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	<title>Nobell.it - Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione &#187; Politica</title>
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	<description>Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione - Allievi del Corso di alta formazione ANICEC</description>
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		<title>Crisi, Sfida Per Cambiare</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 13:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mariangela Musolino "LA CRISI, SFIDA PER UN CAMBIAMENTO.SE NE PARLA  A PERUGIA"

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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Mariangela Musolino</p>
<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/Palazzo-dei-Priori_Sala-dei-Notari.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6135" style="margin: 10px;" title="Palazzo dei Priori_Sala dei Notari" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/Palazzo-dei-Priori_Sala-dei-Notari-e1326288595680-300x134.jpg" alt="" width="300" height="134" /></a>LA CRISI, SFIDA PER UN CAMBIAMENTO</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>A Perugia l’incontro di riflessione prende spunto dal documento proposto da CL su scala nazionale che suggerisce un modo “propositivo” di affrontare la crisi.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perugia – Giovedì 12 Gennaio presso la Sala dei Notari, alle ore 21, si terrà il dibattito sul tema “La crisi, sfida per un cambiamento”. L’iniziativa è della comunità umbra di Comunione e Liberazione e prende spunto dal documento nazionale diramato nello scorso mese di Ottobre dal movimento cattolico fondato da don Luigi Giussani, che si interroga sulle opportunità per la rinascita di una nuova civiltà, nascoste fra i grandi disagi sociali e personali annessi alla crisi globale in corso.</p>
<p>Al dibattito di Perugia interverranno Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Carmine di Martino, docente di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Milano e la giornalista Gabriella Mecucci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’assunto principale della proposta ciellina è quello che la realtà di per sé è positiva, in quanto “ci rimette continuamente in moto, provocandoci a prendere posizione di fronte a ciò che ci accade”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prendendo spunto dalle tante realtà positive che pure in questi tempi difficili sussistono, lottano ogni giorno e continuano a credere in un mondo migliore possibile, l’analisi di CL vuole appellarsi all’ingegno, al desiderio di conoscenza e di creatività ed alla forza di aggregazione sentiti oggi da tante persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Crisi, dunque, come opportunità di prendere in mano la propria vita e la propria fede vivendole con un senso nuovo. In tale direzione il documento di Comunione e Liberazione auspica che anche sul piano della politica, messi da parte schieramenti di potere e ideologie diverse, si possa lavorare collegialmente per il vero bene comune, rilanciando lo sviluppo del Paese e investendo su quegli “io in azione” &#8211; che siano singoli o comunità &#8211; in grado di cambiare la realtà in meglio con il proprio impegno responsabile quotidiano.</p>
<p>Questo, tra l’altro, deve essere il ruolo dei cattolici nella vita della società italiana, nella quale si auspica i cattolici siano i primi a portare segni di speranza e di bene per la collettività.</p>
<p>Ufficio Stampa:</p>
<p>Mariangela Musolino</p>
<p>www.aa98comunicazione.com</p>
<p>speedmar@alice.it</p>
<p>339.3358038</p>
<p>Riportiamo delle riflessioni sulla crisi del Papa:</p>
<p><strong>Benedetto XVI: la crisi esprime il profondo malessere della nostra società. Servono nuove regole.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Nuove regole che assicurino a tutti» di vivere dignitosamente e sviluppare le proprie capacità a beneficio di tutti. Le chiede papaBenedetto XVI per la crisi economica che, nata in Occidente, incide anche sui Paesi in via di sviluppo. Uscire dalla crisi, dice, non significa solo «arginare le perdite individuali» o «nazionali». Il pontefice ha voluto ricordarlo agli ambasciatori accreditati in Vaticano, che ha ricevuto nella Sala Regia del Palazzo Apostolico per il tradizionale e solenne scambio di auguri d&#8217;inizio anno. In questa occasione, è stato reso noto che il prossimo 14 gennaio Benedetto XVI incontrerà il presidente del Consiglio Mario Monti. Il papa e il premier italiano si sono incontrati brevemente il 18 novembre scorso, quando l&#8217;allora neopremier è andato all&#8217;aeroporto di Fiumicino espressamente per salutare papa Ratzinger in partenza per il suo viaggio apostolico in Benin.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale», non devono far dimenticare che la crisi che viviamo nel momento attuale è anche «politica e sociale» e rappresenta «la drammatica espressione di un profondo malessere» della società, ha proseguito Benedetto XVI, per il quale «la crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull&#8217;esistenza umana e sull&#8217;importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica: non soltanto per cercare di arginare le perdite individuali o delle economie nazionali, ma per darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità a beneficio dell&#8217;intera comunità». L&#8217;esortazione del pontefice ai Governi e ai cittadini dei 180 Paesi che hanno rapporti diplomatici con la Santa Sede, è dunque a «non scoraggiarsi ma riprogettare risolutamente il cammino, con nuove forme di impegno».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La crisi economica e finanziaria mondiale «non ha colpito soltanto le famiglie e le imprese dei Paesi economicamente più avanzati, ma ha inciso profondamente anche sulla vita dei Paesi in via di sviluppo», ha proseguito Benedetto XVI. E nei Paesi dell&#8217;Occidente dove ha avuto origine, ha aggiunto, si è creata una situazione difficile «in cui molti, soprattutto tra i giovani, si sono sentiti disorientati e frustrati nelle loro aspirazioni ad un avvenire sereno». In particolare, infatti, «gli effetti dell&#8217;attuale momento di incertezza colpiscono particolarmente i giovani». «Dal loro malessere &#8211; ha ricordato Papa Ratzinger &#8211; sono nati i fermenti che nei mesi scorsi hanno investito, talvolta duramente, diverse Regioni».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«In Italia prosegua in un rapporto equilibrato fra Chiesa e Stato»</p>
<p>Il papa, poi, ha rivolto all&#8217;Italia «un particolare pensiero, al termine del 150esimo anniversario della sua unificazione politica»: «Le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato italiano hanno attraversato momenti difficili dopo l`unificazione. Nel tempo, però, hanno prevalso la concordia e la reciproca volontà di cooperare, ciascuno nel proprio ambito, per favorire il bene comune. Auspico che l&#8217;Italia continui a promuovere un rapporto equilibrato fra la Chiesa e lo Stato, costituendo così un esempio, al quale le altre Nazioni possano riferirsi con rispetto e interesse».</p>
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		<title>Donne e uomini al potere</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 09:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino "Esau' si vende per un piatto di lenticchie, tu per che cosa ti vendi la primogenitura?"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/images-3.jpeg"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/images-3.jpeg" title="images (3)" width="259" height="194" class="alignleft size-full wp-image-5313" style="margin: 10px;" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>Dopo la stucchevole serie di Elisa di Rivombrosa che siamo state costrette a beccarci  di recente dalle reti mediaset, volenti o nolenti, abbiamo raggiunto il massimo della considerazione riguardo al target maschile di indice di gradimento: ci siamo accorte che il massimo che gli uomini possano scegliere sono quel genere di donne non molto ingombranti fisicamente, abbastanza non belle di volto, quel tanto che basta perchè dalle loro sottili labbra e nasi un po&#8217; aristocratici, per non dire deformati, escano languide parole a volte prive di contenuto, ammantate di innocenti accenni di sapienza, sufficiente per aumentare di molto la coda del pavone maschio che, indisturbato, puo&#8217; quindi guadagnare la sua comoda clientela femminile e garantirsi senza fatica un nutrito stuolo di finte-candide pulzelle al suo seguito.</p>
<p>Davvero interessante la fresca esposizione mediatica di un illustre filosofo italiano che, parafrasando in un recente convegno l&#8217;atteggiamento dell&#8217;uomo di fronte ad una donna con &#8221; attributi&#8221;, ha denunciato anche con fresca ironia l&#8217;essere maschile come &#8221; un codardo e problematico individuo&#8221;, allorquando, volendo uscire a cena con una donna ,che prima pensava poter essere solo una bella presenza da &#8220;adescare&#8221;, subito viene preso da terrore e trasforma l&#8217;allettante rendez vous gestito alla meglio con rose e acquolina in bocca, in un incubo devastante e un pericolo da disinnescare immediatamente. Cosa è accaduto a quest&#8217;uomo che gia&#8217; pregustava la tanto desiderata intimita&#8217; con la fanciulla? E&#8217; accaduto semplicemente che questa donna, oltre ad avere una presenza, ha un cervello, e che cervello!</p>
<p>Adesso incominciano i guai&#8230;l&#8217;uomo si ritira piano piano e inizia a sentirsi leggermente disturbato, perchè quell&#8217;irruzione di bomba e cervello guastano i suoi piani di potere, viene a disturbare il suo io narcisistico e pieno di concetti sbagliati che ha riguardo all&#8217;idea di donna. In realta&#8217; questi soggetti si dimostrano essere dei veri maschilisti, ma non solo&#8230;.viene messo in luce che, forse, soggetti del genere non amano le donne ma, per delle loro profonde problematiche, le odiano, non hanno di loro stima, anzi, si attorniano  del genere femminile proprio perchè in fondo non amano nessuna di esse, ma le sfruttano e vengono prese in giro a loro insaputa: anzi, costituiscono per questi uomini solo un oggetto di profondo dispezzo interiore. Ben vengano allora le fanciulle apparentemente fragili e innocue che, in verita&#8217;, come Elisa di Rivombrosa, sembrano innocue, ma celano dietro quella loro parvenza di eterea femminilita&#8217;, una trappola di adescamento peggiore delle procaci rappresentanti del genere femminile. Quantunque fossero lo stesso belle , il problema rimane sempre il cervello, perchè per l&#8217;uomo che si senta superiore, è difficile scendere alla pari e considerare queste donne alla pari di lui, ameno che, specie rarissima, l&#8217;umilta&#8217; di quest&#8217;ultimo non sorpassi in stile e intelligenza l&#8217;imbarazzante sit commedy che si è venuta a creare. Cosa molto difficile!</p>
<p>Donne e potere, insomma, o uomini e potere. Mi viene in mente il libro di Bruno Vespa, &#8221; L&#8217;amore e il potere&#8221;.</p>
<p>Questo libro di Bruno Vespa è assai diverso da tutti gli altri: non racconta i retroscena della politica (che pure non mancano), ma i retroscena dell’anima. Con una serie di vicende finora mai rivelate, o dissepolte da un lungo oblio. Quanti sanno che Mussolini era forse bigamo? Che Umberto di Savoia amò la cantante Milly? Che Francesco Cossiga ha ottenuto, dopo sette anni di istruttoria, l’annullamento del suo matrimonio? Veronica Berlusconi per la prima volta parla dopo la famosa lettera alla «Repubblica» in cui chiedeva «pubbliche scuse» al marito. Daniela Fini per la prima volta svela il suo stato d’animo dopo la recentissima separazione. Azzurra Caltagirone per la prima volta traccia un ritratto di Pier Ferdinando Casini, appena sposato.</p>
<p>E ancora di Vespa &#8221; Donne di cuori&#8221;</p>
<p>Dall’antica Grecia ai giorni nostri un nuovo appassionante libro sul rapporto amore-potere. La storia (e i retroscena) dei rapporti tra amore e potere dalla mitologia greca e da Roma antica alle cronache del Terzo millennio, da Elena di Troia a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Silvio Berlusconi : il libro spazia nei secoli passati e in ogni paese del mondo, e ci mostra che quasi tutti i potenti hanno avuto un enorme interesse per le donne, e che le donne hanno saputo approfittarne in modo talvolta intelligente, spesso spregiudicato (Cleopatra rappresenta, in questo senso, un modello forse insuperabile). Così, pagina dopo pagina, si aprono al lettore scenari inediti: papi rinascimentali che accrescono il loro potere sistemando figli e nipoti, le favorite dei re di Francia più colte e brillanti (oltre che più belle) delle stesse regine, Napoleone vittima delle sue amanti e della sua incredibile ingenuità, Garibaldi scrittore di appassionate lettere d&#8217;amore, Cavour che rinuncia al matrimonio per il potere&#8230; Ma anche la bulimia sessuale di John F. Kennedy e di Bill Clinton, gli amanti segreti di lady Diana e la sua guerra con Camilla (tradita a sua volta da Carlo), la furia erotica di François Mitterrand e di Carla Bruni, l&#8217;andirivieni sentimentale di Cécilia e Nicolas Sarkozy.</p>
<p>Insomma, se ci fosse piu&#8217; sincerita&#8217; e riconoscimento autentico delle capacita&#8217; peculiari di ognuno, piu&#8217; limpidezza e confronto nei rapporti uomo donna, finirebbe questa sanguinosa lotta dei sessi. La parita&#8217; si gioca innanzitutto sull&#8217;aprirsi al dialogo vero e sull&#8217;autoaccusarsi delle proprie attitudini deficitarie in una discesa umilissima dei propri errori , sulle denunce dei propri sbagli e delle  ipocrisie mascherate efficientemente, per un  rispetto reciproco delle differenze accettate e stimate e per un giusto e reale riconoscimento della donna di qualsiasi ambiente a cui essa appartiente, senza discriminazioni aberranti di classe elitarie, perchè sono queste malsane condizioni che determinano le ingiustizie, sono cioe&#8217; le condizioni&#8221; a prescindere da &#8220;con cui si realizzano delle scelte, o a favore o contro.&#8221; La verita&#8217; vi fara&#8217; liberi!&#8221; Il potere è una forma accecante da combattere e da deninciare, sia che le donne lo cerchino sotto mentite spoglie, sia che gli uomini lo esibiscano per trattare queste ultime da &#8220;fontane per il loro narcisismo individuale&#8221;. Che il potere, come ha detto ultimamente il Papa, diventi servizio e disposizione autentica a decifrare tra i mille volti di donna, quelle che maggiormanete hanno meno voce nella storia e che potrebbero per il loro valore, decidere veramente  e segnare le sorti dell&#8217;umanita&#8217;. Come la donna per eccellenza, Maria di Nazareth, che , infischiandose del potere, ebbe il coraggio di crescere suo figlio Gesu&#8217; nella vera liberta&#8217; che doveva essere quella , unica, di relaizzare il progetto di Dio sulle terra per tutti gli uomini e non solo per alcuni. L&#8217;unico potere che anche Pilato esercitava, assieme a Cesare ed Erode e per il quale Cristo dice&#8221; Tu non avresti nessun potere se non ti fosse stato dato dal cielo&#8221;, è quello del figlio di Dio il quale &#8221; non considero&#8217; un privilegio, un tesoro geloso, la sua natura divina, ma anzi si anniento&#8217; si spoglio&#8217; e umilio&#8217; se&#8217; stesso,<a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/images-11.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5310" height="194" width="259" title="images (1)" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/images-11.jpeg" /></a>assumendo la condizione di Servo&#8221;.</p>
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		<title>Alzo gli occhi verso i Monti</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 16:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno sguardo alla nostra politica . Impressionanti le misure di Monti. Strasburgo  chiama.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/images-1.jpeg"><img style="margin: 10px;" class="alignleft size-full wp-image-5304" height="194" width="259" title="images (1)" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/images-1.jpeg" /></a>di Nobell.it</p>
<p>Strasburgo, 24 novembre 2011 &#8211; Francia, Italia e Germania sono unite a sostegno dell&#8217;euro e consapevoli della gravità della situazione: &#8220;Siamo tutti e tre determinati a lavorare nello stesso senso, per sostenere l&#8217;euro&#8221;. Lo ha affermato il presidente francese Nicolas Sarkozy, nella conferenza stampa al termine del vertice di Strasburgo con il presidente del Consiglio Mario Monti e con la cancelliera della Germania Angela Merkel (arrivata in ritardo causa guasto aereo): &#8220;Siamo perfettamente coscienti della gravità della situazione &#8211; ha specificato Sarkozy -, ma abbiamo piena fiducia nel governo italiano. C&#8217;è la nostra volontà, mia e anche di Merkel, di sostenere e aiutare l&#8217;Italia&#8221; ha continuato il presidente francese. E il cancelliere tedesco ha aggiunto: &#8220;Le misure strutturali previste da Monti sono impressionanti. Auguriamo al nuovo presidente del Consiglio pieno successo per un lavoro non semplice e lo sosteniamo&#8221;. RISANARE CONVIENE &#8211; Il premier italiano, incassata la fiducia dei partner, ha chiarito: &#8220;Ho illustrato al presidente Sarkozy e alla cancelliera Merkel il programma in corso di articolazione del Governo che ho l&#8217;onore di presiedere e ho insistito sull&#8217;interesse dell&#8217;Italia, al di là dei vincoli europei, di perseguire in modo rigoroso gli obiettivi di consolidamento della finanza pubblica entro termini serrati, confermando l&#8217;obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013&#8243;. Monti non ha risparmiato le promesse: &#8220;Come tutti i Paesi Ue intendiamo fare nostro compito a casa. L&#8217;alto debito ci impone sforzi particolari e obiettivi ambiziosi. Ma vogliamo anche dare il nostro contributo alla soluzione di problemi comuni&#8221;. EUROBOND? NEIN, DANKE &#8211; Con quali ricette? Gli eurobond &#8220;non sono necessari&#8221; ha ribadito Angela Merkel, precisando che &#8220;le posizioni della Germania non sono cambiate&#8221; ma che la questione oggi &#8220;non è essere a favore o contro &#8220;E&#8217; pericoloso parlare di eurobond senza parlare di governance e parlare di governance, senza parlare di sanzioni&#8221;, è stato più morbido Sarkozy. In ogni caso Francia, Germania e Italia hanno concordano sulla necessità di &#8220;rispettare l&#8217;indipendenza&#8221; della Bce. &#8220;Su questa istituzione &#8211; ha scandito bene le parole il presidente francese &#8211; è essenziale astenersi da giudizi positivi o negativi&#8221;. E le debolezze dell&#8217;area euro? &#8220;Devono essere superate passo dopo passo &#8211; ha proclamato la Merkel -. Il mio discorso di ieri non ha cambiato nulla, se facciamo il primo passo per rendere il patto di stabilità più forte questo è un passo ma siamo ancora lontani da avere tutti le stesse idee. Ogni paese ha delle idee per il futuro del patto di stabilità. Gli eurobond o stability bond, comunque si chiamino, cercano di livellare la competitività e questo è un segnale sbagliato. Bisogna invece dire quello che non si deve fare o che si deve continuare a fare, riconquistare la fiducia e arrivare dove eravamo prima della crisi, ai tassi d&#8217;interesse pre-crisi, e se tutti lavoriamo in maniera logica verso un processo di convergenza ci si potrà arrivare altrimenti ci si indebolirà tutti&#8221;. CONTRASTO FORTE &#8211; Permane pertanto, sullo sfondo del ‘mini-summit’, lo scontro tra Francia e Germania sul ruolo della Bce e il ‘no’ sempre più ostinato di Berlino agli eurobond. Ancora stamattina il ministro degli Esteri francese Alain Juppè aveva infatti ribadito: &#8220;La Banca centrale europea deve recitare un ruolo essenziale per ristabilire la fiducia”. Concetto respinto in toto dalla Germania, contraria a cambiare il mandato della Bce, che &#8211; secondo Berlino &#8211; non deve diventare un ‘prestatore di ultima istanza’, sul modello della Federal reserve americana, come si sollecita ormai da settimane in un tentativo di contenere la crisi. Gia sugli Eurobond era scoppiato ieri un evidente caso diplomatico. Il ‘Libro verde’ della commissione europea con tre opzioni per l&#8217;introduzione degli Eurobond e l&#8217;invito di Barroso a non avere posizioni dogmatiche avevano profondamente irritato Berlino. UNIONE FISCALE &#8211; Più aperto Monti: &#8220;Dobbiano andare verso una unione fiscale se vogliamo dare una stabilità radicale all&#8217;Eurozona e questo richiede regole e meccanismi per una applicazione sicura di quelle regole&#8221;. In questo quadro, secondo Monti, &#8220;gli eurobond potrebbero dare un contributo significativo&#8221;. &#8220;E&#8217; stata una discussione molto costruttiva di tre grandi economie della zona euro ed è importante che abbiamo potuto scambiarci le idee e conoscere i piani del nuovo governo italiano e cosa c&#8217;è nella sua agenda&#8221;, ha concesso la Cancelliera. AGGIORNAMENTO DEI TRATTATI &#8211; In ogni caso Francia e Germania &#8221;presenteranno nei prossimi giorni proposte comuni di modifica dei trattati per migliorare la governance della zona euro e perché ci sia più integrazione e convergenza nelle politiche economiche&#8221;, anticipa Nicolas Sarkozy. Possibile che si vada più a fondo già nel prossimo vertice trilaterale in programma in Italia: &#8220;Sono lieto che il presidente Sarkozy e la cancelliera Merkel abbiano accettato l&#8217;invito a venire presto a Roma per proseguire questa discussione fruttuosa&#8221;, ha annunciato il presidente del Consiglio, Mario Monti, ma stando ben attento a non urtare la suscettibilità degli altri Paesi membri: &#8220;E&#8217; inutile sottolineare &#8211; ha aggiunto il premier &#8211; che una stretta collaborazione non vuol dire il venir meno dello spirito comunitario. Metteremo questa collaborazione a disposizione di un beneficio più ampio&#8221;. Sulle proposte di modifica dei trattati europei &#8220;c&#8217;è un accordo tra me, Monti e la Merkel &#8211; precisa Sarkozy -. Presenteremo i dettagli prima del 9 dicembre. Intanto lavoriamo assieme e ci scambiamo informazioni tutti i giorni&#8221;. A proposito della riforma dei trattati e più in particolare della prospettiva di un&#8217;unione fiscale europea la Merkel ha precisato che &#8220;ci stiamo occupando dei dettagli, ce ne occupiamo a livello politico. Ci sono delle proposte, ma non c&#8217;entrano niente con la Bce. Come dice Sarkozy, la Bce è indipendente e quindi la revisione del Trattato Ue non la riguarda&#8221;. Messaggio forte e chiaro. Poco apprezzato dai mercati, subito in flessione, rispetto ai pronunciati rialzi della mattin.LO SCENARIO &#8211; Un vertice che segna il rientro sulla scena europea dell’Italia, dopo mesi in cui tutte le decisioni più importanti della zona euro sono state prese dall’asse franco-tedescoIn questo contesto di scontro franco-tedesco, Monti è chiamato “ad apportare considerazioni e idee nuove, visto che è la prima volta che incontro Merkel e Sarzkoy” da premier, aveva detto due giorni fa lo stesso presidente del Consiglio. Che, da sostenitore degli eurobond, a condizione che “non siano elusivi della disciplina fiscale”, aveva chiarito: “Sono e continuerò ad essere dell’idea che non debbano esistere dei tabù sugli oggetti delle discussioni”.</p>
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		<title>Scuse al Vaticano per l’Unità d’Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 07:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Delprete</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><a rel="attachment wp-att-2610" href="http://nobell.it/scuse-al-vaticano-per-l%e2%80%99unita-d%e2%80%99italia.html/breccia-di-porta-pia"><img class="alignleft size-medium wp-image-2610" style="margin: 10px;" title="breccia di porta pia" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/05/breccia-di-porta-pia-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a></div>
<div>(Con la consulenza e contributo della  storica e giornalista Angela Pellicciari)</div>
<div>Il Presidente  Berlusconi, qualche mese fa, in occasione della Festa dei giovani del PDL  con una battuta, ha mandato all’aria centocinquanta anni di  storiografia ufficiale. Sponsorizzando il mio primo libro (<a href="http://www.angelapellicciari.it/redirect?p=risorgimento_da_riscrivere_ares_1998_2538844&amp;idc=1257866&amp;idp=742058&amp;id_lingua=1">Risorgimento  da riscrivere</a>) ha testualmente detto: “in preparazione per l’anno  2011 del centocinquantenario della storia d’Italia consiglio a tutti  ragazzi e meno ragazzi di andare a rivedere la nostra storia degli  ultimi 150 anni” perché “è stata raccontata in una maniera diversa dalla  realtà quindi credo che per una esigenza di verità sia bene per tutti  andarsi a rinfrescare la memoria o a correggere ciò che è stato scritto  erroneamente”.</div>
<div>Un’altra  esigenza di verità è stata sottolineata da Berlusconi, quella relativa  all’occupazione italiana della Libia: “Ho chiesto perdono alla Libia per  ciò che gli italiani avevano fatto verso il popolo libico”. Cosa  c’entra la Libia con l’unità d’Italia? C’entra.</div>
<div>Quando  praticamente tutto il mondo protestante, liberale e massonico cospirava  per l’unificazione italiana formato Savoia, per giustificare  l’invasione sabauda è stata propagandata una versione dei fatti  radicalmente falsa. Versione che fino ad oggi nessun presidente del  Consiglio si era mai neanche lontanamente sognato di mettere in dubbio.</div>
<div>Secondo  la leggenda Vittorio Emanale II sarebbe andato a <em>liberare </em>i  popoli <em>gementi </em>sotto il malgoverno pontificio e borbonico. In  realtà i popoli hanno gemuto, e molto, dopo la liberazione. I Savoia ed i  loro governi dichiaravano di muoversi in nome di una moralità superiore  a quella degli altri stati: in nome di una monarchia liberale e  costituzionale. Se non che, mentre l’articolo 1 dello Statuto dichiarava  la religione cattolica unica religione di stato, sono stati soppressi  tutti gli ordini religiosi della chiesa di stato. E così, nel corso di  circa venti anni, 57.492 persone, tanti erano i membri degli ordini  religiosi, vengono messi sul lastrico, cacciati dalle proprie case,  privati del lavoro, della missione, della vita che liberamente avevano  scelto.</div>
<div>I  beni degli ordini religiosi sono in gran parte svenduti ai liberali  (l’1% della popolazione) che si appropriano per due lire dell’ingente  patrimonio artistico e culturale accumulato nel corso del tempo  dall’Italia cattolica. Migliaia di palazzi, intere biblioteche, archivi,  quadri, sculture, oggetti sacri, inghiottiti in un battibaleno. Oltre a  ciò, più di cento sono le diocesi italiane lasciate senza vescovo  mentre i preti che non cantano il <em>Te Deum </em>-per l’ordine morale  che trionfa- sono imprigionati e multati (nel 1859 è entrato in vigore  un nuovo codice di diritto penale che toglie al clero qualsiasi libertà  di parola). Lo storico marxista Emilio Sereni parla di 2.565.253 ettari  di terra appartenenti alla chiesa o al demanio alienati e venduti.</div>
<div>Quale  la conseguenza? Povertà diffusa, carceri strapiene, ingiustizia  dilagante, smisurato aumento della tassazione, crollo del numero di  proprietari terrieri.</div>
<div>Una  propaganda martellante, che ancora oggi perdura, cerca di giustificare  la cura liberale in nome della presunta arretratezza culturale e morale  dell’Italia preunitaria. E’ così che la storia si è trasformata, per  dirla con Leone XIII, in una “congiura contro la verità”. Elencando i  meriti dell’Italia cattolica, nell’enciclica <em>Nostis et nobiscum </em>del  1846, Pio IX ricorda fra l’altro come, proprio grazie al cattolicesimo,  l’Italia non abbia partecipato alla conquista del mondo cui le altre  nazioni si erano abbandonate. Papa Mastai scrive che la fede “distolse  gli animi degl’Italiani da quella luce passeggera di gloria, che i lor  maggiori, soprastando essi nelle armi, avevano riposto nell’incessante  tumulto delle guerre, nell’oppressione degli stranieri, e  nell’assoggettare a durissimo servaggio quel maggior numero di uomini  che per loro si potesse”. Invece di fare guerre di conquista coloniale,  gli italiani hanno eccelso in opere di misericordia: “Di qui nelle  precipue città dell’Italia, templi meravigliosi, ed altri monumenti  dell’evo cristiano, edificati non già per mano di uomini gementi sotto  intollerabile schiavitù, ma eretti dallo zelo di spontanea carità; e per  tutto pii Istituti, quali per l’esercizio della Religione, quali per  l’educazione della gioventù, quali per coltivare a dovere le lettere e  le arti, quali per conforto degl’infermi, quali per sollievo dei  bisognosi”.</div>
<div>La  celebrazione del centocinquantenario dell’unità d’Italia è causa di  polemiche a non finire. Ci si ripromette di tutto. Si è anche pensato di  organizzare a Gaeta una poco probabile riconciliazione tra “borbonici” e  “piemontesi”! Si evita però accuratamente di fare i conti col convitato  di pietra: Pio IX. Si elude lo scoglio centrale: la chiesa e, quindi,  il popolo italiano.</div>
<div>E se,  per celebrare l’unità d’Italia secondo giustizia e verità, chiedessimo  perdono agli italiani e alla chiesa di allora? Se facessimo con noi  stessi quello che il nostro premier ha avuto il coraggio di fare con la  Libia? Torneremmo ad essere una grande nazione, con una storia  formidabile che dura da più di duemila anni.</div>
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		<title>La giustizia che non muore.</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 12:19:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Scacchia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È più che mai attuale quello che anni fa scriveva Igino Giordani, scrittore, giornalista e politico italiano, direttore della Biblioteca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/04/giustizia3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2522" style="margin: 10px;" title="giustizia3" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/04/giustizia3.jpg" alt="" width="333" height="250" /></a>È più che mai attuale quello che anni fa scriveva Igino Giordani, scrittore, giornalista e politico italiano, direttore della Biblioteca Apostolica Vaticana e cofondatore del Movimento dei Focolari di Chiara Lubich: “…se la Chiesa è immersa nell’umanità, per esserne anima deve poterla seguire nelle sue grandi trasformazioni, non mutando le proprie verità ma inserendole nelle forme nuove”.<br />
Il succo del discorso è che la Chiesa non è separata dal mondo ma vive in esso.<br />
Dal fondo dei secoli a oggi, torna ancora di attualità il discorso della montagna: “Beati i poveri di spirito perché di questi è il Regno dei cieli…..beati coloro che hanno fame e sete di giustizia….”.<br />
Il termine biblico di “giustizia” riguarda la volontà di Dio rivelata nella storia della salvezza per cui il Creatore ama tutti, anche se peccatori e quelli che hanno fame e sete di giustizia altro non sono, che quelli che desiderano l’attuazione della volontà di Dio sulla terra.<br />
Di che tipo di giustizia possiamo parlare in un mondo oggi dove due terzi degli uomini patiscono la fame, l’altro terzo, pur avendo pane, spesso soffre di fame spirituale derivante dalle angosce e dalle frustrazioni di vite difficili? Quale giustizia può essere praticabile quando si continuano a potenziare le tecniche belliche capaci di sterminare la vita a scapito d’iniziative in grado di risolvere i disordini culturali e politici di tanti paesi nel mondo?<br />
Spesso Benedetto XVI ha legato i temi della vita e della giustizia. In uno dei suoi appelli ha detto: “…diventano sempre più drammatici quei meccanismi che producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono l’esistenza umana, offendendo la vita e colpendo i più deboli”.<br />
Il cristiano deve contribuire a formare società giuste, ma come? Se lo chiedono tutti gli uomini di buona volontà nell’ora di maggiore carestia di quell’energia vitale che è la carità.<br />
Diventa urgente l’intervento dei laici che devono più che mai riacquistare amore per la Chiesa, intesa come luogo di giustizia per recuperare pieno senso della vita così come ideata e realizzata dal Creatore.<br />
Noi, i più, siamo nella Chiesa senza avere piena coscienza dei suoi valori. Realizziamo a malapena qualche pratica di pietà, magari superstiziosa, ma senza amore profondo per la giustizia, senza solidarietà, senza essere, come chiedono i Vangeli, braccia di Cristo. Siamo inerti, riducendoci alla pratica della santa Eucarestia domenicale, senza una vera partecipazione ma come semplici spettatori. Questo sperpero di valori offre il fianco a ideologie materialiste e a nuove forme di politiche che non tengono conto di fratellanza e di equità sociale.<br />
Ecco, se gli ideali che il Cristo Risorto ha portato nel mondo si incarneranno veramente in milioni di spiriti, forse potremo sperare nella civiltà della Ragione che è Gesù il quale è Amore, Giustizia, Vita. Allora sì che la Costituzione, massima espressione umana, veramente riuscirà a fondersi con il Cristianesimo donando la concreta speranza di un mondo nuovo libero da ingiustizie come la fame, le guerre, il razzismo, realizzando la vera rivoluzione nella vita religiosa, familiare, sociale dell’umanità.</p>
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		<title>A ricordo del Terremoto dell&#8217;Aquila</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 12:35:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Delprete</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La notte del 6 aprile 2009 il terremoto ha distrutto la città dell&#8217;Aquila, provocando 70 mila sfollati. Circa venticinquemila aquilani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2226" href="http://nobell.it/a-ricordo-del-terremoto-dellaquila.html/laquila"><img class="alignleft size-medium wp-image-2226" style="margin: 10px" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/04/LAquila-300x138.jpg" alt="" width="300" height="138" /></a></p>
<p>La notte del 6 aprile 2009 il terremoto ha distrutto la città dell&#8217;Aquila,  provocando 70 mila sfollati. Circa venticinquemila aquilani hanno ricordato nella  notte le vittime partecipando alla fiaccolata partita dalle frazioni di  Torrione, Sant&#8217;Elia, Roio, Pettino e arrivata in piazza Duomo. Qui,  nella piazza che la notte di un anno fa accolse subito i cittadini che avevano lasciato le loro abitazioni, i rintocchi  della campana della chiesa delle Anime Sante hanno onorato la lettura  dei nomi delle vittime.  Poi, una messa di suffragio, nella basilica di Collemaggio,  Celebrazione che gran parte degli aquilani ha potuto seguire solo  attraverso i maxischermi posizionati esternamente. Al termine della  messa, il vescovo ausiliare,  Mons. Giovanni D&#8217;Ercole, ha dato lettura  del messaggio inviato dal segretario di Stato del Vaticano, Tarciso  Bertone. Nessun incidente, ma solo tanto dolore anche se in precedenza,  nel corso del Consiglio comunale straordinario svoltosi nel tendone  allestito in piazza Duomo, non era mancata qualche sporadica  contestazione durante la lettura del messaggio del presidente del  Consiglio da parte del cosiddetto “popolo delle carriole”. Nel suo  messaggio, Berlusconi ha ricordato l’impegno della Protezione civile:  “70 mila persone intervenute a vario titolo nelle attività di sostegno  alle popolazioni colpite, con 5.957 tende, con 107 le cucine da campo,  con 47 posti medici avanzati e un ospedale da campo a supporto del  locale nosocomio parzialmente inagibile oltre ai quasi 200 nuovi edifici  antisismici costruiti in tempi record. Alla riapertura dell’anno  scolastico tutti i 17.567 studenti della zona colpita dal sisma &#8211; ha  aggiunto &#8211; hanno regolarmente ripreso l’attività”.</p>
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		<title>Media e religione: solo lo 0,8% di copertura negli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 06:45:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci vorrebbe un Osservatorio di Pavia anche per la religione. È il primo pensiero che salta in mente scorrendo l’interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2144" href="http://nobell.it/media-e-religione-solo-lo-08-di-copertura-negli-stati-uniti.html/images-42"><img class="alignleft size-medium wp-image-2144" style="margin: 10px" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/03/images1-300x174.png" alt="" width="300" height="174" /></a>Ci vorrebbe un <a href="http://www.osservatorio.it/index.php" target="_blank">Osservatorio di Pavia</a> anche per la <strong>religione</strong>.  È il primo pensiero che salta in mente scorrendo l’interessante <a href="http://pewforum.org/Politics-and-Elections/Religion-in-the-News-2009.aspx" target="_blank">studio</a> pubblicato nei giorni scorsi negli <strong>Stati  Uniti</strong> e dedicato a quanto e come i <strong>media</strong> d’Oltreoceano seguono le vicende in materia di religione.</p>
<p>Dopo aver analizzato ben <strong>68.700 notizie</strong> pubblicate  nel corso del 2009, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che  esse rappresentavano solo uno striminzito <strong>0,8%</strong> del  totale delle notizie (percentuale tra l’altro simile a quella ottenuta  da altri argomenti quali l’istruzione o l’immigrazione). Percentuale  estremamente bassa, ma addirittura inferiore a quella del 2008, quando  un analogo studio ne aveva riscontrata una dell’1%. Per avere un termine  di paragone, quelle in tema di <strong>assistenza sanitaria</strong> hanno avuto, nel corso del medesimo arco temporale, una copertura dell’<strong>11%</strong> totale delle notizie.</p>
<p>Circa due terzi di dette notizie, informa sempre lo studio, si  incentrano su storie che hanno avuto luogo negli Stati Uniti mentre solo  un terzo originano fuori dei confini nazionali. Le <strong>tv via cavo</strong> (che negli States hanno un’audience notevole) hanno dato maggior spazio  alle notizie che mescolavano tra loro <strong>religione e politica</strong>,  come ad esempio il dibattito seguito all’elezione di Obama ed i suoi  rapporti con la fede. Le grandi <strong>reti televisive nazionali</strong>,  dal canto loro, come NBC, CBS e ABC, hanno invece dato maggior spazio  ad <strong>eventi internazionali</strong>, quali la visita del Papa in  Medio Oriente o la revoca della scomunica ai vescovi lefebrviani.</p>
<p>Il rapporto analizza anche un importante <strong>trend</strong>: è  destinato a crescere –vi si afferma infatti- il ruolo dei <strong>nuovi  media</strong> come principale luogo deputato a riportare notizie e  discussioni intorno alla religione, mentre è destinato a diminuire il  numero di coloro che si occupano di tali questioni nei <strong>media  tradizionali</strong>.</p>
<p>Per tornare all’inizio del post, è un peccato che simili accurate  ricerche non vengano svolte anche nel nostro Paese.</p>
<p>(via <a href="http://spiritualseeds.wordpress.com/2010/03/31/media-e-religione-solo-lo-08-di-copertura-negli-stati-uniti/" target="_blank">SpiritualSeeds</a>)</p>
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		<title>Elezioni: Prometti e denigra; i consigli del fratello a Cicerone.</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 07:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Delprete</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(In un manuale raccomandazioni “attuali” per la candidatura a console) “Occupati dell’intera città, di tutti i collegi, dei distretti, dei [...]]]></description>
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<div><a rel="attachment wp-att-2102" href="http://nobell.it/elezioni-prometti-e-denigra-i-consigli-del-fratello-a-cicerone.html/cicerone-2"><img class="alignleft size-medium wp-image-2102" style="margin: 10px" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/03/CICERONE-300x184.jpg" alt="" width="300" height="184" /></a></div>
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<div>(In un manuale raccomandazioni  “attuali” per la candidatura a console)</div>
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<div>“Occupati dell’intera città, di tutti i collegi, dei  distretti, dei quartieri; se ti saprai procurare l’amicizia dei loro  principali rappresentanti, potrai conquistarti agevolmente la massa”.  Oppure: “Fai in modo che, se in qualche modo è possibile, sorga nei  confronti dei tuoi avversari un sospetto, appropriato al loro  comportamento, o di colpa o di lussuria o di sperpero”. Sembrano i  consigli rivolti a un candidato in corsa per la tornata amministrativa  che si terranno questo fine settimana, invece hanno più di duemila anni.  A dispensarli, nel 64 avanti Cristo, Quinto Tullio Cicerone, fratello  minore del più celebre Marco, in “corsa” per la carica di console, la  massima carica politica della Repubblica. Un manualetto di campagna  elettorale a tutti gli effetti, che la Salerno editrice ripubblica a  ridosso delle elezioni a cura di Paolo Fedeli, docente di Letteratura  latina a Bari, e con la presentazione di una “vecchia volpe” della  politica italiana come Giulio Andreotti. Un vademecum &#8211; il “<em>Commentariolum  petitionis</em>”, come recita il titolo originale &#8211; tanto più utile  quanto il destinatario è un “homo novus” che non è romano di nascita e  che non potendo contare sull’appoggio delle fazioni aristocratiche deve  rovesciare una sfavorevole situazione iniziale. L’oratore alla fine  riuscì nell’impresa, ma più che il valore di testimonianza sul modo di  concepire più di duemila anni fa una campagna elettorale, a colpire sono  i mezzi che Cicerone jr. elenca al fratello per diventare uno  spregiudicato politico di successo. Una foto scattata 20 secoli fa che  risulta tuttavia quanto mai attuale, vista la ricorrente presenza di  temi quali brogli, compratori di voti e corruzione.</div>
<div><a name="news_id_1090585"></a><br />
Qualche esempio? Le promesse: “Ciò che non puoi fare, rifiutalo in modo  cortese, o addirittura non rifiutarlo: la prima è comunque la  caratteristica di un uomo onesto, la seconda di un buon candidato”,  scrive Quinto Tullio, come a intendere che la condizione di candidato e  di uomo onesto siano inconciliabili. Ma sopratutto, sottolinea Cicerone  jr, è importante essere vaghi: “Largheggiando nelle promesse, conviene  esprimersi in termini allusivi e generici, senza assumere impegni  precisi: ciascuno interpreterà le parole del candidato nel senso che  riterrà più utile”. Oppure le amicizie da coltivare, anche quelle meno  raccomandabili, purché portino voti: “Tu puoi in piena onestà &#8211; cosa che  non ti sarebbe consentito nel resto della vita &#8211; ammettere alla tua  amicizia tutti quelli che vuoi. Se invece non lo facessi con molti, e  scrupolosamente, in una campagna elettorale, non sembreresti affatto un  candidato”.</div>
<div>E se per contrastare gli avversari è lecita l’arma della denigrazione  (“fai in modo di far sorgere nei confronti dei tuoi avversari un  sospetto”), non bisogna neppure escludere la possibilità di ricorrere  all’intimidazione, cercando di “suscitare negli avversari il timore  grandissimo di un processo e dei rischi che essi comporta”. Il fine  giustifica i mezzi, insomma, con un anticipo di 15 secoli su  Machiavelli. Al tempo stesso, un manuale che con i dovuti aggiornamenti  potrebbe risultare utile ancora oggi, come riconosce indirettamente  anche Andreotti nell’introduzione: “All’osservatore appena attento ai  meccanismi della politica contemporanea non sfugge che, al di là dei  cambiamenti di superficie, la sostanza delle cose non è cambiata né  punto né poco”. Nihil novi sub sole Romae.  (Il Velino, Paolo Fantauzzi)</div>
<div><a name="news_id_1090586"></a></div>
</div>
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		<title>Chiesa Italiana e Mezzogiorno</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 09:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Delprete</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi dell’economia e della politica meridionali”: i vescovi italiani denunciano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1471" href="http://nobell.it/chiesa-italiana-e-mezzogiorno.html/assembleacei"><img class="alignleft size-full wp-image-1471" style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/02/assembleaCEI.jpg" alt="" width="250" height="167" /></a></p>
<p>“La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi dell’economia e della politica meridionali”: i vescovi italiani denunciano duramente la “tessitura malefica” delle mafie, che “avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud”. E mettono in guardia dal “rischio di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse, trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo”. Nel documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, la Cei si schiera col Sud, senza nascondere i problemi “irrisolti” ma soprattutto lanciando un appello “al coraggio e alla speranza”: “Facciamo appello alle non poche risorse presenti nelle popolazioni e nelle comunità ecclesiali del Sud, a una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte le espressioni di solidarietà che devono provenire dall’Italia intera”. Un invito soprattutto per i giovani, chiamati a “parlare e testimoniare la libertà nel e del Mezzogiorno” e ad “abbracciare la politica intesa come servizio al bene comune ed espressione più alta della carità sociale”.</p>
<div><a name="news_id_1068464"></a><br />
POLITICA &#8211; I vescovi sottolineano “l’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. Di fatto, “l’elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici che una democrazia più diretta nella gestione del territorio avrebbe auspicato”. La Cei auspica “nuove forme di partecipazione e di cittadinanza attiva” e un maggiore coinvolgimento dei giovani in politica, investendo sulla loro formazione e capacità “per disporre domani di una classe dirigente adeguatamente preparata”. Infine, un appello: “Abbiamo il dovere di annunciare che i cambiamenti sono possibili. Non si tratta di ipotizzare scenari politici diversi, quanto, piuttosto, di sostituire alla logica del potere e del benessere la pratica della condivisione radicata nella sobrietà e nella solidarietà”.</div>
<div><a name="news_id_1068465"></a><br />
MAFIE &#8211; Una “piaga”, un “cancro”, una “tessitura malefica”: i vescovi non lesinano parole per condannare ogni forma di criminalità organizzata, dalle ecomafie al controllo malavitoso del territorio. “Le mafie sono strutture di peccato” avverte la Cei, invitando la stessa Chiesa meridionale a “non limitarsi alla denuncia” e a “non cedere alla tentazione di non parlare più del problema o di limitarsi a parlarne come di un male antico e invincibile”. Il documento cita le “luminose testimonianze” di don Pino Puglisi, don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino, che “ribellandosi alla prepotenza della criminalità organizzata, hanno vissuto la loro lotta in termini specificamente cristiani”. A fianco di questi fenomeni, la Cei punta il dito contro “diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero…)”.</div>
<div><a name="news_id_1068466"></a><br />
FEDERALISMO &#8211; I vescovi chiedono “un sano federalismo”, “solidale, realistico e unitario” che sarebbe “un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un ‘gioco di squadra’ (&#8230;) Ci è congeniale considerarlo come una modalità istituzionale atta a realizzare una più moderna organizzazione e ripartizione dei poteri e delle risorse, secondo la sempre valida visione regionalistica di don Luigi Sturzo e di Aldo Moro”. La soluzione federalista &#8211; si legge nel documento &#8211; ha il compito di “stimolare una spinta virtuosa nel bonificare il sistema dei rapporti sociali, soprattutto attraverso l’azione dei governi regionali e municipali, nel rendersi direttamente responsabili della qualità dei servizi erogati ai cittadini, agendo sulla gestione della leva fiscale”.</div>
<div><a name="news_id_1068467"></a><br />
LAVORO E GIOVANI &#8211; “I giovani del Meridione non devono sentirsi condannati a una perenne precarietà che ne penalizza la crescita umana e lavorativa”: è questo l’appello dei vescovi, unitamente alla condanna del lavoro sommerso che “non frena” la disoccupazione, che “non è certo un sano ammortizzatore sociale” e “sconta talune palesi ingiustizie intrinseche (assenza di obblighi contrattuali e di contribuzioni assicurative, sfruttamento, controllo da parte della criminalità)”, oltre al fatto che “causa delusione e frustrazione e allontana ancora di più il mercato del lavoro del Sud dagli standard delle altre aree europee”. I vescovi invitano il Sud a investire in formazione, ma anche a valorizzare potenzialità e risorse, come la posizione strategica nel Mediterraneo, il patrimonio ambientale e culturale. Inoltre, “le regioni meridionali devono saper trovare una unità strategica, coordinandosi di fronte alle esigenze sociali in vista di una politica economica che porti effettivamente alla crescita”.</div>
<div><a name="news_id_1068468"></a><br />
ASSOCIAZIONISMO &#8211; La Cei valorizza il ruolo dell’associazionismo &#8211; religioso e non &#8211; diffuso soprattutto tra i giovani, che hanno dato vita a “esperienze di volontariato e a reti di solidarietà, non volendo più sentirsi vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento”. La Chiesa nel Sud, “non si è solo allineata con la società civile più coraggiosa, rigettando e stigmatizzando ogni forma di illegalità mafiosa, ma soprattutto si è presentata come testimone credibile della verità e luogo sicuro dove educare alla speranza per una convivenza civile più giusta e serena. Le Chiese hanno fatto sorgere e accompagnato esperienze di rinnovamento pastorale e di mobilitazione morale, che hanno coinvolto numerosi laici e tante aggregazioni laicali, sia tradizionali sia di recente creazione, come le associazioni antiusura e antiracket”.</div>
<div><a name="news_id_1068469"></a><br />
IMMIGRAZIONE &#8211; “La massiccia immigrazione dall’Europa dell’Est, dall’Africa e dall’Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà. Molto spesso &#8211; si legge nel documento &#8211; proprio il Sud è il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati”.</div>
<div><a name="news_id_1068470"></a><br />
SOLIDARIETÀ &#8211; “La condivisione è il valore su cui prioritariamente vogliamo puntare” scrivono i vescovi. Che coniugano la solidarietà nazionale con il protagonismo della popolazione del Sud: “Per non perpetuare un approccio assistenzialistico (&#8230;), occorre promuovere la necessaria solidarietà nazionale e lo scambio di uomini, idee e risorse tra le diverse parti del Paese”. Uomini e donne del Sud “non possono attendere da altri ciò che dipende da loro” e “va contrastata ogni forma di rassegnazione e fatalismo”, favorendo invece “un atteggiamento costruttivo”. Ugualmente, si fa appello a una vera solidarietà, perché &#8211; ribadisce la Cei &#8211; “il Paese non crescerà se non insieme”. Così se da una parte vanno “ripensate e rilanciate le politiche di intervento” a favore del Mezzogiorno, dall’altra “l’impegno dello Stato deve rimanere intatto nei confronti dei diritti fondamentali delle persone, perequando le risorse, per evitare che si creino di fatto diritti di cittadinanza differenziati a seconda dell’appartenenza regionale”.</div>
<p>(estratto da &#8220;il Velino&#8221;)</p>
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		<title>Non si governa la Chiesa come si fa con le cose umane</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 12:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brunomastro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[di Bruno Mastroianni

Non c’è da preoccuparsi per il disco rotto che è tornato a suonare: "il Papa è isolato e non si preoccupa di governare". Si è detto lo stesso per tutte le altre vicende mediatiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/02/leonardo_creazione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1463" style="margin: 10px 11px;" title="leonardo_creazione" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2010/02/leonardo_creazione.jpg" alt="" width="320" height="224" /></a>di Bruno Mastroianni, <span style="font-style: italic;">Tempi</span>, 18.2.2010</p>
<p>Non c’è da preoccuparsi per il disco rotto che è tornato a suonare: &#8220;il Papa è isolato e non si preoccupa di governare&#8221;. Si è detto lo stesso per tutte le altre vicende mediatiche del pontificato. Cambiano le circostanze ma il tasto che alcuni battono è sempre quello.</p>
<p>E il problema non è nemmeno Ratzinger: si dicevano cose simili anche per Wojtyla, il quale secondo i soliti critici, troppo proteso all’esterno, trascurava la curia. Probabilmente, se ci cimentassimo in una disamina dei pontificati degli ultimi duemila anni, per ogni Papa troveremmo un coro di voci critiche pronte a spiegare come governare meglio la Chiesa.</p>
<p>Perché, alla fine, la questione è un’altra: tutto nasce dall’errore di trattare la Chiesa con gli stessi guanti con cui si maneggiano le cose umane. Non a caso in tante analisi – dotte e informate agli occhi dell’opinione pubblica – c’è sempre una medesima lacuna. Tra misurazioni degli equilibri di potere, rilievi su sbavature di governo, raccolta di indiscrezioni e proiezioni su scenari futuri, raramente c’è traccia di quell’unica domanda che varrebbe la pena porsi: cos’è che da duemila anni fa funzionare la Chiesa? Seguendo questa pista, di sicuro, si potrebbe iniziare a capire perché Benedetto – come tanti altri predecessori – più che alle manovre curiali si dedica ai contenuti della fede.</p>
<p>Nel recente messaggio per la Quaresima il Papa cita Gesù che definisce «ingenuo e miope» chi crede che il male dipenda solo da cause esteriori: per realizzare il bene occorre anzitutto che cambino i cuori. Un testo da rileggere, visto il periodo.</p>
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