Saturday, May 19, 2012

Maggio che sa di Maria

Posted by marilena marino On maggio - 2 - 2012 ADD COMMENTS
 La devozione alla Madonna attira la miseri­cordia di Dio. L’amore di tutto il popolo cri­stiano.
«Mese del sole e dei fiori mese di Maria, che corona il tempo pasquale. Dall’Avvento il no­stro pensiero aveva seguito Gesù; ora che nella no­stra anima è scesa la grande pace della Risurrezio­ne, come non volgerci a Colei che ce lo ha donato? È venuta al mondo per preparare la sua venuta; è vissuta alla sua ombra, fino al punto che non com­pare nel Vangelo se non come Madre di Gesù, lo segue, veglia per Lui, e quando Gesù ci lascia, Ella sparisce dolcemente. Scompare, ma rimane nella mente dei popoli, perché a Lei dobbiamo Gesù».
Come in altre occasioni, Gesù sta parlando dei misteri del regno di Dio. È circondato dalla folla, che lo guarda e rimane in profondo silenzio. Im­provvisamente una donna alza la voce ed esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!».
La profezia contenuta nel Magnificat comincia a compiersi: «D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata», aveva proclamato la Vergine, mossa dallo Spirito Santo. E in quel momento una donna, con la spontaneità di una persona semplice, ha dato inizio a una lode che non terminerà finché esisterà il mondo. Quelle parole di Maria, pronun­ciate nel momento della sua vocazione, raggiunge­ranno il più perfetto compimento attraverso i seco­li: poeti, intellettuali, re e soldati, artigiani, madri di famiglia, uomini e donne di età matura e bambini che hanno appena imparato a parlare; in campagna e in città, in cima alle montagne, nelle fabbriche e sulle strade; in situazioni di dolore e di gioia, in momenti solenni (quanti cristiani hanno reso l’ani­ma a Dio guardando un’immagine della Vergine, o formulando con le labbra o solo nel pensiero il dolce nome di Maria!), o semplicemente mentre si gira l’angolo di una strada sul quale si distingue appena un’immagine della Madonna; in tante circostanze, le più varie, migliaia di voci, in lingue diversissime, hanno cantato le lodi della Madre di Dio. È un coro incessante da tutta la terra, che ogni giorno attira la misericordia di Dio sul mondo, e che non si spiega se non con un esplicito desiderio di Dio. «Già fin dai tempi più antichi», ricorda il Concilio Vaticano II, «la beata Vergine è venerata col titolo di “Madre di Dio” e i fedeli si rifugiano sotto la sua protezione, implorandola in tutti i loro pericoli e le loro necessi­tà».
Tutto il popolo cristiano ha sempre saputo giun­gere a Dio attraverso sua Madre. Conoscendo per esperienza le sue continue Grazie e i suoi favori incessanti l’ha chiamata “Onnipotenza supplice”, e ha trovato in Lei la scorciatoia ‑“il sentiero, che abbrevia il cammino”‑ per giungere a Dio. L’amore ha inventato vari modi per incontrarla e onorarla. La Chiesa ha sempre promosso e benedetto la devo­zione a Maria Santissima,“cammino sicuro” per avvicinarsi al Signore, giacché Maria è pur sempre strada che conduce a Cristo. Ogni incontro con Lei non può non risolversi in un incontro con Cristo stesso. E che altro significa il continuo ricorso a Maria, se non un cercare fra le sue braccia, in Lei e per Lei e con Lei, Cristo Salvatore nostro, al quale gli uomini, negli smarrimenti e nei pericoli dì quag­giù, hanno il dovere e sentono senza tregua il biso­gno di rivolgersi, come a porto di salvezza e come a fonte trascendente di vita?
* Il mese di maggio.
Nel mese di maggio molti buoni cristiani esprimono la loro devozione alla Vergine Maria in diversi modi che animano e illuminano ogni giorno del mese. Rispondono in tal modo alla raccomanda­zione del Concilio Vaticano II: «Tutti i fedeli effon­dano insistenti preghiere alla madre di Dio e madre degli uomini, perché, dopo aver assistito con le sue preghiere la Chiesa nascente, anche ora, esaltata in cielo sopra tutti i beati e gli angeli, nella comunione dei santi interceda presso il Figlio suo». E in un altro punto si esorta “ad avere in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di lei, raccomandati lungo i secoli dal magistero della Chiesa”. Nell’orazione, oggi, chiediamoci quali propositi abbiamo formulato, e come li stiamo concretando, per onorare nostra Madre santa Maria durante que­sto mese, che è tradizionalmente dedicato dai cri­stiani alla Vergine. La consacrazione del mese di maggio alla Vergine è nata dall’amore, che ha sem­pre cercato nuovi modi di esprimersi, e come con­trapposizione alle usanze pagane che si vivevano in molte famiglie nel “mese dei fiori”. Tra le Cantiche a Maria del Re Saggio ce n’è una che comincia così: «Benvenuto maggio!». In essa Alfonso si rallegra per il ritorno di maggio perché è il mese che ci invita a chiedere con più devozione a Maria di liberarci dal male e di colmarci di ogni bene.
Anche oggi noi cristiani, desiderosi di stare sem­pre molto vicini a Lei, le offriamo, per tutto il mese, atti di devozione e di ossequio speciali:“romerie”, per esempio, cioè visite a qualche chiesa a Lei con­sacrata; piccoli sacrifici in suo onore, ore di studio o di lavoro ben fatti, il santo Rosario recitato con più raccoglimento. Il desiderio di intimità con la Ma­dre di Dio e Madre nostra, sorge in noi spontanea­mente. Vogliamo esserle vicini come lo si può essere con una persona viva: su di Lei, infatti, la morte non ha trionfato, ed Ella sta in corpo e in anima accanto a Dio Padre, a suo Figlio e allo Spirito Santo [ ... ].
Come si comporta un figlio con sua madre? In tanti modi diversi, ma sempre con affetto e fiducia. Con un affetto che si manifesterà di volta in volta secondo le occasioni tracciate dalla vita stessa. Lun­gi da ogni freddezza, si creano così tenere e intime consuetudini domestiche fatte di piccole attenzioni quotidiane che il figlio sente il bisogno di rivolgere alla madre e di cui la madre sente la mancanza se il figlio le dimentica: un bacio, una carezza uscendo o entrando in casa, un piccolo regalo, qualche parola intensa ed espressiva.
Anche i nostri rapporti con la Madre del Cielo richiedono norme di pietà filiale che guidino il no­stro comportamento verso di Lei. Molti cristiani adottano l’antica consuetudine dello scapolare, o usano salutare ‑ non c’è bisogno di parole, basta un pensiero ‑ le immagini di Maria che si trovano in ogni casa cristiana o che adornano le strade in tante città. Altri vivono quella preghiera meravigliosa che è il santo Rosario, nel quale l’anima non si stanca di ripetere le stesse cose, come non se ne stancano gli innamorati che si amano veramente, e in cui si impara a rivivere i momenti centrali della vita del Signore. Altri ancora si sono abituati a dedicare alla Madonna un giorno della settimana [ ... ], il sabato come un’occasione per offrirle qualche piccola at­tenzione e per meditare più intensamente sulla sua maternità».
* Le «romerie». Significato penitenziale e apostolico.
Una manifestazione tradizionale di amore a nostra Madre è la“romeria” a un santuario o a una cappella della Vergine, compiuta con spirito di peni­tenza ‑ che si esprimerà forse con un piccolo sacrifi­cio: percorrendo a piedi un tratto di strada, vivendo qualche dettaglio di sobrietà che costi sacrificio… ‑ e con senso apostolico, facendo in modo di avvicinare a Dio le persone che ci accompagnano, e recitando con particolare devozione il santo Rosario.
La “romeria” può essere il momento opportuno per un apostolato fecondo con i nostri amici. Moltis­sime persone hanno ricevuto, nei santuari o nelle cappelle dedicate a Maria, Grazie ordinarie e straor­dinarie dalla Madre di Dio: alcuni hanno cambiato vita dopo essersi confessati, forse dopo molti anni, dei loro peccati; altri hanno intravisto la chiamata del Signore a una dedizione più piena al servizio di Dio e delle anime; altri ancora hanno trovato aiuto per superare gravi difficoltà dell’anima o del corpo. Nessuno se ne è mai andato da questi luoghi con le mani vuote. Paolo VI faceva notare come la Provvi­denza, “per vie spesso mirabili, ha contrassegnato i santuari mariani con un’impronta particolare”.
Le persone accorrono in questi luoghi, piccoli o grandi, dove c’è una speciale presenza della Vergi­ne, per ringraziare, per lodare Maria, per chiedere (quante volte Maria vi avrà ascoltato richieste di aiuto urgenti e piene di speranza!) e anche per rico­minciare da capo, dopo essere vissuti forse lontani da Dio. Perché, come dice Giovanni Paolo II, l’ere­dità di fede mariana di tante generazioni in questi luoghi dedicati alla Vergine non è solo ricordo di un passato, ma un punto di partenza verso Dio. «Le preghiere e i sacrifici offerti, la palpitante vitalità di un popolo, che esprime davanti a Maria le sue seco­lari gioie, tristezze e speranze, sono pietre nuove che innalzano la dimensione sacra di una fede ma­riana. Perché in questa continuità religiosa la virtù genera nuova virtù. La Grazia attrae Grazia».
Le mete di pellegrinaggio, che risalgono ai primi secoli, sono oggi innumerevoli e sparse per tutta la terra. Sono il frutto della devozione e dell’amore dei cristiani per la loro Madre lungo i secoli. Program­miamo anche noi, durante l’orazione, la nostra “ro­meria”, con senso apostolico, con carattere peniten­ziale (che agevola la preghiera e la eleva con più prontezza a Dio) e con grande devozione mariana, da esprimere attraverso la recita piena di devozione del santo Rosario. Non dimentichiamo che anche noi staremo realizzando la profezia fatta un giorno dalla Madonna: «Tutte le generazioni mi chiame­ranno beata … ». Così come non dimentichiamo nep­pure di manifestare, durante questo mese, il nostro amore alla Madonna in modo speciale.( Assoc Cattolica Gesu’ e Maria).

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Giornalismo, Perugia è “social”

Posted by marilena marino On aprile - 27 - 2012 ADD COMMENTS


Perugia, torna il Festival Internazionale del Giornalismo

Dal 25 al 29 aprile 200 eventi, 500 speaker e 3 concorsi

 

Perugia, 24 aprile 2012 – La VI edizione del Festival del Giornalismo di Perugia si e’ aperta il  25 aprile e si chiuderà domenica 29. In tutto, 200 eventi e 500 speaker in totale, tra cui Enrico Mentana, Tiziana Ferrario, Ezio Mauro, Michele Santoro, Beppe Severgnini, Marco Travaglio, Mario Tozzi.

” Per cinque giorni, Perugia sarà capitale del giornalismo”: lo evidenzia il sindaco della città,Wladimiro Boccali, sottolineando che ”sei anni fa davvero pochi avrebbero potuto prevedere che il neonato Festival in così breve tempo si sarebbe guadagnato un credito tanto vasto e che avrebbe richiamato personalità del mondo dell’ informazione, delle nuove tecnologie della comunicazione, dell’editoria”. In una nota di Palazzo dei Priori, Boccali sottolinea che ”nei prossimi cinque giorni avremo modo, attraverso decine e decine di appuntamenti, di entrare nelle pieghe di questo mestiere delicatissimo quanto decisivo per l’ affermazione di una democrazia compiuta, tra problemi, visioni di futuro, rivoluzioni metodologiche, opportunità inedite. Non sarà un giornalismo tutto rivolto a guardarsi dentro, ma anzi, una occasione per aprire finestre sulle questioni del nostro mondo”. A Boccali, ”più che la partecipazione dei bei nomi del settore”, piace richiamare quella che a suo giudizio è una ”immagine caratterizzante di questa manifestazione: lo straordinario entusiasmo di tanti ragazzi che vi prestano la loro opera come volontari o che arrivano a Perugia da tutte le parti d’Italia perché attirati da una grande curiosità per questo lavoro e dalla voglia di entrare a far parte di un mondo tanto difficile quanto suggestivo. Come sappiamo, molti di loro dovranno passare per le strettoie del precariato e per mille difficoltà, ma è bello pensare che gli eredi dei Giuseppe d’Avanzo e delle Miriam Mafai magari sono già qui e studiano da grandi giornalisti”. Infine Boccali ribadisce che ”con il Festival del giornalismo, Perugia entra nel vivo della stagione delle più importanti manifestazioni, che si era aperta sabato scorso con la mostra di Luca Signorelli. Saranno mesi decisivi per confermare che la città vuole giocare la carta della cultura per crescere e produrre sviluppo”.

Ecco un’anticipazione sui principali eventi:

ETICA E GIORNALISMO

Giovedì mattina alle 11, presso la Sala dei Notari del Palazzo dei Priori in corso Vannucci 19 a Perugia, il ministro della Giustizia Paola Severino interverrà all’incontro su ‘Etica e Giornalismo’. Il programma dell’incontro etica e giornalismo prevede l’introduzione e l’illustrazione di una ricerca su come i cittadini italiani giudicano i giornalisti a cura del presidente di AstraRicerche Enrico Finzi; seguirà un dibattito tra la guardasigilli Paola Severino e il presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino.

UNICEF

“Almeno un milione di bambini sotto i cinque anni di età nella regione del Sahel, rischia di morire nell’indifferenza generale”: questo l’allarme che un mese fa l’Unicef ha lanciato all’opinione pubblica. Eppure, a parte qualche reportage, questa emergenza, come tante altre “emergenze silenziose”, non fa notizia. Ecco perché Unicef Italia, per la prima volta, parteciperà al Festival Internazionale del Giornalismo. L’Unicef vuole parlare, scrivere e twittare di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di diritti umani e del ruolo fondamentale che la comunicazione e l’informazione giocano nella promozione e nella realizzazione degli obiettivi del non profit. Tre giorni, sette incontri per accendere i riflettori su quelle storie e quei numeri di cui si sente raccontare troppo poco: questo sarà “Parla di me“, rassegna di dibattiti e workshop organizzata dall’Unicef. Si parlerà di rapporto fra organizzazioni umanitarie e stampa, di uso e abuso delle immagini dei bambini, del ruolo dei giornalisti nelle crisi umanitarie, nel rapporto tra minori e giustizia.

FACT CHECKING E CIVIC MEDIA

Il 28 aprile verrà lanciata “Fact Checking”, una piattaforma che permetterà di segnalare e condividere inesattezze viste su web, carta stampata e tv. Il progetto è stato ideato da Ahref, una Fondazione no-profit che si propone di “sviluppare una ricerca sulla qualità dell’informazione che emerge dalla rete sociale abilitata da internet e i media digitali”. Il “fact checking”, ovvero la verifica dei fatti, viene concepita dall’organizzazione come un’attività pubblica, che richiede la collaborazione civica in rete: da sabato 28 lo strumento sarà funzionante in rete, e ”a disposizione di cittadini consapevoli e attenti per segnalare citazioni da documenti, dichiarazioni pubbliche, articoli, programmi televisivi e sottoporli a verifica collettiva, per costruire socialmente un’informazione indipendente, affidabile e credibile”. Sarà presente a discuterne Luca di Biase, presidente di Ahref.

SCUOLA

Raccontare la scuola abbandonata dai media, che se ne occupano solo quando scoppia il ‘caso’, e dalle istituzioni. Ma anche dai ragazzi, che, soprattutto al Sud del paese, spesso lasciano gli studi precocemente. Sarà uno dei temi affrontati durante il Festival internazionale del giornalismo che apre domani a Perugia. Il dibattito è organizzato in collaborazione con la Fondazione Ahref, che ha avviato un progetto sperimentale proprio per raccontare l’abbandono scolastico.  A discutere dei temi oggetto dell’incontro saranno Marco Rossi Doria, divenuto sottosegretario alla Pubblica istruzione dopo una lunga esperienza da maestro di strada, Tullio De Mauro, ex ministro della Pubblica istruzione e studioso dei sistemi di formazione, Alessandra Migliozzi, giornalista dell’agenzia di stampa Dire e Giorgio Meletti, giornalista de ‘Il Fatto quotidiano’. L’incontro si svolgerà venerdì 27 aprile al Centro Servizi G. Alessi di Perugia alle 17.

DONNE

Il Centro per le pari opportunità della Regione Umbria ha concesso anche quest’anno il proprio patrocinio al Festival internazionale del Giornalismo, sostenendo in particolare la realizzazione di due appuntamenti.
Il primo, dal titolo Donne e media: il diritto a una diversa comunicazione del femminile, è in programma domani 25 aprile alle ore 18:00 nella Sala Raffaello dell’Hotel Brufani di Perugia. Il secondo, Net feminism.Donne, rete e informazione, si svolgerà giovedì alle 14 al centro servizi Alessi di Perugia.
”Come abbiamo potuto constatare nel corso degli anni – sottolinea la presidente del Centro per le pari opportunità,Daniela Albanesi, in una nota della Regione – il Festival rappresenta una
qualificatissima occasione di confronto e di riflessione che tiene accesi i riflettori sulla complessità e sui problemi che attraversano la vita delle donne nella società contemporanea. Gli incontri
programmati rispondono, infatti, all’esigenza di mettere a tema le domande delle donne che chiedono democrazia e qualità della vita quotidiana, ridefinizione dei modelli di sviluppo, governo
democratico delle risorse, costruzione di modelli culturali capaci di proporre nuove modalità di stare al mondo per donne e uomini, una lettura critica di stereotipi che continuano a distorcere
l’immagine femminile e incentivano l’uso strumentale del corpo delle donne”.

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Dialogo interreligioso e sviluppo umano

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 23 - 2012 ADD COMMENTS

In collaborazione con lASUS(Accademia di Scienze Umane e Sociali) e con il patrocinio del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, la Facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Salesiana organizza per l’estate 2012 la sua prima Summer School (con lezioni interamente in lingua inglese) dal titolo Inter-religious Dialogue and Human Development. La Scuola estiva avrà luogo a Roma dal 2 al 14 luglio.

Come risposta alle sollecitazioni provenienti dall0enciclica Caritas in veritate circa il tema dello sviluppo umano integrale e in continuità con le attività già svolte grazie alle tre School of Formation towards Peace, civic and democratic Living (“Scuola di pace”: 2005 – 2007 – 2009) e alla prima edizione del Master in Mediazione culturale e religiosa (2011-2012), questa nuova proposta di Corso breve sul Dialogo interreligioso, aperta a tutti gli interessati, intende evidenziare il contributo fondamentale che le religioni possono fornire per l’educazione alla pacifica convivenza tra i popoli, per il dialogo interculturale e interreligioso, e per lo sviluppo umano integrale.

Le informazioni riguardanti la Summer School sono disponibili presso la pagina web www.summerschoolrome.it.

(via SpiritualSeeds.info)

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Dialogo interreligioso

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 18 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

Dialogo interreligioso nel mondo della scuola: se ne parlerà domani, giovedì 19 aprile presso il Consiglio regionale toscano in un confronto tra rappresentanti di diverse appartenenze religiose. Un incontro, quello che si terrà alle 17 nella Sala delle Feste a Palazzo Bastogi (via Cavour, 18 a Firenze), per far emergere esperienze e testimonianze di come, nella vita di tutti i giorni, operatori e studenti vivono la propria appartenenza religiosa e come, con essa, si rapportino agli altri.
All’appuntamento, moderato da Anita Tosi, presidente del movimento culturale Il Cenacolo, intervengono Rav Joseph Levi, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Firenze, Elzir Izzedin, Imam della Comunità islamica di Firenze, Parabhakti Das, ISKCON (Associazione internazionale Coscienza di Krishna), Alessandro D’Alessandro del Soka Gakkai, il reverendo Mark Dunnam della Chiesa Episcopale Americana di Firenze, Don Alfredo Jacopozzi e Don Massimo Marretti della Diocesi di Firenze.
L’incontro è promosso dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale toscano alla luce del dettato statutario che prevede la promozione del dialogo tra culture ed etnie diverse, per le quali spesso la religione è elemento identitario.
I prossimi incontri si incentreranno su come il dialogo interreligioso venga vissuto nel mondo del lavoro e nelle realtà di associazionismo e volontariato nell’ottica di un rafforzamento della conoscenza reciproca che sia comprensione, rispetto e accoglienza del messaggio della diversità come ricchezza collettiva

(via SpiritualSeeds.info)

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Resurrexit

Posted by marilena marino On aprile - 7 - 2012 ADD COMMENTS

Cari amici,
come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi
con le formule consumate del vocabolario di circostanza,
vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo
profondo, con un sorriso senza parole!
Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall’imboccatura
di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà,
che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace!
Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per
farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”!
La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore,
è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la
distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non
la fine. Non il precipitare nel nulla.
Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti
che abusano di voi. Coraggio, disoccupati. Coraggio, giovani
senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad
accorciare sogni a lungo cullati. Coraggio, gente solitaria,
turba dolente e senza volto. Coraggio, fratelli che il
peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che
la povertà morale ha avvilito.
Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte
a chi decide di “amare”, non c’è morte che tenga, non
c’è tomba che chiuda, non c’è macigno sepolcrale che
non rotoli via.
Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie
della vostra prigione. Vostro
don Tonino, vescovo

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Se Titanic sapesse di cielo

Posted by marilena marino On aprile - 3 - 2012 ADD COMMENTS
Il regista è al lavoro sulla rimasterizzazione digitale e tridimensionale del kolossal del 1997. Uscita mondiale prevista per il 6 aprile, in concomitanza con il centesimo anniversario del varo del transatlantico.
LUCA CASTELLI
Il Titanic se la vedrà di nuovo contro l’iceberg. Questa volta, però, in 3D. Paramount Pictures, Twentieth Century Fox e Lightstorm Entertainment hanno annunciato ufficialmente la data di uscita della nuova versione tridimensionale del film di James Cameron, campionissimo di incassi nel 1997. La data non è casuale: 6 aprile 2012. Più o meno cento anni esatti dal giorno in cui il transatlantico “inaffondabile” salpò dal porto di Southampton per il suo sventurato viaggio d’inaugurazione (era il 10 aprile 1912, il naufragio avvenne nella notte tra il 14 e il 15 aprile).Cameron e la sua squadra di tecnici alla Lightstorm Entertainment hanno dunque ancora quasi un anno di tempo per terminare i lavori di rimasterizzazione digitale del film. E per lanciare la sfida in famiglia ad Avatar, il kolossal fantascientifico del 2009 che proprio grazie alla tecnologia 3D (e al biglietto maggiorato) ha scalzato Titanic dalla classifica dei più alti incassi cinematografici di tutti i tempi (2,781 milioni di dollari contro 1,835 milioni). Una rimonta difficile, anche se aiutata dal prevedibile effetto nostalgia che potrebbe richiamare in sala il pubblico che quindici anni fa rimase ipnotizzato dalla storia d’amore tra Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, conclusa con l’epico affondamento del titano (il film si portò a casa anche undici statuette Oscar).

“C’è un’intera generazione che non ha mai visto Titanic per come era stato concepito, cioè per il grande schermo”, ha dichiarato Cameron. “Questo Titanic, che nessuno ha mai visto, è stato rimasterizzato in digitale a 4K e meticolosamente convertito in 3D. Conservando intatto il potere emotivo e offrendo immagini più intense che mai, il film sarà un’esperienza epica tanto per i vecchi fan quanto per i nuovi spettatori”.

Un’esperienza epica e anche una piccola grande verifica per il 3D, la tecnologia destinata a salvare e rilanciare il cinema in sala e oggi avvolta dai primi dubbi – artistici ed economici – dopo la sbornia del 2010. Per molti mesi il botteghino ha sorriso agli investimenti delle case produttrici e degli esercenti, e non solo grazie all’exploit di Avatar (Alice nel paese delle meraviglie di Tim Burton è sesto incasso di sempre, con più di un miliardo di dollari). L’effetto trainante sembra però essersi un po’ placato, e affianco ai tanti blockbuster per famiglie e a qualche esperimento di autori insospettabili (Werner Herzog e la sua esplorazione di una grotta preistorica in Cave of Forgotten Dreams), cresce il numero di registi che rifiutano di girare i propri film nel nuovo formato (vedi Christopher Nolan per Inception e il prossimo Batman).

Un’altra incognita riguarda la presenza, almeno in Italia, di sale che permettano al pubblico di provare appieno l’esperienza spettacolare e tecnologica promessa da questi nuovi superfilm. Proprio il 3D ha spinto molti gestori – soprattutto nelle grandi multisale – a velocizzare la conversione digitale dei loro schermi. E’ di ieri l’apertura all’UCI Cinemas di Pioltello della prima sala italiana di prima visione che risponde ai requisiti della tecnologia IMAX (schermo da 200mq, audio avvolgente, esperienza di “immersione” nel film). Sono però ancora abbastanza pochi gli schermi con proiettori a tecnologia 4K (quella citata da Cameron). E il biglietto per un film in queste nuove astronavi dell’intrattenimento può arrivare a costare anche 13 euro. L’obiettivo rimane ben chiaro: rilanciare l’attrattiva della sala cinematografica rispetto al boom della visione domestica, tra homevideo e Internet. Anche da questo punto di vista, l’esito del nuovo ambizioso viaggio del Titanic potrà offrire utili risposte.

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Non avrai altra donna all’infuori di me:Maria

Posted by marilena marino On marzo - 31 - 2012 ADD COMMENTS

Le festività pasquali incombono e, come nella migliore tradizione, l’offerta televisiva generalista deve dare il giusto spazio all’evento. Quest’anno in Rai si è scelto però un punto di vista un po’ diverso per ripercorrere il cammino di Gesù tra gli uomini: quello di sua madre, la cui vicenda, scarsamente indagata dai Vangeli, è stata qui arricchita da particolari che, se certamente plausibili, potrebbero far storcere il naso ai fedeli più intransigenti. Lo sceneggiatore Francesco Arlanch e il registaGiacomo Campiotti hanno infatti immaginato una Maria (l’eterea Alissa Jung) legata da una profonda amicizia adolescenziale con Maddalena (un’affascinante Paz Vega): due figure agli antipodi nell’iconografia cristiana, e che anche qui sono infatti destinate ad affrontare percorsi di vita estremamente diversi, destinati però a ricongiungersi grazie alla comune fede nel messaggio di Gesù. A tessere le fila dei loro destini è poi un’altra donna, Erodiade, interpretata dalla bellaAntonia Liskova, che non esiterà a usare ogni sotterfugio pur di conservare il proprio potere. Con il regista, il nutrito cast e i vertici della Rai e della produzione, affidata a Lux Vide, abbiamo ripercorso le tematiche di questa epopea al femminile, che racconta da una prospettiva inedita una declinazione originale di quello che è indubbiamente uno dei momenti più significativi della storia dell’umanità.

Fabrizio Del Noce: Il mio sentimento è di assoluto piacere e commozione nel vedere per la prima volta una fiction televisiva, o in generale uno spettacolo, sia esso teatrale o cinematografico, dedicato alla figura di Maria. E’ anche un piacere essere di nuovo a fianco diEttore Bernabei, ex direttore della Rai e che qui ha avuto un ruolo di ispirazione per un progetto ambizioso, una sfida non da poco, tenendo conto della volontà di rispettare il valore storico degli eventi e, insieme, di raccontarli con il giusto garbo. Ringrazio poi la Lux Vide, che come sempre ha realizzato un prodotto di alta qualità, così come alti sono i suoi ascolti. Coniugare una buona audience e qualità di esecuzione riguardo una tematica così difficile come questa è indice di grande professionalità. E ovviamente grazie agli attori, specialmente a questa famosissima attrice che ho al mio fianco (Paz Vega, n.d.r.), e a Maria, la nostra Alissa Jung, che è sempre rimasta la nostra scelta dalla prima volta in cui abbiamo visto il suo provino. La fiction andrà in onda domenica 1 aprile e lunedì 2 aprile, una collocazione obbligata visto il periodo, da cui ci aspettiamo grande risalto.

Ettore Bernabei: E’ un’eccezione che io sia qui, in quanto ormai ricopro solo il ruolo di presidente onorario di Lux Vide, ma mi è sembrato doveroso ringraziare personalmente la Rai, Fabrizio Del Noce e tutti i suoi collaboratori per aver dato fiducia a quest’opera non facile. Vorrei riprendere un’espressione proprio di Del Noce: il valore storico. La nostra prima fonte sono stati infatti i Vangeli, che in genere si concentrano sulla vita di Gesù, mentre noi abbiamo voluto attingervi per la storia di sua madre, che è anche madre di un uomo, di cui pure si conserva la divinità. Per far conoscere la figura di Maria abbiamo percorso una strada che non è soltanto quella delle devozione e del rispetto, ma anche quella che mette in luce la donna che ha avuto una vicenda umana. Ringrazio tutti quelli che hanno lavorato a questo progetto, e che hanno dato il meglio di sé.

Alissa Jung è la Madonna nella fiction Maria di NazaretGiacomo, è stato difficile scegliere il cast?
Giacomo Campiotti: Già trovare Gesù e Maria non è un’impresa facile, in più ognuno ha una propria idea di come Maria dovrebbe essere, ma quando abbiamo visto il provino di questa attrice che non conoscevamo, che per di più si era filmata da sola perché non poteva presentarsi ai casting, ci ha subito trasmesso una pace e una serenità che abbiamo capito essere quelle giuste. L’abbiamo chiamata a Roma e Alissa era effettivamente molto diversa dalla mia idea di Maria, ma dopo averla vista recitare non abbiamo più avuto dubbi. Tutta la squadra ha condiviso questa scelta, perché Alissa è stata in grado di dare a Maria non solo la dolcezza, la bontà, ma anche la consapevolezza, la forza, il coraggio quotidiano di una donna vera: non rappresentava semplicemente una madonnina su un piedistallo. Anche per Gesù avevamo fatto vari provini: inizialmente avevamo pensato a Luca Marinelli, che poi invece ha interpretato Giuseppe, e proprio mentre facevamo i casting per Giuseppe, in Germania, abbiamo invece trovato Gesù! Un altro miracolo è stato riuscire ad avere con noi Paz Vega, che io conoscevo per i suoi film e consideravo inarrivabile, ma come tutti anche lei si è buttata con tutto il cuore in questo progetto, dando vita a un personaggio bellissimo: quello di una donna sexy, divertente, ma di cui ha saputo esprimere anche il dolore profondo, conferendole grande spessore. In Luca Marinelli abbiamo trovato un Giuseppe finalmente “figo”, un giovane uomo che deve compiere una scelta, che deve accettare questo mistero enorme, e che lo fa in maniera molto convincente. Ma lo stesso vale per tutti i personaggi di contorno, a cui era difficile dedicare il giusto spazio ma a cui abbiamo comunque cercato di dare spessore, anche perché abbastanza inconsueti. E poi ovviamente Antonia: è la prima volta che scelgo un’attrice senza farle nemmeno un provino. Nel ruolo della cattiva era perfetta, ha saputo raccontare benissimo il lato glamour che il male spesso ha. Non posso poi non menzionare gli attori tedeschi e quelli tunisini, che hanno aggiunto un grande realismo alla messa in scena.

La fiction è dedicata a tutte le mamme. Come mai?
Matilde Bernabei: Noi abbiamo visto in Maria una madre affettuosa, attenta, che soffre per la sofferenza del proprio figlio, ma che comunque è forte di una serenità di fondo, che acquisisce mettendosi nelle mani di Dio. Vorrei aggiungere che questo film, come tutte le nostre produzioni, ha la capacità di viaggiare nel mondo: è infatti una coproduzione con Telecinco che, nonostante i problemi economici che tutti conosciamo, ha voluto entrare in un progetto non certo semplice. Con la Rai, poi, abbiamo lavorato fianco a fianco, cosa impossibile da fare altrove qui in Italia.

Alissa, tu come hai vissuto questo ruolo?
Alissa Jung: Mi sono avvicinata a questo personaggio con molto rispetto: tutti conoscono Maria, e quindi mi sentivo investita da una grande responsabilità. Ma Maria è anche una donna, e io ho cercato di portare in luce il suo lato più umano.

Quali emozioni hai provato sul set?
Alissa Jung: E’ stato bellissimo lavorare con questo cast. Per me è stata la prima produzione internazionale, la prima volta che lavoravo con attori così bravi, e in più il mio personaggio era speciale. Sul set si parlavano sei lingue, si è creata una confusione bellissima, ho persino imparato qualche parola di arabo!

Paz Vega è una seducente Maria Maddalena nella fiction Maria di NazaretPaz, come hai vissuto il cambiamento del tuo personaggio?
Paz Vega: Maddalena subisce un grande cambiamento: da giovane crede nell’amore, nella vita, nella gente, ma poi la sua esistenza sfortunata la fa cambiare. La sfida nell’interpretarla è la stessa che ha affrontato Alissa: tutti conoscono la figura di Maria Maddalena, ma io volevo portare al suo personaggio qualcosa di nuovo, di fresco, di umano. Come sempre, la mia preoccupazione era quella di dare vita a un personaggio in cui ci si potesse riconoscere.

Luca, come ti sei preparato al ruolo di Giuseppe?
Luca Marinelli: Devo innanzi tutto ringraziare il grande gruppo con cui ho lavorato, rivedere tutti dopo due mesi è già una grande emozione. Giuseppe è un uomo che non avrebbe mai pensato di essere parte di una grande rivoluzione nella storia, ma che trova la pace in sua moglie e in suo figlio.

Andreas, come è stato interpretare Gesù?
Andreas Pietschmann: Ho fatto due casting, a Berlino e a Roma, e in entrambi avevo i capelli lunghi “alla Gesù”, e forse questo mi ha aiutato! A parte gli scherzi, in prima istanza è stato scioccante dover provare a essere Gesù, ero sopraffatto dalla sua figura, ma poi ho scelto di affrontarla con un approccio personale, anche grazie a Giacomo che mi ha dato la libertà di interpretare il personaggio come ritenevo opportuno. Mi ha colpito la ricerca profonda svolta per la sceneggiatura: molto spesso sono utilizzati passi della Bibbia, pieni di concetti difficili ma che, se espressi nel modo giusto, hanno una grandissima forza. Sono orgoglioso di aver potuto lavorare a questo personaggio, anche perché non era affatto scontato scegliere un attore tedesco per il ruolo.

Alice Bellagamba, Paz Vega, Antonia Liskova in una scena del film in Maria di NazarethAntonia, parlaci del tuo personaggio.
Antonia Liskova: Erodiade è il male assoluto, ed è stato molto particolare per me interpretare un ruolo così drammatico. Spesso accade che la cattiveria di un personaggio sia giustificata dal suo passato, ma in questo caso è totalmente ingiustificabile, non si può capire in nessun modo perché si comporti in modo così arrivista e ambizioso. E’ stato anche divertente per me calarmi nei suoi panni: con i personaggi cattivi si può fare quello che nella vita reale ti è proibito, e per di più trasmetterlo esplicitamente.

Aldilà dell’attenzione alle fonti storiche, vi siete presi molte libertà nello sviluppo della storia. Come mai?
Tinni Andreatta: La prima cosa che ci siamo chiesti è stata: come possiamo raccontare la storia di Maria? Di solito si racconta l’evoluzione di un personaggio, ma Maria è l’emblema dell’accettazione, e quindi offre poche possibilità di movimento. Abbiamo quindi deciso di raccontare tre diversi volti della femminilità: il male assoluto, la tentazione, che stanno agli antipodi della figura di Maria, e poi Maddalena, la fragilità, la donna che può cadere ma che può anche rialzarsi. Quindi non soltanto una Maria che vive il proprio momento storico, ma una Maria che è parte di una storia che continua ad avvenire. Ci siamo presi delle libertà di carattere rappresentativo, ma si tratta di libertà che si inscrivono comunque all’interno di una filologia, di una tradizione, lavorando su questi tre diversi modi di essere donna.
Giacomo Campiotti: Nel Vangelo solo poche righe sono dedicate a Maria, ma siamo comunque partiti da quelle, così come per Maddalena ci siamo riferiti in primo luogo all’episodio della lapidazione. Il passato che abbiamo creato per loro porta i personaggi a coincidere con quelli descritti dai Vangeli, quindi non vedo forzature nella loro evoluzione. Maria, prima dell’annunciazione, avrà avuto delle amiche, e una di queste potrebbe essere stata proprio Maddalena: abbiamo costruito le loro rappresentazioni con il massimo rispetto, abbiamo letto moltissimo per documentarci proprio perché sappiamo che questi argomenti sono molto sentiti, e prima di tutto c’è stata la volontà di non offendere nessuno e di rimanere in armonia con quanto descritto nei Vangeli.

Andreas Pietschmann è Gesù nella fiction Maria di NazaretE’ stato dedicato anche il giusto spazio alla predicazione di Gesù, un momento descritto in tanti illustri precedenti cinematografici. Ne avete tenuto conto?
Giacomo Campiotti: Certamente, sono tutti film che ho amato da spettatore, ma qui ognuno ha soprattutto cercato dentro se stesso. Abbiamo svolto un lavoro molto profondo di preparazione, rileggendo i Vangeli e anche alcune opere di grandi mistici, la cui devozione ha risuonato moltissimo dentro di me: spesso l’anima arriva più lontano del cervello.

Qual è il rapporto delle tre donne protagoniste con la fede?
Alissa Jung: Noi prima di tutto siamo attrici e dobbiamo interpretare un ruolo: se mi chiedono di impersonare un’assassina, non devo ammazzare qualcuno per forza. E’ un aspetto molto privato, questo, ma credo che un Dio ci sia. Parlando con mia figlia di sei anni, le raccontavo delle diverse religioni, e delle guerre che si combattono in loro nome. Lei ha concluso dicendo: “credo che ci siano molte strade per arrivare a Dio”. E secondo me ha ragione.
Paz Vega: E’ la prima volta che in un’intervista mi chiedono una cosa così privata, comunque concordo con Alissa, non si deve per forza essere il personaggio che si interpreta. Io sono vissuta in una famiglia cattolica, ho frequentato una scuola cattolica, ma ora non sono più praticante. Ho il mio modo di credere in qualcosa: credo nella gente. In mio padre, in mia madre, in mia sorella: credo che Dio sia nelle persone intorno a noi, più che lassù da qualche parte.
Antonia Liskova: Io ho avuto un’educazione religiosa, e sono tuttora credente.

Alissa, come ti sei trovata a interpretare una Maria che rimane sempre così bella e giovane?
Alissa Jung: Non è stata una mia decisione quella di non invecchiare. Abbiamo fatto diverse prove, in cui venivo anche imbruttita e invecchiata, ma abbiamo deciso che usare un’immagine più ideale funzionava. Non è importante che Maria invecchi, ma che ami e che abbia questo rapporto fortissimo con suo figlio.

Paz, prossimamente lavorerai ancora in Italia?
Paz Vega: C’è un progetto che potrebbe partire a breve, ma non sono ancora state risolte alcune questioni finanziarie e quindi non posso assicurare nulla. Posso dire però che si tratta di un lavoro per il cinema.

Andrea, come hai costruito il tuo Erode?
Andrea Giordana: Oggi sono venuto qui con grande curiosità, perché finora avevo visto solamente la versione non doppiata. E devo dire che mi sono commosso: la più grande dote di Giacomo è la sua umanità, che ha saputo evidenziare anche in Maria, nella sua lotta con l’accettazione del mistero. Per quanto riguarda Erode, è un personaggio molto più complesso di quanto non si potrebbe pensare, lontanissimo dallo stereotipo del cattivo, che anzi si è sempre trovato a lottare con la depressione: un’anima tormentata.

Una scena della passione di Cristo nella fiction Maria di NazaretThomas, come è stata la tua esperienza sul set?
Thomas Trabacchi: Quello che mi ha insegnato questa esperienza è che la bontà è qualcosa da perseguire sempre, per quanto il male possa essere affascinante. In pratica c’è stato un travaso di bontà tra la storia, che per di più si poggia su tre donne e che quindi è tanto più significativa per il suo punto di vista al femminile, e la vita reale.

Roberto, cosa ti ha colpito del personaggio di Gioacchino?
Roberto Citran: La cosa più importante per me era mettere in scena la sua umanità, la rabbia di fronte a quello che non si riesce a capire, e poi l’accettazione

Come è stato, invece, essere la madre di Maria?
Antonella Attili: E’ raro lavorare con così tanti bravi attori, e per me è stata una sfida meravigliosa, un evento speciale in cui ho cercato di evitare tutti i cliché.

Altri due personaggi, Giovanni e Salomè, non sono meno importanti per la storia. Come li avete affrontati?
Marco Rulli: Torno a sottolineare l’aspetto umano dei nostri personaggi, la maniera quotidiana di vivere la fede e la perdita del proprio maestro.
Alice Bellagamba: Abbiamo dato a Salomè una sfumatura infantile, da bambina viziata e capricciosa, quasi ad avvicinarla a una ragazza dei nostri tempi.

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L’orchidea di acciaio

Posted by marilena marino On marzo - 24 - 2012 ADD COMMENTS

È lo straordinario personaggio di Aung San Suu Kyi, paladina del movimento democratico in Birmania, fondatrice della Lega nazionale per la democrazia nel 1988, premio Nobel per la pace nel ’91 e donna dal notevole carisma umano e politico, ad aver ispirato l’ultimo film del regista francese Luc Besson, un dramma umano che s’inscrive nel più ampio dramma politico di uno dei popoli più violentemente sottomessi alla dittatura militare. Una lunga lotta per la libertà (che continua tutt’oggi) alla quale Aung San Suu Kyi ha dedicato sé stessa e la sua vita, affrontando in questo lungo e impervio percorso tantissime dolorose difficoltà che l’hanno resa portatrice sana di una lotta pacifica per la democrazia capace di opporsi alla più ostile legge della violenza.

Nel 1947, quando bambina di soli due anni Aung San Suu Kyi (rigorosamente interpretata da Michelle Yeoh) vede per l’ultima volta suo padre (il generale Aung San, leader della lotta indipendentista birmana, fatto fuori dai suoi avversari politici), il suo destino è già scritto. Nonostante, infatti, gli anni di separazione dal proprio paese natio trascorsi successivamente in Inghilterra (dove Suu Kyi sposerà il professore universitario Michael Aris David Thewlis – dal quale avrà due figli) e l’apparente distacco dalla lotta verso l’indipendenza iniziata da suo padre, quando nel 1988 la donna tornerà in patria per assistere la madre, scoprirà con i propri occhi gli orrori e le violenze che ancora tengono in ginocchio il suo paese. E sarà, a quel punto, naturale e quasi doveroso per lei riprendere in mano il lascito politico e morale lasciatole del padre per ricominciare la lotta là dove il genitore era stato costretto ad abbandonarla. Una lotta che porterà avanti con l’aiuto del suo popolo (eletta a guida per plebiscito popolare) e della sua famiglia (sempre disposta a sostenerla pur nella disperazione di non poterla più vedere). Quelli che seguiranno saranno per Suu Kyi anni di glorie (la schiacciante vittoria alle elezioni del 1990 e l’assegnazione del Premio Nobel l’anno seguente), ma anche di grande buio (la ripresa del potere con la forza da parte della dittatura militare subito dopo le elezioni e il successivo periodo di arresti domiciliari al quale seguirà uno stato di semi-libertà che le impedirà comunque di lasciare il paese – se non in via definitiva – e di vedere i figli e il marito, spentosi – senza più vedere sua moglie – nel 1999 per un cancro alla prostata). Una storia giocata tutta sul filo di valori profondissimi e immarcescibili mirabilmente veicolati dallo spirito di una donna che per la sua esemplare dualità (grazia endemica e indomita forza) è stata poi non a caso ribattezzata l’orchidea d’acciaio.

“ASPETTATI IL MEGLIO MENTRE TI PREPARI AL PEGGIO”

La fedeltà familiare e la vocazione a preservare i diritti delle comunità sono i valori che accompagnano e sostengono The Lady, un film in cui ritroviamo (poco) la cinetica d’azione cara al regista francese, ma che fa invece ancora una volta leva su una grande figura di donna, che arriva a essere quasi una summa di tutte le qualità delle ‘eroine’ femminili transitate per i film di Besson. Un ritratto molto accorto e rispettoso della storia originale (ri)visitato attraverso le lenti intimiste del dramma famigliare che finirà per condurre la donna di fronte alla tragedia di dover scegliere tra il suo popolo e la sua famiglia, e che rifugge invece l’approfondimento più strettamente storico-politico, lasciato quasi a fare da sfondo insieme alla bucolica immagine delle pagode al calar del sole e dei paesaggi mozzafiato che accentuano la suggestione narrativa. Un Besson divulgativo e facilmente accessibile (con qualche vetta d’emozione) che, nonostante la patina melò in cui avvolge la pellicola, riesce nell’intento di portare alla luce questa immensa – ma troppo poco conosciuta – figura di donna che (in tempi di forte crisi dei valori) può rappresentare l’esempio vivente di un valore positivo ante-litteram.

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Nell’abbraccio del digiuno

Posted by Giuseppe Maiese On marzo - 19 - 2012 ADD COMMENTS

Il camaldolese Giannoni: «Digiuno, abbraccio alla vita»
Nel prefazio del Mercoledì delle Ceneri il digiuno è descritto come la via che aiuta a «vincere le passioni, elevare lo spirito e infondere la forza». Benedetto XVI lo ha definito «un’arma spirituale» e lo ha indicato come «terapia» che «contribuisce a conferire unità fra corpo e anima». Insieme con la preghiera e la carità, l’astinenza dal cibo è una delle pratiche penitenziali che la Quaresima propone per «sconfiggere il male», come verrà annunciato nella Veglia pasquale. «Certo, l’osservanza del digiuno non è un atto masochistico. Non è mortificazione, ma “vivificazione” perché è opera positiva personale e comunitaria», spiega l’eremita camaldolese don Paolo Giannoni.

Nella sua «oasi» di preghiera e incontro, a Mosciano, sopra Firenze, il religioso ha fra le mani la Bibbia. E già nelle prime pagine della Scrittura il Signore comanda all’uomo di non consumare il frutto proibito. «La prima forma del digiuno – afferma don Giannoni – è quella dal peccato. In quest’ottica il tempo favorevole che porta alla Pasqua ci permette di comprendere che il medico non ci ferisce ma ci guarisce».

Nei Vangeli il digiuno torna più volte. Dopo i quaranta giorni che Gesù trascorre nel deserto, risponde a Satana che «non di solo pane vivrà l’uomo». «Il digiuno – sottolinea il camaldolese – consente di accogliere la ricchezza di un “oltre” della grazia. Facendo un ulteriore paragone medico, aggiungerei che non basta vincere la malattia, ma occorre avere forza. Ecco l’”oltre” penitenziale che sprona al cambiamento. Ma il Signore ci dona anche un “oltre” di gloria con la trasfigurazione: a tutti noi è dato di essere conformati a Dio». Un invito alla conversione che «esclude ogni esibizione e ostentazione. Ce lo dice in particolare la Quaresima che esorta ad avere l’atteggiamento silenzioso e nascosto di Gesù». È quanto si legge nel Vangelo di Matteo quando Cristo raccomanda di profumarsi il capo e lavarsi la faccia per non essere ipocriti.

La scelta di privarsi del cibo ha un ulteriore significato: sollecita a prendersi cura delle situazioni di difficoltà e a coltivare lo stile del Samaritano. «Il digiuno – precisa don Giannoni – è impegno di compassione, prima di tutto unendoci alla passione del Signore. La comunione nella preghiera ci lega a Cristo, specie nell’Eucaristia. Da qui viene la seconda comunione, quella con i fratelli sofferenti».

L’eremita suggerisce un percorso da seguire, rifacendosi alla spiritualità del suo Ordine. «Accettiamo la proposta educativa di san Benedetto il quale ricorda che almeno in Quaresima possiamo abbracciare la vita secondo austerità. Perciò anche l’astinenza non sia soltanto da cibi e bevande. Ci può essere quella dal sonno, anche se forse è bene l’opposto nel senso di allungare il tempo del riposo invece di passare troppe ore davanti alla tv. Oppure può essere consigliata la rinuncia alla loquacità, vale a dire alle chiacchiere e al rumore, all’uso compulsivo del computer, all’invio di messaggini superflui. E c’è anche un’astinenza dallo svago che può avere il volto dello schermo, della discoteca o delle feste. Di fatto il Signore presenta il paradosso di un diminuire aggiungendo qualcosa al consueto impegno del nostro servizio. Così il digiuno porterà a un “di più” superando il nostro “troppo”».

Una strada che può essere declinata anche a livello parrocchiale. «Alla liturgia di queste settimane possiamo dare un tono austero con alcuni “santi segni” come l’assenza di fiori o il silenzio musicale. Inoltre, di fronte a raccolte talora sbrigative, può essere favorita una forma di Quaresima familiare con piccoli gesti in casa: come al venerdì una preghiera durante la cena o al martedì un pasto frugale in comunione con i poveri».
Un’indicazione arriva persino dall’attuale situazione economica. «Il Censis – spiega don Giannoni – ci fa cogliere la sorpresa di una mentalità che torna ai valori autentici e abbandona il consumismo. La crisi diventa, quindi, benedizione per conformarci alla volontà di Dio». Tutto ciò genera tristezza? «No – conclude il camaldolese –. Dall’energia dello Spirito di Dio il cuore ha una creativa ricchezza e sperimenta che “si è più beati nel dare che nel ricevere”, come annotano gli Atti degli Apostoli».

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“Il volto di Gesù nel cinema e nella letteratura”

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 14 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

“Gesù nostro contemporaneo”: è stato questo il tema dell’evento internazionale promosso dal Comitato per il progetto culturale della Cei e che anche quest’anno è stato ripreso dall’Acec per promuovere nelle sale di comunità manifestazioni dedicate al tema “Il volto di Gesù nel cinema e nella cultura”. L’iniziativa è rivolta alle sale di tutta Italia; fra queste ne saranno selezionate una cinquantina impegnate a realizzare un ciclo di incontri (con film, dibattiti, spettacoli teatrali) nel periodo dal 1° aprile al 15 giugno 2012.

Per l’occasione è stato realizzato un supplemento alla rivista SdC, dedicato al tema: “Il volto di Gesù. Riflessi e presenze”. Vi si trovano articoli sulla figura di Cristo nel cinema e nel teatro, nell’arte e nella letteratura. “Dopo duemila anni – scrive Francesco Giraldo nell’introduzione – non è per nulla semplice rendere visibile un Volto che si è perso spesso nelle nebbie delle vicende umane e nella complessità della storia del pensiero. Non si ha a che fare con un santino, una statua, un dipinto, una storia, un affabulazione”. Rendere contemporaneo il volto di Gesù – prosegue – “è essere dei rabdomanti alla ricerca di quelle sembianze sparse nel cinema, nell’arte, nel teatro e nella letteratura. Per esperire la contemporaneità del Volto di Gesù è necessario esperire quello scarto che consente di scorgere l’ineffabile”.

(via SpiritualSeeds.info)

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La croce da fondamento a problema

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 7 - 2012 1 COMMENT

di Moreno Migliorati

Quali sensazioni suscita oggi la vista del crocifisso? Quali contenuti questo segno riesce a comunicare? E soprattutto quale considerazione ha questo simbolo nelle varie discipline che si coltivano e si insegnano nell’università? Non si tratta di rivisitare in modo esaustivo saperi assestati da tempo nelle scienze storiche, teologiche, liturgiche, ma di fare il punto su un segno che – già assunto come emblema di una civiltà – sembra essere diventato ora un “problema”politico e culturale. Che cosa hanno da dire in proposito non solo gli studi teologici, liturgici, patristici, la storia del cristianesimo, ma anche semiologia, scienza delle comunicazioni, antropologia, scienze linguistiche e letterarie, storia dell’arte e sociologia?

Quali significati attribuiscono, oggi, al simbolo della croce i mezzi di comunicazione? L’esposizione pubblica del crocifisso in un paese laico pone davvero problemi giuridici? Gli studi umanistici sono in grado di accertare un “fastidio” della croce nella società laica e secolarizzata? Quale contributo può venire dalle varie competenze disciplinari all’interpretazione di questo segno che costituisce da sempre il compendio della rivelazione cristiana?
Di questo, ed altro, si parlerà nel convegno “La croce: da fondamento a problema?”, che si terrà oggi presso l’Università Europea di Roma. Interverranno, fra gli altri: Isabella Becherucci, Paolo Martino, Vincenzo Placella, Lia Fava Guzzetta, Irene Baccarini, Cristiana Lardo e Daniela Iuppa.

(via SpiritualSeeds.info)

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Via Crucis Biblica

Posted by marilena marino On febbraio - 21 - 2012 ADD COMMENTS

di Giovanni Chifari  

La parola della croce

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Via crucis biblica con san Pio da Pietrelcina

Descrizione

L’autore propone quattordici stazioni della Via crucis con l’intento di offrire un percorso di preghiera che metta in risalto la radicalità del cristianesimo. L’inevitabile ascesa verso la croce è la tappa che tutti dobbiamo percorrere in vista della risurrezione. Si tratta di una Via crucis biblica. Ogni stazione è introdotta da una brano evangelico che è seguito da un breve commento dell’autore, poi il testo tratto dall’Epistolario di Padre Pio da Pietrelcina e infine la preghiera. È un testo semplice ma profondo, particolarmente adatto alla celebrazione parrocchiale e/o comunitaria della Via crucis, come pure per la preghiera personale.

Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l’ISSR di Foggia, da alcuni anni si dedica al servizio di ricerca ed approfondimento della figura e spiritualità di san Pio da Pietrelcina e della sua opera, presentando i risultati di tale percorso in diversi articoli e in ricorrenti interventi presso l’emittente Tele Radio Padre Pio. Scrive periodicamente sulla rivista Casa Sollievo della Sofferenza, voluta e fondata da Padre Pio nel 1949, sulla rivista della Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Voci e Volti, e sulla rivista Il Diaconato in Italia, periodico bimestrale della Comunità del Diaconato in Italia.
In questa pagina pubblichiamo, come fine di approfondimento, gli articoli editi sulla rivista diocesana Voci e Volti e altri interventi riguardanti iniziative diocesane

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Navigare con la Bibbia

Posted by marilena marino On febbraio - 20 - 2012 1 COMMENT
Un dono anche per i cybernautiUn sito per incontrare e “navigare” la Bibbia nella nuova edizione CEI 2008. Un indirizzo per visionare, scomporre, richiamare, studiare la “Parola” che sta a fondamento della fede e della vita della comunità cristiana, patrimonio culturale e spirituale dell’umanità intera. Oltre alla versione Cei, in questo spazio virtuale sarà possibile mettere a confronto le tante versioni del testo sacro già presenti nella rete.Perché la Chiesa italiana immette un sito sulla Bibbia, che si aggiunge ai tanti, interessanti e originali, già esistenti?
Almeno per tre obiettivi:- Il principale obiettivo è certamente di tipo pastorale: l’inserimento del testo della Bibbia sul Web è un ulteriore tassello del più ampio obiettivo della Chiesa cattolica italiana di evangelizzare anche attraverso le nuove tecnologie.

- La collocazione del sito della Bibbia – ed è questa una seconda ragione – è in linea con uno dei temi del Progetto Culturale, quale il rapporto tra fede e altre scienze. Una sezione del sito, infatti, Bibbia e Sapere, permetterà collegamenti a siti appartenenti ad altre discipline (arte, storia, scienza, letteratura, filosofia ecc.) che hanno sviluppato pensiero a partire proprio dal testo sacro.

- Un terzo obiettivo, infine, è la realizzazione di uno strumento di lavoro rivolto ad una utenza che tenga in conto non solo gli studiosi e i ricercatori ma anche gli operatori pastorali, i credenti e chiunque voglia fare un percorso nei testi biblici, sia a livello personale che come gruppi organizzati o centri di ascolto.

La Bibbia CEI sul Tuo sito
Il servizio permette di inserire in qualsiasi sito una finestra (widget) che offre funzioni di accesso al testo ufficiale CEI della Bibbia.
I widget, disponibili in diversi formati e modalità, consentono di:

  • accedere a un versetto
  • ricercare una parola o una frase
  • andare al Vangelo del giorno

Attivare il servizio è semplicissimo:

  • individua il widget più adatto;
  • indica l’indirizzo del sito in cui intendi inserire il widget;
  • copia il codice e incollalo nel Tuo sito
  • Cosa c’è nel sito
     Cosa c’è nel sito
    Antico e Nuovo Testamento
    Tutti i testi, Antico Testamento, Nuovo Testamento, Libri Omogenei e Singoli Libri, sono accompagnati dalle introduzioni ufficiali. Per agevolare la navigazione, è stato realizzato un nuovo indice ad albero che potrà essere richiamato in qualsiasi momento e che permetterà all’utente di accedere con maggiore rapidità ai testi biblici. All’interno l’indice riporta in modo interattivo l’intera struttura della Bibbia ovvero l’elenco di tutti i gruppi di libri omogenei e dei singoli libri. La loro selezione permetterà l’immediata visualizzazione del testo del libro prescelto.Note 
    Viene riportato il dettaglio dell’intero apparato delle note presenti sul nuovo testo biblico edizione 2008. Dalle singole note sarà possibile, con un link ipertestuale, accedere al passo biblico cui quella nota fa riferimentoRicerca
    Il motore di ricerca sempre a disposizione durante la navigazione permette di effettuare ricerche per singole parole o frasi su tutti i testi della Bibbia CEI Edizione 2008. Nella pagina di visualizzazione dei risultati di ricerca l’utente troverà il numero complessivo degli argomenti corrispondenti ai criteri impostati e l’elenco degli stessi con la relativa contestualizzazione, cioè dove compaiono nel testo biblico. Attraverso la selezione di ciascuno dei risultati si accederà al testo biblico corrispondente.Bibbia Interconfessionale
    E’ possibile avere a disposizione l’intero testo della Bibbia Interconfessionale con le stesse modalità di navigazione adottatata per la Bibbia CEI

    I nostri link
    Questa sezione presenterà link a siti istituzionali ufficiali che si occupano di studi biblici, nazionali ed internazionali

    S.E. Mons. Mariano Crociata :
    La realtà sociale e culturale in cui ci troviamo a vivere oggi è in continua evoluzione. Essa mette in evidenza come i linguaggi e le tecniche del comunicare sono spesso fluide, dinamiche e veloci. Nell’era di Internet e delle “reti sociali”, la Chiesa italiana è consapevole che l’accelerata innovazione tecnologica non è solo questione tecnica, ma coinvolge più profondamente l’uomo. “Non basta usare i media… è necessario integrare questo messaggio nella nuova cultura creata dai moderni mezzi della comunicazione sociale” sottolinea la Redemptoris missio al n. 37.
    Il Messaggio di Benedetto XVI in occasione della 43ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali sul tema Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia lascia chiaramente intendere – in modo propositivo– che in questo ambito si gioca una partita importante per la persona umana. Per tali ragioni, grazie all’impegno dell’Ufficio liturgico nazionale, dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e del Servizio Informatico della Cei, è stato realizzato Bibbia Edu, il nuovo sito Internet della Bibbia CEI. Questo strumento sarà molto utile per i così detti cybernauti che potranno leggere, studiare, approfondire la Parola attraverso quanto viene offerto dalle nuove tecnologie informatiche. In ogni tempo la Chiesa non è mai venuta meno alla sua missione: annunciare agli uomini la “notizia” che Gesù ha redento l’umanità. Con il restyling di Bibbia Edu si intende proseguire lungo questo percorso che deriva dal mandato di comunicare il Vangelo all’umanità intera, oggi anche nel nuovo mondo mediatico che caratterizza il nostro tempo.  Con il nuovo sito la Segreteria Generale della CEI intende mettersi ancora di più al servizio delle 226 diocesi, delle 26mila parrocchie e di tutte le persone-utenti della Rete, ampliando un canale di trasmissione che può condurre all’incontro con Bibbia.
    *Segretario Generale della CEI

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Nel deserto, una strada

Posted by Maria mollicone On febbraio - 17 - 2012 ADD COMMENTS

 PRIMA LETTURA  Is 43,18-19.21-22.24-25

Così dice il Signore:
«Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi.
Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe; anzi ti sei stancato di me, o Israele.
Tu mi hai dato molestia con i peccati,mi hai stancato con le tue iniquità.
Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso,
e non ricordo più i tuoi peccati».

C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

SALMO RESPONSORIALE

Sal.40

RIT: Rinnovaci, Signore, col tuo perdono.

Beato l’uomo che ha cura del debole:
nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Il Signore veglierà su di lui,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà in preda ai nemici.

Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
tu lo assisti quando giace ammalato.
Io ho detto: «Pietà di me, Signore,
guariscimi: contro di te ho peccato».

Per la mia integrità tu mi sostieni
e mi fai stare alla tua presenza per sempre.
Sia benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.

SECONDA LETTURA

2 Cor 1, 18-22

Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è «sì» e «no». Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timòteo, non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì».
Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono «sì». Per questo attraverso di lui sale a Dio il nostro «Amen» per la sua gloria.
È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.

C: Parola di Dio.
A: Rendiamo grazie a Dio.

CANTO AL VANGELO

Alleluia, Alleluia.

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.

Alleluia.

VANGELO

Mc 2, 1-12
Dal Vangelo secondo Marco

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

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A Firenze si studiano religioni e società

Posted by Moreno Migliorati On febbraio - 9 - 2012 ADD COMMENTS

Verificare le trasformazioni delle religioni nell’era della globalizzazione sia sul piano della loro presenza geografica in rapporto al numero degli aderenti (ad esempio, secondo alcuni studi entro il 2050 i cristiani euroamericani saranno attorno al 27% del totale dei cristiani nel mondo), sia del modo di porsi e di abitare lo spazio pubblico, anche in conseguenza di queste trasformazioni: Questi gli obiettivi del Centro di Documentazione Digitale che nascerà a Spazio Reale, nella parrocchia di San Donninoa Firenze, guidata da don Giovanni Momigli.

A tal fine verrà raccolto e organizzato, per renderlo organicamente fruibile e comparabile, quanto c’é sul web in materia (libri, ricerche, documenti, opinioni, materiali e altri strumenti) al fine di esplorare l’evolversi dei processi interculturali e le trasformazioni nel rapporto fra le confessioni religiose e la società.

Particolare attenzione verrà posta all’accesso ai disabili: il Centro di Documentazione a cui ha accennato anche l’arcivescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, auspicando “una fattiva collaborazione”, prevede l’attivazione di modalità interattive, supporti digitali ICT, hardware e software per rispondere alle esigenze di alcune tra le più frequenti disabilità, come la dislessia e vari disturbi dell’apprendimento.

(via SpiritualSeeds.info)

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Una Porta verso l’Infinito

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2012 ADD COMMENTS

SULLA VIA DELLA BELLEZZA: PROSEGUE IL

PROGETTO “UNA PORTA VERSO L’INFINITO”

 

Monsignor Fisichella: “‘L’arte è espressione e rappresentazione del Vangelo”

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 13 gennaio 2012– Prosegue il percorso tracciato da Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte, il progetto promosso dall’Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, che vuole essere una riflessione sull’arte come strumento di trasmissione della fede.

Domani mattina questa “Porta” si riaprirà nuovamente per condurci Sulla via della bellezza, come suggerisce il titolo della conferenza che si svolgerà alle 10.30 nella Sala Rossa del Palazzo Apostolico Lateranense.

«Il convegno intende approfondire le ragioni teologiche e culturali che animano il progetto – spiega a Zenit, don Walter Insero, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali e direttore del progetto -. Grazie alle diverse prospettive che i relatori ci offriranno, rifletteremo sul rilancio della nuova evangelizzazione nella città di Roma, mettendo a fuoco principalmente l’arte e la comunicazione».

In questa via della bellezza, infatti, incontreremo tre illustri protagonisti: monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione; l’architetto Paolo Portoghesi, docente della Sapienza Università di Roma e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.

Accogliendo l’invito formulato da Benedetto XVI al convegno diocesano dello scorso giugno a percorrere la strada dell’arte per avvicinare alla fede, i relatori si confronteranno sul tema dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, attraverso tre differenti prospettive – quella teologica, artistica e della comunicazione – mediante la via della bellezza, “che conduce a Colui che è, secondo  Sant’Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova”.

Il linguaggio dell’arte, dunque, vissuto come una traccia da perseguire per arrivare alla strada privilegiata che porta direttamente a Dio e alle meraviglie del Creato, diventando, di conseguenza, strumento per la Nuova Evangelizzazione.

Proprio di questo Zenit ha parlato con monsignor Fisichella che ha dichiarato alla nostra agenzia come la via della bellezza sia “una via maestra”.

“Il cristianesimo dalle origini – spiega il presule – ha avuto con l’arte un rapporto privilegiato, poiché essa, nel susseguirsi di venti secoli di storia, attraverso capolavori di musica, poesia, pittura e scultura, non ha fatto altro che esprimere e comunicare la bellezza del Vangelo”.

Per tanto tempo, però, prosegue monsignor Fisichella, “la teologia ha comunicato solo con la filosofia”, e questo “se da una parte è stato positivo perché ne ha approfondito i contenuti”, dall’altra “ha impoverito la presentazione del Vangelo a mera scienza”.

“Credo, perciò, che sia importante non dimenticare che nel dialogo tra il teologo e il filosofo sia necessaria la presenza dell’artista – sottolinea il vescovo – perché il Vangelo non può essere solo ascoltato, il Vangelo è una persona, che va vista!”.

La rappresentazione del Vangelo è quindi “rappresentazione di Cristo stesso, del mistero di salvezza che supera la morte per esprimere l’amore e la vita”. Il teologo e il filosofo, aggiunge il presule, “devono riconoscere che il linguaggio usato dall’arte è un linguaggio più immediato, che va molto più al di là, nella comunicazione, di quanto possano fare la filosofia e la teologia”.

In conclusione, recuperare la via della bellezza, secondo monsignor Fisichella, vuol dire “recuperare, da un punto di vista teologico, il percorso della contemplazione”.

La bellezza, infatti, “per sua stessa natura, rapisce in essa e ci fa fermare, come il mistero che la fede presenta, che va contemplato e vissuto. In un periodo come il nostro, dove sembra che la bellezza venga meno, riproporla è una ‘provocazione’ necessaria su cui bisogna soffermarsi e riflettere”.

Il convegno di domani è il primo della serie di incontri promossi nell’ambito del progetto Una porta verso l’Infinito per l’anno 2012. L’iniziativa, che ha preso il via il 22 dicembre 2011 con il concerto su musiche di Mendelesshon e Schumann, nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, e ha visto la partecipazione del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, prevede, inoltre, per questo nuovo anno, un calendario ricco di eventi relativi alla musica, al teatro, al cinema e alle arti figurative.

Per maggiori informazioni circa il programma e le date degli eventi, consultare il sito www.ucs.it alla voce Una porta verso l’infinito.

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Un silenzio che parla anche troppo

Posted by marilena marino On gennaio - 24 - 2012 1 COMMENT

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA XLVI GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione” [Domenica, 20 maggio 2012] Cari fratelli e sorelle, all’avvicinarsi della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012, desidero condividere con voi alcune riflessioni su un aspetto del processo umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur essendo molto importante, e che oggi appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato. Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami. Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati tra loro, a valutare, ad analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad un’autentica conoscenza condivisa. Per questo è necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di “ecosistema” che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni. Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l’uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte. Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti. Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l’attenzione di molti verso le domande ultime dell’esistenza umana: chi sono? che cosa posso sapere? che cosa devo fare? che cosa posso sperare? E’ importante accogliere le persone che formulano questi interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo profondo, fatto di parola, di confronto, ma anche di invito alla riflessione e al silenzio, che, a volte, può essere più eloquente di una risposta affrettata e permette a chi si interroga di scendere nel più profondo di se stesso e aprirsi a quel cammino di risposta che Dio ha iscritto nel cuore dell’uomo. Questo incessante flusso di domande manifesta, in fondo, l’inquietudine dell’essere umano sempre alla ricerca di verità, piccole o grandi, che diano senso e speranza all’esistenza. L’uomo non può accontentarsi di un semplice e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita: tutti siamo cercatori di verità e condividiamo questo profondo anelito, tanto più nel nostro tempo in cui “quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro ideali” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011). Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l’uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi se ciascuno non trascura di coltivare la propria interiorità. Non c’è da stupirsi se, nelle diverse tradizioni religiose, la solitudine e il silenzio siano spazi privilegiati per aiutare le persone a ritrovare se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose. Il Dio della rivelazione biblica parla anche senza parole: “Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio. Il silenzio di Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. (…) Il silenzio di Dio prolunga le sue precedenti parole. In questi momenti oscuri Egli parla nel mistero del suo silenzio” (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 30 settembre 2010, 21). Nel silenzio della Croce parla l’eloquenza dell’amore di Dio vissuto sino al dono supremo. Dopo la morte di Cristo, la terra rimane in silenzio e nel Sabato Santo, quando “il Re dorme e il Dio fatto carne sveglia coloro che dormono da secoli” (cfr Ufficio delle Letture del Sabato Santo), risuona la voce di Dio piena di amore per l’umanità. Se Dio parla all’uomo anche nel silenzio, pure l’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio. “Abbiamo bisogno di quel silenzio che diventa contemplazione, che ci fa entrare nel silenzio di Dio e così arrivare al punto dove nasce la Parola, la Parola redentrice” (Omelia, S. Messa con i Membri della Commissione Teologica Internazionale, 6 ottobre 2006). Nel parlare della grandezza di Dio, il nostro linguaggio risulta sempre inadeguato e si apre così lo spazio della contemplazione silenziosa. Da questa contemplazione nasce in tutta la sua forza interiore l’urgenza della missione, la necessità imperiosa di “comunicare ciò che abbiamo visto e udito”, affinché tutti siano in comunione con Dio (cfr 1 Gv 1,3). La contemplazione silenziosa ci fa immergere nella sorgente dell’Amore, che ci conduce verso il nostro prossimo, per sentire il suo dolore e offrire la luce di Cristo, il suo Messaggio di vita, il suo dono di amore totale che salva. Nella contemplazione silenziosa emerge poi, ancora più forte, quella Parola eterna per mezzo della quale fu fatto il mondo, e si coglie quel disegno di salvezza che Dio realizza attraverso parole e gesti in tutta la storia dell’umanità. Come ricorda il Concilio Vaticano II, la Rivelazione divina si realizza con “eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto” (Dei Verbum, 2). E questo disegno di salvezza culmina nella persona di Gesù di Nazaret, mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione. Egli ci ha fatto conoscere il vero Volto di Dio Padre e con la sua Croce e Risurrezione ci ha fatti passare dalla schiavitù del peccato e della morte alla libertà dei figli di Dio. La domanda fondamentale sul senso dell’uomo trova nel Mistero di Cristo la risposta capace di dare pace all’inquietudine del cuore umano. E’ da questo Mistero che nasce la missione della Chiesa, ed è questo Mistero che spinge i cristiani a farsi annunciatori di speranza e di salvezza, testimoni di quell’amore che promuove la dignità dell’uomo e che costruisce giustizia e pace. Parola e silenzio. Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare, e questo è particolarmente importante per gli agenti dell’evangelizzazione: silenzio e parola sono entrambi elementi essenziali e integranti dell’agire comunicativo della Chiesa, per un rinnovato annuncio di Cristo nel mondo contemporaneo. A Maria, il cui silenzio “ascolta e fa fiorire la Parola” (Preghiera per l’Agorà dei Giovani a Loreto, 1-2 settembre 2007), affido tutta l’opera di evangelizzazione che la Chiesa compie tramite i mezzi di comunicazione sociale.

Maria, donna del silenzio

(don Tonino Bello)

Santa Maria,
donna del silenzio,
riportaci alle sorgenti della pace.
Liberaci dall’assedio delle parole.
Da quelle nostre, prima di tutto.
Ma anche da quelle degli altri.
Figli del rumore,
noi pensiamo di mascherare l’insicurezza
che ci tormenta
affidandoci al vaniloquio del nostro interminabile dire:
facci comprendere che,
solo quando avremo taciuto noi,
Dio potrà parlare.
Coinquilini del chiasso,
ci siamo persuasi di poter esorcizzare
la paura alzando il volume dei nostri transistor:
facci capire che Dio si comunica all’uomo
solo sulle sabbie del deserto,
e che la sua voce non ha nulla da spartire
con i decibel dei nostri baccani.
Spiegaci il senso profondo di quel brano della Sapienza,
che un tempo si leggeva a Natale
facendoci trasalire di meraviglia:
«Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,
e la notte era a metà del suo corso,
la tua Parola onnipotente dal cielo,
dal tuo trono regale, scese sulla terra…».
Riportaci, ti preghiamo,
al trasognato stupore del primo presepe,
e ridestaci nel cuore la nostalgia di quella “tacita notte”.
Santa Maria, donna del silenzio,
raccontaci dei tuoi appuntamenti con Dio.
In quali campagne ti recavi nei meriggi di primavera,
lontano dal frastuono di Nazaret, per udire la sua voce?
In quali fenditure della roccia ti nascondevi adolescente,
perché l’incontro con lui non venisse profanato dalla violenza degli umani rumori?
Su quali terrazzi di Galilea,
allagati dal plenilunio,
nutrivi le tue veglie di notturne salmodie,
mentre il gracidare delle rane,
laggiù nella piana degli ulivi,
era l’unica colonna sonora ai tuoi pensieri di castità?
Che discorsi facevi, presso la fontana del villaggio,
con le tue compagne di gioventù?
Che cosa trasmettevi a Giuseppe quando al crepuscolo, prendendoti per mano,
usciva con te verso i declivi di Esdrelon,
o ti conduceva al lago di Tiberiade nelle giornate di sole?
Il mistero che nascondevi nel grembo glielo
confidasti con parole o con lacrime di felicità?
Oltre allo Shemàh Israel
e alla monotonia della pioggia nelle grondaie,
di quali altre voci risonava la bottega del falegname
nelle sere d’inverno?
Al di là dello scrigno del cuore,
avevi anche un registro segreto
a cui consegnavi le parole di Gesù?
Che cosa vi siete detto, per trent’ anni,
attorno a quel desco di povera gente?
Santa Maria, donna del silenzio,
ammettici alla tua scuola.
Tienici lontani dalla fiera dei rumori
entro cui rischiamo di stordirei,
al limite della dissociazione.
Preservaci dalla morbosa voluttà di notizie,
che ci fa sordi alla “buona notizia”.
Rendici operatori di quell’ecologia acustica,
che ci restituisca il gusto della contemplazione
pur nel vortice della metropoli.
Persuadici che
solo nel silenzio maturano le cose grandi della vita:
la conversione, l’amore, il sacrificio, la morte.
Un’ultima cosa vogliamo chiederti, Madre dolcissima.
Tu che hai sperimentato, come Cristo sulla croce,
il silenzio di Dio,
non ti allontanare dal nostro fianco nell’ora della prova.
Quando il sole si eclissa pure per noi,
e il cielo non risponde al nostro grido,
e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell’abbandono rischia di farei disperare,
rimanici accanto.
In quel momento, rompi pure il silenzio:
per direi parole d’amore!
E sentiremo sulla pelle i brividi della Pasqua.

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La nostra meta è l’Amore

Posted by marilena marino On gennaio - 21 - 2012 ADD COMMENTS

di Elisa Rossi Giordano

Attendere nelle sue varie accezioni, puo’ essere tradotto come volgere a un termine. E’ proprio questo che facciamo quando attendiamo: rivolgiamo il nostro spirito verso una meta. La nostra meta è stata la vita e siamo stati accompagnati dallo spirito fin dal primo momento in cui abbiamo desiderato Emanuele. siamo Matteo ed Elisa, i genitori di 3 splendidi bambini. Tommaso di tre anni, Angelica di 5 ed Emanuele  nato il 5 febbraio di quest’anno. Abbiamo vissuto anche con angelica e Tommaso il tempo splendido di aspettare un figlio, ma Emanuele è stato atteso. quando alla fine di Ottobre del 2010 ci hanno detto che non si vedeva il suo stomaco nell’ecografia e che avrebbe potuto non avere l’esofago, abbiamo iniziato il nostro cammino ancor piu’ intenso verso il dono della Vita. In tutti i mesi della gravidanza abbiamo atteso di avere una buona notizia, pensando che tutte le negative che ricecavamo non fossero cio’ che dovevamo desiderare. E’ solo quando abbiamo visto riflesso nei suoi occhi lo splendore della Luce di vita che abbiamo capito che la nostra volonta’ non era quella corrispondente a quella di Dio ed è allora che abbiamo iniziato a realizzare quanto l’attesa fosse valsa la pena. abbiamo aspettato per mesi in un ospedale prima di poterlo portare a casa, e ad ogni rientro la gioia era incommensurabile. ma poi si ripresentava l’attesa di un nuovo intervento e attendevamo, non lo posso negare. Non riuscivamo a vedere che il miracolo è Emanuele! i suoi occhi parlano al posto della voce, il suo sorriso mostra fiducia incondizionata, abbandono alla volonta’ di Chi sa  cos’è meglio per lui: la sua voglia d’imparare ci permette di comprendere che se anche se l’attesa non è finita e cio’ che è non è quello che avremmo voluto, è stata fatta la volonta’ di Chi vuole il nostro bene. attendere è un atto di fiducia verso Colui il quale ha destinato per te la meta.  abbiamo atteso col fiato sospeso, a volte in arrendevole fiducia, altre in trepidante angoscia, ci hanno attraversato rabbia e serenita’, coraggio e sfiducia. Abbiamo incontrato la gioia di avere un figlio, lo sconforto di vederlo malato, l’impotenza nel non poterlo guarire, ma abbiamo sempre affrontato la sua Vita con la fiducia piena in Colui che aveva scelto noi come suoi genitori e lui come nostro figlio. abbiamo atteso rivolti alla meta, assieme a coloro che hanno accompagnato questo nostro cammino, facendosi strumento dell’Amore e di Dio e questo Amore è stato la chiave affinchè la nostra attesa non fosse vana!

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