Thursday, 9 September, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

Domenica la Giornata europea della cultura ebraica con a tema l’arte

Posted by Moreno Migliorati On settembre - 2 - 2010 ADD COMMENTS

Si svolgerà domenica 5 settembre (26 Elul 5770 del calendario ebraico) l’XI edizione della Giornata europea della cultura ebraica. La Giornata si tiene contemporaneamente in 28 Paesi europei e in italia coinvolgerà sessantadue località avendo Livorno come città capofila. Tema conduttore di quest’anno sarà “Arte e ebraismo” che sarà sviluppato attraverso mostre, concerti, conferenze, percorsi enogastronomici, visite guidate ed incontri. Il tutto consentirà all’ebraismo italiano “di farsi conoscere, di aprire le porte, perché solo grazie alla conoscenza è possibile abbattere i pregiudizi e gli stereotipi” ha sottolineato Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Che ha aggiunto: “L’ebraismo non è solo religione. Comprende aspetti più ampi. Può essere definito oggi come un insieme di antico e moderno, una vera e propria civiltà che è alla radice della civiltà occidentale, con comunità presenti in tutto il mondo, anche in Cina e in Giappone”.

A Livorno la Giornata si aprirà con la fanfara dell’Accademia Navale, il saluto delle autorità e l’avvio ufficiale delle iniziative in tutta Italia. Patria di rabbini, scrittori e artisti ebrei, Livorno è anche la città natale di Amedeo Modigliani (tra i massimi esponenti dell’arte del ‘900, nato proprio in una famiglia ebraica livornese) al quale sarà dedicata insieme a Marc Chagall una esposizione d’arte. Sempre per gli appassionati d’arte, a Firenze è stato organizzato un itinerario ebraico nei luoghi d’arte della città, tra gli Uffizi, il Gabinetto Viesseux, la Galleria d’Arte Moderna Pitti, antichi palazzi e musei. A Torino, è invece previsto un percorso ebraico con passeggiata storica dal Ghetto vecchio alla Mole Antonelliana, la “sinagoga mancata” di Torino. Anche a Venezia ci sarà la possibilità di visitare il ghetto e gli altri luoghi ebraici.

(via SpiritualSeeds)

Comunità online e chiese: uno stop dai giudici americani

Posted by Moreno Migliorati On agosto - 25 - 2010 ADD COMMENTS

Può una comunità che vive soltanto online fregiarsi della denominazione di “chiesa”? La risposta a tale domanda ha implicazioni teologiche non indifferenti, come si può facilmente intuire, che spaziano dal campo liturgico a quello sacramentario e così via. Negli Stati Uniti è stata ora data una risposta a tale domanda, anche se ciò che l’ha originata non sono astratte questioni teologiche ma molto più concreti interessi di dare e avere: Negli States, infatti, le Chiese riconosciute come tali godono di importanti e sostanziosi benefici fiscali.

La Foundation of Human Understunding, una comunità virtuale che vive soltanto in rete e via etere, ha fatto quindi richiesta per essere riconosciuta ufficialmente come “chiesa”, ma la sua domanda è stata rigettata dalla Corte d’appello federale. Quest’ultima, nella propria sentenza, ha stabilito che esistono alcuni criteri minimali perché una chiesa possa essere riconosciuta come tale: un credo, una forma di culto, un insieme di dottrine, una disciplina interna, dei leader riconosciuti, dei membri che non siamo contemporaneamente anche fedeli di altre chiese ed un regolare servizio di culto.

È proprio su quest’ultimo punto che pare si siano infranti i desideri della FHU di vedersi riconosciuta come chiesa. Mentre infatti per i precedenti criteri non pare sussistano particolari problemi, il giudice ha stabilito che il cosiddetto “ministero elettronico” non possa essere ricompreso tra quelli previsti dal legislatore americano. La sentenza farà indubbiamente discutere e ne risentiremo parlare, non solo negli States.

(via SpiritualSeeds)

Turchia: un cartoon per promuovere il Ramadan tra i più piccoli

Posted by Moreno Migliorati On agosto - 23 - 2010 ADD COMMENTS

Mai forse come quest’anno le polemiche hanno investito il mese di Ramadan, accusato da più parti di essere diventato veicolo del consumismo più sfrenato. Devono aver fatto simili considerazioni anche in Turchia, concependo il cartone animato “Super Ramazan”, programmato in questi giorni sulla televisione nazionale e destinato proprio a diffondere i valori del mese più sacro dell’Islam tra le giovani generazioni.

Il cartone (destinato ad un target tra i 4 e i 14 anni di età, qui un trailer) ha per protagonista un bambino, di nome appunto Ramazan che, dopo essere stato colpito dal pide,  il pane con cui al tramonto si interrompe il digiuno, scopre di avere dei superpoteri, indossa mantello e maschera, si toglie gli occhiali e si trasforma così, da bambino timido e impacciato, in supereroe dell’Islam per poi tornare nelle vesti abituali.

Sostanzialmente positive, anche se con diverse sfumature, le reazioni all’iniziativa.  Il presidente dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia, Izzedin Elzir, l’appoggia incondizionatamente: “Non l’ho visto ma sicuramente l’idea è positiva. Spero che venga data la possibilità a chi ha pensato a questo tipo di forma d’arte di poter continuare a produrne altre. Certamente l’educazione islamica passa dalla famiglia ma va bene qualsiasi tipo di iniziativa positiva come può essere quest’idea del cartone. I bambini che vogliono osservare il Ramadan imitano i genitori che digiunano dalla mattina al tramonto ma non possono assolutamente farlo. Un cartone del genere può aiutare a capire la religiosità e aiutare i genitori”. Mario Scialoja, consigliere del Centro Islamico Culturale d’Italia, pur non bocciando l’iniziativa, è invece più cauto: “Prima di giudicare quest’iniziativa bisognerebbe vedere il cartone. Può essere una cosa graziosa ma ricordiamo che i minorenni non sono tenuti ad osservare il Ramadan anche perché questo periodo non è incentrato sui bambini ma sui fedeli adulti”.

(via SpiritualSeeds)

L’Europa e la libera circolazione degli dei

Posted by Moreno Migliorati On agosto - 18 - 2010 ADD COMMENTS

Come si sa, in Europa vige la libera circolazione delle persone e delle merci. Ma gli dei? Loro possono circolare liberamente nello spazio comune europeo? Alla domanda, solo apparentemente paradossale, tenta di dare una risposta un interessante articolo apparso sul settimanale tedesco Die Zeit e apparso in italiano su Europress, l’agenzia che traduce in ripubblica nelle varie lingue continentali il meglio della stampa europea.

L’articolo parte dall’assunto che i cittadini europei non sono abbastanza preparati ad affrontare le sfide che le religioni pongono alla società del XXI secolo, questo nonostante il vecchio continente sia la parte del mondo meno credente in assoluto. Come conseguenza, evidenzia l’articolo, non si trova strada migliore che rifugiarsi nel laicismo alla francese:  “si può vietare in buona coscienza il velo nelle scuole, e poi naturalmente devono scomparire anche i crocefissi. Il diritto rende tutti uguali, cioè in questo caso: uguale sospetto, uguale controllo, uguale repressione”. Ma questa, sottolinea ancora l’articolo, non appare affatto la strada giusta. Strada che deve prendere invece il nome di molteplicità: “Come in campo economico e tecnologico, anche in merito alle concezioni del mondo l’occidente non ha più il monopolio. Non può semplicemente dichiarare a nome di tutti che la fede è morta o superata, ed è meglio tenerla fuori dagli affari terreni”.

“È vero –conclude l’articolo- la religione è pericolosa, e in suo nome è stato versato fin troppo sangue. Però può essere anche una forza di resistenza contro il dominio indiscusso e le pressioni conformiste di stato e società. Nei paesi musulmani ci si appella all’Islam per invocare giustizia, ad esempio contro il regime dittatoriale egiziano. La politica sa che la sfida con i credenti non può che farle bene – questo è uno degli argomenti per il mantenimento della religione nell’arena pubblica. Che le relazioni esistenti oggi non sono le uniche immaginabili lo ricorda ogni croce in cima a una chiesa in ogni città europea. Potrebbe essere anche la mezza luna di una moschea”.

La realtà, insomma, è sempre più complessa delle nostre semplificazioni, e non è affatto detto che questo sia un male.

(via SpiritualSeeds)

Lady Gaga, Madonna e le provocazioni “spirituali”

Posted by Moreno Migliorati On giugno - 14 - 2010 1 COMMENT

Lady Gaga, la popstar del momento, non sarebbe altro che una “Wannabe Madonna”? Il dubbio comincia ad affiorare, specialmente dopo l’uscita dell’ultimo video della cantante italoamericana, quel Alejandro che può già vantare milioni di click su YouTube. Nello stesso, infatti, Lady Gaga, al pari di ciò che è solita fare quella che molti considerano la sua musa ispiratrice, gioca infatti pesantemente con allusioni a sfondo religioso, in particolar  modo di matrice cristiana.

Tra crocifissi e abiti talari, la cantante appare dapprima travestita da suora mentre ingoia un rosario e poi da vescovo mentre si intrattiene in scene hot con alcuni ballerini seminudi (per evitare di dover guardare i quasi 9 minuti di video, tra l’altro tecnicamente pregevole, essendo stato diretto dal fotografo di moda Steven Klein, MTV ha fatto un sunto delle 20 scene più hot). Ben lungi dal versare acqua sul fuoco per spegnere le polemiche che sono prontamente divampate, Lady Gaga vi ha anzi versato della benzina per alimentarlo.

Intervistata dal celebre Larry King sulla CNN, la popstar ha tra l’altro dichiarato di avere avuto un’educazione cattolica e di pregare molto ma di considerare la religione e la chiesa come due entità completamente separate. Il regista Steven Klein, da parte sua ha affermato in un’intervista di non ritenere la simbologia religiosa qualcosa di completamente negativo, visto che essa rappresenterebbe la battaglia del personaggio tra le forse oscure di questo mondo e la salvezza spirituale dell’anima.

Intanto, mentre i dubbi sul fatto che Lady Gaga non sia altro che una Madonna in sedicesimo non sono certo diradati, mentre lei e il suo entourage un obiettivo lo hanno colto di sicuro: infatti siamo qui a parlare di lei, fino alla prossima “provocazione”.

(via SpiritualSeeds)

Prende oggi il via, per la gioia dei pallonari di ogni latitudine, l’edizione 2010 dei campionati mondiali di calcio, che si svolgeranno com’è notorio in Sudafrica. Si tratta sempre di vetrine attraverso le quali far conoscere realtà di per sé lontane dal mondo del calcio, ma che colgono appunto l’occasione dei riflettori accesi dalla stampa internazionale per far conoscere le proprie realtà e realizzazioni.

È il caso della Chiesa sudafricana, che ha allestito un suo spazio web, simpaticamente chiamato Church on the ball. Il sito, davvero ricchissimo di materiale, propone tra l’altro anche una cappella virtuale nella quale i visitatori possono accendere una candela (ovviamente altrettanto virtuale) da acquistare nell’apposito spazio. I ricavati della vendita saranno destinati dalla Chiesa Sudafricana ad uno scopo più che nobile: la lotta alla tratta, in cui il Paese africano vanta un triste primato. «Mentre è un onore per il Sudafrica essere stato scelto per ospitare la Coppa del Mondo», afferma suor Melanie O’Condor, responsabile dell’Ufficio contro la tratta degli esseri umani della Conferenza dei vescovi dell’Africa australe e delle Congregazioni religiose sudafricane, «sappiamo anche che, come qualsiasi altro evento di questo genere, si può avere un lato negativo. E dal momento che il Sudafrica è da tempo riconosciuto internazionalmente come un punto caldo del traffico di esseri umani, vi è il fondato timore che il traffico di donne e bambini aumenterà in modo significativo durante i Mondiali. I bambini sono particolarmente a rischio. C’è anche il sospetto che alcune ragazze delle nostre scuole vengano preparate in segreto per farle prostituire».

Né è questa l’unica iniziativa benefica organizzata in occasione dei mondiali sudafricani: un’altra è il Soccer Peace Tournament, una sorta di Mondiale della Pace organizzato sempre dalla Chiesa cattolica sudafricana e avente lo scopo, come ha dichiarato Antoine Soubrier dell’Ufficio per le comunicazioni della Conferenza Episcopale dell’Africa australe, di “coinvolgere nei mondiali tutti i sudafricani, soprattutto coloro che sono rimasti ai margini dell’evento”. Insomma calcio  e sensibilità sociale e religiosa possono convivere. Il desiderio e l’augurio è che ciò non duri solo lo spazio di un Mondiale.

(via SpiritualSeeds)

Fede e violenza nell’Islam: una correlazione che farà discutere

Posted by Moreno Migliorati On giugno - 9 - 2010 ADD COMMENTS

Conviene parlare ancora di Islam e Germania perchè è destinato a provocare polemiche (specialmente dopo l’omicidio del vescovo Padovese in Turchia) lo studio diffuso in queste ore e promosso congiuntamente dal Ministero degli esteri tedesco e dall’Istituto per la ricerca criminologia della Bassa Sassonia. Il rapporto stabilisce infatti una correlazione, a suo dire evidente, tra grado di religiosità e propensione alla violenza tra gli immigrati islamici in Germania: più cresce il fervore religioso, più crescerebbe nei musulmani la propensione a commettere atti violenti.

Lo studio va  anche a ricercare le motivazioni di tale comportamento: esso avrebbe a che fare con il maschilismo insito nell’Islam: “La religione musulmana promuove l’accettazione di un comportamento maschilista”, ha dichiarato  Christian Pfeiffer, autore dello studio, il quale ha proseguito dichiarando che i giovani immigrati musulmani sono esposti, all’interno delle loro abitazioni, ad una visione conservatrice della realtà e rivendicano di conseguenza un certo numero di privilegi maschili.

L’inchiesta è stata condotta su circa 45.000 giovani (di cui 10.000 immigrati) di un’età compresa tra i 14 e i 16 anni e residenti in 61 città della Germania. All’opposto, il medesimo studio ha constatato che, nel caso di cattolici e protestanti, la propensione alla violenza diminuisce man mano che diminuisce il fervore religioso. Gli autori dello studio specificano comunque che la correlazione tra violenza ed islam non è dovuta a come quest’ultimo è in sé stesso, bensì a come esso viene insegnato.

(via SpiritualSeeds)

LE ORIGINI DELLA PREGHIERA NEI MONASTERI DELLA RUSSIA

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 31 - 2010 ADD COMMENTS

di Daniela Asaro Romanoff

Possiamo davvero affermare che la Russia, dopo la conversione al Cristianesimo della sua popolazione, fu una Terra benedetta dal Signore. Il principato russo di Vladimir, che adottò il Cristianesimo di rito bizantino, divenne un Paese unico al mondo.

La Russia trovò la sua identità nei Monasteri e nelle preghiere senza intermissione dei mistici, dei pellegrini, dei Santi. E per parecchi secoli l’albero rigoglioso della Fede ebbe le sue possenti radici in questa Terra.

Finora abbiamo parlato dei Monasteri e continueremo a farlo, ma adesso è opportuno soffermarsi sulle preghiere, sui credenti, sui religiosi dell’antica Russia, per cercare di capire meglio la spiritualità di questo Paese, ricordando che la preghiera è azione.

Nei Monasteri russi la preghiera ha prediletto sempre il silenzio, solo nel silenzio possiamo sentire il sussurrare di Chi ci guida.


Per pregare veniva e viene tuttora usata una corda molto simile al Rosario cattolico. E’ costituita da nodi di lana oppure di cuoio, proprio per non provocare il benché minimo rumore. La corda da preghiera dei primi monaci cristiani, che vivevano nell’Egitto del IV secolo, poteva avere anche 300 nodi. Il Rosario russo ha 103 nodi, il numero dei nodi trae le sue origini da un’ antica ’scala di preghiera’. I nodi sono suddivisi in quattro gruppi da alcuni grani. Abbiamo 17 nodi, 33, 40, 12. I numeri si riferiscono agli Evangelisti, agli Apostoli, ai Profeti, e alla vita di Cristo. La preghiera che univa i monaci russi al Soprannaturale era la ‘Preghiera di Gesù’, tuttora questa preghiera viene considerata fondamentale nel Cristianesimo ortodosso. La ‘Preghiera di Gesù’ viene definita ‘azione spirituale’. Questa azione trae le sue origini da una corrente spirituale risalente ai Padri del deserto. Attraverso la preghiera, l’orante passa dalla mente al suo cuore, pronunciando costantemente queste parole:”Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio,

abbi pietà di noi peccatori.” Nominare Gesù, senza intermissione, purifica il pensiero, l’anima viene illuminata dalla Grazia divina e l’orante acquisisce la consapevolezza che il suo corpo è il tempio dello Spirito Santo.

La Fede cristiana fu accolta in Russia con grande intensità, i credenti non si accontentarono di una Fede superficiale, Cristo doveva far parte di tutti i momenti della loro vita. I credenti russi si immersero nella preghiera e nella meditazione. Un popolo di così grande spiritualità offrì alla sua amatissima Fede tantissimi monaci, che si avvicinarono in modo spontaneo all’ ascetismo orientale. Il più antico Monastero della Russia è il Monastero delle Grotte di Kiev, diede notevoli frutti spirituali, tanto da venir definito: il vivaio del monachesimo.


Abbiamo parlato del Monastero delle Grotte nella prima parte di questa rubrica.

Noi occidentali, a malapena, possiamo comprendere quanto essenziale fosse la vita monastica per tutti i russi, non solo per i monaci, i russi si sono sempre ispirati a tale modello di vita. Anche coloro che governarono il Paese, i Rurik prima e, dal XVII secolo, i Romanoff, amarono profondamente i Monasteri della loro Terra, parecchi abbandonarono incarichi prestigiosi, comprendendo che nulla può essere più prestigioso della preghiera, molti principi divennero mistici, pellegrini e alcuni furono canonizzati dalla Chiesa ortodossa, anche la Chiesa cattolica venera certi santi ortodossi: San Vladimir, ad esempio, il principe che accolse il Cristianesimo, e per tutti gli altri i cattolici hanno il massimo rispetto e grande devozione. Nessun Paese al mondo è stato governato da persone di così grande spiritualità.

Nella Rus’ i Monasteri erano i luoghi dove la Grazia di Dio si manifestava in tutta la sua potenza, costituivano un punto di riferimento per il mondo circostante.

La ‘Preghiera di Gesù’ ha sempre dato forza e serenità a tutti i credenti che ad essa si sono accostati. Tale preghiera è radicata nel Nuovo Testamento.


Sicuramente, nella Rus’ la preghiera giunse dall’oriente. Va ricordato San Simeone, detto il Nuovo Teologo (949 – 1022), uno dei pochi mistici ortodossi che comunicò attraverso i suoi scritti l’esperienza della sua vita.

Proprio a Simeone viene attribuito dalle cronache antiche un opuscolo:”Metodo della santa preghiera e attenzione”. Al monaco veniva consigliato di sedere nella sua cella in un posto tranquillo, per poter elevare la mente al di sopra di tutto ciò che è materia. Il monaco poi, chinando il suo capo fino ad appoggiare il mento sul petto, rivolgeva l’occhio corporeo al centro del ventre.

L’inspirazione doveva venir compressa per un breve periodo, non respirando pienamente si può vedere meglio all’interno di se stessi con la mente, per scoprire quel posto del cuore dove ha dimora la forza dell’anima. In un primo tempo ci sarà oscurità, difficoltà a concentrarsi, ma, insistendo, si verrà pervasi da una felicità infinita, durante la ripetizione della preghiera:”Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me”. Il monaco sempre di più rivolgerà l’attenzione al suo cuore.

Questo metodo, che ha lo scopo di aiutare l’orante ad esprimere in modo proficuo la sua preghiera, viene definito esicasmo (voc. greco: hesychia = calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione).

Un’altra importantissima forma di preghiera si espresse nell’antica Russia attraverso la creazione delle icone. Dipingere un’icona è una preghiera. Le prime scuole iconografiche risalgono all’XI secolo e avevano sede a Kiev. Le icone sono frutto di una tecnica e di una simbologia ben precisa.

In Russia, fin dall’antichità, si prediligeva il legno di tiglio o di pino. Gli antichi metodi vengono tuttora utilizzati. Sulla tavoletta in legno viene steso del gesso colloso mescolato a finissima polvere di alabastro, questo lavoro viene eseguito a caldo sulla tavola e su una tela in lino, che viene poi incollata sulla superficie della tavola. Tramite il carboncino oppure con una lieve incisione, il disegnatore delinea le figure secondo le prescrizioni canoniche.

Qualora si renda necessaria la doratura, un esperto prepara un fondo rosso per le zone dove verranno inserite le foglie d’oro, la stesura dell’oro viene rifinita con l’agata o con il dente di lupo per ottenere più lucentezza. I primi pittori di icone usavano solo quattro o cinque colori fondamentali, verso la metà dell’Ottocento se ne utilizzavano venti. I pigmenti colorati, ottenuti dai vegetali, vengono sciolti nell’acqua e mescolati con il rosso dell’uovo e qualche goccia di aceto o Kvas (distillato di pane, ribes e uva passita).

Nella prossima parte, dedicheremo ampio spazio alla preghiera che accompagna la creazione di un’icona e alla simbologia del materiale adoperato.

Daniela Asaro Romanoff

CALCIO E PSICOLOGIA – INTERVISTA A FELICIANO DI BLASI

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 13 - 2010 ADD COMMENTS

INTRODUZIONE

Feliciano Di Blasi è il ‘braccio destro’ di Mauricio Pochettino, allenatore dell’R.C.D. Espanyol, squadra della Primera Division della Liga spagnola.

L’allenatore psicologo che affianca l’allenatore tradizionale è oramai una realtà del calcio da parecchi anni, si può risalire tranquillamente agli anni ottanta. Nel nostro Paese una squadra all’avanguardia per quanto concerne la psicologia applicata al calcio è stata il ‘Milan’, di questa società sportiva Feliciano Di Blasi parla con molto rispetto. Ricordiamo che il dott. Di Blasi prima di collaborare con il ‘Paris Saint Germain’ e da alcuni anni con l’R.C.D. Espanyol ha lavorato in molte società calcistiche italiane. Proprio quando collaborava con l’Udinese si è laureato in Psicologia all’Università di Rijeka (l’italiana Fiume). In seguito Feliciano ha conseguito il dottorato e il Master in Psicologia negli Stati Uniti.

Considerato l’interesse che molti appassionati di calcio hanno nei confronti dell’allenamento psicologico abbiamo chiesto al dott. Feliciano Di Blasi un’ulteriore intervista, concernente la sua professione di psicologo dell’R.C.D. Espanyol, mi sono recata a Barcellona ed in una giornata di grandi impegni, il dott. Di Blasi è stato gentile a trovare il tempo per Nobell.it.

INTERVISTA AL DOTT. FELICIANO DI BLASI – 24 APRILE 2010

Quando ha iniziato con la sua attività di allenatore psicologico nelle Società calcistiche?

Ho iniziato verso la fine degli anni ottanta all’Udinese calcio.

Lei ha studiato psicologia in una città mitteleuropea e propria nella mitteleuropa è nata questa scienza.

Sì, ho studiato all’Università di Rijeka, città italiana fino alla II guerra mondiale.

Già, l’italiana Fiume, di D’Annunziana memoria … .

Il Master lo ha conseguito negli Stati Uniti, vantaggi e svantaggi dei metodi di insegnamento statunitensi?

Il vantaggio è che si inizia dalla pratica per passare poi alla teoria e questo metodo semplifica di molto l’apprendimento. Lo svantaggio è che gli americani sono assai settoriali, per cui lo psicologo americano non ha una cultura universitaria a 360°.

E’ esattamente così anche per la Fisica, partire dalla pratica aiuta moltissimo.

Secondo Lei, quali società calcistiche sono state all’avanguardia per quanto riguarda la psicologia abbinata al calcio?

Io credo che l’Italia, ed in particolare il Milan, siano sempre stati all’avanguardia. Ricordo che al Milan io ho potuto fare un buon lavoro assieme al prof. De Michelis.

Nella conferenza che Lei ha tenuto all’Università di Barcellona, ha detto che i metodi relativi al modulo, alle strategie, alla tecnica, ecc. non hanno un grande margine di miglioramento. Le ’strategie psicologiche’ sono appena agli inizi e attraverso questi studi si può fare molto per migliorare la qualità di gioco del calciatore e la coesione della squadra.

Il training psicologico è molto articolato e complesso. In parole semplici posso dirle che innanzitutto teniamo sotto controllo lo stress con periodici controlli ormonali. Attraverso la visualizzazione dei problemi il calciatore trae notevole vantaggio al fine di un ottimale equilibrio psicosomatico. La visualizzazione aiuta il calciatore ad eliminare il sovraccarico di stress. Con la visualizzazione si fa prevalere quanto è positivo su ciò che è negativo. Ovviamente l’apprendimento di nuove tecniche e strategie proposte dall’allenatore viene reso più veloce dal potenziamento cognitivo. Bisogna, inoltre, tener presente che può non essere facile per un calciatore gestire lo spazio-tempo, e, soprattutto gestirlo assieme al gruppo, pertanto con l’allenamento psicologico si lavora tantissimo per migliorare questa indispensabile abilità.

In certi casi particolari vengono coinvolte anche le famiglie dei calciatori?

Abbiamo lavorato parecchio con le famiglie quando ero al ‘Paris Saint Germain’, era stato elaborato un programma ben preciso. L’R.C.D. Espanyol coinvolge le famiglie solo in casi di estrema necessità e gravità.

Mi ha colpito molto il rendimento positivo di Osvaldo.

Siamo molto soddisfatti della presenza di Osvaldo in squadra. Non dimentichiamo che a inizio campionato l’Espanyol aveva una grande difficoltà a realizzare, da quando è arrivato Osvaldo abbiamo un attacco senza dubbio più incisivo. E’ un calciatore di grande talento, il suo inserimento nel gruppo è sempre stato molto buono. Osvaldo è convinto, motivato ed abbiamo i risultati, finora ha segnato sei goal.

Quando ci siamo incontrato in gennaio qui, alla sede dell’R.C.D. Espanyol, l’allenatore Mauricio Pochettino mi aveva detto che durante tutto il campionato 2009/10 la priorità sarebbe stata data al ‘progetto salvezza’ e per il campionato 2010/11 avreste elaborato un programma molto interessante, per portare l’Espanyol in zone più alte della classifica. Ora siamo alla fine del campionato 2009/10, il ‘progetto salvezza’ si è realizzato esattamente come Voi avevate previsto?

Mancano ancora delle partite per la fine del campionato, però credo di poter dire che abbiamo lavorato e stiamo continuando a lavorare con grande tenacia, cercando di dare tutti quanti sempre il meglio di noi stessi.

Auguri a tutti Voi.

Grazie.

Daniela Asaro Romanoff

Il primo giovedì di maggio è il giorno in cui tradizionalmente negli USA si svolge il National Day of Prayer, la Giornata nazionale di preghiera, che si inserisce nel solco di quella civil religion che vede negli States la sua terra di elezione.  La serenità dell’edizione 2010 di questo evento –ancora abbastanza sentito Oltreoceano-  è stata intaccata tuttavia da un paio di fatti (uno dei quali potremmo definire “interno” e l’altro “esterno”) al punto che alcuni si sono interrogati se mantenere tale Giornata nel calendario delle celebrazioni pubbliche.

Nel primo caso si è trattato della revoca fatta al pastore Franklin Graham di partecipare all’evento. Graham si era infatti distinto per alcune affermazioni decisamente religiously incorrect nei riguardi dell’Islam. Riferendosi ai musulmani il pastore aveva tra l’altro dichiarato: “Non mi piace come trattano donne e minoranze, lo trovo orrendo, il vero Islam non può essere praticato in America, i musulmani devono sapere che Gesù è morto per i loro peccati”. Inutile dire che tali affermazioni hanno fatto montare una marea di polemiche il cui eco non si è ancora spento.

Altro motivo di polemica, questa volta “esterno” è stato invece quello provocato dalla decisione di Barbara B. Crabb, giudice del Distretto occidentale del Wisconsin, di porre in discussione la legittimità della Giornata. La sentenza, arrivata in seguito ad un ricorso presentato dalla Freedom From Religion Foundation, afferma tra l’altro che la preghiera, essendo un atto di natura prettamente religiosa, andrebbe lasciata alla libera scelta dei cittadini e non dovrebbe essere oggetto di prescrizioni di origine statuale.

Le polemiche ( di cui si parla molto anche in campo cattolico) non hanno comunque frenato l’organizzazione della Giornata e dalla Casa Bianca il presidente Obama ha emanato l’apposito proclama. Anzi, i proclami sono due, visto che lo stesso giorno il presidente ne ha emanato un altro che dichiara maggio “Mese del patrimonio ebraico americano”. Nonostante le polemiche, dunque, la preghiera non solo lascia, ma raddoppia.

(via SpiritualSeeds)

Religioni, statistiche e numeri in tre interessanti pubblicazioni

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 3 - 2010 ADD COMMENTS

Ogni tanto conviene dare un po’ di numeri (ovviamente in senso buono). Sono infatti usciti in questi giorni alcuni rapporti molto interessanti dei quali conviene dare un sia pur sommario resoconto.

Prima di tutto –anche per la sua valenza generale- è opportuno citare l’uscita dell’Annuario  statistico della Chiesa 2010, dal quale si apprende che i cattolici nel mondo sono aumentati in otto anni da 1,045 miliardi a 1,166 (+ 11,54%), incremento di poco superiore a quello della popolazione della terra (+ 10,77%), aumenti, tuttavia, molto differenziati per continente. Il continente dove è più forte l’aumento di cattolici è l’Africa, con + 33,02%; l’Europa è stabile (+ 1,17%) mentre vivaci sono gli altri continenti: Asia + 15,61%, Oceania + 11,39%, America + 10,93%. Situazione molto differenziata anche sul fronte delle vocazioni: in Africa e Asia i preti aumentano del 33,1% e del 23,8% rispettivamente in otto anni, sono stazionari in America e “crollano” di oltre il 7% in Europa e del -4% in Oceania. Notevole anche la flessione delle religiose che sono 740 mila: otto anni fa erano il 7,75% in più, con maggiore declino in Europa, America e Oceania. Forti invece gli incrementi in Africa (+21%) e in Asia (+ 16%). Quella che emerge, in sintesi, è una Chiesa più africana e meno europea.

Un altro progetto uscito in questi giorni riguarda l’Inghilterra ed è anche questo estremamente interessante. Si chiama British Religion in Number ed è stato curato dall’Università di Manchester e dal centro di ricerche Religion and Society. Contiene anche una sezione che si potrebbe definire una sorta di Google Street Wiev della fede in cui, inserendo il codice postale di un’area geografica, è possibile accedere alle informazioni sulle fedi professate in essa. Molto stimolante è anche la sezione News, continuamente aggiornata e ricca di notizie e approfondimenti. Un sito davvero ricco e ben fatto del quale non si può non auspicare la versione italiana.

Come sarebbe bello vedere la versione italiana dell’ultima segnalazione, proveniente questa volta dagli USA. Si tratta di una sorta di Stato dell’arte della Chiesa cattolica americana, da segnalare non solo per la gran mole di informazione contenute, ma anche per l’accuratissima veste grafica che rende la consultazione estremamente agevole.

(via SpiritualSeeds)

IL MONASTERO DI VALAAM

Posted by Daniela Asaro Romanoff On aprile - 21 - 2010 ADD COMMENTS

Le origini del Monastero di Valaam risalgono al periodo in cui il Cristianesimo iniziò a diffondersi tra le popolazioni che vivevano nelle terre russe. Il Monastero è conosciuto con il nome dell’omonimo arcipelago di cinquanta isolette che occupano complessivamente trentasei chilometri quadrati del lago Ladoga. Il luogo di culto è dedicato alla Santa Trasfigurazione del nostro Salvatore, ma dalla gente è sempre stato denominato Monastero di Valaam. Nelle altre isole ci sono vari luoghi di preghiera e di meditazione claustrali, che vengono definiti skete, il più noto di questi luoghi di preghiera è lo Skete di Sant’Avraam, è nell’isola di Yemeljanov. Sant’ Avraam nacque quando la fede cristiana in Russia cominciava ad entrare nei cuori della gente. In giovanissima età fu colpito da una grave malattia, ed avendo sentito un mercante parlare con grande entusiasmo del Santo Monastero della Trasfigurazione, vi si recò in pellegrinaggio. Guarì prodigiosamente, poiché in quel periodo al Monastero di Valaam c’erano parecchi monaci, Avraam preferì l’eremitaggio in un’altra isoletta dell’arcipelago. Nel XIX secolo, a gloria di Dio, l’abate Damaskin ampliò l’umile piccolo monastero in legno, che aveva ospitato Sant’Avraam, il luogo di preghiera fu consacrato nel 1873. Prima di recarsi in un’altra isola, Sant’Avraam sostò nel Monastero dove avvenne la sua guarigione, questa sua permanena a Valaam è riportata nelle cronache dell’epoca, ed è proprio questa la fonte più attendibile, quella che ci consente di affermare che il Monastero di Valaam risale all’XI secolo. Parecchie fonti storiche indicano il XIV secolo per quanto concerne il periodo di fondazione del luogo di preghiera e di meditazione. Possiamo affermare che tutte le fonti hanno un buon margine di verità. Probabilmente la vita claustrale delle origini (XI secolo) sarà stata interrotta e riprese nel XIV secolo. Secondo alcune tradizioni e detti popolari relativi a Valaam, sarebbe stato proprio l’apostolo Andrea a predire l’esistenza di un Monastero in quella terra. In tale luogo Sant’Andrea eresse una Croce in pietra.

Sempre secondo alcune fonti che risalgono alle storie antiche, che tradizionalmente venivano portate alla conoscenza della gente e tramandate, il Monastero fu fondato da due monaci greci: i santi Sergio ed Ermanno, che giunsero nelle terre di Novgorod nel X secolo, assieme ai primi missionari ortodossi. Purtroppo molte informazioni importanti sul Monastero furono distrutte dalle invasioni che si succedettero. Per fortuna le cronache popolari tramandano con grande zelo fatti e accadimenti riguardanti Valaam. I Santi Sergio ed Ermanno riuscirono a portare alla fede cristiana le tibù di Karel, con fervore rafforzarono la fede cristiana ortodossa soprattutto nelle terre russe del nord. Le antiche cronache ci tramandano delle preziose informazioni sulle reliquie dei due Santi, che durante l’invasione svedese furono trasferite a Novgorod, a quell’epoca era Joannes l’arcivescovo di Novgorod. Nel 1182, dopo quasi vent’anni, passato ogni pericolo, le reliquie dei santi padri ritornarono a Valaam. Temendo che le reliquie venissero danneggiate, i monaci le portarono in un posto sicuro, furono sepolte in profondità, tra le rocce, dove si trovano tuttora. In ricordo del ritorno delle reliquie dei Santi Sergio ed Ermanno a Valaam, la chiesa russa organizza annualmente, dall’11 al 24 settembre, delle cerimonie religiose. Le cronache ci fanno conoscere anche numerose storie di miracoli riconducibili ai due Santi.

Durante i lunghi e tenebrosi settant’anni di dominio sovietico il Monastero di Valaam, come tutti i luoghi di culto e di preghiera in Russia, fu espropriato della sua dignità e identità, pur rimanendo sempre un faro per la popolazione russa, un punto di riferimento importante. La misericordia di Dio è infinita: il 14 dicembre 1989 sei monaci ripresero a vivere nell’antichissimo Monastero e da allora è iniziato nuovamente un felice percorso religioso per il Monastero di Valaam.

Osservando le immagini attuali del Monastero, non possiamo non pensare che certi posti, per la bellezza del paesaggio, per lo straordinario abbraccio tra terra e mare, sembrano predestinati ad essere zone di silenzio, di preghiera, di contemplazione, ed è ben noto che la preghiera è azione.

E’ sempre stato molto sentito e compreso il significato della vita monastica in Russia. Ad alcuni questa vita può sembrare oscura, certo è che i Monasteri sono i veri parafulmini che proteggono la nostra società tendenzialmente materialista ed egoista.

Alessio II fu il patriarca, che dopo settant’anni di rifiuto violento nei confronti della spiritualità, per grazia di Dio ebbe l’incarico di riportare la

Russia alla devozione cristiana.

E’ molto intenso il ricordo che il Patriarca aveva di Valaam. Vi si recò assieme ai suoi genitori quando aveva solo nove anni, il bambino, che sarebbe divenuto un uomo di Dio, fu molto colpito da quel luogo.

Il Patriarca Alessio soleva dire che la vocazione al monachesinmo deve essere profonda. Il monaco, pregando, non pensa solo alla sua salvezza, ma deve aiutare le anime di tutti a salvare il mondo. Quindi la grande preghiera – azione per la salvezza del mondo, in questi luoghi di culto, è un evento quotidiano che trasmette speranza a tutti noi.

Ricordiamo che il Patriarca Alessio è ritornato alla Casa del Padre il 5 dicembre 2008, vigilia del giorno dedicato a San Nicola, Santo patrono della Russia. Dal 27 gennaio 2009, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, è questa la definizione risalente ad antica data, è Kirill, a lui il compito di rafforzare la fede cristiana in Russia, a lui e a tutti gli uomini di buona volontà. Kirill è stato intronizzato nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca. Significativa la presenza alla cerimonia del presidente russo Dmitri Medvedev e del premier Vladimir Putin.

La cerimonia viene denominata ‘Intronisazia’, vocabolo russo, durante la cerimonia i 4.000 dignitari ortodossi hanno esclamato:’Axios, axios, axios’. ‘Axios’, che in greco significa ‘è degno’. Kirill è molto noto in Russia, prima di essere eletto Patriarca era il ministro degli esteri della chiesa ortodossa russa.

Daniela Asaro Romanoff

Matteo Ricci snobbato dalla Rai

Posted by marilena marino On aprile - 16 - 2010 ADD COMMENTS

Nella foto Gjon Kolndrekay regista del docufilm e Simone Pieroni attore e interprete di P. Matteo Ricci

Incontro Augustì Benedito, martedì 6 aprile, nella sede di piazza San Jaume, dove sta lavorando alacremente con i suoi collaboratori per portare a buon fine la sua candidatura come Presidente del Barcellona F.C., gloriosa squadra di calcio e uno dei simboli dell’affascinante città catalana.

Augustì arriva puntualissimo all’appuntamento e colpisce subito la sua tranquillità ed affabilità. Appare sereno, sembra immune dallo stress, malgrado in questo periodo stia lavorando con grande intensità.

E’ mia intenzione proporgli delle domande non dirette in merito al suo programma molto interessante denominato ‘l’alternativa Benedito’, programma che tiene ben presente la trasparenza, la democrazia nell’ambito di questo ambiente calcistico, che già aveva tradizioni di grande democrazia, ma, con il tempo, certi principi e certi valori hanno perso gran parte del loro significato. Benedito ribadisce che il Barcellona F.C. deve essere una squadra di calcio vicina a tutti, con delle domande a 360° desideriamo avere ulteriori risposte che confermino i suoi propositi.

La domanda di rito per tutti gli ‘addetti ai lavori’ :”Come mai si è avvicinato al calcio e non ad altri sport?”

Il calcio mi ha sempre entusiasmato tantissimo e tuttora il calcio mi trasmette lo stesso entusiasmo.

L’organizzazione del Barcellona F.C. é davvero interessante, la squadra appartiene ai soci e il presidente viene eletto, anche le altre squadre della liga spagnola sono così organizzate?

Quattro squadre in Spagna hanno un presidente che viene eletto, le altre hanno un presidente che detiene la maggioranza del pacchetto azionario.

E’ auspicabile che i soci delle quattro squadre, in cui il presidente non detiene la maggioranza del pacchetto azionario, non siano semplicemente delle persone che pagano una quota annuale, ma possano essere attivi, propositivi, liberi di esprimere la propria opinione in merito alla gestione della squadra.

Premetto che la quota associativa non è assolutamente onerosa (ndr 150 euro ca.). Ogni anno c’è un incontro al quale partecipano 4.000 soci in rappresentanza di tutti gli altri, che sono quasi 174.000, e c’è spazio per i soci che in qualsiasi modo desiderano essere più attivi.

Secondo Lei quale importanza hanno i valori sportivi nel calcio attuale?

I valori sportivi devono sempre essere di fondamentale importanza. Tutto quello che rappresenta il Barcellona F.C. ha un bisogno assoluto di essere sostenuto da valori e principi ben precisi.

Si nota, ed è molto evidente, che c’è una differenza abissale tra il modo di pensare e di agire dei veterani del Barcellona F.C. e il comportamento, nei confronti degli appassionati di calcio e dei giornalisti, dei calciatori del primero equipo. Secondo Lei non sarebbe importante per la maturazione dei giovani calciatori, che i tempi e i media attuali trasformano purtroppo in ‘idoli’, la vicinanza, l’incontro, il dialogo con i veterani?

Già avvengono questi incontri, comunque sono d’accordo con Lei, la saggezza e l’equilibrio dei veterani può essere molto utile ai calciatori del primero equipo.

Tutti noi sportivi autentici vorremmo un calcio più vicino agli appassionati, un calcio più sportivo, un calcio a misura d’uomo, un calcio lontano dalla politica. Il suo programma prevede trasparenza, democrazia e separazione tra sport e politica, cosa mi può dire in merito?

Ci tengo a dirlo e a ribadirlo: separazione tra sport e politica, lo sport ha una sua identità, che la politica non può sconvolgere.

Secondo Lei non si potrebbe spendere di meno, se si riponesse più fiducia nei calciatori del vivaio, che sicuramente possono essere calciatori di grande talento, perché ricorrere al ‘calciatore divo’ spesso non necessario?

Noi diamo molte opportunità ai calciatori del nostro vivaio e lo abbiamo dimostrato. Il Barcellona F.C. è una delle poche squadre ad aver vinto la ‘Champions league’ con un gruppo formato prevalentemente da calciatori provenienti dal vivaio. Ci tengo a precisare che stiamo proseguendo su questa linea.

Una sua opinione su Cruyff neopresidente onorario del Barcellona F.C..?

E’ una persona straordinaria. Qualsiasi incarico gli venga affidato, dimostra sempre grandi qualità, che sia calciatore, allenatore o manager dà sempre il meglio di sé.

Secondo Lei chi è stato il migliore allenatore del Barcellona F.C.?

Secondo me, nel passato il migliore allenatore del Barcellona F.C. é stato proprio Cruyff, in questo meraviglioso presente abbiamo lo straordinario Guardiola.

Oggigiorno molti presidenti di squadre di calcio sono figure lontanissime dalla gente, ricordano i Faraoni dell’antico Egitto, forse si può vederli, ma da lontano, conversare con loro, intervistarli è fuori luogo, eppure rappresentano o meglio dovrebbero rappresentare lo sport. Se Lei verrà eletto, mi concederà un’altra intervista?

Per quale motivo non dovrei farlo? Io sono consapevole che come presidente avrò maggiori responsabilità proprio per rappresentare i valori sportivi.

Grazie per la sua disponibilità e i miei migliori auguri a Augustì Benedito proper president del Barcellona F.C..

Desidero esprimere un ringraziamento particolare a Silvia Ortiz, valida e gentilissima collaboratrice di Augustì Benedito.

Daniela Asaro Romanoff

Agustí_Benedito_AB

Agustí_Benedito_cartello

Tomba vuota: bende e sudario. E la Sindone?

Posted by Giuseppe Delprete On aprile - 8 - 2010 ADD COMMENTS

Alcune provocazioni bibliche in preparazione all’ostensione della Sindone

E’ possibile o no precisare in cosa sia stato avvolto il corpo di Gesù? I Sinottici parlano soltanto di un lenzuolo. Descrivendo la sepoltura cui ha provveduto Nicodemo, Giovanni parla di othonia, e aggiunge qui un sudario, soudarion. Come armonizzare questi dati? Questi dettagli confermano o isolano la Sindone di Torino? Le discussioni a riguardo sono molteplici ma senz’altro c’è da indicare giustamente i limiti dell’argomento esegetico. Molti esegeti hanno cercato sinergie tra i dati di Giovanni e quelli dei Sinottici. Alcuni hanno sostenuto che il lenzuolo dei Sinottici coincide con il sudario di Giovanni; tuttavia la parola sudario – che traduce soudarion- non indica un grande lenzuolo, ma una tela che ricopre la testa.  Altri, per conciliare i quattro Vangeli, hanno proposto questa soluzione: qualcuno avrebbe strappato il lenzuolo dei Sinottici,  ed ottenuto in tal modo le bende di Giovanni. Una tale operazione però sembra inverosimile: se si vuole avere delle bende, non certo si compra un grande pezzo di tela per poi strapparlo. Alcuni fanno notare che la parola greca othonia indica non tanto delle piccole bende, quanto dei pezzi di tela; pertanto, i panni del quarto Vangelo e il sudario dei Sinottici sarebbero la stessa cosa. Altri aggiungono: la parola sindòn è mal tradotta: questo termine non significa necessariamente un solo pezzo di tela simile a un lenzuolo, ma può anche indicare due pezzi, che sono appunto le piccole bende di Giovanni.

Dopo questi vani tentativi di conciliazione, altri esegeti ancora tentano di combinare tutti i dati: lenzuolo, bende e sudario. Gesù sarebbe stato avvolto con un grande velo e poi con delle bende; infine, gli è stato coperto il volto con un sudario. Ma così sostenendo si cade nel peggior concordismo. Alcuni ritengono che non sia possibile conciliare Giovanni e i Sinottici, lenzuolo e bende. Qualcuno ha voluto concludere che vi siano state due sepolture: la prima la sera del venerdì, e sarebbe quella di cui parlano i Sinottici: il corpo, non lavato, fu allora avvolto rapidamente in un lenzuolo; poi, la sera del sabato, gli apostoli tornarono per completare la sepoltura: ripreso il corpo, lo lavarono e lo avvolsero con delle bende, come riferisce Giovanni.

Il principale difetto di quest’ipotesi è che non ha nessun fondamento: nulla prova una seconda sepoltura del sabato sera e tutto dissuade dall’ammetterlo. Se questa proposta è stata fatta, è perchè permette di spiegare il sudario di Torino. La Santa Sindone suppone infatti che il corpo sia stato avvolto in un semplice pezzo di tela, senza essere lavato, in modo che il sangue e il sudore abbiano potuto produrvi l’impronta che noi conosciamo. Con l’uso delle bende l’imprensione di quell’immagine diventa impossibile. D’altra parte, il desiderio di fede di salvare il sudario di Torino non può leggittimare una tesi che rimane di per sè inammissibile, quella di due sepolture successive.

Ma a questo punto, bisognerebbe  rinunciare all’idea di conciliare Giovanni con i Sinottici. Nè l’uno nè gli altri hanno preteso di fornire esatte rappresentazioni delle cose. Forse,  è Giovanni che merita il maggior credito. I Sinottici hanno parlato di un lenzuolo come del modo normale di seppellimento, senza pretendere di descrivere un particolare storicamente oggettivo. Questo particolare, senza dubbio essi non l’hanno osservato, e non è lecito considerare il loro racconto come rigoroso, a tal punto da poterne trarre conclusioni scientifiche. Se bisognasse sceglierere, sarebbe preferibile scegliere Giovanni, pur dubitando che i suoi othonia siano delle bende. Questo modo di avvolgere le mummie in Egitto non era molto abituale in Palestina, e può darsi che Giovanni ne avrebbe parlato solo per far pensare ai legami della morte spezzati da Gesù (cfr. Gv 11, 44).

In definitiva, i dati del Vangelo, molto semplici e difficilmente conciliabili – è da considerare che su di essi i Sinottici non ci trasmettono una testimonianza diretta -, non sono di un realismo abbastanza preciso da permetterci di dirimere il dibattito sulla Sindone di Torino. Un conto è lo studio esegetico, un conto sono le discussioni degli storici, fotografi, chimici e scienziati; a questi tutta la cura di dire tutto il possibile su questa santa reliquia.

E’ conveniente fare un’ultima osservazione sulla descrizione di Giovanni, dove egli vuole mostrare che i panni della sepoltura sono ben ordinati: gli othonia per terra, il soudarion ripiegato e messo da parte.  Perchè Giovanni dà queste precisazioni? Senza dubbio per mostrare che non si tratta di un furto, di un rapimento ordinario, ma far capire che una mano divina è passata di là, una mano non umana, direbbe Pascal. Se dei ladri oppure gli apostoli avessero messo mano al corpo in fretta e furia per rapirlo, la biancheria sarebbe rimasta alla rinfusa come quando nelle tombe d’Egitto sono state rubate le mummie. Tutto invece è ordinato, come se Dio, oppure i suoi angeli, avessero voluto prendere il Signore senza buttare all’aria niente.

Poche figure godono attualmente di una stima universale e pressoché unanime pari a quella del Dalai Lama. A ben vedere, però, l’unanimità non è tale, almeno a giudicare dalla pubblicazione di un curioso articolo uscito in occasione della visita che il leader tibetano compie da oggi a domenica prossima in Svizzera, dove (è bene ricordarlo) vive la più grande comunità tibetana d’Europa, formata da ben 4000 membri.

Il titolare di un’agenzia che organizza viaggi in Tibet, per esempio, è lapidario: non solo l’operato di Pechino è ineccepibile, ma “tutto è scritto in due lingue, mandarino e tibetano. Le nuove costruzioni devono essere ispirate all’architettura locale. Le infrastrutture si sviluppano a grande velocità. La sedentarizzazione permette alle popolazioni nomadi di migliorare la vita quotidiana: acqua corrente, bagno, riscaldamento…”. Quanto alla libertà religiosa, nessun problema neppure a questo riguardo, assicurano due svizzeri che lavorano da tempo in Cina: “”Penso che la libertà di religione sia rispettata in Tibet allo stesso modo che in tutta la Cina. Non credo che ci sia la minima traccia di genocidio culturale. Tutto è valorizzato: la cultura, i templi; c’è una vera volontà di preservare. Certo, c’è un modo di vita che cambia. Ma ciò non è legato all’oppressione di un governo, bensì all’evoluzione dei costumi nelle popolazioni”.

Tutte le opinioni sono legittime, evidentemente. Comunque, sempre per rimanere in tema di Oriente e di monachesimo, non si può non segnalare l’apertura di una mostra fotografica che si preannuncia estremamente interessante. E’ ospitata presso il Museo d’Arte Orientale Giuseppe Tucci di Roma, si chiama “Zuiganji. La vita dei monaci Zen” e sarà visitabile da sabato prossimo. Maggiori informazioni su Milleorienti.

(via SpiritualSeeds)

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