Thursday, 9 September, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

XXV Aprile: Festa di tutti!

Posted by marilena marino On aprile - 24 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

“E’ una ricorrenza di tutti, festeggiamola insieme!” Queste le parole del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano a proposito della Festa del xxv Aprile: spendere parole per ricordare i valori dell’ antifascismo e della Resistenza, è sempre un bellissimo encomio per quello che fu un fenomeno che abbraccio’ tutta la Nazione.

Ci fu la Resistenza dei partigiani, dei militari e del popolo: è importante che il xxv Aprile in quest’anno sia celebrato in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo, ricordando l’una o l’altra delle componenti della Resistenza.

L’importante è che ci unisca la consapevolezza e lo stesso impegno per conservare gli stessi valori che si sono tradotti nella Costituzione Repubblicana. In questo anniversario della Liberazione, a ricordo di donne e uomini che sacrificarono le loro esistenze in nome di una Liberta’ che oggi troppo spesso diamo per scontata, ricordiamoci anche di commemorare i Caduti della Resistenza.

Molti, per questo evento, partecipano con tante iniziative e manifestazioni, alcune di carattere politico, altre culturale o sportivo.

La memoria di quelle date si riaffaccia alla mente: il10 luglio del 1943 gli alleati sbarcavano in Sicilia.” Era l’inizio della Liberazione  per ristorare l’italia come nazione libera”, disse il generale Eisenhowen. il 3 Settembre l’armata inglese sbarcava in Calabria e 6 giorni dopo gli americani a Salerno.

Il primo ottobre Napoli viene liberata, a giugno è la volta di Roma, mentre nella primavera del 45 tocca alla Toscana: il 21 aprile le truppe del generale Alexander entrano a Bologna, poi è la volta di milano, Genova e Venezia.

Nella citta’ la popolazione insorge contro le truppe d’occupazione nazista e contro i fiancheggiatori fascisti.

Buona Festa della Liberazione a tutti e un commosso grazie a tutti quegli uomini e donne di tutte le eta’ morti per garantire i diritti democratici dei quali oggi godiamo!

Sant’Agostino e la campagna elettorale

Posted by brunomastro On marzo - 12 - 2010 ADD COMMENTS

di Bruno Mastroianni, Formiche, marzo 2010

Anche se si avvicinano le elezioni regionali e l’attenzione si concentra su come i cattolici si esprimeranno nelle urne – con i riflettori puntati sul Lazio, vista la candidatura della Bonino – c’è qualcosa di più interessante da considerare a proposito del rapporto tra cristianesimo e politica.

Il problema di molte delle analisi di questi giorni è il solito: i fedeli della Chiesa vengono ridotti a un bacino di voti tra gli altri. Come se essere cattolici corrispondesse ad appartenere a un gruppo portatore di interessi – alla stregua di altri – particolarmente sensibile sui temi etici e dedito alla conta dei valori nelle tasche dei candidati.

La realtà è che di fronte alla vita pubblica, il cattolico si sente chiamato a qualcosa di ben più impegnativo. Quello che il Cardinale Angelo Bagnasco qualche tempo fa ha voluto sottolineare con il suo appello per una «nuova generazione di italiani e cattolici» che sentano «la cosa pubblica come importante» e che siano disposti per essa a dedicare «il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni». Secondo il Presidente della Cei il credente non può essere uno che si accontenta di rappresentare istanze di parte, e nemmeno uno che semplicemente argomenta molto bene le sue posizioni, ma un uomo che, sentendo «la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico», aspira a suscitare attorno agli ideali che vive «l’ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse».
È un progetto ben più ambizioso della semplice coerenza con la fede o del porre paletti sui valori non negoziabili: i cattolici hanno il compito di mostrare al mondo quanto quei principi – la difesa della vita e della famiglia, la fiducia nella ragione e nella verità, la responsabilità educativa, l’impegno per il bene comune – non sono barriere ma la via per soddisfare al meglio le ambizioni di ogni uomo.

A fine di gennaio la fiction su Sant’Agostino andata in onda su RaiUno ha totalizzato una media del 25% di share in due puntate. Sette milioni di telespettatori sono rimasti incollati ai teleschermi per seguire la vicenda di un uomo che, ponendosi domande radicali sulla verità, sul senso della vita e sull’esistenza di Dio, si è convertito diventando uno dei più grandi santi e filosofi della storia.

È un segnale lampante. C’è un Paese assetato di cose alte, nobili e vere, disposto ad ascoltare. Il vero contributo alla vita democratica italiana lo darà chi a quella sete saprà rispondere.

La forza delle donne

Posted by Sergio Scacchia On marzo - 2 - 2010 ADD COMMENTS

di Sergio Scacchia

Scriveva, qualche mese fa, Umberto Veronesi in un blog: ”la mia professione di medico mi ha insegnato l’arte di leggere nell’agire delle donne. Le ho viste affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un’occasione di rinascita. Io ho visto donne fare rivoluzioni e ricomporre armonie. Ne ho viste altre, quando si è scatenato il caos, riportare ordine nei pensieri, nei rapporti umani, nell’ambiente e nella società.”. E il grande oncologo aggiungeva: “…il potenziale intellettuale delle donne è enorme e sottoutilizzato; siamo sei miliardi sulla Terra, ma le menti impegnate a sfruttarne le ricchezze, mantenendone gli equilibri, sono meno della metà. natura e cultura ci indicano con coerenza che la donna è la protagonista della prossima era e che non sarà certo fermata dalle difficoltà a procedere, come quelle attuali; non c’è da temere: le donne non si fermano”.
Che cosa aggiungere? E’ proprio vero, la forza delle donne non è riportata nei manuali di storia o di filosofia, perché il pensiero femminile vive dentro gli avvenimenti. Per secoli le donne hanno silenziosamente influenzato il progresso civile e hanno determinato l’evoluzione culturale con l’azione più che con la teoria.
Ecco perché non servono gli auguri per la “festa delle donne”, l’8 marzo.
Questa ricorrenza, intrecciata con le conquiste sociali e politiche, negli anni, aveva perso sempre più d’importanza, stritolata dal conformismo e consumismo di una società ormai alla deriva.
Oggi sono molti i segnali sociali che indicano un trend più consono al messaggio che la festa vuole diffondere. Stanno scomparendo, pian piano, le desolanti cene a base di strip, fatte di atteggiamenti stereotipati che secoli di lotte e conquiste sociali combattevano strenuamente. Anche il tradizionale scambio delle mimose, fiore giallo bello ma effimero perché dalla vita breve, segna il passo. E’ stato per anni un fenomeno dilagante in ogni genere di ambiente.
Le donne hanno bisogno di altro. Hanno fame di momenti di confronto e soprattutto sono alla ricerca di una giustizia fatta di diritti umani in ogni parte del mondo. L’8 marzo deve ricordarci che realtà come stupri, abusi, violenze, sopraffazioni sono ancora tanto diffuse nel mondo, anche in quell’Italia che crede di essere il paese più civile del globo. L’8 marzo deve ricordarci delle pari opportunità. Nel 2003 il Parlamento approvò una modifica alla Costituzione con la quale si favoriva un maggior equilibrio fra donne e uomini sia negli uffici pubblici, che nelle assemblee elettive. Ebbene, le alte istituzioni del Paese ancora non riescono ad approvare le “quote rosa” o altri meccanismi di garanzia per un’adeguata rappresentanza delle donne in spazi di partecipazione politica, né trovare strumenti validi contro le discriminazioni all’ingresso nel mondo del lavoro e nelle progressioni di carriera.
Bisogna avere fiducia, comunque. Dal 1848, quando in una giornata memorabile il grande re di Prussia, spaventato da una massa inferocita di manifestanti, promise il voto alle donne, ne è stata fatta di strada.
Il sovrano non mantenne la promessa, allora, disattendendo un passo fondamentale per l’acquisizione di diritti umani e inalienabili.
Speriamo che oggi alle parole seguano i fatti.

Chiesa Italiana e Mezzogiorno

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 25 - 2010 ADD COMMENTS

“La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi dell’economia e della politica meridionali”: i vescovi italiani denunciano duramente la “tessitura malefica” delle mafie, che “avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud”. E mettono in guardia dal “rischio di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse, trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo”. Nel documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, la Cei si schiera col Sud, senza nascondere i problemi “irrisolti” ma soprattutto lanciando un appello “al coraggio e alla speranza”: “Facciamo appello alle non poche risorse presenti nelle popolazioni e nelle comunità ecclesiali del Sud, a una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte le espressioni di solidarietà che devono provenire dall’Italia intera”. Un invito soprattutto per i giovani, chiamati a “parlare e testimoniare la libertà nel e del Mezzogiorno” e ad “abbracciare la politica intesa come servizio al bene comune ed espressione più alta della carità sociale”.


POLITICA – I vescovi sottolineano “l’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. Di fatto, “l’elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici che una democrazia più diretta nella gestione del territorio avrebbe auspicato”. La Cei auspica “nuove forme di partecipazione e di cittadinanza attiva” e un maggiore coinvolgimento dei giovani in politica, investendo sulla loro formazione e capacità “per disporre domani di una classe dirigente adeguatamente preparata”. Infine, un appello: “Abbiamo il dovere di annunciare che i cambiamenti sono possibili. Non si tratta di ipotizzare scenari politici diversi, quanto, piuttosto, di sostituire alla logica del potere e del benessere la pratica della condivisione radicata nella sobrietà e nella solidarietà”.

MAFIE – Una “piaga”, un “cancro”, una “tessitura malefica”: i vescovi non lesinano parole per condannare ogni forma di criminalità organizzata, dalle ecomafie al controllo malavitoso del territorio. “Le mafie sono strutture di peccato” avverte la Cei, invitando la stessa Chiesa meridionale a “non limitarsi alla denuncia” e a “non cedere alla tentazione di non parlare più del problema o di limitarsi a parlarne come di un male antico e invincibile”. Il documento cita le “luminose testimonianze” di don Pino Puglisi, don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino, che “ribellandosi alla prepotenza della criminalità organizzata, hanno vissuto la loro lotta in termini specificamente cristiani”. A fianco di questi fenomeni, la Cei punta il dito contro “diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero…)”.

FEDERALISMO – I vescovi chiedono “un sano federalismo”, “solidale, realistico e unitario” che sarebbe “un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un ‘gioco di squadra’ (…) Ci è congeniale considerarlo come una modalità istituzionale atta a realizzare una più moderna organizzazione e ripartizione dei poteri e delle risorse, secondo la sempre valida visione regionalistica di don Luigi Sturzo e di Aldo Moro”. La soluzione federalista – si legge nel documento – ha il compito di “stimolare una spinta virtuosa nel bonificare il sistema dei rapporti sociali, soprattutto attraverso l’azione dei governi regionali e municipali, nel rendersi direttamente responsabili della qualità dei servizi erogati ai cittadini, agendo sulla gestione della leva fiscale”.

LAVORO E GIOVANI – “I giovani del Meridione non devono sentirsi condannati a una perenne precarietà che ne penalizza la crescita umana e lavorativa”: è questo l’appello dei vescovi, unitamente alla condanna del lavoro sommerso che “non frena” la disoccupazione, che “non è certo un sano ammortizzatore sociale” e “sconta talune palesi ingiustizie intrinseche (assenza di obblighi contrattuali e di contribuzioni assicurative, sfruttamento, controllo da parte della criminalità)”, oltre al fatto che “causa delusione e frustrazione e allontana ancora di più il mercato del lavoro del Sud dagli standard delle altre aree europee”. I vescovi invitano il Sud a investire in formazione, ma anche a valorizzare potenzialità e risorse, come la posizione strategica nel Mediterraneo, il patrimonio ambientale e culturale. Inoltre, “le regioni meridionali devono saper trovare una unità strategica, coordinandosi di fronte alle esigenze sociali in vista di una politica economica che porti effettivamente alla crescita”.

ASSOCIAZIONISMO – La Cei valorizza il ruolo dell’associazionismo – religioso e non – diffuso soprattutto tra i giovani, che hanno dato vita a “esperienze di volontariato e a reti di solidarietà, non volendo più sentirsi vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento”. La Chiesa nel Sud, “non si è solo allineata con la società civile più coraggiosa, rigettando e stigmatizzando ogni forma di illegalità mafiosa, ma soprattutto si è presentata come testimone credibile della verità e luogo sicuro dove educare alla speranza per una convivenza civile più giusta e serena. Le Chiese hanno fatto sorgere e accompagnato esperienze di rinnovamento pastorale e di mobilitazione morale, che hanno coinvolto numerosi laici e tante aggregazioni laicali, sia tradizionali sia di recente creazione, come le associazioni antiusura e antiracket”.

IMMIGRAZIONE – “La massiccia immigrazione dall’Europa dell’Est, dall’Africa e dall’Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà. Molto spesso – si legge nel documento – proprio il Sud è il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati”.

SOLIDARIETÀ – “La condivisione è il valore su cui prioritariamente vogliamo puntare” scrivono i vescovi. Che coniugano la solidarietà nazionale con il protagonismo della popolazione del Sud: “Per non perpetuare un approccio assistenzialistico (…), occorre promuovere la necessaria solidarietà nazionale e lo scambio di uomini, idee e risorse tra le diverse parti del Paese”. Uomini e donne del Sud “non possono attendere da altri ciò che dipende da loro” e “va contrastata ogni forma di rassegnazione e fatalismo”, favorendo invece “un atteggiamento costruttivo”. Ugualmente, si fa appello a una vera solidarietà, perché – ribadisce la Cei – “il Paese non crescerà se non insieme”. Così se da una parte vanno “ripensate e rilanciate le politiche di intervento” a favore del Mezzogiorno, dall’altra “l’impegno dello Stato deve rimanere intatto nei confronti dei diritti fondamentali delle persone, perequando le risorse, per evitare che si creino di fatto diritti di cittadinanza differenziati a seconda dell’appartenenza regionale”.

(estratto da “il Velino”)

Un’altra bestemmia al Gf: la rivolta

Posted by marilena marino On gennaio - 29 - 2010 ADD COMMENTS
L’ennesima bestemmia in tv. Dopo quella all’Isola dei Famosi, al Music Farm, a Campioni-Il sogno, al Gf5 e alla Fattoria (tutte seguite dall’espulsione dei concorrenti), di nuovo il partecipante di un reality show si è esibito nell’insopportabile gesto. Si tratta di Massimo Scattarella, il “palestrat o” pugliese del Grande Fratello 10.

Il Codacons sta ricevendo moltissime segnalazioni di telespettatori che denunciano l’accaduto: Massimo si è lasciato sfuggire una frase blasfema, tappandosi subito dopo la bocca con le mani. Il tutto durante un dialogo molto sereno e leggero con un’altra concorrente, e non in un momento di rabbia o sfogo. L e segnalazioni dei telespettatori sono confermate da alcuni video presenti in queste ore su YouTube e che non lasciano molto spazio all’immaginazione. «Come per i precedenti casi registrati nelle altre edizioni del Gf, chiediamo a Canale 5 di prendere provvedimenti nei confronti del concorrente – afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – considerato che la frase pronunciata (che più che una classica bestemmia sembra una generic a blasfemia) ha potuto urtare la sensibilità di molti telespettatori che in massa si stanno rivolgendo alla nostra associazione».

«Resta il fatto – conclude Rienzi – che da questi reality show emerge sempre più un linguaggio scurrile e volgare, che oramai viene ampiamente tollerato dagli autori dei vari programmi, ma che rappresenta un imbarbarimento della nostra tv e un modello altamente diseducativo per i giovani». All’appell o del Codacons si unisce anche il Moige (Moige Movimento italiano Genitori)

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