Saturday, May 19, 2012

Non e’ qui. E’ Risorto.

Posted by marilena marino On aprile - 9 - 2012 ADD COMMENTS

Esultino i cori degli angeli,
esulti l’assemblea celeste.
Per la vittoria del più grande dei re,
le trombe squillino
e annuncino la salvezza.
Si ridesti di gioia la terra
inondata da nuovo fulgore;
le tenebre sono scomparse,
messe in fuga dall’eterno Signore della luce.
Gioisca la Chiesa madre nostra,
irradiata di vivo splendore,
e questo tempio risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa.
Ci assista Cristo Gesù, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna col Padre, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Popolo: Amen.
Diacono: Il Signore sia con voi.
Popolo: E con il tuo spirito.
Diacono: In alto i nostri cuori.
Popolo: Sono rivolti al Signore.
Diacono: Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
Popolo: È cosa buona e giusta.
È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo,
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Tu hai consacrato la Pasqua per tutte le genti
senza immolazione di pingui animali,
ma con il corpo e il sangue di Cristo,
tuo Figlio unigenito.
Hai lasciato cadere i riti del popolo antico
e la tua grazia ha superato la legge.
Una vittima sola
ha offerto se stessa alla tua grandezza,
espiando una volta per sempre
il peccato di tutto il genere umano.
Questa vittima
è l’Agnello prefigurato dalla legge antica;
non è scelto dal gregge,
ma inviato dal cielo.
Al pascolo nessuno lo guida,
poiché lui stesso è il Pastore.
Con la morte e con la risurrezione
alle pecore tutto si è donato
perché l’umiliazione di un Dio
ci insegnasse la mitezza di cuore
e la glorificazione di un uomo
ci offrisse una grande speranza.
Dinanzi a chi lo tosava non volle belare lamento,
ma con voce profetica disse:
“Tra poco vedrete il Figlio dell’uomo
assiso alla destra di Dio”.
Col suo sacrificio, o Padre, a te riconcilia i tuoi figli
e, nella sua divina potenza, ci reca il tuo stesso perdono.
Tutti i segni delle profezie antiche
oggi per noi si avverano in Cristo.

Ecco: in questa notte beata
la colonna di fuoco risplende
e guida i redenti alle acque che danno salvezza.
Vi si immerge il Maligno e vi affoga,
ma il popolo del Signore salvo e libero ne risale.
Per Adamo siamo nati alla morte;
ora, generati nell’acqua dallo Spirito santo,
per Cristo rinasciamo alla vita.
Sciogliamo il nostro volontario digiuno:
Cristo, nostro agnello pasquale,
viene immolato per noi.
Il suo corpo è nutrimento vitale,
il suo sangue è inebriante bevanda;
l’unico sangue che non contamina,
ma dona salvezza immortale a chi lo riceve.
Mangiamo questo pane senza fermento,
memori che non di solo pane vive l’uomo
ma di ogni parola che viene da Dio.
Questo pane disceso dal cielo
vale più assai della manna,
piovuta dall’alto come feconda rugiada.
Essa sfamava Israele,
ma non lo strappava alla morte.
Chi invece di questo corpo si ciba,
conquista la vita perenne.
Ecco: ogni culto antico tramonta,
tutto per noi ridiventa nuovo.
Il coltello del rito mosaico si è smussato.
Il popolo di Cristo non subisce ferita,
ma, segnato dal crisma, riceve un battesimo santo.

Questa notte dobbiamo attendere in veglia
che il nostro Salvatore risorga.
Teniamo dunque le fiaccole accese
come fecero le vergini prudenti;
l’indugio potrebbe attardare l’incontro
col Signore che viene.
Certamente verrà e in un batter di ciglio,
come il lampo improvviso
che guizza da un estremo all’altro del cielo.
Lo svolgersi di questa veglia santa
tutto abbraccia il mistero della nostra salvezza;
nella rapida corsa di un’unica notte
si avverano preannunzi e fatti profetici di vari millenni.
Come ai magi la stella,
a noi si fa guida nella notte
la grande luce di Cristo risorto,
che il sacerdote con apostolica voce oggi a tutti proclama.
E come l’onda fuggente del Giordano
fu consacrata dal Signore immerso,
ecco, per arcano disegno,
l’acqua ci fa nascere a vita nuova.
Infine, perché tutto il mistero si compia,
il popolo dei credenti si nutre di Cristo.
Per le preghiere e i meriti santi di Ambrogio,
sacerdote sommo e vescovo nostro,
la clemenza del Padre celeste
ci introduca nel giorno del Signore risorto.
A lui onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen. (Preconio Pasquale)

 

 

 

 

 

 

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L’annuncio dell’obbedienza

Posted by michelangelo On marzo - 24 - 2012 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Gli Angeli non sono l’espressione romantica della nostra fede (come vorrebbe invece farci credere qualche buontempone). Tali creature vivono sotto lo sguardo di Dio, non si sottraggono al compito che viene loro assegnato e che ha come primo intento quello di “custodire” la vita dell’uomo.

Papa Ratzinger ci ha ricordato che : «“Angelo” vuol dire “inviato”. In tutto l’Antico Testamento troviamo queste figure, che nel nome di Dio aiutano e guidano gli uomini. […] toglieremmo una parte notevole del Vangelo, se lasciassimo da parte questi esseri inviati da Dio, i quali annunciano la sua presenza fra di noi e ne sono un segno. Invochiamoli spesso, perché ci sostengano nell’impegno di seguire Gesù fino a identificarci con Lui».

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (cf n. 336) ci ricorda che gli angeli custodiscono la vita umana, circondandola con la loro protezione. Essi sono esseri spirituali ed incorporei e intercedono per noi presso Dio. “Ogni fedele – affermava San Basilio Magno – ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita”.

Se venissi raggiunto da un Angelo il senso del suo annuncio riguarderebbe certamente il tema dell’obbedienza. La Vergine Maria, in tal senso, ce ne ricorda l’importanza.

“«Vieni e seguimi» (Mt 4,19). Gli apostoli abbandonarono tutto per seguire il Signore. Come loro, ti deciderai a seguirlo per sempre quando ti chiamerà, già dalla prima volta? O quante volte dovrà chiamarti?” (F.X. Nguyen Van Thuan).

C’è un momento nella nostra vita dove l’invito a seguire Cristo si rivela con maggiore chiarezza, mettendo in discussione molti dei nostri progetti. Per chi sono nato e cosa vuole da me il Signore!
Questo interrogativo prima o poi (se con lealtà abbiamo imparato a conoscere Dio nella fede) non tarderà a manifestarsi. Santa Teresa d’Avila prendendo a cuore il senso di tale domanda risponderà: “Sono nata per te, per te Signore. Dimmi che vuoi da me, dimmi Signore”.

La scelta della vocazione deve talvolta misurarsi con i ritmi (spesso incalzanti) del nostro tempo e con le mille prerogative del mondo. “La decisione di seguire il Signore – ricorda ancora F.X. Van Thuan – non è proprio come «mettere una firma» o come pronunciare un giuramento; è piuttosto il continuo sacrificio quotidiano nel portare avanti questa decisione per tutta la vita”.

Quando Gesù viene ad abitare sulla terra si trova di fronte i resti di una umanità disobbediente e disgregata. L’intera storia della salvezza, infatti, è tormentata dal dominio del peccato che rallenta il cammino dell’uomo verso Dio, mettendo alla prova quella fedeltà esigita da Dio stesso nel momento in cui stabilisce la sua alleanza. Era indispensabile la venuta al mondo di un Dio-Uomo capace di superare ogni limite umano, con un’obbedienza più grande del peccato stesso, al quale persino il male doveva rivolgere il suo ossequio: “Signore, anche i demòni ci obbediscono, quando invochiamo il tuo nome” (Lc 10,17), “Allora Gesù con parole minacciose comandò al demonio di uscire da lui” (Mt 17,18).

Cristo è dunque l’immagine prototipa del Figlio che obbedisce incondizionatamente al Padre. Questo particolare ed esigente modo di agire di Gesù diventa il principale elemento programmatico, la condizione essenziale per porsi alla Sua sequela. Egli, infatti, chiede al discepolo di separarsi definitivamente dagli affetti familiari, dal proprio lavoro, dai propri averi, da tutto ciò che di più sicuro può garantire la vita dell’uomo, e lo chiama a condividere con lui un cammino nuovo, umanamente imprevedibile, un cammino che conduce alla croce, dove l’unico atteggiamento che l’uomo (perfino Gesù) può assumere è quello di affidarsi, di abbandonarsi nelle mani di Dio.

Per entrare nel mistero di Cristo non basta solo riconoscerne la Verità , magari osservandola garbatamente da lontano; bisogna andare fino in fondo alla radice del proprio cuore (là dove è custodita l’immagine di Dio) per scoprire le tracce del Suo disegno, compromettendo tutta la nostra umanità e la nostra intelligenza, magari lasciando più spazio agli imprevisti, capaci di mettere a soqquadro i nostri progetti, pazientemente organizzati, misurati secondo il nostro tempo e i nostri gradimenti.

Chi obbedisce non mortifica la propria identità, ma riconosce in qualcuno un’autorità capace di farlo crescere, se poi questo qualcuno è Dio anche il demonio preferisce ritirarsi.

Credo che un Angelo, nel suo annuncio, non potrebbe non chiedermi di aderire a questo meraviglioso e impegnativo progetto.

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Qualcuno che stia dalla nostra parte!

Posted by michelangelo On maggio - 19 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Il movimento generato dall’evento della Pentecoste (che sancisce l’inizio ufficiale della Chiesa) è simile (per usare una immagine cara al teologo svizzero von Balthasar) ad una “trasfusione di sangue”. Dio, infatti, dona il suo Spirito agli uomini, qualcosa del suo «io» entra nelle vene del nostro «io». Non si tratta di un elemento corporeo ma spirituale, un elemento appartenente a Dio stesso ed estraneo all’uomo, un elemento divino. L’amore di Dio, così, il legame intimo tra il Padre e il Figlio si fondono nella persona dello Spirito Santo effuso nella Chiesa come dono esclusivo di un dio la cui principale caratteristica è quella di essere “Comunione di Persone”.
Cinquanta giorni dopo la resurrezione di Cristo, dunque, gli Apostoli, rigenerati dalla pienezza dello Spirito Santo, comprendono che la “Grazia di Dio” non è un semplice concetto spirituale che li avvicina un po’ di più al Signore ma un “luogo” dove Dio ha scelto di continuare ad abitare. “Noi siamo entrati nello spazio intimo di Dio, quasi nella sua eterna autocoscienza, per così dire, là dove egli conosce e sa delle sue profondità e dei suoi segreti” (Von Balthasar). Questo – afferma San Paolo (in 1Cor 2, 9-12) – è ciò che “nessun occhio ha mai visto e nessun orecchio ha mai udito”, questo è ciò che “Dio ha preparato a coloro che lo amano… rivelato per mezzo dello Spirito”.

A proposito di Spirito Santo leggo, tra gli scritti del Santo Curato d’Ars, una interessante descrizione circa l’identità della terza Persona della Trinità: “Il buon Dio, mandandoci lo Spirito Santo, si è comportato con noi come un grande re che incarica il suo ministro di guidare uno dei suoi sudditi dicendogli: «Accompagnerai quest’uomo ovunque, e lo ricondurrai a me sano e salvo»”.

Nel Vangelo dell’apostolo Giovanni leggiamo, infatti: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore [Parákletos, ndr] perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi» (Gv 14, 16-18); e ancora: «Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14, 26).

Questo è il compito (se così possiamo esprimerci) del “Paraclito”; Colui che prende le nostre difese, l’avvocato, il mediatore di ogni uomo. “Parákletos”, infatti, significa: “colui che è invocato” (da para-kaléin, “chiamare in aiuto”), e dunque “il difensore”, “l’avvocato”. A tal proposito ricordiamo che nella nuova edizione del Lezionario liturgico della Chiesa italiana il termine “Consolatore” è stato sostituito – con l’intento di esplicitarne ed ampliarne il significato – con il termine “Paraclito”.

“Questo termine – affermava Giovanni Paolo II – ci permette di cogliere anche la stretta affinità tra l’azione di Cristo e quella dello Spirito Santo, quale risulta da una ulteriore analisi del testo giovanneo. Quando Gesù nel Cenacolo, alla vigilia della sua Passione, annuncia la venuta dello Spirito Santo, si esprime così: “Il Padre vi darà un altro Paraclito”. Da queste parole si rileva che Cristo stesso è il primo paraclito, e che l’azione dello Spirito Santo sarà simile a quella da lui compiuta, costituendone quasi il prolungamento. Gesù Cristo, infatti, era il “difensore” e lo rimane. Lo stesso Giovanni lo dirà nella sua prima lettera: “Se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato (Parákletos) presso il Padre: Gesù Cristo giusto” (1 Gv 2, 1). L’avvocato (difensore) è colui che, mettendosi dalla parte di coloro che sono colpevoli a motivo dei peccati commessi, li difende dalla pena meritata per i loro peccati, li salva dal pericolo di perdere la vita e la salvezza eterna. Gesù Cristo ha compiuto proprio questo. E lo Spirito Santo viene chiamato “il Paraclito”, perché continua a rendere operante la Redenzione con cui Cristo ci ha liberati dal peccato e dalla morte eterna” (Giovanni Paolo II, Udienza Generale,  24 maggio 1989).

C’è Qualcuno, dunque, che sta dalla nostra parte!!!

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Nuovo sito web per la Diocesi di Concordia-Pordenone

Posted by Matteo Maria Giordano On maggio - 17 - 2010 ADD COMMENTS

La Diocesi di Concordia-Pordenone risponde concretamente all’invito della Chiesa Italiana di abitare stabilmente il cyber-spazio ed il continente digitale, lanciando il suo nuovo sito proprio in occasione della 44^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Lo fa allineandosi pienamente ai parametri della CEI, utilizzando le tecnologie più attuali, impiegando strutture, linguaggi e strumenti del web 2.0, avviando quel processo di pastorale nel mondo digitale, indispensabile per la missione evangelizzatrice della Chiesa moderna.

Il nuovo sito diocesano si presenta completamente rinnovato nella sua veste grafica e fin dalla sua homepage delinea un carattere fortemente comunicativo: il videomessaggio di benvenuto del Vescovo, Mons. Ovidio Poletto, l’utilizzo di immagini, banner, colori ed un’intera colonna dedicata alle news dagli uffici diocesani ed ai media cattolici locali e nazionali danno grande dinamicità alla pagina principale.

È stata predisposta un’area riservata per l’apprendimento a distanza, accessibile con account e password riservati e la completa integrazione agli standard del web 2.0 garantisce la massima accessibilità e cross-medialità dei contenuti.

La piattaforma web su cui poggia il sito è estremamente flessibile e permetterà a parrocchie, associazioni, movimenti, istituzioni e uffici diocesani di realizzare e gestire propri siti web indipendenti, all’interno della medesima piattaforma. Si tratta di un’importante novità che garantisce uniformità e coordinamento d’immagine oltre che un elevato tasso di controllo a livello di amministrazione.

Il sito è il frutto di un lungo lavoro di ricerca e di ascolto delle esigenze di chi abitualmente fruisce dell’interfaccia web della Diocesi. È ovviamente rivolto a tutti, esperti e meno esperti della Rete, ma certamente strizza l’occhio ai più giovani affinché sentano che la Chiesa di oggi non è lontana dal loro mondo, ma è una Chiesa che sa parlare il loro linguaggio, che sa abitare i loro spazi e che sa veicolare i propri contenuti attraverso gli strumenti che loro abitualmente utilizzano.

www.diocesi.concordia-pordenone.it

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A terra rannicchiati!

Posted by michelangelo On maggio - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Io cominciai: «Maestro, quel ch’io veggio
muovere a noi, non mi sembian persone,
e non so che, sì nel veder vaneggio».

Ed elli a me: «La grave condizione
di lor tormento a terra li rannicchia,
sì che i miei occhi pria n’ebber tencione

Purgatorio, canto X, 112-117

Io cominciai a dire: «Maestro, quelle che vedo muoversi verso di noi non mi sembrano persone, e non so che cosa siano, tanto inutilmente guardo». Ed egli a me: «La grave qualità del loro tormento li fa rannicchiare fino a terra, tanto che prima anche i miei occhi restarono incerti se quelle fossero o non fossero persone».

E’ l’immagine della pena che Dante riserva ai superbi nel decimo canto del Purgatorio della Divina Commedia. Per aver mostrato arroganza e alterigia nella vita, i superbi sono costretti a portare (secondo l’inesorabile legge del contrappasso) un enorme masso sulle proprie spalle e a guardare il volto di coloro che invece nella vita furono umili; così, chi in vita aveva guardato gli altri dall’alto al basso adesso si ritrovava rannicchiato su se stesso e schiacciato da un pesantissimo macigno per espiare il grave peccato della superbia.

Mi trovo profondamente d’accordo con il famoso scrittore francese Honoré De Balzac che a tal proposito (in pieno ottocento!!!) affermava: “La malattia del nostro tempo è la superbia. Ci sono più santi che nicchie”. Parole che, nonostante tutto, riescono a fotografare con estrema nitidezza persino il nostro tempo! Potremmo addirittura, per essere ancora più moderni, considerare la superbia una “moda” piuttosto che una malattia. Sono infatti pochi coloro che guardano al primo dei sette vizi capitali come ad un terribile cancro interiore.

L’essere superiore a qualcosa o a qualcuno, o peggio ancora il “sentirsi” superiore, è una affascinante prerogativa per chi è capace di amare soltanto se stesso e i propri interessi! Ciò che mi preoccupa di più è però il progetto culturale che ruota attorno alla superbia.

Puoi far crescere i tuoi figli, per esempio, facendogli credere che tutto gli appartiene perché il mondo e i suoi abitanti sono lo sgabello dei loro piedi; tanta gente (soprattutto a lavoro) ama essere adulata e osannata come un imperatore. “Persino quando si è sul banco degli accusati, – affermava Albert Camus – è sempre interessante sentir parlare di sé”. L’uscere in servizio al municipio crede talvolta di essere il Sindaco; ma anche in un qualsiasi ufficio pubblico o sanitario c’è sempre un impiegato o una capo sala che gestiste (illegalmente) “il potere” di farti attendere più del dovuto, perché magari hai chiesto una informazione in più o per una semplicissima ed epidermica antipatia!!!

Già, è proprio quello strano “potere” (un potere qualsiasi purché sia capace di dominare e schiacciare l’altro) che acceca l’uomo e lo irretisce con deliri di onnipotenza. I problemi diventano poi più complessi quando uno solo di questi uomini crede di essere dio stesso!

«Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini» (Rm 12, 16-17)

«Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia» (Gc 4, 6)

«Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1, 52)

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CALCIO E PSICOLOGIA – INTERVISTA A FELICIANO DI BLASI

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 13 - 2010 ADD COMMENTS

INTRODUZIONE

Feliciano Di Blasi è il ‘braccio destro’ di Mauricio Pochettino, allenatore dell’R.C.D. Espanyol, squadra della Primera Division della Liga spagnola.

L’allenatore psicologo che affianca l’allenatore tradizionale è oramai una realtà del calcio da parecchi anni, si può risalire tranquillamente agli anni ottanta. Nel nostro Paese una squadra all’avanguardia per quanto concerne la psicologia applicata al calcio è stata il ‘Milan’, di questa società sportiva Feliciano Di Blasi parla con molto rispetto. Ricordiamo che il dott. Di Blasi prima di collaborare con il ‘Paris Saint Germain’ e da alcuni anni con l’R.C.D. Espanyol ha lavorato in molte società calcistiche italiane. Proprio quando collaborava con l’Udinese si è laureato in Psicologia all’Università di Rijeka (l’italiana Fiume). In seguito Feliciano ha conseguito il dottorato e il Master in Psicologia negli Stati Uniti.

Considerato l’interesse che molti appassionati di calcio hanno nei confronti dell’allenamento psicologico abbiamo chiesto al dott. Feliciano Di Blasi un’ulteriore intervista, concernente la sua professione di psicologo dell’R.C.D. Espanyol, mi sono recata a Barcellona ed in una giornata di grandi impegni, il dott. Di Blasi è stato gentile a trovare il tempo per Nobell.it.

INTERVISTA AL DOTT. FELICIANO DI BLASI – 24 APRILE 2010

Quando ha iniziato con la sua attività di allenatore psicologico nelle Società calcistiche?

Ho iniziato verso la fine degli anni ottanta all’Udinese calcio.

Lei ha studiato psicologia in una città mitteleuropea e propria nella mitteleuropa è nata questa scienza.

Sì, ho studiato all’Università di Rijeka, città italiana fino alla II guerra mondiale.

Già, l’italiana Fiume, di D’Annunziana memoria … .

Il Master lo ha conseguito negli Stati Uniti, vantaggi e svantaggi dei metodi di insegnamento statunitensi?

Il vantaggio è che si inizia dalla pratica per passare poi alla teoria e questo metodo semplifica di molto l’apprendimento. Lo svantaggio è che gli americani sono assai settoriali, per cui lo psicologo americano non ha una cultura universitaria a 360°.

E’ esattamente così anche per la Fisica, partire dalla pratica aiuta moltissimo.

Secondo Lei, quali società calcistiche sono state all’avanguardia per quanto riguarda la psicologia abbinata al calcio?

Io credo che l’Italia, ed in particolare il Milan, siano sempre stati all’avanguardia. Ricordo che al Milan io ho potuto fare un buon lavoro assieme al prof. De Michelis.

Nella conferenza che Lei ha tenuto all’Università di Barcellona, ha detto che i metodi relativi al modulo, alle strategie, alla tecnica, ecc. non hanno un grande margine di miglioramento. Le ‘strategie psicologiche’ sono appena agli inizi e attraverso questi studi si può fare molto per migliorare la qualità di gioco del calciatore e la coesione della squadra.

Il training psicologico è molto articolato e complesso. In parole semplici posso dirle che innanzitutto teniamo sotto controllo lo stress con periodici controlli ormonali. Attraverso la visualizzazione dei problemi il calciatore trae notevole vantaggio al fine di un ottimale equilibrio psicosomatico. La visualizzazione aiuta il calciatore ad eliminare il sovraccarico di stress. Con la visualizzazione si fa prevalere quanto è positivo su ciò che è negativo. Ovviamente l’apprendimento di nuove tecniche e strategie proposte dall’allenatore viene reso più veloce dal potenziamento cognitivo. Bisogna, inoltre, tener presente che può non essere facile per un calciatore gestire lo spazio-tempo, e, soprattutto gestirlo assieme al gruppo, pertanto con l’allenamento psicologico si lavora tantissimo per migliorare questa indispensabile abilità.

In certi casi particolari vengono coinvolte anche le famiglie dei calciatori?

Abbiamo lavorato parecchio con le famiglie quando ero al ‘Paris Saint Germain’, era stato elaborato un programma ben preciso. L’R.C.D. Espanyol coinvolge le famiglie solo in casi di estrema necessità e gravità.

Mi ha colpito molto il rendimento positivo di Osvaldo.

Siamo molto soddisfatti della presenza di Osvaldo in squadra. Non dimentichiamo che a inizio campionato l’Espanyol aveva una grande difficoltà a realizzare, da quando è arrivato Osvaldo abbiamo un attacco senza dubbio più incisivo. E’ un calciatore di grande talento, il suo inserimento nel gruppo è sempre stato molto buono. Osvaldo è convinto, motivato ed abbiamo i risultati, finora ha segnato sei goal.

Quando ci siamo incontrato in gennaio qui, alla sede dell’R.C.D. Espanyol, l’allenatore Mauricio Pochettino mi aveva detto che durante tutto il campionato 2009/10 la priorità sarebbe stata data al ‘progetto salvezza’ e per il campionato 2010/11 avreste elaborato un programma molto interessante, per portare l’Espanyol in zone più alte della classifica. Ora siamo alla fine del campionato 2009/10, il ‘progetto salvezza’ si è realizzato esattamente come Voi avevate previsto?

Mancano ancora delle partite per la fine del campionato, però credo di poter dire che abbiamo lavorato e stiamo continuando a lavorare con grande tenacia, cercando di dare tutti quanti sempre il meglio di noi stessi.

Auguri a tutti Voi.

Grazie.

Daniela Asaro Romanoff

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Assisi. La Tenda del Risorto.

Posted by marilena marino On maggio - 12 - 2010 1 COMMENT

di Marilena Marino

La Chiesa di Dio che è in Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, memore del comando del suo Signore( A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra, andate dunque e fate discepoli tutti i popoli), ha avvertito con particolare urgenza la necessita’ di un rinnovato annuncio di Gesu’, salvezza dell’uomo.Già dal 2006, sullo sfondo della Nuova Evangelizzazione che sta da tempo caratterizzando la Chiesa universale, ripartendo da Cristo, dalla Lettera Apostolica Novo Millennio  Ineunte di Giovanni Paolo II e dalla sempre piu’ consapevole certezza che ” comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” è la questione cruciale, la Comunita’ diocesana di Assisi ha intrapreso un “movimento” che portera’ fino al sinodo diocesano, dopo la visita alle famiglie , la celebrazione dell’evento post pasquale dall’Ascensione a Pentecoste 2010, la celebrazione di un triennio della Parola e la Visita Pastorale.” L’obiettivo comune della missione resta quello di aiutare le persone a incontrare Cristo Salvatore, vivendo al meglio l’inserimento nella comunita’ cristiana nella sua forma piu’ ordinaria:all’interno di questo ampio movimento, l’evento della Tenda del Risorto sara’ celebrato nel tempo Pasquale e ha come scopo l’evidenziare come la luce del Risorto illumina la vita degli uomini e delle donne di ogni tempo e di quanto è espressione genuina degli esseri umani, credenti e non credenti.omenti importanti di questo cammino saranno anche l’itinerario di approfondimento di alcuni temi della Caritas in veritate di benedetto XVI, a cura della scuola inter-diocesana di Formazione Teologica Diocesano e Ufficio Diocesano di Pastorale Sociale  e del Lavoro.L’evento iniziera’  il giorno dell’Ascensione e terminera’ con il giorno di Pentecoste Tempo di Evangelizzazione, tempo di Annuncio, dunque, Festa grande per tutti e per tutta la Chiesa!

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Cinema e religioni a Trento e Cannes (passando per Buddha)

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 12 - 2010 ADD COMMENTS

“Viaggi della fede. Viaggi della speranza”: è questo il tema dell’edizione 2010 (la tredicesima) di Religion Today Film Festival, che viene presentata oggi a Roma per poi svolgersi nel prossimo autunno. Si tratta del primo festival internazionale itinerante dedicato al cinema delle religioni, nato nel 1997 come “viaggio nelle differenze” per una conoscenza reciproca tra persone, popoli, fedi e culture. Affiancherà un fitto calendario di proiezioni e seminari con l’esperienza del “laboratorio di convivenza” per registi e operatori delle comunicazioni provenienti da diverse fedi e culture. Tra le iniziative, il 19 ottobre è in programma la giornata di studio sulla cinematografia religiosa organizzata in collaborazione con la Facoltà di scienze della comunicazione sociale dell’Università pontificia salesiana. Nell’occasione sarà presentato anche il progetto di riflessione sul ruolo delle religioni nelle relazioni internazionali organizzato da Ministero degli Affari esteri-Unità di analisi e programmazione, Istituto di studi politici internazionali, Provincia autonoma di Trento e Associazione Bianconero/Religion Today.

Sempre in tema di cinema, sono meritevoli di segnalazione un altro paio di notizie. La prima riguarda un film di animazione del genere Manga dedicato alla vita di Buddha. L’altra notizia riguarda invece il Festival di Cannes, che prende il via proprio oggi, e che vedrà in concorso il film Des hommes et des Dieux, dedicato ai monaci di Tibhirine, rapiti e uccisi nel 1996 in Algeria.

(via SpiritualSeeds)

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1.200 persone hanno assistito alle 3 repliche di “…scrivi: «Amore»” , lo spettacolo ispirato al messaggio del Beato Luigi Monza.

È stato uno straordinario evento quello andato in scena questo fine settimana al Teatro Pasolini di Casarsa della Delizia (PN).

Straordinario per il messaggio che ha proposto, per la formula artistica prescelta, per il consenso di pubblico, per l’atmosfera che ha creato.

Sul palco si sono alternati quasi cinquanta artisti: musicisti, attori e cantanti. Tra loro alcuni professionisti; la maggior parte gente comune, giovani del nostro territorio che con passione e dedizione hanno lavorato per mesi sotto la guida esperta di Marinella Montanari e di tutto lo staff del Jobel Teatro di Roma, di Michele Morassut (direttore artistico), di Denis Feletto (direttore di palco e arrangiatore) e di Roberto Brisotto (compositore delle musiche). Il risultato non è stato un semplice spettacolo teatrale, ma un vero e proprio evento che ha celebrato il messaggio del Beato Luigi Monza, un messaggio semplice e al contempo disarmante per la sua straordinaria attualità.

Macinati, triturati, ipnotizzati dalla frenesia e dal rumore di fondo, dallo scintillio di fuochi fatui e di parole vuote, viviamo senza accorgerci di chi abbiamo accanto; viviamo sulla difensiva, a testa bassa senza guardarci gli uni gli altri, senza provare a capirci, convinti che il “nemico” si celi anche dietro il nostro migliore amico. Don Luigi ci ha insegnato che siamo tutte membra dello stesso corpo, ognuno con una funzione precisa, necessaria all’altro. Ci ha insegnato che i colori se mescolati bene possono creare le tele più belle. Ci ha insegnato che un cuore è tanto più grande quanto più riesce ad essere vicino anche a chi sentiamo più distante da noi. Ci ha insegnato che la carità non conosce la parola “basta”, che “il bene va fatto bene”, che si può essere straordinari ogni giorno nelle nostre singole vite, nei nostri luoghi di lavoro, di studio e di incontro, nel nostro stare assieme agli altri. Ognuno di noi nel suo piccolo può e deve fare la differenza, ma per farlo deve guardare oltre se stesso e cambiare la prospettiva verso un orizzonte più ampio e più alto.

Non si tratta di spegnere il rumore di fondo o di isolarsi in un mondo fantastico che ci tenga lontani dai pericoli, dal torpore e dall’insensatezza che a volte abitano il nostro tempo. La sfida sta nel cambiare il mondo dal di dentro, facendo germogliare quei semi che l’uomo ha da sempre in sé: deve solo riconoscerli e coltivarli.

Lo spettacolo, fortemente voluto e promosso dalla Diocesi di Concordia-Pordenone, si inserisce in un ampio progetto di formazione artistica e spirituale, teso ad utilizzare il linguaggio artistico per portare i nostri giovani a conosce e ad approfondire importanti figure di riferimento della spiritualità cristiana.

A conclusione di tutte e tre le repliche ha preso la parola il Vescovo, Mons. Ovidio Poletto, che ha sottolineato la bravura di questi ragazzi: “Con la vostra passione, il vostro impegno, la vostra dedizione a questo progetto siete stati più che degli attori, ma dei meravigliosi testimoni dell’Amore di cui parlava don Luigi. Il mio augurio è che questo Amore, la cui fonte è inesauribile, ci sostenga e ci aiuti tutti a rendere migliori le nostre relazioni, il nostro impegno, la nostra attenzione verso gli altri”. E proprio in quest’ottica Mons. Poletto ha infine ringraziato l’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità (fondato proprio dal Beato Luigi Monza) che da cinquant’anni sono presenti nel nostro territorio all’interno della struttura de La Nostra Famiglia di San Vito al Tagliamento e che tra poco abiteranno anche la Casa Madre della Vita, recentemente inaugurata.

Info: www.luigimonza-teatro.it

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MAGGIO, MESE DELLA MAMMA

Posted by marilena marino On maggio - 6 - 2010 ADD COMMENTS
da Mariangela Musolino
FEDERAZIONE UMBRA MOVIMENTO PER LA VITA
comunicato stampa – 6 maggio 2010

MAGGIO, MESE DELLA MAMMA: IL MOVIMENTO PER LA VITA DI PERUGIA SI METTE IN AZIONE

Come di consueto verranno proposte in città le piantine per le mamme in cambio di offerte per sostenere le attività dei Centri di Aiuto alla Vita. Anche il 5 per mille aiuterà tante mamme in difficoltà.

Maggio, mese della Mamma. Il Movimento per la Vita di Peruga non perde l’occasione per ricordare il valore della maternità e lo fa attraverso la presenza in alcuni luoghi a ridosso della domenica dedicata alla mamma, il 9 Maggio, per promuovere l’attività del Movimento e i servizi offerti dai Centri di Aiuto alla Vita.

In particolare quest’anno alcuni volontari dell’associazione perugina venerdì 7 e sabato 8 maggio saranno presenti presso l’Ospedale cittadino S.Maria della Misericordia (nei presso del bar), dove distribuiranno materiale informativo e raccoglieranno offerte in cambio di piante di roselline per finanziare le attività dei due CAV (quello di Perugia e quello di Castel del Piano), già molto attivi nell’aiuto alle gravidanze difficili.

Sabato 8 maggio i volontari del CAV saranno invece presso l’uscita del minimetrò – piazzale Pian di Massiano dalle 9 alle 13, ed anche lì sarà possibile fare un’offerta in cambio delle piante di roselline da regalare alle mamme, mentre domenica 9 per tutta la giornata l’iniziativa si ripeterà all’uscita del minimetrò in via della Rupe, presso il centro storico.

Inoltre, si ricorda che è sempre possibile devolvere il proprio cinque per mille al Movimento per la Vita di Perugia.

COME SI FA

Nel modulo per la dichiarazione dei redditi, accanto allo spazio destinato alle associazioni, è necessario apporre la propria firma ed il codice fiscale del Movimento per la Vita di Perugia, c.f. 80053390540. Anche chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi può comunque richiedere la scheda all’ente erogatore della pensione e consegnarla compilata ed in busta chiusa ad un ufficio postale, ad uno sportello bancario in via gratuita, oppure attraverso un CAF o il proprio commercialista. Sulla busta chiusa è necessario scrivere: “DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF” e indicare Cognome Nome e Codice Fiscale del contribuente.

SI tratta di un piccolo gesto che però permette ai Centri di Aiuto alla Vita ed al Movimento per la Vita di Perugia di stare concretamente vicino alle tantissime donne che sempre più si rivolgono ai punti di ascolto in cerca di sostegno psicologico ed economico.


Federazione Umbra Movimento per la Vita

www.mpvumbria.org

Ufficio Stampa:

Mariangela Musolino – speedmar@alice.it 0755156047 339.3358038

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Il primo giovedì di maggio è il giorno in cui tradizionalmente negli USA si svolge il National Day of Prayer, la Giornata nazionale di preghiera, che si inserisce nel solco di quella civil religion che vede negli States la sua terra di elezione.  La serenità dell’edizione 2010 di questo evento –ancora abbastanza sentito Oltreoceano-  è stata intaccata tuttavia da un paio di fatti (uno dei quali potremmo definire “interno” e l’altro “esterno”) al punto che alcuni si sono interrogati se mantenere tale Giornata nel calendario delle celebrazioni pubbliche.

Nel primo caso si è trattato della revoca fatta al pastore Franklin Graham di partecipare all’evento. Graham si era infatti distinto per alcune affermazioni decisamente religiously incorrect nei riguardi dell’Islam. Riferendosi ai musulmani il pastore aveva tra l’altro dichiarato: “Non mi piace come trattano donne e minoranze, lo trovo orrendo, il vero Islam non può essere praticato in America, i musulmani devono sapere che Gesù è morto per i loro peccati”. Inutile dire che tali affermazioni hanno fatto montare una marea di polemiche il cui eco non si è ancora spento.

Altro motivo di polemica, questa volta “esterno” è stato invece quello provocato dalla decisione di Barbara B. Crabb, giudice del Distretto occidentale del Wisconsin, di porre in discussione la legittimità della Giornata. La sentenza, arrivata in seguito ad un ricorso presentato dalla Freedom From Religion Foundation, afferma tra l’altro che la preghiera, essendo un atto di natura prettamente religiosa, andrebbe lasciata alla libera scelta dei cittadini e non dovrebbe essere oggetto di prescrizioni di origine statuale.

Le polemiche ( di cui si parla molto anche in campo cattolico) non hanno comunque frenato l’organizzazione della Giornata e dalla Casa Bianca il presidente Obama ha emanato l’apposito proclama. Anzi, i proclami sono due, visto che lo stesso giorno il presidente ne ha emanato un altro che dichiara maggio “Mese del patrimonio ebraico americano”. Nonostante le polemiche, dunque, la preghiera non solo lascia, ma raddoppia.

(via SpiritualSeeds)

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Maria: onnipotente per grazia

Posted by michelangelo On maggio - 4 - 2010 2 COMMENTS

di Michelangelo Nasca

“In testa avanza la flotta innumerevole dei Pater./ Fendendo e sfidando l’onda della mia collera./ Potentemente fondati sui loro tre ordini di remi./ […] E tutti questi peccatori e tutti questi santi insieme camminano dietro mio figlio/ E dietro le mani giunte di mio figlio./ Ed essi stessi hanno le mani giunte come se fossero mio figlio./ […] E tale è la flotta dei Pater, solida e più innumerevole delle stelle del cielo. E dietro io vedo la seconda flotta, ed è una flotta innumerevole, perché è la flotta dalle bianche vele, l’innumerevole flotta delle Ave Maria./ Ed è una flotta di biremi. E il primo ordine di remi è: Ave Maria, gratia plena;/ e il secondo ordine di remi è: Sancta Maria, mater Dei./ E tutte queste Ave Maria, e tutte queste preghiere alla Vergine e il nobile Salve Regina sono bianche caravelle, umilmente raccolte sotto le loro vele a fior d’acqua; come bianche colombe che si prendessero nella mano”.

Queste parole – tratte da Il mistero dei santi innocenti di C. Péguy -  descrivono con straordinaria bellezza e dinamismo poetico il significato cristiano e il valore teologico di una delle preghiere più antiche della Chiesa: il Rosario della Beata Vergine Maria.

L’origine e la diffusione del Rosario si possono fare risalire nel periodo storico che va dal XII al XVI secolo. E’ agli inizi del XII secolo, infatti, che la preghiera dell’Ave Maria (già conosciuta dalle prime comunità cristiane ancor prima del secolo XII) viene litanicamente recitata per 150 volte, soprattutto nei monasteri, in alternativa al salterio biblico, per favorire l’orazione dei monaci illetterati.
Con il passare del tempo alla recita delle 150 Ave Maria si aggiunse la meditazione di alcuni misteri evangelici, così nel XV secolo il salterio mariano prenderà il nome di Rosario della Beata Vergine Maria. Nel 1569 sarà Pio V (definito il primo papa del rosario) a sottolinearne l’importanza e a suggerirne la recita secondo lo schema in uso ai giorni nostri.

Giovanni Paolo II nella recente Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae ha invitato la comunità cristiana a riscoprire la ricchezza di tale preghiera, spiegandone i contenuti teologici e i valori spirituali, rilanciandola con l’aggiunta di cinque nuovi misteri (i Misteri della luce) e proclamando l’Anno del Rosario. “Il Rosario – afferma il Pontefice – se riscoperto nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre un’ordinaria quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione personale”.

Il Rosario è dunque una preghiera contemplativa e il soggetto principale di questa contemplazione è il Volto di Cristo. Nella recita del Rosario tale azione contemplativa trova in Maria un insostituibile punto di riferimento. Essa è, infatti, colei che più di tutti ha fissato il suo sguardo su Cristo contemplandolo da subito nel suo stesso corpo.

Ogni preghiera ha come obiettivo principale quello di raggiungere Dio; essa è diretta a Dio, però, attraverso la mediazione di Cristo. Non siamo noi ad offrire la nostra preghiera direttamente al Padre, ma Cristo. E’ la preghiera di Cristo, infatti, che intercede per noi presso il Padre. Gesù è l’unico Mediatore, colui che nel mistero dell’incarnazione ha unito a sé l’intera umanità, stabilendo un particolare rapporto d’intimità tra la sua preghiera e la preghiera del genere umano.
“In realtà esiste soltanto una vera preghiera: Cristo stesso. C’è soltanto una voce che si leva sopra la faccia della terra: la voce di Cristo. La sua voce riunisce e coordina in sé tutte le voci levate in preghiera” (Madre Teresa di Calcutta).
Colui che prega recitando il Rosario ha sempre Cristo come unico Mediatore, ma viene sostenuto e accompagnato dalla particolare mediazione della Vergine Maria così come lo stesso Pontefice chiarisce nella sua Lettera: “A sostegno della preghiera, che Cristo e lo Spirito fanno sgorgare nel nostro cuore, interviene Maria con la sua intercessione materna. […] In effetti, se Gesù, unico Mediatore, è la Via della nostra preghiera, Maria, pura trasparenza di Lui, mostra la Via…”.

Maria è l’Odigitria, colei che indica la strada (cioè Cristo Gesù), colei che può permettersi di chiedere tutto al proprio Figlio, persino di anticipare i tempi della salvezza. Il miracolo di Cana spiega, infatti, questa particolare funzione di Maria. Essa, nel momento in cui invita i servi a seguire le indicazioni di Gesù («Fate quello che vi dirà» – Gv 2,5) diventa maestra, indica una strada, e nello stesso tempo, quasi costringe Gesù ad iniziare la sua missione anzitempo («Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora) – Gv 2,4». Ma probabilmente anche Maria anticipa in questo stesso episodio evangelico la missione che Gesù le affiderà sotto la Croce.

Risulta così comprensibile l’affermazione del beato Bartolo Longo (fondatore del Santuario della Vergine del SS. Rosario di Pompei) che considera Maria “onnipotente per grazia”. Nella celebre preghiera di S. Bernardo, Dante traduce poeticamente questo fondamento teologico: “Donna, sé tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia e a te non ricorre, / sua disianza vuol volar senz’ali”. Maria è talmente grande che, senza la sua mediazione, il desiderio della grazia è quasi inefficace.

Qualcuno, in passato, ha rimproverato al Rosario un’eccessiva meccanicità; la recita litanica delle Ave Maria favorirebbe la distrazione. Questo ovviamente può accadere quando – come rilevava Paolo VI – il rosario è recitato senza spirito contemplativo: “Senza contemplazione, il Rosario è un corpo senz’anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule…”.
Ricorda ancora Giovanni Paolo II: “Per comprendere il Rosario, bisogna entrare nella dinamica psicologica che è propria dell’amore”.

Con la recita del Rosario, il cristiano si lascia educare e plasmare dalla Vergine Maria, per imparare da Lei a diventare sempre più conforme a Cristo. La via di Cristo e la via della Vergine, pertanto, sono intimamente congiunte.
“Non temere di amare troppo la santa Vergine, Non l’amerai mai abbastanza, e Gesù ne sarà ben contento, perché la santa Vergine è sua Madre” (S. Teresa di Gesù Bambino).

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La Maria di Chiesa

Posted by marilena marino On maggio - 4 - 2010 ADD COMMENTS
Iniziate in Tunisia le riprese di Io sono con te, il film del regista torinese sulla madre di Gesù. Con Fabrizio Gifuni e Giorgio Colangeli
Sono iniziate i primi di marzo a Matmata in Tunisia le riprese del film Io sono con te, il nuovo lavoro di Guido Chiesa. Racconta la storia di una ragazza vissuta nella Galilea di duemila anni fa: Maria di Nazaret. Grazie a lei, con la nascita del figlio Gesù, si inaugura un nuovo corso nella storia dell’uomo. Le domande sollevate nel film sono più che mai all’ordine del giorno e riguardano il nascere, il crescere, l’educare i figli, il ruolo della donna nella società, il senso della parola amore, in una prospettiva squisitamente femminile. Maria è la donna capace di seguire il proprio istinto, esaltato dalla condizione di madre, attraverso un sano equilibrio con la razionalità. Anche a costo di sottrarsi alla legge e alla società, come farà poi il figlio. In questo sta la sua importanza e attualità. Nel suo percorso, Maria è sostenuta dalla presenza discreta di Giuseppe, il patriarca “che si fa da parte”, o come vuole l’etimologia del suo nome “aggiunge”, rinunciando al primato maschile. Prodotto da Colorado Film e Magda Film in collaborazione con Rai Cinema, Io sono con te è stato scritto da Nicoletta Micheli, Guido Chiesa, e Filippo Kalomenidis. Tra gli interpreti Djemel Barek, Fadila Belkebla, Mustapha Benstiti, Carlo Cecchi, Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni, Jerzy Stuhr e Ahmed Hafiene. Le riprese si svolgeranno in Tunisia tra Matmata, Monastir e El Kef e dureranno 8 settimane.

da Cinematografo.it

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In cammino con Maria

Posted by Giuseppe Delprete On maggio - 4 - 2010 ADD COMMENTS

Maggio, il mese delle rose, è tradizionalmente dedicato alla Madonna, per questo viene anche definito “Mese Mariano”, molto caro alla pietà popolare. Maria è infatti, come recita un antico inno della tradizione liturgica, la stella del mare, colei che nella navigazione della fede ci aiuta a non perdere mai la bussola dell’ incontro con Cristo. Il Concilio Vaticano II ha voluto presentare Maria come modello di santità per ogni cristiano; segno, modello e immagine della Chiesa stessa. La Vergine Maria, infatti, è Madre della Chiesa, giacché è Madre di Cristo e di tutto il Popolo di Dio gerarchicamente ordinato.  Come Chiesa pertanto, riprendiamo soprattutto durante questo mese, la preghiera quotidiana del Santo Rosario. Si tratta di una preghiera semplice, apparentemente ripetitiva, ma quanto mai utile per penetrare nei misteri di Cristo per mezzo di Maria Sua madre. Il Rosario, “catena dolce ce ci rannoda a Dio”, da sempre è il mezzo per elevare la mente, rasserenare i cuori, trovare conforto nelle sofferenze, educare i fanciulli e, soprattutto, unire i cuori dei familiari e amici riuniti in tale preghiera e volgerli tutti a Dio. Il Rosario è davvero la preghiera alla portata di tutti. Certo, oggi viene piuttosto da chiedersi se tutti apprezzano ancora o, addirittura, se conoscono la
preghiera del Rosario! Molti, forse la maggioranza, considerano questa pratica un costume ormai sorpassato.
Nel 1951, il papa Pio XII scriveva che “la recita del santo Rosario in famiglia è un mezzo quanto mai efficace” (Enciclica Ingruentium malorum).
Papa Giovanni Paolo II, che molte foto ritraggono con la corona del Rosario in mano, ci ricorda che “il Rosario è anche, da sempre, preghiera della famiglia. La famiglia che prega unita, resta unita” (Enciclica Rosarium Beatae Maria Virginis).

“Come tutte le mogli, anche Maria avrà avuto momenti di crisi nel rapporto con suo marito. Come tutte le madri, ha spiato pure lei, tra timori e speranze, nelle pieghe tumultuose dell’adolescenza di suo figlio. Come tutte le donne, ha provato pure lei la sofferenza di non sentirsi compresa, neppure dai due amori più grandi cheavesse sulla terra; Maria, la vogliamo sentire così. Di casa. Mentre parla il nostro dialetto. Esperta di tradizioni antiche e di usanze popolari, che, attraverso le coordinate di due o tre nomi, ricostruisce il quadro delle parentele, e finisce col farti scoprire consanguineo con quasi tutta la città. Vogliamo vederla così. Immersa nella cronaca paesana. Con gli abiti del nostro tempo. Che non mette soggezione a nessuno. Che si guadagna il pane come le altre. Che parcheggia la macchina accanto alla nostra. Donna di ogni età: a cui tutte le figlie di Eva, quale che sia la stagione della loro vita, possano sentirsi vicine. Vogliamo immaginarla adolescente, mentre nei meriggi d’estate risale dalla spiaggia, in bermuda, bruna di sole e di bellezza, portandosi negli occhi limpidi un frammento dell’Adriatico verde. E d’inverno, con lo zaino colorato, va in palestra anche lei; e va a braccetto con le compagne, e ne ascolta le confidenze segrete, e le sprona ad amare la vita. La vogliamo…Nei sogni festivi e nelle asprezze feriali. Sempre pronta a darci una mano. A contagiarci della sua speranza. A farci sentire, con la sua struggente purezza, il bisogno di Dio. E a spartire con noi momenti di festa e di lacrime. Fatiche di vendemmie e di frantoi. Profumi di forno e di bucato. Lacrime di partenze e di arrivi, dolcissima inquilina che si affaccia sul pianerottolo del nostro condominio. O come splendida creatura che ha il domicilio sotto il nostro stesso numero civico. E riempie di luce tutto il cortile. Fa’ che possiamo sentirti vicina ai nostri problemi. Non come Signora che viene da lontano a sbrogliarceli con la potenza della sua grazia o con i soliti moduli stampati una volta per sempre. Ma come una che, gli stessi problemi, li vive anche lei sulla sua pelle, e ne conosce l’inedita drammaticità(Don Tonino Bello, “Maria, donna dei nostri giorni”)”.

Buon mese di maggio in compagnia di Maria e buona preghiera!

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Ero forestiero e mi avete ospitato

Posted by michelangelo On aprile - 27 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

“Che cosa significa la parola «decente» applicata al lavoro? Significa un lavoro che, in ogni società, sia l’espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità; un lavoro che, in questo modo, permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione; un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa” (Caritas in veritate, 63).

Sono le parole utilizzate da Papa Benedetto XVI nella sua terza Enciclica “Caritas in veritate” pubblicata il 29 giugno 2009. Il Pontefice pone la sua attenzione sul diritto al lavoro di ogni uomo, riferendosi in modo particolare alla difficile condizione degli immigrati. Forse a qualcuno il termine “decente” in ambito lavorativo non dice nulla, eppure è proprio l’assenza di questa dignità operaia che pone la nostra società di fronte a mille contraddizioni.
Non possiamo dimenticare, infatti,  gli incresciosi avvenimenti susseguitisi nel gennaio scorso a Rosarno, in Calabria. Sfruttamento, salari insufficienti e alloggi precari sono state le motivazioni che hanno scatenato la violenta protesta di molti africani residenti a Rosarno che lavorano, in condizioni vergognose e disumane, nel settore agricolo della provincia calabrese.

Nella famosa tragedia di Euripide (Medea) leggiamo una considerazione molto attuale per il nostro tempo: “Non è giusto disprezzare chiunque tu abbia veduto senza averne sperimentato l’animo chiaramente e senza averne ricevuto l’offesa. L’ospite deve adeguarsi alla città che lo ospita, ma non è lodabile che chi ci ospita ci tratti acerbamente per sua tracotanza o difetto di conoscenza”.
Sulle migrazioni valgono molte valutazioni, a carattere storico, sociologico o politico. Vale anche sottolineare, che non è possibile ignorare tale fenomeno né, tanto meno, demandarlo alla sola competenza territoriale affidata alle leggi dello Stato. E’ necessario poter guardare i limiti della propria diversità e quella altrui (etnico-religiosa che sia) con maggiore tolleranza e soprattutto con la capacità di accogliere ogni distinzione culturale, di nazionalità o di religione con la responsabilità civile e personale che è patrimonio storico e ontologico di ogni uomo e civiltà.

Le pagine della Sacra Scrittura, a tal proposito, documentano un episodio particolare vissuto dai componenti della sacra Famiglia. Immediatamente dopo la nascita di Gesù, l’evangelista Matteo racconta, infatti, che «un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”» (Mt 2, 13). La santa Famiglia di Nazareth è dunque costretta ad allontanarsi dalla propria patria per stabilirsi in Egitto, ripetendo così l’esperienza dell’esilio e della deportazione dell’antico popolo di Israele a Babilonia. Giovanni Paolo II, in occasione del viaggio apostolico in America Latina, ebbe a dire a questo proposito: «Il Signore… volle anche assumere, con sua Madre santissima e san Giuseppe, questa condizione di emigrante, fin dall’inizio del suo cammino su questo mondo. […] La fuga improvvisa, l’attraversamento del deserto con i precari mezzi disponibili, e l’incontro con una cultura differente, mettono sufficientemente in rilievo fino a che punto Gesù ha voluto condividere questa realtà, che non poche volte accompagna la vita dell’uomo. Quanti emigranti di oggi e di sempre, possono vedere la loro situazione riflessa in quella di Gesù, che deve allontanarsi dal suo paese per poter sopravvivere! […] Ogni situazione di emigrazione si lega intimamente con i piani di Dio. Ecco, quindi, la prospettiva più profonda nella quale deve essere considerato il fenomeno dell’emigrazione» (Argentina, 9 aprile 1987).

Sono ancora tanti i pregiudizi, le paure e le ostilità nei confronti degli immigrati. Nella Chiesa però nessuno può essere considerato straniero, “Rendetevi conto – continuava con estrema schiettezza Giovanni Paolo II – che questa paura e questi pregiudizi non hanno altro fondamento che il proprio egoismo”.
Cristo chiede di essere riconosciuto in ogni uomo, «Ero forestiero e mi avete ospitato» (Mt 25, 35). L’immigrato può non essere considerato il “forestiero” a cui Gesù con esplicita determinazione fa riferimento?
Gesù, inoltre, per santificare il suo popolo, offre se stesso e muore in Croce fuori della porta della città di Gerusalemme, “come un forestiero”, senza un vero e proprio diritto di cittadinanza. Così San Paolo ammonisce: «Usciamo dunque anche noi dall’accampamento e andiamo verso di lui, portando il suo obbrobrio, perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura» (Eb 13, 13-14).

Nessuno si affanni… dopotutto «noi siamo stranieri e pellegrini come i nostri padri» (1 Cr 29, 15).

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La giustizia che non muore.

Posted by Sergio Scacchia On aprile - 26 - 2010 ADD COMMENTS

È più che mai attuale quello che anni fa scriveva Igino Giordani, scrittore, giornalista e politico italiano, direttore della Biblioteca Apostolica Vaticana e cofondatore del Movimento dei Focolari di Chiara Lubich: “…se la Chiesa è immersa nell’umanità, per esserne anima deve poterla seguire nelle sue grandi trasformazioni, non mutando le proprie verità ma inserendole nelle forme nuove”.
Il succo del discorso è che la Chiesa non è separata dal mondo ma vive in esso.
Dal fondo dei secoli a oggi, torna ancora di attualità il discorso della montagna: “Beati i poveri di spirito perché di questi è il Regno dei cieli…..beati coloro che hanno fame e sete di giustizia….”.
Il termine biblico di “giustizia” riguarda la volontà di Dio rivelata nella storia della salvezza per cui il Creatore ama tutti, anche se peccatori e quelli che hanno fame e sete di giustizia altro non sono, che quelli che desiderano l’attuazione della volontà di Dio sulla terra.
Di che tipo di giustizia possiamo parlare in un mondo oggi dove due terzi degli uomini patiscono la fame, l’altro terzo, pur avendo pane, spesso soffre di fame spirituale derivante dalle angosce e dalle frustrazioni di vite difficili? Quale giustizia può essere praticabile quando si continuano a potenziare le tecniche belliche capaci di sterminare la vita a scapito d’iniziative in grado di risolvere i disordini culturali e politici di tanti paesi nel mondo?
Spesso Benedetto XVI ha legato i temi della vita e della giustizia. In uno dei suoi appelli ha detto: “…diventano sempre più drammatici quei meccanismi che producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono l’esistenza umana, offendendo la vita e colpendo i più deboli”.
Il cristiano deve contribuire a formare società giuste, ma come? Se lo chiedono tutti gli uomini di buona volontà nell’ora di maggiore carestia di quell’energia vitale che è la carità.
Diventa urgente l’intervento dei laici che devono più che mai riacquistare amore per la Chiesa, intesa come luogo di giustizia per recuperare pieno senso della vita così come ideata e realizzata dal Creatore.
Noi, i più, siamo nella Chiesa senza avere piena coscienza dei suoi valori. Realizziamo a malapena qualche pratica di pietà, magari superstiziosa, ma senza amore profondo per la giustizia, senza solidarietà, senza essere, come chiedono i Vangeli, braccia di Cristo. Siamo inerti, riducendoci alla pratica della santa Eucarestia domenicale, senza una vera partecipazione ma come semplici spettatori. Questo sperpero di valori offre il fianco a ideologie materialiste e a nuove forme di politiche che non tengono conto di fratellanza e di equità sociale.
Ecco, se gli ideali che il Cristo Risorto ha portato nel mondo si incarneranno veramente in milioni di spiriti, forse potremo sperare nella civiltà della Ragione che è Gesù il quale è Amore, Giustizia, Vita. Allora sì che la Costituzione, massima espressione umana, veramente riuscirà a fondersi con il Cristianesimo donando la concreta speranza di un mondo nuovo libero da ingiustizie come la fame, le guerre, il razzismo, realizzando la vera rivoluzione nella vita religiosa, familiare, sociale dell’umanità.

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XXV Aprile: Festa di tutti!

Posted by marilena marino On aprile - 24 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

“E’ una ricorrenza di tutti, festeggiamola insieme!” Queste le parole del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano a proposito della Festa del xxv Aprile: spendere parole per ricordare i valori dell’ antifascismo e della Resistenza, è sempre un bellissimo encomio per quello che fu un fenomeno che abbraccio’ tutta la Nazione.

Ci fu la Resistenza dei partigiani, dei militari e del popolo: è importante che il xxv Aprile in quest’anno sia celebrato in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo, ricordando l’una o l’altra delle componenti della Resistenza.

L’importante è che ci unisca la consapevolezza e lo stesso impegno per conservare gli stessi valori che si sono tradotti nella Costituzione Repubblicana. In questo anniversario della Liberazione, a ricordo di donne e uomini che sacrificarono le loro esistenze in nome di una Liberta’ che oggi troppo spesso diamo per scontata, ricordiamoci anche di commemorare i Caduti della Resistenza.

Molti, per questo evento, partecipano con tante iniziative e manifestazioni, alcune di carattere politico, altre culturale o sportivo.

La memoria di quelle date si riaffaccia alla mente: il10 luglio del 1943 gli alleati sbarcavano in Sicilia.” Era l’inizio della Liberazione  per ristorare l’italia come nazione libera”, disse il generale Eisenhowen. il 3 Settembre l’armata inglese sbarcava in Calabria e 6 giorni dopo gli americani a Salerno.

Il primo ottobre Napoli viene liberata, a giugno è la volta di Roma, mentre nella primavera del 45 tocca alla Toscana: il 21 aprile le truppe del generale Alexander entrano a Bologna, poi è la volta di milano, Genova e Venezia.

Nella citta’ la popolazione insorge contro le truppe d’occupazione nazista e contro i fiancheggiatori fascisti.

Buona Festa della Liberazione a tutti e un commosso grazie a tutti quegli uomini e donne di tutte le eta’ morti per garantire i diritti democratici dei quali oggi godiamo!

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Le bende, fragilita’ di Dio

Posted by marilena marino On aprile - 15 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Il primo pensiero di fragilita’ puo’ essere ricollegato, per un atto di assoluta tenerezza e amore, allo stesso Dio, nostro unico e onnipotente padre, buono e misericordioso, che non resistendo da solo a godere dei suoi infiniti progetti che aveva in mente di regalare all’ uomo, si fa quasi violenza e solo per bonta’, considerando anche follia mettere al mondo un individuo libero, crea la donna e crea il suo compagno: niente di cosi’ scontato e banale, pensando che nostro Signore bastava gia’ a se’ stesso e che nella sua onniscenza poteva persino intravedere la nostra primordiale caduta!

Ma lui che non si batte mai per generosita’, gia’ rischia per primo e con una pennellata di incredibile fantasia, ecco che la creazione si fa spazio nell’ increato e appare un primo abbozzo di gragilita ” creaturale” nei primi due esseri viventi della storia, depositari, nonostante tutto di una fragile finitezza, tant’ e’ vero che con la loro liberta’ mettono fine alla loro stessa dignita’, confermando proprio il loro limite.
La conseguenza di oltrepassare questo limite, si perpetua nella storia, cosicche’ lo ritroviamo di pari passo in ogni gesto anche di tutti i giorni, dovendo sempre scegliere tra il bene e il male, facendo strenuamente i conti con la sottile e diabolica concupiscenza che il fomite del peccato originale ha lasciato in noi, povere e deboli creatura umane.

IL ” fragile” gesto di portare il peso della storia dopo l’ allontanamento dal suo creatura, torna ad essere redento da chi piu’ fragile non poteva farsi e da chi piu’ piccolo non poteva apparire: Gesu’ di Nazareth, il piu’ bello dei figli dell’ uomo che segna l’ alba della nostra salvezza scegliendo un inconfondibile e sconvolgente modo di apparire nel mondo: la famiglia di un falegname e di un umilissima donna di un’ anonimo paseUn fragile bimbo giace in una spelonca e una ruvida paglia gia’ segna il limite di non aver trovato posto in una comoda stanza d’ albergo, e mentre la sua stessa fragilita’ ‘getta gia’ scandalo nel cuore di Maria che si chiedeva che senso avesse tutto questo nel suo cuore, dopo che l’ angelo le aveva annunciato che sarebbe stato un ” grande” per la casa d’ Israele, quella medesima poverta’ lo nasconde a Erode, il superbo della terra e lo ripara dal perfido genocidio degli innocenti.
La fragilita’, come possiamo notare, comincia ad apparire, dunque, gia’ una spada di contraddizione per noi tutti uomini, tutti piu’ o meno segnati da essa: da una parte ci sentiamo deboli, dall ‘ altra vincitori e protetti, grazie proprio al limite, che mentre sembra fare di noi degli ” sconfitti della storia”, ci nasconde alla superbia della stessa vita che si ritorce contro noi, quando varchiamo, per assurdo, la nostra stessa finitudine! Per dare un ‘ adeguata ” chiave di lettura” allo scandalo di questa fragilita’ , non possiamo non interpretare il limite, esulando dalla Croce stessa di Nostro Signore, la cui morte in croce fu , appunto, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, ma salvezza per coloro che vi credono, giacche’ dalle sue pighe siamo stati guariti e nelle sue piaghe egli ci nasconde, quando il mondo stolto e superbo come quella volpe di Erode, ci perseguita e vuole ucciderci, non sapendo e neanche immaginando che proprio la Croce, la nostra sofferenza e la nostra fragilita’, e’ l’ albero della nostra salvezza, il pilastro dell’ universo, il letto d’ amore dove ci ha sposato il Signore Risorto, la Gloria che nessuno ci puo’ togliere, il luogo dove il diavolo non immagina neanche che li’ troviamo riparo, rifugio, perche’, come poteva pensare lo stesso popolo di Gesu’ che la potenza di Dio si sarebbe potuto incarnare in un povero figlio di falegname, giacche’ mai niente di buono puo’ venire da Nazareth, giacche’ proprio il superbo non accetta la stessa incarnazione e pensa che il figlio di Dio non puo’ stare in una persona che ha il volto della sofferenza.
Poiche’ il mondo con tutta la sua stoltezza non ha conosciuto Dio, ecco perche’ e’ Vitale: predicare Cristo e Cristo Crocefisso, dove si manifesta unicamente la bonta’ di Dioe che ci mostra la debolezza come una forza, la fragilita’ come volto di cui non bisogna vergognarsi!
Solo guardando a lui, la fragilita’ puo’ essere trasfigurata e redenta, anzi di piu’ !!
Come dice S Paolo: quand’ e’ che sono debole, e’ li’ che sono forte!!
Perche’ dice questo?! E’ vero che , come S Teresa, noi siamo niente piu’ il peccato, ma e’ vero anche che: ” Mi vantero’ ben volentieri della debolezza di Cristo, affinche’ dimori in me la sua potenza
Dice cio’ l’ Apostolo, perche’, nonostante avesse una spina nella carne( anche questa e’ fragilita’), per non montare in superbia per la grandezza delle rivelazioni, lui aveva fatto proprio il concetto di Croce, vi era ” entrato dentro”, e aveva compreso che senza la Croce nessuno si puo’ salvare, senza piu’ la sofferenza, il mondo, volendo solo scappare dalle strettoie che il dolore e il limite di un dolore procura, va verso il non senso della stessa vita e la stessa fragilita’ che lo segna per ricondurlo alla casa del Padre, e’ motivo di fuga e insofferenza: non ha sperimentato adamo, tanto tampo fa qual’ e’ stato il limite in cui si e’ posto, quando ha voluto farsi come Dio?
E allora adesso perche’ vuole andare per quegli stessi sentieri, rinnegando la Croce, la propria storia, la stessa fragilita’, essenziale per la nostra salvezza, che deve essere per forza accettata, anzi, portata anche quasi come vanto, e mostrata senza motivo di vergogna, e per di piu, offerta, se vogliamo rendere nella nostra viat questa Croce gloriosa e salvifica anche per gli altri!!
Ma torniamo un passo indietro e riprendiamo il discorso ripartendo da quella stalla, da quel bambino gia’ perseguitato e avvolto dai panni di questa debolezza; non vedi quanta coerenza in Gesu’, che ti mostra come attualizzarla, quenso senso di sofferenza che accompagna il limite? Ancora, dopo aver mostrato al mondo di oggi come in quei fragili bambini uccisi da Erode possono specchiarsi i figli di oggi, vittime di soprusi, violenze, pedofilie, lui continua sempre lo stile del povero fragile crocefisso, assumendo su se’ medesimo il limite;
tante volte ci capita di guardare alla fragilita’, con atteggiamento di o troppo sentimentalismo e di pena o di frustrazione o, peggio, non dandogli un nome preciso: questo nome e’: la Croce!
Che sia un senso di inadeguatezza, che sia un difetto fisico, un’ in fanzia difficile, una morte, un disagio affettivo, una lettura ingarbugliata della nostra vita, il termine piu’ azzeccato per l’ identificazione della fragilita’ , si chiama Croce, perche’ alla sua chiave di lettura, di assimilazione al messaggio cristiano, solamente possiamo e dobbiamo vedere, senza confonderci, il segreto per vivere, soffrire, amare, essere gioiosi e uomini risorti e non bastonati dalla storai!
Gesu’ Cristo attira tutti a se’ dalla Croce e ci da’ una chiave di lettura della nostra vita che non possiamo delegare a nessun altro, ne’ a psicologi, ne’ a filosofi, ne a mentalita’ del nostro secolo!
Quando venne la pienezza dei tempi, Cristo, in un atto ancora di commovente piccolezza, umilio’ se stesso, e non considerando un tesoro geloso la sua uguaglianza con io, passo’ dalla fragilita’ della stalla, alla fragilita’ del legno del patibolo che, allora, gia’ non puo’ essere chiamata piu’ fargilita’, ma Croce, disagio, dolore, malattia e infine, morte.
Sicuramente fa orrore la malattia e produce un senso totale di impotenza e diventa motivo di scandalo prima con se’ stessi quando, non puoi contare piu’ sulle tue forze o sulla tua intelligenza, o altro……………
In una societa’ anche che non ti aiuta nemmeno a capire il senso del dolore e nella quale, per vincere devi sempre dimostrare di valere, di contare, di essere il primo della fila, se no non sei nessuno, chi volete che guardi alla nostra fraglita’?
Tutt’ al piu’ potrai generare compassione!
E guarda che invece Dio, l’ Onnipotente, si e’ inventato un modo cosi’ debole per rappresentarsi! Lo stesso suo popolo non sopportava l’ idea di un Dio sconfitto!!
E noi?! Non siamo lo stesso?! Non ci scandalizziamo della sofferenza? Questa fragilita’ non esige soluzioni, alternative che ci portino lantano dal senso di fallimento che accompagna con forza la fragilita’ di ognuno?!!
La voglia di vita e di sopravvivere e’ molto forte nell’ uomo e questo ha comunque una radice anche cristaina e non solo che si ritrova nell’ istinto degli animali che lottano ferocementa per vivere: Dio stesso non ha creato la morte, ma la vita, perche’ egli stesso ama la vita!
Il diavolo e’ entrato nel mondo per invidia dell’ uomo e lo stesso decadimento fisico e le malattie, non sono una punizione di Dio per l’ umanita’: Cristo stesso e’ salito su quell’ albero del Paradiso dove adamo allungo’ la morte, per prender su di se’ quella caducita’ mortifera generata dalla scelta di eva e adamo di essere come Dio !
Quale immensa sapienza ripartire da quella fragilita’ per assumere lui la fragilita’ e mostrare a noi, se accettiamo cio’ come verita’, che questa fragilita’ e’ stata sconfitta, redenta, glorificata, offerta!!
Quale sconfitta il demonio stesso ricevette dall’ ignominia di questa fragilita’ inchiodata dalla sofferenza di vedere annullata la potenza della vigoria della carne!!
Non pensava certo, il signore dell’ orgoglio, che Dio lo avrebbe vinto con la stessa arma con cui circui’ l’ uomo del paradiso:la fragilita’, la finitudine e la debolezza!!
Capite quale amore dobbiamo allora mostrare verso la fragiliata’?
E non solo compassione!!
Ecco perche’ S Paolo dice di portare sempre il morire di Gesu’ dentro noi, affinche’ sia manifesta in noi la sua resurrezione!!
Vantiamoci di questi vasi di creta che siamo, noi uomini, con tutta la nostra fragilita’, giacche’ portiamo il tesoro della croce e la sublimita’ dell’ amore della Croce si possa vedere, perche’ non moriamo nelle difficolta’ della vita, anzi, Dio sceglie cio’ che nel mondo e’ dedole e fragile per confondere i sapienti!!!!
Qual’ e’, ancora, la sapienza del mondo che ci vuole confondere e nascondere il vero valore che dobbiamo dare all Croce, alla fragilita’?!?
E’ in vigore in questi ultimi tempi, una certa corrente di ” pensiero debole”, che non e’ affatto la debolezza di cui stiamo parlando, ma e’ esattamente una specie di stoltezza di pensiero che vorrebbe togliere vigore alla vitalita’ di pensiero che invece l’ uomo ha sempre ha sempre avuto e che troppo fatalisticamente demanda al suo vicino e, in maniera piu’ magica, al contesto sociale in cui vive.
Abbiamo davanti un mondo che puo’ vantare una certa agiatezza di costumi, opulenza, e un altro dove la fantasia, l’ originalita’, la voglia di lottare e il senso del sacrificio e della fatica e’ scansato: parlano di un volto triste e annoiato, di una luce opaca e uniforme che si riflette su tanti volti di tanti giovani che, lungi dal voler uscire allo scoperto individualmente, si arrendono con apatia a schemi di vita omologati e uguali;
stesso modo di vestire, stesso modo di parlare, di pensare, di agire……..
video-parlare, video-comunicare-video-amare-video-soffrire??!!
Omologazione delle comitive e delle masse, dove tante volte un gesto di un singolo fa da specchio di imitazione di altri, nel bene, ma tante volta nel male, come il caso di tanta messe nere, riti satanici, assalti di gruppo, che, per mancanza di cultura, di interessi a valori alti e ideali mancanti, si votano al piu’ basso identikit d’ ignoranza e sotto-cultura!
La diffusione del messaggio cristiano e’ indice di civilta’ e progresso culturale, che frena il dilagare dell’ iniquita’ e dona limpidezza a qualsiasi forma di vita; se togliamo alla societa’ la Croce, ecco ritornare il paganesimo, la sotto cultura, la magia, l’astrologia, la violenza, il fai da te: se non c’ e’ Dio c’ e’ l’ uomo, lasciiato pero’ in balia dei suoi istinti e della sua anche fragilita’ che fa davvero paura senza la lettura della Croce, che appare solo un mostro da cui scappare!!
La secoralizzazione e i fenomeni mediatici cosi’ diffusi, danno un senso di potere all’ uomo, che, ergendosi a Babele, non trova piu’ nella fede il suo rapportarsi e persino la sessualita’, come ha detto ultimamente il papa Benedetto XVI, passa rapidamente da agape a eros, mettendo una discriminante costante nelle proprie scelte di vita: tutto e’ lecito, tutto si puo’ fare, quindi la sofferenza e la negazione del piacere appare sempre piu’ forte una scandalosa pietra d’ inciampo che deve essere frettolosamente tolta dai pedi.
Il vero problema di oggi, forse da sempre, e’ la rivisitazione della cultura del Vangelo di Cristo nella societa’, che’ puo’ tornare ad essere civilta’ dell’ amore solo se la fragilita’ umana assume dimensione cristologica;
fare esperienza forte della gratuita’ del perdono di Cristo nei nostri confronti e del suo amore per noi che ci ama come siamo, senza niente in cambio, soprattutto quando eravamo peccatori, puo’, intanto, farci accettare molto la nostra debolezza e capirla meglio negli altri.
S Francesco ci svelo’ che, quando inizio’ a fare penitenza per i suoi peccati tra i lebbrosi, cambio’ in dolcezza l’ amarezza di baciare la stessa fragilita’ in persona: Gesu’ in quel pezzente malato che lo condusse per vie ancora piu’ illuminanti quando si innamoro’ perdutamente di Madonna poverta’, per aver colto proprio nella fragilita’ piu’ assoluta del Crocefisso di S Damiano il messaggio redentivo della Croce!!
Occorre la luce del Mistero Pasquale per poter entrare davvero nella Resurrezione dell’ umana fragilita’!
L’ ultima parola della sofferenza e della profonda discesa nella morte che insieme alla fragile condizione della carne siamo tutti chiamati a fare, ha una sola svolta: la Resurrezione e non la fine di tutto, come il mondo vuol farci credere!
Nelle acque del battesimo Cristo ha vinto la morte ed e’ stato tirato fuori dalla sofferenza e dal peccato, avendo ricevuto dal Padre lo Spirito del Risorto che cammina e non affonda nella morte!!
In Cristo anche noi troviamo, innestati corporalmente con lui, questo Spirito che trasfigura la debolezza, togliendo alla paura che ne avevamo, il pungiglione, attraverso cui il demonio, prendendo spunto dalla legge, vuole continuare a incuterci paura e a dirci che Dio, attraverso quella sofferernza e fragilita’ ci ha fregati e vuole solo la nostra fine!!!
Per questo possiamo guardare con fiducia alla Croce e , dal momento che anche noi col Battesimo abbiamo ricevuto questo Spirito e insieme l’ unzione a re, sacerdoti e profeti, dobbiamo gridare alla fierezza della Croce, dobbiamo sfruttare anche il dono che Dio ci fa, attraverso la nostra fragilita’, il regalo di offrire, oltre che compatire, il dolore, per gli altri uomini, anche e soprattutto per coloro che negano o bestemmiano la Croce , non riconoscendo in essa la stessa presenza di Dio.
Penso, a questo punto, di inserire la figura della Vergine Maria per dare una proposta concreta al quesito su quale debba essere lo stile kenotico del Cristiano;
ne abbiamo parlato, dal momento che abbiamo detto con forza gia’ che non c’e’ difesa della fragilita’ se essa non viene assunta dalla Croce e che nel battesimo ogni cristiano trova il suo stile kenotico, che poi e’ lo stile anche di Maria;
pensiamo anche all’ aspetto della fragilita’ femminile nelle storia, ma anche di Maria che, associata da sempre al destino di suo figlio, passa attraverso l’ umiliazione di non capire, di non essere capita, fino alla cruente morte ignomignosa di gesu’: Maria fa davvero un bagno di umilta’ in queste acque amare della vita, nulla le le’ risparmiato e nulla e’ di piu’ fragile di lei come quando, sotto la Croce, e’ chiamata ad una nuova missione.
Se avesse fatto come noi, che spesso ci piangiamo solo addosso quando la spada del dolore ci attraversa, come la Chiesa poteva nascere da quel dolore immenso, da quel nuovo sacrificio che Dio le chiedeva per nostro beneficio?!
Non vediamo la fragilita’ di una donna forte, piuttosto, che offre ai suoi carnefici, il figlio, facendosi in questo suo battesimo di morte sacerdorte, realizzando in tal modo, una nuova nascita?!
Nasceva lei dalla fragilita’ e rinasceva la nuova prole di figli fragili ma risorti dal costato squarciato e trafitto di Cristo.
Lo stile del cristiano deve poter diventare questa Maria, poter partorire come lei, dopo che la spada di simeone affonda nelle nostre fraglita’, nuova vita per le membra della Chiesa, perche’ ci sara’ chiesto, come lei, di passare dalla morte della sofferenza alla vita, dal sacrificio personale, all’ immolazione del nostro Isacco per gli altri, per generare, come al fonte battesimale, che e’ l’ utero della madre Chiesa, nuovi figli di Dio;
Maria ci chiede di starci tutti, in questa nuova maternita’ spirituale: dice S. Ireneo” Cristo ha aperto il grembo puro che rigenera uomini per Dio”; anche noi battezzati portiamo i caratteri di cristo e alla scuola di Maria, possiamo generare come Chiesa l’umanita’ nuova secondo lo Spirito di Cristo e con le viscere di misericordia che solo una madre puo’ avere!
Ci aspetta come cristiani una fase ” operativa” e non piu’ ritualistica: Maria e Gesu’ hanno bisogno di noi, adesso, per dare alla luce nuovi figli, se comprenderemo il grande mistero di gestare prima Cristo in noi, con la grazia dei sacramenti e la spaienza della madre Chiesa che , a sua volta, vuole che anche noi diventiamo Chiesa e avere, come Maria, un’ anima ecclesiale.
S Ambrogio parlo’ cosi’ della Vergine, dicendo che essa non ha potuto piu’ sopravvivere alla sua carne, tutta intenta alla carita’ verso i suoi figli.
Dice Nazianzeno, rivolgendosi in particolare alle donne: Donne, coltivate la verginita’ e arriverete ad essere madri di Cristo!
Li’ dove per verginita’ viene intesa il fuoco della carita’ e dell’ amore alla diakonia, o servizio a Cristo, tutti possiamo essere questa Chiesa vergine che , nello stile kenotico di Cristo che vince la morte, si trasforma e, in una nuova pneumatologia di vita, coopera attivamente, nello Spirito Santo , alla formazione del Corpo Mistico, fino alla completa formazione dei suoi eletti.
Non ha sposato Cristo noi, la Chiesa, nella sua debolezza?!
Non vuole egli rigenerarci , nell’ Alleanza della Croce fatta col suo sangue, ad una giovinezza senza rugha e senza macchia??Egli ha sposato sul serio la nostra fragilita’ e aspetta da noi una adesione a questo patto!
Lasciamoci , dunque, lavare nelle acque del nostro battesimo , accettando la croce e la nostra debolezza e, come Gesu’, risorgeremo vittoriosi dalla morte e con la potenza dello Spirito Santo, innalzeremo con il canto pasquale Maranatha’, il vessillo della fede che non sara’ piu’ una annacquata religione della paura, ma una concreta proposta di “fare” i cristani adulti , per essere come Maria: padri, madri di infiniti figli!!

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