Saturday, May 19, 2012

“Il volto di Gesù nel cinema e nella letteratura”

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 14 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

“Gesù nostro contemporaneo”: è stato questo il tema dell’evento internazionale promosso dal Comitato per il progetto culturale della Cei e che anche quest’anno è stato ripreso dall’Acec per promuovere nelle sale di comunità manifestazioni dedicate al tema “Il volto di Gesù nel cinema e nella cultura”. L’iniziativa è rivolta alle sale di tutta Italia; fra queste ne saranno selezionate una cinquantina impegnate a realizzare un ciclo di incontri (con film, dibattiti, spettacoli teatrali) nel periodo dal 1° aprile al 15 giugno 2012.

Per l’occasione è stato realizzato un supplemento alla rivista SdC, dedicato al tema: “Il volto di Gesù. Riflessi e presenze”. Vi si trovano articoli sulla figura di Cristo nel cinema e nel teatro, nell’arte e nella letteratura. “Dopo duemila anni – scrive Francesco Giraldo nell’introduzione – non è per nulla semplice rendere visibile un Volto che si è perso spesso nelle nebbie delle vicende umane e nella complessità della storia del pensiero. Non si ha a che fare con un santino, una statua, un dipinto, una storia, un affabulazione”. Rendere contemporaneo il volto di Gesù – prosegue – “è essere dei rabdomanti alla ricerca di quelle sembianze sparse nel cinema, nell’arte, nel teatro e nella letteratura. Per esperire la contemporaneità del Volto di Gesù è necessario esperire quello scarto che consente di scorgere l’ineffabile”.

(via SpiritualSeeds.info)

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Schittino & Giona il “Ribelle”

Posted by marilena marino On gennaio - 20 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Schettino e Giona il profeta ….
Schittino scarcerato: è scontro tra gip e Procura
È duello legale sul caso del comandante della Concordia, Francesco Schettino. “Non sussiste il pericolo di fuga, né quello di inquinamento delle prove: Francesco Schettino, secondo il gip di Grosseto, potrebbe invece reiterare il reato”, queste le motivazioni per cui il giudice di Grosseto ha concesso i domiciliari per il comandante della Costa Concordia, naufragata a largo dell’isola del Giglio sabato scorso. Di tutt’altro avviso la Procura di Grosseto, secondo la quale Schettino potrebbe fuggire: per questo il pm annuncia ricorso al tribunale del Riesame. Il comandante, intanto, si trova nella sua casa di Meta di Sorrento.

Ai giornalisti che chiedevano se nell’inchiesta sul naufragio della nave Costa Concordia ci siano altri indagati, il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, ha risposto: “No, non ci sono altri indagati”, smentendo così le indiscrezioni che stanno circolando tra i mass media nelle ultime ore. Verusio ne ha parlato ricevendo per alcuni minuti nel suo ufficio i giornalisti. Al momento, quindi, gli indagati restano il comandante della nave, Francesco Schettino, e il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio.
Ci sono due verità, sul banco del gip di Grosseto, che martedì sera ha deciso – spiazzando la procura – gli arresti domiciliari per il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. Una è quella dei pm, della Capitaneria di porto di Livorno, dei vertici della Costa Crociere, dei naufraghi e dei testimoni del disastro del Giglio. È la più difficile da accettare. Questa verità racconta di un cambio di rotta improvviso della Costa Concordia, dell’eccessivo avvicinamento all’isola per un “inchino”, di uno scoglio segnalato e tuttavia preso in pieno. Poi, si concentra sulla catena di errori compiuti da Schettino: il mancato allarme nonostante la nave fosse in balia del mare, il ritardo nell’evacuazione. Infine, insiste sul punto più grave, l’abbandono della nave e persino il tentativo di inquinamento delle prove, mentre nel buio degli abissi si consumava la tragedia costata la vita – per ora – a undici persone.

L’altra, “verità”, è quella del comandante della Concordia. Che, sentito martedì volta dagli inquirenti, ha raccontato la sua versione del naufragio: uno scoglio apparso all’improvviso e non segnalato dalle carte nautiche, una manovra eroica che ha salvato la vita di migliaia di persone, la caduta involontaria nell’acqua, l’impossibilità di risalire sulla nave perché «troppo inclinata».

Due versioni opposte. Due naufragi diversi. Non fosse che in mezzo, a parlare di quella notte dalle televisioni di tutto il mondo, ora c’è una telefonata. Anzi, tre. Sono quelle intercorse tra lo stesso Schettino e il capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno Gregorio De Falco venerdì, poco dopo il naufragio. Già lunedì ne era stato reso noto il contenuto, ma ieri è stato trasmesso in viva voce. Lasciando tutti senza parole. Schettino, durante quelle conversazioni mente, e spudoratamente. Si contraddice. Racconta di essere a bordo della nave, poi d’essere giù. Non sa rispondere alle domande concitate di De Falco, che gli intima di riferire quante donne, quanti bambini siano in pericolo, che gli ripete, quasi all’infinito, di tornare indietro, di percorrere quella scaletta al contrario e riprendere in mano la situazione. È la voce dell’onore contro quella dell’irresponsabilità, dell’esitazione. «Ma qui è tutto buio…», balbetta Schettino, mentre l’altro gli intima ancora, con voce perentoria e quasi esasperata: «E che vuol fare, andare a casa? Torni a bordo!».
Soddisfatto invece il legale di Schettino, Bruno Leporatti. Che torna a sostenere quella verità quasi incredibile: che l’uomo avrebbe salvato «centinaia, anzi migliaia di vite», che non ci sarebbe stata alcuna fuga, tanto meno un ammutinamento, come raccontato dai testimoni, secondo cui sarebbero stati altri membri dell’equipaggio a far scendere i passeggeri ravvisando lo stato confusionale in cui versava il comandante. «Non si può mandare in carcere una persona solo per l’opinione pubblica», conclude poi.
Interessante il parallelo con Giona e la sua storia nelle letture del 22 Gennaio 2012. lui è un profeta al quale Dio ha dato l’ordine di andare a Ninive per predicare il suo giudizio con l’obiettivo di offrire una possibilità di salvezza ai Niniviti. Abbiamo visto la volta scorsa come questo fosse per lui un ordine strano, perché fino a quel momento Dio aveva mandato i suoi profeti esclusivamente al suo popolo eletto, Israele e non a popoli stranieri; in più i Niniviti erano i peggiori nemici di Israele, conosciuti come dei guerrieri carnefici e spietati, tutt’altro che meritevoli della grazia di Dio. Perciò Giona decide di non ubbidire e di scappare il più lontano possibile, compra il biglietto per Tarsis e si imbarca convinto che tutte le circostanze stiano andando a suo favore. Ma, poco dopo la partenza, Dio scatena una tempesta così forte che la nave sta per rompersi e Giona è così tranquillo da riuscire ad addormentarsi nel fondo della nave, mentre il resto dell’equipaggio, capitano compreso, pregano i loro dei e fanno di tutto per alleggerire la nave. Giona non si pente nemmeno sotto la pressione del capitano e dei marinai, pur sapendo che la tempesta era stata mandata da Dio per colpa sua. Alla fine decide che la soluzione è morire piuttosto che pentirsi e chiede ai marinai di gettarlo nel mare. Questi ultimi sono costretti a farlo, anche perché tutti i loro sforzi per riportare la nave a riva sono vani e non appena Giona tocca l’acqua la tempesta si calma. I marinai sono terrorizzati e cadono in ginocchio adorando il Dio del cielo, che ha fatto la terra e il mare!

Giona sprofonda nel mare… e cosa succede? Notate che tipo di preghiera rivolge a Dio: non si tratta di una richiesta di aiuto ma di una preghiera di ringraziamento per l’aiuto già ricevuto; Giona non chiede a Dio di salvarlo dal grande pesce ma lo ringrazia per averlo salvato da una morte certa nel fondo del mare. Notate anche che Giona prega dalla pancia del pesce (v2), perciò è cosciente pur trovandosi in un luogo che apparentemente non permetterebbe a nessuno di continuare a vivere. Era cosciente abbastanza per realizzare che Dio lo aveva salvato dalla morte per annegamento. Con questo voglio dire che la prima cosa che succede non appena Giona viene gettato nel mare non è l’arrivo del grande pesce, ma il suo grido di angoscia e di aiuto verso Dio: deve aver trascorso un bel po’ di tempo nell’acqua prima di essere inghiottito dal pesce e sicuramente deve aver pregato mentre sprofondava negli abissi; d’altronde era la cosa più normale che un figlio di Dio in pericolo avrebbe fatto e questo è confermato dalle sue stesse parole (v8). Perciò, quando leggete questo capitolo ricordatevi che quando Giona parla della sua angoscia si sta riferendo al tempo trascorso nell’acqua e non a quello trascorso nella pancia del pesce: per Giona l’acqua fu la minaccia di morte, ma il grande pesce fu la sua salvezza provveduta da Dio.

1. NONOSTANTE LA NOSTRA COLPA

Dio aveva chiesto a Giona di andare a Ninive ma Giona ha preso la strada opposta: aveva disubbidito volontariamente e stava fuggendo da Dio, perciò era colpevole. Per questo motivo Dio aveva mandato la tempesta. Per questo stesso motivo Giona si trovava nel fondo del mare. Notate che la preghiera di Giona fu spinta dal pericolo non da un sentimento di devozione verso Dio, Giona prega perché sta per morire non perché si diletta nel parlare con Dio. In fondo, meglio pregare costretti da qualche motivo piuttosto che non pregare per niente, no? E’ poco probabile che ogni figlio di Dio preghi sempre spinto da motivi puri e santi, anche perché i nostri desideri e la volontà di Dio spesso sono in conflitto tra loro. Giona prega e si arrende a Dio perché si rende conto che Dio è la sua ultima e unica speranza di salvezza: come molti di noi oggi, considera la volontà di Dio come qualcosa a cui aggrapparsi nelle situazioni di emergenza non come qualcosa da vivere ogni giorno della propria vita! Giona è completamente colpevole, però prega e nonostante la sua colpa Dio gli risponde.

Se ti stati chiedendo “Ho ancora speranza? Avrà Dio misericordia di me e ascolterà il mio grido di angoscia?” fatti coraggio con Giona. La sua angoscia era il risultato della sua colpa, ma Dio gli ha risposto dandogli un’altra possibilità. Salmo 107.10-15 “Altri dimoravano in tenebre e in ombra di morte, prigionieri nell’afflizione e nelle catene, perché si erano ribellati alle parole di Dio e avevano disprezzato gli avvertimenti dell’Altissimo; perciò egli umiliò i loro cuori nella sofferenza; essi caddero, e nessuno li soccorse. Gridarono al SIGNORE nella loro angoscia ed egli li salvò dalle loro tribolazioni; li fece uscire dalle tenebre e dall’ombra di morte, spezzò le loro catene. Celebrino il SIGNORE per la sua bontà e per i suoi prodigi in favore degli uomini!” Se la tua angoscia, il tuo dolore, le tue difficoltà sono il risultato della tua disubbidienza, pentiti e grida al Signore: lui ti risponderà nonostante la tua colpa. Al v4 Giona si rende conto e accetta di trovarsi sotto la disciplina di Dio, non sono stati i marinai a gettarlo nel mare, ma Dio stesso: “Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto”. I marinai erano stati solo il mezzo attraverso il quale Dio ha esercitato la sua disciplina.

Ma Dio risponde…

2. NONOSTANTE IL SUO GIUDIZIO

Dio è arrabbiato con Giona, la sua disubbidienza richiede una punizione. Credo che niente ci renda così disperati nelle nostre angosce quanto il pensiero che esse siano la conseguenza del nostro peccato e probabilmente siamo convinti che se Dio è arrabbiato con noi è inutile pregare, tanto non ci ascolta. La situazione drammatica in cui si trova porta Giona ad affermare che “Dio lo ha cacciato lontano dal suo sguardo“. Interessante, al cap. 1 era stato Giona a voler fuggire dalla presenza di Dio, ora sta realizzando che cosa terribile è l’essere mandato via dalla presenza di Dio da Dio stesso: che grande contrasto! Ma nonostante questo Giona prega e chiede la liberazione a quello stesso Dio che lo ha gettato nel profondo dell’oceano… e quel Dio che è così arrabbiato con lui compie un miracolo per salvarlo.

Giona era colpevole, aveva disubbidito volontariamente a Dio perciò si sentiva e si trovava realmente sotto il giudizio di Dio. Ma invoca comunque il suo Dio, perché quando andiamo a lui in preghiera con un cuore sincero Dio risponde nonostante la nostra colpa, risponde nonostante il suo giudizio e

Dio risponde…

3. NONOSTANTE LE CIRCOSTANZE IMPOSSIBILI

La situazione in cui si trova Giona è veramente critica: “Le acque mi hanno sommerso; l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. Sono sprofondato fino alle radici dei monti; la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre…”

Ma immaginate di dovervi trovare in mare aperto nella situazione in cui Giona si trovava: fu gettato in mare nel bel mezzo di una tempesta, perciò deve aver bevuto tanta di quell’acqua da farlo vomitare. Chissà quanto alte saranno state le onde, tanto alte che Giona dice di esserne stato travolto e sommerso. Inghiottito dal mare Giona va sempre più verso il fondo e mentre scende continua a bere, l’aria comincia a mancargli e come se non bastasse una massa di alghe gli si attorciglia alla testa e sul collo e immagino che deve essere stato qualcosa di viscido e schifoso. Probabilmente Giona cerca di liberarsene ma l’aria comincia veramente a essere poca e soprattutto la paura aumenta… la discesa verso il fondo non si ferma, Giona dice di sprofondare fino alle radici dei monti, non solo si sente inghiottito dal mare ma anche la terra ha aperto la sua bocca e ormai il nostro caro profeta ribelle ha i minuti contati. v8 “quando la vita veniva meno in me”… L’aria è finita, Giona è rassegnato, non riesce a risalire dal fondo. E’ una scena terrificante, la situazione è drammatica e per Giona sembra veramente arrivata la fine… è umanamente impossibile rimanere vivo!

Non so perché, ma sembra proprio che nella vita cristiana i problemi e le angosce arrivino tutte insieme. Non vi capita così? Un problema tira l’altro, dopo un periodo di tranquillità le prove non arrivano un po’ alla volta, spesso ne arrivano due, tre insieme e ci sentiamo impotenti, spesso gettiamo la spugna perché consideriamo alcune circostanze davvero insormontabili, problemi impossibili da risolvere. A volte abbiamo come la sensazione che il Signore non stia ascoltando le nostre preghiere e arriviamo al limite delle forze, quasi disperati davanti alla realtà di una situazione che non ha vie di uscita: “E’ impossibile, non ce la farò mai… Sono così confuso, non vedo soluzioni… Come faremo ad andare avanti?…” Ma, quando le circostanze sembrano non lasciarti scampo, ricordati di Giona: era impossibile rimanere vivo, ormai era spacciato. Ma… “ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o SIGNORE, mio Dio! Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del SIGNORE e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo”. Per Giona era impossibile ma non per Dio. Dio risponde nonostante quelle che Giona sta vivendo siano circostanze impossibili. Dio permette che Giona viva delle circostanze al limite dell’impossibile prima di mandare un grande pesce a salvarlo. Spesso succede proprio così: Dio risponde quando tutto sembra ormai perso. Non è sempre così, ma molte volte Dio risponde “all’ultimo minuto”. Non so spiegare perché lo faccia eppure succede. Penso che un insegnamento in questo modo di operare ci sia: anche se non hai ancora una risposta devi continuare a pregare, perché Dio risponde. A Giona gli era rimasta ormai pochissima aria nei polmoni ma continua a pregare pur non avendo ancora ricevuto una risposta: “Quando la vita veniva meno in me,… la mia preghiera è giunta fino a te”. Quando senti di essere arrivato alla fine, ricordati che … “agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio”. Non smettere di gridare a Dio, perché egli risponde nonostante le circostanze che stai vivendo sono impossibili. Dio ci risponde quando gridiamo a lui nell’angoscia e nel pericolo, nonostante la nostra colpa, nonostante il suo giudizio, nonostante le circostanze impossibili… ma è anche vero che Dio a volte risponde

4. PER GRADI

Credo che possiamo essere certi del fatto che Giona non abbia chiesto a Dio: “Signore, ti prego, salvami mandando un grande pesce e fammi inghiottire da lui affinché possa restare tre giorni e tre notti nel suo stomaco, fino a quando non mi sputi sulla riva del mare!” Probabilmente la sua preghiera fu semplicemente: “Signore, lo ammetto, ti ho disubbidito.. ma, ti prego, abbi pietà di me e salvami!” A volte Dio non risponde alle nostre preghiere di liberazione con una liberazione totale o immediata! Spesso Dio risponde per gradi. E dobbiamo ammettere che quando risponde a questa maniera ci sembra quasi che la sua non sia una reale liberazione.

Lo stomaco del pesce difficilmente sembrerebbe una liberazione: immaginate Giona che si ritrova nella pancia del pesce dopo aver pregato, con tutto quello che si potrebbe trovare in un ambiente come quello, con tutta la puzza che ci potrebbe essere in un posto simile, dovunque tocchi è viscido… è buio… quasi sicuramente c’è più aria che nel fondo del mare ma comunque è molto poca… penso che Giona per qualche attimo deve aver provato una profonda paura e lo dico perché la Bibbia ci fa capire che è cosciente, perché prega dalla pancia del pesce! Ma nonostante tutto questo, Giona è vivo… è salvo… e contrariamente a quanto si sarebbe potuto aspettare, quel grande pesce fu la sua salvezza. Giona se ne rende conto, è cosciente abbastanza per piegare le sue ginocchia e ringraziare Dio. Non si lamenta dell’ambiente in cui si trova, accetta il “primo grado di salvezza” di Dio come la garanzia di una salvezza completa e conclude la sua preghiera con la grande affermazione: “La salvezza appartiene al Signore”. La risposta che io e Francesca ci aspettavamo non era certo di rimanere lì, eppure il Signore ha risposto proprio così!

Non disprezzare il parziale intervento di Dio, se sceglie di tirarti fuori dalla prova “per gradi” evidentemente lo sta facendo per uno scopo ben preciso. Sii grato a lui per qualsiasi risposta, anche se non ti sembra una reale risposta o se non è come te l’aspettavi. Perché Egli è il Dio della salvezza e puoi star sicuro che ti salverà dalla tua angoscia. Ricorda: la pancia del grande pesce è meglio del fondo del mare e delle alghe attorcigliate sulla testa.

La preghiera di Giona ci parla di un Dio che risponde alle nostre richieste di aiuto, sempre e nonostante la nostra colpa, il suo giudizio e le circostanze impossibili ci facciano pensare che non sia tenuto a risponderci. Dio risponde, anche se la sua risposta può sembrare a prima vista una parziale liberazione. Ma…

Giona ammette che nella sua vita ci sono stati degli idoli che lo hanno privato della grazia di Dio e delle sue benedizioni. Qual era stato il grande idolo di Giona? Il suo intenso patriottismo, era così concentrato sulla salvezza e la prosperità della sua nazione che si rifiutò di offrire la grazia di Dio ai nemici Niniviti. Non voleva in nessun modo che persone così malvagie e sanguinarie avessero anche la minima possibilità di potersi salvare. Un idolo porta via a Dio il primo posto nella tua vita e ti spinge alla disubbidienza, privandoti delle benedizioni che Dio vuole darti: Giona se ne rese conto, aveva capito che quando togli Dio dal trono della tua vita e ti arroghi il diritto di prendere l’ultima decisione, stai perdendo le sue benedizioni, la sua grazia. La risposta di Dio ha raggiunto il suo primo obiettivo: Giona ringrazia e da gloria a Dio!

Per spiegare questo punto è necessario andare avanti e anticipare per un attimo la fine della storia. Al cap. 3 Dio manda nuovamente Giona a Ninive. Giona ubbidisce, predica il giudizio di Dio e i Niniviti si pentono e “credono a Dio”. Alla fine del cap. 3 Dio, vedendo il pentimento dei Niniviti “si pentì del male che aveva detto di far loro e non lo fece”. Perciò nei primi 3 capp. c’è un parallelo tra l’esperienza di Giona e quella dei Niniviti: Giona disubbidì a Dio, Dio manda la tempesta come segno del suo giudizio, Giona grida a Dio nell’angoscia e Dio gli risponde dandogli una nuova opportunità. Lo stesso fu per i Niniviti: la loro malvagità era grande e aveva causato il giudizio di Dio, ma essi gridarono a Dio nella loro angoscia e Dio rispose dando loro una nuova opportunità. Dio ha mostrato grazia a Giona e allo stesso modo Giona deve imparare a mostrare grazia ai Niniviti. Il libro di Giona ha un messaggio forte e chiaro su Dio: la sua grazia e misericordia non sono riservate a Israele ma si estendono a qualsiasi persona pone la propria fede in lui, pentendosi per il proprio peccato. Ciò che salva non è la nazionalità ma la fede, questo è il forte messaggio espresso dal libro di Giona e da tutto l’Antico Testamento. Ma non è questo il tema principale del libro o l’insegnamento più grande che il libro di Giona vuole darci. Il libro non è tanto centrato su Israele quanto su Giona stesso e conseguentemente ha un messaggio preciso per me e per te. Il punto principale non è “Dio è misericordioso” ma “Tu devi essere misericordioso allo stesso modo in cui Dio lo è con te”. E’ questa l’ultima lezione che possiamo imparare dalla preghiera di Giona: Dio risponde alle nostre preghiere con grazia per rendere noi strumenti di grazia. E’ questo il cambiamento che lui vuole produrre nei nostri cuori attraverso la sua risposta alle nostre preghiere. Quanta grazia Dio ha mostrato verso di te? Puoi testimoniare di che persona eri prima di diventare un suo figlio e di quanta misericordia ti ha concesso nonostante tu non la meritassi, trasformando completamente la tua vita? Puoi testimoniare di quante volte nella tua vita di credente Dio ti ha soccorso con una grazia e una compassione indescrivibili, per trarti fuori da situazioni impossibili, nelle quali ti sentivi perso, senza soluzioni, sommerso da un peso insopportabile? Sei così sincero da ammettere che in nessun caso avresti meritato tutta la grazia di cui Dio ti ha letteralmente sommerso?!?!?! Bene, ora tocca a te: Dio ti chiama a mostrare lo stesso atteggiamento, la stessa grazia nei confronti dei tuoi colleghi, dei quali sei ormai stanco e che, magari, vorresti vedere crepare all’inferno; nei confronti dei tuoi amici che continuamente ti prendono in giro e che secondo te non meriterebbero che la morte, altro che la grazia di Dio! Nei confronti delle persone che giornalmente ti passano accanto e che giornalmente rifiutano di arrendersi a Dio, che non lo riconoscono come loro Creatore e al quale si rifiutano di sottomettersi. Nei confronti dei tuoi fratelli, delle tue sorelle che spesso vorresti non vedere, i quali non ti mostrano amore, con i quali sei stanco di lavorare. Dio ti ha mostrato grazia e continua a mostrartela perché tu, a tua volta, la mostri agli altri: non scappare dai Niniviti, vai da loro e offrigli la grazia di Dio perché non sono diversi da quello che eri tu prima che Dio la offrisse a te. Se ti senti cacciato dalla presenza di Dio, non esitare a parlargli perchè lui ti ascolta e ti risponde. Se ti senti in colpa per avergli disubbidito è un buon segno, allora svuota il tuo cuore davanti a lui e lui ti riabiliterà. Non è mai troppo tardi per tornare a Dio: fossi anche nel più profondo dei mari, lui è lì. Non la senti la voce di Dio?

“Figlio mio, non capisci cosa voglio insegnarti rispondendo al tuo grido di angoscia? Io ho avuto grazia con te nonostante la tua colpa… ho avuto grazia nonostante il mio giudizio su di te.. ti ho salvato da una situazione impossibile, dalla quale nessuno poteva trarti in salvo e l’ho fatto in modo miracoloso, liberandoti e rispondendoti con tutta la mia potenza… l’ho fatto per riempire il tuo cuore di ringraziamento, in modo che tu possa dare gloria al mio nome e non solo tu, ma chiunque sentirà ciò che io ho fatto per te… e l’ho fatto perché il tuo cuore possa cambiare atteggiamento nei confronti dei tuoi fratelli e sorelle e delle persone perdute che sono intorno a te. Caro figlio mio, tu devi mostrare grazia così come io l’ho mostrata verso di te!”

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È stata presentata ufficialmente la seconda edizione de “I Teatri del Sacro”, che si svolgerà a Lucca dal 19 al 25 settembre prossimo. Si tratta di un progetto promosso da Federgat, Federazione gruppi attività teatrali e Fondazione Comunicazione e Cultura, insieme al Servizio nazionale per il Progetto culturale della Cei, all’Ufficio nazionale comunicazioni sociali della Cei e all’Acec, associazione cattolica esercenti cinema.
I 27 spettacoli in cartellone, tutti inediti, entreranno poi nelle programmazioni delle sale della comunità, che nella scorsa edizione “hanno visto la rappresentazione di più di 300 repliche”, ha sottolineato Francesco Giraldo, segretario dell’Acec. “C’è stata una grande risposta da parte delle diocesi – ha affermato il responsabile del Servizio nazionale per il Progetto culturale, Vittorio Sozzi, il quale ha ribadito come questa manifestazione si collochi “nella missione della Cei di essere al servizio delle diocesi”. Alla conferenza stampa erano presenti anche Fabrizio Fiaschini, presidente della Federgat, che ha illustrato gli spettacoli in programma, e Giorgio Testa, responsabile del laboratorio “I 70 visioni e condivisioni”, dedicato “all’altra metà dello spettacolo: lo spettatore”.
Scopo de “I Teatri del Sacro”, ha spiegato mons. Domenico Pompili, durante la conferenza stampa, “é quello di riscoprire un’arte che è tra le più antiche e che ha sempre avuto una stretta continuità con la ricerca del senso”. Tre, ha aggiunto Pompili, le dimensioni proprie del teatro che la Chiesa, con l’iniziativa, intende mettere in luce: la “corporeità” perché “incontrare l’altro vuol dire innanzitutto trovarsi di fronte un corpo”; la “concretezza”, poiché “il sacro non è solo il luogo dei precetti e delle leggi ma anche quello dell’incontro con il singolo evento”; la “forza simbolica” perché “in una cultura tecnicista che tende a schiacciare tutto sui dati di fatto, il teatro dà respiro e profondità”.

(via SpiritualSeeds.info)

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“Ebr@ismo 2.0: dal Talmud a Internet”: questo il tema della Giornata europea della cultura ebraica in programma domenica 4 settembre e che vedrà Siena come città capofila.

Come spiegano gli organizzatori, il titolo della giornata è “una declinazione inedita per la manifestazione che ogni anno, la prima domenica di settembre, apre le porte di sinagoghe, musei e quartieri ebraici, presentando concerti, mostre e spettacoli teatrali, proponendo percorsi enogastronomici, visite guidate e appuntamenti culturali, allo scopo di rispondere, in un’atmosfera lieve e festosa, a tante domande su ebrei ed ebraismo”.

Per l’intera giornata in programma spettacoli teatrali con nomi del calibro di Haim Baharier, Eugenio De’ Giorgi, il giornalista David Parenzo che animerà il theater talk con ospiti quali Moni Ovadia e Klaus Davi. E poi ancora, mostre, conferenze, percorsi enogastronomici e isole digitali interattive allestite in piazza del Mercato, subito dietro la celebre piazza del Campo.
Porte aperte anche nella Sinagoga, con la possibilità di una visita con l’ausilio di guide esperte. La piazza del Mercato si trasformerà in un mare di isole digitali dove il visitatore potrà fare un’esperienza virtuale alla scoperta della cultura ebraica. Curato da Giuseppe Burschtein, l’allestimento prevede sette postazioni con video sui diversi temi: “Subject: ebraismo” per monitorare in diretta il “sentiment” della rete attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale; “Jewish genealogy”, come ritrovare le proprie origini attraverso gli strumenti più avanzati di internet; “Una profonda tradizione ebraica”, visita video HD/3D ai luoghi dell’ebraismo toscano; “Note universali”, la musica ebraica dalla Sinagoga al Jewish rap; “L’accesso a un mondo”, i grandi portali della cultura e della tradizione ebraica; “Shtetl 2.0”, la nuova vita dello Yiddish. Un mondo riscoperto che la rete aiuta a crescere; “Fotogrammi Kasher”, l’ebraismo narrato dagli obiettivi di Flickr e Youtube.

Manifestazioni nell’ambito della Giornata si svolgeranno anche in altre 62 località italiane.

(via SpiritualSeeds.info)

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Don Tonino Bello: i poeti lo ricordano con un volume

Posted by Moreno Migliorati On agosto - 22 - 2011 1 COMMENT

“Chi sa che qualcuno, complice la poesia, non venga più facilmente indotto a cambiare genere di vita.” Così si espresse un giorno don Tonino Bello, l’indimenticato vescovo di Molfetta di cui ricorrono quest’anno i diciotto anni dalla morte ed il cui ricordo non accenna a spegnersi. Come dimostra, tra l’altro, l’ultima iniziativa a lui dedicata: un volumetto intitolato “La versione di Giuseppe. Poeti per don Tonino Bello”, edito dalle Edizioni Accademia di Terra d’Otranto ed in uscita nei prossimi giorni.
La pubblicazione, ispirata a “La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe” dello stesso don Tonino ed edita nel 1987, contiene testi di svariati poeti e sarà oggetto di un reading che si svolgerà il prossimo 31 agosto ad Alessano nell’ambito del festival Il Montesardo.
Come scrivono gli autori del volume nell’introduzione al volume, “ciò che emerge dalle riflessioni di don Tonino assume ancora più rilevanza ai nostri giorni, fino al punto da apparire profetico: “Il corpo, poi, degradato a merce di scambio, è divenuto spazio pubblicitario e manichino per prodotti di consumo! L’eros mercantile corrode alla radice i rapporti interumani, sgretola la comunione, frantuma l’intimità, irride la famiglia, commercializza la donna. E con i postulati di marketing degli spot televisivi, spersonalizza irrimediabilmente la sessualità, riducendola ad una variabile della cupidigia di potere.” (ibid, pag. 17). “Si muore per anemia cronica di gioia. Si moltiplicano le feste, ma manca la festa. E le letizie diventano sbornie, gli incontri, frastuoni; e i rapporti umani, orge da lupanari” (ibid, pag. 29).
Un’ottima occasione per approfondire la figura di don Tonino per chi si è già accostato ad essa, dunque, ed un’altrettanto ottima occasione per accostarvisi per la prima volta.

(via SpiritualSeeds.info)

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Formazione per gli animatori: le proposte estive

Posted by Matteo Maria Giordano On giugno - 28 - 2010 ADD COMMENTS

Cinema e teatro al centro dell’attenzione nella proposta dell’Acec, Associazione Cattolica Esercenti Cinema, dal titolo “La Sala della Comunità”, polifunzionalità e nuove tecnologie”, in programma a Ponte di Legno (Brescia) dal 6 al 10 luglio. Una utile quattro giorni per gli animatori delle parrocchie che dispongono di Sale della comunità e intendono valorizzarle sempre di più al servizio della pastorale ordinaria. Un impegno che anche a Roma abbiamo fatto nostro, con il recente incontro al Seminario Maggiore che ha coinvolto l’Acec e la Federgat. Nel programma di Ponte di Legno, incontri, tavole rotonde, workshop, una rappresentazione teatrale, analisi di film come strumenti di animazione pastorale, visita alla Sala della comunità di Edolo, focus sul cinema digitale. La prenotazione per il corso va inviata entro il 15 giugno alla segreteria dell’Acec (Fax 06.4402280, acec@acec.it) con la scheda di iscrizione scaricabile dal sito www.acec.it, dove è possibile reperire maggiori informazioni sull’iniziativa. Alla scheda va unita la copia del versamento di 30 euro, effettuato tramite conto corrente postale o bonifico bancario. Informazioni anche al tel. 05.4402273. L’Acec offre l’ospitalità completa ad un rappresentante per ogni Sala della Comunità.

Si intitola invece “Parole dal silenzio” la settimana di formazione teatrale organizzata dalla Federgat, Federazione gruppi attività teatrali. Una proposta formativa di grande rilievo per le compagnie teatrali delle parrocchie, già attive nella nostra diocesi, e a coloro che vogliono avviarsi su questi percorsi. Giunta all’ottava edizione, in collaborazione con l’Acec, la settimana intende offrire a giovani e adulti un approccio formativo alle arti dello spettacolo. I singoli laboratori teatrali saranno condotti da professionisti esperti nel campo della formazione teatrale. Il tema è legato alla parola evocativa della spiritualità e della musica. L’appuntamento sarà a Fognano (Ravenna) dall’11 al 17 luglio: i partecipanti saranno stimolati a riflettere e a mettersi in gioco con il linguaggio del teatro, a partire dai testi dei mistici occidentali. Per informazioni ed iscrizioni: www.federgat.it (tel. 06.4402273, federgat@federgat.it).

Più legato a internet il workshop di giornalismo multimediale promosso dall’Associazione nazionale circoli cinematografici italiani (Ancci), in programma a Brescia dal 18 al 24 luglio al Centro Paolo VI di Brescia. Destinatari sono gli animatori della comunicazione e della cultura, delle sale della comunità, dei circoli di cultura cinematografica. Il corso, a numero chiuso (20 partecipanti), parte dalla consapevolezza che la diffusione della Rete spinge verso un’innovazione radicale nel modo di fare informazione e, di conseguenza, nell’identità professionale dell’animatore culturale e del giornalista. La scheda di partecipazione è scaricabile dal sito www.ancci.it: ogni partecipante dovrà essere munito di proprio computer portatile, videocamera, cassette minidvd e cavo firewire. Un corso, quindi, di alto livello: si parlerà di ideazione e realizzazione di servizi giornalistici, tecniche di scrittura televisiva e altro ancora.

[fonte: http://www.romasette.it]

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Domani, 22 giugno, verrà presentata a Roma, presso la Casa dei Teatri, la seconda edizione de “I Teatri del Sacro”, rassegna dedicata alla spiritualità e ideata e realizzata dalla Federgat e dalla Fondazione Comunicazione e Cultura, in collaborazione con il Servizio Nazionale per il Progetto Culturale, l’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della Cei e l’Acec.

La seconda edizione della rassegna, informano gli organizzatori, si apre con un concorso dedicato a compagnie professionali ed amatoriali per la selezione di un massimo di venti progetti teatrali mai realizzati incentrati sui temi della spiritualità, della tradizione religiosa, del rito e della religiosità popolare. Gli spettacoli scelti debutteranno in prima nazionale durante la seconda edizione de “I teatri del sacro”, in programma a Lucca nell’autunno del 2011.

La prima edizione (in scena a Lucca dal 21 al 27 settembre 2009) ottenne uno straordinario successo di pubblico: quasi tutti gli spettacoli hanno registrato il tutto esaurito e in alcuni casi e’ stato necessario aggiungere delle repliche straordinarie per far fronte al notevole afflusso di spettatori. Un successo che, come dicono gli organizzatori, ha superato tutte le aspettative e che conferma il solido impianto progettuale e artistico dell’iniziativa, oltre al concreto impegno di sostegno e valorizzazione dei progetti teatrali selezionati.

Un analogo successo è ovviamente da augurarsi per la seconda edizione della rassegna, che non ha uguali a livello nazionale.

(via SpiritualSeeds)

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1.200 persone hanno assistito alle 3 repliche di “…scrivi: «Amore»” , lo spettacolo ispirato al messaggio del Beato Luigi Monza.

È stato uno straordinario evento quello andato in scena questo fine settimana al Teatro Pasolini di Casarsa della Delizia (PN).

Straordinario per il messaggio che ha proposto, per la formula artistica prescelta, per il consenso di pubblico, per l’atmosfera che ha creato.

Sul palco si sono alternati quasi cinquanta artisti: musicisti, attori e cantanti. Tra loro alcuni professionisti; la maggior parte gente comune, giovani del nostro territorio che con passione e dedizione hanno lavorato per mesi sotto la guida esperta di Marinella Montanari e di tutto lo staff del Jobel Teatro di Roma, di Michele Morassut (direttore artistico), di Denis Feletto (direttore di palco e arrangiatore) e di Roberto Brisotto (compositore delle musiche). Il risultato non è stato un semplice spettacolo teatrale, ma un vero e proprio evento che ha celebrato il messaggio del Beato Luigi Monza, un messaggio semplice e al contempo disarmante per la sua straordinaria attualità.

Macinati, triturati, ipnotizzati dalla frenesia e dal rumore di fondo, dallo scintillio di fuochi fatui e di parole vuote, viviamo senza accorgerci di chi abbiamo accanto; viviamo sulla difensiva, a testa bassa senza guardarci gli uni gli altri, senza provare a capirci, convinti che il “nemico” si celi anche dietro il nostro migliore amico. Don Luigi ci ha insegnato che siamo tutte membra dello stesso corpo, ognuno con una funzione precisa, necessaria all’altro. Ci ha insegnato che i colori se mescolati bene possono creare le tele più belle. Ci ha insegnato che un cuore è tanto più grande quanto più riesce ad essere vicino anche a chi sentiamo più distante da noi. Ci ha insegnato che la carità non conosce la parola “basta”, che “il bene va fatto bene”, che si può essere straordinari ogni giorno nelle nostre singole vite, nei nostri luoghi di lavoro, di studio e di incontro, nel nostro stare assieme agli altri. Ognuno di noi nel suo piccolo può e deve fare la differenza, ma per farlo deve guardare oltre se stesso e cambiare la prospettiva verso un orizzonte più ampio e più alto.

Non si tratta di spegnere il rumore di fondo o di isolarsi in un mondo fantastico che ci tenga lontani dai pericoli, dal torpore e dall’insensatezza che a volte abitano il nostro tempo. La sfida sta nel cambiare il mondo dal di dentro, facendo germogliare quei semi che l’uomo ha da sempre in sé: deve solo riconoscerli e coltivarli.

Lo spettacolo, fortemente voluto e promosso dalla Diocesi di Concordia-Pordenone, si inserisce in un ampio progetto di formazione artistica e spirituale, teso ad utilizzare il linguaggio artistico per portare i nostri giovani a conosce e ad approfondire importanti figure di riferimento della spiritualità cristiana.

A conclusione di tutte e tre le repliche ha preso la parola il Vescovo, Mons. Ovidio Poletto, che ha sottolineato la bravura di questi ragazzi: “Con la vostra passione, il vostro impegno, la vostra dedizione a questo progetto siete stati più che degli attori, ma dei meravigliosi testimoni dell’Amore di cui parlava don Luigi. Il mio augurio è che questo Amore, la cui fonte è inesauribile, ci sostenga e ci aiuti tutti a rendere migliori le nostre relazioni, il nostro impegno, la nostra attenzione verso gli altri”. E proprio in quest’ottica Mons. Poletto ha infine ringraziato l’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità (fondato proprio dal Beato Luigi Monza) che da cinquant’anni sono presenti nel nostro territorio all’interno della struttura de La Nostra Famiglia di San Vito al Tagliamento e che tra poco abiteranno anche la Casa Madre della Vita, recentemente inaugurata.

Info: www.luigimonza-teatro.it

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Bergamo: al via domenica la terza edizione di “Effetto Bibbia”

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 9 - 2010 ADD COMMENTS

Prenderà il via domenica 11 aprile la terza edizione di “Effetto Bibbia”, che a Bergamo e in altre località della provincia propone ogni anno degli interessanti percorsi di approfondimento sul testo biblico. L’edizione 2010 avrà come titolo «Le voci della Scrittura», e sarà declinato in una ventina di voci, tra cui: la voce nel deserto, la voce che produce frutto, la voce che chiama, la voce che riconosce, la voce che protesta, la voce che giudica, la voce che insidia, la voce che libera, la voce che istruisce, la voce che crea, la voce che perdona.

Tre le sezioni attraverso le quali l’itinerario sarà declinato. All’interno della prima, “Rileggere la Scrittura”, verranno proposti cinque cortometraggi i quali verranno poi presentati nelle due settimane successive (fino al 30 aprile) nei vari luoghi della provincia coinvolti nel progetto con pubbliche proiezioni seguiti da incontri con i vari autori che racconteranno le loro esperienze nell’affrontare il compito loro affidato. La seconda sezione, “Le voci della Scrittura”, proporrà invece al pubblico una rassegna che consentirà al visitatore (specialista o meno) di avere a portata di mano tutte le opere di argomento biblico pubblicate in Italia negli ultimi anni. Il percorso sarà suddiviso in sezioni monografiche: edizioni critiche del testo biblico, traduzioni, enciclopedie e atlanti, dizionari, commentari ai vari libri biblici, libri per bambini, strumenti informatici. La terza ed ultima sezione, “Vedere la Scrittura”, prevede infine  un percorso, curato dalla rete Museale della Diocesi di Bergamo, che proporrà visite guidate presso cinque musei aderenti alla rete, alla scoperta delle “voci dipinte” (brani biblici in forma di affresco).

L’interessante ciclo di manifestazioni è curato come sempre dal Comitato per la Cultura Biblica, appositamente fondato nella città lombarda nel 2006 ed espressione di svariate realtà locali, sia pubbliche che private.

(via SpiritualSeeds)

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A Milano e Bergamo il sacro è in scena

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 23 - 2010 ADD COMMENTS

Presso il CRT di Milano ha preso il via I teatri del Sacro, un ciclo di nove spettacoli teatrali, frutto di un bando di concorso dedicato all’approfondimento del sacro e dell’esperienza spirituale e religiosa, con riferimento all’ispirazione cristiana, alla tradizione popolare e al dialogo interreligioso.
Si tratta di: In nome della madre, Le donne del Vangelo, Foch, Il Vangelo visto da un cieco, L’abbandono alla divina provvidenza, Scientia crucisEdith Stein, Oibò sono morto, Maria Nera, Ammaliata. Il progetto è realizzato in collaborazione con Federgat (Federazione Gruppi Attività Teatrali) ed è scaturito dalla consapevolezza delle interazioni sempre più diffuse e articolate che si sono sviluppate in questi ultimi anni tra il sacro e la scena. Un proliferare di iniziative che mette in luce l’attualità, per credenti e non credenti, degli interrogativi e degli stimoli creativi connessi, nei loro molteplici risvolti, alla questione della fede e dell’esperienza religiosa.

Sempre riguardo al teatro, è da segnalare che a Bergamo è in corso di svolgimento  (e lo sarà fino alla fine del prossimo mese di giugno) “DeSidera”, rassegna di teatro sacro del Centro culturale Nicolò Rezzara, una manifestazione estremamente interessante di cui è qui disponibile il pdf dell’intero programma. “L’attrattiva del vero e del bello è più forte – scrivono in un comunicato gli organizzatori – Non esiste abbruttimento dell’anima che non venga scalfito di colpo dal richiamo imperioso di un gesto gratuito di bellezza o da un’espressione libera di bontà. Questa è la sfida che accettiamo riproponendo testi classici o commissionando nuove scritture, ricercando nuovi spettacoli o riproponendo vecchie produzioni, chiamando attori collaudati o giovani compagnie”.

(via SpiritualSeeds)

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“Chiunque abbia iniziato un percorso di conoscenza sa che l’unica vera mutazione, per una definitiva conversione dell’umanità a una possibile armonia e alla pace, comincia da se stessi: l’unico possibile punto di partenza per una risurrezione collettiva, forse il più difficile”. Così Pamela Villoresi, che lo ha ideato e ne ha la direzione artistica, presenta l’edizione 2010 di “Divinamente Roma. Festival internazionale della spiritualità”, in programma nella capitale dal 27 marzo al 5 aprile prossimi.

Filo conduttore di questa terza edizione del festival sarà il Timor di Dio: “Il canto, la preghiera, il mito, il teatro, raccontano spesso dello smarrimento dell’uomo nei confronti di una forza inconoscibile e terrifica, di una volontà forte, immensa, che nel dispiegare il suo volere, non tiene in nessun conto l’essere umano – dichiara ancora Pamela Villoresi –. Questo timore, questa dichiarata fragilità dell’uomo riempiono infinite pagine del rapporto tra l’uomo e Dio”. L’appuntamento inaugurale della manifestazione avrà luogo nei Musei Capitolini, dove risuoneranno le note de ‘Il cammino dell’anima’, viaggio mistico-musicale in cui due musicisti di origine russa, il clarinettista Anton Dressler ed il pianista Uri Brener, guideranno il pubblico in un percorso che si snoda attraverso la Rapsodia di Debussy, la Meditazione di Massenet e il Kaddish di Ravel, ma che lascia spazio anche a composizioni originali e ad altri stili quali la musica contemporanea e popolare, l’improvvisazione e il jazz, la musica dei trovatori, ebraica e klezmer.

Il successo delle passate edizioni della manifestazione romana è dimostrato anche dal fatto che per il secondo anno consecutivo il festival trasferisce il suo format oltreoceano, dando vita a Divinamente New York – International Art Festival on Spirituality (dal 22 al 26 aprile) che, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di New York, ospiterà una selezione degli spettacoli e degli artisti presentati a Roma.

(via SpiritualSeeds)

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Brescia: al via Crucifixus

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Prende il via oggi a Brescia ed  in altre località delle provincie di Bergamo e Brescia Crucifixus – Festival di Primavera, il principale festival italiano di teatro sacro, che quest’anno festeggia i tredici anni di vita. Pochi numeri bastano a dare il senso dell’impostanza della manifestazione: 26 giornate di festival, 18 spettacoli, 54 repliche e oltre 40 artisti coinvolti in oltre 20 comuni.

Come affermato dagli organizzatori, “Crucifixus promuove la riscoperta delle tradizioni religiose del territorio (sia nelle forme popolari – feste, processioni e sacre rappresentazioni – sia nelle forme più colte – drammi liturgici, sermoni medievali, antiche preghiere) e intende lavorare sulla valorizzazione del patrimonio artistico locale mettendolo in contatto con artisti di caratura nazionale”.

Il festival si snoda attraverso due sentieri: il primo (chiamato Terra di Passione) percorrerà la Valle Camonica, Sebino e Franciacorta e prenderà il via il 16 e 17 marzo con una delle performance più suggestive: “Rock passion live” con gli allievi dell’accademia “Arte e vita”, i fabbri di Bienno, gli scalpellini di Barone e lavoratori della Tassara. Fra gli appuntamenti più attesi la “Via di Carlo Magno”, sulla leggenda che vuole la cristianizzazione della Valle Camonica ad opera dell’imperatore. La seconda sezione del festival (e autentica novità di quest’anno) prende invece il nome di Scene sacre in città e avrà come palcoscenico unicamente la città di Brescia. Tra gli eventi di questa sezione è da segnalare in  prima ed esclusiva italiana il Misterio del Cristo de los Gascones (Nao d’amores Teatro, Segovia), che il 18 e 19 marzo verrà rappresentato all’interno del Duomo Vecchio. Un viaggio attraverso un microcosmo costruito su simboli, figure allegoriche e metafore, nel quale ogni singola parte è in funzione di un tutto. Un’immersione nell’appassionante mondo del teatro primitivo, attraverso una visione assolutamente contemporanea in cui il lavoro attoriale si combina con il teatro di marionetta.

Qui il programma dell’intero ciclo di manifestazioni.

(via SpiritualsSeeds)

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Celebrazioni per il IV Centenario della morte di Caravaggio

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 16 - 2010 ADD COMMENTS
Caravaggio, un 2010 di celebrazioni per i 400 anni della morte

Celebrazioni per il IV Centenario della morte di Caravaggio

di Giuseppe Delprete
Dopo 400 anni dalla morte un calendario pieno di eventi ricorda Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610), pittore del naturalismo tragico e del chiaroscuro. “Il nostro scopo non sarà tanto quello di far conoscere Caravaggio, che è uno dei pittori più noti e apprezzati della storia della pittura, ma indagare meglio la sua figura da un punto di vista iconologico, documentario e delle attribuzioni”, ha affermato il presidente del comitato, lo storico dell’arte Maurizio Calvesi, presentando le iniziative in programma al Ministero dei Beni culturali .  Sono in tutto 20 gli eventi pensati dal comitato nazionale. Dopo il successo di “Caravaggio e Bacon”, appena terminata alla Galleria Borghese, ci sarà la mostra di 23 tele che da sabato al 13 giugno sarà ospitata alle Scuderie del Quirinale. A Firenze, invece, la Galleria Palatina e gli Uffici ospiteranno “Caravaggio e i caravaggeschi” dal 22 maggio-15 ottobre, composta da 98 dipinti e 12 disegni per ricostruire il contesto fiorentino seicentesco , in cui  ebbe diffusione un naturalismo che diede vita ad un sincretismo inedito nella pittura. Una particolare attenzione a Caravaggio sarà incrementata dal fatto che nel ’51,  in occasione dei 400 anni della nascita, i documenti d’epoca su di lui erano appena una ventina, oggi invece sono 1.100. Allo stesso modo anche le opere, che oggi arrivano fino a 100 opere. All’Accademia dei Lincei, invece, si prepara un convegno coi maggiori studiosi internazionali del pittore e del suo tempo che si svolgerà nel prossimo autunnio. Un’iniziativa analoga, a Milano, sarà invece dedicata al tema della musica nelle opere del Caravaggio e si concluderà con un concerto di musica rinascimentale al Conservatorio. Anche il teatro onorerà Caravaggio con “L’inventore del Nero”, che vedrà le coreografie di Raffaele Paganini, e forse, anche le musiche di Luis Bacalov.

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Stagione Opera Roma

Posted by marilena marino On gennaio - 29 - 2010 ADD COMMENTS

(ANSA) – ROMA, 24 GEN – Scintillante inaugurazione della stagione del Teatro dell’Opera di Roma ieri sera con ‘Falstaff’, con la regia di Franco Zeffirelli. La direzione musicale era di Asber Fisch. Uno spettacolo sontuoso e molto applaudito, anche grazie alle scenografie del premio Oscar Maurizio Millenotti. Protagonista il baritono Renato Bruson, in una cornice di pubblico elegantissima con numerosi rappresentanti politici e diplomatici. Presente anche il presidente della Repubblica Napolitan

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