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Maggio che sa di Maria
Giornalismo, Perugia è “social”

Perugia, torna il Festival Internazionale del Giornalismo
Dal 25 al 29 aprile 200 eventi, 500 speaker e 3 concorsi
Perugia, 24 aprile 2012 – La VI edizione del Festival del Giornalismo di Perugia si e’ aperta il 25 aprile e si chiuderà domenica 29. In tutto, 200 eventi e 500 speaker in totale, tra cui Enrico Mentana, Tiziana Ferrario, Ezio Mauro, Michele Santoro, Beppe Severgnini, Marco Travaglio, Mario Tozzi.
” Per cinque giorni, Perugia sarà capitale del giornalismo”: lo evidenzia il sindaco della città,Wladimiro Boccali, sottolineando che ”sei anni fa davvero pochi avrebbero potuto prevedere che il neonato Festival in così breve tempo si sarebbe guadagnato un credito tanto vasto e che avrebbe richiamato personalità del mondo dell’ informazione, delle nuove tecnologie della comunicazione, dell’editoria”. In una nota di Palazzo dei Priori, Boccali sottolinea che ”nei prossimi cinque giorni avremo modo, attraverso decine e decine di appuntamenti, di entrare nelle pieghe di questo mestiere delicatissimo quanto decisivo per l’ affermazione di una democrazia compiuta, tra problemi, visioni di futuro, rivoluzioni metodologiche, opportunità inedite. Non sarà un giornalismo tutto rivolto a guardarsi dentro, ma anzi, una occasione per aprire finestre sulle questioni del nostro mondo”. A Boccali, ”più che la partecipazione dei bei nomi del settore”, piace richiamare quella che a suo giudizio è una ”immagine caratterizzante di questa manifestazione: lo straordinario entusiasmo di tanti ragazzi che vi prestano la loro opera come volontari o che arrivano a Perugia da tutte le parti d’Italia perché attirati da una grande curiosità per questo lavoro e dalla voglia di entrare a far parte di un mondo tanto difficile quanto suggestivo. Come sappiamo, molti di loro dovranno passare per le strettoie del precariato e per mille difficoltà, ma è bello pensare che gli eredi dei Giuseppe d’Avanzo e delle Miriam Mafai magari sono già qui e studiano da grandi giornalisti”. Infine Boccali ribadisce che ”con il Festival del giornalismo, Perugia entra nel vivo della stagione delle più importanti manifestazioni, che si era aperta sabato scorso con la mostra di Luca Signorelli. Saranno mesi decisivi per confermare che la città vuole giocare la carta della cultura per crescere e produrre sviluppo”.
Ecco un’anticipazione sui principali eventi:
ETICA E GIORNALISMO
Giovedì mattina alle 11, presso la Sala dei Notari del Palazzo dei Priori in corso Vannucci 19 a Perugia, il ministro della Giustizia Paola Severino interverrà all’incontro su ‘Etica e Giornalismo’. Il programma dell’incontro etica e giornalismo prevede l’introduzione e l’illustrazione di una ricerca su come i cittadini italiani giudicano i giornalisti a cura del presidente di AstraRicerche Enrico Finzi; seguirà un dibattito tra la guardasigilli Paola Severino e il presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino.
UNICEF
“Almeno un milione di bambini sotto i cinque anni di età nella regione del Sahel, rischia di morire nell’indifferenza generale”: questo l’allarme che un mese fa l’Unicef ha lanciato all’opinione pubblica. Eppure, a parte qualche reportage, questa emergenza, come tante altre “emergenze silenziose”, non fa notizia. Ecco perché Unicef Italia, per la prima volta, parteciperà al Festival Internazionale del Giornalismo. L’Unicef vuole parlare, scrivere e twittare di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di diritti umani e del ruolo fondamentale che la comunicazione e l’informazione giocano nella promozione e nella realizzazione degli obiettivi del non profit. Tre giorni, sette incontri per accendere i riflettori su quelle storie e quei numeri di cui si sente raccontare troppo poco: questo sarà “Parla di me“, rassegna di dibattiti e workshop organizzata dall’Unicef. Si parlerà di rapporto fra organizzazioni umanitarie e stampa, di uso e abuso delle immagini dei bambini, del ruolo dei giornalisti nelle crisi umanitarie, nel rapporto tra minori e giustizia.
FACT CHECKING E CIVIC MEDIA
Il 28 aprile verrà lanciata “Fact Checking”, una piattaforma che permetterà di segnalare e condividere inesattezze viste su web, carta stampata e tv. Il progetto è stato ideato da Ahref, una Fondazione no-profit che si propone di “sviluppare una ricerca sulla qualità dell’informazione che emerge dalla rete sociale abilitata da internet e i media digitali”. Il “fact checking”, ovvero la verifica dei fatti, viene concepita dall’organizzazione come un’attività pubblica, che richiede la collaborazione civica in rete: da sabato 28 lo strumento sarà funzionante in rete, e ”a disposizione di cittadini consapevoli e attenti per segnalare citazioni da documenti, dichiarazioni pubbliche, articoli, programmi televisivi e sottoporli a verifica collettiva, per costruire socialmente un’informazione indipendente, affidabile e credibile”. Sarà presente a discuterne Luca di Biase, presidente di Ahref.
SCUOLA
Raccontare la scuola abbandonata dai media, che se ne occupano solo quando scoppia il ‘caso’, e dalle istituzioni. Ma anche dai ragazzi, che, soprattutto al Sud del paese, spesso lasciano gli studi precocemente. Sarà uno dei temi affrontati durante il Festival internazionale del giornalismo che apre domani a Perugia. Il dibattito è organizzato in collaborazione con la Fondazione Ahref, che ha avviato un progetto sperimentale proprio per raccontare l’abbandono scolastico. A discutere dei temi oggetto dell’incontro saranno Marco Rossi Doria, divenuto sottosegretario alla Pubblica istruzione dopo una lunga esperienza da maestro di strada, Tullio De Mauro, ex ministro della Pubblica istruzione e studioso dei sistemi di formazione, Alessandra Migliozzi, giornalista dell’agenzia di stampa Dire e Giorgio Meletti, giornalista de ‘Il Fatto quotidiano’. L’incontro si svolgerà venerdì 27 aprile al Centro Servizi G. Alessi di Perugia alle 17.
DONNE
Il Centro per le pari opportunità della Regione Umbria ha concesso anche quest’anno il proprio patrocinio al Festival internazionale del Giornalismo, sostenendo in particolare la realizzazione di due appuntamenti.
Il primo, dal titolo Donne e media: il diritto a una diversa comunicazione del femminile, è in programma domani 25 aprile alle ore 18:00 nella Sala Raffaello dell’Hotel Brufani di Perugia. Il secondo, Net feminism.Donne, rete e informazione, si svolgerà giovedì alle 14 al centro servizi Alessi di Perugia.
”Come abbiamo potuto constatare nel corso degli anni – sottolinea la presidente del Centro per le pari opportunità,Daniela Albanesi, in una nota della Regione – il Festival rappresenta una
qualificatissima occasione di confronto e di riflessione che tiene accesi i riflettori sulla complessità e sui problemi che attraversano la vita delle donne nella società contemporanea. Gli incontri
programmati rispondono, infatti, all’esigenza di mettere a tema le domande delle donne che chiedono democrazia e qualità della vita quotidiana, ridefinizione dei modelli di sviluppo, governo
democratico delle risorse, costruzione di modelli culturali capaci di proporre nuove modalità di stare al mondo per donne e uomini, una lettura critica di stereotipi che continuano a distorcere
l’immagine femminile e incentivano l’uso strumentale del corpo delle donne”.
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A Ferrara la Festa del Libro Ebraico
Sarà Ferrara, la città di Giorgio Bassani, ad ospitare, da domani al primo maggio, la Festa del Libro Ebraico, giunta alla sua terza edizione. La festa ha l’intento di stimolare la curiosità e l’interesse degli spettatori, proseguendo e rafforzando il rapporto con il pubblico, attraverso una presenza vivace e attiva dell’Istituzione. Un momento di condivisione della cultura ebraica italiana, attraverso il racconto della storia di una minoranza che da sempre è legata da una relazione attiva e indissolubile con l’Italia e che continua ad animare la vita culturale, civile, sociale ed economica del nostro Paese. A segnare l’inizio della manifestazione, all’uscita di Shabbat, il 28 aprile, dopo l’inaugurazione ufficiale con il saluto delle autorità alle 21.30 in Sala Estense, sarà la seconda Notte Bianca Ebraica d’Italia intitolata, non a caso, “E fu sera … e fu mattina …”, dai passi della Genesi in cui tutto ha origine.
A tutti coloro che dal 28 aprile al 1 maggio si recheranno a Ferrara saranno offerte anche molte occasioni speciali: il piacere di dialogare al Chiostro di S. Paolo con importanti autori di opere e testimonianza ebraica; l’opportunità di assaggiare specialità della ricca cucina ebraica; la possibilità di farsi guidare in bicicletta alla scoperta della Ferrara Bassaniana. Gli eventi condurranno gli spettatori all’interno di un mondo, quello della Festa del Libro Ebraico in Italia, che non vuole essere una semplice vetrina, ma un’occasione per trasmettere l’idea, il concetto che il MEIS (ente promotore dell’evento) è, fin dai suoi primi passi, un museo di tutti e per tutti, capace di favorire, con dinamismo e vivacità, la conoscenza della cultura dell’ebraismo italiano.
L’elenco completo degli eventi della Festa è disponibile sul sito della manifestazione.
(via SpiritualSeeds.info)
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Donna e Missione
| LA DONNA, LA MISSIONE E LA CHIESA | ||
| Le donne sono al seguito della predicazione di Gesù e diventano assolutamente fondamentali nei giorni della sua Passione e Resurrezione I ruoli sociali della donna si sono moltiplicati, la sua mission è cambiata, sono cambiati i tempi, sono mutate le modalità di cura dei bambini, il modo di collaborare tra i due generi. Ci sono poi le politiche di promozione della famiglia e della donna inefficaci in Italia; per l’affermazione della dignità della donna sono state troppo promettenti, astratte e avulse dal territorio e dai suoi bisogni. Senza dimenticare le culture religiose in cui la donna è ancora sottomessa, mortificata dalle leggi degli uomini; c’è poi, ancora, l’influenza dei media, forte e persuasiva che riesce ad orientare l’opinione pubblica a favore di certi modelli facili, impoverendo il confronto e la riflessione. Il libro si orienta nel dibattito pubblico sul ruolo della donna nella ricerca di soluzioni nelle radici fondamentali dell’esperienza cristiana e nelle parole dei padri della chiesa. Colpisce la facilità con cui l’autore affronta concetti spinosi, di alto valore esegetico, avvicinandoli a noi e rendendoli semplici, alla portata di tutti; un lavoro di analisi ma anche di divulgazione, condotto con il rigore documentario che si richiede ad un’opera come questa ma non perdendo mai di vista l’attualità sociale della condizione femminile. La Riflessione si inserisce efficacemente nel panorama dell’esegesi e teologia femminile che sta ripensando la collocazione della donna nella Bibbia e soprattutto il suo posto nella comunità cristiana. Naturalmente si tratta di questioni spinose poste nello specifico di una ricerca ermeneutica ancora aperta, che pone anche grandi interrogativi sul modo ‘nuovo’ di accostarci ai testi sacri e alla vita di Cristo. Indirettamente richiamano in maniera costruttiva, cambiamenti che hanno modificato la struttura della società e la famiglia, i pregiudizi e le categorie femminili che hanno visto la contrapposizione ideologica nelal cultura europea tra laicismo e confessione. Nel racconto evangelico, ci ricorda Nasca, la presenza della donna è significativa, spesso rivelatrice. Non solo le donne sono al seguito della predicazione di Gesù, come si legge, ad esempio, nel Vangelo di Luca, ma diventano assolutamente fondamentali nei giorni della sua Passione e Resurrezione. ‘Sono le prime presso la tomba, sono le prime a dare notizia della resurrezione di cristo. E sono le prime - come scrive l’autore - a risultare inattendibili e prive di ogni diritto, come è nella cultura giudaica.’ Riteniamo sufficiente questo solo spunto testuale per proporre questa lettura.
Il libro è stato presentato il 22 Aprile alle ore 17,00 presso l’ Istituto San Giuseppe (C.so Tukory, 204 – Palermo). Sono intervenuti ,oltre all’autore, don Salvatore Priola(Direttore della Scuola Teologica di Base S. Luca Evangelista di Palermo), Suor Maria Inzinna (Madre generale delle Figlie della Croce), Carlo Baiamonte (Direttore di Medeu.it e docente di Filosofia). |
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Se Titanic sapesse di cielo
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| Il regista è al lavoro sulla rimasterizzazione digitale e tridimensionale del kolossal del 1997. Uscita mondiale prevista per il 6 aprile, in concomitanza con il centesimo anniversario del varo del transatlantico. | |
| LUCA CASTELLI | |
| Il Titanic se la vedrà di nuovo contro l’iceberg. Questa volta, però, in 3D. Paramount Pictures, Twentieth Century Fox e Lightstorm Entertainment hanno annunciato ufficialmente la data di uscita della nuova versione tridimensionale del film di James Cameron, campionissimo di incassi nel 1997. La data non è casuale: 6 aprile 2012. Più o meno cento anni esatti dal giorno in cui il transatlantico “inaffondabile” salpò dal porto di Southampton per il suo sventurato viaggio d’inaugurazione (era il 10 aprile 1912, il naufragio avvenne nella notte tra il 14 e il 15 aprile).Cameron e la sua squadra di tecnici alla Lightstorm Entertainment hanno dunque ancora quasi un anno di tempo per terminare i lavori di rimasterizzazione digitale del film. E per lanciare la sfida in famiglia ad Avatar, il kolossal fantascientifico del 2009 che proprio grazie alla tecnologia 3D (e al biglietto maggiorato) ha scalzato Titanic dalla classifica dei più alti incassi cinematografici di tutti i tempi (2,781 milioni di dollari contro 1,835 milioni). Una rimonta difficile, anche se aiutata dal prevedibile effetto nostalgia che potrebbe richiamare in sala il pubblico che quindici anni fa rimase ipnotizzato dalla storia d’amore tra Leonardo Di Caprio e Kate Winslet, conclusa con l’epico affondamento del titano (il film si portò a casa anche undici statuette Oscar).
“C’è un’intera generazione che non ha mai visto Titanic per come era stato concepito, cioè per il grande schermo”, ha dichiarato Cameron. “Questo Titanic, che nessuno ha mai visto, è stato rimasterizzato in digitale a 4K e meticolosamente convertito in 3D. Conservando intatto il potere emotivo e offrendo immagini più intense che mai, il film sarà un’esperienza epica tanto per i vecchi fan quanto per i nuovi spettatori”. Un’esperienza epica e anche una piccola grande verifica per il 3D, la tecnologia destinata a salvare e rilanciare il cinema in sala e oggi avvolta dai primi dubbi – artistici ed economici – dopo la sbornia del 2010. Per molti mesi il botteghino ha sorriso agli investimenti delle case produttrici e degli esercenti, e non solo grazie all’exploit di Avatar (Alice nel paese delle meraviglie di Tim Burton è sesto incasso di sempre, con più di un miliardo di dollari). L’effetto trainante sembra però essersi un po’ placato, e affianco ai tanti blockbuster per famiglie e a qualche esperimento di autori insospettabili (Werner Herzog e la sua esplorazione di una grotta preistorica in Cave of Forgotten Dreams), cresce il numero di registi che rifiutano di girare i propri film nel nuovo formato (vedi Christopher Nolan per Inception e il prossimo Batman). Un’altra incognita riguarda la presenza, almeno in Italia, di sale che permettano al pubblico di provare appieno l’esperienza spettacolare e tecnologica promessa da questi nuovi superfilm. Proprio il 3D ha spinto molti gestori – soprattutto nelle grandi multisale – a velocizzare la conversione digitale dei loro schermi. E’ di ieri l’apertura all’UCI Cinemas di Pioltello della prima sala italiana di prima visione che risponde ai requisiti della tecnologia IMAX (schermo da 200mq, audio avvolgente, esperienza di “immersione” nel film). Sono però ancora abbastanza pochi gli schermi con proiettori a tecnologia 4K (quella citata da Cameron). E il biglietto per un film in queste nuove astronavi dell’intrattenimento può arrivare a costare anche 13 euro. L’obiettivo rimane ben chiaro: rilanciare l’attrattiva della sala cinematografica rispetto al boom della visione domestica, tra homevideo e Internet. Anche da questo punto di vista, l’esito del nuovo ambizioso viaggio del Titanic potrà offrire utili risposte. |
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I Teatri del Sacro
L’evento milanese sottotitolato Epifanie urbane sarà diviso in due momenti: una prima parte dal 27 marzo al 4 aprile con 3 spettacoli, la seconda si terrà dal 30 maggio al 3 giugno in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie (cui parteciperà anche il Papa) con l’allestimento di altri 5 spettacoli. Gli spazi coinvolti nella rassegna sono: Crt, Teatro Arsenale, Teatro Rosetum, Teatro Pime e Teatro San Paolo e il nuovo spazio di Campo Teatrale che verrà inaugurato proprio con la rassegna I Teatri del Sacro. Ad aprire il 27 marzo sarà L’abbandono alla divina Provvidenzadi e con Alessandro Berti, che si ispira a un mistico, il gesuita francese del ’700 Jean Pierre De Caussade. A seguire, fra gli altri spettacoli, La giornata di una sognatrice di Copi e Lazzaro, vieni dentro! con Carlo Rossi e una serata su padre David Maria Turoldo. La Capitale ospiterà (con il sostegno anche del Teatro di Roma) 14 spettacoli in 7 spazi ( Teatro Tor Bella Monaca, Teatro Biblioteca Quarticciolo, Centrale Preneste Teatro, Sala Cantieri Scalzi, Basilica di San Saba, Basilica di Santo Stefano Rotondo, Sala della Comunità Santa Silvia) dal 28 marzo al 26 maggio, fra cui In nome della madre di Erri De Luca.
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Angeli & Demoni
Siamo all’inizio del vangelo di Mc, dopo la discesa dello Spirito su Gesù (1,10) avvenuta nel Battesimo. Gesù aveva appena fatto l’esperienza della vicinanza di Dio, della sua presenza, dell’essere amato, accolto e voluto incondizionatamente.
Adesso, però, Gesù fa una nuova esperienza: quaranta giorni di deserto.
Quaranta, da cui viene la parola quaresima (40 giorni, appunto), è un numero simbolico. 40 sono i giorni che Mosé sta sul monte Sinai; 40 sono i giorni di cammino di Elia; 40 sono gli anni del popolo ebreo nel deserto; a 40 anni Maometto incominciò la sua missione; a 40 anni Buddha divenne un illuminato; a 40 anni Mosé incomincia la sua fuga nel deserto scappando dalla reggia del faraone.
Verso i 40 anni spesso avviene il grande cambiamento della nostra vita: la prima parte della vita se ne è andata, è alle spalle. Si è sposati, i figli crescono, il lavoro è stabile, la bellezza inizia a sfiorire, ci si accorge che molti ideali erano illusioni. La vita ci chiama a puntare e costruire su altre cose. Dall’esterno (casa, figli, lavoro) si passa all’interno: che senso ha vivere? Perché vivo? Come vivere? La vita ci chiama ad approfondire la nostra esistenza.
4, 40, è il numero dell’umano (4 i punti cardinali, 4 gli elementi del mondo nell’antichità), è il numero della transizione, del passaggio, della crescita, delle scelte.
La Quaresima, allora, è il tempo dove sono chiamato a crescere, a fare un passo, a compiere un passaggio (Pasqua vuol dire appunto passaggio) a fermarmi e farmi domande profonde: “In cosa devo crescere? In cosa devo maturare? Cosa devo lasciare e cosa di nuovo devo prendere?”. La quaresima è il tempo in cui si lascia una terra (l’Egitto), terra di schiavitù per andare verso una terra di libertà (terra promessa). E il passaggio è un deserto.
Tutti i vangeli concordano che subito dopo il battesimo Gesù fu mandato, potremmo dire spedito, nel deserto a confrontarsi con Satana e i demoni. Dai vangeli appare chiaro che l’esperienza del deserto e del confronto con i propri demoni è imprescindibile.
All’inizio della storia anche Adamo (l’uomo maschio o femmina che sia) viene condotto davanti al suo deserto. Il serpente (nahasc n-h-sc) è colui che conduce (n) verso il nucleo (sc) ma che sulla strada incontra una barriera (h). Il serpente viene definito “astuto” (‘arom) ma quella stessa parola qualche versetto prima, riferita ad Adamo ed Eva, è stata tradotta con “nudi”.
Il serpente, la tentazione, è nient’altro che essere nudi di fronte a se stessi, che vedersi per quello che si è. E’ nient’altro che affrontare le barriere, gli ostacoli, le montagne per diventare dei camminatori della vita; ostacoli che ci fanno evolvere e crescere nella strada verso di noi. Cioè: è inevitabile dover incontrare il deserto; è inevitabile nella nostra vita dover incontrare qualcosa che non vorremmo incontrare; è inevitabile scendere dentro di noi e incontrare tutti i nostri fantasmi.
Allora: mentre noi con tutte le forze tentiamo di evitarci le crisi, Dio vuole con tutte le forze che incontriamo le nostre crisi, i nostri lati oscuri e d’ombra, perché dalla tentazione ne usciamo più veri e più forti. Perché dietro ad ogni crisi c’è Lui che ci interpella.
Il deserto, allora, è un’esperienza che non possiamo evitare. L’esodo degli ebrei dall’Egitto è la grande esperienza che tutti noi a più riprese nella vita dobbiamo compiere. Vivo delle cose (gli ebrei erano andati in Egitto perché lì vi trovavano cibo e lavoro), sto bene, tutto funziona, ma poi le cose cambiano, poi il meccanismo si rompe, poi il rapporto rinsecchisce. Mi viene chiesto un qualcosa di più; inizio a sentirmi soffocato, insoddisfatto; ciò che prima mi andava bene adesso non mi va più. Nuove esigenze emergono; nuovi lati del carattere bussano alla porta; nuove situazioni e sfide mi si fanno avanti.
Allora è come andare nel deserto: 1. c’è da cambiare, 2. non si sa cosa ci aspetterà, 3. c’è da lasciare qualcosa, 4. non si può che contare su di sé e su Dio.
Ogni uomo deve andare verso la sua terra promessa, verso di sé, verso il suo profondo e verso Dio. Ma lungo la strada incontra il suo deserto: delle barriere, degli ostacoli, degli stop: è la crisi.
Si va in crisi perché la vita ci chiama ad evolverci e a cambiare. E’ normale andare in crisi! L’aspetto negativo della crisi è che è sempre un momento di dolore, difficile, di cambiamento e si scontra con la nostra resistenza a non voler cambiare, modificarci, progredire, andare avanti. Anche noi come gli Ebrei tante volte diciamo: “Basta, io mi fermo! Ma chi me l’ha fatto fare!”.
L’aspetto positivo della crisi è che si evolve, che si diventa (se la si affronta!) più profondi, più veri, più trasparenti, più inseriti nel mistero della vita, più capaci di amare, più uomini, più liberi. Ogni crisi ci costringe a tirare fuori energia, grinta, voglia di vivere, nuove risorse.
Di fronte ad una crisi, ad un deserto, possiamo fare come i bambini, quando nasce un fratellino, che pestano i piedi, che sono gelosi e che si arrabbiano. Oppure possiamo dirci: “Vediamo a cosa ci chiama la vita! Chissà cosa devo imparare adesso!”.
Nasce un figlio. Prima si era marito e moglie e tutta l’attenzione era rivolta al partner. Ma adesso c’è un’altra persona che assorbe molte delle nostre attenzioni. Allora si può diventare gelosi del figlio che ci sottrae la compagna oppure ci si può dimenticare del marito completamente assorbiti dal figlio. E’ una crisi: bisogna ridefinirsi, bisogna ritrovare le ragioni dello stare insieme. Ma una crisi ci permette di fondare più in profondità il nostro rapporto e il nostro amore. Una crisi non affrontata, invece, lacera, mina, la relazione.
Un uomo perde il suo lavoro. Aveva lavorato lì per vent’anni, “aveva dato il sangue” per quell’impresa. Adesso viene facilmente licenziato: crisi. Si sente un fallito, si chiede che senso abbia vivere. Aveva puntato tutto sul lavoro, gli sembrava di valere perché guadagnava molto e perché poteva permettere ai suoi figli un’alta condizione economica; adesso deve recuperare che amare i suoi figli non è solo guadagnare; che un uomo non vale tanto per quanto ha e per quanto porta a casa ma per quello che è.
Una donna perde sua madre. Sua madre era la sua amica e la sua confidente: crisi. Ma scopre che il rapporto con sua madre aveva coperto anche quello con il marito; scopre che non è molto autonoma e che si era sempre appoggiata a lei; scopre che deve diventare grande.
Una coppia va in crisi: hanno il lavoro, hanno una bella famiglia e dei bei figli. Ma sono insoddisfatti, nervosi l’uno con l’altro. Attraversando il loro deserto scoprono che con il tempo si sono allontanati intimamente l’uno dall’altro, che si sono un po’ persi e che hanno bisogno di recuperarsi e di farsi aiutare.
Un uomo è stanco di andare in chiesa. Sente un Dio formale, che non gli dà niente: crisi. Così si mette in ricerca, così lascia il Dio del catechismo per ritrovare una relazione personale con Dio, per sentirlo vicino, presente nella sia vita.
Un uomo ha quarant’anni, i figli sono grandi, il lavoro c’è, il rapporto con la moglie funziona. Eppure è in crisi. E si chiede: ma io che ci sto a fare in questa vita? Perché vivo? Che senso ha vivere? E’ una crisi di motivazioni, per cercare un senso o dei sensi per vivere.
Una donna ha quarantatre anni e si accorge di non essere più attraente come prima: le rughe, i primi segni del tempo che passa, ecc: crisi. Bisogna trovare allora ragioni più forti, più profonde per vivere.
Un uomo si accorge di aver vissuto dietro ad una maschera: chi lo vede fuori direbbe che è contento e felice. Ma dentro ha di tutto: sofferenza, ferite, pianto. Sente che il palco non è più sostenibile: crisi.
Una donna si porta dietro il trauma di una violenza: non ne ha mai parlato con nessuno ma è terrorizzata dagli uomini. Sa che dovrebbe aprirsi ma ha paura.
Dio dice al popolo ebreo: “Ti ho portato nel deserto per vedere quello che avevi nel cuore”. Il deserto mi mostra cos’ho dentro, mi toglie tutte le illusioni su di me e mi spoglia.
Tentazione vuol dire: “Guarda, questo hai nel cuore!”. E’ essere messi alla prova, non per vedere se siamo bravi o cattivi, ma perché sia reso trasparente, chiaro, cos’abbiamo dentro.
Il deserto è così, è spietato perché ti mostra per quello che sei. E’ come essere allo specchio: “Questo sei tu! Guardati! Non ti fuggire! Non nasconderti!”. Per questo lo eviteremo ben volentieri. Per questo è pericoloso. Per questo cerchiamo in tutti i modi di non andarci.
Il deserto sarà sempre il luogo dei demoni e di tutte le voci demoniache che abbiamo dentro. C’è una donna che ogni notte, in sogno, urla: quali voci, urla, avrà dentro? Un’altra donna ogni volta che si ferma piange la morte di suo figlio quindicenne. Un uomo ogni volta che si ascolta sente la colpa di aver tradito la moglie che ama. Voci demoniache sono ad esempio: “Bastardo, tu non sei mio figlio (voce di un padre); te lo meriti, potevi ascoltarmi; non vali niente; sei un fallito; chi ti potrà perdonare; se gli altri sapessero; guarda cos’hai fatto?; non sei capace d’amare; sei sempre il solito; sei un’incapace; non realizzerai mai niente; ma chi vuoi che ti ami?; per forza che nessuno ti vuole!; non ti aspettavamo; sei nato per sbaglio; sarebbe stato meglio che tu non ci fossi; sei come tuo padre!; avrei preferito che tu fossi handicappato piuttosto che prete!”. E chi vorrebbe ascoltare queste voci? E chi vorrebbe sentirle? Non è meglio stordirle con il fracasso, con fiumi di parole, di rumore o di cose da fare?
Anche Gesù ha dovuto confrontarsi con l’animalesco, il terribile, il demoniaco e il male.
Non si può compiere nessun serio viaggio cristiano (le tentazioni, in tutti i vangeli, precedono la vita pubblica di Gesù) evangelico, umano, senza questo terribile, confronto.
Nessuno di noi ha problemi sessuali. Ovvio! E’ chiaro! Nessuno ha bisogno di confrontarsi con questa sfera, di conoscerla, di comprenderla, d’integrarla.
Ma non si capisce come mai la pornografia sia così diffusa; non si capisce come mai la tv sia così vista di notte; non si capisce tutto questo “chiacchiericcio” e queste battutine tra colleghi sul sesso. Alcune persone non sanno parlare d’altro che di sesso! Cosa pensiamo quando vediamo certe donne così seducenti e attraenti? Non ci sono in noi istinti animali?
Nessuno di noi ha sentimenti di odio. Ovvio! E’ chiaro! Ma non si capisce la rabbia e la brutalità nello scagliarsi contro qualcuno che sbaglia. Non si capisce ciò che succede negli stadi (sono i nostri giovani, i nostri figli: li abbiamo educati noi, sono venuti nelle nostre scuole, hanno frequentato le nostre chiese!). Non si capisce gli amanti che si uccidono; non si capisce che appena posso “te la faccio pagare”, “non ti lascio passare niente”. Guardate come siamo al lavoro, per strada. Guardate come ci scagliamo con le persone, senza pietà: non siamo delle “bestie”?
Nessuno di noi ha difficoltà ad esprimere le emozioni. Ovvio! E’ chiaro! Tutti ci conosciamo benissimo e siamo padroni di noi stessi. Non abbiamo bisogno di nessun aiuto! Non si capisce, però, come mai 1/4 della gente soffre di problemi di de-pressione (il contrario è l’es-pressione) e come 1/5 abbia disturbi somatici; non si capisce l’insoddisfazione della gente: “Tutto va male, tutto fa schifo, che vita!”.
Nessuno di noi è ipocrita. Ovvio! E’ chiaro! Ma non si capisce poi il perché sorridiamo, a volte del male altrui; siamo contenti che si dica male del nostro nemico, che venga infangato da altri; che l’altro prenda meno di me; che l’altro sbagli; “ben gli sta; sono proprio contento; così impara!”. Non addentiamo nessuno, ma gioiamo se qualcun altro lo fa.
Noi mercoledì scorso ci siamo messi la cenere in testa: non è stato un gioco ma un bagno di umiltà. Devo avere l’umiltà di riconoscere che io sono anche questo. Devo riconoscere che il male abita in me e non solo negli altri.
C’è una poesia meravigliosa: “Guardo la Luna e ne vedo la parte illuminata. Ma so che nasconde la Luna buia. Allora chiedo al Sole di illuminare anche l’altra parte. Guardo la Luna e ne vedo ora la parte buia. Ma so che è in ombra la parte illuminata. Allora chiedo a me di tener presente che ogni Luna di luce ha una Luna di buio”.
Dopo quest’incontro intenso, terribile, con i fantasmi e i demoni interiori, Gesù ha acquisito tutta la forza per andare. Da qui in poi, nessuno potrà più fermarlo.
Nel deserto, infatti, Gesù non incontrò solo i demoni ma anche gli angeli (che lo servivano). Cioè: quegli stessi demoni, mostruosi e terribili, una volta capiti, compresi, conosciuti, addomesticati, sono diventati degli angeli, delle forze costruttive, a favore dell’uomo, amiche; da distruttive, contrarie all’uomo, nemiche, sono diventate le nostre risorse.
La potenza di un uomo è dentro di sé, gli viene data dall’essersi confrontato con tutto il potenziale distruttivo che c’è dentro e nell’averlo convertito in forza, energia, passione.
Il mio valore non è dato dall’esterno, né da ciò che gli altri pensano di me (potrebbero cambiare idea), né da ciò che conquisto (potrei perderlo) ma dall’interno, dalla mia capacità di confrontarmi con ciò che ho dentro e di imparare a conoscerlo, a gestirlo, a non prenderne paura. Il mio valore è dato dal non sottrarmi a ciò che ho dentro e dallo scoprire che i miei demoni sono i miei angeli. Che ciò da cui fuggo è ciò di cui ho bisogno.
Anni fa trovammo un gattino che qualcuno aveva lasciato per strada. All’inizio si avvicinava solo per mangiare e poi scappava via lontano da tutti. Prenderlo era impossibile. Ma un po’ alla volta si è fatto toccare, prendere, accarezzare, fino a diventare un ospite normale in casa nostra. Quel felino non era più pericoloso, anzi era un buon compagno della famiglia.
Niente di ciò che è dentro di noi è pericoloso se lo possiamo conoscere e addomesticare. Anche ciò che sembra distruttivo, pericoloso o malvagio può trasformarsi e diventare un angelo, una forza, una luce, una sensibilità, uno spazio d’amore. Rielke: “Ho paura che se i miei demoni mi lasceranno se ne andranno anche i miei angeli”. Pascal: “L’uomo non è né angelo né bruto, ma disgrazia vuole che chi vuol fare l’angelo faccia il bruto”.
E’ proprio dopo l’esperienza tremenda del deserto che Gesù diventa consapevole della propria forza. Perché? Perché è il confronto e lo stare con la sofferenza che ti matura, che ti fa più forte, che ti fa potente.
Le esperienze piacevoli rendono splendida la vita ma sono quelle dolorose che ci fanno crescere, che mettono il dito su di una parte di noi che deve ancora crescere, trasformarsi e mutare. Incontrare i nostri demoni ci farà sempre diventare più forti e ci farà incontrare i nostri angeli.
La gente crede di avere solo demoni dentro, solo schifezze, solo casini, difficoltà, problemi, confusioni? Poche persone credono in sé: e lo si vede dal fatto che pochi credono di avere una grande missione, che pochi credono che la loro vita sia significativa per il mondo, pochi credono di avere un compito particolare da svolgere in questo mondo. La gente, in genere, “tira avanti”.
Ma tu dentro hai Dio, non dimenticartelo. Lui è in te. Scopri il tuo valore! Riprenditi il tuo valore!
Tu hai delle mani e con le tue mani puoi accarezzare, abbracciare, costruire, lavorare, creare, dipingere, suonare, dare la mano, giocare a pallavolo o a ping-pong, cullare, scalare, scrivere, unire la tua mano alla mano di chi ami. Ma ti rendi conto di cosa puoi fare? Ti rendi conto del valore delle tue mani.
Tu hai degli occhi e puoi vedere il sole, la luna e le stelle, il mare, il cielo, il volo degli uccelli, la neve che cade a fiocchi, la smorfia di tuo figlio, il suo primo sorriso, il pianto di tua moglie quando le hai chiesto di sposarti, la luce negli occhi della gente.
Tu hai delle orecchie e puoi sentire la voce di chi ti ama e ti sussurra: “Tesoro; amore mio”, il pianto di tuo figlio che ti chiama e ti vuole, la voce tremante di chi ha paura, il canto degli uccelli o il suono delle onde del mare, il mormorio del vento, il respiro della tua donna che dorme accanto a te la notte, il grido di chi soffre, le voci gioiose dei bambini, la passione di chi parla. Ma ti rendi conto di cosa puoi sentire? Ti rendi conto di cosa puoi vivere?
Tu hai un corpo che può sentire l’acqua, il vento e la pioggia; puoi sentire la pace e l’unione dopo l’amore, puoi sentire un figlio che si sviluppa in te, puoi sentire l’amore pulsare, il cuore battere e il respiro entrare ed uscire in te.
Tu hai un cuore e con il tuo cuore puoi dire: “Ti voglio bene. Lo sai che sei importante per me. Lo sai che ti amo! Ci sarò nei tuoi momenti bui e difficile. Non ti preoccupare io non me ne andrò. Qui sei a casa”. Tu puoi accarezzare, abbracciare, baciare ed esprimere l’amore che hai dentro. Tu puoi farlo.
Tu hai un’anima che può decidere di vivere, di spendersi per qualcosa di grande, di appassionarsi per la vita e per tutto ciò che vive, che può non accontentarsi ma entrare nel mistero dell’esistenza; tu hai un’anima che può entrare in contatto con Dio, che può cogliere che tutto ha un senso, che può cogliere il senso della propria vita, che può lottare per grandi valori e ideali, che può cambiare certi destini, che può essere felice e vivere da liberata e illuminata.
Ma ti rendi conto di cosa puoi vivere?
E’ difficile tutto questo? Sì, lo è. Gesù ha vissuto tutto questo solo dopo aver passato il deserto e i demoni.
Ma guarda cos’ha vissuto! Non ne valeva la pena? Non vale la pena di essere purificati dal deserto per poter vivere tutto questo. Perché vivere come galline quando si è fatti per il cielo? Perché prendere paura per quaranta giorni di deserto quando si può vivere una vita così?
Non dimenticarti mai che tu sei Suo Figlio: tu hai un valore enorme, tu hai gli angeli che ti abitano dentro.
Gli angeli sono in te; tu sei ricco, tu puoi vivere cose intense, grandi, enormi. Non dimenticarti di chi sei. Non fare come gli ebrei che si erano abituati alla schiavitù. Non dimenticare la tua origine; non perdere mai memoria della tua dignità.
Il vangelo si chiude con Gesù che, appena uscito dal deserto, agisce. Si reca in Galilea; predica il regno di Dio e dice a tutti di convertirsi, di cambiare vita e di credere al vangelo. Gesù è consapevole dell’enorme potere che ha. Lo agisce e lo utilizza per il bene, per il regno di Dio.
Quando un uomo conosce i propri abissi conosce il potere del bene e del male che ha in sé. Finché noi non ci conosciamo profondamente riteniamo, ingenuamente, di non avere poi un così grande potere. Ma non è così: è fondamentale per l’uomo conoscere, mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male (Gen 2,16). Perché l’uomo deve sapere il potere enorme che ha in sé; potere di vita e potere di morte; potere di bene e di male; di guarire e di ferire. Tu hai un potere enorme, abbine consapevolezza; renditi conto di ciò che puoi fare per te e per il bene dell’umanità; sii responsabile di fronte a ciò che fai o non fai per te e per l’umanità.
Un collega “si fa bello” davanti al capo: scegli se perdonare o se rimanere risentito.
Hai comprato il vestito nuovo, scendi dall’auto e s’incastra nella portiera: strappo e vestito da buttare. Scegli se ridere o se piangere di fronte a ciò.
Ti viene chiesto un aiuto al camposcuola con i ragazzi: scegli se creare unità o se distruggere (te ne freghi!).
E’ un po’ che ci provi a fare silenzio e a mettere a tacere la testa: ma non funziona. Scegli se perseverare o se lasciar perdere.
Tuo figlio ha preso un brutto voto a scuola nonostante lo studio: scegli se incoraggiarlo lo stesso o se rimproverarlo.
Devi decidere un cambiamento importante (di atteggiamento o di vita) ma ti costa fatica e non sai a cosa porterà. Scegli se agire o procrastinare.
Tua moglie ti ha trattato male e, secondo te, ti ha offeso. Scegli se fare il primo passo o se continuare la guerra.
Senti di avere delle intuizioni in te, una profondità, delle ricchezze. Scegli se credere in te stesso o se rinunciare a te.
Sei capace di parlare: scegli se sottolineare il positivo o il negativo di una cosa; scegli se mettere in luce il bene delle persone o il loro male; scegli se parlare per costruire o per distruggere.
Tu puoi decidere se spegnere la tv o no; se protestare rispetto ad una ingiustizia o no; se schierarti o no; se impegnarti nel sociale o no. Scegli se agire il tuo potere o se delegarlo.
Amare è un potere. Odiare è un potere. Intervenire è un potere, starsene zitti, anche. Conoscersi è un potere, tanto quanto decidere di non conoscersi. Cambiare è un potere (puoi, cioè, farlo) come anche non cambiare. Farsi aiutare è un potere come anche non farsi aiutare.
Non ti puoi sottrarre al potere che hai, sappilo!
Puoi solo decidere se usarlo per il bene o per il male, per la vita o per la morte.
Non puoi sottrarti al tuo potere: puoi solo decidere come usarlo.
Pensiero della settimana
Chi vuol conoscere la destra deve conoscere la sinistra;
chi vuol sapere cos’è l’alto deve sapere cos’è il basso;
chi vuole sapere cos’è il maschile deve conoscere il femminile;
chi vuol sapere cos’è il bene deve sapere cos’è il male; ( Don Marco Pedron)
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Ne ho bisogno come il pane
Per Benedetto XVI la «realtà sociale» spinge ad «agire in modo intollerante e violento».
«Il mondo ha bisogno della pace come e più del pane». Gli auguri all’Italia e a Napolitano
Al mondo globalizzato serve «pace e convivenza», atteggiamenti a cui i giovani sono aperti, ma che possono essere distorti da una «realtà sociale» che spinga a «agire in modo intollerante e violento». Perciò il Papa chiede una «solida educazione della coscienza» che metta «al riparo» da atteggiamenti negativi«. Il Papa lo ha detto detto nella messa per il primo dell’anno, in cui la Chiesa celebra la Giornata mondiale della pace, giunta alla 45.ma edizione. Papa Ratzinger ha intitolato il messaggio per la giornata mondiale di quest’anno , e che quest’anno papa Ratzinger ha intitolato «Educare i giovani alla giustizia e alla pace». Il Papa ha anche rivolto «Un deferente augurio al Signor Presidente della Repubblica Italiana, mentre all’intero popolo italiano formulo ogni miglior auspicio di pace e di prosperità per l’anno appena iniziato». Lo ha detto a proposito dei «messaggi augurali» ricevuti in questi giorni. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, aveva scritto a Benedetto XVI esprimendo apprezzamento per il suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: «Condivido innanzitutto l’invito, con cui si apre il Suo messaggio, a guardare il 2012 con un atteggiamento fiducioso, pur essendo ben comprensibile ’il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economià. E non c’è dubbio che dai giovani venga l’aspirazione a poter rivolgersi ’con speranza fondatà verso il futuro».
Benedetto XVI, nella messa celebrata in San Pietro con cardinali e vescovi e alla quale sono presenti diversi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, ha osservato che «I ragazzi e le ragazze di oggi crescono in un mondo che è diventato, per così dire, più piccolo, dove i contatti tra le differenti culture e tradizioni, anche se non sempre diretti, sono costanti. Per loro, oggi più che mai, – rileva Benedetto XVI – è indispensabile imparare il valore e il metodo della convivenza pacifica, del rispetto reciproco, del dialogo e della comprensione. I giovani sono per loro natura aperti a questi atteggiamenti, ma proprio la realtà sociale in cui crescono può portarli a pensare e ad agire in modo opposto, persino intollerante e violento. Solo una solida educazione della loro coscienza può metterli al riparo da questi rischi e renderli capaci di lottare sempre e soltanto contando sulla forza della verità e del bene».
«Di fronte alle ombre che oggi oscurano l’orizzonte del mondo, assumersi la responsabilità di educare i giovani alla conoscenza della verità, ai valori fondamentali dell’esistenza, alle virtù intellettuali, teologali e morali, significa guardare al futuro con speranza», ha detto ancora il Papa nell’omelia della messa per la 45.ma Giornata mondiale della pace. Per la messa del primo dell’anno, in cui la Chiesa celebra la festa di Maria madre di Dio, concelebrano con il Papa il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato; il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato; mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati; mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e mons. Pier Luigi Celata, Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.
Il Papa ha dedicato una ampia parte della sua omelia al senso di questa maternità. «Il mistero della sua divina maternità, che oggi celebriamo, – ha spiegato Benedetto XVI – contiene in misura sovrabbondante quel dono di grazia che ogni maternità umana porta con sè, tanto che la fecondità del grembo è sempre stata associata alla benedizione di Dio. La Madre di Dio è la prima benedetta ed è Colei che porta la benedizione; è la donna che ha accolto Gesù in sè e lo ha dato alla luce per tutta la famiglia umana».
«La pace – ha detto il Papa – nel suo senso più pieno e più alto, è la somma e la sintesi di tutte le benedizioni». Davanti agli ambasciatori presenti nella basilica, il Papa ha riaffermato il il «profondo desiderio di pace» della Chiesa e ha rinnovato «l’impegno della Santa Sede per la promozione della pace nel mondo».
Dalla finestra del suo studio su piazza San Pietro, davanti a una folla di persone, molte delle quali sventolano i palloncini blu della Marcia per la pace organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, il Papa ha recitato l’Angelus. Il Papa prega «per i responsabili delle Nazioni», perchè «rinnovino la disponibilità e l’impegno ad accogliere e favorire questo insopprimibile anelito dell’umanità» alla pace. Durante l’Angelus Benedetto XVI ha riassunto alcuni punti sul tema della educazione alla pace, trattato anche nell’omelia della messa che ha celebrato questa mattina nella basilica di San Pietro. L’educazione dei giovani, ha detto, non può dimenticare la «dimensione morale e spirituale». Se i ragazzi «guardano con apprensione al futuro», il Papa ricorda loro la «pazienza e la costanza di ricercare la giustizia e la pace e coltivare ciò che è retto e vero». La pace «non è mai un bene raggiunto pienamente, ma una meta a cui tutti dobbiamo aspirare e per la quale dobbiamo operare».
La Giornata mondiale della pace, voluta da Paolo VI nel 1968, ègiunta alla 45.ma edizione. Il messaggio papale per la Giornata è intolato «Educare i giovani alla giustizia e alla pace», ed è stato pubblicato dal Vaticano alla metà di dicembre. Benedetto XVI ha anche pregato perchè «nonostante le difficoltà che rendono arduo il cammino questa profonda aspirazione (alla pace, ndr) si traduca in gesti concreti di riconciliazione, di giustizia e di pace». Sono confluite in piazza San Pietro per l’Angelus papale almeno diecimila persone.
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Barbone Natale
Siediti accanto a un fuoco, passeggia da solo per strada e raccogliti in una campagna con foglie secche e colorate…poi leggi…
IN UNA NOTTE STELLATA
Mio Signore! In cielo brillano le stelle, gli occhi degli innamorati si chiudono. Ogni donna innamorata è sola col suo amato. E io sono sola qui con te! Ricordo ancora con emozione una notte stellata a Bassora, molti anni fa. In questa città dell’Iraq meridionale, sul delta del Tigri e dell’Eufrate, tristemente nota per le ultime due guerre che l’hanno devastata, attorno al 713-14, era nata Rabi’a, una musulmana venduta poi come schiava. Riscattata, visse in verginità nel deserto, divenendo un segno di luce a cui molti si rivolgevano chiedendo consigli, preghiere, conforto. I suoi “detti” furono raccolti dai discepoli dopo la morte avvenuta a Bassora nell’801. In una notte simile forse a quella che io vissi allora o a quelle gelide e ventose del nostro inverno, quando le stelle scintillano in cielo, questa donna si rivolgeva a Dio col linguaggio degli innamorati, tipico di ogni autentica esperienza mistica. È una preghiera pura, in cui — per usare una frase di sant’Agostino — si chiede a Dio solo Dio (Nolite quaerere a Deo nisi Deum). È un invito anche per noi cristiani a riscoprire la contemplazione, il silenzio, l’invocazione di lode, come Rabi’a che continuava a confessare in quell’oscurità notturna trapuntata di stelle: «O Amato del mio cuore, non ho che te! O mia speranza, mio riposo, mia gioia, il mio cuore non vuole amare altri che te!». È, questa, una via per conoscere un islam più genuino e spirituale rispetto a certe sue manifestazioni esasperate e ai nostri giudizi sommari. Un giorno a Rabi’a si presentò un uomo che le chiese: «Se mi pento, Dio perdonerà il mio delitto?». «No, rispose la donna, se Dio ti perdonerà, tu ti pentirai». È il primato della grazia divina. E concludeva: «Quando nel giorno della risurrezione saremo chiamati, la prima a guidare la fila delle creature sarà Maria, la madre di Gesù!»
NINNA NANNA AMORE MIO
Or vediamo il Bambino sgambettare nel fieno / con le braccia scoperte non cura del gelo; / la Madre lo ricopria con gran desiderio, / cullava il Bambino la Mamma sua: /Nanna, amor mio, con la grazia tua. / Chi vedesse quel Bambino quant’egli è dolce… Egli è il miglior re, che giammai sia nato, / il mielato Bambino di santa Maria! In questa giornata mariana abbiamo lasciato la voce – appena un po’ ripulita dall’italiano arcaico – a uno dei frati giullari del Medio Evo che giravano per i villaggi come cantastorie religiosi. Uno di loro confessava che Dio gli aveva in visione suggerito: «Monaco, non approvo se te ne stai chiuso nel chiostro, preferisco il canto e il riso, perché il mondo ne ha più vantaggio». Chi ha raccolto queste voci, Franco Suitner, le ha assegnate, nel titolo del suo libro, ai Poeti col saio (Carocci 2010). Ed è uno di loro a dipingere con ingenua freschezza il quadretto della natività di Gesù che spicca davanti ai nostri occhi. È una vera e propria scenetta colorata con un Bambino sgambettante, ricoperto di tenerezze da sua madre. Secoli dopo, un ateo come Sartre ci lascerà un analogo delizioso ritratto nel suo dramma Bariona, modulandolo sulle sensazioni di Maria che guarda il visino del suo neonato e in esso scopre la straordinaria sorpresa: «È Dio, eppure mi assomiglia!». La semplicità di sentimenti che quell’antico poeta col saio ci propone è un invito a ritrovare un frammento di innocenza, una sorta di squarcio di cielo nella nuvolaglia di una vita adulta, smaliziata e maliziosa. Si potrà, allora, con un altro giullare intonare questa “litania” a Maria: «Fiore di bellezza raffinata, castello la cui porta non fu mai schiusa, salute nella debolezza, pace nella battaglia, fine smeraldo di provata virtù…».
UNA ROSA E UNA FRAGOLA
C’è un’ape che se posa / su un bottone de rosa: / lo succhia e se ne va…/ Tutto sommato, la felicità / è una piccola cosa. Trilussa, il ben noto poeta romanesco morto nel 1950, aveva intitolato una sua raccolta di versi Acqua e vino, evocando le realtà più semplici, quotidiane eppure fondamentali della vita. «Interroga la vecchia terra: ti risponderà sempre col pane e col vino», diceva invece un suo collega più paludato e solenne, il francese Paul Claudel, ribadendo però la stessa verità. Ecco, da quelle pagine ho tratto cinque versi soltanto, piccola cosa come lo è l’immagine usata del bocciolo di rosa sul quale l’ape si posa e come lo è una felicità genuina, che ti viene incontro nella realtà di ogni giorno e non nella magniloquenza dell’epifania del successo. Eppure, è proprio di queste piccole gioie, simili all’acqua, al vino o al pane, che noi siamo – spesso inconsciamente – in ricerca.
PARABOLA BUDDISTA
«Un uomo s’imbatté in una tigre. Si mise a correre sempre tallonato dalla belva. Giunto davanti a un precipizio, si lasciò penzolare aggrappandosi a una vite selvatica posta sull’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando, l’uomo vide che due topi avevano cominciato a rosicchiare piano piano la vite. In quel momento, però, egli scorse davanti a sé una stupenda fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola: com’era dolce!». Anche nel pericolo più atroce e nel dolore più disperato, c’è sempre un frammento di gioia pura; anche nell’incubo più nero, si può accendere una scintilla di luce. È importante afferrarla: la paura e la sofferenza muteranno, senza per questo scomparire.
CRONACA DEI NOSTRI TEMPI:
Nella notte di Natale rubano le scarpe al barbone ex ballerino
L’ uomo che si e’ esibito in spettacoli con Mina e Modugno dormiva in un prato al parco Sempione .Nella notte di Natale rubano le scarpe al barbone ex ballerino Mauro Vetri. Non si aspettava un regalo da Gesu’ Bambino. Ma nemmeno di svegliarsi, la mattina di Natale, senza piu’ le scarpe ai piedi. Il suo unico paio di scarpe. Lui che era stato un ballerino professionista, di fila d’ accordo, ma comunque un componente del corpo di ballo della Rai, lui che aveva danzato sulla stessa scena di Mina e di Modugno, a fianco di Macario e sul palcoscenico del Piccolo Teatro, si e’ ritrovato sotto un albero del parco, la mattina del 25 dicembre, con i piedi gelati. Qualcuno, indubbiamente piu’ povero di lui, aveva adocchiato quei vecchi mocassini e li aveva sfilati al legittimo proprietario addormentato. Mauro Vetri, 57 anni, un gran colbacco di pelo che quasi gli copre anche gli occhiali, sulle prime si e’ comprensibilmente disperato: restare scalzo proprio a Natale, quando il destino si e’ gia’ accanito tutto l’ anno, gli sembrava una profonda ingiustizia. Non pretendeva il miracolo, un tetto o un focolare come nei bei tempi felici, ma almeno di poter festeggiare in pace, su una panchina del parco, con due amici e una bistecca alla brace, la nascita di nostro Signore. Sono ormai cinque anni che Mauro Vetri non ha piu’ una casa. Una serie di rovesci economici e familiari lo hanno ridotto sul lastrico nel 1987. A quell’ epoca non ballava piu’ , ma aveva un curriculum di 2600 spettacoli. Tanti? “Non abbastanza . dice lui . da essermi guadagnato la pensione. Me ne mancano un centinaio per averne diritto. Oppure aspettare i 60 anni”. Aspettera’ : “Dopo aver chiuso con la Rai ho cercato di fare l’ insegnante di danza . racconta ., ma non ha funzionato. Ho trovato posto come cameriere in un ristorante. Ma il locale e’ fallito”. Adesso abita sull’ erba sotto il terzo albero a destra della vecchia Fontana dell’ acqua marcia. La “cucina” e’ un “dolmen” costruito con le pietre dove sfrigola il pranzo natalizio: tre fettine di carne per lui e per i suoi “invitati”, poveri e dignitosi con il piatto di carta in mano, un bicchiere di vino, il cappotto fuori taglia. E le scarpe? Una signora gliene ha portato un altro paio.
“AUTOSUFFICIENZA NON DA’ FELICITA’, ABBIAMO BISOGNO DI DIO”
“Dobbiamo avere il cuore dei piccoli, dei poveri in spirito, per riconoscere che non siamo autosufficienti, che non possiamo costruire la nostra vita da soli, ma abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di incontrarlo, di ascoltarlo, di parlargli”. Lo ha detto il Papa nel discorso all’Udienza Generale di oggi, commentando il modo di pregare di Gesù, grazie al quale “anche noi, con il dono del suo Spirito, possiamo rivolgerci a Dio, nella preghiera, con confidenza di figli, invocandolo con il nome di Padre”.
“Cosa significa essere piccoli, semplici? Qual è la piccolezza che apre l’uomo all’intimità filiale con Dio e ad
accogliere la sua volontà? Quale deve essere l’atteggiamento di fondo della nostra preghiera?”, si è chiesto Benedetto XVI, che come risposta ha ricordato il “discorso della montagna”, nel quale Gesù assicura che “i puri di cuore vedranno Dio”. “È la purezza del cuore – ha spiegato – quella che permette di riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo; è avere il cuore semplice come quello dei bambini, senza la presunzione di chi si chiude in se stesso, pensando di non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio”.
Ed ora a noi, caro lettore…Cantava Gabrielli Ferri che ognuno è un cantastorie, ha tanto da raccontare..e allora scrivimi la tua storia, la tua poverta’, la tua vita, quella che piu’ ti fa barbone e mendicante d’amore, ti rende semplice e svela un volto diverso da quello che mostri, che poi è forse quello piu’ vero e celato e che non vorresti mai raccontare a nessuno: mostra la tua verita’, arrenditi e forse scioglierai ancora una volta il cuore a quei ghiaccioli che adesso stanno formandosi in queste gelide notti d’inverno!
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Un’estate al mare-e..stile balneare-e..
….Cantava Giuni Russo, la particolare cantante di musica leggera italiana scomparsa qualche anno fa a causa del cancro. Staccarsi dai luoghi dove solitamente si vive serve a riappropriarsi di se’ stessi, innanzitutto.Situazioni contingenti a parte, s’intente, e se si riesce..a guardare il mondo da lontano, le persone, le abitudini da un punto di vista distaccato, in verticale, riossigenando la mente , consentendo a tutti di rimettere le cose a fuoco, forse nella giusta dimensione. Ho sentito dire da alcuni che” l’estate è la mietitura del demonio”, ma senza esagerare, vorrei poter mettere un po’ in discussione questo concetto, dal momento che avendocelo addosso tutto l’anno, almeno in vacanza, abbiamo piu’ tempo per pensare alle subdole macchinazioni che escogita nel’uomo e tender a lui la trappola dell’amore , considerandolo invece un preziosa alleato in grado di farci crescere e maturare. Il diavolo veste Prada, il famoso film annunciava, ma ancor di piu’, un delizioso bikini e d è sdraiato accanto a noi sulla sabbia. Ma non sa che, nonostante l’afa e il caldo, si puo’ avere piu’ tempo per pregare, piu’ tempo per avvalorare certi discorsi sullo spirito, piu’ tempo per gustare le strepitose bellezze della natura, piu’ tempo per snidare certi luoghi comuni e cogliere i ritmi piu’ giusti e semplici e, perchè no, piu’ tempo per pensare a delle deliziose ricette per cucinare a dovere l’antico serpente. Ma sappiamo bene che il consueto segreto del piatto, è sempre l’amore condito al massimo grado di spezie!!
Poter andare senza pretese in quel luogo sperduto di un paese e assistere ad una messa di un anziano sacerdote, guardare di striscio un’anziana donna che sgrana in velocita’ il rosario prima della celebrazione stando attenti a non usurparle il banco davanti, respirare un’aria semplice di compromesso tra i tanti turisti saliti a visitare quel posto perso tra reti stese al sole e mura bianche intrise da rosee bougonville..
Ehi, lassu’…qualcuno mi ama? Alzando gli occhi verso un tersissimo cielo azzurro, rischi di sentire la voce di Dio e respiri a pieni polmoni un silenzio che non lascia spazio a cattivi pensieri: è vero, la vita è a volte dura e difficile e gli uomini presi dai loro ritmi, a volte sembrano far parte di una catena di montaggio infernale di assurdi e tortuosi pensieri di nichilismo, ma Dio è piu’ grande dei nostri piccoli discorsi e cosi’ lasci andare il demonio per la sua strada, pensando,a come dice la Parola di questi ultimi Vangeli, che se a noi è stata regalata una cosi’ grande liberta’ anche di compiere il male e al divisore la prerogativa di spandere equivoci silenti nelle nostre vite, quanto grande è la grandezza di Dio che , invece, ama tanto e, in un modo cosi’ incondizionato, da permettere che anche il diavolo si prenda una vacanza con noi e sieda accanto a noi sotto l’ombrellone a bere magari una granita..insomma, morale di questo racconto estivo, vi auguro ancora buone vacanze con la speranza di poter riuscire comunque a convivere felicemente con l’ astuto nemico, perchè, come il grano e la zizzania, a settembre , trascorse tutte le vacanze,potremo rivederci e risentirci ancora. Piu’ forti e vigorosi, come vecchi amici, ancora piu’ di prima, gente che ha sperimentato anche nella calura estiva, il forte distacco dell’incedere del tempo e la sua incalzante andatura e cantare come Giuni Russo: un’etstate al mere-e, stile balneare-eee!!!!
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Il giornalismo, la democrazia, la legalità.
In provincia di Teramo in Abruzzo, i comuni costieri di Roseto, Giulianova, Pineto, in collaborazione con Società Civile Onlus e l’associazione culturale “Enzo Biagi” organizzano dal giorno 6 al 15 maggio 2010 la prima edizione del Premio Nazionale “Giuseppe Fava” per il giornalismo, la democrazia e la legalità.
Il Premio ha ottenuto l’Alto Patronato e la Targa speciale del Presidente della Repubblica e i Patrocini della F.N.S.I., Ordine dei giornalisti e Co.re.com. Il comitato organizzativo è presieduto dal giornalista Sandro Ruotolo. Garanti del Premio, saranno i giornalisti Maurizio De Luca e Lirio Abbate, il Presidente della Onlus “Ammazzateci tutti” Aldo Pecora. L’organizzazione è affidata all’Associazione Società Civile Abruzzo.
Il Premio si articolerà in dieci giornate che daranno la possibilità a studenti e cittadini di ascoltare le testimonianze di alcuni dei principali nomi del giornalismo italiano e testimoni del mondo della legalità e avrà come obiettivo quello di accendere e suscitare nei giovani, attraverso incontri con personalità di rilievo, dibattiti con testimoni del nostro tempo, libri, immagini e spettacoli di denuncia, quell’interesse critico e quella curiosità che ha sempre contraddistinto il lavoro di quegli “eroi in borghese”, punto di riferimento di una società che ha, come non mai, bisogno di legalità.
Il Premio è stato concepito per divenire un evento permanente e vitale, capace di preservare l’eredità umana e l’idealità sociale e civile delle personalità più nitide della cultura italiana del nostro secolo, che si sono sempre battute per un giornalismo libero e foriero di verità, in difesa dei valori costituzionali, della democrazia e della legalità nel nostro Paese. Un richiamo volutamente rivolto anche alle Istituzioni per sollecitare quel senso di responsabilità per la cultura e la memoria, per la libertà e la democrazia, per la tutela dei valori e delle tradizioni del miglior giornalismo italiano, ovvero di quei principi che soggiacciono alla società umana, e che sono accomunati da un senso di “urgenza collettiva”. Il giornalismo, infatti, non dovrebbe mai allontanarsi dalla società cui si riferisce: il suo senso di responsabilità muove senz’altro dalla parte più lodevole del nostro passato e passa proprio per la sua presenza e la sua capacità di evocare una parte del futuro di questa nostra Italia.
Il Premio vuole essere anche un omaggio a quanti svolgono la propria professione da uomini liberi, con indipendenza, coraggio e libertà; con impegno e senso etico non comuni; con animo sereno, spirito di verità e di umanità; di chi vuol rendere un importante servizio al cittadino e al Paese.
Per aumentare il grado di consapevolezza e stimolare il dibattito sui temi della libertà di informazione, la democrazia e la legalità, i riconoscimenti saranno assegnati ogni anno a quanti si sono particolarmente distinti per impegno professionale, sociale e umano, vero, fatto con coraggio, scrupolo e dignità. Premio per la democrazia e la legalità vuol essere anche un momento di denuncia di quanti svolgono il ruolo di giornalista nelle periferie dell’informazione, mentendo, vendendo l’anima e strisciando per non inciampare.
La manifestazione mira, anche, a essere un palcoscenico importante per discutere e riflettere sullo stato dell’informazione, gli effetti collaterali del giornalismo televisivo e la libertà di stampa.
Il tutto per arrivare a capire, di più e meglio, la complessità degli eventi e dei mondi che ci circondano e per sostenere la necessità di un’informazione intelligente, capace di guardare in profondità e riflettere sugli eventi, svelando e raccontando sempre, ogni possibile verità.
Tutto il programma dei dieci giorni del Premio “Giuseppe Fava” sul sito http://societa-civile.blogspot.com/
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La bellezza del Volto
Il Premio di Poesia “S. Maria delle Grazie di Carosino” edizione 2010, entra nel vivo con la selezione degli elaborati tenutasi agli inizi del mese di marzo scorso, davanti alla Commissione dell’Associazione Culturale e Sociale COMUNIC@RE, presieduta da Antonio Scarciglia e dal segretario Alessandro Lai. Delle opere pervenute in enorme quantità praticamente da tutte le parti d’Italia, quelle ammesse a concorso sono state solo 99. Si conferma pertanto anche questa volta la grande selezione operata tra i 149 elaborati complessivamente giunti alla segreteria del premio. Segno, quest’ultimo, di grande serietà e garanzia di buona elevatura del concorso in parola il quale, anno dopo anno, sta crescendo e si sta sempre più caratterizzando tra i migliori riconoscimenti intellettuali espressi dalla provincia jonica. Tra gli ammessi a concorso, dopo una ulteriore più ampia ed approfondita disamina, la Commissione ha decretato i 46 componimenti finalisti che si contenderanno la palma vincente del premio di poesia. Gli elaborati risultano così ripartiti: Sez. Scuola Primaria e Secondaria di 1^ Grado, numero 7 elaborati; Sez. Scuola Secondaria di 2^ Grado, 0 elaborati; Sez. riservata agli Adulti, 16 elaborati; Sez. degli over 55, numero 14 elaborati; Sez. Vernacolo, 9 elaborati. Anche quest’anno a farla da padrona tra i componimenti finalisti pervenuti dai ragazzi, gli alunni provenienti principalmente dall’I.C. G.Toniolo di Fragagnano, ma non è mancato anche un elaborato fatto pervenire nientemeno che da una scuola di Viareggio. Discorso a parte per le composizioni poetichei delle altre sezioni più “impegnative” le quali, oltre che dalla provincia di Taranto, sono giunte dalle più disparate regioni italiane: dal Triveneto al Piemonte, dall’Emilia Romagna al Lazio, dal napoletano al cosentino, passando per la Puglia ed abbracciando anche le isole della Sardegna e della Sicilia. Il che fa capire, senza mezzi termini, come il premio di poesia “S. Maria delle Grazie di Carosino”, abbia già in questa sua 3^ edizione varcato abbondantemente i confini provinciali e regionali, per conquistarsi addirittura l’interesse dell’intera terra culturale italiana. Con l’occasione la Commissione ha reso noto anche le nomine del collegio giudicante il quale decreterà la classifica dei premiati, che è così composto: Presidente Pierfranco Bruni, scrittore; Giudici Marilena Cavallo, docente, saggista; Antonio Resta, docente, scrittore; Maria T. Laneve, ass.re alla Cultura di Carosino; Maria M. Schirano, dirigente scolastico. “Quest’anno – fanno sapere dal centro culturale carosinese Comunic@re – abbiamo proposto una tematica certamente non facile ma di grande impatto emotivo e di fede < La bellezza del Volto >, che trae spunto direttamente dalla intitolazione dell’Anno Pastorale Parrocchiale di Carosino, fortemente voluta dal nuovo parroco don Lucangelo De Cantis”. Da sottolineare, infine, che il concorso poetico si avvale del patrocinio del Comune di Carosino – Assessorato alla Cultura, del CSR “F.Grisi” del Comitato Festa Madonna delle Grazie di Carosino. L’elenco dei finalisti ed ulteriori info, possono essere visualizzati direttamente anche sul sito www.parrocchiacarosino.it
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Non un libro di sogni
Essere bambini oppure anziani, oggi in Europa, è un rischio. Nel senso che proprio tra i minori e la terza età si riscontrano le percentuali più elevate di poveri. Alle indicazioni ripetute e allarmate dei ricercatori sociali, di tante istituzioni, di chi opera sul versante della solidarietà, si aggiungono i dati provenienti dall’Unione europea, che per il 21 gennaio ha fissato l’avvio ufficiale dell’Anno europeo per la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Una iniziativa con la quale i Ventisette intendono mettere a fuoco il problema, sensibilizzare l’opinione pubblica e i diversi livelli di “governante”, nonché intervenire direttamente a favore degli indigenti (il 17% della popolazione Ue, pari a 80 milioni di persone).
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