Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Richard in cielo

Posted by marilena marino On dicembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Days of heaven – I giorni del cielo (1978) è il secondo film di Terrence Malick, l’ultimo prima di una pausa di venti anni. Rispetto a Badlands, la versione italiana risulta meno distorta nel doppiaggio.

Il titolo riconduce il film a una dimensione religiosa, essendo tratto da un brano delDeuteronomio (11,18 – 11,22): nel secondo discorso di Mosè, dopo la gratitudine per la bontà divina durante la traversata del deserto, e dopo gli ammonimenti del passato, seguono gli ammonimenti per il futuro: “Imprimetevi dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole (…) affinché i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, nel paese che il Signore giurò di dare ai vostri padri, durino quanto i giorni del cielo sulla terra”. L’espressione “…durino quanto i giorni del cielo…” sta per “in eterno”. Nel film ricorrono segni religiosi di cui diremo più avanti: si tratta di segni visivi, ma il cui carico simbolico e religioso è principalmente conferito dalla voce over narrante di Linda (Cattaneo, cit., p. 100).

Casa del fattore

I giorni del cielo è stato accostato al cinema western (Cattaneo, cit.) col quale ha ben poco a che fare. Potrebbe piuttosto rimandare al dramma sociale, al quale appartengono diversi film hollywoodiani degli anni Trenta e Quaranta, tra cuiCom’era verde la mia valle (1939) e Furore (1940) di John Ford. I titoli di testa (la storia si svolge nel 1916) sono accompagnati da fotografie scattate tra gli anni Dieci e Trenta, alcune delle quali opera di Lewis Hine. L’ultima foto della serie raffigura Linda, la ragazzina protagonista del film, nonché voce narrante. Tuttavia anche questo rimando non è propriamente corretto.

Il film può essere diviso in cinque parti: (a) giorni di lavoro in fonderia, (b) fuga e giorni di lavoro nei campi, (c) idillio e giorni di gioco in campagna, (d) distruzione dei campi, (e) epilogo: morte del fattore e di Bill, fuga di Abby e di Linda. Il dramma sociale appartiene propriamente alla parte (a), la più breve del film. La messa in scena del lavoro nei campi è affatto differente e a questi segue l’idillio dei giorni di non-lavoro, di quella che chiamiamo (1.2.1.c.) Vita Nuova. I segni religiosi (di cui diremo in 1.2.1.b.) sono segni visibili e specialmente caricati dalla voce narrante. Dunque è difficile considerare I giorni del cielo un film appartenente al genere del dramma sociale.

Nessuno è perfetto. Al mondo non c’è mai stata una persona perfetta. Ognuno di noi è mezzo diavolo e mezzo angelo. In realtà, i giorni del cielo sono proprio quelli in cui ogni uomo cerca di migliorare la propria condizione, in cui si batte per essere perfetto, in cui immagina di ampliare i propri desideri al di là dell’orizzonte, tendendosi verso un illusorio paradiso, destinato a perdersi nell’eterna lotta tra l’amore per la vita e l’odio, la prepotenza, l’ignoranza radicata nell’animo umano. Laddove il cielo resta sempre perfetto e lontano, la terra permane nel suo stato di incertezza, di malessere, di imperfezione e noi siamo ancorati ad essa, tentiamo di liberarci, dimenandoci nelle nostre esistenze, ma senza ottenere alcun risultato. L’apparente felicità che possiamo raggiungere in una particolare fase della nostra vita è un vano fuoco destinato a spegnersi, così come i giorni del cielo sono sempre e comunque destinati a finire.

Certi hanno bisogno di più di quello che hanno e altri hanno di più di quello che gli serve. La nostra condizione sulla terra è sempre infelice e in continua tensione, le trasformazioni lo dimostrano e la vera battaglia è quella che combattiamo contro noi stessi e contro le regole che governano le nostre vite. Possiamo affidarci solo alla speranza di andare incontro ad un cambiamento positivo, ma, forse, quello che davvero cerchiamo, dentro di noi, è la pace, la fine di questa inutile ed eterna lotta verso un’irraggiungibile perfezione. E’ quello che possiamo dire a proposito del film I giorni del cielo interpretato da Richard Gere. Leggiamo la sua interessante intervista.

“Tutti provano disagio nei confronti dell’universo, io anche da giovane, e per capire meglio ho fatto studi e ricerche, finché il buddismo non mi ha colpito. Di solito vediamo la realtà con scetticismo, intorno a noi ci sono tanti stimoli fuorvianti, ma è possibile sviluppare un rapporto più vicino alla realtà e all’interpretazione che la scienza dà  dell’universo. Da qui, generosità, amore e senso di condivisione: sono sulla strada giusta per andare oltre la menzogna”“fare l’attore per me è un lavoro, un ottimo lavoro, ma non ho aspettative eccessive: per me conta la vita, quella la prendo sul serio, mi piace il lavoro, ma non lo personalizzo troppo, sono umile”. E, aggiunge Gere, “non ho mai programmato il futuro, non faccio piani, del resto, ho dedicato energie e impegno per proposte di cui non s’è fatto poi nulla”. Ma perché decide di accettare una parte? “Quando una proposta dà interrogativi e, quindi, apre a un viaggio per le risposte, un viaggio di vita”.“fare l’attore per me è un lavoro, un ottimo lavoro, ma non ho aspettative eccessive: per me conta la vita, quella la prendo sul serio, mi piace il lavoro, ma non lo personalizzo troppo, sono umile”. E, aggiunge Gere, “non ho mai programmato il futuro, non faccio piani, del resto, ho dedicato energie e impegno per proposte di cui non s’è fatto poi nulla”. Ma perché decide di accettare una parte? “Quando una proposta dà interrogativi e, quindi, apre a un viaggio per le risposte, un viaggio di vita”.

La strada di Paolo

Posted by marilena marino On dicembre - 16 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

In occasione della VI edizione delFestival Internazionale del Film di Roma, il 2 novembre 2011 alle ore 18.00, presso il Palazzo delle Esposizioni, ha avuto  luogo nell’ambito di Risonanze, la proiezione di La strada di Paolo, un film di Salvatore Nocita prodotto da FAI Service (Federazione Autotrasportatori Italiani) e Officina della Comunicazione, in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura e Rai Cinema

Il film narra la storia di Paolo, un autotrasportatore diretto per lavoro in Terra Santa. Il suo viaggio prende una direzione inaspettata quando si imbatte in alcune realtà che parlano al suo cuore di Dio, Fede, Grazia e Carità, aprendogli anche gli occhi sull’opportunismo e il cinismo umano. Nell’incontro/scontro con la religiosità e il mistero insondabile di quella Terra, immerso in situazioni surreali, a contatto con personaggi e storie incredibili, per Paolo si aprono nuovi orizzonti che lo porteranno a una decisione fondamentale. Interpretato da Marcello Mazzarella, Valentina Valsania, Gianni Bissaca, Milena Miconi e David Brandon, con la partecipazione straordinaria di Philippe Leroy, il film deve indicazioni imprescindibili per la sua struttura alle interviste a personalità come S.E. Card. Angelo Scola,Arcivescovo di Milano; S.E. Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura; Fabrizio Palenzona, Presidente di FAI Service; Roberto Vecchioni,cantautore; Salvatore Natoli, professore ordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e Lucetta Scaraffia,storica, giornalista e docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Roma La Sapienza.

Afferma S.E. Card. Angelo Scola: «Io credo che la strada per l’uomo di oggi sia quella di guardare fino in fondo ai tratti fondamentali dell’esperienza umana. Il primo, il più importante è la capacità dell’uomo di cogliere il senso della realtà: cioè, la realtà è intelligibile e chiede di essere ospitata dalla nostra intelligenza e questo già implica una tra-scendenza, cioè un andare oltre l’immediato». [estratto da intervista]

S.E. Card. Gianfranco Ravasi sottolinea: «Il bisogno di trascendenza potrebbe essere raffigurato attraverso un’immagine che è curiosamente lontana e vicina a Paolo, è lontana perché viene da un verso di un grande tragico greco che è Eschilo, e dall’altra parte è vicina perché Paolo, noi sappiamo, entra nell’interno dell’orizzonte della cultura greca. La trascendenza è sostanzialmente, se la vogliamo esprimere con un simbolo, proprio questa mano che viene dall’oltre, dall’altro rispetto all’orizzonte in cui siamo immersi. È per questo che Paolo in un certo senso echeggerà questa voce pagana in una maniera differente». [*]

Per Fabrizio Palenzona «Questo film è un esempio della direzione nella quale vogliamo camminare. Lavorare, guadagnare il giusto, rimettere nel circuito più risorse possibili per attenuare i costi delle nostre imprese, sostenere l’azione di difesa dei diritti e promozione dei doveri attraverso la federazione: insomma, ripeto, promuovere una cultura che metta al centro la persona umana. Per questo ci piace il film: il richiamo al senso della vita, al dubbio su cosa e perché siamo in questo mondo, al valore della solidarietà, della famiglia, della pace e del lavoro come strumento di promozione umana».

«Nel raccontarci l’imprevedibile percorso di un autotrasportatore diretto in Terra Santa, Nocita recupera uno dei tòpoi più ricorrenti della cultura e dell’arte di ogni secolo: la strada. Che non è mai solo un luogo fisico, un tratto di percorrenza, ma il simbolo stesso dell’uomo in cammino. Formidabile dispositivo di scambio simbolico, la strada è il luogo della scoperta, del perdersi e del ritrovarsi, dell’incontro con l’altro, con il sè, con Dio. Sulla strada l’uomo in cammino si trasforma divenendo, da vagabondo senza meta, un pellegrino del suo destino».

Chiude Roberto Vecchioni: «Io non credo che l’uomo del terzo millennio sia sordo ai temi che riguardano il trascendente. C’è modo e modo di interpretare il trascendente: per paura, per bisogno, per necessità o anche davvero per fede intensa. Il trascendente ha una valenza fondamentale e sublima anche le piccole azioni che facciamo, dà un significato».

Arte e Dio

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

Il linguaggio dell’arte contemporanea per portare a Dio

Agnus Dei. William Zijltra -
Agnus Dei. Zurbarán

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Madrid, 15 luglio 2011.- L’innovazione e la storia non sono in conflitto.Nè l’arte contemporanea e la fede. Cosí dimostrano le 36 opere (installazioni,performances, quadri, fotografie) dell’esposizione Arte + Fede da paesi dei 5 continenti (Stati Uniti, Giappone, Olanda, Liberia, Australia e Filippine).

L’esposizione Arte + Fede riunirá alla Fondazione Pons di Madrid, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), le opere di artisti contemporanei cristiani provenienti da diverse parti del mondo, il cui obiettivo comune è che l’arte sia un ponte verso la fede. La mostra potrà esser visitata dal 9 al 26 agosto, nella sede della Fondazione Pons.

“È la prima volta che in Europa si organizza un’esposizione internazionale con artisti avanguardisti e impegnati con la loro fede cristiana, che sia cattolica, ortodossa o protestante. Il pensiero moderno vive una sfiducia generale. Questa esposizione vuole esser un modo per mostrare che l’arte costruisce, speranza”, ha spiegato María Tarruella, responsabile dell’esposizione.

La mostra ha potuto contare sulla collaborazione del National Museum of Catholic Art di Washington DC, dove l’esposizione sarà trasferita dopo la GMG.

Santa Teresa, san Juan de la Cruz, san Sebastián.Alejandro Mañas

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Tarruella ha sottolineato che questa mostra rivela che “il senso religioso non è qualcosa di ieri, ma qualcosa di insito nell’essere umano, che viene espresso attraverso il linguaggio artistico di ogni epoca. Le opere selezionate vanno dalle più concettuali ad altre con riferimenti più classici”.

È il caso dell’ olandese William Zijlstra,  che nella sua opera ‘Agnus Dei’ fa un chiaro parallelismo con l’ opera omonima di Zurbarán. Questa volta l’agnello è però immolato in un altare moderno, fatto con giornali che riportano la notizia ‘l’uomo è capace di qualunque orrore’, un articolo sull’ Olocausto. Inspiegabile dal punto di vista umano come la crocifissione di Cristo e le sofferenze del ventesimo secolo abbiano senso alla luce della fede.

Nowa Huta. David López

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Il significato del quotidiano
Dio e l’uomo non devono stare lontani. Così pensano molti di questi artisti, come il castiglianese Alejandro Mañas che utilizza tre bottiglie di Coca Cola smaltate per parlare di Santa Teresa, San Giovanni della Croce e San Sebastiano. Apparentemente simili, queste tre bottiglie sono proprio come noi: “la nostra forma esteriore è sempre la stessa però a seconda di come viviamo la nostra interiorità, vestiamo l’esterno”, spiega l’ artista.

“Ogni gesto quotidiano ha un significato più profondo che trascende il suo lato  più funzionale”, mette in guardia David López attraverso la sua opera ‘Nowa Huta’, nella quale si vede la sagoma di Cristo crocifisso, realizzata utilizzando  immagini del quotidiano.

Installazioni e ‘performances’
Anche la partecipazione trova posto in questa mostra. Ad esempio il lavoro “Le lacrime di Maria Maddalena” della sivigliana Adriana Torres de Silva: un’installazione con capelli appesi sopra un dipinto coperto d’acqua, che invita i visitatori a scoprirla spostando i capelli e, allo stesso tempo, rimanere inebriati dal profumo che viene versato nell’acqua.

Las lágrimas de María Magdalena. Adriana Torres Silva

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Oltre a questa, c’è l’ installazione realizzata dal filippino Jason Dy, artista e sacerdote gesuita, il cui lavoro consiste in bottiglie di vetro con dentro i ricordi di cari defunti. I visitatori potranno, se lo desiderano, riempire le bottiglie con un ricordo per i loro cari defunti, come fosse una lettera da inviare a Dio.

Esperienze nate in carcere

Virginidad. Sarai Aser

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In carcere ha anche trascorso la vita Sarai Aser, artista cilena trasferitasi a Rotterdam, questa volta per aiutare gli altri. La sua opera ‘Verginità’ desidera mostrare il messaggio che lei stessa trasmette alle donne nelle carceri: l’ opportunità di tornare indietro per ricominciare a vivere dopo situazioni di forte disagio a causa della prostituzione o altre ragioni legate alla sessualità.

L’ esposizione Arte + Fede è una delle oltre 300 attività che faranno parte della programmazione culturale della Giornata Mondiale. In concreto è una delle tre esposizioni d’arte principali, insieme all’ itinerario nel Museo del Prado ‘ I volti di Cristo’ e l’ esposizione del Museo Thyssen ‘Incontri’.

Perugia e Bioetica

Posted by marilena marino On novembre - 23 - 2011 ADD COMMENTS

di Mariangela Musolino

PERUGIA, CAPITALE NAZIONALE DELLA BIOETICA: ARRIVA IL CONGRESSO DELLA SOCIETA’ ITALIANA PER LA BIOETICA
Il 25 e 26 Novembre nel capoluogo perugino (Convento di S. Francesco al Monte) i massimi esperti italiani si confronteranno sul tema dell’identità di genere dal punto di vista sociale, medico, bioetico e giuridico.

Perugia – E’ tutto pronto a Perugia, presso il Convento di S. Francesco al Monte (Monteripido) per ospitare venerdì 25 e sabato 26 Novembre il X Congresso Nazionale della Società italiana per la Bioetica e i Comitati Etici (SIBCE), organizzato dal Centro regionale di bioetica Fileremo.
“Identità di genere: aspetti sociali, medici, bioetici e giuridici” sarà il titolo dell’appuntamento e per il dibattito interverranno in Umbria i massimi esperti nazionali sugli argomenti. Tra questi, S.R.E. Mons. Ignacio Carrasco De Paula, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il Prof. Massimo Gandolfini, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto Ospedaliero di Brescia, Professore in Neurochirurgia, il prof. Filippo M. Boscia, Presidente nazionale della Società Italiana di Bioetica e Comitati Etici e Prof. Carlo Cirotto, Ordinario di Citologia ed Istologia, Università di Perugia, Presidente del MEIC.

Nel corso del congresso si punterà l’attenzione sull’influenza della cosiddetta “teoria del gender”, nata negli anni settanta del secolo scorso e sui suoi possibili risvolti biologici, sociali e giuridici. Nella prima sessione del venerdì si lavorerà su ”Bioetica tra Natura e Persona:una prospettiva da promuovere o da cambiare?” con Mons. De Paula, mentre nella sessione pomeridiana si tratteranno gli aspetti bio-psicologici della differenza sessuale. La giornata di sabato vedrà trattare gli aspetti socio-antropologici dell’identità sessuale, mentre la sessione conclusiva valuterà le ricadute bio-giuridiche della differenza di genere.

Il Congresso della SIBCE prenderà il via a partire dalle ore 9.00 del 25 Novembre. Al Convegno sono stati riconosciuti 12 crediti ECM pertanto, il personale medico che lo desiderasse, può richiedere l’attestato. Tutte le informazioni sulle iscrizioni sono disponibili al numero 348/6842253.

FORMULA UNO: GRAN PREMIO D’ITALIA 2011

Posted by Daniela Asaro Romanoff On giugno - 30 - 2011 ADD COMMENTS

INTERVISTA AD ENRICO FERRARI, DIRETTORE DELL’AUTODROMO DI MONZA

Quanto lavoro dà al personale di un Autodromo il Gran Premio di Formula Uno?

Tanto lavoro. Alla fine di un Gran Premio, si comincia a lavorare per la gara dell’anno successivo.

Per gli appassionati di automobilismo è una grande delusione che non ci siano i test prima del Gran Premio.

Sappiamo della delusione, la condividiamo, ma per contenere i costi e tutelare le scuderie meno ricche, è stata presa questa decisione.

Il Gran Premio di Roma è un ricordo lontano?

Sì, il Sindaco Alemanno ha rinunciato ufficialmente.

Quale futuro per la Formula Uno?

Vedremo cosa succederà nel 2012, in tale data scade il contratto tra la FOA e i Team.

In occasione del Gran Premio cosa offre Monza agli appassionati di F.1?

Il Comune di Monza si è sempre impegnato ad organizzare molte interessanti manifestazioni collaterali. Anche quest’anno ci saranno tanti eventi.

Le previsioni per l’affluenza del pubblico al Gran Premio di settembre sono buone?

Ci difendiamo, considerata la recessione economica.

Non c’è dubbio, l’Autodromo di Monza ha una buona squadra di lavoratori, anni fa Schumacher aveva lodato le pulitrici dell’Autodromo durante un briefling. Direttore, qual è il segreto per avere una buona squadra?

Il rapporto umano che si instaura con il personale è sempre determinante.

I prezzi per assistere al Gran Premio sono alla portata di tutti?

Noi abbiamo cercato di fare il possibile per contenere i prezzi. Si inizia con un importo di 100 euro per i tre giorni gara, non potevamo abbassare ulteriormente i costi, c’è la necessità di coprire le spese.

Daniela Asaro Romanoff

Tutti i Video Del Direttorio

Posted by Terzilio Mancinelli On marzo - 6 - 2011 ADD COMMENTS

Tutti i video contenuti nel Direttorio delle comunicazioni sociali: COMUNICAZIONE E MISSIONE.

Questo sussidio video era contenuto nel Documento del Direttorio nella prima versione  dell Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali.

Ogni singolo video descrive visivamente il contenuto di ogni capitolo del Direttorio.

Una sintesi ben fatta che aiuta a capire il contesto dove la nuova figura dell Animatore della Cultura e della Comunicazione  dovrebbe interagire.

Video realizzati per essere diffusi e discussi nelle Diocesi e nelle Parrocchie.

Un materiale molto valido che spesso finisce poco considerato negli archivi dei Parroci.

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A San Giovanni Rotondo, l’audience del sacro.

Posted by ginofusco On febbraio - 4 - 2011 ADD COMMENTS

di Gino Fusco

Resto sbigottito. Ma la Puglia, dov’è? Quella che avevo nella mente – mi dico -, quella fatta di olio, di pane e di vino. E in­vece, tutt’intorno è tutt’un cantiere. Sì, è proprio così, anche quaggiù s’è inverato il miracolo della pseudo modernità. Le olive, sono state tra­sformate in brecciame; le viti, in lunghi e contorti tondini di acciaio portante; i mulini, in ansimanti e rumo­rose betoniere. Il verde della campagna s’è ritratto sconfitto, per fare posto al non colore del ce­mento, ubiquo e disordinato. Tutto dà l’idea del provvisorio, anche perché tanti sono i fabbri­cati non ultimati. Per via del muschio, molti sembrano addirit­tura abbandonati, a mo’ di meste sculture del pre­sente. Lungo i cigli della strada d’accesso al paese, e per gran parte dei sen­tieri, innumerevoli sono le micro discariche; tono su tono, per­ché fatte di bidoni arrugginiti, di sacchetti di cemento semia­perti, di car­toni di mattonelle non utilizzate. Incessanti le moto­pale gialle, che gi­rano vorticosamente; sembrano seguire le re­gole d’un gioco che an­cora non ci è dato conoscere. “Centro di spiritualità”, è il nome dell’albergo che ci ospita. Una costru­zione recente; una cascata di marmi intarsiati, di onici lucci­canti, di persiane telecomandate, di serrature elettroniche e di livree da compagnia aerea. Insomma, qui sembra di stare a Dubai. Giu­sto il tempo di mangiare la pizza al po­modoro di mammà (por­tata da casa), e via, subito al Santuario, per salu­tare Padre Pio. Lì, poche emozioni; anzi, pochissime. Poverino, l’hanno messo sopra un pretenzioso baldacchino, fatto di vetro e di marmo, col tetto a spiovente. La forma ricorda la confe­zione del cioccolato Toblerone; sì, quello mandorlato, che si trova soprattutto negli Autogrill. Poco c’è mancato che l’impacchettassero con un fiocco di raso rosso, quello da re­galo. Su quei cristalli, a centi­naia rimbalzano i flash delle mac­chine fotografiche; come dei laser, alla stregua di un video­game. Mi viene d’improvviso una gran pena; per lui, esposto così spudoratamente. A dispetto del carattere brusco e impa­ziente che aveva in vita, ora sembra che in lui prevalga un’enorme pazienza; accetta di prestarsi a questo show senza co­pione.

Per scaldare il cuore, per solleci­tarne un benefico sus­sulto, bisogna volgere lo sguardo altrove. Ai simboli, che per i vicoli della memoria ci rimandano alle cose che veramente cer­chiamo. Al Cro­cifisso, che lui avrà certa­mente invocato; all’altare ligneo (quello coi due dipinti incasto­nati), sul quale si sarà senz’altro inginocchiato; alla piccola fine­stra quadrata del convento, dalla quale salutava le folle ado­ranti. Intanto, là fuori i giovani del posto si contendono gl’incroci, per distribuire ai pas­santi i volantini pubblicitari degli al­berghi e dei ristoranti. Sullo sfondo, a poche centinaia di metri, la gio­vane ed enorme chiesa di San Pio dal tetto verde; quella di Renzo Piano. Sembra ad­dormentata, sfiancata dalle linee ardite disegnate dal suo grande architetto. Seconda per ampiezza solo a quella di San Pie­tro, è in quest’istante abitata solo da due anziani, che chiac­chierano di calcio su una panca. Due i giovanissimi cu­stodi, in uniforme blu d’ordinanza; sotto le lampade supersoft, lui com­pone messaggini sul suo telefonino, mentre lei, sbadi­gliando, tiene a bada un cruciverba. Per un beffardo paradosso, un po’ di luce vera si potrà trovare 85 gradini sottoterra, 20 chi­lometri più in là. A Monte Sant’Angelo, nello sguardo di un gio­vane prete polacco, che confessa nella Chiesa di San Michele. Op­pure nelle ferme parole del camilliano padre Al­berto, che esor­tano a mettersi quotidianamente in discussione. Un invito co­stantemente ignorato da chi ha la responsabilità di ciò che ac­cade a San Giovanni Rotondo. Un luogo antico e santo, per­ché attraversato da santi; da quelle vite dolorose e prodigiose, il cui spi­rito sembra essersi diluito nella besciamella aggiu­statutto dell’immancabile pasta al forno.

Nessuno, tra chi poteva, ha pensato di conservare in qualche maniera la semplicità di quel frate così speciale che l’ha abitato. E così, proprio qui, ca­rità e misericordia ri­sultano assenti ingiustificate; l’audience di questa nostra contemporaneità impone le sue norme, e le ha relegate nell’ufficio oggetti smarriti. La paccottiglia in confezione regalo ha prevalso sul raccoglimento, unico ponte verso il Divino. Tutto è ru­more di fondo, ritmato dai pistoni delle motopale un po’ più a valle. Chissà. Forse, per stare meglio, basterebbe intravedere il marrò d’un saio; sì, uno di quei frati “alla Francesco”. Ora mi manca la fru­galità dei loro modi; spicci e schietti. La ricetta la penso semplice. Due chiacchiere, intorno a una stufa a legna; si aggiungono pane, formaggio e olive; s’insaporisce col vero, che spazza via le tempeste interiori, e ri­porta il sereno. Eppure, ripensandoci… Eppure, ripeto, in due interi giorni di frati non ne ho incrociato neanche uno. Mah, si saranno ritirati nelle loro celle. A fare cosa? Certamente intenti a pregare, perché inorri­diti da ciò che li circonda. E anche perché non voglio immagi­narli a contare denaro.

Associazione nazionale degli Animatori

Posted by marilena marino On novembre - 18 - 2010 10 COMMENTS

Carissimi Animatori della Comunicazione e della Cultura,

durante il recente incontro di Camposampiero tra alcuni di noi animatori si è preso coscienza che, agli incontri formativi, è sempre più necessario affiancare uno spazio dove confrontarci e mettere in relazione le nostre diverse esperienze nelle Diocesi in cui operiamo.

Così si è pensato di costituire dapprima una rete e successivamente un’associazione nazionale degli animatori della comunicazione e della cultura che diventi un punto di riferimento per ciascuno di noi, un luogo ideale in cui sia possibile scambiare le nostre esperienze per rendere vivo il Direttorio nei nostri territori e creare sempre più una nuova cultura delle comunicazioni sociali.

Pertanto è stato elaborato un manifesto programmatico di invito all’adesione che vi sottoponiamo.

Siamo certi che possiate accoglierlo positivamente, anzi possiate offrire immediatamente il vostro contributo, scrivendo alla mail animatori.cs@gmail.com nel contempo diffondendo questa iniziativa agli animatori che conoscete non presenti nell’elenco.
Contiamo di organizzare un incontro sabato 11 Dicembre a Roma, i cui dettagli contiamo di definire nei prossimi giorni e che vi saranno comunicati.
Questa proposta è stata presentata a mons. Pompili, con apposita nota nei giorni scorsi.
Al comitato promotore iniziale ma a cui altri via via si stanno aggiungendo, era formato da:

Carmen de Fontes (Reggio Calabria), Antonio Giuseppe di Caro (Caltanisetta), Francesco Fascinato (Treviso), Agostino Lupo (Perugia-Città della Pieve), Terzilio Mancinelli (Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino), Matteo Maria Giordano (Concordia-Pordenone), Pia Pezza (Napoli), Marilena Marino (Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino), Pierpaolo Ruello (Messina – Lipari – S. Lucia del M.) e Antonio Tavilla (Messina – Lipari – S. Lucia del M.),

Chiunque lo desideri può inserirsi nel comitato promotore, anzi siamo desiderosi che altri si uniscano.

Un fraterno abbraccio

Per eventuali contatti telefonici potrete chiamare:
Matteo Maria Giordano 3397218918
Marilena Marino 3272913391
Antonio Tavilla 3389481573

di Carmen De Fontes

“Mass media e Vangelo dalla stampa al digitale”: questo il titolo del convegno che si è svolto a Reggio Calabria in occasione della 44a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e che ha visto la presenza di don Antonio Tarzia, direttore di “Jesus”.

Don Antonio Tarzia ha offerto suggerimenti e fornito le coordinate da seguire per muoversi  nel mondo digitale. In primo luogo ha proposto un esempio, quello di Matteo Ricci di cui si è da poco aperta a Macerata la causa di beatificazione. Questo gesuita, morto 400 anni fa, andò missionario in Cina, terra allora diversa, un “universo parallelo” come il web di oggi, ma lì, prima di parlare, imparò il mandarino, imparò i costumi dei cinesi e solo quando cominciò ad essere chiamato saggio, ad essere considerato autorevole, propose ai cinesi la Bibbia in ideogrammi, ovvero nella loro lingua. Così dovremmo fare anche noi, imparare l’uso di internet e poi proporre il Vangelo con il linguaggio di questi mezzi.  Siamo chiamati ad essere uomini – cerniera tra un passato fatto ancora di cartaceo e un futuro dominato dai nuovi mezzi di comunicazione che, secondo l’immagine scelta dal Papa all’interno del suo messaggio per la giornata, costituiscono la nuova “agorà” dove annunciare, come San Paolo, il “Dio ignoto”.

La rete realizza inoltre un altro desiderio connaturato all’uomo: è il superamento della Babele delle lingue, è il linguaggio globale che permette a ogni uomo di entrare in contatto con tutti al di là delle barriere culturali.

Ma accanto alle grandi risorse sono tanti i pericoli da cui guardarsi. Il Vangelo non viene portato a uomini che sono “tabula rasa”, ma gli uomini del nostro tempo vengono continuamente a contatto con tante informazioni per cui il rischio è che il Vangelo rimanga ai margini di questa comunicazione. Inoltre la Rete rischia di dar vita a un nuovo umanesimo, un umanesimo in cui la mancanza di limiti di spazio e tempo rischia di tradursi nella mancanza di percezione della realtà stessa. Un altro rischio è quello della perdita dell’identità: nei social network l’identità è una variabile a disposizione del soggetto che si può fingere uomo o donna a seconda del contesto o inventare la propria vita.

Di fronte a questi rischi c’è quindi una nuova etica tutta da definire ma che non deve precludere la possibilità di utilizzare questi strumenti “meravigliosi” tenendo ben presente,  prima di tutto, che bisogna  essere testimoni credibili perché si riesce a comunicare, in internet e in ogni altro ambiente, solo ciò che si vive.

Carmen De Fontes

Scuse al Vaticano per l’Unità d’Italia

Posted by Giuseppe Delprete On maggio - 4 - 2010 1 COMMENT
(Con la consulenza e contributo della  storica e giornalista Angela Pellicciari)
Il Presidente Berlusconi, qualche mese fa, in occasione della Festa dei giovani del PDL  con una battuta, ha mandato all’aria centocinquanta anni di storiografia ufficiale. Sponsorizzando il mio primo libro (Risorgimento da riscrivere) ha testualmente detto: “in preparazione per l’anno 2011 del centocinquantenario della storia d’Italia consiglio a tutti ragazzi e meno ragazzi di andare a rivedere la nostra storia degli ultimi 150 anni” perché “è stata raccontata in una maniera diversa dalla realtà quindi credo che per una esigenza di verità sia bene per tutti andarsi a rinfrescare la memoria o a correggere ciò che è stato scritto erroneamente”.
Un’altra esigenza di verità è stata sottolineata da Berlusconi, quella relativa all’occupazione italiana della Libia: “Ho chiesto perdono alla Libia per ciò che gli italiani avevano fatto verso il popolo libico”. Cosa c’entra la Libia con l’unità d’Italia? C’entra.
Quando praticamente tutto il mondo protestante, liberale e massonico cospirava per l’unificazione italiana formato Savoia, per giustificare l’invasione sabauda è stata propagandata una versione dei fatti radicalmente falsa. Versione che fino ad oggi nessun presidente del Consiglio si era mai neanche lontanamente sognato di mettere in dubbio.
Secondo la leggenda Vittorio Emanale II sarebbe andato a liberare i popoli gementi sotto il malgoverno pontificio e borbonico. In realtà i popoli hanno gemuto, e molto, dopo la liberazione. I Savoia ed i loro governi dichiaravano di muoversi in nome di una moralità superiore a quella degli altri stati: in nome di una monarchia liberale e costituzionale. Se non che, mentre l’articolo 1 dello Statuto dichiarava la religione cattolica unica religione di stato, sono stati soppressi tutti gli ordini religiosi della chiesa di stato. E così, nel corso di circa venti anni, 57.492 persone, tanti erano i membri degli ordini religiosi, vengono messi sul lastrico, cacciati dalle proprie case, privati del lavoro, della missione, della vita che liberamente avevano scelto.
I beni degli ordini religiosi sono in gran parte svenduti ai liberali (l’1% della popolazione) che si appropriano per due lire dell’ingente patrimonio artistico e culturale accumulato nel corso del tempo dall’Italia cattolica. Migliaia di palazzi, intere biblioteche, archivi, quadri, sculture, oggetti sacri, inghiottiti in un battibaleno. Oltre a ciò, più di cento sono le diocesi italiane lasciate senza vescovo mentre i preti che non cantano il Te Deum -per l’ordine morale che trionfa- sono imprigionati e multati (nel 1859 è entrato in vigore un nuovo codice di diritto penale che toglie al clero qualsiasi libertà di parola). Lo storico marxista Emilio Sereni parla di 2.565.253 ettari di terra appartenenti alla chiesa o al demanio alienati e venduti.
Quale la conseguenza? Povertà diffusa, carceri strapiene, ingiustizia dilagante, smisurato aumento della tassazione, crollo del numero di proprietari terrieri.
Una propaganda martellante, che ancora oggi perdura, cerca di giustificare la cura liberale in nome della presunta arretratezza culturale e morale dell’Italia preunitaria. E’ così che la storia si è trasformata, per dirla con Leone XIII, in una “congiura contro la verità”. Elencando i meriti dell’Italia cattolica, nell’enciclica Nostis et nobiscum del 1846, Pio IX ricorda fra l’altro come, proprio grazie al cattolicesimo, l’Italia non abbia partecipato alla conquista del mondo cui le altre nazioni si erano abbandonate. Papa Mastai scrive che la fede “distolse gli animi degl’Italiani da quella luce passeggera di gloria, che i lor maggiori, soprastando essi nelle armi, avevano riposto nell’incessante tumulto delle guerre, nell’oppressione degli stranieri, e nell’assoggettare a durissimo servaggio quel maggior numero di uomini che per loro si potesse”. Invece di fare guerre di conquista coloniale, gli italiani hanno eccelso in opere di misericordia: “Di qui nelle precipue città dell’Italia, templi meravigliosi, ed altri monumenti dell’evo cristiano, edificati non già per mano di uomini gementi sotto intollerabile schiavitù, ma eretti dallo zelo di spontanea carità; e per tutto pii Istituti, quali per l’esercizio della Religione, quali per l’educazione della gioventù, quali per coltivare a dovere le lettere e le arti, quali per conforto degl’infermi, quali per sollievo dei bisognosi”.
La celebrazione del centocinquantenario dell’unità d’Italia è causa di polemiche a non finire. Ci si ripromette di tutto. Si è anche pensato di organizzare a Gaeta una poco probabile riconciliazione tra “borbonici” e “piemontesi”! Si evita però accuratamente di fare i conti col convitato di pietra: Pio IX. Si elude lo scoglio centrale: la chiesa e, quindi, il popolo italiano.
E se, per celebrare l’unità d’Italia secondo giustizia e verità, chiedessimo perdono agli italiani e alla chiesa di allora? Se facessimo con noi stessi quello che il nostro premier ha avuto il coraggio di fare con la Libia? Torneremmo ad essere una grande nazione, con una storia formidabile che dura da più di duemila anni.

Nobell.it giornale dei Testimoni Digitali

Posted by carmen On maggio - 3 - 2010 ADD COMMENTS

Articolo su Nobell.it  scritto da Carmen de Fontes  su AVVENRE di Reggio Calabria del 13/03/2010

Religioni, statistiche e numeri in tre interessanti pubblicazioni

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 3 - 2010 ADD COMMENTS

Ogni tanto conviene dare un po’ di numeri (ovviamente in senso buono). Sono infatti usciti in questi giorni alcuni rapporti molto interessanti dei quali conviene dare un sia pur sommario resoconto.

Prima di tutto –anche per la sua valenza generale- è opportuno citare l’uscita dell’Annuario  statistico della Chiesa 2010, dal quale si apprende che i cattolici nel mondo sono aumentati in otto anni da 1,045 miliardi a 1,166 (+ 11,54%), incremento di poco superiore a quello della popolazione della terra (+ 10,77%), aumenti, tuttavia, molto differenziati per continente. Il continente dove è più forte l’aumento di cattolici è l’Africa, con + 33,02%; l’Europa è stabile (+ 1,17%) mentre vivaci sono gli altri continenti: Asia + 15,61%, Oceania + 11,39%, America + 10,93%. Situazione molto differenziata anche sul fronte delle vocazioni: in Africa e Asia i preti aumentano del 33,1% e del 23,8% rispettivamente in otto anni, sono stazionari in America e “crollano” di oltre il 7% in Europa e del -4% in Oceania. Notevole anche la flessione delle religiose che sono 740 mila: otto anni fa erano il 7,75% in più, con maggiore declino in Europa, America e Oceania. Forti invece gli incrementi in Africa (+21%) e in Asia (+ 16%). Quella che emerge, in sintesi, è una Chiesa più africana e meno europea.

Un altro progetto uscito in questi giorni riguarda l’Inghilterra ed è anche questo estremamente interessante. Si chiama British Religion in Number ed è stato curato dall’Università di Manchester e dal centro di ricerche Religion and Society. Contiene anche una sezione che si potrebbe definire una sorta di Google Street Wiev della fede in cui, inserendo il codice postale di un’area geografica, è possibile accedere alle informazioni sulle fedi professate in essa. Molto stimolante è anche la sezione News, continuamente aggiornata e ricca di notizie e approfondimenti. Un sito davvero ricco e ben fatto del quale non si può non auspicare la versione italiana.

Come sarebbe bello vedere la versione italiana dell’ultima segnalazione, proveniente questa volta dagli USA. Si tratta di una sorta di Stato dell’arte della Chiesa cattolica americana, da segnalare non solo per la gran mole di informazione contenute, ma anche per l’accuratissima veste grafica che rende la consultazione estremamente agevole.

(via SpiritualSeeds)

Le bende, fragilita’ di Dio

Posted by marilena marino On aprile - 15 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Il primo pensiero di fragilita’ puo’ essere ricollegato, per un atto di assoluta tenerezza e amore, allo stesso Dio, nostro unico e onnipotente padre, buono e misericordioso, che non resistendo da solo a godere dei suoi infiniti progetti che aveva in mente di regalare all’ uomo, si fa quasi violenza e solo per bonta’, considerando anche follia mettere al mondo un individuo libero, crea la donna e crea il suo compagno: niente di cosi’ scontato e banale, pensando che nostro Signore bastava gia’ a se’ stesso e che nella sua onniscenza poteva persino intravedere la nostra primordiale caduta!

Ma lui che non si batte mai per generosita’, gia’ rischia per primo e con una pennellata di incredibile fantasia, ecco che la creazione si fa spazio nell’ increato e appare un primo abbozzo di gragilita ” creaturale” nei primi due esseri viventi della storia, depositari, nonostante tutto di una fragile finitezza, tant’ e’ vero che con la loro liberta’ mettono fine alla loro stessa dignita’, confermando proprio il loro limite.
La conseguenza di oltrepassare questo limite, si perpetua nella storia, cosicche’ lo ritroviamo di pari passo in ogni gesto anche di tutti i giorni, dovendo sempre scegliere tra il bene e il male, facendo strenuamente i conti con la sottile e diabolica concupiscenza che il fomite del peccato originale ha lasciato in noi, povere e deboli creatura umane.

IL ” fragile” gesto di portare il peso della storia dopo l’ allontanamento dal suo creatura, torna ad essere redento da chi piu’ fragile non poteva farsi e da chi piu’ piccolo non poteva apparire: Gesu’ di Nazareth, il piu’ bello dei figli dell’ uomo che segna l’ alba della nostra salvezza scegliendo un inconfondibile e sconvolgente modo di apparire nel mondo: la famiglia di un falegname e di un umilissima donna di un’ anonimo paseUn fragile bimbo giace in una spelonca e una ruvida paglia gia’ segna il limite di non aver trovato posto in una comoda stanza d’ albergo, e mentre la sua stessa fragilita’ ‘getta gia’ scandalo nel cuore di Maria che si chiedeva che senso avesse tutto questo nel suo cuore, dopo che l’ angelo le aveva annunciato che sarebbe stato un ” grande” per la casa d’ Israele, quella medesima poverta’ lo nasconde a Erode, il superbo della terra e lo ripara dal perfido genocidio degli innocenti.
La fragilita’, come possiamo notare, comincia ad apparire, dunque, gia’ una spada di contraddizione per noi tutti uomini, tutti piu’ o meno segnati da essa: da una parte ci sentiamo deboli, dall ‘ altra vincitori e protetti, grazie proprio al limite, che mentre sembra fare di noi degli ” sconfitti della storia”, ci nasconde alla superbia della stessa vita che si ritorce contro noi, quando varchiamo, per assurdo, la nostra stessa finitudine! Per dare un ‘ adeguata ” chiave di lettura” allo scandalo di questa fragilita’ , non possiamo non interpretare il limite, esulando dalla Croce stessa di Nostro Signore, la cui morte in croce fu , appunto, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, ma salvezza per coloro che vi credono, giacche’ dalle sue pighe siamo stati guariti e nelle sue piaghe egli ci nasconde, quando il mondo stolto e superbo come quella volpe di Erode, ci perseguita e vuole ucciderci, non sapendo e neanche immaginando che proprio la Croce, la nostra sofferenza e la nostra fragilita’, e’ l’ albero della nostra salvezza, il pilastro dell’ universo, il letto d’ amore dove ci ha sposato il Signore Risorto, la Gloria che nessuno ci puo’ togliere, il luogo dove il diavolo non immagina neanche che li’ troviamo riparo, rifugio, perche’, come poteva pensare lo stesso popolo di Gesu’ che la potenza di Dio si sarebbe potuto incarnare in un povero figlio di falegname, giacche’ mai niente di buono puo’ venire da Nazareth, giacche’ proprio il superbo non accetta la stessa incarnazione e pensa che il figlio di Dio non puo’ stare in una persona che ha il volto della sofferenza.
Poiche’ il mondo con tutta la sua stoltezza non ha conosciuto Dio, ecco perche’ e’ Vitale: predicare Cristo e Cristo Crocefisso, dove si manifesta unicamente la bonta’ di Dioe che ci mostra la debolezza come una forza, la fragilita’ come volto di cui non bisogna vergognarsi!
Solo guardando a lui, la fragilita’ puo’ essere trasfigurata e redenta, anzi di piu’ !!
Come dice S Paolo: quand’ e’ che sono debole, e’ li’ che sono forte!!
Perche’ dice questo?! E’ vero che , come S Teresa, noi siamo niente piu’ il peccato, ma e’ vero anche che: ” Mi vantero’ ben volentieri della debolezza di Cristo, affinche’ dimori in me la sua potenza
Dice cio’ l’ Apostolo, perche’, nonostante avesse una spina nella carne( anche questa e’ fragilita’), per non montare in superbia per la grandezza delle rivelazioni, lui aveva fatto proprio il concetto di Croce, vi era ” entrato dentro”, e aveva compreso che senza la Croce nessuno si puo’ salvare, senza piu’ la sofferenza, il mondo, volendo solo scappare dalle strettoie che il dolore e il limite di un dolore procura, va verso il non senso della stessa vita e la stessa fragilita’ che lo segna per ricondurlo alla casa del Padre, e’ motivo di fuga e insofferenza: non ha sperimentato adamo, tanto tampo fa qual’ e’ stato il limite in cui si e’ posto, quando ha voluto farsi come Dio?
E allora adesso perche’ vuole andare per quegli stessi sentieri, rinnegando la Croce, la propria storia, la stessa fragilita’, essenziale per la nostra salvezza, che deve essere per forza accettata, anzi, portata anche quasi come vanto, e mostrata senza motivo di vergogna, e per di piu, offerta, se vogliamo rendere nella nostra viat questa Croce gloriosa e salvifica anche per gli altri!!
Ma torniamo un passo indietro e riprendiamo il discorso ripartendo da quella stalla, da quel bambino gia’ perseguitato e avvolto dai panni di questa debolezza; non vedi quanta coerenza in Gesu’, che ti mostra come attualizzarla, quenso senso di sofferenza che accompagna il limite? Ancora, dopo aver mostrato al mondo di oggi come in quei fragili bambini uccisi da Erode possono specchiarsi i figli di oggi, vittime di soprusi, violenze, pedofilie, lui continua sempre lo stile del povero fragile crocefisso, assumendo su se’ medesimo il limite;
tante volte ci capita di guardare alla fragilita’, con atteggiamento di o troppo sentimentalismo e di pena o di frustrazione o, peggio, non dandogli un nome preciso: questo nome e’: la Croce!
Che sia un senso di inadeguatezza, che sia un difetto fisico, un’ in fanzia difficile, una morte, un disagio affettivo, una lettura ingarbugliata della nostra vita, il termine piu’ azzeccato per l’ identificazione della fragilita’ , si chiama Croce, perche’ alla sua chiave di lettura, di assimilazione al messaggio cristiano, solamente possiamo e dobbiamo vedere, senza confonderci, il segreto per vivere, soffrire, amare, essere gioiosi e uomini risorti e non bastonati dalla storai!
Gesu’ Cristo attira tutti a se’ dalla Croce e ci da’ una chiave di lettura della nostra vita che non possiamo delegare a nessun altro, ne’ a psicologi, ne’ a filosofi, ne a mentalita’ del nostro secolo!
Quando venne la pienezza dei tempi, Cristo, in un atto ancora di commovente piccolezza, umilio’ se stesso, e non considerando un tesoro geloso la sua uguaglianza con io, passo’ dalla fragilita’ della stalla, alla fragilita’ del legno del patibolo che, allora, gia’ non puo’ essere chiamata piu’ fargilita’, ma Croce, disagio, dolore, malattia e infine, morte.
Sicuramente fa orrore la malattia e produce un senso totale di impotenza e diventa motivo di scandalo prima con se’ stessi quando, non puoi contare piu’ sulle tue forze o sulla tua intelligenza, o altro……………
In una societa’ anche che non ti aiuta nemmeno a capire il senso del dolore e nella quale, per vincere devi sempre dimostrare di valere, di contare, di essere il primo della fila, se no non sei nessuno, chi volete che guardi alla nostra fraglita’?
Tutt’ al piu’ potrai generare compassione!
E guarda che invece Dio, l’ Onnipotente, si e’ inventato un modo cosi’ debole per rappresentarsi! Lo stesso suo popolo non sopportava l’ idea di un Dio sconfitto!!
E noi?! Non siamo lo stesso?! Non ci scandalizziamo della sofferenza? Questa fragilita’ non esige soluzioni, alternative che ci portino lantano dal senso di fallimento che accompagna con forza la fragilita’ di ognuno?!!
La voglia di vita e di sopravvivere e’ molto forte nell’ uomo e questo ha comunque una radice anche cristaina e non solo che si ritrova nell’ istinto degli animali che lottano ferocementa per vivere: Dio stesso non ha creato la morte, ma la vita, perche’ egli stesso ama la vita!
Il diavolo e’ entrato nel mondo per invidia dell’ uomo e lo stesso decadimento fisico e le malattie, non sono una punizione di Dio per l’ umanita’: Cristo stesso e’ salito su quell’ albero del Paradiso dove adamo allungo’ la morte, per prender su di se’ quella caducita’ mortifera generata dalla scelta di eva e adamo di essere come Dio !
Quale immensa sapienza ripartire da quella fragilita’ per assumere lui la fragilita’ e mostrare a noi, se accettiamo cio’ come verita’, che questa fragilita’ e’ stata sconfitta, redenta, glorificata, offerta!!
Quale sconfitta il demonio stesso ricevette dall’ ignominia di questa fragilita’ inchiodata dalla sofferenza di vedere annullata la potenza della vigoria della carne!!
Non pensava certo, il signore dell’ orgoglio, che Dio lo avrebbe vinto con la stessa arma con cui circui’ l’ uomo del paradiso:la fragilita’, la finitudine e la debolezza!!
Capite quale amore dobbiamo allora mostrare verso la fragiliata’?
E non solo compassione!!
Ecco perche’ S Paolo dice di portare sempre il morire di Gesu’ dentro noi, affinche’ sia manifesta in noi la sua resurrezione!!
Vantiamoci di questi vasi di creta che siamo, noi uomini, con tutta la nostra fragilita’, giacche’ portiamo il tesoro della croce e la sublimita’ dell’ amore della Croce si possa vedere, perche’ non moriamo nelle difficolta’ della vita, anzi, Dio sceglie cio’ che nel mondo e’ dedole e fragile per confondere i sapienti!!!!
Qual’ e’, ancora, la sapienza del mondo che ci vuole confondere e nascondere il vero valore che dobbiamo dare all Croce, alla fragilita’?!?
E’ in vigore in questi ultimi tempi, una certa corrente di ” pensiero debole”, che non e’ affatto la debolezza di cui stiamo parlando, ma e’ esattamente una specie di stoltezza di pensiero che vorrebbe togliere vigore alla vitalita’ di pensiero che invece l’ uomo ha sempre ha sempre avuto e che troppo fatalisticamente demanda al suo vicino e, in maniera piu’ magica, al contesto sociale in cui vive.
Abbiamo davanti un mondo che puo’ vantare una certa agiatezza di costumi, opulenza, e un altro dove la fantasia, l’ originalita’, la voglia di lottare e il senso del sacrificio e della fatica e’ scansato: parlano di un volto triste e annoiato, di una luce opaca e uniforme che si riflette su tanti volti di tanti giovani che, lungi dal voler uscire allo scoperto individualmente, si arrendono con apatia a schemi di vita omologati e uguali;
stesso modo di vestire, stesso modo di parlare, di pensare, di agire……..
video-parlare, video-comunicare-video-amare-video-soffrire??!!
Omologazione delle comitive e delle masse, dove tante volte un gesto di un singolo fa da specchio di imitazione di altri, nel bene, ma tante volta nel male, come il caso di tanta messe nere, riti satanici, assalti di gruppo, che, per mancanza di cultura, di interessi a valori alti e ideali mancanti, si votano al piu’ basso identikit d’ ignoranza e sotto-cultura!
La diffusione del messaggio cristiano e’ indice di civilta’ e progresso culturale, che frena il dilagare dell’ iniquita’ e dona limpidezza a qualsiasi forma di vita; se togliamo alla societa’ la Croce, ecco ritornare il paganesimo, la sotto cultura, la magia, l’astrologia, la violenza, il fai da te: se non c’ e’ Dio c’ e’ l’ uomo, lasciiato pero’ in balia dei suoi istinti e della sua anche fragilita’ che fa davvero paura senza la lettura della Croce, che appare solo un mostro da cui scappare!!
La secoralizzazione e i fenomeni mediatici cosi’ diffusi, danno un senso di potere all’ uomo, che, ergendosi a Babele, non trova piu’ nella fede il suo rapportarsi e persino la sessualita’, come ha detto ultimamente il papa Benedetto XVI, passa rapidamente da agape a eros, mettendo una discriminante costante nelle proprie scelte di vita: tutto e’ lecito, tutto si puo’ fare, quindi la sofferenza e la negazione del piacere appare sempre piu’ forte una scandalosa pietra d’ inciampo che deve essere frettolosamente tolta dai pedi.
Il vero problema di oggi, forse da sempre, e’ la rivisitazione della cultura del Vangelo di Cristo nella societa’, che’ puo’ tornare ad essere civilta’ dell’ amore solo se la fragilita’ umana assume dimensione cristologica;
fare esperienza forte della gratuita’ del perdono di Cristo nei nostri confronti e del suo amore per noi che ci ama come siamo, senza niente in cambio, soprattutto quando eravamo peccatori, puo’, intanto, farci accettare molto la nostra debolezza e capirla meglio negli altri.
S Francesco ci svelo’ che, quando inizio’ a fare penitenza per i suoi peccati tra i lebbrosi, cambio’ in dolcezza l’ amarezza di baciare la stessa fragilita’ in persona: Gesu’ in quel pezzente malato che lo condusse per vie ancora piu’ illuminanti quando si innamoro’ perdutamente di Madonna poverta’, per aver colto proprio nella fragilita’ piu’ assoluta del Crocefisso di S Damiano il messaggio redentivo della Croce!!
Occorre la luce del Mistero Pasquale per poter entrare davvero nella Resurrezione dell’ umana fragilita’!
L’ ultima parola della sofferenza e della profonda discesa nella morte che insieme alla fragile condizione della carne siamo tutti chiamati a fare, ha una sola svolta: la Resurrezione e non la fine di tutto, come il mondo vuol farci credere!
Nelle acque del battesimo Cristo ha vinto la morte ed e’ stato tirato fuori dalla sofferenza e dal peccato, avendo ricevuto dal Padre lo Spirito del Risorto che cammina e non affonda nella morte!!
In Cristo anche noi troviamo, innestati corporalmente con lui, questo Spirito che trasfigura la debolezza, togliendo alla paura che ne avevamo, il pungiglione, attraverso cui il demonio, prendendo spunto dalla legge, vuole continuare a incuterci paura e a dirci che Dio, attraverso quella sofferernza e fragilita’ ci ha fregati e vuole solo la nostra fine!!!
Per questo possiamo guardare con fiducia alla Croce e , dal momento che anche noi col Battesimo abbiamo ricevuto questo Spirito e insieme l’ unzione a re, sacerdoti e profeti, dobbiamo gridare alla fierezza della Croce, dobbiamo sfruttare anche il dono che Dio ci fa, attraverso la nostra fragilita’, il regalo di offrire, oltre che compatire, il dolore, per gli altri uomini, anche e soprattutto per coloro che negano o bestemmiano la Croce , non riconoscendo in essa la stessa presenza di Dio.
Penso, a questo punto, di inserire la figura della Vergine Maria per dare una proposta concreta al quesito su quale debba essere lo stile kenotico del Cristiano;
ne abbiamo parlato, dal momento che abbiamo detto con forza gia’ che non c’e’ difesa della fragilita’ se essa non viene assunta dalla Croce e che nel battesimo ogni cristiano trova il suo stile kenotico, che poi e’ lo stile anche di Maria;
pensiamo anche all’ aspetto della fragilita’ femminile nelle storia, ma anche di Maria che, associata da sempre al destino di suo figlio, passa attraverso l’ umiliazione di non capire, di non essere capita, fino alla cruente morte ignomignosa di gesu’: Maria fa davvero un bagno di umilta’ in queste acque amare della vita, nulla le le’ risparmiato e nulla e’ di piu’ fragile di lei come quando, sotto la Croce, e’ chiamata ad una nuova missione.
Se avesse fatto come noi, che spesso ci piangiamo solo addosso quando la spada del dolore ci attraversa, come la Chiesa poteva nascere da quel dolore immenso, da quel nuovo sacrificio che Dio le chiedeva per nostro beneficio?!
Non vediamo la fragilita’ di una donna forte, piuttosto, che offre ai suoi carnefici, il figlio, facendosi in questo suo battesimo di morte sacerdorte, realizzando in tal modo, una nuova nascita?!
Nasceva lei dalla fragilita’ e rinasceva la nuova prole di figli fragili ma risorti dal costato squarciato e trafitto di Cristo.
Lo stile del cristiano deve poter diventare questa Maria, poter partorire come lei, dopo che la spada di simeone affonda nelle nostre fraglita’, nuova vita per le membra della Chiesa, perche’ ci sara’ chiesto, come lei, di passare dalla morte della sofferenza alla vita, dal sacrificio personale, all’ immolazione del nostro Isacco per gli altri, per generare, come al fonte battesimale, che e’ l’ utero della madre Chiesa, nuovi figli di Dio;
Maria ci chiede di starci tutti, in questa nuova maternita’ spirituale: dice S. Ireneo” Cristo ha aperto il grembo puro che rigenera uomini per Dio”; anche noi battezzati portiamo i caratteri di cristo e alla scuola di Maria, possiamo generare come Chiesa l’umanita’ nuova secondo lo Spirito di Cristo e con le viscere di misericordia che solo una madre puo’ avere!
Ci aspetta come cristiani una fase ” operativa” e non piu’ ritualistica: Maria e Gesu’ hanno bisogno di noi, adesso, per dare alla luce nuovi figli, se comprenderemo il grande mistero di gestare prima Cristo in noi, con la grazia dei sacramenti e la spaienza della madre Chiesa che , a sua volta, vuole che anche noi diventiamo Chiesa e avere, come Maria, un’ anima ecclesiale.
S Ambrogio parlo’ cosi’ della Vergine, dicendo che essa non ha potuto piu’ sopravvivere alla sua carne, tutta intenta alla carita’ verso i suoi figli.
Dice Nazianzeno, rivolgendosi in particolare alle donne: Donne, coltivate la verginita’ e arriverete ad essere madri di Cristo!
Li’ dove per verginita’ viene intesa il fuoco della carita’ e dell’ amore alla diakonia, o servizio a Cristo, tutti possiamo essere questa Chiesa vergine che , nello stile kenotico di Cristo che vince la morte, si trasforma e, in una nuova pneumatologia di vita, coopera attivamente, nello Spirito Santo , alla formazione del Corpo Mistico, fino alla completa formazione dei suoi eletti.
Non ha sposato Cristo noi, la Chiesa, nella sua debolezza?!
Non vuole egli rigenerarci , nell’ Alleanza della Croce fatta col suo sangue, ad una giovinezza senza rugha e senza macchia??Egli ha sposato sul serio la nostra fragilita’ e aspetta da noi una adesione a questo patto!
Lasciamoci , dunque, lavare nelle acque del nostro battesimo , accettando la croce e la nostra debolezza e, come Gesu’, risorgeremo vittoriosi dalla morte e con la potenza dello Spirito Santo, innalzeremo con il canto pasquale Maranatha’, il vessillo della fede che non sara’ piu’ una annacquata religione della paura, ma una concreta proposta di “fare” i cristani adulti , per essere come Maria: padri, madri di infiniti figli!!

San Pietro: platea sotto il colonnato

Posted by Giuseppe Delprete On marzo - 24 - 2010 ADD COMMENTS

A fondamento del braccio sud del colonnato di san Pietro c’è una platea. Bernini stesso decise di realizzarla come base delle colonne, in modo da evitare cedimenti. Anni prima l’architetto aveva pensato di delimitare la cupola michelangiolesca con due campanili, ma il cedimento delle fondamenta gli aveva impedito di procedere con la costruzione. Non è escluso, quindi, che fu proprio il terreno “insidioso” a spingerlo a una simile soluzione. A render noto il tutto è stato il restauro che coinvolge l’intera piazza, dal colonnato alla balaustra, dagli stemmi alle statue, dall’obelisco centrale alle “fontane gemelle”. Un cantiere  messo in piedi da Italiana Costruzioni e Fratelli Navarra per il Governatorato vaticano. Ma la scelta della piastra di fondazione non è l’unico “segreto” che la Basilica conserva. Da documenti inediti, infatti, è emerso che durante la fase berniniana i due bracci rettilinei avevano una coloritura originaria diversa da quella bicroma attuale. Per quanto riguarda la costruzione della copertura del Colonnato, invece, la fase preliminare che ha preceduto l’avvio del cantiere vero e proprio ha manifestato un complesso sviluppo esecutivo, composto di tre passaggi successivi. “L’indagine si è dedicata agli aspetti legati alle molteplici vicende del cantiere beniniano, cercando di dare risalto ad aspetti fin qui sfuggiti o poco evidenziati, affinché potessero costituire un aiuto anche alle procedure del restauro in corso”, ha affermato il consulente del cantiere Sandro Benedetti, già autore del restauro della facciata della basilica, presentando il lavoro al Salone del restauro di Ferrara. L’intervento, partito quasi un anno fa, finora ha già completato il 30 per cento del lavoro e ha una spesa prevista fino a 20 milioni di euro. Copertura finanziaria che sarà garantita per intero da sponsor privati come Enel, Wind, Telecom, Assitalia ed Eni, che già da tempo hanno istallato i loro poster promozionali all’interno della piazza.

Chiesa Italiana e Mezzogiorno

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 25 - 2010 ADD COMMENTS

“La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi dell’economia e della politica meridionali”: i vescovi italiani denunciano duramente la “tessitura malefica” delle mafie, che “avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud”. E mettono in guardia dal “rischio di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse, trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo”. Nel documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, la Cei si schiera col Sud, senza nascondere i problemi “irrisolti” ma soprattutto lanciando un appello “al coraggio e alla speranza”: “Facciamo appello alle non poche risorse presenti nelle popolazioni e nelle comunità ecclesiali del Sud, a una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte le espressioni di solidarietà che devono provenire dall’Italia intera”. Un invito soprattutto per i giovani, chiamati a “parlare e testimoniare la libertà nel e del Mezzogiorno” e ad “abbracciare la politica intesa come servizio al bene comune ed espressione più alta della carità sociale”.


POLITICA – I vescovi sottolineano “l’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. Di fatto, “l’elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici che una democrazia più diretta nella gestione del territorio avrebbe auspicato”. La Cei auspica “nuove forme di partecipazione e di cittadinanza attiva” e un maggiore coinvolgimento dei giovani in politica, investendo sulla loro formazione e capacità “per disporre domani di una classe dirigente adeguatamente preparata”. Infine, un appello: “Abbiamo il dovere di annunciare che i cambiamenti sono possibili. Non si tratta di ipotizzare scenari politici diversi, quanto, piuttosto, di sostituire alla logica del potere e del benessere la pratica della condivisione radicata nella sobrietà e nella solidarietà”.

MAFIE – Una “piaga”, un “cancro”, una “tessitura malefica”: i vescovi non lesinano parole per condannare ogni forma di criminalità organizzata, dalle ecomafie al controllo malavitoso del territorio. “Le mafie sono strutture di peccato” avverte la Cei, invitando la stessa Chiesa meridionale a “non limitarsi alla denuncia” e a “non cedere alla tentazione di non parlare più del problema o di limitarsi a parlarne come di un male antico e invincibile”. Il documento cita le “luminose testimonianze” di don Pino Puglisi, don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino, che “ribellandosi alla prepotenza della criminalità organizzata, hanno vissuto la loro lotta in termini specificamente cristiani”. A fianco di questi fenomeni, la Cei punta il dito contro “diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero…)”.

FEDERALISMO – I vescovi chiedono “un sano federalismo”, “solidale, realistico e unitario” che sarebbe “un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un ‘gioco di squadra’ (…) Ci è congeniale considerarlo come una modalità istituzionale atta a realizzare una più moderna organizzazione e ripartizione dei poteri e delle risorse, secondo la sempre valida visione regionalistica di don Luigi Sturzo e di Aldo Moro”. La soluzione federalista – si legge nel documento – ha il compito di “stimolare una spinta virtuosa nel bonificare il sistema dei rapporti sociali, soprattutto attraverso l’azione dei governi regionali e municipali, nel rendersi direttamente responsabili della qualità dei servizi erogati ai cittadini, agendo sulla gestione della leva fiscale”.

LAVORO E GIOVANI – “I giovani del Meridione non devono sentirsi condannati a una perenne precarietà che ne penalizza la crescita umana e lavorativa”: è questo l’appello dei vescovi, unitamente alla condanna del lavoro sommerso che “non frena” la disoccupazione, che “non è certo un sano ammortizzatore sociale” e “sconta talune palesi ingiustizie intrinseche (assenza di obblighi contrattuali e di contribuzioni assicurative, sfruttamento, controllo da parte della criminalità)”, oltre al fatto che “causa delusione e frustrazione e allontana ancora di più il mercato del lavoro del Sud dagli standard delle altre aree europee”. I vescovi invitano il Sud a investire in formazione, ma anche a valorizzare potenzialità e risorse, come la posizione strategica nel Mediterraneo, il patrimonio ambientale e culturale. Inoltre, “le regioni meridionali devono saper trovare una unità strategica, coordinandosi di fronte alle esigenze sociali in vista di una politica economica che porti effettivamente alla crescita”.

ASSOCIAZIONISMO – La Cei valorizza il ruolo dell’associazionismo – religioso e non – diffuso soprattutto tra i giovani, che hanno dato vita a “esperienze di volontariato e a reti di solidarietà, non volendo più sentirsi vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento”. La Chiesa nel Sud, “non si è solo allineata con la società civile più coraggiosa, rigettando e stigmatizzando ogni forma di illegalità mafiosa, ma soprattutto si è presentata come testimone credibile della verità e luogo sicuro dove educare alla speranza per una convivenza civile più giusta e serena. Le Chiese hanno fatto sorgere e accompagnato esperienze di rinnovamento pastorale e di mobilitazione morale, che hanno coinvolto numerosi laici e tante aggregazioni laicali, sia tradizionali sia di recente creazione, come le associazioni antiusura e antiracket”.

IMMIGRAZIONE – “La massiccia immigrazione dall’Europa dell’Est, dall’Africa e dall’Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà. Molto spesso – si legge nel documento – proprio il Sud è il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati”.

SOLIDARIETÀ – “La condivisione è il valore su cui prioritariamente vogliamo puntare” scrivono i vescovi. Che coniugano la solidarietà nazionale con il protagonismo della popolazione del Sud: “Per non perpetuare un approccio assistenzialistico (…), occorre promuovere la necessaria solidarietà nazionale e lo scambio di uomini, idee e risorse tra le diverse parti del Paese”. Uomini e donne del Sud “non possono attendere da altri ciò che dipende da loro” e “va contrastata ogni forma di rassegnazione e fatalismo”, favorendo invece “un atteggiamento costruttivo”. Ugualmente, si fa appello a una vera solidarietà, perché – ribadisce la Cei – “il Paese non crescerà se non insieme”. Così se da una parte vanno “ripensate e rilanciate le politiche di intervento” a favore del Mezzogiorno, dall’altra “l’impegno dello Stato deve rimanere intatto nei confronti dei diritti fondamentali delle persone, perequando le risorse, per evitare che si creino di fatto diritti di cittadinanza differenziati a seconda dell’appartenenza regionale”.

(estratto da “il Velino”)

Cari fratelli e sorelle,     il tema della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali – “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola” -, si inserisce felicemente nel cammino dell’Anno sacerdotale, e pone in primo piano la riflessione su un ambito pastorale vasto e delicato come quello della comunicazione e del mondo digitale, nel quale vengono offerte al Sacerdote nuove possibilità di esercitare il proprio servizio alla Parola e della Parola. I moderni mezzi di comunicazione sono entrati da tempo a far parte degli strumenti ordinari, attraverso i quali le comunità ecclesiali si esprimono, entrando in contatto con il proprio territorio ed instaurando, molto spesso, forme di dialogo a più vasto raggio, ma la loro recente e pervasiva diffusione e il loro notevole influsso ne rendono sempre più importante ed utile l’uso nel ministero sacerdotale.(…)

Scarica il messaggio completo del Papa GMCS 2010

La Figura dell animatore Mons Betori

Posted by marilena marino On dicembre - 4 - 2009 ADD COMMENTS

La figura dell’animatore della comunicazione e cultura

Relazione di S.E. mons. Giuseppe Betori al Convegno nazionale “Animatori della comunicazione e della cultura con il genio della fede in un mondo che cambia”.

Conferenza Episcopale Italiana
Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali
Servizio nazioanle per il Progetto culturale

Convegno Nazionale

Animatori della comunicazione e della cultura
con il genio della fede in un mondo che cambia

Roma, 17 febbraio 2005

Scarica documento completo (openoffice)

Vademecum SIAE per Circoli cinematografici

Posted by marilena marino On dicembre - 3 - 2009 ADD COMMENTS

Regole da osservare per essere in regola con la SIAE per la proiezione di film per cineforum

Vademecum SIAE

IL MONASTERO IPATIEV

di Daniela Asaro Romanoff “All’interno la Cattedrale è un gioiello della pittura. Ogni colonna, ogni muro, i soffitti, tutto è coperto di bellissimi affreschi, opera di Guri Nikita e Sila Sarin”

Festa della Luce

Festa della Luce, Candelora e della Purificazione di Maria:”Gerusalemme,rivestiti di luce, perché viene la tua luce del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1).

Diaconia Cristiana

Di Giovanni Chifani ” Diaconia cristiana: dimensione kerigmatica, profetica e didascalica”

“Gesù nostro contemporaneo”

di Moreno Migliorati Chi è Gesù per me oggi? È persona viva di cui sentiamo tuttora il fascino o è [...]

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