Saturday, May 19, 2012

San Giuseppe e …la festa del papà

Posted by FLORIANO CARTANI' On marzo - 19 - 2010 ADD COMMENTS

Da tempo la solennità di San Giuseppe che si celebra oggi, è legata alla festa del papà. Ma il 19 marzo di ogni anno, a ben guardare, questa tradizione sottende la celebrazione di una vicenda ancora più intrinseca alla stessa figura sacra che ci è stata tramandata. Una fatto che finisce per superare l’uomo stesso attraverso una storia d’amore che, da sempre, è la più grande di tutti i tempi: quella tra Giuseppe e Maria. In un mondo odierno dove non esiste più certezza del domani, nemmeno negli ambiti affettivi più ristretti, vale la pena soffermarsi per un attimo a riflettere su questa scelta operata da Giuseppe e, col cuore in mano, domandarsi: “Ma se Giuseppe fosse vissuto ai nostri giorni, avrebbe creduto alle parole di Maria?”. Era ed è questa una provocazione che, vi confesso, a fronte di catechisti ed omelie che hanno sempre cercato di spiegarmela, ha sempre attanagliato la mia mente razionale. In una età com’è quella odierna poi, fatta cioè di stereotipi ed incertezze (entrambi in continuo stravolgimento),è veramente difficile se non impossibile immaginarsi una storia come quella tramandataci su Giuseppe e Maria. Una vicenda che profuma di un amore “superiore” sin dall’inizio e che, se non fossero uomo e donna veri, si rischierebbe di non credere, se non attraverso l’utilizzo delle lenti della fede. Adesso proviamo, invece, a liberarci per un attimo da tali logiche e a calarci in quell’uomo, Giuseppe, il quale non poteva altri essere che già un santo in pectore, sia per come siamo naturalmente configurati noi maschi (i quali di solito annaspiamo nell’incertezza emotiva e nella lacunosa incapacità di stringere rapporti saldamente duraturi), sia a causa del nostro super-io imperante. A quella famosa sicuramente non ci sarebbe passato nemmeno per l’anticamera della mente di identificarci nella scelta che oltre duemila anni fa fece Giuseppe. Quella cioè di “credere” oltre che a Dio ed al suo progetto divino, anche ad una donna umana e corporea, sua futura sposa, con in grembo un bambino diverso dagli altri e per giunta non suo. Parimenti a fronte di un comportamento che apparirebbe cozzare contro ogni naturale etica e logica della specie e che contribuisce ad elevare oltremodo il gesto a valenza addirittura immortale, il Vangelo sembra invece affidare a questo uomo così importante nell’economia del futuro cristianesimo, un ruolo defilato e quasi marginale. Se non fosse per qui pochi versetti che ce lo ripropongono all’attenzione nei cosiddetti Vangeli della Fanciullezza di Gesù. Veramente troppo poco, se si valuta la vicenda di Giuseppe col metro effimero dei calcoli umani. Auguri a tutti i papà.

MONTEPARANO (TA)

Da tempo immemorabile il 18 e 19 marzo hanno costituito per Monteparano, in provincia di Taranto, un appuntamento da non mancare, per godersi i tradizionali festeggiamenti che si svolgono in onore di San Giuseppe e che culminano nei tradizionali “fucarazzi”. Ma a Monteparano c’è molto di più. La ricorrenza, infatti, nei contenuti essenziali, è riuscita a mantenere ancora intatta sino ai nostri giorni le passate tradizioni di questo antico casale albanese le quali, a loro volta, rappresentano con molta probabilità un vero e proprio crogiolo delle culture paleo-cristiane (il cenacolo) e di vecchi riti pagani (festeggiare col fuoco l’arrivo della primavera).Nel peculiare banchetto devozionale riprodotto a Monteparano, che si tiene usualmente la mattina del 19 marzo, l’intero paese si stringe attorno alla tavolata ed attende l’arrivo dei commensali impersonati da cinque monteparanesi (i cosiddetti Santi), cioè Gesù, Giuseppe, Maria, Anna e Gioacchino. A capotavola siede il figurante di San Giuseppe il quale, col semplice gesto del battere la forchetta sul piatto, comanda la fine della breve degustazione della pietanza ed il cambio del cibo che si deve mangiare. Nella cittadina jonica, inoltre, resiste ancora la tradizione secondo la quale, alcune famiglie locali profondamente devote al Santo, allestiscono nella propria casa il cosiddetto “Altarino”, una sorta di scalinata rigorosamente rivestita di fini lenzuola bianche, luci, fiori sulle quali vengono esposte le portate preparate per l’occasione. Si va dalla “massa” con le cozze alla minestra di ceci o fagioli con il pepe, dal baccalà col sugo o fritto al purè di fave ed acciughe, ai lamponi, alle fette di arancia con il pepe ed alle gigantesche carteddate. Alcuni si cimentano anche con i maccheroni al miele e con le diverse forme di pane, molte delle quali con la tipica lettera G di Giuseppe. All’apice della scalinata devozionale, infine, è posta per la venerazione la statua o l’effigie di San Giuseppe, a volte rappresentato con la Madonna ed il Bambino. Caratteristica in questi luoghi è soprattutto la serata della vigilia, nella quale si può assistere alla scodellatura della cosiddetta “massa”, la tipica tagliatella fatta rigorosamente in casa, condita di olio, pepe e cozze, con rigorosa gestualità dalla più anziana della famiglia. In occasione della festa, inoltre, quest’anno  l’Associazione “Jazzebbanna” guidata dal presidente Pietro Balsamo, con il patrocinio del Comune di Monteparano,  presenta la mostra d’arte statuaria in cartapesta policroma “San Giuseppe custode del Divino”, unita alla collezione privata di immagini e strumenti antichi del maestro ebanista Giuseppe Solazzo di Francavilla Fontana(BR). La visita può essere effettuata nei locali della ludoteca “La Girandola” in via Trento n. 26, nei giorni 18-19 marzo a partire dalle 19.00.

Floriano CARTANI’

Popularity: 26% [?]

San Giuseppe, questo sconosciuto (nel web)

Posted by Barbara Fiorentini On marzo - 16 - 2010 ADD COMMENTS

di Barbara Fiorentini

Almeno per quanto riguarda il web, il padre putativo di Gesù, lo sposo di Maria viene abbastanza trascurato.
Passando in rassegna i siti web italiani scopriamo infatti che sono davvero poche le fonti dedicate al santo. Certo la scheda a lui dedicata su Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/San_Giuseppe)  è ricca e ben scritta. Contiene numerosi particolari anche iconografici e illustra anche le interpretazioni apocrife relative la figura di Giuseppe in rapporto a Gesù e a Maria. Infatti sono numerose le interpretazioni date dai primi cristiani alla presenza del santo nelle vicende evangeliche. Wikipedia evidenza tutte le posizioni e ne sottolinea il culto ufficiale, le pratiche devozionali, l’iconografia.
Nel portale Wikiquote (http://it.wikiquote.org/wiki/Giuseppe_(padre_putativo_di_Ges%C3%B9)) sono riportate le principali citazioni su San Giuseppe: quelle bibliche e quelle nei modi di dire popolari.
‘San Giuseppe, l’artigiano di Dio’: è un percorso alla scoperta del santo partendo dagli scritti di Santa Tersa d’Avila. Le preghiere, che cosa dicono i vangeli e come i documenti ufficiali della Chiesa citano Giuseppe. La main page è all’indirizzo www.sgius.altervista.org.
Interessanti sono anche le pagine che fanno capo all’indirizzo http://digilander.libero.it/monast/giuseppe/index.htm. Qui è possibile scorrere, pagina dopo pagina, tutta la vita e le opere di San Giuseppe, con precise indicazioni sul ruolo a lui affidato ufficialmente dalla Chiesa nei secoli.
Vi sono poi alcune pagine web brevi ma comunque interessanti per la sintesi che tracciano. Ad esempio possiamo citare la scheda riportata nel portale Santi e Beati (www.santiebeati.it): qui (www.santiebeati.it/dettaglio/20200) è possibile trovare anche un’utile traccia bibliografica per ulteriori approfondimenti.
Il portale Marie de Nazareth (www.mariedenazareth.com) dedica ampio spazio alla Sacra Famiglia e alcune pagine sono tutte per san Giuseppe e a quanto sappiamo con certezza di lui (www.mariedenazareth.com/12752.0.html?L=4). Soprattutto viene fatto riferimento ai fondamenti biblici delle informazioni.

Popularity: 70% [?]

Giuseppe, l’uomo che sognava

Posted by Sergio Scacchia On marzo - 16 - 2010 ADD COMMENTS

di Sergio Scacchia.
“Mi pregava con lo sguardo di non abbandonarlo…posai la mano sul cuore…i suoi occhi si bagnarono di lacrime e gemette forte…”.
Sono le parole di Gesù che racconta la morte di Giuseppe, in una delle fonti apocrife più famose al mondo. Parole ispiranti grandi pittori che hanno raffigurato gli ultimi istanti della vita del padre putativo di Cristo, come quelli di un essere semplice dall’umanità toccante e diretta.
Dio non gli permette di vedere neanche un miracolo del Figlio e, nonostante ciò, muore sereno e la devozione popolare lo incorona come “patrono della buona morte”, protettore dei moribondi.
La figura del santo è tratteggiata nei Vangeli solo in brevi citazioni di Matteo e Luca, nel Proto evangelo di Giacomo e in alcuni testi greci e d’immaginazione popolare che addirittura regalano leggende anche fuori luogo su quest’uomo discreto.
Una in particolare racconta di un ladrone morente che bussa alla porta del Paradiso, è cacciato da San Pietro per i terribili peccati commessi in vita e difeso proprio da San Giuseppe che minaccia di abbandonare il Paradiso se il Signore non lo accontenta, salvando l’anima del delinquente pentito.
Il culto per il patriarca, in Occidente, si sviluppa relativamente tardi, grazie a predicatori eccelsi come San Bernardino da Siena. Da quel momento nasce un crescente moto di devozione che culmina nella decisione di Pio IX di proclamarlo come patrono della Chiesa universale.
Giuseppe è l’uomo silenzioso che nel Vangelo non parla mai, ma nello stesso momento è anche l’obbediente a Dio che orienta la sua vita su flebili tracce dettate da sogni ricorrenti nei momenti più decisivi dell’infanzia di Gesù .
Capo della Sacra Famiglia, si pone al servizio del Cristo con una dedizione totale, assumendosi tutte le responsabilità dell’essere padre, rinunciando alle più legittime aspirazioni di un marito. Ecco perché diventa il modello ideale di uomo del Vangelo, di colui il quale, obbedisce docilmente alla volontà del Signore.
Con la sua vita regala una catechesi dell’umiltà, insegnando che per seguire il Cristo non occorrono cose grandi, ma solo virtù semplici, una vera e autentica carità.
Ovunque nel mondo, San Giuseppe è invocato in tante manifestazioni della vita: in Scozia, dove si prega nel suo nome per il bel tempo che genera buoni raccolti, in Sicilia, dove si organizzano banchetti per i poveri per sciogliere voti di buoni matrimoni. Patrono della famiglia, dei falegnami, degli artigiani, dei lavoratori in genere, San Giuseppe è particolarmente venerato in terra abruzzese.
A San Martino sulla Marrucina, non lontano da Guardiagrele, nel cuore del Parco Nazionale della Majella, è ancora usanza celebrare lo sposalizio di San Giuseppe con il Bambino in braccia incorniciato di fiori e la Vergine Maria di Nazareth, avvolta nel suo manto celeste.
Il sacerdote, che indossa la pianeta delle solennità religiose, celebra le simboliche nozze, tra folle di fedeli in raccoglimento e cantori e musicisti che cantano e suonano le strofe raccontanti la vita del santo. I fedeli toccano con le mani le statue degli sposi e ricevono i celebri confetti di Sulmona. Al termine della celebrazione, la processione diventa un vero e proprio corteo nuziale. Le statue sono portate a spalla per tutto il paese, tra lanci di fiori e caramelle. Nei giorni a seguire, ai piedi delle statue degli sposi santi, si benedicono i pani e il vino, rinnovando una delle tradizioni più antiche d’Abruzzo, quella dei ragazzi che si recano di casa in casa a distribuire le pagnotte, in segno di augurio per tutti gli abitanti del paese.

Popularity: 27% [?]

L’omaggio di Giovanni Paolo II a San Giuseppe

Posted by michelangelo On marzo - 15 - 2010 3 COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Alcuni anni fa Benedetto XVI per descrivere l’esperienza della preghiera cristiana utilizzò l’immagine del “silenzio interiore” riferendosi alla figura di San Giuseppe, che la Chiesa ama invocare come “Custode del Redentore”. «Il suo è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità ai voleri divini. In altre parole, il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione. Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all’unisono con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con gli avvenimenti della vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza» (Benedetto XVI).

Sarebbe sbagliato considerare lo sposo di Maria una presenza marginale nella vita e nella crescita educativa di Cristo. Giuseppe è chiamato – insieme alla Madre di Dio – a custodire e a crescere il Figlio di Dio attraverso un personalissimo atto di obbedienza. E’ proprio con Giuseppe che noi possiamo essere aiutati a comprendere fino a che punto può spingersi Dio nel chiedere alle sue creature di diventare completamente disponibili alla Sua volontà.

Per i componenti della Sacra Famiglia la parola obbedienza e la parola orazione sono diventate palesemente il motivo della loro unità. Cristo, obbediente fino alla morte, si fa carne e va ad abitare in una famiglia umana dove il buon Dio volle che la parola obbedienza fosse da subito riconosciuta come esplicita volontà divina. Giuseppe e Maria potremmo definirli, dunque, contemplativi per vocazione. Diceva Teresa d’Avila: «Chi non avesse maestro da cui imparare a far orazione, prenda per guida questo Santo glorioso, e non sbaglierà»; e ancora: «Non mi ricordo finora di averlo mai pregato di una grazia senza averla subito ottenuta».

Si racconta anche della grande devozione che Madre Teresa di Calcutta nutriva nei confronti di San Giuseppe; essa lo considerava il compatrono della congregazione delle Suore Missionarie della Carità da lei stessa fondata. Tutte le volte che Madre Teresa ne invocava l’aiuto il Santo Patrono non mancava di risponderle, e quando l’aiuto tardava a venire Teresa di Calcutta – talmente grande era la confidenza che la legava al Santo – poneva la statuetta di San Giuseppe “in castigo”, con il volto rivolto verso il muro.

A tutti è nota la particolare devozione che Giovanni Paolo II nutriva nei confronti del carisma carmelitano. Spesso Papa Wojtyla ricordava nei suoi scritti i benefici spirituali che il carisma del Carmelo gli aveva offerto durante la sua crescita vocazionale. Sappiamo anche che Papa Wojtyla portava sempre con sé lo Scapolare del Carmine a cui era consacrato, ma c’è un altro particolare, forse meno conosciuto, che conferma l’attenzione spirituale che legava Giovanni Paolo II alla storia carmelitana. Karol Wojtyla, infatti, il 16 ottobre 2003, con un atto ufficiale regala al convento del suo paese natale Wadowice fondato dal santo carmelitano Raffaele Kalinowski (dove da giovane, il Papa, si recava spesso a pregare) il suo anello papale perché possa decorare il quadro di San Giuseppe presente in quel convento. Giovanni Paolo II era molto devoto alla figura del S. Patriarca di cui portava il secondo nome (Karol Józef Wojtyła era il nome di battesimo del Pontefice) e che Wojtyla riconosceva come secondo Patrono del suo Battesimo, pregandolo devotamente “ogni giorno”.

Nel testo della Bolla Pontificia di Giovanni Paolo II si legge, infatti: “[…] Nella mia città natale san Giuseppe, il secondo Patrono del mio Battesimo, elargisce la sua protezione sul Popolo di Dio dalla chiesa dei Carmelitani Scalzi “sulla Collina”, nella quale è venerato nel quadro dell’altare principale. Grato al solerte difensore di Cristo per la sua protezione, […] offro nell’anno del venticinquesimo del mio Pontificato l’anello papale per la decorazione del quadro di Colui che nutriva il Figlio di Dio, venerato nella chiesa carmelitana wadowicese. […] Che questo anello, simbolo dell’amore sponsale, che verrà imposto sulla mano di san Giuseppe nel quadro di Wadowice, ricordi ai suoi cultori, che il Capo dell’Alma Famiglia è “l’uomo «giusto» di Nazaret che possiede soprattutto le chiare caratteristiche dello sposo, il quale rimase fedele sino alla fine alla chiamata di Dio (…) e fu depositario dello stesso amore, per la cui potenza l’eterno Padre «ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo»” (Redemptoris Custos, 1, 17-18). E Carmelitani Scalzi, custodi fedeli della chiesa di Wadowice, accettando la mia gratitudine per tutto quello che dalla mia stessa infanzia ricevetti dalla scuola carmelitana di spiritualità, vogliano sull’esempio della loro santa Madre Teresa di Gesù contemplare in san Giuseppe il modello perfetto dell’intimità con Gesù e con Maria, Patrono della preghiera interiore e dell’infaticabile servizio ai fratelli (cfr. Vita, 6,6-8; 32,12)”.

Popularity: 45% [?]

Assisi. La Tenda del Risorto.

di Marilena Marino La Chiesa di Dio che è in Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, memore del comando del suo [...]

Cinema e religioni a Trento e Cannes (passando per Buddha)

“Viaggi della fede. Viaggi della speranza”: è questo il tema dell’edizione 2010 (la tredicesima) di Religion Today Film Festival, che [...]

Essere straordinari nell’ordinario: la semplice eredità di don Luigi Monza.

1.200 persone hanno assistito alle 3 repliche di “…scrivi: «Amore»” , lo spettacolo ispirato al messaggio del Beato Luigi Monza. [...]

MAGGIO, MESE DELLA MAMMA

da Mariangela Musolino FEDERAZIONE UMBRA MOVIMENTO PER LA VITA comunicato stampa – 6 maggio 2010 MAGGIO, MESE DELLA MAMMA: IL [...]