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	<title>Nobell.it - Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione &#187; Sfida Educativa</title>
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	<description>Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione - Allievi del Corso di alta formazione ANICEC</description>
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		<title>Un silenzio che parla anche troppo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 16:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[" A Maria, il cui silenzio “ascolta e fa fiorire la Parola”. Quando la comunicazione diventa ancora piu' esigente. Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/59154_154860747865290_100000240978800_394551_4667174_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6320" style="margin: 10px;" title="59154_154860747865290_100000240978800_394551_4667174_n" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/59154_154860747865290_100000240978800_394551_4667174_n-e1327424415648-300x157.jpg" alt="" width="300" height="157" /></a>MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA XLVI GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI &#8220;Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione&#8221; [Domenica, 20 maggio 2012] Cari fratelli e sorelle, all’avvicinarsi della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012, desidero condividere con voi alcune riflessioni su un aspetto del processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur essendo molto importante, e che oggi appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato. Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami. Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati tra loro, a valutare, ad analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad un’autentica conoscenza condivisa. Per questo è necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di “ecosistema” che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni. Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte. Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti. Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l’attenzione di molti verso le domande ultime dell’esistenza umana: chi sono? che cosa posso sapere? che cosa devo fare? che cosa posso sperare? E’ importante accogliere le persone che formulano questi interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo profondo, fatto di parola, di confronto, ma anche di invito alla riflessione e al silenzio, che, a volte, può essere più eloquente di una risposta affrettata e permette a chi si interroga di scendere nel più profondo di se stesso e aprirsi a quel cammino di risposta che Dio ha iscritto nel cuore dell’uomo. Questo incessante flusso di domande manifesta, in fondo, l’inquietudine dell’essere umano sempre alla ricerca di verità, piccole o grandi, che diano senso e speranza all’esistenza. L’uomo non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita: tutti siamo cercatori di verità e condividiamo questo profondo anelito, tanto più nel nostro tempo in cui “quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011). Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità. Non c’è da stupirsi se, nelle diverse tradizioni religiose, la solitudine e il silenzio siano spazi privilegiati per aiutare le persone a ritrovare se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose. Il Dio della rivelazione biblica parla anche senza parole: “Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio. Il silenzio di Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. (…) Il silenzio di Dio prolunga le sue precedenti parole. In questi momenti oscuri Egli parla nel mistero del suo silenzio” (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 30 settembre 2010, 21). Nel silenzio della Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo. Dopo la morte di Cristo, la terra rimane in silenzio e nel Sabato Santo, quando “il Re dorme e il Dio fatto carne sveglia coloro che dormono da secoli” (cfr Ufficio delle Letture del Sabato Santo), risuona la voce di Dio piena di amore per l’umanità. Se Dio parla all’uomo anche nel silenzio, pure l’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio. “Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice” (Omelia, S. Messa con i Membri della Commissione Teologica Internazionale, 6 ottobre 2006). Nel parlare della grandezza di Dio, il nostro linguaggio risulta sempre inadeguato e si apre così lo spazio della contemplazione silenziosa. Da questa contemplazione nasce in tutta la sua forza interiore l’urgenza della missione, la necessità imperiosa di “comunicare ciò che abbiamo visto e udito”, affinché tutti siano in comunione con Dio (cfr 1 Gv 1,3). La contemplazione silenziosa ci fa immergere nella sorgente dell’Amore, che ci conduce verso il nostro prossimo, per sentire il suo dolore e offrire la luce di Cristo, il suo Messaggio di vita, il suo dono di amore totale che salva. Nella contemplazione silenziosa emerge poi, ancora più forte, quella Parola eterna per mezzo della quale fu fatto il mondo, e si coglie quel disegno di salvezza che Dio realizza attraverso parole e gesti in tutta la storia dell’umanità. Come ricorda il Concilio Vaticano II, la Rivelazione divina si realizza con “eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto” (Dei Verbum, 2). E questo disegno di salvezza culmina nella persona di Gesù di Nazaret, mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione. Egli ci ha fatto conoscere il vero Volto di Dio Padre e con la sua Croce e Risurrezione ci ha fatti passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla libertà dei figli di Dio. La domanda fondamentale sul senso dell’uomo trova nel Mistero di Cristo la risposta capace di dare pace all’inquietudine del cuore umano. E’ da questo Mistero che nasce la missione della Chiesa, ed è questo Mistero che spinge i cristiani a farsi annunciatori di speranza e di salvezza, testimoni di quell’amore che promuove la dignità dell’uomo e che costruisce giustizia e pace. Parola e silenzio. Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare, e questo è particolarmente importante per gli agenti dell’evangelizzazione: silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo. A Maria, il cui silenzio “ascolta e fa fiorire la Parola” (Preghiera per l’Agorà dei Giovani a Loreto, 1-2 settembre 2007), affido tutta l’opera di evangelizzazione che la Chiesa compie tramite i mezzi di comunicazione sociale.</p>
<p>Maria, donna del silenzio</p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: xx-small;">(don Tonino Bello)</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Santa Maria,<br />
donna del silenzio,<br />
riportaci alle sorgenti della pace.<br />
Liberaci dall&#8217;assedio delle parole.<br />
Da quelle nostre, prima di tutto.<br />
Ma anche da quelle degli altri.<br />
Figli del rumore,<br />
noi pensiamo di mascherare l&#8217;insicurezza<br />
che ci tormenta<br />
affidandoci al vaniloquio del nostro interminabile dire:<br />
facci comprendere che,<br />
solo quando avremo taciuto noi,<br />
Dio potrà parlare.<br />
Coinquilini del chiasso,<br />
ci siamo persuasi di poter esorcizzare<br />
la paura alzando il volume dei nostri transistor:<br />
facci capire che Dio si comunica all&#8217;uomo<br />
solo sulle sabbie del deserto,<br />
e che la sua voce non ha nulla da spartire<br />
con i decibel dei nostri baccani.<br />
Spiegaci il senso profondo di quel brano della Sapienza,<br />
che un tempo si leggeva a Natale<br />
facendoci trasalire di meraviglia:<br />
«Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,<br />
e la notte era a metà del suo corso,<br />
la tua Parola onnipotente dal cielo,<br />
dal tuo trono regale, scese sulla terra&#8230;».<br />
Riportaci, ti preghiamo,<br />
al trasognato stupore del primo presepe,<br />
e ridestaci nel cuore la nostalgia di quella &#8220;tacita notte&#8221;.<br />
Santa Maria, donna del silenzio,<br />
raccontaci dei tuoi appuntamenti con Dio.<br />
In quali campagne ti recavi nei meriggi di primavera,<br />
lontano dal frastuono di Nazaret, per udire la sua voce?<br />
In quali fenditure della roccia ti nascondevi adolescente,<br />
perché l&#8217;incontro con lui non venisse profanato dalla violenza degli umani rumori?<br />
Su quali terrazzi di Galilea,<br />
allagati dal plenilunio,<br />
nutrivi le tue veglie di notturne salmodie,<br />
mentre il gracidare delle rane,<br />
laggiù nella piana degli ulivi,<br />
era l&#8217;unica colonna sonora ai tuoi pensieri di castità?<br />
Che discorsi facevi, presso la fontana del villaggio,<br />
con le tue compagne di gioventù?<br />
Che cosa trasmettevi a Giuseppe quando al crepuscolo, prendendoti per mano,<br />
usciva con te verso i declivi di Esdrelon,<br />
o ti conduceva al lago di Tiberiade nelle giornate di sole?<br />
Il mistero che nascondevi nel grembo glielo<br />
confidasti con parole o con lacrime di felicità?<br />
Oltre allo Shemàh Israel<br />
e alla monotonia della pioggia nelle grondaie,<br />
di quali altre voci risonava la bottega del falegname<br />
nelle sere d&#8217;inverno?<br />
Al di là dello scrigno del cuore,<br />
avevi anche un registro segreto<br />
a cui consegnavi le parole di Gesù?<br />
Che cosa vi siete detto, per trent&#8217; anni,<br />
attorno a quel desco di povera gente?<br />
Santa Maria, donna del silenzio,<br />
ammettici alla tua scuola.<br />
Tienici lontani dalla fiera dei rumori<br />
entro cui rischiamo di stordirei,<br />
al limite della dissociazione.<br />
Preservaci dalla morbosa voluttà di notizie,<br />
che ci fa sordi alla &#8220;buona notizia&#8221;.<br />
Rendici operatori di quell&#8217;ecologia acustica,<br />
che ci restituisca il gusto della contemplazione<br />
pur nel vortice della metropoli.<br />
Persuadici che<br />
solo nel silenzio maturano le cose grandi della vita:<br />
la conversione, l&#8217;amore, il sacrificio, la morte.<br />
Un&#8217;ultima cosa vogliamo chiederti, Madre dolcissima.<br />
Tu che hai sperimentato, come Cristo sulla croce,<br />
il silenzio di Dio,<br />
non ti allontanare dal nostro fianco nell&#8217;ora della prova.<br />
Quando il sole si eclissa pure per noi,<br />
e il cielo non risponde al nostro grido,<br />
e la terra rimbomba cava sotto i passi,<br />
e la paura dell&#8217;abbandono rischia di farei disperare,<br />
rimanici accanto.<br />
In quel momento, rompi pure il silenzio:<br />
per direi parole d&#8217;amore!<br />
E sentiremo sulla pelle i brividi della Pasqua.</span></p>
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		<title>OXESSIONATI DAL SESSO</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 12:39:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino " New York, la città perfetta in cui si ambienta una storia di solitudine e di disagio, che offre mille possibilità e nessuna, che brilla e allo stesso tempo nasconde il marciume della società"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/55818312.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6186" style="margin: 10px;" title="5581831" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/55818312-e1326371861221-300x136.jpg" alt="" width="300" height="136" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>Il protagonista di “<em>Shame</em>” è <em>Brandon</em>, giovane professionista che vive a New York. Brandon ha successo nel lavoro, possiede un appartamento di lusso e ha fascino da vendere con le donne, ma ha un problema che si sta facendo sempre più assillante: è dipendente dal sesso. Finora è sempre riuscito a tenere la cosa confinata tra le mura domestiche, ma l’arrivo della sorella minore (<a href="http://www.film.it/carey-mulligan-1" target="_blank">Carey Mulligan</a>), problematica quasi quanto lui, darà il via a una catena di eventi che lo costringeranno a fare i conti con se stesso.</p>
<p>Nella città che non dorme mai, dove il piacere sessuale è a portata di mano e dove un uomo single può intrattenersi in tutti i modi che preferisce, Brandon non ha limiti e dunque il suo problema non riesce a trovare risoluzione. <strong>McQueen comprende quanto una completa redenzione sia fuori luogo</strong> – stiamo parlando di questioni vere, non dell’arco di maturazione di un qualsiasi eroe hollywoodiano – e preferisce lasciare molto in sospeso, tante faccende insolute, concentrandosi non sull’ampio respiro ma sulle vite dei suoi personaggi, due anime perdute che cercano di riconnettersi e rimettere assieme i pezzi. Ce la faranno? Non è dato saperlo, ma almeno ci stanno provando.<br />
<strong>Ritratto glaciale e potente di Brandon, newyorkese di successo affetto da sex addiction. Un uomo come tanti, come tanti malato di frigidità morale ed emotiva,</strong> un uomo chiuso in prigione, stavolta racconto di un uomo che trasforma la sua assoluta libertà nella propria prigione”. Non è moralismo, è lucidità nel cogliere quella malattia emotiva della nostra contemporaneità che è il sesso impersonale, quella ginnastica genitale di corpi che si toccano e si compenetrano come in una tavola anatomica. Puro nichilismo. Brandon, il protagonista di <em>Shame</em>, cui Michael Fassbender aderisce con una fisicità impressionante, è un trentenne newyorkese di medio-alto successo che non ha, non riesce, non vuole avere relazioni durature e stabili. Che quando ci prova non ce la fa. Che ossessivamente fa sesso online, si masturba nel bagno di casa e dell’ufficio, si porta nel letto prostitute, fa avance pesanti alle ragazze che incontra in discoteca, si fa rimorchiare da sconosciute. Sesso, solo sesso. McQueen ce lo mostra con freddezza, non giudica, non ci racconta per fortuna molto di lui, non tenta nessuno approccio psicologistico al suo agire, semplicemente lo segue, lo pedina, registra i suoi movimenti. Il tutto in ambienti della nostra ipermodernità, spazi rarefatti, glaciali, geometrici, metallici e vitrei. Brandon è oggetto tra gli oggetti, viene osservato così come la macchina da presa osserva una sciarpa, un televisore, un divano. Da questo approccio avalutativo, fenomenico, scaturisce la forza enorme del film, che riesce a restituirci così il nichilismo in cui siamo sprofondati, e in cui ci stiamo perdendo, e che riesce a trasformare Brandon in un allarmante esemplare sociale dell’alienazione (sì, ritroviamola, questa meravigliosa parola perduta) ormai di massa. A fare da contrappeso è Sissy, la sorella di Brandon, invece travolta dalle sue emozioni, che cerca disperatamente di stabilire un ponte con quel fratello che sembra ormai perduto. Anche la disamina affettiva dei due protagonisti, uniti da un passato di imprecisato squallore ed oggi ancora alle prese con i propri fantasmi, riesce a procedere in maniera credibile, senza virare sul thriller o sfociare in una didascalica redenzione sentimentale. Forse, anzi, una chiave di lettura eccessivamente moralista o pedagogica lascerebbe una punta di evidente delusione sulla banalità del messaggio finale del film, che rimanda al solito circolo vizioso in cui infanzia traumatica e maturità disturbata fondano i propri disagi reciproci l’una sull’altra.<br />
Nell’ultima parte tutto si accelera, la frenesia e l’eccesso prendono il posto della rarefazione, la compulsione porta Brandon a avventure multiple, a inoltrarsi nei cunicoli della metropoli, a fare sesso con uno sconosciuto in un locale gay, a esibirsi con una prostituta alla finestra-vetrina di un hotel. Succederà poi qualcosa, qualcosa di drammatico, che forse riuscirà a tagliare la corazza che avvolge Brandon e a raggiungere la sua carne, il suo cuore. Forse.</p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
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<div id="ThisPage_ColonnaCentrale" align="left">
<table id="ThisPage_mod_ARTICOLO_tblArt" width="100%" border="0">
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<tr>
<td align="left"> La <strong>fisicità</strong> degli attori gioca un ruolo fondamentale: è lo specchio di una condizione di nudità di fronte ai propri demoni e alle vite degli altri. Ma non è certo l&#8217;abbondante presenza di scene di sesso e nudo a risultare scandalosa, bensì la ripetizione ossessiva e sgradevole di quello che siamo e nascondiamo. Brandon e Sissy condividono uno stesso dolore (che McQueen non è interessato a indagare e sviluppare, preferendo cogliere i personaggi nel loro essere per aderire alla rappresentazione che la società contemporanea, tutta schiacciata sul presente, offre delle vite degli uomini), sono incapaci di gestirlo, ma cercano di soffocarlo in modi differenti, ponendosi con un atteggiamento quasi opposto verso gli altri: quanto il primo è riservato e solitario, tanto la seconda è espansiva e alla ricerca di amore. Tutti e due hanno il loro modo, che passa ugualmente attraverso un meccanismo di auto-punizione fisica e psicologica, di mascherare un&#8217;antica vergogna con una serie di atti che generano altra infamia, persino maggiore: in Sissy si tratta delle tendenze suicide, in Brandon della dipendenza sessuale. Dal conflitto delle loro personalità ha origine il nucleo drammatico del film, e alla fine, quando entrambi hanno varcato ogni limite e toccato il fondo, Brandon si trova schiacciato dal peso della vergogna che ha riversato su se stesso e sulla sorella.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>“<em>Shame</em>” è un film potente, raccontato con grande asciuttezza e maestria e capace davvero di fare leva sui sentimenti più basilari dell’uomo</strong>. Non a caso il titolo, che dopo “<em>Hunger</em>” sembra continuare una sorta di studio sugli istinti primordiali dell’uomo. Ma McQueen ha anche il coraggio di non lasciarsi andare alle lacrime facili – nonostante un momento molto commovente verso il finale – e preferisce lasciare aperto uno spiraglio, la speranza di poter ricostruire un senso. A volte, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Anche la disamina affettiva dei due protagonisti, uniti da un passato di imprecisato squallore ed oggi ancora alle prese con i propri fantasmi, riesce a procedere in maniera credibile, senza virare sul thriller o sfociare in una didascalica redenzione sentimentale. Forse, anzi, una chiave di lettura eccessivamente moralista o pedagogica lascerebbe una punta di evidente delusione sulla banalità del messaggio finale del film, che rimanda al solito circolo vizioso in cui infanzia traumatica e maturità disturbata fondano i propri disagi reciproci l’una sull’altra.<br />
<strong>Definito un capolavoro dai critici delle più importanti testate specializzate del mondo, Shame è cinema d&#8217;autore senza sconti: un viaggio nell&#8217;inferno della psiche e della metropoli che inghiotte. L&#8217;attualità dell&#8217;argomento, a seguito dell&#8217;invasione senza precedenti della pornografia promossa da internet, farà discutere e riflettere.</strong></p>
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		<title>Il  Papa del 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 11:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino " Anno della fede e la Chiesa come stella dell'Occidente smarrito" L'omelia della messa Papale partita da Isaia " Alzati, Gerusalemme, rivestiti di luce!"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/medium_120101-143652_to010112cro_0076.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6092" style="margin: 10px;" title="medium_120101-143652_to010112cro_0076" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/medium_120101-143652_to010112cro_0076-e1326106682188-300x121.jpg" alt="" width="300" height="121" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>Ecumenismo, catechismo e Concilio nell&#8217;Anno della fede</p>
<p>In vista dell&#8217;Anno della fede proclamato da papa Benedetto XVI dall&#8217;11 ottobre 2012 fino al 24 novembre 2013, la Congregazione per la Dottrina della fede pubblicherà il prossimo 7 gennaio una Nota con &#8220;indicazioni pastorali&#8221; in vista dell&#8217;evento, articolate in quattro livelli: Chiesa universale, conferenze episcopali, diocesi e infine parrocchie, comunità e movimenti.</p>
<p>L&#8217;inizio dell&#8217;Anno della Fede, viene sottolineato, coincide con due importanti anniversari: il 50esimo dell&#8217;apertura del Concilio Vaticano II e il 20esimo della promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica. E la centralità sarà uno dei temi dominanti dell&#8217;Anno, alla luce dell&#8217;impegno di Benedetto XVI per «una corretta comprensione del Concilio», promuovendo quella che lui stesso ha denominato «l&#8217;ermeneutica della riforma», del «rinnovamento nella continuità».</p>
<p>Nell&#8217;introduzione della Nota si osserva, viene ribadito che l&#8217;Anno della fede «vuol contribuire a una rinnovata conversione al Signore», alla riscoperta della fede, affinché i cristiani siano testimoni «credibili e gioiosi» per quanti sono alla ricerca di Dio.</p>
<p>Le indicazioni pastorali, si legge ancora, hanno l&#8217;intento di favorire l&#8217;incontro con Gesù attraverso testimoni della fede, sia la conoscenza sempre maggiore dei suoi contenuti. In particolare, accanto a una solenne celebrazione del Papa per l&#8217;inizio dell&#8217;Anno della fede, vengono auspicate iniziative ecumeniche per favorire il «ristabilimento dell&#8217;unità fra tutti i cristiani». Con tale finalità, avrà luogo una solenne celebrazione ecumenica.</p>
<p>Si auspica un ampio uso dei mezzi di comunicazione e dell&#8217;arte, con trasmissioni televisive e radiofoniche, film e pubblicazioni accessibili a un ampio pubblico. Verrà inoltre realizzato un apposito sito Internet sull&#8217;Anno della fede.</p>
<p>A livello diocesano, spiega la nota, l&#8217;Anno sarà «occasione di dialogo creativo tra fede e ragione» attraverso convegni e simposi, e come tempo favorevole per «celebrazioni penitenziali» in cui chiedere perdono a Dio, «specialmente per i peccati contro la fede».</p>
<p>La Nota annuncia che, per la preparazione dell&#8217;Anno, è stato istituito presso la Congregazione per la Dottrina della Fede un apposito Comitato di cui fanno parte tra gli altri, i cardinali Levada, Bagnasco, George, Ouellet, Piacenza e Schonborn, monsignor Fisichella e i vescovi di Ratisbona Gerhard Ludwig Muller e di Tripoli Raffaello Martinelli. Inoltre per coordinare le diverse iniziative promosse dai diversi dicasteri, sarà istituita un&#8217;apposita segreteria presso il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione.</p>
<p>CELEBRAZIONE EPIFANIA</p>
<p>Come aveva fatto in settimana nell’udienza generale del 4 gennaio, Benedetto XVI ha ricordato nella Messa e nell’Angelus del 6 gennaio – di cui i notiziari si sono occupati quasi solo per l’annuncio della creazione di 22 nuovi cardinali – che l’Epifania è anzitutto «una festa della luce». «Quella “luce nuova” che si è accesa nella notte di Natale (cfr Prefazio di Natale I) – ha affermato il Papa nell’Angelus –, oggi incomincia a risplendere sul mondo, come suggerisce l’immagine della stella», di cui il Pontefice rivendica il carattere storico: fu «un segno celeste che attirò l’attenzione dei Magi e li guidò nel loro viaggio verso la Giudea».</p>
<p>In realtà, «tutto il periodo del Natale e dell’Epifania è caratterizzato dal tema della luce, legato anche al fatto che, nell’emisfero nord, dopo il solstizio d’inverno il giorno riprende ad allungarsi rispetto alla notte». Questo ha permesso a molti popoli appena cristianizzati di comprendere meglio i misteri del tempo di Natale – non a caso un tema caro a un grande studioso di religioni comparate onorato il 6 gennaio con la nomina a cardinale, il professore belga Julien Ries. Ma in realtà, «al di là della loro posizione geografica, per tutti i popoli vale la parola di Cristo: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Gesù è il sole apparso all’orizzonte dell’umanità per illuminare l’esistenza personale di ognuno di noi e per guidarci tutti insieme verso la meta del nostro pellegrinaggio, verso la terra della libertà e della pace, in cui vivremo per sempre in piena comunione con Dio e tra di noi».</p>
<p>L’omelia della Messa papale è partita, sempre in tema di luce, dalle parole del profeta Isaia: «Alzati, [Gerusalemme,] rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te» (Is 60,1). Si trova anzitutto qui il vero «contenuto della festa»: «è venuto nel mondo Colui che è la vera Luce, Colui che rende gli uomini luce». In questi senso, «il cammino dei Magi d’Oriente è per la liturgia soltanto l’inizio di una grande processione che continua lungo tutta la storia», verso Betlemme e verso Gesù. Dunque «il cammino di questi uomini è solo un inizio. Prima erano venuti i pastori – le anime semplici che dimoravano più vicino al Dio fattosi bambino e che più facilmente potevano “andare di là” (cfr Lc 2,15) verso di Lui e riconoscerLo come Signore. Ora, però, vengono anche i sapienti di questo mondo. Vengono grandi e piccoli, re e servi, uomini di tutte le culture e di tutti i popoli. Gli uomini d’Oriente sono i primi, ai quali tanti, lungo tutti i secoli, vengono dietro». I Magi, così, «inaugurano il cammino dei popoli verso Cristo».</p>
<p>Nella Messa dell’Epifania il Papa ha conferito la consacrazione episcopale a due nuovi nunzi apostolici, in Irlanda e in Georgia e Armenia. E, ha detto il Papa, nei Magi che «come primi pagani trovarono la via verso Cristo, possiamo forse cercare – nonostante tutte le differenze nelle vocazioni e nei compiti – indicazioni per il compito dei Vescovi». Chi erano, infatti, i Magi? «Gli esperti ci dicono che essi appartenevano alla grande tradizione astronomica che, attraverso i secoli, si era sviluppata nella Mesopotamia e ancora vi fioriva». Questa informazione non basta però a capire il ruolo dei Magi nella storia della salvezza. «C’erano forse molti astronomi nell’antica Babilonia, ma solo questi pochi si sono incamminati e hanno seguito la stella che avevano riconosciuto quale stella della promessa, quale indicatore della strada verso il vero Re e Salvatore. Essi erano, possiamo dire, uomini di scienza, ma non soltanto nel senso che volevano sapere molte cose: volevano di più. Volevano capire che cosa conta nell’essere uomini».</p>
<p>È verosimile che i Magi conoscessero qualcosa della storia d’Israele. «Probabilmente avevano sentito dire della profezia del profeta pagano Balaam: “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17)». E vollero andare a fondo, come «persone dal cuore inquieto, che non si accontentavano di ciò che appare ed è consueto. Erano uomini alla ricerca della promessa, alla ricerca di Dio. Ed erano uomini vigilanti, capaci di percepire i segni di Dio, il suo linguaggio sommesso ed insistente». Probabilmente i Magi non furono presi troppo sul serio in questa loro ricerca nell’ambiente di origine, dei dotti della Mesopotamia: «possiamo immaginare che dovettero sopportare qualche derisione, perché si incamminarono verso il Re dei Giudei, affrontando per questo molta fatica». Però «per essi non era decisivo ciò che pensava e diceva di loro questo o quello, anche persone influenti ed intelligenti. Per loro contava la verità stessa, non l’opinione degli uomini. Per questo affrontarono le rinunce e le fatiche di un percorso lungo ed incerto. Fu il loro coraggio umile a consentire ad essi di potersi chinare davanti al bambino di gente povera e di riconoscere in Lui il Re promesso, la cui ricerca e il cui riconoscimento era stato lo scopo del loro cammino esteriore ed interiore».</p>
<p>Che cosa c’entra tutto questo con i vescovi? «Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore inquieto che non si accontenta delle cose abituali di questo mondo, ma segue l’inquietudine del cuore che lo spinge ad avvicinarsi interiormente sempre di più a Dio, a cercare il suo Volto, a conoscerLo sempre di più, per poterLo amare sempre di più. Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore vigilante che percepisce il linguaggio sommesso di Dio e sa discernere il vero dall’apparente. Anche il Vescovo deve essere ricolmo del coraggio dell’umiltà, che non si interroga su che cosa dica di lui l’opinione dominante, bensì trae il suo criterio di misura dalla verità di Dio e per essa s’impegna: “opportune – importune”». I Magi insegnano dunque ai vescovi che devono avere il coraggio di opporsi alle idee dominanti, e che questo coraggio deriva dalla vita spirituale e dall’umiltà. Ancora oggi il vescovo «deve avere l’umiltà di chinarsi davanti a quel Dio che si è reso così concreto e così semplice da contraddire il nostro stolto orgoglio, che non vuole vedere Dio così vicino e così piccolo».</p>
<p>Consacrando i due vescovi il Papa ha rivolto loro – secondo la liturgia della consacrazione episcopale – otto domande, che iniziano sempre con la parola: “Vultis? – volete?». Nell’omelia il Papa ha fatto cenno ad alcuni di questi «volete?»: «il “praedicare Evangelium Christi”, il “custodire” e “dirigere”, il “pauperibus se misericordes praebere”, l’“indesinenter orare”. L’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, il precedere e dirigere, il custodire il sacro patrimonio della nostra fede, la misericordia e la carità verso i bisognosi e i poveri, in cui si rispecchia l’amore misericordioso di Dio per noi e, infine, la preghiera continua sono caratteristiche fondamentali del ministero episcopale».</p>
<p>Il vescovo deve, secondo l’insegnamento dei maestri spirituali, in un certo senso pregare sempre, praticare – il che, secondo il suo stato, può essere raccomandato a ogni cristiano – «la preghiera continua che significa: non perdere mai il contatto con Dio; lasciarsi sempre toccare da Lui nell’intimo del nostro cuore ed essere così pervasi dalla sua luce. Solo chi conosce personalmente Dio può guidare gli altri verso Dio. Solo chi guida gli uomini verso Dio, li guida sulla strada della vita».</p>
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		<title>Obladi&#8217; oblada&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 18:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Marilena Marino</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=gqxon33anG8">http://www.youtube.com/watch?v=gqxon33anG8</a></p>
<p>L&#8217;Amore Donativo e Oblativo di Simone Weil.  Concorso le &#8220;Stelle Inquiete&#8221;.</p>
<p>pubblicata da Marilena Marino il giorno mercoledì 23 febbraio 2011 alle ore 19.23</p>
<p>Nell&#8217;amore donativo e oblativo di Simone Weil c&#8217;è tutta l&#8217;offerta dell&#8217;amore a beneficio di altri che raggiunge la radicalita&#8217; fino alla &#8220;decreazione&#8221; in cui il soggetto si annulla fino a scomparire come un nulla, tale è il suo atto donativo d&#8217;amore da non dover costituire nenache un sovraccarico damore che imbarazza l&#8217;altro( S. W).</p>
<p>In questo percorso che l&#8217;essere umano fa per raggiungere l&#8217;amore e donarsi, ci si chiede se la &#8220;bellezza intesa come atto donativoe oblativo&#8221;, possa costituire una valore al concetto di Creazione e Decreazione di colei o colui che esperimenta tale processo: la bellezza come sacrificio, la bellezza come speranza della vita che ritorna dopo il sacrificio d&#8217;amore, sono stati i motivi di riflessione dell&#8217;autrice del testo contenuto in forma poetica del video racconto proposto per il concorso letterario de &#8221; le stelle inquiete&#8221; attorno alla misteriosa e interessante figura della nota filosofa francese Simone Weil.</p>
<p>E&#8217; interessante notare come la Creazione e Decreazione della stessa, assomiglia in modo esplicito alla figura cristiana del Cristo passionato che, per amore dell&#8217;uomo, giunge a dare la vita per i propri amici, fino al proprio annullamento pscichico e fisico. Quel che poi, in un tocco di autentica passionalita&#8217; l&#8217;autrice del video aggiunge al pensiero di S. W., è una personale integrazione artistica che niente toglie al pensiero originale di Simone, anzi, è un tentativo artistico di far fluire l&#8217;arte e la sua rappresentazione visiva, concettuale e musicale nella sintesi filosofica del pensiero della Weil.</p>
<p>L&#8217;autrice Marilena Marino ha scritto per lo stesso concorso tre soggetti scritti sottoforma di prosa rguardanti un fondamentale passo tratto da &#8220;Teologia Mistica&#8221; e &#8220;L&#8217;Ombra e la Grazia&#8221; sempre di Simone Weil che dice:&#8221; Dio pena, attraverso lo spessore dell&#8217;infinito del tempo, per raggiungere l&#8217;anima, sedurla. Se essa si lascia strappare, anche solo per un attimo, un consenso puro e intero, allora Dio la conquista. E quando sia divenuta una cosa interamente sua, l&#8217;abbandona toalmente sola.Ed essa a sua volta, deve attracersare lo spessore infinito del tempo e dello spazio alla ricerca di colui che essa ama&#8221;.</p>
<p>Marilena si è interrogata, nell&#8217;elaborazione del testo, se in  questo cammino a ritroso, che è la croce, che l&#8217;anima fa per raggiungere Dio, sia possibile trovare una via di congiungimento tra la sofferenza che l&#8217;anima soffre nel suo percorso e il ritrovamento del medesimo corpo che  l&#8217;lindividuo abbandona per tendere all&#8217;infinito.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/04-simone_weil.jpg"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/04-simone_weil-850x1024.jpg" title="04-simone_weil" width="510" height="614" class="alignleft size-large wp-image-5438" style="margin: 10px;" /></a></p>
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		<title>Arte e Dio</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 06:18:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esposizione Arte e Fede alla GMG di Madrid 2011]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: left;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/andruchak-artecultura-2008-105x120cm-acrilico-s-eucatex-geometricismo-700px.jpg"><img style="margin: 10px;" class="alignleft size-full wp-image-5348" height="620" width="700" title="andruchak - arte&amp;cultura 2008 105x120cm acrilico s eucatex - geometricismo 700px" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/andruchak-artecultura-2008-105x120cm-acrilico-s-eucatex-geometricismo-700px.jpg" /></a>Il linguaggio dell&#8217;arte contemporanea per portare a Dio</h2>
<div>
<div>Agnus Dei. William Zijltra -<br />
Agnus Dei. Zurbarán</div>
<p style="text-align: center;"><img alt="arte_y_fe1" src="http://www.madrid11.com/images/stories/noticias-2/julio2011/15/arte_y_fe1.jpg" height="300" width="155" /></p>
<p><strong>Madrid, 15 luglio 2011.-</strong> L&#8217;innovazione e la storia non sono in conflitto.Nè l&#8217;arte contemporanea e la fede. Cosí dimostrano le 36 opere (installazioni,<em>performances</em>, quadri, fotografie) dell&#8217;esposizione <em>Arte + Fede</em> da paesi dei 5 continenti (Stati Uniti, Giappone, Olanda, Liberia, Australia e Filippine).</p>
<p>L&#8217;esposizione <em>Arte + Fede</em> riunirá alla <em>Fondazione Pons</em> di Madrid, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), le opere di artisti contemporanei cristiani provenienti da diverse parti del mondo, il cui obiettivo comune è che l&#8217;arte sia un ponte verso la fede. La mostra potrà esser visitata dal <strong>9 al 26 agosto</strong>, nella sede della <em>Fondazione Pons</em>.</p>
<p>“È la prima volta che in Europa si organizza un&#8217;esposizione internazionale con artisti avanguardisti e impegnati con la loro fede cristiana, che sia cattolica, ortodossa o protestante. Il pensiero moderno vive una sfiducia generale. Questa esposizione vuole esser un modo per mostrare che l&#8217;arte costruisce, speranza”, ha spiegato María Tarruella, responsabile dell&#8217;esposizione.</p>
<p>La mostra ha potuto contare sulla collaborazione del <em>National Museum of Catholic Art</em> di Washington DC, dove l&#8217;esposizione sarà trasferita dopo la GMG.</p>
<div>Santa Teresa, san Juan de la Cruz, san Sebastián.Alejandro Mañas</div>
<p style="text-align: center;"><img alt="arte_y_fe2" src="http://www.madrid11.com/images/stories/noticias-2/julio2011/15/arte_y_fe2.jpg" height="200" width="300" /></p>
<p>Tarruella ha sottolineato che questa mostra rivela che “il senso religioso non è qualcosa di ieri, ma qualcosa di insito nell&#8217;essere umano, che viene espresso attraverso il linguaggio artistico di ogni epoca. Le opere selezionate vanno dalle più concettuali ad altre con riferimenti più classici”.</p>
<p>È il caso dell&#8217; olandese William Zijlstra,  che nella sua opera ‘Agnus Dei’ fa un chiaro parallelismo con l&#8217; opera omonima di Zurbarán. Questa volta l&#8217;agnello è però immolato in un altare moderno, fatto con giornali che riportano la notizia ‘l&#8217;uomo è capace di qualunque orrore’, un articolo sull&#8217; Olocausto. Inspiegabile dal punto di vista umano come la crocifissione di Cristo e le sofferenze del ventesimo secolo abbiano senso alla luce della fede.</p>
<div>Nowa Huta. David López</div>
<p style="text-align: center;"><img alt="arte_y_fe3" src="http://www.madrid11.com/images/stories/noticias-2/julio2011/15/arte_y_fe3.jpg" height="300" width="300" /></p>
<p><strong>Il significato del quotidiano</strong><br />
Dio e l&#8217;uomo non devono stare lontani. Così pensano molti di questi artisti, come il castiglianese Alejandro Mañas che utilizza tre bottiglie di Coca Cola smaltate per parlare di Santa Teresa, San Giovanni della Croce e San Sebastiano. Apparentemente simili, queste tre bottiglie sono proprio come noi: “la nostra forma esteriore è sempre la stessa però a seconda di come viviamo la nostra interiorità, vestiamo l&#8217;esterno”, spiega l&#8217; artista.</p>
<p>“Ogni gesto quotidiano ha un significato più profondo che trascende il suo lato  più funzionale”, mette in guardia David López attraverso la sua opera ‘Nowa Huta’, nella quale si vede la sagoma di Cristo crocifisso, realizzata utilizzando  immagini del quotidiano.</p>
<p><strong>Installazioni e ‘performances’ </strong><br />
Anche la partecipazione trova posto in questa mostra. Ad esempio il lavoro “Le lacrime di Maria Maddalena” della sivigliana Adriana Torres de Silva: un&#8217;installazione con capelli appesi sopra un dipinto coperto d&#8217;acqua, che invita i visitatori a scoprirla spostando i capelli e, allo stesso tempo, rimanere inebriati dal profumo che viene versato nell&#8217;acqua.</p>
<div>Las lágrimas de María Magdalena. Adriana Torres Silva</div>
<p style="text-align: center;"><img alt="arte_y_fe4" src="http://www.madrid11.com/images/stories/noticias-2/julio2011/15/arte_y_fe4.jpg" height="171" width="300" /></p>
<p>Oltre a questa, c&#8217;è l&#8217; installazione realizzata dal filippino Jason Dy, artista e sacerdote gesuita, il cui lavoro consiste in bottiglie di vetro con dentro i ricordi di cari defunti. I visitatori potranno, se lo desiderano, riempire le bottiglie con un ricordo per i loro cari defunti, come fosse una lettera da inviare a Dio.</p>
<p><strong>Esperienze nate in carcere</strong></p>
<div>Virginidad. Sarai Aser</div>
<p style="text-align: center;"><img alt="arte_y_fe7" src="http://www.madrid11.com/images/stories/noticias-2/julio2011/15/arte_y_fe7.jpg" height="300" width="201" /></p>
<p>In carcere ha anche trascorso la vita Sarai Aser, artista cilena trasferitasi a Rotterdam, questa volta per aiutare gli altri. La sua opera ‘Verginità’ desidera mostrare il messaggio che lei stessa trasmette alle donne nelle carceri: l&#8217; opportunità di tornare indietro per ricominciare a vivere dopo situazioni di forte disagio a causa della prostituzione o altre ragioni legate alla sessualità.</p>
<p>L&#8217; esposizione <em>Arte + Fede</em> è una delle oltre 300 attività che faranno parte della programmazione culturale della Giornata Mondiale. In concreto è una delle tre esposizioni d&#8217;arte principali, insieme all&#8217; itinerario nel Museo del Prado ‘ I volti di Cristo’ e l&#8217; esposizione del Museo Thyssen ‘Incontri’.</p>
</div>
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		<title>Animatori all&#8217;Attack!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 05:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Marilena Marino. "Un'avventura che non si ferma, un'energia che esplode alle porte dell'Avvento"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/animatori3.jpg"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/animatori3.jpg" title="animatori" width="640" height="480" class="alignleft size-full wp-image-5229" style="margin: 10px;" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>Gli orologi un&#8217;ora indietro, la festa dei santi, i colori dell&#8217;autunno, le castagne&#8230; e il corso Anicec. Eh sì, perché da quando, più di sette anni fa, il Direttorio (Comunicazione e missione, 121-142) ha in qualche modo &#8220;codificato&#8221; la figura dell&#8217;animatore della cultura e della comunicazione, per ben cinque annate la Chiesa Italiana ha messo a disposizione di tutte le diocesi un corso di alta formazione in e-learning per preparare proprio questa schiera di volontari a servizio delle proprie comunità nell&#8217;ambito strategico della cultura e della comunicazione. Il corso 2011 si sta avviando alla conclusione, quello 2012 (il sesto, dunque) sta per aprire le iscrizioni. Non rimane che invitarvi, come sempre, a spargere la voce, ad informarne chi può essere interessato, o magari (perché no?) a decidere di iscrivervi, se qualcuno ancora non lo avesse fatto.<br />
In occasione del consueto incontro residenziale del corso ANICEC, corso di alta formazione in e-learning per Animatori della Cultura e della Comunicazione, che si terrà dal 18 al 20 novembre 2011 presso la Domus Pacis Torre Rossa Park (via Torre Rossa 94, Roma), Dario Edoardo Viganò (Direttore scientifico del corso ANICEC) terrà la relazione di apertura dal titolo &#8220;I digital media e la nuova audience&#8221;. Oltre alla presenza di Viganò, sono previsti nei tre giorni di convegno gli interventi di: Antonio Spadaro (Direttore de «La Civiltà Cattolica»), Silvano Petrosino (Università Cattolica di Milano), Chiara Giaccardi (Università Cattolica di Milano), Ruggero Doronzo e Arianna Prevedello (Animatori culturali). A chiudere i lavori del convegno sarà mons. Domenico Pompili (Sottosegretario CEI, Direttore Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali), con una relazione dal titolo &#8220;Animatori, per quale servizio?&#8221;. Per informazioni: www.anicec.it; http://www.chiesacattolica.it/comunicazione.<br />
Dopo la pubblicazione del Documento CEI dal titolo “EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO”, che impegna la Chiesa Italiana per il prossimo decennio a riflettere ed agire sul delicato tema, il Corso di Formazione intende offrire una nuova occasione per renderci maggiormente consapevoli di quali rischi cela la cultura digitale e quali opportunità si aprono per chi non intenda rinunciare ad essere educatore. La perdita dell’interiorità, la superficialità nel vivere le relazioni, la fuga nell’emotività, il prevalere dell’opinione, sono stati indicati dal Papa nel suo recente discorso al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, come i rischi più pericolosi. Nel nuovo contesto culturale dominato dai media, sta infatti nascendo una nuova umanità, incidendo “sul contesto vivente e pulsante nel quale i pensieri, le inquietudini e i progetti degli uomini nascono alla coscienza e vengono plasmati in gesti, simboli e parole”. Il corso vuole aiutare tutti a riflettere sull’urgenza di iniziative che pongano anche noi sulla strada della comunicazione, riuscendo così a dire il bene che ci anima, la Parola che ci sostiene, a trovare quelle parole nuove che vivificano la comunicazione e la rendono pienamente umana. Ricordiamo che  il corso di alta formazione a distanza per “Animatori della comunicazione e della cultura” si avvale del supporto accademico della Pontificia Università Lateranense, nel quadro delle attività del Centro interdisciplinare Lateranense.  Esso propone di formare una figura che sappia utilizzare tutte le forme della comunicazione per promuovere attività culturali e comunicative all&#8217;interno della propria comunità e della propria diocesi, con particolare attenzione al territorio e ai relativi contesti culturali.</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="692" align="center">
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<td valign="top">
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<td width="585" height="31">Il Direttorio delle comunicazioni sociali</td>
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</td>
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<td>“Comunicazione e missione”, Il Direttorio delle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, della Conferenza Episcopale Italiana, vuole essere una magna charta delle comunicazioni sociali per sottolineare l’impegno della Chiesa italiana a comunicare il vangelo nella cultura mass mediale attraverso la proposta di nuovi percorsi e iniziative pastorali.<br />
Il documento è una piattaforma unitaria per i media ecclesiali, gli organismi e le iniziative nel campo delle comunicazioni sociali e per i professionisti cattolici che operano nelle strutture pubbliche e private della comunicazione sociale.<br />
Il Direttorio richiama i cattolici a non essere passivi, a trasformarsi da spettatori a protagonisti attivi acquisendo una prospettiva critica che è proprio del cristiano capace di discernere le potenzialità dei media contemporanei. Il documento individua fra gli “imprescindibili impegni della comunità ecclesiale”, la formazione e la promozione di nuove figure di animatori nel campo della comunicazione e della cultura.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Hasta la Vista!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 06:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino. Vivi la tua vita, apprezzala come un dono e abita la terra!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/10/images-5.jpeg"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/10/images-5.jpeg" title="images (5)" width="295" height="171" class="size-full wp-image-4970 alignleft" style="margin: 10px;" /></a>Mostrare l&#8217;handicap senza pudore si può: Geoffrey Enthoven confeziona un road movie desueto che inneggia alla vita, in Alice<br />
Una gioventù non più bruciata. Accantonate tutte le forme di eccesso, le fughe dalla realtà, l&#8217;opposizione ideologica nei confronti di una società troppo spesso sorda nell&#8217;ascoltare le richieste di aiuto e condivisione, ai protagonisti dei film di &#8220;Alice nella città&#8221; rimangono altri mezzi e sensibilità per fronteggiare un futuro più che mai incerto, o la solitudine e la difficoltà della malattia. Accade al film, buono e non buonista, del fiammingo Geoffrey Enthoven Hasta la vista!. Ha un pregio inaspettato, come lo è la carica di vitalità e di ottimismo che lo pervade: non vivere di pudore nei confronti dell&#8217;handicap. Per nulla convenzionale, racconta di come tre amici olandesi con tre diverse disabilità &#8211; un tetraplegico e un malato terminale entrambi in carrozzella e uno quasi completamente cieco &#8211; con la scusa, raccontata ai genitori, di un viaggio eno-gastronomico, partano per la Spagna per programmare, invece, la loro prima esperienza sessuale, per rivendicare così la loro uguaglianza ai coetanei, per sentirsi pienamente inseriti nella normalità. Si imbarcano su un pullmino attrezzato e sgangherato accompagnati da una robusta infermiera che dimostrerà, sotto il vello della rudezza e dell&#8217;indifferenza, un cuore d&#8217;oro. Si tratta, dunque, di un bellissimo e desueto road movie ove con ironia e dolcezza ci si riconcilia con l&#8217;handicap e chi lo vive. La destinazione che si profila all&#8217;orizzonte, non più un miraggio, dopo diverse avventure innescate da piccole cose che sono quotidiane per noi e novità assolute per loro (tipo la chiave magnetica di un albergo), non sarà soltanto lo svelarsi del corpo e della vita, ma anche della morte. Coscienti che il dolore, anche quello invincibile, si affievolisce e si sopporta, e il male spunta le sue armi trovando dinnanzi la forza di un sorriso, la delicatezza di una carezza, una risata sincera, insomma l&#8217;amore per la vita. Hasta la vista ha saputo conquistare la giuria ma anche il pubblico, che gli ha attribuito il suo premio. Ha inoltre ricevuto una menzione della giuria ecumenica.</p>
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		<title>Dolcetto o scherzetto?</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 06:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino ‎&#8221;Dolcetto o scherzetto&#8221; è la formula magica che imperversa per le nostre strade nella notte di Ognissanti. Dobbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/10/204769_10150196963113841_159589543840_6785514_4787303_o.jpg"><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/10/204769_10150196963113841_159589543840_6785514_4787303_o-240x300.jpg" title="204769_10150196963113841_159589543840_6785514_4787303_o" width="240" height="300" class="size-medium wp-image-4913 alignleft" style="margin: 10px;" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>‎&#8221;Dolcetto o scherzetto&#8221; è la formula magica che imperversa per le nostre strade nella notte di Ognissanti. Dobbiamo temere i ragazzetti che scendono per le strade vestiti da mostriciattoli? Croci contro zucche? Nessuna battaglia, ma una semplice comprensione del senso vero e profondo della santità a cui siamo chiamati e a cui il Papa spesso ci richiama.<br />
Non s’intende fare crociate, ma occorre essere consapevoli che è a partire dalle piccole cose che viene manipolata la nostra cultura e censurata la nostra storia, stordendo l’uomo con l’oppio del magico e dell’inconsistente.<br />
Viviamo nell’epoca e nella logica del &#8220;che male c’è in fondo…&#8221;! E invece c’è molto di male dietro questa festa che appare innocua , ma che, in realtà, è una festa pagana a cui si sono aggiunti elementi tratti dalla magia, esoterismo e stregoneria…il tutto mascherato in un perfetto cocktail d’ipocrisia.<br />
Da cristiani, figli della chiesa di Roma, DICIAMO NO AD UNA FESTA PAGANA con implicazioni nel mondo dell’occulto. Halloween è &#8220;una finestra aperta, una porta d’ingresso all’occultismo&#8221;. C’è una chiara strategia alle spalle, che, con tatticismi e senza sospetti, vuole ingannare. A cui si aggiunge un colossale business frutto di un’autentica pianificazione consumistico-commerciale su scala mondiale.<br />
Dietro le maschere,le zucche, i costumi,apparentemente innocui,si nascondono molte insidie.<br />
DICIAMO NO AD UNA FESTA DELL’IGNORANZA E DELLA SUPERSTIZIONE.<br />
Prima di agire conosci!<br />
Il significato. Halloween è la forma contratta dell’espressione inglese &#8220;All Hallows’Eve day&#8221; che letteralmente significa vigilia d’Ognissanti.<br />
La tradizione celtica. Le origini di Halloween risalgono agli antichi druidi celti che celebravano la vigilia del nuovo anno, il 31 ottobre, in onore di Samhain, principe della morte, che veniva ringraziato per i raccolti estivi. Si tratta del capodanno celtico ed è evidente l’origine pagana della festa. Il giorno di Samhain segnava, dunque, l’inizio delle metà invernale dell’anno e veniva considerato un momento magico: le barriere tra vivi e morti si assottigliavano tanto da permettere agli spiriti di tornare sulla terra e comunicare con i vivi. Col tempo questi spiriti assunsero un connotato diabolico e malvagio. Fu così che apparvero i simboli della morte, che poco hanno a che vedere con la iniziale ricorrenza celtica.</p>
<p>La leggenda irlandese. Jack, fabbro malvagio e tirchio, dopo l’ennesima bevuta, viene colpito da un attacco mortale di cirrosi epatica. Il diavolo, nel reclamare la sua anima, viene raggirato da Jack (!!!) e si trova costretto a rinunciare alla sua anima,facendolo tornare in vita. Jack, ignaro degli effetti della malattia, muore un anno dopo. Rifiutato in Paradiso, Jack non trova posto neanche all’inferno a causa del patto col diavolo e allora intaglia una grossa rapa mettendovi all’interno della brace fiammante. Con questa lanterna, Jack, da fantasma, torna nel mondo dei vivi.<br />
La rivisitazione americana. Gli irlandesi, emigrati in America verso il 1850, sostituirono le rape con le zucche che divennero le &#8220;Jack o’lantern&#8221;, utilizzate la notte d’Ognissanti, pensando di tener lontani gli spiriti inquieti dei morti che tentavano, come Jack, di tornare a casa.<br />
&#8220;Trick or treat&#8221;. E’ l’usanza del &#8220;dolcetto o scherzetto&#8221;. Il significato dell’espressione inglese è &#8220;trucco o divertimento&#8221;, ma in realtà significa:&#8221;maledizione o sacrificio&#8221;. La notte di Halloween si chiedono soldi o cibo: se accontentati si promette prosperità e fortuna; al contrario la scherzetto diventa una maledizione alla famiglia.</p>
<p>Tutto questo è il presupposto della festa di Halloween: una tradizione pagana del mondo celtico, gonfiata da una leggenda irlandese, rivisitata dalla commercializzazione americana e importata in Europa e in Italia.</p>
<p>Ma le obiezioni cristiane a queste favole sono evidenti.<br />
1. L’anima, dopo la morte, è nelle mani di Dio e col giudizio particolare va in Paradiso, Purgatorio o Inferno e non si fa delle passeggiate.<br />
2. Quando l’uomo muore, il giudizio si compie solo davanti a Dio e non al diavolo.<br />
3. Il diavolo non ha nessun potere di far tornare in vita un uomo dopo la morte, cosa che compete solo a Dio.<br />
4. Se si fa un patto col diavolo l’inferno accoglie a braccia aperte.<br />
5. E’ superstizioso pensare di allontanare questi presunti spiriti dei morti solo con una zucca!<br />
6. La storiellina di Halloween sviluppa e accredita pratiche occulte e magiche.<br />
7. I morti non sono qualcosa da cui difendersi, ma per i defunti si prega, si offrono messe, si fa elemosina.<br />
E’ davvero sconcertante quello che, apparentemente nascosto, si cela dietro questa &#8220;festaccia&#8221; che getta blasfemia sulla festa di Ognissanti e dileggia il culto cristiano dei defunti. Ma non è tutto.<br />
Il satanismo. Il 31 ottobre è una data importante non solo per la cultura celtica, ma anche per il satanismo. E’ uno dei quattro sabba delle streghe. I primi 3 segnavano il tempo per le stagioni &#8220;benefiche&#8221;: il risveglio della terra dopo l’inverno, il tempo della semina, il tempo della messe. Il quarto sabba marcava l’arrivo dell’inverno e la sconfitta del sole…quindi freddo e morte. Halloween, quindi, è una ricorrenza legata al mondo della magia. Il mondo dell’occulto lo definisce così: &#8220;E’ il giorno più importnate dell’anno,è il capodanno di tutto il mondo esoterico,è la festa più importante dell’anno per i segnuaci di satana&#8221;. Le cosiddette &#8220;streghe&#8221; restano incinte appositamente per sacrificare il neonato in quella notte. E se vedete sparire qualche gatto nero chiedetevi il perché. E’ la notte in cui si sguazza nella divinazione, nell’astrologia, nella chiromanzia, nella medianità, nella magia, nella stregoneria, nello spiritismo, nel satanismo. La festa di Halloween, quindi, è un rendere osanna al diavolo, il quale se adorato, anche solo per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. La festa di Halloween è una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco: è questa l’astuzia del demonio!<br />
Tutto questo è la versione moderna di Halloween che va ad aggiungersi a quel clima di magico che siamo costretti a subire di continuo: dai fiumi di serial televisivi in cui le streghe sono magari anche simpatiche e buone ad anni di harrypotterismo, da un oceano di riviste con richiami all’esoterismo agli amuleti e oggetti magici.<br />
Il &#8220;paradosso di Halloween&#8221; è proprio quello di essere una festa ipermoderna nel modo di presentarsi ed iperarcaica nelle idee; rappresentare il massimo della credulità in un mondo sempre più secolarizzato.<br />
Nella cultura di massa dove imperversa la logica della &#8220;festa per la festa&#8221; a prescindere dai contenuti,è facilmente spiegabile il successo della penetrazione di Halloween, emblema del vuoto, delle zucche, ma specialmente delle teste vuote che in esse si perdono.<br />
Alle zucche vuote di Halloween i cristiani rispondono con le zucche piene di cultura veramente alternativa e controcorrente,che alla confusione dei fenomeni di massa,sostituisce l’intimità e il silenzio di una fede vissuta.<br />
E’ un vero e proprio scippo che la cultura cristiana sta subendo. La progressiva scristianizzazione della festa cristiana, la ferializzazione del giorno festivo hanno dato la spinta all’introduzione di questa nuove feste anticristiane. Ma in realtà quella di Ognissanti è una festa cristiana. Instaurata da papa Gregorio IV nell’840, originariamente si celebrava nel mese di maggio. Fu nel 1048 che Odilio de Cluny spostò la celebrazione cattolica all’inizio di novembre per detronizzare il culto di Samhain.<br />
La Parola di Dio (150 circa sono i passi ) è chiarissima al riguardo, vietando il ricorso più o meno consapevole a pratiche di superstizione e irreligiosità.<br />
La tentazione e oppressione diabolica ,descritta nel Vangelo, tenta di pervertire l’uomo rendendolo nemico a Dio. Ma Gesù ha dimostrato la sua potenza sui demoni e ha trasmesso questa sua potenza ai suoi discepoli.<br />
Lo stesso magistero e la tradizione cattolica che si esprime nella catechesi è chiara al riguardo.<br />
L’unico culto da rendere è quello all’unico e vero Dio che si fa carne in Gesù Cristo. Tutto ciò che è deviato da questo culto diventa superstizione, che ha la sua massima espressione nell’idolatria (che può arrivare al satanismo),come nelle varie forme di divinazione e magia.<br />
La divinazione è la pretesa di conoscere e preannunciare il futuro e le cose nascoste,mediante contatti con forze occulte. E’ condannata perché nasce con un patto con il diavolo e conduce l’uomo a credere in colui che combatte la salvezza, ma il futuro non può essere previsto perché appartiene solo a Dio. Sono in contraddizione con la fede cristiana la consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium.<br />
La magia e la stregoneria non pretendono di conoscere invano il futuro, ma le cose occulte. Si pretende in altre parole di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere sugli altri soprattutto per nuocere, ricorrendo all’intervento dei demoni. Anche portare amuleti è da condannare. La Chiesa mette in guardia anche dallo spiritismo che spesso implica divinazione o magia.<br />
Questa è la verità, nient’ altro che la verità. Noi crediamo nel Dio della Luce e della Vita.<br />
Uno notte di Halloween allora vestito da mostriciattolo o da fantasma? No grazie!<br />
Una notte attorno al Santo dei Santi: GESU’ che porta una grande luce d’amore.<br />
Per invocare UNICO SPIRITO che non porta paura o terrore.<br />
Ci sono Orizzonti di Cielo per te!<br />
Una luce nella notte. Una luce nella notte di Ognissanti.</p>
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		<title>Gioco in corso</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 13:09:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agostino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4485" href="http://nobell.it/gioco-in-corso.html/dsc_0222-2"><img class="alignleft size-medium wp-image-4485" style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/06/DSC_02221-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Sembrava che anche il sole fosse curioso di vedere, lo scorso venerdì mattina, visto che ogni tanto usciva allo scoperto delle nuvole sparse e scaldava i già accaldati bambini dell’oratorio di Bagnaia.  Ma, vedere che cosa? Ha si, dimenticavo, vedere i bambini dell’oratorio giocare con Enrico De Meo e Giancarlo Vulpes, due giovani attori professionisti di teatro, che venerdì mattina hanno messo in scena “Gioco in corso”; una trascinante interpretazione pratica di coinvolgenti e semplici giochi collettivi cui tutti i bambini hanno risposto con una partecipazione diretta ed entusiasmante. E’ stato molto bello vedere la “Tribù dei piedi neri” alla conquista del “sapone blanc” mentre attraversavano furiosi la prateria e il ponte con sonori colpi di mano sulle anche o in alternanza sul petto, per raggiungere il fiume, nelle cui acque far tornare bianchi i propri piedi. Proprio così, stavano tutti dietro alla storiella che i due attori raccontavano e che loro magistralmente interpretavano, senza fare errori. E poi molto originale la storia della pulce ritrovata sulla gamba di Enrico, capace di fare tanti salti acrobatici e avvitamenti spericolati per poi posarsi disgraziatamente, alla fine, sulla mano di Giancarlo, che per applaudirla l’ha fatta fuori. Povera pulce, aveva fatto tanto ridere mentre saltava e andava chi sa dove, senza farsi vedere molto bene, se non dalla mimica dei due attori e dagli occhi dei curiosi spettatori. Poi, che dire della corsa ad ostacoli dove tutti i bambini si sono cimentati in una sfida, davvero senza risparmio di energie, pur di fare il percorso netto in meno dei sedici secondi, che era il tempo medio di quasi tutti i bambini. Ha vinto, come era logico, Sabiana, la bambina più piccola del gruppo con la felicità di tutti i presenti ed anche del folto pubblico, non pagante, che assisteva seduto alla panchina (due anziani di Bagnaia, sicuramente sorpresi nel vedere tanta genuina e spontanea allegria, sbizzarrirsi sul giardinetto dedicato alla Madonna vicino alla canonica). E poi ancora la sfida tra le due squadre dei “Cocomeri” e dei “Meloni” nel portare dell’acqua, con un bicchiere mezzo bucato e con un lungo percorso da fare,  prima di poterla versare dentro la propria bottiglia. E poi ancora il gioco della pecora (tutti i bambini) e del lupo (i due attori) dove i più deboli si potevano salvare attaccandosi alla “casa”, che  per l’occasione era un qualsiasi tronco, dei numerosi alberi sparsi nel giardino dietro la chiesa. Il gioco poi è continuato con il movimentato ballo che si bloccava a tratti, come una istantanea fotografica, alla corrispondente interruzione della musica. La fantastica mattinata si è poi conclusa con un sonorissimo saluto di tutti i bambini ai due animatori, che hanno poi posato tutti insieme nella foto di gruppo per la stampa. Ha, dimenticavo, il fotografo ufficiale della mattinata è anche lui un bambino di 9 anni che corrisponde al nome di Andrea e che metterà a disposizione di tutti i bambini e delle famiglie il suo lavoro nella festa di chiusura dell’oratorio. A rivederci quindi al 27 agosto prossimo quando potremo tutti insieme rivedere e rivivere questa bella giornata, che più di uno ha fatto commuovere, nel vedere tanti sorrisi  illuminare i visi dei bambini.</p>
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		<title>Ora di religione e ora delle religioni: se ne è discusso a Brescia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 07:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora “di” religione oppure ora “delle” religioni? Della questione (non da oggi al centro del dibattito) si è discusso lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-4255" href="http://nobell.it/ora-di-religione-e-ora-delle-religioni-se-ne-e-discusso-a-brescia.html/1convegno_cem_aprile_2011"><img class="alignleft size-medium wp-image-4255" style="margin: 10px" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/04/1convegno_cem_aprile_2011-245x300.jpg" alt="" width="245" height="300" /></a>Ora “di” religione</strong> oppure <strong>ora “delle” religioni</strong>? Della questione (non da oggi al centro del dibattito) si è discusso lo scorso sabato 9 aprile in un affollato <a href="http://www.cem.coop/eventi/religioni-scuola11" target="_blank">convegno</a> svoltosi a Brescia ed organizzato da <a href="http://www.cem.coop/chisiamo" target="_blank">CEM Mondialità</a>.  Gli organizzatori hanno pensato l’evento partendo da una constatazione,  e cioè che “il pluralismo religioso è lo scenario abituale della nostra  vita quotidiana e sociale. Una condizione normale, per un paese  europeo. La scuola italiana, però, per molti motivi, non riesce a  prenderne atto, e a rispondervi con efficaci azioni educative. È  evidente, infatti, che le nostre istituzioni educative non sono in grado  di far fronte al crescente pluralismo religioso odierno: materia  incandescente, certo, soprattutto in stagioni, come l’attuale, di  identitarismi e di chiusure reciproche, assai più che di dialogo e di  accoglienza”.</p>
<p>In estrema sintesi, i relatori si sono trovati d’accordo concordi nel ritenere <strong>non più adeguato</strong> ai tempi l’<strong>insegnamento della religione</strong> così come viene praticato nella scuola italiana. La proposta uscita è  quella di un insegnamento che prenda in considerazione non solo la  religione cattolica, ma anche le <strong>altre principali religioni</strong> che vengono praticate nel nostro Paese. Come riferiscono le <a href="http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/242826__ora_di_religione_no_lora_delle_religioni/" target="_blank">cronache del convegno</a>,  &lt;&lt;le possibilità concrete di introduzione nell’orario della  materia «cultura religiosa», lasciando ferma l’ora di religione attuale,  sono tre, a detta della sociologa Carmelina Chiara Canta che già nel  1999 scrisse «L’ora debole» riferita alla cosiddetta alternativà scelta  nell’obbligo da una media del 9%, con qualche punto in più solamente  alle superiori. Il primo scenario divide in due l’alternativa: chi vuole  fa altro come ora, in una visione agnostica, ma viene data anche la  possibilità di studiare le principali confessioni. La seconda introduce  nell’ora di cattolicesimo anche l’attenzione alle religioni  mediterranee. La terza vi introduce solo la islamica che è la più  diffusa fra i nostri immigrati. Non viene invece ritenuta applicabile  per adesso la <a href="http://www.spiritualseeds.info/2010/12/09/religioni-e-scuola-una-proposta-bipartisan-per-il-loro-insegnamento/" target="_blank">proposta Melandri</a> di un’ora aggiuntiva di storia delle religioni&gt;&gt;.</p>
<p>Questioni complesse delle quali si tornerà sicuramente a parlare, ma  intanto è un bene che su di esse si mantenga alta l’attenzione.</p>
<p>(via <a href="http://www.spiritualseeds.info/2011/04/11/ora-di-religione-e-ora-delle-religioni-se-ne-e-discusso-a-brescia/" target="_blank">SpiritualSeeds.info</a>)</p>
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