Sunday, 5 February, 2012
Animatori Cristiani della Comunicazione

Una Porta verso l’Infinito

Posted by marilena marino On gennaio - 26 - 2012 ADD COMMENTS

SULLA VIA DELLA BELLEZZA: PROSEGUE IL

PROGETTO “UNA PORTA VERSO L’INFINITO”

 

Monsignor Fisichella: “‘L’arte è espressione e rappresentazione del Vangelo”

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 13 gennaio 2012– Prosegue il percorso tracciato da Una porta verso l’Infinito. L’uomo e l’Assoluto nell’arte, il progetto promosso dall’Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, che vuole essere una riflessione sull’arte come strumento di trasmissione della fede.

Domani mattina questa “Porta” si riaprirà nuovamente per condurci Sulla via della bellezza, come suggerisce il titolo della conferenza che si svolgerà alle 10.30 nella Sala Rossa del Palazzo Apostolico Lateranense.

«Il convegno intende approfondire le ragioni teologiche e culturali che animano il progetto – spiega a Zenit, don Walter Insero, responsabile dell’Ufficio Comunicazioni sociali e direttore del progetto -. Grazie alle diverse prospettive che i relatori ci offriranno, rifletteremo sul rilancio della nuova evangelizzazione nella città di Roma, mettendo a fuoco principalmente l’arte e la comunicazione».

In questa via della bellezza, infatti, incontreremo tre illustri protagonisti: monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione; l’architetto Paolo Portoghesi, docente della Sapienza Università di Roma e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.

Accogliendo l’invito formulato da Benedetto XVI al convegno diocesano dello scorso giugno a percorrere la strada dell’arte per avvicinare alla fede, i relatori si confronteranno sul tema dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, attraverso tre differenti prospettive – quella teologica, artistica e della comunicazione – mediante la via della bellezza, “che conduce a Colui che è, secondo  Sant’Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova”.

Il linguaggio dell’arte, dunque, vissuto come una traccia da perseguire per arrivare alla strada privilegiata che porta direttamente a Dio e alle meraviglie del Creato, diventando, di conseguenza, strumento per la Nuova Evangelizzazione.

Proprio di questo Zenit ha parlato con monsignor Fisichella che ha dichiarato alla nostra agenzia come la via della bellezza sia “una via maestra”.

“Il cristianesimo dalle origini – spiega il presule – ha avuto con l’arte un rapporto privilegiato, poiché essa, nel susseguirsi di venti secoli di storia, attraverso capolavori di musica, poesia, pittura e scultura, non ha fatto altro che esprimere e comunicare la bellezza del Vangelo”.

Per tanto tempo, però, prosegue monsignor Fisichella, “la teologia ha comunicato solo con la filosofia”, e questo “se da una parte è stato positivo perché ne ha approfondito i contenuti”, dall’altra “ha impoverito la presentazione del Vangelo a mera scienza”.

“Credo, perciò, che sia importante non dimenticare che nel dialogo tra il teologo e il filosofo sia necessaria la presenza dell’artista – sottolinea il vescovo – perché il Vangelo non può essere solo ascoltato, il Vangelo è una persona, che va vista!”.

La rappresentazione del Vangelo è quindi “rappresentazione di Cristo stesso, del mistero di salvezza che supera la morte per esprimere l’amore e la vita”. Il teologo e il filosofo, aggiunge il presule, “devono riconoscere che il linguaggio usato dall’arte è un linguaggio più immediato, che va molto più al di là, nella comunicazione, di quanto possano fare la filosofia e la teologia”.

In conclusione, recuperare la via della bellezza, secondo monsignor Fisichella, vuol dire “recuperare, da un punto di vista teologico, il percorso della contemplazione”.

La bellezza, infatti, “per sua stessa natura, rapisce in essa e ci fa fermare, come il mistero che la fede presenta, che va contemplato e vissuto. In un periodo come il nostro, dove sembra che la bellezza venga meno, riproporla è una ‘provocazione’ necessaria su cui bisogna soffermarsi e riflettere”.

Il convegno di domani è il primo della serie di incontri promossi nell’ambito del progetto Una porta verso l’Infinito per l’anno 2012. L’iniziativa, che ha preso il via il 22 dicembre 2011 con il concerto su musiche di Mendelesshon e Schumann, nella Chiesa degli Artisti a piazza del Popolo, e ha visto la partecipazione del Coro del Teatro dell’Opera di Roma, prevede, inoltre, per questo nuovo anno, un calendario ricco di eventi relativi alla musica, al teatro, al cinema e alle arti figurative.

Per maggiori informazioni circa il programma e le date degli eventi, consultare il sito www.ucs.it alla voce Una porta verso l’infinito.

OXESSIONATI DAL SESSO

Posted by marilena marino On gennaio - 12 - 2012 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Il protagonista di “Shame” è Brandon, giovane professionista che vive a New York. Brandon ha successo nel lavoro, possiede un appartamento di lusso e ha fascino da vendere con le donne, ma ha un problema che si sta facendo sempre più assillante: è dipendente dal sesso. Finora è sempre riuscito a tenere la cosa confinata tra le mura domestiche, ma l’arrivo della sorella minore (Carey Mulligan), problematica quasi quanto lui, darà il via a una catena di eventi che lo costringeranno a fare i conti con se stesso.

Nella città che non dorme mai, dove il piacere sessuale è a portata di mano e dove un uomo single può intrattenersi in tutti i modi che preferisce, Brandon non ha limiti e dunque il suo problema non riesce a trovare risoluzione. McQueen comprende quanto una completa redenzione sia fuori luogo – stiamo parlando di questioni vere, non dell’arco di maturazione di un qualsiasi eroe hollywoodiano – e preferisce lasciare molto in sospeso, tante faccende insolute, concentrandosi non sull’ampio respiro ma sulle vite dei suoi personaggi, due anime perdute che cercano di riconnettersi e rimettere assieme i pezzi. Ce la faranno? Non è dato saperlo, ma almeno ci stanno provando.
Ritratto glaciale e potente di Brandon, newyorkese di successo affetto da sex addiction. Un uomo come tanti, come tanti malato di frigidità morale ed emotiva, un uomo chiuso in prigione, stavolta racconto di un uomo che trasforma la sua assoluta libertà nella propria prigione”. Non è moralismo, è lucidità nel cogliere quella malattia emotiva della nostra contemporaneità che è il sesso impersonale, quella ginnastica genitale di corpi che si toccano e si compenetrano come in una tavola anatomica. Puro nichilismo. Brandon, il protagonista di Shame, cui Michael Fassbender aderisce con una fisicità impressionante, è un trentenne newyorkese di medio-alto successo che non ha, non riesce, non vuole avere relazioni durature e stabili. Che quando ci prova non ce la fa. Che ossessivamente fa sesso online, si masturba nel bagno di casa e dell’ufficio, si porta nel letto prostitute, fa avance pesanti alle ragazze che incontra in discoteca, si fa rimorchiare da sconosciute. Sesso, solo sesso. McQueen ce lo mostra con freddezza, non giudica, non ci racconta per fortuna molto di lui, non tenta nessuno approccio psicologistico al suo agire, semplicemente lo segue, lo pedina, registra i suoi movimenti. Il tutto in ambienti della nostra ipermodernità, spazi rarefatti, glaciali, geometrici, metallici e vitrei. Brandon è oggetto tra gli oggetti, viene osservato così come la macchina da presa osserva una sciarpa, un televisore, un divano. Da questo approccio avalutativo, fenomenico, scaturisce la forza enorme del film, che riesce a restituirci così il nichilismo in cui siamo sprofondati, e in cui ci stiamo perdendo, e che riesce a trasformare Brandon in un allarmante esemplare sociale dell’alienazione (sì, ritroviamola, questa meravigliosa parola perduta) ormai di massa. A fare da contrappeso è Sissy, la sorella di Brandon, invece travolta dalle sue emozioni, che cerca disperatamente di stabilire un ponte con quel fratello che sembra ormai perduto. Anche la disamina affettiva dei due protagonisti, uniti da un passato di imprecisato squallore ed oggi ancora alle prese con i propri fantasmi, riesce a procedere in maniera credibile, senza virare sul thriller o sfociare in una didascalica redenzione sentimentale. Forse, anzi, una chiave di lettura eccessivamente moralista o pedagogica lascerebbe una punta di evidente delusione sulla banalità del messaggio finale del film, che rimanda al solito circolo vizioso in cui infanzia traumatica e maturità disturbata fondano i propri disagi reciproci l’una sull’altra.
Nell’ultima parte tutto si accelera, la frenesia e l’eccesso prendono il posto della rarefazione, la compulsione porta Brandon a avventure multiple, a inoltrarsi nei cunicoli della metropoli, a fare sesso con uno sconosciuto in un locale gay, a esibirsi con una prostituta alla finestra-vetrina di un hotel. Succederà poi qualcosa, qualcosa di drammatico, che forse riuscirà a tagliare la corazza che avvolge Brandon e a raggiungere la sua carne, il suo cuore. Forse.

 La fisicità degli attori gioca un ruolo fondamentale: è lo specchio di una condizione di nudità di fronte ai propri demoni e alle vite degli altri. Ma non è certo l’abbondante presenza di scene di sesso e nudo a risultare scandalosa, bensì la ripetizione ossessiva e sgradevole di quello che siamo e nascondiamo. Brandon e Sissy condividono uno stesso dolore (che McQueen non è interessato a indagare e sviluppare, preferendo cogliere i personaggi nel loro essere per aderire alla rappresentazione che la società contemporanea, tutta schiacciata sul presente, offre delle vite degli uomini), sono incapaci di gestirlo, ma cercano di soffocarlo in modi differenti, ponendosi con un atteggiamento quasi opposto verso gli altri: quanto il primo è riservato e solitario, tanto la seconda è espansiva e alla ricerca di amore. Tutti e due hanno il loro modo, che passa ugualmente attraverso un meccanismo di auto-punizione fisica e psicologica, di mascherare un’antica vergogna con una serie di atti che generano altra infamia, persino maggiore: in Sissy si tratta delle tendenze suicide, in Brandon della dipendenza sessuale. Dal conflitto delle loro personalità ha origine il nucleo drammatico del film, e alla fine, quando entrambi hanno varcato ogni limite e toccato il fondo, Brandon si trova schiacciato dal peso della vergogna che ha riversato su se stesso e sulla sorella.

Shame” è un film potente, raccontato con grande asciuttezza e maestria e capace davvero di fare leva sui sentimenti più basilari dell’uomo. Non a caso il titolo, che dopo “Hunger” sembra continuare una sorta di studio sugli istinti primordiali dell’uomo. Ma McQueen ha anche il coraggio di non lasciarsi andare alle lacrime facili – nonostante un momento molto commovente verso il finale – e preferisce lasciare aperto uno spiraglio, la speranza di poter ricostruire un senso. A volte, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Anche la disamina affettiva dei due protagonisti, uniti da un passato di imprecisato squallore ed oggi ancora alle prese con i propri fantasmi, riesce a procedere in maniera credibile, senza virare sul thriller o sfociare in una didascalica redenzione sentimentale. Forse, anzi, una chiave di lettura eccessivamente moralista o pedagogica lascerebbe una punta di evidente delusione sulla banalità del messaggio finale del film, che rimanda al solito circolo vizioso in cui infanzia traumatica e maturità disturbata fondano i propri disagi reciproci l’una sull’altra.
Definito un capolavoro dai critici delle più importanti testate specializzate del mondo, Shame è cinema d’autore senza sconti: un viaggio nell’inferno della psiche e della metropoli che inghiotte. L’attualità dell’argomento, a seguito dell’invasione senza precedenti della pornografia promossa da internet, farà discutere e riflettere.

La Rete e la Cultura del Cyberspazio

Posted by marilena marino On gennaio - 11 - 2012 1 COMMENT

 

Padre Antonio Spadaro, il direttore della rivista dei gesuiti si confronta sulle colonne dell’Osservatore Romano sulle nuove frontiere della comunicazione digitale.

Il direttore del quotidiano della Santa Sede Giovanni Maria Vian in un interessante colloquio con padre Antonio Spadaro, dal 1° ottobre alla guida della «Civiltà Cattolica» affrontano il tema della rivoluzione digitale di come sta modificando il modo di vivere e di pensare, e le sue implicazioni sulla dimensione religione e la fede cristiana . «La Rete e la  cultura del cyberspazio interrogano la nostra capacità di formulare e ascoltare un linguaggio simbolico che parli della possibilità e dei  segni della trascendenza nella nostra vita» dice il direttore».

 

«Forse – aggiunge il gesuita – è giunto il momento di  considerare la possibilità anche di quella che io chiamo una  cyberteologia, cioè l’intelligenza della fede al tempo della Rete. È il frutto della fede che sprigiona da se stessa un impulso conoscitivo in un tempo in cui la logica della Rete segna il modo di pensare,  conoscere, comunicare, vivere». «Internet – prosegue il direttore della Civiltà Cattolica – è uno spazio di esperienza che sempre di più sta diventando parte  integrante, in maniera fluida, della vita di ogni giorno. È un nuovo contesto esistenziale. Dal suo influsso dipende in qualche modo la  percezione di noi stessi, degli altri e del mondo che ci circonda e di quello che ancora non conosciamo»

 

E il direttore di Civiltà Cattolica non è l’unico nel mondo ecclesiastico cattolica ad indicare la rete come strumento di evangelizzazione e dimensione religiosa. Nei giorni scorsi su  vari media è stata data notizia delle omelie via twitter, e ieri l’Osservatore romano è tornato sull’argomento con un commento di monsignor Hervè Giraud, vescovo francese di Soissons, e presidente  del Consiglio per la comunicazione della Conferenza episcopale  francese. «In fondo – afferma il presule – anche le giaculatorie sono  preghiere-spot di poche sillabe o, se così possiamo definirle, tweet ante litteram: perchè allora non fare la stessa cosa con i commenti in rete?

Notizia ripresa da LUCA ROLANDI.
Il cardinale Ravasi su Twitter: usarlo con lo stile di san Paolo
“Credo oggi di avere attorno ai 7.500 followers che seguono il mio twitter – molti chiedono esplicitamente che io abbia a rispondere ad alcune loro provocazioni, che alcune volte sono anche molto polemiche. Finora io non ho ancora fatto questo percorso, perché richiederebbe anche un investimento di tempo e di energie del tutto particolare”. Così il cardinale ha commentato in un’intervista concessa a Radio Vaticana il suo uso di Twitter.

“Quando si fanno gli esperimenti per la prima volta, questi hanno sempre dentro delle fragilità, dei limiti… Quindi c’è un periodo di rodaggio che io sto facendo” ha detto Il presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, sicuramente il prelato della curia romana più attivo sul noto social network e che è solito “twittare” quotidianamanete alcune delle sua sapide citazioni. “Devo dire che il fatto che ogni giorno crescano non soltanto coloro che seguono questi messaggi essenziali che io do, ma anche che ci sia il desiderio di avere una risposta, di fare delle domande ed il fatto che ci siano anche coloro che retwittano, che trasmettano cioè a loro volta ad altri – nel loro sito o twitter – il messaggio che ho dato, è un elemento positivo, tenendo conto che lo stesso San Paolo diceva: E’ opportuno intervenire in tutti i contesti e scegliere tutto ciò che c’è di buono nelle realtà”.

di Marilena Marino

Crisi, Sfida Per Cambiare

Posted by marilena marino On gennaio - 11 - 2012 ADD COMMENTS

di Mariangela Musolino

LA CRISI, SFIDA PER UN CAMBIAMENTO

 

A Perugia l’incontro di riflessione prende spunto dal documento proposto da CL su scala nazionale che suggerisce un modo “propositivo” di affrontare la crisi.

 

Perugia – Giovedì 12 Gennaio presso la Sala dei Notari, alle ore 21, si terrà il dibattito sul tema “La crisi, sfida per un cambiamento”. L’iniziativa è della comunità umbra di Comunione e Liberazione e prende spunto dal documento nazionale diramato nello scorso mese di Ottobre dal movimento cattolico fondato da don Luigi Giussani, che si interroga sulle opportunità per la rinascita di una nuova civiltà, nascoste fra i grandi disagi sociali e personali annessi alla crisi globale in corso.

Al dibattito di Perugia interverranno Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, Carmine di Martino, docente di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Milano e la giornalista Gabriella Mecucci.

 

L’assunto principale della proposta ciellina è quello che la realtà di per sé è positiva, in quanto “ci rimette continuamente in moto, provocandoci a prendere posizione di fronte a ciò che ci accade”.

 

Prendendo spunto dalle tante realtà positive che pure in questi tempi difficili sussistono, lottano ogni giorno e continuano a credere in un mondo migliore possibile, l’analisi di CL vuole appellarsi all’ingegno, al desiderio di conoscenza e di creatività ed alla forza di aggregazione sentiti oggi da tante persone.

 

Crisi, dunque, come opportunità di prendere in mano la propria vita e la propria fede vivendole con un senso nuovo. In tale direzione il documento di Comunione e Liberazione auspica che anche sul piano della politica, messi da parte schieramenti di potere e ideologie diverse, si possa lavorare collegialmente per il vero bene comune, rilanciando lo sviluppo del Paese e investendo su quegli “io in azione” – che siano singoli o comunità – in grado di cambiare la realtà in meglio con il proprio impegno responsabile quotidiano.

Questo, tra l’altro, deve essere il ruolo dei cattolici nella vita della società italiana, nella quale si auspica i cattolici siano i primi a portare segni di speranza e di bene per la collettività.

Ufficio Stampa:

Mariangela Musolino

www.aa98comunicazione.com

speedmar@alice.it

339.3358038

Riportiamo delle riflessioni sulla crisi del Papa:

Benedetto XVI: la crisi esprime il profondo malessere della nostra società. Servono nuove regole.

 

 

«Nuove regole che assicurino a tutti» di vivere dignitosamente e sviluppare le proprie capacità a beneficio di tutti. Le chiede papaBenedetto XVI per la crisi economica che, nata in Occidente, incide anche sui Paesi in via di sviluppo. Uscire dalla crisi, dice, non significa solo «arginare le perdite individuali» o «nazionali». Il pontefice ha voluto ricordarlo agli ambasciatori accreditati in Vaticano, che ha ricevuto nella Sala Regia del Palazzo Apostolico per il tradizionale e solenne scambio di auguri d’inizio anno. In questa occasione, è stato reso noto che il prossimo 14 gennaio Benedetto XVI incontrerà il presidente del Consiglio Mario Monti. Il papa e il premier italiano si sono incontrati brevemente il 18 novembre scorso, quando l’allora neopremier è andato all’aeroporto di Fiumicino espressamente per salutare papa Ratzinger in partenza per il suo viaggio apostolico in Benin.

 

«Gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale», non devono far dimenticare che la crisi che viviamo nel momento attuale è anche «politica e sociale» e rappresenta «la drammatica espressione di un profondo malessere» della società, ha proseguito Benedetto XVI, per il quale «la crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull’esistenza umana e sull’importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica: non soltanto per cercare di arginare le perdite individuali o delle economie nazionali, ma per darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità a beneficio dell’intera comunità». L’esortazione del pontefice ai Governi e ai cittadini dei 180 Paesi che hanno rapporti diplomatici con la Santa Sede, è dunque a «non scoraggiarsi ma riprogettare risolutamente il cammino, con nuove forme di impegno».

 

La crisi economica e finanziaria mondiale «non ha colpito soltanto le famiglie e le imprese dei Paesi economicamente più avanzati, ma ha inciso profondamente anche sulla vita dei Paesi in via di sviluppo», ha proseguito Benedetto XVI. E nei Paesi dell’Occidente dove ha avuto origine, ha aggiunto, si è creata una situazione difficile «in cui molti, soprattutto tra i giovani, si sono sentiti disorientati e frustrati nelle loro aspirazioni ad un avvenire sereno». In particolare, infatti, «gli effetti dell’attuale momento di incertezza colpiscono particolarmente i giovani». «Dal loro malessere – ha ricordato Papa Ratzinger – sono nati i fermenti che nei mesi scorsi hanno investito, talvolta duramente, diverse Regioni».

 

«In Italia prosegua in un rapporto equilibrato fra Chiesa e Stato»

Il papa, poi, ha rivolto all’Italia «un particolare pensiero, al termine del 150esimo anniversario della sua unificazione politica»: «Le relazioni tra la Santa Sede e lo Stato italiano hanno attraversato momenti difficili dopo l`unificazione. Nel tempo, però, hanno prevalso la concordia e la reciproca volontà di cooperare, ciascuno nel proprio ambito, per favorire il bene comune. Auspico che l’Italia continui a promuovere un rapporto equilibrato fra la Chiesa e lo Stato, costituendo così un esempio, al quale le altre Nazioni possano riferirsi con rispetto e interesse».

Richard in cielo

Posted by marilena marino On dicembre - 30 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Days of heaven – I giorni del cielo (1978) è il secondo film di Terrence Malick, l’ultimo prima di una pausa di venti anni. Rispetto a Badlands, la versione italiana risulta meno distorta nel doppiaggio.

Il titolo riconduce il film a una dimensione religiosa, essendo tratto da un brano delDeuteronomio (11,18 – 11,22): nel secondo discorso di Mosè, dopo la gratitudine per la bontà divina durante la traversata del deserto, e dopo gli ammonimenti del passato, seguono gli ammonimenti per il futuro: “Imprimetevi dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole (…) affinché i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, nel paese che il Signore giurò di dare ai vostri padri, durino quanto i giorni del cielo sulla terra”. L’espressione “…durino quanto i giorni del cielo…” sta per “in eterno”. Nel film ricorrono segni religiosi di cui diremo più avanti: si tratta di segni visivi, ma il cui carico simbolico e religioso è principalmente conferito dalla voce over narrante di Linda (Cattaneo, cit., p. 100).

Casa del fattore

I giorni del cielo è stato accostato al cinema western (Cattaneo, cit.) col quale ha ben poco a che fare. Potrebbe piuttosto rimandare al dramma sociale, al quale appartengono diversi film hollywoodiani degli anni Trenta e Quaranta, tra cuiCom’era verde la mia valle (1939) e Furore (1940) di John Ford. I titoli di testa (la storia si svolge nel 1916) sono accompagnati da fotografie scattate tra gli anni Dieci e Trenta, alcune delle quali opera di Lewis Hine. L’ultima foto della serie raffigura Linda, la ragazzina protagonista del film, nonché voce narrante. Tuttavia anche questo rimando non è propriamente corretto.

Il film può essere diviso in cinque parti: (a) giorni di lavoro in fonderia, (b) fuga e giorni di lavoro nei campi, (c) idillio e giorni di gioco in campagna, (d) distruzione dei campi, (e) epilogo: morte del fattore e di Bill, fuga di Abby e di Linda. Il dramma sociale appartiene propriamente alla parte (a), la più breve del film. La messa in scena del lavoro nei campi è affatto differente e a questi segue l’idillio dei giorni di non-lavoro, di quella che chiamiamo (1.2.1.c.) Vita Nuova. I segni religiosi (di cui diremo in 1.2.1.b.) sono segni visibili e specialmente caricati dalla voce narrante. Dunque è difficile considerare I giorni del cielo un film appartenente al genere del dramma sociale.

Nessuno è perfetto. Al mondo non c’è mai stata una persona perfetta. Ognuno di noi è mezzo diavolo e mezzo angelo. In realtà, i giorni del cielo sono proprio quelli in cui ogni uomo cerca di migliorare la propria condizione, in cui si batte per essere perfetto, in cui immagina di ampliare i propri desideri al di là dell’orizzonte, tendendosi verso un illusorio paradiso, destinato a perdersi nell’eterna lotta tra l’amore per la vita e l’odio, la prepotenza, l’ignoranza radicata nell’animo umano. Laddove il cielo resta sempre perfetto e lontano, la terra permane nel suo stato di incertezza, di malessere, di imperfezione e noi siamo ancorati ad essa, tentiamo di liberarci, dimenandoci nelle nostre esistenze, ma senza ottenere alcun risultato. L’apparente felicità che possiamo raggiungere in una particolare fase della nostra vita è un vano fuoco destinato a spegnersi, così come i giorni del cielo sono sempre e comunque destinati a finire.

Certi hanno bisogno di più di quello che hanno e altri hanno di più di quello che gli serve. La nostra condizione sulla terra è sempre infelice e in continua tensione, le trasformazioni lo dimostrano e la vera battaglia è quella che combattiamo contro noi stessi e contro le regole che governano le nostre vite. Possiamo affidarci solo alla speranza di andare incontro ad un cambiamento positivo, ma, forse, quello che davvero cerchiamo, dentro di noi, è la pace, la fine di questa inutile ed eterna lotta verso un’irraggiungibile perfezione. E’ quello che possiamo dire a proposito del film I giorni del cielo interpretato da Richard Gere. Leggiamo la sua interessante intervista.

“Tutti provano disagio nei confronti dell’universo, io anche da giovane, e per capire meglio ho fatto studi e ricerche, finché il buddismo non mi ha colpito. Di solito vediamo la realtà con scetticismo, intorno a noi ci sono tanti stimoli fuorvianti, ma è possibile sviluppare un rapporto più vicino alla realtà e all’interpretazione che la scienza dà  dell’universo. Da qui, generosità, amore e senso di condivisione: sono sulla strada giusta per andare oltre la menzogna”“fare l’attore per me è un lavoro, un ottimo lavoro, ma non ho aspettative eccessive: per me conta la vita, quella la prendo sul serio, mi piace il lavoro, ma non lo personalizzo troppo, sono umile”. E, aggiunge Gere, “non ho mai programmato il futuro, non faccio piani, del resto, ho dedicato energie e impegno per proposte di cui non s’è fatto poi nulla”. Ma perché decide di accettare una parte? “Quando una proposta dà interrogativi e, quindi, apre a un viaggio per le risposte, un viaggio di vita”.“fare l’attore per me è un lavoro, un ottimo lavoro, ma non ho aspettative eccessive: per me conta la vita, quella la prendo sul serio, mi piace il lavoro, ma non lo personalizzo troppo, sono umile”. E, aggiunge Gere, “non ho mai programmato il futuro, non faccio piani, del resto, ho dedicato energie e impegno per proposte di cui non s’è fatto poi nulla”. Ma perché decide di accettare una parte? “Quando una proposta dà interrogativi e, quindi, apre a un viaggio per le risposte, un viaggio di vita”.

2012 fatti Capanna!

Posted by marilena marino On dicembre - 29 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Cristo è nato di nuovo e gli Angeli nuovamente cantano:
“Gloria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra, e agli uomini benevolenza”
(Lc 2,14-15)

Gli Angeli cantano queste maestose enunciazioni e la grande maggioranza degli uomini, se poi festeggia il Natale, non può comprendere il senso di questo inno angelico e si domanda se veramente oggi Dio viene glorificato dagli uomini e perché si debba glorificarlo e se si possa trovare sulla terra la Pace annunciata e per quale ragione la umanità odierna debba vivere con benevolenza.
Per questo infatti la maggioranza degli uomini non glorifica Dio né con le proprie opere, né con le proprie labbra e alcuni di loro mettono anche in dubbio la stessa esistenza di Dio e la sua presenza nella loro vita. Sono certamente molti quelli che danno a Dio la responsabilità per quanto di spiacevole accade nella loro vita. Tuttavia però, coloro che si adirano in tal modo contro Dio, sbagliano assai, in quanto il male non deriva da Lui. Al contrario, la incarnazione per amore verso l’uomo del Figlio e Verbo di Dio e ciò che ne è seguito alla sua Crocifissione e Resurrezione, rinnovano il fedele alla antica bellezza e gli donano la vita eterna e la Pace che sempre ha in mente e lo costituiscono co-ereditiero del Regno eterno di Dio. L’atto stesso della Discesa di Dio, anche se incline alla estrema umiliazione, è da sé capace di lodarlo grandemente. Così, anche se i cuori di molti uomini non glorificano Dio, viene data gloria a Colui che abita negli eccelsi da tutto il creato e dagli uomini che comprendono questi fatti. Perciò anche noi esclamiamo riconoscenti con gli Angeli: “Gloria a Dio negli eccelsi”, per la grandezza delle sue opere e l’incomparabile amore per noi.
Il dubbio tuttavia riguarda anche il secondo annuncio degli Angeli: “e pace sulla terra”. In quale stato si trova la pace sulla terra, quando quasi la metà del mondo è da una parte in attività e dall’altra in preparazione di guerre. L’annuncio degli Angeli dalle dolci voci “pace sulla terra” è naturalmente innanzitutto una promessa di Dio, che se gli uomini seguiranno la strada indicata loro dal Bimbo che nasce, giungeranno alla pace interiore e alla convivenza pacifica. Ma ahimè, una grande parte di uomini si commuove ed è attratta dai tamburi di guerra e si cruccia all’udire della promessa di una vita di pace.
Non parliamo solo per gli zeloti di scontri bellici con armi, ma principalmente per tutti coloro che trasformano la nobile competizione in conflitto e assalto al prossimo e mirano all’annientamento del rivale. Da questa idea, la guerra appare come una realtà tra i membri di gruppi sociali e schieramenti contrapposti, di ogni tipo, etnici, religiosi, sportivi e quant’altro e l’animo dei loro membri si foggia come amante della guerra , anziché come amante della pace, come dovrebbe. Questo tuttavia non annulla la verità dell’annuncio degli Angeli, perché attraverso la Nascita di Cristo e l’accoglimento dei Suoi insegnamenti, prevarrà veramente la Pace sulla terra. Cristo è venuto portando la pace e se questa non signoreggia nel mondo, responsabili sono gli uomini che non l’hanno accettata e vissuta, e non Dio che l’ha offerta.
Data questa situazione dell’uomo contemporaneo contro Dio e la pace da Lui offerta, non è inverosimile il fatto che sia rara tra gli uomini la benevolenza. La buona disposizione di Dio verso l’uomo è un dato di fatto ed i benefici che ne conseguono, operano anzitutto da un verso per tutti gli uomini e dall’altro sono particolarmente percepibili per coloro che hanno accettato realmente i messaggi angelici che vengono dall’alto. D’altra parte per quelli che li rifiutano e si dedicano allo sfruttamento dell’altro ed alle lotte intestine, le conseguenze sono vissute come crisi di angoscia e tormento, come crisi economica, come crisi sul motivo della nostra esistenza e incertezza esistenziale.

Dunque tutte le cose buone dell’annuncio degli Angeli durante la Nascita del Signore esistono anche oggi e sono vissute in pienezza da coloro che vivono in Gesù Cristo quale Dio-Uomo e Salvatore del mondo. Iniziamo allora da quest’anno a vivere il Natale come piace a Dio, datore di beni, per vivere sulla terra e dentro i nostri cuori, l’incomparabile Pace e la benevolenza piena d’amore di Dio per noi. Facciamoci persone in comunione d’amore con Dio e con il prossimo, trasformandoci da individuo a persona. Togliamo la maschera dell’individuo egoista, separato e tagliato fuori da Dio e dalla Sua Immagine, l’essere umano, il prossimo e adempiamo al nostro destino, che è la somiglianza a Dio, attraverso la nostra reale fede in Lui. Diveniamo anche noi compartecipi dell’annuncio angelico verso la umanità, che terribilmente soffre e non può trovare con i mezzi che di solito usa, la pace e la benevolenza. La sola via di salvezza dalle crisi belliche, economiche, e di ogni natura, è il nostro Signore Gesù Cristo, il quale ci assicura che lui stesso è la Via, la Verità e la Vita. Glorifichiamo dunque con tutto il cuore, colui che è nei cieli e colui che discende tra noi, il Condiscendente Cristo Gesù e dichiariamo assieme agli Angeli che esiste realmente sulla terra e nei nostri cuori la Pace, per riconciliarci con Dio, poiché lo Stesso si è degnato di incarnarsi attraverso la sua Nascita in una mangiatoia.

Viviamo dunque in questo 2012 la gioia della Nascita di Gesù Cristo e l’assaggio di tutte quante le cose buone per l’uomo che proclama il triplice annuncio angelico.
E ciò avvenga.

Sentinelle Mass Media

Posted by marilena marino On novembre - 26 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Roma.Una guida alternativa per i nuovi quartieri intermediali, ospitale ed accogliente, capace di orientare e aprire alla trascendenza. E l’animatore della cultura e della comunicazione, colui che “introduce spazi di dialogo tra reale e virtuale” e sa far guardare oltre. Piu’ che uno specialista, ” è un esperto di umanita’ e un cittadino a pieno titolo del pianeta digitale, dato che fa della logica del dono, della condivisione, dello scambio, il proprio stile relazionale”, ha spiegato mons. Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e sottosegretario della Cei.

Intervenendo alla sessione “in presenza” del corso Anicec che si è svolto a Roma nei giorni scorsi, Pompili ha tracciato l’identikit di quella che sempre piu’ deve diventare una figura di riferimento nell’ambito sociale e culturale. Soprattutto oggi che la rete rappresenta “l’elemento sintetico dell’attuale stagione post-mediale”. L’animatore” non trasmette, ma prima di tutto incontra chi si sente smarrito o vuole conoscere meglio per poter abitare”. si tratta di una persona che sa uscire “dalle mappe uffficiali e dalle mode del momento, con le loro parole chiave che durano meno di una stagione, e dagli entusiasmi tecnologici cosi’ poco inclini alla questione del senso , per esplorarne le potenzialita’ alla luce di una passione e di un interesse per l’umano e di un desiderio di pienezza”. In quest’ottica, ha tenuto a precisare Pompili, il servizio che offre non risponde a un ” dover essere”, ma a un ” non poter fare a meno”, mosso da un desiderio autentico di condividere con altri cio’ che si è conosciuto e compreso”. Del resto, ha ricordato, “l’animatore è tale perchè ha un fuoco dentro, ha qualcosa d’importante da dire e sente il bisogno di testimoniare che è “la verticalita’ che buca la rete e restituisce all’orizzontalita’ il suo significato pieno e umanizzante”.

Secondo il sottosegretario della Cei, ” la vera sfida oggi è quella della trascendenza: essere pienamente dentro, ma affacciati su un altrove; essere nel web ma non del Web”. ” Nella cultura contemporanea, ha rilevato, si pensa che escludere la dimensione del sacro renda l’uomo piu’ libero: in realta’ escludere, negare o relegare nella sfera esclusivamente privata lo spazio del sacro impoverisce l’esperienza umana e la qualita’ della vita di tutti”.

Quella dell’animatore è dunque una vera missione: a lui è richiesto di essere “sentinella” che vigila e aiuta a restare svegli,  e al contempo 2 lievito che tiene in movimento e sa riconoscere e sviluppare le sinergie e i possibili contributi, specie dei giovani”. Questo significa saper cogliere, della logica digitale, la “non separabilita’ dell’imparare e dell’insegnare, entrambe attitudini qualificanti dell’essere umano di ogni eta’, favorendo lo scambio dei ruoli e le alleanze educative tra le generazioni e tra persone con capacita’ diverse”. e inoltre ” promuovere convivialita’, anche intergenerazionale, condivisione e una quotidianita’ che consolida il tessuto relazionale e da’ spessore alla comunicazione”. Occorre ” valorizzare i media tradizionali alla luce dei nuovi” per trasformarli “da qualcosa di dato per scontato, e quindi potente, in un’ occasione per una rigenerata capacita’ relazionale e una nuova intelligenza del mondo e persino della fede”.L’animatore, ha concluso Pompili, è , alla fine, ” il facilitatore di una nuova sintesi umanistica e promotore di un oltre rispetto a cio’ che la tecnica rende immediatamente disponibile: la partecipazione  oltre l’interattivita’, l’incontro oltre la connessione, la riconnessione della complessita’ esistenziale oltre la moltiplicazione degli spazi relazionali, il desiderio di un oltre che la tecnica suggerisce ma che non puo’ dare”.

Donne e uomini al potere

Posted by marilena marino On novembre - 25 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

Dopo la stucchevole serie di Elisa di Rivombrosa che siamo state costrette a beccarci  di recente dalle reti mediaset, volenti o nolenti, abbiamo raggiunto il massimo della considerazione riguardo al target maschile di indice di gradimento: ci siamo accorte che il massimo che gli uomini possano scegliere sono quel genere di donne non molto ingombranti fisicamente, abbastanza non belle di volto, quel tanto che basta perchè dalle loro sottili labbra e nasi un po’ aristocratici, per non dire deformati, escano languide parole a volte prive di contenuto, ammantate di innocenti accenni di sapienza, sufficiente per aumentare di molto la coda del pavone maschio che, indisturbato, puo’ quindi guadagnare la sua comoda clientela femminile e garantirsi senza fatica un nutrito stuolo di finte-candide pulzelle al suo seguito.

Davvero interessante la fresca esposizione mediatica di un illustre filosofo italiano che, parafrasando in un recente convegno l’atteggiamento dell’uomo di fronte ad una donna con ” attributi”, ha denunciato anche con fresca ironia l’essere maschile come ” un codardo e problematico individuo”, allorquando, volendo uscire a cena con una donna ,che prima pensava poter essere solo una bella presenza da “adescare”, subito viene preso da terrore e trasforma l’allettante rendez vous gestito alla meglio con rose e acquolina in bocca, in un incubo devastante e un pericolo da disinnescare immediatamente. Cosa è accaduto a quest’uomo che gia’ pregustava la tanto desiderata intimita’ con la fanciulla? E’ accaduto semplicemente che questa donna, oltre ad avere una presenza, ha un cervello, e che cervello!

Adesso incominciano i guai…l’uomo si ritira piano piano e inizia a sentirsi leggermente disturbato, perchè quell’irruzione di bomba e cervello guastano i suoi piani di potere, viene a disturbare il suo io narcisistico e pieno di concetti sbagliati che ha riguardo all’idea di donna. In realta’ questi soggetti si dimostrano essere dei veri maschilisti, ma non solo….viene messo in luce che, forse, soggetti del genere non amano le donne ma, per delle loro profonde problematiche, le odiano, non hanno di loro stima, anzi, si attorniano  del genere femminile proprio perchè in fondo non amano nessuna di esse, ma le sfruttano e vengono prese in giro a loro insaputa: anzi, costituiscono per questi uomini solo un oggetto di profondo dispezzo interiore. Ben vengano allora le fanciulle apparentemente fragili e innocue che, in verita’, come Elisa di Rivombrosa, sembrano innocue, ma celano dietro quella loro parvenza di eterea femminilita’, una trappola di adescamento peggiore delle procaci rappresentanti del genere femminile. Quantunque fossero lo stesso belle , il problema rimane sempre il cervello, perchè per l’uomo che si senta superiore, è difficile scendere alla pari e considerare queste donne alla pari di lui, ameno che, specie rarissima, l’umilta’ di quest’ultimo non sorpassi in stile e intelligenza l’imbarazzante sit commedy che si è venuta a creare. Cosa molto difficile!

Donne e potere, insomma, o uomini e potere. Mi viene in mente il libro di Bruno Vespa, ” L’amore e il potere”.

Questo libro di Bruno Vespa è assai diverso da tutti gli altri: non racconta i retroscena della politica (che pure non mancano), ma i retroscena dell’anima. Con una serie di vicende finora mai rivelate, o dissepolte da un lungo oblio. Quanti sanno che Mussolini era forse bigamo? Che Umberto di Savoia amò la cantante Milly? Che Francesco Cossiga ha ottenuto, dopo sette anni di istruttoria, l’annullamento del suo matrimonio? Veronica Berlusconi per la prima volta parla dopo la famosa lettera alla «Repubblica» in cui chiedeva «pubbliche scuse» al marito. Daniela Fini per la prima volta svela il suo stato d’animo dopo la recentissima separazione. Azzurra Caltagirone per la prima volta traccia un ritratto di Pier Ferdinando Casini, appena sposato.

E ancora di Vespa ” Donne di cuori”

Dall’antica Grecia ai giorni nostri un nuovo appassionante libro sul rapporto amore-potere. La storia (e i retroscena) dei rapporti tra amore e potere dalla mitologia greca e da Roma antica alle cronache del Terzo millennio, da Elena di Troia a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Silvio Berlusconi : il libro spazia nei secoli passati e in ogni paese del mondo, e ci mostra che quasi tutti i potenti hanno avuto un enorme interesse per le donne, e che le donne hanno saputo approfittarne in modo talvolta intelligente, spesso spregiudicato (Cleopatra rappresenta, in questo senso, un modello forse insuperabile). Così, pagina dopo pagina, si aprono al lettore scenari inediti: papi rinascimentali che accrescono il loro potere sistemando figli e nipoti, le favorite dei re di Francia più colte e brillanti (oltre che più belle) delle stesse regine, Napoleone vittima delle sue amanti e della sua incredibile ingenuità, Garibaldi scrittore di appassionate lettere d’amore, Cavour che rinuncia al matrimonio per il potere… Ma anche la bulimia sessuale di John F. Kennedy e di Bill Clinton, gli amanti segreti di lady Diana e la sua guerra con Camilla (tradita a sua volta da Carlo), la furia erotica di François Mitterrand e di Carla Bruni, l’andirivieni sentimentale di Cécilia e Nicolas Sarkozy.

Insomma, se ci fosse piu’ sincerita’ e riconoscimento autentico delle capacita’ peculiari di ognuno, piu’ limpidezza e confronto nei rapporti uomo donna, finirebbe questa sanguinosa lotta dei sessi. La parita’ si gioca innanzitutto sull’aprirsi al dialogo vero e sull’autoaccusarsi delle proprie attitudini deficitarie in una discesa umilissima dei propri errori , sulle denunce dei propri sbagli e delle  ipocrisie mascherate efficientemente, per un  rispetto reciproco delle differenze accettate e stimate e per un giusto e reale riconoscimento della donna di qualsiasi ambiente a cui essa appartiente, senza discriminazioni aberranti di classe elitarie, perchè sono queste malsane condizioni che determinano le ingiustizie, sono cioe’ le condizioni” a prescindere da “con cui si realizzano delle scelte, o a favore o contro.” La verita’ vi fara’ liberi!” Il potere è una forma accecante da combattere e da deninciare, sia che le donne lo cerchino sotto mentite spoglie, sia che gli uomini lo esibiscano per trattare queste ultime da “fontane per il loro narcisismo individuale”. Che il potere, come ha detto ultimamente il Papa, diventi servizio e disposizione autentica a decifrare tra i mille volti di donna, quelle che maggiormanete hanno meno voce nella storia e che potrebbero per il loro valore, decidere veramente  e segnare le sorti dell’umanita’. Come la donna per eccellenza, Maria di Nazareth, che , infischiandose del potere, ebbe il coraggio di crescere suo figlio Gesu’ nella vera liberta’ che doveva essere quella , unica, di relaizzare il progetto di Dio sulle terra per tutti gli uomini e non solo per alcuni. L’unico potere che anche Pilato esercitava, assieme a Cesare ed Erode e per il quale Cristo dice” Tu non avresti nessun potere se non ti fosse stato dato dal cielo”, è quello del figlio di Dio il quale ” non considero’ un privilegio, un tesoro geloso, la sua natura divina, ma anzi si anniento’ si spoglio’ e umilio’ se’ stesso,assumendo la condizione di Servo”.

Alzo gli occhi verso i Monti

Posted by marilena marino On novembre - 24 - 2011 ADD COMMENTS

di Nobell.it

Strasburgo, 24 novembre 2011 – Francia, Italia e Germania sono unite a sostegno dell’euro e consapevoli della gravità della situazione: “Siamo tutti e tre determinati a lavorare nello stesso senso, per sostenere l’euro”. Lo ha affermato il presidente francese Nicolas Sarkozy, nella conferenza stampa al termine del vertice di Strasburgo con il presidente del Consiglio Mario Monti e con la cancelliera della Germania Angela Merkel (arrivata in ritardo causa guasto aereo): “Siamo perfettamente coscienti della gravità della situazione – ha specificato Sarkozy -, ma abbiamo piena fiducia nel governo italiano. C’è la nostra volontà, mia e anche di Merkel, di sostenere e aiutare l’Italia” ha continuato il presidente francese. E il cancelliere tedesco ha aggiunto: “Le misure strutturali previste da Monti sono impressionanti. Auguriamo al nuovo presidente del Consiglio pieno successo per un lavoro non semplice e lo sosteniamo”. RISANARE CONVIENE – Il premier italiano, incassata la fiducia dei partner, ha chiarito: “Ho illustrato al presidente Sarkozy e alla cancelliera Merkel il programma in corso di articolazione del Governo che ho l’onore di presiedere e ho insistito sull’interesse dell’Italia, al di là dei vincoli europei, di perseguire in modo rigoroso gli obiettivi di consolidamento della finanza pubblica entro termini serrati, confermando l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013″. Monti non ha risparmiato le promesse: “Come tutti i Paesi Ue intendiamo fare nostro compito a casa. L’alto debito ci impone sforzi particolari e obiettivi ambiziosi. Ma vogliamo anche dare il nostro contributo alla soluzione di problemi comuni”. EUROBOND? NEIN, DANKE – Con quali ricette? Gli eurobond “non sono necessari” ha ribadito Angela Merkel, precisando che “le posizioni della Germania non sono cambiate” ma che la questione oggi “non è essere a favore o contro “E’ pericoloso parlare di eurobond senza parlare di governance e parlare di governance, senza parlare di sanzioni”, è stato più morbido Sarkozy. In ogni caso Francia, Germania e Italia hanno concordano sulla necessità di “rispettare l’indipendenza” della Bce. “Su questa istituzione – ha scandito bene le parole il presidente francese – è essenziale astenersi da giudizi positivi o negativi”. E le debolezze dell’area euro? “Devono essere superate passo dopo passo – ha proclamato la Merkel -. Il mio discorso di ieri non ha cambiato nulla, se facciamo il primo passo per rendere il patto di stabilità più forte questo è un passo ma siamo ancora lontani da avere tutti le stesse idee. Ogni paese ha delle idee per il futuro del patto di stabilità. Gli eurobond o stability bond, comunque si chiamino, cercano di livellare la competitività e questo è un segnale sbagliato. Bisogna invece dire quello che non si deve fare o che si deve continuare a fare, riconquistare la fiducia e arrivare dove eravamo prima della crisi, ai tassi d’interesse pre-crisi, e se tutti lavoriamo in maniera logica verso un processo di convergenza ci si potrà arrivare altrimenti ci si indebolirà tutti”. CONTRASTO FORTE – Permane pertanto, sullo sfondo del ‘mini-summit’, lo scontro tra Francia e Germania sul ruolo della Bce e il ‘no’ sempre più ostinato di Berlino agli eurobond. Ancora stamattina il ministro degli Esteri francese Alain Juppè aveva infatti ribadito: “La Banca centrale europea deve recitare un ruolo essenziale per ristabilire la fiducia”. Concetto respinto in toto dalla Germania, contraria a cambiare il mandato della Bce, che – secondo Berlino – non deve diventare un ‘prestatore di ultima istanza’, sul modello della Federal reserve americana, come si sollecita ormai da settimane in un tentativo di contenere la crisi. Gia sugli Eurobond era scoppiato ieri un evidente caso diplomatico. Il ‘Libro verde’ della commissione europea con tre opzioni per l’introduzione degli Eurobond e l’invito di Barroso a non avere posizioni dogmatiche avevano profondamente irritato Berlino. UNIONE FISCALE – Più aperto Monti: “Dobbiano andare verso una unione fiscale se vogliamo dare una stabilità radicale all’Eurozona e questo richiede regole e meccanismi per una applicazione sicura di quelle regole”. In questo quadro, secondo Monti, “gli eurobond potrebbero dare un contributo significativo”. “E’ stata una discussione molto costruttiva di tre grandi economie della zona euro ed è importante che abbiamo potuto scambiarci le idee e conoscere i piani del nuovo governo italiano e cosa c’è nella sua agenda”, ha concesso la Cancelliera. AGGIORNAMENTO DEI TRATTATI – In ogni caso Francia e Germania ”presenteranno nei prossimi giorni proposte comuni di modifica dei trattati per migliorare la governance della zona euro e perché ci sia più integrazione e convergenza nelle politiche economiche”, anticipa Nicolas Sarkozy. Possibile che si vada più a fondo già nel prossimo vertice trilaterale in programma in Italia: “Sono lieto che il presidente Sarkozy e la cancelliera Merkel abbiano accettato l’invito a venire presto a Roma per proseguire questa discussione fruttuosa”, ha annunciato il presidente del Consiglio, Mario Monti, ma stando ben attento a non urtare la suscettibilità degli altri Paesi membri: “E’ inutile sottolineare – ha aggiunto il premier – che una stretta collaborazione non vuol dire il venir meno dello spirito comunitario. Metteremo questa collaborazione a disposizione di un beneficio più ampio”. Sulle proposte di modifica dei trattati europei “c’è un accordo tra me, Monti e la Merkel – precisa Sarkozy -. Presenteremo i dettagli prima del 9 dicembre. Intanto lavoriamo assieme e ci scambiamo informazioni tutti i giorni”. A proposito della riforma dei trattati e più in particolare della prospettiva di un’unione fiscale europea la Merkel ha precisato che “ci stiamo occupando dei dettagli, ce ne occupiamo a livello politico. Ci sono delle proposte, ma non c’entrano niente con la Bce. Come dice Sarkozy, la Bce è indipendente e quindi la revisione del Trattato Ue non la riguarda”. Messaggio forte e chiaro. Poco apprezzato dai mercati, subito in flessione, rispetto ai pronunciati rialzi della mattin.LO SCENARIO – Un vertice che segna il rientro sulla scena europea dell’Italia, dopo mesi in cui tutte le decisioni più importanti della zona euro sono state prese dall’asse franco-tedescoIn questo contesto di scontro franco-tedesco, Monti è chiamato “ad apportare considerazioni e idee nuove, visto che è la prima volta che incontro Merkel e Sarzkoy” da premier, aveva detto due giorni fa lo stesso presidente del Consiglio. Che, da sostenitore degli eurobond, a condizione che “non siano elusivi della disciplina fiscale”, aveva chiarito: “Sono e continuerò ad essere dell’idea che non debbano esistere dei tabù sugli oggetti delle discussioni”.

Provaci ancora, Liliana!

Posted by marilena marino On novembre - 24 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino
LILIANA Cavani pensa ad un nuovo film su San Francesco. Sara’ il suo terzo film sul poverello d’Assisi. Ad annunciarlo la stessa regista ieri a Terni, nel corso della giornata inaugurale della settima edizione del Festival Popoli e Religioni Umbria International Film Fest, dove ha presentato la versione restaurata di Francesco d’Assisi, il suo film d’esordio come regista (1966). ”La biografia di San Francesco, scritta da Paul Sabatier alla fine del XIX secolo – ha detto la Cavani – mi piacque moltissimo perche’ non era un testo agiografico ma un vero romanzo di formazione. Rimasi stupefatta dall’attualita’ e dalla modernita’ di questa figura, e questo per diversi motivi: primo, perche’ Francesco non e’ un francescano; secondo, perche’ la sua era una rivoluzione generazionale, e per questo sempre attuale. In effetti io immagino il movimento francescano un po’ come quello sessantottino, non a caso il mio film e’ stato percepito nel ’66 come qualcosa di nuovo. Si afferrava che c’era qualcosa di nuovo nell’aria, perche’ c’era in Francesco”. VENTUNO anni dopo, Liliana Cavani e’ tornata a raccontare la storia di Francesco d’Assisi in un secondo film, perche’ ”in quella prima versione non ero riuscita – ha spiegato la regista – a raccontare l’episodio delle stimmate sul quale invece mi concentrai nel secondo film, interpretato da Mickey Rourke”. Per la Cavani, proprio Terni potrebbe essere la location ideale per il nuovo film che, secondo il vescovo della citta’ umbra, monsignor Vincenzo Paglia, ideatore del festival ternano, ”potrebbe rilanciare anche il polo cinematografico umbro, che dopo i successi di La vita e’ bella e delle fiction sta attraversando un momento di stagnazione”.

Sembra quell’episodio del re Davide quando insiste per costruire la casa al Signore dicendo che non poteva permettersi di abitare a corte mentre Dio non aveva un posto stabile dove dimorare. Noi continuiamo a parlare di Dio, a descriverlo, a circoscriverlo, a dipingerlo, cantarlo, musicarlo e rappresentarlo instancabilmente anche al cinema: è l’antica ansia dell’uomo che come S Agostino gridava” O Signore, il mio animo non è tranquillo finchè non riposa in te!” Ed è vero, quanto se è vero ! Anche Assisi  e l’Umbria, terra dei santi, rappresentano  da sempre l’itinerario francescano piu’ famoso al mondo e il mirabile bersaglio di velleita’ artistiche e culturali e ogni volta si scopre una strada, un vicolo, un posto dove Francesco è passato…Liliana Cavani esprime bene il concetto” si afferrava qualcosa nell’aria perchè c’era in Francesco”. E in noi c’è questo qualcosa nell’aria tanto da diventare dei protagonisti della fede come Francesco, talmente giganti da poter far scrivere pagine della nostra vita a qualche regista? Come amanti del vangelo, quante pagine di noi cantano la passione e il canto che il santo di Assisi aveva per Dio? O dobbiamo sempre restare affacciati alla porta della nostra esistenza a guardare la vita degli altri santi perchè in fondo crediamo che noi non potremmo mai essere come un Francesco? Viviamo spesso da spettatori esterni della nostra storia, quasi mai da protagonisti, anche come cristiani, delegando ad altri l’orgoglio di essere santi. Ben venga allora un ennesimo film su s Francesco, ma ricordiamoci di dipingere noi, la propria storia personale di santita’, perchè un giorno il vero regista della nostra  vita, Dio, possa farci mettere a tavola e servirci dicendo ” Venite, benedetti dal padre mio…”

Benedetto & Benettòn

Posted by marilena marino On novembre - 23 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Benettòn ritira pubblicita’-oltraggio sul Papa. santa Sede: ” Provocazione inaccettabile”.

Benettòn ha deciso di ritirare la pubblicita’ con l’immagine del  bacio tra il Papa e l’Imam di al Azhar, nell’ambiente della campagna mondiale Unhate.

” Ribadiamo il senso di questa campagna è esclusivamente combattere la cultura dellìodiop in ogni sua forma- dichiara un portavoce della Benettòn- percio’ siamo dispiaciuti che l’utilizzo dell’immagine del Papa e dell’ Imam abbia cosi’ urtato la sensibilita’ dei fedeli.

a conferma del nostro sentimento abbiamo deciso con effetto immediato di ritirare questa immagine da ogni pubblicazione”,

L a Santa sede ha espresso una decisa protesta per un uso del tutto inaccettabile dell’immagine del santo padre, manipolata e strumentalizzata nel quadro di una campagna pubblicitaria con finalita’ commerciale. Si tratta- ha spiegato il portavoce vaticano. padre Federico Lombardi, di una grave mancanza di rispetto per il papa. di offesa dei sentimenti dei fedeli, di una dimostrazione evidente di come, nell’ambito della pubblicita’ si possano violare le regole fondamentali del rispetto delle persone per attirare l’attenzione per mezzo della provocazione!”.

Tutto questo è assolutamento vero, soprattutto la frase che riguarda ” l’attirare l’attenzione per mezzo della provocazione”, ma ricordiamoci della frase della scrittura nella quale i figli delle tenbre sono piu’ scaltri di quelli della luce! Qui ormai non si tratta semplicwmwnte di denunciare il fatto, che comunque va contrastato, ma di reagire scaltramente ad una notizia infamante e subdola con altrettanta furbizia e intelligenza. Trovare le opprtune tecniche del mondo per salare la gente, nello stesso modo provocatorio che gli strumenti di comunicazione adottano in genere per falsificare la realta’. Tutto, a questo mondo, puo’ essere usato per noi e contro di noi: la battaglia per la verita’ si vince non solo smascherando il falso con l’aperta denuncia, ma adottando anche  la stessa provocazione e tecnica di mezzi per annunciare che c’è un’altra facciata della medaglia che va interpretata nel giusto modo.

Oggigiorno, speculazioni finanziarie di ogni genere, assurde speculazioni e intrallazzi sui capitali, situazioni di guadagno facile alle spalle dei più deboli e la continua sperperazione della ricchezza per cose vane costituiscono sempre, se non un atto di disonestà, certamente un oltraggio alla miseria e alle situazioni di indigenza per le quali molta gente muore letteralmente di fame; e simili condizioni non mancano di apportare fra l’altro estreme situazioni di conflitto. Ma non scoraggiamoci: il potere e ogni forma di abuso in ogni aspetto della vita sociale  vanno  contrastati non solo apertamente ma essendo semplici come colombe e astuti come serpenti! Questo dovrebbe essere per i cristiani uno slogan arguto ed efficace per convivere sempre piu’ con la zizzania, facendoci grano fecondo e intelligente che non viene sradicato subito con l’erba cattiva, ma aspetta pazientemente il raccolto del mietitore, facendo comunque la propria comparsa nel mondo con dignita’. coraggio e zelo evangelico.Una parte dunque da cui non si deve scappare e che bisogna recitare con vigore . Coraggio, perchè la vita è un combattimento!

Google + e tu+ Novita’

Posted by marilena marino On novembre - 8 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Il social network di Google inaugura le Pagine dedicate alle aziende e ai marchi. I brand possono così comunicare con gli utenti attraverso la funzione di Videoritrovi o semplicemente scrivendo post sulla bacheca. La cosa interessante è che Google sta integrando le pagine del suo social network nei risultati del motore di ricerca. Basterà a impensierire Facebook?

Finalmente Google+ inaugura Pages (Pagine)la sezione dedicata alle aziende e ai marchi che ora possono usare il social network della casa di Mountain View per collegarsi con i potenziali clienti e appassionati. Il design sembra ispirarsi a quello di Facebook (e ispirarsi è dire poco), con la foto principale sulla sinistra e le altre nella parte superiore del profilo, come potete vedere nell’esempio sottostante, che mostra la pagina di Google+ dei Muppets.

La pagina dei Muppets su Google+, lo stile ricorda quello di Facebook

“Finora Google+ si è concentrato nel connettere le persone fra di loro, ma vogliamo assicurarci che gli utenti possano costruire relazioni con tutte le cose ritenute interessanti, dalle aziende locali fino ai marchi globali. Per questo motivo abbiamo inaugurato Google+ Pagine in tutto il mondo”, ha dichiarato Vic Gundotra, Senior Vice President del settore Engineering di Google.

Al momento si possono trovare aziende come Pepsi, Toyota, H&M e persino la squadra del Barcellona, il primo team calcistico ad approdare sul social network di Google. I brand possono sfruttare tutte le funzionalità del sito e condividere informazioni, invitare gli utenti a una chat attraverso la funzione Videoritrovi o semplicemente comunicare con loro scrivendo un post sulla bacheca.

Anniversario Merini

Posted by marilena marino On novembre - 2 - 2011 1 COMMENT

di Marilena Marino

Nasce a Milano il 21 marzo 1931. La famiglia di Alda Merini è composta dal padre, funzionario delle Assicurazioni Generali Venezia, dalla madre casalinga, da una sorella maggiore e un fratello minore. Non potendo frequentare il liceo Manzoni perché respinta in Italiano, compie gli studi superiori all’Istituto professionale Laura Solera Mantegazza e, contemporaneamente, si dedica allo studio del pianoforte.

Inizia a comporre le prime liriche a quindici anni e il primo, autentico incontro con il mondo letterario avviene l’anno successivo, quando Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, sottopone alcune delle sue poesie a Angelo Romanò che, a sua volta, le fa leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato tuttora il primo scopritore della poetessa. Proprio nel ’47 la Merini inizia a frequentare la casa di Spagnoletti, dove conosce, fra gli altri, Giorgio Manganelli — che fu un vero maestro di stile per lei, oltre che suo primo grande amore — Davide Turoldo, Maria Corti e Luciano Erba.

Ma il ’47 è anche l’anno in cui si manifestano i primi sintomi di quella che sarà una lunga malattia: viene internata per un mese nella clinica Villa Turro e, una volta dimessa, riceve l’aiuto degli amici più cari. Così scrive Maria Corti nell’introduzione a Vuoto d’amore: «[...] ogni sabato pomeriggio lei e Manganelli salivano le lunghe scale senza ascensore del mio pied-à-terre in via Sardegna e io li guardavo dalla tromba della scala: solo Dio poteva sapere che cosa sarebbe stato di loro. Manganelli più di ogni altro l’aiutava a raggiungere coscienza di sé, a giocarsi bene il destino della scrittura al di là delle ombre di Turro».

Nel ’50 Spagnoletti pubblica nell’antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1949 le due liriche Il gobbo e Luce. L’anno successivo, le stesse liriche, insieme con altri due componimenti, vengono incluse da Vanni Scheiwiller nel volume Poetesse del Novecento, su consiglio di Eugenio Montale e Maria Luisa Spaziani. Già da questi primi componimenti si intuiscono quelli che saranno motivi ricorrenti nella poetica della Merini: l’intreccio di temi erotici e mistici, di luce e di ombra, il tutto però amalgamato da una concentrazione stilistica notevole, che nell’arco degli anni lascerà spazio a una poesia più immediata, intuitiva.

Il gobbo

Dalla solita sponda del mattino
io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall’espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
… e nessuno m’aiuta.
Mi viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presago d’allegrezza
che ha il dono di una stana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.

22 dicembre 1948

[Da Poetesse del Novecento, 1951]

Dopo la partenza di Manganelli da Milano, nel periodo che va dal ’50 al ’53, la Merini frequenta Salvatore Quasimodo, al quale dedica le Due poesie per Q., edite ne Il volume del canto:

I.

Padre che fosti a me, grande poeta,
bene ricordo la tua cetra viva
e le tue dita bianche affusolate
che varcavano il solco del mio seno.
E io ricordo tutto, le bufere
i venti aperti e quella confusione
che trovava la nostra poesia.
Parlavamo il linguaggio dei poeti
casto, accorato senza delusioni
o eravamo delusi di noi stessi
poveri, confinati nello spazio
come astronauti sulla stessa luna.

[...]

Nel ’53 sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano. Nello stesso anno esce la prima raccolta poetica La presenza di Orfeo, seguita nel ’55 da Paura di Dio e Nozze romane.

Il ’55 è anche l’anno della nascita della prima figlia; al pediatra della bambina, Pietro, è dedicata la raccolta Tu sei Pietro, edita nel ’61 da Scheiwiller. Segue un silenzio durato vent’anni.

Nel ’65 viene internata nel manicomio Paolo Pini, dal quale uscirà definitivamente solo nel ’72 — a parte brevi periodi durante i quali ritorna in famiglia e nascono altre tre figlie — ma l’alternanza di periodi di lucidità e follia continua fino al ’79.

Nel ’79 il silenzio è finalmente rotto e la Merini inizia a lavorare su quello che è considerato il suo capolavoro: La Terra Santa, vincitrice del Premio Librex Montale nel ’93.

La Terra Santa segna l’inizio di una poetica diversa, impregnata della devastante esperienza manicomiale. Si tratta di liriche di un’intensità potente, dove la realtà lascia il posto all’idea stessa del reale, sublimata e deformata dal delirio della follia.

La prima proposta di stampa dell’opera fu accolta da una totale indifferenza da parte degli editori. Solo Paola Mauri accetta di pubblicare trenta liriche, scelte su un dattiloscritto di oltre un centinaio di testi composti dalla Merini durante l’internamento, sul n.4 della rivista «Il cavallo di Troia», è il 1982. Due anni dopo Schweiller riprende le trenta liriche e, con l’aggiunta di altre dieci, dà alle stampe la prima edizione de La Terra Santa, segnando la fine dell’ostracismo dell’artista.

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello di Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata

[Da La Terra Santa, 1984]

Nell’81 muore Ettore Carniti. Rimasta sola, la Merini inizia un’amicizia a distanza con il poeta tarantino Michele Pierri. L’intesa fra i due si fa sempre più forte, malgrado i trent’anni e la distanza che li separano. Nell’83 dedica al poeta, e alla memoria del padre, la raccolta Rime petrose, le liriche Per Michele Pierri e Le satire della Ripa; nell’ottobre dello stesso anno i due si sposano e la Merini si trasferisce a Taranto. Pierri — il quale era stato medico prima di dedicarsi interamente alla poesia — si prende cura di lei e nell’85 nascono le liriche della raccolta La gazza ladra. Sempre nello stesso periodo la Merini ultima la stesura del suo primo testo in prosa L’altra verità. Diario di una diversa, nel quale la devastante esperienza dell’internamento viene descritta in una prosa dal forte accento lirico, testimonianza di un’inevitabile uniformità percettiva.

Questi anni di apparente tranquillità vengono però deturpati dal riaffacciarsi del demone della follia e la Merini sperimenta nuovamente le torture dell’ospedale psichiatrico a Taranto.

Nell’86 fa ritorno a Milano e riprende a frequentare gli amici di un tempo. Ricomincia a scrivere con continuità, affiancando poesia e prosa: Delirio amoroso, scritto nell’89, e Il tormento delle figure, del ’90, ne sono gli esempi.

Nel ’91 muore l’amico Giorgio Manganelli.

Dal ’92 al ’96 escono Ipotenusa d’amore, La palude di Manganelli o il monarca del re e Un’anima indocile, testi misti di prosa e poesia nei quali la memoria diventa evocazione struggente e drammatica.

A Manganelli

A te, Giorgio,
noto istrione della parola,
mio oscuro disegno,
mio invincibile amore,
sono sfuggita, tuo malgrado,
eppure mi hai ingabbiato
nella salsedine
della tua lingua.
Tu, primissimo amore mio,
hai avuto pudore
del mio atroce destino,
tu mi hai preso un giorno
sull’erba, al calore del sole,
la perla della mia giovinezza.
Com’era bello, amore,
sentirti spergiuro.
E tu che non volevi.
Tu, per cui ero
la sofferta Beatrice delle ombre.
Ma non eri tu ad avermi,
era la psicanalisi.
E in fondo, Giorgio,
ho sempre patito
quel che ti ho fatto patire.

[Da La palude di Manganelli, 1992]

Nel ’93 viene pubblicata la raccolta Titano amori intorno, dallo stile più colloquiale rispetto alle precedenti. Nello stesso periodo esce la prosa La pazza della porta accanto e nel ’94 il volume Sogno e poesia, con venti incisioni di venti artisti contemporanei.

Nel ’95 viene data alle stampe la raccolta Ballate non pagate e nel ’96 le viene aggiudicato il Premio Viareggio per la Poesia. Nel 1996 Alda Merini viene proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Académie française.

Del ’97 è la raccolta La volpe e il sipario, la più alta dimostrazione dello stile poetico dell’artista: una poesia che nasce dall’emozione, improvvisa e violenta, mai ritoccata, riletta. Una scrittura nata di getto, sull’onda del pensiero che si fa man mano sempre più astratto, simbolico.

Sempre del ’97 un’antologia del lavoro dell’autrice, curata dall’amica Maria Corti, dal titolo Fiore di poesia 1951-1997, nella quale compaiono anche alcune liriche inedite.

Nel 2002 esce per Frassinelli Magnificat. Un incontro con Maria, dove la Merini evoca la Vergine Madre indagandone soprattutto l’aspetto più umano e femminile e che, nel settembre dello stesso anno, le vale il Premio Dessì per la Poesia.

Alda Merini è stata e continua ad essere una delle voci più potenti e prolifiche della poesia contemporanea. E’ impossibile riuscire a dare un ordine, catalogare il lavoro di un’artista che ha fuso vita e arte in un’unica forma inscindibile.

La mia poesia è alacre come il fuoco,
trascorre tra le mie dita come un rosario.
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che goica con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

[Da La volpe e il sipario, 1997]

Dolcetto o scherzetto?

Posted by marilena marino On ottobre - 29 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

‎”Dolcetto o scherzetto” è la formula magica che imperversa per le nostre strade nella notte di Ognissanti. Dobbiamo temere i ragazzetti che scendono per le strade vestiti da mostriciattoli? Croci contro zucche? Nessuna battaglia, ma una semplice comprensione del senso vero e profondo della santità a cui siamo chiamati e a cui il Papa spesso ci richiama.
Non s’intende fare crociate, ma occorre essere consapevoli che è a partire dalle piccole cose che viene manipolata la nostra cultura e censurata la nostra storia, stordendo l’uomo con l’oppio del magico e dell’inconsistente.
Viviamo nell’epoca e nella logica del “che male c’è in fondo…”! E invece c’è molto di male dietro questa festa che appare innocua , ma che, in realtà, è una festa pagana a cui si sono aggiunti elementi tratti dalla magia, esoterismo e stregoneria…il tutto mascherato in un perfetto cocktail d’ipocrisia.
Da cristiani, figli della chiesa di Roma, DICIAMO NO AD UNA FESTA PAGANA con implicazioni nel mondo dell’occulto. Halloween è “una finestra aperta, una porta d’ingresso all’occultismo”. C’è una chiara strategia alle spalle, che, con tatticismi e senza sospetti, vuole ingannare. A cui si aggiunge un colossale business frutto di un’autentica pianificazione consumistico-commerciale su scala mondiale.
Dietro le maschere,le zucche, i costumi,apparentemente innocui,si nascondono molte insidie.
DICIAMO NO AD UNA FESTA DELL’IGNORANZA E DELLA SUPERSTIZIONE.
Prima di agire conosci!
Il significato. Halloween è la forma contratta dell’espressione inglese “All Hallows’Eve day” che letteralmente significa vigilia d’Ognissanti.
La tradizione celtica. Le origini di Halloween risalgono agli antichi druidi celti che celebravano la vigilia del nuovo anno, il 31 ottobre, in onore di Samhain, principe della morte, che veniva ringraziato per i raccolti estivi. Si tratta del capodanno celtico ed è evidente l’origine pagana della festa. Il giorno di Samhain segnava, dunque, l’inizio delle metà invernale dell’anno e veniva considerato un momento magico: le barriere tra vivi e morti si assottigliavano tanto da permettere agli spiriti di tornare sulla terra e comunicare con i vivi. Col tempo questi spiriti assunsero un connotato diabolico e malvagio. Fu così che apparvero i simboli della morte, che poco hanno a che vedere con la iniziale ricorrenza celtica.

La leggenda irlandese. Jack, fabbro malvagio e tirchio, dopo l’ennesima bevuta, viene colpito da un attacco mortale di cirrosi epatica. Il diavolo, nel reclamare la sua anima, viene raggirato da Jack (!!!) e si trova costretto a rinunciare alla sua anima,facendolo tornare in vita. Jack, ignaro degli effetti della malattia, muore un anno dopo. Rifiutato in Paradiso, Jack non trova posto neanche all’inferno a causa del patto col diavolo e allora intaglia una grossa rapa mettendovi all’interno della brace fiammante. Con questa lanterna, Jack, da fantasma, torna nel mondo dei vivi.
La rivisitazione americana. Gli irlandesi, emigrati in America verso il 1850, sostituirono le rape con le zucche che divennero le “Jack o’lantern”, utilizzate la notte d’Ognissanti, pensando di tener lontani gli spiriti inquieti dei morti che tentavano, come Jack, di tornare a casa.
“Trick or treat”. E’ l’usanza del “dolcetto o scherzetto”. Il significato dell’espressione inglese è “trucco o divertimento”, ma in realtà significa:”maledizione o sacrificio”. La notte di Halloween si chiedono soldi o cibo: se accontentati si promette prosperità e fortuna; al contrario la scherzetto diventa una maledizione alla famiglia.

Tutto questo è il presupposto della festa di Halloween: una tradizione pagana del mondo celtico, gonfiata da una leggenda irlandese, rivisitata dalla commercializzazione americana e importata in Europa e in Italia.

Ma le obiezioni cristiane a queste favole sono evidenti.
1. L’anima, dopo la morte, è nelle mani di Dio e col giudizio particolare va in Paradiso, Purgatorio o Inferno e non si fa delle passeggiate.
2. Quando l’uomo muore, il giudizio si compie solo davanti a Dio e non al diavolo.
3. Il diavolo non ha nessun potere di far tornare in vita un uomo dopo la morte, cosa che compete solo a Dio.
4. Se si fa un patto col diavolo l’inferno accoglie a braccia aperte.
5. E’ superstizioso pensare di allontanare questi presunti spiriti dei morti solo con una zucca!
6. La storiellina di Halloween sviluppa e accredita pratiche occulte e magiche.
7. I morti non sono qualcosa da cui difendersi, ma per i defunti si prega, si offrono messe, si fa elemosina.
E’ davvero sconcertante quello che, apparentemente nascosto, si cela dietro questa “festaccia” che getta blasfemia sulla festa di Ognissanti e dileggia il culto cristiano dei defunti. Ma non è tutto.
Il satanismo. Il 31 ottobre è una data importante non solo per la cultura celtica, ma anche per il satanismo. E’ uno dei quattro sabba delle streghe. I primi 3 segnavano il tempo per le stagioni “benefiche”: il risveglio della terra dopo l’inverno, il tempo della semina, il tempo della messe. Il quarto sabba marcava l’arrivo dell’inverno e la sconfitta del sole…quindi freddo e morte. Halloween, quindi, è una ricorrenza legata al mondo della magia. Il mondo dell’occulto lo definisce così: “E’ il giorno più importnate dell’anno,è il capodanno di tutto il mondo esoterico,è la festa più importante dell’anno per i segnuaci di satana”. Le cosiddette “streghe” restano incinte appositamente per sacrificare il neonato in quella notte. E se vedete sparire qualche gatto nero chiedetevi il perché. E’ la notte in cui si sguazza nella divinazione, nell’astrologia, nella chiromanzia, nella medianità, nella magia, nella stregoneria, nello spiritismo, nel satanismo. La festa di Halloween, quindi, è un rendere osanna al diavolo, il quale se adorato, anche solo per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. La festa di Halloween è una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco: è questa l’astuzia del demonio!
Tutto questo è la versione moderna di Halloween che va ad aggiungersi a quel clima di magico che siamo costretti a subire di continuo: dai fiumi di serial televisivi in cui le streghe sono magari anche simpatiche e buone ad anni di harrypotterismo, da un oceano di riviste con richiami all’esoterismo agli amuleti e oggetti magici.
Il “paradosso di Halloween” è proprio quello di essere una festa ipermoderna nel modo di presentarsi ed iperarcaica nelle idee; rappresentare il massimo della credulità in un mondo sempre più secolarizzato.
Nella cultura di massa dove imperversa la logica della “festa per la festa” a prescindere dai contenuti,è facilmente spiegabile il successo della penetrazione di Halloween, emblema del vuoto, delle zucche, ma specialmente delle teste vuote che in esse si perdono.
Alle zucche vuote di Halloween i cristiani rispondono con le zucche piene di cultura veramente alternativa e controcorrente,che alla confusione dei fenomeni di massa,sostituisce l’intimità e il silenzio di una fede vissuta.
E’ un vero e proprio scippo che la cultura cristiana sta subendo. La progressiva scristianizzazione della festa cristiana, la ferializzazione del giorno festivo hanno dato la spinta all’introduzione di questa nuove feste anticristiane. Ma in realtà quella di Ognissanti è una festa cristiana. Instaurata da papa Gregorio IV nell’840, originariamente si celebrava nel mese di maggio. Fu nel 1048 che Odilio de Cluny spostò la celebrazione cattolica all’inizio di novembre per detronizzare il culto di Samhain.
La Parola di Dio (150 circa sono i passi ) è chiarissima al riguardo, vietando il ricorso più o meno consapevole a pratiche di superstizione e irreligiosità.
La tentazione e oppressione diabolica ,descritta nel Vangelo, tenta di pervertire l’uomo rendendolo nemico a Dio. Ma Gesù ha dimostrato la sua potenza sui demoni e ha trasmesso questa sua potenza ai suoi discepoli.
Lo stesso magistero e la tradizione cattolica che si esprime nella catechesi è chiara al riguardo.
L’unico culto da rendere è quello all’unico e vero Dio che si fa carne in Gesù Cristo. Tutto ciò che è deviato da questo culto diventa superstizione, che ha la sua massima espressione nell’idolatria (che può arrivare al satanismo),come nelle varie forme di divinazione e magia.
La divinazione è la pretesa di conoscere e preannunciare il futuro e le cose nascoste,mediante contatti con forze occulte. E’ condannata perché nasce con un patto con il diavolo e conduce l’uomo a credere in colui che combatte la salvezza, ma il futuro non può essere previsto perché appartiene solo a Dio. Sono in contraddizione con la fede cristiana la consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium.
La magia e la stregoneria non pretendono di conoscere invano il futuro, ma le cose occulte. Si pretende in altre parole di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere sugli altri soprattutto per nuocere, ricorrendo all’intervento dei demoni. Anche portare amuleti è da condannare. La Chiesa mette in guardia anche dallo spiritismo che spesso implica divinazione o magia.
Questa è la verità, nient’ altro che la verità. Noi crediamo nel Dio della Luce e della Vita.
Uno notte di Halloween allora vestito da mostriciattolo o da fantasma? No grazie!
Una notte attorno al Santo dei Santi: GESU’ che porta una grande luce d’amore.
Per invocare UNICO SPIRITO che non porta paura o terrore.
Ci sono Orizzonti di Cielo per te!
Una luce nella notte. Una luce nella notte di Ognissanti.

Il Festival dei Vecchioni

Posted by marilena marino On febbraio - 20 - 2011 ADD COMMENTS

di Marilena Marino

Concluso S Remo 2011 con uno scenario nazional popolare: bellissima l’interpretazione di R. Benigni in una Kerigmatica performance dell’Inno di Mameli: niente da eccepire! ( meglio lui di tutte le noiose dissertazioni sul tema del presidente Napolitano).

E che dire dei testi delle canzoni impegnate  a fronte di temi scottanti quali la tratta delle ragazze di colore, il volto nero di questo spaccato ultimo sociale politico, la mancanza di lavoro e di speranza dei giovani delusa a cui risponde l’ accalorato  refrain di Roberto Vecchioni: ” c’è ancora amore, ragazzi, c’è ancora amore, non perdete la speranza, perchè c’è ancora amore!” ?!

Di contro, c’è da dire veramente che , nonostante la strepitosa  vittoria del ” Vecchione” Roberto, è stato invece la riuscitissima acclamazione del disimpegno e dell’antidivismo il vero protagonista del festival di s remo 2011. Menomale!! La gente è stufa di vedere sempre esibizioni  e personaggi ardi dotti e super intelletuali: basta considerare la presenza scenicamente bella di Monica Bellucci ma vuota di contenuti espositivi che escono a malapena dalla sua bellissima bocca a forma di cuore, la freddezza e antipatia di Robert de Niro, che ( mancando domande intelligenti nell’intervista,causa mancanza di fantasia della creatrice dei testi del festival), stava a malapena seduto ad ascoltare le noiose domande di Gianni Morandi.. e che dire della flemma di quest’ultimo che, a ricordare l’incisivita’ del brillante Bonolis, lasciava molto a desiderare in veste di presentatore. meglio solo cantante! Sara’ che quel suo ripetitivo slogan ” Ragazzi, stiamo uniti!”, sembrava piu’ un grido di aiuto rivolto alla squadra di lavoro per non stare solo sul palco dell’Ariston che una gioia vera e propria di far parte dei 150 anni dell’Unita’ Italia!! Fortuna l’ umorismo delle iene Paolo e Luca, gli abiti della kermesse e i balletti semi-professionali  delle conduttrici che non hanno fatto tremare di brividi la platea.

Infatti,la tranquillizzante presenza delle due Body Girls Elisabetta e Belen non hanno fatto altro che dimostrare  come la bandiera dell’antidivismo e del disimpegnato abbia sventolato sulla riviera ligure, inneggiando al fascino semplice e senza pretese delle donne belle ma semplici, in cui si sono rispecchiate moltissime donne, nonostante quest’ultime si siano viste ultimamente impegnate con tanto di slogan” Basta, uomini, non siamo di vostra proprieta’” a Roma e in molte piazze d’Italia, dopo il caso Ruby- Berlusconi.

Insomma, due fasce orarie in contrapposizione su cui rimettere gli orologi: impegno da una parte e disimpegno dall’altra..ma vorrei stilare una personale classifica di gradimento delle canzoni che, a mio parere, avrebbero dovuto vincere tra giovani e vecchie proposte. Ecco l’elenco dei vincitori. Naturalmente è una mia classifica, tanto per non dire ancora che questo è stato invece, il festival dei…Vecchioni!!  1) Emma Moda’ con Arrivera’   2) La Crus con Io Confesso  3) Micaela con Fuoco e cenere   4) Patti Pravo con Il vento e le rose  5) Raphael con Follia d’Amore   6) Anansi con Il sole dentro  7) Gabriella Ferrone con Un pezzo d’estate…… Ne sentiremo parlare!!

Giornalismo, spettacolo o verità!

Posted by michelangelo On ottobre - 11 - 2010 ADD COMMENTS

di Michelangelo Nasca

Il mondo dei media è attraversato da una profonda trasformazione anche al proprio interno’. Lo ha ricordato, in questi giorni, Papa Ratzinger ricevendo in Udienza i partecipanti al Congresso sulla Stampa Cattolica promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. ‘Oggi, – prosegue il Pontefice – nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell’immagine con lo sviluppo di sempre nuove tecnologie; ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti positivi, dall’altra l’immagine può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero’.

La preoccupazione, infatti, di poter confondere il virtuale con il reale non è infondata. L’idea di litigare online attraverso una chat, o di condividere “tavola, chiodi e martello” per la costruzione ideale di una villetta bifamiliare nel web, o  fuggire da una cena con gli amici per andare ad annaffiare “urgentemente” le piantine della “Farmville” (una sorta di fattoria virtuale che può essere governata da te attraverso il computer)… ci fanno comprendere quanto grande sia il bisogno di ritornare alla realtà della nostra esistenza.

La nostra generazione vive l’emozione delle immagini, siamo diventati i pionieri del digitale e non
riusciamo più a riconoscere nel volto degli altri le espressioni di gioia o il dolore… gli occhiali tridimensionali che ci hanno fornito leggono altro!

Inoltre, – continua Papa Ratzinger – la ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. La ricerca delle vie per un’autentica promozione dell’uomo passa allora in secondo piano, perché l’evento viene presentato principalmente per suscitare emozioni’.

La feroce insistenza di microfoni e telecamere verso chi ha perduto in modo drammatico una persona cara – come accaduto in queste ultime ore nel caso della giovane Sara Scazzi uccisa dallo zio – la ricerca dello scoop mediatico da difendere a tutti i costi, le immagini televisive desiderose di catturare in piena diretta le prime emozioni disegnate sul volto di chi non sa ancora di aver perduto tragicamente la propria figlia. Tg, rotocalchi e programmi televisivi che per intere settimane ritorneranno sul dramma che si è appena consumato… e c’è qualcuno che pur di giustificare tutto afferma che in questi casi la televisione offre al suo pubblico una «terapia per superare ed esorcizzare il dolore»!

Anche Giovanni Paolo II, nel febbraio 1986, ricordava: ‘Coinvolto inevitabilmente nella potenza e rapidità dei mezzi di diffusione, quali la tecnica offre, il giornalista non può non sentire il peso della propria responsabilità. Così egli deve essere l’uomo della verità. […] Bisogna avere il coraggio e la sincerità di proclamare apertamente che tutte le forme di falsificazione e di deformazione – di cui non mancano purtroppo clamorosi esempi – sono un vero e proprio snaturamento del giornalismo. […] Il rispetto della verità richiede un impegno serio, uno sforzo accurato e scrupoloso di ricerca, di verifica, di valutazione’.

Nel fine settimana dal 25 al 27 Giugno si svolgerà a Pistoia il settimo forum dell’Informazione Cattolica per la Salvaguardia del Creato, organizzato dall’associazione d’ispirazione cristiana Greenaccord. Il forum è rivolto ai giornalisti ed è, come ha spiegato il segretario generale dell’associazione, Alfonso Cauteruccio, ”un modo per formare i formatori. Offriamo ai giornalisti momenti di dibattito sui temi ambientali”. Il programma di questa edizione si snodera’ sul tema del percorso dell’uomo nel creato, scelta dettata dal fatto che nel 2010 cade l’anno santo compostelano.

Durante i tre giorni del Forum, il Palazzo dei Vescovi di Pistoia ospiterà, dunque, la disamina delle diverse sfaccettature del concetto di ”cammino nel Creato”: il venerdì pomeriggio, il vescovo di Pistoia, Mansueto Bianchi, approfondirà la dimensione biblica del pellegrinaggio mentre lo storico Franco Cardini si concentrerà sulla figura di San Jacopo e sul legame tra Santiago de Compostela e Pistoia. La scrittrice Susanna Tamaro invece proporra’ una riflessione sul rapporto tra cammino, natura e silenzio.
Sabato 26 giugno, la discussione si concentrerà invece sugli aspetti concreti del cammino dell’Uomo nella Natura: si parlerà delle sfide ecologiche poste dal futuro (Flaminia Giovanelli, sottosegretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace), del cammino della fame tra intolleranza e accoglienza (Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes), della riscoperta del gusto di camminare in contesti urbani sempre più frenetici (architetto Lucien Kroll) e dell’importanza del cammino per ritrovare sé stessi. A quest’ultimo tema sara’ dedicata una tavola rotonda, nel pomeriggio, alla quale prenderanno parte protagonisti dell’alpinismo, del podismo e di progetti che hanno promosso il cammino nella natura alla riscoperta della propria dimensione interiore.
La domenica sarà invece dedicata alla presentazione di iniziative ed esperienze pratiche che, all’interno del mondo ecclesiale, hanno utilizzato il cammino come esperienza educativa, di crescita e di fede.
Durante il forum sarà inoltre assegnato, come già lo scorso anno, il Premio giornalistico ”Sentinella del Creato”, realizzato in collaborazione con l’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) e la Fisc (la Federazione Italiana Settimanali Cattolici). Il riconoscimento sarà assegnato a tre giornalisti che si sono particolarmente distinti nel corso dell’anno nella divulgazione e nell’approfondimento di tematiche ambientali.

(via SpiritualSeeds)

Da domenica 9 maggio, per poi proseguire per  tutta la settimana, prendono il via gli eventi legati alla Settimana della Comunicazione, che culmineranno con la celebrazione, domenica 16 maggio, con la Giornata delle Comunicazioni Sociali.

Il messaggio per la Giornata 2010 guarda ai sacerdoti e alle potenzialità pastorali dei media. In esso i sacerdoti sono incoraggiati ad affrontare «le sfide che nascono dalla nuova cultura digitale». Se conosciuti e valorizzati adeguatamente i mezzi di comunicazione sociale «possono offrire ai sacerdoti e a tutti gli operatori pastorali una ricchezza di dati e di contenuti che prima erano di difficile accesso, e facilitano forme di collaborazione e di crescita di comunione impensabili nel passato». Grazie ai nuovi media -spiega una nota ufficiale del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali- «chi predica e fa conoscere il Verbo della vita può raggiungere con parole, suoni e immagini -vera e specifica grammatica espressiva della cultura digitale- persino singole e intere comunità in ogni continente, per creare nuovi spazi di conoscenza e di dialogo giungendo a proporre e realizzare itinerari di comunione».

Cuore delle celebrazioni di quest’anno sarà la diocesi di Caserta, dove è stato organizzato l’annuale Festival della Comunicazione sociale. ”Non ci ha colti impreparati il tema e il messaggio di quest’anno, che è in sintonia con l’Anno Sacerdotale e mette in risalto la figura del sacerdote inserito in un’azione pastorale che tenga conto del mondo digitale – ha spiegato don Roberto Ponti, presidente del Centro Culturale San Paolo, organizzatore della Settimana insieme con la Società San Paolo, le Figlie di San Paolo e la diocesi campana e che vedrà dispiegare durante i sette giorni sessanta eventi e circa un centinaio di ospiti.

(via SpiritualSeeds)

IL MONASTERO IPATIEV

di Daniela Asaro Romanoff “All’interno la Cattedrale è un gioiello della pittura. Ogni colonna, ogni muro, i soffitti, tutto è coperto di bellissimi affreschi, opera di Guri Nikita e Sila Sarin”

Festa della Luce

Festa della Luce, Candelora e della Purificazione di Maria:”Gerusalemme,rivestiti di luce, perché viene la tua luce del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1).

Diaconia Cristiana

Di Giovanni Chifani ” Diaconia cristiana: dimensione kerigmatica, profetica e didascalica”

“Gesù nostro contemporaneo”

di Moreno Migliorati Chi è Gesù per me oggi? È persona viva di cui sentiamo tuttora il fascino o è [...]

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