Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Richard in cielo

Posted by marilena marino On dicembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Days of heaven – I giorni del cielo (1978) è il secondo film di Terrence Malick, l’ultimo prima di una pausa di venti anni. Rispetto a Badlands, la versione italiana risulta meno distorta nel doppiaggio.

Il titolo riconduce il film a una dimensione religiosa, essendo tratto da un brano delDeuteronomio (11,18 – 11,22): nel secondo discorso di Mosè, dopo la gratitudine per la bontà divina durante la traversata del deserto, e dopo gli ammonimenti del passato, seguono gli ammonimenti per il futuro: “Imprimetevi dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole (…) affinché i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, nel paese che il Signore giurò di dare ai vostri padri, durino quanto i giorni del cielo sulla terra”. L’espressione “…durino quanto i giorni del cielo…” sta per “in eterno”. Nel film ricorrono segni religiosi di cui diremo più avanti: si tratta di segni visivi, ma il cui carico simbolico e religioso è principalmente conferito dalla voce over narrante di Linda (Cattaneo, cit., p. 100).

Casa del fattore

I giorni del cielo è stato accostato al cinema western (Cattaneo, cit.) col quale ha ben poco a che fare. Potrebbe piuttosto rimandare al dramma sociale, al quale appartengono diversi film hollywoodiani degli anni Trenta e Quaranta, tra cuiCom’era verde la mia valle (1939) e Furore (1940) di John Ford. I titoli di testa (la storia si svolge nel 1916) sono accompagnati da fotografie scattate tra gli anni Dieci e Trenta, alcune delle quali opera di Lewis Hine. L’ultima foto della serie raffigura Linda, la ragazzina protagonista del film, nonché voce narrante. Tuttavia anche questo rimando non è propriamente corretto.

Il film può essere diviso in cinque parti: (a) giorni di lavoro in fonderia, (b) fuga e giorni di lavoro nei campi, (c) idillio e giorni di gioco in campagna, (d) distruzione dei campi, (e) epilogo: morte del fattore e di Bill, fuga di Abby e di Linda. Il dramma sociale appartiene propriamente alla parte (a), la più breve del film. La messa in scena del lavoro nei campi è affatto differente e a questi segue l’idillio dei giorni di non-lavoro, di quella che chiamiamo (1.2.1.c.) Vita Nuova. I segni religiosi (di cui diremo in 1.2.1.b.) sono segni visibili e specialmente caricati dalla voce narrante. Dunque è difficile considerare I giorni del cielo un film appartenente al genere del dramma sociale.

Nessuno è perfetto. Al mondo non c’è mai stata una persona perfetta. Ognuno di noi è mezzo diavolo e mezzo angelo. In realtà, i giorni del cielo sono proprio quelli in cui ogni uomo cerca di migliorare la propria condizione, in cui si batte per essere perfetto, in cui immagina di ampliare i propri desideri al di là dell’orizzonte, tendendosi verso un illusorio paradiso, destinato a perdersi nell’eterna lotta tra l’amore per la vita e l’odio, la prepotenza, l’ignoranza radicata nell’animo umano. Laddove il cielo resta sempre perfetto e lontano, la terra permane nel suo stato di incertezza, di malessere, di imperfezione e noi siamo ancorati ad essa, tentiamo di liberarci, dimenandoci nelle nostre esistenze, ma senza ottenere alcun risultato. L’apparente felicità che possiamo raggiungere in una particolare fase della nostra vita è un vano fuoco destinato a spegnersi, così come i giorni del cielo sono sempre e comunque destinati a finire.

Certi hanno bisogno di più di quello che hanno e altri hanno di più di quello che gli serve. La nostra condizione sulla terra è sempre infelice e in continua tensione, le trasformazioni lo dimostrano e la vera battaglia è quella che combattiamo contro noi stessi e contro le regole che governano le nostre vite. Possiamo affidarci solo alla speranza di andare incontro ad un cambiamento positivo, ma, forse, quello che davvero cerchiamo, dentro di noi, è la pace, la fine di questa inutile ed eterna lotta verso un’irraggiungibile perfezione. E’ quello che possiamo dire a proposito del film I giorni del cielo interpretato da Richard Gere. Leggiamo la sua interessante intervista.

“Tutti provano disagio nei confronti dell’universo, io anche da giovane, e per capire meglio ho fatto studi e ricerche, finché il buddismo non mi ha colpito. Di solito vediamo la realtà con scetticismo, intorno a noi ci sono tanti stimoli fuorvianti, ma è possibile sviluppare un rapporto più vicino alla realtà e all’interpretazione che la scienza dà  dell’universo. Da qui, generosità, amore e senso di condivisione: sono sulla strada giusta per andare oltre la menzogna”“fare l’attore per me è un lavoro, un ottimo lavoro, ma non ho aspettative eccessive: per me conta la vita, quella la prendo sul serio, mi piace il lavoro, ma non lo personalizzo troppo, sono umile”. E, aggiunge Gere, “non ho mai programmato il futuro, non faccio piani, del resto, ho dedicato energie e impegno per proposte di cui non s’è fatto poi nulla”. Ma perché decide di accettare una parte? “Quando una proposta dà interrogativi e, quindi, apre a un viaggio per le risposte, un viaggio di vita”.“fare l’attore per me è un lavoro, un ottimo lavoro, ma non ho aspettative eccessive: per me conta la vita, quella la prendo sul serio, mi piace il lavoro, ma non lo personalizzo troppo, sono umile”. E, aggiunge Gere, “non ho mai programmato il futuro, non faccio piani, del resto, ho dedicato energie e impegno per proposte di cui non s’è fatto poi nulla”. Ma perché decide di accettare una parte? “Quando una proposta dà interrogativi e, quindi, apre a un viaggio per le risposte, un viaggio di vita”.

Provaci ancora, Liliana!

Posted by marilena marino On novembre - 24 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino
LILIANA Cavani pensa ad un nuovo film su San Francesco. Sara’ il suo terzo film sul poverello d’Assisi. Ad annunciarlo la stessa regista ieri a Terni, nel corso della giornata inaugurale della settima edizione del Festival Popoli e Religioni Umbria International Film Fest, dove ha presentato la versione restaurata di Francesco d’Assisi, il suo film d’esordio come regista (1966). ”La biografia di San Francesco, scritta da Paul Sabatier alla fine del XIX secolo – ha detto la Cavani – mi piacque moltissimo perche’ non era un testo agiografico ma un vero romanzo di formazione. Rimasi stupefatta dall’attualita’ e dalla modernita’ di questa figura, e questo per diversi motivi: primo, perche’ Francesco non e’ un francescano; secondo, perche’ la sua era una rivoluzione generazionale, e per questo sempre attuale. In effetti io immagino il movimento francescano un po’ come quello sessantottino, non a caso il mio film e’ stato percepito nel ’66 come qualcosa di nuovo. Si afferrava che c’era qualcosa di nuovo nell’aria, perche’ c’era in Francesco”. VENTUNO anni dopo, Liliana Cavani e’ tornata a raccontare la storia di Francesco d’Assisi in un secondo film, perche’ ”in quella prima versione non ero riuscita – ha spiegato la regista – a raccontare l’episodio delle stimmate sul quale invece mi concentrai nel secondo film, interpretato da Mickey Rourke”. Per la Cavani, proprio Terni potrebbe essere la location ideale per il nuovo film che, secondo il vescovo della citta’ umbra, monsignor Vincenzo Paglia, ideatore del festival ternano, ”potrebbe rilanciare anche il polo cinematografico umbro, che dopo i successi di La vita e’ bella e delle fiction sta attraversando un momento di stagnazione”.

Sembra quell’episodio del re Davide quando insiste per costruire la casa al Signore dicendo che non poteva permettersi di abitare a corte mentre Dio non aveva un posto stabile dove dimorare. Noi continuiamo a parlare di Dio, a descriverlo, a circoscriverlo, a dipingerlo, cantarlo, musicarlo e rappresentarlo instancabilmente anche al cinema: è l’antica ansia dell’uomo che come S Agostino gridava” O Signore, il mio animo non è tranquillo finchè non riposa in te!” Ed è vero, quanto se è vero ! Anche Assisi  e l’Umbria, terra dei santi, rappresentano  da sempre l’itinerario francescano piu’ famoso al mondo e il mirabile bersaglio di velleita’ artistiche e culturali e ogni volta si scopre una strada, un vicolo, un posto dove Francesco è passato…Liliana Cavani esprime bene il concetto” si afferrava qualcosa nell’aria perchè c’era in Francesco”. E in noi c’è questo qualcosa nell’aria tanto da diventare dei protagonisti della fede come Francesco, talmente giganti da poter far scrivere pagine della nostra vita a qualche regista? Come amanti del vangelo, quante pagine di noi cantano la passione e il canto che il santo di Assisi aveva per Dio? O dobbiamo sempre restare affacciati alla porta della nostra esistenza a guardare la vita degli altri santi perchè in fondo crediamo che noi non potremmo mai essere come un Francesco? Viviamo spesso da spettatori esterni della nostra storia, quasi mai da protagonisti, anche come cristiani, delegando ad altri l’orgoglio di essere santi. Ben venga allora un ennesimo film su s Francesco, ma ricordiamoci di dipingere noi, la propria storia personale di santita’, perchè un giorno il vero regista della nostra  vita, Dio, possa farci mettere a tavola e servirci dicendo ” Venite, benedetti dal padre mio…”

“Donne d’Oriente e d’Occidente” a Terni

Posted by Moreno Migliorati On novembre - 14 - 2011 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

Viene presentata oggi a Roma la settima edizione di Popoli e Religioni-Umbria International Film Fest, in programma a Terni dal 19 al 27 novembre prossimi e unico festival cinematografico in Italia esclusivamente dedicato al dialogo interreligioso e inter-etnico.
Testimonial d’eccezione del tema portante che quest’anno permeerà tutte le iniziative della kermesse, tra incontri, film in concorso, lezioni di cinema ed eventi speciali, la blogger e attivista tunisina Lina Ben Mhenni, candidata al Nobel della Pace per aver dato impulso alla recente Primavera Araba.
Attesi al festival, tra le altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo: Pupi Avati (ospite d’onore), Krzistof Zanussi (presidente onorario), Francesco Patierno, Liliana Cavani (presidente della giuria internazionale dei film in concorso), Guido Chiesa, Daniela Poggi, Alice Rohrwacher, Lech Majewski, Valentina Lodovini, Maria Grazia Cucinotta (madrina della manifestazione), Claudia Koll, Francesco Salvi, Giobbe Covatta, Valeria Solarino, Isabella Ragonese; il critico Morando Morandini, le autrici Mariolina Venezia, Francesca Melandri, Rosella Postorino; il maestro Luis Enriquez Bacalov; il celebre esorcista Padre Amorth.
La manifestazione ideata dal Vescovo di Terni, Mons. Vincenzo Paglia, rilancia il suo messaggio di civiltà e di dialogo attraverso il cinema con un nuovo assetto e una ricca proposta coerente alle passate edizioni. “Nella declinazione del titolo del festival c’è tutto il significato e la mission dell’iniziativa: la vocazione di un evento – spiega il nuovo direttore artistico Pierluigi Frassineti, giornalista, scrittore e autore di fiction- che fonda la sua ragion d’essere sulla specificità del cinema come contenitore di storie e di emozioni, in un territorio in cui lo scambio culturale che non è utopia ma realtà documentata dalla partecipazione di un pubblico entusiasta appartenente ad ogni etnia, anzi, ancora meglio, ad ogni popolo”.
Il concorso internazionale è articolato attraverso la presentazione di film e documentari, alcuni dei quali inediti per l’Italia, con un ventaglio di proiezioni legate ai temi di riferimento del festival, e ulteriormente discussi in confronti col pubblico. Tra gli eventi speciali, il premio alla carriera attribuito quest’anno a Liliana Cavani; l’anteprima europea del film “Young Europe” di Matteo Vicino, girato con la partecipazione di 14 paesi europei; e “Oltre il Confine”, giornata in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche in Italia che prevede la proiezione di pellicole scelte insieme agli uffici culturali delle ambasciate.

(via SpiritualSeeds.info)

IL MONASTERO ANDRONIKOV

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 20 - 2011 ADD COMMENTS

IL MONASTERO ANDRONIKOV E L’ARTE DI ANDREJ RUBLEV

Il Monastero Andronikov si trova sulla riva sinistra del fiume Yauza. Il monaco più conosciuto, che visse in questo Monastero, è il pittore di sacre icone, Andrej Rublev. Il Metropolita di Mosca, Alessio, aveva promesso che avrebbe fatto costruire un Monastero e una Cattedrale, se fosse sopravvissuto ad una terribile tempesta marina, che tormentò il suo viaggio di ritorno a Mosca da Costantinopoli, nel 1358. Promise anche che avrebbe denominato il Monastero con il nome del Santo, commemorato nel giorno in cui fosse sbarcato sano e salvo. Il giorno, in cui Alessio giunse a Mosca, era dedicato a nostro Signore (in russo: Spas). Sulla riva del fiume Yauza fu edificato il luogo sacro. Quando il Metropolita Alessio si assentò temporaneamente dal Monastero per recarsi a Sarai dal Kahn del Kypchak, il monaco Androniko lo sostituì alla guida del Monastero. Androniko divenne il primo Abate, e, in seguito, il luogo sacro fu denominato con il suo nome. Tra il 1425 e il 1427 fu costruita la Cattedrale del Salvatore, è il più antico edificio di Mosca. La nuova Cattedrale edificata in pietra sostituì la prima Cattedrale costruita in legno. L’interno della nuova Cattedrale fu decorato con affreschi dipinti da Andrej Rublev. Questi affreschi sono un capolavoro del maestro. Durante il XVII secolo furono costruite attorno al Monastero mura e torri. Il Monastero divenne anche una fortezza. Sempre nel XVII secolo fu costruita in stile barocco la Chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. Nel XVIII secolo l’architetto Rodion Kazakov progettò la torre campanaria del Monastero. Il progetto prevedeva una torre altissima, molto più alta di ogni edificio di Mosca. Lo zar Paolo I ordinò di ridurre l’altezza, poiché nessun edificio doveva superare la torre campanaria del Cremlino.

La torre del Monastero Andronikov fu distrutta dai Bolscevichi nel 1930. Il Monastero era già stato gravemente danneggiato dai soldati dell’esercito napoleonico nel 1812. Il Monastero venne chiuso dai Bolscevichi nel 1919. Gli edifici furono utilizzati come alloggi per gli operai del distretto Rogozhsko-Simoovsky. Il cimitero divenne un campo di calcio. Dopo la Seconda Guerra mondiale rinacque una certa sensibilità storica e artistica nei confronti del Monastero Andronikov. Nel 1947 il cimitero divenne un monumento nazionale. Nei sotterranei si iniziò a costruire il Museo dell’antica arte russa. Il Museo Centrale dell’Antica Arte e Cultura russa ‘Andrej Rublev’ fu ufficialmente aperto in onore dei 600 anni della nascita del grande pittore. Il Museo non contiene opere di Rublev, ma ci sono delle meravigliose opere della Scuola di Rublev. Nel 1989 il Monastero fu restituito alla Chiesa Russa Ortodossa. Il 17 luglio 1989 fu celebrata una liturgia divina nel primo anniversario della santità di Andrej Rublev. Attualmente la Cattedrale del Monastero è una Chiesa parrocchiale. La tomba di Andrej Rublev non è più rintracciabile. Si pensa che i suoi resti mortali fossero sepolti sotto la torre campanaria, che fu distrutta dai Bolscevichi, ma il maestro continua a vivere nelle sue opere ed in quelle dei pittori formatisi alla sua Scuola.

Andrej Rublev nacque nel 1360. E’ considerato il più grande pittore medievale russo di icone ed affreschi. Non ci sono molte informazioni relative alla sua vita. Di sicuro visse per tanti anni nel Monastero della Santa Trinità vicino a Mosca. Rublev viene menzionato per la prima volta nel 1405, quando dipinse le icone e gli affreschi per la Cattedrale della Annunciazione nel Cremlino moscovita. Rublev fu coadiuvato dai pittori Teofanes e Procor. Teofanes era un importante maestro, che lasciò le terre bizantine per andare a vivere in Russia. Da molti è considerato il maestro  di Rublev. Le Cronache ci informano che nel 1408 Rublev, assieme a Danil Cerni, eseguì i dipinti per la Cattedrale dell’Assunzione a Vladimir. Eseguì molte opere anche per la Cattedrale della Santa Trinità. Dopo la morte di Danil, Andrej andò a vivere nel Monastero Andronikov di Mosca, dove eseguì i suoi ultimi capolavori: icone e affreschi per la Cattedrale del Salvatore.

L’Icona, che sicuramente ed interamente è stata dipinta dal maestro, è la conosciutissima Icona della Trinità (1410). Attualmente la preziosa Icona si trova presso la Galleria Tretyacov di Mosca. Rublev ha tratto ispirazione da una precedente Icona, denominata ‘L’ospitalità di Abramo’. L’alto ascetismo e l’armonia dell’arte bizantina si uniscono nelle opere di Rublev. La pace e la calma caratterizzano la sua pittura. Le sue icone furono subito apprezzate e considerate il modello da seguire nell’ortodossia iconografica. Andrej Rublev fu proclamato Santo dalla Chiesa Russa Ortodossa nel 1988. Viene ricordato il 29 gennaio e il 4 luglio di ogni anno. La Chiesa Episcopale degli Stati Uniti d’America lo ricorda il 29 gennaio. Andrej Rublev è considerato il simbolo dell’identità storica e artistica russa. Nella sua ricerca della fraternità, della calma, dell’amore divino, Andrej Rublev fu di certo influenzato da Sergio di Radonezh. Nelle icone di Rublev prevale la semplicità, l’artista si discosta dal severo prevalere della forma, del colore, dell’espressione. Gentilezza e grande armonia troviamo nelle sue icone. Molti studiosi considerano la Trinità di Rublev il perfetto dipinto iconografico, il migliore che sia mai stato realizzato. Questo lavoro fu richiesto a Rublev dall’Abate del Monastero della Trinità, Nikon, un discepolo di Sergio di Radonezh. Nikon desiderava commemorare Sergio con tale dipinto. Sin dagli inizi del Cristianesimo, per la gente era difficile capire la Trinità. Non solo la gente, ma anche i teologi avevano difficoltà a comprendere un Dio uno e trino.

Tentando di rappresentare la Trinità, rimanendo fedeli alla proibizione di raffigurare Dio, i pittori di icone si ispiravano all’ospitalità di Abramo, che riceve la visita di tre nomadi. Rublev eliminò gli elementi della narrativa biblica e prese in considerazione i tre angeli. Per la prima volta nell’Icona di Rublev tutti e tre gli angeli hanno uguale importanza. Anziché forzare i fedeli a credere nella Santa Trinità, Rublev, gentilmente e delicatamente, accompagna il credente al Dogma. Nell’Icona viene raffigurata una Trinità dialogante. Il Padre spiega al Figlio come sia necessario il suo sacrificio, il figlio risponde, accettando la volontà del Padre. L’Angelo, che rappresenta la Santa Trinità, conforta il Padre e il Figlio. In Russia la Fede cristiana è sempre stata profondamente presente nella vita di tutti i giorni, e quindi la troviamo protagonista anche nella politica. Nella Trinità i russi videro la critica della divisione feudale e del giogo mongolo. La Trinità ispirò i russi nel loro desiderio di unire le Terre divise ed essere liberi. La Trinità di Rublev è la rappresentazione dell’unità e dell’amore divino.

Il messaggio più importante dell’Icona: in questo mondo i nostri pensieri e le nostre azioni portano molto frutto se permangono nell’ambito dell’amore trinitario. Con la sua Icona Rublev ci mostra la Casa del perfetto Amore

Daniela Asaro Romanoff


Il Giornale di Tin Tin

Posted by marilena marino On gennaio - 13 - 2011 ADD COMMENTS

Il giovane reporter belga, Tintin, è nato a fumetti nel 1929 sul giornalino dei ragazzi «Le Petit Vingtième», dalla matita di Georges Prosper Remi, in arte Hergé. Sull’inserto per i ragazzi del quotidiano cattolico «Le Vingtième Siècle», Tintin vive solo le sue prime otto avventure prima dell’occupazione tedesca del Belgio, evento che vedrà la chiusura definitiva del «Petit». Ma il destino di Tintin era quello di continuare a correre per il mondo a caccia di nuovi misteri da risolvere. E lo fa dopo la liberazione del Belgio, nel 1944, sul nuovo «Giornale di Tintin», una rivista che per il titolo trae spunto dal quotidiano per cui lo stesso personaggio dice di lavorare.
Così, il giovane reporter dal ciuffo all’insù insieme al suo inseparabile amico a quattro zampe, Milou, danno vita a una vera e propria scuola di fumetto, il cui stile è la ligne claire che ha ispirato negli anni anche Roy Lichtenstein e Andy Warhol.
Philippe Delisle dell’università Jean Moulin di Lione afferma che la scuola belga è nata soprattutto all’interno del mondo cattolico: promossa dagli ecclesiastici promossa per riconquistare i giovani alla fede. Fra questi, gioca un ruolo fondamentale don Norbert Wallaz, la cui storia è travagliata per via della sua adesione al movimento filo-nazista belga Léon Degrelle. Fu don Wallaz a chiedere a Hergé di disegnare un personaggio per «Le Petit Vingtième» in grado di comunicare ai ragazzi i valori cristiani in modo originale.
Purtroppo, questa e altre amicizie che Hergé strinse nella sua vita — da cui prese le distanze appena in tempo — indussero molti lettori fanatici a trovare ogni appiglio possibile nelle sue strisce per accusarlo di razzismo. I lettori più attenti, invece, noteranno come i sani valori espressi da Tintin — quello «consolidato» della maturità artistica e letteraria di Hergé — sono, di fatto, anche quelli che vengono riproposti nella versione cinematografica di Spielberg (e Jackson) e che hanno inizialmente una sicura radice cristiana, anche se un poco ingenua, basata su tanti luoghi comuni, ma che diventano presto valori universali, di un umanesimo aperto «all’altro», anche a chi è portatore di culture lontane. L’occhio di Tintin, attento alla realtà a lui contemporanea, si è liberato da pregiudizi e luoghi comuni. Il suo cuore è sempre pronto ad aiutare chi è debole. In Tintin in America, ad esempio, offre il suo aiuto al popolo indiano, rivelando da subito il lato positivo di sé e sfruttando le migliori conoscenze della propria civiltà al momento opportuno.
Anche il fox-terrier Milou ci insegna come sia necessario educarsi alla temperanza ogni volta che ci si imbatte in un osso da addentare rischiando di mandare a monte un impegno già preso.
Di tutto questo, in realtà, in questo primo film si nota poco: prevale, stavolta, l’aspetto più avventuroso. Addirittura è Haddock a dare «la sveglia» a Tintin in un brevissimo momento di abbattimento. Ma è solo perché l’avventura scelta è quella meno «contestualizzata» della serie (risale al periodo della guerra, quando non era possibile inserire i temi, più aderenti alla realtà, che erano soliti nelle altre avventure). Dovremo attendere probabilmente il secondo film della trilogia per vedere emergere appieno i valori profondi del personaggio. Valori, universali, che Hergé ha appreso attraverso un’educazione cattolica e dallo scoutismo: lealtà, fraternità, amicizia e disponibilità verso chi è più debole e bisognoso.
Antonio Carriero – © L’Osservatore Romano

Al via a Terni la sesta edizione del Festival Popoli e Religioni

Posted by Moreno Migliorati On novembre - 8 - 2010 ADD COMMENTS

Ha preso il via a Terni la sesta edizione dell’ Umbria International Film Fest Popoli e Religioni, che si concluderà il prossimo14 novembre.
L’iniziativa intende fornire opportunità di dialogo interreligioso attraverso il cinema e creare un’ulteriore occasione di approfondimento dello specifico linguaggio della settima arte. Anche attraverso l’arte cinematografica, infatti, si può capire che i credenti di religioni diverse possono convivere, non solo tollerandosi, ma stimandosi a vicenda.
Tanti gli appuntamenti da ricordare e che chiameranno a raccolta gli appassionati di cinema e non solo. Anteprime, incontri con registi, attori e scrittori, performance e dibattiti accompagneranno il festival che si svolgerà tra il Caos, il Cenacolo San Marco, il teatro Don Bosco e i Musei Diocesani.
Particolare attenzione verrà posta quest’anno al tema dell’ambiente e, in particolare, dell’acqua. E infatti uno degli appuntamenti più attesi è la presentazione in anteprima mondiale del documentario The earth our home, diretto da Vittorio Giacci e Pierpaolo Saporito, scritto da Vincenzo Cerami, che sarà presente alla proiezione.

“È stata un’iniziativa nata quasi per caso e in maniera artigianale – ricorda mons. Vincenzo Paglia, vescovo della diocesi umbra, che ne è stato l’ideatore -, ma ora siamo di fronte a un festival che ha un suo spazio e che è dimostrazione che anche l’arte deve essere chiamata all’appello in merito al confronto tra popoli. Guardare e vedere le diversità è l’unico modo per stabilire dialogo e comprensione; l’arte contribuisce all’anelito religioso e tira fuori dalle banalizzazioni, ha la capacità di scendere nella dimensione profonda della vita e delle culture del mondo, favorendo il dialogo e aiutando a superare i conflitti che nascono sempre dall’ignoranza dell’altro”.

(via SpiritualSeeds)

A Roma il Caravaggio torna nelle sue chiese

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 15 - 2010 ADD COMMENTS

“Dialoghi con Caravaggio nelle sue chiese”. È l’iniziativa che l’Ufficio catechistico della diocesi di Roma promuove, da stasera 15 ottobre, in quattro chiese del centro storico per commemorare i 400 anni dalla morte di Michelangelo Merisi. Un evento pensato per i catechisti e gli educatori ma che si rivolge anche al grande pubblico.
L’obiettivo – spiega il direttore dell’Ufficio diocesano, mons. Andrea Lonardo – è “mostrare la vera novità espressiva di Caravaggio: in uno dei suoi quadri più famosi, ‘La Madonna dei Pellegrini’, il mondo divino della Vergine e del Bambino si offre ad un’umanità che ha i piedi sporchi, non ad una umanità idealizzata e irreale”. Il primo appuntamento è a San Luigi dei Francesi con “Le storie di San Matteo” (con Rossella Vodret, soprintendente per il Patrimonio storico e artistico e per il Polo museale della capitale). Il 22 ottobre, a Santa Maria del Popolo, con “La crocifissione di San Pietro e la conversione di San Paolo” (con Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, e Timothy Verdon, docente di storia dell’arte alla Stanford University e alla Facoltà teologica dell’Italia centrale). Il 29  a Sant’Agostino in Campo Marzio, con “La Madonna dei Pellegrini”. Ultimo appuntamento il 4 novembre, a Santa Maria in Vallicella, con “La deposizione”.
Un’altra interessante iniziativa dedicata a Caravaggio, prenderà il via il prossimo 30 ottobre a  Napoli: il videoartista Bill Viola installerà alcune sue opere mettendole in ideale confronto e dialogo con quelle del grande maestro lombardo.

(via SpiritualSeeds)

Da “La ùltima cima” a numero uno nei cinema

Posted by Giuseppe Delprete On giugno - 22 - 2010 ADD COMMENTS

“La última cima”, un film sulla vita del sacerdote Pablo Domínguez, uscito nel fine settimana e solo in quattro sale, si è consacrato come numero uno per numero di spettatori nei cinema spagnoli. Sono circa seimila – riporta l’agenzia Zenit – le persone che hanno già visto questo film di Juan Manuel Cotelo. Vista la massiccia risposta di pubblico, “La última cima” passerà, su richiesta popolare e in appena una settimana, ad essere proiettato in oltre cinquanta sale di tutto il Paese. Il film è un documentario sul sacerdote madrileno Pablo Domínguez, morto nel 2009 in un incidente di montagna. Domínguez, filosofo e teologo della Facoltà di Teologia di San Damaso a Madrid, è morto a 42 anni mentre scendeva dal Moncayo. Era l’ultima cima spagnola, di oltre duemila metri, che gli mancava. Ai suoi funerali hanno partecipato più di tremila persone e una ventina di vescovi. Le sue Messe e le sue conferenze si riempivano di gente che desiderava ascoltare le sue parole. Il film è il ritratto di un uomo allegro, umile e generoso che, come dice chi l’ha conosciuto, sapeva che sarebbe morto giovane. Nel film di Cotelo offrono la propria testimonianza il cardinal Cañizares, che lo scelse come docente alla San Damaso, il vescovo Demetrio Fernández di Córdoba, suo amico e il primo a sapere della sua morte, e l’arcivescovo di Oviedo, Jesús Sanz, allora vescovo di Jaca e Huesca, che fece spesso visita al sacerdote scalatore. Al di là della personalità di Domínguez, il film è un canto alla vita del sacerdote “normale”, che non è delinquente né eroico, né esorcista né missionario in luoghi estremi, ma è semplicemente disponibile, assiste la gente, la ascolta, la confessa, predica la verità senza paura, con umorismo e intelligenza. Con immagini della montagna, il film riflette sulla grandezza del sacro, del sacerdozio, del sacrificio e della morte. Grazie alle testimonianze di persone sincere che parlano di Pablo, lo spettatore si affeziona a un sacerdote che alla fine muore. Il film inizia con umorismo e provocazione, e man mano che la morte si avvicina diventa più elevato nello stile e nel contenuto. Il successo di questa pellicola nelle sale è stato preceduto da un insolito boom su internet. Nelle tre settimane precedenti l’uscita al cinema, il trailer è stato scaricato più di 200 mila volte.

Orvieto: per il Festival Arte e Fede è di scena Caravaggio

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 26 - 2010 ADD COMMENTS

Da oggi (e fino al prossimo 13 giugno) è visitabile ad Orvieto la mostra “Caravaggio: l’urlo e la luce. Una storia in cinque stanze”, allestita nell’ambito del Festival Arte e Fede e di cui costituisce in un certo senso il fiore all’occhiello. Si tratta di un Festival organizzato nella cittadina umbra in concomitanza con la solennità del Corpus Domini e che in questi ultimi anni si è distinta per proposte originali ed interessanti.

Com’è il caso, appunto, della citata mostra che (prendendo a pretesto il tema del Festival di quest’anno: “Vocazioni e passioni”) riproduce, a grandi dimensioni e ad alta definizione digitale, 31 opere dipinte tra l’ultimo lustro del ‘500 e il primo decennio del ‘600.
Le opere verranno presentate non in sequenza cronologica, bensì tematica. Ne viene la possibilità di dare uno sguardo panoramico e sincronico sui capolavori di quegli anni di svolta epocale, nella forma di un racconto scandito in cinque capitoli; ovvero è come entrare in un ideale museo ove le 31 opere siano disposte in cinque stanze.
Il visitatore è invitato ad immedesimarsi in ciascuna scena e diventarne partecipe, perché in essa si mostra e accade il dramma dell’esistenza: l’urlo, ossia la problematicità del reale in cui tutto per natura precipiterebbe tragicamente nel nulla se non irrompesse la luce della Grazia a chiamare, convocare e ultimamente salvare. Il “cuore” della mostra sono le tre scene che narrano la vicenda di san Matteo in San Luigi dei Francesi a Roma, uno spettacolo teatrale in tre atti: Matteo chiamato (Vocazione), per un compito (scrivere il Vangelo) e per un destino di gloria (attraverso il martirio).

Oltre alla mostra relativa al Caravaggio, del Festival Arte e Fede è opportuno citare almeno altri due appuntamenti: un incontro su “La Speranza in Dante” che si terrà venerdì prossimo e lo spettacolo teatrale “Il giullare pellegrino”, che andrà in scena mercoledì 2 giugno.

(via SpiritualSeeds)

Bergamo: al via domenica la terza edizione di “Effetto Bibbia”

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 9 - 2010 ADD COMMENTS

Prenderà il via domenica 11 aprile la terza edizione di “Effetto Bibbia”, che a Bergamo e in altre località della provincia propone ogni anno degli interessanti percorsi di approfondimento sul testo biblico. L’edizione 2010 avrà come titolo «Le voci della Scrittura», e sarà declinato in una ventina di voci, tra cui: la voce nel deserto, la voce che produce frutto, la voce che chiama, la voce che riconosce, la voce che protesta, la voce che giudica, la voce che insidia, la voce che libera, la voce che istruisce, la voce che crea, la voce che perdona.

Tre le sezioni attraverso le quali l’itinerario sarà declinato. All’interno della prima, “Rileggere la Scrittura”, verranno proposti cinque cortometraggi i quali verranno poi presentati nelle due settimane successive (fino al 30 aprile) nei vari luoghi della provincia coinvolti nel progetto con pubbliche proiezioni seguiti da incontri con i vari autori che racconteranno le loro esperienze nell’affrontare il compito loro affidato. La seconda sezione, “Le voci della Scrittura”, proporrà invece al pubblico una rassegna che consentirà al visitatore (specialista o meno) di avere a portata di mano tutte le opere di argomento biblico pubblicate in Italia negli ultimi anni. Il percorso sarà suddiviso in sezioni monografiche: edizioni critiche del testo biblico, traduzioni, enciclopedie e atlanti, dizionari, commentari ai vari libri biblici, libri per bambini, strumenti informatici. La terza ed ultima sezione, “Vedere la Scrittura”, prevede infine  un percorso, curato dalla rete Museale della Diocesi di Bergamo, che proporrà visite guidate presso cinque musei aderenti alla rete, alla scoperta delle “voci dipinte” (brani biblici in forma di affresco).

L’interessante ciclo di manifestazioni è curato come sempre dal Comitato per la Cultura Biblica, appositamente fondato nella città lombarda nel 2006 ed espressione di svariate realtà locali, sia pubbliche che private.

(via SpiritualSeeds)

Poche figure godono attualmente di una stima universale e pressoché unanime pari a quella del Dalai Lama. A ben vedere, però, l’unanimità non è tale, almeno a giudicare dalla pubblicazione di un curioso articolo uscito in occasione della visita che il leader tibetano compie da oggi a domenica prossima in Svizzera, dove (è bene ricordarlo) vive la più grande comunità tibetana d’Europa, formata da ben 4000 membri.

Il titolare di un’agenzia che organizza viaggi in Tibet, per esempio, è lapidario: non solo l’operato di Pechino è ineccepibile, ma “tutto è scritto in due lingue, mandarino e tibetano. Le nuove costruzioni devono essere ispirate all’architettura locale. Le infrastrutture si sviluppano a grande velocità. La sedentarizzazione permette alle popolazioni nomadi di migliorare la vita quotidiana: acqua corrente, bagno, riscaldamento…”. Quanto alla libertà religiosa, nessun problema neppure a questo riguardo, assicurano due svizzeri che lavorano da tempo in Cina: “”Penso che la libertà di religione sia rispettata in Tibet allo stesso modo che in tutta la Cina. Non credo che ci sia la minima traccia di genocidio culturale. Tutto è valorizzato: la cultura, i templi; c’è una vera volontà di preservare. Certo, c’è un modo di vita che cambia. Ma ciò non è legato all’oppressione di un governo, bensì all’evoluzione dei costumi nelle popolazioni”.

Tutte le opinioni sono legittime, evidentemente. Comunque, sempre per rimanere in tema di Oriente e di monachesimo, non si può non segnalare l’apertura di una mostra fotografica che si preannuncia estremamente interessante. E’ ospitata presso il Museo d’Arte Orientale Giuseppe Tucci di Roma, si chiama “Zuiganji. La vita dei monaci Zen” e sarà visitabile da sabato prossimo. Maggiori informazioni su Milleorienti.

(via SpiritualSeeds)

L’Umbria religiosa in mostra da sabato ad Assisi

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 29 - 2010 ADD COMMENTS

“Chi tenta di catturare l’Umbria con macchina da foto o con pennello, con scalpello o penna o pennetta, cerchi la sua anima nelle sfumature del misurato, colga il fumo delle candele sui muri delle chiese sparse o in quelle di paese, risusciti, come non so, le preghiere custodite dalle edicole mariane, adornate di fiori così belli che sembrano finti e, talora, lo sono”. Così Mariano Borgognoni scrive nel testo introduttivo alla mostra  “I luoghi dello Spirito: ricerca fotografica sulla religiosità in Umbria” che, inaugurata sabato prossimo 3 aprile presso la galleria d’arte della Pro Civitate di Assisi, farà la gioia di quanti visiteranno la cittadina francescana nel corso delle vacanze pasquali.

La mostra documenta, attraverso una selezione di fotografie in bianco e nero e colore, la suggestione di alcuni dei luoghi della religiosità umbra: dal Santuario di Sassovivo, alla comunità dei Piccoli Fratelli di Spello, al Santuario della Madonna del Rosario di Pale, ad altri numerosi luoghi del nostro territorio, con le feste religiose che vi si celebrano lungo l’anno e la vita spirituale che vi si svolge.
La ricerca è stata condotta dai fotografi: Chung Ho Sun, Edia Mazzoli e Stefano Passerini, guidati da Gesuino Bulla, direttore e responsabile delle immagini della rivista Rocca, esperto di linguaggio, storia e tecnica fotografica.
Al duplice scopo di mettere in luce la presenza dei luoghi della spiritualità in Umbria – che fanno parte delle radici culturali e antropologiche di questa terra e della sua popolazione – e di cercare le motivazioni che fanno della terra umbra un luogo di attrattiva e di fascino spirituale, il gruppo ha percorso a tappeto il territorio alla ricerca di monasteri e di antichi santuari e ha seguito e documentato sistematicamente le feste della devozione popolare. Il tutto è corredato da un apparato didattico, comprendente dati storici e antropologici, redatti da esperti. La mostra sarà visitabile fino al 30 novembre prossimo.

Visto che si è in tema di mostre, non si può non citarne un’altra a sia volta molto interessante: “Tibet Mistero e Luce. La cultura dell’altipiano”, inaugurata pochi giorni fa a Sassari e visitabile fimo alla metà del prossimo mese di maggio, offrirà al visitatore la possibilità di accostarsi al mondo lontano e sempre affascinante del buddhismo tibetano.

(via SpiritualSeeds)

“Chiunque abbia iniziato un percorso di conoscenza sa che l’unica vera mutazione, per una definitiva conversione dell’umanità a una possibile armonia e alla pace, comincia da se stessi: l’unico possibile punto di partenza per una risurrezione collettiva, forse il più difficile”. Così Pamela Villoresi, che lo ha ideato e ne ha la direzione artistica, presenta l’edizione 2010 di “Divinamente Roma. Festival internazionale della spiritualità”, in programma nella capitale dal 27 marzo al 5 aprile prossimi.

Filo conduttore di questa terza edizione del festival sarà il Timor di Dio: “Il canto, la preghiera, il mito, il teatro, raccontano spesso dello smarrimento dell’uomo nei confronti di una forza inconoscibile e terrifica, di una volontà forte, immensa, che nel dispiegare il suo volere, non tiene in nessun conto l’essere umano – dichiara ancora Pamela Villoresi –. Questo timore, questa dichiarata fragilità dell’uomo riempiono infinite pagine del rapporto tra l’uomo e Dio”. L’appuntamento inaugurale della manifestazione avrà luogo nei Musei Capitolini, dove risuoneranno le note de ‘Il cammino dell’anima’, viaggio mistico-musicale in cui due musicisti di origine russa, il clarinettista Anton Dressler ed il pianista Uri Brener, guideranno il pubblico in un percorso che si snoda attraverso la Rapsodia di Debussy, la Meditazione di Massenet e il Kaddish di Ravel, ma che lascia spazio anche a composizioni originali e ad altri stili quali la musica contemporanea e popolare, l’improvvisazione e il jazz, la musica dei trovatori, ebraica e klezmer.

Il successo delle passate edizioni della manifestazione romana è dimostrato anche dal fatto che per il secondo anno consecutivo il festival trasferisce il suo format oltreoceano, dando vita a Divinamente New York – International Art Festival on Spirituality (dal 22 al 26 aprile) che, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di New York, ospiterà una selezione degli spettacoli e degli artisti presentati a Roma.

(via SpiritualSeeds)

Brescia: al via Crucifixus

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Prende il via oggi a Brescia ed  in altre località delle provincie di Bergamo e Brescia Crucifixus – Festival di Primavera, il principale festival italiano di teatro sacro, che quest’anno festeggia i tredici anni di vita. Pochi numeri bastano a dare il senso dell’impostanza della manifestazione: 26 giornate di festival, 18 spettacoli, 54 repliche e oltre 40 artisti coinvolti in oltre 20 comuni.

Come affermato dagli organizzatori, “Crucifixus promuove la riscoperta delle tradizioni religiose del territorio (sia nelle forme popolari – feste, processioni e sacre rappresentazioni – sia nelle forme più colte – drammi liturgici, sermoni medievali, antiche preghiere) e intende lavorare sulla valorizzazione del patrimonio artistico locale mettendolo in contatto con artisti di caratura nazionale”.

Il festival si snoda attraverso due sentieri: il primo (chiamato Terra di Passione) percorrerà la Valle Camonica, Sebino e Franciacorta e prenderà il via il 16 e 17 marzo con una delle performance più suggestive: “Rock passion live” con gli allievi dell’accademia “Arte e vita”, i fabbri di Bienno, gli scalpellini di Barone e lavoratori della Tassara. Fra gli appuntamenti più attesi la “Via di Carlo Magno”, sulla leggenda che vuole la cristianizzazione della Valle Camonica ad opera dell’imperatore. La seconda sezione del festival (e autentica novità di quest’anno) prende invece il nome di Scene sacre in città e avrà come palcoscenico unicamente la città di Brescia. Tra gli eventi di questa sezione è da segnalare in  prima ed esclusiva italiana il Misterio del Cristo de los Gascones (Nao d’amores Teatro, Segovia), che il 18 e 19 marzo verrà rappresentato all’interno del Duomo Vecchio. Un viaggio attraverso un microcosmo costruito su simboli, figure allegoriche e metafore, nel quale ogni singola parte è in funzione di un tutto. Un’immersione nell’appassionante mondo del teatro primitivo, attraverso una visione assolutamente contemporanea in cui il lavoro attoriale si combina con il teatro di marionetta.

Qui il programma dell’intero ciclo di manifestazioni.

(via SpiritualsSeeds)

Celebrazioni per il IV Centenario della morte di Caravaggio

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 16 - 2010 ADD COMMENTS
Caravaggio, un 2010 di celebrazioni per i 400 anni della morte

Celebrazioni per il IV Centenario della morte di Caravaggio

di Giuseppe Delprete
Dopo 400 anni dalla morte un calendario pieno di eventi ricorda Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610), pittore del naturalismo tragico e del chiaroscuro. “Il nostro scopo non sarà tanto quello di far conoscere Caravaggio, che è uno dei pittori più noti e apprezzati della storia della pittura, ma indagare meglio la sua figura da un punto di vista iconologico, documentario e delle attribuzioni”, ha affermato il presidente del comitato, lo storico dell’arte Maurizio Calvesi, presentando le iniziative in programma al Ministero dei Beni culturali .  Sono in tutto 20 gli eventi pensati dal comitato nazionale. Dopo il successo di “Caravaggio e Bacon”, appena terminata alla Galleria Borghese, ci sarà la mostra di 23 tele che da sabato al 13 giugno sarà ospitata alle Scuderie del Quirinale. A Firenze, invece, la Galleria Palatina e gli Uffici ospiteranno “Caravaggio e i caravaggeschi” dal 22 maggio-15 ottobre, composta da 98 dipinti e 12 disegni per ricostruire il contesto fiorentino seicentesco , in cui  ebbe diffusione un naturalismo che diede vita ad un sincretismo inedito nella pittura. Una particolare attenzione a Caravaggio sarà incrementata dal fatto che nel ’51,  in occasione dei 400 anni della nascita, i documenti d’epoca su di lui erano appena una ventina, oggi invece sono 1.100. Allo stesso modo anche le opere, che oggi arrivano fino a 100 opere. All’Accademia dei Lincei, invece, si prepara un convegno coi maggiori studiosi internazionali del pittore e del suo tempo che si svolgerà nel prossimo autunnio. Un’iniziativa analoga, a Milano, sarà invece dedicata al tema della musica nelle opere del Caravaggio e si concluderà con un concerto di musica rinascimentale al Conservatorio. Anche il teatro onorerà Caravaggio con “L’inventore del Nero”, che vedrà le coreografie di Raffaele Paganini, e forse, anche le musiche di Luis Bacalov.

Ferrari F10, sfida al Mondiale

Posted by marilena marino On gennaio - 29 - 2010 ADD COMMENTS

MARANELLO – Il ghiaccio sulla pista di Maranello ha fermatoil debutto in pista della F10, presentata stamani nello Stabilimento linee assemblaggio di Maranello da Stefano Domenicali. Si tratta della 56/a Ferrari di Formula 1. Il nome riprende la tradizione legata all’anno del debutto in gara. Il progetto, sigla interna 661, e’ l’interpretazione dei regolamenti dopo i chiarimenti forniti dalla Fia per quanto concerne il diffusore. La liberalizzazione di quell’area consente di ottenere potenzialmente grandi vantaggi in termini di prestazioni.

Rispetto alla F60, la F10 e’ nata con l’obiettivo di massimizzare il rendimento aerodinamico del doppio diffusore. Gli attacchi del motore alla scocca sono stati modificati ed e’ stata rivista la forma della scatola del cambio e il disegno della sospensione posteriore. La parte anteriore e’ stata sensibilmente rialzata ed e’ scavata nella parte centrale, in modo da ottimizzare il flusso dell’aria. Altra importante novita’ e’ l’abolizione del rifornimento e la conseguente necessita’ di un serbatoio capace di contenere la quantita’ di carburante per terminare la gara su ogni circuito. La lunghezza della vettura e’ aumentata per alloggiare il nuovo serbatoio ma anche per installare radiatori piu’ lunghi e stretti. La necessita’ di dover iniziare le gare con una vettura molto piu’ pesante ha imposto una revisione dell’impianto frenante, in collaborazione con la Brembo.

Per aumentare il livello di sicurezza sono state introdotte nuove prove di impatto per la centina dello schienale e per il serbatoio a pieno carico. E’ stato poi aggiornato il dado della ruota per aumentare la sicurezza in fase di rilascio vettura ai box. Tra le molte novita’ tecniche, anche l’aumento del peso minimo a 620 kg e pneumatici anteriori piu’ stretti che dovevano incentivare l’utilizzo del Kers, sistema accantonato almeno per quest’anno. Oltre alle dimensioni ridotte, gli pneumatici 2010 avranno mescole e costruzioni diverse da quelle dello scorso anno e saranno provati solamente a partire dai test di febbraio, limitati a 15 giorni con una sola vettura in pista ciascuno: test decisivi per la conferma in pista della bonta’ del lavoro fatto sul fronte dei consumi, mai come quest’anno cruciali.

Tutta la squadra si e’ impegnata a fondo su questo aspetto che puo’ consentire di ottenere incrementi di prestazioni importanti, in colaborazione con Shell, anche in considerazione dell’affidabilita’.
MONTEZEMOLO, SQUADRA LATINA PER VINCERE – “Siamo una squadra latina, che parla italiano, consapevole di rappresentare le eccellenze di uno straordinario paese, cui riesce tutto quando ha lo spirito di squadra. Nel nostro team lo spirito di squadra c’é, anche se è rinnovata perché un ciclo è finito e per fortuna è finito anche il 2009″. Luca di Montezemolo lo ha detto presentando la F10, “una macchina che ha in sé tutte le capacità degli uomini e delle donne della Ferrari per farne una macchina vincente”. Montezemolo ha poi citato i due piloti: “Felipe è più forte di prima, Ferdinando (il presidente lo ha chiamato proprio così, ndr) ci ha battuto nel 2005 e nel 2006 con forza e capacità, e siamo contenti di averlo qui perché è un ragazzo in gamba”.
ALONSO: SAREMO L’ORGOGLIO DEI TIFOSI - Fernando Alonso, due volte campione del mondo con la Renault, ci riprova con la Ferrari: ”E’ la prima presentazione in rosso – ha detto lo spagnolo dopo aver scoperto con gli altri piloti la F10 – ed e’ molto emozionante. Grazie a tutta la squadra che ha lavorato tanto per costruire questo sogno. Insieme a Felipe Massa saremo una squadra molto forte, per rendere orgogliosi i tifosi di tutto il mondo. Faremo in modo che la Ferrari torni ad essere vincente”.

MASSA: MAI TANTA VOGLIA – ”Ho la voglia piu’ grande di sempre”. Felipe Massa, il pilota brasiliano della Ferrari – dopo aver svelato con Fernando Alonso, Giancarlo Fisichella, Marc Gene’ e Luca Badoer – la F10 con cui disputera’ il Mondiale di Formula 1, si e’ detto carico come non mai. ”Dopo un anno difficile e duro – ha dichiarato – dopo l’incidente in Ungheria, ora sono veramente felice ed orgoglioso. Spero che la F10 sia davvero competitiva e possa farci tornare a vincere, a fare in modo che la Rossa torni davanti a tutti”. Massa, secondo le intenzioni della Ferrari, avrebbe dovuto portare in giro la nuova monoposto sulla psita di Fiorano per un video promozionale. Ma per le condizioni dell’asfalto, dopo le nevicate di ieri e le temperature rigide, il test e’ saltato. Resta possibile un test domani, sempre a Fiorano, oppure il 1/o febbraio a Valencia.

IL MONASTERO IPATIEV

di Daniela Asaro Romanoff “All’interno la Cattedrale è un gioiello della pittura. Ogni colonna, ogni muro, i soffitti, tutto è coperto di bellissimi affreschi, opera di Guri Nikita e Sila Sarin”

Festa della Luce

Festa della Luce, Candelora e della Purificazione di Maria:”Gerusalemme,rivestiti di luce, perché viene la tua luce del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1).

Diaconia Cristiana

Di Giovanni Chifani ” Diaconia cristiana: dimensione kerigmatica, profetica e didascalica”

“Gesù nostro contemporaneo”

di Moreno Migliorati Chi è Gesù per me oggi? È persona viva di cui sentiamo tuttora il fascino o è [...]

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