Padre Antonio Spadaro, il direttore della rivista dei gesuiti si confronta sulle colonne dell’Osservatore Romano sulle nuove frontiere della comunicazione digitale.
Il direttore del quotidiano della Santa Sede Giovanni Maria Vian in un interessante colloquio con padre Antonio Spadaro, dal 1° ottobre alla guida della «Civiltà Cattolica» affrontano il tema della rivoluzione digitale di come sta modificando il modo di vivere e di pensare, e le sue implicazioni sulla dimensione religione e la fede cristiana . «La Rete e la cultura del cyberspazio interrogano la nostra capacità di formulare e ascoltare un linguaggio simbolico che parli della possibilità e dei segni della trascendenza nella nostra vita» dice il direttore».
«Forse – aggiunge il gesuita – è giunto il momento di considerare la possibilità anche di quella che io chiamo una cyberteologia, cioè l’intelligenza della fede al tempo della Rete. È il frutto della fede che sprigiona da se stessa un impulso conoscitivo in un tempo in cui la logica della Rete segna il modo di pensare, conoscere, comunicare, vivere». «Internet – prosegue il direttore della Civiltà Cattolica – è uno spazio di esperienza che sempre di più sta diventando parte integrante, in maniera fluida, della vita di ogni giorno. È un nuovo contesto esistenziale. Dal suo influsso dipende in qualche modo la percezione di noi stessi, degli altri e del mondo che ci circonda e di quello che ancora non conosciamo»
E il direttore di Civiltà Cattolica non è l’unico nel mondo ecclesiastico cattolica ad indicare la rete come strumento di evangelizzazione e dimensione religiosa. Nei giorni scorsi su vari media è stata data notizia delle omelie via twitter, e ieri l’Osservatore romano è tornato sull’argomento con un commento di monsignor Hervè Giraud, vescovo francese di Soissons, e presidente del Consiglio per la comunicazione della Conferenza episcopale francese. «In fondo – afferma il presule – anche le giaculatorie sono preghiere-spot di poche sillabe o, se così possiamo definirle, tweet ante litteram: perchè allora non fare la stessa cosa con i commenti in rete?
Notizia ripresa da LUCA ROLANDI.
Il cardinale Ravasi su Twitter: usarlo con lo stile di san Paolo
“Credo oggi di avere attorno ai 7.500 followers che seguono il mio twitter – molti chiedono esplicitamente che io abbia a rispondere ad alcune loro provocazioni, che alcune volte sono anche molto polemiche. Finora io non ho ancora fatto questo percorso, perché richiederebbe anche un investimento di tempo e di energie del tutto particolare”. Così il cardinale ha commentato in un’intervista concessa a Radio Vaticana il suo uso di Twitter.
“Quando si fanno gli esperimenti per la prima volta, questi hanno sempre dentro delle fragilità, dei limiti… Quindi c’è un periodo di rodaggio che io sto facendo” ha detto Il presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, sicuramente il prelato della curia romana più attivo sul noto social network e che è solito “twittare” quotidianamanete alcune delle sua sapide citazioni. “Devo dire che il fatto che ogni giorno crescano non soltanto coloro che seguono questi messaggi essenziali che io do, ma anche che ci sia il desiderio di avere una risposta, di fare delle domande ed il fatto che ci siano anche coloro che retwittano, che trasmettano cioè a loro volta ad altri – nel loro sito o twitter – il messaggio che ho dato, è un elemento positivo, tenendo conto che lo stesso San Paolo diceva: E’ opportuno intervenire in tutti i contesti e scegliere tutto ciò che c’è di buono nelle realtà”.
di Marilena Marino
Popularity: unranked [?]








