Saturday, May 19, 2012

L’orchidea di acciaio

Posted by marilena marino On marzo - 24 - 2012 ADD COMMENTS

È lo straordinario personaggio di Aung San Suu Kyi, paladina del movimento democratico in Birmania, fondatrice della Lega nazionale per la democrazia nel 1988, premio Nobel per la pace nel ’91 e donna dal notevole carisma umano e politico, ad aver ispirato l’ultimo film del regista francese Luc Besson, un dramma umano che s’inscrive nel più ampio dramma politico di uno dei popoli più violentemente sottomessi alla dittatura militare. Una lunga lotta per la libertà (che continua tutt’oggi) alla quale Aung San Suu Kyi ha dedicato sé stessa e la sua vita, affrontando in questo lungo e impervio percorso tantissime dolorose difficoltà che l’hanno resa portatrice sana di una lotta pacifica per la democrazia capace di opporsi alla più ostile legge della violenza.

Nel 1947, quando bambina di soli due anni Aung San Suu Kyi (rigorosamente interpretata da Michelle Yeoh) vede per l’ultima volta suo padre (il generale Aung San, leader della lotta indipendentista birmana, fatto fuori dai suoi avversari politici), il suo destino è già scritto. Nonostante, infatti, gli anni di separazione dal proprio paese natio trascorsi successivamente in Inghilterra (dove Suu Kyi sposerà il professore universitario Michael Aris David Thewlis – dal quale avrà due figli) e l’apparente distacco dalla lotta verso l’indipendenza iniziata da suo padre, quando nel 1988 la donna tornerà in patria per assistere la madre, scoprirà con i propri occhi gli orrori e le violenze che ancora tengono in ginocchio il suo paese. E sarà, a quel punto, naturale e quasi doveroso per lei riprendere in mano il lascito politico e morale lasciatole del padre per ricominciare la lotta là dove il genitore era stato costretto ad abbandonarla. Una lotta che porterà avanti con l’aiuto del suo popolo (eletta a guida per plebiscito popolare) e della sua famiglia (sempre disposta a sostenerla pur nella disperazione di non poterla più vedere). Quelli che seguiranno saranno per Suu Kyi anni di glorie (la schiacciante vittoria alle elezioni del 1990 e l’assegnazione del Premio Nobel l’anno seguente), ma anche di grande buio (la ripresa del potere con la forza da parte della dittatura militare subito dopo le elezioni e il successivo periodo di arresti domiciliari al quale seguirà uno stato di semi-libertà che le impedirà comunque di lasciare il paese – se non in via definitiva – e di vedere i figli e il marito, spentosi – senza più vedere sua moglie – nel 1999 per un cancro alla prostata). Una storia giocata tutta sul filo di valori profondissimi e immarcescibili mirabilmente veicolati dallo spirito di una donna che per la sua esemplare dualità (grazia endemica e indomita forza) è stata poi non a caso ribattezzata l’orchidea d’acciaio.

“ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO”

La fedeltà familiare e la vocazione a preservare i diritti delle comunità sono i valori che accompagnano e sostengono The Lady, un film in cui ritroviamo (poco) la cinetica d’azione cara al regista francese, ma che fa invece ancora una volta leva su una grande figura di donna, che arriva a essere quasi una summa di tutte le qualità delle ‘eroine’ femminili transitate per i film di Besson. Un ritratto molto accorto e rispettoso della storia originale (ri)visitato attraverso le lenti intimiste del dramma famigliare che finirà per condurre la donna di fronte alla tragedia di dover scegliere tra il suo popolo e la sua famiglia, e che rifugge invece l’approfondimento più strettamente storico-politico, lasciato quasi a fare da sfondo insieme alla bucolica immagine delle pagode al calar del sole e dei paesaggi mozzafiato che accentuano la suggestione narrativa. Un Besson divulgativo e facilmente accessibile (con qualche vetta d’emozione) che, nonostante la patina melò in cui avvolge la pellicola, riesce nell’intento di portare alla luce questa immensa – ma troppo poco conosciuta – figura di donna che (in tempi di forte crisi dei valori) può rappresentare l’esempio vivente di un valore positivo ante-litteram.

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Crisi, Sfida Per Cambiare

Posted by marilena marino On gennaio - 11 - 2012 ADD COMMENTS

di Mariangela Musolino

LA CRISI, SFIDA PER UN CAMBIAMENTO

 

A Perugia l’incontro di riflessione prende spunto dal documento proposto da CL su scala nazionale che suggerisce un modo “propositivo” di affrontare la crisi.

 

Perugia – Giovedì 12 Gennaio presso la Sala dei Notari, alle ore 21, si terrà il dibattito sul tema “La crisi, sfida per un cambiamento”. L’iniziativa è della comunità umbra di Comunione e Liberazione e prende spunto dal documento nazionale diramato nello scorso mese di Ottobre dal movimento cattolico fondato da don Luigi Giussani, che si interroga sulle opportunità per la rinascita di una nuova civiltà, nascoste fra i grandi disagi sociali e personali annessi alla crisi globale in corso.

Al dibattito di Perugia interverranno Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Carmine di Martino, docente di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Milano e la giornalista Gabriella Mecucci.

 

L’assunto principale della proposta ciellina è quello che la realtà di per sé è positiva, in quanto “ci rimette continuamente in moto, provocandoci a prendere posizione di fronte a ciò che ci accade”.

 

Prendendo spunto dalle tante realtà positive che pure in questi tempi difficili sussistono, lottano ogni giorno e continuano a credere in un mondo migliore possibile, l’analisi di CL vuole appellarsi all’ingegno, al desiderio di conoscenza e di creatività ed alla forza di aggregazione sentiti oggi da tante persone.

 

Crisi, dunque, come opportunità di prendere in mano la propria vita e la propria fede vivendole con un senso nuovo. In tale direzione il documento di Comunione e Liberazione auspica che anche sul piano della politica, messi da parte schieramenti di potere e ideologie diverse, si possa lavorare collegialmente per il vero bene comune, rilanciando lo sviluppo del Paese e investendo su quegli “io in azione” – che siano singoli o comunità – in grado di cambiare la realtà in meglio con il proprio impegno responsabile quotidiano.

Questo, tra l’altro, deve essere il ruolo dei cattolici nella vita della società italiana, nella quale si auspica i cattolici siano i primi a portare segni di speranza e di bene per la collettività.

Ufficio Stampa:

Mariangela Musolino

www.aa98comunicazione.com

speedmar@alice.it

339.3358038

Riportiamo delle riflessioni sulla crisi del Papa:

Benedetto XVI: la crisi esprime il profondo malessere della nostra società. Servono nuove regole.

 

 

«Nuove regole che assicurino a tutti» di vivere dignitosamente e sviluppare le proprie capacità a beneficio di tutti. Le chiede papaBenedetto XVI per la crisi economica che, nata in Occidente, incide anche sui Paesi in via di sviluppo. Uscire dalla crisi, dice, non significa solo «arginare le perdite individuali» o «nazionali». Il pontefice ha voluto ricordarlo agli ambasciatori accreditati in Vaticano, che ha ricevuto nella Sala Regia del Palazzo Apostolico per il tradizionale e solenne scambio di auguri d’inizio anno. In questa occasione, è stato reso noto che il prossimo 14 gennaio Benedetto XVI incontrerà il presidente del Consiglio Mario Monti. Il papa e il premier italiano si sono incontrati brevemente il 18 novembre scorso, quando l’allora neopremier è andato all’aeroporto di Fiumicino espressamente per salutare papa Ratzinger in partenza per il suo viaggio apostolico in Benin.

 

«Gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale», non devono far dimenticare che la crisi che viviamo nel momento attuale è anche «politica e sociale» e rappresenta «la drammatica espressione di un profondo malessere» della società, ha proseguito Benedetto XVI, per il quale «la crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull’esistenza umana e sull’importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica: non soltanto per cercare di arginare le perdite individuali o delle economie nazionali, ma per darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità a beneficio dell’intera comunità». L’esortazione del pontefice ai Governi e ai cittadini dei 180 Paesi che hanno rapporti diplomatici con la Santa Sede, è dunque a «non scoraggiarsi ma riprogettare risolutamente il cammino, con nuove forme di impegno».

 

La crisi economica e finanziaria mondiale «non ha colpito soltanto le famiglie e le imprese dei Paesi economicamente più avanzati, ma ha inciso profondamente anche sulla vita dei Paesi in via di sviluppo», ha proseguito Benedetto XVI. E nei Paesi dell’Occidente dove ha avuto origine, ha aggiunto, si è creata una situazione difficile «in cui molti, soprattutto tra i giovani, si sono sentiti disorientati e frustrati nelle loro aspirazioni ad un avvenire sereno». In particolare, infatti, «gli effetti dell’attuale momento di incertezza colpiscono particolarmente i giovani». «Dal loro malessere – ha ricordato Papa Ratzinger – sono nati i fermenti che nei mesi scorsi hanno investito, talvolta duramente, diverse Regioni».

 

«In Italia prosegua in un rapporto equilibrato fra Chiesa e Stato»

Il papa, poi, ha rivolto all’Italia «un particolare pensiero, al termine del 150esimo anniversario della sua unificazione politica»: «Le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato italiano hanno attraversato momenti difficili dopo l`unificazione. Nel tempo, però, hanno prevalso la concordia e la reciproca volontà di cooperare, ciascuno nel proprio ambito, per favorire il bene comune. Auspico che l’Italia continui a promuovere un rapporto equilibrato fra la Chiesa e lo Stato, costituendo così un esempio, al quale le altre Nazioni possano riferirsi con rispetto e interesse».

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Donne e uomini al potere

Posted by marilena marino On novembre - 25 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

Dopo la stucchevole serie di Elisa di Rivombrosa che siamo state costrette a beccarci  di recente dalle reti mediaset, volenti o nolenti, abbiamo raggiunto il massimo della considerazione riguardo al target maschile di indice di gradimento: ci siamo accorte che il massimo che gli uomini possano scegliere sono quel genere di donne non molto ingombranti fisicamente, abbastanza non belle di volto, quel tanto che basta perchè dalle loro sottili labbra e nasi un po’ aristocratici, per non dire deformati, escano languide parole a volte prive di contenuto, ammantate di innocenti accenni di sapienza, sufficiente per aumentare di molto la coda del pavone maschio che, indisturbato, puo’ quindi guadagnare la sua comoda clientela femminile e garantirsi senza fatica un nutrito stuolo di finte-candide pulzelle al suo seguito.

Davvero interessante la fresca esposizione mediatica di un illustre filosofo italiano che, parafrasando in un recente convegno l’atteggiamento dell’uomo di fronte ad una donna con ” attributi”, ha denunciato anche con fresca ironia l’essere maschile come ” un codardo e problematico individuo”, allorquando, volendo uscire a cena con una donna ,che prima pensava poter essere solo una bella presenza da “adescare”, subito viene preso da terrore e trasforma l’allettante rendez vous gestito alla meglio con rose e acquolina in bocca, in un incubo devastante e un pericolo da disinnescare immediatamente. Cosa è accaduto a quest’uomo che gia’ pregustava la tanto desiderata intimita’ con la fanciulla? E’ accaduto semplicemente che questa donna, oltre ad avere una presenza, ha un cervello, e che cervello!

Adesso incominciano i guai…l’uomo si ritira piano piano e inizia a sentirsi leggermente disturbato, perchè quell’irruzione di bomba e cervello guastano i suoi piani di potere, viene a disturbare il suo io narcisistico e pieno di concetti sbagliati che ha riguardo all’idea di donna. In realta’ questi soggetti si dimostrano essere dei veri maschilisti, ma non solo….viene messo in luce che, forse, soggetti del genere non amano le donne ma, per delle loro profonde problematiche, le odiano, non hanno di loro stima, anzi, si attorniano  del genere femminile proprio perchè in fondo non amano nessuna di esse, ma le sfruttano e vengono prese in giro a loro insaputa: anzi, costituiscono per questi uomini solo un oggetto di profondo dispezzo interiore. Ben vengano allora le fanciulle apparentemente fragili e innocue che, in verita’, come Elisa di Rivombrosa, sembrano innocue, ma celano dietro quella loro parvenza di eterea femminilita’, una trappola di adescamento peggiore delle procaci rappresentanti del genere femminile. Quantunque fossero lo stesso belle , il problema rimane sempre il cervello, perchè per l’uomo che si senta superiore, è difficile scendere alla pari e considerare queste donne alla pari di lui, ameno che, specie rarissima, l’umilta’ di quest’ultimo non sorpassi in stile e intelligenza l’imbarazzante sit commedy che si è venuta a creare. Cosa molto difficile!

Donne e potere, insomma, o uomini e potere. Mi viene in mente il libro di Bruno Vespa, ” L’amore e il potere”.

Questo libro di Bruno Vespa è assai diverso da tutti gli altri: non racconta i retroscena della politica (che pure non mancano), ma i retroscena dell’anima. Con una serie di vicende finora mai rivelate, o dissepolte da un lungo oblio. Quanti sanno che Mussolini era forse bigamo? Che Umberto di Savoia amò la cantante Milly? Che Francesco Cossiga ha ottenuto, dopo sette anni di istruttoria, l’annullamento del suo matrimonio? Veronica Berlusconi per la prima volta parla dopo la famosa lettera alla «Repubblica» in cui chiedeva «pubbliche scuse» al marito. Daniela Fini per la prima volta svela il suo stato d’animo dopo la recentissima separazione. Azzurra Caltagirone per la prima volta traccia un ritratto di Pier Ferdinando Casini, appena sposato.

E ancora di Vespa ” Donne di cuori”

Dall’antica Grecia ai giorni nostri un nuovo appassionante libro sul rapporto amore-potere. La storia (e i retroscena) dei rapporti tra amore e potere dalla mitologia greca e da Roma antica alle cronache del Terzo millennio, da Elena di Troia a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Silvio Berlusconi : il libro spazia nei secoli passati e in ogni paese del mondo, e ci mostra che quasi tutti i potenti hanno avuto un enorme interesse per le donne, e che le donne hanno saputo approfittarne in modo talvolta intelligente, spesso spregiudicato (Cleopatra rappresenta, in questo senso, un modello forse insuperabile). Così, pagina dopo pagina, si aprono al lettore scenari inediti: papi rinascimentali che accrescono il loro potere sistemando figli e nipoti, le favorite dei re di Francia più colte e brillanti (oltre che più belle) delle stesse regine, Napoleone vittima delle sue amanti e della sua incredibile ingenuità, Garibaldi scrittore di appassionate lettere d’amore, Cavour che rinuncia al matrimonio per il potere… Ma anche la bulimia sessuale di John F. Kennedy e di Bill Clinton, gli amanti segreti di lady Diana e la sua guerra con Camilla (tradita a sua volta da Carlo), la furia erotica di François Mitterrand e di Carla Bruni, l’andirivieni sentimentale di Cécilia e Nicolas Sarkozy.

Insomma, se ci fosse piu’ sincerita’ e riconoscimento autentico delle capacita’ peculiari di ognuno, piu’ limpidezza e confronto nei rapporti uomo donna, finirebbe questa sanguinosa lotta dei sessi. La parita’ si gioca innanzitutto sull’aprirsi al dialogo vero e sull’autoaccusarsi delle proprie attitudini deficitarie in una discesa umilissima dei propri errori , sulle denunce dei propri sbagli e delle  ipocrisie mascherate efficientemente, per un  rispetto reciproco delle differenze accettate e stimate e per un giusto e reale riconoscimento della donna di qualsiasi ambiente a cui essa appartiente, senza discriminazioni aberranti di classe elitarie, perchè sono queste malsane condizioni che determinano le ingiustizie, sono cioe’ le condizioni” a prescindere da “con cui si realizzano delle scelte, o a favore o contro.” La verita’ vi fara’ liberi!” Il potere è una forma accecante da combattere e da deninciare, sia che le donne lo cerchino sotto mentite spoglie, sia che gli uomini lo esibiscano per trattare queste ultime da “fontane per il loro narcisismo individuale”. Che il potere, come ha detto ultimamente il Papa, diventi servizio e disposizione autentica a decifrare tra i mille volti di donna, quelle che maggiormanete hanno meno voce nella storia e che potrebbero per il loro valore, decidere veramente  e segnare le sorti dell’umanita’. Come la donna per eccellenza, Maria di Nazareth, che , infischiandose del potere, ebbe il coraggio di crescere suo figlio Gesu’ nella vera liberta’ che doveva essere quella , unica, di relaizzare il progetto di Dio sulle terra per tutti gli uomini e non solo per alcuni. L’unico potere che anche Pilato esercitava, assieme a Cesare ed Erode e per il quale Cristo dice” Tu non avresti nessun potere se non ti fosse stato dato dal cielo”, è quello del figlio di Dio il quale ” non considero’ un privilegio, un tesoro geloso, la sua natura divina, ma anzi si anniento’ si spoglio’ e umilio’ se’ stesso,assumendo la condizione di Servo”.

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Alzo gli occhi verso i Monti

Posted by marilena marino On novembre - 24 - 2011 ADD COMMENTS

di Nobell.it

Strasburgo, 24 novembre 2011 – Francia, Italia e Germania sono unite a sostegno dell’euro e consapevoli della gravità della situazione: “Siamo tutti e tre determinati a lavorare nello stesso senso, per sostenere l’euro”. Lo ha affermato il presidente francese Nicolas Sarkozy, nella conferenza stampa al termine del vertice di Strasburgo con il presidente del Consiglio Mario Monti e con la cancelliera della Germania Angela Merkel (arrivata in ritardo causa guasto aereo): “Siamo perfettamente coscienti della gravità della situazione – ha specificato Sarkozy -, ma abbiamo piena fiducia nel governo italiano. C’è la nostra volontà, mia e anche di Merkel, di sostenere e aiutare l’Italia” ha continuato il presidente francese. E il cancelliere tedesco ha aggiunto: “Le misure strutturali previste da Monti sono impressionanti. Auguriamo al nuovo presidente del Consiglio pieno successo per un lavoro non semplice e lo sosteniamo”. RISANARE CONVIENE – Il premier italiano, incassata la fiducia dei partner, ha chiarito: “Ho illustrato al presidente Sarkozy e alla cancelliera Merkel il programma in corso di articolazione del Governo che ho l’onore di presiedere e ho insistito sull’interesse dell’Italia, al di là dei vincoli europei, di perseguire in modo rigoroso gli obiettivi di consolidamento della finanza pubblica entro termini serrati, confermando l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013″. Monti non ha risparmiato le promesse: “Come tutti i Paesi Ue intendiamo fare nostro compito a casa. L’alto debito ci impone sforzi particolari e obiettivi ambiziosi. Ma vogliamo anche dare il nostro contributo alla soluzione di problemi comuni”. EUROBOND? NEIN, DANKE – Con quali ricette? Gli eurobond “non sono necessari” ha ribadito Angela Merkel, precisando che “le posizioni della Germania non sono cambiate” ma che la questione oggi “non è essere a favore o contro “E’ pericoloso parlare di eurobond senza parlare di governance e parlare di governance, senza parlare di sanzioni”, è stato più morbido Sarkozy. In ogni caso Francia, Germania e Italia hanno concordano sulla necessità di “rispettare l’indipendenza” della Bce. “Su questa istituzione – ha scandito bene le parole il presidente francese – è essenziale astenersi da giudizi positivi o negativi”. E le debolezze dell’area euro? “Devono essere superate passo dopo passo – ha proclamato la Merkel -. Il mio discorso di ieri non ha cambiato nulla, se facciamo il primo passo per rendere il patto di stabilità più forte questo è un passo ma siamo ancora lontani da avere tutti le stesse idee. Ogni paese ha delle idee per il futuro del patto di stabilità. Gli eurobond o stability bond, comunque si chiamino, cercano di livellare la competitività e questo è un segnale sbagliato. Bisogna invece dire quello che non si deve fare o che si deve continuare a fare, riconquistare la fiducia e arrivare dove eravamo prima della crisi, ai tassi d’interesse pre-crisi, e se tutti lavoriamo in maniera logica verso un processo di convergenza ci si potrà arrivare altrimenti ci si indebolirà tutti”. CONTRASTO FORTE – Permane pertanto, sullo sfondo del ‘mini-summit’, lo scontro tra Francia e Germania sul ruolo della Bce e il ‘no’ sempre più ostinato di Berlino agli eurobond. Ancora stamattina il ministro degli Esteri francese Alain Juppè aveva infatti ribadito: “La Banca centrale europea deve recitare un ruolo essenziale per ristabilire la fiducia”. Concetto respinto in toto dalla Germania, contraria a cambiare il mandato della Bce, che – secondo Berlino – non deve diventare un ‘prestatore di ultima istanza’, sul modello della Federal reserve americana, come si sollecita ormai da settimane in un tentativo di contenere la crisi. Gia sugli Eurobond era scoppiato ieri un evidente caso diplomatico. Il ‘Libro verde’ della commissione europea con tre opzioni per l’introduzione degli Eurobond e l’invito di Barroso a non avere posizioni dogmatiche avevano profondamente irritato Berlino. UNIONE FISCALE – Più aperto Monti: “Dobbiano andare verso una unione fiscale se vogliamo dare una stabilità radicale all’Eurozona e questo richiede regole e meccanismi per una applicazione sicura di quelle regole”. In questo quadro, secondo Monti, “gli eurobond potrebbero dare un contributo significativo”. “E’ stata una discussione molto costruttiva di tre grandi economie della zona euro ed è importante che abbiamo potuto scambiarci le idee e conoscere i piani del nuovo governo italiano e cosa c’è nella sua agenda”, ha concesso la Cancelliera. AGGIORNAMENTO DEI TRATTATI – In ogni caso Francia e Germania ”presenteranno nei prossimi giorni proposte comuni di modifica dei trattati per migliorare la governance della zona euro e perché ci sia più integrazione e convergenza nelle politiche economiche”, anticipa Nicolas Sarkozy. Possibile che si vada più a fondo già nel prossimo vertice trilaterale in programma in Italia: “Sono lieto che il presidente Sarkozy e la cancelliera Merkel abbiano accettato l’invito a venire presto a Roma per proseguire questa discussione fruttuosa”, ha annunciato il presidente del Consiglio, Mario Monti, ma stando ben attento a non urtare la suscettibilità degli altri Paesi membri: “E’ inutile sottolineare – ha aggiunto il premier – che una stretta collaborazione non vuol dire il venir meno dello spirito comunitario. Metteremo questa collaborazione a disposizione di un beneficio più ampio”. Sulle proposte di modifica dei trattati europei “c’è un accordo tra me, Monti e la Merkel – precisa Sarkozy -. Presenteremo i dettagli prima del 9 dicembre. Intanto lavoriamo assieme e ci scambiamo informazioni tutti i giorni”. A proposito della riforma dei trattati e più in particolare della prospettiva di un’unione fiscale europea la Merkel ha precisato che “ci stiamo occupando dei dettagli, ce ne occupiamo a livello politico. Ci sono delle proposte, ma non c’entrano niente con la Bce. Come dice Sarkozy, la Bce è indipendente e quindi la revisione del Trattato Ue non la riguarda”. Messaggio forte e chiaro. Poco apprezzato dai mercati, subito in flessione, rispetto ai pronunciati rialzi della mattin.LO SCENARIO – Un vertice che segna il rientro sulla scena europea dell’Italia, dopo mesi in cui tutte le decisioni più importanti della zona euro sono state prese dall’asse franco-tedescoIn questo contesto di scontro franco-tedesco, Monti è chiamato “ad apportare considerazioni e idee nuove, visto che è la prima volta che incontro Merkel e Sarzkoy” da premier, aveva detto due giorni fa lo stesso presidente del Consiglio. Che, da sostenitore degli eurobond, a condizione che “non siano elusivi della disciplina fiscale”, aveva chiarito: “Sono e continuerò ad essere dell’idea che non debbano esistere dei tabù sugli oggetti delle discussioni”.

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Scuse al Vaticano per l’Unità d’Italia

Posted by Giuseppe Delprete On maggio - 4 - 2010 1 COMMENT
(Con la consulenza e contributo della  storica e giornalista Angela Pellicciari)
Il Presidente Berlusconi, qualche mese fa, in occasione della Festa dei giovani del PDL  con una battuta, ha mandato all’aria centocinquanta anni di storiografia ufficiale. Sponsorizzando il mio primo libro (Risorgimento da riscrivere) ha testualmente detto: “in preparazione per l’anno 2011 del centocinquantenario della storia d’Italia consiglio a tutti ragazzi e meno ragazzi di andare a rivedere la nostra storia degli ultimi 150 anni” perché “è stata raccontata in una maniera diversa dalla realtà quindi credo che per una esigenza di verità sia bene per tutti andarsi a rinfrescare la memoria o a correggere ciò che è stato scritto erroneamente”.
Un’altra esigenza di verità è stata sottolineata da Berlusconi, quella relativa all’occupazione italiana della Libia: “Ho chiesto perdono alla Libia per ciò che gli italiani avevano fatto verso il popolo libico”. Cosa c’entra la Libia con l’unità d’Italia? C’entra.
Quando praticamente tutto il mondo protestante, liberale e massonico cospirava per l’unificazione italiana formato Savoia, per giustificare l’invasione sabauda è stata propagandata una versione dei fatti radicalmente falsa. Versione che fino ad oggi nessun presidente del Consiglio si era mai neanche lontanamente sognato di mettere in dubbio.
Secondo la leggenda Vittorio Emanale II sarebbe andato a liberare i popoli gementi sotto il malgoverno pontificio e borbonico. In realtà i popoli hanno gemuto, e molto, dopo la liberazione. I Savoia ed i loro governi dichiaravano di muoversi in nome di una moralità superiore a quella degli altri stati: in nome di una monarchia liberale e costituzionale. Se non che, mentre l’articolo 1 dello Statuto dichiarava la religione cattolica unica religione di stato, sono stati soppressi tutti gli ordini religiosi della chiesa di stato. E così, nel corso di circa venti anni, 57.492 persone, tanti erano i membri degli ordini religiosi, vengono messi sul lastrico, cacciati dalle proprie case, privati del lavoro, della missione, della vita che liberamente avevano scelto.
I beni degli ordini religiosi sono in gran parte svenduti ai liberali (l’1% della popolazione) che si appropriano per due lire dell’ingente patrimonio artistico e culturale accumulato nel corso del tempo dall’Italia cattolica. Migliaia di palazzi, intere biblioteche, archivi, quadri, sculture, oggetti sacri, inghiottiti in un battibaleno. Oltre a ciò, più di cento sono le diocesi italiane lasciate senza vescovo mentre i preti che non cantano il Te Deum -per l’ordine morale che trionfa- sono imprigionati e multati (nel 1859 è entrato in vigore un nuovo codice di diritto penale che toglie al clero qualsiasi libertà di parola). Lo storico marxista Emilio Sereni parla di 2.565.253 ettari di terra appartenenti alla chiesa o al demanio alienati e venduti.
Quale la conseguenza? Povertà diffusa, carceri strapiene, ingiustizia dilagante, smisurato aumento della tassazione, crollo del numero di proprietari terrieri.
Una propaganda martellante, che ancora oggi perdura, cerca di giustificare la cura liberale in nome della presunta arretratezza culturale e morale dell’Italia preunitaria. E’ così che la storia si è trasformata, per dirla con Leone XIII, in una “congiura contro la verità”. Elencando i meriti dell’Italia cattolica, nell’enciclica Nostis et nobiscum del 1846, Pio IX ricorda fra l’altro come, proprio grazie al cattolicesimo, l’Italia non abbia partecipato alla conquista del mondo cui le altre nazioni si erano abbandonate. Papa Mastai scrive che la fede “distolse gli animi degl’Italiani da quella luce passeggera di gloria, che i lor maggiori, soprastando essi nelle armi, avevano riposto nell’incessante tumulto delle guerre, nell’oppressione degli stranieri, e nell’assoggettare a durissimo servaggio quel maggior numero di uomini che per loro si potesse”. Invece di fare guerre di conquista coloniale, gli italiani hanno eccelso in opere di misericordia: “Di qui nelle precipue città dell’Italia, templi meravigliosi, ed altri monumenti dell’evo cristiano, edificati non già per mano di uomini gementi sotto intollerabile schiavitù, ma eretti dallo zelo di spontanea carità; e per tutto pii Istituti, quali per l’esercizio della Religione, quali per l’educazione della gioventù, quali per coltivare a dovere le lettere e le arti, quali per conforto degl’infermi, quali per sollievo dei bisognosi”.
La celebrazione del centocinquantenario dell’unità d’Italia è causa di polemiche a non finire. Ci si ripromette di tutto. Si è anche pensato di organizzare a Gaeta una poco probabile riconciliazione tra “borbonici” e “piemontesi”! Si evita però accuratamente di fare i conti col convitato di pietra: Pio IX. Si elude lo scoglio centrale: la chiesa e, quindi, il popolo italiano.
E se, per celebrare l’unità d’Italia secondo giustizia e verità, chiedessimo perdono agli italiani e alla chiesa di allora? Se facessimo con noi stessi quello che il nostro premier ha avuto il coraggio di fare con la Libia? Torneremmo ad essere una grande nazione, con una storia formidabile che dura da più di duemila anni.

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La giustizia che non muore.

Posted by Sergio Scacchia On aprile - 26 - 2010 ADD COMMENTS

È più che mai attuale quello che anni fa scriveva Igino Giordani, scrittore, giornalista e politico italiano, direttore della Biblioteca Apostolica Vaticana e cofondatore del Movimento dei Focolari di Chiara Lubich: “…se la Chiesa è immersa nell’umanità, per esserne anima deve poterla seguire nelle sue grandi trasformazioni, non mutando le proprie verità ma inserendole nelle forme nuove”.
Il succo del discorso è che la Chiesa non è separata dal mondo ma vive in esso.
Dal fondo dei secoli a oggi, torna ancora di attualità il discorso della montagna: “Beati i poveri di spirito perché di questi è il Regno dei cieli…..beati coloro che hanno fame e sete di giustizia….”.
Il termine biblico di “giustizia” riguarda la volontà di Dio rivelata nella storia della salvezza per cui il Creatore ama tutti, anche se peccatori e quelli che hanno fame e sete di giustizia altro non sono, che quelli che desiderano l’attuazione della volontà di Dio sulla terra.
Di che tipo di giustizia possiamo parlare in un mondo oggi dove due terzi degli uomini patiscono la fame, l’altro terzo, pur avendo pane, spesso soffre di fame spirituale derivante dalle angosce e dalle frustrazioni di vite difficili? Quale giustizia può essere praticabile quando si continuano a potenziare le tecniche belliche capaci di sterminare la vita a scapito d’iniziative in grado di risolvere i disordini culturali e politici di tanti paesi nel mondo?
Spesso Benedetto XVI ha legato i temi della vita e della giustizia. In uno dei suoi appelli ha detto: “…diventano sempre più drammatici quei meccanismi che producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono l’esistenza umana, offendendo la vita e colpendo i più deboli”.
Il cristiano deve contribuire a formare società giuste, ma come? Se lo chiedono tutti gli uomini di buona volontà nell’ora di maggiore carestia di quell’energia vitale che è la carità.
Diventa urgente l’intervento dei laici che devono più che mai riacquistare amore per la Chiesa, intesa come luogo di giustizia per recuperare pieno senso della vita così come ideata e realizzata dal Creatore.
Noi, i più, siamo nella Chiesa senza avere piena coscienza dei suoi valori. Realizziamo a malapena qualche pratica di pietà, magari superstiziosa, ma senza amore profondo per la giustizia, senza solidarietà, senza essere, come chiedono i Vangeli, braccia di Cristo. Siamo inerti, riducendoci alla pratica della santa Eucarestia domenicale, senza una vera partecipazione ma come semplici spettatori. Questo sperpero di valori offre il fianco a ideologie materialiste e a nuove forme di politiche che non tengono conto di fratellanza e di equità sociale.
Ecco, se gli ideali che il Cristo Risorto ha portato nel mondo si incarneranno veramente in milioni di spiriti, forse potremo sperare nella civiltà della Ragione che è Gesù il quale è Amore, Giustizia, Vita. Allora sì che la Costituzione, massima espressione umana, veramente riuscirà a fondersi con il Cristianesimo donando la concreta speranza di un mondo nuovo libero da ingiustizie come la fame, le guerre, il razzismo, realizzando la vera rivoluzione nella vita religiosa, familiare, sociale dell’umanità.

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A ricordo del Terremoto dell’Aquila

Posted by Giuseppe Delprete On aprile - 6 - 2010 ADD COMMENTS

La notte del 6 aprile 2009 il terremoto ha distrutto la città dell’Aquila, provocando 70 mila sfollati. Circa venticinquemila aquilani hanno ricordato nella notte le vittime partecipando alla fiaccolata partita dalle frazioni di Torrione, Sant’Elia, Roio, Pettino e arrivata in piazza Duomo. Qui, nella piazza che la notte di un anno fa accolse subito i cittadini che avevano lasciato le loro abitazioni, i rintocchi della campana della chiesa delle Anime Sante hanno onorato la lettura dei nomi delle vittime.  Poi, una messa di suffragio, nella basilica di Collemaggio, Celebrazione che gran parte degli aquilani ha potuto seguire solo attraverso i maxischermi posizionati esternamente. Al termine della messa, il vescovo ausiliare,  Mons. Giovanni D’Ercole, ha dato lettura  del messaggio inviato dal segretario di Stato del Vaticano, Tarciso Bertone. Nessun incidente, ma solo tanto dolore anche se in precedenza, nel corso del Consiglio comunale straordinario svoltosi nel tendone allestito in piazza Duomo, non era mancata qualche sporadica contestazione durante la lettura del messaggio del presidente del Consiglio da parte del cosiddetto “popolo delle carriole”. Nel suo messaggio, Berlusconi ha ricordato l’impegno della Protezione civile: “70 mila persone intervenute a vario titolo nelle attività di sostegno alle popolazioni colpite, con 5.957 tende, con 107 le cucine da campo, con 47 posti medici avanzati e un ospedale da campo a supporto del locale nosocomio parzialmente inagibile oltre ai quasi 200 nuovi edifici antisismici costruiti in tempi record. Alla riapertura dell’anno scolastico tutti i 17.567 studenti della zona colpita dal sisma – ha aggiunto – hanno regolarmente ripreso l’attività”.

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Media e religione: solo lo 0,8% di copertura negli Stati Uniti

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 31 - 2010 1 COMMENT

Ci vorrebbe un Osservatorio di Pavia anche per la religione. È il primo pensiero che salta in mente scorrendo l’interessante studio pubblicato nei giorni scorsi negli Stati Uniti e dedicato a quanto e come i media d’Oltreoceano seguono le vicende in materia di religione.

Dopo aver analizzato ben 68.700 notizie pubblicate nel corso del 2009, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che esse rappresentavano solo uno striminzito 0,8% del totale delle notizie (percentuale tra l’altro simile a quella ottenuta da altri argomenti quali l’istruzione o l’immigrazione). Percentuale estremamente bassa, ma addirittura inferiore a quella del 2008, quando un analogo studio ne aveva riscontrata una dell’1%. Per avere un termine di paragone, quelle in tema di assistenza sanitaria hanno avuto, nel corso del medesimo arco temporale, una copertura dell’11% totale delle notizie.

Circa due terzi di dette notizie, informa sempre lo studio, si incentrano su storie che hanno avuto luogo negli Stati Uniti mentre solo un terzo originano fuori dei confini nazionali. Le tv via cavo (che negli States hanno un’audience notevole) hanno dato maggior spazio alle notizie che mescolavano tra loro religione e politica, come ad esempio il dibattito seguito all’elezione di Obama ed i suoi rapporti con la fede. Le grandi reti televisive nazionali, dal canto loro, come NBC, CBS e ABC, hanno invece dato maggior spazio ad eventi internazionali, quali la visita del Papa in Medio Oriente o la revoca della scomunica ai vescovi lefebrviani.

Il rapporto analizza anche un importante trend: è destinato a crescere –vi si afferma infatti- il ruolo dei nuovi media come principale luogo deputato a riportare notizie e discussioni intorno alla religione, mentre è destinato a diminuire il numero di coloro che si occupano di tali questioni nei media tradizionali.

Per tornare all’inizio del post, è un peccato che simili accurate ricerche non vengano svolte anche nel nostro Paese.

(via SpiritualSeeds)

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Elezioni: Prometti e denigra; i consigli del fratello a Cicerone.

Posted by Giuseppe Delprete On marzo - 28 - 2010 ADD COMMENTS
(In un manuale raccomandazioni “attuali” per la candidatura a console)
“Occupati dell’intera città, di tutti i collegi, dei distretti, dei quartieri; se ti saprai procurare l’amicizia dei loro principali rappresentanti, potrai conquistarti agevolmente la massa”. Oppure: “Fai in modo che, se in qualche modo è possibile, sorga nei confronti dei tuoi avversari un sospetto, appropriato al loro comportamento, o di colpa o di lussuria o di sperpero”. Sembrano i consigli rivolti a un candidato in corsa per la tornata amministrativa che si terranno questo fine settimana, invece hanno più di duemila anni. A dispensarli, nel 64 avanti Cristo, Quinto Tullio Cicerone, fratello minore del più celebre Marco, in “corsa” per la carica di console, la massima carica politica della Repubblica. Un manualetto di campagna elettorale a tutti gli effetti, che la Salerno editrice ripubblica a ridosso delle elezioni a cura di Paolo Fedeli, docente di Letteratura latina a Bari, e con la presentazione di una “vecchia volpe” della politica italiana come Giulio Andreotti. Un vademecum – il “Commentariolum petitionis”, come recita il titolo originale – tanto più utile quanto il destinatario è un “homo novus” che non è romano di nascita e che non potendo contare sull’appoggio delle fazioni aristocratiche deve rovesciare una sfavorevole situazione iniziale. L’oratore alla fine riuscì nell’impresa, ma più che il valore di testimonianza sul modo di concepire più di duemila anni fa una campagna elettorale, a colpire sono i mezzi che Cicerone jr. elenca al fratello per diventare uno spregiudicato politico di successo. Una foto scattata 20 secoli fa che risulta tuttavia quanto mai attuale, vista la ricorrente presenza di temi quali brogli, compratori di voti e corruzione.

Qualche esempio? Le promesse: “Ciò che non puoi fare, rifiutalo in modo cortese, o addirittura non rifiutarlo: la prima è comunque la caratteristica di un uomo onesto, la seconda di un buon candidato”, scrive Quinto Tullio, come a intendere che la condizione di candidato e di uomo onesto siano inconciliabili. Ma sopratutto, sottolinea Cicerone jr, è importante essere vaghi: “Largheggiando nelle promesse, conviene esprimersi in termini allusivi e generici, senza assumere impegni precisi: ciascuno interpreterà le parole del candidato nel senso che riterrà più utile”. Oppure le amicizie da coltivare, anche quelle meno raccomandabili, purché portino voti: “Tu puoi in piena onestà – cosa che non ti sarebbe consentito nel resto della vita – ammettere alla tua amicizia tutti quelli che vuoi. Se invece non lo facessi con molti, e scrupolosamente, in una campagna elettorale, non sembreresti affatto un candidato”.
E se per contrastare gli avversari è lecita l’arma della denigrazione (“fai in modo di far sorgere nei confronti dei tuoi avversari un sospetto”), non bisogna neppure escludere la possibilità di ricorrere all’intimidazione, cercando di “suscitare negli avversari il timore grandissimo di un processo e dei rischi che essi comporta”. Il fine giustifica i mezzi, insomma, con un anticipo di 15 secoli su Machiavelli. Al tempo stesso, un manuale che con i dovuti aggiornamenti potrebbe risultare utile ancora oggi, come riconosce indirettamente anche Andreotti nell’introduzione: “All’osservatore appena attento ai meccanismi della politica contemporanea non sfugge che, al di là dei cambiamenti di superficie, la sostanza delle cose non è cambiata né punto né poco”. Nihil novi sub sole Romae.  (Il Velino, Paolo Fantauzzi)

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Chiesa Italiana e Mezzogiorno

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 25 - 2010 ADD COMMENTS

“La criminalità organizzata non può e non deve dettare i tempi dell’economia e della politica meridionali”: i vescovi italiani denunciano duramente la “tessitura malefica” delle mafie, che “avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud”. E mettono in guardia dal “rischio di tagliare fuori il Mezzogiorno dai canali della ridistribuzione delle risorse, trasformandolo in un collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo”. Nel documento “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, la Cei si schiera col Sud, senza nascondere i problemi “irrisolti” ma soprattutto lanciando un appello “al coraggio e alla speranza”: “Facciamo appello alle non poche risorse presenti nelle popolazioni e nelle comunità ecclesiali del Sud, a una volontà autonoma di riscatto, alla necessità di contare sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare tutte le espressioni di solidarietà che devono provenire dall’Italia intera”. Un invito soprattutto per i giovani, chiamati a “parlare e testimoniare la libertà nel e del Mezzogiorno” e ad “abbracciare la politica intesa come servizio al bene comune ed espressione più alta della carità sociale”.


POLITICA – I vescovi sottolineano “l’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”. Di fatto, “l’elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni, non ha scardinato meccanismi perversi o semplicemente malsani nell’amministrazione della cosa pubblica, né ha prodotto quei benefici che una democrazia più diretta nella gestione del territorio avrebbe auspicato”. La Cei auspica “nuove forme di partecipazione e di cittadinanza attiva” e un maggiore coinvolgimento dei giovani in politica, investendo sulla loro formazione e capacità “per disporre domani di una classe dirigente adeguatamente preparata”. Infine, un appello: “Abbiamo il dovere di annunciare che i cambiamenti sono possibili. Non si tratta di ipotizzare scenari politici diversi, quanto, piuttosto, di sostituire alla logica del potere e del benessere la pratica della condivisione radicata nella sobrietà e nella solidarietà”.

MAFIE – Una “piaga”, un “cancro”, una “tessitura malefica”: i vescovi non lesinano parole per condannare ogni forma di criminalità organizzata, dalle ecomafie al controllo malavitoso del territorio. “Le mafie sono strutture di peccato” avverte la Cei, invitando la stessa Chiesa meridionale a “non limitarsi alla denuncia” e a “non cedere alla tentazione di non parlare più del problema o di limitarsi a parlarne come di un male antico e invincibile”. Il documento cita le “luminose testimonianze” di don Pino Puglisi, don Giuseppe Diana e del giudice Rosario Livatino, che “ribellandosi alla prepotenza della criminalità organizzata, hanno vissuto la loro lotta in termini specificamente cristiani”. A fianco di questi fenomeni, la Cei punta il dito contro “diffuse attività illecite non sempre collegate alle organizzazioni criminali, ma ugualmente deleterie (usura, estorsione, evasione fiscale, lavoro nero…)”.

FEDERALISMO – I vescovi chiedono “un sano federalismo”, “solidale, realistico e unitario” che sarebbe “un passo verso una democrazia sostanziale, se riuscisse a contemperare il riconoscimento al merito di chi opera con dedizione e correttezza all’interno di un ‘gioco di squadra’ (…) Ci è congeniale considerarlo come una modalità istituzionale atta a realizzare una più moderna organizzazione e ripartizione dei poteri e delle risorse, secondo la sempre valida visione regionalistica di don Luigi Sturzo e di Aldo Moro”. La soluzione federalista – si legge nel documento – ha il compito di “stimolare una spinta virtuosa nel bonificare il sistema dei rapporti sociali, soprattutto attraverso l’azione dei governi regionali e municipali, nel rendersi direttamente responsabili della qualità dei servizi erogati ai cittadini, agendo sulla gestione della leva fiscale”.

LAVORO E GIOVANI – “I giovani del Meridione non devono sentirsi condannati a una perenne precarietà che ne penalizza la crescita umana e lavorativa”: è questo l’appello dei vescovi, unitamente alla condanna del lavoro sommerso che “non frena” la disoccupazione, che “non è certo un sano ammortizzatore sociale” e “sconta talune palesi ingiustizie intrinseche (assenza di obblighi contrattuali e di contribuzioni assicurative, sfruttamento, controllo da parte della criminalità)”, oltre al fatto che “causa delusione e frustrazione e allontana ancora di più il mercato del lavoro del Sud dagli standard delle altre aree europee”. I vescovi invitano il Sud a investire in formazione, ma anche a valorizzare potenzialità e risorse, come la posizione strategica nel Mediterraneo, il patrimonio ambientale e culturale. Inoltre, “le regioni meridionali devono saper trovare una unità strategica, coordinandosi di fronte alle esigenze sociali in vista di una politica economica che porti effettivamente alla crescita”.

ASSOCIAZIONISMO – La Cei valorizza il ruolo dell’associazionismo – religioso e non – diffuso soprattutto tra i giovani, che hanno dato vita a “esperienze di volontariato e a reti di solidarietà, non volendo più sentirsi vittime della rassegnazione, della violenza e dello sfruttamento”. La Chiesa nel Sud, “non si è solo allineata con la società civile più coraggiosa, rigettando e stigmatizzando ogni forma di illegalità mafiosa, ma soprattutto si è presentata come testimone credibile della verità e luogo sicuro dove educare alla speranza per una convivenza civile più giusta e serena. Le Chiese hanno fatto sorgere e accompagnato esperienze di rinnovamento pastorale e di mobilitazione morale, che hanno coinvolto numerosi laici e tante aggregazioni laicali, sia tradizionali sia di recente creazione, come le associazioni antiusura e antiracket”.

IMMIGRAZIONE – “La massiccia immigrazione dall’Europa dell’Est, dall’Africa e dall’Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà. Molto spesso – si legge nel documento – proprio il Sud è il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati”.

SOLIDARIETÀ – “La condivisione è il valore su cui prioritariamente vogliamo puntare” scrivono i vescovi. Che coniugano la solidarietà nazionale con il protagonismo della popolazione del Sud: “Per non perpetuare un approccio assistenzialistico (…), occorre promuovere la necessaria solidarietà nazionale e lo scambio di uomini, idee e risorse tra le diverse parti del Paese”. Uomini e donne del Sud “non possono attendere da altri ciò che dipende da loro” e “va contrastata ogni forma di rassegnazione e fatalismo”, favorendo invece “un atteggiamento costruttivo”. Ugualmente, si fa appello a una vera solidarietà, perché – ribadisce la Cei – “il Paese non crescerà se non insieme”. Così se da una parte vanno “ripensate e rilanciate le politiche di intervento” a favore del Mezzogiorno, dall’altra “l’impegno dello Stato deve rimanere intatto nei confronti dei diritti fondamentali delle persone, perequando le risorse, per evitare che si creino di fatto diritti di cittadinanza differenziati a seconda dell’appartenenza regionale”.

(estratto da “il Velino”)

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Non si governa la Chiesa come si fa con le cose umane

Posted by brunomastro On febbraio - 24 - 2010 ADD COMMENTS

di Bruno Mastroianni, Tempi, 18.2.2010

Non c’è da preoccuparsi per il disco rotto che è tornato a suonare: “il Papa è isolato e non si preoccupa di governare”. Si è detto lo stesso per tutte le altre vicende mediatiche del pontificato. Cambiano le circostanze ma il tasto che alcuni battono è sempre quello.

E il problema non è nemmeno Ratzinger: si dicevano cose simili anche per Wojtyla, il quale secondo i soliti critici, troppo proteso all’esterno, trascurava la curia. Probabilmente, se ci cimentassimo in una disamina dei pontificati degli ultimi duemila anni, per ogni Papa troveremmo un coro di voci critiche pronte a spiegare come governare meglio la Chiesa.

Perché, alla fine, la questione è un’altra: tutto nasce dall’errore di trattare la Chiesa con gli stessi guanti con cui si maneggiano le cose umane. Non a caso in tante analisi – dotte e informate agli occhi dell’opinione pubblica – c’è sempre una medesima lacuna. Tra misurazioni degli equilibri di potere, rilievi su sbavature di governo, raccolta di indiscrezioni e proiezioni su scenari futuri, raramente c’è traccia di quell’unica domanda che varrebbe la pena porsi: cos’è che da duemila anni fa funzionare la Chiesa? Seguendo questa pista, di sicuro, si potrebbe iniziare a capire perché Benedetto – come tanti altri predecessori – più che alle manovre curiali si dedica ai contenuti della fede.

Nel recente messaggio per la Quaresima il Papa cita Gesù che definisce «ingenuo e miope» chi crede che il male dipenda solo da cause esteriori: per realizzare il bene occorre anzitutto che cambino i cuori. Un testo da rileggere, visto il periodo.

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Italia-Santa Sede, 81 anni di collaborazione.

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 19 - 2010 ADD COMMENTS
E’ stato di Gianni Letta il compito di presentare  il quadro dei rapporti diplomatici tra governo e istituzioni ecclesiastiche (Cei e Vaticano), che rimane caratterizzato da un clima cordiale e di collaborazione, nonostante corti circuiti delle parti.  Nella ricorrenza dell’81esimo anniversario della firma dei Patti lateranensi  è “andata bene” – come hanno confermato il presidente della Repubblica e il premier – la riunione tra le autorità italiane e quelle vaticane e della Chiesa italiana,  tenutasi alla  sede dell’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Nel corso della riunione, i vescovi italiani hanno discusso dei finanziamenti alle scuole paritarie e il governo si sarebbe impegnato a garantire maggiori risorse. In oggetto si è parlato anche di bioetica con riferimento all’eventuale documento Cei di linee guida su questo argomento.
Nelle sale di Palazzo Borromeo, faceva eco  il “caso Boffo” , in diversi capannelli e in modo del tutto informale. Una presenza reale e d’eccezione, invece, è stata l’opera del Caravaggio “La Cena di Emmaus”, esposta alla vigilia dell’inaugurazione della mostra su Michelangelo Merisi, alle Scuderie del Quirinale, in occasione del IV centenario della sua morte.

Tra governo e Santa Sede hanno partecipato diversi ministri: Giulio Tremonti, Claudio Scajola, Ferruccio Fazio, Maurizio Sacconi, Altero Matteoli, Andrea Ronchi, oltre al premier Silvio Berlusconi. Presente anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che lasciando l’ambasciata ha parlato di clima di “cordialità e grande sintonia”. Tra le presenze a Palazzo Borromeo, anche Renata Polverini, candidata del Pdl alla Regione Lazio, che ha raccolto l’incoraggiamento delle gerarchie ecclesiastiche. Per parte vaticana erano presenti il cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone con i suoi ufficiali, diversi cardinali, vescovi e monsignori.

L’ambasciatore Zanardi Landi ha riservato anche ospitalità al presidente degli ebrei italiani Renzo Gattegna. Presente l’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede Mordechai Lewy, e quello della Repubblica islamica dell’Iran. Tra gli ospiti anche Pierferdinando Casini, Gianni De Michelis, Rocco Buttiglione, Francesco Rutelli – trattenuto in dialogo con monsignor Rino Fisichella e il cardinale Bagnasco -, il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, il direttore dell’Osservatore romano Giovanni Maria Vian. Rappresentate anche le principali organizzazioni cattoliche. Tra i presenti anche don Alessio Geretti, ideatore e curatore della recente mostra “Il potere e la gloria” ospitata a Palazzo Venezia.

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Segretario Generale del Vicariato di Roma

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 16 - 2010 ADD COMMENTS

Nominato il Segretario Generale del Vicariato di Roma

Don Paolo Mancini, parroco del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo a Collina Fleming, è il nuovo Prelato Segretario del Vicariato di Roma. La nomina del Papa è stata annunciata venerdì 12 febbraio alle 12, dal Cardinale Vicario Agostino Vallini ai parroci prefetti della diocesi, ai direttori degli Uffici e ai dipendenti del Vicariato, nel Palazzo Lateranense.

Nato a Roma il 7 maggio 1962, don Mancini ha frequentato il liceo classico San Leone Magno ed è stato alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove è entrato nel 1984 dopo tre anni di studi alla Facoltà di Medicina della Sapienza. Alunno della Pontificia Università Gregoriana, ha conseguito la licenza in teologia con la specializzazione in Teologia morale. Ordinato presbitero per la diocesi di Roma, è stato vicario parrocchiale al Preziosissimo Sangue per un anno. Dal 1991 al 1997 è stato assistente-educatore nel Seminario Maggiore. Per quattro anni ha diretto poi l’Ufficio catechistico diocesano, per poi guidare per sette anni la comunità di San Giuseppe da Copertino, nel quartiere della Cecchignola. Dal 2002 al 2008 è stato padre spirituale del Seminario degli Oblati del Divino Amore. Sempre nel 2008 era stato nominato alla guida della parrocchia del Preziosissimo Sangue.  Il cardinale Vallini, soddisfatto per la scelta di un parroco per l’incarico di Prelato Segretario, ha detto: «è un po’ il governatore del Vicariato, è il moderatore della Curia, una Curia “speciale” perché ha rapporti con tante istituzioni, anche nazionali». A don Mancini ha chiesto inoltre «impegno e capacità di accoglienza». Ringraziando per la fiducia riposta nei suoi confronti, il nuovo Prelato Segretario del Vicariato ha citato una lettera di Madre Teresa di Calcutta scritta a un sacerdote: «Hai detto di sì a Gesù e Lui ti ha preso in parola».

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Caso Boffo: la Segreteria di Stato

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 10 - 2010 1 COMMENT
La Segreteria di Stato della Santa Sede interviene scrivendo una nota sulle vicende che in queste ultime due settimane sono apparse sui giornali circa  le dimissioni dell’ex direttore di Avvenire Dino Boffo e la presunta implicanza del direttore de L’Osservatore Romano Gian Maria Vian.  Di seguito è pubblicato il testo integrale del comunicato.

«Dal 23 gennaio si stanno moltiplicando, soprattutto su molti media italiani, notizie e ricostruzioni che riguardano le vicende connesse con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico italiano “Avvenire”, con l’evidente intenzione di dimostrare una implicazione nella vicenda del direttore de “L’Osservatore Romano”, arrivando a insinuare responsabilità addirittura del cardinale segretario di Stato. Queste notizie e ricostruzioni non hanno alcun fondamento.

In particolare, è falso che responsabili della Gendarmeria vaticana o il direttore de “L’Osservatore Romano” abbiano trasmesso documenti che sono alla base delle dimissioni, il 3 settembre scorso, del direttore di “Avvenire”; è falso che il direttore de “L’Osservatore Romano” abbia dato – o comunque trasmesso o avallato in qualsiasi modo – informazioni su questi documenti, ed è falso che egli abbia scritto sotto pseudonimo, o ispirato, articoli su altre testate.

Appare chiaro dal moltiplicarsi delle argomentazioni e delle ipotesi più incredibili – ripetute sui media con una consonanza davvero singolare – che tutto si basa su convinzioni non fondate, con l’intento di attribuire al direttore de “L’Osservatore Romano”, in modo gratuito e calunnioso, un’azione immotivata, irragionevole e malvagia. Ciò sta dando luogo a una campagna diffamatoria contro la Santa Sede, che coinvolge lo stesso Romano Pontefice.

Il Santo Padre Benedetto XVI, che è sempre stato informato, deplora questi attacchi ingiusti e ingiuriosi, rinnova piena fiducia ai suoi collaboratori e prega perché chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perché si affermino la verità e la giustizia.

dal Vaticano, 9 febbraio 2010

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Berlusconi per il nucleare, il no di Bersani e Bonino

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 6 - 2010 ADD COMMENTS
“Bollette più leggere per gli italiani e per le imprese” grazie al “rilancio del nucleare e delle fonti alternative”.  Così il Premier ripropone il nucleare in un collegamento telefonico con la cerimonia di apertura dei cantieri della Pedemontana, rispondendo a distanza al no pronunciato dal segretario del Pd Pierluigi Bersani e dalla candidata governatore del Lazio Emma Bonino durante il convegno degli Ecodem a Roma. Passando dal nucleare alle infrastrutture, il presidente del Consiglio si è dichiarato soddisfatto dei lavori per la Pedemontanta “partiti dopo 45 anni” grazie all’inserimento nel 2003 all’interno della legge Obiettivo e frenati “dalle lungaggini della vecchia politica e burocrazia”. “Ricordo che il Terzo valico è straordinariamente importante, anche perché rilancia il porto di Genova – ha aggiunto Berlusconi-. Così ridiamo a Genova la possibilità di essere il porto più importante del Mediterraneo”.

Non solo nucleare e infrastrutture. “Nonostante la crisi l’Italia c’è, e c’è un governo che ha lavorato bene per gli italiani. Credo che stiamo affrontando bene questa crisi economica”, meglio “di altri paesi Ue dove la situazione è più preoccupante”, ha ammesso il premier ricordano i successi dell’esecutivo che “ha abbassato le tasse togliendo l’Ici e 2 miliardi alle imprese” e lavorando sulla “diplomazia commerciale” che “ha fruttato diverse miliardi alle nostre imprese”. Sul tema delle regionali, Berlusconi ha evidenziato invece che i sondaggi danno il centrodestra “al doppio dei voti della sinistra” e il governatore lombardo Roberto Formigoni “ben oltre il 60 per cento” dei voti. Proprio a Formigoni e agli altri candidati alle regionali, il premier ha rivolto un suggerimento: quello di far ripartire il piano casa “che il governo ha approvato qualche mese fa dando a tutti i proprietari di abitazione singole o duplici e a chi ha vecchie case da ricostruire secondo quella legge che il governo centrale ha approvato”. E di piantare più alberi. “Bisogna rendere più verde l’Italia”, ha chiosato il premier chiedendo di fare di più sia in Lombardia sia nel resto del paese. Il presidente del Consiglio ha poi rivolto una stoccata agli avversari politici “che sono sempre arrabbiati” e si sfogano “buttandomi addosso di tutto e di più”. Ma per il premier che si è detto ormai “immunizzato” dalle critiche, quello che conta è “un po’ di autoironia”.

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Bagnasco : politici cattolici

Posted by marilena marino On gennaio - 29 - 2010 ADD COMMENTS

MILANO – Il presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, ha un «sogno»: quello di veder nascere in Italia una nuova generazione di politici cattolici. Lo ha detto lui stesso aprendo a Roma i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Il porporato ha confidato ai suoi confratelli «un sogno, di quelli che si fanno ad occhi aperti e dicono una direzione verso cui preme andare». «Mentre incoraggiamo i cattolici impegnati in politica ad essere sempre coerenti con la fede che include ed eleva ogni istanza e valore veramente umani, vorrei – ha spiegato – che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti».

LA CRISI – Bagnasco ha toccato numerosi argomenti. A proposito della crisi economica, ha affermato che sta per essere superata: l’Italia, sostiene il presidente dei vescovi italiani, «è incamminata verso una fase di prudente ma indubitabile recupero». «Mentre la crisi imperversava – ricorda – ci è parsa almeno in parte al riparo dagli scossoni più violenti, oggi sembra aver colto con una certa prontezza la via della ripresa. E questo grazie ad una serie di salvaguardie del nostro sistema economico e finanziario complessivo, che sono state rafforzate, ma anche grazie all’intraprendenza delle nostre imprese che hanno saputo fronteggiare l’inasprimento delle condizioni del mercato attraverso il riposizionamento strategico del proprio impianto produttivo». Bagnasco ha però invitato il sistema bancario ad attuare una politica del credito che, senza farsi avventata, sappia tuttavia essere scrupolosamente più attenta alle esigenze delle aziende in affanno» e uno alla classe politica perché «intensifichi tutti i meccanismi che possono attenuare l’angoscia di chi, in seguito a licenziamento, ha perso la propria fonte di sostentamento o è in cassa integrazione»:

RIFORME – Il presidente dei vescovi italiani ha quindi lanciato un appello affinché la politica centri l’obiettivo «urgente, ma colpevolmente sempre rinviato» delle riforme, caldeggiato «molto opportunamente» da Giorgio Napolitano. «Il Paese – ha detto il porporato – ha bisogno di uscire dalle proprie pigrizie mentali, dai pregiudizi ammantati di superiorità, per essere meglio consapevole delle risorse e delle qualità di cui dispone, per dare una giusta considerazione ai successi conseguiti ad esempio sul fronte della lotta alla criminalità, o dell’eccellenza tecnologica, o della ricerca medico-scientifica, o della bio-alimentazione, o dell’industria creativa. Occorre essere fieri del proprio buon nome, della propria fatica, dell’impegno speso senza vanità e che, quando c’è, non può essere annullato da nessuno». Bagnasco ha proseguito dicendo che serve un «disarmo» in politica, invitando classe politica e media a rinunciare «a far prevalere analisi finalizzate a giustificare unicamente il proprio progetto ritenuto pregiudizialmente il migliore».

IMMIGRAZIONE – Bagnasco ha poi ricordati i fatti di Rosarno, affermando che la vicenda «non può ipotecare con un colpo solo l’immagine di un intero territorio che proprio ora deve invece trovare la forza per uscire dall’emergenza», ma deve tuttavia far riflettere sulle cause che l’hanno provocata. Tra queste, il porporato ha indicato «la condizione del tutto critica in cui abitualmente vive una parte degli immigrati presenti nel nostro Paese», «uno standard non accettabile», ha detto Bagnasco, aggiungendo: «Così non si può, così non è umano». E poi: «Niente può farci dimenticare questa verità: l’immigrato è uno di noi; noi italiani siamo stati a nostra volta immigrati, e prima di noi lo è stato Gesù».

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