Thursday, 9 September, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

A Casale Monferrato sta per entrare nel vivo OyOyOy! Festival internazionale di cultura ebraica, giunto quest’anno alla quinta edizione. Il ciclo di manifestazioni, che prende il nome da un tipico intercalare della tradizione yiddish per indicare qualcosa che desta stupore, è stato presentato ufficialmente lo scorso fine settimana e quest’anno raddoppia dividendosi in due parti: la prima si svolge come è ormai tradizione a maggio per quattro settimane, con un lancio a Casale in contemporanea con la manifestazione “Riso & Rose” e a Vercelli; la seconda ad ottobre, con una parte che sarà più incentrata sui ragazzi.

Come è stato sottolineato dagli organizzatori, in questi cinque anni in tutte le comunità ebraiche italiane c’è stata una rivitalizzazione culturale è un’uscita dal ghetto della Giornata della Memoria. E questo anche grazie all’impegno di associazioni culturali laiche ma sensibili al messaggio culturale dell’ebraismo. Scopo finale di OyOyOy! È quello di costruire un ponte (in ebraico ghescer) tra culture e identità differenti. Un’opera costruita grazie al confronto con personalità di spicco della filosofia, letteratura, scienza e arte, appartenenti anche a confessioni e aree di pensiero differenti. Dove il valore aggiunto della cultura ebraica è soprattutto dato dal dialogo, dalla importanza della parola come strumento per avvicinarsi alle cose e alle persone, indipendentemente da quanto possano essere distanti le posizioni di partenza.

Nell’edizione 2010 del Festival saranno presenti tra l’altro Giora Feidman, Jonathan Kashanian, Moreno Gentili, Alberto Cavaglion, Daniele Segre e altre decine di personaggi rappresentativi del mondo dell’arte e della letteratura. Il Festival a Casale Monferrato prende vita ufficialmente nel fine settimana che va da venerdì 7 Maggio a domenica 9 Maggio con l’inaugurazione di 4 mostre d’arte collegate tra di loro che coinvolgeranno 4 differenti spazi espositivi della città e che esplorano l’interpretazione dell’ebraismo di 3 autori diversi: Marc Chagall, Aldo Mondino ed Emanuele Luzzati. Ogni inaugurazione delle mostre sarà accompagnata da un aperitivo di ispirazione ebraico-monferrina  e per tutta la rassegna il Castello ospiterà “Un ponte di libri: assaggi culturali tra mondi”, una selezione di libri per sviluppare il dialogo tra culture diverse. La prima parte del Festival si concluderà il 28 maggio con l’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica di Alessandria.

Qui il programma in pdf dell’intero ciclo di manifestazioni.

(via SpiritualSeeds)

Mostre: fino ad ottobre Illegio diventa il paese degli angeli

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 23 - 2010 ADD COMMENTS

“Tobia e l’angelo” di Girolamo Savoldo (1522-1524), la “Annunciazione” di Filippo Lippi (1445-1450), la“Madonna con bambino” di Sandro Botticelli e collaboratori (fine secolo XV), “Cristo morto sorretto da due angeli” di Paolo Veronese (1585-1588), “Abramo e i tre angeli” e “L’angelo soccorre Agar” di Giambattista Tiepolo (1732 circa): sono solo alcune delle opere che saranno esposte da domani, 24 aprile, in una mostra che si preannuncia estremamente interessante.

Prima di tutto per la sua localizzazione geografica: sede della medesima non sarà infatti un qualche rinomato museo, bensì un paesino di soli 300 abitanti che con fatica si può ritrovare sulla carta geografica, Illegio, in provincia di Udine. Seconda particolarità dell’esposizione è che l’organizzazione della stessa è dovuta alla caparbietà di due sacerdoti: il primo è monsignor Angelo Zanello, presidente del Comitato di San Floriano; il secondo è don Alessio Geretti, che nel piccolo centro della Carnia di cui è parroco, Illegio appunto,  organizza ogni anno una mostra facendo arrivare in Friuli capolavori da tutto il mondo.

Quella di quest’anno si intitola: “Angeli. Volti dell’invisibile”, e si articola a sua volta in otto sezioni: “Angeli e arcangeli nell’Antico Testamento”; “L’Annunciazione”; “Angeli nel Nuovo Testamento”; “Regina Angelorum”; “Angeli nel Nuovo Testamento: la Passione”; “A servizio degli uomini”; “Al cospetto di Dio”; “Reliquiari”. “La mostra –ha dichiarato il curatore don Geretti- vuole documentare attraverso ottanta opere scelte anzitutto le figure angeliche ricordate esplicitamente dalle Sacre Scritture, in vari episodi della storia della salvezza, per completare poi il quadro con una specifica ricognizione delle caratteristiche proprie di ogni schiera angelica e con lo studio di alcuni casi particolari e meno conosciuti di culto e iconografia, come il culto dei sette arcangeli”. Le opere esposte provengono dalle sedi museali più prestigiose d’Europa, come i Musei Vaticani, gli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese e la Galleria Doria Pamphilj di Roma, l’Accademia Carrara di Bergamo, la Galleria Tretyakov di Mosca, i Musei Reali di Arte e Storia di Bruxelles e diverse altre.

La mostra resterà aperta fino al 3 ottobre prossimo.

(via SpiritualSeeds)

Ferrara ospita la prima Festa del Libro Ebraico in Italia

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 16 - 2010 1 COMMENT

Da domani, sabato 17 aprile, fino a mercoledì 21 aprile, Ferrara ospita la prima Festa del libro ebraico in Italia, promossa dal Meis – Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Provincia e del Comune di Ferrara e dell’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia. Sede principale della manifestazione e’ l’ex convento di San Paolo, dove sarà allestita la più grande libreria specializzata il libri di e sugli ebrei.
In questa prima edizione della Festa del libro ebraico in Italia si vuole trasmettere l’importanza di un Museo, che è ancora in fase di costruzione, ma che ha l’obiettivo di porsi come un laboratorio culturale dedicato allo studio delle religioni e delle culture presenti in Italia. La manifestazione, dedicata al rapporto speciale e millenario che gli ebrei hanno con i libri, sarà caratterizzata da molteplici iniziative: concerti, tavole rotonde con illustri partecipanti, incontri con decine di autori di opere di storia, tradizione, testimonianza ebraica, la più varia e la più internazionale. Ci saranno itinerari nella Ferrara ebraica cara a Giorgio Bassani, incontri nelle scuole e in una libreria, diversa dalle altre, che conserva millecinquecento titoli sull’ebraismo e sugli ebrei. Tutti i libri saranno a disposizione per essere acquistati dai visitatori. Ci sarà inoltre una Mostra del libro ebraico antico con volumi di pregio raramente esposti al pubblico.
Riccardo Calimani, tra i principali propugnatori della manifestazione ferrarese, ha dichiarato in un’intervista che le principali motivazioni che lo hanno spinto ad organizzarla sono state : “La voglia di creare uno spazio mentale costruttivo prima di uno spazio fisico. Realizzare un laboratorio culturale dinamico capace di precedere i lavori definitivi del museo con dibattiti, incontri, concerti. Come dire: superare la geometria fisica con le nostre idee, con la nostra mente, con le nostre domande”.
È possibile seguire le attività del Festival anche sui principali social network: Facebook, Twitter, YouTube, nonché sull’apposito blog.

(via SpiritualSeeds)

Un’Ultima Cena sempre più ricca (e a rischio obesità)

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 24 - 2010 1 COMMENT

Cosa c’è nel piatto dell’Ultima Cena? E, soprattutto, com’è cambiata l’alimentazione in questi ultimi duemila anni? Al curioso ed intrigante interrogativo a provato a dare una risposta un accurato studio pubblicato dal “Giornale internazionale dell’obesità”. Inutile dire che l’analisi di decine e decine di dipinti aventi come soggetto l’ultimo pasto consumato da Gesù e dai suoi discepoli ha evidenziato come le porzioni alimentari siano andate progressivamente aumentando nel corso degli anni e dei secoli. Ciò che colpisce è però la dimensione di tale aumento.

Mettendo a raffronto le dimensioni delle teste dei personaggi e quelle degli alimenti, infatti, i ricercatori hanno scoperto che le dimensioni del piatto principale sono aumentate del 69%, il piatto e il pane, dal canto loro, sono lievitati del 23%.  Altro elemento curioso è rappresentato da ciò che la tavola offre. Se il racconto evangelico fa riferimento solo a pane e vino, nel 18% dei casi tele evidenziano anche la presenza di pesce, nel 14% di agnello e addirittura nel 7% si riscontra la presenza di maiale, il cui consumo –va ricordato- è assolutamente vietato agli ebrei.

Il risultato di queste variazioni e di questo aumento di quantità è che invece di Ultima Cena sarebbe più opportuno parlare di Ultima Abbuffata.

(via SpiritualSeeds)

Celebrazioni per il IV Centenario della morte di Caravaggio

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 16 - 2010 ADD COMMENTS
Caravaggio, un 2010 di celebrazioni per i 400 anni della morte

Celebrazioni per il IV Centenario della morte di Caravaggio

di Giuseppe Delprete
Dopo 400 anni dalla morte un calendario pieno di eventi ricorda Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610), pittore del naturalismo tragico e del chiaroscuro. “Il nostro scopo non sarà tanto quello di far conoscere Caravaggio, che è uno dei pittori più noti e apprezzati della storia della pittura, ma indagare meglio la sua figura da un punto di vista iconologico, documentario e delle attribuzioni”, ha affermato il presidente del comitato, lo storico dell’arte Maurizio Calvesi, presentando le iniziative in programma al Ministero dei Beni culturali .  Sono in tutto 20 gli eventi pensati dal comitato nazionale. Dopo il successo di “Caravaggio e Bacon”, appena terminata alla Galleria Borghese, ci sarà la mostra di 23 tele che da sabato al 13 giugno sarà ospitata alle Scuderie del Quirinale. A Firenze, invece, la Galleria Palatina e gli Uffici ospiteranno “Caravaggio e i caravaggeschi” dal 22 maggio-15 ottobre, composta da 98 dipinti e 12 disegni per ricostruire il contesto fiorentino seicentesco , in cui  ebbe diffusione un naturalismo che diede vita ad un sincretismo inedito nella pittura. Una particolare attenzione a Caravaggio sarà incrementata dal fatto che nel ’51,  in occasione dei 400 anni della nascita, i documenti d’epoca su di lui erano appena una ventina, oggi invece sono 1.100. Allo stesso modo anche le opere, che oggi arrivano fino a 100 opere. All’Accademia dei Lincei, invece, si prepara un convegno coi maggiori studiosi internazionali del pittore e del suo tempo che si svolgerà nel prossimo autunnio. Un’iniziativa analoga, a Milano, sarà invece dedicata al tema della musica nelle opere del Caravaggio e si concluderà con un concerto di musica rinascimentale al Conservatorio. Anche il teatro onorerà Caravaggio con “L’inventore del Nero”, che vedrà le coreografie di Raffaele Paganini, e forse, anche le musiche di Luis Bacalov.

La Croce di Giustino

Posted by marilena marino On febbraio - 13 - 2010 ADD COMMENTS

E’ ancora in corso la mostra VEXILLUM REGIS sul restauro della Crux Vaticana o Croce di Giustino presso la Cappella dei Beneficiati del Museo Storico Artistico “Tesoro di San Pietro”.

Totalmente trasformata dall’accuratissimo restauro di Sante Guido – che ha ricostruito le sovrapposizioni degli interventi subiti dall’originario manufatto nel corso dei secoli e le vicissitudini che ne hanno segnato la storia – la Croce di Giustino è la Croce solenne per eccellenza. Utilizzata per secoli nelle funzioni solenni del Natale e della Pasqua essa è l’emblema del Tesoro di San Pietro e, nella sua nuova e magnificente veste, viene oggi restituita all’ammirazione e contemplazione di milioni di visitatori e pellegrini che ogni anno giungono in Vaticano ad ammirare le preziosità del Museo del Tesoro di San Pietro.

comunicato stampa 2

I fiori dal ‘600 all”800 in mostra

Posted by marilena marino On gennaio - 28 - 2010 ADD COMMENTS

FORLI’  – Da Cagnacci, Dolci, Van Dyck, Brueghel, a Delacroix, Hayez, Alma Tadema, Monet, Van Gogh, i grandi del ‘600 e ‘800 che si sono cimentati nella raffigurazione dei fiori sono in mostra da domani (24/1) ai Musei di San Domenico di Forlì per una rassegna che espone 130 opere provenienti dai maggiori musei internazionali.

Presentata alla stampa, la mostra si intitola ‘Fiori. Natura e simbolo dal ‘600 a Van Gogh’ e come le altre esposizioni del museo forlivese (tutte promosse dalla Fondazione Cassa dei risparmi di Forlì) prende le mosse da un elemento locale. In questo caso è un capolavoro della pittura caravaggesca, quella Fiasca fiorita custodita nella Pinacoteca Civica, la cui storia è ancora oggi avvolta nel mistero. I curatori Daniele Benati, Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti hanno infatti concepito, con Antonio Paolucci, un progetto espositivo che consentisse un confronto tra la preziosa tavola di Forlì e i dipinti dei pittori ai quali nel corso dei secoli è stata attribuita. Tra questi Dolci, Cagnacci, Salini, ma senza arrivare a nessun risultato certo.

“La Fiasca è ancora un capolavoro in cerca di autore”, ha detto Morandotti davanti all’opera che apre il percorso della mostra nella prima delle otto sezioni in cui essa è articolata. Una sala in cui sembra quasi di percepire il profumo di quel tripudio di tulipani, rose, giacinti, spesso accostati a mele, pesche, zucche, grappoli d’uva. Nel ‘600, ha spiegato Morandotti, c’é una riscoperta della natura dopo la stagione della Maniera, durante la quale gli artisti avevano continuato a rielaborare i modelli del primo ‘500. Artefice di questa rivoluzione naturalistica e’ Caravaggio, che con la Canestra dell’Ambrosiana dimostra come il talento del genio sia indispensabile tanto per fare “un quadro buono di fiori – scrive il Merisi – come di natura”. La sua magnifica natura morta è il grande assente della mostra. “L’ho personalmente richiesta – ha detto il coordinatore del comitato scientifico Gianfranco Brunelli – ma in questo anno delle celebrazioni del quarto centenario della morte di Caravaggio La Canestra volerà oltre oceano per una mostra negli Usa”. La sua presenza sarebbe stata importante per dimostrare ancora più felicemente l’assunto dell’esposizione del San Domenico, e cioé che furono i grandi pittori di storia e non gli specialisti a introdurre soluzioni innovative nella riproduzione dei fiori. Che appaiono, nel corso del XVII secolo accanto alle figure, prima quali dettagli simbolici, (come nel bellissimo dipinto di Van Dyck) per diventare protagonisti assoluti delle imponenti tele barocche di Mario Dei Fiori provenienti da palazzo Chigi di Ariccia.

Non stupisce dunque che per tutto il ‘700 la raffigurazione dei fiori e’ stata appannaggio dei soli fioristi, mentre è nel secolo successivo, ha spiegato Mazzocca, che il genere viene ripreso dagli artisti più acclamati, dall’epoca della restaurazione al romanticismo, al simbolismo, per non parlare di impressionismo e post-impressionismo con Monet e Van Gogh. Un percorso che si apre con capolavori di Delacroix e Hayez, i quali si cimentano sia in splendide nature morte sia in dipinti dove il tema floreale conferisce l’effettiva connotazione del quadro. E’ il caso del ritratto della contessina Antonietta Negroni Morosini, in cui la fanciulla è sovrastata da gigli e peonie. La mostra prosegue fra estetismo e simbolismo, con dipinti di Alma Tadema e Pellizza Da Voltedo, Previati e Gauguin, una carrellata tra i maggiori movimenti pittorici dell’ ‘800 che si conclude con le dissolvenze cromatiche nel segno della luce nelle magnifiche Ninfee di Monet, prestiti di un museo de Il Cairo contrapposte al bellissimo e appena riscoperto Nelumbium del palermitano Francesco Lojacono.

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