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	<title>Nobell.it - Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione &#187; Famiglia</title>
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	<description>Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione - Allievi del Corso di alta formazione ANICEC</description>
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		<title>La nostra meta è l&#8217;Amore</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 17:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Elisa Rossi Giordano" Abbiamo atteso col fiato sospeso..a volte ci hanno attraversato rabbia e serenita', coraggio e sfiducia..."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n1-231x3002.jpg"><img class="alignleft  wp-image-6297" style="margin: 10px;" title="407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n1-231x300" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n1-231x3002-e1327167555212.jpg" alt="" width="400" height="199" /></a>di Elisa Rossi Giordano</p>
<p>Attendere nelle sue varie accezioni, puo&#8217; essere tradotto come volgere a un termine. E&#8217; proprio questo che facciamo quando attendiamo: rivolgiamo il nostro spirito verso una meta. La nostra meta è stata la vita e siamo stati accompagnati dallo spirito fin dal primo momento in cui abbiamo desiderato Emanuele. siamo Matteo ed Elisa, i genitori di 3 splendidi bambini. Tommaso di tre anni, Angelica di 5 ed Emanuele  nato il 5 febbraio di quest&#8217;anno. Abbiamo vissuto anche con angelica e Tommaso il tempo splendido di aspettare un figlio, ma Emanuele è stato atteso. quando alla fine di Ottobre del 2010 ci hanno detto che non si vedeva il suo stomaco nell&#8217;ecografia e che avrebbe potuto non avere l&#8217;esofago, abbiamo iniziato il nostro cammino ancor piu&#8217; intenso verso il dono della Vita. In tutti i mesi della gravidanza abbiamo atteso di avere una buona notizia, pensando che tutte le negative che ricecavamo non fossero cio&#8217; che dovevamo desiderare. E&#8217; solo quando abbiamo visto riflesso nei suoi occhi lo splendore della Luce di vita che abbiamo capito che la nostra volonta&#8217; non era quella corrispondente a quella di Dio ed è allora che abbiamo iniziato a realizzare quanto l&#8217;attesa fosse valsa la pena. abbiamo aspettato per mesi in un ospedale prima di poterlo portare a casa, e ad ogni rientro la gioia era incommensurabile. ma poi si ripresentava l&#8217;attesa di un nuovo intervento e attendevamo, non lo posso negare. Non riuscivamo a vedere che il miracolo è Emanuele! i suoi occhi parlano al posto della voce, il suo sorriso mostra fiducia incondizionata, abbandono alla volonta&#8217; di Chi sa  cos&#8217;è meglio per lui: la sua voglia d&#8217;imparare ci permette di comprendere che se anche se l&#8217;attesa non è finita e cio&#8217; che è non è quello che avremmo voluto, è stata fatta la volonta&#8217; di Chi vuole il nostro bene. attendere è un atto di fiducia verso Colui il quale ha destinato per te la meta.  abbiamo atteso col fiato sospeso, a volte in arrendevole fiducia, altre in trepidante angoscia, ci hanno attraversato rabbia e serenita&#8217;, coraggio e sfiducia. Abbiamo incontrato la gioia di avere un figlio, lo sconforto di vederlo malato, l&#8217;impotenza nel non poterlo guarire, ma abbiamo sempre affrontato la sua Vita con la fiducia piena in Colui che aveva scelto noi come suoi genitori e lui come nostro figlio. abbiamo atteso rivolti alla meta, assieme a coloro che hanno accompagnato questo nostro cammino, facendosi strumento dell&#8217;Amore e di Dio e questo Amore è stato la chiave affinchè la nostra attesa non fosse vana! <a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6204" title="407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n1-231x300.jpg" alt="" width="231" height="300" /></a> <a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n-e13265408672861.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6209" style="margin: 10px;" title="407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n-e1326540867286" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/407740_10150477075308014_752103013_8906953_1644286474_n-e13265408672861-300x136.jpg" alt="" width="300" height="136" /></a></p>
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		<title>Chiesa on the road nell&#8217;Anno della Fede</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 15:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino «Dall'Anno della fede un risveglio di gioia: ci si augura che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/papa-Benedetto-XVI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6101" style="margin: 10px;" title="papa Benedetto XVI" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/papa-Benedetto-XVI-e1326124404644-300x141.jpg" alt="" width="300" height="141" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>La lettura della «Nota con indicazioni pastorali» diffusa dalla Congregazione per la Dottrina della fede introduce già in un clima di vigilia e attesa per l&#8217;Anno Della Fede del quale il miglior interprete è monsignor Rino Fisichella, che dal Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione – di cui è presidente – coordinerà idee e progetti nella fase preparatoria come nello svolgimento dell’Anno.</p>
<p>Perché un documento così dettagliato e concreto, e con tanto anticipo?<br />
Perché si sta parlando di fede, e bisogna far comprendere che prima delle iniziative serve piena consapevolezza del tema. Il desiderio del Papa è che ogni attività venga allestita a partire da una riflessione che impegna tutta la Chiesa.<br />
Qual è l’obiettivo delle iniziative proposte dalla Nota?<br />
Condurre a un incontro personale con il Signore Gesù. Più volte la lettera del Papa Porta fidei e la Nota insistono su questo: la fede è qualcosa di vivo, non una mera conoscenza ma un incontro che dà significato alla vita. Va ritrovata la gioia dell’incontro con Cristo, per essere capaci di darne testimonianza rendendo partecipi anche gli altri. In questi primi due testi più volte si parla di gioia e di bellezza della fede, a indicare che chi crede deve far trasparire la propria esperienza. E questo si collega direttamente con la nuova evangelizzazione, al cui Pontificio Consiglio è affidata la segreteria e l’organizzazione di tutto l’Anno.<br />
Qual è il nesso tra costituzione del dicastero che lei guida e Anno della fede?<br />
La spiegazione l’ha offerta il Papa alla Curia romana: &#8220;La grande tematica di quest’anno come anche degli anni futuri in effetti è: come annunciare oggi il Vangelo? In che modo la fede, quale forza viva e vitale, può oggi diventare realtà?&#8221;. Sono anche le domande della nuova evangelizzazione.<br />
Come si può far sentire tutta la Chiesa coinvolta nell’Anno della fede?<br />
Questa è la grande sfida. La Nota è rivolta anzitutto alla Chiesa universale, perché con l’Anno va dato un segno unitario. Si parla poi a Conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, comunità, associazioni e credenti: nessuno si deve sentire escluso. Volendo risvegliare la fede e la gioia di viverla, si propone di rilanciare la conoscenza dei suoi contenuti. Mi piacerebbe che alla fine dell’Anno tutti i cristiani conoscessero davvero il Credo facendone la propria preghiera quotidiana. Sarebbe un segno veramente unitario, la riscoperta delle proprie radici, la conoscenza di Chi e cosa è al centro del nostro credere. Ecco perché la Nota sottolinea l’importanza di gesti come il pellegrinaggio alla tomba di Pietro, o a Gerusalemme, ovvero nei luoghi dove si è professata la fede. Penso anche alla necessità, sottolineata dal Papa nella Porta fidei, che ogni vescovo compia una solenne professione di fede in cattedrale all’inizio dell’Anno. In generale, le iniziative devono puntare su tre obiettivi: la conoscenza dei contenuti della fede, del Concilio e del Catechismo.<br />
Tra i tanti spunti, colpisce quello sui «linguaggi del cyberspazio»&#8230;<br />
I contenuti della fede vanno individuati anche nelle opere culturali, come i film e la letteratura. Si potranno riscoprire tanti autori – penso a nomi come Chesterton, o Peguy – che hanno saputo comunicare la fede in modo immediato, ma c’è anche una chiamata in causa dei socialnetwork, che non vanno più pensati come semplici strumenti essendo ormai una cultura nella quale entrare per comunicare la fede.<br />
La Nota insiste sulla sostanza del credere: si vuole forse dire che è stata un po’ sacrificata, a vantaggio di un approccio più &#8220;esistenziale&#8221;?<br />
Nei decenni del post-Concilio è stata teorizzata una dicotomia tra dimensione contenutistica e quotidianità, una scissione che non ha senso: credere è ritrovare la verità sulla propria vita, non l’adesione a un contenuto astratto. Per un credente ignorare chi è Cristo vuol dire non conoscere se stessi. Verità della fede e verità della propria esistenza convergono.<br />
Che indicazioni si offrono alle diocesi?<br />
Mi auguro che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede. È poi importante che le diocesi riscoprano il senso di appartenenza del presbiterio e della comunità attorno al vescovo, anche contro una certa cultura della frammentazione: facciamo tante iniziative nelle quali, alla fine, rischia di sfuggire il senso profondo dell’unità.<br />
E le parrocchie?<br />
È molto importante che recuperino il Catechismo, nella prima parte tutto dedicato al tema della fede. Riprendere i punti fondamentali – in Chi credo, perché credo, come posso esprimere la mia fede – porta a riappropriarsi del credere nella dimensione personale e in quella comunitaria, perché chi crede non è mai solo.<br />
La Nota si rivolge anche ai movimenti: che parte avranno?<br />
Sono molto importanti per il carisma che esprimono e la presenza in ambienti che solo i laici possono raggiungere. Riflettendo sulla fede, i movimenti rinnoveranno ciascuno il proprio cammino, che dev’essere comune a quello della Chiesa.</p>
<p>Come sfida educativa abbiamo, come cristiani, una straordinaria occasione: aiutare questo nostro mondo, sempre più prigioniero dei dispositivi tecnologici, a riscoprire la verità più intima e nascosta della tecnica, cioè la sua insopprimibile apertura alla trascendenza. Una miniera di libertà di fronte al &#8220;dispotismo&#8221; dei dispositivi&#8230;</p>
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		<title>Come Gesu&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 12:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animatori della Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[di Mauro Leonardi "Come Gesù" L'amicizia e il dono del celibato apostolico.Un celibato “solo umano” ha senso o la vita vale solo per chi si sposa?"
mauroleonardi.blogspot.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/leonardi1.jpg"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/leonardi1-e1325506949832-300x206.jpg" title="leonardi1" width="300" height="206" class="alignleft size-medium wp-image-5941" style="margin: 10px;" /></a>di Mauro Leonardi mauroleonardi.blogspot.com</p>
<h3>Un celibato “solo umano” ha senso o la vita vale solo per chi si sposa?</h3>
<div></div>
<div>
<div align="left">Un celibato “solo umano” ha senso o la vita vale solo per chi si sposa? Se così fosse il celibato sarebbe solo un “non sposarsi”? una non scelta di cui si può essere vittima e che sarebbe da assorbire il meglio possibile?</div>
<div align="left">Prima di esaminare il significato del celibato per amore di Cristo – cosa che faremo in un’altra Discussione-, è necessario chiedersi se è possibile pensare a una vita celibe che ha senso, almeno un po’, anche senza Cristo. E mi pongo questa domanda rimanendo nell’alveo di una concezione religiosa e morale dell’uomo, perché sono convinto che questi aspetti facciano integralmente parte di un corretto umanesimo. Pertanto ciò significa che il celibato di cui sto parlando non è semplicemente di chi «non è sposato» ma di chi, non essendo sposato, rinuncia anche all’uso della sessualità. (cfr Come Gesù p. 61)</div>
<div align="left"></div>
<div align="left"></div>
<div align="left">A volte i tre termini di verginità, celibato e castità vengono presi come sinonimi ma non lo sono, anche se hanno parti di senso sovrapponibili. Verginità significa “inesperienza” dell&#8217;atto sessuale. Celibato significa non essere sposati (quindi ci possono essere persone celibi che non sono vergini e che hanno una vita sessuale attiva, ma quando nella nostra Discussione parleremo di celibi intenderemo persone non sposate e che, per questo motivo, non hanno rapporti sessuali). Castità significa vivere la sessualità in modo consono al proprio stato: “Vi è la castità di coloro che sentono il destarsi della pubertà, la castità di coloro che si avviano al matrimonio, la castità di chi è chiamato da Dio al celibato, la castità di chi è già stato scelto da Dio per vivere nel matrimonio”. (E’ Gesù che passa n. 25)</div>
<div align="left"></div>
<div align="left">La mia tesi è che il celibato possa essere una scelta positiva anche di per sé. Tutti conosciamo il celibato per il regno dei cieli ma Gesù – come avviene per il matrimonio – in genere porta a un piano soprannaturale qualcosa che è già di per sé naturalmente buono. Per questo penso che il celibato abbia qualcosa di unico da dire all’uomo, anche all’uomo che non conosce Cristo (cfr Come Gesù p. 63). Penso che la vita di Cristo a Nazaret getti una luce particolare su alcune caratteristiche del celibato. Nella Palestina di duemila anni fa, la scelta di Gesù di rimanere celibe, se la consideriamo soltanto nei trent’anni di vita nascosta, doveva certamente apparire misteriosa. In Occidente, oggi come oggi, che un trentenne non sia ancora sposato e abiti con la madre vedova, non desta particolare meraviglia ma duemila anni fa in Palestina non era così. Il non prendere moglie di Cristo, poteva sembrare ai suoi contemporanei una scelta senza senso, anzi era qualcosa che non favoriva i piani di Dio poiché secondo molti studiosi il popolo d’Israele sapeva che il Messia sarebbe stato un figlio di Israele (cfr J. Gnilka, Gesù di Nazareth, p. 226). È importante mettere in luce questa incomprensibilità della condizione di Gesù, perché in essa c’è buona parte di quel senso del celibato che sto cercando. Proprio a questo proposito alcuni pensano che la sgradevole espressione «eunuco» che Gesù adopera nel Vangelo (cfr Mt 19, 12) sia una sorta di «replica» rivolta da Cristo stesso verso chi ironizzava su di Lui  perché non era sposato (cfr Gnilka, Gesù di Nazareth, p. 227). (Come Gesù, pp 100-101)</div>
<div align="left"></div>
<div align="left">Se si accetta questa tesi il senso della famosa espressione di Gesù “Vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre; e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e vi sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli” (Mt 19,12) diventa “ci sono celibi che sono nati così dal grembo della madre; e ce ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ce sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli”. Cioè ci sono persone che pur avendo una perfetta integrità fisica e psicologica (quindi che non sono “eunuchi” in senso letterale) hanno la loro vocazione umana nell’essere celibi (“sono così fin dal grembo materno…”). Altri sono resi tali dagli uomini non solo in senso “fisico” ma soprattutto per scelte di altri. Penso con particolare tenerezza a coloro che vivono il celibato avendolo subito. (…). C’è chi avrebbe voluto sposarsi ma non ha avuto la fortuna di trovare la persona giusta; oppure, peggio, l’ha incontrata ma per mille ragioni non è stato possibile sposarla. Includo anche una schiera di cristiani purtroppo non piccola, costituita da quei mariti e da quelle mogli che subiscono l’abbandono del coniuge. A volte sono persone di un infinito eroismo, umile e nascosto, che Cristo unisce a sé in un modo del tutto inatteso e che li apre al mistero. Anche per loro è importante una prospettiva di vita non solo degna ma anche piena. (Come Gesù, pp. 18-19).</div>
<div align="left">A questa categoria appartengono quegli uomini e quelle donne che presentano tendenze omosessuali profondamente radicate.</div>
<div align="left">Infine ci sono persone che vivono il celibato per il regno dei cieli. A questo gruppo appartengono i religiosi, i sacerdoti, e quei laici che vivono il celibato per amore di Cristo (è l’argomento del mio libro “Come Gesù”).</div>
<div align="left">Questo libro è composto da tre parti.<br />
La prima tratta del celibato in generale, senza entrare nel merito della dimensione laicale o religiosa, o se possa essere spiegato dal paradigma del matrimonio o da quello dell’amicizia, passando però per alcune necessarie premesse generali su che cosa siano l’amore, l’innamoramento e la fedeltà.<br />
La seconda parla del celibato cristiano vissuto nel mondo in maniera laicale, mettendo in luce la sua possibilità di aprire nuove strade non solo nel senso di discernere se la propria vocazione sia una o l’altra, ma anche in quello di riconoscere nel proprio modo di vivere la filiazione divina al Padre e il conseguente modo di stabilire relazioni amicali con il prossimo.<br />
La terza contiene degli elementi per provare a confrontarsi con la più generale domanda su come «rispondere e corrispondere» alla vocazione, domanda che in un certo senso è propedeutica a quella sul senso del celibato.<br />
Per chi è scritto questo libro? Potrei dire senza mentire che è per molti, forse per tutti, perché l’alternativa tra celibato e matrimonio non è qualcosa che riguarda solo la Chiesa, ma l’intera umanità.<br />
Inoltre per un cristiano «entrambi, il sacramento del Matrimonio e la verginità per il regno di Dio, provengono dal Signore stesso. È Lui che dà loro senso e concede la grazia indispensabile per viverli conformemente alla sua volontà. La stima della verginità per il Regno e il senso cristiano del matrimonio sono inseparabili e si favoriscono reciprocamente: chi denigra il matrimonio, sminuisce anche la gloria della verginità; chi lo loda, aumenta l’ammirazione che è dovuta alla verginità&#8230; Infatti, ciò che sembra bello solo in rapporto a ciò che è brutto non può essere molto bello; quello che invece è la migliore delle cose considerate buone, è la cosa più bella in senso assoluto» (CCC, n. 1620).<br />
Parlare di celibato significa parlare di amore, di amicizia, di apostolato, di fedeltà, di innamoramento, di sogni, di figli, di Cristo, di sacerdozio comune dei cristiani, di morte, di vita; che sono esattamente gli stessi argomenti che riguardano il matrimonio. Nel cristianesimo chi pensa al celibato pensa anche al matrimonio, e non solo per discernere quale sia la propria vocazione, ma anche perché un modo di amare Cristo illumina l’altro.<br />
Tra questi molti includo anche, con particolare tenerezza, coloro che vivono il celibato senza averlo scelto.<br />
Non dev’essere un’eventualità così remota, se due delle tre enumerazioni che Gesù fa in proposito riguardano non chi il celibato l’ha preferito, ma chi l’ha subìto. «Vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri che si sono resi tali per il regno dei cieli» (Mt 19, 12). C’è chi avrebbe voluto sposarsi ma non ha avuto la fortuna di trovare la persona giusta; oppure, peggio, l’ha incontrata ma per mille ragioni non è stato possibile sposarla. Includo anche una schiera di cristiani purtroppo non piccola, costituita da quei mariti e da quelle mogli che subiscono l’abbandono del coniuge.<br />
A volte sono persone di un infinito eroismo, umile e nascosto, che Cristo unisce a sé in un modo del tutto inatteso e che li apre al mistero. Anche per loro è importante una prospettiva di vita non solo degna ma anche piena.Quando dico che è per molti intendo tuttavia anche un’altra cosa. Questo libro ha alcune categorie di lettori ovvi, come chi ha già riconosciuto la propria vocazione al celibato e la sta seguendo felicemente in un fuoco d’amore, oppure quelli che stanno pensando se quella decisione prenderla, o quelli che vogliono semplicemente approfondire l’argomento.<br />
Voglio però spendere due parole in più per quelli che hanno iniziato a vivere la vocazione al celibato e poi per qualche motivo non sono andati avanti.<br />
Evito di proposito l’uso di espressioni come «perseverare» o «essere fedeli» perché la storia di ciascuno è unica: «Ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto» (Benedetto XVI, 8.XII.2009).<br />
Nella Chiesa accade con una certa frequenza che alcuni fratelli e alcune sorelle lascino la strada di celibato che avevano intrapreso: e penso a tutti i modi di vivere il celibato, non a uno specifico. A volte questo avviene in pace, altre volte con tensioni e ferite reciproche. A volte chi continua dà tutta la colpa a chi se n’è andato e vive nella convinzione di essere sulla strada giusta ma così non riesce più a identificare i punti deboli della propria storia ecclesiale. Quando dei fratelli e delle sorelle si allontanano siamo sempre coinvolti tutti. Vedere la parte personale di errore e magari anche di colpa è un presupposto necessario perché quel pezzetto di Chiesa possa continuare a esistere. I fratelli e le sorelle che si sono allontanati rappresentano un potenziale che manca a chi rimane.<br />
Ho sempre sentito come una mia esigenza personale analizzare con maggior attenzione le loro motivazioni e confrontarmi con i loro ideali di vita per capire se e dove erano stati delusi.<br />
Soltanto così la ricchezza personificata dai fratelli e dalle sorelle che hanno lasciato si integra nella storia di chi rimane. Se si scarica tutta la responsabilità su «chi è andato via» si esclude qualcosa che nuoce alla vitalità di tutti (cfr L’arte di perdonare, p. 73).<br />
Non posso generalizzare ma non di rado sono persone che conoscono Dio nell’intimità, poggiano il capo sul petto di Gesù (cfr par. 2.4 b) e sono capaci di una donazione profonda. A un certo punto questo percorso e questo ideale li hanno portati altrove, con una prova di dolore a volte maggiore di chi invece non ha dovuto fare un cambiamento così radicale ma ha scelto di maturare in un percorso di continuità.<br />
A questo proposito, c’è una particolare categoria di persone a cui ho pensato mentre scrivevo queste righe, persone importanti alle quali, forse per una sorta di pudore, non ho mai fatto riferimento esplicito ma che sono molto nel mio cuore.<br />
Sono quegli amici, quelle amiche, quei genitori, che stanno vicino ad amici, amiche e figli che, appunto, non hanno proseguito sulla strada del celibato.Infine, vorrei spendere due parole sulla genesi di questo libro perché conoscendone bene l’intenzione sarà forse più facile cogliere il senso di alcune affermazioni.<br />
Nell’àmbito del mio lavoro sacerdotale, che dura ormai da più di vent’anni, mi sono trovato con sempre maggior urgenza a dover spiegare quale fosse la natura del celibato laicale. Io, prima di essere un sacerdote incardinato alla Prelatura dell’Opus Dei, ero (e sono) un fedele numerario della medesima.<br />
La mia esperienza personale è quindi, innanzitutto, quella della vocazione al celibato dei laici dell’Opus Dei. Questa esperienza è nata senza una particolare riflessione teologica in merito, così come un bambino che nasce non si chiede che cosa sia la vita. Anche la successiva vocazione sacerdotale si è presentata nella mia vita senza pormi particolari questioni inerenti la natura del mio celibato: in questo senso direi che c’è stato uno sviluppo organico così come lo descrivo nel paragrafo 2.1 di questo libro.<br />
Nel successivo sviluppo della mia vita sacerdotale invece quegli interrogativi che a livello personale non c’erano stati, mi sono stati posti, e in maniera crescente, dalle persone che dovevo servire con il mio ministero.<br />
I quesiti riguardavano la natura e il senso del celibato così come vissuto nell’Opus Dei, ed erano interrogativi posti dai membri della Prelatura. Mi accorgevo che mutuare quell’atteggiamento che avevo in altri casi, non era sufficiente. Agli inizi, come consigliavo santa Teresa di Gesù per la vita di orazione, la consigliavo anche per meditare sul senso del celibato vissuto da laico, per Amore di Cristo, nel mondo. Ma, con il crescere delle esperienze pastorali, mi accorgevo che c’era qualcosa di diverso. Qualcosa di comune ma anche qualcosa di diverso.<br />
Il modo in cui una carmelitana vive la sua verginità consacrata, non è lo stesso in cui una numeraria dell’Opus Dei vive il suo celibato apostolico: con l’aumentare della necessità di precisazioni e di distinguo, aumentava in me il dubbio sull’opportunità di consigliare tali letture, ma non esistevano alternative.<br />
Naturalmente, con il passare degli anni, come avviene per ogni sacerdote, per ragioni di ministero dovevo occuparmi, anche se in via subordinata, di fedeli che avevano poco o nulla a che vedere con la Prelatura dell’Opus Dei, e tra essi c’erano anche religiose che danno gloria a Dio servendolo nel segreto della clausura. Questa apertura pastorale mi confermava su quanto stupenda fosse la verginità consacrata e contemporaneamente mi convinceva di quanto fosse diversa da quell’altro modo di darsi a Dio nel mondo che nell’Opus Dei viene chiamato celibato apostolico. Come scrive san Josemaría Escrivá: «Io amo i religiosi e venero e ammiro le loro clausure, le loro attività apostoliche, la loro separazione dal mondo – il contemptus mundi – che sono altri segni di santità nella Chiesa.<br />
«Ma il Signore non mi ha dato una vocazione religiosa, e il desiderarla per me sarebbe un disordine. Nessuna autorità sulla terra mi potrà obbligare a essere un religioso, come nessuna autorità può costringermi a contrarre matrimonio. Sono un sacerdote secolare: un sacerdote di Cristo Gesù che ama appassionatamente il mondo» (Colloqui, n. 56).<br />
Ecco spiegata la genesi di riflessioni che riguardano la scelta di essere celibi, nel mondo, per amore di Gesù.<br />
Questa vocazione ha la caratteristica di non essere una consacrazione in senso tecnico e io, direttamente, in quanto tale, la conosco solo nei numerari, nelle numerarie ausiliari e negli aggregati, uomini e donne, che appartengono alla Prelatura dell’Opus Dei. Ma le mie riflessioni mi auguro non siano solo per loro.<br />
Tutto il patrimonio spirituale della Chiesa è dell’Opus Dei, e tutto il patrimonio dell’Opus Dei è della Chiesa. Sarebbe meraviglioso se tanti altri cristiani, appartenenti magari ad altre realtà ecclesiali, ricevessero dalle mie parole aiuto, incoraggiamento e illuminazione.Essendo tale la storia del libro, va da sé che quello che avete fra le mani non è un libro di teologia in senso stretto perché non ho la possibilità di condurre lo studio sistematico che la scientificità rigorosa richiederebbe.<br />
Direi che è un libro <em>pre-teologico</em> nel senso pre-scientifico del termine. Esso vuole semplicemente offrire alla teologia, all’antropologia, al diritto canonico e così via, a partire dalla mia esperienza pastorale, un materiale ragionato sul senso del celibato laicale nel mondo scelto per amore di Cristo.<br />
In esso suggerisco qualche prospettiva forse un po’ nuova ma sia chiaro che, soprattutto pensando al celibato dei laici della Prelatura dell’Opus Dei, non pretendo di dare la <em>spiegazione</em>di questo celibato: è semplicemente il celibato che conosco meglio e mi sembra che, se si tralascia l’esperienza dei primi cristiani, costituisca finora un <em>unicum </em>nella Chiesa: a quanto ne so io (ma sarei felice di essere smentito) i molti altri laici che scelgono di essere celibi per Cristo nel mondo e che appartengono alle più diverse aggregazioni ecclesiali, sono ben lieti di riferirsi alla loro situazione come a una consacrazione, che spesso ha il sigillo del voto e che quindi, in qualche modo, da essi stessi è ricondotta al mondo dei religiosi. Ma questo è esattamente quello che le persone che vivono il celibato apostolico nell’Opus Dei dicono di non essere e di non voler essere.<br />
Quando, anche negli ultimi anni, i sommi pontefici si riferiscono alla verginità, anche se è vissuta nel mondo, essi in genere si riferiscono al grande arcobaleno delle persone consacrate: e questo non mi meraviglia perché il fenomeno del celibato nel mondo come vissuto nella Prelatura dell’Opus Dei è recente, soprattutto se considerato nell’orizzonte temporale di una Chiesa che è bimillenaria.<br />
Inoltre, la realtà pastorale che voglio considerare in questo libro è quantitativamente piccola e specifica, e non mi sembra ci sia stato finora qualche intervento magisteriale <em>ad hoc</em>.<br />
Il mio tentativo è solo quello di aprire delle strade nell’individuare il senso di un celibato che non ha nulla della <em>consacrazione religiosa</em> o del <em>celibato consacrato</em> (come dir si voglia) o del celibato sacerdotale ma che, in fin dei conti, desidera solo essere un modo per mettere in evidenza lo splendore della vocazione battesimale del cristiano senza aggiunte né di altri sacramenti né di voti: il puro splendore del Battesimo come unione con Cristo.<br />
Personalmente, la chiave ermeneutica che ho individuato è quella di non riferirmi alla categoria della sponsalità che è la meravigliosa caratteristica della verginità consacrata, ma di approdare invece a quella dell’amicizia gratuita come conseguenza del vivere in maniera radicale la filiazione divina. «Radicalità della filiazione divina» non significa che chi ha vocazione al matrimonio o è religioso è «meno figlio di Dio» (ci mancherebbe!) ma che la vocazione al celibato<em> dei laici</em>, non avendo nulla di particolare da annunciare, mostra con la sua disponibilità esistenziale che cosa significa accettare che nella propria vita il Figlio riviva la sua completa sottomissione al Padre, «gustando» nell’apertura amicale e apostolica agli altri quella misteriosità quotidiana che appare enigmatica a molti e che conduce, quasi in maniera ovvia, a scoprire il senso vocazionale del proprio vivere.<br />
Allo stesso modo, il titolo <em>Come Gesù</em> non significa che solo chi ha vocazione al celibato apostolico è chiamato a essere come Gesù. Se così fosse, starei negando la vocazione universale alla santità, perché identificarsi con Gesù non è altro che la santità stessa! Il titolo che ho scelto significa solo, e spero di illustrarlo per bene nel par. 2.4, che la spiegazione del celibato vissuto nel mondo per amore di Cristo mi sembra essere non la sponsalità escatologica (celibato dei religiosi), né l’essere Sposo della Chiesa (celibato dei sacerdoti), ma il voler essere «come Gesù» in qualcosa che non è obbligatorio per il cristiano, e cioè il Suo essere celibe, intendendo tale scelta come <em>una </em>manifestazione – non l’esclusiva, non l’unica possibile – di corrispondenza a quell’Amicizia che Gesù ha per noi. «Gesù è tuo amico. – L’Amico. – Con un cuore di carne, come il tuo. – Con gli occhi, dallo sguardo amabilissimo, che piansero per Lazzaro&#8230; – E così come a Lazzaro, vuol bene a te» (Cammino, n. 422).<br />
D’altra parte, non posso negare che l’illuminazione decisiva in questo senso mi è venuta proprio dalle parole di mons. Javier Echevarría che ho citato in apertura: è «il celibato di Gesù» che «illumina di forza e splendore questo dono che Dio concede a molti».Ho chiesto a tre amici che hanno fatto della teologia la loro professione, di rivedere il mio scritto, e li ringrazio per i preziosi consigli: sono Giulio Maspero, Javier López Diaz e, per l’aspetto scritturistico, Marco Valerio Fabbri. Aggiungo, infine, Andrea Mardegan per aver letto il manoscritto e avermi dato utili consigli a seguito degli scambi di idee fruttuosi che ne sono nati. Ci tengo però a ribadire che le idee espresse in questo libro sono soltanto mie, e ringrazio in anticipo quanti vorranno entrare in dialogo con me per aiutarmi ad arricchire o a precisare il mio pensiero [e-mail: come.gesu@gmail.com]. Mauro Leonardi</div>
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		<title>Israele &#8220;La Donna di Dio&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 06:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino 
“Una donna virtuosa chi la troverà?
Il suo pregio sorpassa di molto quello delle perle".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/vere-5-6-perle-collana.jpg"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/vere-5-6-perle-collana-300x225.jpg" title="vere-5-6-perle-collana" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-5091 alignleft" style="margin: 10px;" /></a>di Marilena Marino</p>
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<div><em>Chèsed</em> (חֶסֶד) è l’<em>amore incondizionato</em>, quello che non dice “ti amo <em>se</em>”, ma quello che dice “ti amo<em>comunque</em>, <em>sempre</em>”. Questo tipo di amore trova tutta la sua forza, tra gli esseri umani, solo in una<em>madre</em>. Solo una donna sa amare in questo modo. Tutta la forza del <em>chèsed</em> (חֶסֶד) si trova in una madre che ama incondizionatamente il figlio. Nella società maschilista di allora, Dio deve fare una perifrasi per dare ad Israele un’idea del suo amore per loro: “Come un uomo che la sua propria madre continua a confortare, così io stesso continuerò a confortare voi” (<em>Is </em>66:13, <em>TNM</em>). Il che significa: come una madre sa continuare a confortare il figlio, così voi continuerete ad essere confortati da me.</div>
<div>“Nessun dio è come te, Signore: tu cancelli le nostre colpe, perdoni i nostri peccati. Per amore dei sopravvissuti del tuo popolo, non resti in collera per sempre ma gioisci nel manifestare la tua <em>bontà</em>[חֶסֶד (<em>chèsed</em>)]”. –<em>Mic </em>7:18, <em>PdS</em>.</div>
<div>“Celebrate il Signore, perché egli è buono, perché la sua <em>bontà</em> [חֶסֶד (<em>chèsed</em>)] dura in eterno”, canta <em>Sl </em>136:1.</div>
<div>Per illustrare questo amore (<em>chèsed</em>, חֶסֶד) di Dio il profeta Osea propone il suo messaggio in un modo che a noi appare quantomeno curioso. Il lettore occidentale che non conosce il modo espressivo biblico, rimane dapprima sconcertato, per non dire urtato, eppure l’insegnamento circa l’amore di Dio è notevole.</div>
<div>Osea è un uomo di Dio, un profeta che ama profondamente Dio. A lui viene detto: “Va&#8217;, prenditi in moglie una prostituta e genera figli di prostituzione”. L’intento è subito chiaro: “Perché il paese si prostituisce, abbandonando il Signore”. – <em>Os </em>1:2.</div>
<div>Dopo aver avuto figli da questa prostituta, Osea riceve di nuovo lo stesso comando: “Va&#8217; ancora, ama una donna amata da un altro, e adultera; amala come il Signore ama i figli d&#8217;Israele” (<em>Os </em>3:1). Osea ama questa donna di malaffare con un amore vero, “come il Signore ama i figli d&#8217;Israele, i quali anche si volgono ad altri dèi”. Questo amore forte e incondizionato ha effetto sulla donna, tanto che Osea racconta poi: “Allora me la comprai per quindici sicli d&#8217;argento, per un comer d&#8217;orzo e un letec d&#8217;orzo, e le dissi: ‘Aspettami per parecchio tempo: non ti prostituire e non darti a nessun uomo; io farò lo stesso per te’” (<em>Os </em>3:2,3). A quanto pare, quella donna abbandonò la sua condotta adultera per rimanere con il profeta, e lui l’acquistò come schiava. Ciò stava a significare che Dio avrebbe riaccolto l’adultera Israele a motivo del suo pentimento.</div>
<div>Reagendo all’occidentale, si potrebbe pensare: Ma senza arrivare a questi eccessi, Dio non avrebbe semplicemente potuto dire che amava Israele fino a perdonarla? No, Dio non fece così. Il suo popolo era composto da orientali, non da occidentali. Gli ebrei trovavano assurdi i pensieri astratti. Se riusciamo ad immedesimarci, noi pure possiamo capire <em>in pratica </em>cosa significa amare alla maniera di Dio. Anche se il pensiero risulta molto urtante, al punto di rifiutarlo, si potrebbe immaginare la propria moglie in quella situazione di continui tradimenti e adulteri. L’uomo (il maschio) rifiuta categoricamente questa situazione e non è incline al perdono; è più incline alla vendetta violenta. Ecco, Dio in quella situazione continua ad amare al punto di perdonare. Probabilmente una donna lo comprende meglio: se ha avuto quella condotta sbagliata e poi si accorge di amare davvero il marito, sa cosa significa desiderare il perdono e amare.</div>
<div>Il חֶסֶד (<em>chèsed</em>) di Dio, Osea l’ha sentito e lo ha capito: è un amore appassionato, instancabile, e vuole essere corrisposto. La relazione di Dio per Israele è tanto amorosa che nella Scrittura viene paragonata a quella tra due sposi. Non solo Osea, ma gli altri profeti usano spesso questa similitudine. “Così parla il Signore: ‘Dov&#8217;è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l&#8217;ho ripudiata? Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?” (<em>Is </em>50:1). “Il tuo creatore è il tuo sposo”. - <em>Is </em>54:5.</div>
<div>“Non sarai chiamata più Abbandonata,</div>
<div>la tua terra non sarà più detta Desolazione,</div>
<div>ma tu sarai chiamata La mia delizia è in lei,</div>
<div>e la tua terra Maritata;</div>
<div>poiché il Signore si compiacerà in te,</div>
<div>la tua terra avrà uno sposo.</div>
<div>Come la sposa è la gioia dello sposo,</div>
<div>così tu sarai la gioia del tuo Dio”. – <em>Is </em>62:4,5.</div>
<div>Una delle pagine più belle che descrivono l’amore di Dio per Israele è in <em>Ger </em>2:2,3, che riportiamo nella splendida traduzione che ne fa <em>PdS</em>:</div>
<div>“Israele, voglio ricordarti come mi eri fedele</div>
<div>negli anni della tua giovinezza,</div>
<div>come mi amavi quando eri fidanzata.</div>
<div>Camminavi dietro a me nel deserto,</div>
<div>là, dove non si può seminare.</div>
<div>Eri soltanto mia”.</div>
<div>Il perdono di Dio espresso in <em>Os </em>non significa la messa da parte delle esigenze della giustizia: si tratta di un amore purificatore. Dio non si rassegna alla deviazione del suo popolo, ma impone alla sua “sposa” una sofferenza purificatrice che la riabiliti: “Lei non si è resa conto che io le davo il grano, il vino, l&#8217;olio; io le prodigavo l&#8217;argento e l&#8217;oro, che essi hanno usato per Baal! Perciò io riprenderò il mio grano a suo tempo, e il mio vino nella sua stagione; le strapperò la mia lana e il mio lino, che servivano a coprire la sua nudità . . . ecco, io l&#8217;attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (<em>Os </em>2:8,9,14). Questa sofferenza farà tornare in sé l’amata, che risentirà il richiamo di chi non ha mai smesso d’amarla: “Tu mi chiamerai: Marito mio! e non mi chiamerai più: Mio Baal! . . . Io ti fidanzerò a me per l&#8217;eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in<em>benevolenza</em> [חֶסֶד (<em>chèsed</em>)] e in compassioni. Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il Signore . . . dirò a Lo-Ammi [= “non mio popolo”]: ‘Tu sei mio popolo!’ ed egli mi risponderà: ‘Mio Dio!’”. – <em>Os</em>2:16-23, <em>passim</em>.</div>
<div>Anche il profeta Sofonia utilizza l’immagine della donna (<em>Sof </em>3:14-18). Coloro che insistono sulla parola “Legge” (la parola <em>Toràh</em>, oltretutto, significa “insegnamento”) per descrivere il rapporto tra Dio e Israele, possono notare che nei Profeti non si riduce tutto ad una relazione giuridica. Si tratta di una relazione d’amore, e questo amore è espresso con tenerezza. Il peccato, la violazione della<em>Toràh</em>, diventa allora un’infedeltà d’amore, un adulterio. Israele è totalmente di Dio come una sposa è del suo sposo. “Il Signore, che si chiama il Geloso, è un Dio geloso”. - <em>Es </em>34:14.</div>
<div>Questa rappresentazione della relazione d’amore tra Dio e Israele è usata anche nelle Scritture Greche per illustrare l’amore tra Yeshùa e la sua congregazione. Paolo dice: “Sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo”. – <em>1Cor </em>11:2.</div>
<div>Il profeta Ezechiele è tra i profeti che usano con grande forza espressiva l’immagine nuziale. Questo profeta presenta Gerusalemme come una moglie adultera che ha disprezzato la cura amorevole e amorosa di Dio. Il Signore aveva scelto Gerusalemme come sua sposa tra le nazioni quando lei non aveva alcuna attrattiva e la innalzò alla dignità regale.</div>
<div>“Così parla il Signore, Dio, a Gerusalemme: ‘Per la tua origine e per la tua nascita sei del paese del Cananeo; tuo padre era un Amoreo, tua madre un&#8217;Ittita. Quanto alla tua nascita, il giorno che nascesti l&#8217;ombelico non ti fu tagliato, non fosti lavata con acqua per pulirti, non fosti sfregata con sale, né fosti fasciata. <strong><em>Nessuno ebbe sguardi di pietà per te</em></strong>, per farti una sola di queste cose, mosso a compassione di te; ma fosti gettata nell&#8217;aperta campagna, il giorno che nascesti, per il disprezzo che si aveva di te. <strong>Io ti passai accanto</strong>, vidi che ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi, tu che sei nel sangue! Ti ripetei: Vivi, tu che sei nel sangue! Io ti farò moltiplicare per miriadi, come il germoglio dei campi. <strong>Tu ti sviluppasti, crescesti, giungesti al colmo della bellezza, il tuo seno si formò, la tua capigliatura crebbe abbondante, ma tu eri nuda e scoperta</strong>. Io ti passai accanto, <strong>ti guardai</strong>, ed ecco, <strong>il tuo tempo era giunto: il tempo degli amori</strong>; io stesi su di te il lembo della mia veste e coprii la tua nudità; <strong>ti feci un giuramento, entrai in un patto con te</strong>, dice il Signore, Dio, <strong>e tu fosti mia</strong>. Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue che avevi addosso e ti unsi con olio. Ti misi delle vesti ricamate, dei calzari di pelle di delfino, ti cinsi il capo di lino fino, ti ricoprii di seta. Ti fornii d&#8217;ornamenti, ti misi dei braccialetti ai polsi e una collana al collo. Ti misi un anello al naso, dei pendenti agli orecchi e una magnifica corona in capo. Così fosti adorna d&#8217;oro e d&#8217;argento; fosti vestita di lino fino, di seta e di ricami; tu mangiasti fior di farina, miele e olio; diventasti bellissima e giungesti fino a regnare. La tua fama si sparse fra le nazioni, per la tua bellezza; essa infatti <strong>era perfetta, perché io ti avevo rivestita della mia magnificenza</strong>, dice il Signore, Dio. Ma tu, inebriata della tua bellezza, <strong>ti prostituisti</strong> sfruttando la tua fama e <strong>offrendoti a ogni passante, a chi voleva</strong>. Tu prendesti delle tue vesti, ti facesti degli alti luoghi ornati di vari colori, e là ti prostituisti: cose tali non ne avvennero mai, e non ne avverranno più. Prendesti pure i tuoi bei gioielli fatti del mio oro e del mio argento, che io ti avevo dati, te ne facesti delle immagini d&#8217;uomo, e ad esse ti prostituisti; prendesti le tue vesti ricamate e ne ricopristi quelle immagini, davanti alle quali tu mettesti il mio olio e il mio profumo. Così anche il mio pane che ti avevo dato, il fior di farina, l&#8217;olio e il miele con cui ti nutrivo, tu li mettesti davanti a loro, come un profumo di soave odore. Questo si fece!, dice il Signore, Dio. <strong>Prendesti inoltre i tuoi figli e le tue figlie, che mi avevi partoriti, e li offristi loro in sacrificio, perché li divorassero. Non bastavano dunque le tue prostituzioni, perché tu avessi anche a scannare i miei figli, e a darli loro facendoli passare per il fuoco?</strong> In mezzo a tutte le tue abominazioni e alle tue prostituzioni, non ti sei ricordata dei giorni della tua giovinezza, quando eri nuda, scoperta, e ti dibattevi nel sangue. Ora dopo tutta la tua malvagità, guai! guai a te!, dice il Signore, Dio, <strong>ti sei costruita un bordello</strong>; ti sei fatta un alto luogo in ogni piazza pubblica: hai costruito un alto luogo a ogni capo di strada, hai reso abominevole la tua bellezza, ti sei offerta a ogni passante; <strong>hai moltiplicato le tue prostituzioni</strong>. Ti sei prostituita agli Egiziani, tuoi vicini dalle membra vigorose, e hai moltiplicato le tue prostituzioni per provocare la mia ira. Perciò, ecco, io ho steso la mia mano contro di te, ho diminuito la razione che ti avevo fissata, e ti ho abbandonata in balìa delle figlie dei Filistei, che ti odiano e hanno vergogna della tua condotta scellerata. Non sazia ancora, ti sei pure prostituita agli Assiri; ti sei prostituita a loro; ma neppure allora sei stata sazia! Hai moltiplicato le tue prostituzioni con il paese di Canaan fino in Caldea, ma neppure con questo sei stata sazia. Com&#8217;è vile il tuo cuore, dice il Signore, Dio, a ridurti a fare tutte queste cose, da <strong>sfacciata prostituta!</strong> Quando ti costruivi il bordello a ogni capo di strada e ti facevi gli alti luoghi in ogni pubblica piazza, tu non eri come una prostituta, poiché disprezzavi il salario, ma come una <strong>donna adultera</strong>, <strong>che riceve gli stranieri invece di suo marito</strong>. <strong>A tutte le prostitute si fanno regali; ma tu hai dato regali a tutti i tuoi amanti, li hai sedotti con i doni, perché venissero a te, da tutte le parti, per le tue prostituzioni</strong>. Con te, nelle tue prostituzioni è avvenuto il contrario delle altre donne; poiché non eri tu la sollecitata; in quanto <strong>tu pagavi, invece di essere pagata, facevi il contrario delle altre</strong>. Perciò, prostituta, ascolta la parola del Signore. Così parla il Signore, Dio: Poiché il tuo denaro è stato dilapidato e la tua nudità è stata scoperta nelle tue prostituzioni con i tuoi amanti, a motivo di tutti i tuoi idoli abominevoli e a causa del sangue dei tuoi figli che hai dato loro, ecco, io radunerò tutti i tuoi amanti ai quali ti sei resa gradita, tutti quelli che hai amati e tutti quelli che hai odiati; li radunerò da tutte le parti contro di te, scoprirò davanti a loro la tua nudità ed essi vedranno tutta la tua nudità. <strong>Io ti giudicherò alla stregua delle donne che commettono adulterio</strong> e spargono il sangue; farò che il tuo sangue sia sparso dal furore e dalla gelosia. Ti darò nelle loro mani ed essi abbatteranno il tuo bordello, distruggeranno i tuoi alti luoghi, ti spoglieranno delle tue vesti, ti prenderanno i bei gioielli e ti lasceranno nuda e scoperta; faranno salire contro di te una moltitudine e ti lapideranno e ti trafiggeranno con le loro spade; daranno alle fiamme le tue case, faranno giustizia di te in presenza di molte donne; <strong>io ti farò cessare dal fare la prostituta</strong> e tu non pagherai più nessuno. Così <strong>io sfogherò il mio furore su di te e la mia gelosia si distoglierà da te; mi calmerò e non sarò più adirato</strong>. Poiché tu non ti sei ricordata dei giorni della tua giovinezza e hai provocato la mia ira con tutte queste cose, ecco, anch&#8217;io ti farò ricadere sul capo la tua condotta, dice il Signore, Dio, e tu non aggiungerai altri delitti a tutte le tue abominazioni. Ecco, tutti quelli che usano proverbi faranno di te un proverbio, e diranno: Quale la madre, tale la figlia. <strong>Tu sei figlia di tua madre, che ebbe a sdegno suo marito</strong> e i suoi figli; sei sorella delle tue sorelle, che ebbero a sdegno i loro mariti e i loro figli. Vostra madre era un&#8217;Ittita, e vostro padre un Amoreo. Tua sorella maggiore, che ti sta a sinistra, è Samaria, con le sue figlie; tua sorella minore, che ti sta a destra, è Sodoma, con le sue figlie. Tu, non soltanto hai camminato nelle loro vie e commesso le stesse loro abominazioni; era troppo poco! ma in tutte le tue vie ti sei corrotta più di loro. Com&#8217;è vero che io vivo, dice il Signore, Dio, tua sorella Sodoma e le sue figlie non hanno fatto ciò che avete fatto tu e le figlie tue. Ecco, questa fu l&#8217;iniquità di Sodoma, tua sorella: lei e le sue figlie vivevano nell&#8217;orgoglio, nell&#8217;abbondanza del pane, e nell&#8217;ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell&#8217;afflitto e del povero. Erano superbe e commettevano abominazioni in mia presenza; perciò le feci sparire, quando vidi ciò. Samaria non ha commesso la metà dei tuoi peccati; tu hai moltiplicato le tue abominazioni più dell&#8217;una e dell&#8217;altra; hai giustificato le tue sorelle, con tutte le abominazioni che hai commesse. Anche tu, che difendevi le tue sorelle, <strong>subisci il disonore a causa dei tuoi peccati</strong> con cui ti sei resa più abominevole di loro! Esse sono più giuste di te. <strong>Tu, dunque, vergògnati e subisci il disonore</strong>, poiché tu hai fatto apparire giuste le tue sorelle! Ma io farò tornare dalla deportazione quanti di Sodoma e delle sue figlie si trovano là, quanti di Samaria e delle sue figlie, e anche dei tuoi sono in mezzo a essi, affinché tu subisca il disonore e porti la vergogna di quanto hai fatto, e sia così loro di conforto. Tua sorella Sodoma e le sue figlie torneranno nella loro condizione di prima, Samaria e le sue figlie torneranno nella loro condizione di prima, e tu e le tue figlie tornerete nella vostra condizione di prima. Sodoma, tua sorella, non era neppure nominata dalla tua bocca, nei giorni della tua superbia, prima che la tua malvagità fosse messa a nudo, come avvenne quando fosti disprezzata dalle figlie della Siria e da tutti i paesi circostanti, dalle figlie dei Filistei, che t&#8217;insultavano da tutte le parti. Tu porti a tua volta <strong>il peso della tua scelleratezza e delle tue abominazioni</strong>, dice il Signore”. – <em>Ez </em>16:2-58.</div>
<div>Seguendo questa tradizione nuziale, si comprende allora tutto il grande amore di Dio verso quella “donna” infedele e adultera: “Il tuo nome non sarà più ‘Città abbandonata’, il tuo paese non si chiamerà più ‘Terra desolata’. Invece il tuo nome sarà ‘Gioia del Signore’ e la tua terra si chiamerà ‘Sposa felice’. Infatti sarai veramente la delizia del Signore e la tua terra avrà in lui uno sposo. Come un giovane sposa una ragazza, così il tuo creatore sposerà te. Come l’uomo gioisce per la sua sposa, così il tuo Dio esulterà per te”- <em>Is </em>62:4,5, <em>PdS</em>.</div>
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		<title>Una separazione</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 20:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animatori della Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino.Un tema attuale, una visione della realta' che accomuna tanta gente, una condizione, un bellissimo film.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/10/una-separazione.jpg"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/10/una-separazione-300x138.jpg" title="una separazione" width="300" height="138" class="size-medium wp-image-4928 alignleft" style="margin: 10px;" /></a> di Marilena Marino</p>
<p>Una Separazione (Orso d’Oro per il Miglior Film, Orso d’Argento per la Migliore Interpretazione Femminile, Orso d’Argento per la Migliore Interpretazione Maschile, Ecumenical Jury Prize; Peace Award College). Una separazione è stato scelto come rappresentante iraniano nella corsa all’Oscar.</p>
<p>Nader e Simin hanno finalmenre ottenuto il visto per lasciare l’Iran e trasferirsi all’estero, ma Nader si rifiuta di partire ed abbandonare il padre affetto da Alzheimer. Simin intende chiedere il divorzio per partire lo stesso, lasciare Teheran ed assicurare alla figlia Termeh un futuro migliore in un Paese più libero. Nel frattempo, torna a vivere da sua madre. Nader si vede quindi costretto ad assumere una giovane donna, Razieh, che si prenda cura dell’anziano genitore mentre lui lavora; ma non sa che la donna, molto religiosa, non solo è incinta ma sta anche lavorando senza il permesso del marito ultra-religioso, disoccupato e pieno di debiti.</p>
<p>Ben presto Nader si troverà coinvolto in una rete di bugie, dubbi, manipolazioni e confronti che lo porteranno ad un passo dall’essere addirittura condannato per omicidio, mentre la sua separazione va avanti e sua figlia deve scegliere da che parte stare e quale futuro avere…</p>
<p>Una Separazione è apparentemente una storia di gente comune, due famiglie alle prese con problemi quotidiani più o meno universali (la fine di un matrimonio, un padre anziano malato di Alzheimer e bisognoso di cure continue, la disoccupazione, una figlia alle soglie dell’adolescenza per la quale si vorrebbe solo il meglio…) sullo sfondo dei contrasti e delle contraddizioni, delle rigide convenzioni sociali, della differenza fra classi e degli antiquati dogmi religiosi che minano la società mediorientale di oggi.</p>
<p>E’ un film di sguardi, di primi piani strettissimi, di silenzi fragorosi e di dialoghi serrati. E’ un film politico pur senza parlare apertamente di politica; è un dramma psicologico profondo e complesso nonostante la trama appaia semplice e lineare. Asghar Farhadi sceglie una chiave quasi documentaristica per seguire le vicende dei personaggi, tutti molto ben caratterizzati, attraverso l’occhio attento della telecamera a mano che li segue a distanza ravvicinata. Non ci sono buoni o cattivi fra i protagonisti &#8211; tutti splendidamente interpretati, particolarmente incisive le performance di Sareh Bayat e della giovanissima Sarina Farhadi &#8211; ma solo persone con personalità e back-grounds molto differenti, ciascuno aggrappato alle proprie ragioni ed alla propria verità.</p>
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		<title>Lavori in corso!</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 06:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michelangelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animatori della Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[di Michelangelo Nasca Madre Teresa di Calcutta diceva che: “L’amore comincia a casa, e per questo è importante pregare insieme. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4884" href="http://nobell.it/lavori-in-corso.html/lavorincorso"><img style="margin: 10px" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/10/lavorincorso-276x300.jpg" class="alignleft size-medium wp-image-4884" height="300" width="276" /></a></p>
<p>di Michelangelo Nasca</p>
<p>Madre Teresa di Calcutta diceva che: “L’amore comincia a casa, e per questo è importante pregare insieme. Se pregate insieme, starete insieme e vi amerete come Dio ama ciascuno di voi”.<br />
Nel momento in cui, infatti, la preghiera non è più il fondamento della vita familiare può accadere di tutto.<br />
Oggi, la vita condotta da alcune famiglie, purtroppo, diventa sempre più complicata; essa – sostenuta da ritmi incalzanti – costringe il nucleo familiare a raggiungere frettolosamente alcuni obiettivi considerati importanti (carriera, denaro, successo ecc.) e a trascurarne “altri”.<br />
I figli, poi, soffocati da mille inquietitudini sono schiavi di una libertà sempre più al servizio del mondo, e nel momento in cui essi avrebbero più bisogno di essere guidati, la famiglia è ormai completamente orientata verso altri beni!<br />
Paradossalmente, talvolta siamo disposti a lavorare e a vendere l’anima per mille altre (spesso inutili) prospettive, piuttosto che offrire un pò di tempo per costruire rapporti stabili e duraturi.</p>
<p>“Se potessimo renderci conto del prezzo delle ore che viviamo! La nostra libertà di scelta è preziosa e tutto è possibile a colui che crede, tutto. La minima nostra preghiera ha un valore inestimabile” (J. Fesch).<br />
Giovanni Paolo II invitava tutti i credenti a pregare nelle famiglie e per le famiglie: “Molti problemi delle famiglie contemporanee, specie nelle società economicamente evolute, dipendono dal fatto che diventa sempre più difficile comunicare. Non si riesce a stare insieme, e magari i rari momenti dello stare insieme sono assorbiti dalle immagini di un televisore. Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l&#8217;immagine del Redentore, l&#8217;immagine della sua Madre Santissima. La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po&#8217; il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino” (Rosarium Virginis Mariae, 41).</p>
<p>Porre Gesù al centro della vita familiare – non come immagine devozionale ma come una presenza vera – vuol dire permettergli di entrare nella dinamica dei nostri rapporti.<br />
La Chiesa c’invita anche a riscoprire nella famiglia i segni della comunione trinitaria: “La famiglia cristiana è una comunione di persone, segno e immagine della comunione del Padre e del Figlio nello Spirito Santo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2205).<br />
Ma questa rimarrà solo un’elegante ipotesi familiare se non iniziamo ad entrare in <strong>“relazione” </strong>(termine che la teologia utilizza per descrivere il rapporto fra le persone della Trinità) gli uni con gli altri, consapevoli dei propri limiti e disposti a lavorare per <strong>trinitarizzare</strong> qualsiasi tipo di legame: coniugale, familiare, sociale. <strong>Questo è il progetto che il buon Dio ha voluto consegnare all’uomo perché lo realizzasse nella propria vita</strong>, e per molti di noi i lavori sono ancora in corso!!!</p>
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		<title>XXV Aprile: Festa di tutti!</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 00:41:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino &#8220;E&#8217; una ricorrenza di tutti, festeggiamola insieme!&#8221; Queste le parole del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/04/frecce-tricolori.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2440" style="margin: 10px;" title="frecce-tricolori" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/04/frecce-tricolori.jpg" alt="" width="448" height="384" /></a>di Marilena Marino</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E&#8217; una ricorrenza di tutti, festeggiamola insieme!&#8221; Queste le parole del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano a proposito della Festa del xxv Aprile: spendere parole per ricordare i valori dell&#8217; antifascismo e della Resistenza, è sempre un bellissimo encomio per quello che fu un fenomeno che abbraccio&#8217; tutta la Nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci fu la Resistenza dei partigiani, dei militari e del popolo: è importante che il xxv Aprile in quest&#8217;anno sia celebrato in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo, ricordando l&#8217;una o l&#8217;altra delle componenti della Resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;importante è che ci unisca la consapevolezza e lo stesso impegno per conservare gli stessi valori che si sono tradotti nella Costituzione Repubblicana. In questo anniversario della Liberazione, a ricordo di donne e uomini che sacrificarono le loro esistenze in nome di una Liberta&#8217; che oggi troppo spesso diamo per scontata, ricordiamoci anche di commemorare i Caduti della Resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti, per questo evento, partecipano con tante iniziative e manifestazioni, alcune di carattere politico, altre culturale o sportivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La memoria di quelle date si riaffaccia alla mente: il10 luglio del 1943 gli alleati sbarcavano in Sicilia.&#8221; Era l&#8217;inizio della Liberazione  per ristorare l&#8217;italia come nazione libera&#8221;, disse il generale Eisenhowen. il 3 Settembre l&#8217;armata inglese sbarcava in Calabria e 6 giorni dopo gli americani a Salerno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo ottobre Napoli viene liberata, a giugno è la volta di Roma, mentre nella primavera del 45 tocca alla Toscana: il 21 aprile le truppe del generale Alexander entrano a Bologna, poi è la volta di milano, Genova e Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella citta&#8217; la popolazione insorge contro le truppe d&#8217;occupazione nazista e contro i fiancheggiatori fascisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona Festa della Liberazione a tutti e un commosso grazie a tutti quegli uomini e donne di tutte le eta&#8217; morti per garantire i diritti democratici dei quali oggi godiamo!</p>
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		<title>Sant&#8217;Agostino e la campagna elettorale</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 14:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunomastro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Bruno Mastroianni, Formiche, marzo 2010 Anche se si avvicinano le elezioni regionali e l’attenzione si concentra su come i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Bruno Mastroianni, <span style="font-style: italic;">Formiche</span>, marzo 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://2.bp.blogspot.com/_cyg9RuC_zQY/S5ovjZJc6eI/AAAAAAAAATc/h_UayRYo0co/s1600-h/elezioni_scheda.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447718984350493154" class="alignleft" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 253px; height: 253px; border: 0pt none;" src="http://2.bp.blogspot.com/_cyg9RuC_zQY/S5ovjZJc6eI/AAAAAAAAATc/h_UayRYo0co/s320/elezioni_scheda.jpg" border="0" alt="" width="300" height="300" /></a>Anche se si avvicinano le elezioni regionali e l’attenzione si concentra su come i cattolici si esprimeranno nelle urne &#8211; con i riflettori puntati sul Lazio, vista la candidatura della Bonino – c’è qualcosa di più interessante da considerare a proposito del rapporto tra cristianesimo e politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema di molte delle analisi di questi giorni è il solito: i fedeli della Chiesa vengono ridotti a un bacino di voti tra gli altri. Come se essere cattolici corrispondesse ad appartenere a un gruppo portatore di interessi &#8211; alla stregua di altri – particolarmente sensibile sui temi etici e dedito alla conta dei valori nelle tasche dei candidati.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà è che di fronte alla vita pubblica, il cattolico si sente chiamato a qualcosa di ben più impegnativo. Quello che il Cardinale Angelo Bagnasco qualche tempo fa ha voluto sottolineare con il suo appello per una «nuova generazione di italiani e cattolici» che sentano «la cosa pubblica come importante» e che siano disposti per essa a dedicare «il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni». Secondo il Presidente della Cei il credente non può essere uno che si accontenta di rappresentare istanze di parte, e nemmeno uno che semplicemente argomenta molto bene le sue posizioni, ma un uomo che, sentendo «la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico», aspira a suscitare attorno agli ideali che vive «l’ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse».<br />
È un progetto ben più ambizioso della semplice coerenza con la fede o del porre paletti sui valori non negoziabili: i cattolici hanno il compito di mostrare al mondo quanto quei principi – la difesa della vita e della famiglia, la fiducia nella ragione e nella verità, la responsabilità educativa, l’impegno per il bene comune – non sono barriere ma la via per soddisfare al meglio le ambizioni di ogni uomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://1.bp.blogspot.com/_cyg9RuC_zQY/S5ovJmO-nVI/AAAAAAAAATU/_J0Yiw06WO0/s1600-h/s-agostino.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447718541186735442" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 288px; height: 160px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_cyg9RuC_zQY/S5ovJmO-nVI/AAAAAAAAATU/_J0Yiw06WO0/s320/s-agostino.jpg" border="0" alt="" /></a>A fine di gennaio la fiction su Sant’Agostino andata in onda su RaiUno ha totalizzato una media del 25% di share in due puntate. Sette milioni di telespettatori sono rimasti incollati ai teleschermi per seguire la vicenda di un uomo che, ponendosi domande radicali sulla verità, sul senso della vita e sull’esistenza di Dio, si è convertito diventando uno dei più grandi santi e filosofi della storia.</p>
<p>È un segnale lampante. C’è un Paese assetato di cose alte, nobili e vere, disposto ad ascoltare. Il vero contributo alla vita democratica italiana lo darà chi a quella sete saprà rispondere.</p>
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		<title>La forza delle donne</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 23:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Scacchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Sergio Scacchia Scriveva, qualche mese fa, Umberto Veronesi in un blog: ”la mia professione di medico mi ha insegnato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/03/donna-mare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1598" style="margin: 10px;" title="donna mare" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/03/donna-mare.jpg" alt="" width="307" height="362" /></a>di Sergio Scacchia</p>
<p style="text-align: justify;">Scriveva, qualche mese fa, Umberto Veronesi in un blog: ”la mia professione di medico mi ha insegnato l&#8217;arte di leggere nell&#8217;agire delle donne. Le ho viste affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un&#8217;occasione di rinascita. Io ho visto donne fare rivoluzioni e ricomporre armonie. Ne ho viste altre, quando si è scatenato il caos, riportare ordine nei pensieri, nei rapporti umani, nell&#8217;ambiente e nella società.”. E il grande oncologo aggiungeva: “…il potenziale intellettuale delle donne è enorme e sottoutilizzato; siamo sei miliardi sulla Terra, ma le menti impegnate a sfruttarne le ricchezze, mantenendone gli equilibri, sono meno della metà. natura e cultura ci indicano con coerenza che la donna è la protagonista della prossima era e che non sarà certo fermata dalle difficoltà a procedere, come quelle attuali; non c&#8217;è da temere: le donne non si fermano”.<br />
Che cosa aggiungere? E’ proprio vero, la forza delle donne non è riportata nei manuali di storia o di filosofia, perché il pensiero femminile vive dentro gli avvenimenti. Per secoli le donne hanno silenziosamente influenzato il progresso civile e hanno determinato l&#8217;evoluzione culturale con l&#8217;azione più che con la teoria.<br />
Ecco perché non servono gli auguri per la “festa delle donne”, l’8 marzo.<br />
Questa ricorrenza, intrecciata con le conquiste sociali e politiche, negli anni, aveva perso sempre più d’importanza, stritolata dal conformismo e consumismo di una società ormai alla deriva.<br />
Oggi sono molti i segnali sociali che indicano un trend più consono al messaggio che la festa vuole diffondere. Stanno scomparendo, pian piano, le desolanti cene a base di strip, fatte di atteggiamenti stereotipati che secoli di lotte e conquiste sociali combattevano strenuamente. Anche il tradizionale scambio delle mimose, fiore giallo bello ma effimero perché dalla vita breve, segna il passo. E’ stato per anni un fenomeno dilagante in ogni genere di ambiente.<br />
Le donne hanno bisogno di altro. Hanno fame di momenti di confronto e soprattutto sono alla ricerca di una giustizia fatta di diritti umani in ogni parte del mondo. L’8 marzo deve ricordarci che realtà come stupri, abusi, violenze, sopraffazioni sono ancora tanto diffuse nel mondo, anche in quell’Italia che crede di essere il paese più civile del globo. L’8 marzo deve ricordarci delle pari opportunità. Nel 2003 il Parlamento approvò una modifica alla Costituzione con la quale si favoriva un maggior equilibrio fra donne e uomini sia negli uffici pubblici, che nelle assemblee elettive. Ebbene, le alte istituzioni del Paese ancora non riescono ad approvare le “quote rosa” o altri meccanismi di garanzia per un’adeguata rappresentanza delle donne in spazi di partecipazione politica, né trovare strumenti validi contro le discriminazioni all’ingresso nel mondo del lavoro e nelle progressioni di carriera.<br />
Bisogna avere fiducia, comunque. Dal 1848, quando in una giornata memorabile il grande re di Prussia, spaventato da una massa inferocita di manifestanti, promise il voto alle donne, ne è stata fatta di strada.<br />
Il sovrano non mantenne la promessa, allora, disattendendo un passo fondamentale per l’acquisizione di diritti umani e inalienabili.<br />
Speriamo che oggi alle parole seguano i fatti.</p>
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		<title>Chiesa Italiana e Mezzogiorno</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 09:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Delprete</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi dell’economia e della politica meridionali”: i vescovi italiani denunciano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1471" href="http://nobell.it/chiesa-italiana-e-mezzogiorno.html/assembleacei"><img class="alignleft size-full wp-image-1471" style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/02/assembleaCEI.jpg" alt="" width="250" height="167" /></a></p>
<p>“La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi dell’economia e della politica meridionali”: i vescovi italiani denunciano duramente la “tessitura malefica” delle mafie, che “avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud”. E mettono in guardia dal “rischio di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse, trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo”. Nel documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, la Cei si schiera col Sud, senza nascondere i problemi “irrisolti” ma soprattutto lanciando un appello “al coraggio e alla speranza”: “Facciamo appello alle non poche risorse presenti nelle popolazioni e nelle comunità ecclesiali del Sud, a una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte le espressioni di solidarietà che devono provenire dall’Italia intera”. Un invito soprattutto per i giovani, chiamati a “parlare e testimoniare la libertà nel e del Mezzogiorno” e ad “abbracciare la politica intesa come servizio al bene comune ed espressione più alta della carità sociale”.</p>
<div><a name="news_id_1068464"></a><br />
POLITICA &#8211; I vescovi sottolineano “l’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. Di fatto, “l’elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici che una democrazia più diretta nella gestione del territorio avrebbe auspicato”. La Cei auspica “nuove forme di partecipazione e di cittadinanza attiva” e un maggiore coinvolgimento dei giovani in politica, investendo sulla loro formazione e capacità “per disporre domani di una classe dirigente adeguatamente preparata”. Infine, un appello: “Abbiamo il dovere di annunciare che i cambiamenti sono possibili. Non si tratta di ipotizzare scenari politici diversi, quanto, piuttosto, di sostituire alla logica del potere e del benessere la pratica della condivisione radicata nella sobrietà e nella solidarietà”.</div>
<div><a name="news_id_1068465"></a><br />
MAFIE &#8211; Una “piaga”, un “cancro”, una “tessitura malefica”: i vescovi non lesinano parole per condannare ogni forma di criminalità organizzata, dalle ecomafie al controllo malavitoso del territorio. “Le mafie sono strutture di peccato” avverte la Cei, invitando la stessa Chiesa meridionale a “non limitarsi alla denuncia” e a “non cedere alla tentazione di non parlare più del problema o di limitarsi a parlarne come di un male antico e invincibile”. Il documento cita le “luminose testimonianze” di don Pino Puglisi, don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino, che “ribellandosi alla prepotenza della criminalità organizzata, hanno vissuto la loro lotta in termini specificamente cristiani”. A fianco di questi fenomeni, la Cei punta il dito contro “diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero…)”.</div>
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FEDERALISMO &#8211; I vescovi chiedono “un sano federalismo”, “solidale, realistico e unitario” che sarebbe “un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un ‘gioco di squadra’ (&#8230;) Ci è congeniale considerarlo come una modalità istituzionale atta a realizzare una più moderna organizzazione e ripartizione dei poteri e delle risorse, secondo la sempre valida visione regionalistica di don Luigi Sturzo e di Aldo Moro”. La soluzione federalista &#8211; si legge nel documento &#8211; ha il compito di “stimolare una spinta virtuosa nel bonificare il sistema dei rapporti sociali, soprattutto attraverso l’azione dei governi regionali e municipali, nel rendersi direttamente responsabili della qualità dei servizi erogati ai cittadini, agendo sulla gestione della leva fiscale”.</div>
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LAVORO E GIOVANI &#8211; “I giovani del Meridione non devono sentirsi condannati a una perenne precarietà che ne penalizza la crescita umana e lavorativa”: è questo l’appello dei vescovi, unitamente alla condanna del lavoro sommerso che “non frena” la disoccupazione, che “non è certo un sano ammortizzatore sociale” e “sconta talune palesi ingiustizie intrinseche (assenza di obblighi contrattuali e di contribuzioni assicurative, sfruttamento, controllo da parte della criminalità)”, oltre al fatto che “causa delusione e frustrazione e allontana ancora di più il mercato del lavoro del Sud dagli standard delle altre aree europee”. I vescovi invitano il Sud a investire in formazione, ma anche a valorizzare potenzialità e risorse, come la posizione strategica nel Mediterraneo, il patrimonio ambientale e culturale. Inoltre, “le regioni meridionali devono saper trovare una unità strategica, coordinandosi di fronte alle esigenze sociali in vista di una politica economica che porti effettivamente alla crescita”.</div>
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ASSOCIAZIONISMO &#8211; La Cei valorizza il ruolo dell’associazionismo &#8211; religioso e non &#8211; diffuso soprattutto tra i giovani, che hanno dato vita a “esperienze di volontariato e a reti di solidarietà, non volendo più sentirsi vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento”. La Chiesa nel Sud, “non si è solo allineata con la società civile più coraggiosa, rigettando e stigmatizzando ogni forma di illegalità mafiosa, ma soprattutto si è presentata come testimone credibile della verità e luogo sicuro dove educare alla speranza per una convivenza civile più giusta e serena. Le Chiese hanno fatto sorgere e accompagnato esperienze di rinnovamento pastorale e di mobilitazione morale, che hanno coinvolto numerosi laici e tante aggregazioni laicali, sia tradizionali sia di recente creazione, come le associazioni antiusura e antiracket”.</div>
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IMMIGRAZIONE &#8211; “La massiccia immigrazione dall’Europa dell’Est, dall’Africa e dall’Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà. Molto spesso &#8211; si legge nel documento &#8211; proprio il Sud è il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati”.</div>
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SOLIDARIETÀ &#8211; “La condivisione è il valore su cui prioritariamente vogliamo puntare” scrivono i vescovi. Che coniugano la solidarietà nazionale con il protagonismo della popolazione del Sud: “Per non perpetuare un approccio assistenzialistico (&#8230;), occorre promuovere la necessaria solidarietà nazionale e lo scambio di uomini, idee e risorse tra le diverse parti del Paese”. Uomini e donne del Sud “non possono attendere da altri ciò che dipende da loro” e “va contrastata ogni forma di rassegnazione e fatalismo”, favorendo invece “un atteggiamento costruttivo”. Ugualmente, si fa appello a una vera solidarietà, perché &#8211; ribadisce la Cei &#8211; “il Paese non crescerà se non insieme”. Così se da una parte vanno “ripensate e rilanciate le politiche di intervento” a favore del Mezzogiorno, dall’altra “l’impegno dello Stato deve rimanere intatto nei confronti dei diritti fondamentali delle persone, perequando le risorse, per evitare che si creino di fatto diritti di cittadinanza differenziati a seconda dell’appartenenza regionale”.</div>
<p>(estratto da &#8220;il Velino&#8221;)</p>
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