Saturday, May 19, 2012

Le bende, fragilita’ di Dio

Posted by marilena marino On aprile - 15 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Il primo pensiero di fragilita’ puo’ essere ricollegato, per un atto di assoluta tenerezza e amore, allo stesso Dio, nostro unico e onnipotente padre, buono e misericordioso, che non resistendo da solo a godere dei suoi infiniti progetti che aveva in mente di regalare all’ uomo, si fa quasi violenza e solo per bonta’, considerando anche follia mettere al mondo un individuo libero, crea la donna e crea il suo compagno: niente di cosi’ scontato e banale, pensando che nostro Signore bastava gia’ a se’ stesso e che nella sua onniscenza poteva persino intravedere la nostra primordiale caduta!

Ma lui che non si batte mai per generosita’, gia’ rischia per primo e con una pennellata di incredibile fantasia, ecco che la creazione si fa spazio nell’ increato e appare un primo abbozzo di gragilita ” creaturale” nei primi due esseri viventi della storia, depositari, nonostante tutto di una fragile finitezza, tant’ e’ vero che con la loro liberta’ mettono fine alla loro stessa dignita’, confermando proprio il loro limite.
La conseguenza di oltrepassare questo limite, si perpetua nella storia, cosicche’ lo ritroviamo di pari passo in ogni gesto anche di tutti i giorni, dovendo sempre scegliere tra il bene e il male, facendo strenuamente i conti con la sottile e diabolica concupiscenza che il fomite del peccato originale ha lasciato in noi, povere e deboli creatura umane.

IL ” fragile” gesto di portare il peso della storia dopo l’ allontanamento dal suo creatura, torna ad essere redento da chi piu’ fragile non poteva farsi e da chi piu’ piccolo non poteva apparire: Gesu’ di Nazareth, il piu’ bello dei figli dell’ uomo che segna l’ alba della nostra salvezza scegliendo un inconfondibile e sconvolgente modo di apparire nel mondo: la famiglia di un falegname e di un umilissima donna di un’ anonimo paseUn fragile bimbo giace in una spelonca e una ruvida paglia gia’ segna il limite di non aver trovato posto in una comoda stanza d’ albergo, e mentre la sua stessa fragilita’ ‘getta gia’ scandalo nel cuore di Maria che si chiedeva che senso avesse tutto questo nel suo cuore, dopo che l’ angelo le aveva annunciato che sarebbe stato un ” grande” per la casa d’ Israele, quella medesima poverta’ lo nasconde a Erode, il superbo della terra e lo ripara dal perfido genocidio degli innocenti.
La fragilita’, come possiamo notare, comincia ad apparire, dunque, gia’ una spada di contraddizione per noi tutti uomini, tutti piu’ o meno segnati da essa: da una parte ci sentiamo deboli, dall ‘ altra vincitori e protetti, grazie proprio al limite, che mentre sembra fare di noi degli ” sconfitti della storia”, ci nasconde alla superbia della stessa vita che si ritorce contro noi, quando varchiamo, per assurdo, la nostra stessa finitudine! Per dare un ‘ adeguata ” chiave di lettura” allo scandalo di questa fragilita’ , non possiamo non interpretare il limite, esulando dalla Croce stessa di Nostro Signore, la cui morte in croce fu , appunto, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, ma salvezza per coloro che vi credono, giacche’ dalle sue pighe siamo stati guariti e nelle sue piaghe egli ci nasconde, quando il mondo stolto e superbo come quella volpe di Erode, ci perseguita e vuole ucciderci, non sapendo e neanche immaginando che proprio la Croce, la nostra sofferenza e la nostra fragilita’, e’ l’ albero della nostra salvezza, il pilastro dell’ universo, il letto d’ amore dove ci ha sposato il Signore Risorto, la Gloria che nessuno ci puo’ togliere, il luogo dove il diavolo non immagina neanche che li’ troviamo riparo, rifugio, perche’, come poteva pensare lo stesso popolo di Gesu’ che la potenza di Dio si sarebbe potuto incarnare in un povero figlio di falegname, giacche’ mai niente di buono puo’ venire da Nazareth, giacche’ proprio il superbo non accetta la stessa incarnazione e pensa che il figlio di Dio non puo’ stare in una persona che ha il volto della sofferenza.
Poiche’ il mondo con tutta la sua stoltezza non ha conosciuto Dio, ecco perche’ e’ Vitale: predicare Cristo e Cristo Crocefisso, dove si manifesta unicamente la bonta’ di Dioe che ci mostra la debolezza come una forza, la fragilita’ come volto di cui non bisogna vergognarsi!
Solo guardando a lui, la fragilita’ puo’ essere trasfigurata e redenta, anzi di piu’ !!
Come dice S Paolo: quand’ e’ che sono debole, e’ li’ che sono forte!!
Perche’ dice questo?! E’ vero che , come S Teresa, noi siamo niente piu’ il peccato, ma e’ vero anche che: ” Mi vantero’ ben volentieri della debolezza di Cristo, affinche’ dimori in me la sua potenza
Dice cio’ l’ Apostolo, perche’, nonostante avesse una spina nella carne( anche questa e’ fragilita’), per non montare in superbia per la grandezza delle rivelazioni, lui aveva fatto proprio il concetto di Croce, vi era ” entrato dentro”, e aveva compreso che senza la Croce nessuno si puo’ salvare, senza piu’ la sofferenza, il mondo, volendo solo scappare dalle strettoie che il dolore e il limite di un dolore procura, va verso il non senso della stessa vita e la stessa fragilita’ che lo segna per ricondurlo alla casa del Padre, e’ motivo di fuga e insofferenza: non ha sperimentato adamo, tanto tampo fa qual’ e’ stato il limite in cui si e’ posto, quando ha voluto farsi come Dio?
E allora adesso perche’ vuole andare per quegli stessi sentieri, rinnegando la Croce, la propria storia, la stessa fragilita’, essenziale per la nostra salvezza, che deve essere per forza accettata, anzi, portata anche quasi come vanto, e mostrata senza motivo di vergogna, e per di piu, offerta, se vogliamo rendere nella nostra viat questa Croce gloriosa e salvifica anche per gli altri!!
Ma torniamo un passo indietro e riprendiamo il discorso ripartendo da quella stalla, da quel bambino gia’ perseguitato e avvolto dai panni di questa debolezza; non vedi quanta coerenza in Gesu’, che ti mostra come attualizzarla, quenso senso di sofferenza che accompagna il limite? Ancora, dopo aver mostrato al mondo di oggi come in quei fragili bambini uccisi da Erode possono specchiarsi i figli di oggi, vittime di soprusi, violenze, pedofilie, lui continua sempre lo stile del povero fragile crocefisso, assumendo su se’ medesimo il limite;
tante volte ci capita di guardare alla fragilita’, con atteggiamento di o troppo sentimentalismo e di pena o di frustrazione o, peggio, non dandogli un nome preciso: questo nome e’: la Croce!
Che sia un senso di inadeguatezza, che sia un difetto fisico, un’ in fanzia difficile, una morte, un disagio affettivo, una lettura ingarbugliata della nostra vita, il termine piu’ azzeccato per l’ identificazione della fragilita’ , si chiama Croce, perche’ alla sua chiave di lettura, di assimilazione al messaggio cristiano, solamente possiamo e dobbiamo vedere, senza confonderci, il segreto per vivere, soffrire, amare, essere gioiosi e uomini risorti e non bastonati dalla storai!
Gesu’ Cristo attira tutti a se’ dalla Croce e ci da’ una chiave di lettura della nostra vita che non possiamo delegare a nessun altro, ne’ a psicologi, ne’ a filosofi, ne a mentalita’ del nostro secolo!
Quando venne la pienezza dei tempi, Cristo, in un atto ancora di commovente piccolezza, umilio’ se stesso, e non considerando un tesoro geloso la sua uguaglianza con io, passo’ dalla fragilita’ della stalla, alla fragilita’ del legno del patibolo che, allora, gia’ non puo’ essere chiamata piu’ fargilita’, ma Croce, disagio, dolore, malattia e infine, morte.
Sicuramente fa orrore la malattia e produce un senso totale di impotenza e diventa motivo di scandalo prima con se’ stessi quando, non puoi contare piu’ sulle tue forze o sulla tua intelligenza, o altro……………
In una societa’ anche che non ti aiuta nemmeno a capire il senso del dolore e nella quale, per vincere devi sempre dimostrare di valere, di contare, di essere il primo della fila, se no non sei nessuno, chi volete che guardi alla nostra fraglita’?
Tutt’ al piu’ potrai generare compassione!
E guarda che invece Dio, l’ Onnipotente, si e’ inventato un modo cosi’ debole per rappresentarsi! Lo stesso suo popolo non sopportava l’ idea di un Dio sconfitto!!
E noi?! Non siamo lo stesso?! Non ci scandalizziamo della sofferenza? Questa fragilita’ non esige soluzioni, alternative che ci portino lantano dal senso di fallimento che accompagna con forza la fragilita’ di ognuno?!!
La voglia di vita e di sopravvivere e’ molto forte nell’ uomo e questo ha comunque una radice anche cristaina e non solo che si ritrova nell’ istinto degli animali che lottano ferocementa per vivere: Dio stesso non ha creato la morte, ma la vita, perche’ egli stesso ama la vita!
Il diavolo e’ entrato nel mondo per invidia dell’ uomo e lo stesso decadimento fisico e le malattie, non sono una punizione di Dio per l’ umanita’: Cristo stesso e’ salito su quell’ albero del Paradiso dove adamo allungo’ la morte, per prender su di se’ quella caducita’ mortifera generata dalla scelta di eva e adamo di essere come Dio !
Quale immensa sapienza ripartire da quella fragilita’ per assumere lui la fragilita’ e mostrare a noi, se accettiamo cio’ come verita’, che questa fragilita’ e’ stata sconfitta, redenta, glorificata, offerta!!
Quale sconfitta il demonio stesso ricevette dall’ ignominia di questa fragilita’ inchiodata dalla sofferenza di vedere annullata la potenza della vigoria della carne!!
Non pensava certo, il signore dell’ orgoglio, che Dio lo avrebbe vinto con la stessa arma con cui circui’ l’ uomo del paradiso:la fragilita’, la finitudine e la debolezza!!
Capite quale amore dobbiamo allora mostrare verso la fragiliata’?
E non solo compassione!!
Ecco perche’ S Paolo dice di portare sempre il morire di Gesu’ dentro noi, affinche’ sia manifesta in noi la sua resurrezione!!
Vantiamoci di questi vasi di creta che siamo, noi uomini, con tutta la nostra fragilita’, giacche’ portiamo il tesoro della croce e la sublimita’ dell’ amore della Croce si possa vedere, perche’ non moriamo nelle difficolta’ della vita, anzi, Dio sceglie cio’ che nel mondo e’ dedole e fragile per confondere i sapienti!!!!
Qual’ e’, ancora, la sapienza del mondo che ci vuole confondere e nascondere il vero valore che dobbiamo dare all Croce, alla fragilita’?!?
E’ in vigore in questi ultimi tempi, una certa corrente di ” pensiero debole”, che non e’ affatto la debolezza di cui stiamo parlando, ma e’ esattamente una specie di stoltezza di pensiero che vorrebbe togliere vigore alla vitalita’ di pensiero che invece l’ uomo ha sempre ha sempre avuto e che troppo fatalisticamente demanda al suo vicino e, in maniera piu’ magica, al contesto sociale in cui vive.
Abbiamo davanti un mondo che puo’ vantare una certa agiatezza di costumi, opulenza, e un altro dove la fantasia, l’ originalita’, la voglia di lottare e il senso del sacrificio e della fatica e’ scansato: parlano di un volto triste e annoiato, di una luce opaca e uniforme che si riflette su tanti volti di tanti giovani che, lungi dal voler uscire allo scoperto individualmente, si arrendono con apatia a schemi di vita omologati e uguali;
stesso modo di vestire, stesso modo di parlare, di pensare, di agire……..
video-parlare, video-comunicare-video-amare-video-soffrire??!!
Omologazione delle comitive e delle masse, dove tante volte un gesto di un singolo fa da specchio di imitazione di altri, nel bene, ma tante volta nel male, come il caso di tanta messe nere, riti satanici, assalti di gruppo, che, per mancanza di cultura, di interessi a valori alti e ideali mancanti, si votano al piu’ basso identikit d’ ignoranza e sotto-cultura!
La diffusione del messaggio cristiano e’ indice di civilta’ e progresso culturale, che frena il dilagare dell’ iniquita’ e dona limpidezza a qualsiasi forma di vita; se togliamo alla societa’ la Croce, ecco ritornare il paganesimo, la sotto cultura, la magia, l’astrologia, la violenza, il fai da te: se non c’ e’ Dio c’ e’ l’ uomo, lasciiato pero’ in balia dei suoi istinti e della sua anche fragilita’ che fa davvero paura senza la lettura della Croce, che appare solo un mostro da cui scappare!!
La secoralizzazione e i fenomeni mediatici cosi’ diffusi, danno un senso di potere all’ uomo, che, ergendosi a Babele, non trova piu’ nella fede il suo rapportarsi e persino la sessualita’, come ha detto ultimamente il papa Benedetto XVI, passa rapidamente da agape a eros, mettendo una discriminante costante nelle proprie scelte di vita: tutto e’ lecito, tutto si puo’ fare, quindi la sofferenza e la negazione del piacere appare sempre piu’ forte una scandalosa pietra d’ inciampo che deve essere frettolosamente tolta dai pedi.
Il vero problema di oggi, forse da sempre, e’ la rivisitazione della cultura del Vangelo di Cristo nella societa’, che’ puo’ tornare ad essere civilta’ dell’ amore solo se la fragilita’ umana assume dimensione cristologica;
fare esperienza forte della gratuita’ del perdono di Cristo nei nostri confronti e del suo amore per noi che ci ama come siamo, senza niente in cambio, soprattutto quando eravamo peccatori, puo’, intanto, farci accettare molto la nostra debolezza e capirla meglio negli altri.
S Francesco ci svelo’ che, quando inizio’ a fare penitenza per i suoi peccati tra i lebbrosi, cambio’ in dolcezza l’ amarezza di baciare la stessa fragilita’ in persona: Gesu’ in quel pezzente malato che lo condusse per vie ancora piu’ illuminanti quando si innamoro’ perdutamente di Madonna poverta’, per aver colto proprio nella fragilita’ piu’ assoluta del Crocefisso di S Damiano il messaggio redentivo della Croce!!
Occorre la luce del Mistero Pasquale per poter entrare davvero nella Resurrezione dell’ umana fragilita’!
L’ ultima parola della sofferenza e della profonda discesa nella morte che insieme alla fragile condizione della carne siamo tutti chiamati a fare, ha una sola svolta: la Resurrezione e non la fine di tutto, come il mondo vuol farci credere!
Nelle acque del battesimo Cristo ha vinto la morte ed e’ stato tirato fuori dalla sofferenza e dal peccato, avendo ricevuto dal Padre lo Spirito del Risorto che cammina e non affonda nella morte!!
In Cristo anche noi troviamo, innestati corporalmente con lui, questo Spirito che trasfigura la debolezza, togliendo alla paura che ne avevamo, il pungiglione, attraverso cui il demonio, prendendo spunto dalla legge, vuole continuare a incuterci paura e a dirci che Dio, attraverso quella sofferernza e fragilita’ ci ha fregati e vuole solo la nostra fine!!!
Per questo possiamo guardare con fiducia alla Croce e , dal momento che anche noi col Battesimo abbiamo ricevuto questo Spirito e insieme l’ unzione a re, sacerdoti e profeti, dobbiamo gridare alla fierezza della Croce, dobbiamo sfruttare anche il dono che Dio ci fa, attraverso la nostra fragilita’, il regalo di offrire, oltre che compatire, il dolore, per gli altri uomini, anche e soprattutto per coloro che negano o bestemmiano la Croce , non riconoscendo in essa la stessa presenza di Dio.
Penso, a questo punto, di inserire la figura della Vergine Maria per dare una proposta concreta al quesito su quale debba essere lo stile kenotico del Cristiano;
ne abbiamo parlato, dal momento che abbiamo detto con forza gia’ che non c’e’ difesa della fragilita’ se essa non viene assunta dalla Croce e che nel battesimo ogni cristiano trova il suo stile kenotico, che poi e’ lo stile anche di Maria;
pensiamo anche all’ aspetto della fragilita’ femminile nelle storia, ma anche di Maria che, associata da sempre al destino di suo figlio, passa attraverso l’ umiliazione di non capire, di non essere capita, fino alla cruente morte ignomignosa di gesu’: Maria fa davvero un bagno di umilta’ in queste acque amare della vita, nulla le le’ risparmiato e nulla e’ di piu’ fragile di lei come quando, sotto la Croce, e’ chiamata ad una nuova missione.
Se avesse fatto come noi, che spesso ci piangiamo solo addosso quando la spada del dolore ci attraversa, come la Chiesa poteva nascere da quel dolore immenso, da quel nuovo sacrificio che Dio le chiedeva per nostro beneficio?!
Non vediamo la fragilita’ di una donna forte, piuttosto, che offre ai suoi carnefici, il figlio, facendosi in questo suo battesimo di morte sacerdorte, realizzando in tal modo, una nuova nascita?!
Nasceva lei dalla fragilita’ e rinasceva la nuova prole di figli fragili ma risorti dal costato squarciato e trafitto di Cristo.
Lo stile del cristiano deve poter diventare questa Maria, poter partorire come lei, dopo che la spada di simeone affonda nelle nostre fraglita’, nuova vita per le membra della Chiesa, perche’ ci sara’ chiesto, come lei, di passare dalla morte della sofferenza alla vita, dal sacrificio personale, all’ immolazione del nostro Isacco per gli altri, per generare, come al fonte battesimale, che e’ l’ utero della madre Chiesa, nuovi figli di Dio;
Maria ci chiede di starci tutti, in questa nuova maternita’ spirituale: dice S. Ireneo” Cristo ha aperto il grembo puro che rigenera uomini per Dio”; anche noi battezzati portiamo i caratteri di cristo e alla scuola di Maria, possiamo generare come Chiesa l’umanita’ nuova secondo lo Spirito di Cristo e con le viscere di misericordia che solo una madre puo’ avere!
Ci aspetta come cristiani una fase ” operativa” e non piu’ ritualistica: Maria e Gesu’ hanno bisogno di noi, adesso, per dare alla luce nuovi figli, se comprenderemo il grande mistero di gestare prima Cristo in noi, con la grazia dei sacramenti e la spaienza della madre Chiesa che , a sua volta, vuole che anche noi diventiamo Chiesa e avere, come Maria, un’ anima ecclesiale.
S Ambrogio parlo’ cosi’ della Vergine, dicendo che essa non ha potuto piu’ sopravvivere alla sua carne, tutta intenta alla carita’ verso i suoi figli.
Dice Nazianzeno, rivolgendosi in particolare alle donne: Donne, coltivate la verginita’ e arriverete ad essere madri di Cristo!
Li’ dove per verginita’ viene intesa il fuoco della carita’ e dell’ amore alla diakonia, o servizio a Cristo, tutti possiamo essere questa Chiesa vergine che , nello stile kenotico di Cristo che vince la morte, si trasforma e, in una nuova pneumatologia di vita, coopera attivamente, nello Spirito Santo , alla formazione del Corpo Mistico, fino alla completa formazione dei suoi eletti.
Non ha sposato Cristo noi, la Chiesa, nella sua debolezza?!
Non vuole egli rigenerarci , nell’ Alleanza della Croce fatta col suo sangue, ad una giovinezza senza rugha e senza macchia??Egli ha sposato sul serio la nostra fragilita’ e aspetta da noi una adesione a questo patto!
Lasciamoci , dunque, lavare nelle acque del nostro battesimo , accettando la croce e la nostra debolezza e, come Gesu’, risorgeremo vittoriosi dalla morte e con la potenza dello Spirito Santo, innalzeremo con il canto pasquale Maranatha’, il vessillo della fede che non sara’ piu’ una annacquata religione della paura, ma una concreta proposta di “fare” i cristani adulti , per essere come Maria: padri, madri di infiniti figli!!

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