di Marilena Marino
Schettino e Giona il profeta ….
Schittino scarcerato: è scontro tra gip e Procura
È duello legale sul caso del comandante della Concordia, Francesco Schettino. “Non sussiste il pericolo di fuga, né quello di inquinamento delle prove: Francesco Schettino, secondo il gip di Grosseto, potrebbe invece reiterare il reato”, queste le motivazioni per cui il giudice di Grosseto ha concesso i domiciliari per il comandante della Costa Concordia, naufragata a largo dell’isola del Giglio sabato scorso. Di tutt’altro avviso la Procura di Grosseto, secondo la quale Schettino potrebbe fuggire: per questo il pm annuncia ricorso al tribunale del Riesame. Il comandante, intanto, si trova nella sua casa di Meta di Sorrento.
Ai giornalisti che chiedevano se nell’inchiesta sul naufragio della nave Costa Concordia ci siano altri indagati, il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, ha risposto: “No, non ci sono altri indagati”, smentendo così le indiscrezioni che stanno circolando tra i mass media nelle ultime ore. Verusio ne ha parlato ricevendo per alcuni minuti nel suo ufficio i giornalisti. Al momento, quindi, gli indagati restano il comandante della nave, Francesco Schettino, e il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio.
Ci sono due verità, sul banco del gip di Grosseto, che martedì sera ha deciso – spiazzando la procura – gli arresti domiciliari per il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. Una è quella dei pm, della Capitaneria di porto di Livorno, dei vertici della Costa Crociere, dei naufraghi e dei testimoni del disastro del Giglio. È la più difficile da accettare. Questa verità racconta di un cambio di rotta improvviso della Costa Concordia, dell’eccessivo avvicinamento all’isola per un “inchino”, di uno scoglio segnalato e tuttavia preso in pieno. Poi, si concentra sulla catena di errori compiuti da Schettino: il mancato allarme nonostante la nave fosse in balia del mare, il ritardo nell’evacuazione. Infine, insiste sul punto più grave, l’abbandono della nave e persino il tentativo di inquinamento delle prove, mentre nel buio degli abissi si consumava la tragedia costata la vita – per ora – a undici persone.
L’altra, “verità”, è quella del comandante della Concordia. Che, sentito martedì volta dagli inquirenti, ha raccontato la sua versione del naufragio: uno scoglio apparso all’improvviso e non segnalato dalle carte nautiche, una manovra eroica che ha salvato la vita di migliaia di persone, la caduta involontaria nell’acqua, l’impossibilità di risalire sulla nave perché «troppo inclinata».
Due versioni opposte. Due naufragi diversi. Non fosse che in mezzo, a parlare di quella notte dalle televisioni di tutto il mondo, ora c’è una telefonata. Anzi, tre. Sono quelle intercorse tra lo stesso Schettino e il capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno Gregorio De Falco venerdì, poco dopo il naufragio. Già lunedì ne era stato reso noto il contenuto, ma ieri è stato trasmesso in viva voce. Lasciando tutti senza parole. Schettino, durante quelle conversazioni mente, e spudoratamente. Si contraddice. Racconta di essere a bordo della nave, poi d’essere giù. Non sa rispondere alle domande concitate di De Falco, che gli intima di riferire quante donne, quanti bambini siano in pericolo, che gli ripete, quasi all’infinito, di tornare indietro, di percorrere quella scaletta al contrario e riprendere in mano la situazione. È la voce dell’onore contro quella dell’irresponsabilità, dell’esitazione. «Ma qui è tutto buio…», balbetta Schettino, mentre l’altro gli intima ancora, con voce perentoria e quasi esasperata: «E che vuol fare, andare a casa? Torni a bordo!».
Soddisfatto invece il legale di Schettino, Bruno Leporatti. Che torna a sostenere quella verità quasi incredibile: che l’uomo avrebbe salvato «centinaia, anzi migliaia di vite», che non ci sarebbe stata alcuna fuga, tanto meno un ammutinamento, come raccontato dai testimoni, secondo cui sarebbero stati altri membri dell’equipaggio a far scendere i passeggeri ravvisando lo stato confusionale in cui versava il comandante. «Non si può mandare in carcere una persona solo per l’opinione pubblica», conclude poi.
Interessante il parallelo con Giona e la sua storia nelle letture del 22 Gennaio 2012. lui è un profeta al quale Dio ha dato l’ordine di andare a Ninive per predicare il suo giudizio con l’obiettivo di offrire una possibilità di salvezza ai Niniviti. Abbiamo visto la volta scorsa come questo fosse per lui un ordine strano, perché fino a quel momento Dio aveva mandato i suoi profeti esclusivamente al suo popolo eletto, Israele e non a popoli stranieri; in più i Niniviti erano i peggiori nemici di Israele, conosciuti come dei guerrieri carnefici e spietati, tutt’altro che meritevoli della grazia di Dio. Perciò Giona decide di non ubbidire e di scappare il più lontano possibile, compra il biglietto per Tarsis e si imbarca convinto che tutte le circostanze stiano andando a suo favore. Ma, poco dopo la partenza, Dio scatena una tempesta così forte che la nave sta per rompersi e Giona è così tranquillo da riuscire ad addormentarsi nel fondo della nave, mentre il resto dell’equipaggio, capitano compreso, pregano i loro dei e fanno di tutto per alleggerire la nave. Giona non si pente nemmeno sotto la pressione del capitano e dei marinai, pur sapendo che la tempesta era stata mandata da Dio per colpa sua. Alla fine decide che la soluzione è morire piuttosto che pentirsi e chiede ai marinai di gettarlo nel mare. Questi ultimi sono costretti a farlo, anche perché tutti i loro sforzi per riportare la nave a riva sono vani e non appena Giona tocca l’acqua la tempesta si calma. I marinai sono terrorizzati e cadono in ginocchio adorando il Dio del cielo, che ha fatto la terra e il mare!
Giona sprofonda nel mare… e cosa succede? Notate che tipo di preghiera rivolge a Dio: non si tratta di una richiesta di aiuto ma di una preghiera di ringraziamento per l’aiuto già ricevuto; Giona non chiede a Dio di salvarlo dal grande pesce ma lo ringrazia per averlo salvato da una morte certa nel fondo del mare. Notate anche che Giona prega dalla pancia del pesce (v2), perciò è cosciente pur trovandosi in un luogo che apparentemente non permetterebbe a nessuno di continuare a vivere. Era cosciente abbastanza per realizzare che Dio lo aveva salvato dalla morte per annegamento. Con questo voglio dire che la prima cosa che succede non appena Giona viene gettato nel mare non è l’arrivo del grande pesce, ma il suo grido di angoscia e di aiuto verso Dio: deve aver trascorso un bel po’ di tempo nell’acqua prima di essere inghiottito dal pesce e sicuramente deve aver pregato mentre sprofondava negli abissi; d’altronde era la cosa più normale che un figlio di Dio in pericolo avrebbe fatto e questo è confermato dalle sue stesse parole (v8). Perciò, quando leggete questo capitolo ricordatevi che quando Giona parla della sua angoscia si sta riferendo al tempo trascorso nell’acqua e non a quello trascorso nella pancia del pesce: per Giona l’acqua fu la minaccia di morte, ma il grande pesce fu la sua salvezza provveduta da Dio.
1. NONOSTANTE LA NOSTRA COLPA
Dio aveva chiesto a Giona di andare a Ninive ma Giona ha preso la strada opposta: aveva disubbidito volontariamente e stava fuggendo da Dio, perciò era colpevole. Per questo motivo Dio aveva mandato la tempesta. Per questo stesso motivo Giona si trovava nel fondo del mare. Notate che la preghiera di Giona fu spinta dal pericolo non da un sentimento di devozione verso Dio, Giona prega perché sta per morire non perché si diletta nel parlare con Dio. In fondo, meglio pregare costretti da qualche motivo piuttosto che non pregare per niente, no? E’ poco probabile che ogni figlio di Dio preghi sempre spinto da motivi puri e santi, anche perché i nostri desideri e la volontà di Dio spesso sono in conflitto tra loro. Giona prega e si arrende a Dio perché si rende conto che Dio è la sua ultima e unica speranza di salvezza: come molti di noi oggi, considera la volontà di Dio come qualcosa a cui aggrapparsi nelle situazioni di emergenza non come qualcosa da vivere ogni giorno della propria vita! Giona è completamente colpevole, però prega e nonostante la sua colpa Dio gli risponde.
Se ti stati chiedendo “Ho ancora speranza? Avrà Dio misericordia di me e ascolterà il mio grido di angoscia?” fatti coraggio con Giona. La sua angoscia era il risultato della sua colpa, ma Dio gli ha risposto dandogli un’altra possibilità. Salmo 107.10-15 “Altri dimoravano in tenebre e in ombra di morte, prigionieri nell’afflizione e nelle catene, perché si erano ribellati alle parole di Dio e avevano disprezzato gli avvertimenti dell’Altissimo; perciò egli umiliò i loro cuori nella sofferenza; essi caddero, e nessuno li soccorse. Gridarono al SIGNORE nella loro angoscia ed egli li salvò dalle loro tribolazioni; li fece uscire dalle tenebre e dall’ombra di morte, spezzò le loro catene. Celebrino il SIGNORE per la sua bontà e per i suoi prodigi in favore degli uomini!” Se la tua angoscia, il tuo dolore, le tue difficoltà sono il risultato della tua disubbidienza, pentiti e grida al Signore: lui ti risponderà nonostante la tua colpa. Al v4 Giona si rende conto e accetta di trovarsi sotto la disciplina di Dio, non sono stati i marinai a gettarlo nel mare, ma Dio stesso: “Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto”. I marinai erano stati solo il mezzo attraverso il quale Dio ha esercitato la sua disciplina.
Ma Dio risponde…
2. NONOSTANTE IL SUO GIUDIZIO
Dio è arrabbiato con Giona, la sua disubbidienza richiede una punizione. Credo che niente ci renda così disperati nelle nostre angosce quanto il pensiero che esse siano la conseguenza del nostro peccato e probabilmente siamo convinti che se Dio è arrabbiato con noi è inutile pregare, tanto non ci ascolta. La situazione drammatica in cui si trova porta Giona ad affermare che “Dio lo ha cacciato lontano dal suo sguardo“. Interessante, al cap. 1 era stato Giona a voler fuggire dalla presenza di Dio, ora sta realizzando che cosa terribile è l’essere mandato via dalla presenza di Dio da Dio stesso: che grande contrasto! Ma nonostante questo Giona prega e chiede la liberazione a quello stesso Dio che lo ha gettato nel profondo dell’oceano… e quel Dio che è così arrabbiato con lui compie un miracolo per salvarlo.
Giona era colpevole, aveva disubbidito volontariamente a Dio perciò si sentiva e si trovava realmente sotto il giudizio di Dio. Ma invoca comunque il suo Dio, perché quando andiamo a lui in preghiera con un cuore sincero Dio risponde nonostante la nostra colpa, risponde nonostante il suo giudizio e
Dio risponde…
3. NONOSTANTE LE CIRCOSTANZE IMPOSSIBILI
La situazione in cui si trova Giona è veramente critica: “Le acque mi hanno sommerso; l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. Sono sprofondato fino alle radici dei monti; la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre…”
Ma immaginate di dovervi trovare in mare aperto nella situazione in cui Giona si trovava: fu gettato in mare nel bel mezzo di una tempesta, perciò deve aver bevuto tanta di quell’acqua da farlo vomitare. Chissà quanto alte saranno state le onde, tanto alte che Giona dice di esserne stato travolto e sommerso. Inghiottito dal mare Giona va sempre più verso il fondo e mentre scende continua a bere, l’aria comincia a mancargli e come se non bastasse una massa di alghe gli si attorciglia alla testa e sul collo e immagino che deve essere stato qualcosa di viscido e schifoso. Probabilmente Giona cerca di liberarsene ma l’aria comincia veramente a essere poca e soprattutto la paura aumenta… la discesa verso il fondo non si ferma, Giona dice di sprofondare fino alle radici dei monti, non solo si sente inghiottito dal mare ma anche la terra ha aperto la sua bocca e ormai il nostro caro profeta ribelle ha i minuti contati. v8 “quando la vita veniva meno in me”… L’aria è finita, Giona è rassegnato, non riesce a risalire dal fondo. E’ una scena terrificante, la situazione è drammatica e per Giona sembra veramente arrivata la fine… è umanamente impossibile rimanere vivo!
Non so perché, ma sembra proprio che nella vita cristiana i problemi e le angosce arrivino tutte insieme. Non vi capita così? Un problema tira l’altro, dopo un periodo di tranquillità le prove non arrivano un po’ alla volta, spesso ne arrivano due, tre insieme e ci sentiamo impotenti, spesso gettiamo la spugna perché consideriamo alcune circostanze davvero insormontabili, problemi impossibili da risolvere. A volte abbiamo come la sensazione che il Signore non stia ascoltando le nostre preghiere e arriviamo al limite delle forze, quasi disperati davanti alla realtà di una situazione che non ha vie di uscita: “E’ impossibile, non ce la farò mai… Sono così confuso, non vedo soluzioni… Come faremo ad andare avanti?…” Ma, quando le circostanze sembrano non lasciarti scampo, ricordati di Giona: era impossibile rimanere vivo, ormai era spacciato. Ma… “ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o SIGNORE, mio Dio! Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del SIGNORE e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo”. Per Giona era impossibile ma non per Dio. Dio risponde nonostante quelle che Giona sta vivendo siano circostanze impossibili. Dio permette che Giona viva delle circostanze al limite dell’impossibile prima di mandare un grande pesce a salvarlo. Spesso succede proprio così: Dio risponde quando tutto sembra ormai perso. Non è sempre così, ma molte volte Dio risponde “all’ultimo minuto”. Non so spiegare perché lo faccia eppure succede. Penso che un insegnamento in questo modo di operare ci sia: anche se non hai ancora una risposta devi continuare a pregare, perché Dio risponde. A Giona gli era rimasta ormai pochissima aria nei polmoni ma continua a pregare pur non avendo ancora ricevuto una risposta: “Quando la vita veniva meno in me,… la mia preghiera è giunta fino a te”. Quando senti di essere arrivato alla fine, ricordati che … “agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio”. Non smettere di gridare a Dio, perché egli risponde nonostante le circostanze che stai vivendo sono impossibili. Dio ci risponde quando gridiamo a lui nell’angoscia e nel pericolo, nonostante la nostra colpa, nonostante il suo giudizio, nonostante le circostanze impossibili… ma è anche vero che Dio a volte risponde
4. PER GRADI
Credo che possiamo essere certi del fatto che Giona non abbia chiesto a Dio: “Signore, ti prego, salvami mandando un grande pesce e fammi inghiottire da lui affinché possa restare tre giorni e tre notti nel suo stomaco, fino a quando non mi sputi sulla riva del mare!” Probabilmente la sua preghiera fu semplicemente: “Signore, lo ammetto, ti ho disubbidito.. ma, ti prego, abbi pietà di me e salvami!” A volte Dio non risponde alle nostre preghiere di liberazione con una liberazione totale o immediata! Spesso Dio risponde per gradi. E dobbiamo ammettere che quando risponde a questa maniera ci sembra quasi che la sua non sia una reale liberazione.
Lo stomaco del pesce difficilmente sembrerebbe una liberazione: immaginate Giona che si ritrova nella pancia del pesce dopo aver pregato, con tutto quello che si potrebbe trovare in un ambiente come quello, con tutta la puzza che ci potrebbe essere in un posto simile, dovunque tocchi è viscido… è buio… quasi sicuramente c’è più aria che nel fondo del mare ma comunque è molto poca… penso che Giona per qualche attimo deve aver provato una profonda paura e lo dico perché la Bibbia ci fa capire che è cosciente, perché prega dalla pancia del pesce! Ma nonostante tutto questo, Giona è vivo… è salvo… e contrariamente a quanto si sarebbe potuto aspettare, quel grande pesce fu la sua salvezza. Giona se ne rende conto, è cosciente abbastanza per piegare le sue ginocchia e ringraziare Dio. Non si lamenta dell’ambiente in cui si trova, accetta il “primo grado di salvezza” di Dio come la garanzia di una salvezza completa e conclude la sua preghiera con la grande affermazione: “La salvezza appartiene al Signore”. La risposta che io e Francesca ci aspettavamo non era certo di rimanere lì, eppure il Signore ha risposto proprio così!
Non disprezzare il parziale intervento di Dio, se sceglie di tirarti fuori dalla prova “per gradi” evidentemente lo sta facendo per uno scopo ben preciso. Sii grato a lui per qualsiasi risposta, anche se non ti sembra una reale risposta o se non è come te l’aspettavi. Perché Egli è il Dio della salvezza e puoi star sicuro che ti salverà dalla tua angoscia. Ricorda: la pancia del grande pesce è meglio del fondo del mare e delle alghe attorcigliate sulla testa.
La preghiera di Giona ci parla di un Dio che risponde alle nostre richieste di aiuto, sempre e nonostante la nostra colpa, il suo giudizio e le circostanze impossibili ci facciano pensare che non sia tenuto a risponderci. Dio risponde, anche se la sua risposta può sembrare a prima vista una parziale liberazione. Ma…
Giona ammette che nella sua vita ci sono stati degli idoli che lo hanno privato della grazia di Dio e delle sue benedizioni. Qual era stato il grande idolo di Giona? Il suo intenso patriottismo, era così concentrato sulla salvezza e la prosperità della sua nazione che si rifiutò di offrire la grazia di Dio ai nemici Niniviti. Non voleva in nessun modo che persone così malvagie e sanguinarie avessero anche la minima possibilità di potersi salvare. Un idolo porta via a Dio il primo posto nella tua vita e ti spinge alla disubbidienza, privandoti delle benedizioni che Dio vuole darti: Giona se ne rese conto, aveva capito che quando togli Dio dal trono della tua vita e ti arroghi il diritto di prendere l’ultima decisione, stai perdendo le sue benedizioni, la sua grazia. La risposta di Dio ha raggiunto il suo primo obiettivo: Giona ringrazia e da gloria a Dio!
Per spiegare questo punto è necessario andare avanti e anticipare per un attimo la fine della storia. Al cap. 3 Dio manda nuovamente Giona a Ninive. Giona ubbidisce, predica il giudizio di Dio e i Niniviti si pentono e “credono a Dio”. Alla fine del cap. 3 Dio, vedendo il pentimento dei Niniviti “si pentì del male che aveva detto di far loro e non lo fece”. Perciò nei primi 3 capp. c’è un parallelo tra l’esperienza di Giona e quella dei Niniviti: Giona disubbidì a Dio, Dio manda la tempesta come segno del suo giudizio, Giona grida a Dio nell’angoscia e Dio gli risponde dandogli una nuova opportunità. Lo stesso fu per i Niniviti: la loro malvagità era grande e aveva causato il giudizio di Dio, ma essi gridarono a Dio nella loro angoscia e Dio rispose dando loro una nuova opportunità. Dio ha mostrato grazia a Giona e allo stesso modo Giona deve imparare a mostrare grazia ai Niniviti. Il libro di Giona ha un messaggio forte e chiaro su Dio: la sua grazia e misericordia non sono riservate a Israele ma si estendono a qualsiasi persona pone la propria fede in lui, pentendosi per il proprio peccato. Ciò che salva non è la nazionalità ma la fede, questo è il forte messaggio espresso dal libro di Giona e da tutto l’Antico Testamento. Ma non è questo il tema principale del libro o l’insegnamento più grande che il libro di Giona vuole darci. Il libro non è tanto centrato su Israele quanto su Giona stesso e conseguentemente ha un messaggio preciso per me e per te. Il punto principale non è “Dio è misericordioso” ma “Tu devi essere misericordioso allo stesso modo in cui Dio lo è con te”. E’ questa l’ultima lezione che possiamo imparare dalla preghiera di Giona: Dio risponde alle nostre preghiere con grazia per rendere noi strumenti di grazia. E’ questo il cambiamento che lui vuole produrre nei nostri cuori attraverso la sua risposta alle nostre preghiere. Quanta grazia Dio ha mostrato verso di te? Puoi testimoniare di che persona eri prima di diventare un suo figlio e di quanta misericordia ti ha concesso nonostante tu non la meritassi, trasformando completamente la tua vita? Puoi testimoniare di quante volte nella tua vita di credente Dio ti ha soccorso con una grazia e una compassione indescrivibili, per trarti fuori da situazioni impossibili, nelle quali ti sentivi perso, senza soluzioni, sommerso da un peso insopportabile? Sei così sincero da ammettere che in nessun caso avresti meritato tutta la grazia di cui Dio ti ha letteralmente sommerso?!?!?! Bene, ora tocca a te: Dio ti chiama a mostrare lo stesso atteggiamento, la stessa grazia nei confronti dei tuoi colleghi, dei quali sei ormai stanco e che, magari, vorresti vedere crepare all’inferno; nei confronti dei tuoi amici che continuamente ti prendono in giro e che secondo te non meriterebbero che la morte, altro che la grazia di Dio! Nei confronti delle persone che giornalmente ti passano accanto e che giornalmente rifiutano di arrendersi a Dio, che non lo riconoscono come loro Creatore e al quale si rifiutano di sottomettersi. Nei confronti dei tuoi fratelli, delle tue sorelle che spesso vorresti non vedere, i quali non ti mostrano amore, con i quali sei stanco di lavorare. Dio ti ha mostrato grazia e continua a mostrartela perché tu, a tua volta, la mostri agli altri: non scappare dai Niniviti, vai da loro e offrigli la grazia di Dio perché non sono diversi da quello che eri tu prima che Dio la offrisse a te. Se ti senti cacciato dalla presenza di Dio, non esitare a parlargli perchè lui ti ascolta e ti risponde. Se ti senti in colpa per avergli disubbidito è un buon segno, allora svuota il tuo cuore davanti a lui e lui ti riabiliterà. Non è mai troppo tardi per tornare a Dio: fossi anche nel più profondo dei mari, lui è lì. Non la senti la voce di Dio?
“Figlio mio, non capisci cosa voglio insegnarti rispondendo al tuo grido di angoscia? Io ho avuto grazia con te nonostante la tua colpa… ho avuto grazia nonostante il mio giudizio su di te.. ti ho salvato da una situazione impossibile, dalla quale nessuno poteva trarti in salvo e l’ho fatto in modo miracoloso, liberandoti e rispondendoti con tutta la mia potenza… l’ho fatto per riempire il tuo cuore di ringraziamento, in modo che tu possa dare gloria al mio nome e non solo tu, ma chiunque sentirà ciò che io ho fatto per te… e l’ho fatto perché il tuo cuore possa cambiare atteggiamento nei confronti dei tuoi fratelli e sorelle e delle persone perdute che sono intorno a te. Caro figlio mio, tu devi mostrare grazia così come io l’ho mostrata verso di te!”
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