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	<title>Nobell.it - Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione &#187; Società</title>
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	<description>Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione - Allievi del Corso di alta formazione ANICEC</description>
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		<title>Una Porta verso l&#8217;Infinito</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 06:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ "Il cristianesimo dalle origini con la musica, poesia, pittura e scultura, che esprimono e comunicano la bellezza del Vangelo”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/02/775E405E7A5D5852.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6217" style="margin: 10px;" title="775E405E7A5D5852" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/02/775E405E7A5D5852-e1326644016773-300x155.jpg" alt="" width="300" height="155" /></a></p>
<h1>SULLA VIA DELLA BELLEZZA: PROSEGUE IL</h1>
<h1>PROGETTO &#8220;UNA PORTA VERSO L&#8217;INFINITO&#8221;</h1>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Monsignor Fisichella: &#8220;&#8216;L&#8217;arte è espressione e rappresentazione del Vangelo&#8221;</strong></p>
<div id="article">
<p>CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 13 gennaio 2012– Prosegue il percorso tracciato da <em>Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte</em>, il progetto promosso dall’Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, che vuole essere una riflessione sull’arte come strumento di trasmissione della fede.</p>
<p>Domani mattina questa “Porta” si riaprirà nuovamente per condurci <em>Sulla via della bellezza</em>, come suggerisce il titolo della conferenza che si svolgerà alle 10.30 nella Sala Rossa del Palazzo Apostolico Lateranense.</p>
<p>«Il convegno intende approfondire le ragioni teologiche e culturali che animano il progetto – spiega a Zenit, don Walter Insero, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali e direttore del progetto -. Grazie alle diverse prospettive che i relatori ci offriranno, rifletteremo sul rilancio della nuova evangelizzazione nella città di Roma, mettendo a fuoco principalmente l’arte e la comunicazione».</p>
<p>In questa <em>via della bellezza</em>, infatti, incontreremo tre illustri protagonisti: monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione; l’architetto Paolo Portoghesi, docente della Sapienza Università di Roma e Marco Tarquinio, direttore di <em>Avvenire</em>.</p>
<p>Accogliendo l’invito formulato da Benedetto XVI al convegno diocesano dello scorso giugno a percorrere la strada dell’arte per avvicinare alla fede, i relatori si confronteranno sul tema dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, attraverso tre differenti prospettive &#8211; quella teologica, artistica e della comunicazione &#8211; mediante la <em>via della bellezza,</em> “che conduce a Colui che è, secondo  Sant’Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova”.</p>
<p>Il linguaggio dell’arte, dunque, vissuto come una traccia da perseguire per arrivare alla strada privilegiata che porta direttamente a Dio e alle meraviglie del Creato, diventando, di conseguenza, strumento per la Nuova Evangelizzazione.</p>
<p>Proprio di questo Zenit ha parlato con monsignor Fisichella che ha dichiarato alla nostra agenzia come la via della bellezza sia “una via maestra”.</p>
<p>“Il cristianesimo dalle origini – spiega il presule – ha avuto con l’arte un rapporto privilegiato, poiché essa, nel susseguirsi di venti secoli di storia, attraverso capolavori di musica, poesia, pittura e scultura, non ha fatto altro che esprimere e comunicare la bellezza del Vangelo”.</p>
<p>Per tanto tempo, però, prosegue monsignor Fisichella, “la teologia ha comunicato solo con la filosofia”, e questo “se da una parte è stato positivo perché ne ha approfondito i contenuti”, dall’altra “ha impoverito la presentazione del Vangelo a mera scienza”.</p>
<p>“Credo, perciò, che sia importante non dimenticare che nel dialogo tra il teologo e il filosofo sia necessaria la presenza dell’artista – sottolinea il vescovo – perché il Vangelo non può essere solo ascoltato, il Vangelo è una persona, che va vista!”.</p>
<p>La rappresentazione del Vangelo è quindi “rappresentazione di Cristo stesso, del mistero di salvezza che supera la morte per esprimere l’amore e la vita”. Il teologo e il filosofo, aggiunge il presule, “devono riconoscere che il linguaggio usato dall’arte è un linguaggio più immediato, che va molto più al di là, nella comunicazione, di quanto possano fare la filosofia e la teologia”.</p>
<p>In conclusione, recuperare la via della bellezza, secondo monsignor Fisichella, vuol dire “recuperare, da un punto di vista teologico, il percorso della contemplazione”.</p>
<p>La bellezza, infatti, “per sua stessa natura, rapisce in essa e ci fa fermare, come il mistero che la fede presenta, che va contemplato e vissuto. In un periodo come il nostro, dove sembra che la bellezza venga meno, riproporla è una ‘provocazione’ necessaria su cui bisogna soffermarsi e riflettere”.</p>
<p>Il convegno di domani è il primo della serie di incontri promossi nell’ambito del progetto <em>Una porta verso l’Infinito</em> per l’anno 2012. L’iniziativa, che ha preso il via il 22 dicembre 2011 con il concerto su musiche di Mendelesshon e Schumann, nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, e ha visto la partecipazione del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, prevede, inoltre, per questo nuovo anno, un calendario ricco di eventi relativi alla musica, al teatro, al cinema e alle arti figurative.</p>
<p><em>Per maggiori informazioni circa il programma e le date degli eventi, consultare il sito </em><a href="http://www.ucs.it/">www.ucs.it</a> <em>alla voce </em>Una porta verso l’infinito<em>.</em></p>
</div>
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		<title>La nostra meta è l&#8217;Amore</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 17:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Elisa Rossi Giordano" Abbiamo atteso col fiato sospeso..a volte ci hanno attraversato rabbia e serenita', coraggio e sfiducia..."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n1-231x3002.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6297" style="margin: 10px;" title="407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n1-231x300" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n1-231x3002-e1327167555212.jpg" alt="" width="400" height="199" /></a>di Elisa Rossi Giordano</p>
<p>Attendere nelle sue varie accezioni, puo&#8217; essere tradotto come volgere a un termine. E&#8217; proprio questo che facciamo quando attendiamo: rivolgiamo il nostro spirito verso una meta. La nostra meta è stata la vita e siamo stati accompagnati dallo spirito fin dal primo momento in cui abbiamo desiderato Emanuele. siamo Matteo ed Elisa, i genitori di 3 splendidi bambini. Tommaso di tre anni, Angelica di 5 ed Emanuele  nato il 5 febbraio di quest&#8217;anno. Abbiamo vissuto anche con angelica e Tommaso il tempo splendido di aspettare un figlio, ma Emanuele è stato atteso. quando alla fine di Ottobre del 2010 ci hanno detto che non si vedeva il suo stomaco nell&#8217;ecografia e che avrebbe potuto non avere l&#8217;esofago, abbiamo iniziato il nostro cammino ancor piu&#8217; intenso verso il dono della Vita. In tutti i mesi della gravidanza abbiamo atteso di avere una buona notizia, pensando che tutte le negative che ricecavamo non fossero cio&#8217; che dovevamo desiderare. E&#8217; solo quando abbiamo visto riflesso nei suoi occhi lo splendore della Luce di vita che abbiamo capito che la nostra volonta&#8217; non era quella corrispondente a quella di Dio ed è allora che abbiamo iniziato a realizzare quanto l&#8217;attesa fosse valsa la pena. abbiamo aspettato per mesi in un ospedale prima di poterlo portare a casa, e ad ogni rientro la gioia era incommensurabile. ma poi si ripresentava l&#8217;attesa di un nuovo intervento e attendevamo, non lo posso negare. Non riuscivamo a vedere che il miracolo è Emanuele! i suoi occhi parlano al posto della voce, il suo sorriso mostra fiducia incondizionata, abbandono alla volonta&#8217; di Chi sa  cos&#8217;è meglio per lui: la sua voglia d&#8217;imparare ci permette di comprendere che se anche se l&#8217;attesa non è finita e cio&#8217; che è non è quello che avremmo voluto, è stata fatta la volonta&#8217; di Chi vuole il nostro bene. attendere è un atto di fiducia verso Colui il quale ha destinato per te la meta.  abbiamo atteso col fiato sospeso, a volte in arrendevole fiducia, altre in trepidante angoscia, ci hanno attraversato rabbia e serenita&#8217;, coraggio e sfiducia. Abbiamo incontrato la gioia di avere un figlio, lo sconforto di vederlo malato, l&#8217;impotenza nel non poterlo guarire, ma abbiamo sempre affrontato la sua Vita con la fiducia piena in Colui che aveva scelto noi come suoi genitori e lui come nostro figlio. abbiamo atteso rivolti alla meta, assieme a coloro che hanno accompagnato questo nostro cammino, facendosi strumento dell&#8217;Amore e di Dio e questo Amore è stato la chiave affinchè la nostra attesa non fosse vana! <a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6204" title="407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n1-231x300.jpg" alt="" width="231" height="300" /></a> <a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n-e13265408672861.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6209" style="margin: 10px;" title="407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n-e1326540867286" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n-e13265408672861-300x136.jpg" alt="" width="300" height="136" /></a></p>
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		<title>Turning tables</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 05:49:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino: "Turning tables” è nata pensando all'ex fidanzato e ricostruendo a partire dal vissuto una di quelle scene che ogni coppia in crisi ha conosciuto"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/Adele-21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5972" style="margin: 10px;" title="Adele-21" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/Adele-21-e1325531142212-300x123.jpg" alt="" width="300" height="123" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>E cinque: ancora una volta ci occupiamo di Adele e del suo “21” grazie alla diffusione radiofonica che in questo periodo è riservata a “Turning tables”.<br />
Va detto che il disco ha numeri per far parlare di sé almeno undici volte, tante quante sono le tracce della scaletta: lo diciamo da mesi, ma soprattutto lo dicono i risultati che l&#8217;ultima fatica della cantante sta continuando a raggiungere ovunque.Si parla di primo posto in almeno 24 nazioni, di presenza nel Guinness dei primati, di circa quindici milioni di copie vendute e di sei nomination per i prossimi Grammy.<br />
Per farla breve, si tratta del successo più sfolgorante del 2011 e probabilmente la questione potrebbe allargarsi anche agli anni limitrofi.</p>
<p><strong>Adele Laurie Blue Adkins</strong>, conosciuta solo come <strong>Adele</strong> (<a title="Alfabeto fonetico internazionale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alfabeto_fonetico_internazionale">/əˈdɛl/</a>) (<a title="Londra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Londra">Londra</a>, <a title="5 maggio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/5_maggio">5 maggio</a> <a title="1988" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1988">1988</a>), è una <a title="Cantautore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cantautore">cantautrice</a> <a title="Regno Unito" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_Unito">britannica</a>. Ha riscosso un discreto successo a livello mondiale nel <a title="2008" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2008">2008</a> con il singolo <em><a title="Chasing Pavements" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chasing_Pavements">Chasing Pavements</a></em>, contenuto nel pluripremiato album di debutto della cantante, <em><a title="19 (Adele)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/19_(Adele)">19</a></em>, per poi bissare il successo di quest&#8217;ultimo con il disco <em><a title="21 (Adele)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/21_(Adele)">21</a></em> del <a title="2011" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2011">2011</a> e i singoli <em><a title="Rolling in the Deep" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rolling_in_the_Deep">Rolling in the Deep</a></em>, <em><a title="Set Fire to the Rain" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Set_Fire_to_the_Rain">Set Fire to the Rain</a></em> e <em><a title="Someone Like You (singolo)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Someone_Like_You_(singolo)">Someone Like You</a></em>.</p>
<p>Assieme ad <a title="Amy Winehouse" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amy_Winehouse">Amy Winehouse</a> e <a title="Duffy" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Duffy">Duffy</a> è considerata una delle esponenti della nuova generazione del <a title="Soul bianco" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Soul_bianco">soul bianc</a><span style="font-size: 11px;">o.</span><br />
Nulla da eccepire allora se Adele ha annunciato di volersi concedere un po&#8217; di pausa prima di cominciare a lavorare sull&#8217;erede di “21”, visti anche i problemi di salute che hanno interessato la sua preziosa ugola.<br />
Con “Turning tables” prosegue il discorso lasciato in sospeso da “Rumour has it” nel senso che anche questo nuovo singolo è scritto a quattro mani da Adele e Ryan Tedder, ma rispetto all&#8217;ultimo episodio si vira la rotta per tornare al più confortevole territorio della ballata.<br />
Accordi minori di pianoforte, voce e qualche spruzzata d&#8217;archi sono tutto ciò che serve a costruire la canzone: è evidente come in questo modo sia messa al centro della scena la capacità di canto della giovane stella, impressionante nell&#8217;estensione e nella capacità di infondere emozioni in quel che canta.</p>
<p>Come la fortunatissima “Someone like you”, anche “Turning tables” è nata pensando all&#8217;ex fidanzato e ricostruendo a partire dal vissuto una di quelle scene che ogni coppia in crisi ha conosciuto, ossia il tentativo di uno dei due di rigirare le carte in tavola per cercare una scappatoia o una mossa vincente.<br />
Poco seriamente: meno male che l&#8217;inglese conosce un&#8217;espressione come quella di “rovesciare i tavoli” per indicare il fenomeno: il nostrano “rigirare la frittata” avrebbe tolto parecchia poesia al tutto.</p>
<p>Per adesso godiamo della diffusione di questo nuovo singolo, sono certo che ci rivedremo ancora su queste pagine per qualche nuovo capitolo di “21”</p>
<p>Adele suscita apprensione e preoccupazione per le sue condizioni di salute: la cantante britannica si è sottoposta, pochi giorni fa, a un intervento chirurgico d’urgenza per un’emorragia alle corde vocali. Su Internet circolavano già voci su un presunto cancro alla gola, ma l’entourage della cantante ha smentito queste ipotesi.</p>
<p>Adele, esponente di spicco della nuova generazione soul, ha dovuto annullare il tour invernale, che sarebbe dovuto partire il 7 novembre dalla Civic Hall di Wolverhampton.</p>
<p>Adele suscita apprensione e preoccupazione per le sue condizioni di salute: la cantante britannica si è sottoposta, pochi giorni fa, a un intervento chirurgico d’urgenza per un’emorragia alle corde vocali. Su Internet circolavano già voci su un presunto cancro alla gola, ma l’entourage della cantante ha smentito queste ipotesi.<br />
Adele, esponente di spicco della nuova generazione soul, ha dovuto annullare il tour invernale, che sarebbe dovuto partire il 7 novembre dalla Civic Hall di Wolverhampton.<br />
GALLERIA</p>
<p>I medici, i quali le hanno assicurato il pieno recupero&gt; delle capacità vocali, hanno comunque imposto un periodo di riposo assoluto. L’operazione alla quale si è sottoposta è stata inevitabile, in quanto da tempo la cantautrice soffriva di disturbi ricorrenti: lei stessa, il mese scorso, sul suo blog aveva dichiarato di essere preoccupata per la sua voce e di aver smesso, per questo motivo, di fumare.</p>
<p>La ventitreenne, che con il suo secondo album, “21” ha conosciuto il successo a livello mondiale, dovrà quindi rimanere in silenzio forzato almeno fino alla fine dell’anno: nessun impegno musicale nell’immediato futuro, dunque, per evitare danni seri.<br />
Nel frattempo la cantautrice britannica, che ha portato a casa ben 4 nomination ai prossimi American Music Awards 2011 che si terranno il 20 novembre a Los Angeles, e tre ai prossimi Mtv EMA di Belfast, continua a dominare le classifiche mondiali (anche quelle italiane) sia nella categoria album che nella categoria singoli, con “Someone like you”. Una giovane artista dal talento indiscutibile, spesso accostata a Amy Winehouse, che speriamo di rivedere presto sui palchi di tutto il mondo.</p>
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		<title>La Rete e la Cultura del Cyberspazio</title>
		<link>http://nobell.it/la-rete-e-la-cultura-del-cyberspazio.html</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 14:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Internet , spazio di esperienza che sempre di più sta diventando parte  integrante, in maniera fluida, della vita di ogni giorno"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=3J_ejJlbyB4">http://www.youtube.com/watch?v=3J_ejJlbyB4</a></p>
<div>
<div id="img-dettaglio">
<p>&nbsp;</p>
<p>Padre Antonio Spadaro, il direttore della rivista dei gesuiti si confronta sulle colonne dell&#8217;Osservatore Romano sulle nuove frontiere della comunicazione digitale.</p>
</div>
</div>
<p>Il direttore del quotidiano della Santa Sede Giovanni Maria Vian in un interessante colloquio con padre Antonio Spadaro, dal 1° ottobre alla guida della «Civiltà Cattolica» affrontano il tema della rivoluzione digitale di come sta modificando il modo di vivere e di pensare, e le sue implicazioni sulla dimensione religione e la fede cristiana . <strong>«La Rete e la  cultura del cyberspazio interrogano la nostra capacità di formulare e ascoltare un linguaggio simbolico che parli della possibilità e dei  segni della trascendenza nella nostra vita» dice il direttore</strong>»<strong>.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Forse – aggiunge il gesuita &#8211; è giunto il momento di  considerare la possibilità anche di quella che io chiamo una  cyberteologia, cioè l’intelligenza della fede al tempo della Rete. È il frutto della fede che sprigiona da se stessa un impulso conoscitivo in un tempo in cui la logica della Rete segna il modo di pensare,  conoscere, comunicare, vivere». «Internet &#8211; prosegue il direttore della Civiltà Cattolica &#8211; è uno spazio di esperienza che <strong>sempre di più sta diventando parte  integrante, in maniera fluida, della vita di ogni giorno. È un nuovo contesto esistenziale. Dal suo influsso dipende in qualche modo la  percezione di noi stessi, degli altri e del mondo che ci circonda e di quello che ancora non conosciamo»</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>E il direttore di Civiltà Cattolica non è l’unico nel mondo ecclesiastico cattolica ad indicare la rete come strumento di evangelizzazione e dimensione religiosa.</strong> Nei giorni scorsi su  vari media è stata data notizia delle omelie via twitter, e ieri l’Osservatore romano è tornato sull’argomento con un commento di <strong>monsignor Hervè Giraud, vescovo francese di Soissons, e presidente  del Consiglio per la comunicazione della Conferenza episcopale  francese</strong>. «In fondo – afferma il presule &#8211; anche le giaculatorie sono  preghiere-spot di poche sillabe o, se così possiamo definirle, tweet ante litteram: perchè allora non fare la stessa cosa con i commenti in rete?</p>
<p>Notizia ripresa da LUCA ROLANDI.<br />
Il cardinale Ravasi su Twitter: usarlo con lo stile di san Paolo<br />
&#8220;Credo oggi di avere attorno ai 7.500 followers che seguono il mio twitter &#8211; molti chiedono esplicitamente che io abbia a rispondere ad alcune loro provocazioni, che alcune volte sono anche molto polemiche. Finora io non ho ancora fatto questo percorso, perché richiederebbe anche un investimento di tempo e di energie del tutto particolare&#8221;. Così il cardinale ha commentato in un&#8217;intervista concessa a Radio Vaticana il suo uso di Twitter.</p>
<p>&#8220;Quando si fanno gli esperimenti per la prima volta, questi hanno sempre dentro delle fragilità, dei limiti… Quindi c’è un periodo di rodaggio che io sto facendo&#8221; ha detto Il presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, sicuramente il prelato della curia romana più attivo sul noto social network e che è solito &#8220;twittare&#8221; quotidianamanete alcune delle sua sapide citazioni. &#8220;Devo dire che il fatto che ogni giorno crescano non soltanto coloro che seguono questi messaggi essenziali che io do, ma anche che ci sia il desiderio di avere una risposta, di fare delle domande ed il fatto che ci siano anche coloro che retwittano, che trasmettano cioè a loro volta ad altri &#8211; nel loro sito o twitter &#8211; il messaggio che ho dato, è un elemento positivo, tenendo conto che lo stesso San Paolo diceva: E’ opportuno intervenire in tutti i contesti e scegliere tutto ciò che c’è di buono nelle realtà”.</p>
<p>di Marilena Marino</p>
<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/tra-1-e-2-paragrafo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6147" style="margin: 10px;" title="tra-1-e-2-paragrafo" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/tra-1-e-2-paragrafo-e1326291091131-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a></p>
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		<title>Chiesa on the road nell&#8217;Anno della Fede</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 15:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino «Dall'Anno della fede un risveglio di gioia: ci si augura che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/papa-Benedetto-XVI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6101" style="margin: 10px;" title="papa Benedetto XVI" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/papa-Benedetto-XVI-e1326124404644-300x141.jpg" alt="" width="300" height="141" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>La lettura della «Nota con indicazioni pastorali» diffusa dalla Congregazione per la Dottrina della fede introduce già in un clima di vigilia e attesa per l&#8217;Anno Della Fede del quale il miglior interprete è monsignor Rino Fisichella, che dal Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione – di cui è presidente – coordinerà idee e progetti nella fase preparatoria come nello svolgimento dell’Anno.</p>
<p>Perché un documento così dettagliato e concreto, e con tanto anticipo?<br />
Perché si sta parlando di fede, e bisogna far comprendere che prima delle iniziative serve piena consapevolezza del tema. Il desiderio del Papa è che ogni attività venga allestita a partire da una riflessione che impegna tutta la Chiesa.<br />
Qual è l’obiettivo delle iniziative proposte dalla Nota?<br />
Condurre a un incontro personale con il Signore Gesù. Più volte la lettera del Papa Porta fidei e la Nota insistono su questo: la fede è qualcosa di vivo, non una mera conoscenza ma un incontro che dà significato alla vita. Va ritrovata la gioia dell’incontro con Cristo, per essere capaci di darne testimonianza rendendo partecipi anche gli altri. In questi primi due testi più volte si parla di gioia e di bellezza della fede, a indicare che chi crede deve far trasparire la propria esperienza. E questo si collega direttamente con la nuova evangelizzazione, al cui Pontificio Consiglio è affidata la segreteria e l’organizzazione di tutto l’Anno.<br />
Qual è il nesso tra costituzione del dicastero che lei guida e Anno della fede?<br />
La spiegazione l’ha offerta il Papa alla Curia romana: &#8220;La grande tematica di quest’anno come anche degli anni futuri in effetti è: come annunciare oggi il Vangelo? In che modo la fede, quale forza viva e vitale, può oggi diventare realtà?&#8221;. Sono anche le domande della nuova evangelizzazione.<br />
Come si può far sentire tutta la Chiesa coinvolta nell’Anno della fede?<br />
Questa è la grande sfida. La Nota è rivolta anzitutto alla Chiesa universale, perché con l’Anno va dato un segno unitario. Si parla poi a Conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, comunità, associazioni e credenti: nessuno si deve sentire escluso. Volendo risvegliare la fede e la gioia di viverla, si propone di rilanciare la conoscenza dei suoi contenuti. Mi piacerebbe che alla fine dell’Anno tutti i cristiani conoscessero davvero il Credo facendone la propria preghiera quotidiana. Sarebbe un segno veramente unitario, la riscoperta delle proprie radici, la conoscenza di Chi e cosa è al centro del nostro credere. Ecco perché la Nota sottolinea l’importanza di gesti come il pellegrinaggio alla tomba di Pietro, o a Gerusalemme, ovvero nei luoghi dove si è professata la fede. Penso anche alla necessità, sottolineata dal Papa nella Porta fidei, che ogni vescovo compia una solenne professione di fede in cattedrale all’inizio dell’Anno. In generale, le iniziative devono puntare su tre obiettivi: la conoscenza dei contenuti della fede, del Concilio e del Catechismo.<br />
Tra i tanti spunti, colpisce quello sui «linguaggi del cyberspazio»&#8230;<br />
I contenuti della fede vanno individuati anche nelle opere culturali, come i film e la letteratura. Si potranno riscoprire tanti autori – penso a nomi come Chesterton, o Peguy – che hanno saputo comunicare la fede in modo immediato, ma c’è anche una chiamata in causa dei socialnetwork, che non vanno più pensati come semplici strumenti essendo ormai una cultura nella quale entrare per comunicare la fede.<br />
La Nota insiste sulla sostanza del credere: si vuole forse dire che è stata un po’ sacrificata, a vantaggio di un approccio più &#8220;esistenziale&#8221;?<br />
Nei decenni del post-Concilio è stata teorizzata una dicotomia tra dimensione contenutistica e quotidianità, una scissione che non ha senso: credere è ritrovare la verità sulla propria vita, non l’adesione a un contenuto astratto. Per un credente ignorare chi è Cristo vuol dire non conoscere se stessi. Verità della fede e verità della propria esistenza convergono.<br />
Che indicazioni si offrono alle diocesi?<br />
Mi auguro che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede. È poi importante che le diocesi riscoprano il senso di appartenenza del presbiterio e della comunità attorno al vescovo, anche contro una certa cultura della frammentazione: facciamo tante iniziative nelle quali, alla fine, rischia di sfuggire il senso profondo dell’unità.<br />
E le parrocchie?<br />
È molto importante che recuperino il Catechismo, nella prima parte tutto dedicato al tema della fede. Riprendere i punti fondamentali – in Chi credo, perché credo, come posso esprimere la mia fede – porta a riappropriarsi del credere nella dimensione personale e in quella comunitaria, perché chi crede non è mai solo.<br />
La Nota si rivolge anche ai movimenti: che parte avranno?<br />
Sono molto importanti per il carisma che esprimono e la presenza in ambienti che solo i laici possono raggiungere. Riflettendo sulla fede, i movimenti rinnoveranno ciascuno il proprio cammino, che dev’essere comune a quello della Chiesa.</p>
<p>Come sfida educativa abbiamo, come cristiani, una straordinaria occasione: aiutare questo nostro mondo, sempre più prigioniero dei dispositivi tecnologici, a riscoprire la verità più intima e nascosta della tecnica, cioè la sua insopprimibile apertura alla trascendenza. Una miniera di libertà di fronte al &#8220;dispotismo&#8221; dei dispositivi&#8230;</p>
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		<title>Come Gesu&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 12:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mauro Leonardi "Come Gesù" L'amicizia e il dono del celibato apostolico.Un celibato “solo umano” ha senso o la vita vale solo per chi si sposa?"
mauroleonardi.blogspot.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/leonardi1.jpg"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/leonardi1-e1325506949832-300x206.jpg" title="leonardi1" width="300" height="206" class="alignleft size-medium wp-image-5941" style="margin: 10px;" /></a>di Mauro Leonardi mauroleonardi.blogspot.com</p>
<h3>Un celibato “solo umano” ha senso o la vita vale solo per chi si sposa?</h3>
<div></div>
<div>
<div align="left">Un celibato “solo umano” ha senso o la vita vale solo per chi si sposa? Se così fosse il celibato sarebbe solo un “non sposarsi”? una non scelta di cui si può essere vittima e che sarebbe da assorbire il meglio possibile?</div>
<div align="left">Prima di esaminare il significato del celibato per amore di Cristo – cosa che faremo in un’altra Discussione-, è necessario chiedersi se è possibile pensare a una vita celibe che ha senso, almeno un po’, anche senza Cristo. E mi pongo questa domanda rimanendo nell’alveo di una concezione religiosa e morale dell’uomo, perché sono convinto che questi aspetti facciano integralmente parte di un corretto umanesimo. Pertanto ciò significa che il celibato di cui sto parlando non è semplicemente di chi «non è sposato» ma di chi, non essendo sposato, rinuncia anche all’uso della sessualità. (cfr Come Gesù p. 61)</div>
<div align="left"></div>
<div align="left"></div>
<div align="left">A volte i tre termini di verginità, celibato e castità vengono presi come sinonimi ma non lo sono, anche se hanno parti di senso sovrapponibili. Verginità significa “inesperienza” dell&#8217;atto sessuale. Celibato significa non essere sposati (quindi ci possono essere persone celibi che non sono vergini e che hanno una vita sessuale attiva, ma quando nella nostra Discussione parleremo di celibi intenderemo persone non sposate e che, per questo motivo, non hanno rapporti sessuali). Castità significa vivere la sessualità in modo consono al proprio stato: “Vi è la castità di coloro che sentono il destarsi della pubertà, la castità di coloro che si avviano al matrimonio, la castità di chi è chiamato da Dio al celibato, la castità di chi è già stato scelto da Dio per vivere nel matrimonio”. (E’ Gesù che passa n. 25)</div>
<div align="left"></div>
<div align="left">La mia tesi è che il celibato possa essere una scelta positiva anche di per sé. Tutti conosciamo il celibato per il regno dei cieli ma Gesù – come avviene per il matrimonio – in genere porta a un piano soprannaturale qualcosa che è già di per sé naturalmente buono. Per questo penso che il celibato abbia qualcosa di unico da dire all’uomo, anche all’uomo che non conosce Cristo (cfr Come Gesù p. 63). Penso che la vita di Cristo a Nazaret getti una luce particolare su alcune caratteristiche del celibato. Nella Palestina di duemila anni fa, la scelta di Gesù di rimanere celibe, se la consideriamo soltanto nei trent’anni di vita nascosta, doveva certamente apparire misteriosa. In Occidente, oggi come oggi, che un trentenne non sia ancora sposato e abiti con la madre vedova, non desta particolare meraviglia ma duemila anni fa in Palestina non era così. Il non prendere moglie di Cristo, poteva sembrare ai suoi contemporanei una scelta senza senso, anzi era qualcosa che non favoriva i piani di Dio poiché secondo molti studiosi il popolo d’Israele sapeva che il Messia sarebbe stato un figlio di Israele (cfr J. Gnilka, Gesù di Nazareth, p. 226). È importante mettere in luce questa incomprensibilità della condizione di Gesù, perché in essa c’è buona parte di quel senso del celibato che sto cercando. Proprio a questo proposito alcuni pensano che la sgradevole espressione «eunuco» che Gesù adopera nel Vangelo (cfr Mt 19, 12) sia una sorta di «replica» rivolta da Cristo stesso verso chi ironizzava su di Lui  perché non era sposato (cfr Gnilka, Gesù di Nazareth, p. 227). (Come Gesù, pp 100-101)</div>
<div align="left"></div>
<div align="left">Se si accetta questa tesi il senso della famosa espressione di Gesù “Vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre; e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e vi sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli” (Mt 19,12) diventa “ci sono celibi che sono nati così dal grembo della madre; e ce ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ce sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli”. Cioè ci sono persone che pur avendo una perfetta integrità fisica e psicologica (quindi che non sono “eunuchi” in senso letterale) hanno la loro vocazione umana nell’essere celibi (“sono così fin dal grembo materno…”). Altri sono resi tali dagli uomini non solo in senso “fisico” ma soprattutto per scelte di altri. Penso con particolare tenerezza a coloro che vivono il celibato avendolo subito. (…). C’è chi avrebbe voluto sposarsi ma non ha avuto la fortuna di trovare la persona giusta; oppure, peggio, l’ha incontrata ma per mille ragioni non è stato possibile sposarla. Includo anche una schiera di cristiani purtroppo non piccola, costituita da quei mariti e da quelle mogli che subiscono l’abbandono del coniuge. A volte sono persone di un infinito eroismo, umile e nascosto, che Cristo unisce a sé in un modo del tutto inatteso e che li apre al mistero. Anche per loro è importante una prospettiva di vita non solo degna ma anche piena. (Come Gesù, pp. 18-19).</div>
<div align="left">A questa categoria appartengono quegli uomini e quelle donne che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate.</div>
<div align="left">Infine ci sono persone che vivono il celibato per il regno dei cieli. A questo gruppo appartengono i religiosi, i sacerdoti, e quei laici che vivono il celibato per amore di Cristo (è l’argomento del mio libro “Come Gesù”).</div>
<div align="left">Questo libro è composto da tre parti.<br />
La prima tratta del celibato in generale, senza entrare nel merito della dimensione laicale o religiosa, o se possa essere spiegato dal paradigma del matrimonio o da quello dell’amicizia, passando però per alcune necessarie premesse generali su che cosa siano l’amore, l’innamoramento e la fedeltà.<br />
La seconda parla del celibato cristiano vissuto nel mondo in maniera laicale, mettendo in luce la sua possibilità di aprire nuove strade non solo nel senso di discernere se la propria vocazione sia una o l’altra, ma anche in quello di riconoscere nel proprio modo di vivere la filiazione divina al Padre e il conseguente modo di stabilire relazioni amicali con il prossimo.<br />
La terza contiene degli elementi per provare a confrontarsi con la più generale domanda su come «rispondere e corrispondere» alla vocazione, domanda che in un certo senso è propedeutica a quella sul senso del celibato.<br />
Per chi è scritto questo libro? Potrei dire senza mentire che è per molti, forse per tutti, perché l’alternativa tra celibato e matrimonio non è qualcosa che riguarda solo la Chiesa, ma l’intera umanità.<br />
Inoltre per un cristiano «entrambi, il sacramento del Matrimonio e la verginità per il regno di Dio, provengono dal Signore stesso. È Lui che dà loro senso e concede la grazia indispensabile per viverli conformemente alla sua volontà. La stima della verginità per il Regno e il senso cristiano del matrimonio sono inseparabili e si favoriscono reciprocamente: chi denigra il matrimonio, sminuisce anche la gloria della verginità; chi lo loda, aumenta l’ammirazione che è dovuta alla verginità&#8230; Infatti, ciò che sembra bello solo in rapporto a ciò che è brutto non può essere molto bello; quello che invece è la migliore delle cose considerate buone, è la cosa più bella in senso assoluto» (CCC, n. 1620).<br />
Parlare di celibato significa parlare di amore, di amicizia, di apostolato, di fedeltà, di innamoramento, di sogni, di figli, di Cristo, di sacerdozio comune dei cristiani, di morte, di vita; che sono esattamente gli stessi argomenti che riguardano il matrimonio. Nel cristianesimo chi pensa al celibato pensa anche al matrimonio, e non solo per discernere quale sia la propria vocazione, ma anche perché un modo di amare Cristo illumina l’altro.<br />
Tra questi molti includo anche, con particolare tenerezza, coloro che vivono il celibato senza averlo scelto.<br />
Non dev’essere un’eventualità così remota, se due delle tre enumerazioni che Gesù fa in proposito riguardano non chi il celibato l’ha preferito, ma chi l’ha subìto. «Vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri che si sono resi tali per il regno dei cieli» (Mt 19, 12). C’è chi avrebbe voluto sposarsi ma non ha avuto la fortuna di trovare la persona giusta; oppure, peggio, l’ha incontrata ma per mille ragioni non è stato possibile sposarla. Includo anche una schiera di cristiani purtroppo non piccola, costituita da quei mariti e da quelle mogli che subiscono l’abbandono del coniuge.<br />
A volte sono persone di un infinito eroismo, umile e nascosto, che Cristo unisce a sé in un modo del tutto inatteso e che li apre al mistero. Anche per loro è importante una prospettiva di vita non solo degna ma anche piena.Quando dico che è per molti intendo tuttavia anche un’altra cosa. Questo libro ha alcune categorie di lettori ovvi, come chi ha già riconosciuto la propria vocazione al celibato e la sta seguendo felicemente in un fuoco d’amore, oppure quelli che stanno pensando se quella decisione prenderla, o quelli che vogliono semplicemente approfondire l’argomento.<br />
Voglio però spendere due parole in più per quelli che hanno iniziato a vivere la vocazione al celibato e poi per qualche motivo non sono andati avanti.<br />
Evito di proposito l’uso di espressioni come «perseverare» o «essere fedeli» perché la storia di ciascuno è unica: «Ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto» (Benedetto XVI, 8.XII.2009).<br />
Nella Chiesa accade con una certa frequenza che alcuni fratelli e alcune sorelle lascino la strada di celibato che avevano intrapreso: e penso a tutti i modi di vivere il celibato, non a uno specifico. A volte questo avviene in pace, altre volte con tensioni e ferite reciproche. A volte chi continua dà tutta la colpa a chi se n’è andato e vive nella convinzione di essere sulla strada giusta ma così non riesce più a identificare i punti deboli della propria storia ecclesiale. Quando dei fratelli e delle sorelle si allontanano siamo sempre coinvolti tutti. Vedere la parte personale di errore e magari anche di colpa è un presupposto necessario perché quel pezzetto di Chiesa possa continuare a esistere. I fratelli e le sorelle che si sono allontanati rappresentano un potenziale che manca a chi rimane.<br />
Ho sempre sentito come una mia esigenza personale analizzare con maggior attenzione le loro motivazioni e confrontarmi con i loro ideali di vita per capire se e dove erano stati delusi.<br />
Soltanto così la ricchezza personificata dai fratelli e dalle sorelle che hanno lasciato si integra nella storia di chi rimane. Se si scarica tutta la responsabilità su «chi è andato via» si esclude qualcosa che nuoce alla vitalità di tutti (cfr L’arte di perdonare, p. 73).<br />
Non posso generalizzare ma non di rado sono persone che conoscono Dio nell’intimità, poggiano il capo sul petto di Gesù (cfr par. 2.4 b) e sono capaci di una donazione profonda. A un certo punto questo percorso e questo ideale li hanno portati altrove, con una prova di dolore a volte maggiore di chi invece non ha dovuto fare un cambiamento così radicale ma ha scelto di maturare in un percorso di continuità.<br />
A questo proposito, c’è una particolare categoria di persone a cui ho pensato mentre scrivevo queste righe, persone importanti alle quali, forse per una sorta di pudore, non ho mai fatto riferimento esplicito ma che sono molto nel mio cuore.<br />
Sono quegli amici, quelle amiche, quei genitori, che stanno vicino ad amici, amiche e figli che, appunto, non hanno proseguito sulla strada del celibato.Infine, vorrei spendere due parole sulla genesi di questo libro perché conoscendone bene l’intenzione sarà forse più facile cogliere il senso di alcune affermazioni.<br />
Nell’àmbito del mio lavoro sacerdotale, che dura ormai da più di vent’anni, mi sono trovato con sempre maggior urgenza a dover spiegare quale fosse la natura del celibato laicale. Io, prima di essere un sacerdote incardinato alla Prelatura dell’Opus Dei, ero (e sono) un fedele numerario della medesima.<br />
La mia esperienza personale è quindi, innanzitutto, quella della vocazione al celibato dei laici dell’Opus Dei. Questa esperienza è nata senza una particolare riflessione teologica in merito, così come un bambino che nasce non si chiede che cosa sia la vita. Anche la successiva vocazione sacerdotale si è presentata nella mia vita senza pormi particolari questioni inerenti la natura del mio celibato: in questo senso direi che c’è stato uno sviluppo organico così come lo descrivo nel paragrafo 2.1 di questo libro.<br />
Nel successivo sviluppo della mia vita sacerdotale invece quegli interrogativi che a livello personale non c’erano stati, mi sono stati posti, e in maniera crescente, dalle persone che dovevo servire con il mio ministero.<br />
I quesiti riguardavano la natura e il senso del celibato così come vissuto nell’Opus Dei, ed erano interrogativi posti dai membri della Prelatura. Mi accorgevo che mutuare quell’atteggiamento che avevo in altri casi, non era sufficiente. Agli inizi, come consigliavo santa Teresa di Gesù per la vita di orazione, la consigliavo anche per meditare sul senso del celibato vissuto da laico, per Amore di Cristo, nel mondo. Ma, con il crescere delle esperienze pastorali, mi accorgevo che c’era qualcosa di diverso. Qualcosa di comune ma anche qualcosa di diverso.<br />
Il modo in cui una carmelitana vive la sua verginità consacrata, non è lo stesso in cui una numeraria dell’Opus Dei vive il suo celibato apostolico: con l’aumentare della necessità di precisazioni e di distinguo, aumentava in me il dubbio sull’opportunità di consigliare tali letture, ma non esistevano alternative.<br />
Naturalmente, con il passare degli anni, come avviene per ogni sacerdote, per ragioni di ministero dovevo occuparmi, anche se in via subordinata, di fedeli che avevano poco o nulla a che vedere con la Prelatura dell’Opus Dei, e tra essi c’erano anche religiose che danno gloria a Dio servendolo nel segreto della clausura. Questa apertura pastorale mi confermava su quanto stupenda fosse la verginità consacrata e contemporaneamente mi convinceva di quanto fosse diversa da quell’altro modo di darsi a Dio nel mondo che nell’Opus Dei viene chiamato celibato apostolico. Come scrive san Josemaría Escrivá: «Io amo i religiosi e venero e ammiro le loro clausure, le loro attività apostoliche, la loro separazione dal mondo – il contemptus mundi – che sono altri segni di santità nella Chiesa.<br />
«Ma il Signore non mi ha dato una vocazione religiosa, e il desiderarla per me sarebbe un disordine. Nessuna autorità sulla terra mi potrà obbligare a essere un religioso, come nessuna autorità può costringermi a contrarre matrimonio. Sono un sacerdote secolare: un sacerdote di Cristo Gesù che ama appassionatamente il mondo» (Colloqui, n. 56).<br />
Ecco spiegata la genesi di riflessioni che riguardano la scelta di essere celibi, nel mondo, per amore di Gesù.<br />
Questa vocazione ha la caratteristica di non essere una consacrazione in senso tecnico e io, direttamente, in quanto tale, la conosco solo nei numerari, nelle numerarie ausiliari e negli aggregati, uomini e donne, che appartengono alla Prelatura dell’Opus Dei. Ma le mie riflessioni mi auguro non siano solo per loro.<br />
Tutto il patrimonio spirituale della Chiesa è dell’Opus Dei, e tutto il patrimonio dell’Opus Dei è della Chiesa. Sarebbe meraviglioso se tanti altri cristiani, appartenenti magari ad altre realtà ecclesiali, ricevessero dalle mie parole aiuto, incoraggiamento e illuminazione.Essendo tale la storia del libro, va da sé che quello che avete fra le mani non è un libro di teologia in senso stretto perché non ho la possibilità di condurre lo studio sistematico che la scientificità rigorosa richiederebbe.<br />
Direi che è un libro <em>pre-teologico</em> nel senso pre-scientifico del termine. Esso vuole semplicemente offrire alla teologia, all’antropologia, al diritto canonico e così via, a partire dalla mia esperienza pastorale, un materiale ragionato sul senso del celibato laicale nel mondo scelto per amore di Cristo.<br />
In esso suggerisco qualche prospettiva forse un po’ nuova ma sia chiaro che, soprattutto pensando al celibato dei laici della Prelatura dell’Opus Dei, non pretendo di dare la <em>spiegazione</em>di questo celibato: è semplicemente il celibato che conosco meglio e mi sembra che, se si tralascia l’esperienza dei primi cristiani, costituisca finora un <em>unicum </em>nella Chiesa: a quanto ne so io (ma sarei felice di essere smentito) i molti altri laici che scelgono di essere celibi per Cristo nel mondo e che appartengono alle più diverse aggregazioni ecclesiali, sono ben lieti di riferirsi alla loro situazione come a una consacrazione, che spesso ha il sigillo del voto e che quindi, in qualche modo, da essi stessi è ricondotta al mondo dei religiosi. Ma questo è esattamente quello che le persone che vivono il celibato apostolico nell’Opus Dei dicono di non essere e di non voler essere.<br />
Quando, anche negli ultimi anni, i sommi pontefici si riferiscono alla verginità, anche se è vissuta nel mondo, essi in genere si riferiscono al grande arcobaleno delle persone consacrate: e questo non mi meraviglia perché il fenomeno del celibato nel mondo come vissuto nella Prelatura dell’Opus Dei è recente, soprattutto se considerato nell’orizzonte temporale di una Chiesa che è bimillenaria.<br />
Inoltre, la realtà pastorale che voglio considerare in questo libro è quantitativamente piccola e specifica, e non mi sembra ci sia stato finora qualche intervento magisteriale <em>ad hoc</em>.<br />
Il mio tentativo è solo quello di aprire delle strade nell’individuare il senso di un celibato che non ha nulla della <em>consacrazione religiosa</em> o del <em>celibato consacrato</em> (come dir si voglia) o del celibato sacerdotale ma che, in fin dei conti, desidera solo essere un modo per mettere in evidenza lo splendore della vocazione battesimale del cristiano senza aggiunte né di altri sacramenti né di voti: il puro splendore del Battesimo come unione con Cristo.<br />
Personalmente, la chiave ermeneutica che ho individuato è quella di non riferirmi alla categoria della sponsalità che è la meravigliosa caratteristica della verginità consacrata, ma di approdare invece a quella dell’amicizia gratuita come conseguenza del vivere in maniera radicale la filiazione divina. «Radicalità della filiazione divina» non significa che chi ha vocazione al matrimonio o è religioso è «meno figlio di Dio» (ci mancherebbe!) ma che la vocazione al celibato<em> dei laici</em>, non avendo nulla di particolare da annunciare, mostra con la sua disponibilità esistenziale che cosa significa accettare che nella propria vita il Figlio riviva la sua completa sottomissione al Padre, «gustando» nell’apertura amicale e apostolica agli altri quella misteriosità quotidiana che appare enigmatica a molti e che conduce, quasi in maniera ovvia, a scoprire il senso vocazionale del proprio vivere.<br />
Allo stesso modo, il titolo <em>Come Gesù</em> non significa che solo chi ha vocazione al celibato apostolico è chiamato a essere come Gesù. Se così fosse, starei negando la vocazione universale alla santità, perché identificarsi con Gesù non è altro che la santità stessa! Il titolo che ho scelto significa solo, e spero di illustrarlo per bene nel par. 2.4, che la spiegazione del celibato vissuto nel mondo per amore di Cristo mi sembra essere non la sponsalità escatologica (celibato dei religiosi), né l’essere Sposo della Chiesa (celibato dei sacerdoti), ma il voler essere «come Gesù» in qualcosa che non è obbligatorio per il cristiano, e cioè il Suo essere celibe, intendendo tale scelta come <em>una </em>manifestazione – non l’esclusiva, non l’unica possibile – di corrispondenza a quell’Amicizia che Gesù ha per noi. «Gesù è tuo amico. – L’Amico. – Con un cuore di carne, come il tuo. – Con gli occhi, dallo sguardo amabilissimo, che piansero per Lazzaro&#8230; – E così come a Lazzaro, vuol bene a te» (Cammino, n. 422).<br />
D’altra parte, non posso negare che l’illuminazione decisiva in questo senso mi è venuta proprio dalle parole di mons. Javier Echevarría che ho citato in apertura: è «il celibato di Gesù» che «illumina di forza e splendore questo dono che Dio concede a molti».Ho chiesto a tre amici che hanno fatto della teologia la loro professione, di rivedere il mio scritto, e li ringrazio per i preziosi consigli: sono Giulio Maspero, Javier López Diaz e, per l’aspetto scritturistico, Marco Valerio Fabbri. Aggiungo, infine, Andrea Mardegan per aver letto il manoscritto e avermi dato utili consigli a seguito degli scambi di idee fruttuosi che ne sono nati. Ci tengo però a ribadire che le idee espresse in questo libro sono soltanto mie, e ringrazio in anticipo quanti vorranno entrare in dialogo con me per aiutarmi ad arricchire o a precisare il mio pensiero [e-mail: come.gesu@gmail.com]. Mauro Leonardi</div>
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		<title>Un film da pensare</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 06:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino " Sette opere di misericordia"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/olimpia-melinte-e-robert-herlitka-a-confronto-in-sette-opere-di-misericordia-211155.jpg"><img style="margin: 10px;" class="alignleft size-full wp-image-5406" height="318" width="477" title="olimpia-melinte-e-robert-herlitka-a-confronto-in-sette-opere-di-misericordia-211155" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/olimpia-melinte-e-robert-herlitka-a-confronto-in-sette-opere-di-misericordia-211155.jpg" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>Nella più squallida periferia di Torino, la giovane clandestina romena Luminita vive alla giornata borseggiando i paganti per pagare gli aguzzini che le hanno rubato i documenti. Luminita sta però organizzando un piano per scappare e ottenere una nuova identità, ma per farlo ha bisogno di<a id="ed_Id_1" href="http://adv.edintorni.net/click/?mo=T&amp;ky=soldi+internet&amp;af=5491&amp;ct=it&amp;rf=http%3A%2F%2Fwww%2Ecineblog%2Eit%2Fpost%2F29611%2Flocarno%2D2011%2Dsette%2Dopere%2Ddi%2Dmisericordia%2Dla%2Drecensione%2Din%2Danteprima&amp;re=&amp;ts=1323352153859&amp;hs=11e1766dc5bf49aa43337af9afd139c4" target="_blank">soldi</a>. Per compiere il suo progetto ha bisogno di una vittima, una persona sola e possibilmente debole. Sceglierà Antonio, un uomo anziano e malato che vive in una situazione di grande miseria e che necessita continue cure mediche. In ospedale avverrà il primo incontro tra i due, ma questo strano rapporto sarà destinato a evolversi in qualcosa di diverso e di inaspettato.</p>
<p>Si parte da lontano, dall’alto. <strong>Le sette opere di misericordia</strong>, almeno quelle corporali, sono state elencate dallo scrittore ecclesiastico Lattanzio (secondo secolo dopo Cristo) e sono enumerate così: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, <a id="ed_Id_2" href="http://adv.edintorni.net/click/?mo=T&amp;ky=alloggiare+roma&amp;af=5491&amp;ct=it&amp;rf=http%3A%2F%2Fwww%2Ecineblog%2Eit%2Fpost%2F29611%2Flocarno%2D2011%2Dsette%2Dopere%2Ddi%2Dmisericordia%2Dla%2Drecensione%2Din%2Danteprima&amp;re=&amp;ts=1323352153859&amp;hs=a5f1c5d5b71ad340622c7f3bb5ce225f" target="_blank">alloggiare</a> i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. La storia di Luminita e di Antonio raccontata dai fratelli De Serio segue questa singolare scansione a capitoli, rifacendo a una tradizione che fin dalla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sette_opere_di_Misericordia">pittura caravaggesca</a> è stata fonte di ispirazione artistica.</p>
<p>Il punto di partenza è decisamente impegnativo, si potrebbe avvertire una punta di presunzione da primi della classe, se non fosse che i fratelli De Serio sono già noti per i loro cortometraggi e <a id="ed_Id_3" href="http://adv.edintorni.net/click/?mo=T&amp;ky=documentari&amp;af=5491&amp;ct=it&amp;rf=http%3A%2F%2Fwww%2Ecineblog%2Eit%2Fpost%2F29611%2Flocarno%2D2011%2Dsette%2Dopere%2Ddi%2Dmisericordia%2Dla%2Drecensione%2Din%2Danteprima&amp;re=&amp;ts=1323352153859&amp;hs=b1c4044ffb6acbab53eb4aa3987d7ab8" target="_blank">documentari</a> dai temi maturi e non decisamente semplici. Rileggere in chiave attuale le opere di misericordia non è un processo semplice e, in questo caso, non ha nulla di mistico o religioso.</p>
<p><a name="more"></a></p>
<p><img src="http://static-a.blogo.it/cineblog/SetteOperediMisericordia.jpg" border="0" width="586" height="235" alt="Sette Opere di Misericordia" /></p>
<p>Un percorso umano, più che spirituale, all’interno di due vite apparentemente vuote ma che hanno molto da darsi a vicenda. La sopravvivenza per i due protagonisti significa arrivare a fine giornata, ma con significati estremamente differenti. La lotta per la vita diventa per i De Serio un motivo narrativo che sottolinea come l’incontro (o lo scontro) tra i due personaggi sia fonte di un motivo per esistere, per vivere. Come in una via crucis dell’anima, i sette capitoli in cui è scandita la storia pongono lo spettatore di fronte a questioni che toccano le corde dell’anima, anche se la sensazione di lontananza da quella realtà rischia di indebolirne l’intensità.</p>
<p>Poche parole, tanti gesti e sguardi fanno di <strong>Sette opere di misericordia</strong> un film molto rigoroso, che riesce a superare alcune lacune di sceneggiatura grazie alla bravura di<a href="http://www.cineblog.it/tag/roberto%20herlitkza">Roberto Herlitkza</a>, che non ha certo bisogno di conferme, ma anche alla sorpresa di <a href="http://www.cineblog.it/tag/Olimpia%20Melinte">Olimpia Melinte</a>, splendida nella sua trasformazione da clandestina ferina ad amorevole badante di un povero anziano. Il paragone con il cinema dei <a href="http://www.cineblog.it/tag/Dardenne">Dardenne</a> è suggerito da parecchi elementi, ma la sensazione è che manchi ancora qualcosa. Resta un’opera prima di livello per due autori di cui sentiremo parlare.<em>I personaggi mettono a nudo la crisi di una società. Rappresentano l’Italia dell’immigrazione interna degli anni cinquanta e quella contemporanea che ha visto sorgere una nuova schiavitù e nuovi poveri, in una storia che li vede, loro malgrado, uniti.</em></p>
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		<title>Dai cieli piove musica</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 08:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Moreno Migliorati " Gloria dall'alto  dei cieli"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a rel="attachment wp-att-5381" href="http://nobell.it/la-musica-dei-cieli-a-milano.html/icona_mdc_1"><img width="135" height="62" class="alignright size-full wp-image-5381" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/icona_mdc_1.jpg" style="margin: 10px;" /></a><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/milano-arte-musica-coro-rsii-barocchisti-011.jpg"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/milano-arte-musica-coro-rsii-barocchisti-011-1024x714.jpg" title="milano-arte-musica-coro-rsii-barocchisti-01" width="1024" height="714" class="alignleft size-large wp-image-5389" style="margin: 10px;" /></a>Al via la <strong>quindicesima edizione “La Musica dei Cieli – Voci e musiche nelle religioni del mondo”, promossa dalla <a href="http://www.provincia.milano.it/cultura" target="_blank">Provincia di Milano/Assessorato alla Cultura </a></strong>in  collaborazione con l’Arcidiocesi di Milano (Servizio per la Pastorale  Liturgica) e i numerosi Comuni che partecipano all’iniziativa. La  rassegna <strong>inizierà il 12 dicembre e si concluderà il 21.</strong> <strong>I  concerti saranno ad ingresso libero e proporranno repertori di musica  popolare, jazz, etnica e sacra nelle chiese e basiliche dei Comuni della  provincia di Milano.</strong></p>
<p>“La Musica dei Cieli” si inserisce nel più ampio progetto della  Provincia di Milano “MetroPòli”, che comprende nel periodo dell’Avvento  anche la rassegna “Antichi Organi in Concerto”. La r<strong>assegna si propone la valorizzazione e la scoperta delle diverse espressioni religiose e delle culture del mondo.</strong> Grazie alla partecipazione sia di artisti di diverse religioni che di  artisti laici che rielaborano il patrimonio religioso della propria  cultura, questa rassegna riesce sempre a regalare grandi occasioni di  condivisione e bellezza. Incoraggiata dal consenso della critica e  dall’ampia partecipazione di pubblico, “La Musica Dei Cieli” <strong>rappresenta  ormai indubbiamente un crocevia di linguaggi musicali, un veicolo di  ricerca e tradizione, come lettura del sacro a partire dalla musica di  oggi. </strong>Una rassegna che offre al pubblico <strong>la possibilità di incontrare musicisti di diversa formazione</strong>, provenienti da tutto il mondo. Una meravigliosa occasione di imparare e scoprire diversi modi di vivere la musica.</p>
<p>(via <a href="http://www.spiritualseeds.info/2011/12/07/la-musica-dei-cieli-musica-e-religioni-a-milano/" target="_blank">SpiritualSeeds.info</a>)</p>
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		<title>SalamWorld: la Facebook musulmana</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 09:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SalamWorld.com è il nome del primo social network interamente dedicato al mondo musulmano. La sua creazione è stata annunciata a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.salamworld.com/" target="_blank"><strong><a rel="attachment wp-att-5370" href="http://nobell.it/salamworld-la-facebook-musulmana.html/images-147"><img style="margin: 10px" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/images.jpg" class="alignright size-full wp-image-5370" height="180" width="300" /></a>SalamWorld.com </strong></a>è il nome del primo social network interamente dedicato al mondo musulmano. La sua creazione è stata annunciata a Istanbul  da Akhmed Azimov, vicepresidente della società che porta il suo nome e che ha creato il sito. &#8220;Il cuore del progetto –ha affermato Azimov- è quello di creare una rete senza contenuti vietati dalla religione (&#8230;) Per raggiungere questo obiettivo, avremo una grande squadra di moderatori e non ci saranno filtri. Contiamo anche sul fatto che gli  utenti siano capaci di moderare se stessi e di filtrare i contenuti da trasmettere.&#8221; L&#8217;uomo d&#8217;affari ha anche un gran numero di coordinatori provenienti da 30 paesi per assicurare il buon funzionamento del sito, che dovrebbe essere pienamente funzionante nei primi mesi del 2012.<br />
Nedim Kaya, coordinatore della Icyen, società che dirige il progetto, afferma che questo social network diventerà “un punto di riferimento per il mondo musulmano. Il progetto è nato da un’iniziativa comune. Abbiamo visto che nel mercato dei social network c’era un vuoto e lo abbiamo colmato. Abbiamo scelto come nome SalamWorld perché per prima cosa il nostro sarà un social network conforme alle leggi dell’Islam”.<br />
In concreto, Salamworld consentirà&#8217; consultazioni su varie questioni rilevanti per l&#8217;islam come la teologia o la famiglia. Previste anche forme di insegnamento on-line e applicazioni per trovare la moschea o il negozio hallal più vicini al posto in cui si abita. Gli sviluppatori, è  stato sottolineato, tenteranno di creare &#8221;un&#8217;enciclopedia online, una specie di Wikipedia islamica&#8221;. E&#8217; in corso la raccolta di &#8221;enormi risorse&#8221; documentali islamiche su internet al fine di metterle a disposizione del sito.</p>
<p>(via <a href="http://www.spiritualseeds.info/2011/12/05/salamworld-presto-online-il-facebook-del-mondo-musulmano/" target="_blank">SpiritualSeeds.info</a>)</p>
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		<title>Mission 2012</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 20:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino http://www.youtube.com/watch?v=D59YfZUlj24 Obiettivi per il futuro: inculturare la fede nell&#8217;ambiente digitale attraverso processi mutimediali di impatto audio, video, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Marilena Marino</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=D59YfZUlj24">http://www.youtube.com/watch?v=D59YfZUlj24</a></p>
<p>Obiettivi per il futuro: inculturare la fede nell&#8217;ambiente digitale attraverso processi mutimediali di impatto audio, video, sonoro e descrittivo per facilitare l&#8217;ingresso nel variegato mondo dei mass-media della produzione e diffusione della sapienza del Vangelo di Cristo. E&#8217; un obiettivo arduo e a volte impervio ma che necessita sempre piu&#8217; di inventiva e creativita&#8217; per diventare sale luce e lievito nell&#8217;ambiente sempre piu&#8217; secolarizzato che ci circonda.</p>
<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/focus-obiettivo.jpg"><img style="margin: 10px;" class="alignleft size-full wp-image-5492" height="287" width="383" title="focus-obiettivo" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/focus-obiettivo.jpg" /></a></p>
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