.link.mediaset.it/magazine/magazine_26.shtml" target="_blank"></a><a rel="attachment wp-att-3134" href="http://nobell.it/il-piccolo-schermo-e-la-televisione-nellultimo-numero-di-link.html/images-72"><img class="alignleft size-medium wp-image-3134" style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/08/images3-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Link,  interessante rivista scientifica edita da Mediaset/RTI e dedicata al  mondo della televisione, dedica la cover story del suo ultimo numero (di  cui è  scaricabile gratuitamente un’anteprima di 90 pagine da <a href="http://issuu.com/link_magazine/docs/link09" target="_blank">Issuu</a>, previa registrazione) ad un tema quanto mai stimolante: <strong>“Vedere la luce. Dio e la televisione”</strong>.  “La tensione verso il trascendente, verso Dio o verso un dio – si legge  nella presentazione del numero-  è tipica dell’uomo e di ogni sua  attività, compresa la tv. Che ha provato ad avvicinarsi al totalmente  Altro in molti modi: diffondendo il Verbo, mettendo in scena la Parola  che si fa racconto, fornendo strumenti per affrontare i casi della vita  (e della morte). O, addirittura, mimandone i rituali e creando proprie  divinità”.</p>
<p>Sul tema si confrontano tra gli altri Mons. Gianfranco Ravasi, Aldo  Grasso, Ugo Volli, Alessandro Zaccuri, Peppino Ortoleva, Giuseppe  Feyles, Stefano Pistolini, Federico Sarica, Carlo Antonelli, Matteo  Bordone e Carlo Freccero. Particolarmente stimolante (e scritto nel  solito stile immaginifico) il breve saggio di quest’ultimo, intitolato <strong>“Vite sintetiche. True blood e la religiosità del male”</strong>.  “Non è casuale che sia stata una scrittrice di fede mormone come  Stephanie Meyer ad aver creato lo stereotipo dei vampiri buoni di  Twilight  -scrive Freccero- Il Dio della Chiesa di Gesù Cristo dei santi  degli ultimi giorni è misericordioso e concede alle sue creature  infinite possibilità di salvezza. Persino quanti sono morti senza  conoscere il Dio cristiano e senza essersi convertiti possono essere  battezzati e salvati per procura dai discendenti che hanno abbracciato  la vera fede. Per questo i mormoni hanno costruito una colossale banca  dati che ricostruisce la genealogia di ogni famiglia a ritroso nel  tempo. Un Dio d’amore, un padre, non può creare una creatura malvagia.  Il vampiro si nutre di sangue perché tale è la sua natura. Non possiamo  incolparlo di alimentarsi, così come non possiamo accusare i predatori  carnivori di nutrirsi di carne”.</p>
<p>Anche gli altri contributi sono comunque interessanti è meritano un’attenta lettura.</p>
<p>(via <a href="http://spiritualseeds.wordpress.com/2010/08/30/il-piccolo-schermo-e-la-religione-nellultimo-numero-di-link/">SpiritualSeeds</a>)</p>
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		<title>Comunità online e chiese: uno stop dai giudici americani</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 09:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può una comunità che vive soltanto online fregiarsi della denominazione di “chiesa”?  La risposta a tale domanda ha implicazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3126" href="http://nobell.it/comunita-online-e-chiese-uno-stop-dai-giudici-americani.html/images-71"><img class="alignleft size-full wp-image-3126" style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/08/images2.jpg" alt="" width="201" height="251" /></a>Può una <strong>comunità</strong> che vive soltanto <strong>online</strong> fregiarsi della denominazione di <strong>“chiesa”</strong>?  La risposta a tale domanda ha implicazioni teologiche non indifferenti,  come si può facilmente intuire, che spaziano dal campo liturgico a  quello sacramentario e così via. Negli Stati Uniti è stata ora data una <a href="http://religionmeetsnewmedia.blogspot.com/2010/08/can-online-community-be-church-irs-says.html" target="_blank">risposta</a> a tale domanda, anche se ciò che l’ha originata non sono astratte  questioni teologiche ma molto più concreti interessi di dare e avere:  Negli States, infatti, le Chiese riconosciute come tali godono di  importanti e sostanziosi <strong>benefici fiscali</strong>.</p>
<p>La<a href="http://www.fhu.com/index.html" target="_blank"> Foundation of Human Understunding</a>, una comunità virtuale che vive soltanto in rete e via etere, ha fatto quindi richiesta per essere <strong>riconosciuta</strong> ufficialmente come <strong>“chiesa”</strong>, ma la sua domanda è stata<strong> rigettata</strong> dalla Corte d’appello federale. Quest’ultima, nella propria sentenza, ha stabilito che esistono alcuni <strong>criteri minimali</strong> perché una chiesa possa essere riconosciuta come tale: un credo, una  forma di culto, un insieme di dottrine, una disciplina interna, dei  leader riconosciuti, dei membri che non siamo contemporaneamente anche  fedeli di altre chiese ed un <strong>regolare servizio di culto</strong>.</p>
<p>È proprio su quest’ultimo punto che pare si siano infranti i desideri  della FHU di vedersi riconosciuta come chiesa. Mentre infatti per i  precedenti criteri non pare sussistano particolari problemi, il giudice  ha stabilito che il cosiddetto <strong>“ministero elettronico”</strong> non possa essere ricompreso tra quelli previsti dal legislatore  americano. La sentenza farà indubbiamente discutere e ne risentiremo  parlare, non solo negli States.</p>
<p>(via <a href="http://spiritualseeds.wordpress.com/2010/08/25/comunita-online-e-chiese-uno-stop-dai-giudici-americani/">SpiritualSeeds</a>)</p>
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