Thursday, 23 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Una Porta verso l’Infinito

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2012 ADD COMMENTS

SULLA VIA DELLA BELLEZZA: PROSEGUE IL

PROGETTO “UNA PORTA VERSO L’INFINITO”

 

Monsignor Fisichella: “‘L’arte è espressione e rappresentazione del Vangelo”

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 13 gennaio 2012– Prosegue il percorso tracciato da Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte, il progetto promosso dall’Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, che vuole essere una riflessione sull’arte come strumento di trasmissione della fede.

Domani mattina questa “Porta” si riaprirà nuovamente per condurci Sulla via della bellezza, come suggerisce il titolo della conferenza che si svolgerà alle 10.30 nella Sala Rossa del Palazzo Apostolico Lateranense.

«Il convegno intende approfondire le ragioni teologiche e culturali che animano il progetto – spiega a Zenit, don Walter Insero, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali e direttore del progetto -. Grazie alle diverse prospettive che i relatori ci offriranno, rifletteremo sul rilancio della nuova evangelizzazione nella città di Roma, mettendo a fuoco principalmente l’arte e la comunicazione».

In questa via della bellezza, infatti, incontreremo tre illustri protagonisti: monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione; l’architetto Paolo Portoghesi, docente della Sapienza Università di Roma e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.

Accogliendo l’invito formulato da Benedetto XVI al convegno diocesano dello scorso giugno a percorrere la strada dell’arte per avvicinare alla fede, i relatori si confronteranno sul tema dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, attraverso tre differenti prospettive – quella teologica, artistica e della comunicazione – mediante la via della bellezza, “che conduce a Colui che è, secondo  Sant’Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova”.

Il linguaggio dell’arte, dunque, vissuto come una traccia da perseguire per arrivare alla strada privilegiata che porta direttamente a Dio e alle meraviglie del Creato, diventando, di conseguenza, strumento per la Nuova Evangelizzazione.

Proprio di questo Zenit ha parlato con monsignor Fisichella che ha dichiarato alla nostra agenzia come la via della bellezza sia “una via maestra”.

“Il cristianesimo dalle origini – spiega il presule – ha avuto con l’arte un rapporto privilegiato, poiché essa, nel susseguirsi di venti secoli di storia, attraverso capolavori di musica, poesia, pittura e scultura, non ha fatto altro che esprimere e comunicare la bellezza del Vangelo”.

Per tanto tempo, però, prosegue monsignor Fisichella, “la teologia ha comunicato solo con la filosofia”, e questo “se da una parte è stato positivo perché ne ha approfondito i contenuti”, dall’altra “ha impoverito la presentazione del Vangelo a mera scienza”.

“Credo, perciò, che sia importante non dimenticare che nel dialogo tra il teologo e il filosofo sia necessaria la presenza dell’artista – sottolinea il vescovo – perché il Vangelo non può essere solo ascoltato, il Vangelo è una persona, che va vista!”.

La rappresentazione del Vangelo è quindi “rappresentazione di Cristo stesso, del mistero di salvezza che supera la morte per esprimere l’amore e la vita”. Il teologo e il filosofo, aggiunge il presule, “devono riconoscere che il linguaggio usato dall’arte è un linguaggio più immediato, che va molto più al di là, nella comunicazione, di quanto possano fare la filosofia e la teologia”.

In conclusione, recuperare la via della bellezza, secondo monsignor Fisichella, vuol dire “recuperare, da un punto di vista teologico, il percorso della contemplazione”.

La bellezza, infatti, “per sua stessa natura, rapisce in essa e ci fa fermare, come il mistero che la fede presenta, che va contemplato e vissuto. In un periodo come il nostro, dove sembra che la bellezza venga meno, riproporla è una ‘provocazione’ necessaria su cui bisogna soffermarsi e riflettere”.

Il convegno di domani è il primo della serie di incontri promossi nell’ambito del progetto Una porta verso l’Infinito per l’anno 2012. L’iniziativa, che ha preso il via il 22 dicembre 2011 con il concerto su musiche di Mendelesshon e Schumann, nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, e ha visto la partecipazione del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, prevede, inoltre, per questo nuovo anno, un calendario ricco di eventi relativi alla musica, al teatro, al cinema e alle arti figurative.

Per maggiori informazioni circa il programma e le date degli eventi, consultare il sito www.ucs.it alla voce Una porta verso l’infinito.

Richard in cielo

Posted by marilena marino On dicembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Days of heaven – I giorni del cielo (1978) è il secondo film di Terrence Malick, l’ultimo prima di una pausa di venti anni. Rispetto a Badlands, la versione italiana risulta meno distorta nel doppiaggio.

Il titolo riconduce il film a una dimensione religiosa, essendo tratto da un brano delDeuteronomio (11,18 – 11,22): nel secondo discorso di Mosè, dopo la gratitudine per la bontà divina durante la traversata del deserto, e dopo gli ammonimenti del passato, seguono gli ammonimenti per il futuro: “Imprimetevi dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole (…) affinché i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, nel paese che il Signore giurò di dare ai vostri padri, durino quanto i giorni del cielo sulla terra”. L’espressione “…durino quanto i giorni del cielo…” sta per “in eterno”. Nel film ricorrono segni religiosi di cui diremo più avanti: si tratta di segni visivi, ma il cui carico simbolico e religioso è principalmente conferito dalla voce over narrante di Linda (Cattaneo, cit., p. 100).

Casa del fattore

I giorni del cielo è stato accostato al cinema western (Cattaneo, cit.) col quale ha ben poco a che fare. Potrebbe piuttosto rimandare al dramma sociale, al quale appartengono diversi film hollywoodiani degli anni Trenta e Quaranta, tra cuiCom’era verde la mia valle (1939) e Furore (1940) di John Ford. I titoli di testa (la storia si svolge nel 1916) sono accompagnati da fotografie scattate tra gli anni Dieci e Trenta, alcune delle quali opera di Lewis Hine. L’ultima foto della serie raffigura Linda, la ragazzina protagonista del film, nonché voce narrante. Tuttavia anche questo rimando non è propriamente corretto.

Il film può essere diviso in cinque parti: (a) giorni di lavoro in fonderia, (b) fuga e giorni di lavoro nei campi, (c) idillio e giorni di gioco in campagna, (d) distruzione dei campi, (e) epilogo: morte del fattore e di Bill, fuga di Abby e di Linda. Il dramma sociale appartiene propriamente alla parte (a), la più breve del film. La messa in scena del lavoro nei campi è affatto differente e a questi segue l’idillio dei giorni di non-lavoro, di quella che chiamiamo (1.2.1.c.) Vita Nuova. I segni religiosi (di cui diremo in 1.2.1.b.) sono segni visibili e specialmente caricati dalla voce narrante. Dunque è difficile considerare I giorni del cielo un film appartenente al genere del dramma sociale.

Nessuno è perfetto. Al mondo non c’è mai stata una persona perfetta. Ognuno di noi è mezzo diavolo e mezzo angelo. In realtà, i giorni del cielo sono proprio quelli in cui ogni uomo cerca di migliorare la propria condizione, in cui si batte per essere perfetto, in cui immagina di ampliare i propri desideri al di là dell’orizzonte, tendendosi verso un illusorio paradiso, destinato a perdersi nell’eterna lotta tra l’amore per la vita e l’odio, la prepotenza, l’ignoranza radicata nell’animo umano. Laddove il cielo resta sempre perfetto e lontano, la terra permane nel suo stato di incertezza, di malessere, di imperfezione e noi siamo ancorati ad essa, tentiamo di liberarci, dimenandoci nelle nostre esistenze, ma senza ottenere alcun risultato. L’apparente felicità che possiamo raggiungere in una particolare fase della nostra vita è un vano fuoco destinato a spegnersi, così come i giorni del cielo sono sempre e comunque destinati a finire.

Certi hanno bisogno di più di quello che hanno e altri hanno di più di quello che gli serve. La nostra condizione sulla terra è sempre infelice e in continua tensione, le trasformazioni lo dimostrano e la vera battaglia è quella che combattiamo contro noi stessi e contro le regole che governano le nostre vite. Possiamo affidarci solo alla speranza di andare incontro ad un cambiamento positivo, ma, forse, quello che davvero cerchiamo, dentro di noi, è la pace, la fine di questa inutile ed eterna lotta verso un’irraggiungibile perfezione. E’ quello che possiamo dire a proposito del film I giorni del cielo interpretato da Richard Gere. Leggiamo la sua interessante intervista.

“Tutti provano disagio nei confronti dell’universo, io anche da giovane, e per capire meglio ho fatto studi e ricerche, finché il buddismo non mi ha colpito. Di solito vediamo la realtà con scetticismo, intorno a noi ci sono tanti stimoli fuorvianti, ma è possibile sviluppare un rapporto più vicino alla realtà e all’interpretazione che la scienza dà  dell’universo. Da qui, generosità, amore e senso di condivisione: sono sulla strada giusta per andare oltre la menzogna”“fare l’attore per me è un lavoro, un ottimo lavoro, ma non ho aspettative eccessive: per me conta la vita, quella la prendo sul serio, mi piace il lavoro, ma non lo personalizzo troppo, sono umile”. E, aggiunge Gere, “non ho mai programmato il futuro, non faccio piani, del resto, ho dedicato energie e impegno per proposte di cui non s’è fatto poi nulla”. Ma perché decide di accettare una parte? “Quando una proposta dà interrogativi e, quindi, apre a un viaggio per le risposte, un viaggio di vita”.“fare l’attore per me è un lavoro, un ottimo lavoro, ma non ho aspettative eccessive: per me conta la vita, quella la prendo sul serio, mi piace il lavoro, ma non lo personalizzo troppo, sono umile”. E, aggiunge Gere, “non ho mai programmato il futuro, non faccio piani, del resto, ho dedicato energie e impegno per proposte di cui non s’è fatto poi nulla”. Ma perché decide di accettare una parte? “Quando una proposta dà interrogativi e, quindi, apre a un viaggio per le risposte, un viaggio di vita”.

La strada di Paolo

Posted by marilena marino On dicembre - 16 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

In occasione della VI edizione delFestival Internazionale del Film di Roma, il 2 novembre 2011 alle ore 18.00, presso il Palazzo delle Esposizioni, ha avuto  luogo nell’ambito di Risonanze, la proiezione di La strada di Paolo, un film di Salvatore Nocita prodotto da FAI Service (Federazione Autotrasportatori Italiani) e Officina della Comunicazione, in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura e Rai Cinema

Il film narra la storia di Paolo, un autotrasportatore diretto per lavoro in Terra Santa. Il suo viaggio prende una direzione inaspettata quando si imbatte in alcune realtà che parlano al suo cuore di Dio, Fede, Grazia e Carità, aprendogli anche gli occhi sull’opportunismo e il cinismo umano. Nell’incontro/scontro con la religiosità e il mistero insondabile di quella Terra, immerso in situazioni surreali, a contatto con personaggi e storie incredibili, per Paolo si aprono nuovi orizzonti che lo porteranno a una decisione fondamentale. Interpretato da Marcello Mazzarella, Valentina Valsania, Gianni Bissaca, Milena Miconi e David Brandon, con la partecipazione straordinaria di Philippe Leroy, il film deve indicazioni imprescindibili per la sua struttura alle interviste a personalità come S.E. Card. Angelo Scola,Arcivescovo di Milano; S.E. Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura; Fabrizio Palenzona, Presidente di FAI Service; Roberto Vecchioni,cantautore; Salvatore Natoli, professore ordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e Lucetta Scaraffia,storica, giornalista e docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Roma La Sapienza.

Afferma S.E. Card. Angelo Scola: «Io credo che la strada per l’uomo di oggi sia quella di guardare fino in fondo ai tratti fondamentali dell’esperienza umana. Il primo, il più importante è la capacità dell’uomo di cogliere il senso della realtà: cioè, la realtà è intelligibile e chiede di essere ospitata dalla nostra intelligenza e questo già implica una tra-scendenza, cioè un andare oltre l’immediato». [estratto da intervista]

S.E. Card. Gianfranco Ravasi sottolinea: «Il bisogno di trascendenza potrebbe essere raffigurato attraverso un’immagine che è curiosamente lontana e vicina a Paolo, è lontana perché viene da un verso di un grande tragico greco che è Eschilo, e dall’altra parte è vicina perché Paolo, noi sappiamo, entra nell’interno dell’orizzonte della cultura greca. La trascendenza è sostanzialmente, se la vogliamo esprimere con un simbolo, proprio questa mano che viene dall’oltre, dall’altro rispetto all’orizzonte in cui siamo immersi. È per questo che Paolo in un certo senso echeggerà questa voce pagana in una maniera differente». [*]

Per Fabrizio Palenzona «Questo film è un esempio della direzione nella quale vogliamo camminare. Lavorare, guadagnare il giusto, rimettere nel circuito più risorse possibili per attenuare i costi delle nostre imprese, sostenere l’azione di difesa dei diritti e promozione dei doveri attraverso la federazione: insomma, ripeto, promuovere una cultura che metta al centro la persona umana. Per questo ci piace il film: il richiamo al senso della vita, al dubbio su cosa e perché siamo in questo mondo, al valore della solidarietà, della famiglia, della pace e del lavoro come strumento di promozione umana».

«Nel raccontarci l’imprevedibile percorso di un autotrasportatore diretto in Terra Santa, Nocita recupera uno dei tòpoi più ricorrenti della cultura e dell’arte di ogni secolo: la strada. Che non è mai solo un luogo fisico, un tratto di percorrenza, ma il simbolo stesso dell’uomo in cammino. Formidabile dispositivo di scambio simbolico, la strada è il luogo della scoperta, del perdersi e del ritrovarsi, dell’incontro con l’altro, con il sè, con Dio. Sulla strada l’uomo in cammino si trasforma divenendo, da vagabondo senza meta, un pellegrino del suo destino».

Chiude Roberto Vecchioni: «Io non credo che l’uomo del terzo millennio sia sordo ai temi che riguardano il trascendente. C’è modo e modo di interpretare il trascendente: per paura, per bisogno, per necessità o anche davvero per fede intensa. Il trascendente ha una valenza fondamentale e sublima anche le piccole azioni che facciamo, dà un significato».

Arte e Dio

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

Il linguaggio dell’arte contemporanea per portare a Dio

Agnus Dei. William Zijltra -
Agnus Dei. Zurbarán

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Madrid, 15 luglio 2011.- L’innovazione e la storia non sono in conflitto.Nè l’arte contemporanea e la fede. Cosí dimostrano le 36 opere (installazioni,performances, quadri, fotografie) dell’esposizione Arte + Fede da paesi dei 5 continenti (Stati Uniti, Giappone, Olanda, Liberia, Australia e Filippine).

L’esposizione Arte + Fede riunirá alla Fondazione Pons di Madrid, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), le opere di artisti contemporanei cristiani provenienti da diverse parti del mondo, il cui obiettivo comune è che l’arte sia un ponte verso la fede. La mostra potrà esser visitata dal 9 al 26 agosto, nella sede della Fondazione Pons.

“È la prima volta che in Europa si organizza un’esposizione internazionale con artisti avanguardisti e impegnati con la loro fede cristiana, che sia cattolica, ortodossa o protestante. Il pensiero moderno vive una sfiducia generale. Questa esposizione vuole esser un modo per mostrare che l’arte costruisce, speranza”, ha spiegato María Tarruella, responsabile dell’esposizione.

La mostra ha potuto contare sulla collaborazione del National Museum of Catholic Art di Washington DC, dove l’esposizione sarà trasferita dopo la GMG.

Santa Teresa, san Juan de la Cruz, san Sebastián.Alejandro Mañas

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Tarruella ha sottolineato che questa mostra rivela che “il senso religioso non è qualcosa di ieri, ma qualcosa di insito nell’essere umano, che viene espresso attraverso il linguaggio artistico di ogni epoca. Le opere selezionate vanno dalle più concettuali ad altre con riferimenti più classici”.

È il caso dell’ olandese William Zijlstra,  che nella sua opera ‘Agnus Dei’ fa un chiaro parallelismo con l’ opera omonima di Zurbarán. Questa volta l’agnello è però immolato in un altare moderno, fatto con giornali che riportano la notizia ‘l’uomo è capace di qualunque orrore’, un articolo sull’ Olocausto. Inspiegabile dal punto di vista umano come la crocifissione di Cristo e le sofferenze del ventesimo secolo abbiano senso alla luce della fede.

Nowa Huta. David López

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Il significato del quotidiano
Dio e l’uomo non devono stare lontani. Così pensano molti di questi artisti, come il castiglianese Alejandro Mañas che utilizza tre bottiglie di Coca Cola smaltate per parlare di Santa Teresa, San Giovanni della Croce e San Sebastiano. Apparentemente simili, queste tre bottiglie sono proprio come noi: “la nostra forma esteriore è sempre la stessa però a seconda di come viviamo la nostra interiorità, vestiamo l’esterno”, spiega l’ artista.

“Ogni gesto quotidiano ha un significato più profondo che trascende il suo lato  più funzionale”, mette in guardia David López attraverso la sua opera ‘Nowa Huta’, nella quale si vede la sagoma di Cristo crocifisso, realizzata utilizzando  immagini del quotidiano.

Installazioni e ‘performances’
Anche la partecipazione trova posto in questa mostra. Ad esempio il lavoro “Le lacrime di Maria Maddalena” della sivigliana Adriana Torres de Silva: un’installazione con capelli appesi sopra un dipinto coperto d’acqua, che invita i visitatori a scoprirla spostando i capelli e, allo stesso tempo, rimanere inebriati dal profumo che viene versato nell’acqua.

Las lágrimas de María Magdalena. Adriana Torres Silva

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Oltre a questa, c’è l’ installazione realizzata dal filippino Jason Dy, artista e sacerdote gesuita, il cui lavoro consiste in bottiglie di vetro con dentro i ricordi di cari defunti. I visitatori potranno, se lo desiderano, riempire le bottiglie con un ricordo per i loro cari defunti, come fosse una lettera da inviare a Dio.

Esperienze nate in carcere

Virginidad. Sarai Aser

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In carcere ha anche trascorso la vita Sarai Aser, artista cilena trasferitasi a Rotterdam, questa volta per aiutare gli altri. La sua opera ‘Verginità’ desidera mostrare il messaggio che lei stessa trasmette alle donne nelle carceri: l’ opportunità di tornare indietro per ricominciare a vivere dopo situazioni di forte disagio a causa della prostituzione o altre ragioni legate alla sessualità.

L’ esposizione Arte + Fede è una delle oltre 300 attività che faranno parte della programmazione culturale della Giornata Mondiale. In concreto è una delle tre esposizioni d’arte principali, insieme all’ itinerario nel Museo del Prado ‘ I volti di Cristo’ e l’ esposizione del Museo Thyssen ‘Incontri’.

Perugia e Bioetica

Posted by marilena marino On novembre - 23 - 2011 ADD COMMENTS

di Mariangela Musolino

PERUGIA, CAPITALE NAZIONALE DELLA BIOETICA: ARRIVA IL CONGRESSO DELLA SOCIETA’ ITALIANA PER LA BIOETICA
Il 25 e 26 Novembre nel capoluogo perugino (Convento di S. Francesco al Monte) i massimi esperti italiani si confronteranno sul tema dell’identità di genere dal punto di vista sociale, medico, bioetico e giuridico.

Perugia – E’ tutto pronto a Perugia, presso il Convento di S. Francesco al Monte (Monteripido) per ospitare venerdì 25 e sabato 26 Novembre il X Congresso Nazionale della Società italiana per la Bioetica e i Comitati Etici (SIBCE), organizzato dal Centro regionale di bioetica Fileremo.
“Identità di genere: aspetti sociali, medici, bioetici e giuridici” sarà il titolo dell’appuntamento e per il dibattito interverranno in Umbria i massimi esperti nazionali sugli argomenti. Tra questi, S.R.E. Mons. Ignacio Carrasco De Paula, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il Prof. Massimo Gandolfini, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto Ospedaliero di Brescia, Professore in Neurochirurgia, il prof. Filippo M. Boscia, Presidente nazionale della Società Italiana di Bioetica e Comitati Etici e Prof. Carlo Cirotto, Ordinario di Citologia ed Istologia, Università di Perugia, Presidente del MEIC.

Nel corso del congresso si punterà l’attenzione sull’influenza della cosiddetta “teoria del gender”, nata negli anni settanta del secolo scorso e sui suoi possibili risvolti biologici, sociali e giuridici. Nella prima sessione del venerdì si lavorerà su ”Bioetica tra Natura e Persona:una prospettiva da promuovere o da cambiare?” con Mons. De Paula, mentre nella sessione pomeridiana si tratteranno gli aspetti bio-psicologici della differenza sessuale. La giornata di sabato vedrà trattare gli aspetti socio-antropologici dell’identità sessuale, mentre la sessione conclusiva valuterà le ricadute bio-giuridiche della differenza di genere.

Il Congresso della SIBCE prenderà il via a partire dalle ore 9.00 del 25 Novembre. Al Convegno sono stati riconosciuti 12 crediti ECM pertanto, il personale medico che lo desiderasse, può richiedere l’attestato. Tutte le informazioni sulle iscrizioni sono disponibili al numero 348/6842253.

Animatori all’Attack!

Posted by marilena marino On novembre - 15 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Gli orologi un’ora indietro, la festa dei santi, i colori dell’autunno, le castagne… e il corso Anicec. Eh sì, perché da quando, più di sette anni fa, il Direttorio (Comunicazione e missione, 121-142) ha in qualche modo “codificato” la figura dell’animatore della cultura e della comunicazione, per ben cinque annate la Chiesa Italiana ha messo a disposizione di tutte le diocesi un corso di alta formazione in e-learning per preparare proprio questa schiera di volontari a servizio delle proprie comunità nell’ambito strategico della cultura e della comunicazione. Il corso 2011 si sta avviando alla conclusione, quello 2012 (il sesto, dunque) sta per aprire le iscrizioni. Non rimane che invitarvi, come sempre, a spargere la voce, ad informarne chi può essere interessato, o magari (perché no?) a decidere di iscrivervi, se qualcuno ancora non lo avesse fatto.
In occasione del consueto incontro residenziale del corso ANICEC, corso di alta formazione in e-learning per Animatori della Cultura e della Comunicazione, che si terrà dal 18 al 20 novembre 2011 presso la Domus Pacis Torre Rossa Park (via Torre Rossa 94, Roma), Dario Edoardo Viganò (Direttore scientifico del corso ANICEC) terrà la relazione di apertura dal titolo “I digital media e la nuova audience”. Oltre alla presenza di Viganò, sono previsti nei tre giorni di convegno gli interventi di: Antonio Spadaro (Direttore de «La Civiltà Cattolica»), Silvano Petrosino (Università Cattolica di Milano), Chiara Giaccardi (Università Cattolica di Milano), Ruggero Doronzo e Arianna Prevedello (Animatori culturali). A chiudere i lavori del convegno sarà mons. Domenico Pompili (Sottosegretario CEI, Direttore Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali), con una relazione dal titolo “Animatori, per quale servizio?”. Per informazioni: www.anicec.it; http://www.chiesacattolica.it/comunicazione.
Dopo la pubblicazione del Documento CEI dal titolo “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO”, che impegna la Chiesa Italiana per il prossimo decennio a riflettere ed agire sul delicato tema, il Corso di Formazione intende offrire una nuova occasione per renderci maggiormente consapevoli di quali rischi cela la cultura digitale e quali opportunità si aprono per chi non intenda rinunciare ad essere educatore. La perdita dell’interiorità, la superficialità nel vivere le relazioni, la fuga nell’emotività, il prevalere dell’opinione, sono stati indicati dal Papa nel suo recente discorso al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, come i rischi più pericolosi. Nel nuovo contesto culturale dominato dai media, sta infatti nascendo una nuova umanità, incidendo “sul contesto vivente e pulsante nel quale i pensieri, le inquietudini e i progetti degli uomini nascono alla coscienza e vengono plasmati in gesti, simboli e parole”. Il corso vuole aiutare tutti a riflettere sull’urgenza di iniziative che pongano anche noi sulla strada della comunicazione, riuscendo così a dire il bene che ci anima, la Parola che ci sostiene, a trovare quelle parole nuove che vivificano la comunicazione e la rendono pienamente umana. Ricordiamo che  il corso di alta formazione a distanza per “Animatori della comunicazione e della cultura” si avvale del supporto accademico della Pontificia Università Lateranense, nel quadro delle attività del Centro interdisciplinare Lateranense.  Esso propone di formare una figura che sappia utilizzare tutte le forme della comunicazione per promuovere attività culturali e comunicative all’interno della propria comunità e della propria diocesi, con particolare attenzione al territorio e ai relativi contesti culturali.

Il Direttorio delle comunicazioni sociali
“Comunicazione e missione”, Il Direttorio delle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, della Conferenza Episcopale Italiana, vuole essere una magna charta delle comunicazioni sociali per sottolineare l’impegno della Chiesa italiana a comunicare il vangelo nella cultura mass mediale attraverso la proposta di nuovi percorsi e iniziative pastorali.
Il documento è una piattaforma unitaria per i media ecclesiali, gli organismi e le iniziative nel campo delle comunicazioni sociali e per i professionisti cattolici che operano nelle strutture pubbliche e private della comunicazione sociale.
Il Direttorio richiama i cattolici a non essere passivi, a trasformarsi da spettatori a protagonisti attivi acquisendo una prospettiva critica che è proprio del cristiano capace di discernere le potenzialità dei media contemporanei. Il documento individua fra gli “imprescindibili impegni della comunità ecclesiale”, la formazione e la promozione di nuove figure di animatori nel campo della comunicazione e della cultura.

FORMULA UNO: GRAN PREMIO D’ITALIA 2011

Posted by Daniela Asaro Romanoff On giugno - 30 - 2011 ADD COMMENTS

INTERVISTA AD ENRICO FERRARI, DIRETTORE DELL’AUTODROMO DI MONZA

Quanto lavoro dà al personale di un Autodromo il Gran Premio di Formula Uno?

Tanto lavoro. Alla fine di un Gran Premio, si comincia a lavorare per la gara dell’anno successivo.

Per gli appassionati di automobilismo è una grande delusione che non ci siano i test prima del Gran Premio.

Sappiamo della delusione, la condividiamo, ma per contenere i costi e tutelare le scuderie meno ricche, è stata presa questa decisione.

Il Gran Premio di Roma è un ricordo lontano?

Sì, il Sindaco Alemanno ha rinunciato ufficialmente.

Quale futuro per la Formula Uno?

Vedremo cosa succederà nel 2012, in tale data scade il contratto tra la FOA e i Team.

In occasione del Gran Premio cosa offre Monza agli appassionati di F.1?

Il Comune di Monza si è sempre impegnato ad organizzare molte interessanti manifestazioni collaterali. Anche quest’anno ci saranno tanti eventi.

Le previsioni per l’affluenza del pubblico al Gran Premio di settembre sono buone?

Ci difendiamo, considerata la recessione economica.

Non c’è dubbio, l’Autodromo di Monza ha una buona squadra di lavoratori, anni fa Schumacher aveva lodato le pulitrici dell’Autodromo durante un briefling. Direttore, qual è il segreto per avere una buona squadra?

Il rapporto umano che si instaura con il personale è sempre determinante.

I prezzi per assistere al Gran Premio sono alla portata di tutti?

Noi abbiamo cercato di fare il possibile per contenere i prezzi. Si inizia con un importo di 100 euro per i tre giorni gara, non potevamo abbassare ulteriormente i costi, c’è la necessità di coprire le spese.

Daniela Asaro Romanoff

Gioco in corso

Posted by Agostino On giugno - 25 - 2011 ADD COMMENTS

Sembrava che anche il sole fosse curioso di vedere, lo scorso venerdì mattina, visto che ogni tanto usciva allo scoperto delle nuvole sparse e scaldava i già accaldati bambini dell’oratorio di Bagnaia. Ma, vedere che cosa? Ha si, dimenticavo, vedere i bambini dell’oratorio giocare con Enrico De Meo e Giancarlo Vulpes, due giovani attori professionisti di teatro, che venerdì mattina hanno messo in scena “Gioco in corso”; una trascinante interpretazione pratica di coinvolgenti e semplici giochi collettivi cui tutti i bambini hanno risposto con una partecipazione diretta ed entusiasmante. E’ stato molto bello vedere la “Tribù dei piedi neri” alla conquista del “sapone blanc” mentre attraversavano furiosi la prateria e il ponte con sonori colpi di mano sulle anche o in alternanza sul petto, per raggiungere il fiume, nelle cui acque far tornare bianchi i propri piedi. Proprio così, stavano tutti dietro alla storiella che i due attori raccontavano e che loro magistralmente interpretavano, senza fare errori. E poi molto originale la storia della pulce ritrovata sulla gamba di Enrico, capace di fare tanti salti acrobatici e avvitamenti spericolati per poi posarsi disgraziatamente, alla fine, sulla mano di Giancarlo, che per applaudirla l’ha fatta fuori. Povera pulce, aveva fatto tanto ridere mentre saltava e andava chi sa dove, senza farsi vedere molto bene, se non dalla mimica dei due attori e dagli occhi dei curiosi spettatori. Poi, che dire della corsa ad ostacoli dove tutti i bambini si sono cimentati in una sfida, davvero senza risparmio di energie, pur di fare il percorso netto in meno dei sedici secondi, che era il tempo medio di quasi tutti i bambini. Ha vinto, come era logico, Sabiana, la bambina più piccola del gruppo con la felicità di tutti i presenti ed anche del folto pubblico, non pagante, che assisteva seduto alla panchina (due anziani di Bagnaia, sicuramente sorpresi nel vedere tanta genuina e spontanea allegria, sbizzarrirsi sul giardinetto dedicato alla Madonna vicino alla canonica). E poi ancora la sfida tra le due squadre dei “Cocomeri” e dei “Meloni” nel portare dell’acqua, con un bicchiere mezzo bucato e con un lungo percorso da fare, prima di poterla versare dentro la propria bottiglia. E poi ancora il gioco della pecora (tutti i bambini) e del lupo (i due attori) dove i più deboli si potevano salvare attaccandosi alla “casa”, che per l’occasione era un qualsiasi tronco, dei numerosi alberi sparsi nel giardino dietro la chiesa. Il gioco poi è continuato con il movimentato ballo che si bloccava a tratti, come una istantanea fotografica, alla corrispondente interruzione della musica. La fantastica mattinata si è poi conclusa con un sonorissimo saluto di tutti i bambini ai due animatori, che hanno poi posato tutti insieme nella foto di gruppo per la stampa. Ha, dimenticavo, il fotografo ufficiale della mattinata è anche lui un bambino di 9 anni che corrisponde al nome di Andrea e che metterà a disposizione di tutti i bambini e delle famiglie il suo lavoro nella festa di chiusura dell’oratorio. A rivederci quindi al 27 agosto prossimo quando potremo tutti insieme rivedere e rivivere questa bella giornata, che più di uno ha fatto commuovere, nel vedere tanti sorrisi illuminare i visi dei bambini.

Sabato 4 giugno laboratorio teatrale dei Burattini

Posted by Agostino On giugno - 5 - 2011 ADD COMMENTS

di Agostino Lupo . Anche lo scorso sabato 4 giugno tanti bambini e alcuni ragazzi e ragazze hanno animato, con impegno e tanta fantasia, nella sala della comunità di Bagnaia, il laboratorio per la costruzione dei burattini, guidato da Giancarlo Vulpes e Ada Mirabassi. Quest’ultimo è stato un momento di intenso lavoro dove tutti sono entrati nella parte di “Geppetto” per dare vita, partendo da materiale veramente povero e a disposizione di tutti, a dei burattini che fossero espressione esclusiva di ogni singolo bambino. Seguendo i suggerimenti e le accortezze degli insegnanti anche i bambini più piccoli sono riusciti a trasformare rotoli di carta igienica, colorati ritagli di stoffa e gomitoli di lana in tanti veri e variopinti burattini. “Ma alla fine – ha domandato una bambina – posso tenerlo con me questo burattino” E’ una domanda eloquente e che manifesta il grande entusiasmo messo in un’attività desiderata e appagante. Quel burattino, costruito con le suo manine, era diventato parte della sua stessa esistenza e a lui può ora confidare i suoi stessi profondi segreti esistenziali. “Questo lusinghiero successo riscontrato nelle esperienze laboratoriali di teatro a Bagnaia, attivate come tentativo per conoscere i desideri e le potenzialità dei nostri bambini e ragazzi che frequentano la vita parrocchiale, per allargare il cerchio di vita comunitaria – ha detto il parroco don Aldo Milli – ci incoraggia a proseguire e rilanciare un programma più intenso per il prossimo anno”. Peraltro da queste prime esperienze si conferma la bontà del semplice obiettivo che ci si era posti: rivitalizzare il teatro per farlo divenire uno spazio di vita dove i bambini, ragazzi e anche adulti, possano rivivere la dimenticata esperienza di manifestare agli altri il proprio vissuto interiore e partecipare così alla costruzione di una comunità che vive della esperienza e della voglia di condividere la vita in comune. Inoltre è un mezzo molto efficace per allontanare, almeno temporaneamente, i bambini dall’imperante e condizionante mondo della TV, dove si è abituati a vivere passivamente i messaggi di altri senza poter interloquire con essi, e divenire invece attivi portatori di interiori messaggi personali da scambiare comunitariamente con gli altri.

MyChurch: i fedeli si uniscono tramite Facebook

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 14 - 2011 Commenti disabilitati

Ninja Marketing, sito specializzato in marketing e comunicazione, recensisce MyChurch, un prodotto davvero innovativo destinato al settore religioso che vale la pena segnalare. Si tratta di un’applicazione per Facebook che ha come scopo di tenere uniti i fedeli tra di loro e con le rispettive comunità di appartenenza. Tramite MyChurch è infatti possibile convidere e commentare richieste di preghiere, passi della Scrittura e tutto quello che la fantasia suggerisce.

Una riprova della serietà del progetto è data dal fatto che si tratti di un’applicazione a pagamento, e non gratuita, come diverse altre del settore. I costi vanno dai 9 ai 199 dollari mensili e permettono di evitare qualsiasi forma di pubblicità, particolare questo non secondario in progetti del genere.

Particolarmente interessante e stimolante il quesito lanciato da Ninja Marketing: “In generale, l’utilizzo dei social network anche per le pratiche religiose permette di raggiungere target sempre meno interessati come quello dei giovani, allargando così il numero di fedeli e permettendo il rafforzamento dei legami all’interno della comunità. Ma, d’altra parte, il rischio di allontanare i soggetti più legati alla tradizione ed alla “fisicità” è alto, e non bisogna dimenticare un eventuale pericolo di banalizzazione di tali pratiche che potrebbe derivare come conseguenza dell’elevato utilizzo dei mezzi digitali. E allora è giusto utilizzare i social network anche quando si parla di religione e fede?”.

Domanda alla quale, per rispondere, non basterebbe un trattato. In generale si può affermare che l’uso dei social network è certamente lecito anche nel campo spirituale, ma quale potrà essere il loro sviluppo lo vedremo solo quando arriveremo alla seconda generazione dei cosiddetti nativi digitali. Per ora siamo solo all’inizio del fenomeno e non resta altro da fare che aspettare (e sperimentare).

(via SpiritualSeeds.info)

Tutti i Video Del Direttorio

Posted by Terzilio Mancinelli On marzo - 6 - 2011 ADD COMMENTS

Tutti i video contenuti nel Direttorio delle comunicazioni sociali: COMUNICAZIONE E MISSIONE.

Questo sussidio video era contenuto nel Documento del Direttorio nella prima versione  dell Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali.

Ogni singolo video descrive visivamente il contenuto di ogni capitolo del Direttorio.

Una sintesi ben fatta che aiuta a capire il contesto dove la nuova figura dell Animatore della Cultura e della Comunicazione  dovrebbe interagire.

Video realizzati per essere diffusi e discussi nelle Diocesi e nelle Parrocchie.

Un materiale molto valido che spesso finisce poco considerato negli archivi dei Parroci.

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Rianimato a Bagnaia un vecchio teatro parrocchiale

Posted by Agostino On febbraio - 12 - 2011 ADD COMMENTS

di Agostino Lupo

Riattivata oggi 12 febbraio la sala della comunità di Bagnaia con uno spettacolo teatrale dal titolo “Di fiaba in fiaba”, improntato alla rivisitazione delle fiabe classiche, con il coinvolgimento dei bambini. Un insalata di fiabe alla Rodari, presentato dalla compagnia “tieffeu” (teatro di figure umbro) e impersonato da Giancarlo Vulpes ed Enrico De Meo, hanno sviluppato, con la manipolazione anche di marionette, un percorso di rianimazione di personaggi noti e vivissimi nella mente dei bambini quali: Cappuccetto Rosso, Pollicino, Biancaneve e altri. “Mi è piaciuto moltissimo – ha detto a caldo la bambina Caterina di 7 anni – perchè parlava di storie belle, che conoscevo, e che fanno tanto felici”. La grande collaborazione dei bambini presenti, che suggerivano agli attori le loro programmate dimenticanze, ha messo in luce la straordinaria gradevolezza dello spettacolo, che segna il punto di partenza per un impegno futuro, su questo fronte, della locale Parrocchia nella piccola frazione paesana alla periferia di Perugia.

A San Giovanni Rotondo, l’audience del sacro.

Posted by ginofusco On febbraio - 4 - 2011 ADD COMMENTS

di Gino Fusco

Resto sbigottito. Ma la Puglia, dov’è? Quella che avevo nella mente – mi dico -, quella fatta di olio, di pane e di vino. E in­vece, tutt’intorno è tutt’un cantiere. Sì, è proprio così, anche quaggiù s’è inverato il miracolo della pseudo modernità. Le olive, sono state tra­sformate in brecciame; le viti, in lunghi e contorti tondini di acciaio portante; i mulini, in ansimanti e rumo­rose betoniere. Il verde della campagna s’è ritratto sconfitto, per fare posto al non colore del ce­mento, ubiquo e disordinato. Tutto dà l’idea del provvisorio, anche perché tanti sono i fabbri­cati non ultimati. Per via del muschio, molti sembrano addirit­tura abbandonati, a mo’ di meste sculture del pre­sente. Lungo i cigli della strada d’accesso al paese, e per gran parte dei sen­tieri, innumerevoli sono le micro discariche; tono su tono, per­ché fatte di bidoni arrugginiti, di sacchetti di cemento semia­perti, di car­toni di mattonelle non utilizzate. Incessanti le moto­pale gialle, che gi­rano vorticosamente; sembrano seguire le re­gole d’un gioco che an­cora non ci è dato conoscere. “Centro di spiritualità”, è il nome dell’albergo che ci ospita. Una costru­zione recente; una cascata di marmi intarsiati, di onici lucci­canti, di persiane telecomandate, di serrature elettroniche e di livree da compagnia aerea. Insomma, qui sembra di stare a Dubai. Giu­sto il tempo di mangiare la pizza al po­modoro di mammà (por­tata da casa), e via, subito al Santuario, per salu­tare Padre Pio. Lì, poche emozioni; anzi, pochissime. Poverino, l’hanno messo sopra un pretenzioso baldacchino, fatto di vetro e di marmo, col tetto a spiovente. La forma ricorda la confe­zione del cioccolato Toblerone; sì, quello mandorlato, che si trova soprattutto negli Autogrill. Poco c’è mancato che l’impacchettassero con un fiocco di raso rosso, quello da re­galo. Su quei cristalli, a centi­naia rimbalzano i flash delle mac­chine fotografiche; come dei laser, alla stregua di un video­game. Mi viene d’improvviso una gran pena; per lui, esposto così spudoratamente. A dispetto del carattere brusco e impa­ziente che aveva in vita, ora sembra che in lui prevalga un’enorme pazienza; accetta di prestarsi a questo show senza co­pione.

Per scaldare il cuore, per solleci­tarne un benefico sus­sulto, bisogna volgere lo sguardo altrove. Ai simboli, che per i vicoli della memoria ci rimandano alle cose che veramente cer­chiamo. Al Cro­cifisso, che lui avrà certa­mente invocato; all’altare ligneo (quello coi due dipinti incasto­nati), sul quale si sarà senz’altro inginocchiato; alla piccola fine­stra quadrata del convento, dalla quale salutava le folle ado­ranti. Intanto, là fuori i giovani del posto si contendono gl’incroci, per distribuire ai pas­santi i volantini pubblicitari degli al­berghi e dei ristoranti. Sullo sfondo, a poche centinaia di metri, la gio­vane ed enorme chiesa di San Pio dal tetto verde; quella di Renzo Piano. Sembra ad­dormentata, sfiancata dalle linee ardite disegnate dal suo grande architetto. Seconda per ampiezza solo a quella di San Pie­tro, è in quest’istante abitata solo da due anziani, che chiac­chierano di calcio su una panca. Due i giovanissimi cu­stodi, in uniforme blu d’ordinanza; sotto le lampade supersoft, lui com­pone messaggini sul suo telefonino, mentre lei, sbadi­gliando, tiene a bada un cruciverba. Per un beffardo paradosso, un po’ di luce vera si potrà trovare 85 gradini sottoterra, 20 chi­lometri più in là. A Monte Sant’Angelo, nello sguardo di un gio­vane prete polacco, che confessa nella Chiesa di San Michele. Op­pure nelle ferme parole del camilliano padre Al­berto, che esor­tano a mettersi quotidianamente in discussione. Un invito co­stantemente ignorato da chi ha la responsabilità di ciò che ac­cade a San Giovanni Rotondo. Un luogo antico e santo, per­ché attraversato da santi; da quelle vite dolorose e prodigiose, il cui spi­rito sembra essersi diluito nella besciamella aggiu­statutto dell’immancabile pasta al forno.

Nessuno, tra chi poteva, ha pensato di conservare in qualche maniera la semplicità di quel frate così speciale che l’ha abitato. E così, proprio qui, ca­rità e misericordia ri­sultano assenti ingiustificate; l’audience di questa nostra contemporaneità impone le sue norme, e le ha relegate nell’ufficio oggetti smarriti. La paccottiglia in confezione regalo ha prevalso sul raccoglimento, unico ponte verso il Divino. Tutto è ru­more di fondo, ritmato dai pistoni delle motopale un po’ più a valle. Chissà. Forse, per stare meglio, basterebbe intravedere il marrò d’un saio; sì, uno di quei frati “alla Francesco”. Ora mi manca la fru­galità dei loro modi; spicci e schietti. La ricetta la penso semplice. Due chiacchiere, intorno a una stufa a legna; si aggiungono pane, formaggio e olive; s’insaporisce col vero, che spazza via le tempeste interiori, e ri­porta il sereno. Eppure, ripensandoci… Eppure, ripeto, in due interi giorni di frati non ne ho incrociato neanche uno. Mah, si saranno ritirati nelle loro celle. A fare cosa? Certamente intenti a pregare, perché inorri­diti da ciò che li circonda. E anche perché non voglio immagi­narli a contare denaro.

La prima pietra…

Posted by Matteo Maria Giordano On dicembre - 15 - 2010 2 COMMENTS

Sabato 11 dicembre, è stata posta a Roma la prima pietra per la nascita di una rete nazionale degli animatori della comunicazione e della cultura. Una rete che possa diventare territorio di scambio di esperienze e base per una comunità che agisce unita e integrata, un nuovo sistema per condividere esperienze di comunicazione e cultura, un percorso di piena corresponsabilità verso l’attuazione del Direttorio.

Presenti all’incontro alcuni animatori provenienti da tutta Italia, assieme a  Mons.Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali e Sottosegretario della CEI, che ha accolto con favore l’entusiasmo dell’iniziativa e dei partecipanti.

Si è convenuto sulla necessità di dare un seguito concreto all’eccellente preparazione ottenuta tramite il corso ANICEC, affinchè al momento formativo possa subentrare un momento di reale attivismo nelle nostre diocesi e parrocchie. Il tutto in una forma che sia il meno burocratizzata, “sindacalizzata” e autoreferenziale possibile. Come animatori della comunicazione e della cultura, dobbiamo necessariamente muoverci nel solco tracciato dal Direttorio, in collaborazione con gli uffici diocesani per le Comunicazioni Sociali e con tutte quelle istanze comunicative o culturali che gravitano nelle nostre realtà diocesane.

A breve il comitato promotore dell’iniziativa, metterà a disposizione di tutti una relazione dettagliata dell’incontro e degli obiettivi che ci siamo prefissati per i prossimi mesi.

Perciò….restate connessi!!!

Prima riunione nazionale degli Animatori della Comunicazione e della Cultura.

Posted by Matteo Maria Giordano On novembre - 29 - 2010 2 COMMENTS

É stata fissata per sabato 11 dicembre a partire dalle ore 10 presso l’Hotel Nova Domus di Roma, la prima riunione nazionale degli Animatori della Comunicazione e della Cultura.

L’incontro è stato voluto ed organizzato dal comitato promotore della costituenda Associazione Nazionale degli Animatori della Comunicazione e della Cultura, che vedrà i suoi natali proprio in tale occasione.

Ci sono ancora una decina di posti disponibili, perciò chiunque desiderasse partecipare all’evento può contattarci al seguente indirizzo email: animatori.cs@gmail.com.

Vi aspettiamo!!!

Associazione nazionale degli Animatori

Posted by marilena marino On novembre - 18 - 2010 10 COMMENTS

Carissimi Animatori della Comunicazione e della Cultura,

durante il recente incontro di Camposampiero tra alcuni di noi animatori si è preso coscienza che, agli incontri formativi, è sempre più necessario affiancare uno spazio dove confrontarci e mettere in relazione le nostre diverse esperienze nelle Diocesi in cui operiamo.

Così si è pensato di costituire dapprima una rete e successivamente un’associazione nazionale degli animatori della comunicazione e della cultura che diventi un punto di riferimento per ciascuno di noi, un luogo ideale in cui sia possibile scambiare le nostre esperienze per rendere vivo il Direttorio nei nostri territori e creare sempre più una nuova cultura delle comunicazioni sociali.

Pertanto è stato elaborato un manifesto programmatico di invito all’adesione che vi sottoponiamo.

Siamo certi che possiate accoglierlo positivamente, anzi possiate offrire immediatamente il vostro contributo, scrivendo alla mail animatori.cs@gmail.com nel contempo diffondendo questa iniziativa agli animatori che conoscete non presenti nell’elenco.
Contiamo di organizzare un incontro sabato 11 Dicembre a Roma, i cui dettagli contiamo di definire nei prossimi giorni e che vi saranno comunicati.
Questa proposta è stata presentata a mons. Pompili, con apposita nota nei giorni scorsi.
Al comitato promotore iniziale ma a cui altri via via si stanno aggiungendo, era formato da:

Carmen de Fontes (Reggio Calabria), Antonio Giuseppe di Caro (Caltanisetta), Francesco Fascinato (Treviso), Agostino Lupo (Perugia-Città della Pieve), Terzilio Mancinelli (Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino), Matteo Maria Giordano (Concordia-Pordenone), Pia Pezza (Napoli), Marilena Marino (Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino), Pierpaolo Ruello (Messina – Lipari – S. Lucia del M.) e Antonio Tavilla (Messina – Lipari – S. Lucia del M.),

Chiunque lo desideri può inserirsi nel comitato promotore, anzi siamo desiderosi che altri si uniscano.

Un fraterno abbraccio

Per eventuali contatti telefonici potrete chiamare:
Matteo Maria Giordano 3397218918
Marilena Marino 3272913391
Antonio Tavilla 3389481573

Maria di Nazareth:Donna ribelle e splendida Madre

Posted by marilena marino On novembre - 11 - 2010 ADD COMMENTS

Guido Chiesa, Regista del film Io Sono Con Te:

Galilea, duemila anni fa. In una terra sottoposta al giogo coloniale dei romani e alle angherie di re Erode, in cui le ribellioni sono all’ordine del giorno, e il richiamo alla violenza e alla vendetta, è come un’epidemia, una giovane ragazza, Maria, viene promessa in sposa a Giuseppe, un vedovo con due figli, abitante nel villaggio di Nazareth. La ragazza è cresciuta secondo l’amore e il rispetto verso i più piccoli, è sensibile alle ingiustizie del mondo patriarcale che la circonda e insofferente alle rigide regole imposte dal capo della famiglia del marito. Ma soprattutto, quando darà alla luce suo figlio Gesù, Maria si troverà di fronte a una serie di scelte che la trasformeranno, a volte e suo malgrado, in pietra dello scandalo. In quel momento avrà inizio un nuovo corso nella storia dell’uomo.

Galilea, duemila anni fa. In una terra sottoposta al giogo coloniale dei romani e alle angherie di re Erode, in cui le ribellioni sono all’ordine del giorno, e il richiamo alla violenza e alla vendetta, è come un’epidemia, una giovane ragazza, Maria, viene promessa in sposa a Giuseppe, un vedovo con due figli, abitante nel villaggio di Nazareth. La ragazza è cresciuta secondo l’amore e il rispetto verso i più piccoli, è sensibile alle ingiustizie del mondo patriarcale che la circonda e insofferente alle rigide regole imposte dal capo della famiglia del marito. Ma soprattutto, quando darà alla luce suo figlio Gesù, Maria si troverà di fronte a una serie di scelte che la trasformeranno, a volte e suo malgrado, in pietra dello scandalo. In quel momento avrà inizio un nuovo corso nella storia dell’uomo.

Dopo il documentario Le pere di Adamo, Guido Chiesa non sceglie Eva, ma sempre una “prima donna”:  Maria di Nazareth. Tuttavia, in tutti i 102’ del film in concorso al quinto festival di Roma, non ne esalta la grazie ultraterrena, bensì racconta la sua terragna quotidianità, piena di grazia, amore e fiducia. Interpretata dalla teneramente assertiva Nadia Khlifi, con un sorriso che può tutto (adulta è Rabeb Srairi), questa Maria trae ispirazione dalle idee di Maeve Corbo (non sappiamo chi sia: 3 risultati in Google, tutti del film) e combina la lettera dei Vangeli canonici, in particolare quello di Luca, alle tradizione apocrifa (Giuseppe è vedovo con figli) e all’invenzione e ricerca degli sceneggiatori Chiesa, Nicoletta Micheli e Filippo Kalomenidis. Dal concepimento di Gesù alla visita di Maria alla cugina Elisabetta e Zaccaria, dalla nascita del bambino – che Maria allatta nonostante fosse considerato impuro – all’incontro con i Magi, fino alla scomparsa del 12enne Gesù, Io sono con te tallona sensibile ed empatico questa donna straordinariamente ordinaria, di cui ripercorre le orme umane prima che storiche e religiose nelle campagne tunisine (le montagne desertiche di Mattata e le verdi colline di El Kef) e nel loro dialetto, discendente del semitico di duemilaedieci anni fa. Riuscito perchè capace di essere insolito su una materia solita, il film non fa di Maria un simbolo della contemporaneità femminista e/o delle pari opportunità, con l’occhietto strizzato: piuttosto, la donna ripercorre la “pratica di vita” del Cristo di Nietzsche, reagendo al mondo circostante nei fatti, appunto, nella vita di ogni giorno. Ai suoi occhi, la circoncisione è la prima goccia del sangue versato dalla violenza del mondo, il sessismo “fondamentalizzato” dall’Ebraismo un capestro perfino belluino, la tradizione spesso annichilimento della spontaneità, della libertà di essere donna (e anche uomo, vedi la conversione suscitata in Zaccaria). Insomma, Maria, questa Maria, è una rivoluzionaria di professione, ma la professione – sperabilmente – di ogni essere umano: essere tale. E’ questo il punto di partenza, lo sviluppo e l’approdo di Io sono con te, con io e te riferibili anche alla stessa persona: la congruenza è quella di chi, come lei, sa essere in contatto con la propria autentica essenza, le proprie emozioni, le proprie convinzioni. Da questa piattaforma, si può ergere un “inaudito” sovvertimento. Solo apparentemente, Maria impugna la legge umana contro quella divina, perché in realtà è il contrario: la sua legge umana sa incontrare il divino – se non farsi divina – mentre la Legge dimostra articoli, codici e codicilli crudelmente e ottusamente immanenti, ovvero sessisti, fondamentalisti, retrogradi, pervertiti dal potere o, semplicemente, idioti.Costruito intenzionalmente e, crediamo, verosimilmente su colori e toni peculiari a un film sudamericano piuttosto che al corpus filmografico della natività e della vita di Gesù, Io sono con te sta attaccato ai personaggi, per cui utilizza in larga parte attori locali tunisini, professionisti e non, tra cui, dicevamo, spicca l’ottima Nadia Khifli, mentre Giuseppe è Mustapha Benstiti (bravo nel tenersi sempre uno o due passi indietro) e il fratello “pater familias” di questi, Mardocheo, una consolidata conoscenza del nostro cinema, Ahmed Hafiene. Purtroppo, non è l’unico: nel cast, anche Carlo Cecchi nei panni di Erode e, tra i Sapienti, Giorgio Colangeli, Fabrizio Gifuni e pure Jerzy Sthur. La loro presenza porta con sé l’unico macroscopico problema del film: se quella di Erode è una pappardella greca che ci saremmo volentieri risparmiati, poiché nulla aggiunge alla comune enciclopedia, l’intervento dei Magi, anche questo in lingua greca (asincrona al labiale…), è cinematograficamente contrario alla sapienza di cui dovrebbero essere depositari. Una presenza non grata, forzosa ed estranea alla drammaturgia e al senso stesso del film, di cui finisce per stigmatizzare l’appartenenza: il cinema italiano ha bisogno sempre e comunque di attori italiani – e quel che vi sta dietro… – per essere tale e, quindi, farsi del male? Maria prega per noi peccatori…

IL WEB COME CORTILE VIRTUALE per incontrare i giovani…Corso

Posted by marilena marino On novembre - 7 - 2010 ADD COMMENTS
Seminari Web 2010-2011
Prossimo seminario in programma
» Il web come “cortile virtuale” per incontrare i giovani
(dal 10 novembre al 9 dicembre 2010)
Dott. Patrizio Righero, direttore ufficio comunicazioni sociali diocesi di Pinerolo
In collaborazione con FOI e Copercom

Per informazioni scrivi a info@webcattolici.it

Programma – vers. per la stampa / Programma – vers. per il web

Descrizione Facebook, badoo, twitter… e chi più ne ha più ne metta. Il web è in rapida evoluzione e sempre più si connota come spazio di espressione libera e incontrollata. I social network hanno modificato profondamente, soprattutto nei giovani, il modo di relazionarsi con gli altri e con il mondo. In questa fitta rete virtuale c’è spazio per un accompagnamento spirituale? È possibile una web-pastorale? In che modo?
Questo corso on-line si pone l’obiettivo di fornire alcuni strumenti per entrare, in punta di piedi ma con efficacia, in questo mondo che, a modo suo, chiede di essere evangelizzato e illuminato dalla Parola.
DestinatariGli operatori della pastorale giovanile che già operano attivamente negli oratori, nei gruppi giovani, nelle associazioni e nei movimenti. Insegnanti, in particolare gli IRC delle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Tempi (le date potrebbero subire variazioni)

Diretta di apertura: 10 novembre

Diretta di chiusura: 9 dicembre

Eventuale diretta intermedia: 25 novembre

Contenuti
Comunicazione nel mondo giovanileLa comunicazione degli adolescenti e dei giovani: alcuni tratti caratteristici.
L’uso che gli adolescenti e i giovani fanno del web e del web 2.0 in particolare.
Come influisce il web 2.0 sul linguaggio giovanile?
Identità e relazioni Web 2.0 e determinazione del sé.
Le relazioni nell’era della “società liquida”.
Relazioni interpersonali e solitudine.
Educare all’uso del webLa gestione del tempo.
La dimensione corporea.
Le patologie.
Educare adolescenti e giovani attraverso il web 2.0. Come è possibile?Uno strumento per proseguire e approfondire le relazioni (mantenere il contatto, tematizzare relazioni, spazio di confidenza).
Valore aggiunto nella pastorale sul campo.
Il cortile virtuale, ovvero i “remoti”
- gettare la rete
- intessere relazioni significative
- saper ascoltare
- intervenire: quando e come?
- e i consigli?
Quali educatori nell’era crossmediale: attitudini, conoscenze, competenze.
Il Web delle pari opportunitàSocial network e disabilità.
La leggerezza del web.
Relazioni e corporeità.
Quali contenuti nell’era crossmediale.E il Vangelo?
Uno spazio per il kerigma? L’annuncio gioioso.
Bibbia e web
Le questioni etiche
Pregare on line. Si può? E come?

Lezione conclusiva.

Revisione e verifica dei lavori svolti.
Questioni aperte, difficoltà emerse.

E-tivityIl corso prevede lo svolgimento di tre e-tivity (esercitazioni dei partecipanti).

Tutor Massimo Cicconi
Giorgio Spinosa

Fiere e Angeli

Esiste il male e ci porta alla paralisi, come dicevamo domenica scorsa. Esiste ed agisce continuamente nelle nostre vite.
Siamo liberi ed è impegnativo scegliere la parte luminosa della realtà, quella che proviene da Dio

Metanoia

Chi siamo, dove andiamo,chi vogliamo servire,cosa e chi vogliamo edificare? Quaresima 2012. Combattimento e riflessione intensa per capire la volonta’ di Dio.

Religione e benessere

di Moreno Migliorati.Le persone molto religiose hanno livelli di benessere più elevati rispetto a quelle moderatamente religiosesono affatto: é il risultato di uno studio effettuato dalla nota agenzia Gallup.

Quaresima: la Custodia dell’altro

«Prestiamo attenzione gli uni agli altri»: sono le prime parole della frase di san Paolo che Benedetto XVI pone come chiave del suo Messaggio per la Quaresima

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