Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

La nostra meta è l’Amore

Posted by marilena marino On gennaio - 21 - 2012 ADD COMMENTS

di Elisa Rossi Giordano

Attendere nelle sue varie accezioni, puo’ essere tradotto come volgere a un termine. E’ proprio questo che facciamo quando attendiamo: rivolgiamo il nostro spirito verso una meta. La nostra meta è stata la vita e siamo stati accompagnati dallo spirito fin dal primo momento in cui abbiamo desiderato Emanuele. siamo Matteo ed Elisa, i genitori di 3 splendidi bambini. Tommaso di tre anni, Angelica di 5 ed Emanuele  nato il 5 febbraio di quest’anno. Abbiamo vissuto anche con angelica e Tommaso il tempo splendido di aspettare un figlio, ma Emanuele è stato atteso. quando alla fine di Ottobre del 2010 ci hanno detto che non si vedeva il suo stomaco nell’ecografia e che avrebbe potuto non avere l’esofago, abbiamo iniziato il nostro cammino ancor piu’ intenso verso il dono della Vita. In tutti i mesi della gravidanza abbiamo atteso di avere una buona notizia, pensando che tutte le negative che ricecavamo non fossero cio’ che dovevamo desiderare. E’ solo quando abbiamo visto riflesso nei suoi occhi lo splendore della Luce di vita che abbiamo capito che la nostra volonta’ non era quella corrispondente a quella di Dio ed è allora che abbiamo iniziato a realizzare quanto l’attesa fosse valsa la pena. abbiamo aspettato per mesi in un ospedale prima di poterlo portare a casa, e ad ogni rientro la gioia era incommensurabile. ma poi si ripresentava l’attesa di un nuovo intervento e attendevamo, non lo posso negare. Non riuscivamo a vedere che il miracolo è Emanuele! i suoi occhi parlano al posto della voce, il suo sorriso mostra fiducia incondizionata, abbandono alla volonta’ di Chi sa  cos’è meglio per lui: la sua voglia d’imparare ci permette di comprendere che se anche se l’attesa non è finita e cio’ che è non è quello che avremmo voluto, è stata fatta la volonta’ di Chi vuole il nostro bene. attendere è un atto di fiducia verso Colui il quale ha destinato per te la meta.  abbiamo atteso col fiato sospeso, a volte in arrendevole fiducia, altre in trepidante angoscia, ci hanno attraversato rabbia e serenita’, coraggio e sfiducia. Abbiamo incontrato la gioia di avere un figlio, lo sconforto di vederlo malato, l’impotenza nel non poterlo guarire, ma abbiamo sempre affrontato la sua Vita con la fiducia piena in Colui che aveva scelto noi come suoi genitori e lui come nostro figlio. abbiamo atteso rivolti alla meta, assieme a coloro che hanno accompagnato questo nostro cammino, facendosi strumento dell’Amore e di Dio e questo Amore è stato la chiave affinchè la nostra attesa non fosse vana!

Religione e ateismo: un dibattito a più voci

Posted by Moreno Migliorati On dicembre - 20 - 2010 ADD COMMENTS

Il giornale online americano Psycology Today, ospita un interessante dibattito sul ruolo dell’ateismo e della religione nell’attuale società. Tutto ebbe inizio nel maggio scorso, quando lo psicologo evoluzionista Nigel Barber pubblicò un articolo intitolato: “Perchè l’ateismo sostituirà la religione”. Le motivazioni dello studioso possono essere così sintetizzate: “Le ragioni per cui le chiese perdono terreno nei paesi sviluppati può essere riassunto in termini di mercato. Prima di tutto, con una scienza migliore, con reti di sicurezza sociali e famiglie più piccole, ci sono meno paure e incertezze nella vita quotidiana delle persone e dunque meno mercato per la religione. Contemporaneamente, vengono offerti molti prodotti alternativi, quali i farmaci psicotropi e l’intrattenimento elettronico, più libere da lacci e laccioli e che non richiedono di conformarsi in modo pedissequo a credenze non scientifiche”.

Al dibattito da ora un ulteriore contributo il filosofo Michael W. Austin con un articolo intitolato significativamente: “Perchè l’ateismo non può sostituire la religione”. La sua tesi, contrapposta a quella di Barber e che, se è vero che molte persone si sono rivolte alla religione a motivo dell’incertezza economica o per una sfida emotiva, è altresì altrettanto indubitabile che molti vivano ancora la religione non solo come una modalità per affrontare la paura, l’incertezza e le difficoltà emotive. L’uomo religioso, sostiene Austin, non è il consumatore di un prodotto: è anzi una persona convinta che la sua fede gli chieda di vivere con altruismo, in maniera disinteressata e senza pensare di essere al centro dell’universo. Ma la critica all’ateismo da parte del filosofo americano va ancora più a fondo: questo non potrà mai sostituire la religione, sostiene, perchè incapace di proporre credenze e valori positivi, fondato com’è solo sulla negazione. Compito che potrebbe eventualmente essere assunto da qualche forma di umanesimo laico, ma mai dall’ateismo.

Un dibattito in ogni caso interessante e che consente di “volare alto”, cosa di cui c’è estremo bisogno, specie di questi tempi.

(via SpiritualSeeds)

È stata presentata questa mattina a Milano “La Coscienza degli Animali”, iniziativa davvero trasversale a tutela dei nostri amici non umani che ha visto in prima fila il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla ed Umberto Veronesi. Tra i primi firmatari del Manifesto non si può non evidenziare il teologo don Luigi Lorenzetti, una presenza, la sua, che testimonia di un crescente interesse del mondo cristiano verso le tematiche inerenti i diritti degli animali.

Nel suo intervento (molto lucido e argomentato) il teologo ha tra l’altro sostenuto che “la novità del pensiero cattolico, in tema di questione animalista, prende avvio dal concilio Vaticano II quando avverte la necessità di volgersi alla storia e interpretarne i segni o gli eventi. Tra questi, c’è anche la nuova cultura animalista ed ecologista che è stata una salutare provocazione, per i cristiani (come singoli e come comunità di appartenenza), a ripensare la teologia della creazione: qual è il disegno del Creatore sull’universo (il creato, la natura, il cosmo) e su quanto questo contiene?”. In chiusura del suo intervento, Lorenzetti afferma che “si potrebbe concludere con Léon Bloy quando avvertiva che «non si bada al fatto che le bestie sono altrettanto misteriose dell’uomo e si ignora assolutamente che la loro storia è una scrittura per immagini, in cui risiede il segreto divino. Ma non si è presentato ancora _ concludeva _ nessun genio per decifrare l’alfabeto simbolico della creazione». Il credente avverte che Dio non ha creato solo gli esseri umani, e quanto esiste è termine della sua Provvidenza. La questione animalista ed ecologica non è estranea o indifferente al credente; lo riguarda direttamente e lo chiama in causa come credente. La nuova sensibilità circa l’ambiente e gli animali, largamente diffusa oggi, è un segno da decifrare per verificare quali risposte la Chiesa e i credenti intendono dare nella prospettiva di una rinnovata comprensione del disegno di Dio”.

Sempre in tema di animali è opportuno segnalare il sito dei vegetariani cattolici, mentre stasera a Bologna Enzo Bianchi terrà il secondo incontro del ciclo Animalia dal titolo Ominis anima vivens. La salvezza delle creature, in cui tratterà la concezione biblica cristiana del rapporto tra uomo e animali.

(via SpiritualSeeds)

Tori seduti e vincenti

Posted by Patrizio On febbraio - 19 - 2010 ADD COMMENTS

Sabato 16 gennaio al palazzetto del ghiaccio di Torino si è svolta una sfida di sledge hokey tra le Aquile del Sudtirol e i Tori Seduti di Torino. Sugli spalti un tifo euforico, in campo i giocatori al massimo della concentrazione. Il tabellone ha proclamato la vittoria degli ospiti ma sui pattini hanno vinto tutti. Perché nessuno si è lasciato vincere dalla propria disabilità. I giocatori non pattinano con le loro gambe ma volano “seduti” sul ghiaccio. E sui loro pattini non scambiano di certo cortesie con gli avversari.
Il capitano dei Tori Seduti, Andrea Chiarotti, non ha problemi a raccontare la sua disabilità: “Nel 1990, in seguito ad un incidente in moto, tornando dal lavoro ho perso una gamba”. Già giocatore di hokey della Valpe non rinuncia al ghiaccio e diventa allenatore: “Non mi sono mai allontanato dallo sport. Mi sono cimentato con lo sci per disabili ma nel 2003, con l’avvicinarsi di Torino 2006, si è pensato di formare una squadra di hokey. Mi hanno chiamato e sono tornato in campo”.
Gli occhi penetranti di Andrea si illuminano al ricordo delle Olimpiadi del 2006. La sua grinta diventa soddisfazione nel raccontare tutti i successi della nazionale. Non omette le sconfitte, ma quelle fanno parte del gioco e forse proprie quelle mettono in risalto le conquiste attuali. Come i Mondiali 2009 a Ostrava, in Repubblica Ceca, dove la nazionale italiana di sledge hockey si è classificata al settimo posto conquistando il biglietto per Vancouver. “Per un disabile – chiarisce Andrea – è molto importante lo sport: lo aiuta nei movimenti e la riabilitazione è meno noiosa che in palestra”.
Ma in Italia come è visto lo sport paralimpico? “A Torino bene, come avete visto dal tifo caloroso. Le olimpiadi del 2006 hanno dato un forte impulso”. Tornerete da Vancouver con una medaglia? “Si parte per una medaglia ma poi va bene tutto”.
Luigi Grill abita a Cantalupa. Una persona riservata… ma un consiglio: cercate di non far parte della squadra avversaria! Sarà anche “seduto” ma è sopratutto un “toro”!
“Adesso, in seguito ad un’ischemia, sono uscito dalla nazionale, anche per lasciare spazio ai giovani. Nel 2006 erano tutti ragazzi già inseriti nello sport, sci e hokey ad alto livello. Per me era la prima esperienza. Nel 2003 sono entrato “per fortuna”: mi sono trovato al momento giusto nel posto giusto! Avvantaggiato dal fatto che l’Italia era nazione ospite. Adesso sto bene e continuo sempre a fare gli allenamenti con i Tori Seduti. Sono contentissimo di poter continuare a fare sport. Grazie a Tiziana Nasi, la fondatrice della squadra, pratico anche altri sport. Lo scorso anno ho partecipato ai campionati italiani di sledge hokey, sci e handbike”.
Anche Luigi concorda sull’importanza dello sport per i disabili: ”Oltre che divertente è utile per muoversi meglio, superare le barriere architettoniche, vivere la quotidianità. Inutile lamentarsi sempre: bisogna darsi da fare! Amputato o paraplegico, lo sport migliora anche le parti offese. Con la tecnologia di oggi si possono fare tutti i tipi di sport: dal basket in carrozzina – in Italia siamo stati i primi a lanciarlo – allo sci, all’handbike. Questo vale specialmente per i giovani. Si vede se un disabile fa sport: supera meglio uno scalino, si muove più agilmente”. E lo sport di squadra? “Parlo per me che ho avuto l’incidente 36 anni fa. In squadra uno cerca sempre di confrontarsi col compagno. Invece da soli si tende a chiudersi in se stessi. Da molti siamo ancora visti come persone diverse. In squadra, invece, siamo tutti allo stesso livello. In squadra si riescono a fare molte più cose”.
Nei nostri comuni cosa si fa per lo sport dei disabili?
“Le cose sono decisamente migliorate. Le paralimpiadi hanno iniziato a smuovere le acque. A Pinerolo la piscina è attrezzata per i disabili. A livello comunale dipende dalla sensibilità dei paesi. A Cantalupa, nella scuola dello sport, ci sono alcuni vantaggi a livello di barriere architettoniche.”
E conclude” Non ci sarò in Canada ma sono contentissimo per gli atleti che vivranno questa esperienza, perché sono davvero affiatati. In bocca al lupo a tutti!”
Cristina Menghini

Basaglia, i manicomi e il Cottolengo

Posted by Marco On febbraio - 12 - 2010 1 COMMENT

Basaglia ha chiuso i “manicomi” è vero. Ed è un luogo comune che le persone con problemi mentali non hanno più un posto dove essere accudite. Ma alzi la mano chi sa che in tutto il territorio nazionale ci sono diversi “centri di accoglienza” per “malati mentali”.
Non se ne parla mai, ma esistono! Ne ho visitato uno e vi assicuro che non è molto diverso dai manicomi che Basaglia ha chiuso… questo è uno dei motivi per cui non se ne parla tanto! Giovani che strisciano i piedi per terra, urla, infermieri che corrono con i calmanti. Un primario di psichiatria, dentro uno di questi centri e davanti a qualche paziente ha detto: “Siamo nel 2000! Basta pensare che le persone hanno un anima! Sono malati e vano curati!”
Dopo aver visitato questo centro (una visita che ricorderò per sempre) ho chiesto di poter trascorrere una giornata alla Piccola Casa della Divina Provvidenza (comunemente chiamata Cottolengo). Per motivi molto diversi dai primi, ricorderò per sempre anche questa visita. L’amore con cui le suore e i volontari si prendono cura degli “ospiti” è meraviglioso. Antonio voleva un cucchiaio per mangiare ma perché darglielo? Non ci sarebbe riuscito era troppo difficile! Eppure San Benedetto Cottolengo dice che, nella Piccola Casa, i padroni sono loro (i senza anima dello psichiatra). Così Antonio ebbe il suo cucchiaio e dopo pochi tentativi, riuscì a mangiare… da solo. Ma quando mai questo capita da altre parti?
Una signora anziana, legata ad una sedia, chiedeva “un’arancia”, tutto il giorno la stessa cosa. Ho fermato infermieri e medici per sapere se potevo accontentarla. La risposta, se mi veniva data era: “lasciala perdere, dice tutto il giorno la stessa cosa, non stare a parlare con lei”. Questa è una di quelle case dove le persone non hanno un anima! Ho comprato un rosarietto, due imaginette e sono tornato. Era sempre legata e dondolandosi chiedeva un’arancia. Le ho messo davanti il rosarietto e le immaginette. Ha appoggiato la mano sopra il rosario, si è messa a piangere ed io con lei. Poi ha continuato a chiedere arance. Non mi dimenticherò mai.
Oggi non si parla di queste persone. Abbiamo il dovere di fare qualcosa. Almeno difronte ai luoghi comuni, quando sentiamo dire che non ci sono centri per chi vive un disagio mentale o che dovrebbero aprire nuovamente i manicomi… portiamoli a fare un giro in una di queste “casette”!
Ciò che mi dispiace è che spesso, giovani e meno giovani con i disagi più diversi, finiscono in questi centri anche solo perché non si conoscono le alternative. Ma ci sono! Non abbandoniamo i nostri cari nei nuovi manicomi! Sono ben aperti anche se con nomi diversi e con sale di accoglienza colorate, con le mostre dei disegni di questi poverini. Ma con tutto il rispetto per chi ci lavora, ci sono delle bravissime persone, non c’è proprio paragone con la Piccola Casa della Divina Provvidenza e con strutture simili.
Chi accompagnerebbe una signora anziana in carrozzella, sorda, muta e con tantissimi problemi, a comprarsi lo smalto per le unghie, il colore per i capelli?! Alla Piccola Casa questo avviene! Gli “ospiti” sono i padroni, hanno un’anima, sono delle persone come noi.

Marco Biggio

In mattinata, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è svolta la presentazione delle iniziative per il XXV anniversario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (Pastorale della Salute) e la XVIII Giornata Mondiale del Malato, dal 9 all’11 febbraio.

Alla Conferenza Stampa sono intervenuti l’Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, il Vescovo José L. Redrado, O.H., Segretario ed il Monsignor Jean-Marie Musivi Mpendawatu, Sotto-Segretario del medesimo Dicastero; il Vescovo Jacques Perrier, di Tarbes e Lourdes (Francia), ed il Dottor Salvatore Pagliuca, Vice-Presidente dell’U.N.I.T.A.L.S.I. (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali)

L’Arcivescovo Zimowski  ha esposto il tema delle celebrazioni: “La Chiesa al servizio dell’amore per i sofferenti”, titolo del Messaggio di Papa Benedetto XVI per la Giornata Mondiale del Malato 2010.

Un Simposio internazionale avrà luogo in Vaticano nei giorni 9 e 10 febbraio che conterà oltre 540 iscritti provenienti da 35 Paesi: operatori sanitari, cappellani, medici e infermieri, rappresentanti di associazioni e organismi a carattere istituzionale o di volontariato e di alcuni malati in grado di prendervi parte. Alle 10:30 dell’11 febbraio, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes, il Santo Padre Benedetto XVI presiederà una Celebrazione Eucaristica nella Basilica Vaticana.

PASSIONE PER I LIBRI?

Posted by marilena marino On gennaio - 29 - 2010 ADD COMMENTS

Merito dei geni o degli insegnanti? L’annosa questione su quanto le abilità cognitive siano determinate dal patrimonio genetico o dall’ambiente nel quale si cresce si arricchisce di un nuovo spunto di discussione: i ricercatori americani dell’Ohio State University hanno analizzato la capacità di lettura dei gemelli e hanno scoperto che il loro sviluppo non è solo questione di Dna. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Child Psychology and Psychiatry.

I bimbi che hanno partecipato ai test – 135 coppie di gemelli omozigoti e 179 eterozigoti dello stesso sesso – frequentavano l’asilo o il primo anno di scuola elementare: gli esperti hanno misurato la loro capacità di identificare parole, l’abilità di riconoscere i suoni e la velocità con cui venivano riconosciute le serie di lettere.

Confrontando i punteggi dei piccoli partecipanti i ricercatori hanno condotto analisi statistiche che hanno dimostrato il diverso peso di genetica e fattori ambientali nello sviluppo delle capacità di lettura: la velocità di lettura è l’unico dei parametri per il quale il Dna conta più dell’esempio di genitori e insegnanti, mentre la “consapevolezza” dei suoni è merito quasi esclusivo dell’ambiente in cui i bimbi crescono.

“Tutti e due i fattori giocano un ruolo determinante, come accade per quanto attiene i disturbi cardiaci e l’obesità – afferma Stephen Petrill, coordinatore delle ricerche – ma sappiamo molto di più dell’impatto che la genetica e l’ambiente hanno su queste patologie, rispetto a quanto invece si sa del loro peso nello sviluppo delle capacità di lettura. Approfondire questo percorso di studi può risultare utile per perfezionare le tecniche di insegnamento”.

PAGELLE GIÙ SE I GENITORI SONO IN CRISI

Posted by marilena marino On gennaio - 29 - 2010 ADD COMMENTS


Lo stress provocato nei genitori dalla crisi economica potrebbe ripercuotersi anche sul rendimento scolastico dei figli. È quanto emerge dallo studio pubblicato su European Journal of Developmental Psychology dai ricercatori dell’Academy of Finland di Helsinki.

Gli studiosi hanno intervistato 530 ragazzi e i loro genitori, informandosi in particolare sulla situazione lavorativa e finanziaria degli adulti e sul rendimento scolastico dei figli. Al termine della ricerca è emerso che lo stress e le preoccupazioni dei grandi si riflettevano negativamente sui voti degli adolescenti. Secondo gli esperti, a causa del periodo di recessione molti individui sperimentano un elevato livello di stress che poi trasmettono ai figli, i quali, a loro volta, divengono irrequieti, svogliati e perdono interesse nei confronti della studio. Ciò si verifica soprattutto quando il genitore “nervoso” è dello stesso sesso, poiché sembra fungere da modello per lo sviluppo dell’esaurimento.

“Le finanze di un nucleo familiare – spiega Katariina Salmela-Aro, docente dell’Academy of Finland – influiscono seriamente sul rischio di esaurimento dei suoi componenti. Non bisogna trascurarlo, soprattutto in relazione al potenziale impatto della crisi in corso sul ben

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