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	<title>Nobell.it - Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione &#187; Formazione</title>
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	<description>Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione - Allievi del Corso di alta formazione ANICEC</description>
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		<title>Una Porta verso l&#8217;Infinito</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 06:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ "Il cristianesimo dalle origini con la musica, poesia, pittura e scultura, che esprimono e comunicano la bellezza del Vangelo”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/02/775E405E7A5D5852.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6217" style="margin: 10px;" title="775E405E7A5D5852" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/02/775E405E7A5D5852-e1326644016773-300x155.jpg" alt="" width="300" height="155" /></a></p>
<h1>SULLA VIA DELLA BELLEZZA: PROSEGUE IL</h1>
<h1>PROGETTO &#8220;UNA PORTA VERSO L&#8217;INFINITO&#8221;</h1>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Monsignor Fisichella: &#8220;&#8216;L&#8217;arte è espressione e rappresentazione del Vangelo&#8221;</strong></p>
<div id="article">
<p>CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 13 gennaio 2012– Prosegue il percorso tracciato da <em>Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte</em>, il progetto promosso dall’Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, che vuole essere una riflessione sull’arte come strumento di trasmissione della fede.</p>
<p>Domani mattina questa “Porta” si riaprirà nuovamente per condurci <em>Sulla via della bellezza</em>, come suggerisce il titolo della conferenza che si svolgerà alle 10.30 nella Sala Rossa del Palazzo Apostolico Lateranense.</p>
<p>«Il convegno intende approfondire le ragioni teologiche e culturali che animano il progetto – spiega a Zenit, don Walter Insero, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali e direttore del progetto -. Grazie alle diverse prospettive che i relatori ci offriranno, rifletteremo sul rilancio della nuova evangelizzazione nella città di Roma, mettendo a fuoco principalmente l’arte e la comunicazione».</p>
<p>In questa <em>via della bellezza</em>, infatti, incontreremo tre illustri protagonisti: monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione; l’architetto Paolo Portoghesi, docente della Sapienza Università di Roma e Marco Tarquinio, direttore di <em>Avvenire</em>.</p>
<p>Accogliendo l’invito formulato da Benedetto XVI al convegno diocesano dello scorso giugno a percorrere la strada dell’arte per avvicinare alla fede, i relatori si confronteranno sul tema dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, attraverso tre differenti prospettive &#8211; quella teologica, artistica e della comunicazione &#8211; mediante la <em>via della bellezza,</em> “che conduce a Colui che è, secondo  Sant’Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova”.</p>
<p>Il linguaggio dell’arte, dunque, vissuto come una traccia da perseguire per arrivare alla strada privilegiata che porta direttamente a Dio e alle meraviglie del Creato, diventando, di conseguenza, strumento per la Nuova Evangelizzazione.</p>
<p>Proprio di questo Zenit ha parlato con monsignor Fisichella che ha dichiarato alla nostra agenzia come la via della bellezza sia “una via maestra”.</p>
<p>“Il cristianesimo dalle origini – spiega il presule – ha avuto con l’arte un rapporto privilegiato, poiché essa, nel susseguirsi di venti secoli di storia, attraverso capolavori di musica, poesia, pittura e scultura, non ha fatto altro che esprimere e comunicare la bellezza del Vangelo”.</p>
<p>Per tanto tempo, però, prosegue monsignor Fisichella, “la teologia ha comunicato solo con la filosofia”, e questo “se da una parte è stato positivo perché ne ha approfondito i contenuti”, dall’altra “ha impoverito la presentazione del Vangelo a mera scienza”.</p>
<p>“Credo, perciò, che sia importante non dimenticare che nel dialogo tra il teologo e il filosofo sia necessaria la presenza dell’artista – sottolinea il vescovo – perché il Vangelo non può essere solo ascoltato, il Vangelo è una persona, che va vista!”.</p>
<p>La rappresentazione del Vangelo è quindi “rappresentazione di Cristo stesso, del mistero di salvezza che supera la morte per esprimere l’amore e la vita”. Il teologo e il filosofo, aggiunge il presule, “devono riconoscere che il linguaggio usato dall’arte è un linguaggio più immediato, che va molto più al di là, nella comunicazione, di quanto possano fare la filosofia e la teologia”.</p>
<p>In conclusione, recuperare la via della bellezza, secondo monsignor Fisichella, vuol dire “recuperare, da un punto di vista teologico, il percorso della contemplazione”.</p>
<p>La bellezza, infatti, “per sua stessa natura, rapisce in essa e ci fa fermare, come il mistero che la fede presenta, che va contemplato e vissuto. In un periodo come il nostro, dove sembra che la bellezza venga meno, riproporla è una ‘provocazione’ necessaria su cui bisogna soffermarsi e riflettere”.</p>
<p>Il convegno di domani è il primo della serie di incontri promossi nell’ambito del progetto <em>Una porta verso l’Infinito</em> per l’anno 2012. L’iniziativa, che ha preso il via il 22 dicembre 2011 con il concerto su musiche di Mendelesshon e Schumann, nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, e ha visto la partecipazione del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, prevede, inoltre, per questo nuovo anno, un calendario ricco di eventi relativi alla musica, al teatro, al cinema e alle arti figurative.</p>
<p><em>Per maggiori informazioni circa il programma e le date degli eventi, consultare il sito </em><a href="http://www.ucs.it/">www.ucs.it</a> <em>alla voce </em>Una porta verso l’infinito<em>.</em></p>
</div>
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		<title>OXESSIONATI DAL SESSO</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 12:39:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino " New York, la città perfetta in cui si ambienta una storia di solitudine e di disagio, che offre mille possibilità e nessuna, che brilla e allo stesso tempo nasconde il marciume della società"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/55818312.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6186" style="margin: 10px;" title="5581831" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/55818312-e1326371861221-300x136.jpg" alt="" width="300" height="136" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>Il protagonista di “<em>Shame</em>” è <em>Brandon</em>, giovane professionista che vive a New York. Brandon ha successo nel lavoro, possiede un appartamento di lusso e ha fascino da vendere con le donne, ma ha un problema che si sta facendo sempre più assillante: è dipendente dal sesso. Finora è sempre riuscito a tenere la cosa confinata tra le mura domestiche, ma l’arrivo della sorella minore (<a href="http://www.film.it/carey-mulligan-1" target="_blank">Carey Mulligan</a>), problematica quasi quanto lui, darà il via a una catena di eventi che lo costringeranno a fare i conti con se stesso.</p>
<p>Nella città che non dorme mai, dove il piacere sessuale è a portata di mano e dove un uomo single può intrattenersi in tutti i modi che preferisce, Brandon non ha limiti e dunque il suo problema non riesce a trovare risoluzione. <strong>McQueen comprende quanto una completa redenzione sia fuori luogo</strong> – stiamo parlando di questioni vere, non dell’arco di maturazione di un qualsiasi eroe hollywoodiano – e preferisce lasciare molto in sospeso, tante faccende insolute, concentrandosi non sull’ampio respiro ma sulle vite dei suoi personaggi, due anime perdute che cercano di riconnettersi e rimettere assieme i pezzi. Ce la faranno? Non è dato saperlo, ma almeno ci stanno provando.<br />
<strong>Ritratto glaciale e potente di Brandon, newyorkese di successo affetto da sex addiction. Un uomo come tanti, come tanti malato di frigidità morale ed emotiva,</strong> un uomo chiuso in prigione, stavolta racconto di un uomo che trasforma la sua assoluta libertà nella propria prigione”. Non è moralismo, è lucidità nel cogliere quella malattia emotiva della nostra contemporaneità che è il sesso impersonale, quella ginnastica genitale di corpi che si toccano e si compenetrano come in una tavola anatomica. Puro nichilismo. Brandon, il protagonista di <em>Shame</em>, cui Michael Fassbender aderisce con una fisicità impressionante, è un trentenne newyorkese di medio-alto successo che non ha, non riesce, non vuole avere relazioni durature e stabili. Che quando ci prova non ce la fa. Che ossessivamente fa sesso online, si masturba nel bagno di casa e dell’ufficio, si porta nel letto prostitute, fa avance pesanti alle ragazze che incontra in discoteca, si fa rimorchiare da sconosciute. Sesso, solo sesso. McQueen ce lo mostra con freddezza, non giudica, non ci racconta per fortuna molto di lui, non tenta nessuno approccio psicologistico al suo agire, semplicemente lo segue, lo pedina, registra i suoi movimenti. Il tutto in ambienti della nostra ipermodernità, spazi rarefatti, glaciali, geometrici, metallici e vitrei. Brandon è oggetto tra gli oggetti, viene osservato così come la macchina da presa osserva una sciarpa, un televisore, un divano. Da questo approccio avalutativo, fenomenico, scaturisce la forza enorme del film, che riesce a restituirci così il nichilismo in cui siamo sprofondati, e in cui ci stiamo perdendo, e che riesce a trasformare Brandon in un allarmante esemplare sociale dell’alienazione (sì, ritroviamola, questa meravigliosa parola perduta) ormai di massa. A fare da contrappeso è Sissy, la sorella di Brandon, invece travolta dalle sue emozioni, che cerca disperatamente di stabilire un ponte con quel fratello che sembra ormai perduto. Anche la disamina affettiva dei due protagonisti, uniti da un passato di imprecisato squallore ed oggi ancora alle prese con i propri fantasmi, riesce a procedere in maniera credibile, senza virare sul thriller o sfociare in una didascalica redenzione sentimentale. Forse, anzi, una chiave di lettura eccessivamente moralista o pedagogica lascerebbe una punta di evidente delusione sulla banalità del messaggio finale del film, che rimanda al solito circolo vizioso in cui infanzia traumatica e maturità disturbata fondano i propri disagi reciproci l’una sull’altra.<br />
Nell’ultima parte tutto si accelera, la frenesia e l’eccesso prendono il posto della rarefazione, la compulsione porta Brandon a avventure multiple, a inoltrarsi nei cunicoli della metropoli, a fare sesso con uno sconosciuto in un locale gay, a esibirsi con una prostituta alla finestra-vetrina di un hotel. Succederà poi qualcosa, qualcosa di drammatico, che forse riuscirà a tagliare la corazza che avvolge Brandon e a raggiungere la sua carne, il suo cuore. Forse.</p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
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<div id="ThisPage_ColonnaCentrale" align="left">
<table id="ThisPage_mod_ARTICOLO_tblArt" width="100%" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="left"> La <strong>fisicità</strong> degli attori gioca un ruolo fondamentale: è lo specchio di una condizione di nudità di fronte ai propri demoni e alle vite degli altri. Ma non è certo l&#8217;abbondante presenza di scene di sesso e nudo a risultare scandalosa, bensì la ripetizione ossessiva e sgradevole di quello che siamo e nascondiamo. Brandon e Sissy condividono uno stesso dolore (che McQueen non è interessato a indagare e sviluppare, preferendo cogliere i personaggi nel loro essere per aderire alla rappresentazione che la società contemporanea, tutta schiacciata sul presente, offre delle vite degli uomini), sono incapaci di gestirlo, ma cercano di soffocarlo in modi differenti, ponendosi con un atteggiamento quasi opposto verso gli altri: quanto il primo è riservato e solitario, tanto la seconda è espansiva e alla ricerca di amore. Tutti e due hanno il loro modo, che passa ugualmente attraverso un meccanismo di auto-punizione fisica e psicologica, di mascherare un&#8217;antica vergogna con una serie di atti che generano altra infamia, persino maggiore: in Sissy si tratta delle tendenze suicide, in Brandon della dipendenza sessuale. Dal conflitto delle loro personalità ha origine il nucleo drammatico del film, e alla fine, quando entrambi hanno varcato ogni limite e toccato il fondo, Brandon si trova schiacciato dal peso della vergogna che ha riversato su se stesso e sulla sorella.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>“<em>Shame</em>” è un film potente, raccontato con grande asciuttezza e maestria e capace davvero di fare leva sui sentimenti più basilari dell’uomo</strong>. Non a caso il titolo, che dopo “<em>Hunger</em>” sembra continuare una sorta di studio sugli istinti primordiali dell’uomo. Ma McQueen ha anche il coraggio di non lasciarsi andare alle lacrime facili – nonostante un momento molto commovente verso il finale – e preferisce lasciare aperto uno spiraglio, la speranza di poter ricostruire un senso. A volte, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Anche la disamina affettiva dei due protagonisti, uniti da un passato di imprecisato squallore ed oggi ancora alle prese con i propri fantasmi, riesce a procedere in maniera credibile, senza virare sul thriller o sfociare in una didascalica redenzione sentimentale. Forse, anzi, una chiave di lettura eccessivamente moralista o pedagogica lascerebbe una punta di evidente delusione sulla banalità del messaggio finale del film, che rimanda al solito circolo vizioso in cui infanzia traumatica e maturità disturbata fondano i propri disagi reciproci l’una sull’altra.<br />
<strong>Definito un capolavoro dai critici delle più importanti testate specializzate del mondo, Shame è cinema d&#8217;autore senza sconti: un viaggio nell&#8217;inferno della psiche e della metropoli che inghiotte. L&#8217;attualità dell&#8217;argomento, a seguito dell&#8217;invasione senza precedenti della pornografia promossa da internet, farà discutere e riflettere.</strong></p>
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		<title>Crisi, Sfida Per Cambiare</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 13:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mariangela Musolino "LA CRISI, SFIDA PER UN CAMBIAMENTO.SE NE PARLA  A PERUGIA"

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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Mariangela Musolino</p>
<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/Palazzo-dei-Priori_Sala-dei-Notari.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6135" style="margin: 10px;" title="Palazzo dei Priori_Sala dei Notari" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/Palazzo-dei-Priori_Sala-dei-Notari-e1326288595680-300x134.jpg" alt="" width="300" height="134" /></a>LA CRISI, SFIDA PER UN CAMBIAMENTO</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>A Perugia l’incontro di riflessione prende spunto dal documento proposto da CL su scala nazionale che suggerisce un modo “propositivo” di affrontare la crisi.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perugia – Giovedì 12 Gennaio presso la Sala dei Notari, alle ore 21, si terrà il dibattito sul tema “La crisi, sfida per un cambiamento”. L’iniziativa è della comunità umbra di Comunione e Liberazione e prende spunto dal documento nazionale diramato nello scorso mese di Ottobre dal movimento cattolico fondato da don Luigi Giussani, che si interroga sulle opportunità per la rinascita di una nuova civiltà, nascoste fra i grandi disagi sociali e personali annessi alla crisi globale in corso.</p>
<p>Al dibattito di Perugia interverranno Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Carmine di Martino, docente di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Milano e la giornalista Gabriella Mecucci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’assunto principale della proposta ciellina è quello che la realtà di per sé è positiva, in quanto “ci rimette continuamente in moto, provocandoci a prendere posizione di fronte a ciò che ci accade”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Prendendo spunto dalle tante realtà positive che pure in questi tempi difficili sussistono, lottano ogni giorno e continuano a credere in un mondo migliore possibile, l’analisi di CL vuole appellarsi all’ingegno, al desiderio di conoscenza e di creatività ed alla forza di aggregazione sentiti oggi da tante persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Crisi, dunque, come opportunità di prendere in mano la propria vita e la propria fede vivendole con un senso nuovo. In tale direzione il documento di Comunione e Liberazione auspica che anche sul piano della politica, messi da parte schieramenti di potere e ideologie diverse, si possa lavorare collegialmente per il vero bene comune, rilanciando lo sviluppo del Paese e investendo su quegli “io in azione” &#8211; che siano singoli o comunità &#8211; in grado di cambiare la realtà in meglio con il proprio impegno responsabile quotidiano.</p>
<p>Questo, tra l’altro, deve essere il ruolo dei cattolici nella vita della società italiana, nella quale si auspica i cattolici siano i primi a portare segni di speranza e di bene per la collettività.</p>
<p>Ufficio Stampa:</p>
<p>Mariangela Musolino</p>
<p>www.aa98comunicazione.com</p>
<p>speedmar@alice.it</p>
<p>339.3358038</p>
<p>Riportiamo delle riflessioni sulla crisi del Papa:</p>
<p><strong>Benedetto XVI: la crisi esprime il profondo malessere della nostra società. Servono nuove regole.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Nuove regole che assicurino a tutti» di vivere dignitosamente e sviluppare le proprie capacità a beneficio di tutti. Le chiede papaBenedetto XVI per la crisi economica che, nata in Occidente, incide anche sui Paesi in via di sviluppo. Uscire dalla crisi, dice, non significa solo «arginare le perdite individuali» o «nazionali». Il pontefice ha voluto ricordarlo agli ambasciatori accreditati in Vaticano, che ha ricevuto nella Sala Regia del Palazzo Apostolico per il tradizionale e solenne scambio di auguri d&#8217;inizio anno. In questa occasione, è stato reso noto che il prossimo 14 gennaio Benedetto XVI incontrerà il presidente del Consiglio Mario Monti. Il papa e il premier italiano si sono incontrati brevemente il 18 novembre scorso, quando l&#8217;allora neopremier è andato all&#8217;aeroporto di Fiumicino espressamente per salutare papa Ratzinger in partenza per il suo viaggio apostolico in Benin.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale», non devono far dimenticare che la crisi che viviamo nel momento attuale è anche «politica e sociale» e rappresenta «la drammatica espressione di un profondo malessere» della società, ha proseguito Benedetto XVI, per il quale «la crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull&#8217;esistenza umana e sull&#8217;importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica: non soltanto per cercare di arginare le perdite individuali o delle economie nazionali, ma per darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità a beneficio dell&#8217;intera comunità». L&#8217;esortazione del pontefice ai Governi e ai cittadini dei 180 Paesi che hanno rapporti diplomatici con la Santa Sede, è dunque a «non scoraggiarsi ma riprogettare risolutamente il cammino, con nuove forme di impegno».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La crisi economica e finanziaria mondiale «non ha colpito soltanto le famiglie e le imprese dei Paesi economicamente più avanzati, ma ha inciso profondamente anche sulla vita dei Paesi in via di sviluppo», ha proseguito Benedetto XVI. E nei Paesi dell&#8217;Occidente dove ha avuto origine, ha aggiunto, si è creata una situazione difficile «in cui molti, soprattutto tra i giovani, si sono sentiti disorientati e frustrati nelle loro aspirazioni ad un avvenire sereno». In particolare, infatti, «gli effetti dell&#8217;attuale momento di incertezza colpiscono particolarmente i giovani». «Dal loro malessere &#8211; ha ricordato Papa Ratzinger &#8211; sono nati i fermenti che nei mesi scorsi hanno investito, talvolta duramente, diverse Regioni».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«In Italia prosegua in un rapporto equilibrato fra Chiesa e Stato»</p>
<p>Il papa, poi, ha rivolto all&#8217;Italia «un particolare pensiero, al termine del 150esimo anniversario della sua unificazione politica»: «Le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato italiano hanno attraversato momenti difficili dopo l`unificazione. Nel tempo, però, hanno prevalso la concordia e la reciproca volontà di cooperare, ciascuno nel proprio ambito, per favorire il bene comune. Auspico che l&#8217;Italia continui a promuovere un rapporto equilibrato fra la Chiesa e lo Stato, costituendo così un esempio, al quale le altre Nazioni possano riferirsi con rispetto e interesse».</p>
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		<title>Chiesa on the road nell&#8217;Anno della Fede</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 15:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino «Dall'Anno della fede un risveglio di gioia: ci si augura che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/papa-Benedetto-XVI.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6101" style="margin: 10px;" title="papa Benedetto XVI" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/01/papa-Benedetto-XVI-e1326124404644-300x141.jpg" alt="" width="300" height="141" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>La lettura della «Nota con indicazioni pastorali» diffusa dalla Congregazione per la Dottrina della fede introduce già in un clima di vigilia e attesa per l&#8217;Anno Della Fede del quale il miglior interprete è monsignor Rino Fisichella, che dal Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione – di cui è presidente – coordinerà idee e progetti nella fase preparatoria come nello svolgimento dell’Anno.</p>
<p>Perché un documento così dettagliato e concreto, e con tanto anticipo?<br />
Perché si sta parlando di fede, e bisogna far comprendere che prima delle iniziative serve piena consapevolezza del tema. Il desiderio del Papa è che ogni attività venga allestita a partire da una riflessione che impegna tutta la Chiesa.<br />
Qual è l’obiettivo delle iniziative proposte dalla Nota?<br />
Condurre a un incontro personale con il Signore Gesù. Più volte la lettera del Papa Porta fidei e la Nota insistono su questo: la fede è qualcosa di vivo, non una mera conoscenza ma un incontro che dà significato alla vita. Va ritrovata la gioia dell’incontro con Cristo, per essere capaci di darne testimonianza rendendo partecipi anche gli altri. In questi primi due testi più volte si parla di gioia e di bellezza della fede, a indicare che chi crede deve far trasparire la propria esperienza. E questo si collega direttamente con la nuova evangelizzazione, al cui Pontificio Consiglio è affidata la segreteria e l’organizzazione di tutto l’Anno.<br />
Qual è il nesso tra costituzione del dicastero che lei guida e Anno della fede?<br />
La spiegazione l’ha offerta il Papa alla Curia romana: &#8220;La grande tematica di quest’anno come anche degli anni futuri in effetti è: come annunciare oggi il Vangelo? In che modo la fede, quale forza viva e vitale, può oggi diventare realtà?&#8221;. Sono anche le domande della nuova evangelizzazione.<br />
Come si può far sentire tutta la Chiesa coinvolta nell’Anno della fede?<br />
Questa è la grande sfida. La Nota è rivolta anzitutto alla Chiesa universale, perché con l’Anno va dato un segno unitario. Si parla poi a Conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, comunità, associazioni e credenti: nessuno si deve sentire escluso. Volendo risvegliare la fede e la gioia di viverla, si propone di rilanciare la conoscenza dei suoi contenuti. Mi piacerebbe che alla fine dell’Anno tutti i cristiani conoscessero davvero il Credo facendone la propria preghiera quotidiana. Sarebbe un segno veramente unitario, la riscoperta delle proprie radici, la conoscenza di Chi e cosa è al centro del nostro credere. Ecco perché la Nota sottolinea l’importanza di gesti come il pellegrinaggio alla tomba di Pietro, o a Gerusalemme, ovvero nei luoghi dove si è professata la fede. Penso anche alla necessità, sottolineata dal Papa nella Porta fidei, che ogni vescovo compia una solenne professione di fede in cattedrale all’inizio dell’Anno. In generale, le iniziative devono puntare su tre obiettivi: la conoscenza dei contenuti della fede, del Concilio e del Catechismo.<br />
Tra i tanti spunti, colpisce quello sui «linguaggi del cyberspazio»&#8230;<br />
I contenuti della fede vanno individuati anche nelle opere culturali, come i film e la letteratura. Si potranno riscoprire tanti autori – penso a nomi come Chesterton, o Peguy – che hanno saputo comunicare la fede in modo immediato, ma c’è anche una chiamata in causa dei socialnetwork, che non vanno più pensati come semplici strumenti essendo ormai una cultura nella quale entrare per comunicare la fede.<br />
La Nota insiste sulla sostanza del credere: si vuole forse dire che è stata un po’ sacrificata, a vantaggio di un approccio più &#8220;esistenziale&#8221;?<br />
Nei decenni del post-Concilio è stata teorizzata una dicotomia tra dimensione contenutistica e quotidianità, una scissione che non ha senso: credere è ritrovare la verità sulla propria vita, non l’adesione a un contenuto astratto. Per un credente ignorare chi è Cristo vuol dire non conoscere se stessi. Verità della fede e verità della propria esistenza convergono.<br />
Che indicazioni si offrono alle diocesi?<br />
Mi auguro che ogni vescovo possa esprimere con la lettera pastorale i contenuti dell’Anno della fede. È poi importante che le diocesi riscoprano il senso di appartenenza del presbiterio e della comunità attorno al vescovo, anche contro una certa cultura della frammentazione: facciamo tante iniziative nelle quali, alla fine, rischia di sfuggire il senso profondo dell’unità.<br />
E le parrocchie?<br />
È molto importante che recuperino il Catechismo, nella prima parte tutto dedicato al tema della fede. Riprendere i punti fondamentali – in Chi credo, perché credo, come posso esprimere la mia fede – porta a riappropriarsi del credere nella dimensione personale e in quella comunitaria, perché chi crede non è mai solo.<br />
La Nota si rivolge anche ai movimenti: che parte avranno?<br />
Sono molto importanti per il carisma che esprimono e la presenza in ambienti che solo i laici possono raggiungere. Riflettendo sulla fede, i movimenti rinnoveranno ciascuno il proprio cammino, che dev’essere comune a quello della Chiesa.</p>
<p>Come sfida educativa abbiamo, come cristiani, una straordinaria occasione: aiutare questo nostro mondo, sempre più prigioniero dei dispositivi tecnologici, a riscoprire la verità più intima e nascosta della tecnica, cioè la sua insopprimibile apertura alla trascendenza. Una miniera di libertà di fronte al &#8220;dispotismo&#8221; dei dispositivi&#8230;</p>
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		<title>Cantami o Musa</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 19:21:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino COMUNICAZIONE E MODA, COMUNICAZIONE E GRAFICA, COMUNICAZIONE E FEDE&#8230;INNOVATIVI LINGUAGGI IN RETE, SPERIMENTAZIONI CREATIVE PER RINNOVARE L&#8217;IMMAGINE. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Marilena Marino</p>
<p>COMUNICAZIONE E MODA, COMUNICAZIONE E GRAFICA, COMUNICAZIONE E FEDE&#8230;INNOVATIVI LINGUAGGI IN RETE, SPERIMENTAZIONI CREATIVE PER RINNOVARE L&#8217;IMMAGINE.</p>
<p>Un viaggio intorno all&#8217; iliade di una piccola foto che puo&#8217; trasformarsi in una miriade di colori e trasmissione di linguaggi da esprimersi sotto forma di spot visivi da applicare a gadget, linee di abbigliamento e varie.</p>
<p>La comunicazione s&#8217;infiltra attraverso molteplici forme quali la scrittura, l&#8217;immagine, la vista:  gusti per  la trasmissione verbale che rimanda direttamente alla lettura intelleggibile del messaggio che si vuole trasmettere.</p>
<p>[fgallery id=3 w=680 h=400 t=0 title="Moda da social-network"]</p>
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		<title>Star(e) con la cultura</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 18:43:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Marilena Marino</p>
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<p>Sarebbe interessante effettuare un sondaggio per sapere quale significato le persone di diverse età ed estrazione associano immediatamente al temine &#8220;animatore&#8221;. Con ogni probabilità, nell&#8217;odierna società dei consumi, gran parte delle risposte indicherebbe l&#8217;animatore del villaggio turistico, che intrattiene i vacanzieri proponendo attività antinoia, prevalentemente fisiche (giochi, balli, gare di abilità etc.), da eseguire in gruppo.</p>
<p>In realtà &#8220;animare&#8221; viene da &#8220;anima&#8221;, e suggerisce l&#8217;idea di infondere lo spirito, vivificare, e successivamente incoraggiare. E&#8217; a questa accezione originaria che esplicitamente si richiama il Direttorio sulle Comunicazioni Sociali nella missione della Chiesa della CEI, &#8220;Comunicazione e missione&#8221;, del 2004, quando identificando l&#8217;urgenza di una figura come questa a proposito dell&#8217;ambito della comunicazione e della cultura, afferma che</p>
<p>«In questo campo servono operai che, con il genio della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e i popoli»</p>
<p>Operai innanzitutto: l&#8217;animatore non e&#8217; un specialista, un esperto; non ha una conoscenza settoriale e tecnica, ne&#8217; tantomeno astratta. Il suo compito ha piuttosto a che fare con le opere, la concretezza, l&#8217;azione, l&#8217;impegno nella realta&#8217;, il servizio alla comunità.</p>
<p>L&#8217;azione non e&#8217; pero&#8217; cieca, ne&#8217; regolata dalle urgenze o semplicemente dalla volontà personale, e nemmeno puramente orientata alla dimensione materiale, ma scaturisce dal &#8220;genio&#8221;: da una scintilla vivificatrice, da una capacità di sguardo originale che non si genera dall&#8217;interno, ma dalla fede che ci apre una prospettiva nuova e che ci &#8220;anima&#8221;.</p>
<p>Come scrive Antonio Spadaro, “il genio è mosso da un’idea luminosa e ribollente che muove e illumina tutta la sua attività” (Svolta di respiro, p. 31). “E&#8217; come un uomo che attinge acqua alla sorgente e non al rubinetto: l&#8217;acqua sgorga senza canali ma con la forza e la purezza dell’inizio” (www.generativita.it).</p>
<p>Il genio della fede tiene viva questa sorgente e questo sguardo attento e libero su un presente difficile da comprendere, senza lasciarsene sedurre o scoraggiare.</p>
<p>L’animatore della comunicazione e della cultura non è quindi un idraulico che, disponendo di una sapere, predispone un impianto di erogazione con comodi rubinetti per consentire il prelievo delle quantità desiderate, ma è una sentinella (ruolo che indica colui che ascolta – da sentire – e che è mandato a vigilare proprio vicino al pericolo) che continuamente richiama l’attenzione sulla fonte alla quale attingere la vita, e sul fatto che tutte le “meravigliose opere dell’ingegno umano” ci mettono prima di tutto in contatto, per usare un’immagine potente e condivisa, “con il dito creatore di Dio” (ivi, 35).</p>
<p>Da qui discendono i compiti: l&#8217;animatore della comunicazione collabora in spirito di servizio alla triplice azione di</p>
<p>1) interpretazione e discernimento rispetto al tempo presente</p>
<p>2) incorporazione dei media nell&#8217;azione pastorale, cercando forme nuove per abitare questo ambiente, nella comune ricerca della verità</p>
<p>3) valorizzazione delle risorse umane, soprattutto dei giovani, e ridefinizione dell&#8217;autorevolezza come capacita&#8217; di ascolto e amore per l&#8217;umano nella sua integrità.</p>
<p>Sono passati alcuni anni dalla pubblicazione di questo documento, anche se pochi anni possono significare vere rivoluzioni nel nostro mondo accelerato: nel 2004, per esempio, nasceva Facebook negli USA, ma solo dal 2006 si è diffuso in tutto il mondo, e il boom in Italia è del 2008, con le profonde trasformazioni nei modi della relazione che si sono accompagnati al trionfo dei Social Network.</p>
<p>Tuttavia il testo del Direttorio rimane molto attuale e si rivela retrospettivamente quasi profetico nel riconoscere la necessità di figure di riferimento, motivate e competenti, capaci di articolare, nella concretezza della relazione faccia a faccia, una comunicazione a più livelli, tra chiesa, territorio e media: “opinion leader” che siano espressioni della comunità ma esprimano anche sensibilità ecclesiali più sviluppate e una “familiarità riflessiva” rispetto ai media; capaci di produrre aggregazione, attivare risorse, mobilitare consapevolezza.</p>
<p>Come si legge infatti nel messaggio del Papa per la 45ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, “nel mondo digitale trasmettere informazioni vuol dire sempre più immetterle in una rete sociale, dove la conoscenza viene condivisa nell’ambito di scambi personali”.</p>
<p>Come si declina dunque questa figura nell&#8217;era del web? Che cosa ci chiede e ci insegna l&#8217;età digitale rispetto ai compiti cui l&#8217;animatore per mandato, ma tutti noi in quanto cittadini del villaggio globale siamo chiamati?</p>
<p>1 &#8211; Ascoltare e vigilare</p>
<p>“L’impegno sui fronti della comunicazione e della cultura può favorire la maturazione di una Chiesa più attenta ai cambiamenti, capace di reale discernimento. Gli animatori offriranno a tutta la comunità spunti e occasioni per interpretare i fenomeni del nostro tempo offrendo chiavi di lettura ed educando al senso critico. Nel processo di globalizzazione e di massificazione, che caratterizza l’inizio del terzo millennio, la Chiesa può diventare un fondamentale punto di riferimento, essendo per sua natura realtà universale e nello stesso tempo comunità particolare. La sua universalità, cattolicità, nulla sottrae al vincolo con la dimensione particolare, anzi lo rafforza. Gli animatori coniugheranno, senza contrapposizioni, gli aspetti dell’universalità con il radicamento nel territorio e nella realtà locale&#8221; (Direttorio, VI, 135)</p>
<p>Sono tre i punti sollevati in particolare da questo denso passaggio: il ruolo dei laici nel contribuire alla comprensione dei processi in atto; la capacità della Chiesa di farsi punto di riferimento irrinunciabile in un mondo che rischia la perdita del senso; il carattere &#8220;cattolico&#8221;, cioè “totale”, oltre che universale e singolare-locale, della Chiesa.</p>
<p>- Paolo VI nella Evangeli Nuntiandi, descriveva il nostro tempo come segnato da una &#8220;rottura tra vangelo e cultura&#8221; (n. 20).</p>
<p>E&#8217; questa frattura che oggi va sanata, perché impoverisce la cultura, separando e contrapponendo ciò che invece è unito: materia e spirito, finito e infinito, libertà e legame&#8230;.Lo scriveva anche McLuhan: &#8220;esistono due aspetti in ogni cosa, l&#8217;uno concreto e l&#8217;altro mistico, entrambi utili e fecondi&#8221; (La luce e il mezzo, p. 31).</p>
<p>Escludere lo spirito, negare l&#8217;infinito (o almeno l&#8217;infinito &#8220;verticale&#8221;), sottoporre ogni aspetto della realtà a uno sguardo oggettificante è, per usare le parole di Florenskij, &#8220;tentare di strappare il velo da ciò che è misterioso per illuminare tutto con una luce artificiale&#8221; (La concezione cristiana del mondo, p. 55).</p>
<p>E&#8217; l&#8217;atteggiamento opposto a quello filosofico dello stupore, e a quello della vita spirituale grazie alla quale tutto continuamente si rinnova: qui invece &#8220;ogni processo complesso si frantuma in parti tali da non poter stupire: è la concezione del mondo più noiosa&#8221; (ivi). Mentre nella concezione religiosa del mondo l&#8217;intero precede le parti (basti ricordare gli esempi evangelici della vite e dei tralci, o quelli paolini del corpo e delle membra), la cultura razionalistica ha proceduto alla frantumazione dell&#8217;intero in parti, per dimostrare che scomponendo i processi in fasi infinitamente piccole è possibile ottenere l&#8217;essere: &#8220;L&#8217;intera scienza vuole dimostrare come dal nulla si ottenga qualcosa, e come da qualcosa si ottenga la pienezza dell&#8217;essere&#8221; (ivi, 61). E&#8217; la teoria della continuità, delle piccole variazioni che porterebbero dal nulla al mondo. A questa si oppone &#8220;la cultura della conoscenza viva, secondo la quale tutto è legato al tutto&#8221; (ivi, 63). Che è anche la cultura della discontinuità, quella dell&#8217;atto creativo, dell&#8217;atto gratuito di amore, della scelta di libertà, dell&#8217;atto di fede: &#8220;giacchè l&#8217;intero può darsi soltanto tramite un atto creativo, in modo improvviso e non graduale&#8221; (ivi).</p>
<p>Da una parte, dunque, continuità, frammentazione, accumulo, piccole variazioni quantitative, equivalenza; ma anche banalizzazione del desiderio, rifiuto del legame…; dall&#8217;altra discontinuità, integrità, unicità, insostuibilità, responsabilità e libertà.</p>
<p>E’ alla scelta tra queste due cornici, e tra le opzioni antropologiche che ciascuna di esse porta con sè, che il nostro tempo ci sollecita, mentre tenta di far passare la prima come un dato di fatto. Così il “pensiero meditante” viene cancellato da quello “calcolante”, che perde il senso della gratuità e della bellezza e resta schiacciato sull’utile immediato (Pompili, Il nuovo nell’antico, 49).</p>
<p>La buona notizia del vangelo non riguarda solo un aspetto della nostra esistenza, ma l&#8217;intero. “Cattolico” significa per tutti, ma anche &#8220;relativo al tutto&#8221;. La cultura contemporanea è settoriale, frammentata e promuove la segmentazione dell&#8217;esperienza e persino del corpo, che non è più considerato come un tutto ma come una somma di parti (smontabili, sostituibili, ritoccabili). Ascoltare questo tempo significa anche cogliere la deriva disumanizzante di una concezione materialistica e meccanicistica della vita e del corpo, e proporre invece il messaggio dell&#8217;integrità della persona e della sacralità della vita.</p>
<p>- In questo senso la Chiesa può offrire oggi un punto di vista profondamente alternativo a quello di una cultura sempre più arida e disumanizzante. Una prospettiva liberante e anche profondamente rasserenante, oltre che vigile e critica.</p>
<p>Il prezzo di questa lacerazione infatti, oltre al materialismo che ci rende un&#8217;&#8221;epoca delle passioni tristi&#8221;, è l&#8217;incapacità critica, la banalizzazione, il senso di rassegnazione che si respirano in tanti ambienti.</p>
<p>McLuhan scriveva che &#8220;Il banale è rappresentato invariabilmente dal falso mostrarsi delle cose alle intelligenze stanche e agli spiriti esangui&#8221; (La luce e il mezzo, 31), e pessimisticamente affermava anche: &#8220;c&#8217;è una ripugnanza radicale nel cuore dell&#8217;uomo verso la comprensione dei processi in cui siamo coinvolti. Tale comprensione implica troppa responsabilità per le proprie azioni&#8221; (89). E ancora: &#8220;Quando un nuovo problema diventa troppo grande per essere affrontato su scala umana, la mente si ritira istintivamente e si addormenta&#8221; (107).</p>
<p>Il progresso della tecnica può produrre meraviglia e farci interrogare sulla fonte di questa nostra capacità creatrice, oppure può produrre una sorta di rassegnazione al dato di fatto e alla legge della fattibilità, rinunciando alla domanda sul senso.</p>
<p>Come sosteneva McLuhan, &#8220;Uno degli effetti dell&#8217;innovazione è il sonnambulismo. Quando le persone sono in preda a una forte pressione psicologica, tendono a diventare &#8216;zombie&#8217;. Lo &#8216;zombismo&#8217; e&#8217; attualmente un modo normale per resistere all&#8217;innovazione tecnologica&#8221; (La luce e il mezzo, 81).</p>
<p>Il contesto culturale in cui siamo immersi ci invita costantemente a sognare a occhi aperti, piuttosto che fare appello alla nostra capacità di ascoltare e riconoscere la realtà circostante.</p>
<p>Qualità della vigilanza sono invece l’attenzione, la sensibilità, la capacità di perforare il velo delle apparenze. Vigilare significa “guardare con attenzione”, un guardare che non è solo degli occhi.</p>
<p>Vigilare significa anche prendersi cura, custodire, ciò che abbiamo conosciuto come importante, prezioso e bello. Solo ciò che viene custodito può durare, perchè l’oblio della nostra cultura basata sull’istantaneità tende a cancellare ogni cosa.</p>
<p>Il cristiano oggi sa vigilare e sa anche essere originale: non nel senso che è ossessionato dalla distizione e dalla novità fine a se stessa, bensì perché non si dimentica dell&#8217;origine, di quella fonte dalla quale ha avuto e costantemente riceve la vita, e questo rende il suo sguardo più acuto e la sua prospettiva “eccentrica” rispetto alla dittatura del dato di fatto che domina nei discorsi di oggi.</p>
<p>Nell&#8217;opera di discernimento dei tempi i laici, se stanno dentro al mondo con atteggiamento vigile, possono svolgere un ruolo cruciale, e la cultura digitale pone oggi nuove sfide e nuove opportunità in questa direzione.</p>
<p>Essa rappresenta certamente una sfida per la Chiesa, dato che la rete, come scrive la Turkle (Alone together, 2011), si presenta come una &#8220;bottomless abundance&#8221;, una abbondanza senza fine che tutto può contenere, dove tutto si puo trovare.</p>
<p>Una sfida che deve essere colta con attenzione, con responsabilità ma anche con umiltà, perché solo “ascoltando” il nuovo contesto che va prendendo forma si può esprimere una parola capace di intercettare i bisogni, destare l’attenzione, accendere la speranza. E i laici possono contribuire molto non solo condividendo esperienze, significati e competenze, ma persino offendo spunti per vedere la rete non come un sostituto, ma come un luogo che consenta una nuova intelligenza (intus-legere) della fede, a fronte di una generalizzata &#8220;negligenza&#8221;, indifferenza (nec-legere); per esplorare a fondo “la pensabilità della fede alla luce della logica della rete” (Spadaro “Verso una ‘cyberteologia’? L’intelligenza della fede al tempo della rete”, La Civiltà Cattolica, I, 2011: 25).</p>
<p>Se il medium è il messaggio e la techne è anche epistéme, e se niente è veramente profano per l’uomo che si sa a immagine del suo creatore, allora oggi, anche grazie al digitale, si aprono inedite possibilità di penetrare ancora più profondamente il mistero dell’umano nella sua relazione con Dio.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/comunicazione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5440" style="margin: 10px;" title="comunicazione" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/12/comunicazione.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a></p>
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		<title>Sentinelle Mass Media</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 12:28:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Marilena Marino. "Un impegno oltre le mode della comunicazione.Conta aver chiaro quel che è importante dire".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/monspompili_141665.jpg" title="monspompili_141665" width="469" height="337" class="alignleft size-full wp-image-5279" style="border-style: initial; border-color: initial; color: #0000ee; text-decoration: underline; margin: 10px;" /></p>
<p>di Marilena Marino</p>
<p>Roma.Una guida alternativa per i nuovi quartieri intermediali, ospitale ed accogliente, capace di orientare e aprire alla trascendenza. E l&#8217;animatore della cultura e della comunicazione, colui che &#8220;introduce spazi di dialogo tra reale e virtuale&#8221; e sa far guardare oltre. Piu&#8217; che uno specialista, &#8221; è un esperto di umanita&#8217; e un cittadino a pieno titolo del pianeta digitale, dato che fa della logica del dono, della condivisione, dello scambio, il proprio stile relazionale&#8221;, ha spiegato mons. Domenico Pompili, direttore dell&#8217;Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei.</p>
<p>Intervenendo alla sessione &#8220;in presenza&#8221; del corso Anicec che si è svolto a Roma nei giorni scorsi, Pompili ha tracciato l&#8217;identikit di quella che sempre piu&#8217; deve diventare una figura di riferimento nell&#8217;ambito sociale e culturale. Soprattutto oggi che la rete rappresenta &#8220;l&#8217;elemento sintetico dell&#8217;attuale stagione post-mediale&#8221;. L&#8217;animatore&#8221; non trasmette, ma prima di tutto incontra chi si sente smarrito o vuole conoscere meglio per poter abitare&#8221;. si tratta di una persona che sa uscire &#8220;dalle mappe uffficiali e dalle mode del momento, con le loro parole chiave che durano meno di una stagione, e dagli entusiasmi tecnologici cosi&#8217; poco inclini alla questione del senso , per esplorarne le potenzialita&#8217; alla luce di una passione e di un interesse per l&#8217;umano e di un desiderio di pienezza&#8221;. In quest&#8217;ottica, ha tenuto a precisare Pompili, il servizio che offre non risponde a un &#8221; dover essere&#8221;, ma a un &#8221; non poter fare a meno&#8221;, mosso da un desiderio autentico di condividere con altri cio&#8217; che si è conosciuto e compreso&#8221;. Del resto, ha ricordato, &#8220;l&#8217;animatore è tale perchè ha un fuoco dentro, ha qualcosa d&#8217;importante da dire e sente il bisogno di testimoniare che è &#8220;la verticalita&#8217; che buca la rete e restituisce all&#8217;orizzontalita&#8217; il suo significato pieno e umanizzante&#8221;.</p>
<p>Secondo il sottosegretario della Cei, &#8221; la vera sfida oggi è quella della trascendenza: essere pienamente dentro, ma affacciati su un altrove; essere nel web ma non del Web&#8221;. &#8221; Nella cultura contemporanea, ha rilevato, si pensa che escludere la dimensione del sacro renda l&#8217;uomo piu&#8217; libero: in realta&#8217; escludere, negare o relegare nella sfera esclusivamente privata lo spazio del sacro impoverisce l&#8217;esperienza umana e la qualita&#8217; della vita di tutti&#8221;.</p>
<p>Quella dell&#8217;animatore è dunque una vera missione: a lui è richiesto di essere &#8220;sentinella&#8221; che vigila e aiuta a restare svegli,  e al contempo 2 lievito che tiene in movimento e sa riconoscere e sviluppare le sinergie e i possibili contributi, specie dei giovani&#8221;. Questo significa saper cogliere, della logica digitale, la &#8220;non separabilita&#8217; dell&#8217;imparare e dell&#8217;insegnare, entrambe attitudini qualificanti dell&#8217;essere umano di ogni eta&#8217;, favorendo lo scambio dei ruoli e le alleanze educative tra le generazioni e tra persone con capacita&#8217; diverse&#8221;. e inoltre &#8221; promuovere convivialita&#8217;, anche intergenerazionale, condivisione e una quotidianita&#8217; che consolida il tessuto relazionale e da&#8217; spessore alla comunicazione&#8221;. Occorre &#8221; valorizzare i media tradizionali alla luce dei nuovi&#8221; per trasformarli &#8220;da qualcosa di dato per scontato, e quindi potente, in un&#8217; occasione per una rigenerata capacita&#8217; relazionale e una nuova intelligenza del mondo e persino della fede&#8221;.L&#8217;animatore, ha concluso Pompili, è , alla fine, &#8221; il facilitatore di una nuova sintesi umanistica e promotore di un oltre rispetto a cio&#8217; che la tecnica rende immediatamente disponibile: la partecipazione  oltre l&#8217;interattivita&#8217;, l&#8217;incontro oltre la connessione, la riconnessione della complessita&#8217; esistenziale oltre la moltiplicazione degli spazi relazionali, il desiderio di un oltre che la tecnica suggerisce ma che non puo&#8217; dare&#8221;.</p>
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		<title>Padova: scuola e dialogo interreligioso</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 07:43:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Moreno Migliorati “Come sono presentate le altre religioni nei testi scolastici per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a rel="attachment wp-att-5240" href="http://nobell.it/padova-suola-e-dialogo-interreligioso.html/images-142"><img width="258" height="195" class="alignright size-full wp-image-5240" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/images1.jpeg" style="margin: 10px;" /></a><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/danza.jpg"><img style="margin: 10px;" class="alignleft size-full wp-image-5248" height="533" width="800" title="SIPA/00376921/000005" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/danza.jpg" /></a>di Moreno Migliorati “Come sono presentate le altre religioni nei testi scolastici  per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole sia del primo  ciclo sia nel secondo ciclo?”</strong>. A questa domanda intende rispondere una ricerca promossa dall’<a href="http://www.issrdipadova.it/" target="_blank">Istituto Superiore di Scienze Religiose di Padova</a> in collaborazione con l’Ufficio Scuola diocesano, grazie alla  collaborazione di alcuni docenti di religione. La ricerca, dal titolo <strong>“Le altre religioni nei testi scolastici di religione cattolica”</strong>, prende l’avvio oggi, a Padova (ore 16, <a href="http://www.fttr.it/fttr/s2magazine/index1.jsp?idPagina=251" target="_blank">Facoltà teologica del Triveneto</a>, via del Seminario 29), con un primo incontro sul tema <strong>“Le religioni di fronte alle grandi domande dell’uomo: la prospettiva della Nostra Aetate”</strong>.<br />
Ad introdurre l’incontro – informano gli organizzatori – sarà Paul  Renner, dell’Istituto teologico di Bolzano-Bressanone, cui seguirà  l’intervento di padre Matteo Giuliani, docente di didattica  dell’Insegnamento della religione cattolica al Corso superiore di  Scienze religiose di Trento. Il lavoro di ricerca si articolerà poi in  gruppi di lavoro e tre laboratori (per la scuola primaria, per la scuola  secondaria inferiore e per la scuola secondaria superiore) condotti da  docenti dell’Issr e da insegnanti di religione cattolica. Prima della  presentazione al pubblico della ricerca, il 9 marzo 2012, sono previsti  altri due incontri di lavoro: il 16 dicembre prossimo e il 13 gennaio  2012.</p>
<p>(via <a href="http://www.spiritualseeds.info/2011/11/18/padova-una-ricerca-su-scuola-e-dialogo-interreligioso/" target="_blank">SpiritualSeeds.info</a>)</p>
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		<title>Un angelo di nome Marco</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 07:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Animatori della Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA["O non sapete che la vostra vita vale piu' di un passero e che anche i capelli del vostro capo sono contati?"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/images-simoncelli1.jpeg"><img style="margin: 10px;" class="size-medium wp-image-4965 alignleft" height="111" width="300" title="images simoncelli" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/11/images-simoncelli1-300x111.jpg" /></a>di Marilena Marino</p>
<p>Nell’omelia pronunciata da mons. Francesco Lambiasi al funerale del motociclista Marco Simoncelli a Coriano, c’è un passaggio molto “coraggioso”.Quello in cui si fa piazza pulita di certe espressioni, specchio di una teologia un po’ sbilenca.</p>
<p>“Alle volte – ha detto il vescovo – noi credenti pensiamo di svignarcela con l&#8217;allusione enigmatica a una indecifrabile volontà di Dio. Ci ripetiamo, instancabili: “è la volontà di Dio”, e non ci rendiamo conto che, sbandierando parole senza cuore, rischiamo di far bestemmiare il suo santo nome. Il mio animo si ribella all&#8217;idea volgare di un Dio che si autodenomina “amante della vita”, che mi si rivela come il Dio che “ha creato l’uomo per l’immortalità” (Sap 2,23) e poi si apposta dietro la curva per sorprendermi con un colpo gobbo o una vile rappresaglia. Permettetemi di ridire sottovoce a me e a voi qual è questa benedetta volontà di Dio, con le parole pronunciate un giorno da suo Figlio sotto i cieli alti e puri della Palestina, mentre a Rimini si stava ultimando il ponte di Tiberio: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato. Che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell&#8217;ultimo giorno” (Gv 6,39)… Dove stava allora Gesù in quell&#8217;istante fatale in cui il corpo di Marco ha cessato di vivere? Stava lì, pronto per impedire che Marco cadesse nel baratro del niente e per dargli un passaggio alla volta del cielo”.<br />
Certo, occorre fede e ne occorre davvero molta davanti a queste parole, ma se pensiamo che gli ebrei, di cui i cristiani sono fratelli minori, credono decisamente che Dio permette ogni cosa e ha cura del piu&#8217; piccolo dei nostri capelli, allora questa omelia si prospetta  come una forte attualizzazione della storia che appartiene a tutti noi. E&#8217; vero che questo solare ragazzo  fosse  gia&#8217; di per se&#8217; un semplice giovane alla mano, amante della vita e benvoluto da tutti, ma che sappiamo che, attirandolo a se&#8217; Dio non sapesse gia&#8217; che di la&#8217; a venire la sua vita si sarebbe persa nel &#8220;baratro del niente&#8221; ?! Forse questo concetto non puo&#8217; subito consolare chi lo piange e chi lo piangera&#8217;, ma ricordiamoci la vicenda terrena di una donna che divenne santa per questo: l&#8217;aver pregato il buon Dio di togliere dalla terra i suoi amati figli che altrimenti per vendicare il padre, si sarebbero macchiati di un delitto gravissimo agli occhi di Dio. Non certamente la madre di Marco si augurava per il figlio un simile epilogo, ma considerando l&#8217;atto di fede di Santa Rita da Cascia, se il genitore di  questo eccezionale campione del motociclismo pensasse che l&#8217; Onnipotente, per amore al loro figlio, l&#8217;abbia preso prematuramente con se&#8217;, forse la pace tornerebbe ad albergare nella casa dei cari di Simone. Ce lo auguriamo e intanto un fiore lo depositiamo anche noi fan di questo Angelo chiamato Marco.</p>
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		<title>La libertà religiosa al centro della Summer School 2011 del Cespec</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Aug 2011 06:45:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Libertà religiosa e trasformazioni democratiche. Dalle ‘rivoluzioni’ nell’area mediterranea ai problemi globali”: questo l’interessante (e quanto mai attuale) argomento della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-4557" href="http://nobell.it/la-liberta-religiosa-al-centro-della-summer-school-2011-del-cespec.html/images-137"><img class="alignright size-full wp-image-4557" style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2011/08/images.jpg" alt="" width="161" height="283" /></a>“Libertà religiosa e trasformazioni democratiche. Dalle ‘rivoluzioni’ nell’area mediterranea ai problemi globali”</strong>: questo l’interessante (e quanto mai attuale) argomento della Summer School 2011 organizzata in collaborazione  tra il <a href="http://www.cespec.it/" target="_blank">Centro studi sul pensiero contemporaneo</a> (Cespec) il  <a href="http://www.smcm.edu/" target="_blank">St. Mary’s College of Maryland in Alba</a> e le sedi di Cuneo della Facoltà di Giurisprudenza e della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino.<br />
Per agevolare la partecipazione al corso (che si terrà a Cuneo dal 20 al  24 settembre prossimo) il Cespec mette a disposizione alcune <strong>borse di studio</strong> la presentazione delle quali scadrà il prossimo 5  settembre.<br />
“Grazie ai contributi dei finanziatori – spiega il presidente del  Cespec, Sergio Carletto – i candidati che presentano domanda hanno la  possibilità di usufruire di una borsa di studio per la partecipazione  alla Summer School 2011, che approfondirà da un punto di vista  pluridisciplinare il tema della <strong>libertà religiosa</strong>, in modo tale da far emergere problematicamente il legame tra <strong>tradizioni religiose e violenza</strong>,  nonché le molteplici modalità politiche, sociali e culturali attraverso  cui hanno preso piede le attuali trasformazioni democratiche o, al  contrario, si sono consolidate forme differenti di intolleranza.  L’evento cercherà, in particolare, di mettere a confronto le tradizioni  religiose del <strong>mondo occidentale</strong> con quelle proprie dell’area <strong>arabo-mediterranea</strong>”.<br />
Ad avere la possibilità di accedere alla borsa saranno studenti,  laureati, dottorandi e ricercatori delle discipline coinvolte nella  Summer School: filosofia, storia moderna e contemporanea, sociologia,  scienze giuridiche, scienze politiche, scienze religiose e discipline  affini.</p>
<p>(via <a href="http://www.spiritualseeds.info/2011/08/12/la-liberta-religiosa-al-centro-della-summer-school-2011-del-cespec/" target="_blank">SpiritualSeeds.info</a>)</p>
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