Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Una Porta verso l’Infinito

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2012 ADD COMMENTS

SULLA VIA DELLA BELLEZZA: PROSEGUE IL

PROGETTO “UNA PORTA VERSO L’INFINITO”

 

Monsignor Fisichella: “‘L’arte è espressione e rappresentazione del Vangelo”

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 13 gennaio 2012– Prosegue il percorso tracciato da Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte, il progetto promosso dall’Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, che vuole essere una riflessione sull’arte come strumento di trasmissione della fede.

Domani mattina questa “Porta” si riaprirà nuovamente per condurci Sulla via della bellezza, come suggerisce il titolo della conferenza che si svolgerà alle 10.30 nella Sala Rossa del Palazzo Apostolico Lateranense.

«Il convegno intende approfondire le ragioni teologiche e culturali che animano il progetto – spiega a Zenit, don Walter Insero, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali e direttore del progetto -. Grazie alle diverse prospettive che i relatori ci offriranno, rifletteremo sul rilancio della nuova evangelizzazione nella città di Roma, mettendo a fuoco principalmente l’arte e la comunicazione».

In questa via della bellezza, infatti, incontreremo tre illustri protagonisti: monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione; l’architetto Paolo Portoghesi, docente della Sapienza Università di Roma e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.

Accogliendo l’invito formulato da Benedetto XVI al convegno diocesano dello scorso giugno a percorrere la strada dell’arte per avvicinare alla fede, i relatori si confronteranno sul tema dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, attraverso tre differenti prospettive – quella teologica, artistica e della comunicazione – mediante la via della bellezza, “che conduce a Colui che è, secondo  Sant’Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova”.

Il linguaggio dell’arte, dunque, vissuto come una traccia da perseguire per arrivare alla strada privilegiata che porta direttamente a Dio e alle meraviglie del Creato, diventando, di conseguenza, strumento per la Nuova Evangelizzazione.

Proprio di questo Zenit ha parlato con monsignor Fisichella che ha dichiarato alla nostra agenzia come la via della bellezza sia “una via maestra”.

“Il cristianesimo dalle origini – spiega il presule – ha avuto con l’arte un rapporto privilegiato, poiché essa, nel susseguirsi di venti secoli di storia, attraverso capolavori di musica, poesia, pittura e scultura, non ha fatto altro che esprimere e comunicare la bellezza del Vangelo”.

Per tanto tempo, però, prosegue monsignor Fisichella, “la teologia ha comunicato solo con la filosofia”, e questo “se da una parte è stato positivo perché ne ha approfondito i contenuti”, dall’altra “ha impoverito la presentazione del Vangelo a mera scienza”.

“Credo, perciò, che sia importante non dimenticare che nel dialogo tra il teologo e il filosofo sia necessaria la presenza dell’artista – sottolinea il vescovo – perché il Vangelo non può essere solo ascoltato, il Vangelo è una persona, che va vista!”.

La rappresentazione del Vangelo è quindi “rappresentazione di Cristo stesso, del mistero di salvezza che supera la morte per esprimere l’amore e la vita”. Il teologo e il filosofo, aggiunge il presule, “devono riconoscere che il linguaggio usato dall’arte è un linguaggio più immediato, che va molto più al di là, nella comunicazione, di quanto possano fare la filosofia e la teologia”.

In conclusione, recuperare la via della bellezza, secondo monsignor Fisichella, vuol dire “recuperare, da un punto di vista teologico, il percorso della contemplazione”.

La bellezza, infatti, “per sua stessa natura, rapisce in essa e ci fa fermare, come il mistero che la fede presenta, che va contemplato e vissuto. In un periodo come il nostro, dove sembra che la bellezza venga meno, riproporla è una ‘provocazione’ necessaria su cui bisogna soffermarsi e riflettere”.

Il convegno di domani è il primo della serie di incontri promossi nell’ambito del progetto Una porta verso l’Infinito per l’anno 2012. L’iniziativa, che ha preso il via il 22 dicembre 2011 con il concerto su musiche di Mendelesshon e Schumann, nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, e ha visto la partecipazione del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, prevede, inoltre, per questo nuovo anno, un calendario ricco di eventi relativi alla musica, al teatro, al cinema e alle arti figurative.

Per maggiori informazioni circa il programma e le date degli eventi, consultare il sito www.ucs.it alla voce Una porta verso l’infinito.

Crisi, Sfida Per Cambiare

Posted by marilena marino On gennaio - 11 - 2012 ADD COMMENTS

di Mariangela Musolino

LA CRISI, SFIDA PER UN CAMBIAMENTO

 

A Perugia l’incontro di riflessione prende spunto dal documento proposto da CL su scala nazionale che suggerisce un modo “propositivo” di affrontare la crisi.

 

Perugia – Giovedì 12 Gennaio presso la Sala dei Notari, alle ore 21, si terrà il dibattito sul tema “La crisi, sfida per un cambiamento”. L’iniziativa è della comunità umbra di Comunione e Liberazione e prende spunto dal documento nazionale diramato nello scorso mese di Ottobre dal movimento cattolico fondato da don Luigi Giussani, che si interroga sulle opportunità per la rinascita di una nuova civiltà, nascoste fra i grandi disagi sociali e personali annessi alla crisi globale in corso.

Al dibattito di Perugia interverranno Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Carmine di Martino, docente di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Milano e la giornalista Gabriella Mecucci.

 

L’assunto principale della proposta ciellina è quello che la realtà di per sé è positiva, in quanto “ci rimette continuamente in moto, provocandoci a prendere posizione di fronte a ciò che ci accade”.

 

Prendendo spunto dalle tante realtà positive che pure in questi tempi difficili sussistono, lottano ogni giorno e continuano a credere in un mondo migliore possibile, l’analisi di CL vuole appellarsi all’ingegno, al desiderio di conoscenza e di creatività ed alla forza di aggregazione sentiti oggi da tante persone.

 

Crisi, dunque, come opportunità di prendere in mano la propria vita e la propria fede vivendole con un senso nuovo. In tale direzione il documento di Comunione e Liberazione auspica che anche sul piano della politica, messi da parte schieramenti di potere e ideologie diverse, si possa lavorare collegialmente per il vero bene comune, rilanciando lo sviluppo del Paese e investendo su quegli “io in azione” – che siano singoli o comunità – in grado di cambiare la realtà in meglio con il proprio impegno responsabile quotidiano.

Questo, tra l’altro, deve essere il ruolo dei cattolici nella vita della società italiana, nella quale si auspica i cattolici siano i primi a portare segni di speranza e di bene per la collettività.

Ufficio Stampa:

Mariangela Musolino

www.aa98comunicazione.com

speedmar@alice.it

339.3358038

Riportiamo delle riflessioni sulla crisi del Papa:

Benedetto XVI: la crisi esprime il profondo malessere della nostra società. Servono nuove regole.

 

 

«Nuove regole che assicurino a tutti» di vivere dignitosamente e sviluppare le proprie capacità a beneficio di tutti. Le chiede papaBenedetto XVI per la crisi economica che, nata in Occidente, incide anche sui Paesi in via di sviluppo. Uscire dalla crisi, dice, non significa solo «arginare le perdite individuali» o «nazionali». Il pontefice ha voluto ricordarlo agli ambasciatori accreditati in Vaticano, che ha ricevuto nella Sala Regia del Palazzo Apostolico per il tradizionale e solenne scambio di auguri d’inizio anno. In questa occasione, è stato reso noto che il prossimo 14 gennaio Benedetto XVI incontrerà il presidente del Consiglio Mario Monti. Il papa e il premier italiano si sono incontrati brevemente il 18 novembre scorso, quando l’allora neopremier è andato all’aeroporto di Fiumicino espressamente per salutare papa Ratzinger in partenza per il suo viaggio apostolico in Benin.

 

«Gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale», non devono far dimenticare che la crisi che viviamo nel momento attuale è anche «politica e sociale» e rappresenta «la drammatica espressione di un profondo malessere» della società, ha proseguito Benedetto XVI, per il quale «la crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull’esistenza umana e sull’importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica: non soltanto per cercare di arginare le perdite individuali o delle economie nazionali, ma per darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità a beneficio dell’intera comunità». L’esortazione del pontefice ai Governi e ai cittadini dei 180 Paesi che hanno rapporti diplomatici con la Santa Sede, è dunque a «non scoraggiarsi ma riprogettare risolutamente il cammino, con nuove forme di impegno».

 

La crisi economica e finanziaria mondiale «non ha colpito soltanto le famiglie e le imprese dei Paesi economicamente più avanzati, ma ha inciso profondamente anche sulla vita dei Paesi in via di sviluppo», ha proseguito Benedetto XVI. E nei Paesi dell’Occidente dove ha avuto origine, ha aggiunto, si è creata una situazione difficile «in cui molti, soprattutto tra i giovani, si sono sentiti disorientati e frustrati nelle loro aspirazioni ad un avvenire sereno». In particolare, infatti, «gli effetti dell’attuale momento di incertezza colpiscono particolarmente i giovani». «Dal loro malessere – ha ricordato Papa Ratzinger – sono nati i fermenti che nei mesi scorsi hanno investito, talvolta duramente, diverse Regioni».

 

«In Italia prosegua in un rapporto equilibrato fra Chiesa e Stato»

Il papa, poi, ha rivolto all’Italia «un particolare pensiero, al termine del 150esimo anniversario della sua unificazione politica»: «Le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato italiano hanno attraversato momenti difficili dopo l`unificazione. Nel tempo, però, hanno prevalso la concordia e la reciproca volontà di cooperare, ciascuno nel proprio ambito, per favorire il bene comune. Auspico che l’Italia continui a promuovere un rapporto equilibrato fra la Chiesa e lo Stato, costituendo così un esempio, al quale le altre Nazioni possano riferirsi con rispetto e interesse».

Chiesa on the road nell’Anno della Fede

Posted by marilena marino On gennaio - 9 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

La lettura della «Nota con indicazioni pastorali» diffusa dalla Congregazione per la Dottrina della fede introduce già in un clima di vigilia e attesa per l’Anno Della Fede del quale il miglior interprete è monsignor Rino Fisichella, che dal Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione – di cui è presidente – coordinerà idee e progetti nella fase preparatoria come nello svolgimento dell’Anno.

Perché un documento così dettagliato e concreto, e con tanto anticipo?
Perché si sta parlando di fede, e bisogna far comprendere che prima delle iniziative serve piena consapevolezza del tema. Il desiderio del Papa è che ogni attività venga allestita a partire da una riflessione che impegna tutta la Chiesa.
Qual è l’obiettivo delle iniziative proposte dalla Nota?
Condurre a un incontro personale con il Signore Gesù. Più volte la lettera del Papa Porta fidei e la Nota insistono su questo: la fede è qualcosa di vivo, non una mera conoscenza ma un incontro che dà significato alla vita. Va ritrovata la gioia dell’incontro con Cristo, per essere capaci di darne testimonianza rendendo partecipi anche gli altri. In questi primi due testi più volte si parla di gioia e di bellezza della fede, a indicare che chi crede deve far trasparire la propria esperienza. E questo si collega direttamente con la nuova evangelizzazione, al cui Pontificio Consiglio è affidata la segreteria e l’organizzazione di tutto l’Anno.
Qual è il nesso tra costituzione del dicastero che lei guida e Anno della fede?
La spiegazione l’ha offerta il Papa alla Curia romana: “La grande tematica di quest’anno come anche degli anni futuri in effetti è: come annunciare oggi il Vangelo? In che modo la fede, quale forza viva e vitale, può oggi diventare realtà?”. Sono anche le domande della nuova evangelizzazione.
Come si può far sentire tutta la Chiesa coinvolta nell’Anno della fede?
Questa è la grande sfida. La Nota è rivolta anzitutto alla Chiesa universale, perché con l’Anno va dato un segno unitario. Si parla poi a Conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, comunità, associazioni e credenti: nessuno si deve sentire escluso. Volendo risvegliare la fede e la gioia di viverla, si propone di rilanciare la conoscenza dei suoi contenuti. Mi piacerebbe che alla fine dell’Anno tutti i cristiani conoscessero davvero il Credo facendone la propria preghiera quotidiana. Sarebbe un segno veramente unitario, la riscoperta delle proprie radici, la conoscenza di Chi e cosa è al centro del nostro credere. Ecco perché la Nota sottolinea l’importanza di gesti come il pellegrinaggio alla tomba di Pietro, o a Gerusalemme, ovvero nei luoghi dove si è professata la fede. Penso anche alla necessità, sottolineata dal Papa nella Porta fidei, che ogni vescovo compia una solenne professione di fede in cattedrale all’inizio dell’Anno. In generale, le iniziative devono puntare su tre obiettivi: la conoscenza dei contenuti della fede, del Concilio e del Catechismo.
Tra i tanti spunti, colpisce quello sui «linguaggi del cyberspazio»…
I contenuti della fede vanno individuati anche nelle opere culturali, come i film e la letteratura. Si potranno riscoprire tanti autori – penso a nomi come Chesterton, o Peguy – che hanno saputo comunicare la fede in modo immediato, ma c’è anche una chiamata in causa dei socialnetwork, che non vanno più pensati come semplici strumenti essendo ormai una cultura nella quale entrare per comunicare la fede.
La Nota insiste sulla sostanza del credere: si vuole forse dire che è stata un po’ sacrificata, a vantaggio di un approccio più “esistenziale”?
Nei decenni del post-Concilio è stata teorizzata una dicotomia tra dimensione contenutistica e quotidianità, una scissione che non ha senso: credere è ritrovare la verità sulla propria vita, non l’adesione a un contenuto astratto. Per un credente ignorare chi è Cristo vuol dire non conoscere se stessi. Verità della fede e verità della propria esistenza convergono.
Che indicazioni si offrono alle diocesi?
Mi auguro che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede. È poi importante che le diocesi riscoprano il senso di appartenenza del presbiterio e della comunità attorno al vescovo, anche contro una certa cultura della frammentazione: facciamo tante iniziative nelle quali, alla fine, rischia di sfuggire il senso profondo dell’unità.
E le parrocchie?
È molto importante che recuperino il Catechismo, nella prima parte tutto dedicato al tema della fede. Riprendere i punti fondamentali – in Chi credo, perché credo, come posso esprimere la mia fede – porta a riappropriarsi del credere nella dimensione personale e in quella comunitaria, perché chi crede non è mai solo.
La Nota si rivolge anche ai movimenti: che parte avranno?
Sono molto importanti per il carisma che esprimono e la presenza in ambienti che solo i laici possono raggiungere. Riflettendo sulla fede, i movimenti rinnoveranno ciascuno il proprio cammino, che dev’essere comune a quello della Chiesa.

Come sfida educativa abbiamo, come cristiani, una straordinaria occasione: aiutare questo nostro mondo, sempre più prigioniero dei dispositivi tecnologici, a riscoprire la verità più intima e nascosta della tecnica, cioè la sua insopprimibile apertura alla trascendenza. Una miniera di libertà di fronte al “dispotismo” dei dispositivi…

Il Papa del 2012

Posted by marilena marino On gennaio - 9 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Ecumenismo, catechismo e Concilio nell’Anno della fede

In vista dell’Anno della fede proclamato da papa Benedetto XVI dall’11 ottobre 2012 fino al 24 novembre 2013, la Congregazione per la Dottrina della fede pubblicherà il prossimo 7 gennaio una Nota con “indicazioni pastorali” in vista dell’evento, articolate in quattro livelli: Chiesa universale, conferenze episcopali, diocesi e infine parrocchie, comunità e movimenti.

L’inizio dell’Anno della Fede, viene sottolineato, coincide con due importanti anniversari: il 50esimo dell’apertura del Concilio Vaticano II e il 20esimo della promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica. E la centralità sarà uno dei temi dominanti dell’Anno, alla luce dell’impegno di Benedetto XVI per «una corretta comprensione del Concilio», promuovendo quella che lui stesso ha denominato «l’ermeneutica della riforma», del «rinnovamento nella continuità».

Nell’introduzione della Nota si osserva, viene ribadito che l’Anno della fede «vuol contribuire a una rinnovata conversione al Signore», alla riscoperta della fede, affinché i cristiani siano testimoni «credibili e gioiosi» per quanti sono alla ricerca di Dio.

Le indicazioni pastorali, si legge ancora, hanno l’intento di favorire l’incontro con Gesù attraverso testimoni della fede, sia la conoscenza sempre maggiore dei suoi contenuti. In particolare, accanto a una solenne celebrazione del Papa per l’inizio dell’Anno della fede, vengono auspicate iniziative ecumeniche per favorire il «ristabilimento dell’unità fra tutti i cristiani». Con tale finalità, avrà luogo una solenne celebrazione ecumenica.

Si auspica un ampio uso dei mezzi di comunicazione e dell’arte, con trasmissioni televisive e radiofoniche, film e pubblicazioni accessibili a un ampio pubblico. Verrà inoltre realizzato un apposito sito Internet sull’Anno della fede.

A livello diocesano, spiega la nota, l’Anno sarà «occasione di dialogo creativo tra fede e ragione» attraverso convegni e simposi, e come tempo favorevole per «celebrazioni penitenziali» in cui chiedere perdono a Dio, «specialmente per i peccati contro la fede».

La Nota annuncia che, per la preparazione dell’Anno, è stato istituito presso la Congregazione per la Dottrina della Fede un apposito Comitato di cui fanno parte tra gli altri, i cardinali Levada, Bagnasco, George, Ouellet, Piacenza e Schonborn, monsignor Fisichella e i vescovi di Ratisbona Gerhard Ludwig Muller e di Tripoli Raffaello Martinelli. Inoltre per coordinare le diverse iniziative promosse dai diversi dicasteri, sarà istituita un’apposita segreteria presso il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova evangelizzazione.

CELEBRAZIONE EPIFANIA

Come aveva fatto in settimana nell’udienza generale del 4 gennaio, Benedetto XVI ha ricordato nella Messa e nell’Angelus del 6 gennaio – di cui i notiziari si sono occupati quasi solo per l’annuncio della creazione di 22 nuovi cardinali – che l’Epifania è anzitutto «una festa della luce». «Quella “luce nuova” che si è accesa nella notte di Natale (cfr Prefazio di Natale I) – ha affermato il Papa nell’Angelus –, oggi incomincia a risplendere sul mondo, come suggerisce l’immagine della stella», di cui il Pontefice rivendica il carattere storico: fu «un segno celeste che attirò l’attenzione dei Magi e li guidò nel loro viaggio verso la Giudea».

In realtà, «tutto il periodo del Natale e dell’Epifania è caratterizzato dal tema della luce, legato anche al fatto che, nell’emisfero nord, dopo il solstizio d’inverno il giorno riprende ad allungarsi rispetto alla notte». Questo ha permesso a molti popoli appena cristianizzati di comprendere meglio i misteri del tempo di Natale – non a caso un tema caro a un grande studioso di religioni comparate onorato il 6 gennaio con la nomina a cardinale, il professore belga Julien Ries. Ma in realtà, «al di là della loro posizione geografica, per tutti i popoli vale la parola di Cristo: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Gesù è il sole apparso all’orizzonte dell’umanità per illuminare l’esistenza personale di ognuno di noi e per guidarci tutti insieme verso la meta del nostro pellegrinaggio, verso la terra della libertà e della pace, in cui vivremo per sempre in piena comunione con Dio e tra di noi».

L’omelia della Messa papale è partita, sempre in tema di luce, dalle parole del profeta Isaia: «Alzati, [Gerusalemme,] rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te» (Is 60,1). Si trova anzitutto qui il vero «contenuto della festa»: «è venuto nel mondo Colui che è la vera Luce, Colui che rende gli uomini luce». In questi senso, «il cammino dei Magi d’Oriente è per la liturgia soltanto l’inizio di una grande processione che continua lungo tutta la storia», verso Betlemme e verso Gesù. Dunque «il cammino di questi uomini è solo un inizio. Prima erano venuti i pastori – le anime semplici che dimoravano più vicino al Dio fattosi bambino e che più facilmente potevano “andare di là” (cfr Lc 2,15) verso di Lui e riconoscerLo come Signore. Ora, però, vengono anche i sapienti di questo mondo. Vengono grandi e piccoli, re e servi, uomini di tutte le culture e di tutti i popoli. Gli uomini d’Oriente sono i primi, ai quali tanti, lungo tutti i secoli, vengono dietro». I Magi, così, «inaugurano il cammino dei popoli verso Cristo».

Nella Messa dell’Epifania il Papa ha conferito la consacrazione episcopale a due nuovi nunzi apostolici, in Irlanda e in Georgia e Armenia. E, ha detto il Papa, nei Magi che «come primi pagani trovarono la via verso Cristo, possiamo forse cercare – nonostante tutte le differenze nelle vocazioni e nei compiti – indicazioni per il compito dei Vescovi». Chi erano, infatti, i Magi? «Gli esperti ci dicono che essi appartenevano alla grande tradizione astronomica che, attraverso i secoli, si era sviluppata nella Mesopotamia e ancora vi fioriva». Questa informazione non basta però a capire il ruolo dei Magi nella storia della salvezza. «C’erano forse molti astronomi nell’antica Babilonia, ma solo questi pochi si sono incamminati e hanno seguito la stella che avevano riconosciuto quale stella della promessa, quale indicatore della strada verso il vero Re e Salvatore. Essi erano, possiamo dire, uomini di scienza, ma non soltanto nel senso che volevano sapere molte cose: volevano di più. Volevano capire che cosa conta nell’essere uomini».

È verosimile che i Magi conoscessero qualcosa della storia d’Israele. «Probabilmente avevano sentito dire della profezia del profeta pagano Balaam: “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17)». E vollero andare a fondo, come «persone dal cuore inquieto, che non si accontentavano di ciò che appare ed è consueto. Erano uomini alla ricerca della promessa, alla ricerca di Dio. Ed erano uomini vigilanti, capaci di percepire i segni di Dio, il suo linguaggio sommesso ed insistente». Probabilmente i Magi non furono presi troppo sul serio in questa loro ricerca nell’ambiente di origine, dei dotti della Mesopotamia: «possiamo immaginare che dovettero sopportare qualche derisione, perché si incamminarono verso il Re dei Giudei, affrontando per questo molta fatica». Però «per essi non era decisivo ciò che pensava e diceva di loro questo o quello, anche persone influenti ed intelligenti. Per loro contava la verità stessa, non l’opinione degli uomini. Per questo affrontarono le rinunce e le fatiche di un percorso lungo ed incerto. Fu il loro coraggio umile a consentire ad essi di potersi chinare davanti al bambino di gente povera e di riconoscere in Lui il Re promesso, la cui ricerca e il cui riconoscimento era stato lo scopo del loro cammino esteriore ed interiore».

Che cosa c’entra tutto questo con i vescovi? «Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore inquieto che non si accontenta delle cose abituali di questo mondo, ma segue l’inquietudine del cuore che lo spinge ad avvicinarsi interiormente sempre di più a Dio, a cercare il suo Volto, a conoscerLo sempre di più, per poterLo amare sempre di più. Anche il Vescovo deve essere un uomo dal cuore vigilante che percepisce il linguaggio sommesso di Dio e sa discernere il vero dall’apparente. Anche il Vescovo deve essere ricolmo del coraggio dell’umiltà, che non si interroga su che cosa dica di lui l’opinione dominante, bensì trae il suo criterio di misura dalla verità di Dio e per essa s’impegna: “opportune – importune”». I Magi insegnano dunque ai vescovi che devono avere il coraggio di opporsi alle idee dominanti, e che questo coraggio deriva dalla vita spirituale e dall’umiltà. Ancora oggi il vescovo «deve avere l’umiltà di chinarsi davanti a quel Dio che si è reso così concreto e così semplice da contraddire il nostro stolto orgoglio, che non vuole vedere Dio così vicino e così piccolo».

Consacrando i due vescovi il Papa ha rivolto loro – secondo la liturgia della consacrazione episcopale – otto domande, che iniziano sempre con la parola: “Vultis? – volete?». Nell’omelia il Papa ha fatto cenno ad alcuni di questi «volete?»: «il “praedicare Evangelium Christi”, il “custodire” e “dirigere”, il “pauperibus se misericordes praebere”, l’“indesinenter orare”. L’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo, il precedere e dirigere, il custodire il sacro patrimonio della nostra fede, la misericordia e la carità verso i bisognosi e i poveri, in cui si rispecchia l’amore misericordioso di Dio per noi e, infine, la preghiera continua sono caratteristiche fondamentali del ministero episcopale».

Il vescovo deve, secondo l’insegnamento dei maestri spirituali, in un certo senso pregare sempre, praticare – il che, secondo il suo stato, può essere raccomandato a ogni cristiano – «la preghiera continua che significa: non perdere mai il contatto con Dio; lasciarsi sempre toccare da Lui nell’intimo del nostro cuore ed essere così pervasi dalla sua luce. Solo chi conosce personalmente Dio può guidare gli altri verso Dio. Solo chi guida gli uomini verso Dio, li guida sulla strada della vita».

Un film da pensare

Posted by marilena marino On dicembre - 17 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Nella più squallida periferia di Torino, la giovane clandestina romena Luminita vive alla giornata borseggiando i paganti per pagare gli aguzzini che le hanno rubato i documenti. Luminita sta però organizzando un piano per scappare e ottenere una nuova identità, ma per farlo ha bisogno disoldi. Per compiere il suo progetto ha bisogno di una vittima, una persona sola e possibilmente debole. Sceglierà Antonio, un uomo anziano e malato che vive in una situazione di grande miseria e che necessita continue cure mediche. In ospedale avverrà il primo incontro tra i due, ma questo strano rapporto sarà destinato a evolversi in qualcosa di diverso e di inaspettato.

Si parte da lontano, dall’alto. Le sette opere di misericordia, almeno quelle corporali, sono state elencate dallo scrittore ecclesiastico Lattanzio (secondo secolo dopo Cristo) e sono enumerate così: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti. La storia di Luminita e di Antonio raccontata dai fratelli De Serio segue questa singolare scansione a capitoli, rifacendo a una tradizione che fin dalla pittura caravaggesca è stata fonte di ispirazione artistica.

Il punto di partenza è decisamente impegnativo, si potrebbe avvertire una punta di presunzione da primi della classe, se non fosse che i fratelli De Serio sono già noti per i loro cortometraggi e documentari dai temi maturi e non decisamente semplici. Rileggere in chiave attuale le opere di misericordia non è un processo semplice e, in questo caso, non ha nulla di mistico o religioso.

Sette Opere di Misericordia

Un percorso umano, più che spirituale, all’interno di due vite apparentemente vuote ma che hanno molto da darsi a vicenda. La sopravvivenza per i due protagonisti significa arrivare a fine giornata, ma con significati estremamente differenti. La lotta per la vita diventa per i De Serio un motivo narrativo che sottolinea come l’incontro (o lo scontro) tra i due personaggi sia fonte di un motivo per esistere, per vivere. Come in una via crucis dell’anima, i sette capitoli in cui è scandita la storia pongono lo spettatore di fronte a questioni che toccano le corde dell’anima, anche se la sensazione di lontananza da quella realtà rischia di indebolirne l’intensità.

Poche parole, tanti gesti e sguardi fanno di Sette opere di misericordia un film molto rigoroso, che riesce a superare alcune lacune di sceneggiatura grazie alla bravura diRoberto Herlitkza, che non ha certo bisogno di conferme, ma anche alla sorpresa di Olimpia Melinte, splendida nella sua trasformazione da clandestina ferina ad amorevole badante di un povero anziano. Il paragone con il cinema dei Dardenne è suggerito da parecchi elementi, ma la sensazione è che manchi ancora qualcosa. Resta un’opera prima di livello per due autori di cui sentiremo parlare.I personaggi mettono a nudo la crisi di una società. Rappresentano l’Italia dell’immigrazione interna degli anni cinquanta e quella contemporanea che ha visto sorgere una nuova schiavitù e nuovi poveri, in una storia che li vede, loro malgrado, uniti.

Bella Immacolata

Posted by marilena marino On dicembre - 3 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

E l’angelo porta l’annuncio a Maria/e Bella decide di sposare e diventare  vampiro

Maria concepisce e resta incinta per opera dello Spirito Santo con un figlio fuori del comune/ Bella attende un figlio nella prima notte di nozze in esilio dalla sua patria

Maria deve fare in fretta, decidere e rischiare perchè in gioco c’è la salvezza dell’umanita’

Bella ha deciso imperterrita che terra’ il bambino nonostante rischi la vita e il feto fuori dal comune le sta succhiando tutte le energie

Il frutto che Maria attende è di un seme che non arreca morte/la figlia che Bella dara’ alla luce con grandi dolori è la conseguenza di una fede che sconfigge la morte stessa

Bella con il suo si’ e la donazione della propria vita accetta di entrare a far parte di un mondo a lei totalmente estraneo contribuendo a cambiare le sorti in meglio del clan dei licantropi e dei vampiri che spereranno in un mondo migliore per “l’imprinting” che è stato loro trasmesso/ Maria con il suo “Eccomi” beve il veleno del maligno e schiaccia sotto il suo piede la menzogna primordiale del peccato, instaurando l’avvento del Germoglio che spuntera’ dal tronco di Jesse: Cristo Signore, destinato a salvare il mondo dal male e  a portare la Pace e la Giustizia alla nuova umanita’che ormai dispera della salvezza.
Sono pochi i confini che separano Bella da Maria, se guardiamo bene. Due donne che rischiano la propria vita per creare attraverso una creatura il regno dell’amore. Due situazioni difficili ed estreme che potrebbero accadere a tutti coloro che sanno dire un semplice ma difficile si’. Ambientazioni diverse, epoche diverse, certo, ma il punto nevralgico di queste storie è soltanto uno: la fede e il grande amore che vince tutti gli ostacoli. Forse a volte ci si immagina un Dio comodo e a portata di mano, ma a volte lui ama agire non secondo schemi facili e percorrere vie davvero  misteriose. Guardatevi intorno: forse anche tra  noi c’è la stessa sete di vita del vampiro Edward che attende di essere saziata. Ma dove sara’ la nuova Bella che dira’ si’ alla fame d’amore da soddisfare? E soprattutto, il suo gesto di dare la vita, sara’ tale da rendere immacolato il mondo che ci circonda? Tutto quel che riguarda l’universo intorno a noi è materiale da  redimere: ” la natura geme e soffre nelle doglie del parto aspettando la redenzione”. Se Cristo avesse avuto schifo delle bruttezze umane non avrebbe preso carne dal grembo puro di Maria per rigenerare a nuova vita le cose e gli uomini. Apriamo gli occhi dunque: anche attraverso situazioni o avvenimenti insoliti la salvezza puo’ arrivare inaspettatamente e compiersi un miracolo. Edward ha una missione importantissima! Traghettare Bella nel suo mondo affinchè lei salvi lui e l’intero clan. Poco importa se lei dovra’ cambiar vita.  Buona festa della Immacolata Concezione di Maria Santissima!

Trama di  di Breaking Dawn: Il matrimonio tra Edward e Bella va secondo i piani e i due partono presto per la loro luna di miele. Sull’isola di Esme al largo della costa brasiliana, Edward e Bella fanno l’amore per la prima volta. Anche se l’amore troppo appassionato di Edward lascia lividi in tutto il corpo di Bella, lei non se ne cura e gli dice che quella è stata la notte più bella della sua vita, lo stesso per Edward. Trascorrono felicemente la loro luna di miele sull’isola, fino a quando Bella si sente male: è rimasta incinta. Edward, sapendo che la nascita del bambino causerà la morte della madre, accompagna Bella a casa per farla abortire. Ma quando arrivano, Bella si oppone ad interrompere la gravidanza, con l’appoggio di Rosalie. Nel frattempo Jacob ritorna dal suo isolamento e pensa che Bella sia stata trasformata, così va dai Cullen per attaccarli. Quando arriva realizza che le cose non sono come lui pensava e, tornato a LaPush,informa i suoi compagni dello stato di Bella. Sam, alpha del gruppo, comanda di uccidere Bella e suo figlio. Jacob è contrario e in rivolta rivendica il suo diritto di comandare e lascia il gruppo di Sam insieme a Leah e Seth Clearwater. Il gruppo di Jacob si reca dai Cullen e Esme li tratta come figli. Le condizioni di Bella sono preoccupanti: il suo stomaco è schiacciato in più parti a causa del movimento del bambino, due costole le si sono incrinate, il suo bacino è quasi rotto e il suo corpo respinge il cibo umano. Jacob sarcasticamente pensa che il feto aspetti sangue,Edward ascolta il pensiero e i Cullen permettono a Bella di bere sangue umano portato da Carlisle dall’ospedale. A sorpresa di Bella, l’odore e il sapore del sangue l’attraggono e riprende un pò di vita. Il bambino nasce circa un mese dopo il concepimento: la dura placenta che circonda il neonato si stacca e Bella inizia a vomitare sangue. Edward, Alice, Rosalie e Jacob praticano un parto cesareo e riescono a fare nascere il bambino, che si rivela una bambina. Il corpo di Bella è quasi totalmente distrutto-ha due costole incrinate, il midollo spinale schiacciato, il bacino quasi rotto e ha perso moltissimo sangue- e, per orrore di Edward, poco dopo il parto il suo cuore smette di battere. Edward dà la bambina e incomincia a trasformare Bella: le inietta il suo veleno direttamente al suo cuore e la morde in diverse parti del corpo. Jacob e Edward le praticano il massaggio cardiaco per mantenere il battito. Bella sembra morta. Jacob va a cercare la bimba, Reneesme, ma quando la trova subisce l’impriting. Dopo tre giorni Bella si sveglia e vorrebbe vedere sua figlia, ma i Cullen sono cauti con lei poiché come vampira neonata è ancora volubile e la piccola è in parte umana. Alice fa vedere il suo riflesso a Bella e Bella nota come ora è sorprendentemente splendida e ha gli occhi rossi. Edward, Bella Alice vanno a caccia. Mentre caccia, Bella si imbatte in un profumo umano ma resiste all’urgenza di uccidere, sotto stupore di Edward. Tornati a casa a Bella viene consentito di vedere la figlia. La piccola somiglia moltissimo a Edward, tranne per il colore degli occhi, ereditato dalla madre da umana. Bella scopre il dono di Reneesme- la capacità di inviare immagini nelle mente delle persone toccandole. Bella prende malissimo l’impriting che Jacob ha avuto con sua figlia e minaccia di ucciderlo. Sfortunatamente, i Volturi hanno deciso di andare da loro per distruggere Reneesme, supponendo che si tratti di una bambina immortale, sotto denuncia di Irina. La famiglia chiama allora altri vampiri per combattere contro i Volturi. Bella scopre anche il suo dono-la capacità di creare uno scudo che può estendere agli alti. Insieme riescono a battere i Volturi che ritornano a Volterra. Il libro si conclude con un lieto fine per Edward e Bella che possono finalmente vivere la loro eternità felicemente.

Star(e) con la cultura

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Sarebbe interessante effettuare un sondaggio per sapere quale significato le persone di diverse età ed estrazione associano immediatamente al temine “animatore”. Con ogni probabilità, nell’odierna società dei consumi, gran parte delle risposte indicherebbe l’animatore del villaggio turistico, che intrattiene i vacanzieri proponendo attività antinoia, prevalentemente fisiche (giochi, balli, gare di abilità etc.), da eseguire in gruppo.

In realtà “animare” viene da “anima”, e suggerisce l’idea di infondere lo spirito, vivificare, e successivamente incoraggiare. E’ a questa accezione originaria che esplicitamente si richiama il Direttorio sulle Comunicazioni Sociali nella missione della Chiesa della CEI, “Comunicazione e missione”, del 2004, quando identificando l’urgenza di una figura come questa a proposito dell’ambito della comunicazione e della cultura, afferma che

«In questo campo servono operai che, con il genio della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli»

Operai innanzitutto: l’animatore non e’ un specialista, un esperto; non ha una conoscenza settoriale e tecnica, ne’ tantomeno astratta. Il suo compito ha piuttosto a che fare con le opere, la concretezza, l’azione, l’impegno nella realta’, il servizio alla comunità.

L’azione non e’ pero’ cieca, ne’ regolata dalle urgenze o semplicemente dalla volontà personale, e nemmeno puramente orientata alla dimensione materiale, ma scaturisce dal “genio”: da una scintilla vivificatrice, da una capacità di sguardo originale che non si genera dall’interno, ma dalla fede che ci apre una prospettiva nuova e che ci “anima”.

Come scrive Antonio Spadaro, “il genio è mosso da un’idea luminosa e ribollente che muove e illumina tutta la sua attività” (Svolta di respiro, p. 31). “E’ come un uomo che attinge acqua alla sorgente e non al rubinetto: l’acqua sgorga senza canali ma con la forza e la purezza dell’inizio” (www.generativita.it).

Il genio della fede tiene viva questa sorgente e questo sguardo attento e libero su un presente difficile da comprendere, senza lasciarsene sedurre o scoraggiare.

L’animatore della comunicazione e della cultura non è quindi un idraulico che, disponendo di una sapere, predispone un impianto di erogazione con comodi rubinetti per consentire il prelievo delle quantità desiderate, ma è una sentinella (ruolo che indica colui che ascolta – da sentire – e che è mandato a vigilare proprio vicino al pericolo) che continuamente richiama l’attenzione sulla fonte alla quale attingere la vita, e sul fatto che tutte le “meravigliose opere dell’ingegno umano” ci mettono prima di tutto in contatto, per usare un’immagine potente e condivisa, “con il dito creatore di Dio” (ivi, 35).

Da qui discendono i compiti: l’animatore della comunicazione collabora in spirito di servizio alla triplice azione di

1) interpretazione e discernimento rispetto al tempo presente

2) incorporazione dei media nell’azione pastorale, cercando forme nuove per abitare questo ambiente, nella comune ricerca della verità

3) valorizzazione delle risorse umane, soprattutto dei giovani, e ridefinizione dell’autorevolezza come capacita’ di ascolto e amore per l’umano nella sua integrità.

Sono passati alcuni anni dalla pubblicazione di questo documento, anche se pochi anni possono significare vere rivoluzioni nel nostro mondo accelerato: nel 2004, per esempio, nasceva Facebook negli USA, ma solo dal 2006 si è diffuso in tutto il mondo, e il boom in Italia è del 2008, con le profonde trasformazioni nei modi della relazione che si sono accompagnati al trionfo dei Social Network.

Tuttavia il testo del Direttorio rimane molto attuale e si rivela retrospettivamente quasi profetico nel riconoscere la necessità di figure di riferimento, motivate e competenti, capaci di articolare, nella concretezza della relazione faccia a faccia, una comunicazione a più livelli, tra chiesa, territorio e media: “opinion leader” che siano espressioni della comunità ma esprimano anche sensibilità ecclesiali più sviluppate e una “familiarità riflessiva” rispetto ai media; capaci di produrre aggregazione, attivare risorse, mobilitare consapevolezza.

Come si legge infatti nel messaggio del Papa per la 45ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “nel mondo digitale trasmettere informazioni vuol dire sempre più immetterle in una rete sociale, dove la conoscenza viene condivisa nell’ambito di scambi personali”.

Come si declina dunque questa figura nell’era del web? Che cosa ci chiede e ci insegna l’età digitale rispetto ai compiti cui l’animatore per mandato, ma tutti noi in quanto cittadini del villaggio globale siamo chiamati?

1 – Ascoltare e vigilare

“L’impegno sui fronti della comunicazione e della cultura può favorire la maturazione di una Chiesa più attenta ai cambiamenti, capace di reale discernimento. Gli animatori offriranno a tutta la comunità spunti e occasioni per interpretare i fenomeni del nostro tempo offrendo chiavi di lettura ed educando al senso critico. Nel processo di globalizzazione e di massificazione, che caratterizza l’inizio del terzo millennio, la Chiesa può diventare un fondamentale punto di riferimento, essendo per sua natura realtà universale e nello stesso tempo comunità particolare. La sua universalità, cattolicità, nulla sottrae al vincolo con la dimensione particolare, anzi lo rafforza. Gli animatori coniugheranno, senza contrapposizioni, gli aspetti dell’universalità con il radicamento nel territorio e nella realtà locale” (Direttorio, VI, 135)

Sono tre i punti sollevati in particolare da questo denso passaggio: il ruolo dei laici nel contribuire alla comprensione dei processi in atto; la capacità della Chiesa di farsi punto di riferimento irrinunciabile in un mondo che rischia la perdita del senso; il carattere “cattolico”, cioè “totale”, oltre che universale e singolare-locale, della Chiesa.

- Paolo VI nella Evangeli Nuntiandi, descriveva il nostro tempo come segnato da una “rottura tra vangelo e cultura” (n. 20).

E’ questa frattura che oggi va sanata, perché impoverisce la cultura, separando e contrapponendo ciò che invece è unito: materia e spirito, finito e infinito, libertà e legame….Lo scriveva anche McLuhan: “esistono due aspetti in ogni cosa, l’uno concreto e l’altro mistico, entrambi utili e fecondi” (La luce e il mezzo, p. 31).

Escludere lo spirito, negare l’infinito (o almeno l’infinito “verticale”), sottoporre ogni aspetto della realtà a uno sguardo oggettificante è, per usare le parole di Florenskij, “tentare di strappare il velo da ciò che è misterioso per illuminare tutto con una luce artificiale” (La concezione cristiana del mondo, p. 55).

E’ l’atteggiamento opposto a quello filosofico dello stupore, e a quello della vita spirituale grazie alla quale tutto continuamente si rinnova: qui invece “ogni processo complesso si frantuma in parti tali da non poter stupire: è la concezione del mondo più noiosa” (ivi). Mentre nella concezione religiosa del mondo l’intero precede le parti (basti ricordare gli esempi evangelici della vite e dei tralci, o quelli paolini del corpo e delle membra), la cultura razionalistica ha proceduto alla frantumazione dell’intero in parti, per dimostrare che scomponendo i processi in fasi infinitamente piccole è possibile ottenere l’essere: “L’intera scienza vuole dimostrare come dal nulla si ottenga qualcosa, e come da qualcosa si ottenga la pienezza dell’essere” (ivi, 61). E’ la teoria della continuità, delle piccole variazioni che porterebbero dal nulla al mondo. A questa si oppone “la cultura della conoscenza viva, secondo la quale tutto è legato al tutto” (ivi, 63). Che è anche la cultura della discontinuità, quella dell’atto creativo, dell’atto gratuito di amore, della scelta di libertà, dell’atto di fede: “giacchè l’intero può darsi soltanto tramite un atto creativo, in modo improvviso e non graduale” (ivi).

Da una parte, dunque, continuità, frammentazione, accumulo, piccole variazioni quantitative, equivalenza; ma anche banalizzazione del desiderio, rifiuto del legame…; dall’altra discontinuità, integrità, unicità, insostuibilità, responsabilità e libertà.

E’ alla scelta tra queste due cornici, e tra le opzioni antropologiche che ciascuna di esse porta con sè, che il nostro tempo ci sollecita, mentre tenta di far passare la prima come un dato di fatto. Così il “pensiero meditante” viene cancellato da quello “calcolante”, che perde il senso della gratuità e della bellezza e resta schiacciato sull’utile immediato (Pompili, Il nuovo nell’antico, 49).

La buona notizia del vangelo non riguarda solo un aspetto della nostra esistenza, ma l’intero. “Cattolico” significa per tutti, ma anche “relativo al tutto”. La cultura contemporanea è settoriale, frammentata e promuove la segmentazione dell’esperienza e persino del corpo, che non è più considerato come un tutto ma come una somma di parti (smontabili, sostituibili, ritoccabili). Ascoltare questo tempo significa anche cogliere la deriva disumanizzante di una concezione materialistica e meccanicistica della vita e del corpo, e proporre invece il messaggio dell’integrità della persona e della sacralità della vita.

- In questo senso la Chiesa può offrire oggi un punto di vista profondamente alternativo a quello di una cultura sempre più arida e disumanizzante. Una prospettiva liberante e anche profondamente rasserenante, oltre che vigile e critica.

Il prezzo di questa lacerazione infatti, oltre al materialismo che ci rende un’”epoca delle passioni tristi”, è l’incapacità critica, la banalizzazione, il senso di rassegnazione che si respirano in tanti ambienti.

McLuhan scriveva che “Il banale è rappresentato invariabilmente dal falso mostrarsi delle cose alle intelligenze stanche e agli spiriti esangui” (La luce e il mezzo, 31), e pessimisticamente affermava anche: “c’è una ripugnanza radicale nel cuore dell’uomo verso la comprensione dei processi in cui siamo coinvolti. Tale comprensione implica troppa responsabilità per le proprie azioni” (89). E ancora: “Quando un nuovo problema diventa troppo grande per essere affrontato su scala umana, la mente si ritira istintivamente e si addormenta” (107).

Il progresso della tecnica può produrre meraviglia e farci interrogare sulla fonte di questa nostra capacità creatrice, oppure può produrre una sorta di rassegnazione al dato di fatto e alla legge della fattibilità, rinunciando alla domanda sul senso.

Come sosteneva McLuhan, “Uno degli effetti dell’innovazione è il sonnambulismo. Quando le persone sono in preda a una forte pressione psicologica, tendono a diventare ‘zombie’. Lo ‘zombismo’ e’ attualmente un modo normale per resistere all’innovazione tecnologica” (La luce e il mezzo, 81).

Il contesto culturale in cui siamo immersi ci invita costantemente a sognare a occhi aperti, piuttosto che fare appello alla nostra capacità di ascoltare e riconoscere la realtà circostante.

Qualità della vigilanza sono invece l’attenzione, la sensibilità, la capacità di perforare il velo delle apparenze. Vigilare significa “guardare con attenzione”, un guardare che non è solo degli occhi.

Vigilare significa anche prendersi cura, custodire, ciò che abbiamo conosciuto come importante, prezioso e bello. Solo ciò che viene custodito può durare, perchè l’oblio della nostra cultura basata sull’istantaneità tende a cancellare ogni cosa.

Il cristiano oggi sa vigilare e sa anche essere originale: non nel senso che è ossessionato dalla distizione e dalla novità fine a se stessa, bensì perché non si dimentica dell’origine, di quella fonte dalla quale ha avuto e costantemente riceve la vita, e questo rende il suo sguardo più acuto e la sua prospettiva “eccentrica” rispetto alla dittatura del dato di fatto che domina nei discorsi di oggi.

Nell’opera di discernimento dei tempi i laici, se stanno dentro al mondo con atteggiamento vigile, possono svolgere un ruolo cruciale, e la cultura digitale pone oggi nuove sfide e nuove opportunità in questa direzione.

Essa rappresenta certamente una sfida per la Chiesa, dato che la rete, come scrive la Turkle (Alone together, 2011), si presenta come una “bottomless abundance”, una abbondanza senza fine che tutto può contenere, dove tutto si puo trovare.

Una sfida che deve essere colta con attenzione, con responsabilità ma anche con umiltà, perché solo “ascoltando” il nuovo contesto che va prendendo forma si può esprimere una parola capace di intercettare i bisogni, destare l’attenzione, accendere la speranza. E i laici possono contribuire molto non solo condividendo esperienze, significati e competenze, ma persino offendo spunti per vedere la rete non come un sostituto, ma come un luogo che consenta una nuova intelligenza (intus-legere) della fede, a fronte di una generalizzata “negligenza”, indifferenza (nec-legere); per esplorare a fondo “la pensabilità della fede alla luce della logica della rete” (Spadaro “Verso una ‘cyberteologia’? L’intelligenza della fede al tempo della rete”, La Civiltà Cattolica, I, 2011: 25).

Se il medium è il messaggio e la techne è anche epistéme, e se niente è veramente profano per l’uomo che si sa a immagine del suo creatore, allora oggi, anche grazie al digitale, si aprono inedite possibilità di penetrare ancora più profondamente il mistero dell’umano nella sua relazione con Dio.

“Donne d’Oriente e d’Occidente” a Terni

Posted by Moreno Migliorati On novembre - 14 - 2011 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

Viene presentata oggi a Roma la settima edizione di Popoli e Religioni-Umbria International Film Fest, in programma a Terni dal 19 al 27 novembre prossimi e unico festival cinematografico in Italia esclusivamente dedicato al dialogo interreligioso e inter-etnico.
Testimonial d’eccezione del tema portante che quest’anno permeerà tutte le iniziative della kermesse, tra incontri, film in concorso, lezioni di cinema ed eventi speciali, la blogger e attivista tunisina Lina Ben Mhenni, candidata al Nobel della Pace per aver dato impulso alla recente Primavera Araba.
Attesi al festival, tra le altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo: Pupi Avati (ospite d’onore), Krzistof Zanussi (presidente onorario), Francesco Patierno, Liliana Cavani (presidente della giuria internazionale dei film in concorso), Guido Chiesa, Daniela Poggi, Alice Rohrwacher, Lech Majewski, Valentina Lodovini, Maria Grazia Cucinotta (madrina della manifestazione), Claudia Koll, Francesco Salvi, Giobbe Covatta, Valeria Solarino, Isabella Ragonese; il critico Morando Morandini, le autrici Mariolina Venezia, Francesca Melandri, Rosella Postorino; il maestro Luis Enriquez Bacalov; il celebre esorcista Padre Amorth.
La manifestazione ideata dal Vescovo di Terni, Mons. Vincenzo Paglia, rilancia il suo messaggio di civiltà e di dialogo attraverso il cinema con un nuovo assetto e una ricca proposta coerente alle passate edizioni. “Nella declinazione del titolo del festival c’è tutto il significato e la mission dell’iniziativa: la vocazione di un evento – spiega il nuovo direttore artistico Pierluigi Frassineti, giornalista, scrittore e autore di fiction- che fonda la sua ragion d’essere sulla specificità del cinema come contenitore di storie e di emozioni, in un territorio in cui lo scambio culturale che non è utopia ma realtà documentata dalla partecipazione di un pubblico entusiasta appartenente ad ogni etnia, anzi, ancora meglio, ad ogni popolo”.
Il concorso internazionale è articolato attraverso la presentazione di film e documentari, alcuni dei quali inediti per l’Italia, con un ventaglio di proiezioni legate ai temi di riferimento del festival, e ulteriormente discussi in confronti col pubblico. Tra gli eventi speciali, il premio alla carriera attribuito quest’anno a Liliana Cavani; l’anteprima europea del film “Young Europe” di Matteo Vicino, girato con la partecipazione di 14 paesi europei; e “Oltre il Confine”, giornata in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche in Italia che prevede la proiezione di pellicole scelte insieme agli uffici culturali delle ambasciate.

(via SpiritualSeeds.info)

Credimi Donna. In Spirito e Verita’

Posted by marilena marino On novembre - 9 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

La Basilica Lateranense venne costruita verso il 314 circa da papa Melchiade nei terreni donati da Costantino accanto al Palazzo Lateranense. Fu definita “Chiesa madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe”, distrutta più volte e altrettante fatta ricostruire. E’ il simbolo della fede dei cristiani nei primi secoli, che sentivano la necessità di riunirsi in un luogo comune e consacrato per celebrare la Parola di Dio e i Sacri Misteri.

La Festa della dedicazione della basilica Lateranense, costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma, la cui annuale celebrazione in tutta la Chiesa latina è segno dell’amore e dell’unità con il Romano Pontefice.

Chiese ancora il prefetto Rustico: “Dove vi riunite?”. Giustino rispose: “Dove ciascuno può e preferisce; tu credi che tutti noi ci riuniamo in uno stesso luogo, ma non e cosi perchè il Dio dei cristiani, che è invisibile, non si può circoscrivere in alcun luogo, ma riempie il cielo e la terra ed è venerato e glorificato ovunque dai suoi fedeli” (Atti del Martirio di S. Giustino e Compagni). Nella sua franca risposta, il grande apologeta S. Giustino ripeteva dinanzi al giudice quel che Gesù aveva detto alla Samaritana: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui nè su questo monte nè in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quel che conosciamo, perchè la salvezza viene dai Giudei. Ma e` giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perchè il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4,21-24).
La festa della dedicazione della basilica del SS. Salvatore o di S. Giovanni in Laterano, non è certamente in contrasto con la testimonianza di S. Giustino e con la parola di Cristo. Salvi infatti il dovere e il diritto della preghiera sempre e dovunque, è anche vero che fin dai tempi apostolici la Chiesa, in quanto gruppo di persone, ha avuto bisogno di alcuni luoghi in cui riunirsi a pregare, proclamando la Parola di Dio e rinnovando il sacrificio di morte e risurrezione di Cristo, in attuazione delle Sue parole: “Prendete e mangiatene tutti; Prendete e bevetene tutti; Fate questo in memoria di me”. Inizialmente queste riunioni venivano fatte nelle case private, anche perchè la Chiesa non godeva ancora di alcun riconoscimento. Ma questo dovette venire abbastanza presto: c’è un singolare episodio all’inizio del secolo III, quando Alessandro Severo diede ragione alla comunità cristiana in un processo contro degli osti, che reclamavano contro la trasformazione di un’osteria in luogo di culto cristiano. La Basilica Lateranense venne fondata da papa Melchiade (311-314) nelle proprietà donate a questo scopo da Costantino di fianco al Palazzo Lateranense, fino allora residenza imperiale e poi residenza pontificia. Sorgeva così la “chiesa-madre di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe”, distrutta e ricostruita molte volte. Vennero celebrati in essa o nell’attiguo Palazzo Lateranense (ora sede del Vicariato di Roma) ben cinque concili, negli anni 1123, 1139, 1179, 1215 e 1512. “Ma il tempio vivo e vero di Dio dobbiamo esserlo noi”, dice S. Cesario di Arles.

Google + e tu+ Novita’

Posted by marilena marino On novembre - 8 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Il social network di Google inaugura le Pagine dedicate alle aziende e ai marchi. I brand possono così comunicare con gli utenti attraverso la funzione di Videoritrovi o semplicemente scrivendo post sulla bacheca. La cosa interessante è che Google sta integrando le pagine del suo social network nei risultati del motore di ricerca. Basterà a impensierire Facebook?

Finalmente Google+ inaugura Pages (Pagine)la sezione dedicata alle aziende e ai marchi che ora possono usare il social network della casa di Mountain View per collegarsi con i potenziali clienti e appassionati. Il design sembra ispirarsi a quello di Facebook (e ispirarsi è dire poco), con la foto principale sulla sinistra e le altre nella parte superiore del profilo, come potete vedere nell’esempio sottostante, che mostra la pagina di Google+ dei Muppets.

La pagina dei Muppets su Google+, lo stile ricorda quello di Facebook

“Finora Google+ si è concentrato nel connettere le persone fra di loro, ma vogliamo assicurarci che gli utenti possano costruire relazioni con tutte le cose ritenute interessanti, dalle aziende locali fino ai marchi globali. Per questo motivo abbiamo inaugurato Google+ Pagine in tutto il mondo”, ha dichiarato Vic Gundotra, Senior Vice President del settore Engineering di Google.

Al momento si possono trovare aziende come Pepsi, Toyota, H&M e persino la squadra del Barcellona, il primo team calcistico ad approdare sul social network di Google. I brand possono sfruttare tutte le funzionalità del sito e condividere informazioni, invitare gli utenti a una chat attraverso la funzione Videoritrovi o semplicemente comunicare con loro scrivendo un post sulla bacheca.

Aleteia: risposte alle domande sulla fede

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 17 - 2011 ADD COMMENTS

“La prima comunità di domande e risposte sulla fede cattolica, la vita e la società”: così si presenta Aleteia, la nuova piattaforma  online il cui sito verrà varato ufficialmente dopodomani, mercoledì 19 ottobre.
Aleteia  (verità in greco) vuole essere “una piattaforma di dialogo, un ponte tra coloro che credono e coloro che cercano risposte di senso per la propria vita”. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione per l’Evangelizzazione con i Media, è realizzata grazie alla collaborazione di molte realtà cattoliche, tra cui H2onews, studio di produzione multimediale e Maria di Nazareth, piattaforma di approfondimento su Maria . “Aleteia – afferma una nota – nasce come risposta concreta alle sfide comunicative lanciate da Benedetto XVI nei messaggi per le Giornate Mondiali delle Comunicazioni Sociali, promosse dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali e in sintonia con il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione”.
Si tratta di una iniziativa già avviata sperimentalmente dall’arcidiocesi di Boston, il cui cardinale Sean O’Malley  crede molto nelle potenzialità della Rete, come dimostra anche il fatto che lo stesso cardinale ha da tempo al suo attivo un seguito blog. La versione beta di Aleteia (che già dispone di una pagina Facebook cui se ne aggiungerà una su Twitter)  è in quattro lingue: italiano, inglese, francese e spagnolo. In poche settimane – assicurano  i promotori – seguiranno le versioni in arabo e portoghese, cui successivamente si aggiungeranno altre lingue.

(via SpiritualSeeds.info)

È  solo di un paio di giorni fa il messaggio papale diffuso in occasione della prossima Giornata della comunicazioni sociali. Messaggio che ha trovato consensi non solo in ambito cattolico (qui una come sempre puntuale analisi di Antonio Spadaro) ma anche in ambiti assai diversi tra di loro e spesso in polemica con la Chiesa. Viene quindi a proposito il segnalare la notizia di un percorso di formazione che prenderà il via lunedì prossimo, 31 ottobre, e che fin dal titolo segnala la crescente attenzione della Chiesa verso queste problematiche: “Da Twitter all’iPad. Nuovi paradigmi e modelli di informazione”. Promosso dall’Associazione Webmaster cattolici, dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e dal Centro di ricerca sull’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia, il corso affermano gli organizzatori, prende spunto dal fatto che “il complesso cambiamento nel mercato della produzione, della distribuzione e del consumo dell’informazione non deriva solo da nuovi strumenti tecnologici e non ha come effetto solo la costituzione di nuovi modelli economici. Entrano in gioco invece nuovi legami e opportunità che hanno un ruolo strategico nella società del futuro”.
Il corso è suddiviso in tre parti. Una parte storica tratterà i seguenti temi: cos’è l’informazione, qual è il suo mercato, quali sono le sue principali caratteristiche e quali le principali linee di crisi che la attraversano. Una parte tecnologica verterà invece sui nuovi strumenti e sulle nuove tecnologie per la raccolta, l’organizzazione, la produzione, la distribuzione e il consumo dell’informazione.  Una parte sociale, infine, prenderà in esame i nuovi “consum-attori” dell’informazione e quali progetti di società stanno emergendo dalla Rete.
Il seminario sarà tenuto da Antonio Dini, giornalista de “Il Sole 24 Ore” e “Nòva24”, e coordinato da Pier Cesare Rivoltella, docente di media education dell’Università cattolica di Milano. Il corso si svolgerà interamente online con dirette web, dispense, forum e gruppi di lavoro distribuiti nell’arco del mese e supportati da due tutor dedicati. Il lavoro sarà organizzato attorno a e-tivities, lasciando circa 10 ore per lo svolgimento di ciascuna attività. Al termine sarà restituito un feedback a tutti i partecipanti che riceveranno un attestato per la fine del corso. Il modulo si concluderà con una videoconferenza organizzata attorno agli stimoli e ai risultati che il lavoro avrà fornito, attraverso i contributi dei partecipanti.

(via SpiritualSeeds.info)

I digital media: gli scenari, gli effetti, internet e i legami che si creano nell’intricato intreccio sulla Rete. Questi e altri argomenti verranno trattati nel corso della Settimana residenziale per seminaristi teologi dal titolo “L’agire della Chiesa nel tempo digitale” (27 giugno-2 luglio) promossa dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, dal Servizio nazionale per il progetto culturale e dal Servizio informatico della CEI in collaborazione con il Centro interdisciplinare lateranense della Pul. La settimana si terrà a Subiaco (info su www.benedettini-subiaco.org) e si aprirà con la relazione di Mons. Dario Edoardo Viganò, preside dell’Istituto Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense. Ernesto Diaco, vice responsabile del Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei, illustrerà in che modo il progetto culturale orientato in senso cristiano si inserisce nella Chiesa italiana mentre don Davide Milani, direttore dell’ufficio comunicazioni sociali di Milano,  metterà in evidenza in che modo oggi si può comunicare in una diocesi. Non mancheranno come sempre i laboratori, che quest’anno approfondiranno le tematiche del book trailer, del web 2.0 e del cinema digitale. Il prof. Paolo Peverini e Giovanni Silvestri illustreranno rispettivamente i “Trailer nella predisposizione dell’atto spettatoriale” e “La Chiesa e le risorse in rete”. Don Ivan Maffeis, invece, tratterà il tema “I media della Chiesa italiana”. La prof.ssa Emiliana De Blasio invece apprfondirà il tema “Famiglia e modelli di rappresentazione nella fiction italiana e americana” mentre il Dott. Sergio Perugini farà una relazione su “Il religioso nei media tra miniserie e lunga serialità”. Concluderà la settimana l’intervento di Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario e Portavoce della CEI, sul tema “Da Parabole mediatiche a Testimoni digitali. Cammino fatto e prospettive”.

Sfida culturale

Posted by marilena marino On maggio - 31 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

LA PAROLA: PERCHE’.

LA PRIMA RIFLESSIONE PARTE DA UNA PROFONDA CONSIDERAZIONE CHE MI HA ILLUMINATO NEL PROPORRE QUANTO ADESSO DIRO’:

PARTENDO DA UN’ ESPERIENZA DI VITA MOLTO PERSONALE CHE HA FORGIATO COL FUOCO PROPRIO I MIEI PRIMI ANNI FINO ALL’ ADOLESCENZA, E ANCHE QUELLI PIU’ AVANTI, HO SENTITO UNA IMPELLENTE SPINTA A DESCRIVERE COSA POSSA ESSERE ” AVERE LA POSSIBILITA”” DI AVERE UNA “PAROLA”E POTERLA METTERLA IN CIRCOLAZIONE;

GRAZIE AD UNA INIZIATIVA DEL MIO PARROCO DON FRANCESCO FONGO DI “APRIRE” UN CENTRO CULTURALE ALL’ INTERNO DELLE INIZIATIVE PARROCCHIALI NEL NOSTRO PAESE, RITENGO CHE ESSA SIA UN’ IDEA DAVVERO MERAVIGLIOSA, SEMPRE PERMETTENDO CHE LA CULTURA CHE SI VUOLE METTERE IN CIRCOLAZIONE SIA DI NETTO STAMPO CRISTIANO E DOTATO DI FORTI VALENZE EVANGELIZZATRICI:

STANDO ANCHE ALLE ULTIME RISPOSTE DATE AD ALCUNI GIOVANI CATECHISTI A ROMA, DAL PAPA BENEDETTO XVI, DURANTE LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU’, E’ VENUTA CHIARAMENTE A GALLA L’ ESIGENZA DI POTER RISPONDERE A QUESTA SOCIETA’ FORTEMENTE SECOLARIZZATA, CREANDO PROPRIO NELLE NOSTRE PARROCCHIE “NUOVE OASI DI CULTURA CATTOLICA”, ATTE A DIFFONDERE PERENTORIAMENTE IL MESSAGGIO EVANGELICO DI GESU’ CRISTO, SPERANDO ANCHE CON QUESTO DI SUSCITARE I NUOVI APOSTOLI DEL FUTURO.

UNA COMUNITA’ CHE NON SIA MORTA DEVE POTER GETTARE QUESTO SEME DI SFIDA CRISTIANA AI VARI E DISORIENTATI IMPUT SOCIALI CHE DESTABILIZZANO L’ UOMO, NON FACENDO PIU’ RICONOSCERE CHIARAMENTE DOVE E’ CRISTO E DOVE NON LO E’!

LA PAROLA: CHIAREZZA D’ INTENTI

” NON SIAMO STATI NOI AD AMARE DIO PER PRIMI, MA E’ STATO LUI DA SEMPRE CHE PER PRIMO CI HA AMATO” .

CON QUESTA PRIMA AFFERMAZIONE VOGLIAMO RICONOSCERE GIA’ UNA PRECISA CHIAVE DI LETTURA CHE CI FA EVITARE GIA’ L ‘ ERRORE DI CREDERE CHE SIAMO NOI COSI’ BRAVI E RELIGIOSI CHE ABBIAMO SCOPERTO DIO, MENTRE UN CERTO SENSO DI BENESSERE E GRATITUDINE CI METTE GIA’ IN UNA CONDIZIONE ATTA A CAPIRE CHE CIO’ DI CUI ABBIAMO SOLO BISOGNO, E’ DI APRIRE L ‘ ORECCHIO E ASCOLTARE LUI, CHE CI VUOLE PARLARE;

SE SOLO CONSIDERASSIMO QUESTO EVENTO GIA’ ECCEZIONALE, SICURAMENTE ANCHE TUTTO IL NOSTRO CORPO CAMBIEREBBE POSIZIONE E PERSINO UNO STATO DI PROFONDA ACCOGLIENZA, DAREBBE PIU’ TONO AL NOSTRO VISO CHE SI STUPIREBBE COME<QUELLO DI UN BAMBINO CHE SGRANA GLI OCCHI E SI METTE PRONTO COSA IL PAPA’ HA DA DIRGLI!

SIAMO SEMPRE PRESI DALLE NOSTRE FILOSOFIE E PUNTI DI VISTA, COSICCHE’ ANCHE LA DIFFICOLTA’ DI ASCOLTARE E’ DIFFICILE E SVANTAGGIOSA PER UN DIO CHE AMA PARLARE A NOI UOMINI E IL PIU’ DELLE VOLTE SI TROVA DAVANTI:

UN SOLDATO AGGUERRITO SULLE DIFENSIVE, INVECE CHE UNA CREATURA CHE ” PENDE DALLE SUE LABBRA” !

MA LUI NON SI SCORAGGIA E LE PROVA TUTTE PRIMA DI MOLLARE……….

LA PAROLA: IL CRISTOCENTRISMO

AL CENTRO LA SACRA SCRITTURA: IERI, OGGI, DOMANI, LA PAROLA DI DIO DEVE RAPPRESENTARE IL POLO D’ ATTRAZIONE VERSO CUI CONVERGONO TUTTE LE RISORSE UMANE INTELLETTIVE, ARTISTICHE, SOCIALI, CARITATIVE, E ALLO STESSO TEMPO ESSO AGISCE COME UNA FORZA DI GRAVITA’ CHE NON SUPERA GLI ALTRI EQUILIBRI, MA CHE, ANZI, LE TIENE INSIEME E IN EQUILIBRIO: RIAPPROPRIARSI DEL VANGELO E DELLE SACRE SCRITTURE, DOVREBBE DIVENTARE UN’ ATTITUDINE FAMILIARE, COME SE PER COMPAGNO PRINCIPALE DI VITA AVESSIMO SEMPRE QUESTO LIBRO CON CUI VIAGGIARE, DISCUTERE, INTERPELLARE….

CHE NON SIA SOLO PREROGATIVA DEI MAESTRI, USARE DIMESTICHEZZA CON LA PAROLA DI DIO, MA CHE ESSA ADEGUATAMENTE “SPEZZATA” PRIMA DAI MINISTRI DI DIO, POSSA DIVENTARE CIBO QUOTIDIANO SOPRATTUTTO PER I LAICI CHE VIVONO SPESSO DI TUTT’ ALTRO CIBO, NON E’ UN PECCATO, ANZI, PROPRIO PARTENDO DAI NOSTRI PADRI NELLA FEDE, COME IL POPOLO EBRAICO, LA “RUMINATIO”, LO SCRUTARE COSTANTEMENTE LA SCRITTURA, SI PUO’ SCOPRIRE CHE PER LORO E’ QUASI NORMALE PARLARE DI UN DIO CHE PARLA, MENTRE ANCORA PER NOI OCCIDENTALI, TROPPO SPESSO LA SCOPERTA DELLO STESSO VANGELO SI DELEGA TROPPO COMODAMENTE SOLO ALL’ OMELIA DOMENICALE DEL SACERDOTE;

SICURAMENTE SI SCOPRIRA’ L’ ACQUA CALDA CON QUESTE RIFLESSIONI, MA A VOLTE PROPRIO LE COSE PIU’ SCONTATE SI LASCIANO CORRERE E BASTEREBBE SOLTANTO RIANDARE ALLE RADICI DELLE ” SITUAZIONI”:

LA PAROLA:CHIAVE DI LETTURA

C’ E’ UN COMUNE DENOMINATORE IN TUTTE LE VARIE CONFERENZE CULTURALI A CUI HO ASSISTITO, TUTTE DEGNE DI RISPETTO, PER CARITA’, MA NE SONO SEMPRE USCITA COME INSODDISFATTA O, MEGLIO, UN PO’ PERPLESSA, ANCHE PERCHE’ , SPACCIANDOSI ESSE, A VOLTE, COME TAVOLE ROTONDE CON TEMI NOBILI COME ” LA PACE”, “IL CORPO , ECC., AVREBBERO VOLUTO DARE A CHI VENIVA AD ASCOLTARE DEI RISVOLTI CRISTANI, MA QUESTI MESSAGGI ERANO COSI’ SBIADITI E POCO CHIARI, CHE PECCAVANO DI INCISIVITA’: MI SON CHIESTA: PERCHE’ SI PARLA PRIMA DEI VARI ASPETTI DI UN PROBLEMA, CONDENDO LA PASTA CON VARIE TINTEGGIATURE CHE VANNO DALLA SOCIOLOGIA, ALLA FILOSOFIA, ALLA STORIA, E POI , FORSE, PER CASO, CI SCAPPA ANCHE IN MEZZO GESU’ CRISTO??

PERCHE’ NON VIENE DETTO CON CHIAREZZA IL MESSAGGIO EVANGELICO, PARTENDO PRIMA DALLA SCRITTURA E PO ARRIVANDO AD ALTRE CONSIDERAZIONI??

FORSE SARA’ UNA CONSIDERAZIONE DA POCO, MA CREDO CHE TUTTA QUESTA IMPOSTAZIONE E MODO DI FARE GENERI ANCORA PIU’ CONFUSIONE IN QUELLE PERSONE CHE CERCANO INVECE MESSAGGI CHIARI E LIMPIDI!

SOLO METTENDO AL CENTRO DI UN TEMA, DI UN DIBATTITO, DI UNA CONFERENZA CULTURALE LA PAROLA DI DIO, SI PUO’ DIPANARE TUTTA LA MATESSA DI IDEE CHE CI PORTIAMO DENTRO: DOVREBBE ESSERE ROVASCIATA L’ INTENZIONE!!

SE CREDIAMO CHE E’ DIO CHE PARLA, PERCHE’ VOGLIAMO PARLARE NOI PER PRIMI, RISCHIANDO DI FALSIFICARE IL MESSAGGIO CHE DIO HA DA PROPORCI NELLA SCRITTURA?!

NON VORREI CHE QUESTO MODO DI FARE CULTURA SIA PER I MODERNI FILOSOFI DEL TEMPO ANCORA UN TENTATIVO DI CUI L’ UOMO SI SERVE PER USARE DIO, COME NELL’ ANTICO SISTEMA DELLA RELIGIOSITA’ NATURALE, IN CUI SI CERCA DI TENERE BUONO IL SIGNORE PER INGRAZIARSELO E ACCONTENTARE, COSI’, UN PO’ DIO E UN PO’ L’ UOMO!!

LA PAROLA: PROPOSTA CULTURALE

QUESTA E’ UNA SOCIETA’ CHE SPINGE IL PEDALE AL MASSIMO SU TUTTI I NOSTRI TREND DI VITA, CHE CORRE VELOCISSIMA E CHE SEMBRA LASCIARTI A PIEDI SE NON CORRI AL PASSO CON LEI, MA E’ UNA SOCIETA’ ANCHE DA CUI NON BISOGNA FARSI INGANNARE, PROPRIO PERCHE’ TROPPO VELOCE E TUTTA UGUALE, PERCHE’ NON VUOLE DARTI IL TEMPO DI USARE IL CERVELLO CHE TI SERVE PER PENSARE E TIRAR FUORI L’ ORIGINALE CHE E’ IN TE, E NON LA COPIA!!

PROPRIO PERCHE’ COSTRUITA SU MESSAGGI SUB-LIMINALI, NON CHIARI, DIRETTI, MA CONSUMATI FRENETICAMENTE, NON VUOLE AVERE PUNTI FERMI DI RIFERIMENTO PROLUNGATI, PERCHE’ NON VUOLE PENSARE AL<TEMPO CHE PASSA E CHE SI PUO’ FERMARE, MA PROPRIO PER LO STESSO MOTIVO ESSA E’ LEGGERA E VAPORIFERA E CAMBIA CONTINUAMENTE ASPETTO A SECONDA DELLE MODE E DEI DIKTAT DEL MOMENTO;

E’ MEGLIO NON AVERE SPAZIO PER SOSTARE E , MEGLIO ANCORA, FARE MASSE OMOLOGATE E SENZA PARTICOLARI ORIGINALITA’ PER MEGLIO SFUGGIRE AL CONTROLLO DI SE STESSI, MENTRE IL CONTROLLO, C’ E’ GIA’ CHI HA INIZIATO A FARLO: LA NATURA STESSA, DI CUI L’ UOMO, DAPPRIMA DOMINATORE , ORA NE E’ INESORABILMENTE DOMINATO

SEMBRA UN MONDO ALLA ROVESCIA, E L’ UOMO CHE SEMBRA ESSERE COSI’ ALL’ AVANGUARDIA, NON SI RENDE CONTO CHE STA DIVENTANDO UN BURATTINO IN BALIA DEI PROPRI ISTINTI, CHE DA PADRONE DEL PARADISO TERRESTRE, DIVENTA UN SEMPLICE GIARDINIERE, E DA SIGNORE DELLA SUA TERRA, UN GARZONE DI MACELLERIA;

PER ANDARE DIETRO LE MODE, LA CREATURA NON SI RENDE CONTO DI ESSERE DA LORO MANIPOLATE E PERDE COSI’ LA SUA VERA DIGNITA’, E PREFERISCE ABDICARE AD ALTRI RE, PIUTTOSTO CHE PRENDERE LUI IL COMANDO DELLA SITUAZIONE!!

E’ ASSOLUTAMENTE NECESSARIO E URGENTE, PER QUESTO, RICOMINCIARE DACCAPO, DALLE RADICI E TROVARE DEI PUNTI FERMI, SALDI, PROPRIO PERCHE’ SI OSCILLA A DESTRA E A SINISTRA, SENZA PIU’ UNA VERA BASE:

LE CERTEZZE FANNO PARTE DI QUESTE RADICI STORICHE DI CUI L’ UOMO NON PUO’ FARE A MENO IN QUESTA VITA, DAL MOMENTOCHE LA STESSA STORIA HA BISOGNO DI ESSERE SCANDITA DA CERTI PRECISI, REGOLARI MOMENTI:

LA STESSA CREAZIONE VIENE FUORI DAL CAOS E NOI VOGLIONO INVECE RITORNARE A QUESTO CAOS??

AVERE DEI PUNTI FERMI NON SIGNIFICA IRRETIRSI NEL BORGHESISMO MA DARE VOCE AD UN ORDINE PRESTABILITO DALLA PRESCIENZA DI DIO, PERCHE’ L’ UOMO DA SOLO SI PERDE SENZA QUEST’ ORDINE, NON LO SA AUTOGESTIRE!!

DIO HA TANTO AMATO IL MONDO E L’ UOMO , DESIDERANDO CHE EGLI NON SCENDA A COMPROMESSI CON CERTI VALORI FASULLI E INGANNEVOLI GHE GLI TOLGONO STIMA E DIGNITA’: MA COME POTRA’, LUI, ACCORGERSI DI SCIVOLARE FUORI DA QUESTE LINEE TRACCIATE DA DIO PER AMORE???

RIMETTENDO DIO AL PRIMO POSTO NELLA SUA VITA, TUTTO RIGIRERA’ PERFETTAMENTE, COME UNA RUOTA I CUI RAGGI FANNO CAPO AL CENTRO: CRISTO; CIO’ CHE VOGLIAMO FARE CON LA PAROLA DI DIO, RIPROPONENDO LA LETTURA DEL VANGELO E LA SUA SRUTATIO NELLE NOSTRE TAVOLE ROTONDE E NELLE NOSTRE CASE!!

LA MODA, LA DANZA, IL CANTO, LA CRONACA, IL CINEMA, TUTTO PUO’ E DEVE ESSERE RIVISITATO DALLA PAROLA DI DIO, NON IMPORTA SE SAREMO TRA LE TANTE VOCI CHE DICONO ALTRE COSE, MA NOI FAREMO LA NOSTRA PARTE

PER ESEMPIO, SAREBBE INTERESSANTE FARE UN ANALISI DI UN TESTO DI UNA CANZONE O DI UNO SPOT PUBBLICITARIO CHE TANTO INVADE CON LA TELEVISIONE LE NOSTRE CASE, E FAR VEDERE COME SAREBBE UN TESTO DI UN CANTO CON DIO E SENZA DIO, OPPURE, ANALIZZANDO UN MESSAGGIO CHE VIENE DA UN FILM, PER FAR VEDERE ALLA GENTE IL MESSAGGIO AMBIGUO CHE PUO’ VENIRNE FUORI, DOVE DIO MANCA COMPLETAMENTE E COME, INVECE, RIMETTENDO AL PRIMO POSTO LA PAROLA DI DIO, QUELLO STESSO MESSAGGIO SAREBBE TUTTO DIVERSO !!

SENZA VOLER FARE MORALISMI O INDOTTRINAMENTI DI SAPIENZA, PENSO SIA IMPORTANTISSIMO DARE ALLA GENTE DELLE CERTEZZE: CHE DIO ANCORA PARLA NELLA STORIA, CHE VUOLE SOLO IL BENE DELLA SUA CREATURA, CHE NON E’ VERO CHE IL MALE E’ PI’ FORTE, CHE TUTTO E’ LECITO E CHE TUTTO SI PUO’ FARE, TANTO NON C’ E’ NIENTE DI MALE!!!

LA PAROLA: LA CONTROPROPOSTA

COMPITO PRINCIPALE DI QUESTO CENTRO CULTURALE E’ POTER STRAPPARE L’ UOMO DA QUESTA MENZOGNA PRIMORDIALE, CHE E’ L’UOMO CHE SI FA A IMMAGINE DI SE STESSO, SBANDANDO OGNI VOLTA SU MODELLI CHE NON LO RAPPRESENTANO DEGNAMENTE IN QUANTO CREATURA DI DIO E CHE IN QUANTO TALE DOVREBBE METTERE AL CENTRO DELLA SUA VITA PRIMA DIO: ACCETTARE SI’ LE PROPOSTE CREATIVE UMANE, MA SAPER DARE VOCE ANCHE ALLA CONTRO PROPOSTA PER CONTROBATTERE VALORI CHE NON SONO PER NIENTE CRISTIANI E SI SPACCIANO PER TALI!

UN CAMPO VASTO PUO’ ESSERE PRESO IN CONSIDERAZIONE CRISTIANAMENTE, PER ESEMPIO, LA FAMIGLIA, LA DONNA, COME QUESTA PUO’ RITROVARE PIU’ PIENAMENTE SE STESSA ATTRAVERSO IL MODELLO DELLA VERGINE MARIA, LA DONNA PER ECCELLENZA, OPPURE RITENTARE DI RIPROPORRE IL LIBRO DEI SALMI COME PREGHIERA USATA ANCHE DA GESU’, COME CANTI NELLE CHIESE O PER ESSERE ATTUALIZZATI COME PAROLA DI DIO SOTTO I PIU’ VARI ASPETTI, ECC.

ANCORA PER ESEMPIO, PER INCITARE I LAICI ALLE COLLATIO O ALLA RIFLESSIONE COMUNE NEI RITIRI, NON VIENE MOLTO FATTO USO DEL VERO E PROPRIO TESTO DELLA SACRA SCRITTURA, ACCONTENTANDOSI SOLO DI FORNIRE AI PRESENTI IL VERSETTO STAMPATO DEL TESTO SU DI UN FOGLIO……

PERCHE’ NON DIFFONDERE CON PIU’ AMORE E DEVOZIONE L’ AMORE PER LA PAROLA E IL SUO STUDIO, INCITANDO PROPRIO LE PERSONE ANCHE PIU’ VICINO ALLA PARROCCHIA, A TENERE SEMPRE CON SE’ QUESTO PREZIOSISSIMO LIBRO DI NOSTRO SIGNORE??

LA VERITA’ CHE GESU’ SI AMA ANCORA POCO E POCO LO SI CONOSCE, PER QUESTO LA BATTAGLIA E’ UN PO’ ARDUA, MA CRISTO INSIEME A MARIA SONO LA NOSTRA GUIDA!!!

LA PAROLA: ANDARE ALLE RADICI

LA RIFORMA CULTURALE RIPARTE DALLE RADICI, DAL BASSO, DAL PICCOLO, DAL DI DENTRO, DALL’ AMORE PER LA VERITA’ E LA LIMPIDEZZA; LA VERACITA’ DELLA PAROLA SCAVA NEL MIDOLLO COME UNA SPADA A DUE TAGLI E ANCHE SE MOLTO POTRANNO I SAPIENTI E I TANTI FILOSOFI DI QUESTO MONDO, ESSA ARRIVERA’ COMUNQUE LA’ DOVE DEVE ARRIVARE: ALL’ UOMO, PERCHE’ E’ PER L’ UOMO CHE E’ STATA MANDATA DAI CIELI E NON RITORNERA’ SENZA AVER PRODOTTO I SUOI EFFETTI E SENZA AVER OPERATO CIO’ CHE DIO DESIDERA: IL BENEDELL’ UMANITA’, LA SUA PROMOZIONE, LA SUA LIBERTA’, LA SUA PIENEZZA DI VITA, LA SUA FELICITA’;

LA PAROLA E’ UN BENE ASSOLUTO PER L’UOMO E UNA GIOIA PER DIO CHE LO HA CREATO POCO MENO DEGLI ANGELI E TUTTO HA POSTO AI SUOI PIEDI!!

C’ E’, QUINDI, NECESSITA’ DI RIPERCORRERE TUTTE LE VARIEGATE ESPRESSIONI DI FEDE NELLA SANTA MADRE CHIESA , RIMETTENDO AL CENTRO IL MESSAGGIO CONTENUTO NELLA PAROLA DI DIO, RIATTUALIZZANDO E RIFACENDO NUOVE ANCHE LE VARIE PROPOSTE CHE POSSONO VENIRE DA QUESTO CENTRO CULTURALE:

NON SONO VENUTO AD ABOLIRE LA LEGGE, MA A PERFEZIONARLA, DICE GESU’, E COME LE GIARE DI PIETRA CHE A CANA ASPETTAVANO DI ESSERE RIEMPITE DI VINO NUOVO, ANCHE LA CHIESA ASPETTA DI RIPARTIRE DALLE RADICI DEL CRISTIANESIMO, QUANDOLA PRIMA COMUNITA’ DEGLI APOSTOLI SI RIUNIVA INTORNO ALLA MENSA DELLA PAROLA E DELLA EUCARESTIA, METTENDO AL CENTRO DELLA SUA VITA CRISTO CHE , SOLO, AVEVA PAROLE DI VITA ETERNA!

ORA, FORSE, CI SONO TROPPE TAVOLE E TROPPI CIBI SUCCULENTI E OGNUNO NON SA COSA SCEGLIERE, MA MARIA, DONNA DEL VINO NUOVO CI INDICA UNA PRECISA VIA: L’ ASCOLTO COSTANTE E IRRINUNCIABILE DELLA PAROLA DEL FIGLIO , LA SOLA CHE SALVA E GUARISCE!!

ASPIRIAMO AI CARISMI PIU’ ALTI! ALLA CARITA’, ALL’ AMORE CHE GESU’ AVEVA PER LA SUA AMATA CHIESA, CHE OGGI VUOLE RIVEDERE VIVA, BELLA, CON UN ABITO NUOVO E SENZA TOPPE, CHE RITORNI CON NOSTALGIA AL CUORE, AL SUO PRIMO AMORE!

QUANDO C’ E’ AMORE E SPIRITO DI SERVIZIO PER LA CHIESA, ALLORA, COME UN FIGLIO NUTRITO DA TANTO SUO AMORE, A SUA VOLTA NON SENTE FATICA A PRESTARE ALLA SUA GENITRICE, UNA DEDIZIONE INCONDIZIONATA, UMILE E GRATUITA

NOI SIAMO E DOBBIAMO ESSERE QUESTI FIGLI DELLA GRATUITA’ E NON DEL DOVERE;

PER AMORE, E SOLO PER AMORE NON POSSIAMO ASTENERCI DAL RENDERE SERVIZIO ALLA VERITA’, PERCHE’ NOI SIAMO QUESTO TEMPO, E NON C’ E’ N’ E’ UN ALTRO: ADERIAMO CON TUTTE LE FORZE A QUESTO PROGETTO CULTURALE, IN DIFESA DELL’ UNICA VERITA’ CHE E’ CRISTO, COOPERANDO AL MERAVIGLIOSO RISVEGLIO PASQUALE DELLA CHIESA E OFFRENDO COME QUELLA DONNA AI PIEDI DI GESU’ IL PROFUMATO SERVIZIO DEI NOSTRI CUORI E DELLE NOSTRE MANI, DELLE NOSTRE INTELLIGENZE, DELLE NOSTRE GENIALITA’ NASCOSTE E DEI NOSTRI CAPELLI INTRISI DI PIANTO, E QUANDO TUTTI GRIDERANNO CHE E’ MEGLIO ESSERE SERVITI E NON SERVIRE, NOI GRIDEREMO PIU’ FORTE CON TUTTA LA CHIESA: VI ASPETTEREMO IN GALILEA, GESU’ E’ RISORTO, ED E’ LI’ CHE CI ASPETTA!!!

L’Impronta Digitale di Dio

Posted by marilena marino On maggio - 1 - 2010 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Nel web possiamo avere la possibilita’ di monitorare la vita dei nostri amici assumendo quasi una corporeita’, con la speranza che queste relazioni non finiscono ma si aprono al futuro con un grado di complicita’ e comunione che è anche terapeutico: nelle relazioni ipersociali puo’ essere aumentata la sicurezza e la gratificazione in un tipo di rapporto scambievole che crea fiducia, intimita’ e dove si arriva persino ad avere ” cura dell’altro”. L’ambiente dove si naviga e dove si “sta” puo’ essere continuamente riconfigurato e adeguato in un processo dinamico e in movimento: é possibile ritrovare nel modo in cui si aggiornano i profili su facebook come un “recupero ” del tempo, una forma di nostalgia che viene recuperata insieme ai documenti, foto, dati e altre notizie personali.

Diceva qualcuno: “Io non ho fede, ma posso ritrovarla negli altri perchè posso vedervi l’ impronta digitale di Dio!” .E’ vero, oggi c’è il pluralismo che puo’ senz’altro minare la fede e occorre una vera adesione personale: L’ambiente sociale corrisponde all’ambiente mediale. La piazza, l’Agora’ libera, aperta, senza nessun senso di privato, ci ricorda l’ Areopago di Atene di S Paolo: occorre in questo senso “sintonizzarsi sugli interessi degli altri”.  In questa ” mediapolis” si soffre anche di una certa “kakofonia”, cioè di uno spazio dell’ invasivita’ con 1000 voci dissonanti, dove aleggia un forte pericolo di relativismo e percio’ occorre  nel web un bisogno di rieducazione e promozione umana, di dignita’ e di ” carità intellettuale”, come dice il Papa.

Internet è un campo di battaglia  off line e on line pieno anche di interessi aggressivi, per questo la Chiesa deve proporre con mezzi propri l’ Evangelizzazione. Secondo l’ Enciclica Caritas in Veritate, urge una giustizia distributiva  e una critica sociale: la coscienza di vivere in un mondo globalizzato ci fa stare in un teatro globale dove tutti sono coinvolti nelle umane vicende. C’è sotto questo aspetto un carattere universale della Chiesa. ” Tutto mi riguarda”..occorre quindi il volto della Chiesa che sia testimonianza. La Chiesa è per tutti e c’è un lavoro per ognuno da protagonisti!

Qual’è la sfida, allora? Vivere bene nel tempo della rete, connessi in modo fluido, etico e naturale: internet è ormai un ambiente di vita che chiede di essere abitato e organizzato.Fede e rete: la sua comprensione nella logica del web. Che punti di contatto? Come la rete e l’ evoluzione cambia la Teologia? Prima l’uomo si orientava come una bussola verso Dio ed era piu’ facile. Oggi la bussola si è trasformato in un decoder e non serve reperire il messaggio, occorre discernere e rendere ragione della speranza, credere e incarnare la fede! La Teologia spirituale ha la chiave, non quella morale! La Fede come atto intelligente che da’ a Dio il proprio consenso.

La rete è un modello di Chiesa? Se pensiamo alla famosa parabola della vite e i tralci, forse si’: l ‘importante è che la Chiesa accompagni l’uomo nella relazioni nel web, dal momento che  la Testimonianza in rete è un contenuto generato dall’ utente ( user-generacted- concact). La stessa puo’ essere un dono per il cattolico, quando essa è ” bucata”. Non solo l’amicizia, ma il luogo, lo scambio o anche mercato (free-way, social network) nel peer to peer ( io ricevo qualcosa che fa piu’ ricco e lo condivido in una sorta di economia ).

La rete è anche una grazia che favorisce la formazione di una nuova “mentalita’” (gratuita’-freebie) ( prendere liberamente). La grazie si diffonde peer to peer, percio’ la rete deve diventare ” luogo di comunione”. infine una immagine bellissima degna dell’ Apocalisse di s. Giovanni: un nuovo sistema nervoso planetario, la noosfera, intesa come attivita’ intellettuale e spirituale, una splendida attrazione magnetica di Cristo e le menti umane, sociali e di rete. Si’, proprio l’ impronta Digitale di Dio!

Riflessioni a margine del convegno Testimoni Digitali

Posted by carmen On aprile - 29 - 2010 1 COMMENT

di Carmen De Fontes

C’è anche un altro convegno.
C’è un convegno che prosegue. Che prosegue, e proseguirà, nelle amicizie e nella condivisione di esperienza che i Testimoni Digitali sapranno creare. C’è un convegno che prosegue e proseguirà nei progetti che ci si impegnerà a realizzare. C’è un convegno che prosegue e che porta alla nascita della vera e propria “rete” dei Testimoni Digitali, unico modo per essere Chiesa su internet: essere uniti e espressione di una sola voce, quella del Vangelo.
C’è un convegno che va oltre: che va oltre i dettagli tecnici che dipingono il mondo digitale, oltre le ricerche sociologiche, i consigli, i suggerimenti, gli accorgimenti che comunque servono a orientarsi nel web. C’è un convegno che va oltre l’aspetto tecnico e il dato attuale e che ha attraversato questi tre giorni intensi, dalla visita alla Cappella Sistina al discorso del Santo Padre. C’è l’immagine del Cristo michelangiolesco del Giudizio Universale: il Cristo da cui ha origine tutto il movimento e in cui ha fine la storia. C’è un convegno che ci ricorda che la Chiesa non si deve interrogare se essere o meno sul web ma che non può non esserci. Ma che prima di “esserci” deve “essere” e con essa ogni cristiano: essere testimone credibile, ma soprattutto, come ricordato da Benedetto XVI, “credente”.
C’è un convegno che ci sarebbe potuto essere. Ci sarebbe potuto essere un momento di risonanza, la possibilità di intervenire, di fare domande ai relatori, di contestare e approvare. In un mondo interattivo e multimediale, il convegno si è avvalso solo parzialmente dei mezzi della tecnologia digitale e anche se c’era la possibilità di mandare sms e lasciare commenti sul web, di ciò non è giunta alcuna eco ai relatori e agli uditori. Ci sarebbero potuti essere più giovani; a fronte di un gruppo di relatori molto giovani, i convegnisti sembravano avere un’età media molto avanzata e, anche se è positivo trovare anche tra i più adulti gente entusiasta del mondo della comunicazione e delle nuove tecnologie, l’impressione è che i giovani siano ancora poco valorizzati all’interno di alcuni contesti.
Ci si auspica che ci sia un dopo – convegno che tenga presenti gli ammonimenti giunti in questi giorni ad avere come guida il magistero della Chiesa anche quando ci si muove nel continente digitale, al fare entrare “il mondo della comunicazione a pieno titolo nella programmazione pastorale”(Benedetto XVI). Ci si auspica che ci sia un dopo – convegno che si renda evidente in una fioritura di nuove iniziative e di valorizzazione dell’esistente. E ci si augura che ci siano di nuovo, e senza lasciar passare troppo tempo, spazi di confronto e di condivisione.
Ma soprattutto c’è da oggi l’impegno quotidiano e rinnovato nelle diocesi e nelle parrocchie; un impegno che, riprendendo la relazione di padre Roderick Vanhögen, segua l’agire di Dio. Dio comunica ai magi con una stella perché i magi stanno già cercando in cielo. Bisogna essere lì dov’è l’uomo per incontrarlo e, come ci ha invitato il Santo Padre a fare, “ senza timore prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa”.
Carmen De Fontes

Volti e linguaggi nell’era crossmediale

Posted by FLORIANO CARTANI' On aprile - 27 - 2010 4 COMMENTS

I Testimoni Digitali riuniti a Roma

dal nostro inviato Floriano Cartanì

Si è completato con la giornata di chiusura, che ha visto anche il saluto del Santo Padre alle delegazioni giunte da tutte le diocesi italiane, il congresso nazionale dei cosiddetti Testimoni Digitali. Alla tavola rotonda finale, che si è conclusa con l’intervento del Santo Padre, hanno preso parte padre Federico Lombardi (Direttore della Sala Stampa e del Centro Radio-Televisivo Vaticano), la dott.ssa Lorenza Lei (Vicedirettore generale della RAI) ed il dott. Marco Tarquinio (Direttore del quotidiano “Avvenire”). Il coordinamento è stato affidato al Dott. Vittorio Sozzi (Responsabile Servizio Nazionale per il Progetto Culturale), il quale si è riferito direttamente a quelle persone che, nella comunità cristiana, hanno scoperto e voluto mette a frutto – per passione o per professione – il carisma della comunicazione e della cultura, in tutte le sue forme. “È anche a queste persone e figure – ha ribadito Sozzi - , sapientemente in collegamento fra loro, che occorre dare centralità nella vita delle parrocchie e delle realtà ecclesiali, così come avvenuto nel 2002 con < Parabole mediatiche > che otto anni fa, seppe avviare una vasta semina in questa direzione”. Intrigante non solo il titolo dato al simposio, al quale hanno partecipato alcuni tra i massimi esperti della comunicazione digitale e non, ma anche le numerose relazioni dei conferenzieri che si sono alternati nel corso degli interventi.

Dunque la Chiesa intende dare una risposta precisa alla comunicazione digitale, non solo come più recente e mutevole scenario che la sta sempre più interpellando ma, attraverso la comprensione delle esigenze comunicative presenti attualmente, vuole guardare anche ad futuro di questa nuova frontiera, nel quale essa stessa rischia di arretrare se non corre ai ripari. Senza mezzi termini i conferenzieri hanno parlato di “rete internettiana” non solo come uno spazio-contenitore, bensì di un vero e proprio “ambiente” (seppur digitale) in cui si discute, si scambiano opinioni, ci si incontra, si fa social network, come si dice ultimamente. E la Chiesa, da sempre vicino all’ambiente dell’uomo, non può e non deve certamente sottrarsi a questa incipiente domanda di presenza. Certo, come ha precisato lo stesso Mons. Domenico Pompili, parafrasando il frammento di Luca (5,33-39) sugli otri vecchi ed il vino nuovo: “ Non esiste una risposta a buon mercato. Ci sono però una serie di condizioni preliminari, ineludibili per ciascuno di noi, senza le quali è impossibile attivare qualsiasi comunicazione umana. Anche in quella del Vangelo, oggi, c’è qualcosa di nuovo e qualcosa di vecchio - ha sottolineato il Sottosegretario e Portavoce della CEI – (…) Il nuovo è naturalmente la buona notizia, spumeggiante e dirompente come un vino novello; il vecchio è paradossalmente la comunicazione, che è soggetta a innovazioni rapide e presto datate, a mutamenti che cominciamo a comprendere solo quando sono passati.” Gli ha fatto eco il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana il quale, nel corso del proprio intervento, ha ricordato l’impegno della comprensione e della progettazione della presenza della Chiesa nel mondo dei media digitali: “Come dice lo stesso Papa – ha precisato Bagnasco – è un ambito pastorale vasto e delicato (…) perciò la Rete, in un certo senso, rappresenta per noi gli < estremi confini della terra > che il Signore Gesù domanda di abitare in nome della nostra responsabilità per il Vangelo. La nostra è anzitutto testimonianza di Gesù, cioè capacità di rimandare, di rinviare alla trascendenza della sua opera e della sua missione.” Infine un’aula Paolo VI pressoché stracolma degli oltre 8mila intervenuti al raduno, ha fatto la sua comparsa il Santo Padre Benedetto XVI il quale, con paterna accoglienza ha rivolto il suo saluto alla folla che in festa lo inneggiava scandendo il suo nome. Seppur breve, l’intervento del Papa è risultato molto intenso ed incisivo ed ha toccato le tematiche della nuova frontiera della comunicazione digitale, che può celare però delle insidie: “ Il tempo che viviamo – ha ribadito Papa Ratzinger – conosce e realizza un’inedita convergenza tra i diversi media, ma nel contempo segna un nuovo fossato. Si parla, infatti, di digital divide, che separa gli inclusi dagli esclusi e va ad aggiungersi agli altri divari, che già allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno. (…) Si assiste allora a un inquinamento dello spirito, quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi (…). Questo Convegno, invece, punta proprio a riconoscere i volti, quindi a superare quelle dinamiche collettive che possono farci smarrire la percezione della profondità delle persone.”

Testimoni digitali: connessi con Cristo?

Posted by Pierpaolo Ruello On aprile - 26 - 2010 ADD COMMENTS

di Pierpaolo Ruello

La nuova sfida della Chiesa per il terzo millennio: il web.

Si è svolto a Roma, tra il 22 e il 24 Aprile un evento fondamentale per tutti gli operatori nell’ambito delle Comunicazioni Sociali. Un grande raduno, dopo lo storico “Parabole mediatiche” di qualche anno addietro, rivolto ai “testimoni digitali”, tutti coloro che utilizzano i nuovi mezzi di comunicazione per annunciare il Vangelo all’uomo globalizzato. Si è riflettuto insieme su come utilizzare bene gli strumenti di navigazione che la tecnologia offre.

L’auspicio più promettente di questo dispiegamento di risorse umane di buona volontà, lo ricaviamo dalle parole di Benedetto XVI e da un interrogativo che lo stesso Pontefice pone nel messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali del 16 Maggio, : “Come il profeta Isaia arrivò a immaginare una casa di preghiera per tutti i popoli (cfr Is 56,7), è forse possibile ipotizzare che il web possa fare spazio – come il “cortile dei gentili” del Tempio di Gerusalemme – anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto?”.

E’ innegabile: oggi il computer, internet rappresentano per noi un bene personale imprescindibile, talmente tanto da aver adottato formato tascabile: sempre con noi, sempre pronti ad essere in connessione con quanto ci circonda. Tutti i social network, da TWITTER a FACEBOOK a YOU TUBE, rappresentano per la Chiesa del terzo millennio, le nuove colonie, le nuove terre di missione su cui piantare la propria bandiera, una potenziale risorsa di utenti da raggiungere e da “in-formare”. Terreno privilegiato di confronto con l’odierna multiculturalità della nostra società. Lo strumento web ha infatti il beneficio di rappresentare e sostituire il ruolo ricoperto dall’Arte visiva nelle nostre Chiese cristiane, quando la catechesi alle comunità veniva affidata ai grandi cicli pittorici dei Maestri d’Arte, rudimento e monito alla Fede semplice dell’uomo del tempo.

Oggi tutto questo, nonostante sia auspicabile un ritorno ad una catechesi che parta dalle nozioni basilari del Cristianesimo, se pensiamo alla nostra palese e diffusa ignoranza (specie se confrontata con quella dei credenti delle altre Religioni), è stato sostituito dal più moderno dei mezzi di comunicazione. Educare alla Cristianità attraverso l’immagine parlante, attraverso l’interattività del binomio persona-computer.

Un uso sapiente del più diffuso mezzo di comunicazione dove il ruolo del cristiano, e specialmente il “cristiano comunicatore-annunciatore”, ha una responsabilità in più, “ … il dovere di offrire il nostro specifico apporto che ci viene dalla rivelazione divina, […] e farne “ luogo privilegiato della nostra cristiana testimonianza”, cosi come è possibile leggere nella Letterale Pastorale di quest’anno dell’Arcivescovo di Messina Lipari Santa Lucia del Mela, Mons. Calogero La Piana.

Internet come nuova agorà, nuova piazza in cui ognuno di noi ha la possibilità di manifestare il proprio pensiero, condividere idee, foto, filmati: in questo sta l’enorme potenziale comunicativo che neanche la Chiesa è disposta a farsi sfuggire come momento catechetico a distanza ma diretto, potremmo definirlo quasi a domicilio.

Ed è nel solco di queste tematiche che anche l’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni sociali di Messina, per il mese di Maggio, ha messo in agenda tre appuntamenti cruciali per la vita e la formazione della Chiesa messinese. Si inizia Giovedì 13 Maggio alle 17.30, presso il Seminario arcivescovile con l’incontro dal titolo “Gli scenari mediatici”, dove si avrà l’opportunità di ascoltare direttamente dalle parole del Sottosegretario della C.E.I. e Direttore nazionale dell’Ufficio Comunicazioni sociali, Monsignor Domenico Pompili, i risultati dell’incontro romano di Aprile. Nello stesso ambito, a parlarci in maniera puntuale di quale siano questi nuovi scenari mediatici interverrà il Prof. Marco Centorrino, docente in Sociologia della Comunicazione presso l’ Università degli Studi di Messina. Martedì 18 Maggio invece, nell’Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia, sempre a Messina, alle 9.30, sarà la volta per un coinvolgimento più diretto dei giovani e del mondo universitario e il loro approccio a cavallo tra mass-media e personal-media.

Terzo e ultimo appuntamento riservato invece a tutti gli operatori, in ogni ordine e grado, di comunicazione sarà Mercoledì 26 Maggio, ore 16 ca. presso il Salone degli Specchi del Palazzo della Provincia : una vera e propria tavola rotonda che metterà a confronto le diverse esperienze di quanti operano nel mondo dell’Informazione e della Comunicazione sociale in particolare, dal titolo “Tempo di Testimoni digitali”. Un’offerta ricca e poliedrica per apprendere e confrontarsi, e che proprio per questo ha fortemente voluto il coinvolgimento e il patrocinio di Enti come l’Università degli Studi di Messina, l’Assessorato alla Famiglia della Provincia Regionale, e il Comune di Messina con l’Assessorato alle Politiche della Famiglia, non ultimo della casa editrice Paoline – Figlie di San Paolo.

Uno sforzo unico, una convergenza di pluralità e di esperienze diverse, ma tutte volte a ripercorrere la via di un annuncio sull’uomo che al contempo si riveli un annuncio di Dio”.

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