di Michelangelo Nasca
E se Gesù fosse solo un pensiero spirituale? La storia della salvezza sarebbe solo il racconto di una incredibile e inverosimile fiaba! Un pensiero spirituale, però, – seppur ben ordinato dal punto di vista concettuale – non ha la forza di resistere alle evoluzioni culturali del tempo e ai rimpasti ideologici della storia se non porta in sé qualcos’altro, se non diventa “sostanza”, forma, realtà tangibile. Prova ne è il fatto che altre religioni, come quella dei greci per esempio, non esistono più!
E’ necessario dunque, circa l’annuncio della fede cristiana, ripartire da quella sostanziabile verità che Cristo stesso realizza nella sua passione, morte e resurrezione. L’evangelista Giovanni, nella sua prima Lettera, parla infatti di un Gesù che è stato incontrato davvero, non di una semplice idea: «Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi» (1Gv 1, 1-3).
Il Signore è stato visto, udito realmente… fino a potersi toccare con le mani, ricorda S. Agostino. Cristo, dunque – colui che è stato visto, udito, toccato… è una realtà sostanziale. Egli stesso è la “sostanza” , basti pensare alle caratteristiche del cibo eucaristico!
Egli è dunque risorto! Non è un inganno… è veramente risorto! Se le cose stanno così, la morte riguarda ancora noi?
No, di certo, dato che Cristo ha sconfitto la morte restituendoci il “diritto divino” a vivere eternamente! Talvolta “però” (c’è sempre un “però” capace di risolvere o complicare la vita!!!) il nostro modo di “vivere” non è sufficientemente illuminato da questa certezza (il fatto cioè che, grazie a Cristo, io non morirò mai veramente!). Si “vivacchia”, potremmo dire, quasi come dietro ad un carro funebre dove qualcuno “filosoficamente” sussurra nell’orecchio del vicino: «prima o poi… è solo questione di tempo; “Tanti sacrifici, tante difficoltà… e poi quando meno te lo aspetti… la morte giunge inesorabile…mah! E’ la vita!».
Molte delle cose che facciamo non profumano di eternità. Persino un bacio rivolto alla persona amata dovrebbe farci comprendere che c’è ancora un di più di eternità da raggiungere e dove Dio non può essere estromesso!
Boris Pasternàk scriveva: “Da questo momento l’avvenimento della morte terrena non è più motivo di preoccupazione per l’uomo. Egli è stato redento dal sangue di Cristo, la sua vita è cambiata non perché lo ha raggiunto improvvisamente un incantesimo divino ma perché in lui è stato fissato un nuovo principio. “Non c’è nulla di cui preoccuparsi. La morte non esiste. La morte non riguarda noi [...]. Non vi sarà morte, dice Giovanni Evangelista… perché il passato è ormai trascorso. Quasi come dire: non vi sarà morte, perché questo è già stato visto, è vecchio e ha stancato, e ora occorre qualcosa di nuovo e il nuovo è la vita eterna”.
A partire da questa certezza, dunque, la vita dell’uomo non è più la stessa. L’evento della Risurrezione di Cristo, infatti, ha permesso all’uomo di assumere una nuova forma, un nuovo abito (si pensi al sacramento del Battesimo) con il quale rivestire tutti gli aspetti della propria vita; il segno distintivo di una appartenenza a Cristo che diventa riconoscibile in ciò che diciamo e operiamo, ma soprattutto nell’amore che abbiamo ricevuto e donato.
Tutto ciò può diventare per noi motivo di riflessione e di preghiera, per imparare a comprendere che l’eternità è un dono che Dio ha pagato “a caro prezzo” (è un dono, dunque, “prezioso”) per tutti noi, al posto nostro e che ogni frammento della nostra vita va vissuto come una Resurrezione.
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