I Testimoni Digitali riuniti a Roma
dal nostro inviato Floriano Cartanì
Si è completato con la giornata di chiusura, che ha visto anche il saluto del Santo Padre alle delegazioni giunte da tutte le diocesi italiane, il congresso nazionale dei cosiddetti Testimoni Digitali. Alla tavola rotonda finale, che si è conclusa con l’intervento del Santo Padre, hanno preso parte padre Federico Lombardi (Direttore della Sala Stampa e del Centro Radio-Televisivo Vaticano), la dott.ssa Lorenza Lei (Vicedirettore generale della RAI) ed il dott. Marco Tarquinio (Direttore del quotidiano “Avvenire”). Il coordinamento è stato affidato al Dott. Vittorio Sozzi (Responsabile Servizio Nazionale per il Progetto Culturale), il quale si è riferito direttamente a quelle persone che, nella comunità cristiana, hanno scoperto e voluto mette a frutto – per passione o per professione – il carisma della comunicazione e della cultura, in tutte le sue forme. “È anche a queste persone e figure – ha ribadito Sozzi - , sapientemente in collegamento fra loro, che occorre dare centralità nella vita delle parrocchie e delle realtà ecclesiali, così come avvenuto nel 2002 con < Parabole mediatiche > che otto anni fa, seppe avviare una vasta semina in questa direzione”. Intrigante non solo il titolo dato al simposio, al quale hanno partecipato alcuni tra i massimi esperti della comunicazione digitale e non, ma anche le numerose relazioni dei conferenzieri che si sono alternati nel corso degli interventi.
Dunque la Chiesa intende dare una risposta precisa alla comunicazione digitale, non solo come più recente e mutevole scenario che la sta sempre più interpellando ma, attraverso la comprensione delle esigenze comunicative presenti attualmente, vuole guardare anche ad futuro di questa nuova frontiera, nel quale essa stessa rischia di arretrare se non corre ai ripari. Senza mezzi termini i conferenzieri hanno parlato di “rete internettiana” non solo come uno spazio-contenitore, bensì di un vero e proprio “ambiente” (seppur digitale) in cui si discute, si scambiano opinioni, ci si incontra, si fa social network, come si dice ultimamente. E la Chiesa, da sempre vicino all’ambiente dell’uomo, non può e non deve certamente sottrarsi a questa incipiente domanda di presenza. Certo, come ha precisato lo stesso Mons. Domenico Pompili, parafrasando il frammento di Luca (5,33-39) sugli otri vecchi ed il vino nuovo: “ Non esiste una risposta a buon mercato. Ci sono però una serie di condizioni preliminari, ineludibili per ciascuno di noi, senza le quali è impossibile attivare qualsiasi comunicazione umana. Anche in quella del Vangelo, oggi, c’è qualcosa di nuovo e qualcosa di vecchio - ha sottolineato il Sottosegretario e Portavoce della CEI – (…) Il nuovo è naturalmente la buona notizia, spumeggiante e dirompente come un vino novello; il vecchio è paradossalmente la comunicazione, che è soggetta a innovazioni rapide e presto datate, a mutamenti che cominciamo a comprendere solo quando sono passati.” Gli ha fatto eco il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana il quale, nel corso del proprio intervento, ha ricordato l’impegno della comprensione e della progettazione della presenza della Chiesa nel mondo dei media digitali: “Come dice lo stesso Papa – ha precisato Bagnasco – è un ambito pastorale vasto e delicato (…) perciò la Rete, in un certo senso, rappresenta per noi gli < estremi confini della terra > che il Signore Gesù domanda di abitare in nome della nostra responsabilità per il Vangelo. La nostra è anzitutto testimonianza di Gesù, cioè capacità di rimandare, di rinviare alla trascendenza della sua opera e della sua missione.” Infine un’aula Paolo VI pressoché stracolma degli oltre 8mila intervenuti al raduno, ha fatto la sua comparsa il Santo Padre Benedetto XVI il quale, con paterna accoglienza ha rivolto il suo saluto alla folla che in festa lo inneggiava scandendo il suo nome. Seppur breve, l’intervento del Papa è risultato molto intenso ed incisivo ed ha toccato le tematiche della nuova frontiera della comunicazione digitale, che può celare però delle insidie: “ Il tempo che viviamo – ha ribadito Papa Ratzinger – conosce e realizza un’inedita convergenza tra i diversi media, ma nel contempo segna un nuovo fossato. Si parla, infatti, di digital divide, che separa gli inclusi dagli esclusi e va ad aggiungersi agli altri divari, che già allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno. (…) Si assiste allora a un inquinamento dello spirito, quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi (…). Questo Convegno, invece, punta proprio a riconoscere i volti, quindi a superare quelle dinamiche collettive che possono farci smarrire la percezione della profondità delle persone.”















