di Daniela Asaro Romanoff
Possiamo davvero affermare che la Russia, dopo la conversione al Cristianesimo della sua popolazione, fu una Terra benedetta dal Signore. Il principato russo di Vladimir, che adottò il Cristianesimo di rito bizantino, divenne un Paese unico al mondo.
La Russia trovò la sua identità nei Monasteri e nelle preghiere senza intermissione dei mistici, dei pellegrini, dei Santi. E per parecchi secoli l’albero rigoglioso della Fede ebbe le sue possenti radici in questa Terra.
Finora abbiamo parlato dei Monasteri e continueremo a farlo, ma adesso è opportuno soffermarsi sulle preghiere, sui credenti, sui religiosi dell’antica Russia, per cercare di capire meglio la spiritualità di questo Paese, ricordando che la preghiera è azione.
Nei Monasteri russi la preghiera ha prediletto sempre il silenzio, solo nel silenzio possiamo sentire il sussurrare di Chi ci guida.

Per pregare veniva e viene tuttora usata una corda molto simile al Rosario cattolico. E’ costituita da nodi di lana oppure di cuoio, proprio per non provocare il benché minimo rumore. La corda da preghiera dei primi monaci cristiani, che vivevano nell’Egitto del IV secolo, poteva avere anche 300 nodi. Il Rosario russo ha 103 nodi, il numero dei nodi trae le sue origini da un’ antica ’scala di preghiera’. I nodi sono suddivisi in quattro gruppi da alcuni grani. Abbiamo 17 nodi, 33, 40, 12. I numeri si riferiscono agli Evangelisti, agli Apostoli, ai Profeti, e alla vita di Cristo. La preghiera che univa i monaci russi al Soprannaturale era la ‘Preghiera di Gesù’, tuttora questa preghiera viene considerata fondamentale nel Cristianesimo ortodosso. La ‘Preghiera di Gesù’ viene definita ‘azione spirituale’. Questa azione trae le sue origini da una corrente spirituale risalente ai Padri del deserto. Attraverso la preghiera, l’orante passa dalla mente al suo cuore, pronunciando costantemente queste parole:”Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio,
abbi pietà di noi peccatori.” Nominare Gesù, senza intermissione, purifica il pensiero, l’anima viene illuminata dalla Grazia divina e l’orante acquisisce la consapevolezza che il suo corpo è il tempio dello Spirito Santo.
La Fede cristiana fu accolta in Russia con grande intensità, i credenti non si accontentarono di una Fede superficiale, Cristo doveva far parte di tutti i momenti della loro vita. I credenti russi si immersero nella preghiera e nella meditazione. Un popolo di così grande spiritualità offrì alla sua amatissima Fede tantissimi monaci, che si avvicinarono in modo spontaneo all’ ascetismo orientale. Il più antico Monastero della Russia è il Monastero delle Grotte di Kiev, diede notevoli frutti spirituali, tanto da venir definito: il vivaio del monachesimo.

Abbiamo parlato del Monastero delle Grotte nella prima parte di questa rubrica.
Noi occidentali, a malapena, possiamo comprendere quanto essenziale fosse la vita monastica per tutti i russi, non solo per i monaci, i russi si sono sempre ispirati a tale modello di vita. Anche coloro che governarono il Paese, i Rurik prima e, dal XVII secolo, i Romanoff, amarono profondamente i Monasteri della loro Terra, parecchi abbandonarono incarichi prestigiosi, comprendendo che nulla può essere più prestigioso della preghiera, molti principi divennero mistici, pellegrini e alcuni furono canonizzati dalla Chiesa ortodossa, anche la Chiesa cattolica venera certi santi ortodossi: San Vladimir, ad esempio, il principe che accolse il Cristianesimo, e per tutti gli altri i cattolici hanno il massimo rispetto e grande devozione. Nessun Paese al mondo è stato governato da persone di così grande spiritualità.
Nella Rus’ i Monasteri erano i luoghi dove la Grazia di Dio si manifestava in tutta la sua potenza, costituivano un punto di riferimento per il mondo circostante.
La ‘Preghiera di Gesù’ ha sempre dato forza e serenità a tutti i credenti che ad essa si sono accostati. Tale preghiera è radicata nel Nuovo Testamento.

Sicuramente, nella Rus’ la preghiera giunse dall’oriente. Va ricordato San Simeone, detto il Nuovo Teologo (949 – 1022), uno dei pochi mistici ortodossi che comunicò attraverso i suoi scritti l’esperienza della sua vita.
Proprio a Simeone viene attribuito dalle cronache antiche un opuscolo:”Metodo della santa preghiera e attenzione”. Al monaco veniva consigliato di sedere nella sua cella in un posto tranquillo, per poter elevare la mente al di sopra di tutto ciò che è materia. Il monaco poi, chinando il suo capo fino ad appoggiare il mento sul petto, rivolgeva l’occhio corporeo al centro del ventre.
L’inspirazione doveva venir compressa per un breve periodo, non respirando pienamente si può vedere meglio all’interno di se stessi con la mente, per scoprire quel posto del cuore dove ha dimora la forza dell’anima. In un primo tempo ci sarà oscurità, difficoltà a concentrarsi, ma, insistendo, si verrà pervasi da una felicità infinita, durante la ripetizione della preghiera:”Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me”. Il monaco sempre di più rivolgerà l’attenzione al suo cuore.
Questo metodo, che ha lo scopo di aiutare l’orante ad esprimere in modo proficuo la sua preghiera, viene definito esicasmo (voc. greco: hesychia = calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione).
Un’altra importantissima forma di preghiera si espresse nell’antica Russia attraverso la creazione delle icone. Dipingere un’icona è una preghiera. Le prime scuole iconografiche risalgono all’XI secolo e avevano sede a Kiev. Le icone sono frutto di una tecnica e di una simbologia ben precisa.
In Russia, fin dall’antichità, si prediligeva il legno di tiglio o di pino. Gli antichi metodi vengono tuttora utilizzati. Sulla tavoletta in legno viene steso del gesso colloso mescolato a finissima polvere di alabastro, questo lavoro viene eseguito a caldo sulla tavola e su una tela in lino, che viene poi incollata sulla superficie della tavola. Tramite il carboncino oppure con una lieve incisione, il disegnatore delinea le figure secondo le prescrizioni canoniche.
Qualora si renda necessaria la doratura, un esperto prepara un fondo rosso per le zone dove verranno inserite le foglie d’oro, la stesura dell’oro viene rifinita con l’agata o con il dente di lupo per ottenere più lucentezza. I primi pittori di icone usavano solo quattro o cinque colori fondamentali, verso la metà dell’Ottocento se ne utilizzavano venti. I pigmenti colorati, ottenuti dai vegetali, vengono sciolti nell’acqua e mescolati con il rosso dell’uovo e qualche goccia di aceto o Kvas (distillato di pane, ribes e uva passita).
Nella prossima parte, dedicheremo ampio spazio alla preghiera che accompagna la creazione di un’icona e alla simbologia del materiale adoperato.
Daniela Asaro Romanoff