Scuse al Vaticano per l’Unità d’Italia
La giustizia che non muore.
È più che mai attuale quello che anni fa scriveva Igino Giordani, scrittore, giornalista e politico italiano, direttore della Biblioteca Apostolica Vaticana e cofondatore del Movimento dei Focolari di Chiara Lubich: “…se la Chiesa è immersa nell’umanità, per esserne anima deve poterla seguire nelle sue grandi trasformazioni, non mutando le proprie verità ma inserendole nelle forme nuove”.
Il succo del discorso è che la Chiesa non è separata dal mondo ma vive in esso.
Dal fondo dei secoli a oggi, torna ancora di attualità il discorso della montagna: “Beati i poveri di spirito perché di questi è il Regno dei cieli…..beati coloro che hanno fame e sete di giustizia….”.
Il termine biblico di “giustizia” riguarda la volontà di Dio rivelata nella storia della salvezza per cui il Creatore ama tutti, anche se peccatori e quelli che hanno fame e sete di giustizia altro non sono, che quelli che desiderano l’attuazione della volontà di Dio sulla terra.
Di che tipo di giustizia possiamo parlare in un mondo oggi dove due terzi degli uomini patiscono la fame, l’altro terzo, pur avendo pane, spesso soffre di fame spirituale derivante dalle angosce e dalle frustrazioni di vite difficili? Quale giustizia può essere praticabile quando si continuano a potenziare le tecniche belliche capaci di sterminare la vita a scapito d’iniziative in grado di risolvere i disordini culturali e politici di tanti paesi nel mondo?
Spesso Benedetto XVI ha legato i temi della vita e della giustizia. In uno dei suoi appelli ha detto: “…diventano sempre più drammatici quei meccanismi che producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono l’esistenza umana, offendendo la vita e colpendo i più deboli”.
Il cristiano deve contribuire a formare società giuste, ma come? Se lo chiedono tutti gli uomini di buona volontà nell’ora di maggiore carestia di quell’energia vitale che è la carità.
Diventa urgente l’intervento dei laici che devono più che mai riacquistare amore per la Chiesa, intesa come luogo di giustizia per recuperare pieno senso della vita così come ideata e realizzata dal Creatore.
Noi, i più, siamo nella Chiesa senza avere piena coscienza dei suoi valori. Realizziamo a malapena qualche pratica di pietà, magari superstiziosa, ma senza amore profondo per la giustizia, senza solidarietà, senza essere, come chiedono i Vangeli, braccia di Cristo. Siamo inerti, riducendoci alla pratica della santa Eucarestia domenicale, senza una vera partecipazione ma come semplici spettatori. Questo sperpero di valori offre il fianco a ideologie materialiste e a nuove forme di politiche che non tengono conto di fratellanza e di equità sociale.
Ecco, se gli ideali che il Cristo Risorto ha portato nel mondo si incarneranno veramente in milioni di spiriti, forse potremo sperare nella civiltà della Ragione che è Gesù il quale è Amore, Giustizia, Vita. Allora sì che la Costituzione, massima espressione umana, veramente riuscirà a fondersi con il Cristianesimo donando la concreta speranza di un mondo nuovo libero da ingiustizie come la fame, le guerre, il razzismo, realizzando la vera rivoluzione nella vita religiosa, familiare, sociale dell’umanità.
A ricordo del Terremoto dell’Aquila
La notte del 6 aprile 2009 il terremoto ha distrutto la città dell’Aquila, provocando 70 mila sfollati. Circa venticinquemila aquilani hanno ricordato nella notte le vittime partecipando alla fiaccolata partita dalle frazioni di Torrione, Sant’Elia, Roio, Pettino e arrivata in piazza Duomo. Qui, nella piazza che la notte di un anno fa accolse subito i cittadini che avevano lasciato le loro abitazioni, i rintocchi della campana della chiesa delle Anime Sante hanno onorato la lettura dei nomi delle vittime. Poi, una messa di suffragio, nella basilica di Collemaggio, Celebrazione che gran parte degli aquilani ha potuto seguire solo attraverso i maxischermi posizionati esternamente. Al termine della messa, il vescovo ausiliare, Mons. Giovanni D’Ercole, ha dato lettura del messaggio inviato dal segretario di Stato del Vaticano, Tarciso Bertone. Nessun incidente, ma solo tanto dolore anche se in precedenza, nel corso del Consiglio comunale straordinario svoltosi nel tendone allestito in piazza Duomo, non era mancata qualche sporadica contestazione durante la lettura del messaggio del presidente del Consiglio da parte del cosiddetto “popolo delle carriole”. Nel suo messaggio, Berlusconi ha ricordato l’impegno della Protezione civile: “70 mila persone intervenute a vario titolo nelle attività di sostegno alle popolazioni colpite, con 5.957 tende, con 107 le cucine da campo, con 47 posti medici avanzati e un ospedale da campo a supporto del locale nosocomio parzialmente inagibile oltre ai quasi 200 nuovi edifici antisismici costruiti in tempi record. Alla riapertura dell’anno scolastico tutti i 17.567 studenti della zona colpita dal sisma – ha aggiunto – hanno regolarmente ripreso l’attività”.
Media e religione: solo lo 0,8% di copertura negli Stati Uniti
Ci vorrebbe un Osservatorio di Pavia anche per la religione. È il primo pensiero che salta in mente scorrendo l’interessante studio pubblicato nei giorni scorsi negli Stati Uniti e dedicato a quanto e come i media d’Oltreoceano seguono le vicende in materia di religione.
Dopo aver analizzato ben 68.700 notizie pubblicate nel corso del 2009, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che esse rappresentavano solo uno striminzito 0,8% del totale delle notizie (percentuale tra l’altro simile a quella ottenuta da altri argomenti quali l’istruzione o l’immigrazione). Percentuale estremamente bassa, ma addirittura inferiore a quella del 2008, quando un analogo studio ne aveva riscontrata una dell’1%. Per avere un termine di paragone, quelle in tema di assistenza sanitaria hanno avuto, nel corso del medesimo arco temporale, una copertura dell’11% totale delle notizie.
Circa due terzi di dette notizie, informa sempre lo studio, si incentrano su storie che hanno avuto luogo negli Stati Uniti mentre solo un terzo originano fuori dei confini nazionali. Le tv via cavo (che negli States hanno un’audience notevole) hanno dato maggior spazio alle notizie che mescolavano tra loro religione e politica, come ad esempio il dibattito seguito all’elezione di Obama ed i suoi rapporti con la fede. Le grandi reti televisive nazionali, dal canto loro, come NBC, CBS e ABC, hanno invece dato maggior spazio ad eventi internazionali, quali la visita del Papa in Medio Oriente o la revoca della scomunica ai vescovi lefebrviani.
Il rapporto analizza anche un importante trend: è destinato a crescere –vi si afferma infatti- il ruolo dei nuovi media come principale luogo deputato a riportare notizie e discussioni intorno alla religione, mentre è destinato a diminuire il numero di coloro che si occupano di tali questioni nei media tradizionali.
Per tornare all’inizio del post, è un peccato che simili accurate ricerche non vengano svolte anche nel nostro Paese.
(via SpiritualSeeds)
Elezioni: Prometti e denigra; i consigli del fratello a Cicerone.
Qualche esempio? Le promesse: “Ciò che non puoi fare, rifiutalo in modo cortese, o addirittura non rifiutarlo: la prima è comunque la caratteristica di un uomo onesto, la seconda di un buon candidato”, scrive Quinto Tullio, come a intendere che la condizione di candidato e di uomo onesto siano inconciliabili. Ma sopratutto, sottolinea Cicerone jr, è importante essere vaghi: “Largheggiando nelle promesse, conviene esprimersi in termini allusivi e generici, senza assumere impegni precisi: ciascuno interpreterà le parole del candidato nel senso che riterrà più utile”. Oppure le amicizie da coltivare, anche quelle meno raccomandabili, purché portino voti: “Tu puoi in piena onestà – cosa che non ti sarebbe consentito nel resto della vita – ammettere alla tua amicizia tutti quelli che vuoi. Se invece non lo facessi con molti, e scrupolosamente, in una campagna elettorale, non sembreresti affatto un candidato”.
Chiesa Italiana e Mezzogiorno
“La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi dell’economia e della politica meridionali”: i vescovi italiani denunciano duramente la “tessitura malefica” delle mafie, che “avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud”. E mettono in guardia dal “rischio di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse, trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo”. Nel documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, la Cei si schiera col Sud, senza nascondere i problemi “irrisolti” ma soprattutto lanciando un appello “al coraggio e alla speranza”: “Facciamo appello alle non poche risorse presenti nelle popolazioni e nelle comunità ecclesiali del Sud, a una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte le espressioni di solidarietà che devono provenire dall’Italia intera”. Un invito soprattutto per i giovani, chiamati a “parlare e testimoniare la libertà nel e del Mezzogiorno” e ad “abbracciare la politica intesa come servizio al bene comune ed espressione più alta della carità sociale”.
POLITICA – I vescovi sottolineano “l’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. Di fatto, “l’elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici che una democrazia più diretta nella gestione del territorio avrebbe auspicato”. La Cei auspica “nuove forme di partecipazione e di cittadinanza attiva” e un maggiore coinvolgimento dei giovani in politica, investendo sulla loro formazione e capacità “per disporre domani di una classe dirigente adeguatamente preparata”. Infine, un appello: “Abbiamo il dovere di annunciare che i cambiamenti sono possibili. Non si tratta di ipotizzare scenari politici diversi, quanto, piuttosto, di sostituire alla logica del potere e del benessere la pratica della condivisione radicata nella sobrietà e nella solidarietà”.
MAFIE – Una “piaga”, un “cancro”, una “tessitura malefica”: i vescovi non lesinano parole per condannare ogni forma di criminalità organizzata, dalle ecomafie al controllo malavitoso del territorio. “Le mafie sono strutture di peccato” avverte la Cei, invitando la stessa Chiesa meridionale a “non limitarsi alla denuncia” e a “non cedere alla tentazione di non parlare più del problema o di limitarsi a parlarne come di un male antico e invincibile”. Il documento cita le “luminose testimonianze” di don Pino Puglisi, don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino, che “ribellandosi alla prepotenza della criminalità organizzata, hanno vissuto la loro lotta in termini specificamente cristiani”. A fianco di questi fenomeni, la Cei punta il dito contro “diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero…)”.
FEDERALISMO – I vescovi chiedono “un sano federalismo”, “solidale, realistico e unitario” che sarebbe “un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un ‘gioco di squadra’ (…) Ci è congeniale considerarlo come una modalità istituzionale atta a realizzare una più moderna organizzazione e ripartizione dei poteri e delle risorse, secondo la sempre valida visione regionalistica di don Luigi Sturzo e di Aldo Moro”. La soluzione federalista – si legge nel documento – ha il compito di “stimolare una spinta virtuosa nel bonificare il sistema dei rapporti sociali, soprattutto attraverso l’azione dei governi regionali e municipali, nel rendersi direttamente responsabili della qualità dei servizi erogati ai cittadini, agendo sulla gestione della leva fiscale”.
LAVORO E GIOVANI – “I giovani del Meridione non devono sentirsi condannati a una perenne precarietà che ne penalizza la crescita umana e lavorativa”: è questo l’appello dei vescovi, unitamente alla condanna del lavoro sommerso che “non frena” la disoccupazione, che “non è certo un sano ammortizzatore sociale” e “sconta talune palesi ingiustizie intrinseche (assenza di obblighi contrattuali e di contribuzioni assicurative, sfruttamento, controllo da parte della criminalità)”, oltre al fatto che “causa delusione e frustrazione e allontana ancora di più il mercato del lavoro del Sud dagli standard delle altre aree europee”. I vescovi invitano il Sud a investire in formazione, ma anche a valorizzare potenzialità e risorse, come la posizione strategica nel Mediterraneo, il patrimonio ambientale e culturale. Inoltre, “le regioni meridionali devono saper trovare una unità strategica, coordinandosi di fronte alle esigenze sociali in vista di una politica economica che porti effettivamente alla crescita”.
ASSOCIAZIONISMO – La Cei valorizza il ruolo dell’associazionismo – religioso e non – diffuso soprattutto tra i giovani, che hanno dato vita a “esperienze di volontariato e a reti di solidarietà, non volendo più sentirsi vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento”. La Chiesa nel Sud, “non si è solo allineata con la società civile più coraggiosa, rigettando e stigmatizzando ogni forma di illegalità mafiosa, ma soprattutto si è presentata come testimone credibile della verità e luogo sicuro dove educare alla speranza per una convivenza civile più giusta e serena. Le Chiese hanno fatto sorgere e accompagnato esperienze di rinnovamento pastorale e di mobilitazione morale, che hanno coinvolto numerosi laici e tante aggregazioni laicali, sia tradizionali sia di recente creazione, come le associazioni antiusura e antiracket”.
IMMIGRAZIONE – “La massiccia immigrazione dall’Europa dell’Est, dall’Africa e dall’Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà. Molto spesso – si legge nel documento – proprio il Sud è il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati”.
SOLIDARIETÀ – “La condivisione è il valore su cui prioritariamente vogliamo puntare” scrivono i vescovi. Che coniugano la solidarietà nazionale con il protagonismo della popolazione del Sud: “Per non perpetuare un approccio assistenzialistico (…), occorre promuovere la necessaria solidarietà nazionale e lo scambio di uomini, idee e risorse tra le diverse parti del Paese”. Uomini e donne del Sud “non possono attendere da altri ciò che dipende da loro” e “va contrastata ogni forma di rassegnazione e fatalismo”, favorendo invece “un atteggiamento costruttivo”. Ugualmente, si fa appello a una vera solidarietà, perché – ribadisce la Cei – “il Paese non crescerà se non insieme”. Così se da una parte vanno “ripensate e rilanciate le politiche di intervento” a favore del Mezzogiorno, dall’altra “l’impegno dello Stato deve rimanere intatto nei confronti dei diritti fondamentali delle persone, perequando le risorse, per evitare che si creino di fatto diritti di cittadinanza differenziati a seconda dell’appartenenza regionale”.
(estratto da “il Velino”)
Non si governa la Chiesa come si fa con le cose umane
di Bruno Mastroianni, Tempi, 18.2.2010
Non c’è da preoccuparsi per il disco rotto che è tornato a suonare: “il Papa è isolato e non si preoccupa di governare”. Si è detto lo stesso per tutte le altre vicende mediatiche del pontificato. Cambiano le circostanze ma il tasto che alcuni battono è sempre quello.
E il problema non è nemmeno Ratzinger: si dicevano cose simili anche per Wojtyla, il quale secondo i soliti critici, troppo proteso all’esterno, trascurava la curia. Probabilmente, se ci cimentassimo in una disamina dei pontificati degli ultimi duemila anni, per ogni Papa troveremmo un coro di voci critiche pronte a spiegare come governare meglio la Chiesa.
Perché, alla fine, la questione è un’altra: tutto nasce dall’errore di trattare la Chiesa con gli stessi guanti con cui si maneggiano le cose umane. Non a caso in tante analisi – dotte e informate agli occhi dell’opinione pubblica – c’è sempre una medesima lacuna. Tra misurazioni degli equilibri di potere, rilievi su sbavature di governo, raccolta di indiscrezioni e proiezioni su scenari futuri, raramente c’è traccia di quell’unica domanda che varrebbe la pena porsi: cos’è che da duemila anni fa funzionare la Chiesa? Seguendo questa pista, di sicuro, si potrebbe iniziare a capire perché Benedetto – come tanti altri predecessori – più che alle manovre curiali si dedica ai contenuti della fede.
Nel recente messaggio per la Quaresima il Papa cita Gesù che definisce «ingenuo e miope» chi crede che il male dipenda solo da cause esteriori: per realizzare il bene occorre anzitutto che cambino i cuori. Un testo da rileggere, visto il periodo.
Italia-Santa Sede, 81 anni di collaborazione.
Tra governo e Santa Sede hanno partecipato diversi ministri: Giulio Tremonti, Claudio Scajola, Ferruccio Fazio, Maurizio Sacconi, Altero Matteoli, Andrea Ronchi, oltre al premier Silvio Berlusconi. Presente anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che lasciando l’ambasciata ha parlato di clima di “cordialità e grande sintonia”. Tra le presenze a Palazzo Borromeo, anche Renata Polverini, candidata del Pdl alla Regione Lazio, che ha raccolto l’incoraggiamento delle gerarchie ecclesiastiche. Per parte vaticana erano presenti il cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone con i suoi ufficiali, diversi cardinali, vescovi e monsignori.
Segretario Generale del Vicariato di Roma
Nominato il Segretario Generale del Vicariato di Roma
Don Paolo Mancini, parroco del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo a Collina Fleming, è il nuovo Prelato Segretario del Vicariato di Roma. La nomina del Papa è stata annunciata venerdì 12 febbraio alle 12, dal Cardinale Vicario Agostino Vallini ai parroci prefetti della diocesi, ai direttori degli Uffici e ai dipendenti del Vicariato, nel Palazzo Lateranense.
Nato a Roma il 7 maggio 1962, don Mancini ha frequentato il liceo classico San Leone Magno ed è stato alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove è entrato nel 1984 dopo tre anni di studi alla Facoltà di Medicina della Sapienza. Alunno della Pontificia Università Gregoriana, ha conseguito la licenza in teologia con la specializzazione in Teologia morale. Ordinato presbitero per la diocesi di Roma, è stato vicario parrocchiale al Preziosissimo Sangue per un anno. Dal 1991 al 1997 è stato assistente-educatore nel Seminario Maggiore. Per quattro anni ha diretto poi l’Ufficio catechistico diocesano, per poi guidare per sette anni la comunità di San Giuseppe da Copertino, nel quartiere della Cecchignola. Dal 2002 al 2008 è stato padre spirituale del Seminario degli Oblati del Divino Amore. Sempre nel 2008 era stato nominato alla guida della parrocchia del Preziosissimo Sangue. Il cardinale Vallini, soddisfatto per la scelta di un parroco per l’incarico di Prelato Segretario, ha detto: «è un po’ il governatore del Vicariato, è il moderatore della Curia, una Curia “speciale” perché ha rapporti con tante istituzioni, anche nazionali». A don Mancini ha chiesto inoltre «impegno e capacità di accoglienza». Ringraziando per la fiducia riposta nei suoi confronti, il nuovo Prelato Segretario del Vicariato ha citato una lettera di Madre Teresa di Calcutta scritta a un sacerdote: «Hai detto di sì a Gesù e Lui ti ha preso in parola».
Caso Boffo: la Segreteria di Stato
«Dal 23 gennaio si stanno moltiplicando, soprattutto su molti media italiani, notizie e ricostruzioni che riguardano le vicende connesse con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico italiano “Avvenire”, con l’evidente intenzione di dimostrare una implicazione nella vicenda del direttore de “L’Osservatore Romano”, arrivando a insinuare responsabilità addirittura del cardinale segretario di Stato. Queste notizie e ricostruzioni non hanno alcun fondamento.
In particolare, è falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore de “L’Osservatore Romano” abbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di “Avvenire”; è falso che il direttore de “L’Osservatore Romano” abbia dato – o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo – informazioni su questi documenti, ed è falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate.
Appare chiaro dal moltiplicarsi delle argomentazioni e delle ipotesi più incredibili – ripetute sui media con una consonanza davvero singolare – che tutto si basa su convinzioni non fondate, con l’intento di attribuire al direttore de “L’Osservatore Romano”, in modo gratuito e calunnioso, un’azione immotivata, irragionevole e malvagia. Ciò sta dando luogo a una campagna diffamatoria contro la Santa Sede, che coinvolge lo stesso Romano Pontefice.
Il Santo Padre Benedetto XVI, che è sempre stato informato, deplora questi attacchi ingiusti e ingiuriosi, rinnova piena fiducia ai suoi collaboratori e prega perché chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perché si affermino la verità e la giustizia.
dal Vaticano, 9 febbraio 2010
Berlusconi per il nucleare, il no di Bersani e Bonino
Non solo nucleare e infrastrutture. “Nonostante la crisi l’Italia c’è, e c’è un governo che ha lavorato bene per gli italiani. Credo che stiamo affrontando bene questa crisi economica”, meglio “di altri paesi Ue dove la situazione è più preoccupante”, ha ammesso il premier ricordano i successi dell’esecutivo che “ha abbassato le tasse togliendo l’Ici e 2 miliardi alle imprese” e lavorando sulla “diplomazia commerciale” che “ha fruttato diverse miliardi alle nostre imprese”. Sul tema delle regionali, Berlusconi ha evidenziato invece che i sondaggi danno il centrodestra “al doppio dei voti della sinistra” e il governatore lombardo Roberto Formigoni “ben oltre il 60 per cento” dei voti. Proprio a Formigoni e agli altri candidati alle regionali, il premier ha rivolto un suggerimento: quello di far ripartire il piano casa “che il governo ha approvato qualche mese fa dando a tutti i proprietari di abitazione singole o duplici e a chi ha vecchie case da ricostruire secondo quella legge che il governo centrale ha approvato”. E di piantare più alberi. “Bisogna rendere più verde l’Italia”, ha chiosato il premier chiedendo di fare di più sia in Lombardia sia nel resto del paese. Il presidente del Consiglio ha poi rivolto una stoccata agli avversari politici “che sono sempre arrabbiati” e si sfogano “buttandomi addosso di tutto e di più”. Ma per il premier che si è detto ormai “immunizzato” dalle critiche, quello che conta è “un po’ di autoironia”.
Bagnasco : politici cattolici
MILANO – Il pr
esidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, ha un «sogno»: quello di veder nascere in Italia una nuova generazione di politici cattolici. Lo ha detto lui stesso aprendo a Roma i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Il porporato ha confidato ai suoi confratelli «un sogno, di quelli che si fanno ad occhi aperti e dicono una direzione verso cui preme andare». «Mentre incoraggiamo i cattolici impegnati in politica ad essere sempre coerenti con la fede che include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani, vorrei – ha spiegato – che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti».
LA CRISI – Bagnasco ha toccato numerosi argomenti. A proposito della crisi economica, ha affermato che sta per essere superata: l’Italia, sostiene il presidente dei vescovi italiani, «è incamminata verso una fase di prudente ma indubitabile recupero». «Mentre la crisi imperversava – ricorda – ci è parsa almeno in parte al riparo dagli scossoni più violenti, oggi sembra aver colto con una certa prontezza la via della ripresa. E questo grazie ad una serie di salvaguardie del nostro sistema economico e finanziario complessivo, che sono state rafforzate, ma anche grazie all’intraprendenza delle nostre imprese che hanno saputo fronteggiare l’inasprimento delle condizioni del mercato attraverso il riposizionamento strategico del proprio impianto produttivo». Bagnasco ha però invitato il sistema bancario ad attuare una politica del credito che, senza farsi avventata, sappia tuttavia essere scrupolosamente più attenta alle esigenze delle aziende in affanno» e uno alla classe politica perché «intensifichi tutti i meccanismi che possono attenuare l’angoscia di chi, in seguito a licenziamento, ha perso la propria fonte di sostentamento o è in cassa integrazione»:
RIFORME – Il presidente dei vescovi italiani ha quindi lanciato un appello affinché la politica centri l’obiettivo «urgente, ma colpevolmente sempre rinviato» delle riforme, caldeggiato «molto opportunamente» da Giorgio Napolitano. «Il Paese – ha detto il porporato – ha bisogno di uscire dalle proprie pigrizie mentali, dai pregiudizi ammantati di superiorità, per essere meglio consapevole delle risorse e delle qualità di cui dispone, per dare una giusta considerazione ai successi conseguiti ad esempio sul fronte della lotta alla criminalità, o dell’eccellenza tecnologica, o della ricerca medico-scientifica, o della bio-alimentazione, o dell’industria creativa. Occorre essere fieri del proprio buon nome, della propria fatica, dell’impegno speso senza vanità e che, quando c’è, non può essere annullato da nessuno». Bagnasco ha proseguito dicendo che serve un «disarmo» in politica, invitando classe politica e media a rinunciare «a far prevalere analisi finalizzate a giustificare unicamente il proprio progetto ritenuto pregiudizialmente il migliore».
IMMIGRAZIONE – Bagnasco ha poi ricordati i fatti di Rosarno, affermando che la vicenda «non può ipotecare con un colpo solo l’immagine di un intero territorio che proprio ora deve invece trovare la forza per uscire dall’emergenza», ma deve tuttavia far riflettere sulle cause che l’hanno provocata. Tra queste, il porporato ha indicato «la condizione del tutto critica in cui abitualmente vive una parte degli immigrati presenti nel nostro Paese», «uno standard non accettabile», ha detto Bagnasco, aggiungendo: «Così non si può, così non è umano». E poi: «Niente può farci dimenticare questa verità: l’immigrato è uno di noi; noi italiani siamo stati a nostra volta immigrati, e prima di noi lo è stato Gesù».







