Thursday, 9 September, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

Volti e linguaggi nell’era crossmediale

Posted by FLORIANO CARTANI' On aprile - 27 - 2010 4 COMMENTS

I Testimoni Digitali riuniti a Roma

dal nostro inviato Floriano Cartanì

Si è completato con la giornata di chiusura, che ha visto anche il saluto del Santo Padre alle delegazioni giunte da tutte le diocesi italiane, il congresso nazionale dei cosiddetti Testimoni Digitali. Alla tavola rotonda finale, che si è conclusa con l’intervento del Santo Padre, hanno preso parte padre Federico Lombardi (Direttore della Sala Stampa e del Centro Radio-Televisivo Vaticano), la dott.ssa Lorenza Lei (Vicedirettore generale della RAI) ed il dott. Marco Tarquinio (Direttore del quotidiano “Avvenire”). Il coordinamento è stato affidato al Dott. Vittorio Sozzi (Responsabile Servizio Nazionale per il Progetto Culturale), il quale si è riferito direttamente a quelle persone che, nella comunità cristiana, hanno scoperto e voluto mette a frutto – per passione o per professione – il carisma della comunicazione e della cultura, in tutte le sue forme. “È anche a queste persone e figure – ha ribadito Sozzi - , sapientemente in collegamento fra loro, che occorre dare centralità nella vita delle parrocchie e delle realtà ecclesiali, così come avvenuto nel 2002 con < Parabole mediatiche > che otto anni fa, seppe avviare una vasta semina in questa direzione”. Intrigante non solo il titolo dato al simposio, al quale hanno partecipato alcuni tra i massimi esperti della comunicazione digitale e non, ma anche le numerose relazioni dei conferenzieri che si sono alternati nel corso degli interventi.

Dunque la Chiesa intende dare una risposta precisa alla comunicazione digitale, non solo come più recente e mutevole scenario che la sta sempre più interpellando ma, attraverso la comprensione delle esigenze comunicative presenti attualmente, vuole guardare anche ad futuro di questa nuova frontiera, nel quale essa stessa rischia di arretrare se non corre ai ripari. Senza mezzi termini i conferenzieri hanno parlato di “rete internettiana” non solo come uno spazio-contenitore, bensì di un vero e proprio “ambiente” (seppur digitale) in cui si discute, si scambiano opinioni, ci si incontra, si fa social network, come si dice ultimamente. E la Chiesa, da sempre vicino all’ambiente dell’uomo, non può e non deve certamente sottrarsi a questa incipiente domanda di presenza. Certo, come ha precisato lo stesso Mons. Domenico Pompili, parafrasando il frammento di Luca (5,33-39) sugli otri vecchi ed il vino nuovo: “ Non esiste una risposta a buon mercato. Ci sono però una serie di condizioni preliminari, ineludibili per ciascuno di noi, senza le quali è impossibile attivare qualsiasi comunicazione umana. Anche in quella del Vangelo, oggi, c’è qualcosa di nuovo e qualcosa di vecchio - ha sottolineato il Sottosegretario e Portavoce della CEI – (…) Il nuovo è naturalmente la buona notizia, spumeggiante e dirompente come un vino novello; il vecchio è paradossalmente la comunicazione, che è soggetta a innovazioni rapide e presto datate, a mutamenti che cominciamo a comprendere solo quando sono passati.” Gli ha fatto eco il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana il quale, nel corso del proprio intervento, ha ricordato l’impegno della comprensione e della progettazione della presenza della Chiesa nel mondo dei media digitali: “Come dice lo stesso Papa – ha precisato Bagnasco – è un ambito pastorale vasto e delicato (…) perciò la Rete, in un certo senso, rappresenta per noi gli < estremi confini della terra > che il Signore Gesù domanda di abitare in nome della nostra responsabilità per il Vangelo. La nostra è anzitutto testimonianza di Gesù, cioè capacità di rimandare, di rinviare alla trascendenza della sua opera e della sua missione.” Infine un’aula Paolo VI pressoché stracolma degli oltre 8mila intervenuti al raduno, ha fatto la sua comparsa il Santo Padre Benedetto XVI il quale, con paterna accoglienza ha rivolto il suo saluto alla folla che in festa lo inneggiava scandendo il suo nome. Seppur breve, l’intervento del Papa è risultato molto intenso ed incisivo ed ha toccato le tematiche della nuova frontiera della comunicazione digitale, che può celare però delle insidie: “ Il tempo che viviamo – ha ribadito Papa Ratzinger – conosce e realizza un’inedita convergenza tra i diversi media, ma nel contempo segna un nuovo fossato. Si parla, infatti, di digital divide, che separa gli inclusi dagli esclusi e va ad aggiungersi agli altri divari, che già allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno. (…) Si assiste allora a un inquinamento dello spirito, quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi (…). Questo Convegno, invece, punta proprio a riconoscere i volti, quindi a superare quelle dinamiche collettive che possono farci smarrire la percezione della profondità delle persone.”

Testimoni digitali: connessi con Cristo?

Posted by Pierpaolo Ruello On aprile - 26 - 2010 ADD COMMENTS

di Pierpaolo Ruello

La nuova sfida della Chiesa per il terzo millennio: il web.

Si è svolto a Roma, tra il 22 e il 24 Aprile un evento fondamentale per tutti gli operatori nell’ambito delle Comunicazioni Sociali. Un grande raduno, dopo lo storico “Parabole mediatiche” di qualche anno addietro, rivolto ai “testimoni digitali”, tutti coloro che utilizzano i nuovi mezzi di comunicazione per annunciare il Vangelo all’uomo globalizzato. Si è riflettuto insieme su come utilizzare bene gli strumenti di navigazione che la tecnologia offre.

L’auspicio più promettente di questo dispiegamento di risorse umane di buona volontà, lo ricaviamo dalle parole di Benedetto XVI e da un interrogativo che lo stesso Pontefice pone nel messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali del 16 Maggio, : “Come il profeta Isaia arrivò a immaginare una casa di preghiera per tutti i popoli (cfr Is 56,7), è forse possibile ipotizzare che il web possa fare spazio – come il “cortile dei gentili” del Tempio di Gerusalemme – anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto?”.

E’ innegabile: oggi il computer, internet rappresentano per noi un bene personale imprescindibile, talmente tanto da aver adottato formato tascabile: sempre con noi, sempre pronti ad essere in connessione con quanto ci circonda. Tutti i social network, da TWITTER a FACEBOOK a YOU TUBE, rappresentano per la Chiesa del terzo millennio, le nuove colonie, le nuove terre di missione su cui piantare la propria bandiera, una potenziale risorsa di utenti da raggiungere e da “in-formare”. Terreno privilegiato di confronto con l’odierna multiculturalità della nostra società. Lo strumento web ha infatti il beneficio di rappresentare e sostituire il ruolo ricoperto dall’Arte visiva nelle nostre Chiese cristiane, quando la catechesi alle comunità veniva affidata ai grandi cicli pittorici dei Maestri d’Arte, rudimento e monito alla Fede semplice dell’uomo del tempo.

Oggi tutto questo, nonostante sia auspicabile un ritorno ad una catechesi che parta dalle nozioni basilari del Cristianesimo, se pensiamo alla nostra palese e diffusa ignoranza (specie se confrontata con quella dei credenti delle altre Religioni), è stato sostituito dal più moderno dei mezzi di comunicazione. Educare alla Cristianità attraverso l’immagine parlante, attraverso l’interattività del binomio persona-computer.

Un uso sapiente del più diffuso mezzo di comunicazione dove il ruolo del cristiano, e specialmente il “cristiano comunicatore-annunciatore”, ha una responsabilità in più, “ … il dovere di offrire il nostro specifico apporto che ci viene dalla rivelazione divina, […] e farne “ luogo privilegiato della nostra cristiana testimonianza”, cosi come è possibile leggere nella Letterale Pastorale di quest’anno dell’Arcivescovo di Messina Lipari Santa Lucia del Mela, Mons. Calogero La Piana.

Internet come nuova agorà, nuova piazza in cui ognuno di noi ha la possibilità di manifestare il proprio pensiero, condividere idee, foto, filmati: in questo sta l’enorme potenziale comunicativo che neanche la Chiesa è disposta a farsi sfuggire come momento catechetico a distanza ma diretto, potremmo definirlo quasi a domicilio.

Ed è nel solco di queste tematiche che anche l’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni sociali di Messina, per il mese di Maggio, ha messo in agenda tre appuntamenti cruciali per la vita e la formazione della Chiesa messinese. Si inizia Giovedì 13 Maggio alle 17.30, presso il Seminario arcivescovile con l’incontro dal titolo “Gli scenari mediatici”, dove si avrà l’opportunità di ascoltare direttamente dalle parole del Sottosegretario della C.E.I. e Direttore nazionale dell’Ufficio Comunicazioni sociali, Monsignor Domenico Pompili, i risultati dell’incontro romano di Aprile. Nello stesso ambito, a parlarci in maniera puntuale di quale siano questi nuovi scenari mediatici interverrà il Prof. Marco Centorrino, docente in Sociologia della Comunicazione presso l’ Università degli Studi di Messina. Martedì 18 Maggio invece, nell’Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia, sempre a Messina, alle 9.30, sarà la volta per un coinvolgimento più diretto dei giovani e del mondo universitario e il loro approccio a cavallo tra mass-media e personal-media.

Terzo e ultimo appuntamento riservato invece a tutti gli operatori, in ogni ordine e grado, di comunicazione sarà Mercoledì 26 Maggio, ore 16 ca. presso il Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia : una vera e propria tavola rotonda che metterà a confronto le diverse esperienze di quanti operano nel mondo dell’Informazione e della Comunicazione sociale in particolare, dal titolo “Tempo di Testimoni digitali”. Un’offerta ricca e poliedrica per apprendere e confrontarsi, e che proprio per questo ha fortemente voluto il coinvolgimento e il patrocinio di Enti come l’Università degli Studi di Messina, l’Assessorato alla Famiglia della Provincia Regionale, e il Comune di Messina con l’Assessorato alle Politiche della Famiglia, non ultimo della casa editrice Paoline – Figlie di San Paolo.

Uno sforzo unico, una convergenza di pluralità e di esperienze diverse, ma tutte volte a ripercorrere la via di un annuncio sull’uomo che al contempo si riveli un annuncio di Dio”.

La Sfida Educativa, i Mass media

Posted by Marcello Lauritano On aprile - 6 - 2010 ADD COMMENTS

Tra Educazione e comunicazione c’è uno stretto rapporto, un rapporto originario, poiché si educa comunicando.

Al tempo stesso, ci si educa a comunicare.
Comunicazione ed educazione testimoniano entrambe della costitutiva natura relazionale dell’uomo

Scarica il PDF completo realizzato da Marcello Lauritano per le Edizioni S.Paolo

LA SFIDA EDUCATIVA

Dall’emergenza alle convergenze educative

Posted by Terzilio Mancinelli On marzo - 13 - 2010 ADD COMMENTS

Corso nazionale di formazione Aiart – Mazara del Vallo 26-27-28 Marzo 2010
La presidenza nazionale dell’AIART ha organizzato, d’intesa con l’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali della CEI e con la Curia Arcivescovile di Mazara del Vallo, un corso di formazione sul tema “Dall’emergenza alle convergenze educative. La responsabilità dei media”.
Depliant corso formazione Mazara del Vallo Depliant corso formazione Mazara del Vallo
Il Corso si terrà a Mazara del Vallo nei giorni 26 – 27 – 28 Marzo 2010 presso l’Auditorium Hotel Mahara – Lungomare S. Vito, 3. Il soggiorno avverrà presso la stessa struttura alberghiera. Il programma dei lavori, i temi trattati con i relativi relatori ed i dettagli organizzativi sono riportati nell’allegata locandina-invito.

L’impegno che i Vescovi italiani ci affidano per il prossimo decennio è centrato sul tema dell’educare, cioè di quell’arte sapiente che lega il filo delle generazioni e che consegna a chi segue il distillato della vita di chi precede. Arte sapiente ma anche difficile.
Oggi più che mai è necessaria una nuova alleanza sociale tra tutti i protagonisti della scena pubblica e privata, genitori, insegnanti, educatori, catechisti, editori ed ogni adulto che sente la necessità di contribuire alla crescita di una generazione nuova capace di far suoi e rimettere in gioco positivamente i grandi valori che l’umanità nel suo lungo cammino ha conquistato.
Anche tutto il mondo dei media, nella loro varietà, hanno il compito di interrogarsi sul male sociale che svolgono, senza ipocrisie e senza semplicistiche deleghe a scuola e famiglia.
Il corso vuole aiutare tutti a riflettere sulla realtà attuale e sulla necessità di nuove strade e più responsabili scelte di ciascun adulto, che, in quanto tale, non può non educare le giovani generazioni.

L’invito è rivolto soprattutto a:
• responsabili di pastorale familiare parrocchiale;
• insegnanti ed educatori di giovani e adolescenti;
• studenti di Comunicazione sociale;
• catechisti;
• responsabili di progetti parrocchiali di cultura e comunicazione;
• nuovi soci interessati ad approfondire i temi della comunicazione.

Il corso si propone di:
• Riflettere insieme sul ruolo dei media nella società e nella famiglia in rapporto al costituirsi di un’identità culturale e progettuale della stessa;
• Contribuire a coltivare una domanda critica ed etica nei confronti dei modelli di comunicazione offerti dalla TV;
• Abbattere il muro del silenzio circa le sfide educative che i genitori debbono raccogliere davanti ai loro figli;
• Far conoscere iniziative di media education per stimolare le iniziative locali più opportune;
• Mostrare come l’Aiart – Associazione Spettatori Onlus- sia un valido strumento che accompagna l’azione della comunità cattolica nell’era tecnologica.

L’Aiart è accreditata presso il MIUR per corsi di formazione rivolti ad insegnanti. Ai richiedenti sarà rilasciato certificato di frequenza. La partecipazione al Corso è gratuita .

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Rivolgersi alla Sede Nazionale AIART
Via Albano, 77 – 00179 Roma
Tel. 067808367 – Fax 067847146
e-mail: aiart@aiart.org sito web: www.aiart.org

Sant’Agostino e la campagna elettorale

Posted by brunomastro On marzo - 12 - 2010 ADD COMMENTS

di Bruno Mastroianni, Formiche, marzo 2010

Anche se si avvicinano le elezioni regionali e l’attenzione si concentra su come i cattolici si esprimeranno nelle urne – con i riflettori puntati sul Lazio, vista la candidatura della Bonino – c’è qualcosa di più interessante da considerare a proposito del rapporto tra cristianesimo e politica.

Il problema di molte delle analisi di questi giorni è il solito: i fedeli della Chiesa vengono ridotti a un bacino di voti tra gli altri. Come se essere cattolici corrispondesse ad appartenere a un gruppo portatore di interessi – alla stregua di altri – particolarmente sensibile sui temi etici e dedito alla conta dei valori nelle tasche dei candidati.

La realtà è che di fronte alla vita pubblica, il cattolico si sente chiamato a qualcosa di ben più impegnativo. Quello che il Cardinale Angelo Bagnasco qualche tempo fa ha voluto sottolineare con il suo appello per una «nuova generazione di italiani e cattolici» che sentano «la cosa pubblica come importante» e che siano disposti per essa a dedicare «il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni». Secondo il Presidente della Cei il credente non può essere uno che si accontenta di rappresentare istanze di parte, e nemmeno uno che semplicemente argomenta molto bene le sue posizioni, ma un uomo che, sentendo «la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico», aspira a suscitare attorno agli ideali che vive «l’ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse».
È un progetto ben più ambizioso della semplice coerenza con la fede o del porre paletti sui valori non negoziabili: i cattolici hanno il compito di mostrare al mondo quanto quei principi – la difesa della vita e della famiglia, la fiducia nella ragione e nella verità, la responsabilità educativa, l’impegno per il bene comune – non sono barriere ma la via per soddisfare al meglio le ambizioni di ogni uomo.

A fine di gennaio la fiction su Sant’Agostino andata in onda su RaiUno ha totalizzato una media del 25% di share in due puntate. Sette milioni di telespettatori sono rimasti incollati ai teleschermi per seguire la vicenda di un uomo che, ponendosi domande radicali sulla verità, sul senso della vita e sull’esistenza di Dio, si è convertito diventando uno dei più grandi santi e filosofi della storia.

È un segnale lampante. C’è un Paese assetato di cose alte, nobili e vere, disposto ad ascoltare. Il vero contributo alla vita democratica italiana lo darà chi a quella sete saprà rispondere.

Taranto,

La sfida educativa .Con questo titolo accattivante per gli educatori a tutto tondo e per coloro che  hanno già da tempo compreso la difficile situazione nel campo educativo, si svolgerà martedì 16 e mercoledì 17 marzo il 6° Convegno Diocesano di Pastorale della Scuola  presso l’Istituto Salesiano “Don Bosco”.

Don Ciro Marcello Alabrese(Direttore dell’Ufficio Diocesano Educazione -Scuola – IRC – Università di Taranto) presenterà il Testo «La Sfida Educativa» a cura del Comitato per il progetto culturale della C.E.I.Seguirà l’intervento della prof.ssa. Marianna Pacucci (Sociologa e docente di religione cattolica presso il Liceo Scientifico “G. Salvemini” di Bari) Le conclusioni saranno affidate a Mons. Benigno Luigi Papa, Arcivescovo Metropolita di Taranto. Mercoledì 17 marzo sarà il Prof. Giacomo Martielli (Docente di Psicologia dello sviluppo presso l’Università degli studi di Bari) a parlare dell’educazione nella  famiglia. L’intervento conclusivo sarà dello stesso don Ciro Marcello Alabrese. La comunità tarantina, inoltre, è già pronta per l’importante appuntamento in programma il prossimo 15 maggio quando alle ore 20,00 presso il Teatro Monticello del Centro San Francesco De Geronimo di Grottaglie, invitato dall’Associazione del clero “La vita e i tralci”, il priore di Bose, Enzo Bianchi relazionerà su: «La pedagogia di Gesù nell’educare alla fede».“La presenza del priore di Bose – ha detto don Ciro Alabrese – ci onora e diventa un’occasione preziosa per arricchire e stimolare la nostra passione educativa.”

Problemi di comunicazione

Posted by Barbara Fiorentini On marzo - 11 - 2010 ADD COMMENTS

Di Barbara Fiorentini

Un’importante diocesi italiana decide di poter fare a meno della sua radio per continuare la sua attività di evangelizzazione. Costa troppo, dicono. Va bene il settimanale, così come la tv e internet. Vanno bene anche i bollettini parrocchiali. Ma la radio no. E così, dopo 25 anni di onorato servizio chiuderà presto Radio Città Nuova, l’emittente della diocesi di Piacenza Bobbio.
Attualmente sono in corso le trattative per la cessione ad un nuovo proprietario.
Dietro a questa decisione, amara e difficile da digerire per i numerosi ascoltatori e per gli operatori della comunicazione locale, si intuiscono forti tensioni e fiumi di veleni. Tutti ecclesiali.
Una bella panoramica della situazione è stata offerta in questi giorni dal quotidiano locale Libertà: la rassegna è disponibile on line sul blog Sacri Corridoi (http://sacricorridoi.blogspot.com/2010/03/radio-citta-nuova-story-un-mese-di.html).
Chi scrive è una giornalista cattolica da più di vent’anni (ho iniziato a scrivere sul settimanale diocesano a 16 anni) e sente il dovere di riflettere su questo evento che sta interessando la sua comunità. Ma che forse non è un caso isolato.
Viviamo in un’epoca in cui si discute ampiamente dell’utilizzo delle nuove tecnologie per evangelizzare. Il web 2.0 non è solo una moda, ma una necessità. Rivalutiamo i mezzi di informazione tradizionali. La Chiesa insiste sull’urgenza assoluta di ricorrere anche ai mass media per diffondere la Parola.
Eppure è evidente che non tutti la pensano così. Di tutto questo si può anche fare a meno. Veramente?
‘Se San Paolo rinascesse farebbe il giornalista’: così recitava il titolo di un corso per giornalisti organizzato nell’estate del 2009 dal Villaggio Paolo VI della Fondazione don Dino Foglio. Durante l’Anno Paolino in più occasioni è stato ricordato che San Paolo oggi si avvarrebbe del supporto fondamentale di tutti i mass media per divulgare il Vangelo. Tutti.
Perché san Paolo stesso, maestro indiscusso di evangelizzazione e di diffusione della Parola e della fede, ricorreva a tutti gli strumenti in suo possesso: visitava le case, parlava nelle piazze, intratteneva nelle botteghe, scriveva, predicava. Non lasciava nulla di intentato. E il suo lavoro ha dato buoni frutti. Eccome.
Così oggi viene chiesto lo stesso a noi, come credenti e come comunicatori.

Educare ai media: corso a Reggio Calabria

Posted by carmen On marzo - 9 - 2010 2 COMMENTS

di Carmen De Fontes

Educare all’uso critico dei mass media: questa la finalità del corso di formazione per docenti ed educatori organizzato dall’AIART (Associazione Italiana Ascoltatori Radio Telespettatori) e che si sta svolgendo in queste settimane a Reggio Calabria.
Il corso, iniziato giovedì 4 marzo e che proseguirà nei successivi giovedì di marzo dalle 16 alle 18:30, ha suscitato un notevole interesse e coinvolto docenti da tutta la provincia.
Il primo appuntamento ha avuto come tematica l’educazione all’uso critico dei programmi televisivi. Negli incontri successivi verranno esaminati gli altri mezzi di comunicazione: il cinema e internet e videogiochi. L’ultimo giorno sarà invece dedicato a come progettare e realizzare un filmato a scuola.
Ma perché la necessità di questo corso per i docenti e gli educatori? I media costituiscono ormai un ambiente in cui i ragazzi si muovono e dove vivono esperienze paragonabili a quelle della vita reale. Gli adulti devono dunque chiedersi con quali problematiche i ragazzi si sono confrontano davanti alla tv e navigando in internet e quale visione del mondo si creano attraverso i media. Da qui la necessità che a scuola si sviluppi, oltre alle tradizionali abilità del leggere, dello scrivere e del far di conto, anche l’educazione ai media. In particolare la media education ha tre obiettivi fondamentali: educare ai media ovvero imparare il linguaggio; educare con l’ausilio dei media; educare per i media ovvero imparare ad usarli.
E soprattutto imparare a non essere usati. Il problema di un giusto rapporto con i media non è infatti astrattamente morale, ma soprattutto comportamentale. Questo è più evidente se si pensa alla pubblicità che riesce a orientare scelte e azioni della persona annullando la razionalità del pensiero.
Di questo è ben consapevole l’AIART, associazione nata per iniziativa dell’Azione Cattolica e di altre associazioni d’ispirazione cattolica nel 1955 e che opera, condividendo l’impegno pastorale della Chiesa anche nel campo della comunicazione, per il rispetto delle norme che tutelano gli utenti dei mass media e soprattutto per la formazione. Perché protestare per la messa in onda di programmi discutibili non porta a nulla se a dettare le regole è l’auditel. Perché solo formando gli utenti a compiere scelte consapevoli davanti alla tv e navigando in rete si potrà incidere sulle decisioni di chi gestisce i mezzi di comunicazione.

L’oratorio Diocesano a Teramo

Posted by Sergio Scacchia On marzo - 4 - 2010 1 COMMENT

di Sergio Scacchia

Nelle parrocchie della città di Teramo è realtà molto diffusa quella della frammentazione delle iniziative per i giovani. Esistono tante piccole comunità, ma non c’è un centro che si occupi di coordinare e integrare le attività, siano esse spirituali che ludiche.
Un oratorio cittadino riuscirebbe, molto probabilmente, a inserirsi bene in questo che sembra un arcipelago variegato. L’idea è di collocare il centro di aggregazione, in modo trasversale rispetto a tutte le iniziative delle parrocchie. In più potrebbe accogliere anche quei ragazzi che non appartengono a nessun gruppo in particolare.
Ora questo progetto sta per diventare realtà.
Nelle settimane scorse si è svolta anche una raccolta durante le messe domenicali della Diocesi, per recuperare parte dei fondi occorrenti.
I parroci, insieme al vescovo della Diocesi di Teramo -Atri, Monsignor Michele Seccia, hanno da tempo gettato le basi, pur tra mille difficoltà, per realizzare un progetto interessante che dia seguito al lavoro che da anni portano avanti i responsabili della Pastorale giovanile.
Esiste uno studio di fattibilità da parte dell’associazione “Amici della Famiglia” per questo centro aggregativo che presto avrà finalità per luogo d’incontro, educazione e formazione.
Nei locali si potrà ascoltare musica, consultare libri, internet, proiettare film educativi, svolgere giochi di società, partecipare a convegni e seminari e praticare anche momenti di spiritualità.
Ci sarà spazio anche per attività manuali come cucito, ricamo, pittura con relativi corsi formativi. Un luogo che, secondo le intenzioni dei parroci, vedrà anche incontri di generazioni diverse e iniziative a sostegno delle famiglie.
Da alcuni mesi i prelati ne parlano nei loro incontri.
Il progetto che avrebbe un costo iniziale di circa 30.000 euro, sarebbe finanziato dalle stesse parrocchie con l’aiuto anche di contributi previsti dalla legge per le iniziative a sostegno della gioventù.
La sede è stata individuata nei locali presenti nel palazzo del Seminario in via San Berardo a Teramo, lì dove fino a poco tempo fa esisteva un negozio di abbigliamento.
Il progetto è coordinato e condiviso con i laici delle parrocchie che aiuterebbero nella parte gestionale e organizzativa.
Il tempo libero e il gioco in particolare, oltre all’evangelizzazione, saranno gli “strumenti” che l’oratorio utilizzerà quotidianamente, per far passare nei ragazzi teramani, il messaggio dei valori cristiani dell’amicizia e cooperazione fra le nuove generazioni.
Questo centro giovanile avrà anche il compito di aiutare il pronto inserimento di ragazzi e ragazze che vivono situazioni di diversità quali disagio, disabilità, o l’essere stranieri.
E’ una boccata d’ossigeno per una città che deve necessariamente pensare a nuovi spazi aggreganti e di socializzazione per i giovani.
I ragazzi a Teramo, infatti, sono alla continua ricerca di uno spazio, chiedono un contenitore che non sia solo di persone ma anche di relazioni, di dialogo, di modelli educativi.
Esiste una necessità, spesso celata nei ragazzi, cioè quella di trovare persone che si prendano cura di loro in modo autentico, accompagnandoli nella fantasia, nel trovare qualcosa di nuovo nella routine di ogni giorno con nuove proposte in apparente contraddizione con i valori spesso falsi che la società diffonde. Il nuovo oratorio diocesano, nelle intenzioni più ottimistiche, dovrà curare le interazioni con il territorio, attraverso contatti con realtà esterne, relazioni con enti e associazioni.
Insomma un progetto lodevole che, oltre a inevitabili problemi di natura finanziaria, ha comunque difficoltà di vario genere, fra cui anche l’individuazione di un’equipe di progettazione, di strategie e azioni per coordinare i volontari e le realtà parrocchiali.

Mons. Domenico Pompili a Pordenone

Posted by Matteo Maria Giordano On marzo - 2 - 2010 1 COMMENT

Si è tenuto ieri sera presso il Seminario della Diocesi di Concordia-Pordenone l’atteso intervento di Mons. Domenico Pompili all’interno del corso di formazione socio-politica sull’enciclica Caritas in Veritate, promosso dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Rufino di Concordia” di Portogruaro (VE).

Il tema della serata era “Tecnica: mito o garanzia di futuro?”, una domanda che Mons. Pompili non ha esitato a definire subito “retorica”: la tecnica, in vero, non è né mito né garanzia, bensì piuttosto “decisivo fattore umano per un verso e probabile rischio disumanizzante per l’altro”.

L’approccio al tema della tecnica non poteva non sfociare in un altro tema a lui caro, quello dello sviluppo tecnologico e dei media, che, ha ribadito “non vanno percepiti come semplici strumenti bensì come veri e propri ambienti” che ci pervadono e condizionano, portando per questo stesso motivo in sé stessi il seme della non-neutralità. Questi ambienti vanno oggi abitati consapevolmente, con atteggiamento curioso e vigile al tempo stesso, lontani da facili demonizzazioni ed eccessivi entusiasmi. Vanno capiti, compresi, utilizzati e popolati anche perché possono rappresentare  quella sorta di “cortile dei gentili” che molto bene ha raffigurato il Santo Padre nel suo recente messaggio per la 44^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

Ci troviamo in un’epoca storica in cui la Chiesa vive il passaggio da un decennio dedicato alla comunicazione ad uno dedicato all’educazione e, alla luce della Caritas in Veritate, Mons. Pompili ha indicato tre vie da percorrere per la nuova sfida educativa che il continente digitale ci pone davanti: la via della conoscenza, che ci porta alla ricerca di una verità assoluta e ultima, lontana da verità e approcci parziali; la via dell’agire rispetto a quella del semplice fare o partecipare perché solo nell’azione si giunge alla vera libertà; infine la via del vivere, trasformando il semplice “sentire” in “amore” vero e proprio, con uno slancio di fiducia senza il quale è impossibile aprirsi alla realtà oltre le apparenze.

In libreria il volume del Convegno “Dio Oggi”

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 26 - 2010 ADD COMMENTS

E’ uscito il 18 febbraio 2010 in tutte le librerie il volume edito dalla editrice Cantagalli sull’evento internazionale “Dio oggi: con Lui o senza di Lui cambia tutto” promosso dal Comitato per il progetto culturale della CEI. La questione di Dio da sempre interroga e affascina lo spirito umano, ma oggi più che mai assume il valore di un invito a spingere lo sguardo oltre la dimensione puramente “orizzontale” dell’esistenza che vorrebbe ridurre l’uomo a materia pura.
In questo volume sono raccolti gli interventi più significativi che hanno animato le giornate del convegno svoltosi a Roma tra il 10 e il 12 dicembre 2009, facendone un evento culturale senza precedenti. Nelle quattro sessioni plenarie, personalità del mondo laico e cattolico si sono confrontate davanti a un pubblico eterogeneo, attento e numeroso, su “Dio della fede e della filosofia”, Dio della cultura e della bellezza”, “Dio e le religioni” e “Dio e le scienze” dando vita a un dibattito la cui ricchezza e profondità è destinata a lasciare un segno nella cultura del nostro Paese. Oltre al messaggio di Benedetto XVI, il volume presenta le relazioni del Card. Angelo Bagnasco, Andrea Riccardi, il Card. Camillo Ruini, Robert Spaemann, Lorenzo Ornaghi, il Card. Angelo Scola, Roger Scruton, Mons. Gianfranco Ravasi, Antonio Paolucci, Francesco Botturi, Remì Brague, Massimo Cacciari, Ugo Amaldi, George Coyne, Martin Nowak, Peter van Inwagen e Mons. Rino Fisichella.
“Da molto tempo, specialmente in Occidente, il panorama culturale appare segnato dalla tendenza a ridurre Dio a un prodotto della nostra mente – spiega Sergio Belardinelli, coordinatore del Comitato per il progetto culturale della CEI -. Questo libro rilancia invece la questione di Dio come questione decisiva per ridare carne e sangue alle umane aspirazioni di verità, bellezza, libertà e giustizia. Come ha richiamato di recente Benedetto XVI, “la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio”. Non un Dio qualsiasi, ovviamente, ma il Dio personale di Gesù Cristo. Ed è precisamente questa la sfida che filosofi, teologi, storici dell’arte e della cultura, nonché scienziati di diverso orientamento culturale raccolgono in questo libro”.

VANCOUVER:“THE SHOW MUST GO ON “

Posted by marilena marino On febbraio - 22 - 2010 ADD COMMENTS

di Daniela Asaro Romanoff

Già da tempo anche le Olimpiadi dell’era moderna, i giochi sportivi nati da una felice idea del barone Pierre de Coubertin, sono stati corrotti da “sovrastrutture” commerciali e politiche, per cui pure nell’ambito olimpico la coscienza sportiva viene calpestata senza scrupoli. E’ fragile e allo stesso tempo molto forte la coscienza sportiva, come tutto ciò che è autentico, sincero, genuino; non è difficile per i figli delle tenebre calpestarla, però rinasce, rinasce sempre.

Nel corso dei secoli, dai giochi di abilità motoria, dalle gare che si svolgevano nell’antica Grecia fino ai nostri giorni, quante volte per l’attività ludica, denominata nella nostra epoca:’Sport’, ci sono stati dei momenti difficili. Ma in ogni periodo di degrado, si sono alzate delle voci forti e chiare per denunciare gli scandali e per testimoniare che la purezza e l’ onestà di pensiero non si possono eliminare. Ai tempi dell’antica Grecia il filosofo Platone derideva gli atleti, che bighellonavano alle Terme, belli, famosi, profumati, con tutti i loro muscoli … . Nulla di nuovo sotto il sole, e, quindi, chi crede nel valore dello sport, ha il dovere morale di evidenziare che anche a Vancouver, per l’ennesima volta, lo sport vero è stato aggredito dai format commerciali nonché politici, per cui … the show must go on … . La morte dell’atleta georgiano, la cui passione sportiva, ai nostri occhi, ha molto più valore di quella degli strapagati divi capricciosi del calcio, non è stata una fatalità. Uno sportivo autentico è morto a vent’anni perché i format commerciali non consentono di organizzare bene, rispettando le norme di sicurezza, una gara di slittini.

Nodar aveva detto che il tracciato era pericoloso, ma cosa può valere la parola di un ragazzino, che è autenticamente appassionato di sport, di fronte al ricavato … . Non si può perdere tempo a migliorare una pista per slittini, bisogna procedere, il dio quattrino si fa pigliare da chi va avanti, sempre avanti con determinazione. Il ragazzo è uscito di pista? E’ morto …? Ma prepariamo delle belle parole per il pubblico e i familiari, e non pensiamoci più, the show must go on … .

Dobbiamo essere consapevoli, soprattutto i giovanissimi spero che acquisiscano questa consapevolezza: lo Sport è in una fase di fortissimo degrado, il materialismo, la disonestà di pensiero e di azione lo stanno deteriorando e, quindi, noi veri sportivi abbiamo il compito di difenderlo dai tanti sproloqui e avidità nonché aridità.

NODAR E’ SEMPRE VIVO NELLA COSCIENZA SPORTIVA UNIVERSALE.

Muoiono, ancor prima di nascere, le grandi competizioni commerciali-politico-mediatiche. Tali faraonici spettacoli attraggono coloro che preferiscono la superficialità e la passività.

Ragazzi, svegliatevi, non siate superficiali, e, quindi, sappiate distinguere tra sport vero e mistificazioni, le mistificazioni lusingano, ma offrono tanta amarezza, chiedendo in cambio i compromessi più subdoli.

Ultimo commento su queste Olimpiadi invernali: la torcia olimpica, che dovrebbe avere un grande significato sportivo, è recintata, per cui molti turisti si sono giustamente lamentati, non riuscendo a fotografarla, riflettiamo, è davvero emblematico che la torcia olimpica sia … ‘imprigionata’.

STRISCIA LA NOTIZIA…

Posted by marilena marino On febbraio - 13 - 2010 ADD COMMENTS

Colgo l’occasione dei festeggiamenti che si terranno in Assisi il 14 Febbraio nella Basilica di S Chiara, in occasione del premio televisivo, per parlare di Parola, Comunicazione e Notizia.Oltre ad essere Patrona della televisione, Santa Chiara è una moderna santa dei nostri tempi che senz’altro adotterebbe tra i suoi protetti anche il mondo dei media e questo nuovo giornale NOBELL.IT !

Perchè nuovo?! Quale potrebbe essere la caratteristica di NOBELL?

1) Il non giudizio: lì dove lo stile del Cristiano si caratterizza dal non esprimere frettolosamente un pre-giudizio nei confronti dell’altro, COMUNICARE una notizia deve poter diventare innanzitutto un “incontro speciale”, una stanza, dove gli altri che leggono,possano sentirsi accolti e quasi “fasciati” da essa.

2) Non il Sabato è fatto per l’uomo, ma l’uomo è fatto per il Sabato!

Un giornale dovrebbe assolvere a questa delicata funzione:essere un servizio per “l’incontro di Dio con l’uomo”, un libero “luogo virtuale” che apre le porte davvero all’appuntamento reale con il Cristo fatto Carne, che, ancora una volta,ripete la sua Kenosis, e si “abbassa” con piacere fino allo stato di “creaturalità”, proprio per studiare e capire l’umana e terrena condizione dell’uomo e le sue innumerevoli e intricate relazioni.

3) spesso s. Chiara citava l’immagine dello specchio: anche NOBELL.IT è come un grande specchio sfaccettato, una colorata fotografia dell’essere umano che soffre, vive e gode nel suo attuale momento storico, forse aspettando che questo decisivo momento dell’incontro col Salvatore, lo possa in qualche modo “giustificare” proprio attraverso “la notizia”.

E’ importante partire,quindi,anche, nella stesura di un articolo, dalla vera realtà umana, anche se bisogna fare i conti a volte con il suo aspetto piu’ crudo, duro e accidentato, affinchè, con un intelligente percorso “indotto” giornalistico, quella stessa appannata realtà, possa essere riportata alla “luce”, avvalorata con giusti contenuti evangelici, fino a godere, alla fine, di una gratificante “elevazione” spirituale e umana che andrà a tutto vantaggio del lettore.

4) La notizia diventa “BUONA NOTIZIA”!

Essa lo diventa, quando assume la stessa dimensione “Redentiva” di Cristo, usando la “formula Pasquale” nello stile comunicativo:partire dal degrado e dal disagio della notizia, fino a portare nel lettore,la stessa speranza e certezza della Resurrezione della Pasqua che si tinge di cangianti colori: dal viola della morte, al bianco fulgore della vita!

Quello che spesso il mondo giornalistico e dei media trascura, è proprio la mancanza di una via d’uscita della notizia, facendole mancare l’aspetto Pasquale, che ne è il segreto, almeno dovrebbe esserlo per un giornale come NOBELL.IT!

5) Puo’ instaurare, chi scrive, una sorta di “Pastorale Sacramentale Virtuale” con il lettore?

Se chi scrive l’articolo, ci entra davvero dentro, la vive in prima persona e ,non solo in modo descrittivo, potrebbe davvero far “veder la luce” al lettore e innestare in lui un processo quasi “liturgico”. L’incontro tra il Buon Pastore e la pecora smarrita, puo’ ” materializzarsi” anche tra le righe di un articolo, perchè un’ Azione Liturgica, se fatta con fede, che altro è, in fondo, se non: Incontro con la Parola, commozione e processo anche di conversione e revisione di vita, azione di grazie per aver “sentito” che tra quelle righe passa Dio con il suo amore?

6) in un mondo dove la gente si affaccia alla finestra mediatica, NOBELL.IT, puo’ diventare un piccolo ” Paradiso virtuale”: Il vecchio Adamo, distrutto dal peccato che sta ancora nascosto e vagando in cerca della verità, puo’ riascoltare, ancora piu’ intensa e amorevole, la voce di Dio che lo chiama e lo invita a dialogare con lui! Questa volta proprio sotto forma di una comunicazione digitale!

Su NOBELL.IT, si puo’!!!!

Le nuove crociate

Posted by Sergio Scacchia On febbraio - 8 - 2010 ADD COMMENTS

Mentre viene presentato il ricorso del governo italiano contro la sentenza della Corte di Strasburgo che intende cancellare la presenza dei crocifissi dalle aule scolastiche, quattordici pagine pensate per evitare la scomparsa di un simbolo religioso che è parte integrante della storia e della cultura di un popolo, nella Diocesi di Teramo Atri in Abruzzo fa ancora discutere l’iniziativa del sindaco di Giulianova, popolosa città di mare a pochi chilometri dal capoluogo teramano. Saranno guai per chi intende toccare il crocefisso. Nelle scuole del comune chi si azzarda a toglierlo dalle pareti, rischia una sanzione di 500 euro. Il Primo Cittadino, Francesco Mastromauro e la sua giunta hanno firmato un’ordinanza contro la sentenza della Corte di Strasburgo. Il Crocifisso è “espressione dei valori civili che hanno un’origine religiosa, pur nel rispetto della laicità dello Stato” ed inoltre costituisce un “simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti), che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato”. E’ quanto si legge nell’ordinanza che il sindaco Francesco Mastromauro ha firmato, con la delibera adottata dal Consiglio Comunale. L’ordinanza è stata notificata per l’esecuzione ai dirigenti dei Circoli Didattici e ai responsabili di ogni struttura pubblica. Prevede per i trasgressori una sanzione amministrativa di 500 €.
Il Primo Cittadino che, secondo alcuni collaboratori legge le biografie dei grandi uomini per scoprire come affrontano le difficoltà, non vuole sentir parlare di atto coraggioso. “Ho solo applicato – si schernisce- qualcosa a protezione dei sani principi e dei valori umani”. E poi continua-“Credo che tutti i colleghi d’Italia dovrebbero fare un’azione del genere, pur nel rispetto della laicità dello Stato, non credo proprio che una croce in classe possa offendere i sentimenti di qualcuno o violare la libertà di chicchessia”. E’ partita una campagna di controlli da parte della polizia municipale nelle scuole del territorio di ogni grado, anticipata da lettere informative ai Dirigenti dei vari Istituti. I vigili visiteranno una a una tutte le aule per verificare che nulla sia stato toccato. Le croci, insomma, dovranno essere lasciate in pace, almeno fin quando non sarà noto l’esito del ricorso presentato dal governo italiano alla decisione della Corte Europea di Strasburgo. Giulianova, quindi, è stata la prima città a prendere una posizione netta nel teramano.
Pareri discordanti per questa iniziativa sono stati espressi da altri sindaci e da alcuni Dirigenti scolastici per i quali la laicità dello Stato e della sfera pubblica non devono essere condizionati e occupati da simboli e dottrine religiose.
Il Vescovo Monsignor Michele Seccia, ha affidato all’organo ufficiale della Diocesi, “l’Araldo Abruzzese”, le sue considerazioni: “è importante – ha detto- non confondere l’unione Europea con la Corte di Strasburgo. Sono entità diverse, perché l’Unione si è già pronunciata in merito, riconoscendo le radici culturali cristiane dell’Europa. I valori che hanno fondato il continente sono fuori discussione; tutte le altre considerazioni che si possono fare, in chiave religiosa, ma anche laica, vedono l’uomo nella sua condizione di ricerca della verità e della libertà, che ancora oggi continua a subire crocifissioni”. La Corte europea, in nome della libertà e tolleranza ha deciso che i crocifissi dovranno essere tolti dalle aule scolastiche italiane. Dovremmo a questo punto censire quanti effettivamente ne sono rimasti. Si, perché molti ricordano di essere cristiani solo quando si sentono attaccati. Probabilmente, se la croce fosse stata tolta senza clamore, pochi se ne sarebbero accorti o lagnati. Chiediamoci se la croce è ancora l’unità di misura del nostro vivere cristiano.
A conclusione è giusto ricordare quanto gli italiani abbiano nel cuore l’identità della croce, basta osservare cosa stanno facendo tanti sindaci, presidi, consigli comunali, direttori di giornali, ministri, deputati, senatori, parroci, vescovi, insegnanti, province, teatri, associazioni d’imprenditori, cittadini tutti. Evitiamo di parlare di scontro di civiltà.  E’ il massimo dell’anticristiano usare la croce per dividere o combattere. Le braccia allargate del Cristo non escludono nessuno.

AGESCI: AD ASSISI CONVEGNO NAZIONALE ASSISTENTI ECCLESIASTICI

Posted by marilena marino On febbraio - 5 - 2010 ADD COMMENTS

Si svolgerà ad Assisi, presso la Pro Civitate Christiana, il 9 e il 10 febbraio, il terzo convegno nazionale degli assistenti ecclesiastici dell’Agesci. Un versetto del Vangelo di Luca sui discepoli di Emmaus “Non ci ardeva forse il cuore mentre conversava con noi lungo il cammino?” è il tema scelto per l’incontro, che si pone in continuità con i due convegni nazionali precedenti, del 2006 e del 2008. Con l’appuntamento di quest’anno si vogliono approfondire gli aspetti teologici, fondativi e pastorali della catechesi narrativa, con lo sguardo sempre attento al cammino della Chiesa italiana che si avvia ad iniziare il decennio sull’educazione. Il convegno mira a proseguire nel cammino di formazione degli assistenti ecclesiastici, mantenendo viva in questo modo l’attenzione verso l’educazione alla fede proposta in Agesci, e a caratterizzare sempre meglio la figura e il ruolo dell’assistente ecclesiastico. Relatori al convegno saranno mons. Agostino Superbo, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, mons. Michele Seccia, vescovo di Teramo-Atri, padre Jean-Pierre Sonnet, professore ordinario presso l’Università gregoriana, e don Nicolò Anselmi, direttore del Servizio di Pastorale Giovanile della Cei.

I Giusti contro i totalitarismi

Posted by marilena marino On gennaio - 28 - 2010 ADD COMMENTS
Da un angolo della periferia di Milano si parte per uno straordinario viaggio attraverso il secolo breve alla ricerca del bene che non muore neppure nei momenti più oscuri. Gabriele Nissim, storico e documentarista è stato il primo viaggiatore. Ha iniziato tanti anni fa, studiando il dissenso oltre l’ex cortina di ferro e rimanendo impressionato dalla negazione della Shoah da parte del comunismo. Senza contare i tentativi di diversa matrice di ridimensionare l’Olocausto. Ultimo, quello del presidente iraniano Ahmadinejad. Nel 1999, alla fine di un secolo contrassegnato da genocidi e di un decennio nel quale i massacri di massa erano ricomparsi in Ruanda e nei Balcani, ha pensato che alla base della collina del Montestella, costruita con le macerie della seconda guerra mondiale, ci stava bene una foresta della memoria che parlasse dei buoni di tutto il secolo. Così ha dato vita al comitato per la foresta dei Giusti del mondo, in inglese Garden of the righteous worldwide: Gariwo. E ha piantato alberi a Milano prendendo come riferimento lo Yad Vashem di Gerusalemme, il primo giardino dei giusti, e la sua commissione presieduta per 30 anni dal leggendario giudice Moshe Bejski, il cacciatore di buoni che scovò 20 mila eroi sconosciuti che aiutarono gli ebrei a salvarsi dai nazisti. Così sulla collina milanese, dal 2003 parte il viale dei Giusti, alberato con i pruni che ricordano uomini e donne i quali, dice un passo della Bibbia «hanno salvato una vita e perciò hanno salvato il mondo intero».

Professor Nissim, chi sono per lei i Giusti?
«Penso che la definizione oggi vada estesa da coloro che hanno aiutato le vittime della Shoah a tutti quelli che hanno aiutato le vittime dei totalitarismi, che si sono quindi ribellati al male assumendosi una responsabilità individuale. Sono percorsi complessi. Hannah Arendt ricorda che nel corso del ’900 si sono susseguite ideologie totalitarie che stravolgevano la realtà. Mentire, rubare, uccidere diventava legittimo per il bene dello Stato, del partito. della razza. Allora il Giusto è colui che arriva a recuperare la coscienza individuale infrangendo il muro».

Oggi chi sono?
«È un Giusto il giornalista turco Hrant Dink, ucciso qualche anno fa nonostante parlasse del massacro degli armeni avvenuto 90 anni fa. O il console italiano in Ruanda Pierantonio Costa, che nel 1994 ha salvato centinaia di persone trasportandole sulla sua auto e corrompendo i miliziani. E Svetlana Broz che ha raccolto storie di uomini e donne serbi, bosniaci e croati che si sono opposti alla pulizia etnica nei Balcani. In questo senso parliamo di ‘memoria responsabile’, perché, se si resta confinati alla seconda guerra mondiale, si rischia di cristallizzare il concetto universale di Giusto che è sempre attuale. Sono orgoglioso di avere nell’associazione la Comunità ebraica, che lo ha capito, insieme a quella armena e al Comune di Milano».

Ma i Giusti hanno collocazione politica?
«Assolutamente no. Penso alle storie di Giorgio Perlasca o Guelfo Zamboni, il console di Salonicco che celebriamo domani a Milano al teatro Derby con 800 studenti delle quarte e quinte classi di 15 scuole superiori. Entrambi fascisti, hanno aiutato molti ebrei a salvarsi dalla deportazione mettendo a rischio la propria vita. Per molti anni abbiamo sofferto per una visione politicamente corretta, per cui solo gli antifascisti erano Giusti. Invece la loro memoria è trasversale».

Ovvero?
«L’anno scorso abbiamo piantato al Montestella un albero per la giornalista russa Anna Politkovskaja e quest’anno ricordiamo nel convegno internazionale di domani a Milano Marek Edelman, morto quattro mesi fa, che fu vicecomandante della rivolta ebraica nel ghetto di Varsavia, ma che non volle mai migrare in Israele perché doveva custodire le tombe dei suoi. E celebriamo lo scrittore sovietico Vassilij Grossman che in epoca staliniana scrisse il Libro nero sul genocidio degli ebrei nei territori sovietici occupati dai nazisti, censurato fino al 1989, e poi Vita e destino, sequestrato dal Kgb dove per la prima volta parla del bene insensato. Raccontava storie minori di speranza, come la dottoressa che va a morire in un lager nazista con un suo piccolo paziente perché doveva proteggerlo. Ma era considerato eversivo dal comunismo. La similitudine con il nazismo e il concetto di campo come luogo di eliminazione dei dissidenti creavano imbarazzo».

Dove si orienterà in futuro la ricerca?
«Nell’est europeo. Penso a figure del dissenso polacco come Jacek Kuron, il giornalista Adam Michnik o a Jan Karsky, cattolico e membro della resistenza che nel 1943 denunciò la tragedia della Shoah con chiunque potesse incontrare: politici, giornalisti, diplomatici. Dopo la fine del conflitto si battè contro l’antisemitismo ed era molto apprezzato da Giovanni Paolo II».

Cosa pensano le giovani generazioni dell’Olocausto e dei genocidi?
«Non sono certo indifferenti. Il coinvolgimento delle scuole è uno dei nostri obiettivi e riscontriamo sempre grande interesse da parte di allievi e professori. A patto di non mettere i ragazzi di fronte al male assoluto, meglio raccontare storie e percorsi individuali che fanno capire come in ogni circostanza l’uomo ha la possibilità di scegliere il bene. Si appassionano se capiscono che il modello è replicabile e anche oggi si può scegliere in silenzio di diventare eroi». Il Giardino dei giusti inaugurato di recente a Padova. In basso lo storico Gabriele Nissim.

Paolo Lambruschi

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