Saturday, May 19, 2012

Se Titanic sapesse di cielo

Posted by marilena marino On aprile - 3 - 2012 ADD COMMENTS
Il regista è al lavoro sulla rimasterizzazione digitale e tridimensionale del kolossal del 1997. Uscita mondiale prevista per il 6 aprile, in concomitanza con il centesimo anniversario del varo del transatlantico.
LUCA CASTELLI
Il Titanic se la vedrà di nuovo contro l’iceberg. Questa volta, però, in 3D. Paramount Pictures, Twentieth Century Fox e Lightstorm Entertainment hanno annunciato ufficialmente la data di uscita della nuova versione tridimensionale del film di James Cameron, campionissimo di incassi nel 1997. La data non è casuale: 6 aprile 2012. Più o meno cento anni esatti dal giorno in cui il transatlantico “inaffondabile” salpò dal porto di Southampton per il suo sventurato viaggio d’inaugurazione (era il 10 aprile 1912, il naufragio avvenne nella notte tra il 14 e il 15 aprile).Cameron e la sua squadra di tecnici alla Lightstorm Entertainment hanno dunque ancora quasi un anno di tempo per terminare i lavori di rimasterizzazione digitale del film. E per lanciare la sfida in famiglia ad Avatar, il kolossal fantascientifico del 2009 che proprio grazie alla tecnologia 3D (e al biglietto maggiorato) ha scalzato Titanic dalla classifica dei più alti incassi cinematografici di tutti i tempi (2,781 milioni di dollari contro 1,835 milioni). Una rimonta difficile, anche se aiutata dal prevedibile effetto nostalgia che potrebbe richiamare in sala il pubblico che quindici anni fa rimase ipnotizzato dalla storia d’amore tra Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, conclusa con l’epico affondamento del titano (il film si portò a casa anche undici statuette Oscar).

“C’è un’intera generazione che non ha mai visto Titanic per come era stato concepito, cioè per il grande schermo”, ha dichiarato Cameron. “Questo Titanic, che nessuno ha mai visto, è stato rimasterizzato in digitale a 4K e meticolosamente convertito in 3D. Conservando intatto il potere emotivo e offrendo immagini più intense che mai, il film sarà un’esperienza epica tanto per i vecchi fan quanto per i nuovi spettatori”.

Un’esperienza epica e anche una piccola grande verifica per il 3D, la tecnologia destinata a salvare e rilanciare il cinema in sala e oggi avvolta dai primi dubbi – artistici ed economici – dopo la sbornia del 2010. Per molti mesi il botteghino ha sorriso agli investimenti delle case produttrici e degli esercenti, e non solo grazie all’exploit di Avatar (Alice nel paese delle meraviglie di Tim Burton è sesto incasso di sempre, con più di un miliardo di dollari). L’effetto trainante sembra però essersi un po’ placato, e affianco ai tanti blockbuster per famiglie e a qualche esperimento di autori insospettabili (Werner Herzog e la sua esplorazione di una grotta preistorica in Cave of Forgotten Dreams), cresce il numero di registi che rifiutano di girare i propri film nel nuovo formato (vedi Christopher Nolan per Inception e il prossimo Batman).

Un’altra incognita riguarda la presenza, almeno in Italia, di sale che permettano al pubblico di provare appieno l’esperienza spettacolare e tecnologica promessa da questi nuovi superfilm. Proprio il 3D ha spinto molti gestori – soprattutto nelle grandi multisale – a velocizzare la conversione digitale dei loro schermi. E’ di ieri l’apertura all’UCI Cinemas di Pioltello della prima sala italiana di prima visione che risponde ai requisiti della tecnologia IMAX (schermo da 200mq, audio avvolgente, esperienza di “immersione” nel film). Sono però ancora abbastanza pochi gli schermi con proiettori a tecnologia 4K (quella citata da Cameron). E il biglietto per un film in queste nuove astronavi dell’intrattenimento può arrivare a costare anche 13 euro. L’obiettivo rimane ben chiaro: rilanciare l’attrattiva della sala cinematografica rispetto al boom della visione domestica, tra homevideo e Internet. Anche da questo punto di vista, l’esito del nuovo ambizioso viaggio del Titanic potrà offrire utili risposte.

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Mission 2012

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Obiettivi per il futuro: inculturare la fede nell’ambiente digitale attraverso processi mutimediali di impatto audio, video, sonoro e descrittivo per facilitare l’ingresso nel variegato mondo dei mass-media della produzione e diffusione della sapienza del Vangelo di Cristo. E’ un obiettivo arduo e a volte impervio ma che necessita sempre piu’ di inventiva e creativita’ per diventare sale luce e lievito nell’ambiente sempre piu’ secolarizzato che ci circonda.

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Donne e uomini al potere

Posted by marilena marino On novembre - 25 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

Dopo la stucchevole serie di Elisa di Rivombrosa che siamo state costrette a beccarci  di recente dalle reti mediaset, volenti o nolenti, abbiamo raggiunto il massimo della considerazione riguardo al target maschile di indice di gradimento: ci siamo accorte che il massimo che gli uomini possano scegliere sono quel genere di donne non molto ingombranti fisicamente, abbastanza non belle di volto, quel tanto che basta perchè dalle loro sottili labbra e nasi un po’ aristocratici, per non dire deformati, escano languide parole a volte prive di contenuto, ammantate di innocenti accenni di sapienza, sufficiente per aumentare di molto la coda del pavone maschio che, indisturbato, puo’ quindi guadagnare la sua comoda clientela femminile e garantirsi senza fatica un nutrito stuolo di finte-candide pulzelle al suo seguito.

Davvero interessante la fresca esposizione mediatica di un illustre filosofo italiano che, parafrasando in un recente convegno l’atteggiamento dell’uomo di fronte ad una donna con ” attributi”, ha denunciato anche con fresca ironia l’essere maschile come ” un codardo e problematico individuo”, allorquando, volendo uscire a cena con una donna ,che prima pensava poter essere solo una bella presenza da “adescare”, subito viene preso da terrore e trasforma l’allettante rendez vous gestito alla meglio con rose e acquolina in bocca, in un incubo devastante e un pericolo da disinnescare immediatamente. Cosa è accaduto a quest’uomo che gia’ pregustava la tanto desiderata intimita’ con la fanciulla? E’ accaduto semplicemente che questa donna, oltre ad avere una presenza, ha un cervello, e che cervello!

Adesso incominciano i guai…l’uomo si ritira piano piano e inizia a sentirsi leggermente disturbato, perchè quell’irruzione di bomba e cervello guastano i suoi piani di potere, viene a disturbare il suo io narcisistico e pieno di concetti sbagliati che ha riguardo all’idea di donna. In realta’ questi soggetti si dimostrano essere dei veri maschilisti, ma non solo….viene messo in luce che, forse, soggetti del genere non amano le donne ma, per delle loro profonde problematiche, le odiano, non hanno di loro stima, anzi, si attorniano  del genere femminile proprio perchè in fondo non amano nessuna di esse, ma le sfruttano e vengono prese in giro a loro insaputa: anzi, costituiscono per questi uomini solo un oggetto di profondo dispezzo interiore. Ben vengano allora le fanciulle apparentemente fragili e innocue che, in verita’, come Elisa di Rivombrosa, sembrano innocue, ma celano dietro quella loro parvenza di eterea femminilita’, una trappola di adescamento peggiore delle procaci rappresentanti del genere femminile. Quantunque fossero lo stesso belle , il problema rimane sempre il cervello, perchè per l’uomo che si senta superiore, è difficile scendere alla pari e considerare queste donne alla pari di lui, ameno che, specie rarissima, l’umilta’ di quest’ultimo non sorpassi in stile e intelligenza l’imbarazzante sit commedy che si è venuta a creare. Cosa molto difficile!

Donne e potere, insomma, o uomini e potere. Mi viene in mente il libro di Bruno Vespa, ” L’amore e il potere”.

Questo libro di Bruno Vespa è assai diverso da tutti gli altri: non racconta i retroscena della politica (che pure non mancano), ma i retroscena dell’anima. Con una serie di vicende finora mai rivelate, o dissepolte da un lungo oblio. Quanti sanno che Mussolini era forse bigamo? Che Umberto di Savoia amò la cantante Milly? Che Francesco Cossiga ha ottenuto, dopo sette anni di istruttoria, l’annullamento del suo matrimonio? Veronica Berlusconi per la prima volta parla dopo la famosa lettera alla «Repubblica» in cui chiedeva «pubbliche scuse» al marito. Daniela Fini per la prima volta svela il suo stato d’animo dopo la recentissima separazione. Azzurra Caltagirone per la prima volta traccia un ritratto di Pier Ferdinando Casini, appena sposato.

E ancora di Vespa ” Donne di cuori”

Dall’antica Grecia ai giorni nostri un nuovo appassionante libro sul rapporto amore-potere. La storia (e i retroscena) dei rapporti tra amore e potere dalla mitologia greca e da Roma antica alle cronache del Terzo millennio, da Elena di Troia a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Silvio Berlusconi : il libro spazia nei secoli passati e in ogni paese del mondo, e ci mostra che quasi tutti i potenti hanno avuto un enorme interesse per le donne, e che le donne hanno saputo approfittarne in modo talvolta intelligente, spesso spregiudicato (Cleopatra rappresenta, in questo senso, un modello forse insuperabile). Così, pagina dopo pagina, si aprono al lettore scenari inediti: papi rinascimentali che accrescono il loro potere sistemando figli e nipoti, le favorite dei re di Francia più colte e brillanti (oltre che più belle) delle stesse regine, Napoleone vittima delle sue amanti e della sua incredibile ingenuità, Garibaldi scrittore di appassionate lettere d’amore, Cavour che rinuncia al matrimonio per il potere… Ma anche la bulimia sessuale di John F. Kennedy e di Bill Clinton, gli amanti segreti di lady Diana e la sua guerra con Camilla (tradita a sua volta da Carlo), la furia erotica di François Mitterrand e di Carla Bruni, l’andirivieni sentimentale di Cécilia e Nicolas Sarkozy.

Insomma, se ci fosse piu’ sincerita’ e riconoscimento autentico delle capacita’ peculiari di ognuno, piu’ limpidezza e confronto nei rapporti uomo donna, finirebbe questa sanguinosa lotta dei sessi. La parita’ si gioca innanzitutto sull’aprirsi al dialogo vero e sull’autoaccusarsi delle proprie attitudini deficitarie in una discesa umilissima dei propri errori , sulle denunce dei propri sbagli e delle  ipocrisie mascherate efficientemente, per un  rispetto reciproco delle differenze accettate e stimate e per un giusto e reale riconoscimento della donna di qualsiasi ambiente a cui essa appartiente, senza discriminazioni aberranti di classe elitarie, perchè sono queste malsane condizioni che determinano le ingiustizie, sono cioe’ le condizioni” a prescindere da “con cui si realizzano delle scelte, o a favore o contro.” La verita’ vi fara’ liberi!” Il potere è una forma accecante da combattere e da deninciare, sia che le donne lo cerchino sotto mentite spoglie, sia che gli uomini lo esibiscano per trattare queste ultime da “fontane per il loro narcisismo individuale”. Che il potere, come ha detto ultimamente il Papa, diventi servizio e disposizione autentica a decifrare tra i mille volti di donna, quelle che maggiormanete hanno meno voce nella storia e che potrebbero per il loro valore, decidere veramente  e segnare le sorti dell’umanita’. Come la donna per eccellenza, Maria di Nazareth, che , infischiandose del potere, ebbe il coraggio di crescere suo figlio Gesu’ nella vera liberta’ che doveva essere quella , unica, di relaizzare il progetto di Dio sulle terra per tutti gli uomini e non solo per alcuni. L’unico potere che anche Pilato esercitava, assieme a Cesare ed Erode e per il quale Cristo dice” Tu non avresti nessun potere se non ti fosse stato dato dal cielo”, è quello del figlio di Dio il quale ” non considero’ un privilegio, un tesoro geloso, la sua natura divina, ma anzi si anniento’ si spoglio’ e umilio’ se’ stesso,assumendo la condizione di Servo”.

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“Donne d’Oriente e d’Occidente” a Terni

Posted by Moreno Migliorati On novembre - 14 - 2011 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

Viene presentata oggi a Roma la settima edizione di Popoli e Religioni-Umbria International Film Fest, in programma a Terni dal 19 al 27 novembre prossimi e unico festival cinematografico in Italia esclusivamente dedicato al dialogo interreligioso e inter-etnico.
Testimonial d’eccezione del tema portante che quest’anno permeerà tutte le iniziative della kermesse, tra incontri, film in concorso, lezioni di cinema ed eventi speciali, la blogger e attivista tunisina Lina Ben Mhenni, candidata al Nobel della Pace per aver dato impulso alla recente Primavera Araba.
Attesi al festival, tra le altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo: Pupi Avati (ospite d’onore), Krzistof Zanussi (presidente onorario), Francesco Patierno, Liliana Cavani (presidente della giuria internazionale dei film in concorso), Guido Chiesa, Daniela Poggi, Alice Rohrwacher, Lech Majewski, Valentina Lodovini, Maria Grazia Cucinotta (madrina della manifestazione), Claudia Koll, Francesco Salvi, Giobbe Covatta, Valeria Solarino, Isabella Ragonese; il critico Morando Morandini, le autrici Mariolina Venezia, Francesca Melandri, Rosella Postorino; il maestro Luis Enriquez Bacalov; il celebre esorcista Padre Amorth.
La manifestazione ideata dal Vescovo di Terni, Mons. Vincenzo Paglia, rilancia il suo messaggio di civiltà e di dialogo attraverso il cinema con un nuovo assetto e una ricca proposta coerente alle passate edizioni. “Nella declinazione del titolo del festival c’è tutto il significato e la mission dell’iniziativa: la vocazione di un evento – spiega il nuovo direttore artistico Pierluigi Frassineti, giornalista, scrittore e autore di fiction- che fonda la sua ragion d’essere sulla specificità del cinema come contenitore di storie e di emozioni, in un territorio in cui lo scambio culturale che non è utopia ma realtà documentata dalla partecipazione di un pubblico entusiasta appartenente ad ogni etnia, anzi, ancora meglio, ad ogni popolo”.
Il concorso internazionale è articolato attraverso la presentazione di film e documentari, alcuni dei quali inediti per l’Italia, con un ventaglio di proiezioni legate ai temi di riferimento del festival, e ulteriormente discussi in confronti col pubblico. Tra gli eventi speciali, il premio alla carriera attribuito quest’anno a Liliana Cavani; l’anteprima europea del film “Young Europe” di Matteo Vicino, girato con la partecipazione di 14 paesi europei; e “Oltre il Confine”, giornata in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche in Italia che prevede la proiezione di pellicole scelte insieme agli uffici culturali delle ambasciate.

(via SpiritualSeeds.info)

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Israele “La Donna di Dio”

Posted by marilena marino On novembre - 10 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

Chèsed (חֶסֶד) è l’amore incondizionato, quello che non dice “ti amo se”, ma quello che dice “ti amocomunquesempre”. Questo tipo di amore trova tutta la sua forza, tra gli esseri umani, solo in unamadre. Solo una donna sa amare in questo modo. Tutta la forza del chèsed (חֶסֶד) si trova in una madre che ama incondizionatamente il figlio. Nella società maschilista di allora, Dio deve fare una perifrasi per dare ad Israele un’idea del suo amore per loro: “Come un uomo che la sua propria madre continua a confortare, così io stesso continuerò a confortare voi” (Is 66:13, TNM). Il che significa: come una madre sa continuare a confortare il figlio, così voi continuerete ad essere confortati da me.
“Nessun dio è come te, Signore: tu cancelli le nostre colpe, perdoni i nostri peccati. Per amore dei sopravvissuti del tuo popolo, non resti in collera per sempre ma gioisci nel manifestare la tua bontà[חֶסֶד (chèsed)]”. –Mic 7:18, PdS.
“Celebrate il Signore, perché egli è buono, perché la sua bontà [חֶסֶד (chèsed)] dura in eterno”, canta Sl 136:1.
Per illustrare questo amore (chèsed, חֶסֶד) di Dio il profeta Osea propone il suo messaggio in un modo che a noi appare quantomeno curioso. Il lettore occidentale che non conosce il modo espressivo biblico, rimane dapprima sconcertato, per non dire urtato, eppure l’insegnamento circa l’amore di Dio è notevole.
Osea è un uomo di Dio, un profeta che ama profondamente Dio. A lui viene detto: “Va’, prenditi in moglie una prostituta e genera figli di prostituzione”. L’intento è subito chiaro: “Perché il paese si prostituisce, abbandonando il Signore”. – Os 1:2.
Dopo aver avuto figli da questa prostituta, Osea riceve di nuovo lo stesso comando: “Va’ ancora, ama una donna amata da un altro, e adultera; amala come il Signore ama i figli d’Israele” (Os 3:1). Osea ama questa donna di malaffare con un amore vero, “come il Signore ama i figli d’Israele, i quali anche si volgono ad altri dèi”. Questo amore forte e incondizionato ha effetto sulla donna, tanto che Osea racconta poi: “Allora me la comprai per quindici sicli d’argento, per un comer d’orzo e un letec d’orzo, e le dissi: ‘Aspettami per parecchio tempo: non ti prostituire e non darti a nessun uomo; io farò lo stesso per te’” (Os 3:2,3). A quanto pare, quella donna abbandonò la sua condotta adultera per rimanere con il profeta, e lui l’acquistò come schiava. Ciò stava a significare che Dio avrebbe riaccolto l’adultera Israele a motivo del suo pentimento.
Reagendo all’occidentale, si potrebbe pensare: Ma senza arrivare a questi eccessi, Dio non avrebbe semplicemente potuto dire che amava Israele fino a perdonarla? No, Dio non fece così. Il suo popolo era composto da orientali, non da occidentali. Gli ebrei trovavano assurdi i pensieri astratti. Se riusciamo ad immedesimarci, noi pure possiamo capire in pratica cosa significa amare alla maniera di Dio. Anche se il pensiero risulta molto urtante, al punto di rifiutarlo, si potrebbe immaginare la propria moglie in quella situazione di continui tradimenti e adulteri. L’uomo (il maschio) rifiuta categoricamente questa situazione e non è incline al perdono; è più incline alla vendetta violenta. Ecco, Dio in quella situazione continua ad amare al punto di perdonare. Probabilmente una donna lo comprende meglio: se ha avuto quella condotta sbagliata e poi si accorge di amare davvero il marito, sa cosa significa desiderare il perdono e amare.
Il חֶסֶד (chèsed) di Dio, Osea l’ha sentito e lo ha capito: è un amore appassionato, instancabile, e vuole essere corrisposto. La relazione di Dio per Israele è tanto amorosa che nella Scrittura viene paragonata a quella tra due sposi. Non solo Osea, ma gli altri profeti usano spesso questa similitudine. “Così parla il Signore: ‘Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l’ho ripudiata? Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?” (Is 50:1). “Il tuo creatore è il tuo sposo”. - Is 54:5.
“Non sarai chiamata più Abbandonata,
la tua terra non sarà più detta Desolazione,
ma tu sarai chiamata La mia delizia è in lei,
e la tua terra Maritata;
poiché il Signore si compiacerà in te,
la tua terra avrà uno sposo.
Come la sposa è la gioia dello sposo,
così tu sarai la gioia del tuo Dio”. – Is 62:4,5.
Una delle pagine più belle che descrivono l’amore di Dio per Israele è in Ger 2:2,3, che riportiamo nella splendida traduzione che ne fa PdS:
“Israele, voglio ricordarti come mi eri fedele
negli anni della tua giovinezza,
come mi amavi quando eri fidanzata.
Camminavi dietro a me nel deserto,
là, dove non si può seminare.
Eri soltanto mia”.
Il perdono di Dio espresso in Os non significa la messa da parte delle esigenze della giustizia: si tratta di un amore purificatore. Dio non si rassegna alla deviazione del suo popolo, ma impone alla sua “sposa” una sofferenza purificatrice che la riabiliti: “Lei non si è resa conto che io le davo il grano, il vino, l’olio; io le prodigavo l’argento e l’oro, che essi hanno usato per Baal! Perciò io riprenderò il mio grano a suo tempo, e il mio vino nella sua stagione; le strapperò la mia lana e il mio lino, che servivano a coprire la sua nudità . . . ecco, io l’attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2:8,9,14). Questa sofferenza farà tornare in sé l’amata, che risentirà il richiamo di chi non ha mai smesso d’amarla: “Tu mi chiamerai: Marito mio! e non mi chiamerai più: Mio Baal! . . . Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, inbenevolenza [חֶסֶד (chèsed)] e in compassioni. Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il Signore . . . dirò a Lo-Ammi [= “non mio popolo”]: ‘Tu sei mio popolo!’ ed egli mi risponderà: ‘Mio Dio!’”. – Os2:16-23, passim.
Anche il profeta Sofonia utilizza l’immagine della donna (Sof 3:14-18). Coloro che insistono sulla parola “Legge” (la parola Toràh, oltretutto, significa “insegnamento”) per descrivere il rapporto tra Dio e Israele, possono notare che nei Profeti non si riduce tutto ad una relazione giuridica. Si tratta di una relazione d’amore, e questo amore è espresso con tenerezza. Il peccato, la violazione dellaToràh, diventa allora un’infedeltà d’amore, un adulterio. Israele è totalmente di Dio come una sposa è del suo sposo. “Il Signore, che si chiama il Geloso, è un Dio geloso”. - Es 34:14.
Questa rappresentazione della relazione d’amore tra Dio e Israele è usata anche nelle Scritture Greche per illustrare l’amore tra Yeshùa e la sua congregazione. Paolo dice: “Sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo”. – 1Cor 11:2.
Il profeta Ezechiele è tra i profeti che usano con grande forza espressiva l’immagine nuziale. Questo profeta presenta Gerusalemme come una moglie adultera che ha disprezzato la cura amorevole e amorosa di Dio. Il Signore aveva scelto Gerusalemme come sua sposa tra le nazioni quando lei non aveva alcuna attrattiva e la innalzò alla dignità regale.
“Così parla il Signore, Dio, a Gerusalemme: ‘Per la tua origine e per la tua nascita sei del paese del Cananeo; tuo padre era un Amoreo, tua madre un’Ittita. Quanto alla tua nascita, il giorno che nascesti l’ombelico non ti fu tagliato, non fosti lavata con acqua per pulirti, non fosti sfregata con sale, né fosti fasciata. Nessuno ebbe sguardi di pietà per te, per farti una sola di queste cose, mosso a compassione di te; ma fosti gettata nell’aperta campagna, il giorno che nascesti, per il disprezzo che si aveva di te. Io ti passai accanto, vidi che ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi, tu che sei nel sangue! Ti ripetei: Vivi, tu che sei nel sangue! Io ti farò moltiplicare per miriadi, come il germoglio dei campi. Tu ti sviluppasti, crescesti, giungesti al colmo della bellezza, il tuo seno si formò, la tua capigliatura crebbe abbondante, ma tu eri nuda e scoperta. Io ti passai accanto, ti guardai, ed ecco, il tuo tempo era giunto: il tempo degli amori; io stesi su di te il lembo della mia veste e coprii la tua nudità; ti feci un giuramento, entrai in un patto con te, dice il Signore, Dio, e tu fosti mia. Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue che avevi addosso e ti unsi con olio. Ti misi delle vesti ricamate, dei calzari di pelle di delfino, ti cinsi il capo di lino fino, ti ricoprii di seta. Ti fornii d’ornamenti, ti misi dei braccialetti ai polsi e una collana al collo. Ti misi un anello al naso, dei pendenti agli orecchi e una magnifica corona in capo. Così fosti adorna d’oro e d’argento; fosti vestita di lino fino, di seta e di ricami; tu mangiasti fior di farina, miele e olio; diventasti bellissima e giungesti fino a regnare. La tua fama si sparse fra le nazioni, per la tua bellezza; essa infatti era perfetta, perché io ti avevo rivestita della mia magnificenza, dice il Signore, Dio. Ma tu, inebriata della tua bellezza, ti prostituisti sfruttando la tua fama e offrendoti a ogni passante, a chi voleva. Tu prendesti delle tue vesti, ti facesti degli alti luoghi ornati di vari colori, e là ti prostituisti: cose tali non ne avvennero mai, e non ne avverranno più. Prendesti pure i tuoi bei gioielli fatti del mio oro e del mio argento, che io ti avevo dati, te ne facesti delle immagini d’uomo, e ad esse ti prostituisti; prendesti le tue vesti ricamate e ne ricopristi quelle immagini, davanti alle quali tu mettesti il mio olio e il mio profumo. Così anche il mio pane che ti avevo dato, il fior di farina, l’olio e il miele con cui ti nutrivo, tu li mettesti davanti a loro, come un profumo di soave odore. Questo si fece!, dice il Signore, Dio. Prendesti inoltre i tuoi figli e le tue figlie, che mi avevi partoriti, e li offristi loro in sacrificio, perché li divorassero. Non bastavano dunque le tue prostituzioni, perché tu avessi anche a scannare i miei figli, e a darli loro facendoli passare per il fuoco? In mezzo a tutte le tue abominazioni e alle tue prostituzioni, non ti sei ricordata dei giorni della tua giovinezza, quando eri nuda, scoperta, e ti dibattevi nel sangue. Ora dopo tutta la tua malvagità, guai! guai a te!, dice il Signore, Dio, ti sei costruita un bordello; ti sei fatta un alto luogo in ogni piazza pubblica: hai costruito un alto luogo a ogni capo di strada, hai reso abominevole la tua bellezza, ti sei offerta a ogni passante; hai moltiplicato le tue prostituzioni. Ti sei prostituita agli Egiziani, tuoi vicini dalle membra vigorose, e hai moltiplicato le tue prostituzioni per provocare la mia ira. Perciò, ecco, io ho steso la mia mano contro di te, ho diminuito la razione che ti avevo fissata, e ti ho abbandonata in balìa delle figlie dei Filistei, che ti odiano e hanno vergogna della tua condotta scellerata. Non sazia ancora, ti sei pure prostituita agli Assiri; ti sei prostituita a loro; ma neppure allora sei stata sazia! Hai moltiplicato le tue prostituzioni con il paese di Canaan fino in Caldea, ma neppure con questo sei stata sazia. Com’è vile il tuo cuore, dice il Signore, Dio, a ridurti a fare tutte queste cose, da sfacciata prostituta! Quando ti costruivi il bordello a ogni capo di strada e ti facevi gli alti luoghi in ogni pubblica piazza, tu non eri come una prostituta, poiché disprezzavi il salario, ma come una donna adulterache riceve gli stranieri invece di suo maritoA tutte le prostitute si fanno regali; ma tu hai dato regali a tutti i tuoi amanti, li hai sedotti con i doni, perché venissero a te, da tutte le parti, per le tue prostituzioni. Con te, nelle tue prostituzioni è avvenuto il contrario delle altre donne; poiché non eri tu la sollecitata; in quanto tu pagavi, invece di essere pagata, facevi il contrario delle altre. Perciò, prostituta, ascolta la parola del Signore. Così parla il Signore, Dio: Poiché il tuo denaro è stato dilapidato e la tua nudità è stata scoperta nelle tue prostituzioni con i tuoi amanti, a motivo di tutti i tuoi idoli abominevoli e a causa del sangue dei tuoi figli che hai dato loro, ecco, io radunerò tutti i tuoi amanti ai quali ti sei resa gradita, tutti quelli che hai amati e tutti quelli che hai odiati; li radunerò da tutte le parti contro di te, scoprirò davanti a loro la tua nudità ed essi vedranno tutta la tua nudità. Io ti giudicherò alla stregua delle donne che commettono adulterio e spargono il sangue; farò che il tuo sangue sia sparso dal furore e dalla gelosia. Ti darò nelle loro mani ed essi abbatteranno il tuo bordello, distruggeranno i tuoi alti luoghi, ti spoglieranno delle tue vesti, ti prenderanno i bei gioielli e ti lasceranno nuda e scoperta; faranno salire contro di te una moltitudine e ti lapideranno e ti trafiggeranno con le loro spade; daranno alle fiamme le tue case, faranno giustizia di te in presenza di molte donne; io ti farò cessare dal fare la prostituta e tu non pagherai più nessuno. Così io sfogherò il mio furore su di te e la mia gelosia si distoglierà da te; mi calmerò e non sarò più adirato. Poiché tu non ti sei ricordata dei giorni della tua giovinezza e hai provocato la mia ira con tutte queste cose, ecco, anch’io ti farò ricadere sul capo la tua condotta, dice il Signore, Dio, e tu non aggiungerai altri delitti a tutte le tue abominazioni. Ecco, tutti quelli che usano proverbi faranno di te un proverbio, e diranno: Quale la madre, tale la figlia. Tu sei figlia di tua madre, che ebbe a sdegno suo marito e i suoi figli; sei sorella delle tue sorelle, che ebbero a sdegno i loro mariti e i loro figli. Vostra madre era un’Ittita, e vostro padre un Amoreo. Tua sorella maggiore, che ti sta a sinistra, è Samaria, con le sue figlie; tua sorella minore, che ti sta a destra, è Sodoma, con le sue figlie. Tu, non soltanto hai camminato nelle loro vie e commesso le stesse loro abominazioni; era troppo poco! ma in tutte le tue vie ti sei corrotta più di loro. Com’è vero che io vivo, dice il Signore, Dio, tua sorella Sodoma e le sue figlie non hanno fatto ciò che avete fatto tu e le figlie tue. Ecco, questa fu l’iniquità di Sodoma, tua sorella: lei e le sue figlie vivevano nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane, e nell’ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell’afflitto e del povero. Erano superbe e commettevano abominazioni in mia presenza; perciò le feci sparire, quando vidi ciò. Samaria non ha commesso la metà dei tuoi peccati; tu hai moltiplicato le tue abominazioni più dell’una e dell’altra; hai giustificato le tue sorelle, con tutte le abominazioni che hai commesse. Anche tu, che difendevi le tue sorelle, subisci il disonore a causa dei tuoi peccati con cui ti sei resa più abominevole di loro! Esse sono più giuste di te. Tu, dunque, vergògnati e subisci il disonore, poiché tu hai fatto apparire giuste le tue sorelle! Ma io farò tornare dalla deportazione quanti di Sodoma e delle sue figlie si trovano là, quanti di Samaria e delle sue figlie, e anche dei tuoi sono in mezzo a essi, affinché tu subisca il disonore e porti la vergogna di quanto hai fatto, e sia così loro di conforto. Tua sorella Sodoma e le sue figlie torneranno nella loro condizione di prima, Samaria e le sue figlie torneranno nella loro condizione di prima, e tu e le tue figlie tornerete nella vostra condizione di prima. Sodoma, tua sorella, non era neppure nominata dalla tua bocca, nei giorni della tua superbia, prima che la tua malvagità fosse messa a nudo, come avvenne quando fosti disprezzata dalle figlie della Siria e da tutti i paesi circostanti, dalle figlie dei Filistei, che t’insultavano da tutte le parti. Tu porti a tua volta il peso della tua scelleratezza e delle tue abominazioni, dice il Signore”. – Ez 16:2-58.
Seguendo questa tradizione nuziale, si comprende allora tutto il grande amore di Dio verso quella “donna” infedele e adultera: “Il tuo nome non sarà più ‘Città abbandonata’, il tuo paese non si chiamerà più ‘Terra desolata’. Invece il tuo nome sarà ‘Gioia del Signore’ e la tua terra si chiamerà ‘Sposa felice’. Infatti sarai veramente la delizia del Signore e la tua terra avrà in lui uno sposo. Come un giovane sposa una ragazza, così il tuo creatore sposerà te. Come l’uomo gioisce per la sua sposa, così il tuo Dio esulterà per te”- Is 62:4,5, PdS.

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I 70 anni di Mina

Posted by Giuseppe Delprete On marzo - 25 - 2010 1 COMMENT

La sigla finale del programma “Mille e una luce” (agosto 1978), cantando “Ancora ancora ancora”, è ufficialmente l’ultima apparizione televisiva di Mina. Da allora sono passati trentadue anni. Solo nel 2001 Mina si è fatta riprendere nel suo studio di registrazione trasmettendo il filmato in streaming con un record di contatti di oltre 20 milioni. Neanche per i suoi 70 anni oggi – è nata a Busto Arsizio il 25 marzo 1940 – Mina si farà vedere. Anche se la sua voce magica continua a impazzare in radio, tv e online. E oggi tutti i media sono mobilitati per lei e i programmi si passeranno il testimone per renderle omaggio fino alla prima serata di lunedì 29 marzo, quando andrà in onda su RaiDue “Minissima 2010”: uno speciale condotto da Paolo Limiti che racconterà Mina attraverso spezzoni di repertorio, l’imitazione di Lucia Ocone e le canzoni rivisitate di Francesco Renga. Per lei auguri da tutto il mondo, anche da Liza Minnelli, Quincy Jones e Barbra Streisand. Mentre Jennifer Lopez le dedicherà una cover. Il giusto riconoscimento alla voce unica della Tigre di Cremona (soprannome coniato per lei dalla giornalista e amica Natalia Aspesi). Ma Mina non ama festeggiare i compleanni e oggi si limiterà a stare in famiglia e con pochi amici. Il suo regalo? Nuove note. Dopo aver inciso più di mille brani e venduto oltre 150 milioni di dischi, Mina continua a donare ai suoi fan momenti intensi con la sua voce. In occasione del suo settantesimo compleanno, Sony Music pubblica in vinile gli ultimi suoi lavori; mentre il 14 maggio è atteso il suo nuovo album di inediti. Anche la Carosello Records l’omaggerà con l’uscita di un “doppio triplo box”, cioè una raccolta in 6 cd che conterrà ben 120 canzoni della cantante, incisi dal ‘59 al ‘65 con l’etichetta che quest’anno compie 50 anni. Un’occasione in più per riascoltare “Le mille bolle blu”, “Tintarella di luna”, “Renato”, “Il cielo in una stanza”, “Briciole di Baci”.

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Nel giorno della Festa della Donna, conviene parlare di una donna che grande lo è stata davvero, a giudizio pressoché unanime: Madre Teresa di Calcutta. Su di lei, in occasione del centenario della nascita, è in corso di programmazione in giro per il mondo un ciclo di sette film aventi lo scopo di far riflettere sulla sua figura. Se è normale immaginare che un’iniziativa del genere abbia riscosso un facile successo nei Paesi di tradizione cristiana, lo forse meno il fatto che la stessa abbia colpito nel profondo anche in realtà culturali e religiose assai distanti da esso, a dimostrazione del fatto che gli esempi valgono più di mille parole.

Com’è il caso del Giappone, come riportato dall’agenzia AsiaNews dalla quale è opportuno estrapolare un paio di testimonianze perché sono molto significative: <<Haruko Tsukihana, 40 anni, ha conosciuto la Beata su un libro, e da allora ne è “affascinata. Quando ho letto della sua vita ho sentito un’energia incredibile, che mi ha sorpresa. Il cristianesimo mi era sempre sembrato una religione di ‘classe superiore’, come se avesse una barriera intorno. Ma il suo esempio mi ha fatto capire che è tutto completamente differente da come lo pensavo io”. E ancora: <<Hiroyuki Miyake, 31 anni, ha studiato in una scuola cattolica: “La cosa che mi ha sorpreso di più è che, con la sua vita, ha trasformato un’ideologia in realtà. È meraviglioso sapere di essere nati nella sua stessa epica storica. Sto considerando l’idea di battezzarmi, perché questo esempio è troppo forte per essere ignorato”>>. La proiezione, dicono le cronache, ha avuto un successo tale che sarà ripetuta il 29 di questo mese.

Sempre sul fronte donne e religioni, è da segnalare che la puntata odierna di Le Storie, il programma condotto ogni giorno da Corrado Augias su Rai Tre alle 12,45, parlerà di ruolo della donna nelle tre grandi religioni monoteiste con la storica Marina Caffiero.

E ovviamente, tanti auguri a tutte le donne.

(via SpiritualSeeds)

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Le sorelle della Luce: a scuola di bellezza

Posted by Sergio Scacchia On marzo - 4 - 2010 1 COMMENT

di Sergio Scacchia
Nel giorno dell’8 di marzo, non dobbiamo dimenticare quella parte dell’universo femminile che dedica l’intera vita al servizio generoso e discreto di Dio e del prossimo.

Se vi capitasse di incontrare le clarisse capireste subito che la clausura non è, affatto, la bara dove macerano donne recluse vive. Al contrario è un piccolo mondo dove si vive un’esistenza di gioia e di profondi significati. Un mondo lontano da rumori assordanti, armonioso tra note e silenzi, respiri e preghiera.
Nella città d’arte di Atri, in provincia di Teramo, sorge un piccolo monastero di suore clarisse di Santa Chiara, dalle modeste pretese architettoniche ma che, con i suoi otto secoli di vita contemplativa e nello stesso tempo attiva, rappresenta uno dei monumenti più insigni e cari alla cittadina ducale.
In questo luogo secolare, le suore di clausura ogni giorno preparano, nel raccoglimento, l’avvento del Regno di Dio.
Dietro la grata che separa queste donne da tutti noi, è facile scoprire la semplicità, la purezza d’animo e, soprattutto, la serenità che traspare dai loro volti. E’ come se l’eredità spirituale di tante sorelle succedutesi nei secoli, abbia dato il più grande patrimonio di fede alle suore di oggi, che vivono con estrema felicità la loro esistenza, povera di cose materiali ma ricca della grazia di Dio.
Ho sempre creduto che un monastero sia come un potente telescopio con cui le contemplative scrutano il mistero di un Dio vicino eppure lontano. Una prodigiosa antenna sintonizzata sull’armonia del Cielo.
Una storia singolare narra che, intorno al 1809, al tempo delle soppressioni delle case dei religiosi per via di una legge promulgata dallo Stato Italiano, una di loro, Giuditta Antonioli, ebbe una visione, mentre pregava dinanzi ad un quadro della Vergine Maria.
La Madonna assicurò che il monastero fondato da una compagna di Santa Chiara, non sarebbe mai stato chiuso protraendo la sua esistenza fino alla fine del mondo. Annuncio poi dato anche a un’altra suora, Maria Veronica De Petris.
Eravamo nel 1862 e la religiosa pregava davanti alla statua della Vergine con bimbo collocata oggi nel Coro superiore della chiesa, quando la voce dolcissima le rese questo vaticinio.
La fondazione di questo luogo è da ascriversi a San Francesco che visitò l’Abruzzo nel 1215, gettando le basi per la costruzione di alcuni conventi per i suoi Frati Minori, fra cui quello dedicato a San Gabriele dell’Addolorata.
Anche le mani hanno trovato lavoro in tanti anni. Fin oltre la seconda metà del 1800, le suore di Atri sono state famose ovunque per la produzione del “saponetto atriano”, delicato e profumato detergente ammorbidente e schiumoso, il cui segreto di fabbricazione è rimasto circoscritto per moltissimi anni solo presso le clarisse.
Sembra che il Duca Giosia di Acquaviva, intorno al 1600, fosse solito mandarlo in dono ai molti amici sparsi per l’Italia.
La tecnica di preparazione la svela, in un libretto degli anni ’70, Suor Maria Chiara quando scriveva che occorreva un impasto di oli, erbe odorose, essenze di bulbi di giglio del giardino del monastero e tanto lavoro.
Le suore eccellevano anche nella preparazione del “marzapane”, dal quale è derivato l’odierno pane ducale, dolce tipico con un impasto a base di mandorle tritate e miele.
Oggi le sorelle preparano biscotti assolutamente deliziosi e producono ostie e ricami. Le donne lavorano l’orto e il giardino, coltivando fiori, verdure. Il ricavato dei lavori serve ad aiutare famiglie bisognose. Le sorelle clarisse si fanno canale della benevolenza di Dio verso gli uomini, pregando assiduamente anche per chi non rivolge mai lo sguardo al Creatore. La loro preghiera abbraccia il “gemito” di tutta l’umanità assetata di Dio, nonostante le apparenze. Lasciando questo alveare di api laboriose e i loro lieti sorrisi, ci si trova, come scriveva frà Massimo Tedoldi, più belli dentro. Approfittate dell’apostolato di conforto, luce e fede offerto dalle dolcissime sorelle, accostandovi alla grata e pregando con loro. Il vostro spirito ne trarrà giovamento.

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Festa della Donna: mettiamo i puntini sulle “i”

Posted by Elisa Rossi On marzo - 3 - 2010 1 COMMENT

Chissà quante donne che la sera dell’8 marzo celebreranno la loro Festa con cene, banchetti e spogliarelli tutti al femminile, sono al corrente di quello che accadde nel lontano 1908, quando a New York, 129 operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare.
Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni finché, l’8 marzo (o il 25 secondo alcuni), il proprietario Mr. Johnson bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire dallo stabilimento.
Ci fu un incendio doloso e le 129 operaie prigioniere all’interno dello stabilimento morirono arse dalle fiamme. La commemorazione, tutta americana, delle vittime è stata poi accolta in tutto il mondo come la giornata simbolo del riscatto femminile. Nel 1977 l’UNESCO proclamò l’8 marzo Giornata Internazionale della Donna. Da allora, l’8 marzo è stata proposta come giornata di difesa internazionale dei diritti delle donne, non certo come una festa commerciale, e in alcuni casi anche un pochino immorale.

Si pensi che la scelta della mimosa, non fu certo per un suo carattere simbolico, ma solo perché in questo periodo dell’anno era il fiore più comune ed economico (provate andare dal fiorista oggi!).

L’ Italia è un paese relativamente giovane in materia di Diritti della donna, se pensiamo che il voto alle donne fu dato solo nel 1946.

È del 1960 invece la parità salariale tra uomo e donna. Solo nel 1975 si ha parità anche in tema di DIRITTO DI FAMIGLIA. Del 1991 è la LEGGE PARI OPPORTUNITÀ: una legge in grado di intervenire e rimuovere le discriminazioni e far avanzare l’idea di uguali opportunità uomo-donna nel lavoro, che purtroppo però resta ancora sostanzialmente inapplicata.

Il 1996 poi è una data importante, poiché viene approvata una legge dove si stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona.

Diritti, uguaglianza, parità….tutte parole troppo spesso fraintese da un orecchio superficiale, o usate in modo errato da chi, sull’onda femminista forse, vorrebbe la donna uguale all’uomo.

Ma la donna è davvero uguale all’uomo?

Io credo proprio di no, credo nella diversità e nel completamento dei due esseri, che Dio ha creato assieme per essere Sua immagine e somiglianza. “Dio creò l’uomo a Sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Genesi 1, 27). L’uno e l’altra per poter essere simili a Lui.

Ribattezzerei l’8 Marzo quindi come la “Festa della Diversità della donna”.

Si usi questa “Festa” per ricordare la difficoltà delle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, e per dar voce alle discriminazioni e violenze cui tuttora essa è soggetta in molte parti del mondo, per esaltare le differenze nei confronti dell’uomo, di modo da diventare un punto di forza, perché la donna si può riscattare con il rispetto dell’altro, di qualsiasi sesso egli sia, come nel Comandamento Nuovo.

Si creano per fortuna sempre più spesso occasioni di riflessione e incontro su questi temi, dove la donna deve avere una voce nuova piuttosto che frequentare locali che propongono gli spogliarelli maschili.

Non capisco a volte qual è l’uguaglianza che chiediamo oggi, ma….vogliamo davvero essere uguali all’uomo?

Abbiamo un’altra sensibilità, un altro tipo di processo mentale nel formulare soluzioni e idee, un altro ruolo sociale e familiare…..dobbiamo essere diversi, perché avendo ognuno un suo proprio ruolo possiamo davvero costruire. Il mio augurio per questa Festa della Donna è di non usare più la parola “diverso” con l’accezione negativa di sempre, ma di cominciare a considerarla una ricchezza, perchè sia espressione vera di come ci ha voluti Lui: diversi, quindi unici!

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La forza delle donne

Posted by Sergio Scacchia On marzo - 2 - 2010 ADD COMMENTS

di Sergio Scacchia

Scriveva, qualche mese fa, Umberto Veronesi in un blog: ”la mia professione di medico mi ha insegnato l’arte di leggere nell’agire delle donne. Le ho viste affrontare con forza i momenti di debolezza, guardare in faccia il dolore e farne un’occasione di rinascita. Io ho visto donne fare rivoluzioni e ricomporre armonie. Ne ho viste altre, quando si è scatenato il caos, riportare ordine nei pensieri, nei rapporti umani, nell’ambiente e nella società.”. E il grande oncologo aggiungeva: “…il potenziale intellettuale delle donne è enorme e sottoutilizzato; siamo sei miliardi sulla Terra, ma le menti impegnate a sfruttarne le ricchezze, mantenendone gli equilibri, sono meno della metà. natura e cultura ci indicano con coerenza che la donna è la protagonista della prossima era e che non sarà certo fermata dalle difficoltà a procedere, come quelle attuali; non c’è da temere: le donne non si fermano”.
Che cosa aggiungere? E’ proprio vero, la forza delle donne non è riportata nei manuali di storia o di filosofia, perché il pensiero femminile vive dentro gli avvenimenti. Per secoli le donne hanno silenziosamente influenzato il progresso civile e hanno determinato l’evoluzione culturale con l’azione più che con la teoria.
Ecco perché non servono gli auguri per la “festa delle donne”, l’8 marzo.
Questa ricorrenza, intrecciata con le conquiste sociali e politiche, negli anni, aveva perso sempre più d’importanza, stritolata dal conformismo e consumismo di una società ormai alla deriva.
Oggi sono molti i segnali sociali che indicano un trend più consono al messaggio che la festa vuole diffondere. Stanno scomparendo, pian piano, le desolanti cene a base di strip, fatte di atteggiamenti stereotipati che secoli di lotte e conquiste sociali combattevano strenuamente. Anche il tradizionale scambio delle mimose, fiore giallo bello ma effimero perché dalla vita breve, segna il passo. E’ stato per anni un fenomeno dilagante in ogni genere di ambiente.
Le donne hanno bisogno di altro. Hanno fame di momenti di confronto e soprattutto sono alla ricerca di una giustizia fatta di diritti umani in ogni parte del mondo. L’8 marzo deve ricordarci che realtà come stupri, abusi, violenze, sopraffazioni sono ancora tanto diffuse nel mondo, anche in quell’Italia che crede di essere il paese più civile del globo. L’8 marzo deve ricordarci delle pari opportunità. Nel 2003 il Parlamento approvò una modifica alla Costituzione con la quale si favoriva un maggior equilibrio fra donne e uomini sia negli uffici pubblici, che nelle assemblee elettive. Ebbene, le alte istituzioni del Paese ancora non riescono ad approvare le “quote rosa” o altri meccanismi di garanzia per un’adeguata rappresentanza delle donne in spazi di partecipazione politica, né trovare strumenti validi contro le discriminazioni all’ingresso nel mondo del lavoro e nelle progressioni di carriera.
Bisogna avere fiducia, comunque. Dal 1848, quando in una giornata memorabile il grande re di Prussia, spaventato da una massa inferocita di manifestanti, promise il voto alle donne, ne è stata fatta di strada.
Il sovrano non mantenne la promessa, allora, disattendendo un passo fondamentale per l’acquisizione di diritti umani e inalienabili.
Speriamo che oggi alle parole seguano i fatti.

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STRISCIA LA NOTIZIA…

Posted by marilena marino On febbraio - 13 - 2010 ADD COMMENTS

Colgo l’occasione dei festeggiamenti che si terranno in Assisi il 14 Febbraio nella Basilica di S Chiara, in occasione del premio televisivo, per parlare di Parola, Comunicazione e Notizia.Oltre ad essere Patrona della televisione, Santa Chiara è una moderna santa dei nostri tempi che senz’altro adotterebbe tra i suoi protetti anche il mondo dei media e questo nuovo giornale NOBELL.IT !

Perchè nuovo?! Quale potrebbe essere la caratteristica di NOBELL?

1) Il non giudizio: lì dove lo stile del Cristiano si caratterizza dal non esprimere frettolosamente un pre-giudizio nei confronti dell’altro, COMUNICARE una notizia deve poter diventare innanzitutto un “incontro speciale”, una stanza, dove gli altri che leggono,possano sentirsi accolti e quasi “fasciati” da essa.

2) Non il Sabato è fatto per l’uomo, ma l’uomo è fatto per il Sabato!

Un giornale dovrebbe assolvere a questa delicata funzione:essere un servizio per “l’incontro di Dio con l’uomo”, un libero “luogo virtuale” che apre le porte davvero all’appuntamento reale con il Cristo fatto Carne, che, ancora una volta,ripete la sua Kenosis, e si “abbassa” con piacere fino allo stato di “creaturalità”, proprio per studiare e capire l’umana e terrena condizione dell’uomo e le sue innumerevoli e intricate relazioni.

3) spesso s. Chiara citava l’immagine dello specchio: anche NOBELL.IT è come un grande specchio sfaccettato, una colorata fotografia dell’essere umano che soffre, vive e gode nel suo attuale momento storico, forse aspettando che questo decisivo momento dell’incontro col Salvatore, lo possa in qualche modo “giustificare” proprio attraverso “la notizia”.

E’ importante partire,quindi,anche, nella stesura di un articolo, dalla vera realtà umana, anche se bisogna fare i conti a volte con il suo aspetto piu’ crudo, duro e accidentato, affinchè, con un intelligente percorso “indotto” giornalistico, quella stessa appannata realtà, possa essere riportata alla “luce”, avvalorata con giusti contenuti evangelici, fino a godere, alla fine, di una gratificante “elevazione” spirituale e umana che andrà a tutto vantaggio del lettore.

4) La notizia diventa “BUONA NOTIZIA”!

Essa lo diventa, quando assume la stessa dimensione “Redentiva” di Cristo, usando la “formula Pasquale” nello stile comunicativo:partire dal degrado e dal disagio della notizia, fino a portare nel lettore,la stessa speranza e certezza della Resurrezione della Pasqua che si tinge di cangianti colori: dal viola della morte, al bianco fulgore della vita!

Quello che spesso il mondo giornalistico e dei media trascura, è proprio la mancanza di una via d’uscita della notizia, facendole mancare l’aspetto Pasquale, che ne è il segreto, almeno dovrebbe esserlo per un giornale come NOBELL.IT!

5) Puo’ instaurare, chi scrive, una sorta di “Pastorale Sacramentale Virtuale” con il lettore?

Se chi scrive l’articolo, ci entra davvero dentro, la vive in prima persona e ,non solo in modo descrittivo, potrebbe davvero far “veder la luce” al lettore e innestare in lui un processo quasi “liturgico”. L’incontro tra il Buon Pastore e la pecora smarrita, puo’ ” materializzarsi” anche tra le righe di un articolo, perchè un’ Azione Liturgica, se fatta con fede, che altro è, in fondo, se non: Incontro con la Parola, commozione e processo anche di conversione e revisione di vita, azione di grazie per aver “sentito” che tra quelle righe passa Dio con il suo amore?

6) in un mondo dove la gente si affaccia alla finestra mediatica, NOBELL.IT, puo’ diventare un piccolo ” Paradiso virtuale”: Il vecchio Adamo, distrutto dal peccato che sta ancora nascosto e vagando in cerca della verità, puo’ riascoltare, ancora piu’ intensa e amorevole, la voce di Dio che lo chiama e lo invita a dialogare con lui! Questa volta proprio sotto forma di una comunicazione digitale!

Su NOBELL.IT, si puo’!!!!

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Donne più emotive?

Posted by marilena marino On gennaio - 29 - 2010 ADD COMMENTS

l senso morale, ovvero la capacità di distinguere il bene dal male, è manipolabile. A un patto: che il soggetto sia donna. Allora basta un «niente» per renderla, di fronte a una scelta che comporta un giudizio morale, più fredda e calcolatrice. Gli uomini, invece, non si muovono di una virgola e mantengono fede al loro atteggiamento iniziale, di solito più razionale e meno emotivo di quello delle donne. Il «niente» è una debolissima corrente elettrica fatta passare attraverso il cervello ed è questo il trucco che ha utilizzato un gruppo di ricercatori italiani della Fondazione Ca’ Granda-Policlinico di Milano, dell’Ospedale San Raffaele, sempre di Milano, e dell’Università di Padova proprio per verificare le differenze di comportamento fra uomini e donne.

DOMANDE E RISPOSTE – I ricercatori sono partiti da una serie di domande che hanno posto a un gruppo di persone, 38 uomini e 40 donne con un’età media di 24 anni. Eccone una, tanto per entrare nei dettagli dell’esperimento. «Immaginate di essere un medico e di avere di fronte tre pazienti che hanno bisogno di un trapianto d’organo. Potreste salvarli tutti e tre a patto di uccidere una persona sana e di prelevarne gli organi. Che cosa fareste?». Le risposte sono state diverse, a seconda del genere. «Gli uomini», spiega Manuela Fumagalli del Centro clinico per le neuronanotecnologie e la neurostimolazione della Fondazione Policlinico Ca’ Granda diretto da Alberto Priori, «tendenzialmente rispondono in maniera più razionale, cioè scelgono di sacrificare una persona per salvarne tre. Le donne, invece sono più emotive: non se la sentono di uccidere una persona sana, nemmeno per farne vivere tre».

L’EMOTIVITÀ – Di fronte a un dilemma morale, dunque, le donne non solo si comportano diversamente dagli uomini, ma tendono, appunto, a essere più emotive e meno razionali. E sono più manipolabili dell’uomo. «Quando», aggiunge Manuela Fumagalli, «abbiamo rivolto la stessa domanda a donne e uomini, mentre facevamo passare una debole corrente elettrica attraverso la zona prefrontale del cervello, gli uomini non modificavano le loro risposte, mentre le donne sì e diventavano più ciniche e calcolatrici. L’effetto però è reversibile con la sospensione della stimolazione». L’esperimento, che sarà pubblicato sulla rivista PloS One, non ha solo una valenza conoscitiva, ma potrebbe, in futuro, rappresentare la base per nuovi approcci terapeutici e riabilitativi per certe alterazioni della corteccia prefrontale.

RADICI BIOLOGICHE – «Sono situazioni che si possono verificare», spiega Fumagalli, «in seguito a tumore, per esempio, o a ictus e interessare specificamente l’area prefrontale, deputata, appunto, al giudizio morale». La nuova ricerca dimostra come la manipolazione mentale può avvenire non soltanto attraverso un condizionamento psicologico, tipo suggestione o ipnosi, ma anche attraverso tecniche che agiscono su basi biologiche. «Questo studio», conclude Priori, «conferma la differenza di comportamento morale tra uomini e donne, una diversità che affonda le sue radici nella biologia e nella neuro-anatomia, e che è indipendente da fattori culturali quali la religione e l’educazione».

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Suor Emmanuelle: la mia Chiesa bella

Posted by marilena marino On gennaio - 29 - 2010 ADD COMMENTS

Oggi, dopo essere stata ricevuta da numerosi sacerdoti e vescovi, ho fiducia nel dinamismo della Chiesa. Confesso che non mi aspettavo di trovare nella maggior parte di loro una eco così diretta alle invocazioni del mondo – un solo vescovo, ritenendomi troppo rivoluzionaria, mi ha proibito l’accesso nella sua diocesi! In Francia, ho incontrato preti con uno stile di vita più che modesto, il cui portafoglio si vuotava regolarmente a ogni grido di aiuto: «Da me, la porta è sempre aperta. Chi passa, si siede, e condividiamo la minestra».

Nel corso delle serate trascorse nei presbiteri di diversi Paesi, la conversazione si soffermava in genere su una medesima ossessione: «Come rispondere alle richieste degli uomini di oggi?». Spesso in uno sguardo angosciato si leggeva la preoccupazione di non riuscire a corrispondere alle attese. Eppure, li vedevo quei preti, aiutati da volontari, sfinirsi in riunioni, campi, attività sociali di ogni genere e penetrare negli ambienti più colpiti dalle avversità: droga, Aids, carcere. Loro scopo non era sollevare una massa che si dirige altrove, ma risvegliare alla condivisione di un’effettiva solidarietà piccoli gruppi di volenterosi. Quante volte ho condiviso una scodella di riso al prezzo di un pasto completo in una sala parrocchiale! Quanti salvadanai di classe o familiari mi sono stati offerti nel corso di cerimonie religiose!

Quante stupende lettere di bambini nel tempo di Quaresima: «Sorella, ho trasportato delle carriole di sassi per guadagnare il denaro che le invio; ero stanca, ma Gesù lo è di più!». O ancora: «Non ho mangiato tramezzini al prosciutto a scuola per conservare i soldi per i miei fratellini che hanno fame; io, comunque, dopo mangiavo bene a casa». Questa educazione alla condivisione mi ha fatto conoscere una Chiesa più assetata di giustizia di quanto non lo fosse all’epoca della mia infanzia. Il cardinale Decourtray mi ha invitata un giorno alla sua mensa. Con impudenza, mi permisi di chiedergli: «Padre vescovo, la Chiesa è veramente serva e povera?».

Ci fu un silenzio… «Abito questo palazzo episcopale che è proprietà dello Stato e rappresenta la residenza del vescovo di Lione. Quando ero giovane prete, avevo preso la decisione di abitare in una stanzetta e di non viaggiare che in bicicletta. Oggi potrei confinarmi in una stanzetta e utilizzare solo una bicicletta? Lei rigira il coltello nella piaga, suor Emmanuelle. Preghi affinché io viva il più poveramente possibile là dove devo attualmente risiedere e affinché io sia veramente il servo di tutti!». Sono le sue testuali parole. Lo guardai. Il suo volto aveva la tristezza dell’uomo obbligato a vivere lontano dal suo ideale.

E tuttavia, lui che aveva risposto alla mia aggressività con la dolcezza e una richiesta di preghiere, non praticava forse quella povertà di spirito che Gesù ha stabilito come prima beatitudine? E, tutti lo sanno, il cardinale Decourtray non faceva spese inutili e d’ostentazione. Se san Paolo fosse oggi arcivescovo di Lione, potrebbe, come ai suoi tempi, fabbricare tende per guadagnarsi da vivere? Potrebbe fare i suoi viaggi da città a città a piedi? In più occasioni ho ritrovato questa nostalgia della povertà primitiva.

Con il cardinale Lustiger, invece, ho parlato della formazione dei seminaristi: «Dovrebbero condividere la vita del terzo o del quarto mondo, andare a vivere per un periodo in una bidonville e dormire sotto i ponti con i senza fissa dimora». Senza cedere allo sconcerto davanti al mio tono aggressivo, il cardinale mi ascolta con attenzione: «La loro formazione include, in effetti, un contatto con gli ambienti svantaggiati di Parigi. Ogni settimana trascorrono varie ore al servizio dei più poveri, dei malati, degli anziani, handicappati e senza fissa dimora. Bisognerebbe prendere in considerazione di mandarli in una bidonville, me la può descrivere?».

Lo sentivo pronto ad accettare nuovi suggerimenti. Un amico mi aveva chiesto di porgli questa domanda: «Lei darebbe un posto di lavoro a un omosessuale?». «Sì. L’ho già fatto, perché era un uomo di valore». Mi invitò a parlare a Notre-Dame di Parigi alla fine della messa solenne della domenica sera. Mi abbracciò poi fraternamente, ringraziandomi mentre tornavamo in sacrestia. Non vi vidi vecchi orpelli, ma un uomo dallo spirito giovane, aperto ai problemi del nostro tempo. A Roma ho avuto un terribile fremito di ribellione. Avrei fatto meglio a non lasciarmi trascinare ai Musei Vaticani: oro, argento, pietre preziose, doni di incredibile valore accumulati nei secoli… Mi trovavo davanti a ricordi di arte sacra o in una grotta di Alì Babà? Ne parlo con un venerabile ecclesiastico: «Vendendo questa inutile miniera d’oro, il Papa potrebbe aiutare tante nazioni povere!». «Il Papa non ha il diritto di farlo, sorella. Mitterrand è forse il proprietario dei tesori del Louvre?».

Non so veramente che cosa rispondere! La critica è facile, ma l’arte è difficile. Se fossi «papessa», con il rollio e il beccheggio che provocherei è sicuro che la Chiesa navigherebbe in pace verso il porto?

Suor Emmanuelle

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BENEDETTA BIANCHI PORRO 46° ANNIVERSARIO

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2010 ADD COMMENTS

Sarà il card. Camillo Ruini, presidente Comitato per il Progetto culturale della Chiesa italiana, a celebrare la messa, domenica 24 gennaio a Dovadola (Forlì-Cesena), nel 46° anniversario della morte della venerabile Benedetta Bianchi Porro (1936-1964), scomparsa a soli ventisette anni a causa di una malattia che l’aveva resa cieca, sorda e paralizzata. Alle 10.30 nella Badia di Sant’Andrea, dove si trova la tomba della venerabile, il cardinale presiederà l’eucaristia, concelebrata da don Alfeo Costa, parroco di Dovadola e vicepostulatore della causa di beatificazione di Benedetta. Il card. Ruini giungerà a Forlì la sera del 23 e sarà accolto dal vescovo, mons. Lino Pizzi, e da un gruppo di sacerdoti. La mattina del 24, prima della partenza per Dovadola, sono previsti un’intervista al settimanale diocesano “Il Momento” in occasione della festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, e un omaggio a papa Giovanni Paolo II nella piazza di fronte al duomo, intitolata alla memoria del pontefice.

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