Tuesday, 7 September, 2010
Animatori Cristiani della Comunicazione

LE ORIGINI DELLA PREGHIERA NEI MONASTERI DELLA RUSSIA

Posted by Daniela Asaro Romanoff On maggio - 31 - 2010 ADD COMMENTS

di Daniela Asaro Romanoff

Possiamo davvero affermare che la Russia, dopo la conversione al Cristianesimo della sua popolazione, fu una Terra benedetta dal Signore. Il principato russo di Vladimir, che adottò il Cristianesimo di rito bizantino, divenne un Paese unico al mondo.

La Russia trovò la sua identità nei Monasteri e nelle preghiere senza intermissione dei mistici, dei pellegrini, dei Santi. E per parecchi secoli l’albero rigoglioso della Fede ebbe le sue possenti radici in questa Terra.

Finora abbiamo parlato dei Monasteri e continueremo a farlo, ma adesso è opportuno soffermarsi sulle preghiere, sui credenti, sui religiosi dell’antica Russia, per cercare di capire meglio la spiritualità di questo Paese, ricordando che la preghiera è azione.

Nei Monasteri russi la preghiera ha prediletto sempre il silenzio, solo nel silenzio possiamo sentire il sussurrare di Chi ci guida.


Per pregare veniva e viene tuttora usata una corda molto simile al Rosario cattolico. E’ costituita da nodi di lana oppure di cuoio, proprio per non provocare il benché minimo rumore. La corda da preghiera dei primi monaci cristiani, che vivevano nell’Egitto del IV secolo, poteva avere anche 300 nodi. Il Rosario russo ha 103 nodi, il numero dei nodi trae le sue origini da un’ antica ’scala di preghiera’. I nodi sono suddivisi in quattro gruppi da alcuni grani. Abbiamo 17 nodi, 33, 40, 12. I numeri si riferiscono agli Evangelisti, agli Apostoli, ai Profeti, e alla vita di Cristo. La preghiera che univa i monaci russi al Soprannaturale era la ‘Preghiera di Gesù’, tuttora questa preghiera viene considerata fondamentale nel Cristianesimo ortodosso. La ‘Preghiera di Gesù’ viene definita ‘azione spirituale’. Questa azione trae le sue origini da una corrente spirituale risalente ai Padri del deserto. Attraverso la preghiera, l’orante passa dalla mente al suo cuore, pronunciando costantemente queste parole:”Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio,

abbi pietà di noi peccatori.” Nominare Gesù, senza intermissione, purifica il pensiero, l’anima viene illuminata dalla Grazia divina e l’orante acquisisce la consapevolezza che il suo corpo è il tempio dello Spirito Santo.

La Fede cristiana fu accolta in Russia con grande intensità, i credenti non si accontentarono di una Fede superficiale, Cristo doveva far parte di tutti i momenti della loro vita. I credenti russi si immersero nella preghiera e nella meditazione. Un popolo di così grande spiritualità offrì alla sua amatissima Fede tantissimi monaci, che si avvicinarono in modo spontaneo all’ ascetismo orientale. Il più antico Monastero della Russia è il Monastero delle Grotte di Kiev, diede notevoli frutti spirituali, tanto da venir definito: il vivaio del monachesimo.


Abbiamo parlato del Monastero delle Grotte nella prima parte di questa rubrica.

Noi occidentali, a malapena, possiamo comprendere quanto essenziale fosse la vita monastica per tutti i russi, non solo per i monaci, i russi si sono sempre ispirati a tale modello di vita. Anche coloro che governarono il Paese, i Rurik prima e, dal XVII secolo, i Romanoff, amarono profondamente i Monasteri della loro Terra, parecchi abbandonarono incarichi prestigiosi, comprendendo che nulla può essere più prestigioso della preghiera, molti principi divennero mistici, pellegrini e alcuni furono canonizzati dalla Chiesa ortodossa, anche la Chiesa cattolica venera certi santi ortodossi: San Vladimir, ad esempio, il principe che accolse il Cristianesimo, e per tutti gli altri i cattolici hanno il massimo rispetto e grande devozione. Nessun Paese al mondo è stato governato da persone di così grande spiritualità.

Nella Rus’ i Monasteri erano i luoghi dove la Grazia di Dio si manifestava in tutta la sua potenza, costituivano un punto di riferimento per il mondo circostante.

La ‘Preghiera di Gesù’ ha sempre dato forza e serenità a tutti i credenti che ad essa si sono accostati. Tale preghiera è radicata nel Nuovo Testamento.


Sicuramente, nella Rus’ la preghiera giunse dall’oriente. Va ricordato San Simeone, detto il Nuovo Teologo (949 – 1022), uno dei pochi mistici ortodossi che comunicò attraverso i suoi scritti l’esperienza della sua vita.

Proprio a Simeone viene attribuito dalle cronache antiche un opuscolo:”Metodo della santa preghiera e attenzione”. Al monaco veniva consigliato di sedere nella sua cella in un posto tranquillo, per poter elevare la mente al di sopra di tutto ciò che è materia. Il monaco poi, chinando il suo capo fino ad appoggiare il mento sul petto, rivolgeva l’occhio corporeo al centro del ventre.

L’inspirazione doveva venir compressa per un breve periodo, non respirando pienamente si può vedere meglio all’interno di se stessi con la mente, per scoprire quel posto del cuore dove ha dimora la forza dell’anima. In un primo tempo ci sarà oscurità, difficoltà a concentrarsi, ma, insistendo, si verrà pervasi da una felicità infinita, durante la ripetizione della preghiera:”Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me”. Il monaco sempre di più rivolgerà l’attenzione al suo cuore.

Questo metodo, che ha lo scopo di aiutare l’orante ad esprimere in modo proficuo la sua preghiera, viene definito esicasmo (voc. greco: hesychia = calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione).

Un’altra importantissima forma di preghiera si espresse nell’antica Russia attraverso la creazione delle icone. Dipingere un’icona è una preghiera. Le prime scuole iconografiche risalgono all’XI secolo e avevano sede a Kiev. Le icone sono frutto di una tecnica e di una simbologia ben precisa.

In Russia, fin dall’antichità, si prediligeva il legno di tiglio o di pino. Gli antichi metodi vengono tuttora utilizzati. Sulla tavoletta in legno viene steso del gesso colloso mescolato a finissima polvere di alabastro, questo lavoro viene eseguito a caldo sulla tavola e su una tela in lino, che viene poi incollata sulla superficie della tavola. Tramite il carboncino oppure con una lieve incisione, il disegnatore delinea le figure secondo le prescrizioni canoniche.

Qualora si renda necessaria la doratura, un esperto prepara un fondo rosso per le zone dove verranno inserite le foglie d’oro, la stesura dell’oro viene rifinita con l’agata o con il dente di lupo per ottenere più lucentezza. I primi pittori di icone usavano solo quattro o cinque colori fondamentali, verso la metà dell’Ottocento se ne utilizzavano venti. I pigmenti colorati, ottenuti dai vegetali, vengono sciolti nell’acqua e mescolati con il rosso dell’uovo e qualche goccia di aceto o Kvas (distillato di pane, ribes e uva passita).

Nella prossima parte, dedicheremo ampio spazio alla preghiera che accompagna la creazione di un’icona e alla simbologia del materiale adoperato.

Daniela Asaro Romanoff

“Le architetture delle tre grandi religioni del Mediterraneo” è il titolo di quella che si preannuncia come un’interessante mostra che verrà inaugurata sabato prossimo 15 maggio ad Albenga. Voluta dal Centro Studi don Antonio Balletto, da sempre attento alle tematiche legate al dialogo interreligioso, la mostra ligure, consiste in una serie di pannelli che compongono un breve percorso didattico all’interno delle tre grandi religioni del Mediterraneo e si propone di individuare e di mettere a fuoco i centri nevralgici e i nodi simbolici, funzionali e spaziali dei luoghi di culto e delle tipologie architettoniche che ne hanno caratterizzato la diffusione nell’area mediterranea: la chiesa, la moschea e la sinagoga.

A curare l’evento è Nicolò De Mari, con la collaborazione di Andrea Longhi, Alberto Jona Falco ed Alireza Naser Eslami. La giornata di studi verrà aperta dal sindaco di Albenga Rosy Guarnieri, dal presidente della regione Liguria Claudio Burlando e dal presidente della Fondazione Agostino De Mari (Cassa Risparmio Savona) Roberto Romani. Seguiranno, nel corso della giornata, gli interventi di Stefano Levi Della Torre (sulla Sinagoga), Nicolò De Mari (la Chiesa), Attilio Petruccioli (La Moschea), Caterina Virdis (“I tre anelli della favola: contrasto, confronto o convergenza?”), mentre alle 17 verrà inaugurata la mostra. “Si tratta – dicono gli organizzatori- di una serie di interventi di rilievo, un importante appuntamento culturale, che vedrà la presenza di illustri studiosi”. Da segnalare l’interessante progetto grafico e l’allestimento di Andrea Musso.

(via SpiritualSeeds)

TARANTO, NUOVA CHIESA BEATO NUNZIO SULPRIZIO

Posted by DINO MICCOLI On maggio - 4 - 2010 ADD COMMENTS

“Nel 1998, Monsignor Guglielmo Motolese, Arcivescovo Emerito di questa città, con cui sono impegnato nella realizzazione di quel sogno di accoglienza che egli ha voluto chiamare “Cittadella della Carità”, mi convoca alla presenza di don Antonio Cotugno, parroco del Beato Nunzio Sulprizio, dando il via, con l’incarico di progettare la nuova chiesa, alla lunga e positiva collaborazione proseguita in modo coraggioso ed esemplare dal suo giovane successore, don Giuseppe Carrieri”. Inizia cosi il racconto dell’arch.Carmelo Giummo, figura nota alla nostra città la cui “firma”rimarrà impressa nella Chiesa del Beato Nunzio Sulprizio, la nuova chiesa che verrà consacrata il prossimo 2 maggio.” La nuova chiesa, che nasce all’interno del 4° comprensorio della 167 in un’area urbana ormai intensamente urbanizzata, sviluppa con le sue pertinenze (sagrestia, cappella feriale), una superficie di poco superiore agli ottocento metri quadrati.
Dal 2000 al 2005 una sequela di pratiche e adempimenti burocratici, non ultimo l’adeguamento del progetto strutturale alla normativa antisismica entrata in vigore in seguito al tragico evento di San Giuliano di Puglia.
Nel dicembre del 2005 la firma del Contratto di Appalto con la GIPI Appalti srl di Pietro Gallone; nel Febbraio del 2006 il verbale di consegna dei lavori all’Impresa e nel febbraio del 2009 il Certificato di Regolare esecuzione.
Tra queste date, al loro interno, ancora vicende burocratiche, ancora storie di lavoro e di impegno, di incontri e di discussioni; di emozioni e di volti.
Della equipe di progettazione fanno parte gli ingegneri Bruno Cucinato e Giuseppe Carlucci, strutturisti; gli ingegneri Girolamo Doria per gli impianti e Vito Spada, coordinatore per la sicurezza, mentre Responsabile del procedimento è l’ingegner Domenico Mancini.”Note tecniche a cui si aggiungono quelle di carattere eminentemente religioso con il giovane parroco, don Giuseppe Carrieri il quale illustra la solenne cerimonia in programma il prossimo 2 maggio alle ore 19.” La celebrazione, presieduta da Sua Eccellenza Mons.Benigno Papa è altamente suggestiva ricca di momenti significativi.Il rito della dedicazione consterà di quattro momenti:l’ingresso in chiesa, la liturgia della Parola,la dedicazione e l’unzione della chiesa e dell’altare, la celebrazione eucaristica.La celebrazione avrà inizio nell’edificio che finora è stato utilizzato come chiesa mentre la nuova Chiesa sarà chiusa e al buio.Dopo una breve processione, all’ingresso della Chiesa da consacrare, coloro che hanno condotto i lavori di progettazione e costruzione consegnano le Chiavi al Vescovo che le affida al parroco affinchè apra le porte e dia al Vescovo e a tutta l’assemblea la possibilità di entrare e prendere parte alla celebrazione.”Ci piace raccontare di questo straord inario momento della vita diocesana e comunitaria tarantina riportando all’arch.Giummo il filo del racconto:” Tra gli artisti che in diverso modo sono stati coinvolti nel percorso creativo destinato a proseguire nel tempo per dare l’opera completa in ogni sua parte, Suor Agar Loche, della Domus Dei di Roma, John Valerio e Giuseppe Russo, scultori; Francesco Selvaggi, artista del vetro.
In un’epoca di dolorose chiusure e incomprensioni ho cercato, con questa chiesa, di costruire un muro aperto, metafora dell’accoglienza, che possa essere incrocio di innumerevoli, diversi sentieri; di diversi possibili cammini. Ho poi provato a lanciarlo, questo muro, come un canto o un grido o una preghiera, verso l’azzurro, per ricordare a noi tutti una possibile direzione alle nostre vite.
Il muro ( già segno di incomprensioni e di antiche divisioni ) sostiene la copertura di un organismo di comunione destinato a costruire “nuova comunicazione” fra gli uomini.
In una atmosfera sospesa, grandi masse compatte (sono riproposti, ai fianchi del presbiterio, i grandi volumi sospesi delle cantorie che riemergono in antiche, note atmosfere spirituali) si accampano nello spazio puro con forza e vigore e dalla luce hanno vibrazioni che le rendono immateriali.
Il candore di superfici e volumi, il gioco di luci colorate delle vetrate, la purezza delle forme fanno poi evidente riferimento alla chiara, semplice, essenziale spiritualità del santo fanciullo, del Beato Nunzio Sulprizio, cui quest’opera è dedicata, quasi a ricreare per lui quella atmosfera di serenità e di leggerezza, di gioco festoso di cui la sua brevissima e sofferta esistenza fu priva.
L’uomo ed il creato trovano la loro efficace espressione in uno spazio sacro di spessore a-temporale. Centrale è l’immagine del Cristo: sospeso ad una croce di luce, contro il vetro solare della grande croce latina leggermente patente ritagliata in un setto a tutta altezza: un Cristo crocifisso di bronzo di dimensione poco più che reale, si inquadra, sospeso nella luce dorata: è già quasi una resurrezione. La chiusura è di don Giuseppe: “ Si tratta di un momento assolutamente eccezionale sia per la solennità e il significato presente in tutti i momenti della celebrazione, sia per la comunità parrocchiale che dal momento della sua nascita (1970)ha sempre, soprattutto negli ultimi anni, atteso con trepidazione l’arrivo di questo momento contribuendo e collaborando in modo molto significativo e continuo, sia per lo stesso Vescovo che ha più volte mostrato di attenderlo con gioia”. Ricco il carnet degli appuntamenti tra i quali spicca l’incontro a più voci, lunedi 3 maggio con lo stesso arch.Giummo e l’intervento di suor Agar Loche.Sino al prossimo 5 maggio nel ricordo del Beato Nunzio Sulprizio con la processione,la banda musicale e i fuochi pirotecnici.

A Casale Monferrato sta per entrare nel vivo OyOyOy! Festival internazionale di cultura ebraica, giunto quest’anno alla quinta edizione. Il ciclo di manifestazioni, che prende il nome da un tipico intercalare della tradizione yiddish per indicare qualcosa che desta stupore, è stato presentato ufficialmente lo scorso fine settimana e quest’anno raddoppia dividendosi in due parti: la prima si svolge come è ormai tradizione a maggio per quattro settimane, con un lancio a Casale in contemporanea con la manifestazione “Riso & Rose” e a Vercelli; la seconda ad ottobre, con una parte che sarà più incentrata sui ragazzi.

Come è stato sottolineato dagli organizzatori, in questi cinque anni in tutte le comunità ebraiche italiane c’è stata una rivitalizzazione culturale è un’uscita dal ghetto della Giornata della Memoria. E questo anche grazie all’impegno di associazioni culturali laiche ma sensibili al messaggio culturale dell’ebraismo. Scopo finale di OyOyOy! È quello di costruire un ponte (in ebraico ghescer) tra culture e identità differenti. Un’opera costruita grazie al confronto con personalità di spicco della filosofia, letteratura, scienza e arte, appartenenti anche a confessioni e aree di pensiero differenti. Dove il valore aggiunto della cultura ebraica è soprattutto dato dal dialogo, dalla importanza della parola come strumento per avvicinarsi alle cose e alle persone, indipendentemente da quanto possano essere distanti le posizioni di partenza.

Nell’edizione 2010 del Festival saranno presenti tra l’altro Giora Feidman, Jonathan Kashanian, Moreno Gentili, Alberto Cavaglion, Daniele Segre e altre decine di personaggi rappresentativi del mondo dell’arte e della letteratura. Il Festival a Casale Monferrato prende vita ufficialmente nel fine settimana che va da venerdì 7 Maggio a domenica 9 Maggio con l’inaugurazione di 4 mostre d’arte collegate tra di loro che coinvolgeranno 4 differenti spazi espositivi della città e che esplorano l’interpretazione dell’ebraismo di 3 autori diversi: Marc Chagall, Aldo Mondino ed Emanuele Luzzati. Ogni inaugurazione delle mostre sarà accompagnata da un aperitivo di ispirazione ebraico-monferrina  e per tutta la rassegna il Castello ospiterà “Un ponte di libri: assaggi culturali tra mondi”, una selezione di libri per sviluppare il dialogo tra culture diverse. La prima parte del Festival si concluderà il 28 maggio con l’ultimo appuntamento della rassegna cinematografica di Alessandria.

Qui il programma in pdf dell’intero ciclo di manifestazioni.

(via SpiritualSeeds)

Mostre: fino ad ottobre Illegio diventa il paese degli angeli

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 23 - 2010 ADD COMMENTS

“Tobia e l’angelo” di Girolamo Savoldo (1522-1524), la “Annunciazione” di Filippo Lippi (1445-1450), la“Madonna con bambino” di Sandro Botticelli e collaboratori (fine secolo XV), “Cristo morto sorretto da due angeli” di Paolo Veronese (1585-1588), “Abramo e i tre angeli” e “L’angelo soccorre Agar” di Giambattista Tiepolo (1732 circa): sono solo alcune delle opere che saranno esposte da domani, 24 aprile, in una mostra che si preannuncia estremamente interessante.

Prima di tutto per la sua localizzazione geografica: sede della medesima non sarà infatti un qualche rinomato museo, bensì un paesino di soli 300 abitanti che con fatica si può ritrovare sulla carta geografica, Illegio, in provincia di Udine. Seconda particolarità dell’esposizione è che l’organizzazione della stessa è dovuta alla caparbietà di due sacerdoti: il primo è monsignor Angelo Zanello, presidente del Comitato di San Floriano; il secondo è don Alessio Geretti, che nel piccolo centro della Carnia di cui è parroco, Illegio appunto,  organizza ogni anno una mostra facendo arrivare in Friuli capolavori da tutto il mondo.

Quella di quest’anno si intitola: “Angeli. Volti dell’invisibile”, e si articola a sua volta in otto sezioni: “Angeli e arcangeli nell’Antico Testamento”; “L’Annunciazione”; “Angeli nel Nuovo Testamento”; “Regina Angelorum”; “Angeli nel Nuovo Testamento: la Passione”; “A servizio degli uomini”; “Al cospetto di Dio”; “Reliquiari”. “La mostra –ha dichiarato il curatore don Geretti- vuole documentare attraverso ottanta opere scelte anzitutto le figure angeliche ricordate esplicitamente dalle Sacre Scritture, in vari episodi della storia della salvezza, per completare poi il quadro con una specifica ricognizione delle caratteristiche proprie di ogni schiera angelica e con lo studio di alcuni casi particolari e meno conosciuti di culto e iconografia, come il culto dei sette arcangeli”. Le opere esposte provengono dalle sedi museali più prestigiose d’Europa, come i Musei Vaticani, gli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese e la Galleria Doria Pamphilj di Roma, l’Accademia Carrara di Bergamo, la Galleria Tretyakov di Mosca, i Musei Reali di Arte e Storia di Bruxelles e diverse altre.

La mostra resterà aperta fino al 3 ottobre prossimo.

(via SpiritualSeeds)

Da domani, giovedì 15 aprile, il celebre settimanale “Famiglia Cristiana” si rinnova e lo fa partendo dalle origini: dalla famiglia, appunto. Il rinnovamento riguarderà sia la versione cartacea della rivista che il suo sito web. Riposizionamento, restyling, nuovo logo e nuovi contenuti, nuove rubriche, nuove prestigiose firme e una campagna di comunicazione aggressiva e non convenzionale per il settimanale di punta dei Periodici San Paolo.

Come affermato dal direttore don Antonio Sciortino nell’editoriale dell’ultimo numero “vecchia maniera”: “Dal 15 aprile Famiglia Cristiana sarà nuova nella veste e nei contenuti. Utile, pratica e piacevole alla lettura. Per tutta la famiglia. Accentueremo questa dimensione “familiare”: di informazione, di servizio e di sostegno. Con particolare attenzione alle giovani famiglie con figli, cui forniremo gli aiuti necessari nel delicato ruolo di genitori”.

Contemporaneamente all’uscita della nuova rivista, Famiglia Cristiana rinnova e rilancia il proprio sito, www.famigliacristiana.it, che diviene un vero sito di informazione costantemente aggiornata e di servizio per la famiglia con tantissime indicazioni utili. Una testata giornalistica con la stessa direzione e lo stesso corpo redazionale del formato cartaceo dedicata specificatamente a cinque argomenti: famiglia, Chiesa, informazione, volontariato, costume e società, a loro volta suddivisi in sottosezioni per dare un’informazione sempre più completa e aggiornata.

Un augurio al giornale per questa nuova avventura.
(via SpiritualSeeds)

I viaggi religiosi rappresentano un business da 13 miliardi di euro, fenomeno tra l’altro in forte ascesa che ogni anno muove circa 330 milioni di pellegrini. A qualcuno, magari, l’accostamento troppo stretto tra business e religione farà storcere il naso, ma è fuor di dubbio che si tratta di un settore che può dare un valido contributo al superamento della crisi economica.

Questo è almeno ciò di cui sono convinti gli organizzatori del workshop “Turismo e Religioni”, curato da Ttg Italia, società del gruppo Rimini Fiera, che prende il via oggi a Milano in un clima di ottime speranze per il futuro.  L’ottimismo è dovuto al fatto che si sta assistendo ad una forte ripresa dei pellegrinaggi a piedi: in Italia la via Francigena la fa da padrona, all’estero la più battuta è Santiago de Compostela. Sempre restando fuori dai confini nazionali, accanto ai tradizionali luoghi di culto (tra i più visitati al mondo Nostra Signora di Guadalupe, Lourdes, Gerusalemme, Fatima) dati recenti mostrano un aumento dei viaggi a carattere religioso verso Medio Oriente e l’area Asia-Pacifico, dovuto all’aumento della popolazione di fede buddista e induista.

Gli organizzatori fanno anche sapere che secondo uno studio dell’Unione europea, il turismo religioso è praticato dal 35% delle persone con disabilità: abbattere le barriere architettoniche per garantire loro un viaggio confortevole e permettere loro di spostarsi con più facilità è dunque estremamente importante. Dopo quello inaugurale di Milano gli incontri sul turismo religioso proseguiranno il 13 aprile a Torino, i 14 a Padova e il 15 a Bologna.

(via SpiritualSeeds)

Tomba vuota: bende e sudario. E la Sindone?

Posted by Giuseppe Delprete On aprile - 8 - 2010 ADD COMMENTS

Alcune provocazioni bibliche in preparazione all’ostensione della Sindone

E’ possibile o no precisare in cosa sia stato avvolto il corpo di Gesù? I Sinottici parlano soltanto di un lenzuolo. Descrivendo la sepoltura cui ha provveduto Nicodemo, Giovanni parla di othonia, e aggiunge qui un sudario, soudarion. Come armonizzare questi dati? Questi dettagli confermano o isolano la Sindone di Torino? Le discussioni a riguardo sono molteplici ma senz’altro c’è da indicare giustamente i limiti dell’argomento esegetico. Molti esegeti hanno cercato sinergie tra i dati di Giovanni e quelli dei Sinottici. Alcuni hanno sostenuto che il lenzuolo dei Sinottici coincide con il sudario di Giovanni; tuttavia la parola sudario – che traduce soudarion- non indica un grande lenzuolo, ma una tela che ricopre la testa.  Altri, per conciliare i quattro Vangeli, hanno proposto questa soluzione: qualcuno avrebbe strappato il lenzuolo dei Sinottici,  ed ottenuto in tal modo le bende di Giovanni. Una tale operazione però sembra inverosimile: se si vuole avere delle bende, non certo si compra un grande pezzo di tela per poi strapparlo. Alcuni fanno notare che la parola greca othonia indica non tanto delle piccole bende, quanto dei pezzi di tela; pertanto, i panni del quarto Vangelo e il sudario dei Sinottici sarebbero la stessa cosa. Altri aggiungono: la parola sindòn è mal tradotta: questo termine non significa necessariamente un solo pezzo di tela simile a un lenzuolo, ma può anche indicare due pezzi, che sono appunto le piccole bende di Giovanni.

Dopo questi vani tentativi di conciliazione, altri esegeti ancora tentano di combinare tutti i dati: lenzuolo, bende e sudario. Gesù sarebbe stato avvolto con un grande velo e poi con delle bende; infine, gli è stato coperto il volto con un sudario. Ma così sostenendo si cade nel peggior concordismo. Alcuni ritengono che non sia possibile conciliare Giovanni e i Sinottici, lenzuolo e bende. Qualcuno ha voluto concludere che vi siano state due sepolture: la prima la sera del venerdì, e sarebbe quella di cui parlano i Sinottici: il corpo, non lavato, fu allora avvolto rapidamente in un lenzuolo; poi, la sera del sabato, gli apostoli tornarono per completare la sepoltura: ripreso il corpo, lo lavarono e lo avvolsero con delle bende, come riferisce Giovanni.

Il principale difetto di quest’ipotesi è che non ha nessun fondamento: nulla prova una seconda sepoltura del sabato sera e tutto dissuade dall’ammetterlo. Se questa proposta è stata fatta, è perchè permette di spiegare il sudario di Torino. La Santa Sindone suppone infatti che il corpo sia stato avvolto in un semplice pezzo di tela, senza essere lavato, in modo che il sangue e il sudore abbiano potuto produrvi l’impronta che noi conosciamo. Con l’uso delle bende l’imprensione di quell’immagine diventa impossibile. D’altra parte, il desiderio di fede di salvare il sudario di Torino non può leggittimare una tesi che rimane di per sè inammissibile, quella di due sepolture successive.

Ma a questo punto, bisognerebbe  rinunciare all’idea di conciliare Giovanni con i Sinottici. Nè l’uno nè gli altri hanno preteso di fornire esatte rappresentazioni delle cose. Forse,  è Giovanni che merita il maggior credito. I Sinottici hanno parlato di un lenzuolo come del modo normale di seppellimento, senza pretendere di descrivere un particolare storicamente oggettivo. Questo particolare, senza dubbio essi non l’hanno osservato, e non è lecito considerare il loro racconto come rigoroso, a tal punto da poterne trarre conclusioni scientifiche. Se bisognasse sceglierere, sarebbe preferibile scegliere Giovanni, pur dubitando che i suoi othonia siano delle bende. Questo modo di avvolgere le mummie in Egitto non era molto abituale in Palestina, e può darsi che Giovanni ne avrebbe parlato solo per far pensare ai legami della morte spezzati da Gesù (cfr. Gv 11, 44).

In definitiva, i dati del Vangelo, molto semplici e difficilmente conciliabili – è da considerare che su di essi i Sinottici non ci trasmettono una testimonianza diretta -, non sono di un realismo abbastanza preciso da permetterci di dirimere il dibattito sulla Sindone di Torino. Un conto è lo studio esegetico, un conto sono le discussioni degli storici, fotografi, chimici e scienziati; a questi tutta la cura di dire tutto il possibile su questa santa reliquia.

E’ conveniente fare un’ultima osservazione sulla descrizione di Giovanni, dove egli vuole mostrare che i panni della sepoltura sono ben ordinati: gli othonia per terra, il soudarion ripiegato e messo da parte.  Perchè Giovanni dà queste precisazioni? Senza dubbio per mostrare che non si tratta di un furto, di un rapimento ordinario, ma far capire che una mano divina è passata di là, una mano non umana, direbbe Pascal. Se dei ladri oppure gli apostoli avessero messo mano al corpo in fretta e furia per rapirlo, la biancheria sarebbe rimasta alla rinfusa come quando nelle tombe d’Egitto sono state rubate le mummie. Tutto invece è ordinato, come se Dio, oppure i suoi angeli, avessero voluto prendere il Signore senza buttare all’aria niente.

L’Umbria religiosa in mostra da sabato ad Assisi

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 29 - 2010 ADD COMMENTS

“Chi tenta di catturare l’Umbria con macchina da foto o con pennello, con scalpello o penna o pennetta, cerchi la sua anima nelle sfumature del misurato, colga il fumo delle candele sui muri delle chiese sparse o in quelle di paese, risusciti, come non so, le preghiere custodite dalle edicole mariane, adornate di fiori così belli che sembrano finti e, talora, lo sono”. Così Mariano Borgognoni scrive nel testo introduttivo alla mostra  “I luoghi dello Spirito: ricerca fotografica sulla religiosità in Umbria” che, inaugurata sabato prossimo 3 aprile presso la galleria d’arte della Pro Civitate di Assisi, farà la gioia di quanti visiteranno la cittadina francescana nel corso delle vacanze pasquali.

La mostra documenta, attraverso una selezione di fotografie in bianco e nero e colore, la suggestione di alcuni dei luoghi della religiosità umbra: dal Santuario di Sassovivo, alla comunità dei Piccoli Fratelli di Spello, al Santuario della Madonna del Rosario di Pale, ad altri numerosi luoghi del nostro territorio, con le feste religiose che vi si celebrano lungo l’anno e la vita spirituale che vi si svolge.
La ricerca è stata condotta dai fotografi: Chung Ho Sun, Edia Mazzoli e Stefano Passerini, guidati da Gesuino Bulla, direttore e responsabile delle immagini della rivista Rocca, esperto di linguaggio, storia e tecnica fotografica.
Al duplice scopo di mettere in luce la presenza dei luoghi della spiritualità in Umbria – che fanno parte delle radici culturali e antropologiche di questa terra e della sua popolazione – e di cercare le motivazioni che fanno della terra umbra un luogo di attrattiva e di fascino spirituale, il gruppo ha percorso a tappeto il territorio alla ricerca di monasteri e di antichi santuari e ha seguito e documentato sistematicamente le feste della devozione popolare. Il tutto è corredato da un apparato didattico, comprendente dati storici e antropologici, redatti da esperti. La mostra sarà visitabile fino al 30 novembre prossimo.

Visto che si è in tema di mostre, non si può non citarne un’altra a sia volta molto interessante: “Tibet Mistero e Luce. La cultura dell’altipiano”, inaugurata pochi giorni fa a Sassari e visitabile fimo alla metà del prossimo mese di maggio, offrirà al visitatore la possibilità di accostarsi al mondo lontano e sempre affascinante del buddhismo tibetano.

(via SpiritualSeeds)

San Pietro: platea sotto il colonnato

Posted by Giuseppe Delprete On marzo - 24 - 2010 ADD COMMENTS

A fondamento del braccio sud del colonnato di san Pietro c’è una platea. Bernini stesso decise di realizzarla come base delle colonne, in modo da evitare cedimenti. Anni prima l’architetto aveva pensato di delimitare la cupola michelangiolesca con due campanili, ma il cedimento delle fondamenta gli aveva impedito di procedere con la costruzione. Non è escluso, quindi, che fu proprio il terreno “insidioso” a spingerlo a una simile soluzione. A render noto il tutto è stato il restauro che coinvolge l’intera piazza, dal colonnato alla balaustra, dagli stemmi alle statue, dall’obelisco centrale alle “fontane gemelle”. Un cantiere  messo in piedi da Italiana Costruzioni e Fratelli Navarra per il Governatorato vaticano. Ma la scelta della piastra di fondazione non è l’unico “segreto” che la Basilica conserva. Da documenti inediti, infatti, è emerso che durante la fase berniniana i due bracci rettilinei avevano una coloritura originaria diversa da quella bicroma attuale. Per quanto riguarda la costruzione della copertura del Colonnato, invece, la fase preliminare che ha preceduto l’avvio del cantiere vero e proprio ha manifestato un complesso sviluppo esecutivo, composto di tre passaggi successivi. “L’indagine si è dedicata agli aspetti legati alle molteplici vicende del cantiere beniniano, cercando di dare risalto ad aspetti fin qui sfuggiti o poco evidenziati, affinché potessero costituire un aiuto anche alle procedure del restauro in corso”, ha affermato il consulente del cantiere Sandro Benedetti, già autore del restauro della facciata della basilica, presentando il lavoro al Salone del restauro di Ferrara. L’intervento, partito quasi un anno fa, finora ha già completato il 30 per cento del lavoro e ha una spesa prevista fino a 20 milioni di euro. Copertura finanziaria che sarà garantita per intero da sponsor privati come Enel, Wind, Telecom, Assitalia ed Eni, che già da tempo hanno istallato i loro poster promozionali all’interno della piazza.

Un’Ultima Cena sempre più ricca (e a rischio obesità)

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 24 - 2010 1 COMMENT

Cosa c’è nel piatto dell’Ultima Cena? E, soprattutto, com’è cambiata l’alimentazione in questi ultimi duemila anni? Al curioso ed intrigante interrogativo a provato a dare una risposta un accurato studio pubblicato dal “Giornale internazionale dell’obesità”. Inutile dire che l’analisi di decine e decine di dipinti aventi come soggetto l’ultimo pasto consumato da Gesù e dai suoi discepoli ha evidenziato come le porzioni alimentari siano andate progressivamente aumentando nel corso degli anni e dei secoli. Ciò che colpisce è però la dimensione di tale aumento.

Mettendo a raffronto le dimensioni delle teste dei personaggi e quelle degli alimenti, infatti, i ricercatori hanno scoperto che le dimensioni del piatto principale sono aumentate del 69%, il piatto e il pane, dal canto loro, sono lievitati del 23%.  Altro elemento curioso è rappresentato da ciò che la tavola offre. Se il racconto evangelico fa riferimento solo a pane e vino, nel 18% dei casi tele evidenziano anche la presenza di pesce, nel 14% di agnello e addirittura nel 7% si riscontra la presenza di maiale, il cui consumo –va ricordato- è assolutamente vietato agli ebrei.

Il risultato di queste variazioni e di questo aumento di quantità è che invece di Ultima Cena sarebbe più opportuno parlare di Ultima Abbuffata.

(via SpiritualSeeds)

Celebrazioni per il IV Centenario della morte di Caravaggio

Posted by Giuseppe Delprete On febbraio - 16 - 2010 ADD COMMENTS
Caravaggio, un 2010 di celebrazioni per i 400 anni della morte

Celebrazioni per il IV Centenario della morte di Caravaggio

di Giuseppe Delprete
Dopo 400 anni dalla morte un calendario pieno di eventi ricorda Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610), pittore del naturalismo tragico e del chiaroscuro. “Il nostro scopo non sarà tanto quello di far conoscere Caravaggio, che è uno dei pittori più noti e apprezzati della storia della pittura, ma indagare meglio la sua figura da un punto di vista iconologico, documentario e delle attribuzioni”, ha affermato il presidente del comitato, lo storico dell’arte Maurizio Calvesi, presentando le iniziative in programma al Ministero dei Beni culturali .  Sono in tutto 20 gli eventi pensati dal comitato nazionale. Dopo il successo di “Caravaggio e Bacon”, appena terminata alla Galleria Borghese, ci sarà la mostra di 23 tele che da sabato al 13 giugno sarà ospitata alle Scuderie del Quirinale. A Firenze, invece, la Galleria Palatina e gli Uffici ospiteranno “Caravaggio e i caravaggeschi” dal 22 maggio-15 ottobre, composta da 98 dipinti e 12 disegni per ricostruire il contesto fiorentino seicentesco , in cui  ebbe diffusione un naturalismo che diede vita ad un sincretismo inedito nella pittura. Una particolare attenzione a Caravaggio sarà incrementata dal fatto che nel ’51,  in occasione dei 400 anni della nascita, i documenti d’epoca su di lui erano appena una ventina, oggi invece sono 1.100. Allo stesso modo anche le opere, che oggi arrivano fino a 100 opere. All’Accademia dei Lincei, invece, si prepara un convegno coi maggiori studiosi internazionali del pittore e del suo tempo che si svolgerà nel prossimo autunnio. Un’iniziativa analoga, a Milano, sarà invece dedicata al tema della musica nelle opere del Caravaggio e si concluderà con un concerto di musica rinascimentale al Conservatorio. Anche il teatro onorerà Caravaggio con “L’inventore del Nero”, che vedrà le coreografie di Raffaele Paganini, e forse, anche le musiche di Luis Bacalov.

Arte: gesti del Caravaggio a Strasburgo

Posted by marilena marino On febbraio - 5 - 2010 ADD COMMENTS

PARIGI, 5 FEB – I gesti del Caravaggio, l’originale filmato realizzato da Francesco Vitali sull’opera del Caravaggio, arriva al Parlamento europeo. Sara’ proiettato alla Sala Churchill il 9 febbraio per il quarto centenario della morte del maestro. La serata, alla presenza del regista, ha il patrocinio del deputato Sassoli. Il film incasella quadri come diapositive. Si ha l’impressione di vedere, in fotografie sonore, la vita quotidiana al tempo di Caravaggio. Il film sara’ in tournee in 30 citta’.

Abruzzo: francobollo per arte romanica

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2010 ADD COMMENTS

La basilica di Collemaggio compare sul francobollo che il 10 febbraio le Poste Italiane emetteranno per celebrare l’arte romanica d’Abruzzo.Il francobollo da 0,60 euro sara’ racchiuso in un foglietto, stampato in 2,5 mln di esemplari. La vignetta riproduce la facciata, realizzata in pietra rosa e bianca all’inizio del Quattrocento; sui bordi del foglietto sono riprodotti il portale ed uno scorcio della navata centrale. Le strutture della Basilica hanno subito danni nel terremoto del 2009.

Biennale: Sgarbi cura Padiglione Italia

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2010 ADD COMMENTS
(ANSA) – ROMA, 21 GEN – Il critico Vittorio Sgarbi sara’ il curatore del Padiglione Italia della Biennale 2011.Ad annunciarlo il ministro dei Beni Culturali,Bondi. A Sgarbi, ha precisato Bondi, ‘e’ stato deciso di affidare anche la vigilanza per l’acquisto di nuove opere d’arte contemporanea per il nuovo museo delle arti del XXI secolo, Maxxi, che si aprira’ a Roma in primavera’. ‘Sgarbi – ha aggiunto Bondi – credo conosca le ricchezze e le varieta’ del patrimonio italiano, anche di quello diffuso, come pochi’.

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