Saturday, May 19, 2012

Non e’ qui. E’ Risorto.

Posted by marilena marino On aprile - 9 - 2012 ADD COMMENTS

Esultino i cori degli angeli,
esulti l’assemblea celeste.
Per la vittoria del più grande dei re,
le trombe squillino
e annuncino la salvezza.
Si ridesti di gioia la terra
inondata da nuovo fulgore;
le tenebre sono scomparse,
messe in fuga dall’eterno Signore della luce.
Gioisca la Chiesa madre nostra,
irradiata di vivo splendore,
e questo tempio risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa.
Ci assista Cristo Gesù, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna col Padre, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Popolo: Amen.
Diacono: Il Signore sia con voi.
Popolo: E con il tuo spirito.
Diacono: In alto i nostri cuori.
Popolo: Sono rivolti al Signore.
Diacono: Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
Popolo: È cosa buona e giusta.
È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre, qui e in ogni luogo,
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Tu hai consacrato la Pasqua per tutte le genti
senza immolazione di pingui animali,
ma con il corpo e il sangue di Cristo,
tuo Figlio unigenito.
Hai lasciato cadere i riti del popolo antico
e la tua grazia ha superato la legge.
Una vittima sola
ha offerto se stessa alla tua grandezza,
espiando una volta per sempre
il peccato di tutto il genere umano.
Questa vittima
è l’Agnello prefigurato dalla legge antica;
non è scelto dal gregge,
ma inviato dal cielo.
Al pascolo nessuno lo guida,
poiché lui stesso è il Pastore.
Con la morte e con la risurrezione
alle pecore tutto si è donato
perché l’umiliazione di un Dio
ci insegnasse la mitezza di cuore
e la glorificazione di un uomo
ci offrisse una grande speranza.
Dinanzi a chi lo tosava non volle belare lamento,
ma con voce profetica disse:
“Tra poco vedrete il Figlio dell’uomo
assiso alla destra di Dio”.
Col suo sacrificio, o Padre, a te riconcilia i tuoi figli
e, nella sua divina potenza, ci reca il tuo stesso perdono.
Tutti i segni delle profezie antiche
oggi per noi si avverano in Cristo.

Ecco: in questa notte beata
la colonna di fuoco risplende
e guida i redenti alle acque che danno salvezza.
Vi si immerge il Maligno e vi affoga,
ma il popolo del Signore salvo e libero ne risale.
Per Adamo siamo nati alla morte;
ora, generati nell’acqua dallo Spirito santo,
per Cristo rinasciamo alla vita.
Sciogliamo il nostro volontario digiuno:
Cristo, nostro agnello pasquale,
viene immolato per noi.
Il suo corpo è nutrimento vitale,
il suo sangue è inebriante bevanda;
l’unico sangue che non contamina,
ma dona salvezza immortale a chi lo riceve.
Mangiamo questo pane senza fermento,
memori che non di solo pane vive l’uomo
ma di ogni parola che viene da Dio.
Questo pane disceso dal cielo
vale più assai della manna,
piovuta dall’alto come feconda rugiada.
Essa sfamava Israele,
ma non lo strappava alla morte.
Chi invece di questo corpo si ciba,
conquista la vita perenne.
Ecco: ogni culto antico tramonta,
tutto per noi ridiventa nuovo.
Il coltello del rito mosaico si è smussato.
Il popolo di Cristo non subisce ferita,
ma, segnato dal crisma, riceve un battesimo santo.

Questa notte dobbiamo attendere in veglia
che il nostro Salvatore risorga.
Teniamo dunque le fiaccole accese
come fecero le vergini prudenti;
l’indugio potrebbe attardare l’incontro
col Signore che viene.
Certamente verrà e in un batter di ciglio,
come il lampo improvviso
che guizza da un estremo all’altro del cielo.
Lo svolgersi di questa veglia santa
tutto abbraccia il mistero della nostra salvezza;
nella rapida corsa di un’unica notte
si avverano preannunzi e fatti profetici di vari millenni.
Come ai magi la stella,
a noi si fa guida nella notte
la grande luce di Cristo risorto,
che il sacerdote con apostolica voce oggi a tutti proclama.
E come l’onda fuggente del Giordano
fu consacrata dal Signore immerso,
ecco, per arcano disegno,
l’acqua ci fa nascere a vita nuova.
Infine, perché tutto il mistero si compia,
il popolo dei credenti si nutre di Cristo.
Per le preghiere e i meriti santi di Ambrogio,
sacerdote sommo e vescovo nostro,
la clemenza del Padre celeste
ci introduca nel giorno del Signore risorto.
A lui onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen. (Preconio Pasquale)

 

 

 

 

 

 

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Strage degli Innocenti

Posted by marilena marino On dicembre - 27 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

La sofferenza degli innocenti è anche la sofferenza della Vergine Maria.

Uomini buttati per strada, morti di freddo. Bambini abbandonati e raccolti in orfanotrofi dell’orrore, dove sono violentati e abusati. Quella donna di  quel quartiere, con il Parkinson, abbandonata dal marito, che il figlio malato di mente picchiava con un bastone e che chiedeva l’elemosina o tante storie della nostra umanita’ ferita:  di fronte a Gesù morto sulla croce presente in lei e in tanti altri..

Quale mistero la sofferenza di tanti innocenti che si caricano dei peccati di altri: incesto, violenze inaudite, quella fila di donne e bambini verso le camere a gas e il dolore profondo di uno dei guardiani che dentro il proprio cuore sentiva una voce: ‘Entra nella fila e vai con loro alla morte’ e non sapeva da dove gli venisse”, ha aggiunto.

Dicono che dopo l’orrore di Auschwitz non si può più credere in Dio, ma non è vero, perché Dio si è fatto uomo per caricarsi della sofferenza di tanti innocenti. Egli è l’innocente totale, l’Agnello condotto al macello senza aprire la bocca, che si carica dei peccati di tutti.

Dolente, anche se rassegnata, tutta pena e proteste, la condanna di Dostojevski contro la prepotenza dei potenti che infierisce sui poveri e soprattutto sui bambini innocenti: l’ultimo Dostojevski è tutta una passione di trasfigurazione nella partecipazione a tanto innocente dolore che sembra sprofondare l’uomo nell’orrore dell’insignificante e dell’inutile. Il martirio dei Santi Innocenti diventa invece per il cattolico Péguy un poema e prodigio di amore. Il martirio per Péguy, come per S. Caterina da Siena, è festa d’amore ed il martirio dei bimbi tenerelli, in braccio alle madri straziate, è tale ma in una cornice ben precisa: la celebrazione della purezza che domina la parte precedente del mirabile poema cristiano. Il tutto nel contesto di una robusta ecclesiologia che poggia sulla divinità del Figlio di Dio e sulla Comunione dei Santi nell’assemblea celestiale dell’Uomo-Dio, preceduto dai Profeti e seguito dai Santi.

Gesù predilige i bambini - è il Padre che parla: «È mio figlio che ha detto una volta: sinite parvulos venire ad me, - lasciate che i bambini vengano a me». E il Figlio di Dio l’aveva detto di alcuni bambini che stavano giocando i quali, presa appena la benedizione, lo lasciarono per tornare a giocare. Ma io dico, ma lo si fa dire ad ogni bambino che non ritornerà più a giocare.: «Se non nel mio Paradiso». E qui Péguy, con mirabile fantasia poetica descrive il funerale di un bambino preceduto dalla Croce, le donne piangono ma il celebrante canta il vecchio Salmo di David: Beati immacolati in via - Felici coloro che non si sono macchiati nella via.

 

L’applicazione ai Santi Innocenti. – Tali sono, passa a dire Péguy, i soli senza macchia, questi disgraziati bambini che i soldati di Erode massacrarono nelle braccia delle madri – O Santi Innocenti voi sarete dunque i soli – Santi Innocenti voi sarete dunque i puri – Santi Innocenti voi sarete dunque i bianchi e senza macchia. - Beati immaculati in viaBeati gli innocentiquelli senza macchia nella via.

Ed ora il cerchio lirico teologico si allarga ed entra Cristo stesso a partecipare alla festa. Leggiamo, infatti: «Ego sum via, veritas et vita. - Io sono la via, la verità e la vita. - O Santi Innocenti non sarà detto che voi sarete e che voi siete i soli innocenti». Ma allora, si chiede Péguy con una luminosa digressione, che è di tutti gli altri Santi, di S. Francesco, di S. Luigi re dei Francesi, di tanti altri grandi Martiri e grandi Santi che hanno condotto tutta una vita di santità, che hanno riavuto – se fossero caduti – la bianchezza originaria di tutta la loro prima innocente infanzia: anche un foglio di carta imbrattato può tornare bianco, anche un pezzo di stoffa sporcato può tornare bianco. Ma un foglio smacchiato ed un tessuto ripulito non è né un foglio bianco né un tessuto bianco.

Ed è qui che si annunzia il trionfo e la gloria dei Santi Innocenti: «I più vicini a me saranno questi lattanti bianchi, che non hanno fatto nulla nella vita e nulla hanno fatto dell’esistenza se non di ricevere un buon colpo di sciabola. Intendo assestato nel momento buono», – segue la traduzione del terrificante racconto della venuta dei Magi, della fuga in Egitto e della Strage degli Innocenti – che la liturgia romana legge al Vangelo del 28 dicembre, Festa dei Santi Innocenti.

Dai «Discorsi» di san Quodvultdeus, vescovo
(Disc. 2 sul Simbolo; PL 40, 655)

Non parlano ancora e già confessano Cristo
Il grande Re nasce piccolo bambino. I magi vengono da lontano, guidati dalla stella e giungono a Betlemme, per adorare colui che giace ancora nel presepio, ma regna in cielo e sulla terra. Quando i magi annunziano ad Erode che è nato il Re, egli si turba e, per non perdere il regno, cerca di ucciderlo, mentre, credendo in lui, sarebbe stato sicuro in questa vita e avrebbe regnato eternamente nell’altra.
Che cosa temi, o Erode, ora che hai sentito che è nato il Re? Cristo non è venuto per detronizzarti, ma per vincere il demonio. Tu, questo non lo comprendi, perciò ti turbi e infierisci; anzi, per togliere di mezzo quel solo che cerchi, diventi crudele facendo morire tanti bambini.
Le madri che piangono non ti fanno tornare sui tuoi passi, non ti commuove il lamento dei padri per l’uccisione dei loro figli, non ti arresta il gemito straziante dei bambini. La paura che ti serra il cuore ti spinge ad uccidere i bambini e, mentre cerchi di uccidere la Vita stessa, pensi di poter vivere a lungo, se riuscirai a condurre a termine ciò che brami. Ma egli, fonte della grazia, piccolo e grande nello stesso tempo, pur giacendo nel presepio, fa tremare il tuo trono; si serve di te che non conosci i suoi disegni e libera le anime dalla schiavitù del demonio. Ha accolto i figli dei nemici e li ha fatti suoi figli adottivi.
I bambini, senza saperlo, muoiono per Cristo, mentre i genitori piangono i martiri che muoiono. Cristo rende suoi testimoni quelli che non parlano ancora. Colui che era venuto per regnare, regna in questo modo. Il liberatore incomincia già a liberare e il salvatore concede già la sua salvezza.
Ma tu, o Erode, che tutto questo non sai, ti turbi e incrudelisci e mentre macchini ai danni di questo bambino, senza saperlo, già gli rendi omaggio.
O meraviglioso dono della grazia! Quali meriti hanno avuto questi bambini per vincere in questo modo? Non parlano ancora e già confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta, perché non muovono ancora le membra e tuttavia già portano trionfanti la palma della vittoria.

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S. Stefano nel Parto del Dolore

Posted by marilena marino On dicembre - 25 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

La Donna vestita di Sole

La “donna vestita di Sole” di Apocalisse 12 è Maria?

Chi è la donna di Apocalisse 12 descritta come vestita di sole? Esistono due possibilità  per quanto riguarda l’identità  di questa misteriosa donna. Esse sono Maria la madre del Signore Gesù o IsraeleLa chiesa cattolica pensa che questa donna sia Maria. Hanno quadri e statue di Maria dipinta o scolpita nel suo glorioso splendore con una corona di dodici stelle sul capo, come se fosse una Regina.

E’ questa un’interpretazione accurata di questo capitolo di Apocalisse o una distorsione pericolosa che ha indotto in errore i cattolici spingendoli ad avere fiducia in Maria per la loro salvezza?

Si prega di leggere attentamente Apocalisse 12 dall’inizio alla fine:

Poi un grande segno apparve nel cielo: una donna rivestita del sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.

Apparve ancora un altro segno nel cielo: ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra. Il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio, non appena l’avesse partorito. Ed ella partorìun figlio maschio, il quale deve reggere tutte le nazioni con una verga di ferro; e il figlio di lei fu rapito vicino a Dio e al suo trono. Ma la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, per esservi nutrita per milleduecentosessanta giorni. E ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo.
Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo, che diceva: «Ora è venuta la salvezza e la potenza, il regno del nostro Dio, e il potere del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, colui che giorno e notte li accusava davanti al nostro Dio. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello, e con la parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, anzi l’hanno esposta alla morte.
Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi! Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è sceso verso di voi con gran furore, sapendo di aver poco tempo».

Quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il figlio maschioMa alla donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà  di un tempo, lontana dalla presenza del serpente. Il serpente gettò acqua dalla sua bocca, come un fiume, dietro alla donna, per farla travolgere dalla corrente. Ma la terra soccorse la donna: aprì la bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva gettato fuori dalla sua bocca. Allora il dragone s’infuriò contro la donna e andò a far guerra a quelli che restano della discendenza di lei che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù.

Nel verso 5 apprendiamo che questa donna è associata a Gesù, ma in che modo? Si tratta di una associazione materna con Maria o di una nascita di un popolo? L’unico modo per saperlo è considerare attentamente gli altri dettagli che si trovano in questo stesso capitolo (e altrove nella Scrittura).

Tra tutti i dettagli c’è da menzionare il drago (V.3), che viene poi identificato come ildiavolo (V. 9). Il diavolo è preoccupato per il figlio e vuole ucciderlo subito dopo la nascita. Invece di vincere il diavolo in questa lotta, il bambino viene ripreso a Dio e rimesso al suo trono. Il diavolo perseguita così la donna nel deserto dopo aver perso il suo conflitto con l’arcangelo Michele:

Quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila affinché se ne volasse nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, dei tempi e la metà  di un tempo, lontana dalla presenza del serpente. (Ap 12:13-14).

Chiaramente la donna è simbolica per e le sono state date ali d’aquila per volare nel deserto e per proteggersi dal diavolo. Domanda: Quando a Maria, la madre di Gesù, spuntano le ali e vola nel deserto per la sua protezione personale? Se la chiesa cattolica interpreta letteralmente Apocalisse 12:1-5 tanto da prendere Maria alla lettera come gloriosa a splendente con la sua corona di dodici stelle sul capo, come se lei fosse la regina, come mai non continua a dare la stessa interpretazione letterale a quel che segue, cioè la sua fuga con le ali d’aquila?Forse è per questo che la Chiesa cattolica si riferisce solo alla prima parte del capitolo Apocalisse 12, ma non alla fine quest’ultimo (versi 13 e 14) che ci fa capire chiaramente come la donna sia simbolica.

D’altra parte, consideriamo invece che la donna sia il simbolo di Israele, possiamo associala con la nazione di Israele in fuga nel deserto per 1.260 giorni per allontanarsi dal diavolo. Bisogna anche rispettare l’interpretazione simbolica di una corona di dodici stelle sul capo, cioè le 12 tribù d’Israele!

Egli (Giuseppe) fece ancora un altro sogno e lo raccontò ai suoi fratelli, dicendo: «Ho fatto un altro sogno! Il sole, la luna e undici stelle si inchinavano davanti a me». Egli lo raccontò a suo padre e ai suoi fratelli; suo padre lo sgridò e gli disse: «Che significa questo sogno che hai fatto? Dovremo dunque io, tua madre e i tuoi fratelli venire a inchinarci fino a terra davanti a te?»(Gen 37:9-10)

Il dodici stelle sono le dodici tribù d’Israele. Vedi anche Gen 49:1-28.

Chi è la prole?

La prole della donna sono coloro che obbediscono ai comandamenti di Dio e portano la testimonianza di Gesù, come indicato in Apocalisse 12:17. Se Israele è la donna di Apocalisse 12, i figli sono santi descritti come coloro che obbediscono ai comandamenti di Dio. Questo è possibile perché il cristianesimo ha le sue radici nel giudaismo, con il Messia e tutti gli apostoli ebrei e cristiani, sono tutti figli della stessa promessa, e sono considerati discendenza di Abramo:

Se siete di Cristo, siete dunque discendenza d’Abraamo, eredi secondo la promessa. (Gal 3:29)

Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino». (Ap 22:16)

… cioè gli Israeliti, ai quali appartengono l’adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il servizio sacro e le promesse; ai quali appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen! Però non è che la parola di Dio sia caduta a terra; infatti non tutti i discendenti d’Israele sono Israele; né per il fatto di essere stirpe d’Abraamo, sono tutti figli d’Abraamo; anzi: «E’ in Isacco che ti sarà  riconosciuta una discendenza». Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza. (Rm 9:4-8)

Oltre a tutto questo, l’unica volta che abbiamo effettivamente letto di un regina nel libro della Rivelazione è in Apocalisse 18:07:

Datele tormento e afflizione nella stessa misura in cui ha glorificato sé stessa e vissuto nel lusso. Poiché dice in cuor suo: “Io sono regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto”.

Il contesto di questo versetto è Babilonia la grande, che viene distrutta nel giro di un’ora! Quindi, Maria non è mai mostrata nelle Scritture come la regina del cielo, esaltata dal cattolicesimo.

L’interpretazione di Apocalisse della donna che simboleggia il popolo di Dio, l’abbiamo anche in Genesi 3:15 (“Io porrò inimicizia tra te e la donna”) dove la donna non è Maria o Eva, bensì la chiesa di Dio, il popolo di Dio. La figura della donna (la chiesa) come sposa di Cristo è presente nella Bibbia dalla Genesi ad Apocalisse. Non si può dare nessuna altra interpretazione logica a questi versi, se non si vuole cadere in contraddizione con tutto il resto della Scrittura e con i comandamenti di Dio.

 

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Mission 2012

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Obiettivi per il futuro: inculturare la fede nell’ambiente digitale attraverso processi mutimediali di impatto audio, video, sonoro e descrittivo per facilitare l’ingresso nel variegato mondo dei mass-media della produzione e diffusione della sapienza del Vangelo di Cristo. E’ un obiettivo arduo e a volte impervio ma che necessita sempre piu’ di inventiva e creativita’ per diventare sale luce e lievito nell’ambiente sempre piu’ secolarizzato che ci circonda.

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Obladi’ oblada’

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

L’Amore Donativo e Oblativo di Simone Weil.  Concorso le “Stelle Inquiete”.

pubblicata da Marilena Marino il giorno mercoledì 23 febbraio 2011 alle ore 19.23

Nell’amore donativo e oblativo di Simone Weil c’è tutta l’offerta dell’amore a beneficio di altri che raggiunge la radicalita’ fino alla “decreazione” in cui il soggetto si annulla fino a scomparire come un nulla, tale è il suo atto donativo d’amore da non dover costituire nenache un sovraccarico damore che imbarazza l’altro( S. W).

In questo percorso che l’essere umano fa per raggiungere l’amore e donarsi, ci si chiede se la “bellezza intesa come atto donativoe oblativo”, possa costituire una valore al concetto di Creazione e Decreazione di colei o colui che esperimenta tale processo: la bellezza come sacrificio, la bellezza come speranza della vita che ritorna dopo il sacrificio d’amore, sono stati i motivi di riflessione dell’autrice del testo contenuto in forma poetica del video racconto proposto per il concorso letterario de ” le stelle inquiete” attorno alla misteriosa e interessante figura della nota filosofa francese Simone Weil.

E’ interessante notare come la Creazione e Decreazione della stessa, assomiglia in modo esplicito alla figura cristiana del Cristo passionato che, per amore dell’uomo, giunge a dare la vita per i propri amici, fino al proprio annullamento pscichico e fisico. Quel che poi, in un tocco di autentica passionalita’ l’autrice del video aggiunge al pensiero di S. W., è una personale integrazione artistica che niente toglie al pensiero originale di Simone, anzi, è un tentativo artistico di far fluire l’arte e la sua rappresentazione visiva, concettuale e musicale nella sintesi filosofica del pensiero della Weil.

L’autrice Marilena Marino ha scritto per lo stesso concorso tre soggetti scritti sottoforma di prosa rguardanti un fondamentale passo tratto da “Teologia Mistica” e “L’Ombra e la Grazia” sempre di Simone Weil che dice:” Dio pena, attraverso lo spessore dell’infinito del tempo, per raggiungere l’anima, sedurla. Se essa si lascia strappare, anche solo per un attimo, un consenso puro e intero, allora Dio la conquista. E quando sia divenuta una cosa interamente sua, l’abbandona toalmente sola.Ed essa a sua volta, deve attracersare lo spessore infinito del tempo e dello spazio alla ricerca di colui che essa ama”.

Marilena si è interrogata, nell’elaborazione del testo, se in  questo cammino a ritroso, che è la croce, che l’anima fa per raggiungere Dio, sia possibile trovare una via di congiungimento tra la sofferenza che l’anima soffre nel suo percorso e il ritrovamento del medesimo corpo che  l’lindividuo abbandona per tendere all’infinito.

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Benedetta Mina

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

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Cosa c’entra Benedetta e Mina? Semplice, la figlia di Mina si chiama Benedetta e siccome Marilena che canta questa lode a Maria la chiama benedetta, Mina , che è stata nel passato insieme al produttore il manager di Marilena, in questo caso è la madre di Benedetta…chiaro? Se no, ascoltate questo cantico a Maria, la benedetta per eccellenza!

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Tutti i Video Del Direttorio

Posted by Terzilio Mancinelli On marzo - 6 - 2011 ADD COMMENTS

Tutti i video contenuti nel Direttorio delle comunicazioni sociali: COMUNICAZIONE E MISSIONE.

Questo sussidio video era contenuto nel Documento del Direttorio nella prima versione  dell Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali.

Ogni singolo video descrive visivamente il contenuto di ogni capitolo del Direttorio.

Una sintesi ben fatta che aiuta a capire il contesto dove la nuova figura dell Animatore della Cultura e della Comunicazione  dovrebbe interagire.

Video realizzati per essere diffusi e discussi nelle Diocesi e nelle Parrocchie.

Un materiale molto valido che spesso finisce poco considerato negli archivi dei Parroci.

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GUARDA

Posted by marilena marino On settembre - 15 - 2010 ADD COMMENTS

Video da guardare: i piu’ svariati, i piu’ interessanti, dai contenuti molteplici e poliedrici…clicca!

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