Questa rubrica è dedicata agli ex biancorossi. Con grande piacere desidero offrire ai lettori l’intervista alla dott.ssa Rita Guarino, ex calciatrice della gloriosa squadra di calcio femminile ‘Fiamma Monza’. Attualmente la dott.ssa Guarino collabora con Patrizio Sala presso il centro calcistico ‘Individual football coaching’ di Collegno, e si occupa della Nazionale di calcio femminile.
Il calcio femminile, e credo che nessuno di noi avesse il benché minimo dubbio, è un calcio davvero sportivo, che può dare un grande esempio al settore maschile. Inoltre, il calcio femminile, e la sottoscritta ricorda molto bene il suo bravissimo allenatore, rispetto a quello maschile è spesso migliore dal punto di vista tecnico e, soprattutto, per quanto riguarda la preparazione fisica.
Dott.ssa Guarino, come mai da ragazzina Lei si è avvicinata al calcio?
Ho praticato molti altri sport. Fino ai quattordici anni ho dedicato molto del mio tempo libero al pattinaggio artistico a rotelle, lo praticavo a livello agonistico. Poi, avendo un fratello maggiore, un po’ per curiosità, un po’ per emulazione, ho iniziato a giocare a calcio.
La comprendo benissimo, anch’io ho un fratello maggiore, che ha contribuito notevolmente ad avvicinarmi al calcio. I genitori erano d’accordo con la sua scelta?
Assolutamente no. Fortunatamente poi si sono convinti, hanno capito che avevo fatto una buona scelta, vedendo il mio entusiasmo e la mia grande passione per il calcio.
Se io pronuncio due vocaboli: sport e infanzia, cosa Le viene in mente?
Il mio meraviglioso oratorio a Collegno, lì si poteva avere tutto quello che i ragazzini desiderano: sport, film, teatro, gioco, divertimento e tanti sani punti di riferimento importanti. Però ricordo con grande nostalgia anche i giochi di cortile, ora i cortili sono desolatamente vuoti.
Concordo con Lei, sia io che mio fratello dobbiamo molto agli oratori, e per quanto riguarda i giochi di cortile … beh, è davvero triste, attualmente è assai raro vedere bimbi che giocano nei cortili.
La mia educazione sportiva è iniziata in oratorio e con l’educazione sportiva pure l’educazione alla vita, anche nei cortili.
In quale squadra ha iniziato a giocare?
Ho iniziato a giocare alla ‘Juventus’ di Torino.
Era forse affiliata alla blasonata squadra maschile?
Purtroppo no, in Italia noi non abbiamo le società calcistiche che comprendono sia la squadra maschile sia la squadra femminile.
Ricordo la grande serietà di certi dirigenti, di tanti allenatori, tutte persone autenticamente sportive, denaro ne circolava pochissimo.
In che ruolo ha iniziato a giocare e qual era il calciatore che attirava di più la sua attenzione?
Io ho iniziato a giocare come attaccante e ho sempre ricoperto quel ruolo. A quei tempi, un calciatore che ammiravo molto era Michel Platinì, che tra l’altro giocava nella ‘Juventus’ maschile e, quindi, nella stessa città in cui giocavo anch’io.
Anche se le squadre non erano affiliate, c’erano perlomeno dei contatti tra calciatori e calciatrici? Venivano organizzati degli incontri o delle partitelle?
Purtroppo no, niente di tutto questo.
Peccato, speriamo bene per il futuro. Se posso esprimere una mia modesta opinione preferisco che un calciatore dialoghi e sia in compagnia di una calciatrice, piuttosto che si intrattenga con la solita ‘soubrette’ … . Comunque abbiamo avuto in passato un calciatore ‘open-minded’, che si allenava con una calciatrice: Baggio.
In quale serie militava la ‘Juventus’ femminile?
Ho ricordi bellissimi, con le compagne di squadra siamo cresciute assieme sportivamente e umanamente, fino a raggiungere la serie A, e abbiamo vinto tutto quello che si poteva vincere. Il Campionato italiano, la Coppa Italia.
Lei è un’ex biancorossa, come e quando è approdata a Monza?
Nel mio curriculum, dopo la ‘Juventus’ c’è la Reggiana, poi sono giunta alla gloriosa ‘Fiamma Monza’. Mi aveva voluta in quella squadra Mr Levati, che sarebbe stato il mio allenatore, e che mi osservava da tempo, già quando giocavo nella ‘Juventus’.
Quali sono i suoi ricordi della Monza calcistica?
Un’organizzazione esemplare. La ‘Fiamma Monza’ è una delle poche squadre italiane che hanno uno Stadio proprio: il vecchio ‘Sada’. E’ davvero una grande fortuna per una squadra di calcio femminile poter disporre di un proprio Stadio, senza dover accontentarsi dei lassi di tempo in cui non si allena la squadra maschile.
Potevate anche usufruire del Centro Sportivo ‘Monzello’?
No, però Le assicuro che per noi era davvero una grande opportunità poter avere a disposizione il ‘Sada’, e allenarsi regolarmente.
In quale serie militava il ‘Fiamma Monza’ quando Lei giocava?
In serie A, ricordo una società calcistica solida, molto simile alle società del Nord Europa, dove il calcio femminile è seguito da un pubblico appassionato.
A proposito di pubblico, Lei ha giocato in varie città, c’è forse qualche città in Italia in cui il calcio femminile è più seguito?
Il calcio femminile, in Italia, non è così seguito come nei Paesi del nord e dell’est Europeo, la nazionale femminile attira il pubblico.
Lei ha giocato anche in Nazionale, in quel periodo la Nazionale Italiana di calcio femminile conseguiva dei buoni risultati?
Posso dire che abbiamo sempre gareggiato, senza sfigurare, anche contro le blasonate squadre dell’est e del nord Europa, il confronto con queste fortissime giocatrici mi ha dato tanto sia dal punto di vista sportivo sia dal punto di vista umano.
Lei attualmente collabora con Patrizio Sala e si occupa della Nazionale femminile. Nelle squadre e nei centri sportivi in cui opera è una figura abbastanza nuova. L’allenatore psicologo, che in altri Paesi viene considerato determinante e affianca spesso l’allenatore in campo, in Italia non è ancora molto conosciuto e riconosciuto.
Beh, sì, l’allenatore psicologo è una figura non molto valutata in Italia.
Lei ha conseguito una Laurea, un Dottorato ed un Master in psicologia, quindi è un esempio per i giovanissimi. Abbinare sport agonistici allo studio si può.
Certamente, si può. Per me è stato indispensabile, perché con il calcio femminile si hanno poche possibilità di sbocchi lavorativi, con una buona preparazione è ben diverso.
Io ho spesso intervistato un suo collega italo-spagnolo, il dott. Feliciano Di Blasi, che affianca Mauricio Pochettino nell’allenamento dell’R.C.D. Espanyol, squadra della ‘Primera Division’ spagnola. In una conferenza, che il dott. Di Blasi ha tenuto presso l’Università di Barcellona, ha detto che oramai ci sono dei limitati margini di miglioramento per quanto concerne tattiche e strategie, ma infiniti percorsi di sviluppo concernenti l’allenamento psicologico. Lei concorda?
Sì, sono perfettamente d’accordo con il collega spagnolo.
Quali metodi adopera Lei? Ci dìa una spiegazione semplice, affinché possiamo comprendere un tipo di allenamento che per molti di noi è una novità.
I metodi ci sono stati trasmessi dagli allenatori americani, è negli U.S.A. che sono nati e sono stati elaborati.
I metodi devono tener conto della fascia d’età. Per i più piccoli si abbinano gli esercizi di acquisizione della consapevolezza in merito alle capacità relative alla conoscenza del proprio corpo agli esercizi di coordinamento e di scarico della tensione eccessiva. Dai quattordici anni in poi l’attenzione va al potenziamento cognitivo con l’obiettivo di visualizzare, capire profondamente se stessi per controllare le emozioni in campo. Ripeto, sono pienamente d’accordo con il dott. Di Blasi, i margini di miglioramento dell’allenamento psicologico sono grandissimi e danno ottimi risultati in campo.
Concludendo, ritorniamo ai suoi trascorsi monzesi.
La ‘Fiamma Monza’ mi ha dato tantissimo. Ho, incontrato in quella società, allenatori e dirigenti sportivi che hanno saputo trasmettermi indicazioni fondamentali per lo sport e per la vita, ho giocato due anni a Monza, sempre in serie A.
La ‘Fiamma Monza’ è una delle squadre più blasonate d’Italia, è una società storica, di grandi tradizioni. Auguro un futuro calcistico splendido ad una società che ha sempre saputo creare pari opportunità, per il calcio femminile c’è sempre stata la massima attenzione.
Grazie alla dott.ssa Rita Guarino, è stato molto interessante intervistare un’autentica sportiva, una donna che ama il calcio davvero, troppo spesso il calcio, mi riferisco a quello maschile, è circondato da ‘devastanti’ figure femminili, che purtroppo fanno parte dello ‘star system’, che sta rovinando l’identità e la dignità calcistica; per riappropriarsi dei suoi valori intrinseci il calcio maschile ha un’ assoluta necessità di trarre esempio dal calcio femminile.
Daniela Asaro Romanoff
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