Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Ne ho bisogno come il pane

Posted by marilena marino On gennaio - 19 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Per Benedetto XVI la «realtà sociale»  spinge ad «agire in modo intollerante e violento».
«Il mondo ha bisogno della pace come e più del pane». Gli auguri all’Italia e a Napolitano

CITTA’ DEL VATICANO

Al mondo globalizzato serve «pace e convivenza», atteggiamenti a cui i giovani sono aperti, ma che possono essere distorti da una «realtà sociale» che spinga a «agire in modo intollerante e violento». Perciò il Papa chiede una «solida educazione della coscienza» che metta «al riparo» da atteggiamenti negativi«.  Il Papa lo ha detto detto nella messa per il primo dell’anno, in cui la Chiesa celebra la Giornata mondiale della pace, giunta alla 45.ma edizione. Papa Ratzinger ha intitolato il messaggio per la giornata mondiale di quest’anno , e che quest’anno papa Ratzinger ha intitolato «Educare i giovani alla giustizia e alla pace». Il Papa ha anche rivolto «Un deferente augurio al Signor Presidente della Repubblica Italiana, mentre all’intero popolo italiano formulo ogni miglior auspicio di pace e di prosperità per l’anno appena iniziato». Lo ha detto a proposito dei «messaggi augurali» ricevuti in questi giorni. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, aveva scritto a Benedetto XVI esprimendo apprezzamento per il suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: «Condivido innanzitutto l’invito, con cui si apre il Suo messaggio, a guardare il 2012 con un atteggiamento fiducioso, pur essendo ben comprensibile ’il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economià. E non c’è dubbio che dai giovani venga l’aspirazione a poter rivolgersi ’con speranza fondatà verso il futuro».

Benedetto XVI, nella messa celebrata in San Pietro con cardinali e vescovi e alla quale sono presenti diversi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, ha osservato che «I ragazzi e le ragazze di oggi crescono in un mondo che è diventato, per così dire, più piccolo, dove i contatti tra le differenti culture e tradizioni, anche se non sempre diretti, sono costanti. Per loro, oggi più che mai, – rileva Benedetto XVI – è indispensabile imparare il valore e il metodo della convivenza pacifica, del rispetto reciproco, del dialogo e della comprensione. I giovani sono per loro natura aperti a questi atteggiamenti, ma proprio la realtà sociale in cui crescono può portarli a pensare e ad agire in modo opposto, persino intollerante e violento. Solo una solida educazione della loro coscienza può metterli al riparo da questi rischi e renderli capaci di lottare sempre e soltanto contando sulla forza della verità e del bene».

«Di fronte alle ombre che oggi oscurano l’orizzonte del mondo, assumersi la responsabilità di educare i giovani alla conoscenza della verità, ai valori fondamentali dell’esistenza, alle virtù intellettuali, teologali e morali, significa guardare al futuro con speranza», ha detto ancora il Papa nell’omelia della messa per la 45.ma Giornata mondiale della pace. Per la messa del primo dell’anno, in cui la Chiesa celebra la festa di Maria madre di Dio, concelebrano con il Papa il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato; il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato; mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati; mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e mons. Pier Luigi Celata, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Il Papa ha dedicato una ampia parte della sua omelia al senso di questa maternità. «Il mistero della sua divina maternità, che oggi celebriamo, – ha spiegato Benedetto XVI – contiene in misura sovrabbondante quel dono di grazia che ogni maternità umana porta con sè, tanto che la fecondità del grembo è sempre stata associata alla benedizione di Dio. La Madre di Dio è la prima benedetta ed è Colei che porta la benedizione; è la donna che ha accolto Gesù in sè e lo ha dato alla luce per tutta la famiglia umana».

«La pace – ha detto il Papa – nel suo senso più pieno e più alto, è la somma e la sintesi di tutte le benedizioni».  Davanti agli ambasciatori presenti nella basilica, il Papa ha riaffermato il il «profondo desiderio di pace» della Chiesa e ha rinnovato «l’impegno della Santa Sede per la promozione della pace nel mondo».

Dalla finestra del suo studio su piazza San Pietro, davanti a una folla di persone, molte delle quali sventolano i palloncini blu della Marcia per la pace organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, il Papa ha recitato l’Angelus.  Il Papa prega «per i responsabili delle Nazioni», perchè «rinnovino la disponibilità e l’impegno ad accogliere e favorire questo insopprimibile anelito dell’umanità» alla pace. Durante l’Angelus Benedetto XVI ha riassunto alcuni punti sul tema della educazione alla pace, trattato anche nell’omelia della messa che ha celebrato questa mattina nella basilica di San Pietro.  L’educazione dei giovani, ha detto, non può dimenticare la «dimensione morale e spirituale». Se i ragazzi «guardano con apprensione al futuro», il Papa ricorda loro la «pazienza e la costanza di ricercare la giustizia e la pace e coltivare ciò che è retto e vero». La pace «non è mai un bene raggiunto pienamente, ma una meta a cui tutti dobbiamo aspirare e per la quale dobbiamo operare».

La Giornata mondiale della pace, voluta da Paolo VI nel 1968, ègiunta alla 45.ma edizione. Il messaggio papale per la Giornata è intolato «Educare i giovani alla giustizia e alla pace», ed è stato pubblicato dal Vaticano alla metà di dicembre. Benedetto XVI ha anche pregato perchè «nonostante le difficoltà che rendono arduo il cammino questa profonda aspirazione (alla pace, ndr) si traduca in gesti concreti di riconciliazione, di giustizia e di pace».  Sono confluite in piazza San Pietro per l’Angelus papale almeno diecimila persone.

Barbone Natale

Posted by marilena marino On dicembre - 9 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Siediti accanto a un fuoco, passeggia da solo per strada e raccogliti in una campagna con foglie secche e colorate…poi leggi…

IN UNA NOTTE STELLATA
Mio Signore! In cielo brillano le stelle, gli occhi degli innamorati si chiudono. Ogni donna innamorata è sola col suo amato. E io sono sola qui con te! Ricordo ancora con emozione una notte stellata a Bassora, molti anni fa. In questa città dell’Iraq meridionale, sul delta del Tigri e dell’Eufrate, tristemente nota per le ultime due guerre che l’hanno devastata, attorno al 713-14, era nata Rabi’a, una musulmana venduta poi come schiava. Riscattata, visse in verginità nel deserto, divenendo un segno di luce a cui molti si rivolgevano chiedendo consigli, preghiere, conforto. I suoi “detti” furono raccolti dai discepoli dopo la morte avvenuta a Bassora nell’801. In una notte simile forse a quella che io vissi allora o a quelle gelide e ventose del nostro inverno, quando le stelle scintillano in cielo, questa donna si rivolgeva a Dio col linguaggio degli innamorati, tipico di ogni autentica esperienza mistica. È una preghiera pura, in cui — per usare una frase di sant’Agostino — si chiede a Dio solo Dio (Nolite quaerere a Deo nisi Deum). È un invito anche per noi cristiani a riscoprire la contemplazione, il silenzio, l’invocazione di lode, come Rabi’a che continuava a confessare in quell’oscurità notturna trapuntata di stelle: «O Amato del mio cuore, non ho che te! O mia speranza, mio riposo, mia gioia, il mio cuore non vuole amare altri che te!». È, questa, una via per conoscere un islam più genuino e spirituale rispetto a certe sue manifestazioni esasperate e ai nostri giudizi sommari. Un giorno a Rabi’a si presentò un uomo che le chiese: «Se mi pento, Dio perdonerà il mio delitto?». «No, rispose la donna, se Dio ti perdonerà, tu ti pentirai». È il primato della grazia divina. E concludeva: «Quando nel giorno della risurrezione saremo chiamati, la prima a guidare la fila delle creature sarà Maria, la madre di Gesù!»

NINNA NANNA AMORE MIO
Or vediamo il Bambino sgambettare nel fieno / con le braccia scoperte non cura del gelo; / la Madre lo ricopria con gran desiderio, / cullava il Bambino la Mamma sua: /Nanna, amor mio, con la grazia tua. / Chi vedesse quel Bambino quant’egli è dolce… Egli è il miglior re, che giammai sia nato, / il mielato Bambino di santa Maria! In questa giornata mariana abbiamo lasciato la voce – appena un po’ ripulita dall’italiano arcaico – a uno dei frati giullari del Medio Evo che giravano per i villaggi come cantastorie religiosi. Uno di loro confessava che Dio gli aveva in visione suggerito: «Monaco, non approvo se te ne stai chiuso nel chiostro, preferisco il canto e il riso, perché il mondo ne ha più vantaggio». Chi ha raccolto queste voci, Franco Suitner, le ha assegnate, nel titolo del suo libro, ai Poeti col saio (Carocci 2010). Ed è uno di loro a dipingere con ingenua freschezza il quadretto della natività di Gesù che spicca davanti ai nostri occhi. È una vera e propria scenetta colorata con un Bambino sgambettante, ricoperto di tenerezze da sua madre. Secoli dopo, un ateo come Sartre ci lascerà un analogo delizioso ritratto nel suo dramma Bariona, modulandolo sulle sensazioni di Maria che guarda il visino del suo neonato e in esso scopre la straordinaria sorpresa: «È Dio, eppure mi assomiglia!». La semplicità di sentimenti che quell’antico poeta col saio ci propone è un invito a ritrovare un frammento di innocenza, una sorta di squarcio di cielo nella nuvolaglia di una vita adulta, smaliziata e maliziosa. Si potrà, allora, con un altro giullare intonare questa “litania” a Maria: «Fiore di bellezza raffinata, castello la cui porta non fu mai schiusa, salute nella debolezza, pace nella battaglia, fine smeraldo di provata virtù…».

UNA ROSA E UNA FRAGOLA
C’è un’ape che se posa / su un bottone de rosa: / lo succhia e se ne va…/ Tutto sommato, la felicità / è una piccola cosa. Trilussa, il ben noto poeta romanesco morto nel 1950, aveva intitolato una sua raccolta di versi Acqua e vino, evocando le realtà più semplici, quotidiane eppure fondamentali della vita. «Interroga la vecchia terra: ti risponderà sempre col pane e col vino», diceva invece un suo collega più paludato e solenne, il francese Paul Claudel, ribadendo però la stessa verità. Ecco, da quelle pagine ho tratto cinque versi soltanto, piccola cosa come lo è l’immagine usata del bocciolo di rosa sul quale l’ape si posa e come lo è una felicità genuina, che ti viene incontro nella realtà di ogni giorno e non nella magniloquenza dell’epifania del successo. Eppure, è proprio di queste piccole gioie, simili all’acqua, al vino o al pane, che noi siamo – spesso inconsciamente – in ricerca.

PARABOLA BUDDISTA

«Un uomo s’imbatté in una tigre. Si mise a correre sempre tallonato dalla belva. Giunto davanti a un precipizio, si lasciò penzolare aggrappandosi a una vite selvatica posta sull’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando, l’uomo vide che due topi avevano cominciato a rosicchiare piano piano la vite. In quel momento, però, egli scorse davanti a sé una stupenda fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola: com’era dolce!». Anche nel pericolo più atroce e nel dolore più disperato, c’è sempre un frammento di gioia pura; anche nell’incubo più nero, si può accendere una scintilla di luce. È importante afferrarla: la paura e la sofferenza muteranno, senza per questo scomparire.

CRONACA DEI NOSTRI TEMPI:

Nella notte di Natale rubano le scarpe al barbone ex ballerino

L’ uomo che si e’ esibito in spettacoli con Mina e Modugno dormiva in un prato al parco Sempione .Nella notte di Natale rubano le scarpe al barbone ex ballerino  Mauro Vetri. Non si aspettava un regalo da Gesu’ Bambino. Ma nemmeno di svegliarsi, la mattina di Natale, senza piu’ le scarpe ai piedi. Il suo unico paio di scarpe. Lui che era stato un ballerino professionista, di fila d’ accordo, ma comunque un componente del corpo di ballo della Rai, lui che aveva danzato sulla stessa scena di Mina e di Modugno, a fianco di Macario e sul palcoscenico del Piccolo Teatro, si e’ ritrovato sotto un albero del parco, la mattina del 25 dicembre, con i piedi gelati. Qualcuno, indubbiamente piu’ povero di lui, aveva adocchiato quei vecchi mocassini e li aveva sfilati al legittimo proprietario addormentato. Mauro Vetri, 57 anni, un gran colbacco di pelo che quasi gli copre anche gli occhiali, sulle prime si e’ comprensibilmente disperato: restare scalzo proprio a Natale, quando il destino si e’ gia’ accanito tutto l’ anno, gli sembrava una profonda ingiustizia. Non pretendeva il miracolo, un tetto o un focolare come nei bei tempi felici, ma almeno di poter festeggiare in pace, su una panchina del parco, con due amici e una bistecca alla brace, la nascita di nostro Signore. Sono ormai cinque anni che Mauro Vetri non ha piu’ una casa. Una serie di rovesci economici e familiari lo hanno ridotto sul lastrico nel 1987. A quell’ epoca non ballava piu’ , ma aveva un curriculum di 2600 spettacoli. Tanti? “Non abbastanza . dice lui . da essermi guadagnato la pensione. Me ne mancano un centinaio per averne diritto. Oppure aspettare i 60 anni”. Aspettera’ : “Dopo aver chiuso con la Rai ho cercato di fare l’ insegnante di danza . racconta ., ma non ha funzionato. Ho trovato posto come cameriere in un ristorante. Ma il locale e’ fallito”. Adesso abita sull’ erba sotto il terzo albero a destra della vecchia Fontana dell’ acqua marcia. La “cucina” e’ un “dolmen” costruito con le pietre dove sfrigola il pranzo natalizio: tre fettine di carne per lui e per i suoi “invitati”, poveri e dignitosi con il piatto di carta in mano, un bicchiere di vino, il cappotto fuori taglia. E le scarpe? Una signora gliene ha portato un altro paio.

“AUTOSUFFICIENZA NON DA’ FELICITA’, ABBIAMO BISOGNO DI DIO”

“Dobbiamo avere il cuore dei piccoli, dei poveri in spirito, per riconoscere che non siamo autosufficienti, che non possiamo costruire la nostra vita da soli, ma abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di incontrarlo, di ascoltarlo, di parlargli”. Lo ha detto il Papa nel discorso all’Udienza Generale di oggi, commentando il modo di pregare di Gesù, grazie al quale “anche noi, con il dono del suo Spirito, possiamo rivolgerci a Dio, nella preghiera, con confidenza di figli, invocandolo con il nome di Padre”.

“Cosa significa essere piccoli, semplici? Qual è la piccolezza che apre l’uomo all’intimità filiale con Dio e ad
accogliere la sua volontà? Quale deve essere l’atteggiamento di fondo della nostra preghiera?”, si è chiesto Benedetto XVI, che come risposta ha ricordato il “discorso della montagna”, nel quale Gesù assicura che “i puri di cuore vedranno Dio”. “È la purezza del cuore – ha spiegato – quella che permette di riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo; è avere il cuore semplice come quello dei bambini, senza la presunzione di chi si chiude in se stesso, pensando di non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio”.

Ed ora a noi, caro lettore…Cantava Gabrielli Ferri che ognuno è un cantastorie, ha tanto da raccontare..e allora scrivimi la tua storia, la tua poverta’, la tua vita, quella che piu’ ti fa barbone e mendicante d’amore, ti rende semplice e svela un volto diverso da quello che mostri, che poi è forse quello piu’ vero e celato e  che non vorresti mai raccontare a nessuno: mostra la tua verita’, arrenditi e  forse scioglierai ancora una volta il cuore a quei ghiaccioli che adesso stanno formandosi in queste gelide notti d’inverno!

Un’estate al mare-e..stile balneare-e..

Posted by marilena marino On luglio - 28 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino.

….Cantava Giuni Russo, la particolare cantante di musica leggera italiana scomparsa qualche anno fa  a causa del cancro. Staccarsi dai luoghi dove solitamente si vive serve  a riappropriarsi di se’ stessi, innanzitutto.Situazioni contingenti a parte, s’intente, e se si riesce..a guardare il mondo da lontano, le persone, le abitudini da un punto di vista distaccato, in verticale, riossigenando la mente , consentendo a tutti di rimettere le cose a fuoco, forse nella giusta dimensione. Ho sentito dire da alcuni che” l’estate è  la mietitura del demonio”, ma senza esagerare,  vorrei poter mettere un po’ in discussione questo concetto, dal momento che avendocelo addosso tutto l’anno, almeno in vacanza, abbiamo piu’ tempo per pensare alle subdole macchinazioni  che escogita nel’uomo e tender a lui la trappola dell’amore , considerandolo invece un preziosa alleato in grado di farci crescere e maturare. Il diavolo veste Prada, il famoso film annunciava, ma ancor di piu’, un delizioso bikini  e d è sdraiato accanto a noi sulla sabbia. Ma non sa che, nonostante l’afa e il caldo, si puo’ avere piu’ tempo per pregare, piu’ tempo per avvalorare certi discorsi sullo spirito, piu’ tempo per gustare le strepitose bellezze della natura, piu’ tempo per snidare certi luoghi comuni e cogliere i ritmi piu’ giusti e semplici e, perchè no, piu’ tempo per pensare a delle  deliziose ricette per cucinare a dovere l’antico serpente. Ma sappiamo bene che il consueto segreto del piatto, è sempre l’amore condito al massimo grado di spezie!!

Poter andare senza pretese in quel luogo sperduto di un paese e assistere ad una messa di un anziano sacerdote, guardare di striscio un’anziana donna che sgrana in velocita’ il rosario prima della celebrazione stando attenti a non usurparle il banco davanti, respirare un’aria semplice di compromesso tra i tanti turisti saliti a visitare quel posto  perso tra reti stese al sole  e mura bianche intrise da rosee bougonville..

Ehi, lassu’…qualcuno mi ama? Alzando gli occhi verso un tersissimo cielo azzurro, rischi di sentire la voce di Dio e respiri a pieni polmoni un silenzio che non lascia spazio a cattivi pensieri: è vero, la vita è a volte dura e difficile e gli uomini presi dai loro ritmi, a volte sembrano far parte di una catena di montaggio infernale di assurdi e tortuosi pensieri di nichilismo, ma Dio è piu’ grande dei nostri piccoli discorsi e cosi’ lasci andare il demonio per la sua strada, pensando,a come dice la Parola di questi ultimi Vangeli, che se  a noi è stata regalata una cosi’ grande liberta’ anche di compiere il male e al divisore la prerogativa di spandere equivoci silenti nelle nostre vite, quanto grande è la grandezza di Dio che , invece, ama tanto e, in un modo cosi’ incondizionato, da permettere che anche il diavolo si prenda una vacanza con noi e sieda accanto a noi sotto l’ombrellone a bere magari  una granita..insomma, morale di questo racconto estivo, vi auguro ancora buone vacanze con la speranza di poter riuscire comunque a convivere felicemente con l’ astuto nemico, perchè, come il grano e la zizzania, a settembre , trascorse tutte le vacanze,potremo rivederci e risentirci ancora. Piu’ forti e vigorosi, come  vecchi amici, ancora piu’ di prima, gente che ha sperimentato anche nella calura estiva, il forte distacco dell’incedere del tempo e la sua incalzante andatura e cantare come Giuni Russo: un’etstate al mere-e, stile balneare-eee!!!!

Il giornalismo, la democrazia, la legalità.

Posted by Sergio Scacchia On maggio - 3 - 2010 ADD COMMENTS

di Sergio Scacchia

In provincia di Teramo in Abruzzo, i comuni costieri di Roseto, Giulianova, Pineto, in collaborazione con Società Civile Onlus e l’associazione culturale “Enzo Biagi” organizzano dal giorno 6 al 15 maggio 2010 la prima edizione del Premio Nazionale “Giuseppe Fava” per il giornalismo, la democrazia e la legalità.
Il Premio ha ottenuto l’Alto Patronato e la Targa speciale del Presidente della Repubblica e i Patrocini della F.N.S.I., Ordine dei giornalisti e Co.re.com. Il comitato organizzativo è presieduto dal giornalista Sandro Ruotolo. Garanti del Premio, saranno i giornalisti Maurizio De Luca e Lirio Abbate, il Presidente della Onlus “Ammazzateci tutti” Aldo Pecora. L’organizzazione è affidata all’Associazione Società Civile Abruzzo.
Il Premio si articolerà in dieci giornate che daranno la possibilità a studenti e cittadini di ascoltare le testimonianze di alcuni dei principali nomi del giornalismo italiano e testimoni del mondo della legalità e avrà come obiettivo quello di accendere e suscitare nei giovani, attraverso incontri con personalità di rilievo, dibattiti con testimoni del nostro tempo, libri, immagini e spettacoli di denuncia, quell’interesse critico e quella curiosità che ha sempre contraddistinto il lavoro di quegli “eroi in borghese”, punto di riferimento di una società che ha, come non mai, bisogno di legalità.
Il Premio è stato concepito per divenire un evento permanente e vitale, capace di preservare l’eredità umana e l’idealità sociale e civile delle personalità più nitide della cultura italiana del nostro secolo, che si sono sempre battute per un giornalismo libero e foriero di verità, in difesa dei valori costituzionali, della democrazia e della legalità nel nostro Paese. Un richiamo volutamente rivolto anche alle Istituzioni per sollecitare quel senso di responsabilità per la cultura e la memoria, per la libertà e la democrazia, per la tutela dei valori e delle tradizioni del miglior giornalismo italiano, ovvero di quei principi che soggiacciono alla società umana, e che sono accomunati da un senso di “urgenza collettiva”. Il giornalismo, infatti, non dovrebbe mai allontanarsi dalla società cui si riferisce: il suo senso di responsabilità muove senz’altro dalla parte più lodevole del nostro passato e passa proprio per la sua presenza e la sua capacità di evocare una parte del futuro di questa nostra Italia.
Il Premio vuole essere anche un omaggio a quanti svolgono la propria professione da uomini liberi, con indipendenza, coraggio e libertà; con impegno e senso etico non comuni; con animo sereno, spirito di verità e di umanità; di chi vuol rendere un importante servizio al cittadino e al Paese.
Per aumentare il grado di consapevolezza e stimolare il dibattito sui temi della libertà di informazione, la democrazia e la legalità, i riconoscimenti saranno assegnati ogni anno a quanti si sono particolarmente distinti per impegno professionale, sociale e umano, vero, fatto con coraggio, scrupolo e dignità. Premio per la democrazia e la legalità vuol essere anche un momento di denuncia di quanti svolgono il ruolo di giornalista nelle periferie dell’informazione, mentendo, vendendo l’anima e strisciando per non inciampare.
La manifestazione mira, anche, a essere un palcoscenico importante per discutere e riflettere sullo stato dell’informazione, gli effetti collaterali del giornalismo televisivo e la libertà di stampa.
Il tutto per arrivare a capire, di più e meglio, la complessità degli eventi e dei mondi che ci circondano e per sostenere la necessità di un’informazione intelligente, capace di guardare in profondità e riflettere sugli eventi, svelando e raccontando sempre, ogni possibile verità.
Tutto il programma dei dieci giorni del Premio “Giuseppe Fava” sul sito http://societa-civile.blogspot.com/

La bellezza del Volto

Posted by FLORIANO CARTANI' On aprile - 12 - 2010 2 COMMENTS

Il Premio di Poesia “S. Maria delle Grazie di Carosino” edizione 2010, entra nel vivo con la selezione degli elaborati tenutasi agli inizi del mese di marzo scorso, davanti alla Commissione dell’Associazione Culturale e Sociale COMUNIC@RE, presieduta da Antonio Scarciglia e dal segretario Alessandro Lai. Delle opere pervenute in enorme quantità praticamente da tutte le parti d’Italia, quelle ammesse a concorso sono state solo 99. Si conferma pertanto anche questa volta la grande selezione operata tra i 149 elaborati complessivamente giunti alla segreteria del premio. Segno, quest’ultimo, di grande serietà e garanzia di buona elevatura del concorso in parola il quale, anno dopo anno, sta crescendo e si sta sempre più caratterizzando tra i migliori riconoscimenti intellettuali espressi dalla provincia jonica. Tra gli ammessi a concorso, dopo una ulteriore più ampia ed approfondita disamina, la Commissione ha decretato i 46 componimenti finalisti che si contenderanno la palma vincente del premio di poesia. Gli elaborati risultano così ripartiti: Sez. Scuola Primaria e Secondaria di 1^ Grado, numero 7 elaborati; Sez. Scuola Secondaria di 2^ Grado, 0 elaborati; Sez. riservata agli Adulti, 16 elaborati; Sez. degli over 55, numero 14 elaborati; Sez. Vernacolo, 9 elaborati. Anche quest’anno a farla da padrona tra i componimenti finalisti pervenuti dai ragazzi, gli alunni provenienti principalmente dall’I.C. G.Toniolo di Fragagnano, ma non è mancato anche un elaborato fatto pervenire nientemeno che da una scuola di Viareggio. Discorso a parte per le composizioni poetichei delle altre sezioni più “impegnative” le quali, oltre che dalla provincia di Taranto, sono giunte dalle più disparate regioni italiane: dal Triveneto al Piemonte, dall’Emilia Romagna al Lazio, dal napoletano al cosentino, passando per la Puglia ed abbracciando anche le isole della Sardegna e della Sicilia. Il che fa capire, senza mezzi termini, come il premio di poesia “S. Maria delle Grazie di Carosino”, abbia già in questa sua 3^ edizione varcato abbondantemente i confini provinciali e regionali, per conquistarsi addirittura l’interesse dell’intera terra culturale italiana. Con l’occasione la Commissione ha reso noto anche le nomine del collegio giudicante il quale decreterà la classifica dei premiati, che è così composto: Presidente Pierfranco Bruni, scrittore; Giudici Marilena Cavallo, docente, saggista; Antonio Resta, docente, scrittore; Maria T. Laneve, ass.re alla Cultura di Carosino; Maria M. Schirano, dirigente scolastico. “Quest’anno – fanno sapere dal centro culturale carosinese Comunic@re – abbiamo proposto una tematica certamente non facile ma di grande impatto emotivo e di fede < La bellezza del Volto >, che trae spunto direttamente dalla intitolazione dell’Anno Pastorale Parrocchiale di Carosino, fortemente voluta dal nuovo parroco don Lucangelo De Cantis”. Da sottolineare, infine, che il concorso poetico si avvale del patrocinio del Comune di Carosino – Assessorato alla Cultura, del CSR “F.Grisi” del Comitato Festa Madonna delle Grazie di Carosino. L’elenco dei finalisti ed ulteriori info, possono essere visualizzati direttamente anche sul sito www.parrocchiacarosino.it

Non un libro di sogni

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2010 ADD COMMENTS

Essere bambini oppure anziani, oggi in Europa, è un rischio. Nel senso che proprio tra i minori e la terza età si riscontrano le percentuali più elevate di poveri. Alle indicazioni ripetute e allarmate dei ricercatori sociali, di tante istituzioni, di chi opera sul versante della solidarietà, si aggiungono i dati provenienti dall’Unione europea, che per il 21 gennaio ha fissato l’avvio ufficiale dell’Anno europeo per la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Una iniziativa con la quale i Ventisette intendono mettere a fuoco il problema, sensibilizzare l’opinione pubblica e i diversi livelli di “governante”, nonché intervenire direttamente a favore degli indigenti (il 17% della popolazione Ue, pari a 80 milioni di persone).

IL MONASTERO IPATIEV

di Daniela Asaro Romanoff “All’interno la Cattedrale è un gioiello della pittura. Ogni colonna, ogni muro, i soffitti, tutto è coperto di bellissimi affreschi, opera di Guri Nikita e Sila Sarin”

Festa della Luce

Festa della Luce, Candelora e della Purificazione di Maria:”Gerusalemme,rivestiti di luce, perché viene la tua luce del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1).

Diaconia Cristiana

Di Giovanni Chifani ” Diaconia cristiana: dimensione kerigmatica, profetica e didascalica”

“Gesù nostro contemporaneo”

di Moreno Migliorati Chi è Gesù per me oggi? È persona viva di cui sentiamo tuttora il fascino o è [...]

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