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	<title>Nobell.it - Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione &#187; Animatori della Cultura</title>
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	<description>Il portale degli Animatori della Cultura e della Comunicazione - Allievi del Corso di alta formazione ANICEC</description>
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		<title>Salone del Libro</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/05/index-e1336646072409-300x2131.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6963" style="margin: 10px;" title="index-e1336646072409-300x213" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/05/index-e1336646072409-300x2131.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>Prende il via oggi a Torino (per concludersi il 14 maggio) la XXV edizione del <a href="http://www.salonelibro.it/it/home.html" target="_blank"><strong>Salone internazionale del libro</strong></a>. Ben rappresentata anche l’<strong>editoria cattolica</strong>, in particolare, nello stand curato dall’<a href="http://www.associazionesantanselmo.org/" target="_blank">Associazione Sant’Anselmo</a>(Padiglione 2, Stand G10), con la collaborazione della Arcidiocesi di Torino, dell’Unione Editori e Librai Cattolici Italiani, e del Consorzio Editoria Cattolica, dove saranno presenti libri selezionati fra tutti gli editori italiani e riviste italiane di teologia e cultura religiosa.</p>
<p>Il tema del Salone del Libro 2012, la <strong>rivoluzione digitale</strong>, per le sue ricadute sulla comunicazione e sui legami tra le persone, si intreccia con il tema della famiglia, che sarà oggetto pochi giorni dopo di un grande evento mondiale a Milano a cui parteciperà anche papa Benedetto XVI.</p>
<p>Questo aggancio è la proposta dello stand al Salone del Libro curato dall’Associazione Sant’Anselmo per il Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana, sia nella selezione dei libri esposti nello stand, sia negli incontri che organizza.</p>
<p>Lo stand, oltre a presentare le ultime novità concernenti i temi dell’antropologia religiosa, della Bibbia, della teologia, della storia e dell’arte religiosa, dedica uno spazio ai testi che riguardano i <strong>cambiamenti personali e familiari dell’era digitale</strong>, e uno spazio alla produzione editoriale italiana sui temi della famiglia del lavoro e della festa. Allo stesso modo gli incontri, trattano del significato antropologico e di quello cristiano del matrimonio e della famiglia, anche con testimonianze e occasioni di dibattito con posizioni diverse.</p>
<p>(via <a href="http://www.spiritualseeds.info/2012/05/10/leditoria-cattolica-al-salone-del-libro-di-torino/" target="_blank">SpiritualSeeds.info</a>)</p>
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		<title>ZVENIGOROD  e STOROZHEVSKY</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 18:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Asaro Romanoff</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/05/5692880-savvino-monastero-storozhevsky-russia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6947" style="margin: 10px;" title="5692880-savvino-monastero-storozhevsky-russia" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/05/5692880-savvino-monastero-storozhevsky-russia-e1336256586306-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a>di Daniela Asaro Romanoff</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">A 60 km a ovest di Mosca, in una bellissima zona, denominata la &#8216;Svizzera Moscovita&#8217;, per la ricchezza di paesaggi incantevoli, sorge un&#8217;antica città: Zvenigorod ( in lingua russa significa &#8216;città sonora&#8217;). Varie leggende ci danno una spiegazione in merito a questo nome. Si dice che un militare si trovava a vigilare in una torre campanaria vicina alla città. Vedendo che si stava avvicinando il nemico, il militare diede l&#8217;allarme, suonando le campane. Il suono raggiunse una torre di guardia simile, situata poco distante e le campane di quella torre cominciarono a suonare. Il loro suono arrivò fino ad un&#8217;altra torre di guardia e così avanti, sino a Mosca, tutte le campane si misero a suonare, avvisando che il nemico stava sopraggiungendo. Un&#8217;altra leggenda racconta che i fondatori della città, provenienti da Kiev e da Galich, la denominarono in tale modo, poiché avevano udito un lieve tintinnare di campane tra i gorgoglii del fiume Moskva. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Molto probabilmente Zvenigorod è una città ancora più antica di Mosca, ma nelle Cronache non si hanno sue notizie. Viene nominata, per la prima volta, nel testamento del Principe Ivan Danilovic Kalita, nel 1339. Ben presto Zvenigorod fu la seconda città più importante del principato dopo Mosca. Alla morte del Principe Dimitri Donskoy (1389), la città iniziò ad essere governata dal secondogenito: Yuri Dimitrievich. In quei tempi raggiunse l&#8217;apice della sua prosperità. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il Principe Yuri nacque nel novembre 1374 ed ebbe un padrino d&#8217;eccezione: Sergio di Radonezh. Il Principe Yuri crebbe in un ambiente in cui poteva trovare molti stimoli e motivazioni per leggere, studiare, progredire come essere umano attraverso la cultura. Fu anche uomo di azione. All&#8217;epoca della battaglia di Kulikovo aveva solamente sei anni, ma partecipò a molte altre battaglie. Durante il governo di Yuri, Zvenigorod fu davvero una città splendida e fiorente. Furono fatte costruire mura, torri e nel 1407 venne edificata una Cattedrale in pietra bianca: la Cattedrale dell&#8217;Assunzione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il Principe Yuri chiamò pittori eccellenti come Andrej Rublev e Daniil Cherny, affinchè gli edifici religiosi fossero impreziositi da meravigliose Icone. Alla fine del XIV secolo, sulla collina Storozhevoi, fu costruito il Monastero, denominato Savvino Storozhevsky, dal nome del primo Padre superiore, San Savva, discepolo di San Sergio di Radonezh e confessore del Principe Yuri. Fu proprio Yuri che chiese al suo confessore che venisse edificato un Monastero sulla collina Storozhevoi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Dapprima fu eretto un piccolo Monastero in legno.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">In seguito il luogo sacro si arricchì di bellissimi edifici. Nel 1399 Savva benedisse Yuri, che si accingeva a partire per una battaglia di difesa della Terra russa. Le preghiere di Savva furono ascolatate ed il Principe, ritornato vincitore, fece edificare, come ringraziamento al Signore, la grande Chiesa della Natività.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Aleksey Mikhailovic Romanov fu un altro grande benefattore del Monastero. Il luogo sacro venne fortificato con mura di pietra e torri. All&#8217;interno delle torri c&#8217;era la casa dello Zar Aleksey.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Nel 1665 venne commissionata anche la forgiatura di una straordinaria campana all&#8217;artigiano Alexander Grigor&#8217;ev. La Campana pesava 34 tonnellate. Nel 1668 fu portata al Monastero, venne denominata la Grande Campana dell&#8217;Annunciazione. Il suono melodioso poteva essere udito anche nei paesi che circondavano la città di Zvenigorod. Proprio l&#8217;immagine di questa speciale campana fu fatta porre al centro dell&#8217;emblema della città da Caterina II nel mese di dicembre 1781. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Per molti secoli, dopo la sua fondazione, il Monastero Savvino-Storozhevsky continuò ad essere uno dei principali centri religiosi della Russia. In diverse epoche gli zar vennero a pregare assieme ai loro familiari a Savvino.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">E giunse l&#8217;anno 1812, le armate napoleoniche, dopo la battaglia di Borodino, avanzavano verso Mosca. </span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;">Le armate nemiche sono sulla strada che porta a Zvenigorod” scrisse il generale Kutuzov al Conte Fyodor Vasil&#8217;evich Rostopchin. “ Speriamo di poterli annientare prima che osino invadere la capitale Mosca”.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Nelle prime ore del 1° settembre i francesi invasero Zvenigorod. Una parte dei soldati rimase in città, altri stettero nei presssi del Monastero Savvino.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span style="font-size: medium;">I soldati erano sottoposti agli ordini di un figlio adottivo di Napoleone: Eugéne di Beauharnais. Quest&#8217;uomo ammirato e apprezzato da tutti, si ritrovò ad essere vicino alle mura del Monastero verso la fine del mese di agosto 1812. Per sei settimane il Monastero fu occupato dalle truppe francesi. Oltre alle torri di guardia, i soldati occuparono anche la Cattedrale. In poco tempo il luogo sacro venne saccheggiato, ma le reliquie di San Savva rimasero intatte. Molti anni più tardi, nel 1839, il Duca Maksimilian Leuchtenberg, figlio di Eugéne, raccontò al Conte Novosiltsev cosa era davvero successo al Monastero Savvino. Una sera, mentre Eugéne si era ritirato in una cella del Monastero per dormire, udì uno scricchiolìo. La porta della cella fu aperta da un uomo che indossava un lungo vestito nero. Quest&#8217;uomo si avvicinò a Eugéne ed egli poté vedere bene il suo volto, anche se la cella era illuminata solamente dal chiarore della luna. Era anziano, con la barba, e rimase in silenzio ad osservare il Principe. Poi, a bassa voce, disse:” Non permettere ai tuoi uomini di devastare ulteriormente il Monastero e, soprattutto, togliete le armi dalla Chiesa. Se farai quanto ti chiedo, la Grazia del Signore sarà con te e ritornerai nella tua Patria sano e salvo.” Dopo aver pronunciato queste parole lasciò la cella.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il Principe Eugéne si alzò presto la mattina dopo ed ordinò al suo aiutante di far proseguire le truppe verso Mosca. Bisognava andarsene dal Monastero e dalla città di Zvenigorod. Eugéne entrò in Chiesa e fu attratto da una tomba e da un&#8217;Icona. Il volto rappresentato nell&#8217;Icona assomigliava moltissimo a quello dell&#8217;uomo anziano, che gli aveva parlato la sera precedente. Il Principe si inchinò con reverenza, capì che quell&#8217;uomo era San Savva. Dopo tale evento il Principe combattè in molte altre battaglie, ma non fu mai ferito. Anche dopo la caduta di Napoleone, rimase un uomo amato e rispettato. Sul letto di morte fece promettere al figlio di andare in Russia a venerare le reliquie del Santo. Quindici anni dopo la morte del padre, il Duca Maximilian Leuchtenberg si recò al Monastero Savvino. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Durante il XIX  secolo  Zvenigorod e i suoi dintorni fecero confluire poeti, musicisti, mercanti per il clima favorevole e i paesaggi incantevoli. Parecchi inziarono a trascorrere lì le vacanze estive.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Durante la II Guerra mondiale, Zvenigorod subì gli attacchi dei Nazisti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> L&#8217;<span style="font-size: medium;">edificio monastico fu gravemente danneggiato. Due volte venne annunciata la cattura di Zvenigorod, tramite dei volantini in novembre, e il 2 dicembre 1941 alla Radio. L&#8217;armata russa lanciò una controffensiva e il 20 dicembre Zvenigorod e le aree limitrofe furono liberate.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Alla fine degli anni Quaranta, le bellezze naturali, l&#8217;aria salubre di Zvenigorod ricominciarono ad attirare la gente, soprattutto gli scienziati. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Già nel 1908 uno studente di Biologia dell&#8217;Università di Mosca, a sue spese, iniziò a costruire un laboratorio scientifico per studiare l&#8217;acqua della zona e gli organismi che in essa vivevano. Lo studente si chiamava Sergei Nikolaevic Skadovsky, in seguito divenne professore al Dipartimento di Biologia. Tuttora i biologi lavorano in questo interessante laboratorio assieme a chimici, geologi e fisici.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Il regime ateo, che governò la Russia per quasi settant&#8217;anni, fece chiudere il Monastero. Le aree di culto vennero confiscate e le sacre reliquie furono date ad un impiegato del Museo storico: Mikhail Uspensky.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Negli anni Venti Mikhail lavorava per il Museo di Stato ed un agente del KGB gli consegnò un piatto coperto da una stoffa. L&#8217;agente disse a Mikhail che quel piatto conteneva tutto ciò che rimaneva delle reliquie di San Savva.</span></p>
<p align="JUSTIFY">“ <span style="font-size: medium;">Fanne ciò che vuoi” fu detto a Mikhail.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Uspensky custodì le reliquie, con grande cura, fino al 1985, in una sua casa di campagna. Solamente nel 1998 le reliquie furono restituite alla Chiesa Russa Ortodossa. Vennero portate al Monastero San Danilov, in seguito pervennero a Zvenigorod.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Nel 10° anniversario della restituzione delle reliquie alla Chiesa Ortodossa, parecchie cerimonie religiose si svolsero nelle Chiese di tutta la Russia, poiché moltissimi sono sempre stati i devoti di San Savva. Ci fu anche una toccante processione da Mosca a Zvenigorod, con migliaia di fedeli, provenienti da tutto il Paese. Fu il giorno della fulgida vittoria di San Savva, considerato Patrono dei combattenti, sull&#8217;ateismo barbaro, al servizio di politiche perverse.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">                                                                         Daniela Asaro Romanoff</span></p>
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		<title>Festival Biblico di Vicenza</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 06:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novità assoluta del Festival 2012 sarà il focus sulle terre bibliche “Linfa dell’ulivo”, organizzato dall’Ufficio pellegrinaggi della diocesi di Vicenza, che (dal 24 al 26 maggio) riunirà esperti, studiosi, storici, archeologi dei territori interessati dalla Bibbia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/05/FestivalBiblico2012.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6951" style="margin: 10px;" title="FestivalBiblico2012" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/05/FestivalBiblico2012-e1336257085565-300x131.jpg" alt="" width="300" height="131" /></a>di Moreno Migliorati</p>
<p>Presentata ufficialmente a Vicenza l’ottava edizione del <strong><a href="http://www.festivalbiblico.it/" target="_blank">Festival Biblico</a></strong>, in programma dal 18 al 27 maggio. Saranno 14 città coinvolte per 10 giorni di eventi, 140 appuntamenti, 10 mostre, 200 realtà coinvolte, 120 ospiti protagonisti dei quali 20 dall’estero. <strong>Tema</strong>dell’edizione 2012 del Festival, è “’Perché avete paura?’ (Mc 4,40). La speranza dalle Scritture”.</p>
<p><strong>Novità assoluta</strong> del Festival 2012 sarà il focus sulle terre bibliche <a href="http://www.linfadellulivo.it/" target="_blank">“Linfa dell’ulivo”</a>, organizzato dall’Ufficio pellegrinaggi della diocesi di Vicenza, che (dal 24 al 26 maggio) riunirà esperti, studiosi, storici, archeologi dei territori interessati dalla Bibbia, dalla Turchia fino all’Iraq. «La “Linfa dell’Ulivo” rientra nell’accostamento multiforme alla Bibbia che rappresenta lo spirito del Festival Biblico – dichiara <strong>mons. Roberto Tommasi, presidente del Festival </strong>-. Attraverso l’archeologia e la storia, inoltre, “Linfa dell’Ulivo” s’inserisce nel tema che la manifestazione propone per questa edizione, ovvero l’analisi delle paure dell’uomo e la risposta della certezza cristiana, che non è un’ideologia».</p>
<p align="JUSTIFY">Numerosi gli appuntamenti dell’iniziativa che trasformerà Vicenza in una sorta di «capitale mondiale della Bibbia». Ospiti delle tre giornate saranno esperti internazionali in campo biblico: tra i vari nomi gli studiosi israeliani <strong>Dan Bahat e Mordechay Lewy,</strong><strong>gli esegeti Romano Penna, Francesco Rossi De Gasperis, </strong><strong>Frédéric </strong><strong>Manns, Silvio Barbaglia, gli esperti di archeologia Stefano De Luca, Riccardo Lufrani, Giuseppe Bellia</strong>. Di rilievo è inoltre il patrocinio e la collaborazione dello Studium Biblicum Franciscanum, una delle massime istituzioni scientifiche per l’insegnamento, la ricerca sulla Sacra Scrittura e l’archeologia nelle terre bibliche.</p>
<p align="JUSTIFY">(via<a href="http://www.spiritualseeds.info/2012/05/04/festival-biblico-lottava-edizione-mette-al-centro-i-luoghi-della-scrittura/" target="_blank"> SpiritualSeeds.info</a>)</p>
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		<title>Maggio che sa di Maria</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 10:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Paolo VI faceva notare come la Provvi­denza, “per vie spesso mirabili, ha contrassegnato i santuari mariani con un’impronta particolare”.Le mete di pellegrinaggio, che risalgono ai primi secoli, sono oggi innumerevoli e sparse per tutta la terra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/05/004001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6929" style="margin: 10px;" title="00400" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/05/004001-e1335955779167-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a> La devozione alla Madonna attira la miseri­cordia di Dio. L’amore di tutto il popolo cri­stiano.</div>
<div><em>«Mese del sole e dei fiori mese di Maria, che corona il tempo pasquale. Dall’Avvento il no­stro pensiero aveva seguito Gesù; ora che nella no­stra anima è scesa la grande pace della Risurrezio­ne, come non volgerci a Colei che ce lo ha donato? È venuta al mondo per preparare la sua venuta; è vissuta alla sua ombra, fino al punto che non com­pare nel Vangelo se non come Madre di Gesù, lo segue, veglia per Lui, e quando Gesù ci lascia, Ella sparisce dolcemente. Scompare, ma rimane nella mente dei popoli, perché a Lei dobbiamo Gesù».</em></div>
<div>Come in altre occasioni, Gesù sta parlando dei misteri del regno di Dio. È circondato dalla folla, che lo guarda e rimane in profondo silenzio. Im­provvisamente una donna alza la voce ed esclama: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!».</div>
<div>La profezia contenuta nel Magnificat comincia a compiersi: <em>«D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata»</em>, aveva proclamato la Vergine, mossa dallo Spirito Santo. E in quel momento una donna, con la spontaneità di una persona semplice, ha dato inizio a una lode che non terminerà finché esisterà il mondo. Quelle parole di Maria, pronun­ciate nel momento della sua vocazione, raggiunge­ranno il più perfetto compimento attraverso i seco­li: poeti, intellettuali, re e soldati, artigiani, madri di famiglia, uomini e donne di età matura e bambini che hanno appena imparato a parlare; in campagna e in città, in cima alle montagne, nelle fabbriche e sulle strade; in situazioni di dolore e di gioia, in momenti solenni (quanti cristiani hanno reso l’ani­ma a Dio guardando un’immagine della Vergine, o formulando con le labbra o solo nel pensiero il dolce nome di Maria!), o semplicemente mentre si gira l’angolo di una strada sul quale si distingue appena un’immagine della Madonna; in tante circostanze, le più varie, migliaia di voci, in lingue diversissime, hanno cantato le lodi della Madre di Dio. È un coro incessante da tutta la terra, che ogni giorno attira la misericordia di Dio sul mondo, e che non si spiega se non con un esplicito desiderio di Dio. <em>«Già fin dai tempi più antichi», ricorda il Concilio Vaticano II, «la beata Vergine è venerata col titolo di “Madre di Dio” e i fedeli si rifugiano sotto la sua protezione, implorandola in tutti i loro pericoli e le loro necessi­tà».</em></div>
<div>Tutto il popolo cristiano ha sempre saputo giun­gere a Dio attraverso sua Madre. Conoscendo per esperienza le sue continue Grazie e i suoi favori incessanti l’ha chiamata <em>“Onnipotenza supplice”</em>, e ha trovato in Lei la scorciatoia ‑<em>“il sentiero, che abbrevia il cammino”</em>‑ per giungere a Dio. L’amore ha inventato vari modi per incontrarla e onorarla. La Chiesa ha sempre promosso e benedetto la devo­zione a Maria Santissima,<em>“cammino sicuro”</em> per avvicinarsi al Signore, giacché Maria è pur sempre strada che conduce a Cristo. Ogni incontro con Lei non può non risolversi in un incontro con Cristo stesso. E che altro significa il continuo ricorso a Maria, se non un cercare fra le sue braccia, in Lei e per Lei e con Lei, Cristo Salvatore nostro, al quale gli uomini, negli smarrimenti e nei pericoli dì quag­giù, hanno il dovere e sentono senza tregua il biso­gno di rivolgersi, come a porto di salvezza e come a fonte trascendente di vita?</div>
<div></div>
<div>* Il mese di maggio.</div>
<div>Nel mese di maggio molti buoni cristiani esprimono la loro devozione alla Vergine Maria in diversi modi che animano e illuminano ogni giorno del mese. Rispondono in tal modo alla raccomanda­zione del Concilio Vaticano II: <em>«Tutti i fedeli effon­dano insistenti preghiere alla madre di Dio e madre degli uomini, perché, dopo aver assistito con le sue preghiere la Chiesa nascente, anche ora, esaltata in cielo sopra tutti i beati e gli angeli, nella comunione dei santi interceda presso il Figlio suo»</em>. E in un altro punto si esorta <em>“ad avere in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietà verso di lei, raccomandati lungo i secoli dal magistero della Chiesa”</em>. Nell’orazione, oggi, chiediamoci quali propositi abbiamo formulato, e come li stiamo concretando, per onorare nostra Madre santa Maria durante que­sto mese, che è tradizionalmente dedicato dai cri­stiani alla Vergine. La consacrazione del mese di maggio alla Vergine è nata dall’amore, che ha sem­pre cercato nuovi modi di esprimersi, e come con­trapposizione alle usanze pagane che si vivevano in molte famiglie nel <em>“mese dei fiori”</em>. Tra le <em>Cantiche a Maria</em> del Re Saggio ce n’è una che comincia così: <em>«Benvenuto maggio!»</em>. In essa Alfonso si rallegra per il ritorno di maggio perché è il mese che ci invita a chiedere con più devozione a Maria di liberarci dal male e di colmarci di ogni bene.</div>
<div>Anche oggi noi cristiani, desiderosi di stare sem­pre molto vicini a Lei, le offriamo, per tutto il mese, atti di devozione e di ossequio speciali:<em>“romerie”</em>, per esempio, cioè visite a qualche chiesa a Lei con­sacrata; piccoli sacrifici in suo onore, ore di studio o di lavoro ben fatti, il santo Rosario recitato con più raccoglimento. Il desiderio di intimità con la Ma­dre di Dio e Madre nostra, sorge in noi spontanea­mente. Vogliamo esserle vicini come lo si può essere con una persona viva: su di Lei, infatti, la morte non ha trionfato, ed Ella sta in corpo e in anima accanto a Dio Padre, a suo Figlio e allo Spirito Santo [ ... ].</div>
<div>Come si comporta un figlio con sua madre? In tanti modi diversi, ma sempre con affetto e fiducia. Con un affetto che si manifesterà di volta in volta secondo le occasioni tracciate dalla vita stessa. Lun­gi da ogni freddezza, si creano così tenere e intime consuetudini domestiche fatte di piccole attenzioni quotidiane che il figlio sente il bisogno di rivolgere alla madre e di cui la madre sente la mancanza se il figlio le dimentica: un bacio, una carezza uscendo o entrando in casa, un piccolo regalo, qualche parola intensa ed espressiva.</div>
<div>Anche i nostri rapporti con la Madre del Cielo richiedono norme di pietà filiale che guidino il no­stro comportamento verso di Lei. Molti cristiani adottano l’antica consuetudine dello scapolare, o usano salutare ‑ non c’è bisogno di parole, basta un pensiero ‑ le immagini di Maria che si trovano in ogni casa cristiana o che adornano le strade in tante città. Altri vivono quella preghiera meravigliosa che è il santo Rosario, nel quale l’anima non si stanca di ripetere le stesse cose, come non se ne stancano gli innamorati che si amano veramente, e in cui si impara a rivivere i momenti centrali della vita del Signore. Altri ancora si sono abituati a dedicare alla Madonna un giorno della settimana [ ... ], il sabato come un’occasione per offrirle qualche piccola at­tenzione e per meditare più intensamente sulla sua maternità».</div>
<div></div>
<div>* Le <em>«romerie»</em>. Significato penitenziale e apostolico.</div>
<div>Una manifestazione tradizionale di amore a nostra Madre è la<em>“romeria”</em> a un santuario o a una cappella della Vergine, compiuta con spirito di peni­tenza ‑ che si esprimerà forse con un piccolo sacrifi­cio: percorrendo a piedi un tratto di strada, vivendo qualche dettaglio di sobrietà che costi sacrificio&#8230; ‑ e con senso apostolico, facendo in modo di avvicinare a Dio le persone che ci accompagnano, e recitando con particolare devozione il santo Rosario.</div>
<div>La <em>“romeria”</em> può essere il momento opportuno per un apostolato fecondo con i nostri amici. Moltis­sime persone hanno ricevuto, nei santuari o nelle cappelle dedicate a Maria, Grazie ordinarie e straor­dinarie dalla Madre di Dio: alcuni hanno cambiato vita dopo essersi confessati, forse dopo molti anni, dei loro peccati; altri hanno intravisto la chiamata del Signore a una dedizione più piena al servizio di Dio e delle anime; altri ancora hanno trovato aiuto per superare gravi difficoltà dell’anima o del corpo. Nessuno se ne è mai andato da questi luoghi con le mani vuote. Paolo VI faceva notare come la Provvi­denza, <em>“per vie spesso mirabili, ha contrassegnato i santuari mariani con un’impronta particolare”</em>.</div>
<div>Le persone accorrono in questi luoghi, piccoli o grandi, dove c’è una speciale presenza della Vergi­ne, per ringraziare, per lodare Maria, per chiedere (quante volte Maria vi avrà ascoltato richieste di aiuto urgenti e piene di speranza!) e anche per rico­minciare da capo, dopo essere vissuti forse lontani da Dio. Perché, come dice Giovanni Paolo II, l’ere­dità di fede mariana di tante generazioni in questi luoghi dedicati alla Vergine non è solo ricordo di un passato, ma un punto di partenza verso Dio. <em>«Le preghiere e i sacrifici offerti, la palpitante vitalità di un popolo, che esprime davanti a Maria le sue seco­lari gioie, tristezze e speranze, sono pietre nuove che innalzano la dimensione sacra di una fede ma­riana. Perché in questa continuità religiosa la virtù genera nuova virtù. La Grazia attrae Grazia»</em>.</div>
<div>Le mete di pellegrinaggio, che risalgono ai primi secoli, sono oggi innumerevoli e sparse per tutta la terra. Sono il frutto della devozione e dell’amore dei cristiani per la loro Madre lungo i secoli. Program­miamo anche noi, durante l’orazione, la nostra <em>“ro­meria”</em>, con senso apostolico, con carattere peniten­ziale (che agevola la preghiera e la eleva con più prontezza a Dio) e con grande devozione mariana, da esprimere attraverso la recita piena di devozione del santo Rosario. Non dimentichiamo che anche noi staremo realizzando la profezia fatta un giorno dalla Madonna: <em>«Tutte le generazioni mi chiame­ranno beata &#8230; »</em>. Così come non dimentichiamo nep­pure di manifestare, durante questo mese, il nostro amore alla Madonna in modo speciale.( Assoc Cattolica Gesu&#8217; e Maria).</div>
<div></div>
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		<title>Giornalismo, Perugia è “social”</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 11:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 25 di aprile al 29 Perugia sarà invasa da grandi firme provenienti da tutto il mondo che attraverso dibattiti, incontri e workshop cercheranno di portare nuova linfa a un settore : dai social network al “data journalism”

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			<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/festival-del-giornalismo-2012.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-6915" style="margin: 10px;" title="festival del giornalismo 2012" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/festival-del-giornalismo-2012-e1335524927594-300x128.png" alt="" width="300" height="128" /></a><br />
Perugia, torna il Festival Internazionale del Giornalismo</h1>
<h2>Dal 25 al 29 aprile 200 eventi, 500 speaker e 3 concorsi</h2>
<p>&nbsp;</p>
<div id="testoArt">
<p>Perugia, 24 aprile 2012 &#8211; La VI edizione del <strong>Festival del Giornalismo </strong>di Perugia si e&#8217; aperta il  <strong>25 aprile </strong>e si chiuderà <strong>domenica 29</strong>. In tutto, 200 eventi e 500 speaker in totale, tra cui Enrico Mentana, Tiziana Ferrario, Ezio Mauro, Michele Santoro, Beppe Severgnini, Marco Travaglio, Mario Tozzi.</p>
<p>&#8221; Per cinque giorni, Perugia sarà capitale del giornalismo&#8221;: lo evidenzia il <strong>sindaco </strong>della città,<strong>Wladimiro Boccali</strong>, sottolineando che &#8221;sei anni fa davvero pochi avrebbero potuto prevedere che il neonato Festival in così breve tempo si sarebbe guadagnato un credito tanto vasto e che avrebbe richiamato personalità del mondo dell&#8217; informazione, delle nuove tecnologie della comunicazione, dell&#8217;editoria&#8221;. In una nota di Palazzo dei Priori, Boccali sottolinea che &#8221;nei prossimi cinque giorni avremo modo, attraverso decine e decine di appuntamenti, di entrare nelle pieghe di questo mestiere delicatissimo quanto decisivo per l&#8217; affermazione di una democrazia compiuta, tra problemi, visioni di futuro, rivoluzioni metodologiche, opportunità inedite. Non sarà un giornalismo tutto rivolto a guardarsi dentro, ma anzi, una occasione per aprire finestre sulle questioni del nostro mondo&#8221;. A Boccali, &#8221;più che la partecipazione dei bei nomi del settore&#8221;, piace richiamare quella che a suo giudizio è una &#8221;immagine caratterizzante di questa manifestazione: lo <strong>straordinario entusiasmo di tanti ragazzi che vi prestano la loro opera come volontari o che arrivano a Perugia da tutte le parti d&#8217;Italia </strong>perché attirati da una grande curiosità per questo lavoro e dalla voglia di entrare a far parte di un mondo tanto difficile quanto suggestivo. Come sappiamo, molti di loro dovranno passare per le strettoie del precariato e per mille difficoltà, ma è bello pensare che gli eredi dei Giuseppe d&#8217;Avanzo e delle Miriam Mafai magari sono già qui e studiano da grandi giornalisti&#8221;. Infine Boccali ribadisce che &#8221;con il Festival del giornalismo, Perugia entra nel vivo della stagione delle più importanti manifestazioni, che si era aperta sabato scorso con la mostra di Luca Signorelli. Saranno mesi decisivi per confermare che <strong>la città vuole giocare la carta della cultura per crescere e produrre sviluppo&#8221;</strong>.</p>
<p>Ecco un&#8217;anticipazione sui principali eventi:</p>
<p><strong>ETICA E GIORNALISMO</strong></p>
<p><strong>Giovedì </strong>mattina alle <strong>11</strong>, presso la <strong>Sala dei Notari del Palazzo dei Priori in corso Vannucci 19 </strong>a Perugia, il ministro della Giustizia <strong>Paola Severino </strong>interverrà all&#8217;incontro su <strong>&#8216;Etica e Giornalismo&#8217;. </strong>Il programma dell&#8217;incontro etica e giornalismo prevede l&#8217;introduzione e l&#8217;illustrazione di una ricerca su <strong>come i cittadini italiani giudicano i giornalisti </strong>a cura del presidente di AstraRicerche <strong>Enrico Finzi; seguirà un </strong>dibattito tra la guardasigilli Paola Severino e il <strong>presidente dell&#8217;Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino</strong>.</p>
<p><strong>UNICEF</strong></p>
<p>&#8220;Almeno un milione di bambini sotto i cinque anni di età nella regione del Sahel, rischia di morire nell&#8217;indifferenza generale&#8221;: questo l&#8217;allarme che un mese fa l&#8217;<strong>Unicef </strong>ha lanciato all&#8217;opinione pubblica. Eppure, a parte qualche reportage, questa emergenza, come tante altre &#8220;emergenze silenziose&#8221;, non fa notizia. Ecco perché Unicef Italia, per la prima volta, parteciperà al Festival Internazionale del Giornalismo. L&#8217;Unicef vuole parlare, scrivere e twittare di diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza, di diritti umani e del ruolo fondamentale che la comunicazione e l&#8217;informazione giocano nella promozione e nella realizzazione degli obiettivi del non profit. Tre giorni, <strong>sette incontri </strong>per accendere i riflettori su quelle storie e quei numeri di cui si sente raccontare troppo poco: questo sarà &#8220;<strong>Parla di me</strong>&#8220;, rassegna di dibattiti e workshop organizzata dall&#8217;Unicef. Si parlerà di rapporto fra organizzazioni umanitarie e stampa, di uso e abuso delle immagini dei bambini, del ruolo dei giornalisti nelle crisi umanitarie, nel rapporto tra minori e giustizia.</p>
<p><strong>FACT CHECKING E CIVIC MEDIA</strong></p>
<p>Il 28 aprile verrà lanciata <strong>&#8220;Fact Checking&#8221;</strong>, una piattaforma che permetterà di segnalare e condividere inesattezze viste su web, carta stampata e tv. Il progetto è stato ideato da <strong>Ahref</strong>, una Fondazione no-profit che si propone di &#8220;sviluppare una ricerca sulla qualità dell’informazione che emerge dalla rete sociale abilitata da internet e i media digitali&#8221;. Il &#8220;fact checking&#8221;, ovvero la verifica dei fatti, viene concepita dall&#8217;organizzazione come un&#8217;attività pubblica, che richiede la <strong>collaborazione civica in rete</strong>: da sabato 28 lo strumento sarà funzionante in rete, e &#8221;a disposizione di cittadini consapevoli e attenti per segnalare citazioni da documenti, dichiarazioni pubbliche, articoli, programmi televisivi e sottoporli a verifica collettiva, per costruire socialmente un&#8217;informazione indipendente, affidabile e credibile&#8221;. Sarà presente a discuterne <strong>Luca di Biase</strong>, presidente di Ahref.</p>
<p><strong>SCUOLA</strong></p>
<p>Raccontare la scuola abbandonata dai media, che se ne occupano solo quando scoppia il &#8216;caso&#8217;, e dalle istituzioni. Ma anche dai ragazzi, che, soprattutto al Sud del paese, spesso lasciano gli studi precocemente. Sarà uno dei temi affrontati durante il Festival internazionale del giornalismo che apre domani a Perugia. Il dibattito è organizzato in collaborazione con la Fondazione Ahref, che ha avviato un progetto sperimentale proprio per raccontare l&#8217;abbandono scolastico.  A discutere dei temi oggetto dell&#8217;incontro saranno <strong>Marco Rossi Doria</strong>, divenuto sottosegretario alla Pubblica istruzione dopo una lunga esperienza da maestro di strada, <strong>Tullio De Mauro</strong>, ex ministro della Pubblica istruzione e studioso dei sistemi di formazione, <strong>Alessandra Migliozzi</strong>, giornalista dell&#8217;agenzia di stampa Dire e <strong>Giorgio Meletti</strong>, giornalista de &#8216;Il Fatto quotidiano&#8217;. L&#8217;incontro si svolgerà venerdì 27 aprile al Centro Servizi G. Alessi di Perugia alle 17.</p>
<p><strong>DONNE</strong></p>
<p>Il Centro per le pari opportunità della Regione Umbria ha concesso anche quest&#8217;anno il proprio patrocinio al Festival internazionale del Giornalismo, sostenendo in particolare la realizzazione di due appuntamenti.<br />
Il primo, dal titolo <strong>Donne e media: il diritto a una diversa comunicazione del femminile</strong>, è in programma domani 25 aprile alle ore 18:00 nella Sala Raffaello dell&#8217;Hotel Brufani di Perugia. Il secondo, <strong>Net feminism</strong>.<strong>Donne, rete e informazione</strong>, si svolgerà giovedì alle 14 al centro servizi Alessi di Perugia.<br />
&#8221;Come abbiamo potuto constatare nel corso degli anni &#8211; sottolinea la presidente del Centro per le pari opportunità,<strong>Daniela Albanesi</strong>, in una nota della Regione &#8211; il Festival rappresenta una<br />
qualificatissima occasione di confronto e di riflessione che tiene accesi i riflettori sulla complessità e sui problemi che attraversano la vita delle donne nella società contemporanea. Gli incontri<br />
programmati rispondono, infatti, all&#8217;esigenza di mettere a tema le domande delle donne che chiedono democrazia e qualità della vita quotidiana, ridefinizione dei modelli di sviluppo, governo<br />
democratico delle risorse, costruzione di modelli culturali capaci di proporre nuove modalità di stare al mondo per donne e uomini, una lettura critica di stereotipi che continuano a distorcere<br />
l&#8217;immagine femminile e incentivano l&#8217;uso strumentale del corpo delle donne&#8221;.</p>
</div>
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		<title>Evangelizzare la Cina</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 10:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marilena marino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cina"I laici, dunque, sono chiamati a partecipare con zelo apostolico all'evangelizzazione del Popolo cinese. In virtù del loro Battesimo e della Confermazione ricevono da Cristo la grazia e l'incarico di edificare la Chiesa (cfr Ef 4, 1-16)".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/cina_muraglia-cinese.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6904" style="margin: 10px;" title="cina_muraglia-cinese" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/cina_muraglia-cinese-e1335521781950-300x129.jpg" alt="" width="300" height="129" /></a>VATICANO &#8211; CINA<br />
La Chiesa in Cina ha bisogno di laici formati e di &#8220;buoni vescovi&#8221;<br />
Il comunicato della riunione della Commissione vaticana. &#8220;Ammirazione&#8221; per i vescovi e sacerdoti detenuti o impediti. La pretesa di &#8220;organismi&#8221; di &#8220;porsi al di sopra dei vescovi. Le ordinazioni rpiscopali illegittime e la partecipazione ad esse di vescovi legittimi.</p>
<p>Città del Vaticano (AsiaNews) &#8211; L&#8217;evangelizzazione della Cina ha bisogno di laici profondamente formati, di sacerdoti e religiosi che diano &#8220;luminosa testimonianza&#8221; evangelica e di &#8220;buoni vescovi&#8221;, e &#8220;non può avvenire sacrificando elementi essenziali della fede e della disciplina cattolica&#8221;. Dedicata in primo luogo al tema della formazione dei laici, la quinta riunione della Commissione per la Chiesa in Cina ha affrontato anche i temi più difficili della vita della comunità cattolica del Paese, dalla pretesa di &#8220;organismi&#8221; di &#8220;porsi al di sopra dei vescovi e di guidare la vita della comunità ecclesiale&#8221;, dalle ordinazioni illegittime di vescovi e la prigionia di alcuni di loro, alla diminuzione delle vocazioni sacerdotali.</p>
<p>Riunitasi in Vaticano dal 23 al 25 aprile, la Commissione, si legge nel comunicato sui lavori, diffuso oggi, hanno approfondito in primo luogo il tema della formazione dei laici, anche in vista dell&#8217;Anno della fede. &#8220;In primo luogo, essi devono entrare sempre più profondamente nella vita della Chiesa nutriti dalla dottrina, consapevoli della loro appartenenza ecclesiale e coerenti con le esigenze della vita in Cristo, che postula l&#8217;ascolto della Parola di Dio nella fede. In questa prospettiva sarà per loro di particolare aiuto la conoscenza approfondita del <em>Catechismo della Chiesa cattolica</em>. In secondo luogo, essi sono chiamati a entrare nella vita civile e nel mondo del lavoro, offrendo con piena responsabilità il proprio contributo: amare la vita e rispettarla dal suo concepimento sino alla sua fine naturale; amare la famiglia, promuovendo i valori che sono propri anche della cultura cinese tradizionale; amare la Patria, come cittadini onesti e solleciti del bene comune. Come dice pure un Saggio cinese, &#8220;la via del grande studio consiste nel manifestare le virtù luminose, nel rinnovare e avvicinare le persone, e nel raggiungere il bene supremo&#8221;. In terzo luogo, i laici cinesi devono crescere in grazia davanti a Dio e agli uomini, nutrendo e perfezionando la propria vita spirituale come membri attivi della comunità parrocchiale, e aprendosi all&#8217;apostolato anche con il sostegno di associazioni e di movimenti ecclesiali, che favoriscono la loro formazione permanente&#8221;.</p>
<p>&#8220;I Pastori debbono fare ogni sforzo per consolidare nei fedeli laici la conoscenza degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, in particolare dell&#8217;ecclesiologia e della dottrina sociale della Chiesa. Sarà altresì utile dedicare una cura particolare alla preparazione di operatori pastorali per l&#8217;evangelizzazione, per la catechesi e per le opere di carità. La formazione integrale dei laici cattolici, soprattutto laddove sono in atto una rapida evoluzione sociale e un significativo sviluppo economico, è parte dell&#8217;impegno per rendere vibrante e vitale la Chiesa locale. Si auspica, inoltre, una speciale attenzione ai fenomeni delle migrazioni interne e dell&#8217;urbanizzazione&#8221;.</p>
<p>&#8220;I laici, dunque, sono chiamati a partecipare con zelo apostolico all&#8217;evangelizzazione del Popolo cinese. In virtù del loro Battesimo e della Confermazione ricevono da Cristo la grazia e l&#8217;incarico di edificare la Chiesa (cfr Ef 4, 1-16)&#8221;.</p>
<p>&#8220;Nel corso della riunione, lo sguardo si è poi rivolto ai Pastori e, in particolare, ai vescovi e ai sacerdoti che sono detenuti o soffrono ingiuste limitazioni nel compimento della loro missione. Si è espressa ammirazione per la fermezza della loro fede e per la loro unione con il Santo Padre. Essi, in modo speciale, necessitano della preghiera della Chiesa, per affrontare le loro difficoltà con serenità e nella fedeltà a Cristo&#8221;.</p>
<p>&#8220;La Chiesa ha bisogno di buoni vescovi. Essi sono un dono di Dio per il Suo Popolo, a favore del quale esercitano l&#8217;ufficio di insegnare, santificare e governare. Sono inoltre chiamati a donare ragioni di vita e di speranza a tutti coloro che incontrano. Essi ricevono da Cristo, attraverso la Chiesa, il loro compito e la loro autorità, che esercitano in unione con il Romano Pontefice e con tutti i vescovi sparsi nel mondo&#8221;.</p>
<p>&#8220;A proposito della situazione specifica della Chiesa in Cina, si è notato che persiste la pretesa degli organismi, chiamati &#8220;Un&#8217;Associazione e Una Conferenza&#8221;, di porsi al di sopra dei vescovi e di guidare la vita della comunità ecclesiale. Al riguardo, restano attuali e di orientamento le indicazioni, offerte nella succitata Lettera del Papa Benedetto XVI (cfr n.7), e ad esse è importante attenersi, perché il volto della Chiesa risplenda con chiarezza in mezzo al nobile Popolo cinese&#8221;.</p>
<p>&#8220;Tale chiarezza è stata offuscata dagli ecclesiastici che hanno ricevuto illegittimamente l&#8217;ordinazione episcopale e dai vescovi illegittimi che hanno posto atti di giurisdizione o sacramentali, usurpando un potere che la Chiesa non ha loro conferito. Nei giorni scorsi, alcuni di loro hanno partecipato a consacrazioni episcopali autorizzate dalla Chiesa. I comportamenti di questi vescovi, oltre ad aggravare la loro posizione canonica, hanno turbato i fedeli e spesso hanno forzato la coscienza dei sacerdoti e dei fedeli che vi sono stati coinvolti&#8221;.</p>
<p>&#8220;Inoltre detta chiarezza è stata offuscata dai vescovi legittimi, che hanno partecipato a ordinazioni episcopali illegittime. Molti di loro hanno chiarito la propria posizione e hanno chiesto scusa, e il Santo Padre li ha benevolmente perdonati; altri invece, che pure vi hanno preso parte, non hanno ancora fatto tale chiarificazione e sono quindi incoraggiati ad agire quanto prima in tal senso. I Partecipanti alla Riunione Plenaria seguono con attenzione e con spirito di carità questi penosi avvenimenti e, pur consapevoli delle particolari difficoltà della situazione presente, ricordano che l&#8217;evangelizzazione non può avvenire sacrificando elementi essenziali della fede e della disciplina cattolica. L&#8217;obbedienza a Cristo e al Successore di Pietro è il presupposto di ogni vero rinnovamento, e ciò vale per tutte le componenti del Popolo di Dio. Gli stessi laici sono sensibili alla chiara fedeltà ecclesiale dei propri Pastori&#8221;.</p>
<p>&#8220;Per quanto concerne i sacerdoti, le persone consacrate e i seminaristi, la Commissione ha nuovamente riflettuto sull&#8217;importanza della loro formazione, rallegrandosi per il sincero e lodevole impegno nel realizzare non soltanto adeguati percorsi di educazione umana, intellettuale, spirituale e pastorale per i seminaristi, ma anche momenti di formazione permanente per i presbiteri. Inoltre, si è manifestato apprezzamento per le iniziative, che sono messe in atto da vari Istituti religiosi femminili per coordinare attività di formazione per le persone consacrate&#8221;.</p>
<p>&#8220;Si è riscontrato, d&#8217;altra parte, che il numero delle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa negli ultimi anni registra un sensibile calo. Le sfide della situazione spingono ad invocare il Padrone della messe e a rafforzare la consapevolezza che ogni sacerdote e ogni religiosa, fedeli e luminosi nella loro testimonianza evangelica, sono il primo segno capace di incoraggiare ancora i giovani e le giovani di oggi a seguire Cristo con il cuore indiviso&#8221;.</p>
<p>&#8220;La Commissione infine ricorda che il 24 maggio prossimo, memoria liturgica della Beata Vergine Maria Aiuto dei Cristiani e Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, sarà un&#8217;occasione particolarmente propizia per tutta la Chiesa per invocare energia e consolazione, misericordia e coraggio, per la comunità cattolica in Cina&#8221;.</p>
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		<title>Donna e Missione</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 15:14:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michelangelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il libro si orienta nel dibattito pubblico sul ruolo della donna nella ricerca di soluzioni nelle radici fondamentali dell’esperienza cristiana e nelle parole dei padri della chiesa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/392379_3463004027576_1645238414_2725908_1697338817_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6889" style="margin: 10px;" title="392379_3463004027576_1645238414_2725908_1697338817_n" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/392379_3463004027576_1645238414_2725908_1697338817_n-e1335193942794-300x176.jpg" alt="" width="300" height="176" /></a>di Michelangelo Nasca</p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td colspan="3" width="100%">LA DONNA, LA MISSIONE E LA CHIESA</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="3"><span><em>Le donne sono al seguito della predicazione di Gesù e diventano assolutamente fondamentali nei giorni della sua Passione e Resurrezione</em></span><center>&nbsp;</p>
<p></center><span style="font-size: small;">(21 Aprile 2012) - <em><strong>‘Riflessioni sulla dignità e la missione della donna’</strong></em> (<em>Umberto Polizzi Editore)</em> è il titolo del libro di <strong>Michelangelo Nasca</strong>, docente di Teologia Dogmatica presso la Scuola Teologica di Base S. Luca Evangelista di Palermo. In qualità anche di redattore di Medeu, i lettori avranno avuto certamente l’occasione di conoscerne ed apprezzarne la sensibilità e l’attenzione su alcuni temi di etica sociale. I tanti contributi editorialistici di Michelangelo Nasca si sono concentrati su argomenti chiave come l’Ru 486, la bi-genitorialità, la tutela delle minoranza religiose, il dialogo interculturale, l’emarginazione in generale.</span><span><span style="font-size: small;">Il contributo dell’autore, in questa prima pubblicazione si concentra invece su una riflessione impegnativa e di grande attualità. Sappiamo quanto il processo di emancipazione della donna sia lontano dall&#8217;essere compiuto e ne conosciamo le variabili numerose; sappiamo anche quanto interferiscono con la realtà dura delle opinioni e degli umori che si manifestano nella dimensione pubblica.</span></span></p>
<p>I ruoli sociali della donna si sono moltiplicati, la sua mission è cambiata, sono cambiati i tempi, sono mutate le modalità di cura dei bambini, il modo di collaborare tra i due generi. Ci sono poi le politiche di promozione della famiglia e della donna inefficaci in Italia; per l’affermazione della dignità della donna sono state troppo promettenti, astratte e avulse dal territorio e dai suoi bisogni. Senza dimenticare le culture religiose in cui la donna è ancora sottomessa, mortificata dalle leggi degli uomini; c’è poi, ancora, l’influenza dei media, forte e persuasiva che riesce ad orientare l’opinione pubblica a favore di certi modelli facili, impoverendo il confronto e la riflessione.</p>
<p>Il libro si orienta nel dibattito pubblico sul ruolo della donna nella ricerca di soluzioni nelle radici fondamentali dell’esperienza cristiana e nelle parole dei padri della chiesa. Colpisce la facilità con cui l’autore affronta concetti spinosi, di  alto valore esegetico, avvicinandoli a noi e rendendoli semplici, alla portata di tutti; un lavoro di analisi ma anche di divulgazione, condotto con il rigore documentario che si richiede ad un’opera come questa ma non perdendo mai di vista l’attualità sociale della condizione femminile.</p>
<p><span><span style="font-size: small;">La Riflessione si inserisce efficacemente nel panorama dell’esegesi e teologia femminile che sta ripensando la collocazione della donna nella Bibbia e soprattutto il suo posto nella comunità cristiana. Naturalmente si tratta di questioni spinose poste nello specifico di una ricerca ermeneutica ancora aperta, che pone anche grandi interrogativi sul modo &#8216;nuovo&#8217; di accostarci ai testi sacri e alla vita di Cristo. Indirettamente richiamano in maniera costruttiva, cambiamenti che hanno modificato la struttura della società e la famiglia, i pregiudizi e le categorie femminili che hanno visto la  contrapposizione ideologica nelal cultura europea tra laicismo e confessione.</span></span></p>
<p>Nel racconto evangelico, ci ricorda Nasca,  la presenza della donna è significativa, spesso rivelatrice. Non solo le donne sono al seguito della predicazione di Gesù, come si legge, ad esempio, nel Vangelo di Luca, ma diventano assolutamente fondamentali nei giorni della sua Passione e Resurrezione. <em>‘Sono le prime presso la tomba, sono le prime a dare notizia della resurrezione di cristo. E sono le prime</em> - come scrive l’autore -<em> a risultare inattendibili e prive di ogni diritto, come è nella cultura giudaica.&#8217;</em> Riteniamo sufficiente questo solo spunto testuale per proporre questa lettura.</p>
<p><em><span style="font-size: small;"> </span></em></p>
<p><span><span style="font-size: small;">Il libro è stato presentato il <strong>22 Aprile</strong> alle ore <strong>17,00</strong> presso l’ <strong>Istituto San Giuseppe (C.so Tukory, 204 – Palermo).</strong> Sono intervenuti ,oltre all’autore, <strong>don Salvatore Priola</strong>(Direttore della Scuola Teologica di Base S. Luca Evangelista di Palermo), <strong>Suor Maria Inzinna</strong> (Madre generale delle Figlie della Croce), <strong>Carlo Baiamonte</strong> (Direttore di Medeu.it e docente di Filosofia).</span></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>COMUNICAZIONE DELLA CHIESA</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 08:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Maria Giordano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Volti, persone, storie:È possibile, per chi lavora in un ufficio di comunicazione della Chiesa, riuscire a raccontare la vitalità della fede superando la visione solo istituzionale della realtà ecclesiale? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/giornata-delle-comunicazioni-sociali-e13348273448232.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6880" style="margin: 10px;" title="giornata-delle-comunicazioni-sociali-e1334827344823" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/giornata-delle-comunicazioni-sociali-e13348273448232-300x145.jpg" alt="" width="300" height="145" /></a>di Matteo Maria Giordano</p>
<p>È possibile, per chi lavora in un ufficio di comunicazione della Chiesa, riuscire a raccontare la vitalità della fede superando la visione solo istituzionale della realtà ecclesiale? Come trasmettere oggi il senso dei 10 comandamenti e della dottrina, non come lista di norme a cui adeguarsi, ma come via per la felicità e per lo sviluppo di ciascuno? Può il comunicatore della Chiesa, andare oltre il suo compito di produrre comunicati stampa e diffondere informazioni, per far sentire ai media la viva voce dei cristiani?</p>
<p>La fede ha una dimensione personale che nel secolo della comunicazione globale rappresenta una forza trainante. Nell’apparente anonimato favorito dai processi digitali, dove si moltiplicano i legami ma si approfondiscono poco i rapporti interpersonali, l’esperienza vissuta e raccontata in prima persona continua ad essere lo strumento più efficace per trasmettere la fede.</p>
<p>Nelle notizie che raccontano la vita quotidiana, s’intrecciano tutte le dimensioni della persona. Attraverso i fatti di cronaca &#8211; dalle vicende più semplici fino ai viaggi del Papa &#8211; i media trattano dell’amore, della religiosità, del bene e del male, di tutto ciò che conta nella vita della gente. Lo scenario mediatico del XXI secolo è un terreno che si presenta particolarmente fecondo per accogliere le storie personali, le vicende, persino biografiche, dei protagonisti della Chiesa. Siano essi semplici fedeli, alte cariche Ecclesiastiche, sacerdoti comuni o personaggi pubblici.</p>
<p>Come ha affermato Benedetto XVI, la verità del Vangelo “esige sempre di incarnarsi nel mondo reale e in rapporto ai volti concreti dei fratelli e delle sorelle con cui condividiamo la vita quotidiana (…) “La proclamazione del Vangelo richiede una forma rispettosa e discreta di comunicazione, che stimola il cuore e muove la coscienza; una forma che richiama lo stile di Gesù risorto quando si fece compagno nel cammino dei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35), i quali furono condotti gradualmente alla comprensione del mistero mediante il suo farsi vicino, il suo dialogare con loro, il far emergere con delicatezza ciò che c’era nel loro cuore… (Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 gennaio 2011). Per questo motivo, in un mondo dove le distanze si sono accorciate, dove tutto è visivo, interattivo e in tempo reale, chi lavora in un ufficio di comunicazione della Chiesa, deve saper rispondere a questa esigenza di volti e di storie per trasmettere la vitalità della fede.</p>
<p>[da: <a href="http://bib26.pusc.it/csi/ucc2012/">http://bib26.pusc.it/csi/ucc2012/</a>]</p>
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		<title>Dialogo interreligioso</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 06:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dialogo interreligioso nel mondo della scuola: se ne parlerà presso il Consiglio regionale toscano in un confronto tra rappresentanti di diverse appartenenze religiose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://nobell.it/dialogo-interreligioso-e-scuola.html/index-5" rel="attachment wp-att-6852"><img class="alignright size-full wp-image-6852" style="margin: 10px;" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/index.jpg" alt="" width="223" height="226" /></a><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/Lioba_painting_LR.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6859" style="margin: 10px;" title="Lioba_painting_LR" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/Lioba_painting_LR-e1334746768776-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a>di Moreno Migliorati</strong></p>
<p><strong>Dialogo interreligioso nel mondo della scuola</strong>: se ne parlerà domani, giovedì 19 aprile presso il Consiglio regionale toscano in un confronto tra rappresentanti di diverse appartenenze religiose. Un incontro, quello che si terrà alle 17 nella Sala delle Feste a Palazzo Bastogi (via Cavour, 18 a Firenze), per far emergere esperienze e testimonianze di come, nella vita di tutti i giorni, operatori e studenti vivono la propria <strong>appartenenza religiosa</strong> e come, con essa, si rapportino agli altri.<br />
All’appuntamento, moderato da Anita Tosi, presidente del movimento culturale Il Cenacolo, intervengono Rav Joseph Levi, Rabbino Capo della Comunità ebraica di Firenze, Elzir Izzedin, Imam della Comunità islamica di Firenze, Parabhakti Das, ISKCON (Associazione internazionale Coscienza di Krishna), Alessandro D’Alessandro del Soka Gakkai, il reverendo Mark Dunnam della Chiesa Episcopale Americana di Firenze, Don Alfredo Jacopozzi e Don Massimo Marretti della Diocesi di Firenze.<br />
L’incontro è promosso dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale toscano alla luce del dettato statutario che prevede la promozione del dialogo tra culture ed etnie diverse, per le quali spesso la religione è elemento identitario.<br />
I <strong>prossimi incontri</strong> si incentreranno su come il dialogo interreligioso venga vissuto nel <strong>mondo del lavoro</strong> e nelle realtà di <strong>associazionismo</strong> e <strong>volontariato</strong> nell’ottica di un rafforzamento della conoscenza reciproca che sia comprensione, rispetto e accoglienza del messaggio della diversità come ricchezza collettiva</p>
<p>(via <a href="http://www.spiritualseeds.info/2012/04/18/dialogo-interreligioso-nel-mondo-della-scuola-se-ne-parla-a-firenze/" target="_blank">SpiritualSeeds.info</a>)</p>
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		<title>L&#8217;Islam siciliano</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 07:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno Migliorati</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In mostra anche i «prisenti», ossia i drappi processionali, ispirati dai doni che i pellegrini islamici portavano in offerta alla Mecca, realizzati per il Comune di Gibellina fin dagli anni ’80, in occasione della festa di san Rocco, firmati da artisti tra cui Carla Accardi e Alighiero Boetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/news_35468_islam-sicilia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6847" style="margin: 10px;" title="news_35468_islam-sicilia" src="http://nobell.it/wp-content/uploads/2012/04/news_35468_islam-sicilia-e1334317055287-300x127.jpg" alt="" width="300" height="127" /></a>di Moreno Migliorati</p>
<p>La <a href="http://www.orestiadi.it/" target="_blank">Fondazione Orestiadi</a> di Gibellina ospita fino al prossimo 15 maggio la mostra <strong>«L’Islam in Sicilia, un giardino tra due civiltà»</strong> . L’esposizione comprende quattro sezioni:<strong> l’eredità classica araba,</strong> curata dall’archeologa Alessanda Bagnera; <strong>la continuità dei</strong> <strong>rapporti artistici e culturali tra la Sicilia e il mondo arabo islamico</strong> a cura di Enzo Fiammetta; <strong>le permanenze antropologiche </strong>nel percorso curato da Antonino Cusumano e Giuseppe Aiello;<strong> l’arte contemporanea</strong>a cura di Achille Bonito Oliva, viva testimonianza dell’attività creativa realizzata in occasione delle residenze di artisti delle due sponde del Mediterraneo a Gibellina e a Dar Bach Hamba a Tunisi.</p>
<p>“La Sicilia -evidenziano gli organizzatori dell’evento- ideale punto strategico d’incontro e di confronto delle culture del Mediterraneo con l’Islam conobbe un momento importante della sua storia ricco di conseguenze. Rivisitare questo momento storico è un voler riprendere le trame di un tessuto molto complesso di antichi valori, di linguaggi, di tradizioni che si intrecciano in una affascinante variegata realtà brillantemente sfaccettata”.</p>
<p>In mostra anche i <strong>«prisenti»</strong><em>, </em>ossia i drappi processionali, ispirati dai doni che i pellegrini islamici portavano in offerta alla Mecca, realizzati per il Comune di Gibellina fin dagli anni ’80, in occasione della <strong>festa di san Rocco</strong>, firmati da artisti tra cui <strong>Carla Accardi </strong>e <strong>Alighiero Boetti</strong>.<br />
All’interno della interessante <strong>sezione multimediale</strong> curata da <strong>Lorenzo Romito</strong> è esposto, tra gli altri progetti, <strong>«Il tappeto volante»</strong>, una installazione del collettivo <strong>Stalker</strong>, che ha fatto il giro delle capitali del mondo arabo e che per la prima volta giunge in Sicilia. Il «Tappeto» realizzato dalla comunità curda di Roma, con 44mila corde e pendagli in rame, riproduce in scala reale metà del soffitto ligneo a <em>muqarnas </em>della Cappella Palatina di Palermo.</p>
<p>(via <a href="http://www.spiritualseeds.info/2012/04/13/lislam-siciliano-in-mostra-a-gibellina/">SpiritualSeeds.info</a>)</p>
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