Saturday, May 19, 2012

Festival Biblico di Vicenza

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 4 - 2012 1 COMMENT

di Moreno Migliorati

Presentata ufficialmente a Vicenza l’ottava edizione del Festival Biblico, in programma dal 18 al 27 maggio. Saranno 14 città coinvolte per 10 giorni di eventi, 140 appuntamenti, 10 mostre, 200 realtà coinvolte, 120 ospiti protagonisti dei quali 20 dall’estero. Temadell’edizione 2012 del Festival, è “’Perché avete paura?’ (Mc 4,40). La speranza dalle Scritture”.

Novità assoluta del Festival 2012 sarà il focus sulle terre bibliche “Linfa dell’ulivo”, organizzato dall’Ufficio pellegrinaggi della diocesi di Vicenza, che (dal 24 al 26 maggio) riunirà esperti, studiosi, storici, archeologi dei territori interessati dalla Bibbia, dalla Turchia fino all’Iraq. «La “Linfa dell’Ulivo” rientra nell’accostamento multiforme alla Bibbia che rappresenta lo spirito del Festival Biblico – dichiara mons. Roberto Tommasi, presidente del Festival -. Attraverso l’archeologia e la storia, inoltre, “Linfa dell’Ulivo” s’inserisce nel tema che la manifestazione propone per questa edizione, ovvero l’analisi delle paure dell’uomo e la risposta della certezza cristiana, che non è un’ideologia».

Numerosi gli appuntamenti dell’iniziativa che trasformerà Vicenza in una sorta di «capitale mondiale della Bibbia». Ospiti delle tre giornate saranno esperti internazionali in campo biblico: tra i vari nomi gli studiosi israeliani Dan Bahat e Mordechay Lewy,gli esegeti Romano Penna, Francesco Rossi De Gasperis, Frédéric Manns, Silvio Barbaglia, gli esperti di archeologia Stefano De Luca, Riccardo Lufrani, Giuseppe Bellia. Di rilievo è inoltre il patrocinio e la collaborazione dello Studium Biblicum Franciscanum, una delle massime istituzioni scientifiche per l’insegnamento, la ricerca sulla Sacra Scrittura e l’archeologia nelle terre bibliche.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: 2% [?]

A Ferrara la Festa del Libro Ebraico

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 27 - 2012 ADD COMMENTS

Sarà Ferrara, la città di Giorgio Bassani, ad ospitare, da domani al primo maggio, la Festa del Libro Ebraico, giunta alla sua terza edizione. La festa ha l’intento di stimolare la curiosità e l’interesse degli spettatori, proseguendo e rafforzando il rapporto con il pubblico, attraverso una presenza vivace e attiva dell’Istituzione. Un momento di condivisione della cultura ebraica italiana, attraverso il racconto della storia di una minoranza che da sempre è legata da una relazione attiva e indissolubile con l’Italia e che continua ad animare la vita culturale, civile, sociale ed economica del nostro Paese.  A segnare l’inizio della manifestazione, all’uscita di Shabbat, il 28 aprile, dopo l’inaugurazione ufficiale con il saluto delle autorità alle 21.30 in Sala Estense, sarà la seconda Notte Bianca Ebraica d’Italia intitolata, non a caso, “E fu sera … e fu mattina …”, dai passi della Genesi in cui tutto ha origine.

A tutti coloro che dal 28 aprile al 1 maggio si recheranno a Ferrara saranno offerte anche molte occasioni speciali: il piacere di dialogare al Chiostro di S. Paolo con importanti autori di opere e testimonianza ebraica; l’opportunità di assaggiare specialità della ricca cucina ebraica; la possibilità di farsi guidare in bicicletta alla scoperta della Ferrara Bassaniana. Gli eventi condurranno gli spettatori all’interno di un mondo, quello della Festa del Libro Ebraico in Italia, che non vuole essere una semplice vetrina, ma un’occasione per trasmettere l’idea, il concetto che il MEIS (ente promotore dell’evento) è, fin dai suoi primi passi, un museo di tutti e per tutti, capace di favorire, con dinamismo e vivacità, la conoscenza della cultura dell’ebraismo italiano.

L’elenco completo degli eventi della Festa è disponibile sul sito della manifestazione.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: 2% [?]

Dialogo interreligioso

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 18 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

Dialogo interreligioso nel mondo della scuola: se ne parlerà domani, giovedì 19 aprile presso il Consiglio regionale toscano in un confronto tra rappresentanti di diverse appartenenze religiose. Un incontro, quello che si terrà alle 17 nella Sala delle Feste a Palazzo Bastogi (via Cavour, 18 a Firenze), per far emergere esperienze e testimonianze di come, nella vita di tutti i giorni, operatori e studenti vivono la propria appartenenza religiosa e come, con essa, si rapportino agli altri.
All’appuntamento, moderato da Anita Tosi, presidente del movimento culturale Il Cenacolo, intervengono Rav Joseph Levi, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Firenze, Elzir Izzedin, Imam della Comunità islamica di Firenze, Parabhakti Das, ISKCON (Associazione internazionale Coscienza di Krishna), Alessandro D’Alessandro del Soka Gakkai, il reverendo Mark Dunnam della Chiesa Episcopale Americana di Firenze, Don Alfredo Jacopozzi e Don Massimo Marretti della Diocesi di Firenze.
L’incontro è promosso dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale toscano alla luce del dettato statutario che prevede la promozione del dialogo tra culture ed etnie diverse, per le quali spesso la religione è elemento identitario.
I prossimi incontri si incentreranno su come il dialogo interreligioso venga vissuto nel mondo del lavoro e nelle realtà di associazionismo e volontariato nell’ottica di un rafforzamento della conoscenza reciproca che sia comprensione, rispetto e accoglienza del messaggio della diversità come ricchezza collettiva

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: 2% [?]

L’Islam siciliano

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 13 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

La Fondazione Orestiadi di Gibellina ospita fino al prossimo 15 maggio la mostra «L’Islam in Sicilia, un giardino tra due civiltà» . L’esposizione comprende quattro sezioni: l’eredità classica araba, curata dall’archeologa Alessanda Bagnera; la continuità dei rapporti artistici e culturali tra la Sicilia e il mondo arabo islamico a cura di Enzo Fiammetta; le permanenze antropologiche nel percorso curato da Antonino Cusumano e Giuseppe Aiello; l’arte contemporaneaa cura di Achille Bonito Oliva, viva testimonianza dell’attività creativa realizzata in occasione delle residenze di artisti delle due sponde del Mediterraneo a Gibellina e a Dar Bach Hamba a Tunisi.

“La Sicilia -evidenziano gli organizzatori dell’evento- ideale punto strategico d’incontro e di confronto delle culture del Mediterraneo con l’Islam conobbe un momento importante della sua storia ricco di conseguenze. Rivisitare questo momento storico è un voler riprendere le trame di un tessuto molto complesso di antichi valori, di linguaggi, di tradizioni che si intrecciano in una affascinante variegata realtà brillantemente sfaccettata”.

In mostra anche i «prisenti», ossia i drappi processionali, ispirati dai doni che i pellegrini islamici portavano in offerta alla Mecca, realizzati per il Comune di Gibellina fin dagli anni ’80, in occasione della festa di san Rocco, firmati da artisti tra cui Carla Accardi e Alighiero Boetti.
All’interno della interessante sezione multimediale curata da Lorenzo Romito è esposto, tra gli altri progetti, «Il tappeto volante», una installazione del collettivo Stalker, che ha fatto il giro delle capitali del mondo arabo e che per la prima volta giunge in Sicilia. Il «Tappeto» realizzato dalla comunità curda di Roma, con 44mila corde e pendagli in rame, riproduce in scala reale metà del soffitto ligneo a muqarnas della Cappella Palatina di Palermo.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: unranked [?]

Viaggio nei luoghi dello spirito

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 10 - 2012 2 COMMENTS

di Moreno Migliorati

Sarà inaugurata dopodomani, giovedì 12 aprile, la mostra “Architetture di Luce”, dell’artista argentina  Karina Chechik. Si tratta di un  viaggio attraverso quelli che sono i luoghi della spiritualità, ma soprattutto un percorso di mostre itineranti   che toccano importanti luoghi di cultura.
La mostra giunge a Roma, ospitata presso l’Istituto Nazionale di Studi Romani, prima di fare ritorno dall’altra parte dell’oceano dove sono previste altre due “tappe”: una presso il Frost Museum di Miami ed una presso il Museo Judio  di Buenos Aires, dopo aver toccato la città di Torino con un’esposizione al Museo del Design GH ed essere partita nel maggio del 2011 dal Museo della Cattedrale di La Plata (Argentina). Il progetto artistico (che comprende circa una quarantina di opere)  infatti è un vero proprio percorso attraverso quelli che sono i luoghi della spiritualità, che non necessariamente sono individuabili in luoghi di culto, ma possono anche essere rappresentati da ambienti naturali.
Di fatto però l’attenzione dell’artista si focalizza su i luoghi dello spirito, chiese, sinagoghe, moschee, e su città  come Torino, Roma, Barcellona, New York, Gerusalemme, Miami e Buenos Aires.
Per questa tappa romana sono state realizzate ed inserite opere rappresentanti scorci storici e mistici della città di Roma, riuscendo a valorizzarne ed amplificarne  la spiritualità, grazie ad un abilissimo uso della  luce, tentando di unire la leggerezza dell’essere alla forza  della natura e della storia.
Un’ architettura fatta di luce,  un’idea legata al mondo della spiritualità, dove ogni singolo ritrova parte della sua dimensione ed ogni scorcio, in fondo, appartiene a chiunque.
“L’Italia”, dice l’artista, “è come una mia seconda casa e sono contenta che il mio progetto abbia trovato immediato consenso in quelle che sono storicamente le due capitali della Vostra Nazione, città riconosciute internazionalmente come  le capitali spirituali  d’Italia”.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: unranked [?]

Nell’abbraccio del digiuno

Posted by Giuseppe Maiese On marzo - 19 - 2012 ADD COMMENTS

Il camaldolese Giannoni: «Digiuno, abbraccio alla vita»
Nel prefazio del Mercoledì delle Ceneri il digiuno è descritto come la via che aiuta a «vincere le passioni, elevare lo spirito e infondere la forza». Benedetto XVI lo ha definito «un’arma spirituale» e lo ha indicato come «terapia» che «contribuisce a conferire unità fra corpo e anima». Insieme con la preghiera e la carità, l’astinenza dal cibo è una delle pratiche penitenziali che la Quaresima propone per «sconfiggere il male», come verrà annunciato nella Veglia pasquale. «Certo, l’osservanza del digiuno non è un atto masochistico. Non è mortificazione, ma “vivificazione” perché è opera positiva personale e comunitaria», spiega l’eremita camaldolese don Paolo Giannoni.

Nella sua «oasi» di preghiera e incontro, a Mosciano, sopra Firenze, il religioso ha fra le mani la Bibbia. E già nelle prime pagine della Scrittura il Signore comanda all’uomo di non consumare il frutto proibito. «La prima forma del digiuno – afferma don Giannoni – è quella dal peccato. In quest’ottica il tempo favorevole che porta alla Pasqua ci permette di comprendere che il medico non ci ferisce ma ci guarisce».

Nei Vangeli il digiuno torna più volte. Dopo i quaranta giorni che Gesù trascorre nel deserto, risponde a Satana che «non di solo pane vivrà l’uomo». «Il digiuno – sottolinea il camaldolese – consente di accogliere la ricchezza di un “oltre” della grazia. Facendo un ulteriore paragone medico, aggiungerei che non basta vincere la malattia, ma occorre avere forza. Ecco l’”oltre” penitenziale che sprona al cambiamento. Ma il Signore ci dona anche un “oltre” di gloria con la trasfigurazione: a tutti noi è dato di essere conformati a Dio». Un invito alla conversione che «esclude ogni esibizione e ostentazione. Ce lo dice in particolare la Quaresima che esorta ad avere l’atteggiamento silenzioso e nascosto di Gesù». È quanto si legge nel Vangelo di Matteo quando Cristo raccomanda di profumarsi il capo e lavarsi la faccia per non essere ipocriti.

La scelta di privarsi del cibo ha un ulteriore significato: sollecita a prendersi cura delle situazioni di difficoltà e a coltivare lo stile del Samaritano. «Il digiuno – precisa don Giannoni – è impegno di compassione, prima di tutto unendoci alla passione del Signore. La comunione nella preghiera ci lega a Cristo, specie nell’Eucaristia. Da qui viene la seconda comunione, quella con i fratelli sofferenti».

L’eremita suggerisce un percorso da seguire, rifacendosi alla spiritualità del suo Ordine. «Accettiamo la proposta educativa di san Benedetto il quale ricorda che almeno in Quaresima possiamo abbracciare la vita secondo austerità. Perciò anche l’astinenza non sia soltanto da cibi e bevande. Ci può essere quella dal sonno, anche se forse è bene l’opposto nel senso di allungare il tempo del riposo invece di passare troppe ore davanti alla tv. Oppure può essere consigliata la rinuncia alla loquacità, vale a dire alle chiacchiere e al rumore, all’uso compulsivo del computer, all’invio di messaggini superflui. E c’è anche un’astinenza dallo svago che può avere il volto dello schermo, della discoteca o delle feste. Di fatto il Signore presenta il paradosso di un diminuire aggiungendo qualcosa al consueto impegno del nostro servizio. Così il digiuno porterà a un “di più” superando il nostro “troppo”».

Una strada che può essere declinata anche a livello parrocchiale. «Alla liturgia di queste settimane possiamo dare un tono austero con alcuni “santi segni” come l’assenza di fiori o il silenzio musicale. Inoltre, di fronte a raccolte talora sbrigative, può essere favorita una forma di Quaresima familiare con piccoli gesti in casa: come al venerdì una preghiera durante la cena o al martedì un pasto frugale in comunione con i poveri».
Un’indicazione arriva persino dall’attuale situazione economica. «Il Censis – spiega don Giannoni – ci fa cogliere la sorpresa di una mentalità che torna ai valori autentici e abbandona il consumismo. La crisi diventa, quindi, benedizione per conformarci alla volontà di Dio». Tutto ciò genera tristezza? «No – conclude il camaldolese –. Dall’energia dello Spirito di Dio il cuore ha una creativa ricchezza e sperimenta che “si è più beati nel dare che nel ricevere”, come annotano gli Atti degli Apostoli».

Popularity: unranked [?]

Il Cortile dei Gentili a Palermo

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 16 - 2012 ADD COMMENTS

”Cultura della legalità e società multireligiosa”: sara’ il tema della prossima tappa siciliana del Cortile dei Gentili, la struttura del Pontificio Consiglio della Cultura dedicata al dialogo tra credenti e non credenti. A Palermo, il 29 e il 30 marzo,il tema sociale della legalità si confronterà con quello del dialogo interreligioso.
”Il diritto e’ una componente sociale che, per un errato luogo comune, trova in Palermo il luogo dello sfregio – spiega il card. Gianfranco Ravasi, presidente del dicastero -. Ma il capoluogo siciliano e’ anche luogo di istituzioni e realtà culturali e pastorali che dimostrano l’importanza della dimensione ecclesiale e morale per combattere la mafia, passando attraverso le coscienze e l’educazione della gioventù”’. ”Il fatto che gli organizzatori abbiano insistito che fossi io a tenere la lezione introduttiva, il 29 a Monreale – spiega il card. Ravasi – dimostra la volontà di rilanciare ufficialmente l’impegno della Chiesa contro l’illegalità e ogni degenerazione del diritto”.

L’incontro proseguirà la giornata successiva con gli interventi di numerose personalità, quali Nando Dalla Chiesa, Remi Brague, Francesco D’Agostino, Gian Enrico Rusconi, Giuliano Amato, Ugo Perone, riunite a Palazzo Steri a partire dalle ore 9,30. L’evento si concluderà, nella serata, sul Sagrato della Cattedrale, dove sono invitati a partecipare tutti i palermitani e gli abitanti dell’isola, per uno scambio aperto di esperienze.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: unranked [?]

Ciro il pagano salva dell’esilio (IV Domenica)

Posted by fuserteo On marzo - 15 - 2012 ADD COMMENTS
Ciro II di Persia (590 a.C. – 529 a.C), noto come Ciro il Grande, fu imperatore persiano e fondatore della dinastia degli Achemenidi. Succedette a suo padre Cambise I, liberò i Persiani dal dominio dei Medi e fu l’erede naturale delle grandi monarchie mediorientali. Ciro II unificò sotto il suo regno le varie tribù iraniche, conquistò Babilonia nel 539 senza combattere, ma con un’abile politica di propaganda; infatti, approfittò della particolare strategia politica del sovrano babilonese, che al culto del dio Marduk sostituì quello assiro. Ciro II pensò di proclamarsi figlio di Marduk, così fece cacciare dal popolo il sovrano mesopotamico e venne accolto come salvatore. Emise anche un editto che consentiva agli ebrei di fare ritorno alla loro patria e di porre fine alla cattività babilonese. In questo modo il sovrano controllò anche l’area fenicio-palestinese. Conquistò anche alcune regioni ai confini nordorientali della Persia, si assicurò il controllo della Siria e delle città fenicie, estendendo i confini del suo regno, che mantenne integro attraverso una politica avveduta, fondata nel conferire libertà ai popoli sottomessi e nel rispetto delle loro usanze. Fece spostare la capitale da Pasargade a Persepoli, abbellendola e arricchendola tanto che diventò una stupenda città di arte amministrata con giustizia. Morì nel 529 a.c. combattendo contro gli sciti messageti e fu sepolto a Persepoli; il suo successore fu il figlio Cambise II. Ciro II viene ricordato come un grande comandante militare, come un sovrano illuminato, amante dell’arte e della cultura, attuò una politica libertaria, fatta di autonomie locali, ma destinata purtroppo in breve tempo al fallimento. 
«Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: Io l’ho preso per la destra..».
Inizia così la prima lettura di questa domenica, tratta dal libro di Isaia (45,1.4-6). A scrivere è qui, come insegnano gli studiosi, un profeta anonimo chiamato convenzionalmente “il Secondo Isaia” perché la sua opera è confluita nel volume del grande profeta di Giuda vissuto nell’VIII sec. a.C. Ora, invece, siamo nel VI sec. a.C. e Israele sta vivendo da anni l’esilio babilonese, ma ecco sorgere all’orizzonte l’astro di Giro. In ebraico il suo nome è Koresh, modulato sul persiano Kurush, un nome dal significato ignoto, anche se alcuni ipotizzano che volesse dire “pastore”. Un nome che nella Bibbia ricorre ben 22 volte, in Isaia, Daniele, Esdra e nei due libri delle Cronache.
Di lui ci parlano anche gli storici greci Erodoto e Seno- fonte. Aveva ereditato il nome dal nonno (per cui, più correttamente, egli è Ciro II); suo padre era Cambise I e Ciro chiamò con questo nome il proprio figlio e successore, Cambise II. Egli proveniva dalla Persia, ove aveva posto la sua capitale nella città di Pasargade. Di là Ciro era partito dilagando attraverso una serie impressionante di conquiste che dettero origine al più grande impero mai visto fino a quel momento. Sottomise nel 549 a.C. la Media; poi fu la volta della Lidia (546) e, infine, cadde anche la gloriosa e immensa Babilonia (539).
Con molta abilità, anziché reprimere nel sangue le velleità nazionalistiche, egli adottò una politica di tolleranza e di relative autonomie. Gosì, con un editto, permise agli Ebrei deportati a Babilonia, dopo la distruzione di Gerusalemme del 586 a.C., ad opera del re babilonese Nabucodonosor, di rientrare in patria e di ricostruire il loro tempio.
Questo editto è citato in apertura al libro di Esdra: «Gosì dice Giro re di Persia: Il Signore, il Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio in Gerusalemme, che è in Giudea. Chi di voi proviene dal suo popolo abbia il suo Dio con lui e torni a Gerusalemme di Giudea e ricostruisca il tempio del Signore Dio di Israele: egli è il Dio che dimora in Gerusalemme. Ogni superstite, in qualsiasi luogo sia immigrato, riceverà dalla gente di quel luogo argento e oro, beni e bestiame con offerte generose per il tempio di Dio che è in Gerusalemme» (Esdra 1,2-4).
La politica liberale di Ciro in materia religiosa trovò consensi entusiastici in alcuni Ebrei esuli, tra i quali si distingue appunto il Secondo Isaia. Si spiegano così gli appassionati oracoli che egli riserva all’imperatore persiano, giungerido fino al punto di chiamarlo “messia”, cioè mio “consacrato”: è questo nell’originale ebraico il termine usato nel brano dell’odierna liturgia, rneshihò, “suo messia”, tradotto dalla Bibbia liturgica in «suo eletto».
Ciro è visto dal profeta come consacrato dal Signore per una missione di liberazione nei confronti di Israele: è Dio stesso a prenderlo per mano intronizzandolo e guidandolo di vittoria in vittoria. Il profeta marca questo aspetto per convincere molti Ebrei, ormai abituati a vivere in esilio ove avevano costruito case e impiantato commerci, a prendere la via avventurosa del ritorno in patria, accettando il mutato clima politico instaurato da Ciro il Grande, che morirà in battaglia nel 530 a.C.
Autore: 
Gianfranco Ravasi

Popularity: unranked [?]

“Il volto di Gesù nel cinema e nella letteratura”

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 14 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

“Gesù nostro contemporaneo”: è stato questo il tema dell’evento internazionale promosso dal Comitato per il progetto culturale della Cei e che anche quest’anno è stato ripreso dall’Acec per promuovere nelle sale di comunità manifestazioni dedicate al tema “Il volto di Gesù nel cinema e nella cultura”. L’iniziativa è rivolta alle sale di tutta Italia; fra queste ne saranno selezionate una cinquantina impegnate a realizzare un ciclo di incontri (con film, dibattiti, spettacoli teatrali) nel periodo dal 1° aprile al 15 giugno 2012.

Per l’occasione è stato realizzato un supplemento alla rivista SdC, dedicato al tema: “Il volto di Gesù. Riflessi e presenze”. Vi si trovano articoli sulla figura di Cristo nel cinema e nel teatro, nell’arte e nella letteratura. “Dopo duemila anni – scrive Francesco Giraldo nell’introduzione – non è per nulla semplice rendere visibile un Volto che si è perso spesso nelle nebbie delle vicende umane e nella complessità della storia del pensiero. Non si ha a che fare con un santino, una statua, un dipinto, una storia, un affabulazione”. Rendere contemporaneo il volto di Gesù – prosegue – “è essere dei rabdomanti alla ricerca di quelle sembianze sparse nel cinema, nell’arte, nel teatro e nella letteratura. Per esperire la contemporaneità del Volto di Gesù è necessario esperire quello scarto che consente di scorgere l’ineffabile”.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: unranked [?]

Letteratura e sacre scritture

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 5 - 2012 1 COMMENT

di Moreno Migliorat

Incrociando esegesi religiosa, letteratura, ricerca filosofica e riflessione teologica una serie di incontri per affrontare, attraverso sguardi diversi, quattro testi letterari in cui grandi autori del secolo scorso hanno ripreso episodi delle Sacre Scritture. È lo spirito del progetto “Riscritture” ideato da Amici di Torino Spiritualitàin collaborazione con il Circolo dei Lettori, al via alle 21 di oggi nelle sale di via Bogino 9 a Torino.

Si inizia oggi con “Caino” di Josè Saramago commentato dallo scrittore Antonio Scurati. Lunedì prossimo sarà la volta di “Giobbe” di Joseph Roth commentato dal biblista Piero Stefani. Capolavoro del grande autore mitteleuropeo, il romanzo narra la storia di Mendel Singer, un uomo semplice e devoto, che insegna la Torah ai bambini in una remota provincia della Russia orientale. Le disgrazie che si abbattono con violenza sulla sua famiglia gli fanno perdere l’orientamento e la fede in Dio. Ma la vita ha in serbo per lui un risvolto inatteso. Seguirà “Giuditta” di Mario Brelich, commentato dalla teologa Lilia Sebastiani, un saggio romanzato che ripercorre la vicenda di Giuditta, eroina dell’antichità che affida la salvezza del suo popolo alla propria bellezza. Concluderà il ciclo di incontri il capolavoro di Thomas Mann “Giuseppe e i suoi fratelli” commentato dal critico letterario Piero Boitani.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: unranked [?]

Assisi Suono Sacro 2012

Posted by Moreno Migliorati On febbraio - 13 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

È online il bando per partecipare al Concorso Internazionale Assisi Suono Sacro 2012. L’iniziativa, voluta dall’omonima Associazione con il patrocinio e la collaborazione della Simc (Società italiana Musica Contemporanea), è diretta a compositori di qualsiasi nazionalità e ha come principale obiettivo promuovere nuove produzioni di musica sacra e/o di ispirazione spirituale riconoscendo alla musica la straordinaria capacità di dar espressione ai valori spirituali dell’uomo.
Tema del concorso per il 2012 è una composizione (anche edita) per pianoforte solo della durata massima di 10 minuti che affronti, appunto, il tema della spiritualità.
Assisi Suono Sacro è un progetto musicale attorno ad Assisi e all’universo musicale che più naturalmente gli è congeniale: la musica sacra e più in generale spirituale. Il tutto all’insegna dello spirito francescano e della valorizzazione di Assisi come centro spirituale internazionale. L’Umbria, lo spirito Assisi e di Francesco sono quindi i pilastri di ispirazione della filosofia dell’Associazione, che è quella di testimoniare, grazie a quel potente strumento che è la musica, messaggi di rinnovamento e di solidarietà, creando nuovi modi di pensare, produrre e fruire la musica.
Il focus del progetto attorno a cui ruota Assisi Suono Sacro è pertanto il recupero della fonte originaria del suono, ovvero, da sempre, la sua dimensione sacra: farla uscire dalle categorie consuete, create da convenzioni sociali e dai limiti geografici e storici.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: unranked [?]

“Gesù nostro contemporaneo”

Posted by Moreno Migliorati On gennaio - 30 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

Chi è Gesù per me oggi? È persona viva di cui sentiamo tuttora il fascino o è un’immagine del passato, una religione cristallizzata in dottrina? L’evento dal titolo “Gesù nostro contemporaneo”, organizzato dal Comitato per il progetto culturale della Cei, si propone di rispondere a queste e ad altre domande.
Si tratta di un dibattito pubblico, a cui sono state invitate ad intervenire svariate personalità del mondo laico e religioso, che si terrà dal 9 febbraio all’11 febbraio 2012 nella città di Roma presso tre strutture differenti: l’Auditorium Conciliazione e la Sala Coro, l’Università LUMSA e la Sala Pio X.
Una ventina di seminari affronteranno la figura di Gesù attraverso molteplici prospettive: storica, nel rapporto fra Cristo e la Chiesa, nelle diverse religioni, nell’arte, nel cinema, nella musica, nella fotografia e nella letteratura. Ci saranno presentazioni di libri sull’argomento, testimonianze, concerti ed eventi artistici e culturali.
All’incontro di apertura dal titolo “Accadde a Dio in Palestina” sarà presente il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
Nel corso della giornata interverrà anche il rabbino David Rosen, direttore del Dipartimento per gli Affari Interreligiosi dell’American Jewish Committee, il biblista Romano Penna e i giornalisti Paolo Mieli e Sandro Magister.
All’incontro di discussione sul tema “Gesù di Nazareth” parteciperanno il cardinale Angelo Scola, il teologo Thomas Söding, il capo della Comunità ebraica di Venezia Elia Enrico Richetti. Della giornata di venerdì citiamo l’incontro “I giovani e Gesù”, una conversazione con il cantautore Roberto Vecchioni, il docente di teologia Fondamentale Armando Matteo e lo scrittore Alessandro D’Avenia, moderato dal giornalista Alessandro Zaccuri; e inoltre “Gesù e il dolore degli uomini” con Mons. Rino Fisichella, lo psichiatra Manfred Lütz e il giornalista Tony Capuozzo. All’incontro conclusivo sarà presente il cardinal Camillo Ruini. Qui è possibile consultare il programma complessivo dell’evento.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: unranked [?]

Una Porta verso l’Infinito

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2012 ADD COMMENTS

SULLA VIA DELLA BELLEZZA: PROSEGUE IL

PROGETTO “UNA PORTA VERSO L’INFINITO”

 

Monsignor Fisichella: “‘L’arte è espressione e rappresentazione del Vangelo”

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 13 gennaio 2012– Prosegue il percorso tracciato da Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte, il progetto promosso dall’Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, che vuole essere una riflessione sull’arte come strumento di trasmissione della fede.

Domani mattina questa “Porta” si riaprirà nuovamente per condurci Sulla via della bellezza, come suggerisce il titolo della conferenza che si svolgerà alle 10.30 nella Sala Rossa del Palazzo Apostolico Lateranense.

«Il convegno intende approfondire le ragioni teologiche e culturali che animano il progetto – spiega a Zenit, don Walter Insero, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali e direttore del progetto -. Grazie alle diverse prospettive che i relatori ci offriranno, rifletteremo sul rilancio della nuova evangelizzazione nella città di Roma, mettendo a fuoco principalmente l’arte e la comunicazione».

In questa via della bellezza, infatti, incontreremo tre illustri protagonisti: monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione; l’architetto Paolo Portoghesi, docente della Sapienza Università di Roma e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.

Accogliendo l’invito formulato da Benedetto XVI al convegno diocesano dello scorso giugno a percorrere la strada dell’arte per avvicinare alla fede, i relatori si confronteranno sul tema dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, attraverso tre differenti prospettive – quella teologica, artistica e della comunicazione – mediante la via della bellezza, “che conduce a Colui che è, secondo  Sant’Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova”.

Il linguaggio dell’arte, dunque, vissuto come una traccia da perseguire per arrivare alla strada privilegiata che porta direttamente a Dio e alle meraviglie del Creato, diventando, di conseguenza, strumento per la Nuova Evangelizzazione.

Proprio di questo Zenit ha parlato con monsignor Fisichella che ha dichiarato alla nostra agenzia come la via della bellezza sia “una via maestra”.

“Il cristianesimo dalle origini – spiega il presule – ha avuto con l’arte un rapporto privilegiato, poiché essa, nel susseguirsi di venti secoli di storia, attraverso capolavori di musica, poesia, pittura e scultura, non ha fatto altro che esprimere e comunicare la bellezza del Vangelo”.

Per tanto tempo, però, prosegue monsignor Fisichella, “la teologia ha comunicato solo con la filosofia”, e questo “se da una parte è stato positivo perché ne ha approfondito i contenuti”, dall’altra “ha impoverito la presentazione del Vangelo a mera scienza”.

“Credo, perciò, che sia importante non dimenticare che nel dialogo tra il teologo e il filosofo sia necessaria la presenza dell’artista – sottolinea il vescovo – perché il Vangelo non può essere solo ascoltato, il Vangelo è una persona, che va vista!”.

La rappresentazione del Vangelo è quindi “rappresentazione di Cristo stesso, del mistero di salvezza che supera la morte per esprimere l’amore e la vita”. Il teologo e il filosofo, aggiunge il presule, “devono riconoscere che il linguaggio usato dall’arte è un linguaggio più immediato, che va molto più al di là, nella comunicazione, di quanto possano fare la filosofia e la teologia”.

In conclusione, recuperare la via della bellezza, secondo monsignor Fisichella, vuol dire “recuperare, da un punto di vista teologico, il percorso della contemplazione”.

La bellezza, infatti, “per sua stessa natura, rapisce in essa e ci fa fermare, come il mistero che la fede presenta, che va contemplato e vissuto. In un periodo come il nostro, dove sembra che la bellezza venga meno, riproporla è una ‘provocazione’ necessaria su cui bisogna soffermarsi e riflettere”.

Il convegno di domani è il primo della serie di incontri promossi nell’ambito del progetto Una porta verso l’Infinito per l’anno 2012. L’iniziativa, che ha preso il via il 22 dicembre 2011 con il concerto su musiche di Mendelesshon e Schumann, nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, e ha visto la partecipazione del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, prevede, inoltre, per questo nuovo anno, un calendario ricco di eventi relativi alla musica, al teatro, al cinema e alle arti figurative.

Per maggiori informazioni circa il programma e le date degli eventi, consultare il sito www.ucs.it alla voce Una porta verso l’infinito.

Popularity: unranked [?]

Schittino & Giona il “Ribelle”

Posted by marilena marino On gennaio - 20 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Schettino e Giona il profeta ….
Schittino scarcerato: è scontro tra gip e Procura
È duello legale sul caso del comandante della Concordia, Francesco Schettino. “Non sussiste il pericolo di fuga, né quello di inquinamento delle prove: Francesco Schettino, secondo il gip di Grosseto, potrebbe invece reiterare il reato”, queste le motivazioni per cui il giudice di Grosseto ha concesso i domiciliari per il comandante della Costa Concordia, naufragata a largo dell’isola del Giglio sabato scorso. Di tutt’altro avviso la Procura di Grosseto, secondo la quale Schettino potrebbe fuggire: per questo il pm annuncia ricorso al tribunale del Riesame. Il comandante, intanto, si trova nella sua casa di Meta di Sorrento.

Ai giornalisti che chiedevano se nell’inchiesta sul naufragio della nave Costa Concordia ci siano altri indagati, il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, ha risposto: “No, non ci sono altri indagati”, smentendo così le indiscrezioni che stanno circolando tra i mass media nelle ultime ore. Verusio ne ha parlato ricevendo per alcuni minuti nel suo ufficio i giornalisti. Al momento, quindi, gli indagati restano il comandante della nave, Francesco Schettino, e il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio.
Ci sono due verità, sul banco del gip di Grosseto, che martedì sera ha deciso – spiazzando la procura – gli arresti domiciliari per il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. Una è quella dei pm, della Capitaneria di porto di Livorno, dei vertici della Costa Crociere, dei naufraghi e dei testimoni del disastro del Giglio. È la più difficile da accettare. Questa verità racconta di un cambio di rotta improvviso della Costa Concordia, dell’eccessivo avvicinamento all’isola per un “inchino”, di uno scoglio segnalato e tuttavia preso in pieno. Poi, si concentra sulla catena di errori compiuti da Schettino: il mancato allarme nonostante la nave fosse in balia del mare, il ritardo nell’evacuazione. Infine, insiste sul punto più grave, l’abbandono della nave e persino il tentativo di inquinamento delle prove, mentre nel buio degli abissi si consumava la tragedia costata la vita – per ora – a undici persone.

L’altra, “verità”, è quella del comandante della Concordia. Che, sentito martedì volta dagli inquirenti, ha raccontato la sua versione del naufragio: uno scoglio apparso all’improvviso e non segnalato dalle carte nautiche, una manovra eroica che ha salvato la vita di migliaia di persone, la caduta involontaria nell’acqua, l’impossibilità di risalire sulla nave perché «troppo inclinata».

Due versioni opposte. Due naufragi diversi. Non fosse che in mezzo, a parlare di quella notte dalle televisioni di tutto il mondo, ora c’è una telefonata. Anzi, tre. Sono quelle intercorse tra lo stesso Schettino e il capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno Gregorio De Falco venerdì, poco dopo il naufragio. Già lunedì ne era stato reso noto il contenuto, ma ieri è stato trasmesso in viva voce. Lasciando tutti senza parole. Schettino, durante quelle conversazioni mente, e spudoratamente. Si contraddice. Racconta di essere a bordo della nave, poi d’essere giù. Non sa rispondere alle domande concitate di De Falco, che gli intima di riferire quante donne, quanti bambini siano in pericolo, che gli ripete, quasi all’infinito, di tornare indietro, di percorrere quella scaletta al contrario e riprendere in mano la situazione. È la voce dell’onore contro quella dell’irresponsabilità, dell’esitazione. «Ma qui è tutto buio…», balbetta Schettino, mentre l’altro gli intima ancora, con voce perentoria e quasi esasperata: «E che vuol fare, andare a casa? Torni a bordo!».
Soddisfatto invece il legale di Schettino, Bruno Leporatti. Che torna a sostenere quella verità quasi incredibile: che l’uomo avrebbe salvato «centinaia, anzi migliaia di vite», che non ci sarebbe stata alcuna fuga, tanto meno un ammutinamento, come raccontato dai testimoni, secondo cui sarebbero stati altri membri dell’equipaggio a far scendere i passeggeri ravvisando lo stato confusionale in cui versava il comandante. «Non si può mandare in carcere una persona solo per l’opinione pubblica», conclude poi.
Interessante il parallelo con Giona e la sua storia nelle letture del 22 Gennaio 2012. lui è un profeta al quale Dio ha dato l’ordine di andare a Ninive per predicare il suo giudizio con l’obiettivo di offrire una possibilità di salvezza ai Niniviti. Abbiamo visto la volta scorsa come questo fosse per lui un ordine strano, perché fino a quel momento Dio aveva mandato i suoi profeti esclusivamente al suo popolo eletto, Israele e non a popoli stranieri; in più i Niniviti erano i peggiori nemici di Israele, conosciuti come dei guerrieri carnefici e spietati, tutt’altro che meritevoli della grazia di Dio. Perciò Giona decide di non ubbidire e di scappare il più lontano possibile, compra il biglietto per Tarsis e si imbarca convinto che tutte le circostanze stiano andando a suo favore. Ma, poco dopo la partenza, Dio scatena una tempesta così forte che la nave sta per rompersi e Giona è così tranquillo da riuscire ad addormentarsi nel fondo della nave, mentre il resto dell’equipaggio, capitano compreso, pregano i loro dei e fanno di tutto per alleggerire la nave. Giona non si pente nemmeno sotto la pressione del capitano e dei marinai, pur sapendo che la tempesta era stata mandata da Dio per colpa sua. Alla fine decide che la soluzione è morire piuttosto che pentirsi e chiede ai marinai di gettarlo nel mare. Questi ultimi sono costretti a farlo, anche perché tutti i loro sforzi per riportare la nave a riva sono vani e non appena Giona tocca l’acqua la tempesta si calma. I marinai sono terrorizzati e cadono in ginocchio adorando il Dio del cielo, che ha fatto la terra e il mare!

Giona sprofonda nel mare… e cosa succede? Notate che tipo di preghiera rivolge a Dio: non si tratta di una richiesta di aiuto ma di una preghiera di ringraziamento per l’aiuto già ricevuto; Giona non chiede a Dio di salvarlo dal grande pesce ma lo ringrazia per averlo salvato da una morte certa nel fondo del mare. Notate anche che Giona prega dalla pancia del pesce (v2), perciò è cosciente pur trovandosi in un luogo che apparentemente non permetterebbe a nessuno di continuare a vivere. Era cosciente abbastanza per realizzare che Dio lo aveva salvato dalla morte per annegamento. Con questo voglio dire che la prima cosa che succede non appena Giona viene gettato nel mare non è l’arrivo del grande pesce, ma il suo grido di angoscia e di aiuto verso Dio: deve aver trascorso un bel po’ di tempo nell’acqua prima di essere inghiottito dal pesce e sicuramente deve aver pregato mentre sprofondava negli abissi; d’altronde era la cosa più normale che un figlio di Dio in pericolo avrebbe fatto e questo è confermato dalle sue stesse parole (v8). Perciò, quando leggete questo capitolo ricordatevi che quando Giona parla della sua angoscia si sta riferendo al tempo trascorso nell’acqua e non a quello trascorso nella pancia del pesce: per Giona l’acqua fu la minaccia di morte, ma il grande pesce fu la sua salvezza provveduta da Dio.

1. NONOSTANTE LA NOSTRA COLPA

Dio aveva chiesto a Giona di andare a Ninive ma Giona ha preso la strada opposta: aveva disubbidito volontariamente e stava fuggendo da Dio, perciò era colpevole. Per questo motivo Dio aveva mandato la tempesta. Per questo stesso motivo Giona si trovava nel fondo del mare. Notate che la preghiera di Giona fu spinta dal pericolo non da un sentimento di devozione verso Dio, Giona prega perché sta per morire non perché si diletta nel parlare con Dio. In fondo, meglio pregare costretti da qualche motivo piuttosto che non pregare per niente, no? E’ poco probabile che ogni figlio di Dio preghi sempre spinto da motivi puri e santi, anche perché i nostri desideri e la volontà di Dio spesso sono in conflitto tra loro. Giona prega e si arrende a Dio perché si rende conto che Dio è la sua ultima e unica speranza di salvezza: come molti di noi oggi, considera la volontà di Dio come qualcosa a cui aggrapparsi nelle situazioni di emergenza non come qualcosa da vivere ogni giorno della propria vita! Giona è completamente colpevole, però prega e nonostante la sua colpa Dio gli risponde.

Se ti stati chiedendo “Ho ancora speranza? Avrà Dio misericordia di me e ascolterà il mio grido di angoscia?” fatti coraggio con Giona. La sua angoscia era il risultato della sua colpa, ma Dio gli ha risposto dandogli un’altra possibilità. Salmo 107.10-15 “Altri dimoravano in tenebre e in ombra di morte, prigionieri nell’afflizione e nelle catene, perché si erano ribellati alle parole di Dio e avevano disprezzato gli avvertimenti dell’Altissimo; perciò egli umiliò i loro cuori nella sofferenza; essi caddero, e nessuno li soccorse. Gridarono al SIGNORE nella loro angoscia ed egli li salvò dalle loro tribolazioni; li fece uscire dalle tenebre e dall’ombra di morte, spezzò le loro catene. Celebrino il SIGNORE per la sua bontà e per i suoi prodigi in favore degli uomini!” Se la tua angoscia, il tuo dolore, le tue difficoltà sono il risultato della tua disubbidienza, pentiti e grida al Signore: lui ti risponderà nonostante la tua colpa. Al v4 Giona si rende conto e accetta di trovarsi sotto la disciplina di Dio, non sono stati i marinai a gettarlo nel mare, ma Dio stesso: “Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto”. I marinai erano stati solo il mezzo attraverso il quale Dio ha esercitato la sua disciplina.

Ma Dio risponde…

2. NONOSTANTE IL SUO GIUDIZIO

Dio è arrabbiato con Giona, la sua disubbidienza richiede una punizione. Credo che niente ci renda così disperati nelle nostre angosce quanto il pensiero che esse siano la conseguenza del nostro peccato e probabilmente siamo convinti che se Dio è arrabbiato con noi è inutile pregare, tanto non ci ascolta. La situazione drammatica in cui si trova porta Giona ad affermare che “Dio lo ha cacciato lontano dal suo sguardo“. Interessante, al cap. 1 era stato Giona a voler fuggire dalla presenza di Dio, ora sta realizzando che cosa terribile è l’essere mandato via dalla presenza di Dio da Dio stesso: che grande contrasto! Ma nonostante questo Giona prega e chiede la liberazione a quello stesso Dio che lo ha gettato nel profondo dell’oceano… e quel Dio che è così arrabbiato con lui compie un miracolo per salvarlo.

Giona era colpevole, aveva disubbidito volontariamente a Dio perciò si sentiva e si trovava realmente sotto il giudizio di Dio. Ma invoca comunque il suo Dio, perché quando andiamo a lui in preghiera con un cuore sincero Dio risponde nonostante la nostra colpa, risponde nonostante il suo giudizio e

Dio risponde…

3. NONOSTANTE LE CIRCOSTANZE IMPOSSIBILI

La situazione in cui si trova Giona è veramente critica: “Le acque mi hanno sommerso; l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. Sono sprofondato fino alle radici dei monti; la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre…”

Ma immaginate di dovervi trovare in mare aperto nella situazione in cui Giona si trovava: fu gettato in mare nel bel mezzo di una tempesta, perciò deve aver bevuto tanta di quell’acqua da farlo vomitare. Chissà quanto alte saranno state le onde, tanto alte che Giona dice di esserne stato travolto e sommerso. Inghiottito dal mare Giona va sempre più verso il fondo e mentre scende continua a bere, l’aria comincia a mancargli e come se non bastasse una massa di alghe gli si attorciglia alla testa e sul collo e immagino che deve essere stato qualcosa di viscido e schifoso. Probabilmente Giona cerca di liberarsene ma l’aria comincia veramente a essere poca e soprattutto la paura aumenta… la discesa verso il fondo non si ferma, Giona dice di sprofondare fino alle radici dei monti, non solo si sente inghiottito dal mare ma anche la terra ha aperto la sua bocca e ormai il nostro caro profeta ribelle ha i minuti contati. v8 “quando la vita veniva meno in me”… L’aria è finita, Giona è rassegnato, non riesce a risalire dal fondo. E’ una scena terrificante, la situazione è drammatica e per Giona sembra veramente arrivata la fine… è umanamente impossibile rimanere vivo!

Non so perché, ma sembra proprio che nella vita cristiana i problemi e le angosce arrivino tutte insieme. Non vi capita così? Un problema tira l’altro, dopo un periodo di tranquillità le prove non arrivano un po’ alla volta, spesso ne arrivano due, tre insieme e ci sentiamo impotenti, spesso gettiamo la spugna perché consideriamo alcune circostanze davvero insormontabili, problemi impossibili da risolvere. A volte abbiamo come la sensazione che il Signore non stia ascoltando le nostre preghiere e arriviamo al limite delle forze, quasi disperati davanti alla realtà di una situazione che non ha vie di uscita: “E’ impossibile, non ce la farò mai… Sono così confuso, non vedo soluzioni… Come faremo ad andare avanti?…” Ma, quando le circostanze sembrano non lasciarti scampo, ricordati di Giona: era impossibile rimanere vivo, ormai era spacciato. Ma… “ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o SIGNORE, mio Dio! Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del SIGNORE e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo”. Per Giona era impossibile ma non per Dio. Dio risponde nonostante quelle che Giona sta vivendo siano circostanze impossibili. Dio permette che Giona viva delle circostanze al limite dell’impossibile prima di mandare un grande pesce a salvarlo. Spesso succede proprio così: Dio risponde quando tutto sembra ormai perso. Non è sempre così, ma molte volte Dio risponde “all’ultimo minuto”. Non so spiegare perché lo faccia eppure succede. Penso che un insegnamento in questo modo di operare ci sia: anche se non hai ancora una risposta devi continuare a pregare, perché Dio risponde. A Giona gli era rimasta ormai pochissima aria nei polmoni ma continua a pregare pur non avendo ancora ricevuto una risposta: “Quando la vita veniva meno in me,… la mia preghiera è giunta fino a te”. Quando senti di essere arrivato alla fine, ricordati che … “agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio”. Non smettere di gridare a Dio, perché egli risponde nonostante le circostanze che stai vivendo sono impossibili. Dio ci risponde quando gridiamo a lui nell’angoscia e nel pericolo, nonostante la nostra colpa, nonostante il suo giudizio, nonostante le circostanze impossibili… ma è anche vero che Dio a volte risponde

4. PER GRADI

Credo che possiamo essere certi del fatto che Giona non abbia chiesto a Dio: “Signore, ti prego, salvami mandando un grande pesce e fammi inghiottire da lui affinché possa restare tre giorni e tre notti nel suo stomaco, fino a quando non mi sputi sulla riva del mare!” Probabilmente la sua preghiera fu semplicemente: “Signore, lo ammetto, ti ho disubbidito.. ma, ti prego, abbi pietà di me e salvami!” A volte Dio non risponde alle nostre preghiere di liberazione con una liberazione totale o immediata! Spesso Dio risponde per gradi. E dobbiamo ammettere che quando risponde a questa maniera ci sembra quasi che la sua non sia una reale liberazione.

Lo stomaco del pesce difficilmente sembrerebbe una liberazione: immaginate Giona che si ritrova nella pancia del pesce dopo aver pregato, con tutto quello che si potrebbe trovare in un ambiente come quello, con tutta la puzza che ci potrebbe essere in un posto simile, dovunque tocchi è viscido… è buio… quasi sicuramente c’è più aria che nel fondo del mare ma comunque è molto poca… penso che Giona per qualche attimo deve aver provato una profonda paura e lo dico perché la Bibbia ci fa capire che è cosciente, perché prega dalla pancia del pesce! Ma nonostante tutto questo, Giona è vivo… è salvo… e contrariamente a quanto si sarebbe potuto aspettare, quel grande pesce fu la sua salvezza. Giona se ne rende conto, è cosciente abbastanza per piegare le sue ginocchia e ringraziare Dio. Non si lamenta dell’ambiente in cui si trova, accetta il “primo grado di salvezza” di Dio come la garanzia di una salvezza completa e conclude la sua preghiera con la grande affermazione: “La salvezza appartiene al Signore”. La risposta che io e Francesca ci aspettavamo non era certo di rimanere lì, eppure il Signore ha risposto proprio così!

Non disprezzare il parziale intervento di Dio, se sceglie di tirarti fuori dalla prova “per gradi” evidentemente lo sta facendo per uno scopo ben preciso. Sii grato a lui per qualsiasi risposta, anche se non ti sembra una reale risposta o se non è come te l’aspettavi. Perché Egli è il Dio della salvezza e puoi star sicuro che ti salverà dalla tua angoscia. Ricorda: la pancia del grande pesce è meglio del fondo del mare e delle alghe attorcigliate sulla testa.

La preghiera di Giona ci parla di un Dio che risponde alle nostre richieste di aiuto, sempre e nonostante la nostra colpa, il suo giudizio e le circostanze impossibili ci facciano pensare che non sia tenuto a risponderci. Dio risponde, anche se la sua risposta può sembrare a prima vista una parziale liberazione. Ma…

Giona ammette che nella sua vita ci sono stati degli idoli che lo hanno privato della grazia di Dio e delle sue benedizioni. Qual era stato il grande idolo di Giona? Il suo intenso patriottismo, era così concentrato sulla salvezza e la prosperità della sua nazione che si rifiutò di offrire la grazia di Dio ai nemici Niniviti. Non voleva in nessun modo che persone così malvagie e sanguinarie avessero anche la minima possibilità di potersi salvare. Un idolo porta via a Dio il primo posto nella tua vita e ti spinge alla disubbidienza, privandoti delle benedizioni che Dio vuole darti: Giona se ne rese conto, aveva capito che quando togli Dio dal trono della tua vita e ti arroghi il diritto di prendere l’ultima decisione, stai perdendo le sue benedizioni, la sua grazia. La risposta di Dio ha raggiunto il suo primo obiettivo: Giona ringrazia e da gloria a Dio!

Per spiegare questo punto è necessario andare avanti e anticipare per un attimo la fine della storia. Al cap. 3 Dio manda nuovamente Giona a Ninive. Giona ubbidisce, predica il giudizio di Dio e i Niniviti si pentono e “credono a Dio”. Alla fine del cap. 3 Dio, vedendo il pentimento dei Niniviti “si pentì del male che aveva detto di far loro e non lo fece”. Perciò nei primi 3 capp. c’è un parallelo tra l’esperienza di Giona e quella dei Niniviti: Giona disubbidì a Dio, Dio manda la tempesta come segno del suo giudizio, Giona grida a Dio nell’angoscia e Dio gli risponde dandogli una nuova opportunità. Lo stesso fu per i Niniviti: la loro malvagità era grande e aveva causato il giudizio di Dio, ma essi gridarono a Dio nella loro angoscia e Dio rispose dando loro una nuova opportunità. Dio ha mostrato grazia a Giona e allo stesso modo Giona deve imparare a mostrare grazia ai Niniviti. Il libro di Giona ha un messaggio forte e chiaro su Dio: la sua grazia e misericordia non sono riservate a Israele ma si estendono a qualsiasi persona pone la propria fede in lui, pentendosi per il proprio peccato. Ciò che salva non è la nazionalità ma la fede, questo è il forte messaggio espresso dal libro di Giona e da tutto l’Antico Testamento. Ma non è questo il tema principale del libro o l’insegnamento più grande che il libro di Giona vuole darci. Il libro non è tanto centrato su Israele quanto su Giona stesso e conseguentemente ha un messaggio preciso per me e per te. Il punto principale non è “Dio è misericordioso” ma “Tu devi essere misericordioso allo stesso modo in cui Dio lo è con te”. E’ questa l’ultima lezione che possiamo imparare dalla preghiera di Giona: Dio risponde alle nostre preghiere con grazia per rendere noi strumenti di grazia. E’ questo il cambiamento che lui vuole produrre nei nostri cuori attraverso la sua risposta alle nostre preghiere. Quanta grazia Dio ha mostrato verso di te? Puoi testimoniare di che persona eri prima di diventare un suo figlio e di quanta misericordia ti ha concesso nonostante tu non la meritassi, trasformando completamente la tua vita? Puoi testimoniare di quante volte nella tua vita di credente Dio ti ha soccorso con una grazia e una compassione indescrivibili, per trarti fuori da situazioni impossibili, nelle quali ti sentivi perso, senza soluzioni, sommerso da un peso insopportabile? Sei così sincero da ammettere che in nessun caso avresti meritato tutta la grazia di cui Dio ti ha letteralmente sommerso?!?!?! Bene, ora tocca a te: Dio ti chiama a mostrare lo stesso atteggiamento, la stessa grazia nei confronti dei tuoi colleghi, dei quali sei ormai stanco e che, magari, vorresti vedere crepare all’inferno; nei confronti dei tuoi amici che continuamente ti prendono in giro e che secondo te non meriterebbero che la morte, altro che la grazia di Dio! Nei confronti delle persone che giornalmente ti passano accanto e che giornalmente rifiutano di arrendersi a Dio, che non lo riconoscono come loro Creatore e al quale si rifiutano di sottomettersi. Nei confronti dei tuoi fratelli, delle tue sorelle che spesso vorresti non vedere, i quali non ti mostrano amore, con i quali sei stanco di lavorare. Dio ti ha mostrato grazia e continua a mostrartela perché tu, a tua volta, la mostri agli altri: non scappare dai Niniviti, vai da loro e offrigli la grazia di Dio perché non sono diversi da quello che eri tu prima che Dio la offrisse a te. Se ti senti cacciato dalla presenza di Dio, non esitare a parlargli perchè lui ti ascolta e ti risponde. Se ti senti in colpa per avergli disubbidito è un buon segno, allora svuota il tuo cuore davanti a lui e lui ti riabiliterà. Non è mai troppo tardi per tornare a Dio: fossi anche nel più profondo dei mari, lui è lì. Non la senti la voce di Dio?

“Figlio mio, non capisci cosa voglio insegnarti rispondendo al tuo grido di angoscia? Io ho avuto grazia con te nonostante la tua colpa… ho avuto grazia nonostante il mio giudizio su di te.. ti ho salvato da una situazione impossibile, dalla quale nessuno poteva trarti in salvo e l’ho fatto in modo miracoloso, liberandoti e rispondendoti con tutta la mia potenza… l’ho fatto per riempire il tuo cuore di ringraziamento, in modo che tu possa dare gloria al mio nome e non solo tu, ma chiunque sentirà ciò che io ho fatto per te… e l’ho fatto perché il tuo cuore possa cambiare atteggiamento nei confronti dei tuoi fratelli e sorelle e delle persone perdute che sono intorno a te. Caro figlio mio, tu devi mostrare grazia così come io l’ho mostrata verso di te!”

Popularity: unranked [?]

Colori del sacro a Padova

Posted by Moreno Migliorati On gennaio - 19 - 2012 ADD COMMENTS

di Moreno Migliorati

Conto alla rovescia per la sesta edizione della Rassegna internazionale di illustrazione I colori del sacro. Aria, che verrà inaugurata domani 20 gennaio alle ore 11, con un programma  in cui l’aria sarà appunto la protagonista. All’inaugurazione interverrà con il suo “respiro musicale” il trombettista Paolo Fresu che sarà una presenza costante per tutto il periodo dell’esposizione grazie alla sua musica presente in mostra che accompagnerà piccoli e grandi ad entrare in contatto con l’elemento aria così fondamentale ma invisibile, impalpabile, difficile da immaginare. È a questo elemento che “I colori del sacro”, Rassegna Internazionale di illustrazione, dedica la sua sesta edizione, a dipanare un progetto che, biennio dopo biennio, ha preso in esame tutte le declinazioni degli elementi che danno e assicurano la vita.

«Abbiamo voluto – annuncia il Direttore del museo Diocesano di Padova Andrea Nanteraccontare con i colori cos’è la voce del vento, il ritmo del respiro, il sollievo del soffio, la chiamata dello Spirito e, nella sua valenza più simbolica, la forza dell’ispirazione, la dolcezza della musica, la potenza della parola, del Verbo, nel tentativo di portare alla luce attraverso l’arte quel sacro che accomuna anche chi non crede». L’invito è stato raccolto da un centinaio di illustratori di mezzo mondo, cristiani, musulmani, ebrei, seguaci di culti orientali o indifferenti, firme famose e celebrate del mondo dell’illustrazione ma anche nuove, freschissime voci. La selezione, basata sulla qualità dell’opera e non certo sul credo dell’autore, ha consentito di individuare le espressioni di 90 artisti dei cinque continenti. Queste tavole originali saranno esposte dal 20 gennaio al 3 giugno 2012 nella mostra allestita sotto le medievali volte delle Gallerie del Palazzo Vescovile di Padova, Palazzo che ospita, al Piano Nobile, accanto alla magnifica Sala dei Vescovi, i tesori d’arte del Museo Diocesano.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: unranked [?]

Dai cieli piove musica

Posted by Moreno Migliorati On dicembre - 7 - 2011 ADD COMMENTS

Al via la quindicesima edizione “La Musica dei Cieli – Voci e musiche nelle religioni del mondo”, promossa dalla Provincia di Milano/Assessorato alla Cultura in collaborazione con l’Arcidiocesi di Milano (Servizio per la Pastorale Liturgica) e i numerosi Comuni che partecipano all’iniziativa. La rassegna inizierà il 12 dicembre e si concluderà il 21. I concerti saranno ad ingresso libero e proporranno repertori di musica popolare, jazz, etnica e sacra nelle chiese e basiliche dei Comuni della provincia di Milano.

“La Musica dei Cieli” si inserisce nel più ampio progetto della Provincia di Milano “MetroPòli”, che comprende nel periodo dell’Avvento anche la rassegna “Antichi Organi in Concerto”. La rassegna si propone la valorizzazione e la scoperta delle diverse espressioni religiose e delle culture del mondo. Grazie alla partecipazione sia di artisti di diverse religioni che di artisti laici che rielaborano il patrimonio religioso della propria cultura, questa rassegna riesce sempre a regalare grandi occasioni di condivisione e bellezza. Incoraggiata dal consenso della critica e dall’ampia partecipazione di pubblico, “La Musica Dei Cieli” rappresenta ormai indubbiamente un crocevia di linguaggi musicali, un veicolo di ricerca e tradizione, come lettura del sacro a partire dalla musica di oggi. Una rassegna che offre al pubblico la possibilità di incontrare musicisti di diversa formazione, provenienti da tutto il mondo. Una meravigliosa occasione di imparare e scoprire diversi modi di vivere la musica.

(via SpiritualSeeds.info)

Popularity: 4% [?]

Obladi’ oblada’

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

L’Amore Donativo e Oblativo di Simone Weil.  Concorso le “Stelle Inquiete”.

pubblicata da Marilena Marino il giorno mercoledì 23 febbraio 2011 alle ore 19.23

Nell’amore donativo e oblativo di Simone Weil c’è tutta l’offerta dell’amore a beneficio di altri che raggiunge la radicalita’ fino alla “decreazione” in cui il soggetto si annulla fino a scomparire come un nulla, tale è il suo atto donativo d’amore da non dover costituire nenache un sovraccarico damore che imbarazza l’altro( S. W).

In questo percorso che l’essere umano fa per raggiungere l’amore e donarsi, ci si chiede se la “bellezza intesa come atto donativoe oblativo”, possa costituire una valore al concetto di Creazione e Decreazione di colei o colui che esperimenta tale processo: la bellezza come sacrificio, la bellezza come speranza della vita che ritorna dopo il sacrificio d’amore, sono stati i motivi di riflessione dell’autrice del testo contenuto in forma poetica del video racconto proposto per il concorso letterario de ” le stelle inquiete” attorno alla misteriosa e interessante figura della nota filosofa francese Simone Weil.

E’ interessante notare come la Creazione e Decreazione della stessa, assomiglia in modo esplicito alla figura cristiana del Cristo passionato che, per amore dell’uomo, giunge a dare la vita per i propri amici, fino al proprio annullamento pscichico e fisico. Quel che poi, in un tocco di autentica passionalita’ l’autrice del video aggiunge al pensiero di S. W., è una personale integrazione artistica che niente toglie al pensiero originale di Simone, anzi, è un tentativo artistico di far fluire l’arte e la sua rappresentazione visiva, concettuale e musicale nella sintesi filosofica del pensiero della Weil.

L’autrice Marilena Marino ha scritto per lo stesso concorso tre soggetti scritti sottoforma di prosa rguardanti un fondamentale passo tratto da “Teologia Mistica” e “L’Ombra e la Grazia” sempre di Simone Weil che dice:” Dio pena, attraverso lo spessore dell’infinito del tempo, per raggiungere l’anima, sedurla. Se essa si lascia strappare, anche solo per un attimo, un consenso puro e intero, allora Dio la conquista. E quando sia divenuta una cosa interamente sua, l’abbandona toalmente sola.Ed essa a sua volta, deve attracersare lo spessore infinito del tempo e dello spazio alla ricerca di colui che essa ama”.

Marilena si è interrogata, nell’elaborazione del testo, se in  questo cammino a ritroso, che è la croce, che l’anima fa per raggiungere Dio, sia possibile trovare una via di congiungimento tra la sofferenza che l’anima soffre nel suo percorso e il ritrovamento del medesimo corpo che  l’lindividuo abbandona per tendere all’infinito.

Popularity: unranked [?]

Arte e Dio

Posted by marilena marino On novembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

Il linguaggio dell’arte contemporanea per portare a Dio

Agnus Dei. William Zijltra -
Agnus Dei. Zurbarán

arte_y_fe1

Madrid, 15 luglio 2011.- L’innovazione e la storia non sono in conflitto.Nè l’arte contemporanea e la fede. Cosí dimostrano le 36 opere (installazioni,performances, quadri, fotografie) dell’esposizione Arte + Fede da paesi dei 5 continenti (Stati Uniti, Giappone, Olanda, Liberia, Australia e Filippine).

L’esposizione Arte + Fede riunirá alla Fondazione Pons di Madrid, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), le opere di artisti contemporanei cristiani provenienti da diverse parti del mondo, il cui obiettivo comune è che l’arte sia un ponte verso la fede. La mostra potrà esser visitata dal 9 al 26 agosto, nella sede della Fondazione Pons.

“È la prima volta che in Europa si organizza un’esposizione internazionale con artisti avanguardisti e impegnati con la loro fede cristiana, che sia cattolica, ortodossa o protestante. Il pensiero moderno vive una sfiducia generale. Questa esposizione vuole esser un modo per mostrare che l’arte costruisce, speranza”, ha spiegato María Tarruella, responsabile dell’esposizione.

La mostra ha potuto contare sulla collaborazione del National Museum of Catholic Art di Washington DC, dove l’esposizione sarà trasferita dopo la GMG.

Santa Teresa, san Juan de la Cruz, san Sebastián.Alejandro Mañas

arte_y_fe2

Tarruella ha sottolineato che questa mostra rivela che “il senso religioso non è qualcosa di ieri, ma qualcosa di insito nell’essere umano, che viene espresso attraverso il linguaggio artistico di ogni epoca. Le opere selezionate vanno dalle più concettuali ad altre con riferimenti più classici”.

È il caso dell’ olandese William Zijlstra,  che nella sua opera ‘Agnus Dei’ fa un chiaro parallelismo con l’ opera omonima di Zurbarán. Questa volta l’agnello è però immolato in un altare moderno, fatto con giornali che riportano la notizia ‘l’uomo è capace di qualunque orrore’, un articolo sull’ Olocausto. Inspiegabile dal punto di vista umano come la crocifissione di Cristo e le sofferenze del ventesimo secolo abbiano senso alla luce della fede.

Nowa Huta. David López

arte_y_fe3

Il significato del quotidiano
Dio e l’uomo non devono stare lontani. Così pensano molti di questi artisti, come il castiglianese Alejandro Mañas che utilizza tre bottiglie di Coca Cola smaltate per parlare di Santa Teresa, San Giovanni della Croce e San Sebastiano. Apparentemente simili, queste tre bottiglie sono proprio come noi: “la nostra forma esteriore è sempre la stessa però a seconda di come viviamo la nostra interiorità, vestiamo l’esterno”, spiega l’ artista.

“Ogni gesto quotidiano ha un significato più profondo che trascende il suo lato  più funzionale”, mette in guardia David López attraverso la sua opera ‘Nowa Huta’, nella quale si vede la sagoma di Cristo crocifisso, realizzata utilizzando  immagini del quotidiano.

Installazioni e ‘performances’
Anche la partecipazione trova posto in questa mostra. Ad esempio il lavoro “Le lacrime di Maria Maddalena” della sivigliana Adriana Torres de Silva: un’installazione con capelli appesi sopra un dipinto coperto d’acqua, che invita i visitatori a scoprirla spostando i capelli e, allo stesso tempo, rimanere inebriati dal profumo che viene versato nell’acqua.

Las lágrimas de María Magdalena. Adriana Torres Silva

arte_y_fe4

Oltre a questa, c’è l’ installazione realizzata dal filippino Jason Dy, artista e sacerdote gesuita, il cui lavoro consiste in bottiglie di vetro con dentro i ricordi di cari defunti. I visitatori potranno, se lo desiderano, riempire le bottiglie con un ricordo per i loro cari defunti, come fosse una lettera da inviare a Dio.

Esperienze nate in carcere

Virginidad. Sarai Aser

arte_y_fe7

In carcere ha anche trascorso la vita Sarai Aser, artista cilena trasferitasi a Rotterdam, questa volta per aiutare gli altri. La sua opera ‘Verginità’ desidera mostrare il messaggio che lei stessa trasmette alle donne nelle carceri: l’ opportunità di tornare indietro per ricominciare a vivere dopo situazioni di forte disagio a causa della prostituzione o altre ragioni legate alla sessualità.

L’ esposizione Arte + Fede è una delle oltre 300 attività che faranno parte della programmazione culturale della Giornata Mondiale. In concreto è una delle tre esposizioni d’arte principali, insieme all’ itinerario nel Museo del Prado ‘ I volti di Cristo’ e l’ esposizione del Museo Thyssen ‘Incontri’.

Popularity: 13% [?]

Assisi. La Tenda del Risorto.

di Marilena Marino La Chiesa di Dio che è in Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, memore del comando del suo [...]

Cinema e religioni a Trento e Cannes (passando per Buddha)

“Viaggi della fede. Viaggi della speranza”: è questo il tema dell’edizione 2010 (la tredicesima) di Religion Today Film Festival, che [...]

Essere straordinari nell’ordinario: la semplice eredità di don Luigi Monza.

1.200 persone hanno assistito alle 3 repliche di “…scrivi: «Amore»” , lo spettacolo ispirato al messaggio del Beato Luigi Monza. [...]

MAGGIO, MESE DELLA MAMMA

da Mariangela Musolino FEDERAZIONE UMBRA MOVIMENTO PER LA VITA comunicato stampa – 6 maggio 2010 MAGGIO, MESE DELLA MAMMA: IL [...]