Saturday, May 19, 2012

Salone del Libro

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 10 - 2012 ADD COMMENTS

Prende il via oggi a Torino (per concludersi il 14 maggio) la XXV edizione del Salone internazionale del libro. Ben rappresentata anche l’editoria cattolica, in particolare, nello stand curato dall’Associazione Sant’Anselmo(Padiglione 2, Stand G10), con la collaborazione della Arcidiocesi di Torino, dell’Unione Editori e Librai Cattolici Italiani, e del Consorzio Editoria Cattolica, dove saranno presenti libri selezionati fra tutti gli editori italiani e riviste italiane di teologia e cultura religiosa.

Il tema del Salone del Libro 2012, la rivoluzione digitale, per le sue ricadute sulla comunicazione e sui legami tra le persone, si intreccia con il tema della famiglia, che sarà oggetto pochi giorni dopo di un grande evento mondiale a Milano a cui parteciperà anche papa Benedetto XVI.

Questo aggancio è la proposta dello stand al Salone del Libro curato dall’Associazione Sant’Anselmo per il Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana, sia nella selezione dei libri esposti nello stand, sia negli incontri che organizza.

Lo stand, oltre a presentare le ultime novità concernenti i temi dell’antropologia religiosa, della Bibbia, della teologia, della storia e dell’arte religiosa, dedica uno spazio ai testi che riguardano i cambiamenti personali e familiari dell’era digitale, e uno spazio alla produzione editoriale italiana sui temi della famiglia del lavoro e della festa. Allo stesso modo gli incontri, trattano del significato antropologico e di quello cristiano del matrimonio e della famiglia, anche con testimonianze e occasioni di dibattito con posizioni diverse.

(via SpiritualSeeds.info)

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A Ferrara la Festa del Libro Ebraico

Posted by Moreno Migliorati On aprile - 27 - 2012 ADD COMMENTS

Sarà Ferrara, la città di Giorgio Bassani, ad ospitare, da domani al primo maggio, la Festa del Libro Ebraico, giunta alla sua terza edizione. La festa ha l’intento di stimolare la curiosità e l’interesse degli spettatori, proseguendo e rafforzando il rapporto con il pubblico, attraverso una presenza vivace e attiva dell’Istituzione. Un momento di condivisione della cultura ebraica italiana, attraverso il racconto della storia di una minoranza che da sempre è legata da una relazione attiva e indissolubile con l’Italia e che continua ad animare la vita culturale, civile, sociale ed economica del nostro Paese.  A segnare l’inizio della manifestazione, all’uscita di Shabbat, il 28 aprile, dopo l’inaugurazione ufficiale con il saluto delle autorità alle 21.30 in Sala Estense, sarà la seconda Notte Bianca Ebraica d’Italia intitolata, non a caso, “E fu sera … e fu mattina …”, dai passi della Genesi in cui tutto ha origine.

A tutti coloro che dal 28 aprile al 1 maggio si recheranno a Ferrara saranno offerte anche molte occasioni speciali: il piacere di dialogare al Chiostro di S. Paolo con importanti autori di opere e testimonianza ebraica; l’opportunità di assaggiare specialità della ricca cucina ebraica; la possibilità di farsi guidare in bicicletta alla scoperta della Ferrara Bassaniana. Gli eventi condurranno gli spettatori all’interno di un mondo, quello della Festa del Libro Ebraico in Italia, che non vuole essere una semplice vetrina, ma un’occasione per trasmettere l’idea, il concetto che il MEIS (ente promotore dell’evento) è, fin dai suoi primi passi, un museo di tutti e per tutti, capace di favorire, con dinamismo e vivacità, la conoscenza della cultura dell’ebraismo italiano.

L’elenco completo degli eventi della Festa è disponibile sul sito della manifestazione.

(via SpiritualSeeds.info)

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Donna e Missione

Posted by michelangelo On aprile - 23 - 2012 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

LA DONNA, LA MISSIONE E LA CHIESA
Le donne sono al seguito della predicazione di Gesù e diventano assolutamente fondamentali nei giorni della sua Passione e Resurrezione
 

(21 Aprile 2012) - ‘Riflessioni sulla dignità e la missione della donna’ (Umberto Polizzi Editore) è il titolo del libro di Michelangelo Nasca, docente di Teologia Dogmatica presso la Scuola Teologica di Base S. Luca Evangelista di Palermo. In qualità anche di redattore di Medeu, i lettori avranno avuto certamente l’occasione di conoscerne ed apprezzarne la sensibilità e l’attenzione su alcuni temi di etica sociale. I tanti contributi editorialistici di Michelangelo Nasca si sono concentrati su argomenti chiave come l’Ru 486, la bi-genitorialità, la tutela delle minoranza religiose, il dialogo interculturale, l’emarginazione in generale.Il contributo dell’autore, in questa prima pubblicazione si concentra invece su una riflessione impegnativa e di grande attualità. Sappiamo quanto il processo di emancipazione della donna sia lontano dall’essere compiuto e ne conosciamo le variabili numerose; sappiamo anche quanto interferiscono con la realtà dura delle opinioni e degli umori che si manifestano nella dimensione pubblica.

I ruoli sociali della donna si sono moltiplicati, la sua mission è cambiata, sono cambiati i tempi, sono mutate le modalità di cura dei bambini, il modo di collaborare tra i due generi. Ci sono poi le politiche di promozione della famiglia e della donna inefficaci in Italia; per l’affermazione della dignità della donna sono state troppo promettenti, astratte e avulse dal territorio e dai suoi bisogni. Senza dimenticare le culture religiose in cui la donna è ancora sottomessa, mortificata dalle leggi degli uomini; c’è poi, ancora, l’influenza dei media, forte e persuasiva che riesce ad orientare l’opinione pubblica a favore di certi modelli facili, impoverendo il confronto e la riflessione.

Il libro si orienta nel dibattito pubblico sul ruolo della donna nella ricerca di soluzioni nelle radici fondamentali dell’esperienza cristiana e nelle parole dei padri della chiesa. Colpisce la facilità con cui l’autore affronta concetti spinosi, di  alto valore esegetico, avvicinandoli a noi e rendendoli semplici, alla portata di tutti; un lavoro di analisi ma anche di divulgazione, condotto con il rigore documentario che si richiede ad un’opera come questa ma non perdendo mai di vista l’attualità sociale della condizione femminile.

La Riflessione si inserisce efficacemente nel panorama dell’esegesi e teologia femminile che sta ripensando la collocazione della donna nella Bibbia e soprattutto il suo posto nella comunità cristiana. Naturalmente si tratta di questioni spinose poste nello specifico di una ricerca ermeneutica ancora aperta, che pone anche grandi interrogativi sul modo ‘nuovo’ di accostarci ai testi sacri e alla vita di Cristo. Indirettamente richiamano in maniera costruttiva, cambiamenti che hanno modificato la struttura della società e la famiglia, i pregiudizi e le categorie femminili che hanno visto la  contrapposizione ideologica nelal cultura europea tra laicismo e confessione.

Nel racconto evangelico, ci ricorda Nasca,  la presenza della donna è significativa, spesso rivelatrice. Non solo le donne sono al seguito della predicazione di Gesù, come si legge, ad esempio, nel Vangelo di Luca, ma diventano assolutamente fondamentali nei giorni della sua Passione e Resurrezione. ‘Sono le prime presso la tomba, sono le prime a dare notizia della resurrezione di cristo. E sono le prime - come scrive l’autore - a risultare inattendibili e prive di ogni diritto, come è nella cultura giudaica.’ Riteniamo sufficiente questo solo spunto testuale per proporre questa lettura.

 

Il libro è stato presentato il 22 Aprile alle ore 17,00 presso l’ Istituto San Giuseppe (C.so Tukory, 204 – Palermo). Sono intervenuti ,oltre all’autore, don Salvatore Priola(Direttore della Scuola Teologica di Base S. Luca Evangelista di Palermo), Suor Maria Inzinna (Madre generale delle Figlie della Croce), Carlo Baiamonte (Direttore di Medeu.it e docente di Filosofia).

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Letteratura e sacre scritture

Posted by Moreno Migliorati On marzo - 5 - 2012 1 COMMENT

di Moreno Migliorat

Incrociando esegesi religiosa, letteratura, ricerca filosofica e riflessione teologica una serie di incontri per affrontare, attraverso sguardi diversi, quattro testi letterari in cui grandi autori del secolo scorso hanno ripreso episodi delle Sacre Scritture. È lo spirito del progetto “Riscritture” ideato da Amici di Torino Spiritualitàin collaborazione con il Circolo dei Lettori, al via alle 21 di oggi nelle sale di via Bogino 9 a Torino.

Si inizia oggi con “Caino” di Josè Saramago commentato dallo scrittore Antonio Scurati. Lunedì prossimo sarà la volta di “Giobbe” di Joseph Roth commentato dal biblista Piero Stefani. Capolavoro del grande autore mitteleuropeo, il romanzo narra la storia di Mendel Singer, un uomo semplice e devoto, che insegna la Torah ai bambini in una remota provincia della Russia orientale. Le disgrazie che si abbattono con violenza sulla sua famiglia gli fanno perdere l’orientamento e la fede in Dio. Ma la vita ha in serbo per lui un risvolto inatteso. Seguirà “Giuditta” di Mario Brelich, commentato dalla teologa Lilia Sebastiani, un saggio romanzato che ripercorre la vicenda di Giuditta, eroina dell’antichità che affida la salvezza del suo popolo alla propria bellezza. Concluderà il ciclo di incontri il capolavoro di Thomas Mann “Giuseppe e i suoi fratelli” commentato dal critico letterario Piero Boitani.

(via SpiritualSeeds.info)

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Via Crucis Biblica

Posted by marilena marino On febbraio - 21 - 2012 ADD COMMENTS

di Giovanni Chifari  

La parola della croce

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Via crucis biblica con san Pio da Pietrelcina

Descrizione

L’autore propone quattordici stazioni della Via crucis con l’intento di offrire un percorso di preghiera che metta in risalto la radicalità del cristianesimo. L’inevitabile ascesa verso la croce è la tappa che tutti dobbiamo percorrere in vista della risurrezione. Si tratta di una Via crucis biblica. Ogni stazione è introdotta da una brano evangelico che è seguito da un breve commento dell’autore, poi il testo tratto dall’Epistolario di Padre Pio da Pietrelcina e infine la preghiera. È un testo semplice ma profondo, particolarmente adatto alla celebrazione parrocchiale e/o comunitaria della Via crucis, come pure per la preghiera personale.

Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica presso l’ISSR di Foggia, da alcuni anni si dedica al servizio di ricerca ed approfondimento della figura e spiritualità di san Pio da Pietrelcina e della sua opera, presentando i risultati di tale percorso in diversi articoli e in ricorrenti interventi presso l’emittente Tele Radio Padre Pio. Scrive periodicamente sulla rivista Casa Sollievo della Sofferenza, voluta e fondata da Padre Pio nel 1949, sulla rivista della Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Voci e Volti, e sulla rivista Il Diaconato in Italia, periodico bimestrale della Comunità del Diaconato in Italia.
In questa pagina pubblichiamo, come fine di approfondimento, gli articoli editi sulla rivista diocesana Voci e Volti e altri interventi riguardanti iniziative diocesane

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La strada di Paolo

Posted by marilena marino On dicembre - 16 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

In occasione della VI edizione delFestival Internazionale del Film di Roma, il 2 novembre 2011 alle ore 18.00, presso il Palazzo delle Esposizioni, ha avuto  luogo nell’ambito di Risonanze, la proiezione di La strada di Paolo, un film di Salvatore Nocita prodotto da FAI Service (Federazione Autotrasportatori Italiani) e Officina della Comunicazione, in collaborazione con il Pontificio Consiglio della Cultura e Rai Cinema

Il film narra la storia di Paolo, un autotrasportatore diretto per lavoro in Terra Santa. Il suo viaggio prende una direzione inaspettata quando si imbatte in alcune realtà che parlano al suo cuore di Dio, Fede, Grazia e Carità, aprendogli anche gli occhi sull’opportunismo e il cinismo umano. Nell’incontro/scontro con la religiosità e il mistero insondabile di quella Terra, immerso in situazioni surreali, a contatto con personaggi e storie incredibili, per Paolo si aprono nuovi orizzonti che lo porteranno a una decisione fondamentale. Interpretato da Marcello Mazzarella, Valentina Valsania, Gianni Bissaca, Milena Miconi e David Brandon, con la partecipazione straordinaria di Philippe Leroy, il film deve indicazioni imprescindibili per la sua struttura alle interviste a personalità come S.E. Card. Angelo Scola,Arcivescovo di Milano; S.E. Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura; Fabrizio Palenzona, Presidente di FAI Service; Roberto Vecchioni,cantautore; Salvatore Natoli, professore ordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e Lucetta Scaraffia,storica, giornalista e docente di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Roma La Sapienza.

Afferma S.E. Card. Angelo Scola: «Io credo che la strada per l’uomo di oggi sia quella di guardare fino in fondo ai tratti fondamentali dell’esperienza umana. Il primo, il più importante è la capacità dell’uomo di cogliere il senso della realtà: cioè, la realtà è intelligibile e chiede di essere ospitata dalla nostra intelligenza e questo già implica una tra-scendenza, cioè un andare oltre l’immediato». [estratto da intervista]

S.E. Card. Gianfranco Ravasi sottolinea: «Il bisogno di trascendenza potrebbe essere raffigurato attraverso un’immagine che è curiosamente lontana e vicina a Paolo, è lontana perché viene da un verso di un grande tragico greco che è Eschilo, e dall’altra parte è vicina perché Paolo, noi sappiamo, entra nell’interno dell’orizzonte della cultura greca. La trascendenza è sostanzialmente, se la vogliamo esprimere con un simbolo, proprio questa mano che viene dall’oltre, dall’altro rispetto all’orizzonte in cui siamo immersi. È per questo che Paolo in un certo senso echeggerà questa voce pagana in una maniera differente». [*]

Per Fabrizio Palenzona «Questo film è un esempio della direzione nella quale vogliamo camminare. Lavorare, guadagnare il giusto, rimettere nel circuito più risorse possibili per attenuare i costi delle nostre imprese, sostenere l’azione di difesa dei diritti e promozione dei doveri attraverso la federazione: insomma, ripeto, promuovere una cultura che metta al centro la persona umana. Per questo ci piace il film: il richiamo al senso della vita, al dubbio su cosa e perché siamo in questo mondo, al valore della solidarietà, della famiglia, della pace e del lavoro come strumento di promozione umana».

«Nel raccontarci l’imprevedibile percorso di un autotrasportatore diretto in Terra Santa, Nocita recupera uno dei tòpoi più ricorrenti della cultura e dell’arte di ogni secolo: la strada. Che non è mai solo un luogo fisico, un tratto di percorrenza, ma il simbolo stesso dell’uomo in cammino. Formidabile dispositivo di scambio simbolico, la strada è il luogo della scoperta, del perdersi e del ritrovarsi, dell’incontro con l’altro, con il sè, con Dio. Sulla strada l’uomo in cammino si trasforma divenendo, da vagabondo senza meta, un pellegrino del suo destino».

Chiude Roberto Vecchioni: «Io non credo che l’uomo del terzo millennio sia sordo ai temi che riguardano il trascendente. C’è modo e modo di interpretare il trascendente: per paura, per bisogno, per necessità o anche davvero per fede intensa. Il trascendente ha una valenza fondamentale e sublima anche le piccole azioni che facciamo, dà un significato».

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Anniversario Merini

Posted by marilena marino On novembre - 2 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

Nasce a Milano il 21 marzo 1931. La famiglia di Alda Merini è composta dal padre, funzionario delle Assicurazioni Generali Venezia, dalla madre casalinga, da una sorella maggiore e un fratello minore. Non potendo frequentare il liceo Manzoni perché respinta in Italiano, compie gli studi superiori all’Istituto professionale Laura Solera Mantegazza e, contemporaneamente, si dedica allo studio del pianoforte.

Inizia a comporre le prime liriche a quindici anni e il primo, autentico incontro con il mondo letterario avviene l’anno successivo, quando Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, sottopone alcune delle sue poesie a Angelo Romanò che, a sua volta, le fa leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato tuttora il primo scopritore della poetessa. Proprio nel ’47 la Merini inizia a frequentare la casa di Spagnoletti, dove conosce, fra gli altri, Giorgio Manganelli — che fu un vero maestro di stile per lei, oltre che suo primo grande amore — Davide Turoldo, Maria Corti e Luciano Erba.

Ma il ’47 è anche l’anno in cui si manifestano i primi sintomi di quella che sarà una lunga malattia: viene internata per un mese nella clinica Villa Turro e, una volta dimessa, riceve l’aiuto degli amici più cari. Così scrive Maria Corti nell’introduzione a Vuoto d’amore: «[...] ogni sabato pomeriggio lei e Manganelli salivano le lunghe scale senza ascensore del mio pied-à-terre in via Sardegna e io li guardavo dalla tromba della scala: solo Dio poteva sapere che cosa sarebbe stato di loro. Manganelli più di ogni altro l’aiutava a raggiungere coscienza di sé, a giocarsi bene il destino della scrittura al di là delle ombre di Turro».

Nel ’50 Spagnoletti pubblica nell’antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1949 le due liriche Il gobbo e Luce. L’anno successivo, le stesse liriche, insieme con altri due componimenti, vengono incluse da Vanni Scheiwiller nel volume Poetesse del Novecento, su consiglio di Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani. Già da questi primi componimenti si intuiscono quelli che saranno motivi ricorrenti nella poetica della Merini: l’intreccio di temi erotici e mistici, di luce e di ombra, il tutto però amalgamato da una concentrazione stilistica notevole, che nell’arco degli anni lascerà spazio a una poesia più immediata, intuitiva.

Il gobbo

Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall’espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
… e nessuno m’aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d’allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.

22 dicembre 1948

[Da Poetesse del Novecento, 1951]

Dopo la partenza di Manganelli da Milano, nel periodo che va dal ’50 al ’53, la Merini frequenta Salvatore Quasimodo, al quale dedica le Due poesie per Q., edite ne Il volume del canto:

I.

Padre che fosti a me, grande poeta,
bene ricordo la tua cetra viva
e le tue dita bianche affusolate
che varcavano il solco del mio seno.
E io ricordo tutto, le bufere
i venti aperti e quella confusione
che trovava la nostra poesia.
Parlavamo il linguaggio dei poeti
casto, accorato senza delusioni
o eravamo delusi di noi stessi
poveri, confinati nello spazio
come astronauti sulla stessa luna.

[...]

Nel ’53 sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano. Nello stesso anno esce la prima raccolta poetica La presenza di Orfeo, seguita nel ’55 da Paura di Dio e Nozze romane.

Il ’55 è anche l’anno della nascita della prima figlia; al pediatra della bambina, Pietro, è dedicata la raccolta Tu sei Pietro, edita nel ’61 da Scheiwiller. Segue un silenzio durato vent’anni.

Nel ’65 viene internata nel manicomio Paolo Pini, dal quale uscirà definitivamente solo nel ’72 — a parte brevi periodi durante i quali ritorna in famiglia e nascono altre tre figlie — ma l’alternanza di periodi di lucidità e follia continua fino al ’79.

Nel ’79 il silenzio è finalmente rotto e la Merini inizia a lavorare su quello che è considerato il suo capolavoro: La Terra Santa, vincitrice del Premio Librex Montale nel ’93.

La Terra Santa segna l’inizio di una poetica diversa, impregnata della devastante esperienza manicomiale. Si tratta di liriche di un’intensità potente, dove la realtà lascia il posto all’idea stessa del reale, sublimata e deformata dal delirio della follia.

La prima proposta di stampa dell’opera fu accolta da una totale indifferenza da parte degli editori. Solo Paola Mauri accetta di pubblicare trenta liriche, scelte su un dattiloscritto di oltre un centinaio di testi composti dalla Merini durante l’internamento, sul n.4 della rivista «Il cavallo di Troia», è il 1982. Due anni dopo Schweiller riprende le trenta liriche e, con l’aggiunta di altre dieci, dà alle stampe la prima edizione de La Terra Santa, segnando la fine dell’ostracismo dell’artista.

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello di Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata

[Da La Terra Santa, 1984]

Nell’81 muore Ettore Carniti. Rimasta sola, la Merini inizia un’amicizia a distanza con il poeta tarantino Michele Pierri. L’intesa fra i due si fa sempre più forte, malgrado i trent’anni e la distanza che li separano. Nell’83 dedica al poeta, e alla memoria del padre, la raccolta Rime petrose, le liriche Per Michele Pierri e Le satire della Ripa; nell’ottobre dello stesso anno i due si sposano e la Merini si trasferisce a Taranto. Pierri — il quale era stato medico prima di dedicarsi interamente alla poesia — si prende cura di lei e nell’85 nascono le liriche della raccolta La gazza ladra. Sempre nello stesso periodo la Merini ultima la stesura del suo primo testo in prosa L’altra verità. Diario di una diversa, nel quale la devastante esperienza dell’internamento viene descritta in una prosa dal forte accento lirico, testimonianza di un’inevitabile uniformità percettiva.

Questi anni di apparente tranquillità vengono però deturpati dal riaffacciarsi del demone della follia e la Merini sperimenta nuovamente le torture dell’ospedale psichiatrico a Taranto.

Nell’86 fa ritorno a Milano e riprende a frequentare gli amici di un tempo. Ricomincia a scrivere con continuità, affiancando poesia e prosa: Delirio amoroso, scritto nell’89, e Il tormento delle figure, del ’90, ne sono gli esempi.

Nel ’91 muore l’amico Giorgio Manganelli.

Dal ’92 al ’96 escono Ipotenusa d’amore, La palude di Manganelli o il monarca del re e Un’anima indocile, testi misti di prosa e poesia nei quali la memoria diventa evocazione struggente e drammatica.

A Manganelli

A te, Giorgio,
noto istrione della parola,
mio oscuro disegno,
mio invincibile amore,
sono sfuggita, tuo malgrado,
eppure mi hai ingabbiato
nella salsedine
della tua lingua.
Tu, primissimo amore mio,
hai avuto pudore
del mio atroce destino,
tu mi hai preso un giorno
sull’erba, al calore del sole,
la perla della mia giovinezza.
Com’era bello, amore,
sentirti spergiuro.
E tu che non volevi.
Tu, per cui ero
la sofferta Beatrice delle ombre.
Ma non eri tu ad avermi,
era la psicanalisi.
E in fondo, Giorgio,
ho sempre patito
quel che ti ho fatto patire.

[Da La palude di Manganelli, 1992]

Nel ’93 viene pubblicata la raccolta Titano amori intorno, dallo stile più colloquiale rispetto alle precedenti. Nello stesso periodo esce la prosa La pazza della porta accanto e nel ’94 il volume Sogno e poesia, con venti incisioni di venti artisti contemporanei.

Nel ’95 viene data alle stampe la raccolta Ballate non pagate e nel ’96 le viene aggiudicato il Premio Viareggio per la Poesia. Nel 1996 Alda Merini viene proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Académie française.

Del ’97 è la raccolta La volpe e il sipario, la più alta dimostrazione dello stile poetico dell’artista: una poesia che nasce dall’emozione, improvvisa e violenta, mai ritoccata, riletta. Una scrittura nata di getto, sull’onda del pensiero che si fa man mano sempre più astratto, simbolico.

Sempre del ’97 un’antologia del lavoro dell’autrice, curata dall’amica Maria Corti, dal titolo Fiore di poesia 1951-1997, nella quale compaiono anche alcune liriche inedite.

Nel 2002 esce per Frassinelli Magnificat. Un incontro con Maria, dove la Merini evoca la Vergine Madre indagandone soprattutto l’aspetto più umano e femminile e che, nel settembre dello stesso anno, le vale il Premio Dessì per la Poesia.

Alda Merini è stata e continua ad essere una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea. E’ impossibile riuscire a dare un ordine, catalogare il lavoro di un’artista che ha fuso vita e arte in un’unica forma inscindibile.

La mia poesia è alacre come il fuoco,
trascorre tra le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che goica con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

[Da La volpe e il sipario, 1997]

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Al via sabato prossimo il Festival Internazionale di Letteratura Ebraica

Posted by Moreno Migliorati On settembre - 12 - 2011 1 COMMENT

Sarà la Notte della Cabbalà ad inaugurare, sabato 17 settembre, al Ghetto di Roma, la quarta edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica, che si svolgerà  dal 17 al 21 settembre. Ospite d’eccezione della rassegna e della serata del 17, lo scrittore israeliano A.B. Yehoshua, che – alle 21 al Tempio di Adriano, intervistato dal direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi – guiderà gli spettatori in un viaggio alla scoperta della letteratura ebraica. L’attore Massimo Ghini leggerà una selezione di brani. Si tratta dell’unico appuntamento fuori dal Ghetto: tutti gli altri eventi in programma si svolgeranno infatti nella zona tra lungotevere De’ Cenci e via del portico D’Ottavia e tra via Arenula e il Teatro di Marcello.

La serata di sabato 17 darà appunto il via alla quarta edizione del Festival di Letteratura Ebraica, che si concretizza, come affermano gli organizzatori, in “un percorso culturale metalinguistico, tra modernità e memoria, un viaggio nella letteratura ebraica che prende le mosse dal Talmud, fino agli scrittori israeliani e internazionali per arrivare alla storia, l’arte figurativa, il teatro e la musica”.

L’idea di dare vita al Festival nasce dalla volontà di aprire una finestra sul mondo della cultura ebraica: non un semplice evento culturale legato al mondo dei libri, ma un progetto di ampia portata in grado di esprimere la creatività, le emozioni e la capacità narrativa del popolo ebraico, un ponte di conoscenza tra questo mondo e la città di Roma, sede di un’antichissima comunità ebraica.

La chiusura del Festival, mercoledì 21 settembre, è affidata al vincitore del Man Booker Prize 2010 Howard Jacobson, scrittore, romanziere e umorista britannico, e al grande jazzista Daniel Zamir, tra i musicisti e compositori più importanti di Israele.

(via SpiritualSeeds.info)

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Don Tonino Bello: i poeti lo ricordano con un volume

Posted by Moreno Migliorati On agosto - 22 - 2011 1 COMMENT

“Chi sa che qualcuno, complice la poesia, non venga più facilmente indotto a cambiare genere di vita.” Così si espresse un giorno don Tonino Bello, l’indimenticato vescovo di Molfetta di cui ricorrono quest’anno i diciotto anni dalla morte ed il cui ricordo non accenna a spegnersi. Come dimostra, tra l’altro, l’ultima iniziativa a lui dedicata: un volumetto intitolato “La versione di Giuseppe. Poeti per don Tonino Bello”, edito dalle Edizioni Accademia di Terra d’Otranto ed in uscita nei prossimi giorni.
La pubblicazione, ispirata a “La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe” dello stesso don Tonino ed edita nel 1987, contiene testi di svariati poeti e sarà oggetto di un reading che si svolgerà il prossimo 31 agosto ad Alessano nell’ambito del festival Il Montesardo.
Come scrivono gli autori del volume nell’introduzione al volume, “ciò che emerge dalle riflessioni di don Tonino assume ancora più rilevanza ai nostri giorni, fino al punto da apparire profetico: “Il corpo, poi, degradato a merce di scambio, è divenuto spazio pubblicitario e manichino per prodotti di consumo! L’eros mercantile corrode alla radice i rapporti interumani, sgretola la comunione, frantuma l’intimità, irride la famiglia, commercializza la donna. E con i postulati di marketing degli spot televisivi, spersonalizza irrimediabilmente la sessualità, riducendola ad una variabile della cupidigia di potere.” (ibid, pag. 17). “Si muore per anemia cronica di gioia. Si moltiplicano le feste, ma manca la festa. E le letizie diventano sbornie, gli incontri, frastuoni; e i rapporti umani, orge da lupanari” (ibid, pag. 29).
Un’ottima occasione per approfondire la figura di don Tonino per chi si è già accostato ad essa, dunque, ed un’altrettanto ottima occasione per accostarvisi per la prima volta.

(via SpiritualSeeds.info)

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Prende il via oggi a Torino il XXIV Salone Internazionale del Libro. Alcuni mesi orsono, vi furono polemiche a motivo di alcune scelte aventi per oggetto le case editrici più importanti che sarebbero state inserite in una mostra allestita in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Nella polemica intervenne direttamente l’Osservatore Romano, il quale accusò i responsabili dell’evento torinese di pregiudizio anticattolico e di amnesia culturale per non aver considerato adeguatamente il ruolo svolto in proposito dall’editoria cattolica.

La polemica poi rientrò, ma la medesima non deve essere restata estranea alla decisione della Uelci (Unione editori e librai cattolici italiani) di organizzare una mostra, che verrà inaugurata oggi, e il cui stesso titolo ne svela il significato: “1861-2011. L’Italia dei libri. Il fenomeno dell’editoria cattolica”. Alla medesima, sono stati invitati i sette editori più rappresentativi dell’editoria cattolica in Italia: Ave, Città Nuova, Edizioni Dehoniane Bologna, Jaca Book, Paoline, Sei, Vita e Pensiero. Come spiega Giorgio Raggi, che della Uelci è presidente,  l’occasione è stata voluta per “sfruttare l’opportunità della mostra per contrastare ‘laicamente’ una rappresentazione che descrive l’editoria cattolica chiusa entro gli steccati delle sole catechesi e liturgia, sostanzialmente estranea all’evoluzione della storia unitaria”.

Il criterio scelto, spiega ancora il presidente dell’Uelci, “ha privilegiato l’importanza dell’editore in termini di peso culturale e poi in termini di dimensione aziendale”. In parallelo, inoltre, è stata valutata “l’influenza avuta dal singolo libro e/o autore nel dibattito culturale, nella formazione delle nuove generazioni, tra la classe dirigente, nella società”. Tutto ciò, puntualizza Raccis, sotto diversi aspetti: “all’interno della Chiesa, in termini di diffusione, in quanto rappresentazione e testimonianza dei nodi, degli eventi, dei personaggi più rilevanti dello sviluppo unitario italiano”.

(via SpiritualSeeds.info)

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A Ferrara la seconda edizione delle Festa del Libro Ebraico in Italia

Posted by Moreno Migliorati On maggio - 6 - 2011 1 COMMENT

Da domani fino al 9 maggio Ferrara ospiterà la seconda edizione della Festa del Libro Ebraico in Italia. Il centro storico della città sarà lo scenario di numerose iniziative ed itinerari, convegni, proposte culturali, mostre, momenti musicali e visite guidate ai principali monumenti della presenza ebraica a Ferrara e ai luoghi che ripercorrono la vita e i romanzi di Giorgio Bassani. Architettura, partecipazione ebraica alla storia del paese, fascismo, inquisizione, filosofia e testimonianza ebraica, sono alcuni dei temi che saranno affrontati, in cui il libro è l’elemento cardine tra i numerosi eventi in programma.

Come già nella prima edizione, anche quest’anno, la Festa dedicherà ampio spazio a dibattiti e incontri con gli autori: si discuterà di ebrei e fascismo, ma anche dei processi del Sant’Uffizio di Venezia contro gli ebrei; della cacciata degli ebrei dall’Egitto di Nasser; di storia e memoria ebraica secondo il filosofo Yoseph Yerushalmi e di “conservazione dell’avvenire”, secondo la definizione l’architetto del Museo della Shoah di Roma, Luca Zevi. La novità di questa Festa sarà l’inaugurazione con la Prima Notte Bianca Ebraica d’Italia: una non-stop di appuntamenti che dalle 21.00 proseguirà fino a notte inoltrata. L’obiettivo di questa iniziativa  è quella di avvicinare e far conoscere l’ebraismo e il suo patrimonio attraverso chiavi di lettura diverse da quelle normalmente proposte dai media.

Un tema poi che non poteva mancare è quello dell’Unità d’Italia e della partecipazione ebraica al processo di unificazione. Dalla mostra a cura di Silvia Villani, Ebrei & Risorgimento, che presenta “gli snodi epocali del percorso di emancipazione e integrazione sociale degli ebrei nel nuovo Stato unitario”, alle Letture animate di poesie, diari, e lettere private di Ebrei Risorgimentali.

Da autentico evento 2.0 è possibile sapere di più sulla manifestazione ferrarese non solo visitando il sito, ma anche seguendo il canale youtube, il profilo su twitter, il blog, o iscrivendosi al feed delle attività. O ancora, far sapere che si parteciperà alla festa tramite l’evento creato ad hoc su Facebook. Radio Shalom inoltre provvederà a una diretta dell’evento domenica pomeriggio.

(via SpiritualSeeds.info)

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Dialogo interreligioso a tavola: l’idea di due coniugi americani

Posted by Moreno Migliorati On febbraio - 25 - 2011 ADD COMMENTS

La cosa può apparire paradossale, eppure negli Stati Uniti può succedere anche questo: che gli hot dog possano diventare un valido strumento per il dialogo interreligioso. L’idea di conoscere più da vicino le varie religioni attraverso il cibo è venuto a Phil Hotsenpiller, pastore della Friends Church e a sua moglie Tammy.

I due coniugi hanno quindi invitato a pranzo i loro vicini di casa ebrei, musulmani e buddhisti, chiedendo loro di portare dei piatti tipici. Il sedere a tavola insieme condividendo il pasto, ha permesso di intavolare delle discussioni che hanno offerto l’opportunità di approfondire reciprocamente le proprie fedi. Come osserva Hotsenpiller, esistono cibi legati alle varie  religioni, ma non esistono cibi atei, per cui  è molto più facile trovarsi a discutere delle proprie credenze con una forchetta in mano. Egli non è certo un relativista e non nasconde la propria fede cristiana, ma pensa che il dialogo e la conoscenza reciproca siano oggi più necessari che mai e la cucina può dare a tutto questo un importante contributo.

Il progetto dei due coniugi americani  ha quindi preso corpo  diventando un libro, un blog ed un progetto per un ” target=”_blank”>reality show. E chissà che a qualcuno non venga in mente di importare l’idea anche nel nostro Paese, che quanto a programmi di cucina non è secondo a nessuno.

(via SpiritualSeeds.info)

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«Bibbia e giustizia» sarà questo il tema di Effettobibbia 2011, che prenderà il via domani a Bergamo per concludersi il prossimo 5 marzo. Giunta alla quarta edizione, l’iniziativa viene proposta dal Comitato per la cultura biblica, che è espressione di centri culturali (Grazie, Protestante, San Bartolomeo, Fondazione Serughetti La Porta), Civica Biblioteca Mai, libreria Buona Stampa, Museo Bernareggi, Ufficio diocesano per l’apostolato biblico e associazionismo (Acli, Gruppi biblici).
Nell‘attuale momento storico – culturale, si assiste ad un rinnovato interesse per la Bibbia, considerata non  soltanto come documento delle comunità di fede, ma anche un ‘monumento‘ storico di importanza ineguagliabile per conoscere lo sviluppo del pensiero, dell‘arte sociale.
Obiettivo della manifestazione bergamasca è proprio quello è di diffondere la conoscenza e l’amore al Libro per eccellenza, come è stato sottolineato dagli organizzatori.
«La Bibbia ha sempre un grande effetto — ha detto ad esempio Claudia Sartirani, assessore comunale alla Cultura —. Non è necessario essere cattolici per sapere che la Bibbia è il Libro dei libri, Libro antico ma sempre nuovo, fondamento della cultura occidentale. E il tema della giustizia, scelto quest’anno, è centrale nel momento storico attuale».
«Effettobibbia è diventato un appuntamento fisso nell’offerta culturale della città — ha affermato invece Luciano Zappella, presidente del Comitato —. Senza Bibbia saremmo più poveri. Attraverso letteratura, arte, filosofia, cinema, pensiero giuridico, noi viviamo nella Bibbia, che è un testo che sempre conquista. Sta qui il punto di partenza dell’iniziativa».
Il ricco programma (che prevede conferenze e letture, anche drammatizzate) contempla la partecipazione libera e gratuita a tutti gli eventi.

(via SpiritualSeeds.info)

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Il Giornale di Tin Tin

Posted by marilena marino On gennaio - 13 - 2011 ADD COMMENTS

Il giovane reporter belga, Tintin, è nato a fumetti nel 1929 sul giornalino dei ragazzi «Le Petit Vingtième», dalla matita di Georges Prosper Remi, in arte Hergé. Sull’inserto per i ragazzi del quotidiano cattolico «Le Vingtième Siècle», Tintin vive solo le sue prime otto avventure prima dell’occupazione tedesca del Belgio, evento che vedrà la chiusura definitiva del «Petit». Ma il destino di Tintin era quello di continuare a correre per il mondo a caccia di nuovi misteri da risolvere. E lo fa dopo la liberazione del Belgio, nel 1944, sul nuovo «Giornale di Tintin», una rivista che per il titolo trae spunto dal quotidiano per cui lo stesso personaggio dice di lavorare.
Così, il giovane reporter dal ciuffo all’insù insieme al suo inseparabile amico a quattro zampe, Milou, danno vita a una vera e propria scuola di fumetto, il cui stile è la ligne claire che ha ispirato negli anni anche Roy Lichtenstein e Andy Warhol.
Philippe Delisle dell’università Jean Moulin di Lione afferma che la scuola belga è nata soprattutto all’interno del mondo cattolico: promossa dagli ecclesiastici promossa per riconquistare i giovani alla fede. Fra questi, gioca un ruolo fondamentale don Norbert Wallaz, la cui storia è travagliata per via della sua adesione al movimento filo-nazista belga Léon Degrelle. Fu don Wallaz a chiedere a Hergé di disegnare un personaggio per «Le Petit Vingtième» in grado di comunicare ai ragazzi i valori cristiani in modo originale.
Purtroppo, questa e altre amicizie che Hergé strinse nella sua vita — da cui prese le distanze appena in tempo — indussero molti lettori fanatici a trovare ogni appiglio possibile nelle sue strisce per accusarlo di razzismo. I lettori più attenti, invece, noteranno come i sani valori espressi da Tintin — quello «consolidato» della maturità artistica e letteraria di Hergé — sono, di fatto, anche quelli che vengono riproposti nella versione cinematografica di Spielberg (e Jackson) e che hanno inizialmente una sicura radice cristiana, anche se un poco ingenua, basata su tanti luoghi comuni, ma che diventano presto valori universali, di un umanesimo aperto «all’altro», anche a chi è portatore di culture lontane. L’occhio di Tintin, attento alla realtà a lui contemporanea, si è liberato da pregiudizi e luoghi comuni. Il suo cuore è sempre pronto ad aiutare chi è debole. In Tintin in America, ad esempio, offre il suo aiuto al popolo indiano, rivelando da subito il lato positivo di sé e sfruttando le migliori conoscenze della propria civiltà al momento opportuno.
Anche il fox-terrier Milou ci insegna come sia necessario educarsi alla temperanza ogni volta che ci si imbatte in un osso da addentare rischiando di mandare a monte un impegno già preso.
Di tutto questo, in realtà, in questo primo film si nota poco: prevale, stavolta, l’aspetto più avventuroso. Addirittura è Haddock a dare «la sveglia» a Tintin in un brevissimo momento di abbattimento. Ma è solo perché l’avventura scelta è quella meno «contestualizzata» della serie (risale al periodo della guerra, quando non era possibile inserire i temi, più aderenti alla realtà, che erano soliti nelle altre avventure). Dovremo attendere probabilmente il secondo film della trilogia per vedere emergere appieno i valori profondi del personaggio. Valori, universali, che Hergé ha appreso attraverso un’educazione cattolica e dallo scoutismo: lealtà, fraternità, amicizia e disponibilità verso chi è più debole e bisognoso.
Antonio Carriero – © L’Osservatore Romano

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Nasce Eliber, prima piattaforma italiana di e-book cattolici

Posted by Moreno Migliorati On dicembre - 13 - 2010 1 COMMENT

Grandi movimenti nel settore degli e-book, che spera in un consistente balzo in avanti in occasione delle prossime feste natalizie. L’editoria cattolica non sta a guardare ed ecco nascere Eliber, la prima piattaforma web cattolica per la distribuzione e vendita di e-book, realizzata dal «Messaggero di sant’Antonio» in partnership con LibreriadelSanto.it e Messaggero Distribuzione.
Dal15 dicembre, su LibreriadelSanto.it (la prima e più grande libreria cattolica online, nata nel giugno 2007) sarà possibile acquistare i primi e-book di editori cattolici. Al lancio partecipano, con titoli scelti, Edizioni Messaggero Padova, Libreria Editrice Vaticana, Elledici, Città Nuova, Edizioni Paoline, Cantagalli, Queriniana e Marcianum Press. Ogni libro sarà disponibile per l’acquisto e l’immediato download in due formati: ePub e pdf. Si pagherà, però, una sola volta, a differenza di altri e-store presso i quali occorre pagare per ogni formato. I file, naturalmente, resteranno a disposizione dell’utente-acquirente nella sua area riservata su LibreriadelSanto.it, senza limiti di tempo. Da qui egli potrà farne nuovamente il download ogni volta che lo desidera.
La scelta del doppio formato scaricabile nasce dall’attenzione per teologi, filosofi, letterati, storici, ricercatori, docenti e uomini di studio in genere, che, oltre alla comodità di poter leggere in mobilità su device e-reader, hanno l’esigenza di un testo di riferimento paginato, del tutto fedele alla pubblicazione cartacea, anche per poter citare correttamente l’originale.
In occasione del lancio vengono offerti gratis i primi 100 download dei seguenti titoli delle Edizioni Messaggero Padova: Scritti cattolici. Appunti di un cronista cristiano di Aldo Maria Valli; Nuovi vizi. Italiani allo specchio di Ugo Sartorio; Penultime notizie circa Ieshu/Gesù di Erri De Luca; Dialoghi nel Cortile dei Gentili. Dove laici e cattolici si incontrano di Lorenzo Fazzini; Noi e l’islam. Vent’anni dopo di Paolo Branca
L’iniziativa non è rivolta soltanto al libro. Eliber, infatti, fin dal suo avvio ha voluto includere nel proprio progetto anche la realtà editoriale delle riviste teologiche e di attualità religiosa – in Italia sono assai numerose e con contenuti di estremo interesse –, che hanno purtroppo una circolazione molto limitata. Per ora sono acquistabili «Credere Oggi», «Rivista Liturgica» e«Parole di Vita», sia in formato pdf che ePub: l’intero fascicolo o uno o più articoli al suo interno.

(via SpiritualSeeds)

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La VERITA’ E IL BENE SENZA PRECAUZIONI

Posted by brunomastro On dicembre - 3 - 2010 ADD COMMENTS

di Bruno Mastroianni

È stato uno spettacolo vedere la rassegna di anticipazioni, chiacchiere, persino mistificazioni delle parole del Pontefice nel libro intervista di Peter Seewald “Luce del mondo”.

Sì perché se qualcuno – anche questa volta – si fosse preoccupato, c’è subito da rasserenarsi: tutto è andato secondo i piani. Ormai dovremmo essere profondamente consapevoli di qual’è lo stile di Benedetto XVI: parlare della verità in modo semplice, così com’è, con la sicurezza che dalla verità non ci si può che attendere cose buone.

È vero si è partiti con un fuorviante focus sul preservativo, con idee curiose sulle dimissioni e con polemiche sul tema dell’omosessualità, ma alla fine tutto questo bailamme ha avuto l’effetto di aumentare il desiderio di sfogliare il libro. Non è solo curiosità (quella è stata abbondantemente saziata dai media) è l’attrazione irresistibile che produce chi, in giorni così vaporosi, è ancora capace di parlare delle cose che veramente contano.

Ed ecco il punto: non appena ci si cimenta nella lettura si entra in un mondo fatto di intelligenza, di garbo, di pace, di rispetto per le persone e amore per il bene. Un mondo in cui «il semplice è il vero, ed il vero è semplice» come si legge nel testo.

È la via che Ratzinger traccia per uscire dalle pieghe ingarbugliate del politically correct in cui tutto sbiadisce. È la strada cristiana per contrastare il male: un invito, senza precauzioni, ad assaporare il gusto irresistibile di ciò che è buono e vero.

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A Roma il Festival internazionale di letteratura ebraica

Posted by Moreno Migliorati On ottobre - 6 - 2010 ADD COMMENTS

La Casa dell’Architettura di Roma ospiterà dal 9 al 13 ottobre prossimi, la terza edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica, curato da Ariela Piattelli, Raffaella Spizzichino e Shulim Vogelmann.  La kermesse letteraria ospiterà intellettuali e scrittori da tutto il mondo, confermando la sua natura di appuntamento culturale dinamico e creativo che non si limita alla letteratura in senso stretto ma spazia dalla parola scritta alla relazione di questa con l’arte, il cinema, il teatro e la musica.

Nelle sue precedenti edizioni il Festival ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini ed ha avuto una straordinaria visibilità mediatica, ospitando autori come Benny Morris, Nathan Englander, Etgar Keret, Corrado Augias, Erri De Luca, Claudio Magris, Lizzie Doron , Maurizio Molinari, Meir Shalev.

La terza edizione del Festival Internazionale di Letteratura Ebraica nasce dal desiderio di raccontare, attraverso la voce degli scrittori e dei libri, come l’ebraismo affronta e risponde ai quesiti più attuali che coinvolgono la nostra società all’alba del XXI secolo. Tra gli ospiti di questa edizione, Paolo Giordano intervisterà Ron Leshem, autore del provocatorio “Tredici soldati”, sullo scrivere, sull’essere giovani scrittori e su Israele; la divulgatrice cabbalistica di origine eritrea Yarona Pinhas sarà la guida di un affascinante viaggio nella mistica ebraica; il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e il maggiore esperto italiano di Cabbalà, Giulio Busi, risponderanno alle domande e alle curiosità sull’argomento; Manuel De Sica e Alain Elkann introdurranno la proiezione del film “Il giardino dei Finzi Contini”, di cui sarà presentato anche il progetto di digitalizzazione; Edoardo Albinati intervisterà Ronny Someck, considerato tra i più originali e sensibili poeti israeliani; Meir Shalev, intervistato da Simonetta Della Seta, racconterà in esclusiva il suo ultimo romanzo “È andata così”; Sergio Campailla e Benedetto Carucci ricorderanno la figura di Carlo Michelstaedter a 100 anni dalla morte; Daniel Vogelmann presenterà il suo libro di barzellette, mentre Enrico Vanzina racconterà dell’influenza dell’umorismo ebraico sul Cinema, e a moderare sarà Bruno Gambarotta; Alessandra Farkas incontrerà l’autrice americana Erica Jong sulla letteratura ebraica americana al femminile; lo scrittore e umorista inglese rivelazione letteraria degli ultimi anni, Howard Jacobson, sarà intervistato da Alessandro Piperno, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo “Che cos’è l’amor”.

(via SpiritualSeeds)

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Il tempo breve

Posted by michelangelo On settembre - 19 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Ho terminato da qualche ora – colmo di entusiasmo – la lettura de Il tempo breve (Garzanti 2010) un libro di Marco Niada, giornalista e firma storica del quotidiano “Il Sole 24 Ore”. Titolo e sottotitolo – Il tempo breve. Nell’era della frenesia: la fine della memoria e la morte dell’attenzione. – rivelano subito i contenuti essenziali che l’Autore è riuscito a descrivere tra le pagine del suo libro.

L’analisi operata da Niada prende le mosse dall’eccessiva attenzione che l’uomo moderno rivolge agli strumenti della tecnologia moderna: ‘La gente non è più in grado di staccare e pare in preda a un incantesimo: continua a parlare al telefono o a scrivere email mentre consuma questo simil-pasto per guadagnare tempo su altro tempo. A tutti noi capita d’altronde sempre più spesso di stare al telefono mentre camminiamo, di parlare al cellulare con qualcuno e contemporaneamente anche con chi abbiamo davanti se non dietro di noi, e ciò mentre svolgiamo altre funzioni. Interrompere una conversazione per rispondere al telefonino, parlare in videoconferenza con varie persone contemporaneamente per accelerare le decisioni, camminare con lo sguardo immerso nel Blackberry, rispondendo in un frenetico pingpong alle email che si accumulano inesorabili (con il rischio di finire sotto una macchina quando attraversiamo gli incroci) stanno purtroppo diventando abitudini’ (p. 19).

La velocità, per l’uomo del terzo millennio, è ormai diventata un elemento importantissimo il motore principale di ogni sua attività. Nell’ambito lavorativo, per esempio, il tempo deve scorrere a ritmi rigorosamente veloci; bisogna fare in fretta e utilizzare ogni frazione di tempo nel modo migliore ed economicamente più efficace! Si raggiungono così gli incredibili paradossi che Niada descrive bene nel suo libro: ‘Gli impiegati per non essere distratti o interrotti dalla propria attività – che si svolge in silenzio davanti allo schermo di un computer o bisbigliando a un telefono –, ormai non si alzano nemmeno più dal posto per parlare con un collega: comunicano per email anche con chi è seduto alla scrivania di fianco, magari per fissare una riunione per l’ora successiva nello stesso ufficio’ (p. 23).

Anche il mestiere del giornalista – osserva Niada – è diventato oggi faticoso ed usurante, proprio per quel particolare modo di rincorrere il tempo. ‘I giornalisti somigliano sempre più alle oche del Campidoglio che starnazzano a destra e a manca a ogni stormir di fronda. Il giornalista opera peraltro in spazi aperti e affollati per comunicare più rapidamente possibile con i colleghi in redazione e per seguire, con un occhio alla tv e uno al computer, il dipanarsi delle notizie. […] I giornalisti e i collaboratore di quotidiani hanno l’ordine tassativo di scrivere storie sempre più brevi, annegate in un mare di foto a colori e piccoli box riassuntivi, lunghi come una didascalia, tanto da fare esclamare a un mio arguto ex collega del «Sole 24 Ore» che «produciamo ormai giornali sushi», dove i pezzetti colorati di pesce (le notizie) galleggiano come tante isole in un mare di pubblicità e fotografie’ (pp. 113.122).

Il libro – lo dichiara in apertura Niada stesso – è stato concepito nel monastero benedettino di Ampleforth, nello Yorkshire, (la più grande abbazia benedettina della Gran Bretagna) dove l’Autore si era recato per trascorrere un periodo di riflessione. E’ attraverso questa esperienza di tranquillità interiore che Niada si rende conto della grande potenzialità del tempo e scopre (tra le pareti di un monastero, là dove il tempo per qualcuno sembra perduto!) dei ritmi diversi rispetto alla frenesia del mondo. ‘Gran parte del senso che diamo alla vita dipende dal rapporto che abbiamo con il tempo’, scrive nell’Introduzione Niada. Poi conclude: ‘Non solo l’eccesso di impegni non ci permette più di mantenere un reale controllo del tempo, come facevano i monaci con lo scopo di avvicinarsi a Dio, ma sempre più la catena infernale di impegni e scadenze inizia a farci perdere il controllo di noi stessi, la nostra capacità di osservare e di creare, confondendo continuamente ciò che è urgente con ciò che è importante’ (pp. 10.11).

Il rischio dell’uomo moderno è quello di lasciar sincronizzare cuore ed intelligenza ai dettami esasperanti del mondo. ‘La società delle opportunità ha creato più una società «do it yourself» (fai da te, ndr) di egoisti, ha prodotto una nuova specie umana, imbozzolata in uno stile di vita dettato da celebrità e case di moda, in un gioco di specchi propinato da un’informazione ciarliera e onnipresente. Sta educando una gioventù sorda e autistica, il cui modo di essere è esemplificato dall’inseparabile auricolare del lettore mp3 o dell’iPod, un diaframma foderato di piombo per estraniarsi dal resto del mondo e vivere in un tunnel di vita «on demand» (su richiesta, ndr), in cui l’individuo ancora adolescente decide che cosa è buono per la propria edificazione, mentre le famiglie lasciano fare e interagiscono sempre meno con i figli che si alienano in mille universi paralleli’ (p. 157).

Il tempo breve, è un libro che merita di essere letto e nelle cui pagine il lettore rintraccerà tanti motivi per iniziare a riflettere seriamente sull’importanza del proprio tempo a disposizione. Gustave Flaubert affermava: ‘L’avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene… il presente ci sfugge’.

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