Saturday, 4 September, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

Essere straordinari nell’ordinario: la semplice eredità di don Luigi Monza.

Posted by Matteo Maria Giordano On maggio - 10 - 2010

1.200 persone hanno assistito alle 3 repliche di “…scrivi: «Amore»” , lo spettacolo ispirato al messaggio del Beato Luigi Monza.

È stato uno straordinario evento quello andato in scena questo fine settimana al Teatro Pasolini di Casarsa della Delizia (PN).

Straordinario per il messaggio che ha proposto, per la formula artistica prescelta, per il consenso di pubblico, per l’atmosfera che ha creato.

Sul palco si sono alternati quasi cinquanta artisti: musicisti, attori e cantanti. Tra loro alcuni professionisti; la maggior parte gente comune, giovani del nostro territorio che con passione e dedizione hanno lavorato per mesi sotto la guida esperta di Marinella Montanari e di tutto lo staff del Jobel Teatro di Roma, di Michele Morassut (direttore artistico), di Denis Feletto (direttore di palco e arrangiatore) e di Roberto Brisotto (compositore delle musiche). Il risultato non è stato un semplice spettacolo teatrale, ma un vero e proprio evento che ha celebrato il messaggio del Beato Luigi Monza, un messaggio semplice e al contempo disarmante per la sua straordinaria attualità.

Macinati, triturati, ipnotizzati dalla frenesia e dal rumore di fondo, dallo scintillio di fuochi fatui e di parole vuote, viviamo senza accorgerci di chi abbiamo accanto; viviamo sulla difensiva, a testa bassa senza guardarci gli uni gli altri, senza provare a capirci, convinti che il “nemico” si celi anche dietro il nostro migliore amico. Don Luigi ci ha insegnato che siamo tutte membra dello stesso corpo, ognuno con una funzione precisa, necessaria all’altro. Ci ha insegnato che i colori se mescolati bene possono creare le tele più belle. Ci ha insegnato che un cuore è tanto più grande quanto più riesce ad essere vicino anche a chi sentiamo più distante da noi. Ci ha insegnato che la carità non conosce la parola “basta”, che “il bene va fatto bene”, che si può essere straordinari ogni giorno nelle nostre singole vite, nei nostri luoghi di lavoro, di studio e di incontro, nel nostro stare assieme agli altri. Ognuno di noi nel suo piccolo può e deve fare la differenza, ma per farlo deve guardare oltre se stesso e cambiare la prospettiva verso un orizzonte più ampio e più alto.

Non si tratta di spegnere il rumore di fondo o di isolarsi in un mondo fantastico che ci tenga lontani dai pericoli, dal torpore e dall’insensatezza che a volte abitano il nostro tempo. La sfida sta nel cambiare il mondo dal di dentro, facendo germogliare quei semi che l’uomo ha da sempre in sé: deve solo riconoscerli e coltivarli.

Lo spettacolo, fortemente voluto e promosso dalla Diocesi di Concordia-Pordenone, si inserisce in un ampio progetto di formazione artistica e spirituale, teso ad utilizzare il linguaggio artistico per portare i nostri giovani a conosce e ad approfondire importanti figure di riferimento della spiritualità cristiana.

A conclusione di tutte e tre le repliche ha preso la parola il Vescovo, Mons. Ovidio Poletto, che ha sottolineato la bravura di questi ragazzi: “Con la vostra passione, il vostro impegno, la vostra dedizione a questo progetto siete stati più che degli attori, ma dei meravigliosi testimoni dell’Amore di cui parlava don Luigi. Il mio augurio è che questo Amore, la cui fonte è inesauribile, ci sostenga e ci aiuti tutti a rendere migliori le nostre relazioni, il nostro impegno, la nostra attenzione verso gli altri”. E proprio in quest’ottica Mons. Poletto ha infine ringraziato l’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità (fondato proprio dal Beato Luigi Monza) che da cinquant’anni sono presenti nel nostro territorio all’interno della struttura de La Nostra Famiglia di San Vito al Tagliamento e che tra poco abiteranno anche la Casa Madre della Vita, recentemente inaugurata.

Info: www.luigimonza-teatro.it

Un commento a “Essere straordinari nell’ordinario: la semplice eredità di don Luigi Monza.”

  1. marilena marino scrive:

    Bellissima iniziativa! E’ quanto mai importante che l’arte in tutte le sue forme torni a veicolare la fede.E’ stato sempre fatto, senza dubbio, nel passato, ma è necessario trovare sempre formule attuali e controcorrente per “liquefarsi” nella contemporaneita’ non disdegnando i messaggi che ci arrivano sotto varie forme, qualunque siano: non si tratta piu’ di condannare la forma ma entrare sapientemente in tutti i contesti della societa’ (anche quelli piu’ scabrosi)e saper trarne intelligentemente formule efficaci di evangelizzazione, affinchè poi anche le modalita’ con cui certi modelli di vita vengono qualche volta erroneamente dipinti, possano cambiare.

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