A 60 km a ovest di Mosca, in una bellissima zona, denominata la ‘Svizzera Moscovita’, per la ricchezza di paesaggi incantevoli, sorge un’antica città: Zvenigorod ( in lingua russa significa ‘città sonora’). Varie leggende ci danno una spiegazione in merito a questo nome. Si dice che un militare si trovava a vigilare in una torre campanaria vicina alla città. Vedendo che si stava avvicinando il nemico, il militare diede l’allarme, suonando le campane. Il suono raggiunse una torre di guardia simile, situata poco distante e le campane di quella torre cominciarono a suonare. Il loro suono arrivò fino ad un’altra torre di guardia e così avanti, sino a Mosca, tutte le campane si misero a suonare, avvisando che il nemico stava sopraggiungendo. Un’altra leggenda racconta che i fondatori della città, provenienti da Kiev e da Galich, la denominarono in tale modo, poiché avevano udito un lieve tintinnare di campane tra i gorgoglii del fiume Moskva.
Molto probabilmente Zvenigorod è una città ancora più antica di Mosca, ma nelle Cronache non si hanno sue notizie. Viene nominata, per la prima volta, nel testamento del Principe Ivan Danilovic Kalita, nel 1339. Ben presto Zvenigorod fu la seconda città più importante del principato dopo Mosca. Alla morte del Principe Dimitri Donskoy (1389), la città iniziò ad essere governata dal secondogenito: Yuri Dimitrievich. In quei tempi raggiunse l’apice della sua prosperità.
Il Principe Yuri nacque nel novembre 1374 ed ebbe un padrino d’eccezione: Sergio di Radonezh. Il Principe Yuri crebbe in un ambiente in cui poteva trovare molti stimoli e motivazioni per leggere, studiare, progredire come essere umano attraverso la cultura. Fu anche uomo di azione. All’epoca della battaglia di Kulikovo aveva solamente sei anni, ma partecipò a molte altre battaglie. Durante il governo di Yuri, Zvenigorod fu davvero una città splendida e fiorente. Furono fatte costruire mura, torri e nel 1407 venne edificata una Cattedrale in pietra bianca: la Cattedrale dell’Assunzione.
Il Principe Yuri chiamò pittori eccellenti come Andrej Rublev e Daniil Cherny, affinchè gli edifici religiosi fossero impreziositi da meravigliose Icone. Alla fine del XIV secolo, sulla collina Storozhevoi, fu costruito il Monastero, denominato Savvino Storozhevsky, dal nome del primo Padre superiore, San Savva, discepolo di San Sergio di Radonezh e confessore del Principe Yuri. Fu proprio Yuri che chiese al suo confessore che venisse edificato un Monastero sulla collina Storozhevoi.
Dapprima fu eretto un piccolo Monastero in legno.
In seguito il luogo sacro si arricchì di bellissimi edifici. Nel 1399 Savva benedisse Yuri, che si accingeva a partire per una battaglia di difesa della Terra russa. Le preghiere di Savva furono ascolatate ed il Principe, ritornato vincitore, fece edificare, come ringraziamento al Signore, la grande Chiesa della Natività.
Aleksey Mikhailovic Romanov fu un altro grande benefattore del Monastero. Il luogo sacro venne fortificato con mura di pietra e torri. All’interno delle torri c’era la casa dello Zar Aleksey.
Nel 1665 venne commissionata anche la forgiatura di una straordinaria campana all’artigiano Alexander Grigor’ev. La Campana pesava 34 tonnellate. Nel 1668 fu portata al Monastero, venne denominata la Grande Campana dell’Annunciazione. Il suono melodioso poteva essere udito anche nei paesi che circondavano la città di Zvenigorod. Proprio l’immagine di questa speciale campana fu fatta porre al centro dell’emblema della città da Caterina II nel mese di dicembre 1781.
Per molti secoli, dopo la sua fondazione, il Monastero Savvino-Storozhevsky continuò ad essere uno dei principali centri religiosi della Russia. In diverse epoche gli zar vennero a pregare assieme ai loro familiari a Savvino.
E giunse l’anno 1812, le armate napoleoniche, dopo la battaglia di Borodino, avanzavano verso Mosca.
“Le armate nemiche sono sulla strada che porta a Zvenigorod” scrisse il generale Kutuzov al Conte Fyodor Vasil’evich Rostopchin. “ Speriamo di poterli annientare prima che osino invadere la capitale Mosca”.
Nelle prime ore del 1° settembre i francesi invasero Zvenigorod. Una parte dei soldati rimase in città, altri stettero nei presssi del Monastero Savvino.
I soldati erano sottoposti agli ordini di un figlio adottivo di Napoleone: Eugéne di Beauharnais. Quest’uomo ammirato e apprezzato da tutti, si ritrovò ad essere vicino alle mura del Monastero verso la fine del mese di agosto 1812. Per sei settimane il Monastero fu occupato dalle truppe francesi. Oltre alle torri di guardia, i soldati occuparono anche la Cattedrale. In poco tempo il luogo sacro venne saccheggiato, ma le reliquie di San Savva rimasero intatte. Molti anni più tardi, nel 1839, il Duca Maksimilian Leuchtenberg, figlio di Eugéne, raccontò al Conte Novosiltsev cosa era davvero successo al Monastero Savvino. Una sera, mentre Eugéne si era ritirato in una cella del Monastero per dormire, udì uno scricchiolìo. La porta della cella fu aperta da un uomo che indossava un lungo vestito nero. Quest’uomo si avvicinò a Eugéne ed egli poté vedere bene il suo volto, anche se la cella era illuminata solamente dal chiarore della luna. Era anziano, con la barba, e rimase in silenzio ad osservare il Principe. Poi, a bassa voce, disse:” Non permettere ai tuoi uomini di devastare ulteriormente il Monastero e, soprattutto, togliete le armi dalla Chiesa. Se farai quanto ti chiedo, la Grazia del Signore sarà con te e ritornerai nella tua Patria sano e salvo.” Dopo aver pronunciato queste parole lasciò la cella.
Il Principe Eugéne si alzò presto la mattina dopo ed ordinò al suo aiutante di far proseguire le truppe verso Mosca. Bisognava andarsene dal Monastero e dalla città di Zvenigorod. Eugéne entrò in Chiesa e fu attratto da una tomba e da un’Icona. Il volto rappresentato nell’Icona assomigliava moltissimo a quello dell’uomo anziano, che gli aveva parlato la sera precedente. Il Principe si inchinò con reverenza, capì che quell’uomo era San Savva. Dopo tale evento il Principe combattè in molte altre battaglie, ma non fu mai ferito. Anche dopo la caduta di Napoleone, rimase un uomo amato e rispettato. Sul letto di morte fece promettere al figlio di andare in Russia a venerare le reliquie del Santo. Quindici anni dopo la morte del padre, il Duca Maximilian Leuchtenberg si recò al Monastero Savvino.
Durante il XIX secolo Zvenigorod e i suoi dintorni fecero confluire poeti, musicisti, mercanti per il clima favorevole e i paesaggi incantevoli. Parecchi inziarono a trascorrere lì le vacanze estive.
Durante la II Guerra mondiale, Zvenigorod subì gli attacchi dei Nazisti.
L’edificio monastico fu gravemente danneggiato. Due volte venne annunciata la cattura di Zvenigorod, tramite dei volantini in novembre, e il 2 dicembre 1941 alla Radio. L’armata russa lanciò una controffensiva e il 20 dicembre Zvenigorod e le aree limitrofe furono liberate.
Alla fine degli anni Quaranta, le bellezze naturali, l’aria salubre di Zvenigorod ricominciarono ad attirare la gente, soprattutto gli scienziati.
Già nel 1908 uno studente di Biologia dell’Università di Mosca, a sue spese, iniziò a costruire un laboratorio scientifico per studiare l’acqua della zona e gli organismi che in essa vivevano. Lo studente si chiamava Sergei Nikolaevic Skadovsky, in seguito divenne professore al Dipartimento di Biologia. Tuttora i biologi lavorano in questo interessante laboratorio assieme a chimici, geologi e fisici.
Il regime ateo, che governò la Russia per quasi settant’anni, fece chiudere il Monastero. Le aree di culto vennero confiscate e le sacre reliquie furono date ad un impiegato del Museo storico: Mikhail Uspensky.
Negli anni Venti Mikhail lavorava per il Museo di Stato ed un agente del KGB gli consegnò un piatto coperto da una stoffa. L’agente disse a Mikhail che quel piatto conteneva tutto ciò che rimaneva delle reliquie di San Savva.
“ Fanne ciò che vuoi” fu detto a Mikhail.
Uspensky custodì le reliquie, con grande cura, fino al 1985, in una sua casa di campagna. Solamente nel 1998 le reliquie furono restituite alla Chiesa Russa Ortodossa. Vennero portate al Monastero San Danilov, in seguito pervennero a Zvenigorod.
Nel 10° anniversario della restituzione delle reliquie alla Chiesa Ortodossa, parecchie cerimonie religiose si svolsero nelle Chiese di tutta la Russia, poiché moltissimi sono sempre stati i devoti di San Savva. Ci fu anche una toccante processione da Mosca a Zvenigorod, con migliaia di fedeli, provenienti da tutto il Paese. Fu il giorno della fulgida vittoria di San Savva, considerato Patrono dei combattenti, sull’ateismo barbaro, al servizio di politiche perverse.
Daniela Asaro Romanoff
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