Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Una Porta verso l’Infinito

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2012 ADD COMMENTS

SULLA VIA DELLA BELLEZZA: PROSEGUE IL

PROGETTO “UNA PORTA VERSO L’INFINITO”

 

Monsignor Fisichella: “‘L’arte è espressione e rappresentazione del Vangelo”

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 13 gennaio 2012– Prosegue il percorso tracciato da Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte, il progetto promosso dall’Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, che vuole essere una riflessione sull’arte come strumento di trasmissione della fede.

Domani mattina questa “Porta” si riaprirà nuovamente per condurci Sulla via della bellezza, come suggerisce il titolo della conferenza che si svolgerà alle 10.30 nella Sala Rossa del Palazzo Apostolico Lateranense.

«Il convegno intende approfondire le ragioni teologiche e culturali che animano il progetto – spiega a Zenit, don Walter Insero, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali e direttore del progetto -. Grazie alle diverse prospettive che i relatori ci offriranno, rifletteremo sul rilancio della nuova evangelizzazione nella città di Roma, mettendo a fuoco principalmente l’arte e la comunicazione».

In questa via della bellezza, infatti, incontreremo tre illustri protagonisti: monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione; l’architetto Paolo Portoghesi, docente della Sapienza Università di Roma e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.

Accogliendo l’invito formulato da Benedetto XVI al convegno diocesano dello scorso giugno a percorrere la strada dell’arte per avvicinare alla fede, i relatori si confronteranno sul tema dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, attraverso tre differenti prospettive – quella teologica, artistica e della comunicazione – mediante la via della bellezza, “che conduce a Colui che è, secondo  Sant’Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova”.

Il linguaggio dell’arte, dunque, vissuto come una traccia da perseguire per arrivare alla strada privilegiata che porta direttamente a Dio e alle meraviglie del Creato, diventando, di conseguenza, strumento per la Nuova Evangelizzazione.

Proprio di questo Zenit ha parlato con monsignor Fisichella che ha dichiarato alla nostra agenzia come la via della bellezza sia “una via maestra”.

“Il cristianesimo dalle origini – spiega il presule – ha avuto con l’arte un rapporto privilegiato, poiché essa, nel susseguirsi di venti secoli di storia, attraverso capolavori di musica, poesia, pittura e scultura, non ha fatto altro che esprimere e comunicare la bellezza del Vangelo”.

Per tanto tempo, però, prosegue monsignor Fisichella, “la teologia ha comunicato solo con la filosofia”, e questo “se da una parte è stato positivo perché ne ha approfondito i contenuti”, dall’altra “ha impoverito la presentazione del Vangelo a mera scienza”.

“Credo, perciò, che sia importante non dimenticare che nel dialogo tra il teologo e il filosofo sia necessaria la presenza dell’artista – sottolinea il vescovo – perché il Vangelo non può essere solo ascoltato, il Vangelo è una persona, che va vista!”.

La rappresentazione del Vangelo è quindi “rappresentazione di Cristo stesso, del mistero di salvezza che supera la morte per esprimere l’amore e la vita”. Il teologo e il filosofo, aggiunge il presule, “devono riconoscere che il linguaggio usato dall’arte è un linguaggio più immediato, che va molto più al di là, nella comunicazione, di quanto possano fare la filosofia e la teologia”.

In conclusione, recuperare la via della bellezza, secondo monsignor Fisichella, vuol dire “recuperare, da un punto di vista teologico, il percorso della contemplazione”.

La bellezza, infatti, “per sua stessa natura, rapisce in essa e ci fa fermare, come il mistero che la fede presenta, che va contemplato e vissuto. In un periodo come il nostro, dove sembra che la bellezza venga meno, riproporla è una ‘provocazione’ necessaria su cui bisogna soffermarsi e riflettere”.

Il convegno di domani è il primo della serie di incontri promossi nell’ambito del progetto Una porta verso l’Infinito per l’anno 2012. L’iniziativa, che ha preso il via il 22 dicembre 2011 con il concerto su musiche di Mendelesshon e Schumann, nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, e ha visto la partecipazione del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, prevede, inoltre, per questo nuovo anno, un calendario ricco di eventi relativi alla musica, al teatro, al cinema e alle arti figurative.

Per maggiori informazioni circa il programma e le date degli eventi, consultare il sito www.ucs.it alla voce Una porta verso l’infinito.

Turning tables

Posted by marilena marino On gennaio - 12 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

E cinque: ancora una volta ci occupiamo di Adele e del suo “21” grazie alla diffusione radiofonica che in questo periodo è riservata a “Turning tables”.
Va detto che il disco ha numeri per far parlare di sé almeno undici volte, tante quante sono le tracce della scaletta: lo diciamo da mesi, ma soprattutto lo dicono i risultati che l’ultima fatica della cantante sta continuando a raggiungere ovunque.Si parla di primo posto in almeno 24 nazioni, di presenza nel Guinness dei primati, di circa quindici milioni di copie vendute e di sei nomination per i prossimi Grammy.
Per farla breve, si tratta del successo più sfolgorante del 2011 e probabilmente la questione potrebbe allargarsi anche agli anni limitrofi.

Adele Laurie Blue Adkins, conosciuta solo come Adele (/əˈdɛl/) (Londra5 maggio 1988), è una cantautrice britannica. Ha riscosso un discreto successo a livello mondiale nel 2008 con il singolo Chasing Pavements, contenuto nel pluripremiato album di debutto della cantante, 19, per poi bissare il successo di quest’ultimo con il disco 21 del 2011 e i singoli Rolling in the DeepSet Fire to the Rain e Someone Like You.

Assieme ad Amy Winehouse e Duffy è considerata una delle esponenti della nuova generazione del soul bianco.
Nulla da eccepire allora se Adele ha annunciato di volersi concedere un po’ di pausa prima di cominciare a lavorare sull’erede di “21”, visti anche i problemi di salute che hanno interessato la sua preziosa ugola.
Con “Turning tables” prosegue il discorso lasciato in sospeso da “Rumour has it” nel senso che anche questo nuovo singolo è scritto a quattro mani da Adele e Ryan Tedder, ma rispetto all’ultimo episodio si vira la rotta per tornare al più confortevole territorio della ballata.
Accordi minori di pianoforte, voce e qualche spruzzata d’archi sono tutto ciò che serve a costruire la canzone: è evidente come in questo modo sia messa al centro della scena la capacità di canto della giovane stella, impressionante nell’estensione e nella capacità di infondere emozioni in quel che canta.

Come la fortunatissima “Someone like you”, anche “Turning tables” è nata pensando all’ex fidanzato e ricostruendo a partire dal vissuto una di quelle scene che ogni coppia in crisi ha conosciuto, ossia il tentativo di uno dei due di rigirare le carte in tavola per cercare una scappatoia o una mossa vincente.
Poco seriamente: meno male che l’inglese conosce un’espressione come quella di “rovesciare i tavoli” per indicare il fenomeno: il nostrano “rigirare la frittata” avrebbe tolto parecchia poesia al tutto.

Per adesso godiamo della diffusione di questo nuovo singolo, sono certo che ci rivedremo ancora su queste pagine per qualche nuovo capitolo di “21”

Adele suscita apprensione e preoccupazione per le sue condizioni di salute: la cantante britannica si è sottoposta, pochi giorni fa, a un intervento chirurgico d’urgenza per un’emorragia alle corde vocali. Su Internet circolavano già voci su un presunto cancro alla gola, ma l’entourage della cantante ha smentito queste ipotesi.

Adele, esponente di spicco della nuova generazione soul, ha dovuto annullare il tour invernale, che sarebbe dovuto partire il 7 novembre dalla Civic Hall di Wolverhampton.

Adele suscita apprensione e preoccupazione per le sue condizioni di salute: la cantante britannica si è sottoposta, pochi giorni fa, a un intervento chirurgico d’urgenza per un’emorragia alle corde vocali. Su Internet circolavano già voci su un presunto cancro alla gola, ma l’entourage della cantante ha smentito queste ipotesi.
Adele, esponente di spicco della nuova generazione soul, ha dovuto annullare il tour invernale, che sarebbe dovuto partire il 7 novembre dalla Civic Hall di Wolverhampton.
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I medici, i quali le hanno assicurato il pieno recupero> delle capacità vocali, hanno comunque imposto un periodo di riposo assoluto. L’operazione alla quale si è sottoposta è stata inevitabile, in quanto da tempo la cantautrice soffriva di disturbi ricorrenti: lei stessa, il mese scorso, sul suo blog aveva dichiarato di essere preoccupata per la sua voce e di aver smesso, per questo motivo, di fumare.

La ventitreenne, che con il suo secondo album, “21” ha conosciuto il successo a livello mondiale, dovrà quindi rimanere in silenzio forzato almeno fino alla fine dell’anno: nessun impegno musicale nell’immediato futuro, dunque, per evitare danni seri.
Nel frattempo la cantautrice britannica, che ha portato a casa ben 4 nomination ai prossimi American Music Awards 2011 che si terranno il 20 novembre a Los Angeles, e tre ai prossimi Mtv EMA di Belfast, continua a dominare le classifiche mondiali (anche quelle italiane) sia nella categoria album che nella categoria singoli, con “Someone like you”. Una giovane artista dal talento indiscutibile, spesso accostata a Amy Winehouse, che speriamo di rivedere presto sui palchi di tutto il mondo.

Chiesa on the road nell’Anno della Fede

Posted by marilena marino On gennaio - 9 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

La lettura della «Nota con indicazioni pastorali» diffusa dalla Congregazione per la Dottrina della fede introduce già in un clima di vigilia e attesa per l’Anno Della Fede del quale il miglior interprete è monsignor Rino Fisichella, che dal Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione – di cui è presidente – coordinerà idee e progetti nella fase preparatoria come nello svolgimento dell’Anno.

Perché un documento così dettagliato e concreto, e con tanto anticipo?
Perché si sta parlando di fede, e bisogna far comprendere che prima delle iniziative serve piena consapevolezza del tema. Il desiderio del Papa è che ogni attività venga allestita a partire da una riflessione che impegna tutta la Chiesa.
Qual è l’obiettivo delle iniziative proposte dalla Nota?
Condurre a un incontro personale con il Signore Gesù. Più volte la lettera del Papa Porta fidei e la Nota insistono su questo: la fede è qualcosa di vivo, non una mera conoscenza ma un incontro che dà significato alla vita. Va ritrovata la gioia dell’incontro con Cristo, per essere capaci di darne testimonianza rendendo partecipi anche gli altri. In questi primi due testi più volte si parla di gioia e di bellezza della fede, a indicare che chi crede deve far trasparire la propria esperienza. E questo si collega direttamente con la nuova evangelizzazione, al cui Pontificio Consiglio è affidata la segreteria e l’organizzazione di tutto l’Anno.
Qual è il nesso tra costituzione del dicastero che lei guida e Anno della fede?
La spiegazione l’ha offerta il Papa alla Curia romana: “La grande tematica di quest’anno come anche degli anni futuri in effetti è: come annunciare oggi il Vangelo? In che modo la fede, quale forza viva e vitale, può oggi diventare realtà?”. Sono anche le domande della nuova evangelizzazione.
Come si può far sentire tutta la Chiesa coinvolta nell’Anno della fede?
Questa è la grande sfida. La Nota è rivolta anzitutto alla Chiesa universale, perché con l’Anno va dato un segno unitario. Si parla poi a Conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, comunità, associazioni e credenti: nessuno si deve sentire escluso. Volendo risvegliare la fede e la gioia di viverla, si propone di rilanciare la conoscenza dei suoi contenuti. Mi piacerebbe che alla fine dell’Anno tutti i cristiani conoscessero davvero il Credo facendone la propria preghiera quotidiana. Sarebbe un segno veramente unitario, la riscoperta delle proprie radici, la conoscenza di Chi e cosa è al centro del nostro credere. Ecco perché la Nota sottolinea l’importanza di gesti come il pellegrinaggio alla tomba di Pietro, o a Gerusalemme, ovvero nei luoghi dove si è professata la fede. Penso anche alla necessità, sottolineata dal Papa nella Porta fidei, che ogni vescovo compia una solenne professione di fede in cattedrale all’inizio dell’Anno. In generale, le iniziative devono puntare su tre obiettivi: la conoscenza dei contenuti della fede, del Concilio e del Catechismo.
Tra i tanti spunti, colpisce quello sui «linguaggi del cyberspazio»…
I contenuti della fede vanno individuati anche nelle opere culturali, come i film e la letteratura. Si potranno riscoprire tanti autori – penso a nomi come Chesterton, o Peguy – che hanno saputo comunicare la fede in modo immediato, ma c’è anche una chiamata in causa dei socialnetwork, che non vanno più pensati come semplici strumenti essendo ormai una cultura nella quale entrare per comunicare la fede.
La Nota insiste sulla sostanza del credere: si vuole forse dire che è stata un po’ sacrificata, a vantaggio di un approccio più “esistenziale”?
Nei decenni del post-Concilio è stata teorizzata una dicotomia tra dimensione contenutistica e quotidianità, una scissione che non ha senso: credere è ritrovare la verità sulla propria vita, non l’adesione a un contenuto astratto. Per un credente ignorare chi è Cristo vuol dire non conoscere se stessi. Verità della fede e verità della propria esistenza convergono.
Che indicazioni si offrono alle diocesi?
Mi auguro che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede. È poi importante che le diocesi riscoprano il senso di appartenenza del presbiterio e della comunità attorno al vescovo, anche contro una certa cultura della frammentazione: facciamo tante iniziative nelle quali, alla fine, rischia di sfuggire il senso profondo dell’unità.
E le parrocchie?
È molto importante che recuperino il Catechismo, nella prima parte tutto dedicato al tema della fede. Riprendere i punti fondamentali – in Chi credo, perché credo, come posso esprimere la mia fede – porta a riappropriarsi del credere nella dimensione personale e in quella comunitaria, perché chi crede non è mai solo.
La Nota si rivolge anche ai movimenti: che parte avranno?
Sono molto importanti per il carisma che esprimono e la presenza in ambienti che solo i laici possono raggiungere. Riflettendo sulla fede, i movimenti rinnoveranno ciascuno il proprio cammino, che dev’essere comune a quello della Chiesa.

Come sfida educativa abbiamo, come cristiani, una straordinaria occasione: aiutare questo nostro mondo, sempre più prigioniero dei dispositivi tecnologici, a riscoprire la verità più intima e nascosta della tecnica, cioè la sua insopprimibile apertura alla trascendenza. Una miniera di libertà di fronte al “dispotismo” dei dispositivi…

Animatori all’Attack!

Posted by marilena marino On novembre - 15 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Gli orologi un’ora indietro, la festa dei santi, i colori dell’autunno, le castagne… e il corso Anicec. Eh sì, perché da quando, più di sette anni fa, il Direttorio (Comunicazione e missione, 121-142) ha in qualche modo “codificato” la figura dell’animatore della cultura e della comunicazione, per ben cinque annate la Chiesa Italiana ha messo a disposizione di tutte le diocesi un corso di alta formazione in e-learning per preparare proprio questa schiera di volontari a servizio delle proprie comunità nell’ambito strategico della cultura e della comunicazione. Il corso 2011 si sta avviando alla conclusione, quello 2012 (il sesto, dunque) sta per aprire le iscrizioni. Non rimane che invitarvi, come sempre, a spargere la voce, ad informarne chi può essere interessato, o magari (perché no?) a decidere di iscrivervi, se qualcuno ancora non lo avesse fatto.
In occasione del consueto incontro residenziale del corso ANICEC, corso di alta formazione in e-learning per Animatori della Cultura e della Comunicazione, che si terrà dal 18 al 20 novembre 2011 presso la Domus Pacis Torre Rossa Park (via Torre Rossa 94, Roma), Dario Edoardo Viganò (Direttore scientifico del corso ANICEC) terrà la relazione di apertura dal titolo “I digital media e la nuova audience”. Oltre alla presenza di Viganò, sono previsti nei tre giorni di convegno gli interventi di: Antonio Spadaro (Direttore de «La Civiltà Cattolica»), Silvano Petrosino (Università Cattolica di Milano), Chiara Giaccardi (Università Cattolica di Milano), Ruggero Doronzo e Arianna Prevedello (Animatori culturali). A chiudere i lavori del convegno sarà mons. Domenico Pompili (Sottosegretario CEI, Direttore Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali), con una relazione dal titolo “Animatori, per quale servizio?”. Per informazioni: www.anicec.it; http://www.chiesacattolica.it/comunicazione.
Dopo la pubblicazione del Documento CEI dal titolo “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO”, che impegna la Chiesa Italiana per il prossimo decennio a riflettere ed agire sul delicato tema, il Corso di Formazione intende offrire una nuova occasione per renderci maggiormente consapevoli di quali rischi cela la cultura digitale e quali opportunità si aprono per chi non intenda rinunciare ad essere educatore. La perdita dell’interiorità, la superficialità nel vivere le relazioni, la fuga nell’emotività, il prevalere dell’opinione, sono stati indicati dal Papa nel suo recente discorso al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, come i rischi più pericolosi. Nel nuovo contesto culturale dominato dai media, sta infatti nascendo una nuova umanità, incidendo “sul contesto vivente e pulsante nel quale i pensieri, le inquietudini e i progetti degli uomini nascono alla coscienza e vengono plasmati in gesti, simboli e parole”. Il corso vuole aiutare tutti a riflettere sull’urgenza di iniziative che pongano anche noi sulla strada della comunicazione, riuscendo così a dire il bene che ci anima, la Parola che ci sostiene, a trovare quelle parole nuove che vivificano la comunicazione e la rendono pienamente umana. Ricordiamo che  il corso di alta formazione a distanza per “Animatori della comunicazione e della cultura” si avvale del supporto accademico della Pontificia Università Lateranense, nel quadro delle attività del Centro interdisciplinare Lateranense.  Esso propone di formare una figura che sappia utilizzare tutte le forme della comunicazione per promuovere attività culturali e comunicative all’interno della propria comunità e della propria diocesi, con particolare attenzione al territorio e ai relativi contesti culturali.

Il Direttorio delle comunicazioni sociali
“Comunicazione e missione”, Il Direttorio delle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, della Conferenza Episcopale Italiana, vuole essere una magna charta delle comunicazioni sociali per sottolineare l’impegno della Chiesa italiana a comunicare il vangelo nella cultura mass mediale attraverso la proposta di nuovi percorsi e iniziative pastorali.
Il documento è una piattaforma unitaria per i media ecclesiali, gli organismi e le iniziative nel campo delle comunicazioni sociali e per i professionisti cattolici che operano nelle strutture pubbliche e private della comunicazione sociale.
Il Direttorio richiama i cattolici a non essere passivi, a trasformarsi da spettatori a protagonisti attivi acquisendo una prospettiva critica che è proprio del cristiano capace di discernere le potenzialità dei media contemporanei. Il documento individua fra gli “imprescindibili impegni della comunità ecclesiale”, la formazione e la promozione di nuove figure di animatori nel campo della comunicazione e della cultura.

Israele “La Donna di Dio”

Posted by marilena marino On novembre - 10 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

Chèsed (חֶסֶד) è l’amore incondizionato, quello che non dice “ti amo se”, ma quello che dice “ti amocomunquesempre”. Questo tipo di amore trova tutta la sua forza, tra gli esseri umani, solo in unamadre. Solo una donna sa amare in questo modo. Tutta la forza del chèsed (חֶסֶד) si trova in una madre che ama incondizionatamente il figlio. Nella società maschilista di allora, Dio deve fare una perifrasi per dare ad Israele un’idea del suo amore per loro: “Come un uomo che la sua propria madre continua a confortare, così io stesso continuerò a confortare voi” (Is 66:13, TNM). Il che significa: come una madre sa continuare a confortare il figlio, così voi continuerete ad essere confortati da me.
“Nessun dio è come te, Signore: tu cancelli le nostre colpe, perdoni i nostri peccati. Per amore dei sopravvissuti del tuo popolo, non resti in collera per sempre ma gioisci nel manifestare la tua bontà[חֶסֶד (chèsed)]”. –Mic 7:18, PdS.
“Celebrate il Signore, perché egli è buono, perché la sua bontà [חֶסֶד (chèsed)] dura in eterno”, canta Sl 136:1.
Per illustrare questo amore (chèsed, חֶסֶד) di Dio il profeta Osea propone il suo messaggio in un modo che a noi appare quantomeno curioso. Il lettore occidentale che non conosce il modo espressivo biblico, rimane dapprima sconcertato, per non dire urtato, eppure l’insegnamento circa l’amore di Dio è notevole.
Osea è un uomo di Dio, un profeta che ama profondamente Dio. A lui viene detto: “Va’, prenditi in moglie una prostituta e genera figli di prostituzione”. L’intento è subito chiaro: “Perché il paese si prostituisce, abbandonando il Signore”. – Os 1:2.
Dopo aver avuto figli da questa prostituta, Osea riceve di nuovo lo stesso comando: “Va’ ancora, ama una donna amata da un altro, e adultera; amala come il Signore ama i figli d’Israele” (Os 3:1). Osea ama questa donna di malaffare con un amore vero, “come il Signore ama i figli d’Israele, i quali anche si volgono ad altri dèi”. Questo amore forte e incondizionato ha effetto sulla donna, tanto che Osea racconta poi: “Allora me la comprai per quindici sicli d’argento, per un comer d’orzo e un letec d’orzo, e le dissi: ‘Aspettami per parecchio tempo: non ti prostituire e non darti a nessun uomo; io farò lo stesso per te’” (Os 3:2,3). A quanto pare, quella donna abbandonò la sua condotta adultera per rimanere con il profeta, e lui l’acquistò come schiava. Ciò stava a significare che Dio avrebbe riaccolto l’adultera Israele a motivo del suo pentimento.
Reagendo all’occidentale, si potrebbe pensare: Ma senza arrivare a questi eccessi, Dio non avrebbe semplicemente potuto dire che amava Israele fino a perdonarla? No, Dio non fece così. Il suo popolo era composto da orientali, non da occidentali. Gli ebrei trovavano assurdi i pensieri astratti. Se riusciamo ad immedesimarci, noi pure possiamo capire in pratica cosa significa amare alla maniera di Dio. Anche se il pensiero risulta molto urtante, al punto di rifiutarlo, si potrebbe immaginare la propria moglie in quella situazione di continui tradimenti e adulteri. L’uomo (il maschio) rifiuta categoricamente questa situazione e non è incline al perdono; è più incline alla vendetta violenta. Ecco, Dio in quella situazione continua ad amare al punto di perdonare. Probabilmente una donna lo comprende meglio: se ha avuto quella condotta sbagliata e poi si accorge di amare davvero il marito, sa cosa significa desiderare il perdono e amare.
Il חֶסֶד (chèsed) di Dio, Osea l’ha sentito e lo ha capito: è un amore appassionato, instancabile, e vuole essere corrisposto. La relazione di Dio per Israele è tanto amorosa che nella Scrittura viene paragonata a quella tra due sposi. Non solo Osea, ma gli altri profeti usano spesso questa similitudine. “Così parla il Signore: ‘Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l’ho ripudiata? Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?” (Is 50:1). “Il tuo creatore è il tuo sposo”. - Is 54:5.
“Non sarai chiamata più Abbandonata,
la tua terra non sarà più detta Desolazione,
ma tu sarai chiamata La mia delizia è in lei,
e la tua terra Maritata;
poiché il Signore si compiacerà in te,
la tua terra avrà uno sposo.
Come la sposa è la gioia dello sposo,
così tu sarai la gioia del tuo Dio”. – Is 62:4,5.
Una delle pagine più belle che descrivono l’amore di Dio per Israele è in Ger 2:2,3, che riportiamo nella splendida traduzione che ne fa PdS:
“Israele, voglio ricordarti come mi eri fedele
negli anni della tua giovinezza,
come mi amavi quando eri fidanzata.
Camminavi dietro a me nel deserto,
là, dove non si può seminare.
Eri soltanto mia”.
Il perdono di Dio espresso in Os non significa la messa da parte delle esigenze della giustizia: si tratta di un amore purificatore. Dio non si rassegna alla deviazione del suo popolo, ma impone alla sua “sposa” una sofferenza purificatrice che la riabiliti: “Lei non si è resa conto che io le davo il grano, il vino, l’olio; io le prodigavo l’argento e l’oro, che essi hanno usato per Baal! Perciò io riprenderò il mio grano a suo tempo, e il mio vino nella sua stagione; le strapperò la mia lana e il mio lino, che servivano a coprire la sua nudità . . . ecco, io l’attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2:8,9,14). Questa sofferenza farà tornare in sé l’amata, che risentirà il richiamo di chi non ha mai smesso d’amarla: “Tu mi chiamerai: Marito mio! e non mi chiamerai più: Mio Baal! . . . Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, inbenevolenza [חֶסֶד (chèsed)] e in compassioni. Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il Signore . . . dirò a Lo-Ammi [= “non mio popolo”]: ‘Tu sei mio popolo!’ ed egli mi risponderà: ‘Mio Dio!’”. – Os2:16-23, passim.
Anche il profeta Sofonia utilizza l’immagine della donna (Sof 3:14-18). Coloro che insistono sulla parola “Legge” (la parola Toràh, oltretutto, significa “insegnamento”) per descrivere il rapporto tra Dio e Israele, possono notare che nei Profeti non si riduce tutto ad una relazione giuridica. Si tratta di una relazione d’amore, e questo amore è espresso con tenerezza. Il peccato, la violazione dellaToràh, diventa allora un’infedeltà d’amore, un adulterio. Israele è totalmente di Dio come una sposa è del suo sposo. “Il Signore, che si chiama il Geloso, è un Dio geloso”. - Es 34:14.
Questa rappresentazione della relazione d’amore tra Dio e Israele è usata anche nelle Scritture Greche per illustrare l’amore tra Yeshùa e la sua congregazione. Paolo dice: “Sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo”. – 1Cor 11:2.
Il profeta Ezechiele è tra i profeti che usano con grande forza espressiva l’immagine nuziale. Questo profeta presenta Gerusalemme come una moglie adultera che ha disprezzato la cura amorevole e amorosa di Dio. Il Signore aveva scelto Gerusalemme come sua sposa tra le nazioni quando lei non aveva alcuna attrattiva e la innalzò alla dignità regale.
“Così parla il Signore, Dio, a Gerusalemme: ‘Per la tua origine e per la tua nascita sei del paese del Cananeo; tuo padre era un Amoreo, tua madre un’Ittita. Quanto alla tua nascita, il giorno che nascesti l’ombelico non ti fu tagliato, non fosti lavata con acqua per pulirti, non fosti sfregata con sale, né fosti fasciata. Nessuno ebbe sguardi di pietà per te, per farti una sola di queste cose, mosso a compassione di te; ma fosti gettata nell’aperta campagna, il giorno che nascesti, per il disprezzo che si aveva di te. Io ti passai accanto, vidi che ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi, tu che sei nel sangue! Ti ripetei: Vivi, tu che sei nel sangue! Io ti farò moltiplicare per miriadi, come il germoglio dei campi. Tu ti sviluppasti, crescesti, giungesti al colmo della bellezza, il tuo seno si formò, la tua capigliatura crebbe abbondante, ma tu eri nuda e scoperta. Io ti passai accanto, ti guardai, ed ecco, il tuo tempo era giunto: il tempo degli amori; io stesi su di te il lembo della mia veste e coprii la tua nudità; ti feci un giuramento, entrai in un patto con te, dice il Signore, Dio, e tu fosti mia. Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue che avevi addosso e ti unsi con olio. Ti misi delle vesti ricamate, dei calzari di pelle di delfino, ti cinsi il capo di lino fino, ti ricoprii di seta. Ti fornii d’ornamenti, ti misi dei braccialetti ai polsi e una collana al collo. Ti misi un anello al naso, dei pendenti agli orecchi e una magnifica corona in capo. Così fosti adorna d’oro e d’argento; fosti vestita di lino fino, di seta e di ricami; tu mangiasti fior di farina, miele e olio; diventasti bellissima e giungesti fino a regnare. La tua fama si sparse fra le nazioni, per la tua bellezza; essa infatti era perfetta, perché io ti avevo rivestita della mia magnificenza, dice il Signore, Dio. Ma tu, inebriata della tua bellezza, ti prostituisti sfruttando la tua fama e offrendoti a ogni passante, a chi voleva. Tu prendesti delle tue vesti, ti facesti degli alti luoghi ornati di vari colori, e là ti prostituisti: cose tali non ne avvennero mai, e non ne avverranno più. Prendesti pure i tuoi bei gioielli fatti del mio oro e del mio argento, che io ti avevo dati, te ne facesti delle immagini d’uomo, e ad esse ti prostituisti; prendesti le tue vesti ricamate e ne ricopristi quelle immagini, davanti alle quali tu mettesti il mio olio e il mio profumo. Così anche il mio pane che ti avevo dato, il fior di farina, l’olio e il miele con cui ti nutrivo, tu li mettesti davanti a loro, come un profumo di soave odore. Questo si fece!, dice il Signore, Dio. Prendesti inoltre i tuoi figli e le tue figlie, che mi avevi partoriti, e li offristi loro in sacrificio, perché li divorassero. Non bastavano dunque le tue prostituzioni, perché tu avessi anche a scannare i miei figli, e a darli loro facendoli passare per il fuoco? In mezzo a tutte le tue abominazioni e alle tue prostituzioni, non ti sei ricordata dei giorni della tua giovinezza, quando eri nuda, scoperta, e ti dibattevi nel sangue. Ora dopo tutta la tua malvagità, guai! guai a te!, dice il Signore, Dio, ti sei costruita un bordello; ti sei fatta un alto luogo in ogni piazza pubblica: hai costruito un alto luogo a ogni capo di strada, hai reso abominevole la tua bellezza, ti sei offerta a ogni passante; hai moltiplicato le tue prostituzioni. Ti sei prostituita agli Egiziani, tuoi vicini dalle membra vigorose, e hai moltiplicato le tue prostituzioni per provocare la mia ira. Perciò, ecco, io ho steso la mia mano contro di te, ho diminuito la razione che ti avevo fissata, e ti ho abbandonata in balìa delle figlie dei Filistei, che ti odiano e hanno vergogna della tua condotta scellerata. Non sazia ancora, ti sei pure prostituita agli Assiri; ti sei prostituita a loro; ma neppure allora sei stata sazia! Hai moltiplicato le tue prostituzioni con il paese di Canaan fino in Caldea, ma neppure con questo sei stata sazia. Com’è vile il tuo cuore, dice il Signore, Dio, a ridurti a fare tutte queste cose, da sfacciata prostituta! Quando ti costruivi il bordello a ogni capo di strada e ti facevi gli alti luoghi in ogni pubblica piazza, tu non eri come una prostituta, poiché disprezzavi il salario, ma come una donna adulterache riceve gli stranieri invece di suo maritoA tutte le prostitute si fanno regali; ma tu hai dato regali a tutti i tuoi amanti, li hai sedotti con i doni, perché venissero a te, da tutte le parti, per le tue prostituzioni. Con te, nelle tue prostituzioni è avvenuto il contrario delle altre donne; poiché non eri tu la sollecitata; in quanto tu pagavi, invece di essere pagata, facevi il contrario delle altre. Perciò, prostituta, ascolta la parola del Signore. Così parla il Signore, Dio: Poiché il tuo denaro è stato dilapidato e la tua nudità è stata scoperta nelle tue prostituzioni con i tuoi amanti, a motivo di tutti i tuoi idoli abominevoli e a causa del sangue dei tuoi figli che hai dato loro, ecco, io radunerò tutti i tuoi amanti ai quali ti sei resa gradita, tutti quelli che hai amati e tutti quelli che hai odiati; li radunerò da tutte le parti contro di te, scoprirò davanti a loro la tua nudità ed essi vedranno tutta la tua nudità. Io ti giudicherò alla stregua delle donne che commettono adulterio e spargono il sangue; farò che il tuo sangue sia sparso dal furore e dalla gelosia. Ti darò nelle loro mani ed essi abbatteranno il tuo bordello, distruggeranno i tuoi alti luoghi, ti spoglieranno delle tue vesti, ti prenderanno i bei gioielli e ti lasceranno nuda e scoperta; faranno salire contro di te una moltitudine e ti lapideranno e ti trafiggeranno con le loro spade; daranno alle fiamme le tue case, faranno giustizia di te in presenza di molte donne; io ti farò cessare dal fare la prostituta e tu non pagherai più nessuno. Così io sfogherò il mio furore su di te e la mia gelosia si distoglierà da te; mi calmerò e non sarò più adirato. Poiché tu non ti sei ricordata dei giorni della tua giovinezza e hai provocato la mia ira con tutte queste cose, ecco, anch’io ti farò ricadere sul capo la tua condotta, dice il Signore, Dio, e tu non aggiungerai altri delitti a tutte le tue abominazioni. Ecco, tutti quelli che usano proverbi faranno di te un proverbio, e diranno: Quale la madre, tale la figlia. Tu sei figlia di tua madre, che ebbe a sdegno suo marito e i suoi figli; sei sorella delle tue sorelle, che ebbero a sdegno i loro mariti e i loro figli. Vostra madre era un’Ittita, e vostro padre un Amoreo. Tua sorella maggiore, che ti sta a sinistra, è Samaria, con le sue figlie; tua sorella minore, che ti sta a destra, è Sodoma, con le sue figlie. Tu, non soltanto hai camminato nelle loro vie e commesso le stesse loro abominazioni; era troppo poco! ma in tutte le tue vie ti sei corrotta più di loro. Com’è vero che io vivo, dice il Signore, Dio, tua sorella Sodoma e le sue figlie non hanno fatto ciò che avete fatto tu e le figlie tue. Ecco, questa fu l’iniquità di Sodoma, tua sorella: lei e le sue figlie vivevano nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane, e nell’ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell’afflitto e del povero. Erano superbe e commettevano abominazioni in mia presenza; perciò le feci sparire, quando vidi ciò. Samaria non ha commesso la metà dei tuoi peccati; tu hai moltiplicato le tue abominazioni più dell’una e dell’altra; hai giustificato le tue sorelle, con tutte le abominazioni che hai commesse. Anche tu, che difendevi le tue sorelle, subisci il disonore a causa dei tuoi peccati con cui ti sei resa più abominevole di loro! Esse sono più giuste di te. Tu, dunque, vergògnati e subisci il disonore, poiché tu hai fatto apparire giuste le tue sorelle! Ma io farò tornare dalla deportazione quanti di Sodoma e delle sue figlie si trovano là, quanti di Samaria e delle sue figlie, e anche dei tuoi sono in mezzo a essi, affinché tu subisca il disonore e porti la vergogna di quanto hai fatto, e sia così loro di conforto. Tua sorella Sodoma e le sue figlie torneranno nella loro condizione di prima, Samaria e le sue figlie torneranno nella loro condizione di prima, e tu e le tue figlie tornerete nella vostra condizione di prima. Sodoma, tua sorella, non era neppure nominata dalla tua bocca, nei giorni della tua superbia, prima che la tua malvagità fosse messa a nudo, come avvenne quando fosti disprezzata dalle figlie della Siria e da tutti i paesi circostanti, dalle figlie dei Filistei, che t’insultavano da tutte le parti. Tu porti a tua volta il peso della tua scelleratezza e delle tue abominazioni, dice il Signore”. – Ez 16:2-58.
Seguendo questa tradizione nuziale, si comprende allora tutto il grande amore di Dio verso quella “donna” infedele e adultera: “Il tuo nome non sarà più ‘Città abbandonata’, il tuo paese non si chiamerà più ‘Terra desolata’. Invece il tuo nome sarà ‘Gioia del Signore’ e la tua terra si chiamerà ‘Sposa felice’. Infatti sarai veramente la delizia del Signore e la tua terra avrà in lui uno sposo. Come un giovane sposa una ragazza, così il tuo creatore sposerà te. Come l’uomo gioisce per la sua sposa, così il tuo Dio esulterà per te”- Is 62:4,5, PdS.

Google + e tu+ Novita’

Posted by marilena marino On novembre - 8 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Il social network di Google inaugura le Pagine dedicate alle aziende e ai marchi. I brand possono così comunicare con gli utenti attraverso la funzione di Videoritrovi o semplicemente scrivendo post sulla bacheca. La cosa interessante è che Google sta integrando le pagine del suo social network nei risultati del motore di ricerca. Basterà a impensierire Facebook?

Finalmente Google+ inaugura Pages (Pagine)la sezione dedicata alle aziende e ai marchi che ora possono usare il social network della casa di Mountain View per collegarsi con i potenziali clienti e appassionati. Il design sembra ispirarsi a quello di Facebook (e ispirarsi è dire poco), con la foto principale sulla sinistra e le altre nella parte superiore del profilo, come potete vedere nell’esempio sottostante, che mostra la pagina di Google+ dei Muppets.

La pagina dei Muppets su Google+, lo stile ricorda quello di Facebook

“Finora Google+ si è concentrato nel connettere le persone fra di loro, ma vogliamo assicurarci che gli utenti possano costruire relazioni con tutte le cose ritenute interessanti, dalle aziende locali fino ai marchi globali. Per questo motivo abbiamo inaugurato Google+ Pagine in tutto il mondo”, ha dichiarato Vic Gundotra, Senior Vice President del settore Engineering di Google.

Al momento si possono trovare aziende come Pepsi, Toyota, H&M e persino la squadra del Barcellona, il primo team calcistico ad approdare sul social network di Google. I brand possono sfruttare tutte le funzionalità del sito e condividere informazioni, invitare gli utenti a una chat attraverso la funzione Videoritrovi o semplicemente comunicare con loro scrivendo un post sulla bacheca.

Hasta la Vista!

Posted by marilena marino On novembre - 8 - 2011 ADD COMMENTS

Mostrare l’handicap senza pudore si può: Geoffrey Enthoven confeziona un road movie desueto che inneggia alla vita, in Alice
Una gioventù non più bruciata. Accantonate tutte le forme di eccesso, le fughe dalla realtà, l’opposizione ideologica nei confronti di una società troppo spesso sorda nell’ascoltare le richieste di aiuto e condivisione, ai protagonisti dei film di “Alice nella città” rimangono altri mezzi e sensibilità per fronteggiare un futuro più che mai incerto, o la solitudine e la difficoltà della malattia. Accade al film, buono e non buonista, del fiammingo Geoffrey Enthoven Hasta la vista!. Ha un pregio inaspettato, come lo è la carica di vitalità e di ottimismo che lo pervade: non vivere di pudore nei confronti dell’handicap. Per nulla convenzionale, racconta di come tre amici olandesi con tre diverse disabilità – un tetraplegico e un malato terminale entrambi in carrozzella e uno quasi completamente cieco – con la scusa, raccontata ai genitori, di un viaggio eno-gastronomico, partano per la Spagna per programmare, invece, la loro prima esperienza sessuale, per rivendicare così la loro uguaglianza ai coetanei, per sentirsi pienamente inseriti nella normalità. Si imbarcano su un pullmino attrezzato e sgangherato accompagnati da una robusta infermiera che dimostrerà, sotto il vello della rudezza e dell’indifferenza, un cuore d’oro. Si tratta, dunque, di un bellissimo e desueto road movie ove con ironia e dolcezza ci si riconcilia con l’handicap e chi lo vive. La destinazione che si profila all’orizzonte, non più un miraggio, dopo diverse avventure innescate da piccole cose che sono quotidiane per noi e novità assolute per loro (tipo la chiave magnetica di un albergo), non sarà soltanto lo svelarsi del corpo e della vita, ma anche della morte. Coscienti che il dolore, anche quello invincibile, si affievolisce e si sopporta, e il male spunta le sue armi trovando dinnanzi la forza di un sorriso, la delicatezza di una carezza, una risata sincera, insomma l’amore per la vita. Hasta la vista ha saputo conquistare la giuria ma anche il pubblico, che gli ha attribuito il suo premio. Ha inoltre ricevuto una menzione della giuria ecumenica.

Torino: si parlerà di giovani alla “Cattedra del dialogo”

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 13 - 2011 ADD COMMENTS

“Se c’è un umile grande scopo è quello per noi adulti di ‘conoscere’ sempre meglio con grande benevolenza e magnanimità i giovani di questa nostra generazione. E saper e poter offrire loro sempre più occasioni per presentarsi, interloquire, aver spazi per proporre e collaborare”. Con questo spirito, espresso da mons. Luciano Pacomio, delegato della Conferenza episcopale piemontese per la pastorale delle comunicazioni sociali, si apre questa sera a Torino il quarto ciclo della “Cattedra del dialogo”. Filo conduttore su cui si rifletterà fino al 12 aprile, ogni secondo giovedì del mese, è “Il giovane ignoto, a chi?”. Il rapporto con la politica, il lavoro e la comunicazione saranno tra gli aspetti al centro del percorso della “Cattedra”. Obiettivo primario è “creare un dialogo efficace e costruttivo tra le generazioni”.

Questa sera, alle 21, al Centro incontri della Regione Piemonte (corso Stati Uniti, 23), dopo una video-introduzione curata dall’associazione “Outsider”, la parola passerà a don Marco Pozza, sacerdote veneto, autore tra l’altro del libro “Penultima lucertola a destra”. La “Cattedra” è realizzata in collaborazione con il Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei.

(via SpiritualSeeds.info)

Fissatolo lo amò

Posted by michelangelo On luglio - 24 - 2011 1 COMMENT

di Michelangelo Nasca

Nella vita di ogni uomo – e in modo particolare in quella dei più giovani – il desiderio di infinito si percepisce, talvolta, attraverso le domande che riguardano il senso da dare alla propria esistenza. Ci rendiamo conto che nessun bene finito può saziare il desiderio di eternità presente nel cuore umano, e solo Dio – nella concreta esperienza della fede cristiana – è capace di rispondere a questo struggente richiamo interiore. Risulterà chiarificante, a tal proposito, l’incontro – che cercheremo di commentare qui brevemente – tra Gesù e un giovane ricco narrato nei Vangeli.

“Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?»”(Mc 10, 17).
L’immagine iniziale proposta dall’evangelista Marco è davvero suggestiva. Un tale (che si trattasse di un giovane lo riferiscono i Vangeli di Matteo e Luca) “corre” verso Cristo, mostrando il vivace desiderio di volerlo incontrare. Egli, addirittura, si inginocchia davanti a Gesù per rivolgergli una domanda estremamente importante, la domanda di tutta una vita, una domanda che corrisponde al desiderio di pienezza e di felicità verso cui orientare la propria esistenza: che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna? Il giovane, inoltre, si dirige verso Gesù, chiamandolo “Maestro”, quasi a voler riconoscere uno degli aspetti principali dell’identità di Cristo: il suo essere “persona educante”. Una prospettiva, quest’ultima, che il disvalore culturale e morale odierno tende abilmente ad occultare. Se, infatti, scompare Cristo come vero “principio educante”, i valori si appiattiscono, diventano impersonali e ognuno potrà essere solo maestro di se stesso!

Alla domanda sulla vita eterna Gesù suggerisce al giovane ricco l’osservanza dei Comandamenti. Il ragazzo ammette di aver sempre adempiuto a questa regola di vita morale (oggi diremmo “da bravo cristiano!”). Ad un tratto, però, Gesù posa lo sguardo su di lui, “fissatolo lo amò”! Uno sguardo che rivela l’amore inesauribile e sorprendente di Dio; Gesù sta per rivolgere al giovane interlocutore una proposta decisiva, qualcosa che può rilanciare la sua vita e proiettarlo verso quel desiderio di eternità che un istante prima aveva spinto il giovane ad incontrare Cristo: “Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!»” (Mc 10, 21).

Il giovane – quello di ieri come quello di oggi – deve adesso operare con libertà un’importante scelta per la sua esistenza. Seguire Cristo non è facile, al discepolo viene chiesto di rinunciare a tutto ciò che nel mondo può garantire un’effimera stabilità di vita. Gesù chiede una sequela incondizionata, un abbandono totale all’amore del Padre, come gli uccelli del cielo che «non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre» (Mt 6, 26); e ancora: «Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6, 31-33).

«Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni»(Mc 10, 22). L’esito di questo singolare incontro con Cristo si conclude tristemente. Il giovane ricco, infatti, si fece scuro in volto e se ne andò rattristato. Egli inizia ad allontanarsi, così, da quel desiderio di eternità tanto anelato – perché possedeva molti beni – mentre lo sguardo di Cristo (così ci piace immaginarlo) continuava a seguirlo!

Vorrei poterti amare come ti ama Dio!

Posted by michelangelo On novembre - 15 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Due persone che si amano davvero possono, anzi devono chiedersi: “perché stiamo insieme?”. Non è una domanda retorica e la risposta per niente scontata! Cercare di comprendere le motivazioni e le ragioni che tengono unite due persone innamorate non è poi un’idea così tanto assurda!
La possibilità di inoltrarsi seriamente nella profondità del proprio rapporto, per cercare di comprendere il mistero dell’amore che unisce un uomo e una donna, è una cosa buona e un atto di grande responsabilità. Un tale argomento merita, dunque, il massimo della nostra attenzione; è davvero necessario creare, oggi, momenti di ascolto per aiutare i giovani a conoscere meglio il dono d’amore che Dio riserva alla coppia. A tal proposito mi permetto di osservare l’urgenza di dover (e soprattutto “saper”) offrire nei corsi prematrimoniali una maggiore competenza riguardo al tema dell’amore coniugale. Il Matrimonio non è “bacini, bacetti”, “due cuori e una capanna”, “i fiori e l’abito della sposa” …!!! C’è una sostanza “sacramentale” che le nostre giovani coppie non sanno più riconoscere… perché, purtroppo, nessuno gliene parla più!!!

Parlare d’amore a due ragazzi significa aiutarli a saper riconoscere in Dio la sorgente del loro volersi bene, della loro umanità e unità. Uno splendido testo del cantautore Claudio Chieffo recita: “Io (è lo sposo a parlare alla sposa, ndr) vorrei volerti bene come ti ama Dio, con la stessa passione, con la stessa forza con la stessa verità che non ho io”!
Amare “lui” come lo ama Dio! Amare “lei” come la ama Dio! Da questo particolare – del tutto irrilevante per la cultura moderna, abituata al consumismo che definirei “antropologico” – possiamo comprendere la posta che c’è in gioco quando due persone scelgono di amarsi.

Facciamo adesso un ulteriore passo in avanti e proviamo a chiederci: Perché la Chiesa dice di “No” ai rapporti prematrimoniali?
Di per sé la formulazione più corretta suonerebbe così: Perché la Chiesa dice di “Sì” all’amore sacramentale?
Non si tratta di un semplice gioco di parole, è piuttosto un chiaro riferimento alle priorità che intendiamo dare a tale confronto. Il Matrimonio, infatti, non può essere considerato “un atto formale” in cui due persone dichiarano il loro amore reciproco davanti a Dio e basta! Il Matrimonio è un sacramento, è uno spingersi verso Dio attraverso l’amore reciproco di due persone.

La Chiesa dice “no” ai rapporti prematrimoniali non per limitare o impedire qualcosa di bello che (non dimentichiamolo) è dentro la creazione stessa di Dio, ma per CUSTODIRE le due persone che si amano. La sessualità è una grande potenzialità dell’amore, essa deve condurre la coppia al DONO di se stessi fino alla FECONDITA’. Questo dono reciproco di se stessi, nell’atto specifico dell’amore coniugale, è un dono che Dio ha pensato di offrirci proprio nel giorno del nostro matrimonio, in cui il “Sì” dell’amato e dell’amata diventano un unico “Sì” rivolto a Dio.

La vera sessualità (dono di sé all’altro e fecondità) va, così, lentamente educata perché dietro la giustificazione del sentimento e dell’emozione forte si può nascondere l’egoismo o un dono di sé ancora parziale ed imperfetto. C’è una integrità una “verginità” (nell’uomo e nella donna) che ha bisogno di essere compresa e rispettata. Ecco la necessità di tale attesa!

Una volta non era così, ma oggi molti giovani hanno paura di stringere legami duraturi con la persona della quale si sono innamorati. Non sembrano molto disposti a pronunciare seriamente quella particolare ed intramontabile espressione che fa dire l’uno all’altra: “Ti amerò per sempre”. I problemi della nostra società, la difficoltà di trovare un lavoro dignitoso e duraturo, la drammatica esperienza del divorzio vissuta da alcuni dei loro genitori, hanno in qualche modo scoraggiato i nostri giovani a compiere scelte decisive e definitive come quella del matrimonio. Si preferisce allora fare esperienze d’amore a breve termine e libere da ulteriori responsabilità.

L’amore, però, (quando è vissuto seriamente) è per sempre! Dire io ti amerò per sempre significa non essere in grado di misurare il tempo se non con termini di “eternità”. Ma può l’uomo spingersi a tanto, così da promettere addirittura un amore eterno? L’eternità non è forse l’essenza stessa di Dio?
E se io fossi cristiano perché il mio cuore – anche se non sempre me ne rendo conto – è il luogo dove è custodita (come in uno scrigno) una preziosa promessa? Una promessa che dice all’uomo: tu non morirai mai!

I nostri ragionamenti possono affermare la non esistenza di Dio, non è così però per il nostro cuore che “vede” la concretezza, la carne di quella promessa e non può tradirla anche con il più fine dei nostri ragionamenti! Dire ad un’altra persona “io ti amo” è come dire che lei per te ha un valore eterno, significa dire all’amata: tu non morirai mai! Quando ci si innamora non siamo soliti fare tanti calcoli, non ti fermi a misurare la tua capacità d’amore verso l’altra persona, anzi accade tutto il contrario! Accade cioè che quando ti innamori il tuo cuore è talmente carico di gioia che tutta la felicità accumulata in un solo istante trascorso con colei o colui che ami trabocca come un torrente in piena. Chi potrà fermare la forza di quell’amore e la speranza in esso contenuta? (Purtroppo te stesso, nel momento in cui produrrai mille ragionamenti per giustificare il fatto che hai deciso di non amare più!).

A Dio interessi TU!!! A Dio interessa tutto di te, persino il tuo corpo e il corpo di colei che ami di più al mondo. Il tuo corpo è sacro, è un tempio capace di accogliere un altro corpo (quello della moglie o del marito) ma soprattutto è stato fatto per accogliere il Corpo eucaristico di Cristo!

CHIARA LUCE BADANO

Posted by FLORIANO CARTANI' On ottobre - 3 - 2010 ADD COMMENTS

DI FLORIANO CARTANI’

In occasione della recente beatificazione di Chiara Luce Badano, il ricordo di tutti i caro sinesi è andato a quella serata di domenica 13 aprile del 2003 quando, presso il salone parrocchiale di Carosino si tenne un incontro con i genitori di Chiara Luce, che allora era “semplicemente” una ragazza prematuramente scomparsa a Sassello (SV), in odore di santità.

La possibilità di tenere la tappa conclusiva di quella discesa pugliese dei coniugi Badano (già presenti a Brindisi, Lecce e Taranto ), proprio in questo paese della provincia di Taranto, rappresentò sicuramente un momento di importante riflessione per l’intera comunità carosinese.

L’iniziativa partiva, più in generale, dai “Giovani per un Mondo Unito” (espressione giovanile del Movimento dei Focolari), i quali avevano organizzato alcuni incontri per conoscere meglio l’esperienza di questa loro coetanea divenuta, suo malgrado, nonostante la terribile malattia che l’aveva colpito, un esempio lampante d’amore per Gesù e per gli altri e di eroica sopportazione dell’infermità che l’aveva colpito.

L’incontro con la fede “matura” avviene per Chiara Luce molto presto, a nove anni appena quando, come dice di lei Valerio Aversano, aderisce all’“ideale dell’unità” che la porta, successivamente, al pari di tanti altri adolescenti, a convergere nel movimento focolarino dei “Giovani per un Mondo Unito”.

Poi la normalità e la contagiosa vitalità della sua esperienza di gruppo, che solo esternamente sembra stopparsi nel momento dell’incontro con la malattia: “Questo male – scriveva fiduciosa in una missiva a Chiara Lubich – Gesù me lo ha mandato al momento giusto, me l’ha mandato perché io lo ritrovassi.”

Chiara Luce Badano raggiunge il Cielo anticipatamente, a soli 18 anni, il 7 ottobre 1990, ma la sua testimonianza di vita terrena non passa inosservata. La stessa fondatrice dei Focolari, infatti, la addita come “modello per tutti i giovani” mentre Mons. Maritano, vescovo di Aqui Terme, provvede ad avviare il suo processo di beatificazione, sottolineando che “Quanto offerto da Chiara Luce con la sua vita è un’esperienza che è Luce per tanti.”

Da quanto sopra ed a maggior ragione per gli avvenimenti di questi giorni, l’importanza che sicuramente ha rivestito questo incontro carosinese per i nostri giovani non tanto e non solo per la presenza di due “testimoni privilegiati” della vicenda (gli stessi genitori di Chiara Luce), quanto per lo splendido messaggio di coerenza a quell’”Ideale di Unità” lasciatoci in eredità da Chiara Luce. Un segnale sicuramente forte per i nostri tempi che, travalicando il pur radicato senso religioso della Badano, è dedicato indistintamente a tutti i giovani di oggi.

FLORIANO CARTANI’

L’intelligenza del cuore e la sacralità del corpo

Posted by michelangelo On settembre - 7 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

‘Quale grazia sarà mai se in un corpo così bello non c’è neppure un granello di sale?’ (Catullo). E’ un’intelligente provocazione che si adatta bene ai modi di essere e di pensare del nostro tempo sempre più drammaticamente trasgressivi. Questa iniziale osservazione entra immediatamente in conflitto con il saggio-inchiesta di Carmelo Abbate – “Babilonia”, Viaggio nell’Italia del sesso, edito dalla Piemme – che racconta le abitudini sessuali, devianti e trasgressive, di “alcuni” italiani. Un itinerario narrativo raccolto in trecentoventi pagine che, dai club privé alle vacanze erotiche, attraversa tutta l’Italia per svelare i retroscena di un vertiginoso e ricco giro d’affari. Ne viene fuori, purtroppo, l’immagine degradante dell’italiano medio, patologicamente depresso e sessualmente insoddisfatto; una dinamica relazionale di coppia (tra marito e moglie) dimessa e irresponsabile; una corporeità femminile e maschile priva di vitalità interiore.

Siamo tutti davvero così? Sesso-dipendenti, esclusivamente inclini agli istinti sessuali?

Le relazioni tra l’uomo e la donna (anche quelle sessuali) non hanno invece bisogno di un respiro molto più ampio e di un luogo migliore per incontrarsi?

C’è in ogni uomo un’intelligenza del cuore (che non esiterei a definire “tenerezza”) che non bisognerebbe mai mortificare e verso cui imparare a scommettere con maggior intensità e responsabilità. Il nostro corpo non è un oggetto che possiamo stropicciare e offendere a seconda delle circostanze della vita o dei propri istinti sessuali. Usare il corpo di un altro vuol dire, quasi sempre, entrare nel suo stesso “io”. Ciascuno di noi, infatti, può esprimere se stesso anche attraverso la propria fisicità. Perfino il più piccolo stato d’animo, come per esempio la gioia o la tristezza, viene registrato nel nostro corpo e mostrato attraverso il corpo stesso con un sorriso o uno sguardo mesto.

L’unione sessuale di due corpi può esprimere addirittura due realtà assolutamente e drammaticamente opposte. Ci si può donare all’altro (amandosi) col desiderio di diventare con lui una cosa sola e di appartenergli sempre, nell’anima e nel corpo; oppure (tecnicamente in modo analogo) si può pretendere di possedere il corpo dell’altro per esprimere attraverso la violenza e la sopraffazione la conquista di uno squallido potere o di un mero piacere personale. Si annullano così nella persona offesa i valori principali della dignità umana, della libertà e dell’integrità del proprio corpo, trasformandola in un oggetto del proprio godimento.

I nostri giovani hanno bisogno di imparare questa “tenerezza del cuore”. Bisogna aiutarli a comprendere che la vera sessualità è dono di sé all’altro e fecondità che nulla ha da spartire con le mode trasgressive del nostro tempo.

Una volta non era così, ma oggi molti giovani hanno paura di stringere legami duraturi con la persona della quale si sono innamorati. Non sembrano molto disposti a pronunciare seriamente quella particolare ed intramontabile espressione che fa dire l’uno all’altra: “Ti amerò per sempre”. I problemi della nostra società, la difficoltà di trovare un lavoro dignitoso e duraturo, la drammatica esperienza del divorzio vissuta da alcuni dei loro genitori, hanno in qualche modo scoraggiato i nostri giovani a compiere scelte decisive e definitive come quella del matrimonio. Si preferisce allora fare esperienze d’amore a breve termine e libere da ulteriori responsabilità.

L’altro non è il terreno delle nostre personali passioni, ma un luogo che possiamo definire sacro. ‘Per questo – scriveva Papa Ratzinger nella sua prima Enciclica –  l’eros ebbro ed indisciplinato non è ascesa, «estasi» verso il Divino, ma caduta, degradazione dell’uomo. Così diventa evidente che l’eros ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all’uomo non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell’esistenza, di quella beatitudine a cui tutto il nostro essere tende’.

Nell’immagine la proposta di un interessante saggio di Don Fortunato di Noto che da anni si occupa del problema delle pedofilia.

Il Cuore vulnerabile di Cristo

Posted by michelangelo On giugno - 28 - 2010 2 COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Liturgicamente il culto del Sacro Cuore di Gesù (celebrato nel mese di giugno) nasce nel XVII secolo, precisamente con S. Giovanni Eudes (1601-1680) e Santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690). Nel 1928 – in seguito ad altre approvazioni pontificie – Pio XI dà a questa festività un’ importantissima dignità liturgica promulgando l’enciclica Miserentissimus Redemptor.
Perché la Chiesa ha solennizzato questo culto? Che cosa vuol dire per il cristiano contemplare il Cuore di Gesù? Rispondiamo a queste domande rileggendo innanzitutto un frammento del Vangelo di Giovanni: «Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua» (Gv 19,33-34).

L’immagine proposta dall’evangelista descrive l’ennesima tortura inflitta al corpo martoriato di Cristo. La lancia del soldato apre il cuore di Gesù dal quale sgorgheranno sangue e acqua, i simboli dell’eucaristia e del battesimo.
Questa stessa immagine rivela però un altro particolare caratteristico di Dio: la Sua vulnerabilità. Egli, infatti, non esita nemmeno per un istante a farsi carico della Croce, a prendere su di sé tutti i nostri peccati perché potessimo essere salvati. Il Suo è «… un cuore ferito e reso impotente dall’amore, un fianco aperto e indifeso, attraverso il quale l’uomo, il nemico, può irrompere».

Da dove deriva allora questa ferita? Chi è il feritore? Gesù viene trafitto affinché mediante la ferita visibile del costato si manifestasse la ferita dell’amore. Nel Cantico dei Cantici viene detto: «Tu hai ferito il mio cuore, tu sorella mia, mia sposa, tu hai ferito il mio cuore». Due innamorati, infatti, sanno bene (quando l’amore che li unisce è vero) cosa vuol dire essere feriti dall’amore, poiché essi fin dal loro primo incontro hanno intuito (anche solo per un istante) che amarsi significa donarsi, uscire dal proprio «io» per entrare, indissolubilmente, nel cuore di un’altra persona (dell’amato). Questa esperienza è talmente forte da generare frasi come: «io ti amerò per sempre», «per te darei la mia vita», «tu hai ferito il mio cuore», cioè sei entrato talmente in profondità nel centro della mia persona (nel mio cuore) che io adesso non posso più fare a meno di te. Continua poeticamente il Cantico: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore» (Ct 8,6).

E’ interessante, a questo proposito, rileggere la testimonianza di S. Teresa d’Avila nel momento della sua Transverberazione (grazia particolare concessale da Dio) in cui sperimenta, attraverso il cuore trapassato da un dardo, l’estasi amorosa di Dio: «Quel Cherubino teneva in mano un lungo dardo d’oro, sulla cui punta di ferro sembrava avere un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, […]lasciandomi avvolta in una fornace d’amore. Lo spasimo della ferita era così vivo che mi faceva uscire nei gemiti… ma insieme pure tanto dolce da impedirmi di desiderarne la fine […]. Allora tra l’anima e Dio passa come un soavissimo idillio» (Vita 29,13).

La ferita sul costato di Cristo, dunque, non rappresenta la singola ferocia di un soldato ma è il segno più concreto ed evidente dell’amore che Dio nutre per noi. E’ una logica un po’ strana per il nostro modo comune di vedere le cose, per noi che siamo abituati a leggere nella sofferenza l’assenza di Dio. Quante volte ci siamo chiesti, infatti, dove fosse Dio quando la morte ci privava degli affetti più cari? Ma dov’era Dio quando Cristo moriva in croce? Forse era presente proprio in quella lancia che apriva il costato del Figlio, per testimoniare ancora una volta il motivo di quella illogica sofferenza, e permettere all’uomo di poter entrare nel mistero di quel Cuore capace d’amore fino alla morte. «Qui la santità – afferma S. Giovanni della Croce – è tanto più fiorente quanto più profonda è la ferita».

La solennità del Cuore di Gesù ci invita, dunque, a farci parte di questo mistero, a contemplare il dono dell’Amore di Dio per noi che nella persona di Cristo si è fatto Carne. Questo è il centro, il cuore di tutto il cristianesimo che la Chiesa celebra durante tutto il mese di Giugno.
Lasciamo che le parole rivolte a Dio dalla giovane Teresa di Lisieux diventino anche la nostra preghiera: «… Lasciami dirti che il Tuo amore giunge alla follia; e come vuoi che davanti a questa follia il mio cuore non si slanci verso di Te? Lo so che per Te i santi hanno commesso anche delle pazzie, e la mia follia è la speranza che il Tuo amore mi accolga come vittima…».

Formazione per gli animatori: le proposte estive

Posted by Matteo Maria Giordano On giugno - 28 - 2010 ADD COMMENTS

Cinema e teatro al centro dell’attenzione nella proposta dell’Acec, Associazione Cattolica Esercenti Cinema, dal titolo “La Sala della Comunità”, polifunzionalità e nuove tecnologie”, in programma a Ponte di Legno (Brescia) dal 6 al 10 luglio. Una utile quattro giorni per gli animatori delle parrocchie che dispongono di Sale della comunità e intendono valorizzarle sempre di più al servizio della pastorale ordinaria. Un impegno che anche a Roma abbiamo fatto nostro, con il recente incontro al Seminario Maggiore che ha coinvolto l’Acec e la Federgat. Nel programma di Ponte di Legno, incontri, tavole rotonde, workshop, una rappresentazione teatrale, analisi di film come strumenti di animazione pastorale, visita alla Sala della comunità di Edolo, focus sul cinema digitale. La prenotazione per il corso va inviata entro il 15 giugno alla segreteria dell’Acec (Fax 06.4402280, acec@acec.it) con la scheda di iscrizione scaricabile dal sito www.acec.it, dove è possibile reperire maggiori informazioni sull’iniziativa. Alla scheda va unita la copia del versamento di 30 euro, effettuato tramite conto corrente postale o bonifico bancario. Informazioni anche al tel. 05.4402273. L’Acec offre l’ospitalità completa ad un rappresentante per ogni Sala della Comunità.

Si intitola invece “Parole dal silenzio” la settimana di formazione teatrale organizzata dalla Federgat, Federazione gruppi attività teatrali. Una proposta formativa di grande rilievo per le compagnie teatrali delle parrocchie, già attive nella nostra diocesi, e a coloro che vogliono avviarsi su questi percorsi. Giunta all’ottava edizione, in collaborazione con l’Acec, la settimana intende offrire a giovani e adulti un approccio formativo alle arti dello spettacolo. I singoli laboratori teatrali saranno condotti da professionisti esperti nel campo della formazione teatrale. Il tema è legato alla parola evocativa della spiritualità e della musica. L’appuntamento sarà a Fognano (Ravenna) dall’11 al 17 luglio: i partecipanti saranno stimolati a riflettere e a mettersi in gioco con il linguaggio del teatro, a partire dai testi dei mistici occidentali. Per informazioni ed iscrizioni: www.federgat.it (tel. 06.4402273, federgat@federgat.it).

Più legato a internet il workshop di giornalismo multimediale promosso dall’Associazione nazionale circoli cinematografici italiani (Ancci), in programma a Brescia dal 18 al 24 luglio al Centro Paolo VI di Brescia. Destinatari sono gli animatori della comunicazione e della cultura, delle sale della comunità, dei circoli di cultura cinematografica. Il corso, a numero chiuso (20 partecipanti), parte dalla consapevolezza che la diffusione della Rete spinge verso un’innovazione radicale nel modo di fare informazione e, di conseguenza, nell’identità professionale dell’animatore culturale e del giornalista. La scheda di partecipazione è scaricabile dal sito www.ancci.it: ogni partecipante dovrà essere munito di proprio computer portatile, videocamera, cassette minidvd e cavo firewire. Un corso, quindi, di alto livello: si parlerà di ideazione e realizzazione di servizi giornalistici, tecniche di scrittura televisiva e altro ancora.

[fonte: http://www.romasette.it]

I digital media: gli scenari, gli effetti, internet e i legami che si creano nell’intricato intreccio sulla Rete. Questi e altri argomenti verranno trattati nel corso della Settimana residenziale per seminaristi teologi dal titolo “L’agire della Chiesa nel tempo digitale” (27 giugno-2 luglio) promossa dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, dal Servizio nazionale per il progetto culturale e dal Servizio informatico della CEI in collaborazione con il Centro interdisciplinare lateranense della Pul. La settimana si terrà a Subiaco (info su www.benedettini-subiaco.org) e si aprirà con la relazione di Mons. Dario Edoardo Viganò, preside dell’Istituto Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense. Ernesto Diaco, vice responsabile del Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei, illustrerà in che modo il progetto culturale orientato in senso cristiano si inserisce nella Chiesa italiana mentre don Davide Milani, direttore dell’ufficio comunicazioni sociali di Milano,  metterà in evidenza in che modo oggi si può comunicare in una diocesi. Non mancheranno come sempre i laboratori, che quest’anno approfondiranno le tematiche del book trailer, del web 2.0 e del cinema digitale. Il prof. Paolo Peverini e Giovanni Silvestri illustreranno rispettivamente i “Trailer nella predisposizione dell’atto spettatoriale” e “La Chiesa e le risorse in rete”. Don Ivan Maffeis, invece, tratterà il tema “I media della Chiesa italiana”. La prof.ssa Emiliana De Blasio invece apprfondirà il tema “Famiglia e modelli di rappresentazione nella fiction italiana e americana” mentre il Dott. Sergio Perugini farà una relazione su “Il religioso nei media tra miniserie e lunga serialità”. Concluderà la settimana l’intervento di Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario e Portavoce della CEI, sul tema “Da Parabole mediatiche a Testimoni digitali. Cammino fatto e prospettive”.

Da “La ùltima cima” a numero uno nei cinema

Posted by Giuseppe Delprete On giugno - 22 - 2010 ADD COMMENTS

“La última cima”, un film sulla vita del sacerdote Pablo Domínguez, uscito nel fine settimana e solo in quattro sale, si è consacrato come numero uno per numero di spettatori nei cinema spagnoli. Sono circa seimila – riporta l’agenzia Zenit – le persone che hanno già visto questo film di Juan Manuel Cotelo. Vista la massiccia risposta di pubblico, “La última cima” passerà, su richiesta popolare e in appena una settimana, ad essere proiettato in oltre cinquanta sale di tutto il Paese. Il film è un documentario sul sacerdote madrileno Pablo Domínguez, morto nel 2009 in un incidente di montagna. Domínguez, filosofo e teologo della Facoltà di Teologia di San Damaso a Madrid, è morto a 42 anni mentre scendeva dal Moncayo. Era l’ultima cima spagnola, di oltre duemila metri, che gli mancava. Ai suoi funerali hanno partecipato più di tremila persone e una ventina di vescovi. Le sue Messe e le sue conferenze si riempivano di gente che desiderava ascoltare le sue parole. Il film è il ritratto di un uomo allegro, umile e generoso che, come dice chi l’ha conosciuto, sapeva che sarebbe morto giovane. Nel film di Cotelo offrono la propria testimonianza il cardinal Cañizares, che lo scelse come docente alla San Damaso, il vescovo Demetrio Fernández di Córdoba, suo amico e il primo a sapere della sua morte, e l’arcivescovo di Oviedo, Jesús Sanz, allora vescovo di Jaca e Huesca, che fece spesso visita al sacerdote scalatore. Al di là della personalità di Domínguez, il film è un canto alla vita del sacerdote “normale”, che non è delinquente né eroico, né esorcista né missionario in luoghi estremi, ma è semplicemente disponibile, assiste la gente, la ascolta, la confessa, predica la verità senza paura, con umorismo e intelligenza. Con immagini della montagna, il film riflette sulla grandezza del sacro, del sacerdozio, del sacrificio e della morte. Grazie alle testimonianze di persone sincere che parlano di Pablo, lo spettatore si affeziona a un sacerdote che alla fine muore. Il film inizia con umorismo e provocazione, e man mano che la morte si avvicina diventa più elevato nello stile e nel contenuto. Il successo di questa pellicola nelle sale è stato preceduto da un insolito boom su internet. Nelle tre settimane precedenti l’uscita al cinema, il trailer è stato scaricato più di 200 mila volte.

Impressioni sui Mondiali

Posted by marilena marino On giugno - 17 - 2010 ADD COMMENTS

di Pietro Mancinelli  Foto di Daniela Asaro Romanoff

Vi regaliamo in esclusiva le immagine più belle del Moses Madhiba stadium di Durban, che ospiterà alcune delle più importanti partite del mondiale sudafricano.

A proposito di questo inizio campionato… L’ avvio ufficiale era stato dato proprio dalla nazionale ospitante, il Sudafrica, che sebbene non avesse valori tecnico-tattici molto elevati, ha comunque fatto una bellissima figura nel pareggio per 1-1 contro il Messico: purtroppo le speranze di passare al turno successivo per i bafana bafana sono state notevolmente ridotte dopo la dolorosa sconfitta per 0-3 contro l’ Uruguay.

In generale, le Grandi non hanno esordito nel modo migliore: Inghilterra, Francia e la stessa Italia hanno pareggiato con avversarie potenzialmente più deboli di loro, mentre la Spagna ha addirittura perso (1-0) contro un’ organizzata Svizzera. Leggermente meglio per Olanda, Argentina, Brasile che vincono ma non convincono. L’ unica nazionale a convincere sotto tutti gli aspetti, al momento, è stata quella Tedesca che ha superato per ben 4 reti a 0 un’ imbarazzante Australia.

Uno spazio, seppur meno importante, può e deve essere dedicato alle sorprese di questo campionato: le asiatiche. Sotto l’ impulso del Giappone, vincente per 1-0 contro il Camerun di Eto’o, anche la Sud Korea ha portato a casa una sorprendente vittoria contro la Grecia. Non poteva fare di meglio, invece, la Nord Korea segnando comunque un bellissimo gol con il Brasile e perdendo infine per 1-2.

In casa Italia non si respira certo aria di ottimismo, soprattutto dopo gli stop di Pirlo e Buffon, le cui date di rientro sono tuttora da stabilire: Il pareggio col Paraguay ha fatto emergere buon gioco, ma scarsa vena realizzativa sotto porta. Le note positive vengono soprattutto da nomi nuovi come Pepe, Montolivo e Criscito che sembrano essersi integrati bene negli schemi di Lippi.

Le ultime considerazioni, assieme ai nomi delle nostre prossime avversarie del girone ( Slovacchia e Nuova Zelanda) ci lasciano ben sperare per quello che riguarda la qualificazione agli ottavi.

Lady Gaga, Madonna e le provocazioni “spirituali”

Posted by Moreno Migliorati On giugno - 14 - 2010 1 COMMENT

Lady Gaga, la popstar del momento, non sarebbe altro che una “Wannabe Madonna”? Il dubbio comincia ad affiorare, specialmente dopo l’uscita dell’ultimo video della cantante italoamericana, quel target=”_blank”>Alejandro che può già vantare milioni di click su YouTube. Nello stesso, infatti, Lady Gaga, al pari di ciò che è solita fare quella che molti considerano la sua musa ispiratrice, gioca infatti pesantemente con allusioni a sfondo religioso, in particolar  modo di matrice cristiana.

Tra crocifissi e abiti talari, la cantante appare dapprima travestita da suora mentre ingoia un rosario e poi da vescovo mentre si intrattiene in scene hot con alcuni ballerini seminudi (per evitare di dover guardare i quasi 9 minuti di video, tra l’altro tecnicamente pregevole, essendo stato diretto dal fotografo di moda Steven Klein, MTV ha fatto un sunto delle 20 scene più hot). Ben lungi dal versare acqua sul fuoco per spegnere le polemiche che sono prontamente divampate, Lady Gaga vi ha anzi versato della benzina per alimentarlo.

Intervistata dal celebre Larry King sulla CNN, la popstar ha tra l’altro dichiarato di avere avuto un’educazione cattolica e di pregare molto ma di considerare la religione e la chiesa come due entità completamente separate. Il regista Steven Klein, da parte sua ha affermato in un’intervista di non ritenere la simbologia religiosa qualcosa di completamente negativo, visto che essa rappresenterebbe la battaglia del personaggio tra le forse oscure di questo mondo e la salvezza spirituale dell’anima.

Intanto, mentre i dubbi sul fatto che Lady Gaga non sia altro che una Madonna in sedicesimo non sono certo diradati, mentre lei e il suo entourage un obiettivo lo hanno colto di sicuro: infatti siamo qui a parlare di lei, fino alla prossima “provocazione”.

(via SpiritualSeeds)

IL MONASTERO IPATIEV

di Daniela Asaro Romanoff “All’interno la Cattedrale è un gioiello della pittura. Ogni colonna, ogni muro, i soffitti, tutto è coperto di bellissimi affreschi, opera di Guri Nikita e Sila Sarin”

Festa della Luce

Festa della Luce, Candelora e della Purificazione di Maria:”Gerusalemme,rivestiti di luce, perché viene la tua luce del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1).

Diaconia Cristiana

Di Giovanni Chifani ” Diaconia cristiana: dimensione kerigmatica, profetica e didascalica”

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di Moreno Migliorati Chi è Gesù per me oggi? È persona viva di cui sentiamo tuttora il fascino o è [...]

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