Tuesday, 7 September, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

Scuse al Vaticano per l’Unità d’Italia

Posted by Giuseppe Delprete On maggio - 4 - 2010 1 COMMENT
(Con la consulenza e contributo della  storica e giornalista Angela Pellicciari)
Il Presidente Berlusconi, qualche mese fa, in occasione della Festa dei giovani del PDL  con una battuta, ha mandato all’aria centocinquanta anni di storiografia ufficiale. Sponsorizzando il mio primo libro (Risorgimento da riscrivere) ha testualmente detto: “in preparazione per l’anno 2011 del centocinquantenario della storia d’Italia consiglio a tutti ragazzi e meno ragazzi di andare a rivedere la nostra storia degli ultimi 150 anni” perché “è stata raccontata in una maniera diversa dalla realtà quindi credo che per una esigenza di verità sia bene per tutti andarsi a rinfrescare la memoria o a correggere ciò che è stato scritto erroneamente”.
Un’altra esigenza di verità è stata sottolineata da Berlusconi, quella relativa all’occupazione italiana della Libia: “Ho chiesto perdono alla Libia per ciò che gli italiani avevano fatto verso il popolo libico”. Cosa c’entra la Libia con l’unità d’Italia? C’entra.
Quando praticamente tutto il mondo protestante, liberale e massonico cospirava per l’unificazione italiana formato Savoia, per giustificare l’invasione sabauda è stata propagandata una versione dei fatti radicalmente falsa. Versione che fino ad oggi nessun presidente del Consiglio si era mai neanche lontanamente sognato di mettere in dubbio.
Secondo la leggenda Vittorio Emanale II sarebbe andato a liberare i popoli gementi sotto il malgoverno pontificio e borbonico. In realtà i popoli hanno gemuto, e molto, dopo la liberazione. I Savoia ed i loro governi dichiaravano di muoversi in nome di una moralità superiore a quella degli altri stati: in nome di una monarchia liberale e costituzionale. Se non che, mentre l’articolo 1 dello Statuto dichiarava la religione cattolica unica religione di stato, sono stati soppressi tutti gli ordini religiosi della chiesa di stato. E così, nel corso di circa venti anni, 57.492 persone, tanti erano i membri degli ordini religiosi, vengono messi sul lastrico, cacciati dalle proprie case, privati del lavoro, della missione, della vita che liberamente avevano scelto.
I beni degli ordini religiosi sono in gran parte svenduti ai liberali (l’1% della popolazione) che si appropriano per due lire dell’ingente patrimonio artistico e culturale accumulato nel corso del tempo dall’Italia cattolica. Migliaia di palazzi, intere biblioteche, archivi, quadri, sculture, oggetti sacri, inghiottiti in un battibaleno. Oltre a ciò, più di cento sono le diocesi italiane lasciate senza vescovo mentre i preti che non cantano il Te Deum -per l’ordine morale che trionfa- sono imprigionati e multati (nel 1859 è entrato in vigore un nuovo codice di diritto penale che toglie al clero qualsiasi libertà di parola). Lo storico marxista Emilio Sereni parla di 2.565.253 ettari di terra appartenenti alla chiesa o al demanio alienati e venduti.
Quale la conseguenza? Povertà diffusa, carceri strapiene, ingiustizia dilagante, smisurato aumento della tassazione, crollo del numero di proprietari terrieri.
Una propaganda martellante, che ancora oggi perdura, cerca di giustificare la cura liberale in nome della presunta arretratezza culturale e morale dell’Italia preunitaria. E’ così che la storia si è trasformata, per dirla con Leone XIII, in una “congiura contro la verità”. Elencando i meriti dell’Italia cattolica, nell’enciclica Nostis et nobiscum del 1846, Pio IX ricorda fra l’altro come, proprio grazie al cattolicesimo, l’Italia non abbia partecipato alla conquista del mondo cui le altre nazioni si erano abbandonate. Papa Mastai scrive che la fede “distolse gli animi degl’Italiani da quella luce passeggera di gloria, che i lor maggiori, soprastando essi nelle armi, avevano riposto nell’incessante tumulto delle guerre, nell’oppressione degli stranieri, e nell’assoggettare a durissimo servaggio quel maggior numero di uomini che per loro si potesse”. Invece di fare guerre di conquista coloniale, gli italiani hanno eccelso in opere di misericordia: “Di qui nelle precipue città dell’Italia, templi meravigliosi, ed altri monumenti dell’evo cristiano, edificati non già per mano di uomini gementi sotto intollerabile schiavitù, ma eretti dallo zelo di spontanea carità; e per tutto pii Istituti, quali per l’esercizio della Religione, quali per l’educazione della gioventù, quali per coltivare a dovere le lettere e le arti, quali per conforto degl’infermi, quali per sollievo dei bisognosi”.
La celebrazione del centocinquantenario dell’unità d’Italia è causa di polemiche a non finire. Ci si ripromette di tutto. Si è anche pensato di organizzare a Gaeta una poco probabile riconciliazione tra “borbonici” e “piemontesi”! Si evita però accuratamente di fare i conti col convitato di pietra: Pio IX. Si elude lo scoglio centrale: la chiesa e, quindi, il popolo italiano.
E se, per celebrare l’unità d’Italia secondo giustizia e verità, chiedessimo perdono agli italiani e alla chiesa di allora? Se facessimo con noi stessi quello che il nostro premier ha avuto il coraggio di fare con la Libia? Torneremmo ad essere una grande nazione, con una storia formidabile che dura da più di duemila anni.

San Pietro: platea sotto il colonnato

Posted by Giuseppe Delprete On marzo - 24 - 2010 ADD COMMENTS

A fondamento del braccio sud del colonnato di san Pietro c’è una platea. Bernini stesso decise di realizzarla come base delle colonne, in modo da evitare cedimenti. Anni prima l’architetto aveva pensato di delimitare la cupola michelangiolesca con due campanili, ma il cedimento delle fondamenta gli aveva impedito di procedere con la costruzione. Non è escluso, quindi, che fu proprio il terreno “insidioso” a spingerlo a una simile soluzione. A render noto il tutto è stato il restauro che coinvolge l’intera piazza, dal colonnato alla balaustra, dagli stemmi alle statue, dall’obelisco centrale alle “fontane gemelle”. Un cantiere  messo in piedi da Italiana Costruzioni e Fratelli Navarra per il Governatorato vaticano. Ma la scelta della piastra di fondazione non è l’unico “segreto” che la Basilica conserva. Da documenti inediti, infatti, è emerso che durante la fase berniniana i due bracci rettilinei avevano una coloritura originaria diversa da quella bicroma attuale. Per quanto riguarda la costruzione della copertura del Colonnato, invece, la fase preliminare che ha preceduto l’avvio del cantiere vero e proprio ha manifestato un complesso sviluppo esecutivo, composto di tre passaggi successivi. “L’indagine si è dedicata agli aspetti legati alle molteplici vicende del cantiere beniniano, cercando di dare risalto ad aspetti fin qui sfuggiti o poco evidenziati, affinché potessero costituire un aiuto anche alle procedure del restauro in corso”, ha affermato il consulente del cantiere Sandro Benedetti, già autore del restauro della facciata della basilica, presentando il lavoro al Salone del restauro di Ferrara. L’intervento, partito quasi un anno fa, finora ha già completato il 30 per cento del lavoro e ha una spesa prevista fino a 20 milioni di euro. Copertura finanziaria che sarà garantita per intero da sponsor privati come Enel, Wind, Telecom, Assitalia ed Eni, che già da tempo hanno istallato i loro poster promozionali all’interno della piazza.

San Giuseppe, questo sconosciuto (nel web)

Posted by Barbara Fiorentini On marzo - 16 - 2010 ADD COMMENTS

di Barbara Fiorentini

Almeno per quanto riguarda il web, il padre putativo di Gesù, lo sposo di Maria viene abbastanza trascurato.
Passando in rassegna i siti web italiani scopriamo infatti che sono davvero poche le fonti dedicate al santo. Certo la scheda a lui dedicata su Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/San_Giuseppe)  è ricca e ben scritta. Contiene numerosi particolari anche iconografici e illustra anche le interpretazioni apocrife relative la figura di Giuseppe in rapporto a Gesù e a Maria. Infatti sono numerose le interpretazioni date dai primi cristiani alla presenza del santo nelle vicende evangeliche. Wikipedia evidenza tutte le posizioni e ne sottolinea il culto ufficiale, le pratiche devozionali, l’iconografia.
Nel portale Wikiquote (http://it.wikiquote.org/wiki/Giuseppe_(padre_putativo_di_Ges%C3%B9)) sono riportate le principali citazioni su San Giuseppe: quelle bibliche e quelle nei modi di dire popolari.
‘San Giuseppe, l’artigiano di Dio’: è un percorso alla scoperta del santo partendo dagli scritti di Santa Tersa d’Avila. Le preghiere, che cosa dicono i vangeli e come i documenti ufficiali della Chiesa citano Giuseppe. La main page è all’indirizzo www.sgius.altervista.org.
Interessanti sono anche le pagine che fanno capo all’indirizzo http://digilander.libero.it/monast/giuseppe/index.htm. Qui è possibile scorrere, pagina dopo pagina, tutta la vita e le opere di San Giuseppe, con precise indicazioni sul ruolo a lui affidato ufficialmente dalla Chiesa nei secoli.
Vi sono poi alcune pagine web brevi ma comunque interessanti per la sintesi che tracciano. Ad esempio possiamo citare la scheda riportata nel portale Santi e Beati (www.santiebeati.it): qui (www.santiebeati.it/dettaglio/20200) è possibile trovare anche un’utile traccia bibliografica per ulteriori approfondimenti.
Il portale Marie de Nazareth (www.mariedenazareth.com) dedica ampio spazio alla Sacra Famiglia e alcune pagine sono tutte per san Giuseppe e a quanto sappiamo con certezza di lui (www.mariedenazareth.com/12752.0.html?L=4). Soprattutto viene fatto riferimento ai fondamenti biblici delle informazioni.

CRITERI DI VALUTAZIONE PASTORALE DEI FILM

Posted by marilena marino On dicembre - 3 - 2009 ADD COMMENTS

Approvati dalla Presidenza della CEI in data 21 gennaio 2008

Scarica documento word: Criteri valutazione film 2008

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