Saturday, May 19, 2012

Qualcuno che stia dalla nostra parte!

Posted by michelangelo On maggio - 19 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Il movimento generato dall’evento della Pentecoste (che sancisce l’inizio ufficiale della Chiesa) è simile (per usare una immagine cara al teologo svizzero von Balthasar) ad una “trasfusione di sangue”. Dio, infatti, dona il suo Spirito agli uomini, qualcosa del suo «io» entra nelle vene del nostro «io». Non si tratta di un elemento corporeo ma spirituale, un elemento appartenente a Dio stesso ed estraneo all’uomo, un elemento divino. L’amore di Dio, così, il legame intimo tra il Padre e il Figlio si fondono nella persona dello Spirito Santo effuso nella Chiesa come dono esclusivo di un dio la cui principale caratteristica è quella di essere “Comunione di Persone”.
Cinquanta giorni dopo la resurrezione di Cristo, dunque, gli Apostoli, rigenerati dalla pienezza dello Spirito Santo, comprendono che la “Grazia di Dio” non è un semplice concetto spirituale che li avvicina un po’ di più al Signore ma un “luogo” dove Dio ha scelto di continuare ad abitare. “Noi siamo entrati nello spazio intimo di Dio, quasi nella sua eterna autocoscienza, per così dire, là dove egli conosce e sa delle sue profondità e dei suoi segreti” (Von Balthasar). Questo – afferma San Paolo (in 1Cor 2, 9-12) – è ciò che “nessun occhio ha mai visto e nessun orecchio ha mai udito”, questo è ciò che “Dio ha preparato a coloro che lo amano… rivelato per mezzo dello Spirito”.

A proposito di Spirito Santo leggo, tra gli scritti del Santo Curato d’Ars, una interessante descrizione circa l’identità della terza Persona della Trinità: “Il buon Dio, mandandoci lo Spirito Santo, si è comportato con noi come un grande re che incarica il suo ministro di guidare uno dei suoi sudditi dicendogli: «Accompagnerai quest’uomo ovunque, e lo ricondurrai a me sano e salvo»”.

Nel Vangelo dell’apostolo Giovanni leggiamo, infatti: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore [Parákletos, ndr] perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi» (Gv 14, 16-18); e ancora: «Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14, 26).

Questo è il compito (se così possiamo esprimerci) del “Paraclito”; Colui che prende le nostre difese, l’avvocato, il mediatore di ogni uomo. “Parákletos”, infatti, significa: “colui che è invocato” (da para-kaléin, “chiamare in aiuto”), e dunque “il difensore”, “l’avvocato”. A tal proposito ricordiamo che nella nuova edizione del Lezionario liturgico della Chiesa italiana il termine “Consolatore” è stato sostituito – con l’intento di esplicitarne ed ampliarne il significato – con il termine “Paraclito”.

“Questo termine – affermava Giovanni Paolo II – ci permette di cogliere anche la stretta affinità tra l’azione di Cristo e quella dello Spirito Santo, quale risulta da una ulteriore analisi del testo giovanneo. Quando Gesù nel Cenacolo, alla vigilia della sua Passione, annuncia la venuta dello Spirito Santo, si esprime così: “Il Padre vi darà un altro Paraclito”. Da queste parole si rileva che Cristo stesso è il primo paraclito, e che l’azione dello Spirito Santo sarà simile a quella da lui compiuta, costituendone quasi il prolungamento. Gesù Cristo, infatti, era il “difensore” e lo rimane. Lo stesso Giovanni lo dirà nella sua prima lettera: “Se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato (Parákletos) presso il Padre: Gesù Cristo giusto” (1 Gv 2, 1). L’avvocato (difensore) è colui che, mettendosi dalla parte di coloro che sono colpevoli a motivo dei peccati commessi, li difende dalla pena meritata per i loro peccati, li salva dal pericolo di perdere la vita e la salvezza eterna. Gesù Cristo ha compiuto proprio questo. E lo Spirito Santo viene chiamato “il Paraclito”, perché continua a rendere operante la Redenzione con cui Cristo ci ha liberati dal peccato e dalla morte eterna” (Giovanni Paolo II, Udienza Generale,  24 maggio 1989).

C’è Qualcuno, dunque, che sta dalla nostra parte!!!

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Nuovo sito web per la Diocesi di Concordia-Pordenone

Posted by Matteo Maria Giordano On maggio - 17 - 2010 ADD COMMENTS

La Diocesi di Concordia-Pordenone risponde concretamente all’invito della Chiesa Italiana di abitare stabilmente il cyber-spazio ed il continente digitale, lanciando il suo nuovo sito proprio in occasione della 44^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Lo fa allineandosi pienamente ai parametri della CEI, utilizzando le tecnologie più attuali, impiegando strutture, linguaggi e strumenti del web 2.0, avviando quel processo di pastorale nel mondo digitale, indispensabile per la missione evangelizzatrice della Chiesa moderna.

Il nuovo sito diocesano si presenta completamente rinnovato nella sua veste grafica e fin dalla sua homepage delinea un carattere fortemente comunicativo: il videomessaggio di benvenuto del Vescovo, Mons. Ovidio Poletto, l’utilizzo di immagini, banner, colori ed un’intera colonna dedicata alle news dagli uffici diocesani ed ai media cattolici locali e nazionali danno grande dinamicità alla pagina principale.

È stata predisposta un’area riservata per l’apprendimento a distanza, accessibile con account e password riservati e la completa integrazione agli standard del web 2.0 garantisce la massima accessibilità e cross-medialità dei contenuti.

La piattaforma web su cui poggia il sito è estremamente flessibile e permetterà a parrocchie, associazioni, movimenti, istituzioni e uffici diocesani di realizzare e gestire propri siti web indipendenti, all’interno della medesima piattaforma. Si tratta di un’importante novità che garantisce uniformità e coordinamento d’immagine oltre che un elevato tasso di controllo a livello di amministrazione.

Il sito è il frutto di un lungo lavoro di ricerca e di ascolto delle esigenze di chi abitualmente fruisce dell’interfaccia web della Diocesi. È ovviamente rivolto a tutti, esperti e meno esperti della Rete, ma certamente strizza l’occhio ai più giovani affinché sentano che la Chiesa di oggi non è lontana dal loro mondo, ma è una Chiesa che sa parlare il loro linguaggio, che sa abitare i loro spazi e che sa veicolare i propri contenuti attraverso gli strumenti che loro abitualmente utilizzano.

www.diocesi.concordia-pordenone.it

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A terra rannicchiati!

Posted by michelangelo On maggio - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Io cominciai: «Maestro, quel ch’io veggio
muovere a noi, non mi sembian persone,
e non so che, sì nel veder vaneggio».

Ed elli a me: «La grave condizione
di lor tormento a terra li rannicchia,
sì che i miei occhi pria n’ebber tencione

Purgatorio, canto X, 112-117

Io cominciai a dire: «Maestro, quelle che vedo muoversi verso di noi non mi sembrano persone, e non so che cosa siano, tanto inutilmente guardo». Ed egli a me: «La grave qualità del loro tormento li fa rannicchiare fino a terra, tanto che prima anche i miei occhi restarono incerti se quelle fossero o non fossero persone».

E’ l’immagine della pena che Dante riserva ai superbi nel decimo canto del Purgatorio della Divina Commedia. Per aver mostrato arroganza e alterigia nella vita, i superbi sono costretti a portare (secondo l’inesorabile legge del contrappasso) un enorme masso sulle proprie spalle e a guardare il volto di coloro che invece nella vita furono umili; così, chi in vita aveva guardato gli altri dall’alto al basso adesso si ritrovava rannicchiato su se stesso e schiacciato da un pesantissimo macigno per espiare il grave peccato della superbia.

Mi trovo profondamente d’accordo con il famoso scrittore francese Honoré De Balzac che a tal proposito (in pieno ottocento!!!) affermava: “La malattia del nostro tempo è la superbia. Ci sono più santi che nicchie”. Parole che, nonostante tutto, riescono a fotografare con estrema nitidezza persino il nostro tempo! Potremmo addirittura, per essere ancora più moderni, considerare la superbia una “moda” piuttosto che una malattia. Sono infatti pochi coloro che guardano al primo dei sette vizi capitali come ad un terribile cancro interiore.

L’essere superiore a qualcosa o a qualcuno, o peggio ancora il “sentirsi” superiore, è una affascinante prerogativa per chi è capace di amare soltanto se stesso e i propri interessi! Ciò che mi preoccupa di più è però il progetto culturale che ruota attorno alla superbia.

Puoi far crescere i tuoi figli, per esempio, facendogli credere che tutto gli appartiene perché il mondo e i suoi abitanti sono lo sgabello dei loro piedi; tanta gente (soprattutto a lavoro) ama essere adulata e osannata come un imperatore. “Persino quando si è sul banco degli accusati, – affermava Albert Camus – è sempre interessante sentir parlare di sé”. L’uscere in servizio al municipio crede talvolta di essere il Sindaco; ma anche in un qualsiasi ufficio pubblico o sanitario c’è sempre un impiegato o una capo sala che gestiste (illegalmente) “il potere” di farti attendere più del dovuto, perché magari hai chiesto una informazione in più o per una semplicissima ed epidermica antipatia!!!

Già, è proprio quello strano “potere” (un potere qualsiasi purché sia capace di dominare e schiacciare l’altro) che acceca l’uomo e lo irretisce con deliri di onnipotenza. I problemi diventano poi più complessi quando uno solo di questi uomini crede di essere dio stesso!

«Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini» (Rm 12, 16-17)

«Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia» (Gc 4, 6)

«Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1, 52)

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CALCIO E PSICOLOGIA – INTERVISTA A FELICIANO DI BLASI

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 13 - 2010 ADD COMMENTS

INTRODUZIONE

Feliciano Di Blasi è il ‘braccio destro’ di Mauricio Pochettino, allenatore dell’R.C.D. Espanyol, squadra della Primera Division della Liga spagnola.

L’allenatore psicologo che affianca l’allenatore tradizionale è oramai una realtà del calcio da parecchi anni, si può risalire tranquillamente agli anni ottanta. Nel nostro Paese una squadra all’avanguardia per quanto concerne la psicologia applicata al calcio è stata il ‘Milan’, di questa società sportiva Feliciano Di Blasi parla con molto rispetto. Ricordiamo che il dott. Di Blasi prima di collaborare con il ‘Paris Saint Germain’ e da alcuni anni con l’R.C.D. Espanyol ha lavorato in molte società calcistiche italiane. Proprio quando collaborava con l’Udinese si è laureato in Psicologia all’Università di Rijeka (l’italiana Fiume). In seguito Feliciano ha conseguito il dottorato e il Master in Psicologia negli Stati Uniti.

Considerato l’interesse che molti appassionati di calcio hanno nei confronti dell’allenamento psicologico abbiamo chiesto al dott. Feliciano Di Blasi un’ulteriore intervista, concernente la sua professione di psicologo dell’R.C.D. Espanyol, mi sono recata a Barcellona ed in una giornata di grandi impegni, il dott. Di Blasi è stato gentile a trovare il tempo per Nobell.it.

INTERVISTA AL DOTT. FELICIANO DI BLASI – 24 APRILE 2010

Quando ha iniziato con la sua attività di allenatore psicologico nelle Società calcistiche?

Ho iniziato verso la fine degli anni ottanta all’Udinese calcio.

Lei ha studiato psicologia in una città mitteleuropea e propria nella mitteleuropa è nata questa scienza.

Sì, ho studiato all’Università di Rijeka, città italiana fino alla II guerra mondiale.

Già, l’italiana Fiume, di D’Annunziana memoria … .

Il Master lo ha conseguito negli Stati Uniti, vantaggi e svantaggi dei metodi di insegnamento statunitensi?

Il vantaggio è che si inizia dalla pratica per passare poi alla teoria e questo metodo semplifica di molto l’apprendimento. Lo svantaggio è che gli americani sono assai settoriali, per cui lo psicologo americano non ha una cultura universitaria a 360°.

E’ esattamente così anche per la Fisica, partire dalla pratica aiuta moltissimo.

Secondo Lei, quali società calcistiche sono state all’avanguardia per quanto riguarda la psicologia abbinata al calcio?

Io credo che l’Italia, ed in particolare il Milan, siano sempre stati all’avanguardia. Ricordo che al Milan io ho potuto fare un buon lavoro assieme al prof. De Michelis.

Nella conferenza che Lei ha tenuto all’Università di Barcellona, ha detto che i metodi relativi al modulo, alle strategie, alla tecnica, ecc. non hanno un grande margine di miglioramento. Le ‘strategie psicologiche’ sono appena agli inizi e attraverso questi studi si può fare molto per migliorare la qualità di gioco del calciatore e la coesione della squadra.

Il training psicologico è molto articolato e complesso. In parole semplici posso dirle che innanzitutto teniamo sotto controllo lo stress con periodici controlli ormonali. Attraverso la visualizzazione dei problemi il calciatore trae notevole vantaggio al fine di un ottimale equilibrio psicosomatico. La visualizzazione aiuta il calciatore ad eliminare il sovraccarico di stress. Con la visualizzazione si fa prevalere quanto è positivo su ciò che è negativo. Ovviamente l’apprendimento di nuove tecniche e strategie proposte dall’allenatore viene reso più veloce dal potenziamento cognitivo. Bisogna, inoltre, tener presente che può non essere facile per un calciatore gestire lo spazio-tempo, e, soprattutto gestirlo assieme al gruppo, pertanto con l’allenamento psicologico si lavora tantissimo per migliorare questa indispensabile abilità.

In certi casi particolari vengono coinvolte anche le famiglie dei calciatori?

Abbiamo lavorato parecchio con le famiglie quando ero al ‘Paris Saint Germain’, era stato elaborato un programma ben preciso. L’R.C.D. Espanyol coinvolge le famiglie solo in casi di estrema necessità e gravità.

Mi ha colpito molto il rendimento positivo di Osvaldo.

Siamo molto soddisfatti della presenza di Osvaldo in squadra. Non dimentichiamo che a inizio campionato l’Espanyol aveva una grande difficoltà a realizzare, da quando è arrivato Osvaldo abbiamo un attacco senza dubbio più incisivo. E’ un calciatore di grande talento, il suo inserimento nel gruppo è sempre stato molto buono. Osvaldo è convinto, motivato ed abbiamo i risultati, finora ha segnato sei goal.

Quando ci siamo incontrato in gennaio qui, alla sede dell’R.C.D. Espanyol, l’allenatore Mauricio Pochettino mi aveva detto che durante tutto il campionato 2009/10 la priorità sarebbe stata data al ‘progetto salvezza’ e per il campionato 2010/11 avreste elaborato un programma molto interessante, per portare l’Espanyol in zone più alte della classifica. Ora siamo alla fine del campionato 2009/10, il ‘progetto salvezza’ si è realizzato esattamente come Voi avevate previsto?

Mancano ancora delle partite per la fine del campionato, però credo di poter dire che abbiamo lavorato e stiamo continuando a lavorare con grande tenacia, cercando di dare tutti quanti sempre il meglio di noi stessi.

Auguri a tutti Voi.

Grazie.

Daniela Asaro Romanoff

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