Thursday, 23 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Ricchezza infinita e divina povertà

Posted by michelangelo On gennaio - 18 - 2012 1 COMMENT

di Michelangelo Nasca

“Nostro Signore, sposando la povertà, ha talmente elevato il povero in dignità, che non lo si farà più scendere dal suo piedistallo. Gli ha dato un antenato, e che antenato! Gli ha dato un nome, e che nome!” (G. Bernanos). Nelle parole del celebre scrittore francese, Georges Bernanos, e nel pensiero teologico della Chiesa il povero è l’icona rappresentativa di Cristo. E’ oltremodo evidente constatare nella nostra società la distanza tra il Vangelo dei poveri e l’opulente interesse per i beni materiali, in un mondo contemporaneo “dove – ricordava alcuni anni fa Giovanni Paolo II – è così stridente il contrasto tra le forme antiche e nuove di cupidigia e le esperienze di inaudita miseria vissuta da fasce di popolazione di enorme ampiezza”. Read the rest of this entry »

Crisi, Sfida Per Cambiare

Posted by marilena marino On gennaio - 11 - 2012 ADD COMMENTS

di Mariangela Musolino

LA CRISI, SFIDA PER UN CAMBIAMENTO

 

A Perugia l’incontro di riflessione prende spunto dal documento proposto da CL su scala nazionale che suggerisce un modo “propositivo” di affrontare la crisi.

 

Perugia – Giovedì 12 Gennaio presso la Sala dei Notari, alle ore 21, si terrà il dibattito sul tema “La crisi, sfida per un cambiamento”. L’iniziativa è della comunità umbra di Comunione e Liberazione e prende spunto dal documento nazionale diramato nello scorso mese di Ottobre dal movimento cattolico fondato da don Luigi Giussani, che si interroga sulle opportunità per la rinascita di una nuova civiltà, nascoste fra i grandi disagi sociali e personali annessi alla crisi globale in corso.

Al dibattito di Perugia interverranno Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Carmine di Martino, docente di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Milano e la giornalista Gabriella Mecucci.

 

L’assunto principale della proposta ciellina è quello che la realtà di per sé è positiva, in quanto “ci rimette continuamente in moto, provocandoci a prendere posizione di fronte a ciò che ci accade”.

 

Prendendo spunto dalle tante realtà positive che pure in questi tempi difficili sussistono, lottano ogni giorno e continuano a credere in un mondo migliore possibile, l’analisi di CL vuole appellarsi all’ingegno, al desiderio di conoscenza e di creatività ed alla forza di aggregazione sentiti oggi da tante persone.

 

Crisi, dunque, come opportunità di prendere in mano la propria vita e la propria fede vivendole con un senso nuovo. In tale direzione il documento di Comunione e Liberazione auspica che anche sul piano della politica, messi da parte schieramenti di potere e ideologie diverse, si possa lavorare collegialmente per il vero bene comune, rilanciando lo sviluppo del Paese e investendo su quegli “io in azione” – che siano singoli o comunità – in grado di cambiare la realtà in meglio con il proprio impegno responsabile quotidiano.

Questo, tra l’altro, deve essere il ruolo dei cattolici nella vita della società italiana, nella quale si auspica i cattolici siano i primi a portare segni di speranza e di bene per la collettività.

Ufficio Stampa:

Mariangela Musolino

www.aa98comunicazione.com

speedmar@alice.it

339.3358038

Riportiamo delle riflessioni sulla crisi del Papa:

Benedetto XVI: la crisi esprime il profondo malessere della nostra società. Servono nuove regole.

 

 

«Nuove regole che assicurino a tutti» di vivere dignitosamente e sviluppare le proprie capacità a beneficio di tutti. Le chiede papaBenedetto XVI per la crisi economica che, nata in Occidente, incide anche sui Paesi in via di sviluppo. Uscire dalla crisi, dice, non significa solo «arginare le perdite individuali» o «nazionali». Il pontefice ha voluto ricordarlo agli ambasciatori accreditati in Vaticano, che ha ricevuto nella Sala Regia del Palazzo Apostolico per il tradizionale e solenne scambio di auguri d’inizio anno. In questa occasione, è stato reso noto che il prossimo 14 gennaio Benedetto XVI incontrerà il presidente del Consiglio Mario Monti. Il papa e il premier italiano si sono incontrati brevemente il 18 novembre scorso, quando l’allora neopremier è andato all’aeroporto di Fiumicino espressamente per salutare papa Ratzinger in partenza per il suo viaggio apostolico in Benin.

 

«Gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale», non devono far dimenticare che la crisi che viviamo nel momento attuale è anche «politica e sociale» e rappresenta «la drammatica espressione di un profondo malessere» della società, ha proseguito Benedetto XVI, per il quale «la crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull’esistenza umana e sull’importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica: non soltanto per cercare di arginare le perdite individuali o delle economie nazionali, ma per darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità a beneficio dell’intera comunità». L’esortazione del pontefice ai Governi e ai cittadini dei 180 Paesi che hanno rapporti diplomatici con la Santa Sede, è dunque a «non scoraggiarsi ma riprogettare risolutamente il cammino, con nuove forme di impegno».

 

La crisi economica e finanziaria mondiale «non ha colpito soltanto le famiglie e le imprese dei Paesi economicamente più avanzati, ma ha inciso profondamente anche sulla vita dei Paesi in via di sviluppo», ha proseguito Benedetto XVI. E nei Paesi dell’Occidente dove ha avuto origine, ha aggiunto, si è creata una situazione difficile «in cui molti, soprattutto tra i giovani, si sono sentiti disorientati e frustrati nelle loro aspirazioni ad un avvenire sereno». In particolare, infatti, «gli effetti dell’attuale momento di incertezza colpiscono particolarmente i giovani». «Dal loro malessere – ha ricordato Papa Ratzinger – sono nati i fermenti che nei mesi scorsi hanno investito, talvolta duramente, diverse Regioni».

 

«In Italia prosegua in un rapporto equilibrato fra Chiesa e Stato»

Il papa, poi, ha rivolto all’Italia «un particolare pensiero, al termine del 150esimo anniversario della sua unificazione politica»: «Le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato italiano hanno attraversato momenti difficili dopo l`unificazione. Nel tempo, però, hanno prevalso la concordia e la reciproca volontà di cooperare, ciascuno nel proprio ambito, per favorire il bene comune. Auspico che l’Italia continui a promuovere un rapporto equilibrato fra la Chiesa e lo Stato, costituendo così un esempio, al quale le altre Nazioni possano riferirsi con rispetto e interesse».

Misseri o Misteri?

Posted by marilena marino On gennaio - 10 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Continua il processo per l’omicidio di Sarah Scazzi: nei giorni scorsi ha parlato la difesa di Sabrina Misseri. Leggiamo sul Corriere le parole dell’avvocato Franco Coppi: Sarah Scazzi, al via il processo in data 10 gennaio 2012. In lacrime la cugina Sabrina.
È iniziata nel Palazzo di giustizia di Taranto la prima udienza del processo per l’omicidio di Sarah Scazzi. In una gabbia alla sinistra della Corte di Assise ci sono le uniche detenute, Cosima Serrano e sua figlia Sabrina, accusate del delitto. In tutto gli imputati sono nove. Sabrina, ad inizio di udienza, è scoppiata più volte in lacrime. Nel pubblico presente anche il sindaco di Avetrana, Mario De Marco: il Comune chiederà di costituirsi parte civile nei confronti della famiglia Misseri.
Sabrina Misseri e sua madre hanno fatto sapere tramite i difensori di non voler essere filmate in aula dalle telecamere. Presenti all’udienza i genitori di Sarah, Concetta Serrano e Giacomo Scazzi, ed il fratello della studentessa, Claudio.
Complessivamente sono nove le persone a giudizio, tra cui l’ ex legale di Sabrina, l’avvocato Vito Russo, accusato di aver tentato di indurre con minacce un testimone a riferire false dichiarazioni durante le indagini.
L’udienza appena cominciata, alla quale sono accreditati oltre 50 giornalisti e per i quali è stata allestita una apposita aula con due monitor TV, sarà prettamente tecnica, per le procedure preliminari come l’ ammissione dei mezzi di prova, delle testimoniane, delle costituzioni di parti civili e per la calendarizzazione del dibattimento.

“Noi riteniamo che il delitto commesso da Michele Misseri sia ricollegabile a un raptus sessuale o comunque ad un interesse sessuale nei confronti di questa bambina [...] Ho detto anche che Michele Misseri è un caso interessante dal punto di vista psichiatrico, ma non ho certamente sostenuto che non abbia capacità di intendere e di volere. Ne ha anche troppa”

Il legale ha aggiunto:

“Mentre per quanto riguarda la ritrattazione ricorrono tutti gli indici che ne dimostrano il carattere menzognero, cioè l’interesse indubbio che Michele Misseri poteva avere a ridurre la propria responsabilità, il fatto che sia stata una ritrattazione a rate. Ci sono volute sei o sette dichiarazioni diverse per giungere alla fine ad accusare Sabrina. Quindi anche le modalità della ritrattazione sono indubbiamente sospette”

Coppi quindi punta il dito contro Michele Misseri. E, secondo quanto riporta Adnkronos, l’avvocato Nicola Masseglia, un altro dei difensori di Sabrina, ha chiesto il non luogo a procedere per non aver commesso il fatto al termine del suo intervento all’udienza preliminare del processo davanti al gup del Tribunale di Taranto.
Michele Misseri ha partecipato di recente alla trasmissione di Canale 5, Matrix, ed ha ribadito la sua colpevolezza nel caso di Sarah Scazzi. L’uomo non ha voluto partecipare ad un dibattito, ha semplicemente concesso un’intervista ad Alessio Vinci, ed ha dichiarato, “In carcere ci sono due innocenti, io sono un uomo libero e non me la sento. Prima avevo solo un peso sullo stomaco, l’angelo biondo, ora ne ho tre”.Durante il racconto fatto nel corso dell’ultimo interrogatorio, quello del 5 novembre, in cui ha addossato alla figlia tutta la responsabilita’ dell’omicidio di Sarah Scazzi, avvenuto ad Avetrana il 26 agosto, Michele Misseri spiega agli inquirenti come sentisse il peso di quel segreto e del fatto che dopo il delitto si era preso il compito di nascondere il cadavere della nipote. Tanto che conservo’ il telefonino della vittima all’insaputa di Sabrina. Cellulare di cui simulo’ il ritrovamento casuale spingendo gli inquirenti a sospettare di lui.
Durante il racconto fatto nel corso dell’ultimo interrogatorio, quello del 5 novembre, in cui ha addossato alla figlia tutta la responsabilita’ dell’omicidio di Sarah Scazzi, avvenuto ad Avetrana il 26 agosto, Michele Misseri spiega agli inquirenti come sentisse il peso di quel segreto e del fatto che dopo il delitto si era preso il compito di nascondere il cadavere della nipote. Tanto che conservo’ il telefonino della vittima all’insaputa di Sabrina. Cellulare di cui simulo’ il ritrovamento casuale spingendo gli inquirenti a sospettare di lui.
Il procuratore aggiunto di Taranto Pietro Argentino, che ha condotto l’audizione in carcere insieme al pubblico ministero titolare delle indagini Mariano Buccoliero e alla presenza dell’avvocato difensore Daniele Galoppa e alla consulente di quest’ultimo, la criminologa Roberta Bruzzone, a un certo punto gli chiede se lui abbia chiesto alla figlia qualche volta nei 42 giorni della scomparsa di Sarah perché stava indicando piste false e lui risponde cosi’: ‘Io l’ho detto, io l’ho detto sempre, se escono i tabulati, come si diceva, infatti mi avete beccato a me che andavo al ‘Mosca’ (la contrada ndr), esce, prima o poi esce…’, risponde Misseri.
‘E lei che diceva, Sabrina?’ , chiede Buccoliero. ‘Sabrina diceva: ‘Ai tabulati dai retta tu?’, eh, e vedi sono usciti…’. ‘Ma Sabrina, manifestava mai a te la paura di essere stata, di essere scoperta? O di essere comunque scoperti?’, insiste Buccoliero.
‘Sabrina?’, risponde Misseri. ‘Si”, conferma il pm. ‘Ti ha detto mai: ‘Ho paura che adesso mi scoprono?”, domanda anche Galoppa.
‘no, lei sai cosa diceva a me? ‘Papa’ e’ troppo bravo, non lascia piste’, ma non lascia piste, ma il telefonino me l’ho portato con me’. Misseri spiega agli inquirenti che la figlia Sabrina non sapeva che lui avesse conservato il telefonino di Sarah: ‘Lei non lo sapeva, perché non me lo potevo tenere dentro, io mi sono scaricato quella sera quando siamo andati là e siamo andati al pozzo, da allora mi sono scaricato un po”. L’uomo si riferisce alla notte della confessione quella tra il 6 e il 7 ottobre quando portò gli investigatori in contrada Mosca alla cisterna interrata dove aveva gettato il corpo della nipote.
‘Che per questo, come ti stiamo dicendo, che perciò ti sto dicendo – chiede ancora Buccoliero – possibile che Sabrina non ti ha detto perché ha fatto un gesto cosi’ terribile? Questo dico Miche’? E chiudiamo il discorso e ce ne andiamo tutti quanti’. ‘Questo non me l’ha detto’, risponde Misseri. L’avvocato Galoppa ricorda al suo assistito quando in una occasione, probabilmente subito dopo il delitto, accompagnò in auto la figlia Sabrina proprio a casa di Concetta Serrano Spagnolo, la madre di Sarah, e chiede se in quel tragitto avessero parlato del terribile fatto accaduto.
‘Non ci siamo parlati – risponde Misseri – perché io già c’avevo il nervosismo mio di quello che aveva fatto’. ‘Non l’hai rimproverata di quello che ha fatto’, chiede il legale. ‘lei, perché io mi avevo chiuso già – dice Misseri – pure che volevo parlare con qualcuno, difatti venne mio fratello quella sera, che mi portò roba di verdura e nemmeno ci uscivi, perché se uscivo piangevo allora me ne sono andato dietro e basta, io i programmi della televisione, non li potevo vedere, quando loro vedevano i telegiornali, io me ne andavo agli altri programmi, perché io mi sentivo male’.
Questa mattina, intanto, è stata ascoltata , per circa due ore, la coppia di fidanzati che ha visto Sarah per l’ultima volta lo scorso 26 agosto intorno all’ora di pranzo. Il magistrato Mariano Buccoliero vuole ricostruire con esattezza i minuti precedenti la scomparsa della ragazza, e soprattutto l’ora esatta o presumibile del delitto. Questa mattina, al comando provinciale dei carabinieri, è comparsa la coppia di fidanzati che aveva dichiarato di aver visto Sarah nella strada che, dalla sua abitazione, porta a quella della cugina in via Grazia Deledda.
Per gli investigatori questo è un passo importante per quanto riguarda l’orario presumibile di scomparsa della 15enne, perchè si potrebbe ricostruire con esattezza il momento dell’omicidio e confrontarlo così con tutte le dichiarazioni che sono state fatte da Cosima, Sabrina, Michele, la badante romena, Concetta e Giacomo Scazzi. L’inchiesta è arrivata a un momento importante e, per questo motivo, ci potrebbero essere sviluppi nei prossimi giorni con gli inquirenti e gli investigatori alla ricerca di ulteriori riscontri che potrebbero chiudere definitivamente il quadro indiziario e far calare il sipario su questa brutta vicenda.
Sembra invece confermato, che Sabrina Misseri, la sera della scomparsa di Sarah si trovasse in birreria. A riferirlo è stata Anna Pisanò, un’altra testimone chiave della vicenda. La donne, ha detto che la figlia Miriam e il suo fidanzato la sera del 26 agosto, telefonarono a Sabrina per riferirle un fatto; si sentivano degli strani rumori provenire dal palazzetto dello sport di Avetrana, cosi i due ragazzi pensarono che questi rumori potessero c’entrare con un presunto rapimento di Sarah. Quando chiamarono Sabrina per dirglielo, lei riferì di essere in birreria e disse: “Sono qui per dimenticare”.

 

Cristiani like Prayer

Posted by Moreno Migliorati On gennaio - 10 - 2012 ADD COMMENTS

“Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” : questa citazione tratta dalla prima lettera ai Corinti di San Paolo è il filo conduttore dell’ormai tradizionale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che prenderà il via il prossimo 18 gennaio per concludersi il 25 dello stesso mese.
Il tema e il sussidio di quest’anno sono stati curati dalle chiese di Polonia, che quest’anno ospita il campionato europeo di calcio. “La rivalità è una caratteristica permanente, non solo nello sport ma anche in campo politico, commerciale, culturale e, perfino, nella vita della chiesa”, si legge nell’introduzione al sussidio per la Settimana del 2012 che ricorda come “la Polonia, a partire dai suoi fedeli, abbia conosciuto periodi di gioia e momenti di avversità. Una storia segnata da sconfitte, vittorie, invasioni, divisioni, oppressioni da parte di forze straniere ed ostili. Il combattimento per venire a capo di ogni forma di asservimento, fa dunque parte del desiderio di libertà e costituisce un tratto particolare della storia polacca”.
“Come può il messaggio del vangelo risuonare autentico se non proclamiamo e non celebriamo insieme la Parola che dà la vita? – si legge nella presentazione del medesimo sussidio – Come può il vangelo convincere il mondo della propria intrinseca verità, se noi, che siamo gli annunciatori di questo vangelo, non viviamo la koinonia nel corpo di Cristo?”.
Materiali riferito allo svolgimento della Settimana di preghiera è disponibile sul sito del Centro Pro  Unione e su quelle della Società Biblica.

(via SpiritualSeeds.info)

S. Stefano nel Parto del Dolore

Posted by marilena marino On dicembre - 25 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

La Donna vestita di Sole

La “donna vestita di Sole” di Apocalisse 12 è Maria?

Chi è la donna di Apocalisse 12 descritta come vestita di sole? Esistono due possibilità  per quanto riguarda l’identità  di questa misteriosa donna. Esse sono Maria la madre del Signore Gesù o IsraeleLa chiesa cattolica pensa che questa donna sia Maria. Hanno quadri e statue di Maria dipinta o scolpita nel suo glorioso splendore con una corona di dodici stelle sul capo, come se fosse una Regina.

E’ questa un’interpretazione accurata di questo capitolo di Apocalisse o una distorsione pericolosa che ha indotto in errore i cattolici spingendoli ad avere fiducia in Maria per la loro salvezza?

Si prega di leggere attentamente Apocalisse 12 dall’inizio alla fine:

Poi un grande segno apparve nel cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.

Apparve ancora un altro segno nel cielo: ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra. Il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio, non appena l’avesse partorito. Ed ella partorìun figlio maschio, il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro; e il figlio di lei fu rapito vicino a Dio e al suo trono. Ma la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, per esservi nutrita per milleduecentosessanta giorni. E ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo.
Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo, che diceva: «Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello, e con la parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte.
Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi! Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è sceso verso di voi con gran furore, sapendo di aver poco tempo».

Quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il figlio maschioMa alla donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà  di un tempo, lontana dalla presenza del serpente. Il serpente gettò acqua dalla sua bocca, come un fiume, dietro alla donna, per farla travolgere dalla corrente. Ma la terra soccorse la donna: aprì la bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva gettato fuori dalla sua bocca. Allora il dragone s’infuriò contro la donna e andò a far guerra a quelli che restano della discendenza di lei che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù.

Nel verso 5 apprendiamo che questa donna è associata a Gesù, ma in che modo? Si tratta di una associazione materna con Maria o di una nascita di un popolo? L’unico modo per saperlo è considerare attentamente gli altri dettagli che si trovano in questo stesso capitolo (e altrove nella Scrittura).

Tra tutti i dettagli c’è da menzionare il drago (V.3), che viene poi identificato come ildiavolo (V. 9). Il diavolo è preoccupato per il figlio e vuole ucciderlo subito dopo la nascita. Invece di vincere il diavolo in questa lotta, il bambino viene ripreso a Dio e rimesso al suo trono. Il diavolo perseguita così la donna nel deserto dopo aver perso il suo conflitto con l’arcangelo Michele:

Quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà  di un tempo, lontana dalla presenza del serpente. (Ap 12:13-14).

Chiaramente la donna è simbolica per e le sono state date ali d’aquila per volare nel deserto e per proteggersi dal diavolo. Domanda: Quando a Maria, la madre di Gesù, spuntano le ali e vola nel deserto per la sua protezione personale? Se la chiesa cattolica interpreta letteralmente Apocalisse 12:1-5 tanto da prendere Maria alla lettera come gloriosa a splendente con la sua corona di dodici stelle sul capo, come se lei fosse la regina, come mai non continua a dare la stessa interpretazione letterale a quel che segue, cioè la sua fuga con le ali d’aquila?Forse è per questo che la Chiesa cattolica si riferisce solo alla prima parte del capitolo Apocalisse 12, ma non alla fine quest’ultimo (versi 13 e 14) che ci fa capire chiaramente come la donna sia simbolica.

D’altra parte, consideriamo invece che la donna sia il simbolo di Israele, possiamo associala con la nazione di Israele in fuga nel deserto per 1.260 giorni per allontanarsi dal diavolo. Bisogna anche rispettare l’interpretazione simbolica di una corona di dodici stelle sul capo, cioè le 12 tribù d’Israele!

Egli (Giuseppe) fece ancora un altro sogno e lo raccontò ai suoi fratelli, dicendo: «Ho fatto un altro sogno! Il sole, la luna e undici stelle si inchinavano davanti a me». Egli lo raccontò a suo padre e ai suoi fratelli; suo padre lo sgridò e gli disse: «Che significa questo sogno che hai fatto? Dovremo dunque io, tua madre e i tuoi fratelli venire a inchinarci fino a terra davanti a te?»(Gen 37:9-10)

Il dodici stelle sono le dodici tribù d’Israele. Vedi anche Gen 49:1-28.

Chi è la prole?

La prole della donna sono coloro che obbediscono ai comandamenti di Dio e portano la testimonianza di Gesù, come indicato in Apocalisse 12:17. Se Israele è la donna di Apocalisse 12, i figli sono santi descritti come coloro che obbediscono ai comandamenti di Dio. Questo è possibile perché il cristianesimo ha le sue radici nel giudaismo, con il Messia e tutti gli apostoli ebrei e cristiani, sono tutti figli della stessa promessa, e sono considerati discendenza di Abramo:

Se siete di Cristo, siete dunque discendenza d’Abraamo, eredi secondo la promessa. (Gal 3:29)

Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino». (Ap 22:16)

… cioè gli Israeliti, ai quali appartengono l’adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il servizio sacro e le promesse; ai quali appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen! Però non è che la parola di Dio sia caduta a terra; infatti non tutti i discendenti d’Israele sono Israele; né per il fatto di essere stirpe d’Abraamo, sono tutti figli d’Abraamo; anzi: «E’ in Isacco che ti sarà  riconosciuta una discendenza». Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza. (Rm 9:4-8)

Oltre a tutto questo, l’unica volta che abbiamo effettivamente letto di un regina nel libro della Rivelazione è in Apocalisse 18:07:

Datele tormento e afflizione nella stessa misura in cui ha glorificato sé stessa e vissuto nel lusso. Poiché dice in cuor suo: “Io sono regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto”.

Il contesto di questo versetto è Babilonia la grande, che viene distrutta nel giro di un’ora! Quindi, Maria non è mai mostrata nelle Scritture come la regina del cielo, esaltata dal cattolicesimo.

L’interpretazione di Apocalisse della donna che simboleggia il popolo di Dio, l’abbiamo anche in Genesi 3:15 (“Io porrò inimicizia tra te e la donna”) dove la donna non è Maria o Eva, bensì la chiesa di Dio, il popolo di Dio. La figura della donna (la chiesa) come sposa di Cristo è presente nella Bibbia dalla Genesi ad Apocalisse. Non si può dare nessuna altra interpretazione logica a questi versi, se non si vuole cadere in contraddizione con tutto il resto della Scrittura e con i comandamenti di Dio.

 

Piccolo e Povero

Posted by michelangelo On dicembre - 24 - 2011 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

«Il focolare continuava a fumare… scorse Miriam china sulla mangiatoia. Proprio là, sotto i musi degli animali aveva sistemato il Neonato. Si chinò. Sulla paglia era adagiato un Bambino, un qualsiasi bambino umano… Giuseppe infilò le mani sotto il Bimbo e Lo sollevò. Era leggero leggero, pareva che non pesasse più degli stracci che lo avvolgevano…Non era nato un gigante pronto alla lotta. Fra le mani sentiva il corpicino delicato, fragile… Si alzò nuovamente, lo pose ancora nella mangiatoia. Miriam lo avvolse in un lembo strappato dalla tunica. Non avevano nulla per vestire il Bambino…».

Il mistero dell’Incarnazione di Cristo si realizza attraverso l’innocua e innocente esistenza di un bambino, di un qualsiasi bambino umano, e il brano precedente – tratto dal romanzo di Jan Dobraczynski L’ombra del Padre – esprime, nella sua essenziale semplicità, i tratti più caratteristici di questo avvenimento naturale e al contempo divino. Read the rest of this entry »

Icone Russe a Firenze

Posted by Moreno Migliorati On dicembre - 19 - 2011 ADD COMMENTS

di Moreno migliorati

Dal 21 dicembre  al 19 marzo 2012 saranno ospitate per la devozione, all’interno del Battistero di Firenze, tre preziose icone di arte antico russa della Galleria Statale Tretyakov di Mosca, mai tornate in una chiesa dopo la loro musealizzazione avvenuta dopo la Rivoluzione del 1917. La maestosa icona della Madre di Dio Odighitria, realizzata alla fine del XIII secolo a Pskov, uno dei centri artistici della Russia antica; l’icona della Ascensione del 1408, facente parte dell’iconostasi della cattedrale della Dormizione della città di Vladimir, e legata alla produzione artistica del maggiore pittore di icone della tradizione russa, il santo monaco Andrej Rublev; infine, l’icona della Crocifissione, splendida per la bellezza della resa artistica del contenuto teologico dell’opera, eseguita da Dionisij nel 1500.
In contemporanea a Mosca, e precisamente dal 19 dicembre 2011 al 19 marzo 2012, proprio alla Galleria Statale Tretyakov, saranno esposte per la prima volta due grandi opere di Giotto da Bondone e della sua bottega, al cui nome si lega un’intera epoca della cultura italiana. Sono dei dipinti provenienti dall’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze: la Madonna col Bambino del 1280-1290, noto capolavoro del primo periodo artistico del genio fiorentino, nonché il Polittico di Santa Reparata, un doppio pentittico per altare, dipinto da entrambi i lati, realizzato verso il 1305 e in tempi relativamente recenti ricondotto all’attività artistica del Parente di Giotto o dello stesso maestro.
In Christo / Bo Xructe è la titolazione di una straordinaria ostensione, uno scambio di capolavori che nel nome della fede e dell’arte raccoglie queste cinque grandi opere. L’idea si è sviluppata con successo nell’ambito dell’Anno della cultura italiana in Russia e russa in Italia e costituisce la prova di una amicizia e di una condivisione profonda tra i due paesi, già testimoniata da solide relazioni politiche ed economiche.
La specificità del progetto espositivo sta nell’essere stato elaborato come espressione della spiritualità, della cultura, dell’arte, che rappresentano la cifra più profonda e alta dei legami d’amicizia tra Oriente e Occidente.
Lo scambio di queste grandi opere costituisce per gli organizzatori un inedito gesto di comunione e la possibilità di dimostrare la grande affinità tra due culture che si sono sviluppate a partire dalla comune condivisa eredità bizantina, percorrendo poi nel corso dei secoli, strade diverse.
Per questa ragione è stato necessario trovare, oltre a immagini di grande significato teologico capaci di rappresentare simbolicamente le due visioni della carne di Cristo, luoghi idonei alla loro esposizione, che sono stati resi accessibili grazie al prezioso intervento del Ministero della Cultura della Federazione Russa e dell’Arcidiocesi di Firenze.

(via SpiritualSeeds.info)

Cantami o Musa

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

COMUNICAZIONE E MODA, COMUNICAZIONE E GRAFICA, COMUNICAZIONE E FEDE…INNOVATIVI LINGUAGGI IN RETE, SPERIMENTAZIONI CREATIVE PER RINNOVARE L’IMMAGINE.

Un viaggio intorno all’ iliade di una piccola foto che puo’ trasformarsi in una miriade di colori e trasmissione di linguaggi da esprimersi sotto forma di spot visivi da applicare a gadget, linee di abbigliamento e varie.

La comunicazione s’infiltra attraverso molteplici forme quali la scrittura, l’immagine, la vista:  gusti per  la trasmissione verbale che rimanda direttamente alla lettura intelleggibile del messaggio che si vuole trasmettere.

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Star(e) con la cultura

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Sarebbe interessante effettuare un sondaggio per sapere quale significato le persone di diverse età ed estrazione associano immediatamente al temine “animatore”. Con ogni probabilità, nell’odierna società dei consumi, gran parte delle risposte indicherebbe l’animatore del villaggio turistico, che intrattiene i vacanzieri proponendo attività antinoia, prevalentemente fisiche (giochi, balli, gare di abilità etc.), da eseguire in gruppo.

In realtà “animare” viene da “anima”, e suggerisce l’idea di infondere lo spirito, vivificare, e successivamente incoraggiare. E’ a questa accezione originaria che esplicitamente si richiama il Direttorio sulle Comunicazioni Sociali nella missione della Chiesa della CEI, “Comunicazione e missione”, del 2004, quando identificando l’urgenza di una figura come questa a proposito dell’ambito della comunicazione e della cultura, afferma che

«In questo campo servono operai che, con il genio della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli»

Operai innanzitutto: l’animatore non e’ un specialista, un esperto; non ha una conoscenza settoriale e tecnica, ne’ tantomeno astratta. Il suo compito ha piuttosto a che fare con le opere, la concretezza, l’azione, l’impegno nella realta’, il servizio alla comunità.

L’azione non e’ pero’ cieca, ne’ regolata dalle urgenze o semplicemente dalla volontà personale, e nemmeno puramente orientata alla dimensione materiale, ma scaturisce dal “genio”: da una scintilla vivificatrice, da una capacità di sguardo originale che non si genera dall’interno, ma dalla fede che ci apre una prospettiva nuova e che ci “anima”.

Come scrive Antonio Spadaro, “il genio è mosso da un’idea luminosa e ribollente che muove e illumina tutta la sua attività” (Svolta di respiro, p. 31). “E’ come un uomo che attinge acqua alla sorgente e non al rubinetto: l’acqua sgorga senza canali ma con la forza e la purezza dell’inizio” (www.generativita.it).

Il genio della fede tiene viva questa sorgente e questo sguardo attento e libero su un presente difficile da comprendere, senza lasciarsene sedurre o scoraggiare.

L’animatore della comunicazione e della cultura non è quindi un idraulico che, disponendo di una sapere, predispone un impianto di erogazione con comodi rubinetti per consentire il prelievo delle quantità desiderate, ma è una sentinella (ruolo che indica colui che ascolta – da sentire – e che è mandato a vigilare proprio vicino al pericolo) che continuamente richiama l’attenzione sulla fonte alla quale attingere la vita, e sul fatto che tutte le “meravigliose opere dell’ingegno umano” ci mettono prima di tutto in contatto, per usare un’immagine potente e condivisa, “con il dito creatore di Dio” (ivi, 35).

Da qui discendono i compiti: l’animatore della comunicazione collabora in spirito di servizio alla triplice azione di

1) interpretazione e discernimento rispetto al tempo presente

2) incorporazione dei media nell’azione pastorale, cercando forme nuove per abitare questo ambiente, nella comune ricerca della verità

3) valorizzazione delle risorse umane, soprattutto dei giovani, e ridefinizione dell’autorevolezza come capacita’ di ascolto e amore per l’umano nella sua integrità.

Sono passati alcuni anni dalla pubblicazione di questo documento, anche se pochi anni possono significare vere rivoluzioni nel nostro mondo accelerato: nel 2004, per esempio, nasceva Facebook negli USA, ma solo dal 2006 si è diffuso in tutto il mondo, e il boom in Italia è del 2008, con le profonde trasformazioni nei modi della relazione che si sono accompagnati al trionfo dei Social Network.

Tuttavia il testo del Direttorio rimane molto attuale e si rivela retrospettivamente quasi profetico nel riconoscere la necessità di figure di riferimento, motivate e competenti, capaci di articolare, nella concretezza della relazione faccia a faccia, una comunicazione a più livelli, tra chiesa, territorio e media: “opinion leader” che siano espressioni della comunità ma esprimano anche sensibilità ecclesiali più sviluppate e una “familiarità riflessiva” rispetto ai media; capaci di produrre aggregazione, attivare risorse, mobilitare consapevolezza.

Come si legge infatti nel messaggio del Papa per la 45ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “nel mondo digitale trasmettere informazioni vuol dire sempre più immetterle in una rete sociale, dove la conoscenza viene condivisa nell’ambito di scambi personali”.

Come si declina dunque questa figura nell’era del web? Che cosa ci chiede e ci insegna l’età digitale rispetto ai compiti cui l’animatore per mandato, ma tutti noi in quanto cittadini del villaggio globale siamo chiamati?

1 – Ascoltare e vigilare

“L’impegno sui fronti della comunicazione e della cultura può favorire la maturazione di una Chiesa più attenta ai cambiamenti, capace di reale discernimento. Gli animatori offriranno a tutta la comunità spunti e occasioni per interpretare i fenomeni del nostro tempo offrendo chiavi di lettura ed educando al senso critico. Nel processo di globalizzazione e di massificazione, che caratterizza l’inizio del terzo millennio, la Chiesa può diventare un fondamentale punto di riferimento, essendo per sua natura realtà universale e nello stesso tempo comunità particolare. La sua universalità, cattolicità, nulla sottrae al vincolo con la dimensione particolare, anzi lo rafforza. Gli animatori coniugheranno, senza contrapposizioni, gli aspetti dell’universalità con il radicamento nel territorio e nella realtà locale” (Direttorio, VI, 135)

Sono tre i punti sollevati in particolare da questo denso passaggio: il ruolo dei laici nel contribuire alla comprensione dei processi in atto; la capacità della Chiesa di farsi punto di riferimento irrinunciabile in un mondo che rischia la perdita del senso; il carattere “cattolico”, cioè “totale”, oltre che universale e singolare-locale, della Chiesa.

- Paolo VI nella Evangeli Nuntiandi, descriveva il nostro tempo come segnato da una “rottura tra vangelo e cultura” (n. 20).

E’ questa frattura che oggi va sanata, perché impoverisce la cultura, separando e contrapponendo ciò che invece è unito: materia e spirito, finito e infinito, libertà e legame….Lo scriveva anche McLuhan: “esistono due aspetti in ogni cosa, l’uno concreto e l’altro mistico, entrambi utili e fecondi” (La luce e il mezzo, p. 31).

Escludere lo spirito, negare l’infinito (o almeno l’infinito “verticale”), sottoporre ogni aspetto della realtà a uno sguardo oggettificante è, per usare le parole di Florenskij, “tentare di strappare il velo da ciò che è misterioso per illuminare tutto con una luce artificiale” (La concezione cristiana del mondo, p. 55).

E’ l’atteggiamento opposto a quello filosofico dello stupore, e a quello della vita spirituale grazie alla quale tutto continuamente si rinnova: qui invece “ogni processo complesso si frantuma in parti tali da non poter stupire: è la concezione del mondo più noiosa” (ivi). Mentre nella concezione religiosa del mondo l’intero precede le parti (basti ricordare gli esempi evangelici della vite e dei tralci, o quelli paolini del corpo e delle membra), la cultura razionalistica ha proceduto alla frantumazione dell’intero in parti, per dimostrare che scomponendo i processi in fasi infinitamente piccole è possibile ottenere l’essere: “L’intera scienza vuole dimostrare come dal nulla si ottenga qualcosa, e come da qualcosa si ottenga la pienezza dell’essere” (ivi, 61). E’ la teoria della continuità, delle piccole variazioni che porterebbero dal nulla al mondo. A questa si oppone “la cultura della conoscenza viva, secondo la quale tutto è legato al tutto” (ivi, 63). Che è anche la cultura della discontinuità, quella dell’atto creativo, dell’atto gratuito di amore, della scelta di libertà, dell’atto di fede: “giacchè l’intero può darsi soltanto tramite un atto creativo, in modo improvviso e non graduale” (ivi).

Da una parte, dunque, continuità, frammentazione, accumulo, piccole variazioni quantitative, equivalenza; ma anche banalizzazione del desiderio, rifiuto del legame…; dall’altra discontinuità, integrità, unicità, insostuibilità, responsabilità e libertà.

E’ alla scelta tra queste due cornici, e tra le opzioni antropologiche che ciascuna di esse porta con sè, che il nostro tempo ci sollecita, mentre tenta di far passare la prima come un dato di fatto. Così il “pensiero meditante” viene cancellato da quello “calcolante”, che perde il senso della gratuità e della bellezza e resta schiacciato sull’utile immediato (Pompili, Il nuovo nell’antico, 49).

La buona notizia del vangelo non riguarda solo un aspetto della nostra esistenza, ma l’intero. “Cattolico” significa per tutti, ma anche “relativo al tutto”. La cultura contemporanea è settoriale, frammentata e promuove la segmentazione dell’esperienza e persino del corpo, che non è più considerato come un tutto ma come una somma di parti (smontabili, sostituibili, ritoccabili). Ascoltare questo tempo significa anche cogliere la deriva disumanizzante di una concezione materialistica e meccanicistica della vita e del corpo, e proporre invece il messaggio dell’integrità della persona e della sacralità della vita.

- In questo senso la Chiesa può offrire oggi un punto di vista profondamente alternativo a quello di una cultura sempre più arida e disumanizzante. Una prospettiva liberante e anche profondamente rasserenante, oltre che vigile e critica.

Il prezzo di questa lacerazione infatti, oltre al materialismo che ci rende un’”epoca delle passioni tristi”, è l’incapacità critica, la banalizzazione, il senso di rassegnazione che si respirano in tanti ambienti.

McLuhan scriveva che “Il banale è rappresentato invariabilmente dal falso mostrarsi delle cose alle intelligenze stanche e agli spiriti esangui” (La luce e il mezzo, 31), e pessimisticamente affermava anche: “c’è una ripugnanza radicale nel cuore dell’uomo verso la comprensione dei processi in cui siamo coinvolti. Tale comprensione implica troppa responsabilità per le proprie azioni” (89). E ancora: “Quando un nuovo problema diventa troppo grande per essere affrontato su scala umana, la mente si ritira istintivamente e si addormenta” (107).

Il progresso della tecnica può produrre meraviglia e farci interrogare sulla fonte di questa nostra capacità creatrice, oppure può produrre una sorta di rassegnazione al dato di fatto e alla legge della fattibilità, rinunciando alla domanda sul senso.

Come sosteneva McLuhan, “Uno degli effetti dell’innovazione è il sonnambulismo. Quando le persone sono in preda a una forte pressione psicologica, tendono a diventare ‘zombie’. Lo ‘zombismo’ e’ attualmente un modo normale per resistere all’innovazione tecnologica” (La luce e il mezzo, 81).

Il contesto culturale in cui siamo immersi ci invita costantemente a sognare a occhi aperti, piuttosto che fare appello alla nostra capacità di ascoltare e riconoscere la realtà circostante.

Qualità della vigilanza sono invece l’attenzione, la sensibilità, la capacità di perforare il velo delle apparenze. Vigilare significa “guardare con attenzione”, un guardare che non è solo degli occhi.

Vigilare significa anche prendersi cura, custodire, ciò che abbiamo conosciuto come importante, prezioso e bello. Solo ciò che viene custodito può durare, perchè l’oblio della nostra cultura basata sull’istantaneità tende a cancellare ogni cosa.

Il cristiano oggi sa vigilare e sa anche essere originale: non nel senso che è ossessionato dalla distizione e dalla novità fine a se stessa, bensì perché non si dimentica dell’origine, di quella fonte dalla quale ha avuto e costantemente riceve la vita, e questo rende il suo sguardo più acuto e la sua prospettiva “eccentrica” rispetto alla dittatura del dato di fatto che domina nei discorsi di oggi.

Nell’opera di discernimento dei tempi i laici, se stanno dentro al mondo con atteggiamento vigile, possono svolgere un ruolo cruciale, e la cultura digitale pone oggi nuove sfide e nuove opportunità in questa direzione.

Essa rappresenta certamente una sfida per la Chiesa, dato che la rete, come scrive la Turkle (Alone together, 2011), si presenta come una “bottomless abundance”, una abbondanza senza fine che tutto può contenere, dove tutto si puo trovare.

Una sfida che deve essere colta con attenzione, con responsabilità ma anche con umiltà, perché solo “ascoltando” il nuovo contesto che va prendendo forma si può esprimere una parola capace di intercettare i bisogni, destare l’attenzione, accendere la speranza. E i laici possono contribuire molto non solo condividendo esperienze, significati e competenze, ma persino offendo spunti per vedere la rete non come un sostituto, ma come un luogo che consenta una nuova intelligenza (intus-legere) della fede, a fronte di una generalizzata “negligenza”, indifferenza (nec-legere); per esplorare a fondo “la pensabilità della fede alla luce della logica della rete” (Spadaro “Verso una ‘cyberteologia’? L’intelligenza della fede al tempo della rete”, La Civiltà Cattolica, I, 2011: 25).

Se il medium è il messaggio e la techne è anche epistéme, e se niente è veramente profano per l’uomo che si sa a immagine del suo creatore, allora oggi, anche grazie al digitale, si aprono inedite possibilità di penetrare ancora più profondamente il mistero dell’umano nella sua relazione con Dio.

Benedetta Mina

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Cosa c’entra Benedetta e Mina? Semplice, la figlia di Mina si chiama Benedetta e siccome Marilena che canta questa lode a Maria la chiama benedetta, Mina , che è stata nel passato insieme al produttore il manager di Marilena, in questo caso è la madre di Benedetta…chiaro? Se no, ascoltate questo cantico a Maria, la benedetta per eccellenza!

WEB FOTO

Posted by marilena marino On settembre - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Benvenuti nei colorati trend della Moda da Socialnetwork! In questa pagina troverete foto , maglie e cangianti scatti di fotografie che vengono usate o solo per il piacere di essere viste o per la realizzazione di un marketing della moda: osservare come da una foto è possibile scatenare la creativita’ piu’ intensa per godere delle pellicole piu’ varie. Buona visione!

SPOT

Posted by marilena marino On settembre - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Creazioni a suon di musica, spot originali e slogan rappati per svegliare le vostre orecchie : mini files canti liturgici, colonne sonore, slogan pubblicitari e tanto altro per parlere…in musica!!

ONDE SONORE

Posted by marilena marino On settembre - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Ascolto di brani scelti da cd, nuovi brani musicali e creazioni sonore da lasciar scivolare nei vostri padiglioni auricolari! Perfomances vocali tra le piu’ svariate..sintonizzati!

Ruah TiVà

Posted by marilena marino On settembre - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Ti va’ la politica’? E la musica’? E la societa’? E cosi’ via…mille argomenti su cui discutere, confrontarsi e meditare…sulla scia dell’ironia ma anche della meditazione piu’ profonda…Ruah’, come lo spirito, ti va’, come una televisione  a tuo gradimento!!

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Siamo liberi ed è impegnativo scegliere la parte luminosa della realtà, quella che proviene da Dio

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